Riassunti/Domande frequenti di Didattica , Domande di esame di Didattica Pedagogica. Università degli Studi di Bergamo
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Manuela_M29 marzo 2017

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Riassunti/Domande frequenti di Didattica , Domande di esame di Didattica Pedagogica. Università degli Studi di Bergamo

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Riassunti e domande frequenti di Didattica con Lazzari (unibg). Programma anno 2015/2016 avente i seguenti libri: Che cos'è la tecnologia dell'educazione; Dimensioni della professionalità degli educatori per la prima inf...
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Riassunti didattica miei

�1 DOMANDE FREQUENTI DI DIDATTICA - LAZZARI

1.Comunità di pratica e prerequisiti (dimensioni fondamentali) Termine nato grazie a Etienne Wenger all’inizio degli anni 90. In didattica significa scambiare, mettere in comune, infatti si tratta di gruppi sociali che si pongono l’obiettivo di affinare le proprie competenze relazionali e costruire insieme conoscenze organizzate e di qualità a cui ogni membro ha libero accesso. Il fine è il miglioramento collettivo, basato su un modello di condivisione in quanto tutti condividono tutto e da ogni membro si trae ciò che di meglio ha da offrire. In queste comunità non esiste una gerarchia esplicita e i ruoli non sono ben definiti, ma ognuno è partecipe e contribuisce. Inoltre ci si deve munire di metodi per risolvere le controversie che è normale che si creino tra soggetti diversi tra loro. Le caratteristiche della cdp sono: Prossimità fra i membri ( incontro e reciprocità, mutuo sostegno durante la risoluzione di problemi, metodo costruttivista che rappresenta un modo di vivere, lavorare e studiare insieme, Porchain afferma che io incontro l’altro spontaneamente, Socius afferma che io incontro l’altro perché facente parte di una relazione sociale ); Relazioni informali, spontaneità, quotidiano ( Ciò favorisce la partecipazione e l’inserimento dei neofiti ); Senso di appartenenza, impegno, immaginazione, allineamento ( Io mi sento parte del gruppo quindi partecipo, condivisione pratiche, ci si immagina nel futuro, si pensa all’inedito, si coordinano le competenze in base agli obiettivi prefissati ); Narrazione, identità, condivisione, memoria ( Racconti informali dell’esperienza diventano parte della cultura della comunità, favorendo la costruzione della memoria condivisa e consolidando l’identità dei membri ); Partecipazione periferica legittimata ( Il neofita viene messo allo stesso piano degli altri, viene subito coinvolto e ha un ruolo legittimato, all’inizio dovrà solo osservare chi ha più esperienza per poi chiedere aiuto e trovare insieme una soluzione ). La cdp deve avere 3 dimensioni fondamentali: Il dominio di conoscenza o campo tematico ( definisce il background culturale e il senso di identità del gruppo, guida l’apprendimento, stimola le percezioni e da senso alle azioni dei membri ); La comunità di persone che si aiutano tra loro e l’impegno reciproco; La pratica o repertorio condiviso ( specifica conoscenza che la comunità costruisce che diventa risorsa negoziabile ). In queste comunità il soggetto mette a disposizione la conoscenza esplicita e tacita/ implicita, che è ciò che si conosce ma non si esprime perché non si può o è inutile farlo. La condivisione delle conoscenze è un momento di ricerca e riflessione, prodotto e incrementato dall’esperienza, infatti per Dewey le esperienze non muoiono ne vivono per se stesse ma hanno in se una forza propulsiva. Infine la conoscenza è un processo dinamico in continua evoluzione che costruisce il patrimonio di una cultura.

2.Comunità di apprendimento Ambienti di insegnamento dove docente e discente si interscambiano, condividono risorse conoscitive e intellettuali. Vige il mutuo insegnamento e il docente assume un ruolo non direttivo. Varie fasi: Modelling ( docente mostra al discente come fare e questo poi lo imita ), Coaching ( Docente sostiene il discente ), Scaffolding ( Docente struttura l’attività del discente ), Fading ( Docente sparisce progressivamente per lasciare spazio al discente ).

3.Apprendimento e varie scuole Significa apprendere con i sensi e con l’intelletto. E’ un processo in cui il soggetto entrando in contatto con la realtà trattiene e metabolizza le conoscenze afferrate che derivano dall’esperienza. Scuole/Correnti: -Associazionismo: 1800/1900; Apprendimento avviene attraverso la suddivisione delle conoscenze nella mente umana vista come tabula rasa, cioè scatola vuota riempita dall’esterno grazie ad un insegnante: Io apprendo tramite imitazione e riproduzione; Conoscenze divise in segmenti appresi una alla volta dal discente e l’apprendimento è l’unità dei segmenti; Apprendimento avviene tramite il meccanismo stimolo-risposta, cioè l’ambiente da stimoli e l’organismo risponde. -Comportamentismo: Inizio 1900; La mente è una tabula rasa che si riempie di forme quando entra in contatto con specifiche situazioni attraverso un trasferimento dall’esterno all’interno; Apprendimento indipendente dal discente, sorta di addestramento e qualcosa da conquistare; Chi apprende è un contenitore passivo. -Gestalt: Ruolo attivo del discente perché formula ipotesi, le verifica e in caso le rielabora; Entra in gioco la metacognizione perché il soggetto apprende conoscenze, si confronta e riflette;

�2 Importanza delle scoperte, infatti per alcuni ciò che si è scoperto resiste maggiormente rispetto alle conoscenze apprese in altro modo. -Cognitivismo: ’50/’80; Ruolo attivo del discente che coordina le nuove conoscenze attraverso conoscenze già possedute dette preconoscenze; Entra in gioco la metacognizione intesa come forma di promozione dell’apprendimento e degli anticipatori; Apprendimento avviene tramite meccanismo stimolo-organismo-risposta, cioè l’organismo prende lo stimolo, vi riflette sopra e da una risposta; Sapere è un accumulo di informazioni; Insegnamento asimmetrico, ma si da importanza a come si insegna. -Costruttivismo: ’80; Si apprende costruendo modelli mentali che permettono di afferrare la realtà; Ruolo attivo del discente che crea nuove conoscenze o trasforma quelle vecchie modificando le strutture cognitive; Insegnamento non trasmissivo ma interpretazione del reale che crea squilibrio, infatti il discente crea nuove conoscenze attraverso l’assimilazione e attraverso l’accomodamento le interiorizza e ristabilisce l’equilibrio modificando le struttura cognitive; Il sapere dipende dal soggetto e dalle sue esperienza quindi la realtà è l’esito del processo di apprendimento; Costruttivismo cognitivo = Apprendimento è processo individuale dove il docente guida il discente; Costruttivismo sociale = Soggetto è attore nel contesto in cui vive e l’apprendimento dipende da questo contesto, dove il docente promuove la costruzione di significati; Insegnante è un facilitatore che aiuta gli allievi a costruire teorie efficaci. Concezioni superficiali: Attraverso processi di imitazioni, riproduzione, registrazione, memorizzazione e assimilazione chi impara fa si che gli stimoli esterni condizionino la sua mente, condotta e personalità; Indirettamente le concezioni assimilative inducono all’autocontrollo; Il successo dipende dal conformarsi o meno del soggetto alle disposizioni dell’insegnante; La motivazione sarà estrinseca all’oggetto dell’apprendimento e alle tendenze personali; Chi apprende in maniera associazionista ha un idea del sé povera e il suo ruolo sarà sottomesso a quello del docente; Ne deriva un insegnamento asimmetrico e un discente caratterizzato da condiscendenza e docilità; Apprendimento come processo sistematico e sequenziale; Il soggetto cerca di costruire nella mente collegamenti tra un elemento e l’altro; In quest’ottica l’esercizio e il ripasso sono fondamentali per riprodurre al meglio quanto appreso; Nella valutazione viene prediletto il modello criteriale ( si stabilisce la misura in cui deve essere conseguito un apprendimento ) e quello normativo ( confronto con il conseguimento raggiunto da altri ). Concezioni profonde: Apprendimento visto come comprensione olistica della struttura di relazioni, scoperta di informazioni, come elaborazione, costruzione e modifica delle precomprensioni e delle teorie precostituite che permettono di fronteggiare e interpretare la realtà; Ruolo attivo di chi apprende; Internalità del “locus of control” stimolando controllo primario su situazioni; Insegnamento simmetrico; Stimolati interesse e motivazione di chi apprende; Valutazione che tiene conto dei processi cognitivi motivazionali, sensoriali, emotivi, espressivi, personali e originali; L’obiettivo è lo sviluppo della consapevolezza di sé e dello stile personale da parte dell’allievo che dovrà assumersene la responsabilità.

4.Collaborazione E’ un elemento fondamentale per le comunità di pratica e apprendimento, infatti questo si basano sull’aiuto reciproco per costruire una conoscenza che sia condivisa, organizzata e accessibile a tutti i membri del gruppo. In queste comunità non esistono spazi privati, ma tutto deve essere messo in comune, e chi possiede delle conoscenze ma non le condivide è come se non le avesse. E’ quindi necessario collaborare ed istituire delle relazioni tra membri per poter raggiungere l’obiettivo comune che è stato prefissato. Solo collaborando infatti si costruiscono le conoscenze, ossia le pratiche condivise che divengono poi risorse negoziabili.

5.Disabilità Limitazione al deficit fisico, psichico e sensoriale di una persona. In passato si confondeva l’essenza di una persona con il suo deficit, infatti sono nati istituti speciali, dato che era normale predisporre spazi specifici che si occupassero di problemi specifici. Tra gli anni 60/80 il termine normalizzazione venne posto all’attenzione di tutti. L’OMS pubblica l’ICD (descrizione malattie e del loro manifestarsi), senza considerare le conseguenze di tali malattie. Anni 80 pubblicato l’ICDH

�3 che distingue 3 condizioni: Menomazione ( perdita di parti del corpo o funzioni, momentaneamente o temporaneamente), Disabilità ( limitazione in parte o del tutto delle capacità di svolgere attività considerate normali ), Handicap ( condizione di svantaggio che deriva da menomazione e disabilità che non permettono al soggetto di adempiere al suo ruolo normale ). L’idea di disabilità: modello individuale ( tragedia personale )-> modello sociale ( fallimento della società )-> modello bio-psico- sociale->modello dei diritti; Anni 50 = esclusione -> Anni 60 = medicalizzazione -> Anni 70 = integrazione -> Anni 80 = inserimento -> Oggi = Inclusione. Ogni anno nelle scuole deve essere elaborato il PEI (piano educativo individualizzato), ma le famiglie al di fuori dell’aspetto scolastico hanno bisogno di una figura di educatore che possa progettare la vita del famigliare disabile e accompagnarlo in queste dimensioni. Nel 2015 la riforma della buona scuola ha stabilito una formazione iniziale obbligatoria per dirigenti, insegnanti e personale ATA, e ha contribuito a ridefinire il ruolo degli insegnanti di sostegno, i quali devono avere una formazione universitaria. Nel 2002 l’OMS con l’ICF invita tutti a non utilizzare più la parola handicap in quanto utilizzata spesso a sproposito. Wolfensberg elenca diverse caratteristiche dei disabili: esseri disumani, malati bisognosi di cure mediche e assistenza, esseri meritevoli di particolari attenzioni, destinatari di pietà e compassione, pericolosi per la società, comici che offrono spettacolo, incapaci di maturazione in quanto regrediti a condizioni infantili. Egli ritiene che la società discrimina i disabili perché fa coincidere la disabilità come devianza ( un soggetto è deviante se qualche suo aspetto importante è differente rispetto agli altri e questa differenza è valutata negativamente ). La società deve imparare a considerare il disabile come persona, solo così potrà concentrarsi sui suoi aspetti interiori piuttosto che sulle sue capacità. Il disabile infatti deve vivere in ambienti normali, così da potersi sperimentare come cittadino e lavoratore e deve poter accedere ai servizi che la società offre. Negli anni 70 le scuole vengono aperte anche ai disabili, in quanto hanno il diritto di ricevere un educazione come gli altri, ma non sempre vivono serenamente l’esperienza scolastica. Tuttavia nelle maggiori situazioni di insegnamento-apprendimento non sono i disabili a creare problemi, ma colori che hanno disturbi specifici come DSA, disturbi che però possono essere compensati attraverso strumenti e metodi. Gli insegnanti devono quindi avere una preparazione professionale adeguata per andare incontro a tali situazioni e devono essere consapevoli di dover rispettare in quei casi delle linee guida prefissate come: dilatazione dei tempi di svolgimento di un compito, esenzione da prove scritte o orali, esenzione dalla lettura ecc..

6.Individualizzazione Si riferisce ad una attività di insegnamento comune ad un gruppo classe modificata per andare incontro alle esigenze di un alunno in difficoltà. Ciò che cambia non sono i traguardi dell’apprendimento ma i modi per raggiungerli. L’uniformità degli obiettivi rende giustizia al processo educativo e presuppone la formazione di una persona che sappia integrarsi bene nella società. Esistono diverse prospettive: -Storico culturale: ritiene che la specificità dell’individuo rispetto ad altri dello stesso gruppo sociale si basi sullo stato che questo assume nei confronti degli altri attori. Esistono 3 dimensioni ( individuo originario della specie e costitutivo di essa; proprietario e sovrano di se; assenza di relazionalità intrinseca ma presenza di contratto sociale il cui rispetto è volontario. ) -Hobbes: individui non fatti per vivere insieme perché in continua competizione dunque necessità di patto sociale -Rousseau: individuo naturale e buono per natura, civilizzato che è in buone relazioni con se e con chi ritiene suo simile, e la sua volontà la mette in rapporto al corpo sociale, all’intero Matrici culturali del concetto: -Attivistica: rifiuto insegnamento autoritario e uniforme. Claparède ritiene che la didattica sia efficace se si conoscono le caratteristiche psicologiche dell’individuo e se l’insegnamento sia regolato su esse. Egli fonda la scuola su misura fondata sull’individualizzazione degli interventi e sull’analisi dell’organizzazione dell’apprendimento fondato su interesse-bisogno. -Neocomportamentista: Skinner con la teoria del rinforzo per la quale il percorso didattico è segmentato in sequenze rinforzate in caso di risposta positiva + promozione macchina per insegnare che sostituisce l’insegnante. Le idee di Skinner hanno massima espressione negli anni 60-70 insieme alle teorie del curricolo secondo le quali è necessario programmare la progettazione didattica per realizzare cambiamenti e per valutare la misura in cui hanno avuto luogo gli

�4 apprendimenti stessi. Ci si chiede se è giusto che persone con caratteristiche diverse debbano perseguire = obiettivi prefissati dal docente. La mastery learning risponde in modo esauriente al problema dell’individualizzazione in quanto ipotizza un controllo dei tempi di apprendimento individuale e la possibilità di impostare stessi obiettivi in classi diverse di età.

7.Personalizzazione Termine che deriva da persona, considerata per la sua unicità e relazionata al contesto nel quale è inserita, dove ci sono sicuramente condizionamenti interni e esterni. L’insegnamento e l’apprendimento puntano al miglioramento e alla valorizzazione della persona e delle sue capacità. In didattica la personalizzazione implica un organizzazione dell’insegnamento e si declina in diversi livelli didattici che riguardano le relazioni tra patrimonio culturale, organizzazione delle istituzioni d’istruzione e la crescita individuale. Alcuni obiettano che essa in quanto punta a sviluppare le capacità dei singoli, non si occupa degli obiettivi comuni.

8.Podcast Neologismo che deriva da Ipod e Bradcasting. Si tratta di una modalità di trasmissione dati fruibili sui propri dispositivi mobili a cui si può accedere quando e dove si vuole. Tramite il podcasting si ha la possibilità di rendere disponibili sul web contenuti audio e video. Per utilizzarli è necessario scaricare il software sul dispositivo e selezionare i podcast di nostro interesse. Così facendo il programma si collega a internet, controlla quali file sono stati pubblicati dai siti ai quali si è abbonati e se ce ne sono di nuovi li scarica sul nostro dispositivo grazie a un feed RSS. Vantaggi: Automazione dell’aggiornamento, fruizione offline, mobilità, asincronia Limiti: non sostituisce lezione frontale, forte mobilità non da la possibilità di prendere appunti o note in tempo reale, i contenuti devono rientrare tra i 3 e i 5 minuti e argomenti complessi devono essere suddivisi in più trasmissioni. Podcasting utilizzato per due modalità di apprendimento: Attraverso il linguaggio ( qualcuno racconta e spiega la realtà ) e facendo esperienza osservando e interagendo con la realtà stessa. Il podcast in didattica infatti viene spesso utilizzato. Da una parte troviamo la realizzazione del podcast in classe che offre allo studente la possibilità di migliorare le relazioni con gli altri e di elevare i livelli cognitivi, facilitando l’apprendimento e stimolando la comunicazione tra studenti, insegnanti e gruppi di studenti. Così facendo si imparano a usare le tecnologie in modo critico, riflessivo e creativo, in maniera costruttivista. Dall’altra parte troviamo come il podcast aiuti gli studenti che non possono andare a lezione o studenti coinvolti in progetti e-learning. Quindi la fruizione di un podcast, sia in modalità di produttore o utilizzatore, inciderà su vari aspetti della didattica, da quello emozionale a quello relazionale, a quello cognitivo e disciplinare, favorendo una specifica tipologia di apprendimento.

9.Wikipedia Termine che deriva da wiki (veloce), ovvero piattaforme che permettono di creare documenti collettivi in modo facile e veloce. Progetto no profit ideato da due trentenni statunitensi rimasti nell’anonimato. E’ un’enciclopedia sul web oggi piuttosto completa e attendibile riguardo argomenti tecnologici e scientifici, un po meno riguardo le altre voci, ma nel complesso di buon livello. Caratteristica di wikipedia è che ognuno può contribuire alla sua crescita pubblicando le informazioni che conosce riguardo un argomento semplicemente per buona volontà, altruismo o passione, senza aspettarsi nulla in cambio. A tal proposito emerge il problema dell’attendibilità di quanto scritto dagli utenti, per questo le fondazioni nazionali supervisionano il lavoro, distinguendo gli utenti affidabili da quelli che non lo sono e valutando su una scala di qualità quanto pubblicato. Se emergono voci non attendibili si può fare riferimento ai sysop affinché blocchino e correggano la voce in questione. L’anonimato di wikipedia non è casuale, infatti non sapendo l’identità degli autori 1) non si può incolpare nessuno in caso di contenuti inappropriati, a differenza dai blogger che invece possono essere querelati. 2) si garantisce un clima di completo disinteresse che favorisce una grande collaborazione.

10.Lim Periferica del computer avente una grande superficie sulla quale si visualizza lo schermo del computer grazie ad un proiettore. Tale superficie è sensibile al tocco di una penna o dita. E’

�5 composta da computer, superficie interattiva, proiettore e in certi casi anche da un sistema di casse acustiche. Venne introdotta per la prima volta da Smart nel 1991 e acquistata inizialmente in Canada e Stati Uniti. Nel 2000 si diffonde nei paesi anglosassoni e nel 2005 arriva in Italia dove si diffonde in ambito scolastico grazie ad alcune iniziative come USR o MIUR. La diffusione nel mondo si può descrivere attraverso la curva di Rogers, dove si riscontra una lenta, ma massiccia diffusione della LIM sul territorio. Le Lim si differenziano: 1) Dal tipo di tecnologia utilizzato (Elettromagnetica-> la penna contiene un chip che interagisce con la griglia inserita sotto la superficie, può essere attiva dove il chip emette un segnale, o passiva dove una bobina chiude il circuito; Resistiva-> Superficie dotata di due membrane, una esterna flessibile che se toccata entra in contatto con quella interna sensibile, permettendo l’invio delle info al computer; A triangolazione-> superficie inattiva dove vengono emessi raggi infrarossi, ultrasuoni, laser attraverso emettitori). 2) In base a come sono stati installati i componenti (Configurazione mobile-> superficie e proiettore non fissati ma posti su carrello mobile, ciò porta a continua calibrazione, intralcio cavi, fascio di luce del proiettore che disturba la vista, cono d’ombra visibile su superficie se soggetto si posizione tra proiettore e superficie stessa; Configurazione fissa non integrata-> LiM fissata a muro e proiettore al soffitto, ciò garantisce sicurezza non essendoci cavi che intralciano; Retroproiezione-> proiettore dietro superficie LIM; Proiezioni frontale-> proiettore di fronte alla superficie). La LIM si differenzia dalla lavagna in ardesia per il touch screen, dunque per la sua multimedialità, interattività, ipertestualità, connettività e memoria. Questo da la possibilità al docente di preparare file per la lezione precedentemente, proporli poi alla classe, riutilizzarli e aggiornarli. una ricerca ha mostrato che i risultati scolastici sono influenzati dalla presenza delle tecnologie e dal modo in cui sono utilizzate: oltre tre quarti dei docenti hanno avuti risultati scolastici migliori nelle classi in cui tali tecnologie sono state utilizzate. Se si ottengono risultati peggiori ciò è dovuto a: cattiva progettazione di contenuti digitali, eccesso di stimoli derivanti dalla LIM, eccesso di elementi decorativi che distolgono l’attenzione sulle parti più importanti. La LIM è efficace nei metodi di insegnamento: Espositivi (docente trasmette sapere) e Euristici (lo studente costruisce la conoscenza-> si valorizzano le 3X: Explore: alunno esplora sul proprio pc; Exchange: scambio di materiale tra alunni attraverso social network; Express: l’alunno si esprime attraverso l’elaborazione e la presentazione di un suo progetto sulla LIM di fronte alla classe). Esistono delle direttrici di sviluppo della LIM: Uso periferiche in grado di potenziare l’acquisizione digitale dei contenuti; Evoluzione di software appositi per la LIM; Uso a distanza della LIM in rete e sistemi di videoconferenza per apprendimento cooperativo; Introduzione in aula pc per sviluppare lavori in piccoli gruppi; Uso della LIM attraverso dispositivi mobili personali; Uso della LIM con dispositivi mobili specifici per aumentare l’interazione da un posto. Queste direttrici permettono di delineare dei setting di apprendimento potenziati dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: Setting per lavori di gruppo; Setting per ambienti a distanza; Setting per l’integrazione di ambienti di apprendimento personale; Setting per ambiente laboratoriale.

11.Ruolo dell’educatore L’educatore è quella figura che deve occuparsi ed educare i bambini nelle primissime fasce di età. Deve fare da mediatore tra scuola e famiglia e questo grazie alle sue competenze relazionali e comunicative, infatti deve aiutare la famiglia nei suoi compiti genitoriali. Inizialmente si credeva che le donne in quante potenzialmente madri avessero la capacità innata di educare i bambini, ma il realtà non è così, dunque ora all’educatore si richiede una continua formazione professionale. L’educatore deve essere in grado di ascoltare, osservare, comunicare e comprendere il bambino in tutta la sua complessità e deve essere in grado di andare in contro e fronteggiare tutte le esigenze e le singole situazioni. Deve essere emotivamente intelligente ed essere rispettare dei ritmi di sviluppo psico-cognitivo individuali. Per far si che il bambino sviluppi positivamente le sue capacità motorie, affettive e di pensiero, l’educatore deve essere capace di programmare e progettare gli ambienti formativi più idonei e l’azione educativa in base alle esigenze del singolo.

12.Expertise A nostro avviso l'expertise didattica va vista essenzialmente come capacità di prospettare soluzioni articolate, criticamente argomentate e ragionevolmente rendicontabili nei risultati in tutti quei contesti in cui si affrontino problemi connessi con l'apprendimento umano. Formulando una prima schematizzazione possiamo dire che in questo ambito un esperto dinanzi ad un problema riesce a:

�6 1) vederne le implicazioni culturali (di carattere sociale, culturale, etico) prospettando al riguardo diversi scenari possibili; 2) riconoscere gli elementi strutturalmente caratterizzanti la situazione (la sua ecologia, la sua possibile evoluzione); 3) elaborare, se richiesto, un progetto articolato criticamente, che tiene ciò anche conto di possibili fattori di disturbo e controdeduzioni; 4) esplicitare criteri valutativi e scelte ideologiche sottese, rendendo trasparenti le decisioni operative eventuali; 5) definire e scegliere livelli di affidabilità adeguati che si intendono garantire nella valutazione dei risultati; 6) selezionare mezzi e tecniche, integrandoli in opportuni dosaggi a seconda delle circostanze.

13.Social media Insieme di tecnologie e modalità comunicative nuove, termine che indica una trasformazione storica della comunicazione digitale, segnata dal passaggio nuovi media-> social media e web 1.0 -> web 2.0. Esistono diversi tipi di strumenti che hanno permesso la crescita del fenomeno dei media sociali: televisione, radio.. (comunicazione uno verso molti), telefono.. (comunicazione tra due individui), internet e social software (comunicazione molti verso molti), Real simple syndacation (RSS, standard informatico che genera un file di dati detto feed, letto da programmi detti aggregati o incorporato in altri siti web). Vi è però una contrapposizione tra mass media e social media che riguarda le notizie (sui social le notizie vengono diffuse a basso costo e facilmente, noto è anche l’incremento del numero di giornalisti non professionisti, che integrano o verificano l’informazione prodotta dai mass media) e prodotti culturali, processi e le figure che gravitano attorno ad essi ( i social media hanno eliminato i filtri che l’editoria impone durante la pubblicazione di testi ). I social media vengono spesso utilizzati nelle scuole, spesso per pubblicare contenuti, in quanto per essere usati non occorrono competenze informatiche avanzate. Esempi: 1) Blog scolastico: sia mass media che medium personale, utilizzato dagli insegnanti come strumento per rendere pubblico tutto ciò che si fa a scuola; 2) Social software utilizzati per raccogliere, condividere, recuperare e classificare contenuti e conoscenze, utili a scuola per archiviare o reperire risorse; 3) Content sharing: sistemi come YouTube che consentono di caricare sul web documenti e materiali utili ai singoli o alle classi, condivisibili con altri o da tenere per se.

14.Videogiochi Nascono negli anni 60/70 con intento esplicativo. I videogiochi e il poter essere usati per fini didattici si inseriscono nell’ambito dell’edutainment (imparare divertendosi), parola composta da educational (ciò che è educativo) e entertainment (ciò che è intrattenimento) e che si riferisce a ciò che viene veicolato da uno schermo. Esistono infatti due tipi di edutainment: televisione e software educativo. Propp ha poi individuato uno schema tipico delle fiabe che caratterizza i videogiochi: equilibrio iniziale, rottura equilibrio, peripezie dell’eroe, ristabilimento equilibrio. i videogiochi coinvolgono i ragazzi, li motivano e li spingono al miglioramento e apprendimento pur di raggiungere lo scopo finale del gioco. Questo fa si che i videogiochi possano essere possibili strumenti didattici educativi. Tuttavia non è vero che giocare ai videogiochi è sempre positivo, ma ci sono dei rischi sia dal punto di vista fisico che relazionale, oltre al problema del contenuto (alcuni videogiochi violenti, razzisti..). Ma vietare i videogiochi è impossibile, per questo è necessario educare bambini e adulti ai videogiochi, in quanto possono anche essere la spinta per imparare di più su un certo argomento. Un videogioco può quindi essere introdotto a lezione, ma per farlo deve essere un gioco facile, con diversi livelli e che dia informazioni esatte, oltre al fatto che deve essere inerente agli argomenti del programma scolastico.

15.E-book Testo elettronico, il cui antenato è l’audiolibro (registrazione audio di un testo su supporto analogico o digitale), che al giorno d’oggi fa concorrenza al libro cartaceo. Altra minaccia al libro cartaceo è il videolibro, il quale però rispetto al testo scritto lascia meno spazio all’immaginazione. Con l’avvento della rete assistiamo a un declino del concetto di libro elettronico e uno dei motivi lo si trova nel VOOK (video + book) che offre un’esperienza di lettura più completa, in cui il testo viene arricchito con video e social networking. Il web 2.0 vede nascere diverse iniziative che hanno

�7 come oggetto proprio il libro: Goodreads (community create dagli autori per controllare il liv. di gradimento dei loro libri e conversare con lettore), Amazon (sito internet che vende libri cartacei, nel 2007 lancia il kindle, un e-reader dove si possono visualizzare i libri acquistati), Google libri (sito internet che rende disponibili libri liberi da copyright). Riguardo i testi elettronici troviamo l’iniziativa E-Ink, dove si promuove l’uso di un inchiostro digitale che non appesantisce gli occhi. Oltre all’E-Book, c’è anche il Dual Book Edge (Reader simile a un libro, dotato di due schermi uno in bianco e nero basato sulla tecnologia e-ink sensibile al tocco di una penna, l’altro in LCD, quindi a colori, sensibile al tocco delle dita. Ultimamente si parla anche di realtà aumentata, che consente di ottenere informazioni aggiuntive sul mondo che ci circonda. Uno studio condotto da tre Neozelandesi aiuta a comprendere i diversi livelli di virtualità di un testo: virtuale (testi costituiti da formati elettronici), realtà aumentata (libri cartacei usati come interfaccia), realtà mista (reale + virtuale; 3 possibilità: versione base-> solo contenuto virtuale dentro la pagina; versione multimediale-> testo su una pagine e contenuto virtuale sull’altra; Versione multimediale integrata- > testo e contenuto virtuale condividono lo stesso spazio).

16.Contenuto didattico digitale Quando si parla di contenuti didattici culturali solitamente si fa riferimento a supporti tecnologici in relazione alla fruizione dei relativi contenuti. In realtà poche persone fruiscono dei contenuti, a differenza del 50% della popolazione che usufruisce delle tecnologie. A tal punto le scuole hanno il compito di educare gli studenti all’uso delle tecnologie in generale e alla fruizione dei contenuti in particolare. In didattica i contenuti didattici digitali hanno preso il nome di learning object: entità digitale e non digitale utilizzata per apprendere, istruire ed educare, e che può essere riutilizzata e impiegata come riferimento nell’apprendimento supportato da strumenti tecnologici. Qualunque cosa può essere un learning object: contenuti digitali, software didattici.. e questi se vengono utilizzati dagli studenti permettono l’apprendimento di molte capacità come multitasking, problem solving, abilità di manipolazione e di coordinamento visuomotorio. Caratteristiche: riusabilità (da attribuirsi a Hodings: si rifà ai lego, giochi che si compongono e scompongono in base alla creatività del soggetto); combinabilità con altri learning object; granularità (tanto più un oggetto didattico è granulare maggiore sarà la combinabilità e la riusabilità); flessibilità ( possibilità di personalizzare il contenuto didattico in base alle esigenze degli studenti) alla quale sono connesse interazione (tra studenti) e interattività (capacità di una macchina di accogliere le richieste dello studente). il sistema di catalogazione dei learning object concede interoperabilità (ricambio di contenuti tra sistemi di gestione delle informazioni collocati in luoghi diversi, a condizione che il contenuto didattico sia adattabile a più contesti rispetto agli standard per la condivisione e accessibilità). A scuola un contenuto didattico è nato come aiuto alla didattica d’aula e include sempre esercizi e test di verifica che permettono di misurare quanto uno studente ha appreso, inoltre hanno una struttura sequenziale e il loro contenuto richiama una lezione tradizionale arricchita però da elementi grafici e sonori che la rendono più accattivante. Obiettivo degli insegnanti è proporre agli studenti segmenti di un curricolo scolastico al fine di avviare un processi di comunicazione/mediazione della conoscenza con un approccio basato sulla personalizzazione dell’apprendimento. Viene infine fatta una classifica dei learning object per poter archiviare in modo ordinato gli oggetti: Basilare (immagine di una mano che suona una tastiera); Composto Chiuso (video della mano che suona e il suono corrispondente); Composto Aperto (pagina web in cui vengono inseriti immagini, video ); Generativo-illustrativo (consente di generare testo); Generativo di tipo istructional (applicazione che consente di generare esercizi e test).

17.Instructional design E’ uno degli ambiti che caratterizza la tecnologia dell’educazione. L’ID non si interessa delle fasi procedurali della progettazione educativa ma dell'individuazione delle metodologie adatte per favorire l'apprendimento. Nell'ambito nell'ID ci sono due scuole di pensiero: 1) chi sostiene che bisogna definire una serie di principi fondamentali che l'istruzione deve seguire. Uno di questi è Merrill e i suoi principi si identificano nel modello PADAI ( problema attivazione dimostrazione applicazione integrazione) che deve essere alla base di ogni progetto educativo nonostante sia d'accordo sull'esistenza delle intelligenze multiple e dei diversi stili di apprendimento. 2) chi sostiene che il percorso educativo non possa essere strutturato prima della sua messa in opera.

�8 18.Differenza individualizzazione e personalizzazione L’individualizzazione si riferisce ad una attività di insegnamento comune ad un gruppo classe modificata per andare incontro alle esigenze di un alunno in difficoltà. Ciò che cambia non sono i traguardi dell’apprendimento ma i modi per raggiungerli. L’uniformità degli obiettivi rende giustizia al processo educativo e presuppone la formazione di una persona che sappia integrarsi bene nella società. La personalizzazione consiste invece nell’impiego di metodologie e strategie per promuovere le potenzialità ed il successo formativo di ognuno.

19.Riflessività Qualità della mente umana. In didattica 3 accezioni: Riflessività in didattica ( si ha quando il docente riflette su ciò che sta facendo; Per Dewey è azione intelligente; alla base ha teorie ); Riflessività sulla didattica ( si ha quando il ricercatore riflette sul processo formativo avvenuto ); Didattica della riflessività ( pratica riflessiva ). Nella storia della didattica ci sono 3 quadri teorici: Pragmatismo di Dewey ( rapporto pensiero-azione come forma di riflessione sulla realtà; Shon propone una distinzione tra riflessione nel corso dell’azione dove io autoregolo la mia azione in corso, e riflessione sull’azione dove comprendo il significato di un esperienza già vissuta; relazionata all’identità fa conoscere il proprio sé ); Fenomenologia ( ha come oggetto l’azione e chi la compie; riflessività è praticare una disciplina del pensare, se manca non posso fare esperienza ne osservare il proprio agire; in termini di ricerca è una competenza del ricercatore di saper leggere e interpretare le variabili dell’agire formativo ); Teoria dell’agire comunicativo di Habermas ( riflessività come facoltà comunicativa che da senso all’azione e permette di controllare la conoscenza; diviene facoltà comunicativa della comunità scientifica quando riflette sull'apprendimento ). La riflessività è il fine dell’educazione, in quanto il pensiero riflessivo distingue l’uomo dagli animali. Riflessività promossa da 3 modelli: didattica metacognitiva (riflessione riguardante i processi d’apprendimento; studente responsabile nei confronti dell’apprendimento, ha ruolo attivo e prende coscienza dei suoi processi cognitivi; fine è l’autonomia dello studente; importanti stili di attribuzione, autostima, percezione, autoefficacia, resilienza ( capacità di autoregolarsi nelle difficoltà ); Apprendimento esperenziale di Kolb ( 4 fasi: esperienza concreta, riflessione su esperienza, formalizzazione + sistematizzazione concetti emersi dalla riflessione, applicazione di quanto emerso a nuove situazioni ); Alac ( 5 fasi: azione, ritorno dell’azione, acquisizione di nuova consapevolezza, costruzione di strategie d’azione alternative, attuazione ); Reflective practioner ( nella didattica c’è una conoscenza che nasce dall’azione e che dopo la riflessione torna all’azione modificandola; l’unico sapere si elabora dalla, sulla e nella pratica; limiti: distinguere tra fatti e interpretazioni + ridimensionamento della teoria che può portare a praticismo. Forme di riflessività orale come video e interviste, e scritta come biografia e diario di bordo ).

20.Asili Nido Con la legge 1044 del 1971 nasce l’asilo nido pubblico la cui gestione viene affidata al comune. L’asilo abbandona così quel carattere assistenziale e custodialistico (inizialmente si parlava di questi istituti come camere di allattamento), assumendo sempre più valenza educativa. In questo modo cambia anche la figura dell’educatore. Inizialmente si pensava che qualsiasi donna in quanto potenzialmente madre potesse educare i bambini nel migliore dei modi, poi con il tempo ci si è resi conto che era necessaria una preparazione professionale adeguata e quindi l’avere capacità e competenze necessarie per poter ascoltare, comprendere e comunicare con il bambino in tutta la sua complessità. e per poter progettare un ambiente formativo adatto alle sue esigenze. Negli asili nido vengono svolte diverse attività: Routine (permette agli educatori di osservare i bambini e consiste nell’ingresso e uscita, pasto e cambio; Attività libere (il bambino è libero e spontaneo); Attività strutturate (diversificate in base all’età, importanza della valutazione che fornisce importanti dati quantitativi e qualitativi importanti per orientare il programma educativo di volta in volta).

21.Didattica La didattica è una disciplina che si interessa di analizzare le attività che caratterizzano il lavoro dell'insegnante. È cambiata nel corso della storia. E qui farei due cenni al comportamentismo che da molta importanza ai premi e alle punizioni della prospettiva del rinforzo, associazionismo ritiene che la mente sia una tabula rasa, gestalt da molto importanza alla percezione, e poi aggiungerei

�9 che si divide in dichiarativa procedurale. E che parte sempre da un problema e cerca di mettere in atto un piano ottimale di intervento attraverso dispositivi formativi (didattici, progettuali ,teorici)

22.Veridicità delle fonti nel web 2.0 Al giorno d’oggi Google viene usato in maniera dominante, in quanto ha strategie di ricerca elementari. Tuttavia i documenti reperiti nel web spesso sono poco attendibili e non pertinenti, anche se il problema principale sta nel fatto che le persone stesse non sono in grado di verificare l’attendibilità dei documenti e delle fonti, oltre al fatto che le stesse persone spendono la maggior parte del loro tempo a ricercare documenti, dati e informazioni di loro interesse piuttosto che esaminarli. Questo comportamento viene definito per questi motivi comportamento da scoiattolo. Lo stesso Inventore del web Tim Berners-Lee è preoccupato dell’uso inappropriato del web, che porta solo a disinformazione.

23.Insegnamento Inizialmente significava far conoscere mediante i segni, mentre ora significa istruire, insegnare a qualcuno. L’insegnate promuove lo sviluppo della persona umana attraverso le sue competenze. Rischi: Tecnicismo ( applico a tutte le situazioni la stessa soluzione ), Applicazionismo ( se conosco una disciplina la so insegnare, dove il bravo maestro è colui che si adatta al contesto ). Terza definizione è quella culturalista: insegnamento come distribuzione della conoscenza grazie a artefatti cognitivi che porta ad un insegnamento situato e condiviso. Concezioni: 1) Associazionismo / Comportamentismo (1800/1900) -> apprendimento da esterno a interno; mente tabula rasa; al centro di esso sta il docente; meccanismo stimolo risposta; sapere come somma di informazioni; c’è la concezione di realtà oggettiva; basato su osservazione e imitazione; 2) Cognitiva elaborativa (1900) -> promozione e sviluppo dell’apprendimento di conoscenze, strategie e processi; visione trasmissiva tra maestro e scolare; più importante insegnamento che apprendimento; realtà oggettiva; adattamento al mondo attraverso i processi di insegnamento; importanti i fenomeni mentali per elaborare informazioni: ruolo attivo allievo che possiede una struttura che non può essere plasmata a piacimento, ma c’è mediazione tra soggetto e realtà. 3) Meta-riflessiva (seconda metà 900) -> Insegnamento asimmetrico; insegnamento come passaggio di info dal docente al discente; obiettivi: potenziare riflessione alunno e sviluppare consapevolezza e capacità di osservare e monitorare i propri apprendimenti; difficoltà nell’apprendere dovute a incapacità di usare strategie metacognitive. 4) Post cognitivismo / Costruttivismo (anni 80) -> Percezione, rappresentazione, conoscenza e interpretazione dipendono dai processi mentali di chi apprende; Sapere e conoscenza derivano dalla costruzione di conoscenze testate nella realtà; apprendimento come risultato finale; realtà soggettiva e indeterminata; oggettivazione data dall’istituzionalizzazione del sapere; In questa corrente si estinguono due filoni: Costruttivismo cognitivo ( apprendimento come processo individuale che permette al soggetto di agire sulla realtà e adattarsi ad essa ) e costruttivismo sociale ( apprendimento dipende dal contesto sociale in cui il soggetto vive ). in didattica: 1) Accezioni tradizionali -> insegnamento come trasmissione e facilitazione per acquisire

conoscenze; bisogna adattarsi all’ambiente esterno; Insegnamento concretizzato in controllo di situazione e stimoli per controllare apprendimento;

2) In pedagogia si attua attraverso identificazione obiettivi, organizzazione delle mete secondo ordine di rilevanza, valutazione discrepanza tra obiettivi e situa degli allievi, determinare ordine in cui attuare interventi formativi;

3) Individualizzazione per consentire medesimi traguardi 4) Orientamento meta-riflessivo -> porsi come modello per riuscire a riflettere sui propri processi

cognitivi; lavorare sui processi di consapevolezza, monitoraggio e controllo per rendere il sistema cognitivo più efficace.

5) Definizioni post cognitiviste -> costruzione conoscenza; facilitazione nell’identificare teorie efficaci per orientarsi e agire al meglio nella realtà; utilizzo di problemi e situazioni reali; relazione asimmetrica tra facilitatore e mediatore; negoziazioni; attenzione ai feedback e ai segnali dello studente; interazioni per cui ognuno è insegnante dell’altro in base alle conoscenze e competenze possedute;

�10 6) Personalizzazione -> sviluppo delle proprie attitudini e potenzialità;

24.Abilità Significa possesso connesso all’occupazione di uno spazio e qualità. Implica le capacità di applicare conoscenze e utilizzare il sapere per concludere compiti e risolvere problemi. Abilità pratiche (manuali) e cognitive ( implicano l’uso del pensiero logico). L’azione svolta con successo e ripetutamente, quindi facendo esercizio, porta ad acquisire e mantenere nel tempo l’abilità. In psicologia è un’attitudine frutto della maturazione del soggetto, in sociologia è padronanza, serietà ed efficenza mostrare in un contesto di esperienza, in pedagogia e didattica è saper fare, come saper fare e perché di tale fare mostrato in un settore di esperienza. Le abilità si sviluppano solo attraverso occasioni di learning by doing tipiche della pedagogia attiva e la loro acquisizione avviene all’interno del triangolo pedagogico composto da insegnante, oggetti culturali e discente. Il significato si delinea secondo 3 prospettive: -Studi sull’apprendimento: Abilità efficaci (rapide e precise), flessibili. Abilità del corpo e della mente sono indissociabili e biunivoche. Presenza di nuove abilità digitali. -Teoria del curricolo: Sviluppo e promozione abilità cognitive, affettive, psicomotorie e di studio, grazie a obiettivi educativi precisi e corretto piano di studi. -Studi sulla formazione organizzativa: Apprendimento sociale che si sviluppa in contesti formali e non e porta allo sviluppo di competenze trasversali e life skills, come decision making, creatività, senso critico, autoconsapevolezza, empatia, gestione di emozioni e stress. Modelli/Approcci che promuovono lo sviluppo di abilità: -Schank et alii: sviluppo abilità in un contesto pratico in cui viene presentato l’obiettivo e vi sono simulazioni per raggiungerlo. La dimensione narratologica è motivante e mobilita il sistema di conoscenza e abilità degli allievi. -Apprendimento collaborativo: comunità di pratica e apprendimento sono modelli accomunati dalla forte interazione tra membri e forte condivisione della conoscenza e portano all’acquisizione di abilità cognitive e sociali. -Apprendimento per problemi di Jonassen: Al discente viene posto un problema da risolvere. Modello importante da cui sono scaturiti i modelli dell’apprendistato cognitivo e tecnologie educative 2.0 per lo sviluppo di abilità digitali e media literacy.

25.Conoscenza Risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Insieme di principi e fatti relativi a un settore. Nel QEQ sono definite come: teoriche in quanto atto, cioè il rapporto con l’oggetto da apprendere, e pratiche in quanto prodotto, cioè il dato organizzato e connesso con altri. La didattica promuove attivazione e finalizzazione dei processi conoscitivi e l’acquisizione delle conoscenze, considerati per l’istruzione: condizione, oggetto e obiettivo. Prospettive: Realismo ingenuo ( conoscenza come visione immediata della realtà ); Idealismo ( conoscenza come costruzione interna al soggetto ); Realismo critico ( conoscenza come processo tra soggetto e realtà, conoscenza come appropriazione sempre più raffinata dei processi conoscitivi, oggetto appreso in gradi diversi infatti si può passare da conoscenza superficiale a complessa, acquisizione dell’oggetto in due momenti-> interno di scoperta e esterno di supporto, acquisizione come interazione tra soggetto e oggetto, conoscenza come dati, concetti, principi, valori, teorie, ipotesi frutto degli atti conoscitivi dei soggetti e dell’accumulazione di studi, ricerche e scoperte all’interno di una cultura ). Caratteristiche conoscenza: intenzionale ( io decido di conoscere ); Interattiva ( dipende dal modo in cui l’oggetto si presenta + fattori ambientali che influiscono sul successo accademico ); Plurale ( processo conoscitivo non si basa su una sola facoltà del soggetto + Bruner vede 2 modi di pensare-> pragmatismo cioè decontestualizzazione e narrativo cioè descrivere situazione nella sua ricchezza ); Strutturata ( Struttura con elementi interconnessi + didattica che deve spiegare tali interconnessioni ); Processuale ( Conoscenze si sviluppano e strutturano nel tempo ). Altre prospettive: Strutturalista e costruzionista ( attenzione sul carattere interattivo della conoscenza + rischio perdita valore realtà esterna al soggetto ); Bateson ( valorizza aspetto relazionale e contestuale dei processi mentali, ma finisce nel relativismo ); Realismo critico ( azione didattica deve permettere al soggetto di operare con e sul contenuto per apprendere nuove conoscenze + caratterizzato come plurale, strutturato, processuale e collegato a dimensioni affettive, motivazionali e sociali ). Il carattere interattivo

�11 rimanda a una didattica delle mediazioni dove sono importanti i linguaggi che vengono usati, gli ambienti e le forme che assumono i contenuti, inoltre l’insegnante aiuta a costruire le conoscenze e il modo in cui l’oggetto si presenta al discente provoca apprendimenti qualitativamente diversi. A tal proposito Bruner indica 3 modi di codificare la realtà detti rappresentazioni: Azione, rappresentazione iconica e natura simbolica. Il carattere della pluralità e strutturalità rimanda a una didattica ispirata a: principio dell’integralità (favorisce interconnessione tra diverse dimensioni della persona e conoscenze); principio della ricchezza metodologica (utilizzare diversi linguaggi per comunicare); principio dell’interdisciplinarità (affrontare il reale da punti di vista complessivi); principio della rappresentazione cognitiva del conoscere (facilita l’acquisizione attraverso schemi, mappe, sintesi che permettono di focalizzare l’attenzione sugli elementi più importanti dell’oggetto da apprendere). Il criterio della processualità rimanda ad una didattica in cui si integrano progressivamente le esperienze con le capacità di comprendere e giudicare, per poter organizzare le conoscenze, infine rimanda a una didattica centrata sui percorsi personali dove il fine sta nella valorizzazione e realizzazione del soggetto.

26.Capacità Indica una persona in grado di fare, pensare e agire se posta nelle condizioni ambientali e sociali per farlo. A tal proposito l’azione educativa deve predisporre tutti i contesti e gli interventi per far si che ciascuno realizzi al meglio le sue capacità. Aristotele dice che l’anima umana è composta da capacità elementare e genetiche, e da capacità più complesse ed acquisite, tutte in attesa di essere realizzate. Le azioni imperfette attivano le capacità elementari, quelle perfette attivano le capacità complesse. Conclusioni: Capacità diverse da competenze, ognuno possiede capacità ma per farle diventare competenze deve esserci un docente che faccia convergere azioni didattiche con intenzionalità, responsabilità, razionalità e libertà-> in didattica si deve fare in modo che ognuno promuova al meglio le proprie capacità. Prospettive: Rousseau ( l’uomo possiede per natura le capacità che lo contraddistinguono e l’azione didattica favorirne l’attivazione controllando i cambiamenti ambientali che posso impedirne il processo ); Helvetius ( Ciò che caratterizza l’uomo non è per natura, ma dipende dall’educazione, cultura e natura fisico-genetica dell’ambiente ); Martha Nussbaum ( capacità: che cosa è in grado di fare una persona? Quindi le capacità sono disposizioni concrete ad agire e sono combinate in quanto somma di capacità interne, innate e promosse da condizioni ambientali ). Problemi: Identificare e riconoscere le capacità di ciascuno; se le capacità non vengono esercitate si atrofizzano, quindi bisogna invogliare all’esercizio; Riconoscere la natura delle capacità altrimenti si ostacola l’intenzionalità educativa, esistono capacità logiche, comunicative, sociali, creative; Valutare e verificare le capacità, infatti da una parte si pretende di farlo attraverso parole oggettive, astratte e uniformi, dall’altra si cerca di accompagnare una valutazione analitico- sequenziale con una di tipo olistico, circolare e narrativo.

27.Collegamento didattica-multimedialità Con l’avanzamento delle tecnologie e la riduzione dei costi degli strumenti tecnologici più comuni, la tecnologia ha fatto il suo ingresso nelle scuola, partendo dai computer, ma in particolare modo con la LIM, lavagna interattiva e multimediale utilizzata per favorire l’apprendimento degli allievi. Le tecnologie in didattica infatti influenzano molto l’apprendimento, soprattutto in base al modo in cui vengono utilizzate. Se il docente è informato e sa come e quando utilizzare tali tecnologie allora i risultati scolastici degli allievi saranno più positivi, in caso di risultati negativi bisogna ricercare eventuali elementi negativi, come assenza di una buona progettazione dei contenuti digitai, eccesso di stimoli provenienti dal media come la LIM, o eccesso di elementi decorativi che distolgono l’attenzione dagli elementi più importanti. La multimedialità quindi in didattica è importante, perché può fornire agli studenti gli stimoli giusti per un apprendimento migliore.

28.Social software Termine coniato nel 2002 da Clay Skirky per identificare quei programmi che supportano le conversazioni tra gruppi e individui e consentono agli utenti di valutare un contenuto. I social software consentono agli utilizzatori di incontrarsi, interagire e condividere dati.

�12 29.Multimedialità Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un continuo avanzamento e miglioramento delle tecnologie e una riduzione dei costi di molti strumenti tecnologici ora accessibili ad un pubblico più ampio. Questi strumenti sono i cosiddetti media, e possono avere caratteristiche diverse. Per esempio ci sono la radio e la televisione in cui la conversazione è uno verso molti, oppure ci sono i personal media come i telefoni cellulari in cui la conversazione è uno verso uno, infine possiamo trovare media come il computer in cui la conversazione è tanti verso tanti. Nel 2000 ha fatto ingresso la LIM nelle scuole, che si differenzia dalla lavagna in ardesia per la sua multimedialità, interattività, ipertestualità, connettività e memoria. La multimedialità è dunque una delle caratteristiche fondamentali degli strumenti tecnologici, in quanto utilizzano diversi linguaggi di comunicazione come il testo scritto, le immagini, gli audio e i video.

30.Chi sono Nonaka e Takeuchi? Nel 1995 si occuparono della conoscenza implicita che suddivisero in 4 fasi: socializzazione ( persone con esperienze comuni condividono esperienza tacita ); esteriorizzazione ( conoscenza da tacita diventa esplicita e messa a disposizione degli altri ); combinazione ( organizzazione della conoscenza ormai esplicita ); Interiorizzazione ( conoscenza esplicita ritorna implicita arricchendo la persona e capitalizzando le conoscenze ). Questo modello rappresenta la struttura del Knowledge Management.

31.Blog Il blog è un sito web che ha avuto forte successo nel 2002 e costituisce il cuore pulsante del web 2.0. In esso le conversazioni non avvengono a livello paritario, perché il possessore del blog può pubblicare sempre ciò che desidera, quindi se qualcuno vuole dire la sua, o semplicemente vuole essere considerato alla pari con gli altri, accettato e non considerato un debole deve aprire un suo blog. I blog si differenziano dai Newsgroup che invece sono sempre a tema e specializzati un un ambito preciso. Inoltre per i Newsgroup vige una legge non scritta per la quale non può essere aperto un nuovo forum se ne esiste già uno che tratta lo stesso argomento. Oltre ai Newsgroup, differenti dai blog sono gli Open Archive, ovvero archivi istituzionali o disciplinari che hanno alle spalle un piccolo numero di ricercatori, nei quali chi pubblica dati utilizza il suo vero nome e curriculum. I ricercatori sono spesso persone autorevoli e preparate, che sanno riconoscere le falsificazioni o i plagi, i quali verranno eliminati in un tempo molto breve. Il blog invece viene spesso utilizzato per pubblicare le proprie riflessioni su un qualsiasi argomento, in modo semplice, veloce e senza eventuali costi, tuttavia non permette ad una persona sconosciuta di divenire da un giorno all’altro una persona di successo. La conversazione, proprio perché si salta di blog in blog, crea una rete di rimandi che è impossibile seguire con ordine, nonostante ci sono alcuni autori che utilizzano dei track back, ovvero link che rimandano ad eventuali altri autori. Nei blog ci sono poi i Tag Cloud, ovvero nuvole di parole create con le etichette delle folksonomie, che dovrebbero raggruppare le informazioni delle blogosfere per argomento, ma che in realtà non son di grande aiuto.

32.Significato tecnologia dell’educazione La tecnologia dell’educazione è un’area che si occupa di disegnare, allestire, gestire e valutare sistemi formativi supportati o meno dalle tecnologie, e più in generale studia come i media possono modificare e favorire l’apprendimento. Gli ambiti di applicazione sono scuole, formazione insegnanti e produzione software per l’apprendimento. L’esperto di tecnologia dell’educazione nel senso comune è colui che sa usare le strumentazioni tecnologiche, dunque è un esperto di internet e reti. La tecnologia ha poi portato delle innovazioni in diverse attività pedagogico-educative come le dinamiche comunicative o la creazione di ambienti formativi. L’esperto è anche molto interessato alle forme di apprendimento potenziate da queste tecnologie, infatti egli rispetto ad un tecnico informatico, punta a definire bene gli obiettivi di apprendimento, sa che non vale il principio tanta multimedialità = tanto apprendimento, avvia un’attività e-learning all’interno dell’istituzione formativa, si preoccupa quindi di definire il modello didattico più funzionale alla situazione e di scegliere le modalità comunicative più idonee. La tecnologia dell’educazione si sviluppa nel 1900 e si è scelta come data di nascita il 1954 anno in cui Skinner ha pubblicato un importante articolo. Skinner è un’importante esponente del comportamentismo e propose l’istruzione programmata (del

�13 tipo: si isola il concetto, si elencano i singoli termini, si rianalizzano e si continua il processo fino ad arrivare agli atomi della materia da insegnare, a composizione ultimata si riordinano le unità proponendo all’allievo per prima quella più semplice, inoltre ad ogni risposta dell’allievo deve seguire un rinforzo) caratterizzata dalla scomponibilità dei contenuti dell’apprendimento, partecipazione attiva, rispetto dei ritmi di apprendimento e conoscenza immediata dei risultati. Negli ultimi 50 anni c’è stato un cambiamento significativo della tecnologia dell’educazione, si è passati infatti da un orientamento rivolto a uno progettazione lineare, curricolare, a uno rivolto a forme di progettazione aperta e ricorsiva. E’ negli anni 60/80 che la progettazione educativa mette a punto i criteri e le modalità generali da rispettare per allestire un sistema formativo. La preoccupazione principale è di stabilire le fasi tipiche della progettazione, definire gli obiettivi e i criteri di valutazione, individuare i prerequisiti, scegliere le tecniche e i mezzi più idonei e infine organizzare la sequenza del percorso. La progettazione è divisa in: progettazione vera e propria, sviluppo, messa in atto, gestione del processo attuativo e valutazione. Esempio di progettazione più articolato: Gagnè e Brigs insistono su approccio ricorsivo con continui aggiustamenti e messe a fuoco dei diversi livelli tra cui livello di sistema, corso, lezione e sistema.

33.Web 2.0 Nasce nel 2004 dall’editore Tim O’Reilly, come semplice operazione di marketing e uso del web come piattaforma per rilanciare i suoi libri e convegni sull’informatica e internet. I suoi sostenitori la trasformarono poi nella rete di seconda generazione che intendiamo noi oggi, grazie alla quale gli utenti possono pubblicare e produrre qualsiasi contenuto con facilità. La vera differenza del web 2.0 rispetto al precedente è che gli utenti ora si aspettano un tornaconto dai loro contenuti pubblicati, che può essere sia in denaro, ma per lo più in visibilità e affermazione personale. Il web 2.0 comprende Long Tail (lunga fila di acquisti), Folksonomie (etichetto con tag i contenuti), Swarm intellingence (intelligenza inconsapevole delle masse), Blog (cuore pulsante del web), Troll (chi critica un blogger su qualsiasi argomento solo per accendere discussioni), Flaming (accendere i toni di una discussione), Barcamp (incontro pubblico i cui argomenti sono stati annunciati sul web attraverso il quale ci si può anche iscrivere). Oggi si discute molto di questi argomenti a causa di persone come alcuni blogger o come i creatori di wikipedia, che hanno preteso di creare informazioni in diretta competizione con il mondo giornalistico.

34.Piaget Rispetto al termine competenza, appartiene al modello epistemologico cognitivista costruttivista. Egli afferma che esiste uno schema operatorio, e lo schema mentale e stabile garantendo continuità alle competenze di un soggetto.

35.Maria Montessori Sostiene che il bambino ha una meravigliosa energia latente che deve essere liberata e che è dotato di un potenziale che gli consente di apprendere costantemente dall’esperienza attraverso una mente assorbente. Tutto ciò che il bambino acquisisce nei primi anni della sua vita andrà a formare la sua identità futura. Il bambino è in grado di apprendere fin dai primi giorni dalla nascita in quanto ha un’intensa attività celebrale e il suo cervello è già ben organizzato e strutturato.

36.Social Network Comunemente ci si riferisce ai servizi online che consentono di gestire profili e reti di contatti tra utenti. Wikipedia possiede due voci a riguardo: la prima secondo la quale il social network è un’ ente sociale, la seconda la quale lo vede come un servizio di social networking, strumenti informatici che servono a gestire sul web le reti basate sulle relazioni sociali. Boyd afferma che sono semplicemente siti web che ospitano sedici web attraverso i quali gli utenti possono creare e gestire un profilo pubblico o semipubblico, individuare una lista di utenti con i quali connettersi, accedere alla lista delle connessioni create da altri utenti. Boyd afferma poi che un social network permetta di gestire in modo dinamico il proprio profilo, permettendo di comunicare il proprio status, le proprie opinioni, attività ecc.. condividendoli con altri utenti. Questo permette di ampliare la propria rete sociale e di conseguenza il capitale sociale.

�14 37.Capacità educatori L’educatore è una figura molto importane che ha il compito di occuparsi ed educare il bambino fin dai primi anni della sua vita, cioè dai 0 ai 3 anni. Questo periodo per il bambino è molto importante in quanto le esperienze che vive e tutto ciò che acquisisce andrà a formare la sua futura identità, permetteranno lo sviluppo della motricità, del pensiero e dell’affettività. Inizialmente si pensava che le donne in quanto potenzialmente madri avessero delle capacità innate per prendersi cura dei bambini e per educarli. L’educatore deve essere quindi in grado di : osservare, ascoltare, comprendere e comunicare con il bambino, andare incontro alle sue esigenze, riconoscere e rispettare i ritmi di sviluppo psico-cognitivo individuali, relazionarsi con la famiglia del bambino, rendersi disponibile, mettersi nei panni del bambino, progettare ambienti formativi adatti alle esigenze e situazioni, progettare un ambiente aperto alla presenza di diverse culture e al riconoscimento delle diversità.

38.Mediazione educatore L’educatore è una figura molto importante che media tra la scuola e la famiglia. La collaborazione tra scuola e famiglia infatti è l’unica possibilità che garantisce il benessere del bambino. L’educatore quindi deve essere in grado di comunicare e relazionarsi sia con il bambino, sia con la famiglia.

39.Osservazione bimbo L’osservazione per gli educatori è uno strumento di fondamentale importanza, in quanto attraverso l’esperienza dell’ascolto e della comprensione si prende parte alla vita psichica infantile, diventando sempre più attente e rispettare dei ritmi di sviluppo psico-cognitivo del bambino. L’educatore può osservare in modo particolare il bambino attraverso i gesti di routine, che occupano buona parte della giornata.

40.Professionalità educatore Inizialmente si pensava che le donne in quanto potenzialmente madri avessero la capacità innata di prendersi cura ed educare i bambini. Solo nella seconda metà del 900 ci si è resi conto che non era cosi, ma una persona per ricoprire il ruolo di educatore, doveva possedere una formazione professionale, che durerà per tutta la sua carriera e che gli permetterà di trasformare le sue capacità in effettive competenze.

41.Competenza comunicativa L’educatore per essere tale deve possedere una competenza comunicativa, che gli permetta di ascoltare, comprendere e comunicare con i bambini stessi così da riuscire a entrare a far parte della loro vita psichica e divertire così più attento e rispettoso dei ritmi di sviluppo psico-cognitivo individuali. I primi anni infatti sono molto importanti per il bambino perché è li che formerà la sua identità. L’educatore deve inoltre mostrarsi disponibile e deve essere anche in grado di relazionarsi con la famiglia, così da avviare un processo di conoscenza non solo del bambino ma anche della famiglia stessa. a questo punto gli scambi comunicativi sono molto importanti e l’educatore deve riuscire a interpretare ciò che l’altro comunica. Infatti non si parla più di comunicazione intesa come semplice scambio di informazioni, ma di metacomunicazione, cioè un’insieme di informazioni e commenti che costituiscono il clima.

42.Relazione Deriva da relatio e ha diversi significati: racconto o resoconto; resoconto ufficiale di un’attività di diritto pubblico o privato; nesso o collegamento; rapporto di conoscenza; insieme di funzioni di un organismo rapportato con l’ambiente; rapporto tra due grandezze. In età classica aveva connotazione educativa ( educazione connotata da amicizia con lo scopo di intrattenere e educare perfezionandosi a vicenda ). In età romana era intesa come forte dipendenza dal maestro fino a conoscere profondamente ciò che è l’essere umano. Nel 500 l’attenzione si sposta dal docente ai bambini ( nascita puerocentrismo ). Nell’800 si affermano le scienze positive in cui si faceva attenzione al modo di insegnare. La relazione educativa presuppone intenzionalità da entrambe le parti, ovvero tra chi educa e chi apprende. Nella relazione didattica la spiegazione occupa un posto molto importante

�15 nell’insegnamento, tuttavia una mancata comprensione di ciò che è stato spiegato non dipende solo dall’allievo, ma può dipendere anche dal docente e dalla relazione instaurata tra i due. Limiti: insegnamento per lo più inteso come trasmissione di sapere e non come relazione socio- affettiva tra soggetti; spesso il ruolo di chi insegna non è considerato come scambio di ruoli e circolarità di stimoli; svalutate funzioni non verbali, che in realtà aiutano la comunicazione verbale tanto da poterla sostituire; si ignorano le differenze di codice di insegnante e alunno. E’ poi importante definire il cosa (buon contenuto da comunicare), il perché (motivazioni e intenzioni di chi comunica) e il come (mettere chi apprende nelle condizioni di poter comunicare adeguatamente con l’interlocutore) comunicare. La relazione didattica è: utilizzare in modo efficace i codici di cui si è capaci; sviluppare un pensiero capace di allontanarsi dai propri referenti cognitivi; accogliere le possibilità comunicative degli altri per superare stereotipi; ascoltare il nuovo inteso per sviluppare un atteggiamento di apertura verso le altre esperienze.

43.Valutazione Attribuire un valore. Ci sono 2 momenti nel processo valutativo: fase istruttoria (raccolta informazioni per farsi un’idea della realtà da valutare) e fase di giudizio (si esprime un valore di giudizio attraverso un determinato codice comunicativo). Aspetti chiave del processo valutativo: Scopi (riguardo ai quali si intravede una duplice logica-> controllo in quanto la valutazione accerta i risultati formativi, e sviluppo che regola e orienta l’azione del soggetto e potenzia il processo formativo e i suoi risultati); Approcci (direzione verso la quale si muovono le forze che promuovono un processo valutativo); Soggetti (responsabili di tale processo-> chi valuta è oggetto di valutazione oppure non è coinvolto). Nell’azione scolastica si valuta: esiti apprendimento degli allievi; l’insegnamento del docente; l'organizzazione del servizio scolastico nelle scuole; il sistema scolastico territoriale. Nel processo di valutazione degli apprendimento è necessaria la rilevazione dei dati attraverso strategie di indagine e osservazione. Il docente che osserva sarà influenzato dalle esperienze passate e dall’idea che si fa di ciascuno, mediante l’interazione con gli alunni. Dopo di che verrà emesso un giudizio, attraverso criteri di giudizio, ovvero l’insieme di valori e l’idea di qualità a cui l’insegnante fa riferimento. I criteri di giudizio rimandano ai traguardi formativi che si sono imposti in fase progettuale. in base alla valutazione si può pensare di regolare e correggere la propria azione didattica. La regolazione mette in evidenza la circolarità tra momento valutativo, momento dell’azione didattica e momento progettuale e segnala che nel processo di valutazione sono inseriti alunno, insegnante e la sua azione. Il processo valutativo quindi fa parte del processo formativo. Funzioni valutazione: Predice-Orienta ( es. test di orientamento scolastico o universitario; prevede le caratteristiche del percorso formativo più adatte al soggetto ); Fa diagnosi ( es. test in entrata; valuta caratteristiche di ingresso di studenti ); Formativa ( da informazioni ad allievo e insegnante su come si sta evolvendo il processo formativo ); Sommativa ( da informazioni sull’esito del processo quando questo si conclude ); Certifica ( attesta il conseguimento di determinati risultati in funzione al successivo inserimento nel mondo del lavoro ). La valutazione deve essere attendibile (corrispondenza tra prestazione rilevata e apprendimento ), valida (costanza nel leggere le prestazioni del soggetto ) e trasparente ( scelte dell’insegnante e giudizi devono essere chiari ).

44.Lezione Termine che rimanda alla modalità di insegnamento tipica delle università medievali dove il docente leggeva, commentava e spiegava un testo alla classe. In didattica ci sono due significati: 1) procedimento verbale dove il docente aiuta gli studenti ad acquisire conoscenza; 2) insieme di attività didattiche diverse, ma coerenti. E’ dunque una tecnica di comunicazione didattica praticata per insegnare informazioni poco accessibili agli studenti, in forma immediata e introduttiva. Oggi, rispetto al passato, a lezione si cerca di favorire la partecipazione attiva e critica della classe. Inoltre l’insegnante deve conoscere i traguardi di apprendimento fissati in base alle esigenze degli allievi. La lezione comprende la presentazione del compito, la spiegazione dello scopo, la presentazione dei fatti, concetti e teorie, e gli aspetti non verbali che devono favorire l’attenzione e la partecipazione. L’apprendimento dipende anche dalla cura e dal modo in cui sono disposti i materiali d’aula e dal clima che si è instaurato in classe. Importante è anche la gestione dei raggruppamenti della classe e la prevenzione dei problemi relazionali. Il docente deve poi curare la

�16 presentazione degli argomenti e deve assicurarsi che tutti abbiano capito, infine deve gestire il modo in cui comunicare con gli studenti, deve infatti esporre domande, usare molti esempi e apprezzare ciò che dicono e fanno gli studenti.

45.Gruppo Parola che richiama etimologicamente il significato di legame, intreccio dove si individuano facilmente forme di insieme piuttosto che singoli fattori. Esso infatti è un insieme di singole cose diverse, ma interdipendenti tra loro. Il termine viene utilizzato dall’età moderna. Kurt Lewin definisce il gruppo non come una mera somma di membri, in quanto ha una struttura propria, un proprio obiettivo e delle relazioni con altri gruppi. Caratteristiche; Unitario (unisce le singole parti e incide su esse); Interdipendenza (forte influenza delle interazioni sui singoli); Dinamicità (continua ricerca di equilibrio, gruppo come totalità dinamica, in pedagogia è un insieme di soggetti che attraverso la presenza di uno o due leader svolgono un’attività comune e hanno interazioni, nell’attività didattica è un contesto, una pratica che genera processi formativi attraverso l’interazione dei membri). In didattica il gruppo è: Contenitore organizzativo ( composto da singoli allievi che devono rapportarsi direttamente con l’azione dell’insegnate-> gruppo classe, cioè dispositivo burocratico affermatosi nella didattica moderna e contemporanea, dove l’intenzione è garantire agli studenti un’eguale progressione, si sottovaluta la forza delle interazioni che se valorizzata farebbe si che l’azione didattica fosse svolta ancora meglio); Spazio vitale (contesto di vita, interazione diviene oggetto di attenzione e promossa perché elemento fondamentale che struttura i processi formativi del singolo, no somma di membri, si intende gruppo formativo, cioè insieme di persone accomunate dalla comune partecipazione ad un percorso formativo in cui si deve promuovere la positività, porre attenzione alle dinamiche permette di riconoscere gruppi di lavoro da gruppi nati intenzionalmente, il gruppo classe deve essere inteso come gruppo formato da un numero ristretto di persone che hanno come obiettivo la formazione culturale, personale e professionale); Strumento ( per favorire ampiezza e qualità dell’apprendimento, cioè che uno impara nel gruppo dipende dalla partecipazione dei membri, nel gruppo si svolgono pratiche diverse che portano alla formazione personale e alla crescita del gruppo stesso). Tipo di relazioni presenti nel gruppo: Competitivo (vedo l’altro come avversario); Individualistico (mi servo dell’altro per raggiungere un mio scopo); Cooperativo (necessito dell’altro per raggiungere scopo comune). In relazione a ciò si rischia da una parte di porre l’attenzione solo sugli obiettivi da raggiungere tralasciando le relazioni e l’unità del gruppo, dall’altra di porre l’attenzione solo sulle relazioni e sull’unità tralasciando gli obiettivi-> sono importanti entrambi, infatti è necessario che i soggetti interagiscano tra loro per raggiungere scopi comuni. Esistono fattori di forza: Forza dello stare insieme (Gruppo come spazio di appartenenza che riduce insicurezza); Forza dell’insegnamento (reciproco, tra pari, messo in evidenza sulla zona di sviluppo prossimale); Forza del conflitto socio- cognitivo (sviluppa maggiore comprensione oggetto apprendimento); Forza della co-costruzione (dei significati attraverso ricerca ed elaborazione comune). Rischio: improvvisazione che porta a una frattura tra membri del gruppo, infatti bisogna seguire indicazioni operative prestabilite per progettare lavori di gruppo, interazioni faccia a faccia e fare gruppi ristretti perché solo così facendo si favorisce una reale collaborazione tra soggetti, una responsabilità persona e un’interdipendenza positiva. Il docente deve quindi possedere competenze organizzative, di animazione e di gestione delle dinamiche tra studenti, con gli studenti e con i colleghi.

46.Pratica E’ : un qualcosa di concreto, frutto dell’esperienza e dell’esercizio, difficile e lunga, ma utile. Si compone di variabili di azione: pedagogiche, di organizzazione e disciplinari. Essa dipende dal contesto in cui si è inseriti. In didattica ci sono diversi tipi di pratica: Pratica didattica (risultato della ricerca di quelle possibilità idonee per l’azione di insegnamento); Pratica educativa (attività coerenti e complesse attuate in un contesto sociale caratterizzato dall’impegno educativo); Pratica insegnante (originalità professionale di una persona); Pratica di lavoro (saper fare in una situazione in cui si punta a realizzare un progetto che interessa relazioni tra persone) ; Pratica riflessiva (riflessione sul fare professionale che genera conoscenza); Pratica magistrale (perfetta combinazione di azioni del docente). Dewey distingue pragmatica (la pratica è il mezzo per ottenere l’utile) e pragmatismo (la pratica è il luogo di esercizio e di formazione del pensiero). Wittgenstein pensa alla pratica in relazione a

�17 gioco linguistico e contesto d’uso: il significato delle parole dipende dal contesto in cui si è inseriti. Bourdieu sviluppa l’idea di conoscenza pratica immagazzinata attraverso un habitus. La didattica studia 3 dimensioni della pratica: studio della conoscenza; studio dei mediatori di apprendimento dalla e attraverso la pratica; individuazione di dispositivi che analizzano le pratiche utili per formare un insegnante e per la ricerca didattica. Apprendimento delle pratiche tramite: 1) Tirocinio -> Non funge da esperienza lavorativa vera e propria; pratica riflessiva che permette di consolidare le teorie mettendo in pratica quanto appreso; momento di verifica delle scelte personali; prevede un momento di verifica; con esso si propone un incontro tra le parti coinvolte (ente, studente e uni) aventi tutte uno stesso fine da raggiungere; favorisce le capacità relazionali e sociali dello studente; efficace se c’è progettualità condivisa. 2) Laboratorio -> mette alla prova; le pratiche diventano idee e le conoscenze diventano teorie; gli strumenti sono saper osservare, analizzare, riflettere e giustificare. 3) Mentorato -> mediatore di formazione del lavoro; relazione informale che accompagna gli apprendimenti e un accompagnamento situato, personale e collaborativo. Si basa sulla relazione tra una persona che possiede certe competenze e una che non le possiede ancora, il primo tra questi aiuterà il secondo a formarsi. Alla base deve esserci fiducia.

47.Esercizio Significa pratica concreta ed esercizio metodicamente ripetuto divenuto sforzo per acquisire un’abilità e una competenza. Con l’esercizio si punta alla massima attuazione di tutte le potenzialità della persona e anche la parte innata delle nostre capacità si sviluppa con esercizi adeguati. Per fari si che un esercizio sia pedagogicamente valido il soggetto deve essere consapevole che il compito da svolgere è simile a quelli svolti in precedenza, deve solo riconoscere la tipologia di esercizio e individuare le strategia più adatte per svolgerlo. Deve anche essere in grado di comprendere gli aspetti salienti degli stimoli da elaborare e il lavoro mentale da svolgere. A seconda che ci sia un’attività di apprendimento, consolidamento o verifica di ciò che si è appreso, l’esercizio consiste in una serie di azioni volte al raggiungimento di un obiettivo. -Inizio attività didattica formativa: si deve offrire allo studente la possibilità di studiare una situazione problematica dopo di che si progetta l’intervento educativo adeguato alle esigenze dello studente -Durante: replica con modalità differenti di un segmento del percorso di apprendimento concluso, dopo la verifica si propone il segmento successivo -Fine: si valuta la qualità del processo formativo svolto partendo da un opera dello studente che deve utilizzare le abilità e conoscenze acquisite. Gli esseri umani hanno in se molte potenzialità che se vengono esercitate diventano disposizioni stabili della persona, così tali abilità divengono abilità pratiche consolidate e unite a un patrimonio conoscitivo congruente diventano competenze. Spesso erroneamente per formare competenze si chiede allo studente di esercitarsi nelle singole abilità che compongono la competenza, ma così egli non avrà ben chiaro l’obiettivo da raggiungere e di conseguenza non capirà il senso. E’ quindi necessario presentare all’alunno una situazione problematica generale che non è in grado di risolvere in quanto non ha le competenze per farlo, ma che d’altra parte gli permetta di avere chiaro l’obiettivo e capire quindi il senso dei singoli esercizi da svolgere. Per esercitarsi nei libri sono presenti dei mezzi di verifica da svolgere individualmente o in gruppo come autovalutazione. Invece per valutare le prestazioni esistono diversi modi, ma il più utilizzato consiste nel presentare agli studenti un esercizio strutturato accompagnato da istruzioni prefissate, che sarà simile a quello nel compito. Gli studenti sapranno quindi come prepararsi per il compito e cosa aspettarsi e in questo modo vengono anche spronati a fare del loro meglio. E’ normale però che vengano commessi degli errori: il docente in tal caso potrà soffermarsi su di essi aiutando lo studente a non commetterli in futuro, inoltre il docente potrà mettere insieme tutti gli errori e confrontarsi a riguardo con i colleghi. Gli errori possono essere commessi per: complessità argomento, lacune o difficoltà nella materia o in altre materie connesse, cattive abitudini degli studenti, dai processi cognitivi messi in azione, dalla sbagliata interpretazione del compito ecc..

�18 48. Competenza E’ competente chi risolve un problema, compito, progetto mobilitando tutte le proprie componenti, valorizzando la collaborazione con gli altri e tenendo conto del parere di chi è più esperto e competente di lui. Quindi è chi sa agire consapevolmente, in maniera autonoma e responsabile, per fare del bene per sé e per gli altri. Modelli epistemologici: Comportamentista-> Si acquisisce qualcosa se si segue fedelmente il percorso di scomposizione dell’oggetto da apprendere. Raggiungimento scopo è operazionalizzato. Competente è chi ha acquisito comportamenti misurabili, osservabili e ritenuti validi per la soluzione di problemi. Cognitivo costruttivista-> Chomsky ritiene che ci sono strutture linguistiche innate che generano e producono un numero infinito di frasi, vede la mente come un luogo in cui si costruisce la conoscenza e avviene la modellizzazione cognitiva delle diverse attività mentali infine si deve prestare attenzione ai processi sottesi alle componenti dell’agire competente che non si possono osservare direttamente. Piaget afferma la presenza di uno schema operatorio, e ritiene che lo schema mentale che da continuità alla competenza di un soggetto sia stabile. La Ricerca Francofona afferma che le competenze si sviluppino da esperienza e conoscenze, in base a motivazione, impegno personale, risorse interne ed esterne, infine vede il soggetto non come somma dei suoi processi cognitivi e metacognitivi, ma come il risultato di questi unito a dimensioni affettive e volitive, come aspirazioni, motivazioni, significati e valori. Personalista-> Apprendimento interno a soggetto, oggetto culturale come strumento che favorisce la competenza del soggetto, competenza come buona capacità potenziale di compiere al meglio possibile ciò che effettivamente si è capaci di fare, pensare e agire di fronte ai problemi. In didattica: Competenza nei processi di programmazione, progettazione, esecuzione e valutazione.

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