Riassunti Storia della Chiesa, Schemi riassuntivi di Storia Dei Rapporti Tra Stato E Chiesa. Universita degli Studi Roma Tre
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Riassunti Storia della Chiesa, Schemi riassuntivi di Storia Dei Rapporti Tra Stato E Chiesa. Universita degli Studi Roma Tre

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Riassunti Storia della Chiesa.
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Esame di “Storia della Chiesa” - Professoressa Lupi

LINEAMENTI DI STORIA DELLA CHIESA IN ETA’ MODERNA

CONCETTI GENERALI

Concetto di Chiesa: il termine Chiesa viene dalla parola ebraica “QAHAL”, usata nell’antico testamento per indicare l’assemblea del popolo, del popolo che si riunisce per i riti, per pregare. E’ una riunione non spontanea ma convocata. Viene tradotta con la parola Ecclesìa.

Ecclesìa: usato nella Bibbia tradotta, e viene da un verbo greco che significa “chiamare”, che sottolinea l’aspetto della riunione convocata. E’ stato tradotto in latino in Ecclèsia.

Ecclèsia: per poi passare alle lingue moderne a. Chiesa con significato di “edificio” e di “istituzione. b. Church, Kirche, con significato di “edificio”, cioè di “casa del signore”.

SIGNIFICATI

a. Matteo (16,18): “edificherò la mia Chiesa” in senso metaforico, simbolico, di creazione della comunità.

b. 1° lettera Corinzi (1,2): “Chiesa in Corinto”, ma non come edificio, le chiese-edificio ancora non c’erano.

c. Apocalisse (1,4): vengono citate 7 chiese che sono in Asia minore, intese come le 7 comunità cristiane.

PERIODIZZAZIONE

L’età moderna inizia:

a. 1313: morte di Enrico VII, ultimo imperatore che è uscito dai confini della Germania tenendo in piedi il Sacro Romano Impero. Fine universalismo impero.

b. 1453: caduta di Costantinopoli e spinta alle esplorazioni.

c. 1492: scoperta dell’America.

DATE DI ROTTURA DELLA CHIESA

a. 1309: il papa decide di stare stabilmente ad Avignone (già ci stava dal 1305) b. 1378: inizio dello scisma d’Occidente c. 1517: rottura religiosa di Martin Lutero, Protestantesimo

cartina: l’Europa politica all’inizio del XIV secolo.

I CAMBIAMENTI TRA 1300 E 1400

CARATTERISTICHE SIGNIFICATIVE DEL MEDIOEVO

Ci sono due reggenti: il papa e l’imperatore. L a società è omogenea culturalmente: la cultura è infatti molto legata alla religione, ed il potere è fondato su una base teocratica. Papa e imperatore hanno fini ultraterreni, uno dal temporale allo spirituale, uno dallo spirituale al temporale.

Esempio di ciò è Bonifacio VIII che fa una bolla chiamata “Unam Sanctam” (1302), in cui rende l’idea del potere medioevale:

a. esiste una ed una sola Chiesa Cattolica, e deve avere un solo capo (come nella metafora di un solo corpo ed una sola testa)

b. ci sono due spade: una è spirituale, una temporale. Ambedue hanno vocazione ecclesiastica, ma una è impugnata dalla chiesa, ed una per la chiesa (da parte dei sovrani). Il potere spirituale è quindi superiore a quello temporale, e se il papa vuole indire una crociata, i sovrani dovranno rispondere alla chiamata

C’è quindi una stretta unione tra i due poteri durante il Medioevo, la società è quindi omogenea in quanto legata a valori comuni, cristiani: questa teoria è stata comunque attaccata ripetutamente, in quanto la società nel Medioevo è spesso considerata non molto cristiana: i conquistati venivano costretti a convertirsi, rimangono moltissime credenze precristiane, ed anche le strutture e il personale ecclesiastico non erano molto preparati e sufficienti; inoltre, le minoranze venivano represse per mantenere omogeneità culturale.

CAMBIAMENTI POLITICI

Tre tipi di cambiamento:

1. Formazione di monarchie nazionali che accentrano il potere, e questo avrà dei risvolti importanti. Una di queste è la Spagna, mentre l’Italia è molto frammentata.

2. Forte espansione degli ottomani, che dilagano nei Balcani e sulle coste del nord Africa (dando via alle guerre corsare).

3. “Bolla d’oro” (1356): Carlo IV decide che l’imperatore sarà scelto dai sette grandi elettori: quattro principi (Re di Boemia, il Duca di Sassonia, il Margravio del Brandeburgo ed il Conte del Palatinato), e tre membri ecclesiastici (Arcivescovi di Colonia, Magonza e Treviri). Non è più il papa che decide.

CAMBIAMENTI CULTURALI

Fiorire della cultura e riscoperta dei classici, e soprattutto di quelli greci. Apertura ad un mondo culturale non religioso, si va verso uno spirito laico. Periodo chiamato Umanesimo, con l’uomo al centro del mondo che si sgancia dal fine della salvezza ultima dell’uomo. Le persone restano cristiane, ma cambia il modo di vedere, si parla di autonomia, che viene applicata anche alla politica.

Marsilio da Padova (esponente dell’Umanesimo) scrive, nel 1324, il “Defensor Pacis”: sposa l’elemento dell’ autonomia politica e dei concili come superiori al papa, e cioè che solo tutti i vescovi del mondo (tramite concilio) possono scomunicare un imperatore, e non il papa da solo, e possono anche porre sotto interdetto un territorio (cioè vietano le prerogative religiose ad una città o una provincia). Quindi ogni luogo e ogni regno deve avere una propria autonomia, che va oltre il potere spirituale, si deve staccare dal lato spirituale. Con Marsilio si va quindi, anche oltre all’idea papale del rapporto tra i due poteri (spirituale e temporale).

Quindi c’è una nascita dello spirito laico e dell’umanesimo. Crisi della cultura dominante, della cultura scolastica propria del 1300.

CAMBIAMENTI RELIGIOSI

Si perde il rapporto papa-imperatore che incideva sulla vita di tutta Europa in bene e in male, si entra in contatto con altri interlocutori, come con i capi delle varie monarchie.

Un esempio eclatante è il seguente: di solito il clero mandava tasse a Roma, Filippo IV di Francia detto “il Bello” vieta di mandare le tasse a Roma da parte del clero francese, e impone lui stesso le proprie tasse al clero. Nel 1303 episodio dello “schiaffo di Anagni”, per cui l’inviato del re francese, Sciarra Colonna, avrebbe dato uno schiaffo al papa Bonifacio VIII. Lo stesso papa, con la bolla “Unam Sanctam”, aveva riaffermato un anno prima la supremazia del potere spirituale.

Dopo questo episodio, e la morte di Bonifacio VIII (avvenuta due settimane dopo l’episodio dello schiaffo), i papi perderanno progressivamente potere, e il potere spirituale sarà sempre meno importante. Addirittura, Clemente V (due papi dopo Bonifacio VIII) si trasferirà ad Avignone (sotto l’influenza del re di Francia). Abbandono dello Stato della Chiesa, e poi il papa aumenta le tasse finendo per guadagnarsi la fama di “mangiasoldi”, il tutto per finanziare la curia avignonese.

IL PERIODO AVIGNONESE

Nel 1305 viene eletto Clemente V, il vescovo francese di Bordeaux, che si insedia ad Avignone, e nel 1309 decide che è la nuova dimora papale: cattività avignonese. Ludovico il Bavaro (S.R.I.) viene a Roma e nomina un antipapa per ristabilire l’ordine nello Stato della Chiesa, ma non ha effetto: c’è una lotta tra le famiglie romane per il potere.

Sempre sotto Clemente V si ha il Concilio di Vienne (1311), che abolisce l’ordine dei Templari e fa in modo che la Chiesa intaschi tutti i loro beni (qui forse c’è l’influenza del re di Francia, sempre Filippo IV, notoriamente contro i templari).

Questo è quindi un periodo di decadenza della Chiesa, che veniva seguita poco al di fuori della

Francia proprio per l’alto tasso di fiscalismo. Inoltre c’era una corsa alle nomine ecclesiastiche che crea numerosi nemici alla nuova sede papale, e anche in questo caso per avidità e soldi: infatti, quando veniva nominato un vescovo, questo entrava in possesso di tutti i beni legati alla carica, e chi nominava cercava quindi di assicurarsi le rendite del primo anno, cioè le annate, o tutte le rendite se la carica era vacante. SCISMA D’OCCIDENTE E IL TEORIA CONCILIARISTA

Dopo 70 anni, nel 1377, papa Gregorio XI trasferisce la sede nuovamente a Roma, sotto la spinta di numerosi personaggi che erano andati ad Avignone per chiedergli di tornare, tra cui Caterina da Siena. Però Gregorio XI muore l’anno seguente: ci si aspetta un papa italiano per mantenere il papato a Roma, il conclave si riunisce senza aspettare i cardinali francesi (che erano molti visti i 70 anni di cattività avignonese) e nominò ovviamente un papa italiano, Urbano VI.

I francesi si arrabbiano quindi in quanto non erano stati aspettati e perché la scelta del papa era stata influenzata dal popolo romano, e si riuniscono in un nuovo conclave a Fondi, ed elessero un papa francese, Clemente VII, che si stabilisce ad Avignone. Nessuno dei due papi accetta però di fare un concilio risolutore, si considerano entrambi i papi legittimi, e non risolvono questo pasticcio.

Si ha quindi lo Scisma d’Occidente: “divisione interna che non comporta una divisione dottrinale ma disciplinare(ovvero cambia colui che da ordini, da chi si dipende).

Entrano in campo giuristi e teologi che elaborano la teoria conciliarista: per risolvere questo problema c’è bisogno di “un concilio o dell’intervento dell’autorità civile, le uniche due cose al di sopra del papa”. Ora si poneva il problema di giustificare da un punto di vista teorico l’intervento del concilio o dell’autorità civile, e cioè giustificare la cacciata di uno o dell’altro papa. Si fanno tanti tentativi di convocare un concilio ma invano, in quanto il papa dovrebbe convocarlo, ma ora sono due.

Ad un certo punto un gruppo di cardinali prende l’iniziativa e convoca il Concilio di Pisa (1409): riscuote molto successo, 100 vescovi partecipano e si staccano dall’obbedienza precedente, eleggendo un terzo papa che doveva in teoria sostituire i due precedenti e considerati illegittimi (in quel momento erano Benedetto XIII ad Avignone, Gregorio XII a Roma): il papa eletto era Alessandro V, che muore l’anno seguente. Resta il fatto che, dal 1409, abbiamo tre papi contemporaneamente. Viene eletto il successore che è Giovanni XXIII, che era italiano (napoletano).

CONCILIO DI COSTANZA

A questo punto si muove l’imperatore Sigismondo (S.R.I.) che, con l’appoggio di Giovanni XIII, convoca il Concilio di Costanza (1414-1418): Giovanni XIII era infatti convinto che, in caso di concilio, sarebbe stato rieletto papa; durante il concilio, Giovanni XXIII capisce invece che non sarebbe stato rieletto e fugge su un asinello.

Comunque, parteciparono più di 200 vescovi di tutte e tre le obbedienze (Avignone, Pisa, Roma); non vennero deposti subito i tre papi, ma prima decisero quella che sarebbe dovuta essere la riforma della Chiesa: affermata “l’autorità del concilio sul papa”. Questa autorità viene affermata nel decreto che prende il nome di Haec Sancta (1415): “il concilio riforma ed unisce la Chiesa cattolica, ed ha il potere di decidere anche sul papa”. La giustificazione è che il concilio riceve il proprio potere direttamente da Cristo.

Dopo questa premessa, il concilio depone poi tutti e tre i papi e si potè procedere quindi alla nomina del nuovo papa, visto che tutti i vescovi sono presenti: vengono date le norme di elezione e viene posto il Decreto Frequens, per cui il nuovo papa si doveva impegnare a convocare concili frequenti (il primo dopo 5 anni dalla chiusura del concilio di Costanza, il secondo dopo 7 e poi di decennio in decennio).

Nel 1917 viene finalmente eletto il papa (italiano), Martino V, e l’anno seguente si chiude il concilio.

CONCILIO DI BASILEA-FERRARA-FIRENZE

Martino V si impegna a convocare il concilio come voleva il decreto, e nel 1923 tenta di organizzare il Concilio di Pavia-Siena, ma quasi nessuno aderisce a questa iniziativa, resta senza successo. Il vero e proprio successo si ha invece quando viene convocato il Concilio di Basilea (1431), da parte del nuovo papa, Eugenio IV, in cui viene riproposta la teoria conciliarista.

L’imperatore d’Oriente voleva unire la Chiesa d’Occidente (Latina) con quella d’Oriente (Greca), in quanto tallonato dall’impero Ottomano che, tra l’altro, metteva sotto assedio Costantinopoli. Eugenio IV, d’accordo con questa idea, volle spostare il concilio da Basilea in quanto troppo distante rispetto all’Oriente, e si spostò insieme ad alcuni vescovi a Ferrara. I vescovi rimasti a Basilea si oppongono a questa scelta e alla possibilità di unirsi alla chiesa d’Oriente e depongono Eugenio IV, eleggendo un antipapa, Felice V. A Basilea rimangono sì molti vescovi, ma perderanno via via alleati, e insieme all’antipapa capiscono di aver perso e Felice V abdica nel 1438.

Il Concilio, intanto, si sposta di nuovo da Ferrara a Firenze per motivi organizzativi e per la peste, e con il Decreto Laetentur vengono unite la Chiesa d’Oriente con quella di Occidente, per cui il patriarca di Costantinopoli ora è secondo al papa. Questa unione avviene nonostante ci fossero presenti differenze dottrinali: questione sul “filioque”, che per i:

a. latini: vuol dire “dal padre e dal figlio” b. greci: vuol dire “dal padre attraverso il figlio”

La teoria conciliarista è meno forte, ma permane. Questa unione con la Chiesa d’Oriente permette a molti dotti greci di venire in Italia, e quindi di riscoprire i testi greci e la letteratura greca: grande evento dal punto di vista culturale.

IL PAPATO RINASCIMENTALE E LA DECADENZA DELLA DISCIPLINA ECCLESIASTICA

Da quando il Papato era tornato Roma, aveva tentato di riprendere la propria autorevolezza. Nel 1459 papa Pio II emana la “bolla Execrabilis”, che va contro chi si appella al concilio: viene quindi perseguita e riproposta la teoria conciliarista. Vengono condannati i ricorsi in appello: nonostante il papa si senta più forte, i dubbi sulla sua autorevolezza restano comunque molti.

La decadenza del Papato è dovuta anche alla crescita degli Stati monarchici, soprattutto in ambito di potere, e che riuscivano a controllare meglio le Chiese all’interno del proprio territorio.

a. “Prammatica Sanzione” (1438): re Carlo VII (Francia) ottiene delle prerogative sulla

Chiesa e sul clero del proprio Paese, diminuisce il potere papale all’interno della Francia.

b. “Exigit Sincerae Devotionis” (1478): Ferdinando e Isabella (Spagna) ottengono da papa Sisto IV questa bolla, con la quale potevano ricorrere a metodi coercitivi contro coloro che continuavano a praticare, in Spagna, la loro religione iniziale sebbene si fossero convertiti. Viene quindi concesso alla Spagna una inquisizione particolare, chiamata inquisizione spagnola, che è sotto la guida di vescovi scelti dal sovrano (e non dal papa). Serve per perseguitare i falsi cristiani (marrani).

Decadenza papale dipende anche dagli stessi papi, che erano più signori rinascimentali che pastori spirituali. Questa deviazione dalla missione papale inizia soprattutto con Pio II, resosi noto non tanto per motivi religiosi, quanto per aver trasformato Firenze da un piccolo villaggio in un centro rinascimentale. Già il predecessore di Pio II, Nicolò V, (1477-1455) si era interessato alla cultura fondando la Biblioteca vaticana. Altri motivi di decadenza stanno nel fatto che alcuni papi, per consolidare la propria posizione, scendono addirittura in guerra (come nell’ “assedio della Mirandola”, guidato da papa Giulio II). O ancora sono protagonisti di atti di nepotismo, in quanto favoriscono i propri figli e parenti. Sembra addirittura che papa Alessandro VI sia stato eletto per simonia (si è comprato la carica). Inoltre il Papato è afflitto da notevole corruzione, eccessivo fiscalismo per mantenere la corte papale. I vescovi avevano più diocesi e non vi erano mai presenti fisicamente.

Anche lo basso clero lasciato a se stesso, viene lasciato a se stesso, in quanto come detto i vescovi sono nelle corti e non sul territorio. Il clero è quasi totalmente ignorante, la sua formazione è pessima, e ovviamente questo si ripercuoteva nella diffusione della dottrina cattolica alla popolazione. Ma anche lo stesso basso clero non aveva comportamenti idilliaci, spesso avevano figli (illegittimi). Inoltre erano poveri, e dovevano accompagnare la loro carica allo svolgimento di altri mestieri, anche poco consoni con la religione.

In questo clima di precarietà e paura, si innesca la caccia alle streghe: si cerca di trovare una capro espiatorio, venivano accusate queste donne per atteggiamenti considerati stregoneschi (fenomeno prevalentemente nordico, tedesco).

Anche gli ordini religiosi non erano esempi di virtù, ed erano ovunque in grave difficoltà:

1. ordini monastici (ex: benedettini): legati alla struttura feudale dell’abbazia, in crisi per una cattiva gestione ed amministrazione.

2. ordini mendicanti (ex: domenicani): c’erano troppi ordini mendicanti, e la regola fondante era seguita poco.

3. ordini femminili (ex: monache di clausura): in crisi in quanto poco seri, le suore escono e fanno come pare a loro, i monasteri femminili diventano dei salotti, e questo succede anche a causa delle monacazioni forzate.

Questa situazione generale si può tradurre con l’immagine della nave della Chiesa: affonda, il papa è già sott’acqua, ed è Cristo che tiene a galla la nave.

TENTATIVI DI RIFORMA DELLA CHIESA TRA 1300 E 1400

Slanci di vitalità religiosa: non è tutta corruzione, il Papato non è totalmente negativo:

a. Brigida di Svezia: vita ascetica, forte spiritualità e voleva che il papa tornasse a Roma. b. Francesca Romana: nuovo tipo di spiritualità femminile legata all’aiuto dei bisognosi. c. Caterina da Siena: anche lei fuori dai monasteri, aiuto ai bisognosi.

Si vaglia una riforma della Chiesa, tanto che si inizia a parlarne anche nei vari concili, si chiede al papa una riforma:

a. concilio di Costanza, in cui si chiede una riforma “in capite” ma non se ne fa nulla (Martino V non attua la riforma).

b. Concilio di Basilea: si riprende il discorso, sempre con l’idea del concilio come superiore al papa. Ma anche qui le proposte vengono ignorate totalmente, evidentemente a volere le riforme erano pochi.

Quello che avrà successo non saranno concili generali, ma piccoli tentativi locali di persone che avevano potere locale, che non vogliono una riforma generale ma sul territorio:

a. Antonino Pierozzi: arcivescovo di Firenze, ha tentato di attuare una riforma interna alla sua diocesi, di modificare il clero della propria diocesi.

b. Francisco Jimenez de Cisneros: francescano osservante che divenne vescovo di Toledo e confessore della regina Isabella. Quando questa è morta, è stato nominato reggente temporaneo. Ha fondato l’università di Alcalà de Heranes, con l’intento di riunire la cultura spagnola, diffondere la scrittura e la lettura della Bibbia (complutense, cioè multilingua). La cultura dev’essere fondata sulla lettura della Bibbia, e il clero deve spiegare e non solo leggere il vangelo al popolo. Poi c’è l’idea di un controllo della diocesi, di regolazione del clero della propria diocesi.

c. Gian Matteo Giberti: diventato prototipo del vescovo come sarà designato dal concilio di Trento. Vescovo di Verona, Giberti teneva un comportamento sobrio, consono, di predicazione e senza reati.

Anche altri gruppi ecclesiastici e prelati sentono l’esigenza di creare collegi e scuole per la formazione del clero che, come detto, è spesso ignorante. I collegi già esistevano, ma non erano appositi solo per il clero. Uno dei primi collegi a nascere è il “collegio di Capranica” (1457). Nonostante questi tentativi, non siamo ancora ad una istruzione obbligatoria, ma scaturisce solo da iniziative personali e localizzate.

Anche gli ordini religiosi sono totalmente ignoranti: in questo periodo però molti gruppi tornano a vivere la regola con rispetto, come la regola fondante dell’ordine, cioè sono osservanti:

a. ordini monastici: gruppi si riuniscono in monasteri per rispettare ed osservare la regola, ma non tutti si adeguano.

b. ordini mendicanti: ritorno alla regola, spirito di osservanza; i francescani che tornano alle umili origini di S. Francesco: i casi più famosi sono quelli di Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Giacomo della Marca (predicatori); ma anche gruppi di domenicani si riuniscono per cercare di osservare con rigore la regola.

NUOVA SPIRITUALITA’: L’UMANESIMO CRISTIANO

Da questo periodo, come visto sopra, c’è quindi una nuova spiritualità, che fa tesoro della riscoperta dell’uomo, “non si guardava più solo all’aldilà ma anche alle capacità dell’uomo nella terra”, si vive bene e cristianamente sulla terra. Vita cristiana e terrena come dono fatto da Dio. Bisogna vivere una vita semplice dedicandosi allo studio, alla cultura, senza prediche religiose esterne ma approfondendo l’interiorità: rapporto interno con Dio, non c’è bisogno di manifestazioni come le autoflagellazioni.

Questa nuova spiritualità prende il nome di Devotio Moderna (“devozione moderna”): i maggiori esponenti sono i

1. “Fratelli e Sorelle della vita comune”: comunità delle Fiandre che lavorava, fondava scuole, predicava, leggeva la Bibbia, valorizzava l’umanità di Cristo.

2. “Confraternita del Divino Amore”: fondata a Genova (laica), o quella fondata a Roma nel 1517. Anche in questo caso si esalta l’interiorità spirituale, il rapporto con Dio, senza troppe manifestazioni esterne. Allo stesso tempo amore per il prossimo, tanto che costruirono un ospedale (S. Giacomo, nel 1500, cioè durante le sanguinose guerre d’Italia). Nonostante fosse fondata dai laici, entrarono nella confraternita tantissimi ecclesiastici.

3. “S.Girolamo della carità”: fondata sempre a Roma dalla Confraternita del divino amore. Tra i suoi fondatori figurano Gaetano Thiene e Giampiero Carafa.

Questa nuova spiritualità: “cultura laica + cattolicesimo” è anche definita come “Umanesimo Cristiano”. Il nuovo intellettuale dell’ umanesimo cristiano vuole una vita religiosa semplice, senza manifestazioni esterne. Questi umanisti cristiani sensibili alla nuova spiritualità, sintesi della cultura laica e del cattolicesimo, apprezzano Dio perché li ha donati alla vita terrena. Umanesimo Cristiano prende anche il nome di Evangelismo proprio per la sua ripresa diretta del Vangelo.

Sebbene Thomas More rispecchi questo pensiero nel libro “Utopia”, il più famoso esponente è comunque Erasmo da Rotterdam, che ha scritto l’”Elogio alla Follia”, una satira contro la classe politica del tempo, e ha tradotto dal greco il “Nuovo Testamento” (1516) in quanto insoddisfatto della traduzione in circolazione. Lui sposa quella spiritualità semplice tipica della “Devotio Moderna”, scrive anche libri per i laici perché essi possano mettere in atto le virtù, in quanto “anche i laici devono leggere la sacra scrittura”.

Da questo filone nasceranno delle posizioni che saranno considerate delle eresie, cioè dei gruppi che nascono in varie parti dell’Europa: tra questi figurano i “Fratelli del Libero Spirito”, che pensano che della spiritualità interna possono fare quello che vogliono, in quanto direttamente illuminati da Dio, e non sbagliano mai. Vogliono il libero arbitrio, non vogliono regole né riforme. Tra questi abbiamo:

a. John Wycliff: parroco di Oxford che critica abusi, immoralità, ricchezza del clero ed ha sfiducia nelle istituzioni scolastiche, in quanto il rapporto con Dio è diretto. Non esiste quindi la transustanziazione, che invece dice che durante l’Eucarestia il pane e il vino diventano corpo e sangue di Cristo. “L’unica Chiesa è quindi quella invisibile dentro di noi”. Condannato al concilio di Costanza, dopo la sua morte, per la sua idea sulla transustanziazione.

b. Jan Hus: sicuramente influenzato da Wycliff, con cui condivide le teorie, tranne che per il fatto che Hus credeva nella transustanziazione (nel pane e nel vino c’è davvero corpo e

sangue di Cristo), e per questo i seguaci di Hus venivano chiamati utraquisti.Crede poi nell’”Eucarestia frequente”. A differenza di Wycliff, Hus viene condannato al concilio di Costanza, ma in vita, e finisce quindi sul rogo nel 1415.

c. Girolamo Savonarola: abitava nel convento di San Marco (Firenze) ed era un domenicano osservante, cioè tornato alla regola di S. Domenico. Usando toni apocalittici, cercava di convertire le persone e criticava il papa Alessandro VI con l’accusa di simonia. Dopo la caduta dei Medici, si cimenta nella politica, con idee molto rigide (capo della Repubblica di Firenze). Firenze, però, aveva paura dell’interdetto da parte del papa, in quanto il suo capo, Savonarola, era contro il papa. I fiorentini lo gettano al rogo nel 1498.

LA RIFORMA PROTESTANTE: ORIGINI E CAUSE

In Germania c’era un particolare disagio che ci fa capire perché determinate idee attecchiscono, c’era malcontento:

a. contro l’imperatore del S.R.I., quando muore Massimiliano d’Asburgo e sale al trono Carlo V (delle fiandre e mezzo spagnolo).

b. contro il Papato di Roma, che tendeva a prendere le nomine impoverendo di conseguenza la Chiesa tedesca.

Perché scoppia la Riforma Protestante?

1. Teoria classica: sposata anche dal papa del tempo, per cui il comportamento cattivo del clero e del papa aveva causato la riforma.

2. Teoria dottrinale: sposata sia da protestanti che da cattolici, per cui Lutero non era stato sconfessato per una causa disciplinare (come la teoria classica voleva), ma dottrinale.

3. Teoria Marxista: Lutero ha saputo raccogliere il malcontento economico e sociale, e quindi né religioso né politico.

Perché ha successo la Riforma Protestante?

a. Conflittualità interna di cui si occupa l’imperatore (per la successione) b. Papato e Impero non amici (il papa era dei Medici, e quindi alleato della Franca) c. Turchi alle porte.

MARTIN LUTERO E I CAPISALDI DELLA SUA DOTTRINA

Nasce nel 1483 nella Sassonia e studia diritto e filosofia, entra a 22 anni nel Convento Agostiniano osservante di Erfurt (1505), ma poi si dedica a studi teologi nell’università di Wittenberg.

Esperienza della Torre: alla fine del 1414, mentre si trova in una torre ad analizzare e commentare il primo capitolo della “Lettera ai Romani”, si rende conto che prima si intendeva la “giustizia di Dio” come se Dio fosse spinto a punire i peccatori (giustizia attiva), tanto è vero che lo stesso

Lutero si sentiva sempre colpevole e peccatore. Piano piano comincia però a comprendere che la giustizia divina “non è la giustizia attiva” che punisce sempre i peccatori, ma è un “dono di Dio agli uomini se questi hanno fede”, e quindi non è negativa. In pratica, Dio giustifica sempre se si ha fede, c’è la cosiddetta “Giustificazione per Fede”.

Esistono quattro capisaldi dei riformatori:

1. Sola Scriptura: la parola di Dio è contenuta solo nella Scrittura (Antico e Nuovo Testamento). Tutto quello che è interpretazione, la tradizione, non sono rivelazione.

2. Sola Gratia: è solo Dio che giustifica l’uomo, senza meriti da parte dell’uomo, la grazia viene concessa gratuitamente se l’uomo ha fede.

3. Sola Fides: l’uomo vive di sola fede, ed è per questa che ottiene la grazia. Non ci sono meriti, ma comunque deve fare delle opere buone: non sono le opere buone a fare l’uomo, ma è l’uomo buono che farà le opere buone perché è buono. Se uno non è buono non potrà fare opere buone.

4. Solus Christus: su di Cristo si basa tutto, l’uomo entra in contatto con Dio solo attraverso Cristo, non attraverso mediazioni, non attraverso la Chiesa e le istituzioni (e quindi non attraverso il clero, sacerdoti e vescovi).

Le conseguenze del quarto caposaldo sono due:

a. la Bibbia verrà letta da tutti senza la mediazione delle istituzioni b. accettati solo i sacramenti che sono espressamente citati nel vangelo: battesimo ed

eucarestia.

Inoltre:

a. I sacramenti verranno esercitati solo da colui che è abilitato alla pratica, scelto all’interno della comunità.

b. Eucarestia: Lutero era sostenitore della “Consustanziazione”, per cui pane e vino non diventano corpo e sangue di Cristo come nella transustanziazione, ma coesistono con essi: mantengono cioè la propria natura ma allo stesso tempo divengono corpo e sangue di Cristo. La messa è praticamente una memoria, ma non un sacrificio.

c. Mantiene comunque il sacramento della confessione, che è un modo di sottomissione a Dio, ma questo sacramento scompare comunque dopo 100 anni nel Luteranesimo.

LA DIFFUSIONE DELLA DOTTRINA LUTERANA

La causa occasionale è il tema delle Indulgenze: nel 1517 papa Leone X per finanziare la

costruzione della basilica di S.Pietro decide di dare “l’indulgenza a chi faceva offerte”. In Germania questa vicenda si lega ad Alberto di Brandeburgo, arcivescovo anche di Magdeburgo, e voleva anche la diocesi di Magonza, in quanto chi l’avesse posseduta, avrebbe potuto anche eleggere l’imperatore (come voleva la bolla d’oro del 1356), ed ovviamente perché le cariche davano rendite.

Per comprarla doveva pagare la “bolla di nomina” a Roma, ma non aveva soldi e chiede i prestiti alla famiglia Fugger, che gli presta la somma. Per ripagare i Fugger, “ottiene da Roma di trattenere metà delle offerte per le indulgenze che sarebbero arrivate da Brandeburgo”. In Sassonia il principe vieta di raccogliere le offerte per S.Pietro in cambio delle indulgenze, in pratica “non vuole la predica delle indulgenze”. I cittadini sassoni, invece, volevano le indulgenze per aver salva l’anima, e si spostano a Brandeburgo.

L’indulgenza è uno strumento che viene inventato nel medioevo con le crociate, e serviva a rimettere la pena canonica, e non la colpa: la colpa viene rimessa dalla confessione, mentre l’indulgenza è una specie di risarcimento per il male fatto. Si concedeva quindi l’indulgenza se si andava in crociata, faceva saltare dal purgatorio al paradiso.

Ad un certo punto della storia, le indulgenze furono aperte anche ai defunti, cioè con le offerte si faceva in modo che l’anima del defunto volasse dal purgatorio al paradiso. Famosa frase del frate domenicano brandeburghese Johannes Tetzel: “Quando le monete finiscono nella cassetta, l’anima vola in paradiso”.

LE TESI LUTERANE

Quando Lutero elabora le 95 tesi, le manda ad Alberto di Brandeburgo, il 31 ottobre 1517. Le manda poi ad alcuni teologhi e queste cominciano a circolare, a cominciano anche delle dispute pubbliche tra Lutero ed altri teologhi, come con l’arcivescovo di Gaeta ad Augusta.

Le tesi affermavano che le indulgenze hanno valore solo per pena inflitta dal papa, non per pene spirituali, quindi non si possono applicare nemmeno ai defunti. Non bisogna quindi cercare scorciatoie per fare penitenza. Viene criticato l’inganno che il Papato fa al popolo, non si possono rimettere le pene spirituali, in quanto “ogni cristiano realmente credente ha la remissione in ogni caso”. Bolla Exsurge Domine: bolla del papa Leone X nel 1520, in cui sono elencati una serie di errori commessi da Lutero, in quanto non sono solo le tesi che hanno portato a questa censura. In questa bolla vengono condannati gli errori di Lutero, considerati eretici e in contraddizione con la Chiesa Cattolica: non è una bolla di scomunica, ma è una bolla di condanna. Per prassi, si chiede a Lutero di ritrattare, ma lui nel 1520 scrive tre operette dalla successione importante:

1. “Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca” 2. “La libertà del cristiano” 3. “La cattività babilonese della Chiesa”

Lutero quindi brucia la bolla e i libri di diritto canonico nella piazza di Wittemberg nel Gennaio 1521: il papa lo scomunica con la bolla “Decet Romanum Pontificiem”, e questa scomunica doveva essere ratificata con la dieta di Worms (si legge con la V): questa dieta, che riuniva tutti i principi del Sacro Romano Impero, si tiene nel 1521, e Lutero vi partecipò. Lui dice di non volere ritrattare, ma sapeva che dietro le spalle aveva un protettore, il famoso principe Federico III di Sassonia, che fa finta di rapirlo per evitare che venisse arrestato, lo porta nella sua fortezza di Wartburg. Qui Lutero può dedicarsi alla traduzione in tedesco del Nuovo Testamento: non è la

prima traduzione in tedesco dalla vulgata, ma è la prima traduzione in tedesco che viene fatta della versione di Erasmo: viene pubblicata nel 1534, compresa di Antico Testamento, anche se nella fortezza aveva solo tradotto il Nuovo. Lutero uscirà dopo un anno per far ritorno a Wittemberg, ormai conscio che la riforma era diffusa, e quindi senza timore di essere arrestato.

GUERRA DEI CONTADINI

Qui iniziano a dividersi varie anime, la popolazione pensa di potersi ribellare e di poter unire la riforma religiosa ad una riforma sociale: rivolta dei cavalieri (una classe in declino), dei contadini e degli anabattisti. Gli anabattisti erano gruppo radicale che credeva ci dovesse essere consapevolezza della propria vita religiosa, quindi contro il battesimo dei bambini: le persone venivano ribattezzate da grandi. Il capo degli anabattisti era Thomas Muntzer: questo va ad aiutare i contadini nella loro rivolta, nonostante queste classi avessero rivendicazioni sociali più che religiose. Nella battaglia di Frankenhausen (1525), i contadini vengono sconfitti e lo stesso Muntzer viene decapitato. I contadini più famosi erano quelli della foresta nera, che stesero una lista di 12 articoli:

a. rivendicazioni religiose: elezioni popolari dei parroci, predicazione secondo la sacra scrittura

b. rivendicazioni sociali: abolizione schiavitù, caccia e pesca libera, equo contratto con il Signore

Lutero inizialmente era possibilisita, ed infatti i contadini speravano nel suo appoggio: però poi Lutero si dissocia e scrive il libro “Contro le bande brigantesche ed assassine dei contadini” (1525), nel quale incita le autorità a sedare queste rivolte.

LE DIETE E LA PACE DI AUGUSTA

A soli otto anni dalle tesi, già molte città erano pronte ad abbracciare la riforma. Per questo motivo si convocano però delle diete che risultano inefficienti, in quanto indissolubilmente spaccate (sia cattolici che protestanti):

a. Dieta di Spira (1526): rifiuta l’editto di Worms (1521) e concede la libertà di coscienza religiosa a tutti.

b. Dieta di Spira (1529): la seconda, che rimette in auge l’editto di Worms. Quattro principi e 14 città protestano, e per questo vengono chiamati “Protestanti”.

Si tenta di venire ad un accordo e si convoca la Dieta di Augusta (1530): bisogna capire i punti in comune e le divergenze religiose per raggiungere un accordo. Viene presentata la famosa “Confessione di Augusta”, scritta da Melantone (protestante), che voleva trovare un unione tra le parti e aveva cercato di essere moderato nei toni: dall’altra parte non ci si muove da alcuni punti, ed il risultato è che “si scontentano entrambe le parti”. La dieta di Augusta non ebbe così alcun risultato, e causò il rischio di finire ad un conflitto armato per risolvere la questione: principi e città protestanti si unirono nella Lega di Smalcalda (1532).

Nel 1541 i protestanti e i cattolici si riuniscono nella dieta di Ratisbona, ma questo disperato tentativo non ha effetto, gli schieramenti erano troppo distanti. La lega di Smalcalda, contro l’imperatore e i cattolici, aveva lo scopo difensivo, non offensivo, voleva cioè “difendere il proprio credo”. Lo scontro armato avviene più tardi, visto che le armi erano state prese per fronteggiare il

nemico comune, ovvero l’Impero Ottomano. Quando lo scontro tra Carlo V e i protestanti avviene, nel 1547, con la battaglia di Mulbherg, i cattolici escono vincitori. Dopo la vittoria, Carlo V è magnanimo, da concessioni disciplinari ai protestanti, però queste non vennero poi realmente applicate e si ripresero le armi per la battaglia di Innsbruk (1552), in cui l’imperatore perde e i protestanti vincono.

Si convocò una nuova Dieta di Augusta (1555) nella quale si cercò di mettersi d’accordo per assicurare una pace duratura, e la dieta culminò con la Pace di Augusta (25 Settembre 1555): . questa fu un compromesso in quanto i principi tedeschi potevano aderire al cattolicesimo o alla confessione di Augusta (ovvero al luteranesimo), con esclusione delle altre religioni (erano quindi escluse confessioni già in voga, come gli anabattisti, i calvinisti, gli hussiti). Notiamo in questa pace il principio del “cuius regius, eius religio” ovvero di chi è il potere, sua è la religione: i vari principati seguivano cioè la religione del principe, e per i sudditi di diversa religione, era prevista l’emigrazione verso un’altra regione, il cui principe avesse la stessa religione.

Conteneva inoltre due clausole:

a. Reservatum Ecclesiasticum: se un sacerdote o un vescovo si convertiva, doveva lasciare la nomina e le relative rendite.

b. Declaratio Ferdinandei: tutti i beni che erano stati confiscati fino al trattato di Passavia (1552), potevano rimanere in mano a chi se li era presi. Per i beni appropriati dopo il trattato di Passavia, dovevano essere restituiti.

ULRICO ZWINGLI

Quando ci si rende conto che Lutero viene protetto dal principe di Sassonia, si capisce che altre forme di dissenso religioso possono avere una loro diffusione. Nei primi anni ‘20 del 1500, quindi, nascono le prime altre forme di riforma religiosa.

Ulrico Zwingli (si legge con la V), è un parroco della Svizzera tedesca influenzato da Erasmo, soprattutto dal punto di vista del legame forte con la Bibbia, e quindi “predicava il puro vangelo”. Lui, come Lutero, fonda la propria dottrina sui quattro capisaldi (scriptura, gratia, fides, christus), ma aveva molte differenze, come nell’eucarestia. Viene chiamato dalla città di Zurigo, città libera dove c’era un consiglio comunale che aveva deciso di affidargli la riforma della chiesa e della municipalità zurighese secondo i principi del puro vangelo (1518). Lutero riforma il sistema di istruzione, di assistenza ai meno fortunati e soprattutto la liturgia: Zwingli credeva nell’esistenza di due soli sacramenti e credeva, per quanto riguarda l’eucarestia, che “la messa non era un sacrificio come in Lutero, ma è solo simbolica”.

Il consiglio deve decidere se accettare questa riforma, in quanto è il consiglio comunale (politica) che impone la religione, c’è uno stretto legame tra religione e politica.

Lui fu maestro di altri riformatori che poi diffusero la riforma in città vicine, questo era comunque reso possibile dall’apertura mentale delle città (Ecolampadio predica a Basilea).

GIOVANNI CALVINO

Giovanni Calvino nasce nel 1509, una generazione dopo Lutero e Zwingli. Calvino ha una

formazione diversa, non era un ecclesiastico, era un laico francese che aveva studiato filosofia e diritto. Si era avvicinato agli ambienti dell’evangelismo però nel 1534 Francesco I di Francia, spaventato, aveva cominciato a perseguitare i dissidenti religiosi. Calvino si sposta quindi a Ginevra, città non svizzera e non libera dell’impero ma dei Savoia: il consiglio comunale decide però di dichiarare decaduto il governo e caccia il vescovo (che si rifugia ad Annecy) e decide di assumere la riforma. Però Ginevra non aveva un personaggio come Zwingli che mettesse in pratica la riforma, allora accoglie Calvino (1536).

Calvino tenta di plasmare una città-stato fondata sui principi della riforma, proprio come fece Zwingli a Zurigo. Ad un certo punto però Calvino diventa troppo protagonista e il consiglio comunale lo caccia via: Calvino va a Strasburgo, altra città che aveva accolto la riforma e molto aperta. Ginevra, caduta in decadenza, lo richiama però nel 1541: Calvino torna così a dirigere la riforma. Se a Zurigo era il consiglio (politica) che sceglieva su Zwingli (religione), qui a Ginevra succede l’inverno, quando torna Calvino è la religione (Calvino) a decidere sulla politica (consiglio).

Questo controllo della religione sulla politica si legge nell’opera “Le ordinanze ecclesiastiche” (1541): si parla di quattro tipi di uffici che sono basati sulla religione:

1. Anziani, che sono praticamente i sacerdoti, che hanno il compito di controllare la città e la moralità dei cittadini.

2. Pastori, il loro compito consiste nell’annunciare la parola di Dio e avevano quindi compiti di tipo liturgico (predicazione e amministrazione sacramenti).

3. Dottori, erano gli istruiti ed erano preposti all’insegnamento. Proprio secondo la riforma fatta, riformata l’istruzione e viene anche fondata l’ accademia teologica, nella quale vanno a studiare personaggi che vengono da tutta Europa, anche da Paesi in cui la riforma non ha attecchito, e da qui partono per diffondere il calvinismo.  cartina è importante, si vede la sua importanza.

4. Diaconi: significano “servitori”, si dovevano occupare di soccorrere i meno abbienti e meno fortunati, preposti all’assistenza.

Anche lui fonda la propria dottrina sui quattro capisaldi dei riformatori (scriptura, gratia, fides, christus) però anche lui con molte differenze: questione della giustificazione per fede: Calvino parla di predestinazione, mentre Lutero non ne aveva mai parlato. Per Calvino uno deve fare le buone opere, e se ha successo, vuol dire che Dio lo considera un predestinato: non diventi predestinato con le buone opere, ma queste sono solo la dimostrazioni che sei un eletto. Secondo Weber, da questa idea nasce la Teoria del Capitalismo: “per fare opere buone, il calvinista si impegna al massimo e vuole raggiungere la perfezione, e quindi ci sarà accumulo di capitale”.

Quindi l’effetto è che a Ginevra c’è forte austerità morale, intolleranza delle diverse scelte religiose.

MARTIN BUCERO

Ex domenicano che vive nella città di Strasburgo, città libera dell’Impero e come detto molto tollerante.

LA RIFORMA IN INGHILTERRA

Enrico VIII aveva sposato Caterina d’Aragona, la figlia di Ferdinando e Isabella d’Aragona, ma l’aveva sposata dopo che lei era rimasta vedova del fratello di Enrico VIII, e quindi questo aveva dovuto avere la dispensa papale per sposare sua cognata. Lui viene incoronato nel 1509, e avranno 5 figli. Lui era molto legato alla dottrina cattolica, tanto che venne chiamato “Defensor Fidei”. Ma nel 1527 col fatto che Caterina non poteva avere più figli e non c’era l’erede maschio (quattro su cinque morti, in vita solo Maria), lui tenta di chiedere la dispensa della dispensa, cioè di “far dichiarare invalido il suo matrimonio con Caterina” in quanto era sua cognata.

Il processo passa a Roma, ma il papa Clemente VII, intanto, si era avvicinato all’imperatore Carlo V, nipote di Caterina. Quindi il papa non era molto disposto a concedere questa dispensa, e tergiversa. Intanto il parere delle università si spaccano, tra chi vorrebbe dargli ragione o contro. Un’assemblea del clero del 1531 gli attribuisce il titolo di “capo e reggitore della Chiesa di Inghilterra”, questo è il primo passo verso una Chiesa nazionale.

L’Inghilterra non era riuscita a ricevere privilegi particolari come la Francia, come ad esempio quello di nominare i vescovi, e non aveva avuto il coraggio di bloccare le tasse del clero inglese indirizzate a Roma, quindi scontento verso Roma. In questo contesto l’episodio il problema del matrimonio di Enrico VIII ha il suo seguito, tutti gli danno retta. Nel frattempo sposa segretamente Anna Bolena senza aspettare la dispensa papale (1533).

Intanto il cancellieri di Enrico VIII, Tommaso Moro, si dimette in quanto contro le leggi fatte da Enrico VIII per limitare il Papato in Inghilterra. Intanto nel 1534 Roma si esprime e boccia la richiesta di Enrico VIII, per di più scomunicandolo, così questi emana l’”Atto di Supremazia” del 1534: rottura ufficiale con Roma, “proclamazione che è il re d’Inghilterra il capo della Chiesa d’Inghilterra”. Questa si sarebbe chiamata Chiesa Anglicana. Viene altresì dichiarato che il re vuole estirpare tutte le eresie (luterani e calvinisti o chi non si convertivi all’anglicanesimo), quindi la “dottrina e la disciplina resta quella cattolica”.

Nel 1539 dimostra questa cosa, pubblicando 7 articoli nei quali dichiara “l’esistenza di 7 sacramenti e si abbraccia la transustanziazione”, cioè eucarestia sotto una specie e non sotto due (come quella dei riformatori).

Per l’Atto di Supremazia, ovviamente, Enrico VIII aveva “doveva controllare e amministrare i monasteri” e le abbazie, al posto del Papato: avviene così una sistematica distruzione del “monastero” in quanto, quando questa ispezione a tappeto viene ordinata, si scoprono tanti abusi e vengono chiusi tutti i monasteri, ed i beni tutti incamerati. Quindi gli ordini religiosi non vengono soppressi, ma le abbazie chiuse per cause di abusi.

Viene fatta una traduzione della Bibbia da William Tyndale, si occupa del Nuovo Testamento, e successivamente venne anche tradotto in inglese l’Antico Testamento.

Enrico VIII muore nel 1547, dopo aver avuto sei mogli. Il successore è Edoardo VI, che all’epoca aveva 10 anni , figlio anche di Jane Seymour. Edoardo VI regna solo sei anni, sotto tutori, che avevano tendenze di tipo riformato (luterano-calvinista), ed infatti vennero abrogati articoli che sposavano dottrina e disciplina cattolica e venne “trasformato l’anglicanesimo da scisma (semplice distacco da Roma) in una vera e propria riforma con una propria dottrina”. Abrogati quindi articoli legati al cattolicesimo: ad esempio, la messa non era più un sacrificio, abolizione di vari sacramenti, liturgia in inglese.

Il più importante prodotto di tipo religioso che fu fatto sotto Edoardo VI fu “The Book of Common Prayer”: sintesi della liturgia e della dottrina anglicana, e contenente i 42 articoli (poi trasformati in 39) di riforma dottrinale.

Edoardo VI muore nel 1553 e gli succede la sorella maggiore, figlia di Caterina d’Aragona, “Maria la Sanguinaria”: questa tentò di tornare al Cattolicesimo con l’aiuto del cardinale inglese Reginald Pole, ma non con l’appoggio del popolo. Inoltre era la moglie di Filippo II, quindi anche questa cosa pesava, questa unione con la Spagna non era ben vista. Lei morì comunque presto, nel 1558, il suo tentativo fallì.

Il suo successore fu la sorella Elisabetta, figlia di Anna Bolena, nata nel 1533. Riportò l’Inghilterra alla riforma, ritornando all’idea di Edoardo VI e dei suoi tutori. Dopo Elisabetta I, il trono passa a Giacomo I, figlio di Maria Stuart, in quanto la regina non aveva eredi al trono. Giacomo I, educato in Scozia da intellettuali calvinisti, calvinismo che era stato portato in Scozia da John Knox, e che aveva preso il nome di Presbiterianesimo (“calvinismo scozzese”). In Inghilterra i cattolici venivano chiamati Papisti.

LE CONFESSIONI RELIGIOSE IN EUROPA (1650-1700) E LE GUERRE DI RELIGIONE

cartina molto importante, diffusione geografica delle religioni è importante (ex: calvinismo in Francia).

PROTESTANTI IN BOEMIA

Il sovrano cattolico Ferdinando II (S.R.I.) vuole imporre, nella protestante Boemia, il cattolicesimo: invia quindi una delegazione, che viene però letteralmente gettata dalla finestra (Defenestrazione di Praga, 1618). Questo episodio fa scatenare la famosa guerra dei trent’anni, che è divisa in quattro fasi:

1. boemo-palatina 2. danese 3. svedese 4. francese

Si conclude con la pace di Westfalia (1648), che sancisce la libertà di religione ai riformatori. Riguarda soprattutto la Boemia, ma anche gruppi di riformati di ispirazione calvinista che erano sparsi per il Sacro Romano Impero (Germania e territori più a est come l'Ungheria).

UGONOTTI IN FRANCIA

In Olanda e nei Paesi Bassi (sotto Filippo II, re spagnolo), ci sono delle grandi repressioni e controrepressioni, in Francia vera e propria guerra tra cattolici e calvinisti (i calvinisti francesi erano chiamati ugonotti), ed ogni posizione era appoggiata da forze esterne (cattolici dalla Spagna e Firenze; ugonotti dall’Inghilterra e da alcuni principati tedeschi).

A fare da ago a queste questioni fu una donna, Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II re di Francia, e madre di tre futuri re francesi. Lei cercò di mediare le parti e concedere agli ugonotti il culto, ma non ci riuscì, tanto è vero che ci furono due stragi: la più famosa è la strage di

S.Bartolomeo (1572), in cui numerosi ugonotti vennero sterminati da parte dei cattolici. La questione finì quando sale al trono Enrico IV di Navarra (Francia), “ugonotto, che però si dovette convertire per assumere la carica”: nonostante questo, durante il suo regno ci fu tolleranza, una politica che culminò col famoso “Editto di Nantes” (1598): veniva riconosciuta libertà di religione in tutta la Francia, tranne che per alcune città esclusivamente cattoliche (come a Parigi), e al contrario in altre piazzeforti concesse ai protestanti (come La Rochelle), non si poteva professare cattolicesimo. Già nel 1628 però sarebbe iniziata una campagna di riacquisizione delle piazzeforti concesse ai riformati (famosa la conquista di La Rochelle da parte di Richelieu).

VALDESI

Valdo era un mercante di Lione rifugiato nelle valli piemontesi. In questo clima di fermento e cambiamento religioso, i sudditi valdesi decidono di aderire alla riforma: questo avviene nel 1532, col famoso “Sinodo di Chanforan”.

CONCLUSIONI

La riforma protestante è stata un evento che ha inciso sulla storia, e che ha portato a diversi risultati:

a. Divisione religiosa dell’Europa, e ciò ha creato fortissime tensioni religiose ma anche politiche, e la repressione del dissenso religioso ha causato accentramento del potere dello Stato ai danni di quello religioso (basti pensare alla Santa Inquisizione).

b. Auctoritas vacilla, cioè diminuisce autorevolezza di chi scrive ed interpreta la sacra scrittura, ognuno comincia a leggerla senza intermediari.

c. Idea che il sovrano non è consacrato direttamente per volere di Dio. Inoltre, le Nazioni sviluppano le proprie lingue nazionali, ed hanno la propria letteratura.

d. Spinta notevole dello spirito religioso, la riforma è stata una grossa scossa che ha fatto riflettere, si ritorna ad una religione più pura nel mondo cristiano.

ISTANZE DI RIFORMA GENERALE DELLA CHIESA

Oggi parliamo di Riforma Cattolica e Controriforma, mentre prima si utilizzava uno o l’altro termine, oggi sono inseparabili.

a. Primo passo: la parola “controriforma” nasce nel 1776 quando un giurista protestante la nomina, come del fenomeno di “riportare alla fede cattolica i protestanti”.

b. Secondo passo: quella precedente è una cosa specifica, non tutta la riforma è controriforma, intesa come quella del giurista. Infatti lo storico von Ranke dice che la riforma comprende più cose, non solo il tentativo di riportare alla fede cattolica i protestanti. Ed anzi, tentativi di riforma cattolica c’erano state anche prima dello stesso Lutero.

c. Terzo passo: nel 1900, Jedin, parla di “Riforma Cattolica e Controriforma”:

1. Riforma Cattolica: sforzi (dal basso) per modificare e riformare la Chiesa, sono cioè

spontanei, ed hanno poco successo.

2. Controriforma: tentativo (dall’alto) di riformare la Chiesa contro il protestantesimo, e il punto massimo è caratterizzato dal Concilio di Trento.

PRIMO TENTATIVO DALL’ALTO

Si era cercato di riformare con i concili di Costanza (1414) e Basilea (1431), ma ci si riprova con uno nuovo che è il cosiddetto Concilio Lateranense V (1512), indetto da papa Giulio II, che però muore un anno dopo. Il nuovo papa è Leone X: due camaldolesi scrivono al nuovo papa il famoso “Libellus ad Leonem X” (1513), che conteneva una analisi dettagliata riguardante la situazione della Chiesa: Denunciano:

a. ignoranza clero b. abusi ordini religiosi c. fiscalità curia

Propongono:

a. conoscere il latino b. unione con la Chiesa orientale c. riforma ordini religiosi d. doveri ai vescovi (come visite pastorali)

Questo concilio non ha successo, tanto è vero che si era giunti poi alle tesi di Lutero del 1517.

SECONDO TENTATIVO DALL’ALTO

Un secondo tentativo dall’alto si ha con papa Adriano VI, eletto nel 1522, che era spinto da ottimi presupposti: lui crede che quello che stia succedendo sia colpa del clero, dai cui peccati hanno origine i peccati del popolo. Era a favore della riforma della Chiesa romana, che era però potentissima. La sua, quindi, è una idea di riforma in capite. Però non riesce a fare quasi niente, muore dopo un anno e mezzo. Il suo successore, papa Clemente VII, ha altre cose da pensare (guerre d’Italia), in quando Medici e alleato dei francesi.

Il successore di Clemente VII, che era papa Paolo III, era un tipico papa rinascimentale (nepotista, mecenate e con figli), negli anni ’30 nomina cardinali che erano esponenti dell’area riformatrice, personaggi che volevano riformare. Nomina inoltre una commissione per studiare la situazione s presentare un piano di riforma che viene stilato nel 1537: “Consilium de Emendanda Ecclesia”, alla cui scrittura partecipano menti come Contarini, Carafa (che sarà Paolo IV), Sadoleto. Si individuano due elementi fondamentali che sono la causa di tutti i mali della Chiesa, e da questi due elementi capiamo che si parla ancora di riforma in capite:

a. Strapotere papale: il papa è padrone di tutti i benefici e quindi non può essere accusato di simonia.

b. Nepotismo: abusi nello stabilire e scegliere il clero, e nell’assegnazione di benefici

ecclesiastici.

C'era comunque un problema: questi riformatori erano a favore della riforma, ma la immaginavano in maniera ciascuno diversa. In pratica si voleva una di queste due scelte:

a. un concilio che riformasse la chiesa (esponenti: Contarini, Giberti) b. papa riformasse la Chiesa sua sponte. (esponente: Carafa)

Nel 1537 si è in una fase in cui si è già decisi per il concilio. Nonostante le richieste Lutero (1518) e dei principi tedeschi per convocarne uno, restavano molte perplessità su un possibile concilio per due motivi precisi:

a. timore del papa che la teoria conciliarista prevalesse, se il concilio si fosse riunito fuori Roma o fuori dei domini pontifici.

b. Clemente VII, Medici, era alleato della Francia. In quel momento l'imperatore era in guerra con la Francia e di conseguenza era in conflitto con il papa.

Le guerre d'Italia (concluse con la pace di Cateau Cambrèsis) sancirono una pacificazione tra papa e imperatore: ora si poteva prendere in considerazione la possibilità di un concilio. Paolo III convoca il concilio di Mantova (1537), ma non ebbe successo. Provò a convocare un concilio a Vicenza (1538), ma anche qui non si presentò nessuno. Entrambe le città sono italiane, non del territorio papale, ma comunque italiane e anche questo rappresentava un problema: se lo scopo del concilio era quello di unificare la cristianità, “bisognava trovare un luogo dove sarebbero andati anche i protestanti”, protestanti che quindi non accettavano di venire in territorio italiano (totalmente cattolico).

IL CONCILIO DI TRENTO

Ci si concentra quindi su Trento, che era sì territorio imperiale, ma però era di lingua italiana ed aveva vescovo cattolico. Dopo vari tentativi, il Concilio di Trento si apre il 21 dicembre 1545. Gli scopi del concilio erano i seguenti:

a. Riunificazione della cristianità occidentale: questo era lo scopo che ancora si ripromettevano coloro che arrivarono a Trento all'inaugurazione del concilio.

b. Ribadire e chiarire i punti della dottrina cattolica messi in discussione dai protestanti: molti temi dogmatici e punti di dottrina non erano chiari.

c. Fare una riforma interna alla chiesa: da subito però il concilio sceglie di non farla in capite, ma in membris, lasciando al papa la riforma della curia romana.

Il primo scopo non si ottenne, ma si cercò di concentrarsi sui restanti due.

SCHEMA DEL CONCILIO

Aperto nel 1545 con 30 votanti (vescovi, cardinali, superiori di ordini religiosi: quasi tutti italiani), numero molto ristretto considerando il numero delle sedi vescovili (420), di cui molte anche in America: sintomo che erano in pochi a crederci. Nelle sessioni del 1547 si arrivò a 72 votanti, le ultime a Trento, perchè poi il concilio si spostò a Bologna a metà del 1547 per scopi vari, con la scusa ufficiale che ci sarebbe stato il pericolo di una peste a Trento: questo creò molti disguidi e soprattutto sollevò lamentele da chi veniva dai territori non italiani.

Le sessioni del Concilio erano 25, suddivise in tre fasi distinte:

1. P rima fase (1545-1549): vengono seguite parallelamente le 2 questioni, dogmatica e disciplinare. Vengono prodotti decreti dogmatici e decreti di riforma. Nel 1549 ci fu un periodo di stacco dovuto alla morte di Paolo III e all'attesa di sapere se Giulio III volesse riprendere o meno il concilio: essendo questo tra i fautori del concilio nelle vesti di legato pontificio, riprese quindi il concilio.

2. S econda fase (1551-1552): invitati i protestanti, i principi e le città libere, e viene fatto un salvacondotto per cui sarebbero arrivati a Trento senza problemi. Una volta arrivati, nel 1551, mettono delle clausole:

a. il concilio non doveva essere diretto dai legati papali, cioè dai portavoce del papa.

b. non avrebbero giurato fedeltà al papa, cosa che i vescovi del concilio facevano.

c. si doveva proclamare la superiorità del concilio sul papa (conciliarismo). d. bisognava ricominciare da capo, in quanto i protestanti nella prima fase

non erano presenti.

Queste condizioni non furono accettate dal concilio. Nel 1552 si chiude in fretta e furia il concilio perchè i principi protestanti stavano arrivando e c'era il pericolo di un'altra guerra.

3. Terza Fase (1562-1563): i 10 anni di stallo tra seconda e terza fase dipesero dalla nomina a pontefice di Giampiero Carafa (Paolo IV), il quale non era intenzionato a proseguire il concilio in quanto voleva fare la riforma in capite. Il papa iniziò ad inquisire tutti: processò Morone (cardinale, ma non ancora legato), inquisì per eresia anche Reginald Pole.

Paolo IV muore però nel 1559, e si ricomincia così a parlare di concilio, grazie al nuovo papa Pio IV. In questa fase sono presenti i rappresentanti degli stati, che inviavano le bozze di decreto alle loro cancellerie (come succede tra il legato Morone e l’imperatore), le quali davano il loro parere, senza il quale i lavori non proseguivano. All'inizio del 1563 sembrava che stesse per fallire tutto: fu Morone a riprendere in mano le redini, accordandosi con l’imperatore Ferdinando. Inoltre, in questa ci fu una grande affluenza, in quanto terminate le guerre di religione e le guerre di Italia. Quindi si amplia e completa una riforma della Chiesa soprattutto in questa fase: certe volte vengono ripetute cose che erano già state definite nella prima, ribadendole e completandole.

QUESTIONI DOGMATICHE

CANONE BIBLICO

La prima sessione importante è quella dell'8 aprile 1546 (VI Sessione), in cui si parla della Sacra Scrittura. I riformatori credevano che l'unica verità fosse nella sacra scrittura, ed avevano anche un Canone Biblico (alcuni libri erano accettati e altri no), cosa che all'epoca non aveva neanche la Chiesa cattolica.

Quello dei riformatori non era un vero e proprio canone ma, traducendo la bibbia, Lutero fa una scelta e questa rappresenta una sorta di Canone biblico protestante:

a. Nuovo Testamento: è tradotto da Erasmo, dal latino al tedesco, e comprende tutti i 27 libri del N.T. (ovvero 4 Vangeli; atti degli apostoli; le lettere).

b. Vecchio Testamento: tradotto utilizzando vari testi tra cui 1. versione ebraica della bibbia di Soncino (1488), 2. testo latino, fatto sulla bibbia ebraica di Sante Pagnini (1527) 3. la Vulgata

Inoltre,” i libri che Lutero accetta sono gli stessi di quelli del canone anglicano”.

Il concilio vuole quindidefinire in modo ultimo quali libri della bibbia erano considerati ispirati(rivelati) e che quindi dovevano entrare nel Canone Biblico cattolico.

I libri scelti in tutto sono 72: a. 45 Antico Testamento b. 27 Nuovo Testamento

Il diverso canone proposto anticipatamente dai protestanti servì alla Chiesa cattolica per decidere quale fosse il canone che voleva accettare, in quanto fino ad allora c'era stata molta confusione. Con il concilio di Trento la chiesa cattolica prende coscienza di questa necessità interna di chiarirsi le idee.

TRADIZIONE

Per i riformati la parola di Dio, la rivelazione, risiede “nella sola Bibbia”: non erano necessari intermediari nell'interpretazione.

Secondo la Chiesa cattolica invece, bisogna dare “importanza anche alle interpretazioni autorevoli” (da parte di papi, concili, magisteri) della Bibbia, date nel corso del tempo: questa è la tradizione, cioè il modo attraverso il quale viene tramandata la sacra scrittura.

PECCATO ORIGINALE E GIUSTIFICAZIONE

Su questo argomento Luteroaveva riflettuto e avuto la prima illuminazione, e al quale la Chiesa cattolica dà risposta nelle prime sessioni del concilio: per il concilio, ilpeccato originale è reale”, e quindi la “redenzione , che avviene attraverso il battesimo , è necessaria, in quanto l’uomo da solo non può salvarsi”. Attraverso il battesimo, “l’uomo

riconquista la propria natura originaria” di essere ad immagine e somiglianza di Dio e quindi diventa “nuova creatura” rispetto a quando era sotto il peccato originale. Il peccato originale ha indebolito la natura umana, ma non l'ha corrotta del tutto, quindi l'uomo è ancora capace d'intendere e di volere, possiede ancora il libero arbitrio, è cioè libero di scegliere. Il concilio sottolinea che prima viene la fede .

SACRAMENTI

Il concilio afferma che i sacramenti sono 7 (è sempre stato così, ma non era mai stato scritto da nessuna parte).

1. battesimo 2. eucarestia 3. confessione + cresima 4. estrema unzione 5. matrimonio 6. ordine sacerdotale

I sacramenti:

a. sono 7.

b. sono segni efficaci della grazia:secondo Dio opera direttamente attraverso i sacramenti, mentre per i riformati sono simbolici.

c. ex opere operato, valgono sempre indipendente dalla persona che li celebra, anche se indegna.

d. necessari per ottenere la redenzione e la giustificazione.

Va specificato che “ci si sofferma soprattutto sui sacramenti che erano stati rifiutati o di cui si aveva una diversa interpretazione da parte dei riformatori”:

1. Eucarestia: si afferma la dottrina cattolica tradizionale contro quella protestante, quindi la “presenza di Cristo è reale”, il pane e il vino si trasformano in corpo e sangue di Cristo: c'è la transustanziazione (non la consustanziazione nè la presenza simbolica). Quando le ostie vengono distrutte (cioè mangiate), la presenza diventa spirituale.

Inoltre, durante il concilio, si accentuano le forme di adorazione e di venerazione dell'eucarestia, si aggiunsero riti particolari come le quarant'ore, adorazione per 40 ore.

2. Messa: : intesa come sacrificio, per contrastare la dottrina protestante che sosteneva che la messa era solo un ricordo, una memoria. Inoltre, la messa

doveva essere in latino (i riti riformati sono in lingua volgare), ma poteva essere usata la lingua volgare per la spiegazione delle letture (la predica) o dei riti sacramentali.

3. Sacerdozio: Lutero affermava che dal momento del battesimo tutti erano “sacerdoti”, si parla quindi di “sacerdozio universale”, saltando così la categorizzazione e la gerarchia sacerdotale. Nel concilio invece s'insiste sul fatto che il sacerdozio era conferito con un sacramento e quindi è indelebile. Inoltre, il sacerdozio ha carattere permanente e comporta delle prerogative esclusive (celebrare la messa e confessare): tutto il resto può essere eventualmente celebrato anche da gradi inferiori del sacerdozio o dai laici.

4. Matrimonio: si specificano le modalità per cui il matrimonio è un sacramento: durante il medioevo le forme di matrimonio erano tantissime, e non si capiva bene quando il matrimonio era reale o meno. Ora le condizioni necessarie: 2 testimoni e un parroco. Deve inoltre essere registrato nel libro dei matrimoni (questo vale per tutti i sacramenti legati alle questioni anagrafiche), ed è inoltre indissolubile e monogamico.

PURGATORIO

La chiesa cattolica ribadisce la dottrina del purgatorio, messa in discussione dai riformati, che non credevano a quello stato in cui si trovano le anime che devono finire la “purificazione” prima di raggiungere il Paradiso.

INDULGENZE, RELIQUIE, CULTO DEI SANTI E DELLE IMMAGINI

Ultime tre questioni trattate:

1. Indulgenze: di cui si parlerà solo nell'ultima sessione, a dimostrazione del fatto che non fosse un argomento principale neanche per i riformati, non fu questo il punto di partenza della riforma, ma il concetto di giustificazione. Si ribadisce la “validità delle indulgenze” e la possibilità del papa di concederle, ma si denunciano gli abusi e si condanna inoltre la loro vendita.

2. Reliquie: bisogna agire con cautela, “devono essere prima autenticate”, anche se poi nell'effettività mancavano i mezzi.

3. Culto dei santi e delle immagini: i “protestanti rifiutavano il culto delle immagini e dei santi”, proprio per il rischio d'idolatria: Calvino rifiutava qualsiasi immagine, Lutero era a favore delle immagini, ma senza il culto o venerazione dei santi. Il cattolicesimo ribadisce la legittimità del culto delle immagini dei santi, ma mette in guardia contro gli abusi e le immagini che erano poco adatte a stare in una chiesa, (osè, pagane).

QUESTIONI DISCIPLINARI

ITER PER IL SACERDOZIO

Per quanto riguarda il clero, non si ha una riforma in capite, ma una riforma in membris: sono perciò coinvolte le categorie del popolo cristiano (vescovi, clero, parroci e confessori) e non vengono toccati i cardinali, il papa e la curia romana.

Canoni di riforma (1563): iter per raggiungere il sacerdozio

a. Tonsura: taglio dei capelli.

b. Ordini minori: si apparteneva al ceto ecclesiastico, ma non si era preti ( cioè senza celibato)

1. ostiariato 2. lettorato 3. esorcistato 4. accolitato

c. Ordini maggiori: richiedono il celibato.

a. suddiaconato: bisognava avere, un titolo patrimoniale, altrimenti si correva il rischio di fare mestieri poco adatti e quindi non dedicarsi ai propri doveri. La rendita poteva derivare dalla famiglia o da un beneficio ecclesiastico.

b. diaconato

c. presbiterato (o sacerdozio)

RIFORMA DEL CLERO

Idea di fondo che il clero deve comportarsi bene, altrimenti non si può pretendere che lo facciano i fedeli. In pratica, il clero debba fare una “conversione morale” (costumi e comportamenti): i cambiamenti devono avvenire in questo senso:

a. attenzione a chi viene fatto sacerdote, soprattutto da parte dei vescovi b. far fare un esame ad ogni ordine (leggere e scrivere) c. età minima per essere ordinati d. solo numero necessario di sacerdoti e. il vescovo chiamato a controllare comportamento sacerdoti f. per essere ordinati ci voleva un titolo patrimoniale g. i confessori devono avere la patente di confessione (accordata dopo un

esame)

Per quanto riguarda specificatamente dei parroci, cioè del clero che era in contatto con i fedeli, è ancora più forte era l'idea che dovessero essere un modello e che dovevano prendere a cuore la vita spirituale dei fedeli. I doveri del parroco:

a. deve essere residente: in modo da conoscere i fedeli, predicare, dire messa,

amministrare i sacramenti, essere d'esempio, occuparsi di poveri e bisognosi, insegnare la dottrina cristiana ai bambini. C’è quindi un ruolo attivo di Catechismo.

b. per diventare parroco deve fare un concorso, per scegliere il più preparato e con la vita personale più adeguata; alla fine era il vescovo poi che sceglieva chi nominare.

c. deve tenere i registri parrocchiali: battesimo, cresima, matrimonio, defunti e stato delle anime: una vera a propria anagrafe.

d. I Parroci devono tenere una sola parrocchia, perché se era richiesto di risiedere, non potevano avere più benefici.

e. Il sostentamento dei parroci derivava dalle decime e dai privilegi ecclesiastici.

Altro discorso portato avanti dal concilio riguarda i vescovi, essi devono:

a. risiedere, quindi avere una sola diocesi (fino a quel momento non era stato così). Chi è che impone la residenza: due scuole di pensiero

1. diritto divino: legato al comando divino, chi non risiede commette peccato grave.

2. diritto ecclesiastico: obbligo dato dal papa, chi non risiete commette peccato minore.

Su questo punto non riuscirono a mettersi d'accordo, quindi s'impone la residenza, senza specificare il perché.

b. riunire ogni anno un sinodo diocesano, cioè la riunione del clero della diocesi, per parlare dei problemi pastorali della diocesi; gli arcivescovi (cioè i vescovi di diocesi più importanti del normale, le arcidiocesi) sono invece obbligati a riunire i sinodi provinciali.

c. eseguire obbligatoriamente le visite pastorali: il vescovo visitava tutte le parrocchie e controllava la situazione.

d. conferire gli ordini personalmente senza delegare altri vescovi.

e. noservilismo verso i sovrani: devono sentirsi liberi nei confronti dei governanti del loro territorio.

f. istituire i seminari: luoghi per la formazione e l'istruzione de clero. Viene anche deciso cosa andava insegnato.

g. Devono far rispettare i decreti conciliari.

Il decreto che istituisce i seminari è forse il più importante: l'ignoranza del clero era uno dei maggiori problemi della Chiesa di inizio età moderna, proprio perché non esisteva un sistema univoco e definito di formazione. Ora si parla di un istituto, il seminario, (a cui provvedeva il vescovo) in cui questi aspiranti chierici e sacerdoti potevano risiedere per studiare. Il canone obbligava i vescovi ad istituire il seminario, ma c’erano due problemi:

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