Riassunto Completo esame diritto civile 168 pagg (rif. Bianca), Sintesi di Diritto Civile. Università Alma Mater di Bologna
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evakantt25 ottobre 2010

Riassunto Completo esame diritto civile 168 pagg (rif. Bianca), Sintesi di Diritto Civile. Università Alma Mater di Bologna

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Completo e fatto benissimo. Esaustivo. Riassunto di diritto civile: argomenti delle lezioni rielaborati e integrati. Libro di testo del corso: Bianca.
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I RAPPORTI CONTRATTUALI DI FATTO

I RAPPORTI CONTRATTUALI DI FATTO

Per rapporti contrattuali di fatto si intendono per i rapporti modellati secondo il contenuto di un determinato contratto tipico, che non lo scaturiscono però da atti di autonomia privata ma adattati socialmente rilevanti. Nella nozione di contratti di fatto si comprendano alcuni rapporti (società di fatto, lavoro subordinato di fatto, gestione di fatto) svoltisi come se costituiti su base negoziale, ma che tale fonte non hanno per non essere state osservate norme cogenti (relative al concorso di elementi determinati) richiesti a pena di nullità: in tali casi, il contratto regolare non si costituisce, ma l'ordinamento intende salvare determinate situazioni costituitesi per effetto del rapporto svoltosi di fatto che stabilisce che, sulla base della specifica attività tenuta nell'ambito di un rapporto di fatto adeguantesi a quello giuridico, nasca una corrispondente obbligazione. Questa obbligazione pertanto deriva non da un contratto ma da un fatto idoneo a produrla in conformità dell'ordinamento giuridico: quindi si determina l'esigenza di stabilire caso per caso se ne l'ordinamento si trovi una norma che stabilisca, in relazione alla concreta attività svolta, il costituirsi di un'obbligazione con contenuto analogo a quello della obbligazione ex contractu. Origine storica Da un punto di vista storico l'origine della dottrina dei rapporti contrattuali di fatto è nata in Germania nell'era nazista e nacque come una sorta di denunzia della crisi della concezione individualista dell'ordinamento (espressa dal contratto) e dalla affermazione della forza dei fatti sociali quale fonte generale dei rapporti interprivati. Tuttavia, in questi termini la dottrina dei rapporti contrattuali di fatto ebbe vita breve anche perché la dottrina prevalente non fu disposta ad accettare lo svilimento del valore, del ruolo dell'autonomia privata sia perché fu piuttosto facile contestare la generale idoneità dei fatti a creare rapporti di contenuto patrimoniale. Tuttavia, la dottrina dei rapporti contrattuali di fatto ha continuato ad avere un certo seguito nel caso dei rapporti contrattuali di massa come ad esempio nel caso dei servizi pubblici in particolare l'esempio può essere quello di chi sale su un autobus e perciò stesso e tenuto a pagare il biglietto. In questi rapporti, una parte della dottrina, ha affermato che non vi è una vera e propria fattispecie contrattuale perché ciò che pone in essere il rapporto in questi casi non è tanto uno scambio di consensi mai fatto obiettivo della utilizzazione della prestazione a pagamento.

LE PARTI

1. Per parte del contratto o contraente in senso sostanziale si intende il titolare del rapporto contrattuale, cioè il soggetto cui è direttamente imputato l’insieme degli effetti giuridici del contratto.

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2. Parte del contratto o contraente in senso formale è l'autore del contratto, cioè il soggetto che emette le dichiarazioni contrattuali costitutive.

In generale si può affermare che le due figure, quella di contraente in senso sostanziale e quella di contraente in senso formale, coincidono; tuttavia è possibile che si verifichi uno scollamento tra di esse. Ciò, ad esempio, avviene nell’ipotesi di rappresentanza diretta, dove il rappresentante è parte formale in quanto concorre con la propria dichiarazione di volontà alla formazione del contratto, mentre il rappresentato è il contraente in senso sostanziale in quanto su di lui si riverseranno gli effetti del contratto.

Il contratto plurilaterale Il contratto plurilaterale è il contratto costituito da più parti in senso sostanziale. Secondo l'opinione comune della dottrina per parte deve intendersi il centro di interessi; pertanto la nozione di parte prescinde dai soggetti e debba, piuttosto, essere identificata nella posizione di interesse che si contrappone ad un'altra posizione di interesse. Tale opinione è supportata dalla lettera della legge che, a differenza della formulazione del codice abrogato, parla di parti e non più di persone, proprio in virtù del fatto che i contratti non sono necessariamente stipulati tra persone, ma da una parte può esserci una singola persona e dall'altra un gruppo di persone. Pertanto, il contratto plurilaterale si caratterizza, anzitutto, per la presenza di più centri di interesse. Pertanto, a determinare in un contratto la pluralità non vale tanto il numero assoluto dei soggetti che vengono il rapporto tra loro, quanto i centri di interesse intorno ai quali i singoli soggetti si raggruppano. Di conseguenza, non devono considerarsi contratti plurilaterali i contratti in cui partecipa una pluralità di persone riconducibili a due contrapposti centri di interesse (esempio: vendita dello stesso bene da parte di una pluralità di comproprietari). Tali contratti sono chiamati, infatti, a parte complessa. Vi sono due specie di contratto plurilaterale: la specie più comune è quella formata dai contratti caratterizzati dallo scopo comune che le diverse parti del contratto intendono perseguire. Sono di questo tipo: i contratti societari, consortili, quelli di associazione. Un principio generale valido per questi tipi di contratto è che il vizio che colpisce il vincolo partecipativo di uno dei contraenti non si estende all'intero contratto (come invece accadrebbe nei contratti bilaterali) salvo però che il vincolo debba considerarsi, secondo le circostanze, essenziale per la vita del contratto stesso (si tratta di nullità parziale in senso soggettivo). In applicazione, infatti, del principio di conservazione del contratto la legge considera valido il contratto quando, prescindendo dalla partecipazione di quel soggetto, sia comunque possibile il raggiungimento dello scopo. L'altra specie di contratti plurilaterali, peraltro non numerosi, è formata da quelli

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caratterizzati non dallo scopo comune in quanto ciascun contraente è spinto alla conclusione del contratto da un interesse proprio, distinto rispetto a quello degli altri contraenti. Proprio in considerazione di ciò si esclude che nei confronti di questa tipologia di contratto possa trovare applicazione il principio prima esposto. Esempio di questa tipologia di contratti caratterizzati non dallo scopo comune sono: il contratto divisorio (art.1111) cioè il contratto che si stipula tra i titolari di un bene in comunione e che ha per oggetto lo scioglimento della stessa e dopo del quale ciascuno dei contitolari diventa proprietario della porzione del bene attribuitagli. Altro contratto è la cessione delle contratto che si verifica quando una parte di un contratto a prestazioni corrispettive trasferisce, con il consenso della sua controparte, la propria posizione contrattuale ad un terzo soggetto cessionario.

Il contratto sotto falso nome e sotto nome altrui Per contratto sotto falso nome si intende il contratto che la parte stipula assumendo una falsa identità giuridica. La circostanza che una parte stipula sotto falso nome è priva di importanza nei contratti a soggetto indifferente, dove l'identità giuridica di una delle parti è irrilevante per l'altra, di regola ciò avviene nei contratti di massa aventi ad oggetto servizi e beni di consumo. Nei contratti a rilevanza personale (cioè quei contratti in cui le qualità personali o patrimoniali della parte rilevano ai fini dell'esatto adempimento) l'assunzione di un falso nome non impedisce il sorgere del vincolo contrattuale in capo al contraente falsamente denominatosi. La falsa denominazione giuridica non esclude, infatti, che la parte sia esattamente identificata, ad esempio, nella sua identità fisica o professionale. Pertanto, il contratto del quale una delle parti usi un nome diverso da quello risultante dei registri anagrafici non è nullo né annullabile, ma semplicemente viziato da errore materiale suscettibile di rettifica. Infatti, non solo l'accordo è stato raggiunto tra parti fisicamente presenti ed individuate, ma l'uso di un nome fittizio non ha determinato un errore sull'identità dell'altro contraente. Diversa si presenta la questione se il contraente stipula il contratto sotto nome altrui, cioè usurpando il nome altrui. In tal caso, la controparte può far valere l'error in personae, sempre che l'errore sia essenziale, cioè determinante ai fini del consenso. Fermo restando che tale contratto non produce alcun effetto per i soggetto il cui nome è stato usurpato, si discute se esso produce effetti per l'usurpatore.

1. Una corrente di pensiero riferisce il contratto alla persona di cui il contraente assume il nome ma (ovviamente) lo reputa nullo per mancanza del consenso, in quanto la parte cui il contratto si riferisce non ha manifestato alcuna volontà negoziale.

2. Altra dottrina ritiene, invece, che possa applicarsi lo schema della rappresentanza senza potere ogni qualvolta che, dalla interpretazione del

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contratto, risulti che la controparte ha contrattato con l'usurpatore solo a causa del nome speso e che, a sua volta, l'usurpatore ha utilizzato il nome altrui con tale consapevolezza. L'usurpatore sarebbe, infatti, da considerare come un rappresentante del vero portatore del nome. In realtà, punto debole di quest'opinione rimane il fatto che chi contrae in proprio sotto nome altrui riferisce comunque il contratto a se medesimo quale autore della dichiarazione. L'ipotesi di contratto riferito esclusivamente alla persona di cui il contraente assume il nome è stata ravvisata nella conclusione del contratto tra assenti. Infatti, in questo caso l'unico elemento che si offre al destinatario per l'identificazione della sua controparte contrattuale è il nome indicato, speso e il contratto sarà pertanto riferibile soltanto al portatore del nome.

Può tuttavia obiettarsi che neppure tale circostanza (la lontananza dei contraenti) vale ad escludere il riferimento alla persona delle contraente come colui che emette (comunicandola per posta o con altri mezzi) la dichiarazione contrattuale. Di ciò contratti conferma dal rilievo che chi contrae a distanza assume pur sembra il vincolo contrattuale quale autore della proposta o dell'accettazione anche se ricorrere ad un nome di fantasia. E', infatti, l'emissione della dichiarazione contrattuale che identifica obiettivamente l'autore delle contratto. Sul piano degli interessi la posizione della controparte prova adeguata tutela nella scelta tra l'esecuzione del contratto nei confronti del contraente che ha contratto sotto non altrui e l'annullamento del contratto per errore essenziale sulla persona se ne ricorrono gli estremi. Colui che ha usurpato il nome non merita alcuna protezione e per il principio di autoresponsabilità risponde comunque dell'impegno assunto.

LA RAPPRESENTANZA

Nozione generale di rappresentanza La rappresentanza è il potere di un soggetto (detto rappresentante) di compiere atti giuridici in nome e per conto di un altro soggetto (detto rappresentato). Questa nozione concerne propriamente la c.d. Rappresentanza diretta. Infatti, accanto alla rappresentanza diretta si pone la rappresentanza indiretta (detta anche rappresentanza di interessi) che indica la legittimazione del soggetto ad agire in nome proprio nell'interesse altrui. Quindi, nella rappresentanza diretta il rappresentante agisce nel nome e per conto della rappresentato; quindi sue caratteristiche sono:

a. La spendita del non altrui (c.d. contemplatio domini). Tuttavia, occorre precisare, che l'esternazione del potere rappresentativo può avvenire anche

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senza espressa dichiarazione di spendita del nome del rappresentato purché il comportamento delle rappresentante, per univocità e concludenza, sia idoneo a portare a conoscenza dell'altro contraente che gli effetti del contratto sono destinati a prodursi direttamente nella sfera giuridica di un altro soggetto. Se l'atto, non appare compiuto dell'esercizio del potere di rappresentanza, il rappresentante rimane personalmente impegnato nei confronti del terzo. Il rappresentato, dal canto suo, può giovarsi degli effetti dell'atto secondo la regola valevole per la rappresentanza indiretta.

b. Il verificarsi degli effetti del negozio direttamente ed unicamente nella sfera giuridica del rappresentato. Il rappresentante che stipula in nome del rappresentato è parte formale del contratto, parte in senso sostanziale è il rappresentato che assume la titolarità del rapporto negoziale.

Nella rappresentanza indiretta il rappresentante agisce per conto ma non anche nel nome della rappresentato; quindi sue caratteristiche sono:

a. L'agire in nome proprio b. Il realizzarsi degli effetti del negozio nella sfera giuridica del

rappresentante; per cui sarà necessario il compimento di un’ulteriore attività, affinché tali effetti possono riversarsi definitivamente in capo al rappresentato.

Rappresentanza legale e rappresentanza volontaria e rispettive funzioni Affinché si realizzino gli effetti propri della rappresentanza occorre una fonte idonea a poterli produrre. Il potere rappresentativo può derivare o direttamente dalla legge o dallo stesso interessato. Si distingue, pertanto, tra rappresentanza legale (ad esempio quella dei genitori esercenti la potestà sui figli minori) e rappresentanza volontaria. La differenza tra rappresentanza legale e rappresentanza volontaria, oltre che alla fonte, attiene alla funzione che esse reciprocamente assolvono. Difatti, la rappresentanza legale mira a rendere possibile a soggetti legalmente incapaci (nelle forme della potestà e della tutela dei minori e degli interdetti) o diversamente impediti il compimento di atti che altrimenti sarebbero loro preclusi. La funzione della rappresentanza volontaria, invece, è strettamente legata ai criteri di opportunità e di convenienza del singolo, che ritiene più proficuo agire per mezzo di sostituto. Infatti, spesso varie circostanze (quali la lontananza, malattie ecc.) richiedono che la persona si avvalga di sostituti per lo svolgimento della vita di relazione. Il ricorso poi ai rappresentanti diventa necessario, indispensabile nell'esercizio dell'attività imprenditoriale quanto la complessità e la molteplicità degli affari non ne consentono una trattazione diretta da parte dell'imprenditore. Le norme dettate in materia di rappresentanza volontaria si applicano, nei limiti della compatibilità, anche alla rappresentanza legale.

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Il nuncio Dalla figura di rappresentante va distinta quella del nuncio o mero messaggero, il quale non emette una propria dichiarazione di volontà ma si limita a trasmettere, a riferire ad una parte la volontà dell'altra, svolgendo, pertanto, una funzione analoga a quella di una lettera o di un telegramma. Il nuncio, pertanto, non è parte del contratto non è semplicemente il tramite attraverso il quale l'atto di volontà di una parte viene portato a conoscenza dell'altra. L'atto del nuncio allora può essere qualificato come atto comunicativo. Il soggetto che si avvale del nuncio, rispetto ai terzi, sopporta il rischio della divergenza tra il contenuto della volontà a lui affidata e il contenuto della volontà realmente comunicata. Ciò trova conferma non soltanto nella regola dettata in tema di errore nella trasmissione della dichiarazione di volontà ma più in generale nel principio di autoresponsabilità.  Oggetto della rappresentanza Di regola tutti i negozi si prestano ad essere oggetto di rappresentanza. A questa regola si sottraggono i negozi personalissimi quali, ad esempio, il testamento (e di conseguenza la revoca dello stesso) e in genere i negozi familiari. Invero, per il matrimonio è prevista eccezionalmente la possibilità di una celebrazione per procura, ma in realtà il procuratore non è nient'altro che un nuncio, un messaggero in quanto si limita a trasmettere il consenso al matrimonio. Il rappresentante può anche limitarsi a ricevere atti o prestazioni in nome delle rappresentato, in questo caso si parla di rappresentanza passiva. Il rappresentante volontario o legale può avere anche la rappresentanza sostanziale nel processo cioè il potere di agire o di essere convenuto il nome della rappresentato. Questa rappresentanza è indicata come sostanziale per distinguerla da quella processuale, quale potere del difensore di rappresentare la parte in giudizio. La rappresentanza processuale è una rappresentanza tecnica che può essere esercitata esclusivamente dall'avvocato iscritto nell'albo professionale ed ha per oggetto gli atti del processo. Si discute in dottrina se la rappresentanza processuale possa ricondursi alla generale figura di rappresentanza. La soluzione negativa muove principalmente dal rilievo che l'avvocato non sostituisce la parte, in quanto, compie atti che il rappresentante non è di massima autorizzato a compiere direttamente. In realtà anche se di massima la parte non può compiere o ricevere direttamente gli atti del processo, si tratta pur sempre di atti che l'avvocato compie in nome della parte e i suoi effetti sono imputati a quest'ultima secondo il principio fondamentale della rappresentanza. Infine, la rappresentanza processuale non deve essere confusa con la legittimazione processuale, quale competenza del soggetto ad esercitare o ad essere destinatario di

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una data azione.

La rappresentanza organica Il potere di rappresentanza può anche conseguire da una situazione organica attinente ad una persona giuridica. La rappresentanza organica indica il potere rappresentativo che compete gli organi esterni di un ente giuridico. Bisogna affermare che l'organo è, in generale, l'ufficio competente ad esercitare le funzioni di un ente giuridico. Tuttavia, il potere rappresentativo non spetta a tutti gli organi ma soltanto a gli organi esterni o rappresentativi e cioè altri organi che, secondo la disciplina generale dell'ente, hanno il potere di compiere atti giuridici il nome dell'ente stesso. In dottrina, si incute se la rappresentanza organica sia inquadrabile nella generale figura di rappresentanza in quanto la rappresentanza organica si caratterizza per il fatto che l'organo rappresentativo si immedesima nella struttura dell'ente. L'organo che stipula un contratto non si sostituisce all'ente ma agisce come parte integrante visto (al riguardo si parla di immedesimazione organica).  Il potere rappresentativo La dottrina incontra una tradizionale difficoltà a spiegare il fenomeno della rappresentanza poiché questo fenomeno sembrerebbe contraddire un postulato fondamentale dell'autonomia privata e cioè che il negozio è l'atto mediante il quale il soggetto decide della propria sfera giuridica. Questa difficoltà era stata avvertita maggiormente dalla dottrina tedesca del secolo scorso che aveva raccolto l'eredità del pensiero giuridico romano (al quale tra l'altro era ignoto l'istituto generale della rappresentanza diretta) e che aveva elaborato la concezione del negozio quale espressione della signoria della volontà che la persona esercita sulla sua sfera individuale. Tra i vari tentativi elaborati per cercare di superare questa difficoltà si può ricordare: La c.d. Teoria della volontà delle rappresentato secondo la quale il rappresentante altro non sarebbe che il portatore della volontà delle rappresentato e la c.d. Teoria del concorso delle volontà secondo la quale la volontà del rappresentato si integrerebbe con quella del rappresentante nella dichiarazione contrattuale. Tuttavia si tratta di teorie non rispondenti al fenomeno della rappresentanza la quale prescinde dalla volontà del rappresentato in ordine al contratto stipulato dalla rappresentante nell'esercizio del suo potere; la volontà del rappresentato può avere la sua rilevanza ai fini della validità del contratto ma non è costitutiva di questo. Altra teoria è la Teoria dell'autorizzazione la quale ravvisa nella rappresentanza un'espressione di autonomia privata in quanto è il rappresentato che autorizza rappresentante. Anche questa teoria, di più recente formulazione, pare insufficiente. Indubbiamente, afferma il Bianca, la procura è un atto di autonomia privata, ma ciò

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che si tratta di spiegare è come mai si possa parlare di un atto di autonomia privata con riferimento all'atto compiuto dalla rappresentante e cioè con riferimento ad un atto che, diversamente dal principio di autonomia negoziale, produce i suoi effetti in capo ad un terzo (il rappresentato). Per intendere l'atto del rappresentante come esplicazione di autonomia privata occorre, piuttosto, riconoscere che il rappresentante si sostituisce alla rappresentato ed esplica il potere di autonomia negoziale di questo soggetto. Ciò spiega perché l'atto del rappresentato da un lato esiga anzitutto la legittimazione del rappresentato e sia precluso dalle incapacità che colpiscono il rappresentato. L'atto del rappresentante è, quindi, atto di esplicazione dell'autonomia del rappresentato. Ma in quanto l'atto è compiuto in sostituzione rappresentato, al rappresentante occorre il potere di sostituirsi all'interessato cioè il potere rappresentativo Il potere rappresentativo è un potere giuridico che trova il suo titolo specifico o nella legge o nell'atto autorizzativo del rappresentato. Il conferimento negoziale del potere rappresentativo da parte del rappresentato non è traslativo in quanto il rappresentato non perde la generale legittimazione a disporre dei propri diritti. Pertanto, per effetto della rappresentanza viene conferita al rappresentante non una legittimazione (negoziale o processuale) che esclude quella originaria delle rappresentato, ma una legittimazione di secondo grado e contingente (nel senso che è prevista per un determinato a fare). Il rappresentante, pertanto, esercita un potere che gli deriva alla rappresentato, ciò spiega perché un atto posto in essere da un soggetto possa incidere nel sfera patrimoniale di un altro.

La procura La procura è il negozio unilaterale mediante il quale un soggetto conferisce ad un altro il potere di rappresentarlo. La procura si inquadra nell'ambito dei negozi autorizzativi. La procura è un atto unilaterale poiché essa si perfeziona con la sola manifestazione di volontà del suo autore senza che occorre il consenso del destinatario. L’unilateralità della procura si spiega in quanto essa attribuisce al soggetto destinatario una semplice posizione di potere senza comportare né per il rappresentato né per il rappresentante la perdita di un diritto o l'assunzione di un obbligo. Si afferma comunemente che la procura è un negozio astratto, nel senso che la procura produce il suo effetto a prescindere dal rapporto sottostante tra rappresentante e rappresentato. Tuttavia, afferma il Bianca è dubbio che si possa parlare propriamente di astrattezza dal momento che la procura esprime essa stessa una tipica sufficiente ragione giustificativa dell'atto, e cioè l'interesse del dominus a

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farsi sostituire da altri nel compimento di attività giuridiche. Se, pertanto, la causa non esistesse o fosse illecita il negozio di procura deve reputarsi nullo in applicazione del generale principio di causalità del negozio giuridico. La nullità della procura non può, tuttavia, essere opposta ai terzi che abbiano fatto ragionevole affidamento su di essa potere, pertanto sul principio dell'invalidità prevale quello dell'apparenza imputabile alla rappresentato. La procura, secondo l'opinione prevalente, è un negozio recettizio nel senso che la sua efficacia sarebbe subordinata alla sua ricezione da parte del rappresentante o secondo altri da parte del terzo. Altri ancora non lo ritengono un negozio recettizio in quanto la conoscenza non è funzionale all'effetto e non risponde ad un'esigenza di tutela del destinatario. Questa teoria tra l'altro è accolta, anche, dal Bianca. La procura richiede la stessa forma che richiesta dalla legge per l'atto che il procuratore è autorizzato a compiere. Così ad esempio la procura vendere un bene immobile esige a pena di nullità la forma scritta. Se gli atti che il rappresentante è autorizzato a compiere non richiedono la forma scritta, la procura può anche essere orale. Tuttavia, la procura orale, pur se valida, può rendere difficile al rappresentante l'onere di provare i suoi poteri rappresentativi. Infatti, il soggetto che contratta con chi si dichiara rappresentante può chiedere a quest'ultimo di giustificare i poteri e cioè di dimostrare l'esistenza e il contenuto della sua posizione rappresentativa. La procura, ancora, può essere generale o speciale.

a. E' generale quando conferisce al rappresentante il potere di compiere tutti gli atti relativi alla gestione di interessi patrimoniali del rappresentato o alla gestione di una determinata attività. Tuttavia essa non comprende quegli atti che devono essere specificamente autorizzati da rappresentante; così ad esempio il rappresentante non può stipulare contratti con se stesso senza una procura specifica. Ancora, il rappresentante non può compiere donazioni in nome delle rappresentato senza una procura specifica a donare. Inoltre la procura generale non comprende la rappresentanza in giudizio.

b. La procura è speciale quando conferisce alla rappresentante potere di compiere singoli atti giuridici.

Procura e rapporto gestorio Sebbene, sia teoricamente possibile che un soggetto si limiti a conferire ad un altro soltanto il potere rappresentativo, tuttavia è anche normale che la procura si accompagni ad un rapporto di mandato o ad un'altro rapporto gestorio con il quale il rappresentante è obbligato a compiere un’attività di gestione per conto del rappresentato. Per cui dell'ambito della rappresentanza diretta si possono distinguere due rapporti

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differenti tra rappresentato e il rappresentante: - un rapporto avente rilevanza esterna, in virtù del quale il rappresentante acquista la legittimazione a spendere il nome delle rappresentato nei rapporti con i terzi; tale rapporto trova la sua fonte della procura. - un rapporto avente rilevanza interna (detto anche di gestione), in virtù del quale il rappresentante è tenuto a compiere un'attività che incide nella sfera di interessi delle rappresentato; tale rapporto trova la sua fonte nel contratto di mandato. Il mandato può essere con o senza rappresentanza: per cui se al mandatario è stato conferito il potere di agire in nome delle mandante si applicano le norme sulla rappresentanza; mentre se il mandatario agisce in nome proprio, egli acquista i diritti e assume gli obblighi in prima persona salvo l'obbligo di ritrasferire tutto al mandante.  La capacità I soggetti del rapporto rappresentativo sono il rappresentante (cioè il titolare del potere di rappresentanza) e il rappresentato (cioè la persona in nome della quale il potere è esercitato). Nella rappresentanza volontaria la legge richiede la capacità di agire (capacità di acquistare ed esercitare diritti nonché ad assumere obblighi) del rappresentato affinché quest'ultimo possa controllare l'operato delle rappresentante; tale capacità non è richiesta per il rappresentante, dal momento che gli effetti dell'atto non si ripercuotono sul suo patrimonio: tuttavia, il rappresentante deve essere consapevole delle significato giuridico di ciò che dichiara e quindi deve essere capace di intendere e di volere (capacità naturale). Vizi della volontà Poiché il rappresentante non si limita, come il nuncio, a trasmettere la volontà del rappresentante ma si può affermare che collabora attivamente al formarsi di questa la legge stabilisce che il contratto è annullabile qualora la volontà manifestata dalle rappresentante risulti viziata. Tuttavia, la legge stabilisce che sia il vizio riguarda elementi predeterminati dal rappresentato il contratto è annullabile solo se era viziata la volontà di questo. Pertanto, quando si tratta di elementi del contratto predeterminati dal rappresentato non è rilevante la volontà delle rappresentante, che riguardo a quegli elementi non ha alcun potere di decisione.  Stati soggettivi La volontà costitutiva delle negozio compiuto nell'esercizio del potere rappresentativo è esclusivamente quella delle rappresentante. Pertanto, secondo le regole generali il negozio è suscettibile di annullamento se la volontà manifestata dalla rappresentante era viziata da dolo, terrore e ho violenza o se il rappresentante era affetto da incapacità naturale. Sono anche rilevanti, per la legge, gli stati soggettivi di buona fede o malafede del

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rappresentante (di conoscenza o ignoranza di determinate circostanze); tuttavia se si tratta di elementi decisi, predeterminati dal rappresentato saranno rilevanti gli stati soggettivi di quest'ultimo.  La cura dell'interesse delle rappresentato e conflitto di interessi Il rappresentante deve esercitare il suo potere di rappresentanza dell'interesse del rappresentato. L'obbligo del rappresentante di esercitare il suo potere conformemente all'interesse del rappresentato, oltre a trovare il suo fondamento nella legge che dice espressamente che il contratto dev'essere concluso dal rappresentante in nome e nell'interesse delle rappresentato; è espressione del principio generale secondo il quale il titolare di un potere conferito nell'interesse altrui deve usare il potere conformemente all'interesse per il quale esso è stato conferito. Sebbene normalmente, occorre precisare, che il potere rappresentativo si accompagna ad un rapporto contrattuale che determina gli obblighi a carico del rappresentante (mandato); non di rado accade che il rappresentato si limiti a conferire solamente il potere rappresentativo (mediante procura). Occorre precisare che la cura effettiva dell'interesse del rappresentato non è, comunque, elemento essenziale della rappresentanza nel senso che, all'atto del rappresentante, è efficace nei confronti del rappresentato anche se il primo (rappresentante) non agisce nell'interesse del secondo (rappresentato). Affinché il rappresentato possa respingere l'atto del rappresentante non basta che tale atto sia pregiudizievole ma occorre che sia compiuto in conflitto di interessi con il rappresentato e che il conflitto sia conosciuto o conoscibile dal terzo. Il conflitto di interessi si verifica quando il rappresentante conclude un contratto con il quale persegue un interesse proprio o di altro soggetto, inconciliabile come l'interesse del rappresentato, in modo che all'utilità conseguita dalla rappresentante per se o per il terzo, segua o possa seguire un danno per il rappresentato.  Contratto con se stesso Il conflitto di interessi è tipicamente presente nell'ipotesi del contratto con se stesso. Il contratto con se stesso è il contratto nel quale i rappresentante assume la posizione di parte (sostanziale) contrapposta al rappresentato oppure stipula in rappresentanza delle parti contrapposte. La legge prevede espressamente l'annullabilità del contratto concluso dal rappresentante con se stesso, salve le ipotesi in cui il rappresentante sia stato specificamente autorizzato a concluderlo o in cui il contenuto del contratto sia stato predeterminato in maniera tale da escludere la possibilità del conflitto di interessi. L'invalidità consegue alla violazione del divieto legale posto a carico del rappresentante, di agire in contrasto con l'interesse del rappresentato. Infatti, il contratto con se stesso denunzia un palese conflitto di interessi che in via presuntiva impedisce al rappresentante, portatore dell'interesse contrapposto a

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quello del rappresentato, di salvaguardare adeguatamente l'interesse di quest'ultimo. Per cui l'invalidità del contratto trova la sua ragione della tutela delle rappresentato contro il presunto pregiudizio dell'atto. Tale ragione di tutela, pertanto, viene meno quanto lo stesso rappresentato valuta come i desideri per il pericolo di pregiudizio autorizzato il compimento dell'atto. Il pericolo di pregiudizio inoltre viene meno anche nell'ipotesi in cui la predeterminazione del contenuto dell'atto esclude che il rappresentante possa operare a nuove rappresentato. Secondo alcuni il pericolo di pregiudizio è scongiurato dalla predeterminazione del prezzo di vendita o di acquisto. Tuttavia, sostiene il Bianca che ad escludere il pericolo di pregiudizio del rappresentato non basta che questi abbia fissato il prezzo di vendita o di acquisto del bere. La fissazione del prezzo da parte del rappresentato deve, infatti, intendersi come un limite minimo per la vendita o come un limite massimo per l'acquisto, fermo restando per il rappresentante l'obbligo di cercare di ottenere il prezzo più vantaggioso possibile. Il pericolo di pregiudizio, sostiene il Bianca, deve piuttosto escludersi quando si tratta di beni che il rappresentato vende usualmente a condizioni standard e a prezzi fissi. Secondo la regola generale l'azione di annullamento spetta rappresentato ossia alla parte nel cui interesse l'annullamento è previsto dalla legge e ad essa si accompagna il rimedio del risarcimento del danno (si tratta di responsabilità contrattuale del rappresentante).  Abuso del potere rappresentativo e difetto del potere rappresentativo Vi è abuso di potere rappresentativo quando il rappresentante, pur fornito del potere rappresentativo, abbia fatto cattivo uso di esso agendo in conflitto di interessi con il rappresentato, quando trascura o lede l'interesse di quest'ultimo (cioè perseguendo un interesse proprio o di terzi in contrasto con l'interesse del rappresentato) e, ancora, quando si discosta dalle istruzioni ricevute. L'abuso significa, infatti, un cattivo uso del potere rappresentativo di cui il rappresentante è comunque titolare; precisamente il rappresentante esercita il potere di cui è titolare ma non in conformità degli obblighi verso il rappresentato. Quindi, l'atto è efficace ma da luogo alla responsabilità del rappresentante per il suo inadempimento. A carico del rappresentante sussiste, infatti, l'obbligo legale di esercitare il potere rappresentativo nell'interesse delle rappresentato. La violazione di tale obbligo non rende tuttavia l'atto invalido salva l'ipotesi di conflitto di interessi. Infatti, come già osservato, la cura effettiva dell'interesse delle rappresentato non è comunque elemento essenziale della rappresentanza, per cui l'atto delle rappresentante è efficace nei confronti delle rappresentato anche se il rappresentante non agisce nell'interesse del rappresentato. Per cui il rappresentato non potrà respingere l'atto del rappresentato soltanto perché si tratta di un atto

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pregiudizievole ma occorre che sia compiuto in conflitto di interessi. Sappiamo anche che talvolta la procura si accompagna ad un rapporto di mandato o ad un'altro rapporto gestorio con il quale il rappresentante è obbligato a compiere un’attività di gestione per conto del rappresentato. Al riguardo occorre tenere presente che l'inosservanza degli obblighi inerenti al rapporto di gestione comporta l'inefficacia dell'atto quando le istruzioni date al mandatario concorrono a determinare il contenuto della procura. Infatti, quando alla procura si accompagna un rapporto gestorio il rappresentato concede alla rappresentante il potere rappresentativo strettamente necessario per assolvere l'incarico; per cui l'atto rappresentativo che non rispettasse il contenuto dell'incarico eccederebbe la procura e sarebbe perciò inefficace verso il rappresentato. Non devono essere confuse pertanto le seguenti ipotesi:  Abuso del potere rappresentativo: si ha quando il rappresentante,

mantenendosi nei limiti dei poteri conferitigli, non agisce nell’interesse delle rappresentato, bensì in quello proprio o di un terzo (es. contratto con se stesso).

Eccesso di potere rappresentativo: si ha quando il rappresentante abbia sorpassato i limiti dei poteri conferitigli (es. il rappresentante vende un bene immobile mentre la procura gli consente di alienare solo beni mobili).

Difetto di potere rappresentativo: si ha difetto di potere, ad esempio, nel caso del falsus procurator cioè di colui che abbia agito come rappresentante senza averne in realtà alcun potere.

Il difetto di rappresentanza (falsus procurator) Il difetto di rappresentanza riguarda l’ipotesi del contratto stipulato da chi non ha alcun potere rappresentativo (o eccede i limiti della procura). In difetto del potere di rappresentanza di contratto non è efficace né rispetto a rappresentante, né rispetto al rappresentato e neppure rispetto al terzo contraente.

- Rispetto al rappresentato il contratto non è efficace in quanto l'imputazione dei difetti del negozio direttamente in capo al rappresentato discende dal potere rappresentativo dello stipulante. Se questo potere nonno sussiste, evidentemente, il negozio rimane estraneo alla sera giuridica del rappresentato.

- Rispetto al rappresentante il negozio è inefficace in quanto si tratta di un atto compiuto nel nome del rappresentato. Il negozio cioè è destinato a produrre effetti nella sfera giuridica delle rappresentato e non su quella del sedicente rappresentante, il quale non assume alcun impegno né compie alcun atto dispositivo in nome proprio.

- Nei confronti del terzo il contratto è egualmente inefficace. Ciò in quanto in capo al tale soggetto non possono prodursi effetti obbligatori o reali provvide

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contratto poiché tali effetti presuppongono l'operatività del contratto nei confronti del rappresentato.

L'inefficacia del contratto stipulato dal falso rappresentante non significa che tale contratto sia nullo o annullabile. Il contratto è semplicemente privo di un requisito di efficacia che può essere integrato successivamente mediante la ratifica da parte del rappresentato. Il contratto concluso dal falso rappresentante è un contratto perfetto, in quanto, consta di tutti gli elementi costitutivi (accordo, oggetto, causa, forma.). La ratifica La ratifica è il negozio unilaterale mediante il quale il soggetto (il rappresentato) rende efficace nei propri confronti l'atto del nonno autorizzato. Con la ratifica il rappresentato non conclude un nuovo contratto con il terzo né stipula il contratto già stipulato da rappresentante. La volontà del ratificante è diretta, piuttosto, ad accettare l'operato del falso rappresentante, e quindi a conferirgli quella posizione di legittimazione che il falso rappresentante avrebbe dovuto avere sin dal momento della simulazione del contratto. Quale procura successiva la ratifica è interamente sottoposta alla disciplina valevole per la procura, ed in particolare, richiede la stessa forma cioè la forma scritta per il contratto stipulato dal rappresentante. Anche la ratifica può essere manifestata tacitamente; un esempio di ratifica tacita è riscontrabile della volontà del rappresentato di avvalersi delle posizioni derivanti dalle contratto concluso dal falso rappresentante. La ratifica è, secondo l'opinione dominante, un atto recettizio nei confronti del terzo contraente; questa opinione si giustifica in data rilievo che l'atto rende operante il rapporto contrattuale tra il terzo e di rappresentato. La ratifica ha effetto retroattivo, nel senso che il contratto concluso dal falso rappresentante acquista la sua efficacia fin dall'origine come se fosse stato concluso dal rappresentante legittimato. Tuttavia, detto effetto retroattivo non può operare in pregiudizio di terzi, ossia di coloro che anteriormente alla ratifica abbiano acquistato di incompatibili con l'atto dispositivo della rappresentante. In attesa della ratifica il contratto concluso dal falso rappresentante (è inefficace, ma essendo il vincolo validamente assunto) è vincolante per il terzo contraente, il quale non può sciogliersi unilateralmente dal vincolo contrattuale ho corredo piuttosto in tal senso l'accordo con il rappresentante. Il codice civile non prevede un limite temporale per l'esercizio del potere di ratifica da parte delle rappresentato, tuttavia questa situazione di pendenza non può di certo protrarsi a tempo indefinito in pregiudizio del terzo. A quest'ultimo la legge accorda pertanto un diritto interrogatorio, cioè il potere di assegnare a rappresentato un termine (di decadenza) per l'esercizio della ratifica. Trascorso pertanto tale termine il rappresentato non può più ratificare del contratto.

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La responsabilità del falso rappresentante Il falso rappresentante è tenuto a risarcire il danno che il terzo contraente ha sofferto per avere confidato, senza sua colpa, dell'efficacia del contratto o in generale dell'atto compiuto dal falso rappresentante. La responsabilità del falso rappresentante non è responsabilità contrattuale, cioè responsabilità per l'inadempimento del contratto, in quanto, non contrae il nome proprio e non assume un impegno in ordine all'esecuzione del negozio. La responsabilità del falso rappresentante consiste piuttosto nella lesione della libertà contrattuale del terzo. Il rappresentante precisamente è responsabile in quanto, dolosamente o colposamente, si è avvalso di una legittimazione inesistente inducendo il terzo a compiere un negozio inefficace. Siamo quindi nel campo della responsabilità extracontrattuale, e più in particolare, nell'ambito della responsabilità precontrattuale. Per cui il risarcimento cui è tenuto il falso rappresentante non ha ad oggetto l'interesse positivo (cioè l'interesse che sarebbe stato soddisfatto dall'atto inefficace) bensì l'interesse negativo cioè l'interesse del terzo a non essere partecipe o destinatario di un atto inefficace. La responsabilità del falso rappresentante presuppone che il terzo abbia confidato senza sua colpa nella legittimazione di tale soggetto. Precisamente il terzo è in colpa quando sia caduto in un errore inescusabile e cioè in un errore evitabile con la normale diligenza dell'esercizio dell'autonomia negoziale. In tal caso l'esclusione di responsabilità del falso rappresentante trova fondamento del principio della compensazione delle porte.

La rappresentanza apparente La rappresentanza apparente si configura allorquando lo pseudo-rappresentato (o rappresentato apparente), con il proprio atteggiamento di tolleranza nei confronti del falso rappresentante (apparente), dia causa all’apparente legittimazione del medesimo, ingenerando nei terzi, senza loro colpa, un ragionevole affidamento sulla sussistenza del potere rappresentativo. il terzo si sia convinto, senza sua colpa, dell'esistenza del potere di rappresentanza di quest'ultimo. In altri termini, si parla di procura ha apparente quando il rappresentato può sapendo che il falso rappresentante agisce in suo nome (cioè del rappresentato), non interviene per far cessare tale ingerenza. Per cui, cosa succede che sebbene di regola il rischio della falsa rappresentanza ricade di regola sul terzo poiché è il presunto rappresentato non può sottostare agli effetti giuridici di un negozio degli estraneo. Nel caso di procura apparente le cose cambiano in quanto il fondamento dell'efficacia della procura apparente si riconduce piuttosto al generale principio dell'apparenza, e cioè al principio secondo il quale chi crea l'apparenza di una

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condizione di fatto o di diritto è assoggettato alle conseguenze di tale condizione nei confronti di chi vi abbia fatto ragionevole affidamento. Tuttavia, il principio dell'apparenza dà luogo a qualche perplessità in quanto tale principio, sostanzialmente, rende efficace una situazione inesistente dando luogo all'applicazione di una regola giuridica in contrasto con la realtà che essa presuppone (nel senso che si potrebbe al massimo parlare di una responsabilità precontrattuale del rappresentato apparente). Questa difficoltà, perplessità può essere superata riconoscendo che la rilevanza dell'apparenza esprime una particolare forma di autoresponsabilità del soggetto per il falso affidamento suscitato di terzi. Si parla riguardo di principio dell'apparenza imputabile.

Cause di estinzione del potere rappresentativo. La revoca della procura Le cause di estinzione del potere di rappresentante solo:  La revoca della procura: la è il negozio unilaterale mediante il quale il

rappresentato prima di efficacia la procura, distinguendo di conseguenza il potere delle rappresentante. Il rappresentato può anche modificarlo. La modifica della procura è una revoca parziale del podere di rappresentanza e come tale deve essere quindi distinta rispetto alla integrazione della procura, mediante la quale il rappresentato specifica o amplia il potere conferito. La revoca di vita della procura è prevista dalla legge in conformità al principio generale della revocabilità dei poteri conferiti ad un soggetto dell'interesse altrui. La revoca può essere espressa o tacita. Si ha revoca tacita quando il rappresentato tiene un comportamento incompatibile con la volontà di mantenere alla rappresentante di potere di rappresentanza (es. la nomina di una rappresentante esclusivo per il compimento dello stesso affare che abbia costituito oggetto della procura). Ovviamente la revoca, sia tacita che espressa, deve essere portata conoscenza dei terzi con mezzi idonei. Il revocante che non assolve a questo onere non può opporre la revoca al terzo contraente, salva la possibilità di provare che questi al momento della conclusione del contratto sapeva che la procura era stata revocata o modificata. La necessità che la revoca sia portata conoscenza dei terzi ha indotto la dottrina prevalente a parlare di atto recettizio. Il contrario, afferma il Bianca, deve osservarsi che la legge non prevede l'onere della comunicazione bensì quello della adeguata pubblicazione dell'atto. In altri termini in presenza di terzi interessati, la comunicazione si rende necessaria ma non come specifico onere del revocante bensì come mezzo concretamente idoneo per portare la revoca a conoscenza dei terzi. Dal momento in cui il rappresentante ha avuto conoscenza dell'avvenuta revoca egli deve astenersi dallo svolgere attività rappresentativa.

 La rinunzia da parte del rappresentante 16

 La sopravvenuta incapacità o il fallimento del rappresentato o del rappresentante

 La scadenza del termine  Il verificarsi della condizione risolutiva  L'estinzione del rapporto di gestione.

Limiti al potere di revoca: la procura (speciale) irrevocabile In generale, affermarsi che il principio della revocabilità della procura trova il suo fondamento nel principio generale della revocabilità degli atti consessi ad un soggetto dell'interesse altrui (proprio). Tuttavia, sussiste un limite al potere di revocabilità della procura che sia nel caso della c.d. Procura irrevocabile.  La prima ipotesi si ha nel caso in cui il potere rappresentativo è conferito

anche nell'interesse del rappresentante o di terzi (es. procura conferita al creditore per vendere un bene al fine di soddisfarsi sullo ricavato). L’irrevocabilità della procura trova la sua giustificazione nel fatto che l'eventuale revoca verrebbe a ledere un diritto delle rappresentante o del terzo. In tali casi, comunque, la procura può essere revocata se sussiste una giusta causa o se ne è stata prevista la revocabilità.

 La seconda ipotesi si ha nel caso in cui la procura è irrevocabile per espressa volontà del rappresentato. Al riguardo si deve precisare che il rappresentato non potrebbe rendere irrevocabile la procura conferita nel suo esclusivo interesse, in quanto sarebbe priva di causa e come tale nulla. Tale irrevocabilità sarebbe contraria al principio di uguaglianza reciproca. Se invece la procura è conferita nell'interesse del procuratore o di un terzo, l’irrevocabilità risponde alla regola legale.

La rappresentanza indiretta La rappresentanza in diretta, dei tanti rappresentanza di interessi, si quando il soggetto, il rappresentante agisce solo per conto ma non anche nel nome del rappresentato. Caratteristiche della rappresentanza indiretta sono: - La mancata spendita del nome altrui - Il realizzarsi degli effetti del negozio nella sfera giuridica delle rappresentante, per cui sarà necessario il compimento di un’ulteriore attività affinché tali effetti possano riversarsi definitivamente in capo alla rappresentato. A questa ulteriore attività il rappresentante è tenuto in base al rapporto interno che lo lega con il rappresentato. Il contratto tipico dal quale scaturisce tale obbligo è il mandato cioè il contatto mediante il quale il mandatario si obbliga a compiere una certa attività giuridica nell'interesse del mandante. Il mandato, può essere con o senza rappresentanza:

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Se il mandato è con rappresentanza il mandatario agisce non solo per conto ma anche in nome del mandante. Se, invece, il mandato è senza rappresentanza, il mandatario che agisce in nome proprio acquista diritti e assume obblighi derivanti dal negozio, mentre i terzi non entrano in alcun rapporto con il mandante (che pertanto non è parte del contratto né in senso formale né in senso sostanziale). Tuttavia, taluni effetti del contratto stipulato dalla rappresentante indiretto si riproducono direttamente in capo al rappresentato: - le cose mobili e i crediti acquistati dal mandatario in nome proprio ma per conto del mandante, cadono automaticamente nella sfera giuridica di quest'ultimo. - Per gli immobili e i beni mobili registrati, il mandatario che li ha acquistati diventa proprietario ma ha l'obbligo di ritrasferirli al mandante con un successivo negozio, altrimenti il mandante stesso può chiedere il trasferimento mediante l'esecuzione forma specifica. L'atto dispositivo del non legittimato Il soggetto che dispone in nome proprio del diritto altrui senza esserne legittimato stipula un negozio che non ha effetto nei confronti del titolare del diritto. Ma a differenza del contratto stipulato dal falso rappresentante, il disponente stipula il nome proprio e il negozio è efficace nei confronti. Il contratto, quindi, non ha l'effetto di trasferire all'alienatario il diritto del terzo ma l'alienante, che ha assunto in proprio il rapporto contrattuale, è tenuto a procurare all'acquirente il diritto non è alienato le virtù del principio secondo cui "il venditore è tenuto a fare acquistare al compratore della proprietà della quota o il diritto, se l'acquisto non è effetto immediato del contratto ". In caso contrario, il mancato trasferimento in proprietà del bene all'acquirente, in buona fede, costituisce inadempimento del contratto e pertanto dà luogo alla responsabilità contrattuale dell'alienante. L'approvazione del titolare L’atto di disposizione del diritto altrui da parte del non legittimato in nome proprio può produrre l'effetto traslativo a seguito dell'approvazione da parte del titolare. L'approvazione è l'atto mediante il quale il titolare del diritto autorizza successivamente il negozio di alienazione stipulato da un terzo in nome proprio. L'approvazione comporta l'acquisto della legittimazione da parte dell'alienante e quindi prodursi dell'effetto traslativo direttamente in capo all'alienatario. L'approvazione si distingue dalla ratifica da parte del rappresentato perché questa ha per oggetto l'atto compiuto dal non legittimato in nome altrui. L'approvante rimane estraneo al rapporto contrattuale che fa capo all'alienante. Con la ratifica il rappresentato fa propri gli effetti dell’atto compiuto dal falsus procurator, sarà anche in tal modo l'eccesso o il difetto di rappresentanza (rappresentato diviene parte sostanziale del contratto).

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IL CONTRATTO PER PERSONA DA NOMINARE La nozione Il contratto per persona da nominare è un contratto nel quale una delle parti (lo stipulante) si riserva il potere di nominare (electio amici) entro il termine legale o convenzionale un altro soggetto che diverrà parte sostanziale del contratto, in termini diversi la persona nella cui sfera giuridica il negozio deve produrre effetti. Cioè è possibile procedere all’acquisto di un immobile, per una terza persona che ci si riserva di nominare. La riserva di nomina di un terzo dà luogo ad una parziale indeterminatezza soggettiva, nel senso che il rapporto si costituisce tra le parti originarie (stipulante e prominente) ma sussiste l'alternativa che il rapporto faccia capo ad un terzo. Infatti, con l'atto di nomina (c.d. electio amici) il terzo subentra come parte sostanziale del contratto in sostituzione o in aggiunta allo stipulante, acquistando con effetto retroattivo diritti e obblighi derivanti dal contratto. Scaduto il termine senza che sia comunicata alla controparte una efficace dichiarazione di nomina, il contratto si consolida definitivamente in capo allo stipulante. La riserva di nomina costituisce un tipico patto accessorio. Originariamente, esso è il uso nelle aste pubbliche e serviva principalmente a consentire l'intervento di persone che non gradivano apparire tra i partecipanti, ma successivamente si estese anche alle vendite private in quanto consentiva di rivendere il bene senza dover pagare nuovi tributi di trasferimento. Nell'attuale pratica negoziale questo patto si rinviene, solitamente, nei preliminari di compravendita immobiliare e vale per attuare un'attribuzione che trova le giustificazioni più varie (vendita, liberalità). Occorre precisare che la riserva di nomina non può essere accostata alla clausola che autorizza la cessione del contratto: - la nomina assegna al nominato la posizione di parte con effetto retroattivo

- Con la cessione del contratto la posizione contrattuale si trasferisce dal cedente al cessionario con effetto dal momento della cessione (non ha effetto retroattivo).

La natura giuridica del contratto per persona da nominare è oggetto di discussione: Secondo l’opinione prevalente si ha una rappresentanza eventuale in incertam personam o rappresentanza innominata. La rappresentanza è in incertam personam o innominata, perché il terzo dichiara di agire in nome altrui (dichiara di acquistare non per sé ma per la persona da nominare), ma non dichiara la persona per cui agisce. La rappresentanza è, poi, eventuale perché se manca la procura anteriore alla conclusione dl contratto o l’accettazione contemporanea alla dichiarazione di nomina, la figura della rappresentanza viene a mancare, in quanto il contratto produce i suoi effetti nei confronti dei contraenti originari. Tuttavia, afferma il Bianca, quest'inquadramento non può essere condiviso. Infatti,

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in senso contrario può osservarsi che lo stipulante, a differenza dei rappresentante, diviene sin dall'origine parte sostanziale del rapporto salva la possibilità di fatti sostituire con efficacia retroattiva (con la riserva di nomina lo stipulante non si estranea rispetto al contratto). Il Bianca ritiene preferibile identificare la riserva di nomina è una figura di autorizzazione che si identifica, in particolare, nell'autorizzazione che una parte concede all'altra di mutare nel proprio interesse la titolarità del rapporto contrattuale con effetto retroattivo. Un'altra costruzione inquadra il contratto per persona da nominare nello schema della condizione. Tale costruzione, precisamente, ravvisa nel contratto concluso tra stipulante e promittente un contratto sottoposto a condizione risolutiva (la nomina del terzo). A tale contratto si accompagna un secondo contratto, quello intercorrente era il terzo e il promittente sottoposto a condizione sospensiva (l'evento condizionante sarebbe sempre la electio amici). Per altri il contratto tra prominente e terzo sarebbe il via di formazione.

Effetti della riserva di nomina La riserva non impedisce né il perfezionamento né l'efficacia del contratto tra le parti originarie. Precisamente il contratto per persona da nominare, già prima della dichiarazione di nomina, è perfetto ed efficace, non essendovi incertezza sulla esistenza di un contraente, ma solo sulla circostanza se allo stipulante debba sostituirsi o meno un'altra persona, sicché un contraente ab origine c'è sempre (sia esso con effetto retroattivo la persona nominata ovvero l'originario stipulante). D'altronde, afferma il Bianca, l'idea di una sospensione degli effetti finali non ha riscontro né nella previsione legislativa e neppure nella funzione della clausola la quale è pienamente compatibile con l'immediata operatività degli indegni assunti. L'immediata efficacia traslativa del contratto comporta l'ingresso del bene nel patrimonio dello stipulante. I creditori possono compiere atti esecutivi e conservativi sul bene ma il soddisfacimento del loro diritto rimane subordinato al consolidamento del contratto in capo allo stipulante. Applicabilità della riserva di nomina In linea di principio la riserva di nomina può essere apposta a qualsiasi tipo di contratto, sia esso ad effetti reali sia ad effetti obbligatori. Secondo una interpretazione restrittiva la riserva non è invece applicabile ai contratti stipulati intuitu personae, cioè in quel contratti in cui assume rilevanza l'identità e le qualità personali del contraente. Tuttavia, non può escludersi la validità della riserva di nomina in questi contratti posto che la fungibilità (scambiabilità) dei soggetti è rimessa alle parti del contratto. Requisiti della riserva di nomina In quanto lo stipulante assume la veste di parte sostanziale e formale del contratto è

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allo stipulante che occorre avere riguardo per quanto attiene ai requisiti di capacità e all'integrità del consenso. La riserva di nomina non esige specifici requisiti di forma, la sua forma si determina in base a quella del contratto cui tale clausola accede. La riserva di nomina richiede l'osservanza degli oneri di opponibilità prescritti per il contratto principale. Così, la riserva non è opponibile agli aventi causa o al creditore dello stipulante che abbiano anteriormente reso opponibile il loro acquisto o compiuto anche di esecuzione. La dichiarazione di nomina La dichiarazione di nomina è un negozio unilaterale mediante il quale lo stipulante imputa il rapporto contrattuale al terzo con effetto retroattivo.La dichiarazione di nomina deve essere comunicata all'altra (la dichiarazione di nomina è un atto recettizio) parte entro tre giorni dalla stipulazione, salvo che le parti abbiano stabilito uno termine differente. Peraltro, ai fini fiscali, se la nomina è effettuata oltre il terzo giorno si considera come se lo stipulante avesse acquistato in proprio e rialienato al terzo, con un doppio passaggio di proprietà e con i correlativi maggiori oneri. La nomina del terzo esplica la sua efficacia se lo stipulante è legittimato ad imputare al terzo il rapporto contrattuale. La mancanza del potere rappresentativo comporta l'inefficacia della nomina, la quale può tuttavia essere accettata dal terzo. Questa accettazione è intesa come una ratifica, in quanto supplisce all'originario difetto del potere rappresentativo dello stipulante. La dichiarazione di nomina e l'accettazione sono negozi che servono ad integrare il contratto per ciò essi devono rivestire la stessa forma che le parti hanno usato per il contratto. Effetti della nomina e della mancata nomina A seguito della nomina fatta dal soggetto il terzo acquista la posizione di parte sostanziale del rapporto a far data dalla stipulazione del contratto. Nei confronti del prominente il nominato assume tutti i diritti e io gli scaturenti dal contratto.Il nominato non potrà, invece, opporre le eccezioni attinenti al suo rapporto con lo stipulante, rispetto al quale il promittente rimane estraneo. In applicazione delle regole sulla cessione del contratto lo stipulante è tenuto a garantire la validità del contratto ma non anche la solvenza del promittente. Se invece lo stipulante rinuncia all'esercizio della riserva di nomina, oppure questa è inefficace il rapporto si costituisce definitivamente tra le parti originarie ossia tra stipulante e prominente. In ciò il contratto per persona da nominare differisce dal contratto concluso dal falsus procurator, che in mancanza di ratifica rimane inefficace Il rapporto intercorrente tra stipulante e terzo nominato può avere cause diverse. Può trattarsi di un rapporto di mandato o di qualsiasi altro contratto col quale lo stipulante utilizzi un affare concluso nel proprio interesse. Nei confronti del terzo,

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lo stipulante dovrà rispondere secondo i termini dell'impegno assunto, e in generale dovrà ritenersi responsabile se il terzo consegue una posizione contrattuale diversa da quella prevista. Trascrizione del contratto per persona da nominare Il preliminare per persona da nominare si trascrive contro il prominente venditore ed a favore del prominente compratore facendo menzione nella nota di trascrizione della riserva di nomina. Se non interviene nel termine legale o in mancanza di quello convenzionale la nomina del terzo, si cancella la menzione; se, invece, la nomina è fatta nel termine l'atto di nomina si annota a margine della trascrizione e ad un tempo si trascrive contro il prominente venditore e in favore del terzo.Vi è un'altra prassi secondo la quale l'atto di nomina si trascrive contro il prominente compratore ed a favore del terzo (e non si annota). Differenza tra contratto per persona da nominare e contratto per conto di chi spetta Non rientra nello schema del contratto per persona da nominare il contratto per conto di chi spetta ossia il contratto stipulato in rappresentanza di chi risulterà titolare di una data posizione giuridica. In tale ipotesi, infatti, l'individuazione del soggetto che sarà parte sostanziale del rapporto non dipende dall'esercizio del potere di nomina (come nel caso del contratto per persona da nominare) ma da circostanze oggettive, quali la vendita di beni ereditari da parte delle curatore dell'eredità giacente o la vendita del bene sottoposto a sequestro convenzionale. Il contratto per conto di chi spetta è espressamente previsto dalla legge dell'ipotesi di verifica giudiziale dei difetti della cosa venduta. Su istanza della parte interessata il giudice può ordinare il deposito o sequestro della cosa veduta e può anche ordinare la vendita per conto di chi spetta. Lo stipulante (cioè si agisce per conto di chi spetta) non assume la veste di parte sostanziale del contratto. In attesa che diventi certa la persona del rappresentato, lo stipulante può dover provvedere all'attuazione di tutto il rapporto contrattuale. In ogni caso il risultato del contratto dovrà essere riversato direttamente in capo al rappresentato. Il contratto per conto di chi spetta niente quindi nello schema della rappresentanza.

LA GESTIONE DI AFFARI ALTRUI Nozione Si ha gestione di affari altrui quando un soggetto (detto gestore) assume spontaneamente, cioè senza esservi obbligato e senza averne avuto incarico dall'interessato (dominus) l’amministrazione di uno o più affari patrimoniali altrui. A tale circostanza la legge, concorrendo alcuni requisiti, ricollega il sorgere di determinate obbligazioni sia a carico del gestore sia a carico del dominus. La gestione di affari altrui è disciplinata dalla legge tra le fonti non contrattuali

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dell'obbligazione. La gestione di affari altrui, infatti, non può essere considerata né un contratto né un negozio unilaterale ma un fatto giuridico volontario al quale la legge ricollega vedervi ad effetti. La ratio dell'istituto in esame è che non sempre lo svolgimento di un'attività giuridica dell'interesse di altri, senza averne il potere, costituisce un fatto socialmente riprovevole, come in genere lo è l'intromissione negli affari altrui. In talune circostanze, l'interessamento nelle altrui faccende può essere considerato utile dal punto di vista sociale, può rispondere ad un criterio di solidarietà sociale. Ciò si verifica in modo evidente quando, chi si intromette in assenza del proprietario, lo fa a fine di evitare il danno. Per questo motivo la legge, nel caso in cui un soggetto non essendovi obbligato e quindi spontaneamente assume la gestione di affari altrui, stabilisce che qualora la gestione sia stata utilmente iniziata l'interessato deve adempiere le obbligazioni che il gestore ha assunto in nome di lui nonché le relative spese. Sul gestore incombe, invece, l'obbligo di continuare, una volta intrapresa, la gestione. Il legislatore ha specificato che non si deve avere riguardo al risultato finale della gestione, cioè considerare se dall'atto il dominus ha tratto vantaggio ma occorre tenere in considerazione l'utilità iniziale dell'atto, quella più immediatamente percettibile dal gestore e considerare se, con quella che era la conoscenza dei atti in quel momento, l'atto o l'affare si prevedeva necessario o utile in base alla valutazione che il dominus come buon padre di famiglia avrebbe fatto. Presupposti della gestione di affari altrui sono:

a. L'impedimento dell'interessato a provvedere al proprio interesse è, proprio, il requisito primario della gestione di affari altrui. In mancanza, dell'incarico conferito dall'interessato, la gestione costituisce, infatti, una ingerenza nella sfera giuridica altrui in deroga al principio della autonomia privata. Questa deroga si spiega, come già detto, sulle fondamenta della solidarietà sociale la quale giustifica l'intervento del terzo per curare l'interesse di chi non è in grado di provvedervi. Per impedimento dell'interessato si intende il fatto che questi si trovi in una situazione oggettiva o soggettiva che gli precluda o gli renda difficile curare il proprio interesse (es. nel caso in cui l'interessato sia detenuto). La giurisprudenza, pur ribadendo che l'impossibilità assoluta o relativa dell'interessato costituisce requisito primario della gestione di essere altrui, giungere ad ammettere che possa anche bastare la non opposizione dell'interessato. In tal caso la gestione acquista efficacia in base alla tolleranza del dominus. Infatti, se quest'ultimo è a conoscenza dell'iniziativa del gestore e, pur potendo impedire tale iniziativa, non interviene, il suo comportamento si qualifica come di tolleranza dell'attività del gestore. La tolleranza crea un giustifica l'affidamento del gestore, e secondo il principio di buona fede, impone all'interessato di accettare l'attività tollerata. Viceversa la proibizione del dominus preclude la gestione di affari salvo che tale

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divieto sia contrario alla legge, all'ordine pubblico o al buoncostume. La rilevanza del divieto si spiega in quanto mediante tale atto l'interessato provveda, sia pure negativamente, altro da fare.

b. La consapevolezza del gestore di curare un interesse altrui: cioè la consapevolezza dell'alienità dell'affare. L'esigenza di questa consapevolezza si spiega anche essa in relazione al fondamento solidaristico della gestione di affari altrui che giustifica l'intervento del gestore negli affari di altra persona e lo obbliga a perseguire la gestione iniziata. Viceversa chi gestisce un affare di altri credendo erroneamente di gestire un affare proprio realizza un'interferenza nella sfera giuridica del terzo che è del tutto estranea alla causa della gestione di affari altrui e che non obbliga pertanto il soggetto ad interessarsi ulteriormente di ciò che non gli rispetta. Per quanto riguarda gli effetti dell'attività già svolta bisogna fare riferimento alla regola che la legge detta in relazione al possessore di buona fede.[ Tale regola assegna al possessore di buona fede i frutti naturali separati e i frutti civili maturati fino al giorno della domanda giudiziale e per i miglioramenti recati alla cosa gli riconosce il diritto ad una indennità nella misura dell'aumento di valore della cosa per effetto di tali miglioramenti].

c. La spontaneità dell'intervento: questo requisito va inteso nel senso che il gestore non deve essere obbligato alla cura dell'affare dell'interessato; pertanto, non si può parlare di gestione dell'ipotesi di mandato.

d. L'utilità iniziale della gestione: anche questo requisito attiene allo sfondamento solidaristico dell'istituto. L'intervento altrui, in questa prospettiva, si giustifica non soltanto nel caso in cui l'interessato sia impedito a curare il proprio interesse ma anche quando l'intervento si presenti come utile per l'interessato.La legge richiede precisamente della gestione sia utilmente iniziata. Ciò si spiega in quanto un risultato finale eventualmente negativo non toglie che l'intervento del gestore fosse giustificato se al momento di assunzione della gestione questa si presentava vantaggiosa per l'interessato. L'utilità sussiste quando l'intervento è oggettivamente idoneo a incrementare il valore del bene o ad evitare il pregiudizio.

L'affare comune Di gestione di affari altrui può parlarsi soltanto nella misura in cui gestore assuma la cura dell'interesse di altri. Infatti, la prospettiva che si possa trattare di un affare comune al gestore si trova una soluzione negativa in giurisprudenza che si spiega con la considerazione che una rilevante interesse del gestore non consentirebbe di giustificare la sua attività in base alla causa solidale della gestione di affari altrui (salvo che l'interesse altrui si presenti misura prevalente). Oggetto della gestione Oggetto della gestione è qualsiasi attività giuridica o materiale obiettivamente utile

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per il patrimonio o la persona dell'interessato. Inoltre, in considerazione del fondamento della solidarietà sociale dell'istituto deve darsi risposta positiva al problema se l'attività di gestione possa comprendere anche atti di straordinaria amministrazione. L'esigenza di salvaguardare il patrimonio di chi non è in grado di provvedere può, infatti, giustificare un intervento del gestore che incida sulla consistenza patrimoniale dell'interessato. La gestione può comprendere anche il compimento di atti processuali. I soggetti La legge richiede la capacità di agire del gestore. Questa previsione di spiegarsi innanzi tutto nell'interesse di tale soggetto in quanto la gestione comporta il sorgere di obbligazioni in capo al gestore. Trova quindi applicazione il principio secondo il quale l'incapace può compiere tutti gli atti giuridici leciti, tranne quelli suscettibili di conseguenze sfavorevoli. Trattandosi di una fonte legale di obbligazioni non vi è il luogo per un'azione di annullamento: l'incapacità comporta piuttosto l'automatica inefficacia della gestione nei confronti dell'interessato. Il requisito della incapacità del gestore può inoltre essere eccepita dal dominus nei confronti di terzi, i quali non possono contare su gli effetti vincolanti di impegni assunti spontaneamente non altrui da parte di chi non era legalmente capace di agire. Gli obblighi del gestore Il gestore è obbligato a continuare la gestione dell'affare intrapreso. Tale obbligo persiste fino a quando l'affare, inteso come operazione unitaria, sia stato espletato ovvero l'interessato sia in grado di provvedervi direttamente. Il gestore è soggetto alle stesse obbligazioni che deriverebbero da un mandato tenendo però conto che in questo caso l'interessato non dà né è in grado di dare istruzioni. Particolare rilevanza assume l'obbligo relativo alla diligenza della quale, peraltro, e discusso in grado di intensità. Infatti, per la giurisprudenza il gestore sarebbe tenuto alla diligenza ordinaria del buon padre di famiglia, sicché risponderebbe anche per colpa lieve in ordine ai danni eventualmente derivati al dominus dalla gestione. Per la dottrina, invece, il gestore è tenuto ad una diligenza minima sicché sarebbe responsabile soltanto per colpa grave. La legge prevede, inoltre, che in considerazione delle circostanze che hanno indotto il gestore ad assumere la gestione (quindi anche in relazione dell'inerzia del dominus) il giudice possa moderare il risarcimento dei danni subiti dall'interessato. La moderazione del risarcimento dei danni trova il suo fondamento giuridico nel generale principio del concorso di non aver danneggiato. Gli obblighi dell'interessato Per quanto riguarda gli obblighi dell'interessato: innanzi tutto l'interessato deve

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commenti (24)
fatto benissimo !!!
me lo potreste inviare per email belcore.alfonso1@gmail.com grazie mille
grande!!!
perfetto grazie

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