Riassunto comunicazione politica prof de rosa. Testo esame Mazzoleni, Sintesi di Comunicazione Politica. Università non definita
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torcy8331 marzo 2010

Riassunto comunicazione politica prof de rosa. Testo esame Mazzoleni, Sintesi di Comunicazione Politica. Università non definita

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Riassunto del'esame di Comunicazione politica (prof de rosa) Corso basato sul testo di MAZZOLENI Comunicazione politica
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“LA COMUNICAZIONE POLITICA”

“ LA COMUNICAZIONE POLITICA” di Gianpietro Mazzoleni

PREFAZIONE La politica ha sempre avuto una forte dimensione simbolica e comunicativa. Oggi il rapporto tra politica e comunicazione ha raggiunto livelli di interdipendenza impensabili sino a un secolo fa. Con la conquista da parte dei mass media, e soprattutto della televisione, del palcoscenico della politica, è difficile immaginare una politica che non sia anche mediatica. La natura dello spazio pubblico si trasforma da luogo del dialogo a luogo del consumo. Il campo della comunicazione politica è interdisciplinare, vi confluiscono infatti scienza politica, sociologia della comunicazione, psicologia sociale, scienze del linguaggio etc. Si parte dall’idea della comunicazione politica come prodotto dell’interazione fra i tre attori della polis: sistema politico (istituzioni, partiti, politici), sistema dei media (imprese di comunicazione, giornalisti), cittadino-elettore.

M = SISTEMA DEI MEDIA

C = CITTADINO-ELETTORE

P = SISTEMA POLITICO

Questa interazione è un processo molto complesso e multidimensionale dove il terzo attore, cioè il cittadino, riveste piuttosto il ruolo di destinatario.

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M

C

P

CAP. 1 – IL CAMPO DELLA COMUNICAZIONE POLITICA

1. Un settore dagli incerti confini L’espressione comunicazione politica stabilisce un nesso di reciprocità tra i due mondi della comunicazione e della politica. La comunicazione politica ha carattere interdisciplinare.

2. Uno sguardo alla storia: dalla retorica alla videopolitica La storia della comunicazione politica inizia nel momento in cui la filosofia greca comincia a riflettere sul potere, sull’autorità, sulla democrazia, sui rapporti politici tra i membri di una comunità. I greci, in prima linea Platone e Aristotele, analizzano l’effetto del discorso persuasivo sul pubblico dei cittadini, ovvero il potere della retorica. Retorica = arte della persuasione cui i pensatori greci attribuiscono una grande importanza nel determinare la qualità dei rapporti di forza e della lotta per il potere nella società. La comunicazione politica, quale forma civile di interazione politica, precede la stessa riflessione sul suo uso e suoi abusi, laddove esiste un embrione di organizzazione sociale di carattere urbano e di natura democratica. Nelle elezioni e campagna elettorali a Roma si fondono le regole della retorica con le arti della persuasione di tipo clientelare. Più della comunicazione scritta o visiva era praticata la propaganda orale. Es. romano è paradigmatico: candidato, comizio, lettera dal fratello a Cicerone. Da una prospettiva storiografica, a fianco del dispotismo e soffocamento delle voci libere da parte dei sovrani e delle chiese, c’è anche la sistematica manipolazione della cultura e dell’informazione. Solo dopo la rivoluzione americana, con il varo della Costituzione, e con la rivoluzione francese, dunque con la rinascita degli ideali libertari e democratici, possiamo ritrovare l’esercizio di forme di comunicazione politica. Nel XIX° secolo con la rivoluzione industriale, l’urbanesimo, la scolarizzazione di massa, si hanno anche le libere elezioni su cui si basano le democrazie di massa dei nuovi stati. Le campagne elettorali prendono piede, contribuendo alla moderna comunicazione politica = democratizzazione + comunicazione,

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Ma è solo nel XX° secolo che si può parlare di comunicazione politica in senso pieno, grazie alla nascita dei mezzi di comunicazione di massa. La comunicazione politica subisce una drammatica battuta d’arresto tra le due guerre mondiali e negli anni della guerra fredda, quando prevalgono propaganda e manipolazione. Negli Stati Uniti (grande laboratorio di comunicazione politica grazie alla stabilità delle istituzioni e all’ampia libertà del sistema di informazione) nasce il marketing politico come connubio tra pubblicità, marketing, informazione, sondaggi d’opinione. Negli anni 50 e 60, poi, la diffusione della televisione dà un forte input alla comunicazione politica, tanto che la vidiopolitica è diventata il volto più noto e più popolare della politica.

3. Sfera pubblica e comunicazione politica Nel concetto di comunicazione politica è fondamentale il modello di spazio pubblico di Hannah Arendt e di sfera pubblica borghese di Jurgen Habermas, entrambi improntati su una visione che riconosce nel pubblico dei cittadini la presenza dei processi di democrazia, del controllo e gestione del potere, della volontà popolare, della discussione e dell’opinione pubblica, della pubblicità. Entrambi ribadiscono l’importanza di un’opinione pubblica informata e critica, connessa alla partecipazione consapevole dei cittadini. Dahlgren distingue la nozione di sfera pubblica in sfera pubblica culturale (vi circolano le idee e le discussioni sulla letteratura e sulle arti e non è in relazione con la democrazia e la politica)

sfera pubblica politica

Il concetto di sfera pubblica richiama al concetto di mercato delle idee, cioè la pluralità di fonti informative che consentono al cittadino di farsi proprie idee. Il pessimismo francofortese vede nell’azione dei moderni mass media un impedimento alla crescita della consapevolezza dei cittadini e alla loro partecipazione al dibattito pubblico. Si contrappongono altri studiosi, tra cui Meyrowitz, i quali sostengono che con i moderni media si realizza effettivamente uno spazio pubblico allargato (ammette anche chi non sa leggere). Nel concetto di spazio pubblico mediatizzato i media occupano il ruolo di perno della comunicazione ascendente e discendente tra pubblico dei cittadini e sistema della politica.

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Lo spazio dei mass media non esaurisce lo spazio pubblico in quanto esiste la società civile (Habermas la definisce periferica al centro politico) al cui interno  nascono sensibilità verso issues (es. pace, nucleare, terzo

mondo, etc.)  si sviluppa un dibattito tra intellettuali, piccoli gruppi  viene raccolto e diffuso da associazioni e da una stampa

specializzata  si trasforma in movimenti e sub culture  raggiunge, per mezzo dei mass media, l’opinione pubblica più

ampia. Nell’epoca moderna il potere viene conquistato, gestito e contestato attraverso istituzioni e processi che basano la propria legittimità e il proprio funzionamento sul consenso ottenuto per mezzo di forme di dibattito pubblico, come le campagne elettorali, ma anche la dialettica tra rappresentanze di interessi (partiti e gruppi di pressione) e naturalmente la circolazione di informazioni. 4. Modelli della comunicazione politica IL MODELLO PUBBLICISTICO-DIALOGICO La comunicazione politica, nello spazio pubblico moderno, si inquadra in un contesto dinamico, in uno schema relazionale tra gli attori della scena politica moderna: istituzioni politiche, mass media, cittadini. I mass media non sono dunque lo spazio pubblico; contribuiscono a crearlo, ne sono uno dei principali motori; la loro azione va a sommarsi all’azione dialogica degli e tra gli altri due attori (cittadini e politici) che mantengono la capacità autonoma di comunicazione che possedevano già nella polis greca.

COMUNICAZIONE POLITICA MEDIATIZZATA

M = SISTEMA DEI MEDIA

Spazio condiviso “c”, di tipo Informativo. La comunicazione

Tra M e C è a senso unico.

Spazio condiviso “b" di P/M

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M

C

P

C = CITTADINO- ELETTORE

P = SISTEMA POLITICO (= governo, partiti, leader, candidati nelle elezioni)

Spazio condiviso “a” che nasce dall’interazione, ovvero dalla comunicazione immediata di P e C.

I tre spazi comunicativi a, b, c, costituiscono una rete di scambi di natura politica, sono cioè COMUNICAZIONE POLITICA. Lo spazio d, che a-b-c- creano sovrapponendosi, ossia quando lo scambio comunicativo coinvolge contemporaneamente tutti e tre gli attori dell’arena politica, costituisce invece la COMUNICAZIONE POLITICA MEDIATIZZATA.

Questo si chiama dunque MODELLO PUBBLICISTICO-DIALOGICO della comunicazione politica perché colloca tale comunicazione all’interno di un più ampio processo di interazioni discorsive tra tutte le componenti dello spazio pubblico politico, dello spazio pubblico mediatizzato e della società civile. I tre attori sono primi inter pares, la loro comunicazione prende forma nell’interazione che stabiliscono di volta in volta con l’uno o l’altro attore. Si tratta quindi di uno spazio pubblico di tipo tradizionale in cui i mass media sono soltanto uno degli attori dell’interazione – comunicazione politica.

IL MODELLO MEDIATICO Nella sfera politica contemporanea, tra i tre attori, il peso maggiore spetta ai mass media. Secondo la tesi della mediatizzazione della politica, oggi (pensiamo all’importanza dell’avvento della televisione) l’azione politica pubblica avviene all’interno dello spazio mediale o comunque dipende in gran parte dall’azione dei media. A tal proposito, esistono due scuole di pensiero politologico:

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1) quella che propone la concezione competitiva e di mercato: media come arena pubblica in cui hanno luogo lo scambio e i rapporti di forza tra i tre attori;

2) quella della democrazia del pubblico: a fronte della crisi dei partiti, i media, i sondaggi di opinione e l’immagine, sono il nuovo foro della deliberazione e della rappresentanza politica.

Sistema politico Media

Cittadini

Questa figura denota la funzione inclusiva dei media: i soggetti politici (P) comunicano tra di loro e con i cittadini-elettori (C) e viceversa, in un contesto mediale. Secondo questo modello, cosiddetto mediatico, la comunicazione/interazione politica che avviene tra i tre attori si verifica all’interno dello spazio pubblico mediatizzato. I MEDIA FUNGONO DA RIBALTA DELL’AZIONE POLITICA E AL CONTEMPO SONO INTERLOCUTORI DI ENTRAMBI GLI ATTORI, condizionando i loro rapporti e obbligandoli ad adattarsi alle logiche che governano la comunicazione di massa. Rispetto al modello precedente, in cui i media sono uno degli attori dello spazio pubblico, nel modello mediatico i media si identificano largamente con lo spazio pubblico. Per questo la comunicazione politica appare il prodotto dell’interazione e della competizione tra i diversi attori nello spazio pubblico mediatizzato. La mediatizzazione della politica non è solo ricorso massiccio ai media ma processo che modifica le forme e la sostanza della comunicazione tra i tre attori: la comunicazione tra candidato ed elettore; il dibattito intra e interpartitico; i rituali, simboli e linguaggi politici; la narrazione

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M

P C

giornalistica; l’agenda delle issues politiche; l’elaborazione e pubblicizzazione dell’offerta politica, etc. 5. Attori e forme della comunicazione politica IL SISTEMA POLITICO: si intende generalmente l’insieme delle istituzioni politiche. Attivano una comunicazione istituzionale cioè espressione delle stesse istituzioni e non delle persone che ricoprono i vari uffici. Ne fa parte anche l’area non istituzionale, ovvero i soggetti politici (=comunicazione politico-partitica, prodotto della libertà di manifestazione del pensiero, di associazione e di competizione per la rappresentanza e la difesa degli interessi). IL SISTEMA DEI MEDIA: molteplicità di attori, come emittenti e produttori di messaggi. Si intende l’insieme delle istituzioni mediali che svolgono attività di produzione e di distribuzione del sapere (informazioni, idee, cultura). Tradizionalmente sono i grandi mass media. Tutti si rapportano con il sistema politico, sono oggetto di misure legislative e amministrative. I mezzi di intrattenimento hanno uno scambio più limitato con il sistema politico ma più intenso con i cittadini. IL CITTADINO-ELETTORE: a parte il singolo cittadino, le sue rappresentazioni collettive (opinione pubblica ed elettorato) sono più nominalistiche che reali. L’opinione pubblica esiste in quanto rilevata attraverso un sondaggio e l’elettorato al momento del voto.

5. I flussi e le forme della comunicazione politica Forme che assume la comunicazione politica a seconda della direzione dei flussi di interazione: sistema politico sistema dei media: Niklas Luhmann identifica il potere nella comunicazione che definisce come “facoltà di influenzare la selezione dei simboli e degli atti”. Questo tipo di comunicazione può essere visto come rapporto di potere per estendere la propria influenza (potere che hanno anche i media attraverso la selezione dei simboli). Questo flusso di comunicazione può assumere diverse forme:  regolamentazione: direttive UE, leggi come la Mammì e la

Gasparri, la nomina dei membri del CdA della Rai;  media e news management: quando il sistema della politica

cerca di condizionare l’attività dei media, es. relazioni pubbliche, conferenze stampa, lottizzazione;

 fonte di informazione: quando alcune componenti del sistema politico stabiliscono rapporti di collaborazione o di scambio con i news media.

Sistema politico cittadino-elettore:

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 comunicazione pubblica o istituzionale: quando a comunicare sono le istituzioni, come le amministrazioni centrali e periferiche;

 contatto personale: quando i politici nelle campagne elettorali o in occasioni pubbliche incontrano direttamente i cittadini;

 propaganda-pubblicità: quando partiti e candidati si rivolgono all’opinione pubblica o all’elettorato, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, i nuovi media, gli strumenti del marketing. Comunicazione pubblica = risposta a un dovere di informazione e trasparenza nei confronti dei cittadini; contatti personali e pubblicità = richiesta al cittadino di concedere ascolto, consenso e accettazione.

Cittadino-elettore sistema politico: il flusso di ritorno (bottom-up) si sviluppa attraverso tre fondamentali modalità:

 il voto: massima espressione della volontà del cittadino;  il dibattito pubblico: richiama l’agorà greca e per Habermas la

caratteristica fondante della sfera pubblica, consiste nella partecipazione alla discussione delle questioni di interesse generale, anche attraverso manifestazioni, invio di fax, telefonate alle radio di tendenza politica;

 l’interazione diretta: incontri tra candidati e cittadini;  il sondaggio di opinione: da molti è però considerato una

forma impropria di comunicazione. Sistema dei media sistema politico: è un flusso di comunicazione molto consistente e prende forme diverse a seconda dei contesti culturali ed istituzionali. SI manifesta come:

 informazione: quando il sistema dei media svolge la sua tradizionale funzione, veicolando informazioni e dati di natura e interesse politico;

 vigilanza/critica: quando svolgono la funzione di portavoce e paladini dei cittadini, controllando e giudicando l’operato delle istituzioni e dei partiti;

 partigianeria: quando è dalla parte delle istituzioni e partiti;  mediatizzazione: quando i media impongono i propri linguaggi

e i propri formati alla comunicazione degli attori politici, come nel caso della spettacolarizzazione e della costruzione delle immagini.

Sistema dei media cittadino-elettore:  informazione: può essere referenziale (es. i telegiornali) oppure

misto (c.d. infotainment);

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 informazione partigiana: prodotto della eventuale faziosità dei media che veicolano messaggi rispondenti agli interessi di una o più parti del sistema politico;

 pubblicità: quando i media prestano i propri canali alle comunicazioni dell’attore politico rivolte ai cittadini.

Cittadino-elettore sistema dei media: la comunicazione di ritorno al sistema dei media assume le forme di un generico feedback. La “quasi interazione mediata” (Thompson) permette forme di intervento indiretto come decidere se accendere o spegnere la tv, cambiare canale, acquistare o no un giornale. Le forme più comuni di quasi interazione attiva possono essere la partecipazione di membri del pubblico a trasmissioni televisive su tematiche politiche o le lettere ai giornali. Per alcuni autori vi rientra anche il sondaggio di opinione svolto da o per conto delle testate giornalistiche.

6. Definizioni della comunicazione politica Comunicazione politica = lo SCAMBIO e il CONFRONTO dei contenuti di interesse pubblico-politico prodotti dai sistemi politico, dei media e del cittadino-elettore. La natura ibrida della comunicazione politica è da ricondurre al fatto che si pone sullo spartiacque tra due grandi sfere dell’attività umana: la comunicazione e la politica. Tra gli studiosi: Dominique Wolton e Brian Mc Nair sono sociologi della comunicazione; Dan Nimmo, David Swanson e Jacques Gerstlé sono di formazione politologia ma si sono dedicati quasi esclusivamente allo studio della comunicazione politica. Wolton è attento agli intrecci tra il campo della comunicazione politica e quello dello spazio pubblico. Attribuisce un forte peso ai mass media e ai sondaggi. La comunicazione politica non sopprime la politica ma la rende possibile nella democrazia di massa. Per Wolton la comunicazione politica è lo spazio dove si scambiano i discorsi contraddittori dei tre attori che hanno la legittimità di esprimersi pubblicamente sulla politica e che sono gli uomini politici, i giornalisti e l’opinione pubblica attraverso i sondaggi. Nimmo e Swanson lavorano alla definizione di un punto di incontro tra i vari approcci di studio per dare alla comunicazione politica la compattezza concettuale di altre scienze. Gerstlé ritiene che la comunicazione politica si può meglio definire osservando le sue tre dimensioni: PRAGMATICA (per l’interazione tra emittente e ricevente nelle varie forme di informare, convincere,

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dominare), SIMBOLICA (attraverso i riti del consenso e del conflitto) e STRUTTURALE (quella che passa dai canali istituzionali, organizzazioni, canali mediali e interpersonali). McNair costruisce la sua definizione attorno ai tre elementi che compongono il flusso comunicativo: EMITTENTE (le forme di comunicazione usate da esponenti politici e altri attori politici), RICEVENTE (la comunicazione rivolta a quegli attori da soggetti non politici quali elettori e giornalisti) e il MESSAGGIO (la comunicazione su di essi e le loro attività contenuta nelle notizie, editoriali e altre forme di dibattito giornalistico).

7. Campo di ricerca interdisciplinare La scienza politica ha, per decenni, trascurato nelle sue categorie interpretative dei fenomeni politici la variabile comunicazione di massa e interpersonale.

ORIGINI E SVILUPPO DELLA DISCIPLINA La comunicazione politica come area di ricerca e disciplina di insegnamento è nata negli Stati Uniti negli anni 50. Nel 1956 troviamo uno dei primi tentativi di indicare la “comunicazione politica” come uno dei processi intervenienti, assieme alla leadership politica ed ai gruppi sociali, della mobilitazione e trasmissione dell’influenza politica. Nimmo e Sanders, nel 1981, compiono una ricognizione completa della crescita della disciplina dagli anni 50 agli anni 80, abbozzando un primo catalogo delle aree di interesse scientifico della comunicazione politica: retorica, propaganda, cambiamento degli atteggiamenti, voto, rapporto tra governo e organi di informazione, analisi funzionalista, cambiamenti nelle tecnologie. Nel 1991 i due autori tracciano un bilancio, indicando come si sia passati dal paradigma della persuasione elettorale allo studio di come i messaggi politici influenzano le cognizioni, i sentimenti e le decisioni elettorali del pubblico. Le aree di interesse sono, sostanzialmente, quelle del decennio precedente, con l’uscita del funzionalismo e della propaganda. La classificazione riguarda ora: la comunicazione elettorale, la comunicazione politica e l’informazione, la retorica politica, l’informazione e gli atteggiamenti e comportamenti politici. In Europa, tra il 1965 e il 1990, si registra una notevole crescita della ricerca sulla comunicazione politica. Nel 1990 Blumler, Dayan e Wolton elencano, in otto elementi, il contributo europeo alla ricerca sulla comunicazione politica:

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1)superamento del modello lazarsfeldiano degli effetti limitati;

2)prospettiva solistica; 3)approccio cognitivo misto; 4)prospettive normative; 5) interazione tra sistemi dei media e sistemi politici; 6) influenza americana sulla ricerca sul pubblico; 7)analisi longitudinale; 8)focalizzazione ancora troppo interna e nazionale.

Dagli anni 90 la ricerca sulla comunicazione politica è più integrata grazie ad un approccio comparato tra i diversi Paesi.

8. Le tre fasi della comunicazione politica La comunicazione politica è strettamente connessa a processi più ampi come la trasformazione dei valori e dei sistemi sociali, il progresso tecnologico e della comunicazione, la crisi delle ideologie e dei sistemi politici, la globalizzazione dell’economia e della cultura, etc. Sono tre le fasi della comunicazione politica individuate dal secondo dopoguerra ad oggi: 1° fase: IL DOPOGUERRA E GLI ANNI 50. La comunicazione politica era subordinata a un sistema di istituzioni e di fedi politiche molto salde, in cui i partiti svolgevano le principali funzioni di cinghie di trasmissione tra il sistema politico e i cittadini. Si votava per identificazioni di gruppo. 2° fase: DAGLI ANNI 60 AGLI ANNI 80. Diffusione della televisione e allentamento delle tradizionali fedeltà partitiche. Gli inglesi Blumler e Kavanagh (autori della tripartizione dei periodi) individuano alcuni cambiamenti che caratterizzano questa fase:  attenuazione del meccanismo della selettività nell’esposizione

del cittadino-telespettatore in quanto in tv appaiono tutti i leader politici, grandi e piccoli;

 la possibilità di raggiungere anche quei segmenti dell’elettorato che erano scarsi consumatori dei vecchi media;

 con l’informazione televisiva si adottano tecniche per sfruttare al meglio questo mezzo, anche attraverso una comunicazione più attenta ai climi di opinione e l’organizzazione “scientifica” delle campagne elettorali.

3° fase: DAGLI ANNI 90 AD OGGI. Grande proliferare dei mezzi di comunicazione. Per Blumler e Kavanagh si assiste a una mutazione genetica secondo cinque direttrici:

1) professionalizzazione del rapporto con l’opinione pubblica (es. spin doctors) così che l’arte del governare si trasforma nell’arte di gestire l’informazione pubblica.

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Metodi rigettati da alcuni media che li ritengono tecniche manipolatorie.

2) Aumentata competizione tra contenuti dei media e comunicazione/informazione politica: molta informazione giornalistica è sempre più attenta al business, alla moda, al pettegolezzo per la crescente commercializzazione dei sistemi di comunicazione. I media cambiano quindi la loro visione della politica: aumento di talk-show o varietà con passerelle di politici.

3) Populismo: prima le issues dell’agenda politica erano discusse tra politici, oggi con il declino delle ideologie, correnti di populismo attraversano la società, i media, i territori della politica. I media puntano sempre più sui sentimenti, sul privato, popolarizzano anche la politica, con lo scopo di renderla più conforme ai gusti e alle mode correnti. Il ruolo delle elite di detentori della competenza politica sta tornando al pubblico che sembra giocare un ruolo più attivo nella costruzione dei significati sociali e politici traendo spunti dalla narrativa mediatica.

4) Comunicazione centrifuga: la moltiplicazione dei canali e la frammentazione dei pubblici permette agli attori politici di confezionare e indirizzare i propri messaggi a determinate nicchie di destinatari. Una comunicazione per conquistare il consenso di fasce di elettori distratti dai media nazional-popolari. Contribuiscono a questa forma le indagini di mercato, l’individuazione dei profili degli elettori, la posta elettronica e l’informazione via siti web.

5) Consumo occasionale di comunicazione politica: la politica è sempre più diluita nella programmazione televisiva, in una specie di contaminazione con altri generi.

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CAP. 2 – SISTEMA POLITICO E MASS MEDIA

1. La mediatizzazione della politica Secondo quanto detto, dunque, la comunicazione politica è il

prodotto dello scambio fra i tre attori dello spazio pubblico: il sistema politico, il sistema dei media, i cittadini-elettori. Uno scambio che, avvenendo in massima parte attraverso i canali della comunicazione di massa, presuppone un ruolo centrale dei media.

Molti parlano di cittadino spettatore più che attore, considerato che lo scambio è sbilanciato a favore di sistema politico e media.

Nel modello pubblicistico-dialogico i media sono al centro dell’interazione tra gli altri due attori; nel modello mediatico i media sono lo spazio dove viene rappresentata la politica e dove avviene lo scambio tra i tre attori.

I media acquistano una centralità nell’arena politica, grazie al fatto che hanno conquistato il ruolo di agenzia di socializzazione sempre più al posto di quelle tradizionali (chiesa, scuola, partito). Per questo prima della mediatizzazione della politica avviene quella della società. L’avvento della televisione, mezzo che somma in sé le funzioni di intrattenimento e di svago del cinema e di informazione della stampa, rappresenta meglio di qualsiasi altro l’insediamento dei media nel tessuto sociale e culturale.

I media hanno assunto un carattere di necessità, con queste caratteristiche:

Fonte di potere: strumento di influenza, controllo e innovazione nella società, fonte di informazione indispensabile al funzionamento di quasi tutte le istituzioni sociali;

arena dove si svolgono molti fatti della vita pubblica nazionale e internazionale;

fonte di immagini della realtà sociale, dove si costruiscono, conservano e manifestano i cambiamenti culturali e i valori della società e dei gruppi;

chiave per raggiungere visibilità pubblica;  fonte di significati per la sfera pubblica.

Questa centralità ha fatto vedere i media come quarto ramo del governo, dopo i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Tanto più che i media non fanno solo da tramite tra politici e cittadini, ma il sistema politico deve sempre più negoziare con essi tempi, modalità, registri e contenuti.

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Hanno grande potere in quanto interlocutori e/o controllori del potere politico.

Anche la politica è necessaria ai media per tre ragioni: 1) loro attività oggetto di regolamentazione 2) spesso parte della stessa elite di potere 3) dipendenza dalle fonti politiche per l’informazione politica.

Si dice che c’è videocrazia quando si assiste a una supplenza dei media o a una confisca da parte degli stessi di funzioni proprie del sistema politico.

2. La comunicazione degli attori politici PROPAGANDA quando i comunicatori sono soggetti politici

impegnati nella competizione per il potere. COMUNICAZIONE PUBBLICA quando i soggetti politici rivestono

funzioni istituzionali, quindi fanno conoscere l’azione di governo.

IL PRESIDENTE. Grande peso della comunicazione del presidente negli Stati Uniti per la forte personalizzazione che contraddistingue questa carica politica e istituzionale.

L’azione di comunicazione presidenziale, per poter stabilire un contatto diretto ed efficace con il pubblico, segue due strategie: l’aggiramento (ovvero evitarli) e l’imbonimento (atteggiamento amichevole e collaborativo)dei news media. E’ il classico media management che, nel caso americano, prende le forme della A) concessione o rifiuto ai giornalisti di essere ammessi alla presenza del presidente, B) della scaltra gestione del segreto per alcuni giornalisti (poco collaborativi, spesso attack dogs ovvero cani d’assalto) e delle indiscrezioni per altri (più accomodanti).

IL GOVERNO. La comunicazione prodotta dal potere esecutivo si distingue tra comunicazione pubblica e comunicazione politica. Come nel caso delle presidenze americane e francesi, l’azione di governo non è disgiunta dall’interesse della propria parte politica. Le decisioni del potere esecutivo, la policy, che attiene all’interesse pubblico, deve avere una traduzione comunicativa e di pubblicizzazione (es. Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del consiglio e, a livello locale, Urp).

Dal punto di vista della comunicazione politica, due sono le strategie comunicative:

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media management: consiste nello stabilire rapporti collaborativi con il sistema dei media del Paese per avere la massima visibilità dei ministri e politici (conferenze stampa, partecipazioni a trasmissioni tv, comunicati stampa, etc.).

Information management o news management: consiste in metodi di palese od occulta manipolazione dell’informazione da parte dei politici al potere. Si va dalla censura al tentativo di influenzare le nomine, dalle pressioni personali a quelle indirette (sussidi e sgravi fiscali).

Tra le strategie più diffuse, quella che nei Paesi anglosassoni è chiamata spin doctoring: lo spin doctor è un consulente del leader di governo che ha il compito di “massaggiare il messaggio”, cioè di estrarre il meglio da qualsiasi situazione in cui è implicato il leader. Si tratta di una figura che opera ai confini tra il sistema della politica e quello della comunicazione, sa anticipare, simulare e stimolare l’azione del giornalista.

Marketing elettorale = quando, negli anni 60, si comincia ad applicare alla politica le regole della pubblicità. Il termine spin doctor viene introdotto definitivamente nel 1992, con il candidato democratico Bill Clinton. Le regole dello spin doctor attengono a: messaggio, portamento, portavoce, amici (trattamento di favore), avversari, preparazione.

IL PARLAMENTO. E’ la sede dove si attua concretamente la sovranità popolare, espressa attraverso l’istituto della rappresentanza.

La comunicazione che attiene al parlamento è complessa e si distingue in:

comunicazione istituzionale = pubblicità del dibattito in aula e delle leggi;

comunicazione informale = dialettica tra gruppi parlamentari, fuori dall’aula;

comunicazione giornalistica = per eco informativa che certe decisioni hanno sui mass media.

Comunicazione istituzionale: è il primo prodotto comunicativo elaborato dagli organi direttivi e amministrativi dei parlamenti, attraverso pubblicazioni degli atti, bollettini ufficiali, comunicati stampa e briefings. E’ una comunicazione certificata perché la fonte è pubblica e immediatamente accessibile a tutti i cittadini.

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Comunicazione informale: prodotto non ufficiale, non pubblico e accessibile solo ai giornalisti. Ne fanno parte interpretazioni, indiscrezioni, veline. Hanno finalità di parte e spesso manipolatorie.

Si crea una simbiosi tra politici e giornalisti, di vita comune, di brotherhood.

La stampa assume un potere di filtro, decide la notiziabilità di un evento al posto del parlamento. Questo anche perché i parlamenti sono incapaci di comunicare se stessi, se non a un pubblico di iniziati. Un modo per aggirare la mediazione giornalistica è la diretta tv dal parlamento.

I PARTITI. Si ha un declino delle reti e dei modelli di comunicazione interna ai

partiti di massa, con la migrazione di parte della dialettica intrapartitica sui mass media. Effetto che ha riguardato anche la dialettica interpartitica passata dalle aule parlamentari alle pagine dei giornali o nei talk show televisivi.

Crescita di importanza e di potere dei leader e dei personaggi con buone abilità comunicative.

Il partito mediale non ha radicamento né storico né organizzativo per cui il consenso proviene dalla sua forza mediatica (es. Forza Italia). Ha una gerarchia interna meno burocratica di quella dei partiti tradizionali, mancando i meccanismi di mobilità verticale e applicando modelli aziendali legati alla performance.

Forza Italia viene anche definito partito personale perché ha al suo vertice una forte leadership personalizzata che trae forza dal carisma personale, dalla costante visibilità assicurata dai media, dalla mancanza di dialettica interna.

I GRUPPI DI INTERESSE E I GRUPPI DI PRESSIONE. Con attori politici si intende l’insieme dei soggetti che interagiscono

in un sistema politico allargato, anche se non sono subito identificabili come politici:

gruppi di interesse: associazioni di categoria, sindacati (come rappresentanze di interessi svolgono attività di pressione sui decisori pubblici);

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gruppi e movimenti che agiscono nella legalità e manifestano pubblicamente

e pacificamente le proprie idee e posizioni (No Global, Greenpeace,

ambientalisti, pro diritti civili) gruppi con finalità politiche:

gruppi e movimenti che operano nell’illegalità e a volte nella

clandestinità: movimenti terroristici (Ira, Brigate Rosse professano

ideologie politiche) o fondamentalisti religiosi (Al Qaeda esercitano la violenza per sovvertire l’ordine pubblico e per colpire modelli di

civiltà) I gruppi di interesse e di pressione, politici e non, sono resource poor, ossia svantaggiati nell’accesso alle risorse medianiche. Todd Gitlin distingue tra copertura informativa dei media e accesso ai media (potere di definizione degli eventi). I movimenti fanno spesso ricorso a: immagine del leader maltrattato dai media, manifestazioni spettacolari di dissenso, linguaggio trasgressivo, etc. Populismo dei media: stampa e televisioni tabloid puntano a sensazionalismo, titolazioni shock, scandalismo (c’è concordanza di bisogni tra queste testate e i movimenti). Media mainstream, al contrario, indica i media di qualità, attenti alle posizioni delle elite intellettuali e politiche (attenzione allo status quo). Rapporto tra movimenti terroristici e media: Picard (1986) obiettivi dei terroristi nella ricerca della copertura dei media: ottenere pubblicità, acquistare legittimità, status, consenso, eliminare gli oppositori, scatenare effetto contagio per indurre altri gruppi e individui ad associarsi, forzare le autorità a negoziare. Tipologie del terrorismo: TERRORISMO DICHIARATIVO: rende pubbliche le proprie posizioni TERRORISMO CON POST-SCRIPTUM: ad atti fa seguire spiegazione TERRORISMO ERMENEUTICO: nasconde le proprie ragioni, lascia nel dubbio per ingenerare maggiore senso di insicurezza. LA MAGISTRATURA.

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In Italia (dove procuratori e giudici sono formalmente indipendenti dagli altri poteri e scelti attraverso concorsi pubblici) si assiste a un rapporto a tre: politica/giustizia/mass media. Si è realizzato un circuito mediatico-giudiziario che ha esaltato il potere politico della magistratura italiana. La magistratura ha attivamente cercato l’attenzione e i riflettori dei media oltre che l’appoggio morale e politico. Un circuito nel quale si pongono anche le commissioni parlamentari di inchiesta, talvolta oggetto di strumentalizzazioni. I rapporti tra l’avvocato penalista e i media sono improntati all’interesse del cliente più che all’etica professionale (codice di comportamento dell’avv. Shapiro).

3 – I mass media Lo studio sul rapporto tra mass media e politica ha nell’istituzione della Commission on Freedom of the Press (1947)un importante punto di partenza. Si analizza innanzitutto il ruolo dei media nella società.

1) Il ruolo dei media nella politica Si possono distinguere – secondo Robinson e Levy – quattro grandi concezioni teoriche da cui partire per comprendere la formazione del quadro normativo, i poteri e i limiti dei media nella società politica statunitense. Teoria libertaria – o teoria della libera stampa - si basa sulla filosofia politica di John Milton e John Stuart Mill. Poteva nascere un nuovo ordine sociale solo se venivano a cadere i vincoli innaturali e artificiali (es. censure) imposti dall’autorità tradizionale. Teoria del mercato delle idee – o teoria liberistica – le idee possono essere trattate come beni che possono essere comprati o venduti in un mercato aperto e così le idee migliori avranno la meglio sul mercato. Il giornalismo impegnato – la caccia agli scandali politici, ai malaffari, agli abusi fu una ideologia che ha lasciato una traccia profonda nella professione giornalistica americana. Teoria della responsabilità sociale – fu formalizzata dalla Commission on Freedom of the Press, attraverso dei criteri cui dovrebbe attenersi la stampa (resoconto completo, tribuna per lo scambio delle opinioni, etc.). Si assiste a una progressiva crescita dell’autoconsapevolezza dei diritti e doveri dei media. Queste le principali funzioni dei mass media in relazione al sistema politico:

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 informazione oggettiva  far comprendere a tutti le cose politiche (advocacy journalism

per fare il cittadino partecipe della vita politica)  informazione attiva, di indagine e sorveglianza nei confronti

del potere politico (giornalismo come watchdog ovvero cane da guardia)

 intervento diretto nel dibattito politico, tematizzando le questioni (issues)

 resistenza ai tentativi dei soggetti politici di limitare l’indipendenza

 tenere i conti economici in pareggio, anche come garanzia di libertà

Questi i motivi di frizione tra media e politica:  compromesso tra indipendenza/accesso alle voci della società

e obiettivo di seguire i gusti del pubblico  far parte di una sorta di elite (“Millecinquecento lettori” di

Enzo Forcella)  competizione di altre informazioni ed esigenza di

spettacolarizzare Un contributo al dibattito sulle funzioni dei media nella società e nella sfera politica è stato quello della scuola di Birmingham dei Cultural Studies. Una prospettiva, di ispirazione marxista, che ha influenzato la ricerca sui mass media in Gran Bretagna e in diversi altri Paesi. Respinge l’idea che i media devono presentare apertamente una ideologia o controllare i comunicatori per conservare lo status quo. Al contrario, sostiene che lo status quo viene assicurato da una sottile influenza sulla cultura pubblica e in particolare sul linguaggio. Stuart Hall, caposcuola dei Cultural Studies, osserva che i moderni media permettono l’emergere di un “foro pubblico” in cui vengono discussi i problemi della società ma che può essere controllato e manipolato per rispondere agli interessi delle elite. E’ certo che l’apparato teorico e normativo sul ruolo dei media, conferisce loro una centralità e un potere che hanno avuto importanti conseguenze sulla vita democratica di molti Paesi.

2. La stampa Il giornale è il più antico strumento di informazione politica, un attore importante dell’arena politica. A differenza di radio e tv (servizio pubblico) la carta stampata è sempre stata più faziosa, libera di riflettere solo alcune opinioni, di essere portavoce di alcuni interessi economici, sociali, politici, regolata solo dalle leggi del mercato e da quelle dell’adesione politica ed ideologica.

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I vari tipi di stampa hanno un peso diverso nel mercato politico:  giornali di qualità: riflettono le opinioni e le posizioni delle

elite culturali e politiche  tabloid: giornali popolariche non hanno ambizioni culturali,

seguono i gusti del pubblico, ha obiettivi esclusivamente commerciali, unisce gli ingredienti della narrativa popolare, ovvero storie di vita, scandali, pettegolezzo, spettacolo, disastri e tragedie, crimine e violenza, cioè il sensazionale. La ricerca critica dei Cultural Studies ha dimostrato come questa stampa rafforzi nel pubblico o il disimpegno, la disaffezione, l’avversione alla politica, o contribuisca a diffondere correnti di opinione quali il favore per la pena di morte, la discriminazione etnica, idee populiste, etc.

Il macro-genere di news di questo tipo di stampa è l’informazione- spettacolo (infotainment) che è praticato soprattutto dal mezzo televisivo, tutt’altro che politicamente asettico.

3. La televisione La televisione è di volta in volta:

co-protagonista assieme ai grandi attori che l’hanno usata o strumentalizzata

testimone a volte suo malgrado, di drammi spaventosi o di eventi eccezionali

agente dei piccoli e grandi cambiamenti che hanno modificato gli scenari politici nazionali e mondiali

La televisione ha cambiato profondamente la politica e la leadership politica a tal punto che non è esagerato affermare che l’invenzione della televisione è stata una delle pietre miliari della storia della politica e della democrazia (al pari di eventi come la rivoluzione francese e la caduta del muro di Berlino). Il fatto che la televisione è contemporaneamente mezzo di intrattenimento e di informazione finisce per condizionare il funzionamento della politica. La televisione ha giocato un ruolo importante per il sistema politico grazie anche alla sua funzione di fonte primaria di informazione e di formazione politica per il pubblico generale dei cittadini-elettori. La televisione vive una rivoluzione tecnologica non solo per la sua nascita ma soprattutto per la tecnologia digitale che, oltre a moltiplicare i canali e i contenuti, consente una interattività. Effetti della televisione digitale:

 la frammentazione dei canali potrebbe portare a quella del potere della televisione

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 maggiore difficoltà dei politici a conquistare visibilità pubblica  il pubblico verrebbe a frammentarsi in tante nicchie con

caratteristiche imprevedibili e sempre mutevoli  la televisione frammentata perderebbe quindi la sua antica

funzione di fonte unica o primaria di informazione politica.

4. I nuovi media Insieme eterogeneo di mezzi di comunicazione: Internet, televisione via satellite, reti civiche, pay-tv, numeri verdi, talk show, etc. I nuovi media permettono ai cittadini di accedere più agevolmente all’informazione politica e di partecipare più attivamente. Il ruolo principale spetta ad Internet che ha, tra le altre cose, stimolato nuove forme di aggregazione del consenso e di mobilitazione politica, ha reso possibili forme di democrazia diretta, ha tolto il monopolio dell’informazione al giornalismo tradizionale, ha offerto spazi inediti al terrorismo, ha aggravato il divario tecnologico-culturale tra chi può e ha e chi non può e non ha. Se Internet prenderà sempre più spazio, ci sarà un indebolimento del potere di negoziazione del sistema dei media tradizionali nei confronti della politica e un rafforzamento del potere di propaganda e mobilitazione dei partiti, candidati, gruppi di pressione che avranno sempre più a disposizione strumenti flessibili, rapidi e interattivi con i quali stabilire contatti e scambi con i pubblici di riferimento.

5. I commentatori e gli esperti di politica S tratta dei c.d. politologi od opinion makers, ovvero intellettuali, accademici, giornalisti con alle spalle frequentazione di palazzi della politica, ex diplomatici ed ex politici. La figura del commentatore politico è l’evoluzione moderna del consigliere del principe. L’hanno studiata in particolare i politologi Nimmo e Combs nel volume “The Political Pundits”, dove pundit significa uomo di scienza, maestri. Tipi di opinion makers:  sacerdoti: membri delle elite politiche e culturali, i loro

interlocutori sono gli altri membri di quelle elite. Es. editorialisti le cui analisi sono indirizzate ai governanti o ai leader politici;

bardi: parlano un linguaggio più populista, utilizzano appelli emotivi, sono romantici, guardano con sospetto coloro che detengono il potere. Parlano delle elite e con le elite ma non

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per esse, anzi tendono a parlarne male. Una delle loro forze è l’humor;

oracoli: hanno capacità o presunzione di prevedere gli eventi. Sono ex politici o leader di minoranze politiche con scarso seguito popolare ma con prestigio personale, oppure esperti di grande richiamo che possono dare consigli a beneficio delle elite e dell’opinione pubblica.

A questi tre “pundits venerabili” che traggono la loro forza dal prestigio di ceto o di esperienza e la esibiscono attraverso i media, si aggiungono i tre tipi di “trendy pundits” che invece sono creature dell’industria dello spettacolo:

pensatori: intellettuali diventati star televisive;  parlatori: spesso gli stessi pundits della categoria

precedente ma presenze fisse in tutti i talk show televisivi;  critici: dei media che a loro volta commentano i

commentatori e i politici oggetto dell’attenzione dei media. Nimmo e Combs considerano questa particolare attività di comunicazione politica come un “quinto potere”, essendosi trasformata in “una industria della conoscenza, in una forza politica che reclama di essere riconosciuta, capita e ascoltata”.

CAP. 3 – MODELLI ED EFFETTI DELL’INTERAZIONE MEDIA- POLITICA

1. Parametri e dimensioni Si prende in esame l’interdipendenza tra politici e professionisti dei media e quindi una serie di parametri e modelli del rapporto tra mezzi di informazione e mondo della politica. Parametro sistemico-normativo (analizza il fenomeno dal punto di vista della subordinazione-autonomia dei media in un dato sistema politico) - prevede quattro diversi gradi di integrazione tra giornalismo e potere politico:

1. il grado di controllo statale sulle istituzioni mediali 2. il grado di partisanship dei media 3. il grado di integrazione nell’elite politico-mediale 4. il grado di convincimento circa la funzione sociale e politica

della professione giornalistica.

1. CONTROLLO STATALE: fa differenza se il governo possiede strumenti istituzionali o di altra natura per tenere sotto stretta vigilanza il sistema dei media oppure se allo stato è inibita qualsiasi politica di limitazione della libertà dei media.

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Aree del controllo governativo-politico/strategia difensiva dei media:  nomine dei vertici delle organizzazioni dei media (giornali

pubblici e privati, case editrici, istituzioni culturali, emittenti pubbliche e commerciali, agenzie di stampa);

 finanziamenti e agevolazioni fiscali;  linee editoriali delle testate.

2. PARTISANSHIP: Blumler e Gurevitch individuano cinque livelli di intensità del grado di partigianeria/affinità politica/parallelismo politico:

1. massimo grado: partiti direttamente coinvolti nelle imprese editoriali come proprietari, amministratori, finanziatori (stampa di partito);

2. forte grado: influenza indiretta dei partiti per la prossimità ideologica dei professionisti dei media (fiancheggiamento, giornalismo dimezzato);

3. grado medio: appoggio per un dato partito sulla base di una valutazione critica dell’operato dei politici;

4. basso grado: l’appoggio varia a seconda delle evoluzioni delle vicende politiche (es. in Italia, movimento referendario pro-divorzio nel 1974);

5. grado zero: piena autonomia politica ed editoriale, sino al punto di evitare prese di posizione che possano convergere con quelle di un qualsiasi partito.

3. INTEGRAZIONE TRA ELITE: condivisione degli stessi interessi, coincidenza di ruoli (giornalisti che fanno attività politica e parlamentari che vengono dai ranghi del giornalismo), frequentazione degli stessi ambienti che contribuisce a rafforzare amicizie e complicità, rendendo gli attori più sensibili alle reciproche esigenze.

4. COSCIENZA PROFESSIONALE: livello di consapevolezza che i professionisti dei media hanno della funzione del giornalismo nella democrazia liberale e il grado di adesione agli statuti normativi ed etici di questa professione.

Parametro mass mediale (orientamento professionale dei news media). Da un lato un atteggiamento laico della professione giornalistica (distacco ideale e comportamentale dalle logiche della politica), dall’altro un’informazione mediale più attenta alle logiche e alle esigenze della politica.

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1. ORIENTAMENTO PRAGMATICO: proprio del giornalismo che persegue le finalità della logica dei media e che applica i criteri di selezione e di produzione tipici del newsmaking (interessi pubblico).

2. ORIENTAMENTO SACERDOTALE: giornalismo sensibile ai bisogni del sistema politico e solo secondariamente alle finalità commerciali (giornalismo paladino dello status quo).

2. Modelli di interazione Questi i principali modelli delle relazioni che i media intrecciano con i soggetti politici:

a) Il modello avversario – è quello della letteratura romantica sul giornalismo paladino dei cittadini contro i potenti, del giornalismo watch-dog (cane da guardia) o advocacy (portavoce della cittadinanza). Si ha un maggiore cinismo, disprezzo anti-politico, derisione, ricerca dello scandalo e del sensazionale. L’atteggiamento di cane da guardia non è determinato da un’ostilità strutturale del mondo dell’informazione verso il mondo della politica ma è una funzione dell’autoconsapevolezza del proprio potere come distinto da quello politico e quindi di difenderlo dai tentativi di media management. Le pressioni dei politici vanno dalle proteste c/o i direttori, alle minacce di togliere le agevolazioni fiscali, dalle denunce penali ai favoritismo verso i più accomodanti. La strategia di contrattacco dei media può essere di rendere pubbliche queste pressioni.

b) Il modello del collateralismo – quando vi è concordanza di interessi e scopi, giornalismo schierato, portavoce di gruppi e partiti. Un parallelismo che può sfociare nel giornalismo plagiato. I media non si pongono permanentemente e primariamente come controparti degli attori politici, Lance Bennett parla dell’indexing, pratica che consiste nel criticare i partiti solo quando vi sono divisioni nella compagine governativa o sconti tra governo e parlamento. Riguardo al giornalismo italiano, Giampaolo Pansa definì, alla fine degli anni 70, giornalismo dimezzato quella posizione collaborativa nei confronti di questa o quella parte. I media, dunque, non sono un quarto potere in sé e per sé, perché non sono al di sopra degli interessi politici ed economici ma in questa subalternità del sistema dell’informazione è evidente la centralità del sistema politico.

c) Il modello dello scambio – I politici hanno bisogno dei media e viceversa, quindi questa reciproca necessità induce entrambi

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a preferire al conflitto il negoziato, lo scambio di risorse. Questo modello prevede che l’interdipendenza sia compatibile con la preservazione delle distanze tra i due attori, quindi si connota come il “modello normale” dell’interazione media- politica: i politici, ricercando l’accesso ai canali di comunicazione, ricorrono agli strumenti normali delle pressioni e concessioni, mentre i giornalisti, alla ricerca di materiali informativi freschi, barattano l’ottenimento di quelle con la concessione dell’accesso ai canali.

d) Il modello della competizione – E’ improntato alle idee del confronto e della sfida tra il potere dei media e quello politico. C’è una visione che presuppone la ricerca da parte dei media di un potere di influenza politica alternativo a quello che in democrazie detengono istituzioni e soggetti politici. Esistono molte imprese editoriali e molte testate giornalistiche che fanno politica, cioè scendono sullo stesso terreno su cui si muove l’attore politico, contendendogli lo spazio. Lo schema della competizione configura una parità tra i due soggetti e talvolta una presunzione di superiorità dei media rispetto ai partiti e agli attori della politica. In Italia, ad es., la Repubblica e L’Espresso si comportano come veri e propri partiti, in grado di mobilitare l’opinione pubblica su determinate issues.

e) Il modello del mercato – In America si ha il distacco dei media da chi comanda, a differenza della simbiosi tra media e politica in molti Paesi europei, per la lunga storia di giornalismo impegnato nelle battaglie politiche. I giornali americani si sono sviluppati in un contesto di concorrenza per il profitto, quelli europei hanno coniugato politica e mercato, con una prevalenza della prima ma, con il tempo e dopo la fine della guerra fredda, con una riscoperta del mercato e della concorrenza. Tre sono gli effetti della logica commerciale:

 Valutazione commerciale sull’opportunità di trattare temi politici

 Il modo di trattare la politica viene coniugata con l’esigenza di intrattenere il pubblico, tanto da dare vita all’infotainment che è il risultato di una politica editoriale sensibile agli indici dell’Auditel. Quindi si assiste a una maggiore inclinazione di giornali e telegiornali a trattare le soft news (notizie leggere)

 La posizione politica di una testata commerciale può essere dettata dall’interesse aziendale ad ottenere dall’interlocutore politico favori legislativi (es. antitrust, esenzioni fiscali, agevolazioni finanziarie, etc.).

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commenti (6)
Fantastico!
ma questo è il libro "la comunicazione politica"?
Buono!
fatto bene!
ben fatto!
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