Dal rito al teatro - V.Turner, Schemi riassuntivi di Pedagogia. Università degli Studi di Milano-Bicocca
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Dal rito al teatro - V.Turner, Schemi riassuntivi di Pedagogia. Università degli Studi di Milano-Bicocca

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Appunti personali con concetti essenziali del testo Dal rito al teatro di V.Turner
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V.Turner Dal rito al teatro

introduzione italiana: Turner, di formazione cattolica, ha da sempre lavorato sugli aspetti positivi della storia e del sociale, fino a prendere in considerazione valori rassicuranti nei mutamenti e nei cambiamenti sociali. Ha sviluppato inoltre un sistema di lavoro finalizzato ad analizzare biografia e storia, in determinati momenti e definite strutture sociali. Il suo metodo non è caratterizzato da un modello unico, ma da modelli in trasformazione dove ogni nuovo risultato consente una riconsiderazione del lavoro svolto. Dal rito al teatro rappresenta uno dei momenti più pieni e più aperti della ricerca di Turner(applicare gli strumenti dell’antropologia sociale e della simbologia comparata per leggere le implicazioni che esso intrattiene con la cultura, lo svago e con la ricerca scenica dall’altro. È un antropologo appartenente alla scuola struttural- funzionalista brittanica(Malinowski, osservazione partecipante, interesse per l’imponderabile della vita quotidiana; Radcliff-Brown, importanza del concetto di “struttura”, impossibilità di analizzare una cultura separandola dall’intero contesto e sistema sociale). Turner cerca di analizzare i fatti sia isolandoli dalla loro evoluzione temporale che prescindendo dalla loro successione. Egli individua una griglia interpretativa che gli consente di leggere i processi di trasformazione sociale; individua inoltre la centralità e l’importanza processuale dei conflitti tra persone o gruppi appartenenti ad uno stesso sistema sociale, i quali possono portare a cambiamenti radicali e trasformazioni o rafforzamenti dello status precedente. Questi conflitti vengono definiti “ drammi sociali ”, in cui si individua l’origine della trasformazione e da cui nascono le opere d’arte, tra cui il teatro; luogo della maggiore creatività. Fasi: infrazione(normale funzionamento della società interrotto da una pubblica rottura, anche accidentale), crisi, azione riparatrice(critici della crisi che cercano di ristabilire la pace con un meccanismo di compensazione), reintegrazione o riconoscimento dello scisma. Turner analizza poi il rituale, studiandone la funzione politica, lo individua come elemento di integrazione sociale. Esso rafforza i valori comuni superandone le conflittualità, le lotte e gli scontri intestini alla comunità. Già Van Gennep aveva elaborato uno schema d’analisi che raggruppava tutte le sequenze cerimoniali che accompagnano il passaggio da una situazione all’altra(riti di separazione, di margine o liminali, aggregazione). I simboli del rituale sono poi analizzati e studiati individualmente e poi considerati come parte di un sistema di significati più ampio, sociale e culturale(la foresta dei simboli documenta l’evoluzione dello studio sul rito). Secondo Turner bisogna prendere in analisi 3 livelli interpretativi: interpretazioni indigene, forme e caratteristiche esteriori del rito, collocazione di un determinato rito in rapporto ad altri. È importante capire la funzione del rito per contesto sociale e culturale, per individuare poi la complessità e varietà dei simboli, anche estrapolandoli dal contesto. Il simbolismo rituale acquisisce una nuova dimensione, ossia i simboli partecipano, in quanto depositari della tradizione e memoria sociale, alle trasformazioni e le rappresentano diventando protagonisti del processo rituale e sociale(“i simboli producono l’azione”). Ogni struttura genera una antistruttura, e dalla loro relazione emergono elementi innovatori e trasformatori per la sfera sociale e culturale(ilprocesso rituale). Nello stesso testo Turner approfondisce il concetto di “liminalità”, fase intermedia del rito di passaggio, fase di cambiamento in cui non si appartiene né alla struttura già acquisita, né a quella cui si deve giungere. Egli però, a differenza di Van Gennep, dimostra che questa fase non è graduale, ma un momento di rottura, di cambiamento radicale che conduce a una trasformazione delle strutture simboliche e sociali precedenti. Momento di passaggio: l’antistruttura come momento di sospensione riapre poi alla struttura, rielaborandola e modificandola. Il rito è quindi un elemento mediatore del passaggio dalla struttura alla antistruttura, a una successiva struttura. Inoltre il simbolo rituale vive di una propria struttura di significati e di una propria funzione dinamica. Antistruttura e liminalità creano la Communitas, una base di relazioni che non rispondono ai criteri di status e di differenza tra chi ne è parte integrante, quanto una situazione di ugualità, con un rapporto dialogico, spontaneo e immediato tra i componenti. Il rituale attraverso i simboli in cui si esprime, ha una funziona attiva, opera modifiche creative su se stesso e ha una funzione trasformatrice. Il rituale parte dal cambiamento, dal conflitto, o dalla trasformazione. La simbologia rituale esprime la più alta e contestualizzata fantasia. Il rito accoglie e assume i conflitti e le crisi, mostrandoli simbolicamente e mascherandoli, il teatro invece svela conflitti e mostra le zone oscure dell’individuo e il malessere sociale. Teatro è un’esasperazione di processi giuridici e rituali; i drammi sociali sono sempre stati rielaborati dal teatro, che a partire dagli anni ’60, ha assunto due modalità: una imitativa, che risente del sociale, e l’altra produttiva, che rielabora frammenti di

realtà.(Turner)  introduzione(Turner) Breve introduzione autobiografica. Drammi socialiattivano opposizioni classificatorie, tra fazioni, movimenti di rinascita religiosa, alleanze e coalizioni internazionali di gruppi ideologicamente eterogenei. I drammi sociali trasformano queste opposizioni in conflitti;ed è proprio qui che si trovano le radici del teatro. Perfomanceconclusione adeguata di un’esperienza(deriva da parfournir”completare”). Antropologia della performance è una parte essenziale dell’antropologia dell’esperienza; ogni tipo di performance culturale, compresi il rito, la cerimonia, il carnevale, il teatro, è una spiegazione ed esplicazione della vita stessa(sostenuto anche da Dilthey). Un’esperienza vissuta non è mai veramente completa finchè non viene espressa, ossia finchè non viene comunicata in termini intellegibili dagli altri. Culturainsieme di queste espressioni: l’esperienza vissuta degli individui resa disponibile alla società e accessibile alla penetrazione simpatetica di altri spiriti. Esperienza teatrale di Schechner(attenta ai drammi sociali del nostro tempo). Il teatro “sperimentale” non è altro che l’esperienza portata a compimento nella performance, cioè recuperata, quel momento nel processo esperienziale in cui il significato emerge mediante il rivivere l’esperienza originaria. Nel teatro stesso si può individuare un mezzo importante per la trasmissione interculturale di modalità d’esperienza faticosamente acquisite. 1. dramma e riti di passaggio, lo svago e il lavoro. Saggio di simbologia comparata. Simbologia comparata: differisce da altre discipline, come la semiotica, e l’antropologia simbolica. La simbologia è lo studio o l’interpretazione dei simboli; il termine “comparata” significa semplicemente che questa branca di studi annovera fra i suoi metodi la comparazione. La simbologia comparata è più ristretta della semiotica e più ampia dell’antropologia simbolica. La semiotica comprende la sintassi, che studia le relazioni formali reciproche fra i segni e simboli, la semantica, relazione dei segni e dei simboli con le cose a cui si riferiscono, e la pragmatica, le relazioni dei segni e dei simboli con i loro utenti. La simbologia comparata non si interessa agli aspetti tecnici della linguistica, ma ha a che fare con molte specie di simboli non verbali nel rituale e nell’arte. Si occupa delle relazioni fra i simboli e i concetti, sentimenti, valori associati ad essi dagli utenti; ha dimensioni semantiche, ha a che fare con le dimensioni semantiche, con il significato linguistico e contestuale. I suoi dati sono ricavati dai generi o sottosistemi culturali, che comprendono generi orali e scritti. Si possono individuare sia le attività, che associano azioni simboliche verbali e non verbali(rito, dramma) e generi narrativi(mito, epica, ballata…). I simboli vengono considerati come sistemi dinamici socio-culturali che non possono essere dei semplici termini, e Turner si dedica al loro studio individualistico. Essi vengono concepiti sia come strumenti di comunicazione percepibili sensibilmente, sia come insiemi di significati, coinvolti in una molteplice variabilità, e che vengono impiegati dagli uomini non solo per dare ordine all’universo ma anche in modo creativo per sfruttare anche il disordine. La simbologia comparata cerca di preservare la capacità ludica, di afferrare i simboli nel loro movimento, ossia di “giocare” con le loro possibilità di forma e significato. Anche quando la realtà simbolica è il capovolgimento di quella effettuale, rimane intimamente legata ad essa. Analisi del rito: Van Gennep, studio dei riti. Egli individua i “riti di passaggio”mutamento dello status sociale di un individuo o gruppo, mutamenti stagionali che investono un’intera società. Turner considera tutti i tipi di rito secondo la forma processuale del passaggio. 3 fasi rituali: separazione,(delimita lo spazio e il tempo sacri da quelli profani o secolari; implica un comportamento simbolico che rappresenta il distacco dei soggetti rituali dal loro precedente status sociale) transizione(margine, limen; i soggetti rituali attraversavano un periodo e una zona di ambiguità che ha poco in comune con gli status sociali e condizioni culturali profani precedenti) e incorporazione(fenomeni e azioni simbolici che rappresentano il raggiungimento da parte dei soggetti della loro nuova posizione nel complesso della società).Molti riti di passaggio sono eventi irreversibili che hanno luogo una volta sola(calendariali ripetuti ogni anno); solitamente tendono ad “abbassare” le persone, mentre quelli stagionali tendono spesso a “innalzarle”. Riti di separazione(cerimonie funebri), riti di aggregazione(matrimoni), riti di margine(gravidanza, iniziazione, fidanzamento). Il passaggio da uno status sociale all’altro è spesso accompagnato da un passaggio parallelo nello spazio, spostamento geografico da un luogo all’altro(donne Ndembu si spostano nel villaggio del marito). Secondo Van Gennep, si può individuare una fase liminale di una certa durata nei riti di iniziazione delle società tribali è caratterizzata dalla separazione fisica dei soggetti del rito

dal resto della società. I soggetti di questi riti sono sottoposti ad un processo di “livellamento”, nel quale vengono distrutti i segni del loro status preliminare e applicati quelli del loro non status liminale. Nella fase di transizione gli iniziandi sono spinti il più possibile verso l’uniformità, acquisendo però una libertà speciale, il “potere sacro”. La liminalità può portare anche una sequenza di episodi nello spazio tempo sacro, e può comportare anche eventi sovversivi e ludici; la gente “gioca” con gli elementi della sfera familiare e li rende non familiari. Turner parla inoltre di “antistruttura”, ossia di dissoluzione della struttura sociale normativa con i suoi insiemi di ruoli, status diritti e doveri giuridici. L’essenza della liminalità sta nella scomposizione della cultura nei suoi fattori costitutivi e nella ricomposizione libera o ludica degli stessi in ogni configurazione possibile. Distinzione gioco-lavoronelle società tribali semplici e di piccole dimensioni, il rito e anche il mito, sono considerati “lavoro” precisamente in questo senso. Non è una concezione di lavoro che rispecchia la nostra, ma contiene in entrambe le sue dimensioni, sacra e profana, una componente di “gioco”. La distinzione stessa tra lavoro e svago è stata un prodotto della rivoluzione industriale. Vi sono infatti degli aspetti ludici nelle culture tribali specie nei periodi liminali dei riti di iniziazione e in quelli basati sul calendario. Questi aspetti del gioco del mito rituale delle società agrarie tribali sono intrinsecamente connessi al lavoro compiuto dalla collettività nell’eseguire azioni simboliche. Il gioco è una cosa seria e deve mantenersi entro limiti ben precisi. Lo scherzo è divertimento ma è anche una sanzione sociale. Liminoideassomiglia al liminale, fonte autonoma e dotata di una potenzialità critica. Le azioni limino idi dei generi di svago nelle società industriali possono riacquistare il carattere di lavoro anche se hanno origine in un tempo libero. Il gioco, deriva da plegan, esercitarsi, muoversi vivacemente, ma che significa anche lotta, battaglia, è concepito come “leggero” in contrapposizione alla “pesantezza” del lavoro. Jean Piaget ha dato il massimo contributo allo studio della psicologia evolutiva del gioco e lo considerava come una specie di libera assimilazione, senza adattamento a condizioni spaziali o al significato degli oggetti. Il rituale è insieme serio e giocoso. Le festività religiose comprendevano sia il lavoro che il gioco. Lo svago presuppone il lavoro: è una fase di non lavoro o anti-lavoro nella vita di una persona che lavora. Il lavoro è ora organizzato dall’industria in modo tale da essere separato dal tempo libero, mentre lo svago è potenzialmente in grado di liberare le capacità creative individuali o collettive. Lo svago può essere considerato come una sfera intermedia fra due turni di lavoro oppure tra l’attività lavorativa e quella familiare e civile. Le fasi liminali di una società tribale invertono ma normalmente non sovvertono lo status quo, la forma strutturale; il capovolgimento rende evidente ai membri di una comunità che l’alternativa al cosmos è il caos, e che quindi farebbero meglio a mantenere l’ordine tradizionale della cultura. Il termine limen sembra implicare una certa passività, dato che dipende dalle due condizioni positive e articolate fra cui costituisce l’anello di congiunzione, ma andando a fondo si scoprono qualità positive ed attive. Esso è separato dal liminoide inoltre perché i novizi nel limen devono obbligatoriamente compiere determinate azioni e simboli( Carnevale si differenzia da un rito tribale per il fatto che si può parteciparvi oppure evitarlo). Inoltre la liminalità ha un carattere universale, mentre i generi liminoidi enfatizzano il ruolo dell’individuo innovatore. Le rivoluzioni perciò potrebbero essere le fasi liminali totalizzanti rispetto alle quali i limina dei rites de passage tribali erano solo prefigurazioni o premonizioni. Communitas liberazione delle potenzialità umane di conoscenza, sentimento, volizione, creatività dalle costrizioni normative che impongono di occupare una serie di status sociali, di impersonificare una serie di status sociali. Sviluppa una struttura sociale in cui gli iniziali rapporti liberi e innocenti tra gli individui si trasformano in rapporti regolati da norme fra persone sociali. 3 forme: communitas spontanea(interazione fra individui intenso e profondo; si prova la sensazione di potere infinito; eucarestia, comune partecipazione mistica), communitas ideologica(insieme di concetti teoretici che tentano di descrivere le interazioni che hanno luogo nella communitas spontanea), communitas normativa(sistema sociale permanente, subcultura o gruppo che tenta di promuovere o conservare le relazioni della comm.spontanea su una base più o meno stabile; per fare ciò deve snaturarsi). I gruppi basati sulla communitas normativa sorgono di solito durante un periodo di risveglio religioso. Fra la communitas e la struttura sociale vige una relazione figura-sfondo; i confini di ciascuna delle due sono determinati dal contatto o confronto con l’altra, come la fase liminale di un rito di iniziazione è determinata dagli status sociali fra cui si inserisce. Inoltre la communitas tende a comprendere tutti mentre la struttura sociale tende ad essere esclusiva(Pentecoste). Differenza tra liminale e liminoide: liminaleprevalgono nelle società tribali e agricole primitive in cui vi è solidarietà meccanica, sono collettivi, legati a ritmi stagionali, biologico o socio strutturali, o a crisi dei processi sociali; si inseriscono in “fratture naturali”,imposti da una “necessità socioculturale”, con libertà e potenzialità per la formazione di nuove idee, simboli, modelli e credenze.

Sono integrati nel processo sociale complessivo e vi occupano una posizione centrale. Tendono inoltre a presentarsi ai ricercatori in modo simile alle rappresentazioni collettive, rispecchiano la storia del gruppo. Anche quando sembrano invertire il normale andamento della struttura sociale tendono ad assolvere ad una funzione positiva. Si avverte un certo dovere,che oggi sopravvive solo nelle chiese, sette e movimenti, e non ha più portata universale. liminoidesi verificano in società dotate di solidarietà organica, collegate l’una all’altra da relazioni contrattuali, prodotte dalla rivoluzione industriale. Possono essere anche fenomeni collettivi ma il loro carattere più tipico è di essere produzioni individuali, anche se il loro effetto è collettivo o di massa; la loro creazione è continua. Si sviluppano separatamente dai processi economici e politici che occupano la posizione centrale; sono più originali e prodotti da individui specializzati(offerte ludiche messe in vendita sul libero mercato). Sono collegati a critiche sociali o a proclami rivoluzionari. È perlopiù una questione di scelta, ed è meno legato a sentimenti di fedeltà e collegato all’appartenenza dell’individuo a qualche gruppo, come nel liminale. Bar, pub, caffè e circoli sociali sono spazi e contesti liminoidi permanenti. Relazioni fra communitas, flusso, liminale e liminoide. Flussoviene esteso dal gioco all’esperienza creativa. Sei elementi distintivi: esperienza della fusione tra azione e coscienza(non c’è dualismo), concentrarsi dell’attenzione su un campo di stimoli limitato(la coscienza deve essere ristretta, intensificata, orientata su un centro d’attenzione limitato), perdita dall’io(il sé diventa del tutto irrilevante), una persona che è nel “flusso” si sente padrona delle proprie azioni e dell’ambiente, il flusso contiene di solito esigenze d’azione non contraddittorie, coerenti e offre alle azioni di un individuo un feedback chiaro e univoco (conseguenza della limitazione della coscienza ad un campo ristretto di possibilità), infine il flusso “autotelico”, ossia non sembra aver bisogno di finalità o ricompense esterne. Turner chiama communitas ciò che in parte esprime le proprietà di un “flusso”, ma se ne differenzia in quanto può sorgere in modo spontaneo e imprevisto. L’esperienza del flusso è individuale, mentre la communitas ha origine in un rapporto fra due o più individui. Il flusso è inoltre uno dei modi in cui la “struttura” può essere di nuovo trasformata nella communitas. Nelle società anteriori alla rivoluzione industriale il rituale poteva sempre assumere un carattere di “flusso” per le comunità totali(tribù); nelle società postindustriali, l’esperienza di flusso si traferì principalmente nei generi di svago. I processi della communitas e del flusso sono permeati dei significati dei simboli che generano o da cui sono attraversati.

2. Drammi sociali e narrazioni su di essi Studi sulla popolazione Ndembu dello Zambia nord-occidentale, società matriarcale. Studio antropologico: W.Dilthey “le strutture d’esperienza” sono le unità fondamentali nello studio dell’attività umana; “antropologia dell’esperienza”avrebbe dovuto tener conto delle proprietà psicologiche degli individui e non solo della cultura. • Prospettive emiche ed etiche: prospettive emiche forniscono una visione interna, i cui criteri derviano dal sistema stesso, mentre quelle etiche sono “straniere”, ossia i loro criteri sono esterni al sistema. • Dramma sociale: White”narrazione con contrassegni culturali che indicano che esso ha un inizio, un centro e una fine. Secondo Turner, possono essere studiati scomponendoli in 4 fasi: rottura, crisi, compensazione e reintegrazione o rottura irreparabile. Essi accadono all’interno di gruppi di persone che condividono valori e interessi. La maggior parte di noi ha un gruppo “star”; i conflitti nascono proprio dal conflitto fra le fedeltà ai diversi gruppi “star”. Il dramma sociale è una forma processuale universale e rappresenta una sfida perpetua a tutte le aspirazioni alla perfezione dell’organizzazione sociale e politica. Spesso sono processi politici, competizione per il potere, da parte di “membri star” del gruppo. Esiste un rapporto di interdipendenza tra i drammi sociali e i generi di performance culturale, probabilmente in tutte le società(Schechner, relazione dramma sociale-realizzazione letteraria/scenicadisegno ∞. È la terza fase che ha più a che fare con la genesi e il mantenimento dei generi culturali, sia colti che popolari, orali e scritti. Il significato sorge nella memoria, nella conoscenza del passato e riguarda il modo per pervenire a un collegamento fra passato e presente. Il significato è la sola categoria che coglie pienamente la relazione fra le parti e il tutto della vita, poiché essendo prevalentemente emotivo, appartiene essenzialmente a un’esperienza in un presente di coscienza. • Rituale e performance: ritualecomportamento formale e prescritto per circostanze non consegnate alla routine tecnologica, facente riferimento a credenze in entità o poteri mistici considerati le cause prime e finali di tutti gli effetti. Considerazione del rituale come performance, rappresentazione e non come insieme di regole. L’ordine sequenziale dell’esecuzione nel rituale è fondamentale. La fase liminare del rito è la componente essenziale del rito in

quanto tale, lo si definisce religioso o magico. La cerimonia indica, mentre il rituale trasforma. Il rituale può anticipare o addirittura generare il mutamento e inscrivere un ordine nelle menti e nei cuori di coloro che vi partecipano. • Cerimonia: solenne performance istituzionalizzata della realtà sociale indicativa, normativamente strutturata ed è anche sia un modello di che per condizioni e status sociali. • Spazio del ludico Huizinga: molti generi di riti tribali compresi quelli funebri: gioco di veicoli simboli(mascheramento), gioco di significati(capovolgimento degli ordinamenti gerarchici dei valori e degli status sociali), gioco con le parole(produzione di linguaggi segreti, iniziatici, giochi di parole scherzosi). La liminalità è causa del gioco e si estende a nuove forme di azione simbolica(giochi di parole). La deliminizzazione pare abbia causato la scomparsa della componente gioco.

3. Rituale drammatico/dramma rituale. Antropologia della performance e della riflessione Proposta di recitare, interpretare le ricerche e documentazioni etnografiche. • Laboratorio intensivo tra rituale e teatro: collaborazione antropologi-teatro • Performance Dramma sociale Etnografia alla performance: processo di riflessività pragmatica, ossia il tentativo di comprendere, realisticamente; essere insieme il soggetto e l’oggetto diretto. Nascita di un etnodrammaturgiaaumentare della conoscenza di altre culture, visioni del mondo, modi di vivere.

4. La recitazione nella vita quotidiana e la vita quotidiana nella recitazione Acting: “giocare un ruolo”attività seria della sfera civica, ma anche lavoro e gioco, finzione e verità, solenne e ludico, ciò che facciamo o a cui assistiamo nel rituale o a teatro. • Teatro: genere più attivo di performance culturale. Ogni società ha qualche forma di meta-commento”una storia che un gruppo racconta a se stesso su se stesso”; nel caso del teatro, un dramma che una società rappresenta su se stesso. Nelle società semplici vi sono complessi sistemi rituali; in una cultura complessa potremmo parlare di active and acting, come insieme dei generi della performance e della narrazione come modalità attive ed agenti della cultura espressiva, come una sala degli specchi. Il teatro è più vicino forse alla vita della maggior parte dei generi della perfomance, forma più adatta per il commento o meta commento di un conflitto. • Dramma scenico: è un meta commento , esplicito o implicito, consapevole o inconsapevole, dei principali drammi sociali nel suo contesto sociale;inoltre il suo messaggio e la sua retorica retroagiscono sulla struttura processuale latente nel dramma sociale e in parte ne spiegano l’immediata ritualizzazione. Arte e vita non si rispecchiano perfettamente, ma ad ogni scambio si aggiunge qualcosa di nuovo. • Meccanismo di compensazione: rituale o giudiziario tutti i generi di performance, secondo Turner, sono potenzialmente racchiusi nella terza fase del dramma sociale generico. • Teatro e gioco: oggi il teatro nella società occidentale liberal-capitalistica è anche gioco o intrattenimento. In origine il teatro aveva il compito di risolvere le crisi che affliggevano tutti e di attribuire un significato alla sequenza di eventi apparentemente arbitrari e spesso di aspetto crudele che seguiva i conflitti personali o sociali. Il sorgere del teatro moderno contiene al suo interno una critica fondamentale di tutte le strutture sociali conosciute finora. • Intrattenimento: componente fondamentale di esso, non è liminale ma limino ide, ed è soffuso di libertà, implicando un livello profondo il potere del gioco.

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