Riassunto del capitolo 4 - Barone - Lo sviluppo percettivo e motorio, Sintesi di Psicologia Dello Sviluppo Cognitivo. Università degli Studi di Milano-Bicocca
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Riassunto del capitolo 4 - Barone - Lo sviluppo percettivo e motorio, Sintesi di Psicologia Dello Sviluppo Cognitivo. Università degli Studi di Milano-Bicocca

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Lo sviluppo percettivo e motorio 1) Il legame tra sviluppo percettivo e motorio 2) Lo sviluppo tipico 3) Lo sviluppo atipico
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Lo sviluppo percettivo e motorio 1) Il legame tra sviluppo percettivo e motorio. Le informazioni percettive guidano l’azione, ad esempio usiamo la percezione per imparare a stare in equilibrio o per raggiungere un oggetto; allo stesso modo l’azione guida la percezione, ad esempio maggiori abilità manipolatorie consentono un’esplorazione percettiva più accurata delle caratteristiche di un oggetto. Gli individui percepiscono al fine di muoversi e si muovono al fine di avere percezioni. Il rapporto percezione-azione è stato confermato dai neuroni specchio, che si attivano sia quando l’individuo compie un’azione, sia quando osserva un altro individuo svolgere la medesima azione. I neuroni specchio sono implicati nei processi di imitazione, fanno da ponte tra percezione e azione. C'è rapporto tra sviluppo percettivo/motorio e sviluppo neurologico; c’è reciproca influenza tra sviluppo percettivo/motorio e sviluppo cognitivo. Questa relazione appare evidente nel caso di sviluppo atipico. Ad esempio abilità di coordinazione visuo-motoria richiedono capacità di elaborare info sensoriali ma anche attenzione all’ambiente al fine di pianificare l’azione. I cambiamenti più vistosi si rilevano nei primi anni di vita, per questo gli studi si sono concentrati nella prima infanzia. Mentre prima il bambino era visto come incompetente e passivo, ora è descritto come individuo competente, capace di percepire e esplorare attivamente l’ambiente che lo circonda. 2) Lo sviluppo tipico2.1) Lo sviluppo percettivo. Il sistema percettivo elabora attivamente gli stimoli sensoriali per organizzarli in modo coerente e significativo, (≠ da macchina fotografica che registra la realtà). Il nostro sistema percettivo completa l’informazione mancante dimostrando di saper percepire oltre l’immagine sensoriale registrata sulla retina e di integrare l’informazione visiva mancante (esempi del triangolo di Kanitzsa e di un oggetto parzialmente occluso). Sensazione ≠ percezione: la prima riguarda organi sensoriali e vie nervose, impressioni immediate corrispondenti a stimoli fisici, la seconda integra e interpreta le sensazioni e coinvolge primariamente le aree della corteccia cerebrale. Processi della percezione (sono bidirezionali!): pattern detection (selezione info) ↔ pattern discrimination/preference) ↔ novelty/preference (organizzazione e immagazzinamento info). - La prima infanzia. Il bambino interpreta la realtà attribuendo un senso alle proprie sensazioni. Anche se impoverite rispetto all’adulto, il neonato possiede capacità che gli consentono di esplorare l’ambiente visivo: vede meglio stimoli periferici piuttosto che centrali perché nella fovea i recettori visivi sono più immaturi; si presentano stimoli in bianco e nero perché ha ridotta sensibilità al colore dato che i coni funzionano a partire dai 2 mesi; gli stimoli sono presentati vicini perché il potere di accomodamento del cristallino è limitato; acuità visiva e sensibilità al contrasto sono ridotte. Questi limiti nel neonato consentono di selezionare gli stimoli importanti per la sopravvivenza come ad esempio il volto rispetto ad altri stimoli irrilevanti. Fin dalla nascita i bambini sono in grado di prestare attenzione alla stimolazione, di discriminare gli stimoli e di preferirne alcuni ad altri, ad esempio espressioni facciali differenziate a odori e sapori piacevoli/sgradevoli, oppure sono in grado di discriminare l’origine dei suoni (girano la testa) e preferiscono suoni linguistici rispetto a suoni non linguistici. Fino a 6 mesi capacità di discriminare contrasti fonetici non presenti nella lingua madre, da 10-12 mesi estinzione di questa capacità capacità percettive innate di natura uditiva, che però si estinguono in assenza di esperienza. Riguardo alla vista, i bambini preferiscono stimoli che determinano la massima attività neurale del sistema visivo (attenzione selettiva), in particolare preferiscono stimoli strutturati, ad alto contrasto, curvilinei, 3D, orizzontali, a prospettiva fronto/parallelo. Preferenza per stimoli di natura sociale: movimento biologico (punti luminosi) e volto umano. Secondo le neuroscienze

cognitive dello sviluppo le a abilità dell’adulto si sviluppano attraverso l’interazione di geni e ambiente, infatti a 6 mesi i bambini discriminano allo stesso modo volti umani e volti di primati, a 9 mesi discriminano volti umani come l’adulto. → Lo sviluppo percettivo è fortemente influenzato sia da fattori innati sia dall’esperienza. Al variare dell’età mutano non soltanto il numero di informazioni che il bambino è in grado di selezionare, ma anche la natura dell’informazione selezionata e elaborata. Fin dalla nascita il bambino è in grado di discriminare stimoli visivi in base a familiarità/novità, questo è stato dimostrato con tecniche di abituazione visiva. L’abituazione dipende: dall’età (incremento progressivo dell’abituazione); dal tipo di stimolo (stimolo complesso, più tempo per immagazzinare l’info); da differenze individuali (strategie, bassi tempi di fissazione → modalità esplorativa globale; alti tempi di fissazione → strategia analitica, attenzione a caratteristiche specifiche). Per testare familiarità/ novità sono state usate tecniche che misurano gli indici fisiologici (ritmo cardiaco e respiratorio), che dimostrano una preferenza per stimoli familiari ruolo dell’esperienza nel riconoscimento dei propri conspecifici. La categorizzazione, cioè l’abilità di raggruppare gli stimoli sulla base di caratteristiche comuni viene indagata con la tecnica della familiarizzazione. I neonati sanno categorizzare solo categorie di figure aperte e figure chiuse, bambini più grandi sono in grado di formare categorie più complesse (ad esempio distinguono quadrati da triangoli). A 3-4 mesi i bimbi sanno categorizzare non solo oggetti ma anche l’invarianza di relazioni spaziali (costanza percettiva, lo stimolo è unitario indipendentemente dagli aspetti percettivi che può assumere). Riguardo la classificazione prototipica, i bambini di 3-5 mesi abituati al genere maschile guardano per più tempo il volto di una donna piuttosto che un volto maschile, bambini familiarizzati ai volti femminili non manifestano una risposta alla novità per il volto maschile preferenza spontanea per il volto femminile, in genere le donne si prendono più cura dei bimbi. N.B. Abbiamo indagato la percezione visiva con tecniche di preferenza visiva, abituazione e indici fisiologici (familiarità/novità) e familiarizzazione (categorizzazione). - La fanciullezza. Le trasformazioni nelle modalità di interpretare la realtà sono attribuibili alla maturazione del SN e all’esperienza. Relazione tra maturazione di abilità percettive e abilità attentive, infatti con l’età migliorano attenzione sostenuta, attenzione selettiva e le strategie di esplorazione visiva. Il sincretismo infantile è a prova di ciò, infatti i bambini più piccoli sono attratti dalla struttura globale e fanno fatica a svincolarsi dalla struttura d’insieme, quindi fanno più fatica ad analizzare analiticamente i singoli elementi, i bambini più grandi impiegano meno tempo ad individuare degli elementi. Bambini più piccoli fanno fatica a riconoscere forme visive dal contorno frammentato o discontinuo perché non hanno ancora appreso a prestare attenzione agli aspetti distintivi che caratterizzano i diversi oggetti. Influenza reciproca e in parallelo tra sviluppo percettivo e cognitivo (attenzione). 2.2) Lo sviluppo motorio. L’interesse per lo sviluppo motorio è recente perché nelle visioni classiche il corpo era un mero esecutore, subordinato ai geni (maturazionismo) o ai comandi della mente (cognitivismo). I modelli teorici recenti attribuiscono la medesima attenzione al SN, al corpo e all’ambiente, essi sono considerati sistemi dinamici che si sviluppano in maniera coordinata (prima attenzione solo al SN) importanza dello sviluppo motorio. - La motricità neonatale. Studio dei riflessi, comportamenti automatici in risposta a specifici stimoli. Alcuni riflessi permangono (pupillare, patellare), altri si estinguono (rooting, grasping, stepping, Moro, Babinski). Prima i riflessi erano considerati il prodotto dell’evoluzione, il comportamento del neonato è governato dalle regioni filogeneticamente più antiche del cervello, con la maturazione della

corteccia inibizione delle strutture sottocorticali e scomparsa dei riflessi. Le interpretazioni più recenti considerano i riflessi una forma di adattamento all’ambiente uterino, col tempo i riflessi scompaiono perché non sono più funzionali al nuovo ambiente. Vi sono studi anche sulla motricità spontanea del neonato, questa è osservabile già prima della nascita, movimenti autogenerati e non scoordinati, ad esempio i general movments, movimento spontanei armoniosi che coinvolgono tutto il corpo. - La prima infanzia. L’abilità di prensione comprende il reaching e in grasping (≠ dal riflesso di grasping il quale è un comportamento automatico), fin dalla nascita il bambino tenta di raggiungere un oggetto ma ancora non è capace (reaching precoce). Queste capacità minimali fanno sì che il sistema possa poi svilupparsi grazie all’attività che esso compie. Legge prossimo distale: il bambino governa prima i muscoli più vicini alla parte mediana del corpo, poi diviene in grado di controllare i muscoli più periferici, ad esempio spalle-braccia-mano-dita. Con la crescita coinvolgimento motorio ridotto e differenziazione dei diversi atti motori. 4 mesi afferramento “a rastrello”, “prensione cubito-palmare", non tutti i tentativi di afferrare vanno a buon fine; 6 mesi curva parabolica e prensione radio-palmare, maggior coordinazione visuo-manuale; 9 mesi presa a pinza grazie all’opposizione pollice-indice quindi movimenti fini precisi; +12 mesi il bambino impara ad afferrare oggetti in movimento. Quindi nel corso dei primi anni si sviluppa un’attività visuo-manipolatoria che diviene sempre più complessa. Piaget spiega questi cambiamenti come il prodotto di un progressivo coordinamento tra schemi sensoriali (vista) e schemi motori. Oggi si rifiuta questa posizione perché a 7 mesi i bimbi sono in grado di raggiungere un oggetto anche quando non vedono la propria mano; la teoria dei sistemi dinamici dice che il SN ha il compito di identificare i movimenti appropriati per raggiungere l’oggetto, la capacità di afferrare è frutto di un progressivo adattamento dei movimenti spontanei di avvicinamento al bersaglio. Il controllo della postura aiuta il movimento di afferramento, infatti l’atto di afferramento maturo può svilupparsi solo quando c’è un controllo del tronco (il bambino sa stare seduto). Nello sviluppo motorio influiscono anche differenze individuali (dimensioni corpo, forza muscoli, energia...), quindi le caratteristiche biomeccaniche. Nei primi anni di vita sviluppo progressivo del controllo prima del capo poi del tronco e degli arti (legge cefalo-caudale), prima impara a stare seduto, poi in piedi, cammina e corre. Nell'approccio maturazionista lo sviluppo motorio è un esplicitarsi del patrimonio genetico della specie; secondo la teoria dei sistemi dinamici lo sviluppo motorio è frutto di processi di coordinazione tra sistemi dinamici: SN, corpo, caratteristiche biomeccaniche e ambiente, secondo questa prospettiva il sistema genera cambiamenti grazie alla sua stessa attività. - La fanciullezza. Continue modificazioni di abilità motorie grossolane e fini fino all’adolescenza seppur a ritmo meno sostenuto. Le attività motorie diventano più stabili, coordinate, automatizzate così da consentire maggiore autonomia. La consapevolezza circa le proprie abilità provoca orgoglio e compiacimento per le abilità motorie. In età scolare importanti differenze individuali circa forza e resistenza muscolare e coordinazione. 3) Lo sviluppo atipico. Abilità percettive e motorie di influenzano reciprocamente, quindi deviazioni di un’abilità hanno ripercussioni sull’altra. Problemi nello sviluppo percettivo/motorio inoltre si ripercuotono sullo sviluppo cognitivo, esempio di quando i movimenti fini non sono automatizzati quindi attenzione su di essi e non attenzione alla correttezza grammaticale quando si scrive. Difficoltà percettivo-motorie oltre che avere ripercussioni a livello cognitivo influenzano il concetto di sé, l’autostima, il controllo emotivo, lo sviluppo scolastico e sociale.

3.1) Lo sviluppo percettivo atipico. Può dipendere da danni al SN o da deprivazione di esperienze. Vi possono essere deficit sensoriali, corticali o alla rielaborazione/riconoscimento dei dati (agnosie). Agnosia percettiva: problemi nell’elaborazione delle caratteristiche sensoriali di uno stimolo e nella loro integrazione, quindi difficoltà a ricostruire la forma di uno stimolo e a riconoscerlo. Difficoltà nella copia di un disegno, nella descrizione di particolari e nella distinzione di oggetti simili. Agnosia associativa: percezione intatta ma riconoscimento compromesso, difficoltà nel confronto tra percetto e magazzino semantico, quindi riconoscimento di un oggetto ma incapacità di denominarlo o di dire a cosa serve. La prosopoagnosia è un deficit congenito e selettivo nella percezione dei volti, danno al giro fusiforme. Per un normale sviluppo è necessaria la stimolazione in un particolare periodo dello sviluppo, infatti bambini con cataratta bilaterale congenita, dopo l’asportazione della cataratta, recuperano abilità percettive ma non raggiungono i livelli normali dell’adulto. Da qui la sostituzione di periodo critico (finestra temporale rigida) con periodo sensibile. Anche nell’autismo difficoltà percettive nel riconoscimento di volti e nell’elaborazione di espressioni facciali, l’origine di ciò è ancora sconosciuta; ipotesi di scarsa attenzione a stimoli sociali e conseguente esperienza carente; ipotesi di privilegiare l’elaborazione di informazioni locali piuttosto che globali indipendentemente dalla natura sociale o non, questa ipotesi sembra confermata dal fatto che bambini autistici hanno difficoltà a discriminare oggetti sociali e non-sociali. La dislessia può essere spiegata come disturbo linguistico-fonologico o come disturbo percettivo visivo e uditivo; la discalculia può essere spiegata come disfunzione del modulo numerico o come disturbo visuo-percettivo. Dunque i disturbi percettivi interferiscono con l’apprendimento scolastico, per questo è necessaria una diagnosi precoce. Il TPV (Test of Visual Perception) valuta le capacità visuo-percettive e di integrazione visuo-motoria; la Scala di Bayley è usata per valutare lo sviluppo senso-motorio e cognitivo nei primi anni di vita. 3.2) Lo sviluppo motorio atipico. Vasta gamma di possibili disfunzioni delle capacità motorie, a carico dei diversi sistemi coinvolti: SN, corpo, caratteristiche biomeccaniche, ambiente. Disordini motori più gravi derivano da lesioni del SN (sede, grado e periodo lesione), e quindi paralisi cerebrali, le più conosciute sono spastiche (emiplegia, displegia, tetraplegia). Anche senza lesioni al SN ci possono essere problemi motori, esiste il “disturbo della coordinazione motoria” nel DSM-5 (1. Prestazioni che richiedono coordinazione motoria sono inferiori rispetto all’età/livello intellettivo; 2. il disturbo interferisce con l’apprendimento e con la vita; 3. il disturbo non è dovuto a condizione medica generale o a un disturbo generalizzato dello sviluppo; 4. se è presente ritardo mentale le difficoltà motorie sono superiori rispetto a quelle generalmente associate a ritardo mentale); valutare gravità del disturbo e comorbidità. Difficoltà in un compito motorio quindi frustrazione quindi evitamento del compito; in casi gravi rischio di esclusione dal gruppo dei pari. Difficoltà motorie possono essere secondarie a difficoltà di interagire con l’ambiente circostante, alla povertà di motivazione/iniziativa e alla difficoltà di formulare piani d’azione organizzati. La mancanza di occasioni per mettere in atto comportamenti motori può portare a difficoltà motorie, ad esempio bambini non vedenti hanno maggiore ipotonicità, scoliosi e deformità dei piedi rispetto a bambini normovedenti, quindi importanza di opportunità di sperimentazione ed esercizio e di ambiente percettivo ricco e stimolante. Importante diagnosi e intervento precoce. Diagnosi: 1. anamnesi familiare 2. osservazione del comportamento spontaneo (general movements, confronto sviluppo tipico e atipico) 3. esame clinico (MABC, dai 4 ai 12 anni, indaga

destrezza manuale, abilità nell’uso della palla e equilibrio statico/dinamico; GMFM quando c’è paralisi cerebrale) 4. esami strumentali.

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