Riassunto del libro l'africa occidentale. Ritratto di un'africa che cambia, Sintesi di Geografia Politica
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Riassunto del libro l'africa occidentale. Ritratto di un'africa che cambia, Sintesi di Geografia Politica

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Riassunto completo e diviso per capitoli e sottocapitoli del libro l'africa occidentale. Ritratto di un'africa che cambia
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L’Africa Occidentale, ritratto di un Africa che cambia

CAPITOLO 1 PARAGRAFO 1.1

L’africa Occidentale ha un’estensione pari al 20% del continente, è costituita da 16 paesi di cui solo 3 si affacciano sul mare (Burkina Faso, Mali, Niger) mentre i rimanenti si affacciano sull’Oceano e sul Golfo di Guinea. È caratterizzata da varietà climatiche, antropiche, fisiche con enormi differenze geografiche, di biodiversità e culturali. Le temperature variano dai 22 a 29 gradi, le escursioni termiche più evidenti sono quelle giornaliere soprattutto nel deserto con brusche variazioni (45 a notti fresche) le zone costiere invece godono di climi miti e dell’effetto mitigatore del vento e del mare. La situazione climatica si definisce in basse alla pioggia, si distinguono un clima tropicale arido e uno umido. Il. Clima arido è tipico della zona del Sahel, con una stagione secca e una umida. Sul clima influiscono le masse d’aria provenienti dall’Oceano e le correnti del deserto. Il fattore dell’altitudine è fondamentale, con numerosi rilievi e altopiani/tavolati. La rete idrografica è una risorsa essenziale per le attività ma anche per gli usi domestici e energetici. Molta acqua piovana evapora o si infiltra nel terreno e viene persa. Oltre alle dimensioni dei fiumi bisogna considerare che la presenza di una stagione secca porta a periodi di estrema siccità, legando ad esso anche i ritmi dei villaggi. Legato al regime delle piogge è anche la distribuzione della vegetazione: manto erbaceo rado nelle zone saheliane, foreste tropicali, con alberi importanti come baobab. Inoltre ci sono paludi e lagune, con mangrovie e piante che crescono in acque salmastre. C’è anche una vasta diversità nella fauna, con un patrimonio ornitologico salvaguardato da riserve e parchi regionali, anche se persiste il problema dello sfruttamento delle risorse minerarie, il bracconaggio e la conseguente estinzione di specie protette.

1.2

L’Africa occidentale ha una popolazione di circa 304 milioni di abitanti, circa il 30% della popolazione del continente (metà solo in Nigeria). La composizione etnica è molto varia:

• Hausa nelle zone del Niger

• Yoruba in Nigeria e Benin, abitanti della savana, noti per il loro pantheon di divinità Orisha, culti mantenuti vivi anche nelle zone in cui sono migrati

• Ibo (Nigeria), Akan (Ghana/Costa d’Avorio), Ijaw (Nigeria) Fula (tutta Africa Occ) Serer (Senegal)

• Mandingo (Gambia), agricoltori e allevatori, capacità magiche

• Mossi (Burkina Faso) culto per la terra e per gli antenati, importante figura del Moro Naba imperatore

Diversità anche dal punto di vista linguistico con tra 600 e 2000 lingue diverse. Forte eredità europea con francese, inglese e portoghese. Differenze anche di culti religiosi, con il cristianesimo portato nel 500 attraverso le missioni europee. Elementi da tenere in considerazione per valutare la situazione di vita in Africa: tasso di natalità, tasso di mortalità, di alfabetizzazione. La popolazione è complessivamente molto giovane. Le cause di morte sono malattie come polmonite, AIDS, diarrea e morte per fame. Scarso accesso all’acqua potabile, ai servizi sanitari. Le caratteristiche climatiche, gli scarsi servizi igienici e sanitari permettono il diffondersi di malattie endemiche e infettive come la malaria, meningite che si presenta soprattutto nella cintura africana della meningite situata dal Senegal all’Etiopia. La nutrizione ricopre un ruolo fondamentale: bambini sottopeso 20% a causa della sottonutrizione (Sierra Leone e Liberia paesi più problematici). La popolazione sottonutrita è diminuita di 98 milioni secondo la FAO ma ancora non si raggiungono gli obiettivi del Millennio eliminare la povertà e la fame nel mondo, istruzione elementare, uguaglianza di genere, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere AIDS, sostenibilità ambientale, partnership per lo sviluppo. L’azione dei paesi poveri e ridotta soprattutto a combattere irregolarità politiche e differenze sociali; la disparità tra i continui aiuti verso l’Africa e la sua situazione dovrebbero mettere in allerta sulla logica utilizzata. La malnutrizione è legata alla contaminazione alimentare da insetticidi, alla poca varietà di alimenti. Ripercussioni gravi sul fisico con carenze e predisposizione a malattie, conseguente aumento dei costi sanitari insostenibili per la comunità.

1.3 INSEDIAMENTI

Colonialismo europeo porta alla formazione di stati vasali, alcuni si sgretolano, altri si smembrano in stati più piccoli.

• Impero del Ghana ricco per le reti economiche di oro, avorio, sale; declino con l’attacco di arabi e per le mire espansionistiche dell’impero del Mali.

• Impero del Mali aveva un centinaio di centri urbani, fondato dai mandingo, perse struttura quando un suo sotto regno si ribella (Goa). La caduta di leggendari imperi diede origine a popoli leggendari (Mani).

• Impero Wolof commerciava con quello del Mali, ma si disgrega rapidamente a causa di spinte indipendentiste al suo interno

• Impero di Kanem-Bornu che controllava le vie commerciali tra Africa e Medio Oriente con schivi, sale, armi e cavalli; generato da popolazioni nomadi, punto di forza l’economia e la cultura i governanti erano anche intellettuali.

• Regno di Dahomey commercio degli schiavi, situato nel sud del Benin

• Regno del Benin intensi rapporti commerciali con inglesi e portoghesi, articolata organizzazione politica; incorporato dai possedimenti inglesi in modo violento

I territori erano attraversati da numerose carovane, centro del potere politico ed economico era Timbuctu. La trama di insediamenti attuale, con zone rurali e urbane che si confrontano con il progresso, si è formata nel corso del tempo con gli spostamenti economici e le vie di scambi. Gli insediamenti sono molto diversificati nella regione, con città metropoli a villaggi rurali. Le sedi governative e le capitali economiche sono casi speciali, come per Lagos centro commerciale e politico della Nigeria. Le città dell’Africa Subsahariana mostrano alti livelli di disparità a livello di redditi, strutture sanitarie e infrastrutture; cosi molti sono obbligati a migrare nel continente o altrove. L’invio di denaro diventa la fonte i maggior supporto per queste comunità. Le città sono caotiche e sovraffollate, si contrappongono il centro ricco e i quartieri degradati, edilizia non regolamentata, senza fognature e servizi. Inoltre viene compromesso il, sistema ambientale. Si sta sviluppando una classe media imprenditoriale con conseguente aumento dei consumi, collegamenti tra città all’interno di uno stesso stato. Si modifica anche il ruolo del villaggio, la cui economia è ancora basata sulle materie prime.

UNDP nazione unite per lo sviluppo tiene in considerazione tre fattori: PIL, alfabetizzazione e speranza di vita. Non considera solamente fattori economici come nel passato, dando maggiore attenzione alle persone e allo sviluppo umano stesso. IMP indice multidimensionale di povertà, analizza diversi aspetti tra cui nucleo familiare, scuola, beni e servizi, eliminando l’idea che sia legata solo ad aspetti economici.

1.4 ECONOMIA E INFRASTRUTTURE

Incremento del PIL, fattori legati a investimenti esteri, commercio materie prime, attività terziarie ed espansione urbana. Emerge soprattutto il Ghana con un’economia petrolifera rigorosa, con un aumento della produzione agricola e mineraria, nuove strutture tecnologiche legate alla telefonia. l’Africa Occidentale presenta culture e allevamenti diversificati:

• Miglio, sorgo, mais zone aride e semiaride

• Riso, nelle zone fluviale e dei delta, zone costiere della Sierra Leone

• Tuberi nelle zone centro-meridionali

Agricoltura principalmente di sussistenza, autoconsumo e mercati localimeccanizzazione scarsa, piccoli appezzamenti, sistemi di coltivazione arretrati, produzione limitata e irregolare, non c’è guadagno per rinvestimenti. Le piantagioni sono generalmente gestite dalle multinazionali, specializzate e svincolate dal mercato interno. Il loro prodotto è destinato a mercati esteri e non per il miglioramento della vita locale. L’allevamento di ovini e caprini e bovini è generalmente itinerante; la pesca non è regolamentata,

il settore ittico subisce squilibri ambientali, legato alle modifiche di dighe e strutture. Inoltre le barche non sono dotate di sistemi per la conservazione del pescato. Oltre alla pesca di frodo che costituisce un problema emergente. La Route du Poisson in Mali era una via per il trasporto del pesce, per la conservazione e la vendita; ha perso la sua importanza a causa del contrabbando, diventando via di spaccio di droghe e traffico di alcool. Patrimonio naturale è il legno, usato nella costruzione di case e pavimenti, idealmente sarebbe il quinto produttore mondiale di legname, con la Nigeria al primo posto. Anche per il legno prevale l’esportazione della materia prima [piuttosto che la lavorazione in loco. Il settore primario vede in testa la Nigeria, la Cd’A si distingue per la produzione di cacao. Il settore primario raccoglie circa il 60% della forza lavoro con il 15 % del secondario e il 25% del terziario. Le risorse minerarie sono il patrimonio maggiore: bauxite, uranio, diamanti, cobalto, oro, manganese. Si aggiungono le risorse energetiche come gas e petrolio soprattutto nei paesi limitrofi al Golfo di Guinea, la maggior parte della materia prima è esportata senza lavorazione, per l’inefficienza dei settori locali, delle attrezzature… con conseguente perdita di posti di lavoro. Sono state costruite dighe per l’energia elettrica; gran parte della popolazione sfrutta ancora il legno come combustibile. Sono in aumento i progetti per l’uso di fonti rinnovabili. Il settore secondario è il meno sviluppato, con stabilimenti spesso arretrai e attivi a livello locale nel settore alimentare o tessile. L’industria apporta un basso valore al PIL per diversi motivi: corruzione, sistema burocratico inefficiente, rete dei trasporti non sviluppata. Tutto ciò porta ad un’economia di artigianato, con attività informali. Il settore del commercio ha diversi punti deboli, burocrazia e dazi doganali, costo altissimo dei trasporti. I partner principali sono l’UE, gli USA e la RPC. Abidjan e Dakar sono i porti principali. Alcune realtà portuali si sono sviluppate solo in legame al petrolio, come nel caso della città di Warri in Nigeria, anche se si esportano merci tradizionali. Il trasporto fluviale dipende dalle condizioni climatiche e territoriali, con fiumi percorribili solo per brevi tratti.

I collegamenti via terra sono spesso disagevoli, con strade poco asfaltate, strade secondarie di terra battuta o semplici piste; tutta la rete stradale si degrada facilmente per le condizioni climatiche e la scarsa manutenzione. Dove è presente, viene utilizzata la connessione ferroviaria. Il trasporto aereo è in aumento, grazie ad investimenti infrastrutturali. Elemento comune del settore trasporti sono i numerosi incidenti. C'è stata una forte espansione è un grande investimento nel settore delle telecomunicazioni, la telefonia mobile ha permesso a molti di uscire dall'isolamento. Ci si può tenere in contatto su prezzi dei prodotti, mercati per decidere se raggiungere le zone di vendita. Un ramo sicuramente importante è stato quello della radio, mezzo di comunicazione, educazione e informazione; ad essa si accostano la TV e le connessioni internet. TURISMO-->quantità enorme di risorse, varietà di ambienti, culture, popolazioni, anche se nel 2011 l'Africa ha inciso solo per il 5% sul turismo mondiale. Questo a causa dell'instabilità politica, anche se il numero di arrivi è stato in costante aumento. Vengono offerti diversi tipi di turismo, da quello balneare a quello delle riserve, a quello culturale. L'assenza di strutture ricettive frena lo sviluppo del turismo; spesso i resort offrono soluzioni confort in contrasto con l'ambiente circostante. I siti dell’UNESCO vengono mantenuti difficilmente. Ovviamente ciascuna dinamica geografica va ricollegata alla situazione politica del singolo paese.

CASO DI STUDI: LA SANITÀ IN MALI

Obiettivo di tutti i governi del Mali dopo l'indipendenza è stato quello di migliorare la situazione sanitaria, che si caratterizza ancora per alti livelli di mortalità nelle zone rurali soprattutto. Durante il periodo coloniale l'amministrazione era gerarchizzata, con la costruzione di infrastrutture in cui veniva impiegata manodopera locale e risorse delle tasse. Primo ospedale costruito nel 1890 è attivo dal 1913; nelle parrocchie cattoliche esisteva sempre un dispensario autofinanziato. Spesso l'amministrazione francese interrompeva i finanziamenti, verso la fine degli anni 30 erano presenti sia strutture private che statali. Dopo la WWII, la Francia crea dei fondi per i terreni agricoli e per la costruzione di scuole, dispensari. Vengono costruiti un ospedale a Bamako, uno a Ségou, viene creato un centro per la lotta alle patologie oculistiche. Con l'indipendenza nel 1960 viene creato un piano decennale per la formazione di infermieri e lo sradicamento delle malattie endemiche principali. Negli anni '80 il Mali aveva circa un centinaio di farmacie. Il tasso di mortalità infantile si è dimezzato, anche se il numero è ancora elevato. Viene progettai una suddivisione per il mondo rurale, con infermieri generali, ausiliario (medicina preventiva), struttura intermedia per le prima cure. Per le malattie endemiche un infermiere controllava diverse strutture in base alla densità demografica.

Era inclusa la formazione di un’equipe medica formata da locali istruiti. Questo sistema trova ostacolo nei fondi monetari, nell'accessibilità e nella preparazione del personale. Negli anni '90 viene definita un'altra politica sanitaria per combattere le forme di emarginazione, si investe molto nel capitale umano e per la lotta contro la povertà. I 3 punti del progetto erano maggiore accesso ai servizi, dispositivi anticoncezionali, pompe idrauliche. Rallentare la forte crescita demografica. Nonostante tutto gli indicatori rimangono ancora fragili, con alti tassi di mortalità per malattie endemiche, morte infantile è scarso accesso all'acqua potabile. La morte infantile, legata a gravidanze a rischio è legata fortemente all'istruzione della madre, ma anche alla sua età (<20 e 40-49) e all'intervallo che intercorre tra due gravidanze. La malaria è la malattia più preoccupante che colpisce nella fascia 0-5 anni. Difficoltà nel mantenimento delle strutture e dei centri, carenza di equipaggiamenti e ambulanze, le risorse erano distribuite in modo diseguale aula territorio. Precarietà del settore sanitario legata anche all'ambiente, con scarsi apporto di acqua e approvvigionamenti. Distribuzione degli addetti disarmonica sul territorio, numero di medici per abitante molto basso; problemi nell'amministrazione e nella gestione del personale. Oggi la distribuzione delle medicine è migliorata, per ridurre la mortalità si deve insistere su campagne per controlli alla nascita maggiori e incoraggiare l'uso di contraccettivi. La situazione sanitaria rimane grave in Mali, con molte zone non protette è uno scarso livello di informazione. Ci sono vincoli culturali, demografici e finanziari che ostacolano il progredire del settore. L'auto sufficienza alimentare è il punto cardine da risolvere, è il punto di partenza per ridurre povertà è tutto ciò che ne deriva.

CASO DI STUDI: MIGRAZIONI TRA SENEGAL E ITALIA

I senegalesi migrano in Italia soprattutto dal 1980, in particolare dal 1986 anno in cui Francia e Germania chiudono le frontiere. Le 3 cause principali dell'emigrazione: colonialismo, insuccesso politico, crisi economica. La vita nelle campagne è stata segnata da eventi disastrosi come siccità, crollo del prezzo delle merci, desertificazione; inoltre è diminuita la quantità di precipitazioni. Problemi per i pastori nomadi e per i coltivatori di arachidi, il cui prezzo crollò. L'emigrazione diviene una necessità, prima verso le città, soprattutto nella capitale Dakar, poi con la mancanza di posti di lavoro verso l'estero. Migrano dapprima verso Francia, usa e Giappone, mentre l'Italia diventa traguardo secondario come passaggio intermedio e per la permeabilità delle sue frontiere. Inizialmente l'emigrazione era prerogativa maschile, poi si è assistito a un aumento esponenziali di donne, legate al ruolo di mantenitrici della casa mentre agli uomini spetta il mantenimento economico. Il lavoro rimane la motivazione di permesso maggioritaria per quanto riguarda gli uomini con 78% mentre le donne sono al 17%. Gli immigrati si stabiliscono principalmente nel centro-nord, si stanziano nelle zone più produttive e con maggior offerta lavorativa. Generalmente si stabiliscono in territori abitati già da altri connazionali, per agevolare l'inserimento nella società. L'associazionismo è una caratteristica tipica dell'Africa Occidentale, associazioni di base religiosa, etnica. In Italia ci sono associazioni che si occupano del sostegno ai migranti in arrivo ma anche associazioni per sviluppo di progetti nei paesi di appartenenza. Vengono raccolti fondi da inviare nelle diverse zone. Legame dei senegalesi con le loro terre sono le rimesse, al fine poi di rientrare in patria; le rimesse sono usate per spese sociali e per infrastrutture, salvaguardare i luoghi, sopperire alle mancanze statali, innescare l'auto sufficienza della famiglia. Il Senegal rappresenta la 5' nazionalità per quantità di flussi di denaro in uscita. Le difficoltà economiche in Europa si riflettono sui migranti che si trovano in difficoltà nel sostenere le famiglie e le comunità.

CAPITOLO 3 3.1 GEOGRAFIA E CULTURA

Considerare la cultura come un oggetto specifico di indagine, la geografia della cultura interpreta le relazioni antropo-territoriali che danno forma allo spazio. In Africa il processo di territorializzazione assume un significato simbolico; il primo metodo di appropriazione del territorio è la denominazione linguistica, perciò attraverso dinamiche religiose, sanitarie e alimentari si può interpretare questo continente.

3.2 LINGUE, TERRITORIO E SOCIETÀ Le lingue sono in continua evoluzione, si diffondono o regrediscono, riflettendo i bisogni della comunità; é uno strumento identitaria fondamentale, soprattutto nelle zone coloniali. Vi sono lingue prive di scrittura, impostate sulla tradizione orale, lingue locali che sono entrate a far parte della letteratura, lingue nazionali e infine lingue internazionali. Lo studio delle lingue può essere usato per capire il territorio, la aprirà di una lingua può raccontare le dinamiche sociali, culturali, economiche. Studiare le lingue in geografia significa

studiare causa e effetto che intrattengono con il territorio, come si manifestano nell'economia e politica. La lingua può essere elemento rappresentativo di una comunità, ma può anche esercitare una forte pressione culturale fino ad essere elemento di discriminazione e separazione. Un codice linguistico, quando sostenuto da scelte economiche, politiche e culturali, diventa uno strumento utile per comprendere gli eventi che hanno portato lo spazio a modellarsi in determinati modi. Il geografo si serve della lingua per interpretare le vicende storico-territoriali, la lingua è un fenomeno umano che influenza l'organizzazione territoriale. Il patrimonio linguistico dell'Africa è uno dei più ricchi, anche se è fortemente minacciato; una lingua può degenerare per molti motivi. Per le lingue tribali ciò accade quando escono dall'isolamento. Il fanno può essere la perdita di un patrimonio culturale e storico. CREOLO, PIDGIN, LNGUA FRANCA (lingue come strumento di comunicazione internazionale, tra persone di lingua madre differente, per evitare l'uso di traduttori). La colonizzazione in Africa ha avuto un forte impatto sul patrimonio linguistico, con nuovi confini, nuove lingue e l'allargamento della comunicazione. In alcuni vasi le lingue locali ricoprono ancora un ruolo essenziale, sopraffare nelle micro dinamiche. La mappa etnica e linguistica raramente rispecchia i confini politici degli Stati; difficilmente le lingue sono contenute nei confini, è il caso delle famiglie linguistiche. Le famiglie linguistiche principali sono la Niger Congo non bantu e afroasiatiche. I tratti comuni del sistema geo linguistico sono: la presenza di numerose lingue in uno stato, la presenza di lingue europee, sconfinamento delle lingue, sviluppo di pidgin e poi creoli.

Si è creata una separazione tra l'epoca passata in cui tutto si risolveva con pratiche culturali, e l'epoca moderna in cui tutto si è globalizzato, con un divario sempre maggiore tra ricchi e poveri, anche se il linguaggio globale dell'economia non è ancora inserito perfettamente nel sistema africano. Il mercato è ancora quello delle bancarelle, legato a realtà familiari e etniche. È utile riconoscere se una lingua preceda o venga dopo l'evoluzione del territorio, le dinamiche evolutive di una lingua sono utili per capire le dinamiche evolutive di una società. In Africa vi sono lingue esogene, imposte dal colonialismo, lingue nate per gli scambi commerciali (creolo, pidgin) e infine lingue locali. Le lingue in base al numero di parlanti e alla loro funzione possono svolgere ruoli più o meno importanti; inglese, francese, portoghese si affiancano alle lingue locali. La lingua locale principale dell'Africa occidentale è l'hausa. Questo termine indica un gruppo di abitanti della Nigeria del nord, quindi fa riferimento anche ad un'unità storica e commerciale. Questa lingua assomigli molto all' ebraico, ma soprattuto all'arabo. Viene adottata nelle scuole e nella scrittura di romanzi e poesie, oltre che in trasmissioni radio e televisive. Forme di bilinguismo e trilinguismo sono frequenti, soprattutto nei centri dei mercati e lungo le rotte carovaniere. In molti casi le lingue esogene sono state trasformate per rispondere alle necessità locali, come nei casi in cui non c'è una lingua veicolare unificante. Il code switching si verifica anche a causa di matrimoni misti, o per la necessità di comunicare con un popolo vicino per ragioni commerciali. Nelle grandi città le lingue locali evolvono più velocemente, si devono adattare al nuovo contesto, creando una nuova cultura meticcia. L'uso di una lingua franca può essere elementi di riscatto sociale, sviluppo politico e economico, quanto più un paese svolge un ruolo centrale quanto più la sua lingua può avere un ruolo maggiore.

3.3 RELIGIONI La religione in Africa è sempre stata più che un semplice credo, ma una relazione tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. Si può considerarla come un fenomeno sociale e culturale, politico ed economico, con una grande esclusività rispetto alle altre religioni. I 3 macro gruppo delle religioni sono: cristianesimo, Islam e religioni tradizionali (dette animiste). In Africa occidentale i culti tradizionali e l'Islam sono più diffusi rispetto al cristianesimo. RELIGIONI TRADIZIONALI: il termine è stato dato dai colonizzatori, si tratta di una definizione convenzionale piuttosto che descrittiva. I credo basilari sono relativi a una natura animata da spiriti, oggetti acari, culto degli antenati. La religione tradizionale si innesta appieno nella società, garantendo anche l'unità di gruppi coinvolti in guerre, determinando sconfitte o vittorie. In alcuni gruppi etnici il ruolo delle donne è centrale nella religione, e ha permesso di emanciparle. Il segreto e io mito sono criteri di inclusione sociale e di esclusività, solo conoscendoli si diventa membri ufficiali di un gruppo sociale. ISLAM E CRISTIANESIMO: l'Islam si è insediato in Africa in periodi differenti. Nel nord con l'espansione araba e ottomana, km Africa orientale e e centro occidentale con i commerci per l'Oriente e transahariani, in Africa meridionale con la deportazione di schiavi, anche con conversioni forzate. È comunque una religione che si è adattata molto alla realtà, rimanendo meno pura rispetto alle religioni europee. La diffusione di questa fede si sviluppa a partire dai commerci arabi, si insinuò negli imperi storici (mandingo religione di corte) ma non sostituì mai i culti tradizionali. I regni diventano importanti centri di studio e di sapere islamico. La letteratura relativa ai rapporti tra Islam e culture africane è abbastanza controversa. In alcuni casi l'Islam ha creato un tessuto omogeneo, legami di collaborazione tra i due gruppi,

anche se il processo di islamizzazione talvolta è stato violento. Il peso politico dell'islam non adombra quello delle credenze locali. Per quanto riguarda il cristianesimo, questo è giunto in Africa attraverso missioni di evangelizzazione, con i colonizzatori che la utilizzavano per educare è civilizzare i locali, costruendo scuole e ospedali per legittimare la loro e presenza. La cristianità mette piede in Africa nel 1482 con una spedizione di portoghesi; in seguito vengono fondate associazioni, diocesi è organizzazioni. La chiesa di Roma sbarca in Africa nel'800 con l'intento anche di insegnare mestieri, istruire. In epoca coloniale il cristianesimo con i suoi simboli e le sue credenze diventa inestricabile dal pensiero africano. Le due religioni convinco pacificamente, si sono africanizzate inserendosi pienamente nel contesto locale. Non è raro trovare famiglie di religione mista, in quanto cristianesimo e Islam sono considerate come abitudini sociali. 3.4 MALATTIE La situazione sanitaria africana è tuttora preoccupante, le cure vengono affidate a strutture sanitarie inefficienti, poco capillari sul territorio rurale. Tra le cause sicuramente si può avere la povertà per cui non si hanno le strumentazioni necessarie e adeguate, non si possono comprare i medicinali; l’instabilità politica; l’incongruenza tra il sistema sanitario impostato sul modello occidentale e l’importanza di stregoni e guaritori. Il corpo del malato non viene visto solo come tale, viene visto come elemento che attira la società, le autorità, l’attenzione degli stregoni, la malattia come evento culturale. La malattia inoltre è considerata la punizione inflitta dagli antenati, i cui aspetti si riversano anche sulla natura, che diventa espressione stessa del corpo malato e che suggerisce la stretta interconnessione tra corpo e natura. Il corpo è archivio storico, fonte di sapere; la malattia spesso non viene curata con farmaci, ma spesso viene attivata una analisi sui fattori sociali. Eliminare questo sistema significherebbe eliminare l’identità sociale e culturale e allo stesso tempo eliminare quelle conoscenze naturali specifiche della realtà rurale africana. Una cooperazione tra medicina occidentale e sistema tradizionale è possibile se si inserisce un piano specifico di integrazione dei guaritori nel sistema sanitario, non rimuovendo il guaritore dal luogo di appartenenza, cercare una collaborazione tra i due sistemi per integrarli. Il corpo risulta essere elemento identitario, elemento di trasmissione di conoscenze. Per quanto riguarda l’AIDS, la sua propagazione è legata a vari aspetti, tra cui quelli politici, militari, sociali e urbani; spazi rurali e degrdati sono i primi spazi in cui si diffonde e trasmette questa malattia.

3.5 CIBO: SUSSISTENZA E MERCATO GLOBALE L’Africa sta assistendo a processi di urbanizzazione, di globalizzazione, modifica della politica, sfide per contrastare atti di violenza e guerriglie, nonché il problema delle malattie. L’agricoltura è da sempre il luogo della produzione delle materie prime africane, con un sistema di policoltura basato sulla sussistenza: generalmente le campagne sono caratterizzate da tre anelli concentrici, con una zona interna di coltivazione intensiva, una più esterna di coltivazione di cereali e l’ultima temporanea di sostegno ai cereali. Da una parte il sistema chiede di essere tutelato, dall’altra di essere globalizzato e modernizzato. Il settore primario dell’Africa è molto composito, considerando i diversi climi che la caratterizzano; generalmente l’agricoltura è di sussistenza, con pochi mezzi moderni e dove vi sono si cerca di coniugare modernità e tradizione. Il, territorio assume un importante valore storico-culturale, le singole azioni assumono un ruolo di riproduzione di saperi antichi e di miti. Processi istituzionali e politici sono intervenuti per modellare il territorio e renderlo più adatto alle necessità coloniali e postcoloniali, ne deriva un stretto legame tra etnicità e formazione dello stato. Sulla base di questo si può vedere come l’economia permetta un maggior mescolamento tra la popolazione ma allo stesso tempo permetta di conservare una forte identità, di trasmettere conoscenze agricole, di allevamento ad altri gruppi di umani. Inoltre la necessità di commerciare per sopravvivere ha imposto a molti di imparare nuovi codici linguistici, oltre che per matrimoni misti. Risultano meno distinguibili differenze culturali tra un popolo e un altro. Si verificano forme di collaborazione simili a cooperative agricole e artigianali. Le società basiche dell’africa occidentale sono un reticolo di villaggi, all’interno del quale si hanno conoscenze tecniche e naturali, oltre alla presenza di credenze religiose e miti. Generalmente non esiste la proprietà privata, le istituzioni sono attentissime alla rappresentanza e al diritto di accesso alla terra, autorità basata sul consenso e non sulla forza. Cooperativa agricola Sierra Leone: pensato dai locali con la supervisione di una ONG italiana. Il responsabile del progetto ha acquistato un appezzamento di terra dal governo, creando laboratori per la brillatura del riso, scuole elementari e laboratori per apprendere piccoli mestieri. Rimangono le piante “confinarie” per la suddivisione in campi, mentre si cerca di modernizzare in parte la coltivazione. Ci sono due livelli di appartenenza a questa cooperativa: o membri a tutti gli effetti per cui so beneficia della copertura sanitaria e dell’istruzione per figli; oppure essere membro esterno, partecipando con i propri mezzi e nei propri tempi. La cooperativa riscontra un aumento dei campi coltivati, non ancora un allevamento intensivo per la scarsa fornitura di energia elettrica e la risicultura come coltivazione principale. Le famiglie associate sono in

continua crescita, per l’assistenza che viene fornita in ambito scolastico, sanitaria e di vendita dei prodotti. Per arginare l’esigenza del problema alimentare sarebbe necessario creare un’agricoltura sempre più di mercato. In Sierra Leone solamente il 10% del territorio coltivabile per il riso viene sfruttato, gli agricoltori devono stipulare patti con i capi dei villaggi. Lavorando insieme gli agricoltori possono minimizzare le loro spese, coprire le spese mediche per infortuni sul lavoro. Oltre a lavorare nella cooperativa i membri di ciascuna cooperativa lavorano anche nella loro azienda. Non tutti possono essere ammessi nella cooperativa, l’obiettivo non è solo quello della crescita ma quello di incoraggiare nella creazione di nuove cooperative. La FAO ha realizzato uno studio sulla condizione economica dell’Africa e dei suoi mercati, crisi che si verifica soprattutto nel settore del cotone, l’aumento del prezzo dei cereali ha influenzato anche il settore dell’allevamento. Alla crisi globale vanno imputati altri aspetti per la crescita del prezzo delle merci, tra cui difficoltà ambientali, tasse doganali e carenze strutturali locali. La sfida alimentare in Africa occidentale: le abitudini alimentari, la protezione della natura, e la gestione delle terre sono strettamente collegate; i contadini continuano a rifornirsi di cibo e a prelevare sostanze medicamentose dall’ambiente circostante. La colonizzazione ha modificato l’uso di molti territori, trasformando l’economia di molte zone rurali. Per esempio nelle colonie francesi gli abitanti delle colonie stesse erano diventati prodotti, con una rigida suddivisione del prodotto. Tuttavia non si è riusciti a scalfire i tratti della cultura tradizionale; gli africani mangiando e bevendo i prodotti della propria terra rafforzano la loro identità culturale. Dove si è verificato un passaggio più veloce tra sistema rurale e moderno si sono verificati degli straniamenti, con l’olio di palma come unico prodotto originale africano di monocoltura destinato sia al mercato locale che all’esportazione. La ricchezza dell’Africa risiede proprio nel suo patrimonio alimentare, il settore agricolo rimane ancora il settore trainante dell’economia africana. L’obiettivo è inserire anche i piccoli coltivatori nel mercato globale, proteggere i coltivatori locali dai disastri ambientali. Dal 1950 sono state sviluppate diverse politiche agricole-alimentari, con l’obiettivo di una produzione che soddisfacesse il mercato interno. Nel 1970 si pensa alla sicurezza alimentare, con l’intento di rendere il cibo accessibile a tutti, la produzione stabile. Nei progetti attuali c’è anche un aspetto rivolto alla pesca, alla transumanza, non solo all’agricoltura. CAPITOLO 4 4.1 LUOGHI E SPAZI DI VITA I modelli insediativi africani sono rappresentati idealmente dalla città, dal villaggio e dalla capitale, che non corrispondono necessariamente ciascuna nazione, etnia e Stato. L’esclusività etnica che caratterizza i villaggi fa sì che i rapporti sociali siamo esclusivi, e che chi non appartiene per nascita al villaggio ne venga escluso. La capitale riproduce lo stato, rappresenta il potere geo-politico ed economico, il sistema scoiale e amministrativo che organizza la vita della capitale azzera i tratti etnici della città. All’interno della città evolve sistemi culturali molto complessi; la terra per gli africani è magia, divinità, è dimora degli antenati: e condivisibile affermare che il territorio preesiste al gruppo sociale che si insedia, l’antenato mitico del gruppo sociale stabilisce l’accordo tra il territorio e la società. Il culto degli antenati risulta essenziale, strettamente collegato al territorio e al rischio di subire vendette se non ci si comporta adeguatamente. MERCATI il mercato è un luogo fisico e complesso, si realizzano dinamiche culturali e sociale, si definiscono i ruoli sociali delle persone che ne prendono parte, non è solo un luogo di vendita. L’economia è informale, basata su ruoli personali, con leggi non scritte, estranee alle leggi statali. Le istituzioni che si occupano di questo processo sono la famiglia e il gruppo etnico, che stabiliscono le dinamiche e il legame col territorio. L’oggetto ha un valore aggiunto rispetto a quello monetario (baratto), trasmette la cultura e l’identità del popolo che lo ha prodotto (statuette). Il mercato è per molti africani il Trade Union tra passato e presente, tra vita rurale e vita nelle baraccopoli rurali; il mercato è testimone della vita di un popolo. Un mercato si forma purché vi siano un villaggio, una strada, uno spiazzo; è precario nella sua struttura ma viene fatto periodicamente, settimanalmente nei centri periferici e quotidianamente nei centri urbani. Più ci si allontana dal centro urbano più la specificità dei prodotti aumenta. Il mercato è luogo di incontro e discussione, in cui la donna ricopre un ruolo centrale di vendita e produzione. Ad esse è affidato il compito di produttrice, trasformatrici e acquirenti e finiscono per rivestire il ruolo centrale nella scelta del prezzo, al valore dei prodotti e alla loro distribuzione. Il mercato non è un luogo esclusivo di un’etnia, ospita tutte le classi sociali di un gruppo, gente di villaggi diversi, trasmette la cultura globalizzata facendola arrivare anche nelle aree periferiche. Spesso i commercianti non rimangono legati ad un unico mercato, tracciano regioni commerciali dette network, tra gli insediamenti attraversati. Il market time scandisce le azioni dei singoli e i rapporti sociali della collettività; spostandosi i marcati trasmettono culture, tecniche di sopravvivenza e di vita. I confini sia amministrativi che tra popoli intervengono sul prezzo del prodotto, i confini amministrativi hanno un impatto basso o nullo sul prezzo dei prodotti, in altri casi con popoli diversi i confini possono far aumentare i prezzi in modo spropositato. I confini nel settore del commercio giocano un duplice ruolo, integrare o segregare i prodotti a seconda che vi siano leggi o usanze e relazioni etniche favorevoli o

sfavorevoli. Tra i confini politici e etnici hanno un peso maggiore quelli etnici; questi riescono a mappare meglio la geografia degli scambi commerciali, soprattutto del settore primario.

STRADE la strada non è solo asse di comunicazione e collegamento ma anche strada di mercanti, migranti, profughi, eserciti e manifestanti. È il luogo che meglio rappresenta l’attualità africana, è il luogo più familiare e intimo per la maggior parte dei poveri, consente alle persone di mantenere in vita molte tradizioni, culture; ai suoi bordi vengono allestiti mercati. Ma nelle grandi città la strada è ilo luogo di prostituzione, della mala vita, del mondo dello spaccio e del contrabbando. I mercati. Le strade e i villaggi trovano la loro legittimità nelle forme rituali, nelle credenze religiose. Nel caso del colonialismo francese, i francesi si sono serviti dei rappresentanti dei vecchi ordinamenti mansaya per amministrare il territorio, in seguito screditati. Nel caso delle colonie britanniche, gli inglesi hanno mantenuto l’impianto pre-coloniale per meglio controllare il territorio, attraverso il principio dell’Indirect Rule. CITTÀ la popolazione urbana sta crescendo vertiginosamente, soprattutto nei paesi economicamente arretrati; si verifica spesso il fenomeno di primazia urbana on una città che detiene il primato rispetto alle altre. Si sono verificate anche forme di urbanizzazione in contesti più piccoli, anche se rimane forte la funzione di gigantismo urbano delle grandi città. Si è verificato un forte esodo dalle campagne alle città per diverse ragioni: maggiori opportunità economiche e occasioni. Le società contemporanee sono caratterizzate da un evidente multiculturalismo, con un continuo processo di urbanizzazione che riproduce e produce varietà culturali. La città è un fenomeno culturale e sociale molto interessante, mette a nudo le dinamiche spaziali e sociali sulle quali si regge l’urbanizzazione. In Africa il processo di urbanizzazione rischia di bloccarsi o di non procedere in modo sostenibile, infatti l’assenza di una governance porta alla nascita di quartieri malfamati, degrado e inquinamento. Gli investitori stranieri non sono interessati a finanziare progetti in queste città che non offrono strutture infrastrutture adeguate. Il degrado urbano è generalmente legato ad un’assenza delle autorità, con un inurbamento diretto verso l‘esterno e con la formazione di periferie e zone rurali. I warlords, le imprese straniere finiscono per sfruttare il territorio, usare queste zone per nascondere le loro attività illegali, creare strutture ed edifici ad uso personale. Si creano delle situazioni in cui risulta complesso leggere e interpretare il territorio, un territorio che racchiude in sé forte contraddizioni.

4.2 L’URBANIZZAZIONE L’Africa occidentale sta vivendo un macroscopico processo di urbanizzazione irregolare, traducendosi in un mosaico polimorfico. Il processo di urbanizzazione delle coste africane nasce con il colonialismo, con la costruzione di strade e ferrovie, successivamente si sposta verso l’interno. In questo modo alle capitali costiere si affiancano città che nel tempo ricoprono ruoli di riferimento rispetto alle zone rurali. Vi sono città commerciali che lungo la costa che si proiettano verso l’interno come Dakar, città interne che spesso sono mercati e centri amministrativi. Il colonialismo ha lasciato in eredità una struttura urbana gerarchizzata, manifestatasi in segregazione e che è andata via via scomparendo con il flusso dei migranti nelle città. La crescita demografica incontrollabile determina uno sviluppo urbano disordinato, la superficie aumenta senza che vengano progettati piani edilizi. Le capitali sono il luogo dove si concentra il maggior numero di attività terziarie, con istituzioni culturali, scuole, ospedali: lo skyline risulta molto complesso, grattacieli e capanne. La dinamica demografica si caratterizza per un forte processo di urbanizzazione, questa rapida crescita è spiegabile perché le città offrono maggiori possibilità di lavoro; a fianco dei negozi occidentali si vedono bancarelle dei mercati, in un dualismo di commercio tutto africano. Da questo ne corrisponde anche una netta contrapposizione sociale: una classe dirigente che ha adottato a pieno il modello occidentale e il resto della popolazione. L’urbanizzazione non è un fenomeno omogeneo, esistono tre tipologie: a macchia di leopardo, conurbazioni in cui è difficile distinguere un centro da un altro, aree con policentrismo. Si distinguono anche 4 regioni urbane: quella saheliana, i paesi del Golfo di Guinea, Mali Niger Burkina Faso Senegal Mauritania, Nigeria Benin Togo e Ghana. L’urbanizzazione in sé non può essere definita né positiva né negativa, ma bisogna tenere conto di come è distribuita nello spazio. Vi sono alcune difficoltà strutturali, causate dall’incompetenza del sistema governativa e questo ricade sulla popolazione più povera. Vi sono centri che funzionano da gateway e da nodi di reti commerciali, possono avere un ruolo dominate nello sviluppo territoriale perché se oltrepassano i confini possono essere elemento di integrazione. Negli ultimi anni sono stati fatti investimenti per lo sviluppo di questi corridoi. Una delle caratteristiche delle città africane è la distanza tra i centri urbani cioè le città internazionali e le zone rurali; le città sono una sorta di arcipelago di città minori, che si sono intrecciate nel tempo e accumulate. Acune aree urbane sono abitate da contadini che hanno lasciato definitivamente i campi, che sono emigrati da zone di guerra; sono insediamenti posticci e provvisori. Queste aree sorgono ai limiti della città, sono delle vere e proprie bidonville; sono caratterizzato da forme di esclusione sociale, violenza e malvivenza. Sono zone off limits, poco frequentate

dai missionari e dai giornalisti, dove l'autorità e le leggi sono lontani e evanescenti. Le baraccopoli sono un centro di indagine antropologica fondamentale. In questa fase di urbanizzazione sregolata, gli abitanti sono rimasti più vulnerabili, perché nelle aree mancano i servizi di base. Col tempo questi insediamenti sono finiti per diventare luoghi "casa" per i nipoti e i figli, anche un campo profughi ai limiti della città può diventare un villaggio stabile. La carenza dei servizi tuttavia non scoraggia l'inurbamento delle periferie e delle campagne. La questione dell'urbanizzazione africana è un problema di carattere politico economico, le classi dirigenti non riescono a gestire il fenomeno urbano. Una possibile risposta potrebbe essere la creazione di aree verdi e spazi pubblici nella città per favorire la socializzazione e preservare l'ambiente. Si possono recuperare aree cadute in disuso, aree in cui si può coinvolgere sia l'aspetto ambientale che storico economico. Questo è avvenuto in Burkina Faso e Mali, dove sono stati recuperati parchi urbani e capitali, grazie al finanziamento dell'UE. Nel caso del Mali il parco era diventato un luogo di malvivenza e degrado sociale, ora è stato riqualificato.

4.3 RETI E CORRIDOI INFRASTRUTTURALI La campagna rimane ancora l'area più isolata a causa dell'inefficienza dei trasporti e dei collegamenti. La progressiva riduzione delle distanze porta a scambi economici moltiplicati, favorendo l'estensione del potere economico. La formazione di metropoli va di pari passo con una crescente richiesta di mobilità, con la formazione di uno stretto rapporto tra vie di comunicazione e urbanizzazione. Le reti sono gli strumenti attraverso cui regioni e aree geografiche si avvicinano, creano uno sviluppo esterno nelle aree associate al collegamento. Le tipologie di reti non sono solo quelle per il trasporto delle persone, ma anche per il commercio e la comunicazione, o per trasferire energia. Il continente africano è ancora l'ultimo per sviluppo delle infrastrutture, in particolare nei settori dei servizi igienici e sanitari, delle strade; gli obiettivi del millennio sono ancora lontani da raggiungere. La rete di collegamento delle infrastrutture in tutta l'Africa è piena di collegamenti mancanti, questo rende frammentato il territorio, marginale e poco affine al commercio e allo sviluppo. Un intervento utile sarebbe eliminare i collegamenti mancanti, rendere le reti infrastrutturali dei veri e propri corridoi di sviluppo, investendo sulle direttrici principali e ridando forza ai terminal Delfi aeroporti. Opere di costruzione di assi ferroviari e stradali accelerano processi già in atto nell'Ottocento, collegano centro economici e zone amministrative, riutilizzando la maglia urbana del sistema coloniale. Già nel 1970 si iniziarono a creare reti di infrastrutture, per collegare stati indipendenti e garantire una cooperazione sociale, economica. Questo progetto venne chiamato Trans African Highways (TAH), con 9 corridoi principali. La situazione della sicurezza delle strade in quasi tutta l'Africa è ancora scarsa. La mancanza di un efficace coordinamento e l'instabilità politica sono motivo di continui ritardi e rallentamenti nella prosecuzione e realizzazione del progetto. L'attenzione a questo progetto è in parte rinata in seguito alla volontà da parte dell'Europa di creare corridoi interni all'Africa per potenziare le relazioni economiche. Accanto alle barriere fisiche si presentano anche barriere legate a diverse leggi interne, diversi sistemi giuridici ed economici. Superare questi ostacoli è obiettivo della TAH, coinvolgendo le comunità locali, i privati, l'Onu. Con questo progetto ci stanno collegamenti nord sud est ovest, regioni storicamente divise per motivi sociali e politici. Alcune volte oneri spazi vengono venduti alle compagnie straniere che in cambio della costruzione di infrastrutture ricevono territori ricchi di materie prime. Alcuni corridoi attraversano zone calde, spesso coinvolte in guerriglie, zone usate da terroristi per lo spaccio è il traffico di uomini e risorse. Si deve evitare che questi corridoi diventino motivo di peggioramento della situazione, ricordandosi che le infrastrutture favoriscono il turismo, che ha un ruolo centrale nell'industria mondiale. 4.4 TURISMO E PROMOZIONE TURISTICA

Secondo la WTO il turismo è un fenomeno sociale, culturale ed economico che riguarda lo spostamento di persone verso luoghi estranei al loro ambiente quotidiano per motivi personali o professionali. È possibile parlare di Africa colonizzata, decolonizzata, scoperta e turistica. La crescita annua del numero di turisti è in aumento, a parte nel Gambia, e registra il picco massimo in Africa Occidentale, forse per l’instabilità politica del Nord Africa. La domanda turistica viene soddisfatta principalmente dai turisti europei, con 4 milioni all’anno. La Francia si aggiudica il primato, per il suo passato coloniale ha mantenuto legami politici e storici, culturali; il Senegal in particolare è la meta storica preferita, con il rally Parigi Dakar, che richiama sportivi e curiosi da tutto il mondo. Un’altra meta sono lee ex colonie britanniche della Nigeria, Ghana e Gambia. Gli italiani si dirigono soprattutto in Nigeria per questioni di lavoro negli impianti petroliferi, mentre molti turisti europei non sono altro che africani europeizzati che tornano a casa. Il turismo assume svariate caratteristiche: economiche, psicologiche (bisogno di fare turismo legato a diversi aspetti), sociali (mette in relazioni turisti e locali) e culturali. [Si parla di turismo solo quando vengono utilizzate le strutture ricettive, ovvero le infrastrutture come hotel. Il turismo genera forti impatti sul territorio, modificandone l’aspetto, l’economia, rendendo un luogo più fruibili sia per chi ci vive sia per chi viene da fuori. Affinché vi

sia turismo è necessario un territorio, un soggetto, un pull factor cioè ciò che attrae e infine un push factor che permetta di soddisfare esigenze personali. Esistono varie tipologie di turismo, balneare, di massa, culturale, montano, ambientale, naturalistico. Alcuni sono legati a questioni di stagionalità, la risorsa che alimenta il turismo non rimane invariata tutto l’anno. Il turismo ambientale e culturale sono invece non stagionali, si tratta di un turismo da relax. L’economia del territorio beneficia in maniera piuttosto positiva del turismo, anche e la presenza di turisti porta a una pressione sull’ambiente che deve essere costantemente monitorata. Ai fini del turismo è fondamentale l’immagine turistica di una località, conferisce un’identità al territorio, legandolo a simboli e significati che risultano da processi storici e culturali. Il rischio è quello di trasformare l’immagine in stereotipo, distruggere l’identità di un luogo per mostrarne un unico aspetto, fallendo nel senso geografico del territorio.] ll turismo domestico è quello interno fatto dagli africani, con la Nigeria che detiene il primato, il 70% degli arrivi internazionali proviene dall’Africa occidentale e fuori dal Camerun. Sierra Leone, Liberia e Costa d’Avorio sono paesi in ci il turismo è limitato per ragioni di sicurezza. I motivi principali del turismo sono le risorse territoriali e culturali, oltre alla natura. Tuttavia si verificano forme di turismo che violentano il paesaggio, i diritti umani come nel caso del turismo sessuale. Il turismo balneare e naturalistico non è ancora ben integrato e speso viene lasciato ai tour operator che offrono pacchetti in villaggi esclusivi e isolati. In Africa gli spostamenti sono molto frequenti, nessuna contabilità ufficiale può dar conto di tali spostamenti. Spesso i confini sono porosi, puri artifici cartografici; frequenti sono le frontiere intese come terre di nessuno, proprio per evitare conflitti e contatti diretti. Il turismo naturalistico è ancora molto limitato, la protezione dell’ambiente viene percepita come un ostacolo al villaggio, sicuramente le vecchie riserve che allontanavano e escludevano i locali dal territorio hanno lasciato una cattiva immagine della tutela ambientale. I microprogetti in cui vengono inclusi anche i locali risultano molto importanti; sono in crescita progetti turistici per lanciare attività legate alle peculiarità del territorio. Per esempio in Ghana si stanno sviluppando forme di turismo ecosostenibile per generare benefici per la comunità senza danneggiare l’ambiente. Sul fiume Niger si possono osservare uccelli, ippopotami, villaggi rurali oltre che l famose destinazioni di Timbuctu e Mopti. Nelle zone costiere invece sta crescendo il turismo balneare, legato al surf e agli sport acquatici, non manca il turismo del divertimento e del relax, con hotel di lusso e discoteche. Esistono diversi parchi naturali, come il Tai National Park in Cd’A, il Transborder Park in Niger, Burkina e Benin: si possono osservar specie animali locali, anche se il numero di turisti che si adatta a certe condizioni ambientali è ancora molto basso. Il turismo culturale tiene in considerazione anche insediamenti che mostrano tracce della cultura, sorta di microcosmi identitari. La promozione turistica punta soprattutto sull’unicità di alcuni luoghi, caratterizzati da danze, canti, artigianato esclusivi. Anche le zone povere stanno vivendo un evidente progresso. È in aumento il turismo dei grandi eventi, con festival e feste che richiamano soprattutto gli africani. Il turismo progettato dal basso aiuta soprattutto i locali e il sostegno all’ambiente, cercando di legare le attività dei locali alla biodiversità; sviluppo integrato che coinvolge un numero differenziato di attori. Le popolazioni indigene hanno un ruolo vitale nella gestione dell’ambiente, poiché sono depositarie delle conoscenze. Si possono creare dei progetti di collaborazione tra enti locali e organismi internazionali, con il sostegno e il rafforzamento delle attività economiche. Si possono creare micro imprese legate alla domanda e alla fornitura di prodotti e servizi locali. Queste esperienze possono costituire il primo passo verso un turismo per poveri, laddove il turismo è anche rurale. Il villaggio può essere un momento di crescita responsabile, proponendo un turismo legato alla filiera locale e alla fruizione di risorse permanenti. Il Mali è lo stato africano che ha maggior visibilità dal punto di vista turistico, vi sono molti siti UNESCO come Timbuctu. Generalmente i turisti sono uomini di una certa età, benestanti, attirati da un turismo culturale, principalmente francesi. Ovviamente i luoghi del mito si rivelano luoghi di povertà, discariche, in cui l’escursione turistica non ha un risvolto positivo sul territorio. Anche per il popolo locale dei dogon si sono creati degli stereotipi, le danze sono diventate un’attività economica, la cultura dogon è diventata un souvenir, con il duplice rischio di perdere e modificare la cultura e perdere la propria identità.

4.5 L’HERITAGE E IL RUOLO DELL’UNESCO Per Heritage si intende l’insieme degli elementi culturali tradizionali che sono presenti nell’attualità e nella tipicità di un territorio: un luogo, un edifico, una canzone poiché la loro presenza non si esaurisce con essi ma rappresentano un legame con lo scenario. Un luogo diventa heritage quando gli viene attribuito un valore identitario, un significato culturale, storico o politico. L’UNESCO è l’organo principale che si occupa di redigere annualmente su scala mondiale una lista dei principali siti con un elevato patrimonio. Riconoscendo il valore di certi patrimoni permette ai locali di riappropriarsi del loro passato, di rafforzare il senso identitario; il turismo inoltre può essere utilizzato per mantenere le strutture. È il caso del paesaggio dei fulani, che praticano ancora la pastorizia transumante. La loro transumanza non è un semplice spostamento, ma da forma e identità ai territori che attraversano, in certi momenti avvengono delle vere e proprie feste che

legittimano la loro presenza sul territorio. Il governo del Mali ha riconosciuto e conferito alla comunità locali pieni poteri di gestione e controllo dell’area, cercando di istituzionalizzare questo processo.

LE ISOLE DEGLI SCHIAVIL'UNESCO ha avviato un programma di recupero della memoria storica della tratta atlantica degli schiavi, con un duplice obiettivo di sensibilizzare la società a questo fatto e ricavarne anche attrattiva turistica, favorire il reinserimento di uomini e donne nella comunità. Il turismo deve essere un turismo responsabile, sostenibile; deve contribuire a far comprendere il fenomeno e promuovere una cultura della pace tramite lo sviluppo di una nuova forma di cittadinanza, basata sul dialogo interculturale. Vengono individuati e riconosciuti i siti della tratta degli schiavi, con due aree che coinvolgono proprio l'Africa occidentale. Si vuole tutelare il territorio, sviluppare le comunità locali, promuovere un processo di maggior consapevolezza. Questo heritage tourism è pensato per coinvolgere la popolazione locale e formare una rete di produzione e commercio. La maggior parte delle zone turistiche sono sprovviste di strutture ricettive adeguate. Inventare programmi turistici sulle isole può avere effetti positivi di recupero del territorio e di quanto è accaduto. L'insularità non è un problema, a meno che il sistema economico non dipenda da una sola risorsa. Questo genera nei giovani un forte desiderio di abbandono, l'isola viene sovraffollata: un flusso turistico ed economico basato sullo scambio e sull'incontro porterebbe investimenti positivi. L'isola divenuta il simbolo della tratta è Gorée, al largo della costa di Dakar. Nel 1884 cessa di essere centro di smistamento, oggi è metà turistica, ma di un turismo malsano che non aiuta o sviluppo locale. La visita viene spesso proposta da tour operator di villaggi, in alcuni casi è metà di viaggiatori autonomi, in altri di africani che si dirigono in pellegrinaggio. Infatti è metà religio-turistica, le isole appaiono agli africani come luoghi della diaspora ancora vivi, che testimoniano il passato e allo stesso tempo custodiscono la altura dell'Africa. Le isole degli schiavi fanno senso e valore alla loro identità, sono un patrimonio inestimabile. Tutta l'Africa occidentale è stata coinvolta dalla schiavitù, ogni Slave Route Project si deve occupare delle tratte che si spingono all'interno del territorio, oltre che delle isole. Questo per mantenere il patrimonio, lottare contro la povertà e valorizzare l'ambiente. Promuovere un'identità che per troppo tempo è rimasta sconosciuta.

5.1 ORALITÀ L’ARTE DELLA PAROLA

In Africa subsahariana l’oralità resta un elemento primordiale nella vita quotidiana e determina il trasferimento generazionale del patrimonio storico e culturale dei popoli, sebbene non si possa parlare di oralità primaria in quanto esiste anche la scrittura. Oggi la scrittura è una realtà diffusa nell’ambito dell’amministrazione pubblica, con la conseguente esistenza di documenti scritti. Oggi la culla dell’oralità è il villaggio dove la comunicazione tra i membri avviene in una realtà con abitazioni contigue e spazi aperti, anche se questa atmosfera si trova anche nella comunità urbana. La tradizione orale si basa principalmente sulla memoria individuale e collettiva e si concretizza in uno spirito di diffusione e conservazione, trattando di valori e esperienze, dal sacro al profano, manifestandosi in varie forme narrative come miti e leggende, proverbi e canti. I TRADIZIONALISTI sono coloro che curano le memorie e si impegnano a diffonderle, con una trasmissione dei valori che è come una staffetta generazionale. L’antenato rappresenta il punto di unione tra i vivi e la storia, rappresentando un punto di riferimento fondamentale per i vari popoli africani, anche quando non è oggetto di culto come nel caso dell’Islam e del cristianesimo. L’importanza della parola è sottolineata anche dall’espressione linguistica come nel caso dei bambara che usano un’espressione che significa “fermare l’orecchio” per sottolineare l’attenzione che si deve prestare. Inoltre anche la posizione che spesso si è invitati a tenere, ovvero stare seduti, indica l’importanza del discorso e la sua sacralità. Anche gli atteggiamenti influiscono sulla parola, distinguendo tra parola con confidenza sdraiati, parola di verità seduti… La parola può convogliare o allontanare forze negative o positive, la parola non deve essere monopolio di una sola persona. Il rispetto per la parola è fondamentale in un territorio in cui l’oralità la fa da padrone, la parola è il seme che feconda i rapporti sociali, che lega tutti i protagonisti. È la parola che crea continuità tra le generazioni e rende possibile una testimonianza duratura GRIOT figura che nasce e si sviluppa negli antichi regni dell’Africa occidentale e nel regno del Mali, rappresenta una figura emblematica nella comunità, un punto fermo, un legame tra il passato e il presente. La parola probabilmente viene dal portoghese o spagnolo criado, dato che la parola non appartiene ai linguaggi africani che definiscono con altri termini queste figure (bambara). L’origine di questi griot sembra essere comune, secondo la tradizione avevano un antenato che infranse i tabù della comunità, acquisendo uno status

speciale. Il loro nome è associato a quello del sangue perché hanno un ruolo vivificante nella società. Con l’espansione dell’impero Mali il ruolo del griot si è diffuso in molte zone dell’Africa, una delle prerogative era quella di consigliere e portavoce del re, mentre oggi incarnano la memoria storica dei villaggi e delle piccole famiglie. Godono di ampia libertà di espressione e azione, non sono solo comunicatori del passato ma sono anche persone con cui condividere il quotidiano, intervengono nelle dispute e anche negli eventi felici come i matrimoni e i fidanzamenti. Il percorso di formazione del griot è generalmente familiare, nel caso contrariosi ricorre a persone di estrema fiducia. Il griot spesso crea un velo di mistero attorno alla sua figura, in quanto conosce segreti e cose che non possono essere divulgate. Il mondo del griot è inoltre legato alla musica, scegliendo una musica carica di valori e che tramandano gesta di eroi e antenati, con un valore storico quasi. Inoltre il griot conosce la genealogia di tutti i membri della comunità, attraverso il cognome che ne riassume le caratteristiche. Di fatto si tratta di un collante socio-territoriale. PROVERBI

Uso quotidiano, fanno parte del linguaggio di tutti i giorni, fungono da spunto per le azioni. Il modo migliore per impararli è ascoltarli sempre, anche se sono legati agli aspetti della vita quotidiana hanno un carattere universale, chi parla non fa mai riferimento a sé stesso. Hanno come scopo quello di ammonire, consigliare, mettere in guardia… A volte invitano alla prudenza, in altri casi hanno un pizzico di ironia. Sono spesso fonte di ispirazione per i canti, spesso coinvolgono figure di animali per proporsi al mondo umano senza urtare la loro sensibilità. FAVOLE, LEGGENDE, MITI ED EPOPEE le favole, i miti, le leggende sono spesso usate per narrare eventi del passato e renderli utili per vivere in modo migliore e armonico, rivestendo un compito di educazione. Le favole sono spesso ambientate in un mondo fantastico, dirette ai bambini e ai giovani, con figure come quelle del leone, della lepre e in alcuni casi insetti (ragno Ananse). Con le leggende si cerca di dare qualche lezione di coraggio che fanno parte della memoria collettiva (Mamy Wata, dea ammaliatrice id straordinaria bellezza). Con i miti invece si fa spesso riferimento all’origine dell’uomo, mescolando reale, fantastico, sacro e magico (Nommo, esseri primordiali acquatici, Orisha ovvero semi divinità). L’epopea è invece fondata su avvenimenti storici reali ed evoca le grandi gesta di eroi del passato e crea una aggregazione tra tutti quelli che si sentono partecipi delle glorie del passato. INSIDIE E LIMITI DELLA TRADIZIONE ORALE Griot e anziani sono i tasselli della tradizione orale e con il ricambio generazionale ci sono mutamenti continui, tutto si basa sulla memoria quindi è molto semplice perdere parte dei racconti, come nel caso di racconti contrastanti sull’origine stessa dei griot. In Africa Occidentale dagli inizi degli anni ’80 sono state adottate strategie per non perdere il patrimonio culturale. Con la colonizzazione e l’introduzione della scuola, l’oralità è stata affiancata dalla scrittura. La stesura di alcune opere letterarie è stato il risultato della collaborazione tra tradizionalisti e scrittori. L’oralità oggi si trova immersa in un mondo in cui la scrittura è essenziale. 5.2 SCRITTURA, MUSICA E DANZA

I lunghi contatti con le popolazioni arabe hanno favorito l’uso della scrittura araba per scrivere nella lingua locale. La scrittura arriva in africa attraverso l’occidente, a prova che i primi scrittori africani ad offrire opere scritte in latino provenivano dall’Africa Occidentale. Inizialmente fu appannaggio di pochissimo, piano piano si diffuse con la colonizzazione, con due momenti principali che sono quello della fase coloniale con l’imitazione del colonizzatore e quella post/coloniale con una fase di euforia e successivamente di delusione. Da qui nasceranno opere di denuncia con censura e relativa scelta di generi meno afro centristi da parte degli scrittori. Ovviamente l’uso della lingua del colonizzatore offre maggior visibilità alle opere, per questo c’è una generale povertà di opere in lingua locale. Una tappa fondamentale della letteratura africana è la nascita del movimento della negritude, negli anni ’30, movimento per dimostrare che non c’era nessuna vergogna ad essere nero. Una delle pietre miliari fu la creazione della rivista africana Presencè Africaine nel 1947, prima rivista dedicata al mondo africano. Successivamente furono pubblicate raccolte di poesie. Alcuni si opposero a questo movimento mentre altri scrissero opere a dimostrazione dello scontro tra la cultura tradizionale e quella occidentale. Al di là della lingua usata, l’obiettivo comune era diffondere una bella immagine dell’Africa, affermare un’identità africana riproponendo anche fiabe, miti e leggende della tradizione. Alcuni scrittori si impegnarono nella scrittura sulla vita quotidiana, altri della storia e della cultura. Molto spesso la cultura africana delle origini si trova in un rapporto conflittuale con quella ereditata dai colonizzatori. Notevole è il contributo delle donne, approdate alla scrittura circa due decenni dopo

l’indipendenza. Nelle loro opere riservano uno spazio importante per le violenze subite, usando la penna come simbolo della libertà, si parla di mutilazioni, matrimoni combinati. Ci sono anche letterature con argomenti meno delicati, come la profumazione del corpo femminile e della casa. A incrementare la letteratura africana ci sono sempre più scrittori fuori dalla patria, come nel caso dell’Italia (Patrizia Ceola). Gli immigrati che approdano in Italia hanno un patrimonio di vissuti e valori che si sommano a quelli della nuova destinazione. L’obiettivo di questi scrittori e fare conoscere la loro cultura, la loro storia e il loro passato.

NOTE MUSICALI ED ESPRESSIVITÀ DEL CORPO La musica riflette la varietà etnica e culturale dell’Africa, spesso in simbiosi con la danza, è un momento essenziale nella vita sociale e religiosa. Funge da supporto e da cornice a tutti i momenti, con un ricco repertorio di melodie per ogni circostanza. La voce per eccellenza in Africa Occidentale è quella del griot, spesso il canto è in sostituzione alla mancanza di strumenti musicali. Esiste una vasta gamma di strumenti musicali a corde. A grandi linee si possono distinguere una musica tradizionale e una moderna, la prima legata alle varie etnie e la seconda risultante dalla fusione tra quella tradizionale e quella straniera. Inoltre sono importanti anche gli scambi all’interno dell’Africa stessa, dovuti agli spostamenti durante la colonizzazione e anche all’introduzione di nuovi strumenti musicali. Con l’indipendenza si aprono nuove strade per la musica africana, nascono artisti che non sono necessariamente griot. La modernità porta nuove tematiche, come la questione dell’immigrazione, dell’importanza della danza. Il ballo si impara per imitazione, spesso la scuola di danza è la piazza, la strada. In alcune danze si ricorre all’uso di maschere specifiche. 5.3 QUANDO L’AFRICA È CINEMA Alla comprensione della realtà africana contribuisce anche l’ambito cinematografico. Tra i temi più importanti c’è quello della parola e della tradizione orale, le relazioni tra bambini e anziani, fiabe, miti e la relazione tra il bene e il male, riti di iniziazione, viaggi iniziatici, circoncisione. Tra alcuni film femminili di spessore abbiamo Nha Fala, Delwende. Oltre a questi temi vengono affrontati anche quelli dello scontro religioso, della migrazione e delle forme di neocolonialismo. Tra le produzioni più recenti abbiamo Ezra nel 2007, La notte della verità nel 2004. Ambienti e spazi sono spesso ricchi di quegli elementi simbolo del villaggio, come tamburi, baobab, vestiti tradizionali. Al villaggio si contrappone spesso la città, affollata, caotica, vivace nei suoi mercati, non mancano anche contenuti più delicati come quello dell’omosessualità (Dakan). Il cinema in Africa è un insieme di opere interessanti, si tratta spesso di un cinema non disgiunto da altre forme di arte, in quanto i registi sono spesso anche scrittori e/o uomini di teatro. Diversi sono i festival cinematografici in Nigeria, Sierra Leone ma anche nel contesto mondiale diversi sono i festival dedicati al cinema africano, come in Italia a Verona, in Spagna, in Irlanda a Galway, a Milano. Importante il festival di Dakar, che ha attirato l’attenzione sull’Africa Occidentale. Tuttavia il cinema in Africa sta vivendo un periodo di stasi, per la mancanza di risorse, oltre alla presenza sempre più incalzante della televisione che rappresenta una concorrente temibile per il cinema. In molti casi per sviare questi problemi i giovani creano soprattutto cortometraggi, in ambiente urbano e con attori locali per abbattere i costi. Importante è anche la presenza di registe donne e l’uso del cinema con un fine educazionale. Assume più funzioni, come l’espressione della cultura, esprime i desideri della società, trasla significati in una dimensione inaspettata. Nonostante le pellicole e i festival in programma, questi non sono sufficienti per sostenere ed evolvere il settore cinematografico in Africa, oltre alla difficoltà della concorrenza dei mass media. CASO DI STUDIO 3 – I GRIOT DEL MALI

Nel contesto del Mali si trova una delle figure più importanti della società, il griot, un tempo al servizio di re e nobili, oggi ha visto perdere questo suo ruolo ma mantiene l’identità di figura di spicco per la tradizione orale secolare. Ha il ruolo di pacificatore, conosce la storia, la tradizione, anche se il suo ruolo è sempre più minacciato da altri artisti. I griot presentano alcune caratteristiche che variano a seconda dell’etnia di appartenenza, per esempio nella comunità dagon è soprattutto un genealogista, portavoce, mentre la donna griot è rinomata per le sue acconciature femminili. In alcuni casi vengono preservati i legami di sangue, ovvero vengono svolti matrimoni all’interno della stessa famiglia per preservare la loro identità. In alcuni casi i cognomi definiscono l’appartenenza alla condizione di griot, come Kouyatè e Diabatè. Per quanto riguarda la musica, molti canti del repertorio rievocano la vita di eroi del passato, ci sono anche composizioni che parlano del mondo come luogo di passaggio, che parlano dell’amore, della fratellanza. Diversi sono i canatnti griot famosi, tra cui Bazoumana Sissoko. L’epopea più famosa e tramandata è quella mandinga che parla di un eroe locale, Sundiata. Ultimamente sono nati nuovi artisti, che spesso non sono griot ma che in alcuni casi fingono di esserlo per ottenere il prestigio di cui essi godono. Oggi stesso molti

griot sono tentati dalla carriera e dal guadagno facile con la musica. Ci sono anche nuove forme di comunicazione come la radio e il web, oltre ai mass media che sono un vero e proprio trampolino di successo. Il griot di oggi perciò non è solo un tradizionale cantastorie ma anche una persona che gestisce affari legati al suo talento di musicista, è in generale autonomo e non dipende dalla famiglia. Una volta l’ascolto dei fatti e delle storie manteneva un legame tra il griot e la gente del popolo. Nonostante tutto la figura del griot rimane comunque attuale, soprattutto nelle zone rurali, dove mantiene le funzioni originarie.

6 DINAMISMI E PROSPETTIVE

L'Africa occidentale è un'area varia per gli aspetti fisici, componenti umane, peculiarità culturali e aspetti politici. Esistono alcuni filoni di pensiero legati al futuro dell'Africa: alcuno lo vedono in modo pessimistico, a causa del fallimento di molti programmi, altri invece registrano un miglioramento in ambito economico, sanitario, sociale e un ruolo crescente nella globalizzazione. Il Panafricanesimo è un termine che risale al 1900, utilizzato per la prima volta in una conferenza a Londra per contestare la sottrazione di terre e la discriminazione razziale. Obiettivo era quello di emancipare l'Africa dai coloni e dagli aiuti stranieri, tentando di difendere le comunità nere e le loro condizioni. Con i primi congressi panafricani vengono riconosciuti i legami tra africani e neri della diaspora. Nel 1945 si concentrò sul problema della decolonizzazione, con la partecipazione di molti attivisti. A questo congressi, svolti anche negli USA prendono parte importanti personaggi. Segue la nascita dell'OUA nel 1963, l'organizzazione dell'Unione africana. L'Africa doveva affrontare il problema dell'indipendenza di molti territori ma anche la liberazione dai coloni, perciò l'unione viene vista come un obiettivo secondario. Il problema dell'Unione viene riproposto nel 2007, dove si pensa ad un'unione regionale che tuttavia potrebbe favorire alcune élite economiche. L'OUA è stata sostituita dall'UA, con la possibilità di intervenire in conflitti interni agli Stati, proteggere i diritti umani e garantire un buon governo. L'altro elemento importante è la divisione dell'Africa in regioni, secondo Comunità Economiche Regionali CER per contrastare la frammentazione e le debolezze che ne derivano. La CEDEAO, comunità economica dei paesi africani, si sta attivando per l’integrazione economica e la realizzazione degli obiettivi prefissati; è la comunità più popoloso dell’Africa, include il gruppo di 8 paesi accomunati da un'unica moneta (Franco CFA). Questa moneta è emessa dalla banca centrale, con sede a Dakar. Obiettivi sono la riduzione della povertà, la costruzione e il mantenimento delle infrastrutture; un altro progetto è completare l’unità monetaria in Africa, per dirigersi verso una banca centrale comune. L’UA nel 2002 si è dotata di un Consiglio di Pace e Sicurezza. Tutti i paesi presi in considerazione sono legati alla Convenzione di Cotonou, che impone una reciprocità commerciale, cooperazione economica, commerciale e finanziaria, con uno sguardo verso il coinvolgimento del settore privato e della società civile. Tra i diversi motivi di debolezza e insuccesso si possono avere la debolezza monetaria, l’insicurezza alimentare, lo scarso ruolo nell’economia privata, l’eccessiva burocrazia. La soluzione regionale è considerata la chiave necessaria per lo sviluppo: si vuole aumentare la trasparenza e il coinvolgimento della popolazione, cercando di creare una rete di scambi e una economia reciproca. L’integrazione regionale è vista come la chiave per la rivoluzione agricola, perché abbatte le debolezze dell’economie nazionali, le tasse doganali. Le CER dovrebbero sostenere i rapporti intercontinentali, capaci di intrattenere rapporti con altre realtà. Tra di esse una delle più rilevanti è la RPC, ricopre un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’Africa. A Cina si rivolge ai paesi africani in quanto fornitori di materie prime, per sostenere la propria crescita, ma anche perché è un importante mercato dove commerciare a prezzi competitivi. Le impresi cinesi investono in tutto il continente, la velocità con cui i cinesi investono in infrastrutture e forniscono aiuti si scontra con la lentezza dei paesi colonizzatori. La Cina interviene in settori strategici, tesi a raggiungere gli obiettivi del millennio. Non impone condizioni politiche e dichiara di agire in una relazione sud-sud. L’Africa è un’ottima piazza commerciale, con guadagni sicuri e consistenti, dove il costo della vita è moderato. La Cina è diventata il primo partner commerciale asiatico dell’Africa e il paese verso cui le esportazioni di materie prime sono aumentate con rapidità; sono stati importati sempre più prodotti manifatturieri. Le società statali cinesi creano imprese con le società pubbliche africane, il rimborso dei prestiti concessi a tassi agevolati spesso avviene sotto forma di materie prime; la Cina agisce con interventi monetari e sussidi per diminuire il debito. Nel 2006 a Pechino il presidente cinese ha annunciato una triplicazione degli aiuti e degli interventi in Africa, nonché l’annullamento del debito dei paesi più poveri. Il piano di azione ha insistito molto su quelli che sono gli obiettivi del millennio, è stata raddoppiata la quota di prestiti. C’è stata anche una collaborazione cinematografica, con la partecipazione di sette giovani registi africani. Il Forum della cooperazione sino-africana (FOCAC) è stato svolto per individuare interessi comuni a entrambe le parti. La Cina si è impegnata nella cancellazione di debiti e nella donazione o

prestito di denaro a tasso agevolato. Inoltre si è discusso della costruzione di infrastrutture e di politiche di sussidio all’agricoltura. I finanziamenti sono a favore anche della costruzione di vie di trasporto, di comunicazioni, di oleodotti… è stata decisa l’eliminazione di dazi su un numero notevole di prodotti africani, in cambio la Cina ha avuto acceso a risorse minerarie e ai mercati africani. Cina e africa hanno sottoscritto un accordo di non ingerenza nelle questioni politiche: da una parte il governo cinese e africani hanno legittimato le loro posizioni su questioni come i diritti umani e le regole dell’economia, dall’atra i paesi africani sono riusciti a smorzare le rigide imposizioni e la governance dei paesi occidentali. La Cina diventa un modello di paese partner, soprattutto in Nigeria dove l’impegno cinese non si concentra solo nel settore petrolifero ma anche in quello delle ferrovie e della comunicazione. Le imprese cinesi spesso impiegano il proprio personale, non coinvolgendo i locali o comunque assumendoli a condizioni poco favorevoli. La Cina sfrutta il commercio del legname africano, proprio perché le materie prime sono presenti ma non esiste un’industria locale di trasformazione che possa far progredire la situazione economica. Anche nel settore tessile sono arrivati in Africa numerosi prodotti a basso costo, con la perdita di lavoro e il calo di esportazione di manufatti africani. La Banca Mondiale ha rivelato che si può avere un progresso effettivo solo qualora vengano ridotte le asimmetrie Africa-Asia. Uno dei primi ambiti di azione della CEDEAO è quello agricolo, con un’organizzazione regionale di contadini, per il sostegno dei piccoli produttori e delle piccole imprese agricole, la promozione di una rappresentativa contadina. Le rimesse inviate dai migranti sono essenziali per lo sviluppo: il denaro inviato spesso sostituisce l’assenza dello stato. L’istituto per le rimesse africane (AIR) aiuta gli stati membri nella progettazione di misure per migliorare l’utilizzo delle rimesse. Un ulteriore fattore di instabilità è dato dalla fragilità politica che innesca continue crisi economiche e sociali; per esempio in Nigeria esiste una democrazia dichiarata e una costituzione imposta. Solo il 18% dei paesi si può considerare libero, il 43% parzialmente e il 39% non liberi. Gli appuntamenti elettorali sono sempre molto delicati, speso sfociano in lotte intestine e imbrogli. A tutto questo si aggiunge la difficoltà di avanzare un processo di autonomizzazione, necessario per avanzare; per esempio sul piano sanitario manca la disponibilità di farmaci a prezzi idonei, la linea del governo dovrebbe intervenire per produrre farmaci localmente. Anche il settore dei trasporti risente della situazione di fragilità africana, con conseguente bassa competitività su scala internazionale: le strade devono essere potenziate, con la costruzione di corridoi come quello di Dakar, o collegamenti coast to coast. Il settore dei trasporti aerei dovrebbe vedere un miglioramento delle tariffe e la costruzione di nuovi aeroporti, Nel settore energetico mancano impianti e servizi per fattori climatici come la siccità. Si cerca quindi di fare un utilizzo razionale delle risorse fluviali, con la costruzione di dighe e arginature. La questione di base verte su come l’Africa possa sfruttare al meglio le sue risorse primarie, una mappatura delle risorse e le ricerche geologiche possono portare a una maggiore forza contrattuale con i negoziatori esterni. È importante anche la costruzione di tratti di fibre ottiche per la connessione con gli altri continenti, poiché le connessioni satellitarie risultano più costose. In Africa la connessione internet è arrivata negli anni 2000; l’aumento della connettività ha permesso agli agricoltori di avere notizie sul prezzo dei prodotti e sui mercati. In molti casi si sono espansi i canali delle reti digitali, con una maggior diffusione dei social network come FB. Il settore ambientale rivela delle problematiche legate al clima e alla desertificazione; una proposta sarebbe la creazione di una grande muraglia verde contro l’avanzamento del deserto, rimboscamenti con la partecipazione delle comunità locali. Tutelare l’ambiente significa individuare aree precise da proteggere, proprio perché sono in aumento i rifiuti ospedalieri, radioattivi e industriali. Il settore turistico ha molte potenzialità, l’obiettivo è quello di mantenere in terra africana i proventi ad esso legati, reinvestendoli per implementare la qualità e l’efficienza delle offerte. Si cerca di valorizzare la biodiversità, le diversità antropiche e naturali, oltre che quelle culturali. Si deve pensare a uno sviluppo turistico sostenibile, responsabile e legato alle peculiarità dell’Africa. La figura della donna è spesso descritta come maltrattata, sottomessa, schernita; effettivamente in molte zone dell’Africa le donne subiscono disparità, il dominio femminile è circoscritto allo spazio privato della casa, con il procacciamento di acqua e risorse alimentari. Nella realtà quotidiana africana la donna ricopre un ruolo fondamentale; la condizione delle donne si è rivelata essere un indice di sottosviluppo più di quello maschile. Le nazioni unite hanno organizzato conferenze mondiali specifiche, con incontri di sensibilizzazione con la comunità locale. Vi sono due musei al femminile, uno sull’isola di Gorèe e uno nel Mali; un aspetto importante è il riconoscimento globale di tutte le donne, non solo di quelle importanti ma anche di quelle che gestiscono la quotidianità. In Senegal si stanno attivando per introdurre diritti per le donne, contro atti di pedofilia e mutilazione genitale; l’ex presidente ha assegnato a donne molti incarichi rilevanti. Il raggiungimento di una indipendenza economica per le donne è l’obiettivo principale; molti dei provvedimenti presi nei villaggi vengono discussi con una donna, ritenuta preziosa consigliera. Acquisire una stabile indipendenza economica e sociale è il leitmotiv dell’Africa occidentale: gli elementi positivi sono le risorse naturali, la giovane età della popolazione, la modernizzazione urbana… nel contempo però si hanno anche fattori di crisi: mancanza di lavoro, ineguale

distribuzione delle ricchezze, differenze tra spazio urbano e rurale. L’Africa occidentale dispone di un patrimonio considerevole nella letteratura, nel cinema, nella musica, nella fotografia. La sfida è quella di percorrere una strada che superi a logia dell’assistenzialismo e dell’aiuto, a favore di una logica di auto sostentamento. Si deve arrivare a uno sviluppo endogeno, dove la crescita economica non sia a discapito della popolazione dell’ambiente, ma si ricerca un’armonia tra antenati e innovazione.

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