Riassunto di "Linguistica generale" di Berruto e Cerruti, Sintesi di Linguistica Generale. Università di Torino
imlaurab
imlaurab

Riassunto di "Linguistica generale" di Berruto e Cerruti, Sintesi di Linguistica Generale. Università di Torino

ODT (60 KB)
40 pagine
12Numero di download
1000+Numero di visite
100%su 1 votiNumero di voti
1Numero di commenti
Descrizione
Riassunto del manuale
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 40
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 40 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 40 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 40 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 40 totali
Scarica il documento

LINGUISTICA GENERALE La linguistica è lo studio delle lingue: ma in che modo vengono studiate? Il linguista ''smonta'' e ''rimonta'' le lingue cercando il loro funzionamento e confrontandole tra di loro (ES. Inglese confrontato al francese). Il confronto serve per vedere tra i vari meccanismi cosa c'è di comune e cosa di diverso. La linguistica si chiede perchè il cervello umano abbia scelto un meccanismo per un determinato funzionamento. Il linguaggio verbale è la caratteristica più importante che contraddistingue la specie umana. Il linguista non ci dice come parlare e come scrivere bene. 1-IL LINGUAGGIO VERBALE PROPRIETA' DELLE LINGUE Il linguaggio umano ha delle proprietà che lo contraddistinguono dagli altri linguaggi/ sistemi di comunicazione. Partiamo da un concetto di base: cioè il concetto di ''segno''. Il ''segno è (dato da) qualcosa che sta per qualcosa. Esso è formato dal significante (parte del segno percepibile fisicamente) cioè un qualcosa che sta per qualcos'altro e dal significato: nella realtà concreta non esiste, è la parte non percepibile fisicamente. Cos'è la comunicazione? Nel senso più largo del termine è tutto. Il linguaggio verbale umano è uno dei sistemi di comunicazione. Possiamo classificare i segni in base a cinque tipi diversi: 1)Gli indici: non sono intenzionali, ma sono motivazionali. Sono segni naturali. Es. Starnuto. 2)I segnali: sono segni intenzionali. Es. Sbadiglio volontario. 3)Le icone: hanno una motivazione analoga (similitudine tra significante e significato). Es. Mappe. 4)I simboli: segni motivati naturalmente, intenzionali. Es. Lutto=colore nero 5)I segni in senso stretto: sono segni linguistici. Sono parole, frasi etc. il rapporto tra significante ed il significato è strettamente convenzionale. Qualsiasi lingua ha alcune proprietà:

Biplanarità: Proprietà di tutti i gesni linguistici. Vi sono due elementi:1)Significante--> la parte fisicamente percepibile, qualcosa che sta per

qualcos'altro. 2)Significato--> la parte non fisicamente percepibile

Arbitrarietà: proprietà di tutti i segni in senso stretto. I legami tra significante e significato sono dati per convenzione, non sono cioè naturali Triangolo semiotico: significante-significato-referente. Ci sono quattro tipi di arbitrarietà che sono nel : -Rapporto tra segno e referente -Rapporto tra significante e significato -Rapporto tra forma e sostanza del significato

-Rapporto tra forma e sostanza del significante Onomatopea: verbo/parola che ricorda il suono prodotto con l'azione (es. abbaiare-bau, miagolare- miao). Ideofono: segno linguistico la cui forma fonetica tende a imitare un suono. Es. Piff per imitare il suono di uno che corre

Doppia articolazione: il significante è articolato in due livelli: -il primo livello è la prima articolazione, dove il significante è scomponibile in unità ancora più piccole ancora portatrici di significato, che sono riutilizzate per formare altri segni. Le unità minime della prima articolazione sono chiamati morfemi.

-il secondo livello è la seconda articolazione: le unità minime in questo caso sono i fonemi. I morfemi vengono scomposti in unità ancora più piccole, che però non sono più portatrici di significato autonomo. Combinandosi tra di loro in successione formano le unità di prima articolazione.

• Trasponibilità di mezzo il significante può essere trasmesso attraverso: -il mezzo aria: sotto forma di suoni e rumori. -il mezzo luce: sotto forma di segni. Il carattere orale è prioritario rispetto a quello visivo. La trasponibilità ha proprietà filogenetica (per la specie umana): le prime forme di comunicazione sono state orali (tre milioni di anni fa). Mentre le prime forme scritte si sono viste solo nel 5000 A.C. l'altra proprietà è ontogenetica (singolo individuo). Il parlato inoltre ha delle caratteristiche proprie, proprio come lo scritto: infatti pronunciando alcune frasi è possibile dare intonazioni diverse a seconda della parte di frase che si vuole enfatizzare.

• Linearità e discretezza -Discretezza: per discretezza dei segni si intende il fatto che la differenza fra i diversi elementi è assoluta: in altre parole c'è un confine preciso tra una parola e un'altra. Se non ci fosse la discretezza ma l'analogia ad una pronuncia intermedia corrisponderebbe un significato medio e così via. -Linearità: proprietà strettamente connessa con la doppia articolazione. Il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa nel tempo e/o nello spazio e vi è una successione tale che non possiamo capire pienamente il messaggio.

• Onnipotenza semantica, plufrifunzionalità e riflessività. -Onnipotenza semantica: con la lingua è possibile dare un' espressione a qualsiasi contenuto e si può parlare di tutto. -Plurifunzionalità: la lingua permette di adempiere a una lista molto ampia di funzioni: esprimere il pensiero, trasmettere informazioni, instaurare, mantenere e regolare attività e rapporti sociali, esternare i propri sentimenti e stati d'animo, risolvere i problemi, creare mondi possibili. Schema di Jakobson: 6 classi di funzioni: -Poetica, emotiva, metalinguistica, referenziale, conativa, fatica.

Canale

Codice Contesto Per ogni elemento comunicativo si prevede l'intervento di almeno sei elementi:

il messaggio, l'emittente, il ricevente, il canale, il codice ed il contesto. Ad ognuno di questi elementi viene associata una funzione: 1)la funzione legata al contesto è quella referenziale: dà cioè informazioni adeguate

al contesto. 2)la funzione legata all'emittente è quella emotiva: esprimere cioè sensazioni e/o espressioni emotive. 3)la funzione legata al messaggio è quella poetica: mette in rilievo le potenzialità del testo. 4)la funzione legata al canale di comunicazione è quella di fatica: contatto comunicativo. Es. ''Pronto?'' ''Ciao''. 5)la funzione legata al ricevente è quella conativa: dà ordini a fare qualcosa.

6)la funzione legata al codice è quella metalinguistica: la lingua parla di se stessa: ''gatto ha cinque lettere. Nella funzione metalingistica la lingua viene chiamata lingua oggetto (proprietà della riflessività).

-Riflessività: con la lingua si può parlare della lingua stessa. La lingua si può usare come

metalingua: la lingua di cui parla la metalingua è chiamata lingua oggetto. • Produttività e ricorsività

-Produttività: prende più precisamente il nome di creatività regolare: connessa con la doppia articolazione e l'onnipotenza semantica. Con un numero limitato di principi e di regole si crea una produttività infinita. Con la lingua è possibile produrre nuovi messaggi ed associare messaggi già usati a situazioni nuove. Questo è reso possibile prima di tutto dalla doppia articolazione. -Ricorsività: Uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente indefinito di volte. Da una parola posso infatti ricavarne un'altra mediante l'aggiunta di un suffisso.

Distanziamento e libertà da stimoli -Distanziamento: Corollario dell'onnipotenza semantica. E' la possibilità di formulare messaggi relativi a cose lontane nel tempo e/o nello spazio dal momento e/o dal luogo in cui viene prodotto il messaggio. E' anche la possibilità di parlare di un'esperienza in assenza di tale esperienza. (Questa proprietà ci differenzia dagli animali) -Libertà da stimoli: è connessa con il distanziamento: i segni linguistici presuppongono un'elaborazione concettuale della realtà esterna. E' un criterio importante che differenzia il linguaggio umano dal linguaggio animale.

• Trasmissibilità culturale Ogni lingua dal punto di vista antropologico è trasmessa per tradizione. Le convenzioni, le regole ed il patrimonio lessicale di una determinata lingua passano da una generazione all'altra attraverso l'insegnamento o l'apprendimento spontaneo. Partiamo da una componente inconscia ed innata per l'apprendimento della lingua che poi diventa conscia con l'istruzione.

• Complessità sintattica E' meno legata alla natura materiale dei segni. I messaggi linguistici, a differenza dei messaggi in altri codici naturali, possono presentare un altro grado di elaborazione strutturale. Ci sono diversi aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica: l'ordine degli elementi contigui, le relazioni strutturali, le dipendenze che vigono fra elementi non contigui, le incassature, la ricorsività, la presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla sua struttura sintattica e la possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica. Tutti questi fattori conferiscono ai segni linguistici una complessità sintattica potenzialmente molto alta.

• Equivocità La lingua è un codice tipicamente equivoco, poiché pone corrispondenze plurivoche tra gli elementi di una lista e quelli della lesta associata, quindi non rapporti biunivoci. A un unico significante possono corrispondere più significanti: Es. Carica= 1) Quantitativo di energia. 2) Mansione. L'equivocità è però non uno svantaggio ma un vantaggio, legato alla onnipotenza semantica e la produttività.

DEFINIZIONE DI LINGUA Innanzitutto è la lingua un tipo di comunicazione solo degli esseri umani? Riguardo questo ci sono pareri discordanti: ma prevale la convinzione che solo l'uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche per l'elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbali cioè: 1) un adeguato volume del cervello e 2) la conformazione del canale fonatorio cosiddetta ''a due canne''. La prima caratteristica permette la memorizzazione, l'elaborazione e la processazione di un sistema neurologicamente e cognitivamente complesso quale il linguaggio, mentre la seconda, insieme alla funzionalità delle corde vocali, consente le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica necessarie per la comunicazione orale. Ma la lingua cos'è? E' un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.

I PRINCIPI GENERALI PER L'ANALISI DELLA LINGUA Sincronia e diacronia La prima distinzione è quella tra sincronia e diacronia. I termini di sincronia e diacronia si impiegano per indicare due diverse condizioni con le quali si guarda alle lingue in relazione all'asse del tempo. Per diacronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica. Per sincronia si intende invece la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un taglio sull'asse del tempo, e guardando come essi si presentano in un determinato momento, prescindendo dalla loro evoluzione temporale. Un esempio di linguistica diacronica è fare l'etimologia di una parola, cioè trovare da dove una parola deriva e ricostruirne la storia. Ad es. La parola duomo deriva da domus e vuol dire casa ecc.. Mentre un' analisi sincronica è studiare il significato che hanno oggi le parole o studiare la struttura sintattica delle frasi. La distinzione tra la considerazione diacronica e sincronia è uno dei fondamenti metodologici con cui ci si accosta alla lingua. La linguistica sincronica spiega com'è fatta e come funziona la lingua, mentre la linguistica diacronica spiega perchè le forme di una determinata lingua sono fatte così. Langue e parole La seconda importante distinzione è quella fra sistema astratto e realizzazione concreta. La distinzione si è ripresentata nella linguistica moderna secondo tre terminologie principali: 1) la coppia oppositiva langue e parole (uno dei cardini del pensiero di Ferdinand de Saussure; 2) l'opposizione fra sistema e uso; 3) l'opposizione fra competenza ed esecuzione. Col primo termine delle tre coppie si intende l'insieme delle conoscenze mentali e di regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in una certa lingua. Col secondo termine si intende l'atto linguistico individuale, cioè la realizzazione concreta, di un messaggio verbale in una certa lingua. Parole (non vuol dire ''parola''), richiedono l'esistenza di Langue, e in un certo senso ne sono l'esternazione. Alcuni linguisti propongono una entità intermedia fra il sistema (langue) e l'uso (parole): la norma, che sarebbe una sorta di filtro. Paradigmatico e sintagmatico La terza distinzione preliminare è quella fra asse paradigmatico e asse sintagmatico. L'asse paradigmatico riguarda le relazioni a livello del sistema, mentre l'asse sintagmatico riguarda le relazioni a livello delle strutture che realizzano la potenzialità del sistema. Frasi come Il mangia gatto sono frasi mal formate perchè non rispettano la coerenza sintagmatica o le scelte paradigmatiche. L'organizzazione secondo i due principi dell'asse paradigmatico e sintagmatico è molto importante in quanto dà luogo alla diversa distribuzione degli elementi della lingua, permettendo di riconoscere classi di elementi che condividono le stesse proprietà distribuzionali in opposizione a quelli che hanno diversa distribuzione. Nella frase il cane mangia ''il'' ha rapporti paradigmatici con ''un'' in quanto potrebbe occupare il suo posto e sintagmatici con ''cane'' che è legato nel numero (singolari entrambi). LIVELLI D'ANALISI Esistono nella lingua quattro livelli di analisi, stabiliti in base alle due proprietà della biplanarità e della doppia articolazione, che identificano tre strati diversi del segno linguistico: 1) lo strato del significante inteso come mero significante; 2) lo strato del significante in quanto portatore di significato; 3) lo stato del significato. Tre livelli d'analisi sono relativi al piano del significante: uno per la seconda articolazione, che consiste nella fonetica e nella fonologia, due per la prima articolazione, che riguardano entrambi l'organizzazione del significante in quanto portatore di significato e sono la morfologia e la sintassi. Un ulteriore livello è relativo al significato ed è la semantica: inoltre vi sono sottolivelli secondari di analisi della lingua, come la grafematica e la pragmatica e testualità. La fonetica/fonologia e semantica sono i livelli più esterni, in quanto interfacce del sistema linguistico con la realtà esterna: morfologia e sintassi sono invece livelli più interni in cui il sistema si organizza secondo i principi che governano la facoltà di linguaggio in quanto competenza specifica dell'uomo. Il rapporto fra i livelli di analisi puà essere quindi schematizzato così: Realtà fisica

Fonetica e fonologia MORFOLOGIA SINTASSI Lessico e semantica Mondo esterno cognitivamente codificato

FONETICA E FONOLOGIA Il significante, o mezzo fisico primario della lingua è di carattere fonico acustico: suoni e rumori, passano attraverso l'aria. La parte della linguistica che si occupa di come sono fatti fisicamente i suoni si chiama fonetica, che tratta quindi la componente fisica, materiale della comunicazione verbale. La fonetica si distingue in tre campi principali a seconda del punto di vista con cui si guarda ai suoni del linguaggio:

1 la fonetica articolatoria, che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono articolati, cioè prodotti dall'apparato fonatorio umano.

2 la fonetica acustica, che applicando principi dell'acustica studia i suoni del linguaggio in base alla loro consistenza fisica e modalità di trasmissione.

3 La fonetica uditiva che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono ricevuti, percepiti dall'apparato uditivo umano e decodificati dal cervello.

Prenderemo in considerazione solo la fonetica articolatoria.

Noi identifichiamo i suoni in base a parametri di identificazione dei suoni dei linguaggio: un primo parametro già visto è quello della vibrazione delle corde vocali. Un secondo parametro è quello del luogo dell'articolazione del suono: mentre il terzo parametro è quello del modo di articolazione: cioè il restringimento(o no) del canale che avviene al passaggio dell'aria. In base al modo di articolazione abbiamo una prima grande opposizione fra i suoni del linguaggio: quella fra suoni prodotti senza la frapposizione di ostacoli e suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al passaggio dell'aria in qualche punto del percorso. I primi tipi di suoni costituiscono le vocali, i secondi le consonanti. I suoni prodotti con concomitante vibrazione delle corde vocali accostate e tese sono detti ''sonori'', mentre i suoni prodotti senza vibrazioni delle corde vocali sono detti ''sordi''. Le vocali sono normalmente tutte sonore, mentre le consonanti possono essere sia sonore che sorde. LE CONSONANTI Il modo di articolazione delle consonanti Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio dell'aria. A seconda questo ostacolo sia completo (occlusione o blocco momentaneo ma totale del passaggio dell'aria) o parziale (si restringe cavità dove passa aria ma non vi è un vero blocco), si riconoscono due grandi classi di consonanti: le ''occlusive'' e le ''fricative'', così chiamate perchè l'avvicinamento provoca un rumore di frizione. Occlusive: (dove c'è quindi un blocco del passaggio dell'aria): p, b, t, d, ch (k), gh. Fricative: (non vero blocco): f-v-s-z-S-3 A un livello maggiore di precisione si devono distinguere le fricative dalle ''approssimanti'' in cui gli organi non vi è una vera frizione o un fruscio così sensibile come nel caso delle fricative. Sono approssimanti le semiconsonanti e le semivocali. Esistono poi suoni consonantici la cui articolazione inizia con un'occlusiva e finisce con una fricativa: sono consonanti composte e vengono chiamate ''affricate''. Affricate: ts, dz, tS, d3 Nel modo di articolazione per alcuni tipi di consonanti intervengono altri fattori quali movimenti o atteggiamenti della lingua o la partecipazione della cavità nasale. Abbiamo così consonanti ''laterali'' quando l' aria passa solo ai due lati della lingua e ''vibranti'' quando i hanno rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un altro organo articolatorio. ''Laterali'': l di (lana), λ(''aglio'').

''Vibranti'': r. Laterali e vibranti possono essere riunite sotto l'etichetta di ''liquide''. Si hanno invece consonanti ''nasali'' quando il passaggio dell'aria avviene anche nella cavità nasale. ''Nasali'': m, n, 0 27 2 0 27 3 0 27 1, , . Luogo di articolazione delle consonanti Le consonanti vengono classificate anche in base al punto dell'apparato fonatorio in cui sono articolate. Partendo dal tratto terminale del canale abbiamo le consonanti ''bilabiali'' (o labiali), prodotte dalle labbra o tra le labbra. ''Bilabiali'': p e b. Che sono quindi consonanti occlusive bilabiali. Inoltre la p è sorda. Inoltre anche la m è bilabiale, che è una nasale bilabiale sonora. Poi le ''labiodentali'' prodotte fra i denti sopra e il labbro sotto. ''Labiodentali'': f, v, 0 27 1 (di anfora, invidia). Poi ci sono le consonanti ''dentali' ' prodotte a livello dei denti che comprendono le ''alveolari'' prodotte dalla lingua contro o vicino gli alveoli. ''Dentali'': t e d. ''Alveolari'': n, r, l, s, z. Inoltre ci sono le ''palatali'' prodotte dalla lingua contro o vicino al palato duro. ''Palatali'': S, ts, d3 Concludiamo con le ''velari'' prodotte dalla lingua contro o vicino al velo. ''Velari'': K, g, w.

LE VOCALI E LE SEMIVOCALI Per classificare e identificare i suoni vocalici occorre innanzitutto far riferimento alla posizione della lingua e al suo grado di: avanzamento o arretramento e di innalzamento o abbassamento. Lingue diverse hanno un numero diverso di vocali: il numero minore di vocali in una lingua è 3 e sono sempre i, a, u (es. Arabo). L'italiano non ha solo cinque vocali, ma bensì sette. Infatti la ''e'' e la ''o'' si sdoppiano. La ''e'' è infatti diversa dalla 0 25 B 0 25 B. Pesca e p sca hanno significato diverso. La ''o'' di botte (botte botte) è

0 2 8 B

0 2 8 Bdiversa dalla di b tte. (casseruola).

0 2 5 B

0 2 8 BLe vocali possono essere palatali (i, e, ), centrali (a), posteriori ovvero velari (o, , u).

Un altro parametro importante è dato dalla posizione delle labbra durante l'articolazione: le vocali in italiano sono orali, permesse dal flusso d'aria. Ma ne esistono anche di nasali, ad esempio nella lingua francese. Non esistono però in compenso lingue che abbiano solo vocali nasali. La presenza di vocali orali è infatti universale.

Esistono inoltre anche le semivocali, che in italiano sono due: la ''j'' e ''w'' (dal punto di vista grafico ma non vengono trascritte così). Il suono di J è ''gl'': per capire proviamo a pronunciare Pino e pieno. La ''p'' di Pino è una vocale anteriore, la i di pieno è la semivocale ''j''. Il suono ''w'': pronuncia ad esempio tubo e uomo: la ''u'' di tubo è una posteriore alta, mentra la ''u'' di uomo è una semivocale alta. L'articolazione delle semivocali ha delle componenti articolatorie delle vocali e delle componenti articolatorie delle consonanti: il suono è intermedio tra una vocale e una consonante fricativa.Tra queste vi sono suoni di fatto assai vicini alle vocali, di cui condividono la localizzazione articolatoria e che vengono appunto chiamati ''semivocali'' o anche ''semiconsonanti''. A differenza delle vocali le semivocali non possono costituire apice di sillaba. Si devono distinguere semivocali ''anteriori'' da quelle ''posteriori''. TRASCRIZIONE FONETICA

Nei sistemi alfabetici tipici delle lingue europee ogni singolo suono viene reso da un particolare

simbolo grafico. Esistono anche grafie simboliche che rendono con appositi simboli intere sillabe e non suoni e grafie di carattere ideografico, cioè che riproducono schematicamente in modo stilizzati tratti dell'entità significata e in cui i caratteri corrispondono a morfemi o parole e non a entità foniche. Allo stesso singolo suono possono corrispondere nella stessa lingua più grafemi differenti: in italiano per esempio: il primo suono della parola cane può essere reso oltre che dalla lettere c, ''ci' anche dalla lettera q, ''qu''. Viceversa uno stesso grafema può rendere suoni diversi: es la lettera c a volte vale come la ''ci'' di cane e altre come la ''c'' di cena. Comunque la grafia dell'italiano non è troppo lontana dalla realtà fonica, mentre grafia e realtà fonica sono abbastanza distanti in italiano e inglese. Bisogna ricordare che la realtà della lingua è primariamente fonica e quel che conta è la fonia, non la grafia. L'analisi linguistica si deve basare sull'immagine fonica delle parole. Per ovviare alle incongruenze delle grafie tradizionali ed avere uno strumento di rappresentazione grafica dei suoni del linguaggio, valido per tutte le lingue, che riproduca scientificamente la realtà fonica i linguisti hanno elaborato sistemi di trascrizione fonetica in cui vi è corrispondenza biunivoca tra suoni rappresentati e segni grafici che li rappresentano. Il più diffuso e importante dei sistemi usati per la trascrizione fonetica è l'Alfabeto Fonetico Internazionale indicato con la sigla IPA. L'IPA permette di riprodurre qualunque suono di qualunque lingua. Vedi Tabella pag 56 La trascrizione fonetica convenzionalmente si pone fra parentesi quadre [….]. L'accento è indicato cun un apice (') posto prima della sillaba su cui esso cade. Due punti indicano l'allungamento della vocale. Studiare trascrizione 2-FONOLOGIA Foni, fonemi, allofoni Finora abbiamo visto i suoni, invece adesso parliamo della loro funzione. Ogni suono producibile dall'apparato fonatorio umano rappresenta un potenziale suono del linguaggio, che chiameremo ora ''fono''. Un fono è la realizzazione concreta di un qualunque suono del linguaggio. Il termine ''fono'' può indicare sia un singolo suono concretamente realizzato in una certa circostanza da un certo parlante, sia la classe di suoni concreti che condividono le stesse caratteristiche articolatorie particolari. Quando i foni hanno valore distintivo, cioè si oppongono sistematicamente ad altri foni nel distinguere e formare le parole di quella lingua, si dice che funzionano da fonemi. I foni sono le unità minime in fonetica. I fonemi sono le unita minime in ''fonologia'', che è la disciplina che studia l'organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico. La parola [mare] è costituita da quattro foni diversi in in successione: ognuno può essere letto in modo diverso, per esempio la a anteriorizzata invece che centrale, ma la parola rimarrà sempre identificata come mare. I due foni diversi non danno quindi luogo a un'opposizione fonematica, ma corrispondono a un unico fonema (sono cioè membri della stessa classe). D'altra parte se si oppone la [m] di [mare] alla p di [pare], si usa la notazione /m~~p/ per indicare cioè due fonemi opposti. La parola [mare] è quindi composta da quattro fonemi: /m/, /a/, /r/, /e/. Mentre la trascrizione fonetica può essere ''larga o ''stretta'', nella misura in cui cerchi di riprodurre il più possibile tutti i caratteri della pronuncia anche nei dettagli, la trascrizione fonematica riproduce solo le caratteristiche pertinenti della realizzazione fonica ed è sempre perciò una trascrizione larga. Ogni fonema viene identificato per opposizione mediante un procedimento nel quale si confronta un'unità in cui compare un fono con altre unità: questo procedimento si chiama prova di commutazione. Vocali e consonanti non sono mai in opposizione tra di loro. Quindi vocali si contrappongono ad altre vocali e idem per le consonanti. Il fonema è quindi l'unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico ed è una classe astratta di foni quindi, dotata di valore distintivo, cioè in grado ad opporre una parola ad un'altra in una data lingua. Foni diversi che costituiscono foneticamente realizzazioni diverse di uno stesso fonema sono chiamate ''allofoni'' di un fonema e sono privi di valore distintivo. Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che la presenza di un fonema al posto di un altro in una certa posizione forma una ''coppia minima''. Una coppia minima quindi identifica sempre due fonemi. ES. [mare], [kare]. Coppia minima che identifica il fonemi /m/~~/k/. Per

dimostrare quindi che un fono è un fonema in una data lingua bisogna perciò trovare delle coppie minime che lo oppongano a un altro fonema. Si deve ricordare che il fonema non è un segno,

perchè, per definizione non ha significato. Fonemi e tratti distintivi I fonemi sono unità minime di seconda articolazione: non sono dunque ulteriormente scomponibili in segmenti più piccoli e non si può tagliare un fonema in pezzi più piccoli. I fonemi si possono però analizzare sulla base di caratteristiche articolatorie ad es. occlusiva dentale sorda, o occlusiva dentale sonora. Due fonemi sono differenziati da almeno un tratto pertinente binario e un solo tratto basta a volte a differenziarli pertinentemente. Molto importante è anche la correlazione tra ''sonorità'' e ''sordità''. A questo proposito in fonologia è stata sviluppata la teoria dei tratti distintivi, nel quale si considerano tutti i fonemi come un fascio di alcuni tratti distintivi che permettono un trattamento più soddisfacente e di capire meglio la distinzione di fonemi. I fonemi dell'italiano Non tutte le lingue hanno lo stesso numero di fonemi e gli stessi fonemi: il francese ad esempio ne ha 36, il tedesco 38, come il russo. Lo spagnolo 24, il cinese 31. L'italiano standard ha invece 30 fonemi, o 28 secondo alcuni autori, che non considerano fonemi a sé le semivocali. Se calcoliamo invece anche le consonanti lunghe i fonemi sono 45. Per trascrivere foneticamente l'italiano occorre basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata e non sul modo in cui essa è scritta: cioè sulla fonia e non sulla grafia, che a volte può essere addirittura fuorviante. Si noti inoltre che lo stesso simbolo può indicare due cose ben diverse nell'alfabeto italiano enell'alfabeto IPA: la lettera z, ''zeta'' può per esempio valere ''ts''/, ''dz'' nella grafia normale, ma il simbolo IPA z rappresenta la fricata alveolare, cioè vale appunto /z/. I problemi generali della fonologia dell'italiano sono: innanzitutto lo statuto delle consonanti lunghe doppie o geminate. Se accettiamo che per esempio ['kane] vs [kan:e] costituisca una coppia minima o no. Se lo è prendiamo [kanne] come formata non da i cinque fonemi /k/, /a/, /n/, /n/, /e/ ma da quattro /k/, /a/, /n;/, /e/. In quest'ultimo caso aumentiamo di 15 il numero dei fonemi italiani. Inoltre ci sono anche molte differenze regionali nella pronuncia dell'italiano. A volte infatti alcune opposizioni, come quelle tra /s/ e /z/, fra /ts/ e /dz/, fra /j/ e /i/ e fra /w/ e /u/ non hanno uno statuto chiarissimo e possono variare in base alla regione e partecipano a formare un numero non alto di coppie minime (si dice quindi che hanno un basso ''rendimento funzionale). Infine un fenomeno da menzionare è il cosiddetto ''raddoppiamento (fono) sintattico'' che consiste nell'allungamento della consonante iniziale di una parola quando questa sia preceduta da una delle parole di una serie che appunto provoca il fenomeno. Esempio: dove vai? A Roma [ar'ro:ma]. In certi casi il fenomeno è arrivato a essere rappresentato nell'ortografia (davvero, cosiddetto, soprattutto). Anche il raddoppiamento sintattico è molto variabile regionalmente. Le sillabe Sono le minime combinazioni di fonemi che funzionano come unità pronunciabili. In italiano e nella gran maggioranza delle lingue una ''sillaba'' è sempre costruita attorno a una vocale: una consonante ha sempre bisogno di appoggiarsi a una vocale, che è il nucleo della sillaba. Ogni sillaba è formata da una e una sola vocale, e da un certo numero (da zero a qualche unità) di consonanti o semivocali. Una vocale da sola può pertanto cstituire una sillaba. Non tutte le consonanti possono combinarsi liberamente con le vocali per formare delle sillabe: ci sono molte restrizioni fonotattiche. In italiano la struttura più frequente di una sillaba è CV (MA-NO), ma ci sono anche altre strutture come CCV (STI-le), CVC (CAN-to), CCCV (STRA-no). In una sillaba la parte che eventualmente precede la vocale è detta ''attacco'', la vocale è il nucleo e la parte che segue è la coda. In CVC (C'= Attacco, V= Nucleo, C''=Coda). In recenti teorie fonologiche basate sulla sillaba, nucleo e coda assieme. In recenti teorie fonologiche basate sulla sillaba, nucleo e coda assieme costituiscono quella che viene definita ''rima''. Le sillabe con la coda si chiamano ''chiuse'', mentre le sillabe senza si chiamano ''aperte''. Una combinazione interessante di fonemi è il ''dittongo'', che è la combinazione di una semivocale e una vocale. Se la sequenza è V+semiV avremo allora un dittongo discendente, invece se la sequenza è semiV+V avremo un dittongo ascendente. Nel caso in cui invece ci sia la combinazione di due semivocali e una vocale si avrà allora un ''trittongo'' (un esempio di dittongo discendente è [AU-to], un esempio di dittongo ascendente [PIE-no], un esempio di trittongo + [MIEI].

FATTI PROSODICI Vi è una serie di fenomeni fonetici e fonologici riguardanti non i singoli elementi ma bensì la catena parlata nella sua successione lineare, ed hanno perciò nella sillaba e nella successione di sillabe il contesto basilare di azione. Questi fenomeni si chiamano fatti ''soprasegmentali'' o ''prosodici'' perchè concernono nel complesso l'aspetto melodico della catena parlata e ne determinano l'andamento ritmico. I fondamentali fatti prosodici sono l'accento, il tono, l'intonazione e la lunghezza o durata relativa. L'accento L'accento è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba relativamente ad altre sillabe, che fa sì che tendenzialmente in ogni parola una sillaba presenti una prominenza fonica rispetto alla altre (sillaba tonica quella con la prominenza, sillabe atone le altre). In italiano l'accento è dinamico o intensivo, dipendente dalla forza con cui sono pronunciate le sillabe: la sillaba tonica è tale grazie soprattutto a un aumento del volume della voce. L'accento come fondamentale tratto prosodico non va confuso con l'accento grafico. La posizione dell'accento, cioè la posizione della sillaba, all'interno di una parola su cui cade l'accento può essere libera o fissa. In certe lingue è tendenzialmente o rigorosamente fissa, come in francese. In altre è invece libera. In italiano l'accento è tipicamente libero: se si trova sull'ultima sillaba di una parola allora essa è tronca; se si trova sulla penultima allora la parola è piana o tecnicamente ''parossitona'': se è sulla terzultima è proparossitona, e se è sulla quartultima o sulla quintultima è preproparossitona. Ci sono poi degli elementi clitici, che sono gli elementi che nella catena fonica non possono rappresentare la sillaba prominente e recare quindi accento proprio e si devono appoggiare su un' altra parola: come ad esempio alcuni pronomi. Il tono e l'intonazione I fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l'altezza musicale con cui le sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione dà luogo. Tono è precisamente l'altezza relativa alla pronuncia di una sillaba e dipende dalla tensione delle corde vocali e della laringe e quindi dalla velocità e frequenza delle vibrazioni delle corde vocali, che determinano la ''frequenza fondamentale'' che è il principale parametro dei fenomeni di tonalità. In molte lingue, dette tonali il tono può avere valore distintivo pertinente a livello di parola, cioè distingue da solo parole diverse per il resto foneticamente del tutto uguale. Si tratta di ''tonemi''. Alcune lingue tonali sono il serbo- croato, lo svedese, il cinese e molte lingue africane. L'intonazione è invece l'andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale o ritmico. L'intonazione è in sostanza una sequenza di toni che conferiscono all'emissione fonica nel suo complesso una certa curva melodica. In gran parte delle lingue l'intonazione di frase distingue il valore pragmatico di un enunciato, o vi è comunque associata: permette cioè di capire se si tratta di un'affermazione, un'esclamazione, un ordine, una domanda, un' ammissione, eccetra. In italiano per esempio avviene questo. Gianni viene? Gianni viene.... Gianni viene! Lunghezza La lunghezza riguarda l'estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe sono prodotti. Ogni fono può essere lungo o breve, a seconda di quanto dura nella realizzazione. E' più appropriato parlare di fono più o meno lunghi piuttosto che lunghi e brevi in assoluto''

3-LA MORFOLOGIA Quando noi guardiamo la struttura di una parola guardiamo il senso morfologico della parola stessa. Innanzitutto dobbiamo definire criteri per la definizione di parola: 1)Criterio grafico-->Lo spazio definisce il confine di una parola (criterio poco soddisfacente). 2)Criterio fonologico-->La pronuncia non è interrotta (anche questo poco soddisfacente). 3)Criterio prosodico-->I confini di parola sono punti di parte potenziale nel discorso. 4)Criterio morfologico--> Interrompibilità della parola. Se la parola è coesa internamente è una parola. Se proviamo a scomporre le parole in parti più piccole di prima articolazione troviamo i morfemi. I criteri morfologici per definire una parola sono:

-interrompibilità della parola -posizione fissa -mobilità -isolamento C'è un determinato procedimento per scomporre le parole in morfemi: Esempio: la parola ''dentale'' dent-->dente al-->relativo a e-->singolare Il morfema è dunque l'unità minima di prima articolazione: cioè il più piccolo pezzo di significante di una lingua portatore di un significato proprio. Facendo un confronto tra il morfema e l'allomorfo il primo è l'unità pertinente a livello di sistema: il morfo è un morfema inteso come segno. Per morfema del singolare in italiano è dato dal segno ''e''. L'allomorfo è invece la variante che forma un morfema: cioè che realizza lo stesso significato di un altro morfo equifunzionale con cui è in distribuzione complementare. In pratica un allomorfo è ciascuna delle forme diverse con cui si può presentare un morfema. Ad esempio ''obil''/''ibil''/''ubil'' sono scomposizioni dello stesso morfema. Anche Ven/Ver/Veg. Esempio di scomposizione di dei morfemi sono per esempio: invecchiare--> In/vecch/i/are Imprevedibilmente-->Im/prevedibil/mente. Acqu e idr sono fenomeni di suppletivismo. Supplettivismo: quando un morfema che porta il significato più grasso (morfemi lessicali) in una certa parola, viene sostituito da un morfema con lo stesso significato ma con una forma diversa. Nella stessa categoria di suppletivismo rientrano anche i casi in cui l'origine di base lessicale è in diacronia e per stratificazione storica si hanno due morfi diversi. Ad esempio: Ivrea--> abitanti gli Eporediesi. Fegato-->Epatico I tipi di morfemi I morfemi vengono individuati secondo due punti di vista di classificazione: 1)classificazione funzionale-->In base alla funzione svolta. 2)classificazione posizionale-->In base alla posizione che il morfema occupa all'interno della parola. I morfemi funzionali I morfemi funzionali a seconda della funzione vengono classificati in: Lessicali e grammaticali. Quelli grammaticali a loro volta si dividono in derivazionali e flessionali. I morfemi lessicali sono i morfemi che stanno nel lessico, nel vocabolario di una lingua, e costituiscono una classe aperta continuamente arricchibile di nuovi elementi. I morfemi grammaticali invece sono quei morfemi che stanno nella grammatica e costituiscono una classe chiusa che non accoglie cioè nuove entità. La differenza tra i valori dei morfemi lessicali e grammaticali si vede bene se badiamo che pur ignorando il significato di un morfema lessicale sappiamo sempre qual'è il contributo di significato che portano i morfemi grammaticali ad esso aggiunti. Vedi pagina 96 es. Breco I morfemi grammaticali invece si dividono poi in 1)derivazionali, che danno luogo a parole regolandone i processi di formulazione. 2)flessionali, danno luogo a forme di una parola regolandone il modo in cui si attualizzano le frasi ES. CANE----> CAN=MORFEMA LESSICALE

E=MORFEMA FLESSIONALE

CANILE---> CAN=MORFEMA LESSICALE IL=MORFEMA DERIVAZIONALE E=MORFMEMA FLESSIONALE

La derivazione agisce prima della flessione. PLAYS---->PLAY= LESSICALE

S=FLESSIONALE

PLAYER--->PLAY=LESSICALE ER=FLESSIONALE

PLAYABLE--->PLAY=LESSICALE ABL=DERIVAZIONALE E=FLESSIONALE

In inglese i morfemi lessicali sono morfemi liberi e possono stare da soli mentre i morfemi grammaticali sono legati e non possono stare soli. In italiano invece i morfemi lessicali devono essere formati almeno da un morfema flessionale. I morfemi posizionali Dal punto di vista della grammatica i morfemi grammaticali si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione che assumono rispetto al morfema lessicale (o radice). I morfemi grammaticali possono essere chiamati affissi che possono essere prefissi: stanno prima della radice, o suffissi: stanno dopo la radice. ES: INUTILE--->IN è un prefisso dal significato negativo. CAMBIAMENTO--->AMENT e O sono due suffissi: derivazionale Ament e flessionale O. I circonfissi sono invece degli affissi formati da due parti, una che sta prima della radice e una che sta dopo la radice. Ad esempio l'affisso del participio passato in tedesco; Gesagt: dove sia Ge che t sono circonfissi: il primo è un prefisso e l'altro è un suffisso. In arabo invece la radice lessicale di queste tre parole è discontinua (K-T-B) in cui si inseriscono morfemi grammaticali. Questi affissi sono detti Transfissi: KaTaBa (scrivere), KuTuB (libro), KaTB (scrittore).

Altri tipi di morfemi Il morfema zero: quando un valore espresso nella flessione e quindi obbligatoriamente in una certa lingua, non è realizzabile da alcun materiale fonico. Es: nel latino exul: alla terza persona singolare non ha alcun suffisso: quindi in questo caso il silenzio è il morfema zero. In alcune lingue c'è poi il fenomeno della reduplicazione: Kurdu--->Kurdukurdu

Kamina-->Kaminakamina Mardukuja-->Mardukujamardukuja

In italiano per il plurale c'è il fenomeno dell'alternanza delle desinenze: in sta lingua invece il fenomeno è più iconico e al plurale si duplica una parola. Il morfema cumulativo: è un morfema che comprende in sé più valori: ad esempio in italiano ''e'' comprende sia il valore femminile che plurale. Amalgama (o morfema amalgamata): fusione di due morfemi tale che nel morfema risultante non è più possibile distinguere i due morfemi all'origine della fusione. Es. In francese: à+le= Au Es pag 128. Nell'italiano si pone il problema della vocale tematica che sarebbe la vocale iniziale della desinenza dell'infinito dei verbi: socializzAbilità A= vocale tematica MangiAre A= vocale tematica La vocale tematica va sempre distinta nella scomposizione. Parole composte: due parole agganciate fra loro che formano un'entità unica in cui i due membri sono perfettamente riconoscibili e recano il loro significato lessicale normale: es. Apriporta, Lavavetro. Prefissoide: morfema lessicale che si comporta come un morfema grammaticale: non si trova mai in isolamento: es. ECOsistema, SEMIchiuso. Suffissoide: Morfemi con significato lessicale, come le radici, ma che si comportano come suffissi nella formazione delle parole: es: socioLOGIA, bioLOGIA, cronoMETRO. Alcuni esempio: Automobile vorrebbe dire letteralmente che la macchina si muove da sé, quindi non è corretto e quindi non è una parola composta, e auto si comporta come un prefissoide.

Autolavaggio è una parola composta: Auto sta per automobile e lavaggio per lavare quindiè

composta. Vi è poi il fenomeno della semantica non composizionale: si parla delle unità polirematiche e plurilessematiche: ad esempio cassaforte è una parola composta perchè le due parole che la compongono descrivono esattamente ciò che è l'oggetto: un esempio di unità polirematiche è ''luna di miele'': è una composizione che però non descrive ciò che realmente è (non è una luna fatta di miele). Es su parole composte o plurilessematiche: Glottodidattica: non composta, c'è prefissoide Autoadesivo: non comporta, c'è prefissoide Glottoidale: non composta, morfema derivazionale Andropausa: non composta c'è prefissoide automodellismo: composta. Il processo di suffissazione Form/are-------------->Form/azion/e e=morfema lessicale azion=m. derivazionale (Verbo) (nome) Gioc/are--------------->Gioc/o o= morfema lessicale NO m. derivazionele (verbo) (nome)

Non tutti i sostantivi che derivano da un verbo hanno quindi un morfema derivazionale. Derivazione zero---> si dice quando non c'è un morfema derivazionale. Es:Cambiare--->Cambio Giocare--->Gioco Il processo di prefissazione Si aggiunge il prefisso nel processo da sostantivo a verbo: es. bello--->abbellente.

I morfemi flessionali Realizzano valori di certe categorie grammaticali. Non modificano il significato della radice su cui operano. Le categorie grammaticali rappresentano dei significati di base e sono date da un insieme di valori. I morfemi flessionali sono in pratica quei morfemi che possono esprimere maschile, femminile, singolare e plurale. Ad esempio:alto-->alti-->alte-->alta Un determinato morfema è la marca di valore di una determinata categoria grammaticale.

Ci sono categorie grammaticali che operano sui nomi e categorie grammaticali che operano sui verbi. Delle categorie grammaticale che operano sui nomi fanno parte: 1)il genere: si intende la differenziazione tra maschile e femminile. 2)il numero: singolare plurale e non italiano, duale, triale, poucale (?) 3)il caso: es. caso accusativo, dativo, nominativo etc. In molte lingue gli aggettivi sono marcati per gradi (comparativo e superlativo): l'italiano però affida alla flessione solo l'espressione del superlativo. Nel comparativo invece viene aggiunto solo ''più'' o ''meno'' o ''tanto... quanto'', ma la parola non presenterà mai flessioni. In altre lingue gli aggettivi sono marcati per definitezza (al-maktabatu=la libreria, maktabatu=una libreria) e per possesso (kardesi=fratello, kardesim=mio fratello). Le categorie verbali che operano sui verbi sono invece: tempo, aspetto, modo, diatesi e persona.

1 Il modo indica il modo in cui il parlante si pone rispetto al contenuto di quanto viene detto: la certezza è espressa dal modo indicativo.

2 Diatesi: attivo, passivo, medio. 3

La persona fa riferimento a chi compie o subisce l'azione. 4 Il tempo: colloca nel tempo assoluto e relativo l'azione. Il tempo si divide nel

momento in cui un certo avvenimento succede ed il momento della sua succesione. 5 L'aspetto: indica il punto di vista con cui vengono osservate o presentate le azioni o il

processo espresso dal verbo in relazione al loro svolgimento. (Vedi ancora pag. 123-124-125).

4-LA SINTASSI Frasi La zia legge un libro

ART NOME V SN

ART N

La zia legge un libro

SN=Sintagma nominale SV=Sintagma verbale F=Frase

Mio cugino parlava con Gianni

PREP SN

N

SP=sintagma preposizionale Mio cugino parlava con Gianni

La zia ha un cappello di paglia ( di paglia si riferisce al cappello e quindi deve essere in rapporto diretto

PREP N

La zia di Mario dai capelli bianchi / partirà per Parigi /con il treno del mattino

art N prep N N AGG PREP N ART SP

PREP N

La sintassi E' il livello di analisi che si occupa della combinazione delle parole in frase. La predicazione è l'attribuzione a qualcosa o qualcuno: nelle frasi la predicazione avviene con il verbo. La frase è quindi il minimo segmento autonomo che contiene una predicazione. Le frasi nominali contengono una predicazione ma senza il verbo. ''Gianni corre'' è una proposizione (o clausola dall'inglese clause) ovvero una frase semplice. Ogni parte della frase è un costituente. ''Gianni corre'' ha due costitenti. Anche ''la zia legge un libro'' ha due costituenti. ''Gianni'' e ''La zia'' sono due sintagmi nominali, mentre ''corre'' e ''legge'' sono due sintagmi verbali. SN+SV= FRASE. Esempio: Molto velocemente= Savv (sintagma avverbiale)

AGG AVV Le parti del discorso sono entità che hanno un ruolo nella sintassi: sono in distribuzione complementare se c'è uno non ci può essere l'altro. DET----> Comprende gli articoli e i dimostrativi in forma aggettivale

Avv Agg Le funzioni sintattiche Le funzioni sintattiche riguardano il ruolo che i sintagmi assumono nella struttura sintattica della frase in cui essenzialmente i sintagmi nominali possono valere da soggetto (o complemento oggetto), i sintagmi preposizionali possono valere da oggetto indiretto o complemento e i sintagmi verbali possono valere da predicato. Le funzioni sintattiche fondamentali sono 3:

1 Soggetto: chi fa l'azione 2 Predicato verbale: l'azione 3 Oggetto: chi subisce l'azione

A questi poi si aggiungono i complementi: di specificazione (la zia DI GIANNI), di termine (Do un libro A GIANNI), di mezzo (battere COL MARTELLO), di modo (procedere CON LENTEZZA), di tempo (esco DI NOTTE), moto a luogo (vado A MILANO) etc.. I ruoli semantici Ordini di principi che intervengono nella costruzione ed interpretazione di una frase: i principi semantici concernono il modo in cui il referente di ogni sintagma contribuisce e partecipa all'evento rappresentato dalla frase. I ruoli semantici sono diversi dalle funzioni sintattiche. I principali ruoli semantici sono: 1)AGENTE: Ruolo semantico dell'entità animata, che si fa attiva e provoca ciò che accade. 2)PAZIENTE: Ruolo semantico dell'entità coinvolta senza intervento attivo. Es. Gianni mangia UNA MELA 3)SPERIMENTATORE: Ruolo semantico dell'entità toccata da un certo stato o processo psicologico. Es. JASMINE ama Carlo. 4)BENEFICIARIO: Ruolo semantico dell'entità che trae beneficio dall'azione (complemento di termine) ES. Carlo regala un anello A JASMINE. 5)STRUMENTO: Ruolo semantico dell'entità inanimata mediante la quale avviene ciò che accade. Es. Gianni taglia la mela COL COLTELLO. 6)DESTINAZIONE: Ruolo semantico dell'entità verso la quale si dirige l'attività espressa dal predicato. Es. Andiamo a ROMA Gli schemi valenziali Le funzioni sintattiche vengono in realtà assegnate a partire da ''Schemi valenziali'': questi schemi costituiscono l'embrione iniziale della strutturazione delle frasi e ne configurano il quadro minimale.---> Per enunciare qualcosa sotto forma di frase partiamo dalla selezione di un verbo. Questo verbo è associato a delle valenze (o argomenti). Verbi monovalenti---> Ad esempio camminare o piangere: indicano una sola valenza, cioè che qualcuno o cammini o pianga. Verbi bivalenti-->Ad esempio Lodare, interrogare, implicano che qualcuno lodi o interroghi e che qualcuno venga o lodato o interrogato. Verbi trivalenti--->Es. Spedire, dare: qualcuno spedisce, qualcosa viene spedito e qualcuno a cui viene spedito. Verbi zerovalenti---> Verbi che non hanno alcuna valenza, come piovere, nevicare. Ci sono delle valenze omesse: cioè a volte non vengono espresse tutte le valenze. Es. Luisa sta mangiando (non sappiamo cosa). Vedi su libro pg 147-148. Soggetto--->1^ valenza Oggetto--->2^ valenza Circostanziali

Funzioni pragmatiche-informative Tema e rema= Topic e comment Il tema è ciò su cui si fa un'affermazione, l'entità attorno a cui si predica qualcosa: il tema indica e isola il dominio per cui vale la predicazione. Rema è invece la predicazione che viene fatta, l'informazione che viene fornita a proposito del tema. Le frasi marcate derivano da frasi semplici attraverso dei meccanismi. I tre principali meccanismi sono: 1)dislocazione a sinistra 2)dislocazione a destra 3)frase scissa 1)Consente di mandare a tema l'oggetto rematico, estraendolo dalla frase e ponendolo al margine sinistro dell'enunciato. [Elena] [spegne il televisore]---------------> [Il televisore] [lo spegne Elena] TEMA REMA TEMA REMA In questo caso quindi: -Il rema è andato a sinistra -Elena è andata in una posizione postverbale -Abbiamo aggiunto ''lo'' 2)Rende un tema un costituente che nell'ordine non marcato è rematico. [Elena] [spegne la televisione]------> [Elena lo spegne] [il televisore] TEMA REMA TEMA REMA 3)Consente di mettere in focus un costituente, separandolo dal resto della proposizione. La frase risulta così divisa in due parti: la prima con il verbo essere seguito dall'elemento focale ed una seconda introdotta da ''che''. [Elena] [spegne il televisore] E' [Elena] che spegne il televisore.

FOCUS

La gramamtica è costituita da: 1)Lessico 2)Regole 1)Parole con il loro significato e le loro proprietà. 2)Governano i diversi aspetti della grammatica e descrivono il meccanismo di formulazione delle frasi. Le regole vanno intese non come ''norme di corretto comportamento'', bensì come ''istruzioni'' da applicare nella generazione di un determinato prodotto. Le regole sono di solito regole di riscrittura, a struttura sintagmatica: hanno cioè la forma generale ''X-->Y+Z'' dove X, Y e Z sono simboli di categoria e Y e Z sono i costituenti immediati di X in un indicatore sintagmatico. ES. F=SN+SV Inoltre le regole possono essere anche ricorsive: quando nell'uscita della regola (a destra della freccetta) è contenuto di nuovo il simbolo di categoria che rappresenta l'entrata della regola. SN=SN+Sprep

(SN RIPETUTO) Inoltre le regole possono anche essere contestuali (libro pag 164). LA SUBORDINAZIONE Si ha una subordinazione quando vi è un rapporto di dipendenza tra le proposizioni in quanto una frase si presenta come ''gerarchicamente'' inferiore ad un'altra (la proposizione principale) e la presuppone. Gli elementi che eventualmente realizzano i rapporti di subordinazione tra le frasi sono spesso connettivi.

I tipi di subordinate -Avverbiali: le frasi avverbiali sono frasi subordinate che modificano l'intera frase da cui dipendono: 'Es. ''Esco benchè piova''. I colleghi ripartiranno quando l'accordo sarà concluso

DET N SN SV

Quando l' accordo sarà concluso

-Completive: le frasi completive sono subordinate che sostituiscono un costituente nominale maggiore della frase. Es. Riconosco che ho sbagliato

Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 40 totali
Scarica il documento