Riassunto di Teologia II - Perchè la Chiesa - Luigi Giussani, Sintesi di Teologia II. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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Riassunto di Teologia II - Perchè la Chiesa - Luigi Giussani, Sintesi di Teologia II. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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riassunto libro di Don Giussani "Perchè la Chiesa"
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PERCHE’ LA CHIESA, Luigi Giussani

Il libro affronta il problema del rapporto con Cristo nel presente. Dopo duemila anni Cristo raggiunge l’uomo attraverso una realtà che si può vedere e toccare, l’unità di coloro che sono stati afferrati da Lui e che Lo riconoscono: la Chiesa. Sezione prima. La pretesa permane

Parte prima: al cuore del problema Chiesa Nella prima parte si risponde alla domanda: «Io, che vengo il giorno dopo quello in cui Cristo se n’è andato, come faccio a sapere con ragionevole sicurezza se si tratta di qualcosa che mi interessa?» (Con quale metodo ho la possibilità di essere ragionevole nell’aderire alla proposta cristiana?) Storicamente sono state date tre diverse risposte, che descrivono altrettanti capitoli della storia culturale dell’Occidente e, al tempo stesso, indicano tre atteggiamenti con cui l’uomo di oggi può guardare la proposta cristiana e indicano tre modalità che divengono nostre non solo nell’affrontare le Sacre Scritture, ma anche per analisi degli avvenimenti della nostra esistenza.

Il primo approccio, quello storico-razionalistico, considera il cristianesimo come un fatto del passato e raccoglie i dati provenienti dal passato (fonti, testimonianze) per ricostruire la vita di Gesù. Vi è quindi l’applicazione della “ragion storica” al fatto di Cristo (ovvero la raccolta e il vaglio delle fonti), tuttavia il risultato è un Cristo ignoto. Infatti la diversità e la molteplicità di interpretazioni possibili (come avviene anche in storia) fa si che non possiamo affermare nulla di certo circa questo Annuncio straordinario. Questo atteggiamento riduce il contenuto dell’annuncio cristiano (Dio presenza umana, l’Emanuel) prima di averlo preso in considerazione.

Il secondo metodo, che si può definire “protestante”è puramente religioso. Dio è riconosciuto come di molto superiore all’uomo e per sua natura è quindi inimmaginabile da mente umana. Ma se Dio si è reso presenza, dimostrabile in un solo punto in Cristo, come è possibile capirlo?Con lo Spirito che da Dio soffia verso il nostro cuore e lo illumina “illuminazione interiore”e gli fa sentire la verità sulla persona di Cristo. Si tratta di un incontro interiore come quello che caratterizza i profeti (uomini ispirati dal divino). Errori: entrambi i metodi, apparentemente opposti tra loro, hanno un denominatore comune: riducono il fatto cristiano ad un fenomeno soggettivistico e quindi con una pluralità di interpretazioni; inoltre l’incontro con Cristo non è un’esperienza interiore, ma un incontro esteriore altrimenti Dio non si sarebbe fatto uomo.

Si arriva quindi al terzo possibile approccio, quello ortodosso-cattolico, che è l’unico ad essere coerente alla struttura dell’avvenimento cristiano verificatasi duemila anni fa: per conoscere Cristo, Dio fatto carne, è necessario un incontro umano. Metodo dell’incontro, avviene al di fuori di se (esteriore) è capitato a chi lo ha conosciuto. Ma oggi noi come facciamo? Es dal Vangelo di Luca: molti desideravano vedere Gesù incontrarlo, ma Lui non riusciva ad andare dappertutto. Allora cominciò a mandare nel Suo Nome gli apostoli, coloro che gli erano più vicini per parlare alla gente. Ma la gente che gli accoglieva, per loro il Dio fatto presenza che volto aveva? Il volto degli appostoli: Gesù ha infatti detto “Chi ascolta voi, ascolta me”.

Il terzo metodo indica questo fatto come il giusto metodo per confrontarsi con la pretesa cristiana: tale metodo è l’imbattersi in una realtà fatta di coloro che credono in Lui. Storicamente parlando: la Chiesa. L’energia con la quale Gesù è destinato a possedere tutta la storia e tutto il mondo è quella datagli dall’assimilare a sé le persone che il Padre gli affida, la persona cui lo Spirito dona la fede in Lui. Esso inoltre valorizza gli aspetti salienti dei primi due metodi, favorendo l’indagine storica, che si comprende fino in fondo solo dall’interno di un’esperienza nel presente: fare quell’esperienza oggi (revisione metodo storico/ razionalista) ed esaltando la possibilità del rapporto personale con Cristo, che si realizza al massimo grado di fronte alla presenza carnale del Mistero. (revisione metodo protestante).

Parte seconda: i fattori costitutivi del fenomeno cristiano nella storia

Affrontiamo il problema della chiesa in tre punti:

1. Chiesa come fenomeno storico

2. Come la Chiesa pone se stessa nella storia: chi è?

3. Verifica delle affermazioni della Chiesa. È vero? Come dimostrarlo?

1.La Chiesa si è posta e si pone nella storia come luogo del rapporto con Cristo vivo. Dopo la resurrezione di Cristo, il gruppo di coloro che l’avevano seguito si rinsalda, non in forza di un ricordo, ma perché Cristo risorto si rende presente in mezzo a loro (dagli Atti degli Apostoli Luca racconta la vita del gruppo di discepoli e amici che rimangono uniti dopo la morte di Cristo, in Cristo). Da cosa deriva l’unione di questa forza? Questo gruppo ci dice che Dio non è venuto al mondo x essere ricordato in una memoria astratta, ma Egli rimane nella storia dell’uomo personalmente e con il volto vivo della Comunità cristiana: la Chiesa. Luca ci parla anche di numerose apparizioni di Gesù che non sono immaginazioni, ma colloqui che testimoniano una presenza famigliare: Dio con noi. C’è perciò una continuità fisiologica tra Cristo e questo primo nucleo della Chiesa: essa inizia il suo cammino nel mondo come continuità della vita dell’uomo Cristo presente e attivo tra loro. (es negli Atti degli Apostoli: per scegliere il nuovo apostolo sostitutivo di Giuda gli altri apostoli chiedono a Cristo di aiutarli in questa decisione, la sorte ricade su Mattia). L’assiduità e la concordia nella preghiera di questa prima comunità da dove deriva? Non certo dalla Passione di Cristo che avrebbe invece creato spaccature, ma dalla fiducia e dall’esperienza di Cristo Presente che mai gli ha abbandonati. Per loro Gesù è TESTIMONIANZA e non ricordo. Sorge però il problema della Chiesa che è strettamente connesso a quello stesso di Gesù: prima di affrontarlo bisogna infatti inquadrarlo nella sua radice di continuità con la vita di Cristo: perché farsi uomo se poi bisogna abbandonarlo? (Gesù e Chiesa). Conclusione: Chiesa è continuum di Cristo, problema Chiesa porta a verificare continuamente questa radice profonda. Prime comunità esprimevano la loro unione con Cristo attraverso le confessioni di fede: il contenuto della fede è Dio attivo e presente, quindi Cristo una persona, la sua sorte e la sua opera.

I TRE FATTORI COSTITUTIVI

Affrontiamo ora il triplice fattore costitutivo del fatto cristiano così come appare fenomenicamente nella storia: domandiamoci cioè come un contemporaneo delle origini avrebbe dal di fuori osservato l’emergere della Chiesa, quali sono le sue caratteristiche intrinseche?

a.La chiesa si presenta all’osservatore, cioè il fatto cristiano si mostra alla storia come COMUNITA’. La chiesa ha cominciato a farsi vedere, a proporre agli altri di sé una prima percezione che è evidentemente comunitaria. Si tratta di un fenomeno sociologicamente identificabile, un gruppo visibile di persone legate tra loro chiamato con il termine Ecclesia Dei,i radunati da Dio, in quanto scelti da Lui. L’idea cristiana di chiesa che esprime l’idea di una vita e preghiera comunitaria, dimensione fondamentale del movimento di Dio nella storia, nasce dall’Ebraismo; da un concetto chiave dell’antico testamento: “Israele come popolo di Jahvè”. Ovvero il Giudaismo trasmette al Cristianesimo la sua concezione di una salvezza essenzialmente sociale. Gesù stesso ha vissuto in quella tradizione e ha insegnato ai discepoli ad attingere alla profondità del metodo (il Pater, utilizzo della prima persona plurale , es Padre nostro, dacci, rimetti a noi = comunità)che essa fa emergere, il metodo con cui Dio si è messo in rapporto con l’uomo. Credere in un solo Dio è nello stesso tempo credere in un Padre comune di tutti.

• Antica e nuova consapevolezza: la scelta di Dio

La preferenza di Dio, cioè Dio fa una scelta tra gli uomini (primo scandalo che l’azione di Dio provoca nell’uomo). Nasce l’idea di un’ appartenenza, che definiva il popolo ebraico, e ora la coscienza di quel gruppetto di persone che formano il primo corpo della Chiesa. Nell’esperienza cristiana, emerge la certezza di realizzare il vero popolo di Jahvè: il vero e definitivo popolo di Dio nel mondo. Si può parlare a bene merito di rivoluzione culturale. La rivoluzione sta nel fatto che quel gruppo delle origini che si andava ingrandendo pur riconoscendosi popolo di Dio nella tradizione,affermava di non essersi formato da un’origine etnica (come gli ebrei). Il popolo di Dio

è infatti formato da coloro che Dio mette insieme nell’accettazione della venuta del suo Figlio (radunati insieme dalla fede n Cristo).

• Un nuovo concetto di verità

Il mondo occidentale in riferimento al mondo greco-latino utilizza spesso come metafora per indicare la verità la luce: la luminosità del vero. Un’evidenza che mette in gioco per prima cosa i propri occhi,la propria capacità di visione. Nella Bibbia la def della verità più frequente si trova in un’altra metafora: la roccia o la rupe. Un posto sicuro, solido, un riparo e chiarifica cosa fosse il divino per l’uomo: ciò su cui l’uomo può aggrapparsi, costruire, avere un senso. Qualè il metodo che emerge da questa metafora della roccia? “l’uomo è più persuaso da ciò che ascolta e non da ciò che vede”.L’uomo si appoggia alla totalità del tu per conoscere,non può affidarsi a se stesso. Figura del testimone: ti affidi alle sue parole, alla sua persona, ad una stabilità e solidità per conoscere. La testimonianza è un’unità vivente. La prima esperienza di Chiesa: testimonia Dio fatto uomo nel mondo.

• Ecclesia Dei(come si def le prime comunità)

Il termine greco ekklesia vuol dire assemblea; questo non implica nessun riferimento preciso alla vita cristiana, ma un’aggregazione generale e di vario tipo. L’introduzione del genitivo Dei invece segnala la novità: da una parte il contenuto di tale assemblea è Dio, dall’altro Dio stesso raccoglie la comunità. I raccolti da Dio.

Es. Tu sei Pietro su di te fonderò la mia Chiesa, ecc. la scelta non è di Pietro o degli apostoli, è di Dio che li raduna nell’accettazione del suo Figlio. Ecclesia può essere utilizzato sia al singolare che al plurale, ma la novità sta nel parlare di una Chiesa totale formata da ogni piccola comunità che trae il suo valore da essa e allo stesso tempo la rappresenta tutta, incarna il Mistero della chiamata.

b.In secondo luogo iprimi cristiani sono consapevoli che tutto ciò che accade in loro di eccezionale non è frutto della loro adesione, intelligenza o volontà, ma dono misterioso dello Spirito, di una «Forza dall’Alto» che li ha investiti. La gente che si raccoglieva pensava che la loro vita fosse mossa e trasformata per “dono dello Spirito”che non significa solo che è un qualcosa che discende dall’Alto, ma che sta alla radice dell’essere e ci definisce.

• Il Dono cambia la personalità

I primi cristiani sapevano che ciò che stava accadendo alla loro vita era qualcosa di eccezionale. Questa investitura toccava il loro essere nel profondo e si sentivano differenti nel mondo, nella società, erano forza comunicativa. Immagine dell’unzione e del sigillo: imprimo un cambiamento (nella personalità) e identificazione (la scelta di Dio). La trasformazione è per tutti i credenti e battezzati non per eletti.Dio lascia sempre però la libertà all’uomo di porsi dinnanzi a Lui con volto sorpreso e colmo di stupore o arcigno. Siamo liberi di sceglierLo, la resistenza alla Sua Persona si chiama “durezza di cuore”. Questo dava inizio ad un cambiamento sperimentabile: l’alba di un mondo nuovo. I cristiani con il dono dello Spirito hanno la possibilità di incominciare a sperimentare la realtà in modo nuovo, ricco di verità, carico d’amore in questo la capacità di pronunciarsi davanti al mondo, testimonianza e missione. Lo Spirito da impeto a queste nuove persone a mostrarsi e testimoniarsi al mondo (primo manifestarsi di questo impeto: la Pentecoste). La presenza dell’energia con cui Cristo attesta il suo dominio sulla storia è il miracolo. Cristo si è imposto nella storia con un’eccezionalità, una straordinaria capacità nel Vangelo si chiama miracolo o segno. E anche nelle prime comunità cristiane la presenza di Cristo era segnalata da un’esperienza sensibile (gente battezzata che parlava molteplici lingue, atteggiamenti prodigiosi, ecc). qual è il miracolo più grande di Cristo? La sua Chiesa, le persone che credono in Lui e sono radunate nel Suo Nome. E ancora oggi duemila anni dopo l’uomo è posto davanti a Gesù, riconosciuto realmente presente dentro il volto della Chiesa.

c. Infine il fatto cristiano dà inizio a un nuovo tipo di vita, descritta nel Nuovo Testamento con il termine koinonia (comunione), che è un modo di essere e un modo di agire, un modo di vivere proprio della collettività cristiana, una maniera di rapportarsi con Dio e con gli uomini e che indica un gruppo di persone che ha qualcosa in comune e che condivide. Infatti vivere in koinonia implicava un possesso in comune e che da questo possesso conseguiva una solidarietà tra loro. I primi cristiani hanno in comune la ragione della vita, Cristo. La comproprietà dei primi cristiani è il mistero di Cristo che è stato loro annunciato, riconosciuto come la verità e il destino dell’uomo. Un essere nuovo tende a tradursi in un atteggiamento nuovo come in quella solidarietà che caratterizzerà le prime comunità cristiane. La comunione/koinonia si esprime:

• in un ideale etico, la tendenza a mettere insieme e più ancora a concepire in comune tutte le risorse materiali e spirituali (esempio massimo l’ospitalità che è il vertice della condivisione). La koinonia diviene così un fenomeno istituzionale nuovo dentro la società dato da elementi qualificanti suoi propri e non solo da un sentimento fraterno.

• Un’espressione rituale, il gesto eucaristico, segno distintivo supremo della fede in Gesù Cristo. L’Eucarestia è il rendimento di grazie ed è chiamato sacramento/mistero. Infatti mistero indica qualcosa di inafferrabile, ma pur mantenendo il suo contenuto infinito, in qualche modo si rivela alla nostra finitezza. Il mistero cristiano è il mistero in quanto si fa conoscere sensibilmente (Cristo è mistero, è il Dio che si fa uomo).

• La koinonia è contraddistinta da un «fattore gerarchico», poiché in base ad un preciso insegnamento di Gesù la Chiesa è stata fondata sugli apostoli e sul particolare primato di Pietro. Cristo ha voluto che esistesse una diversa funzionalità nell’esperienza comunitaria.

• Infine la comunità dei primi cristiani si definisce come comunità di santi, uomini che appartengono all’Alleanza con Dio e si protendono in un cammino secondo il Suo volere.

Sezione seconda. Il segno efficace del divino nella storia Parte terza: come la Chiesa ha definito se stessa

Ci addentriamo in ciò che la Chiesa dice di essere, a renderci conto della coscienza che la Chiesa ha di se stessa. Che cosa la Chiesa dice di se stessa, qual è la sua sostanza nel mondo? La Chiesa è il prolungamento nella storia, nello spazio e nel tempo di Cristo. Quindi Essa si pone di fronte al mondo come realtà sociale carica di divino, vale a dire che si pone come realtà umana e realtà divina. Problema: un fenomeno umano che pretende di portare con in sè il divino. Si ripropone in tutto il suo scandalo il problema che Cristo ha sollevato. Cristo attraverso la Chiesa continua a sfidare il tempo. Analizziamo i due fattori dello scandalo:

1. L’umano

2. Il divino

1.IL FATTORE UMANO. La pretesa della Chiesa di essere veicolo del divino attraverso l’umano è la stessa pretesa di Cristo: il fatto che un uomo la cui identità non presentava a prima vista nulla di misterioso si dicesse Dio, fu fin da subito fonte di scandalo. Infatti Egli era un uomo dalle radici facilmente rintracciabili <<non è costui il carpentiere, il figlio di Maria?>> e inoltre la sua personalità mostrava una sconcertante disponibilità verso tutti gli strati della popolazione anche i più infimi <<Come mai mangia e beve con i peccatori?>> e un uomo simile osava dire: <<Io sono la Via, la Verità e la Vita>>?questo è lo scandalo che la Chiesa ripropone nella sua sostanza ieri, oggi e per sempre. Ciò che caratterizza il mistero cristiano è che Dio si comunichi all’umanità proprio attraverso l’uomo, attraverso la vita umana. L’apostolo Paolo è consapevole della sproporzione connaturata al fenomeno «Chiesa»: un’umanità fragilissima destinata a rendere evidente l’invincibilità di una Presenza che usa l’uomo ma non viene dall’uomo. Paolo e i primi che hanno diffuso il cristianesimo nel mondo avevano chiara la

coscienza sia che il divino risplendeva nel mondo tramite quel che dicevano e facevano sia che le loro parole erano sprovvedute, i loro gesti fragili, la loro personalità inadeguata, la loro condizione umana meschina. Del resto non solo i personaggi attraverso cui Dio si comunica sono mestamente umani, ma anche il gesto in cui si ha la comunione, la rivelazione massima con Dio: l’Eucarestia; una banale cena dove si consumano vino e pane. Il fenomeno Chiesa è caratterizzato dal divino, il quale come metodo di comunicazione di sé ha scelto di utilizzare l’umano che fa imprescindibilmente parte della definizione di Chiesa. Se la Chiesa umana si possono trovare uomini malvagi? Allora ci verrebbe da dire che qui non c’è nessun divino, si dovrà adottare un altro criterio: nessuna miseria potrà annullare la paradossalità dello strumento scelto da Dio. Analizziamo alcuni corollari:

Se l’uomo è scelto dal divino come comunicazione di sé, l’uomo, il cristiano che accogli questo metodo rimane tale: strumento di Dio pur mantenendo il suo temperamento particolare. L’uomo può essere “malvagio” o “buono” può avere due temperamenti opposti, Dio utilizza sia uno che l’altro; attraverso uno esprimerà un valore, attraverso il secondo un altro. Dio utilizza quindi i diversi temperamenti e mentalità per comunicare differenti aspetti della verità tutto gioca sulla libertà dell’uomo, l’uomo è libero di essere cristiano e il mex cristiano è legato alla serietà e capacità morale dell’uomo. Il mex divino che è infinito passa attraverso l’uomo finito, ma la libertà che è la modalità di Cristo è il metodo con cui ogni singolo uomo risponde alla capacità di infinito che è in lui e alle richieste di Dio, senza scandalo per le ristrettezze e i limiti. La libertà delle persone è dove passa veramente il divino. La potenza di Dio passa attraverso l’uomo questo noi siamo chiamati a comprendere. La comunicazione di Dio è impregnata nel temperamento dell’uomo che egli accetta e rende strumento: il temperamento di un uomo non deve essere ostacolo per la nostra voglia di accostarci a Cristo, il nostro comprendere e adempiere il disegno che Lui ha per noi, anche se il temperamento di chi ci sta di fronte, di chi Dio si serve non ci corrisponde. Anche nella storia della Chiesa ci troviamo di fronte a personalità e temperamenti completamente diversi: si pensi a papa Gregorio XII, Don Bosco, Pio IX e lo stesso Giovanni Paolo II. Inoltre Dio si comunica attraverso l’ambiente e il momento storico-culturale: così la struttura della Chiesa mostra sempre sensibilmente il tipo mentale e culturale dell’epoca in cui opera, ma, a differenza di altre strutture, l’accentuazione di un fattore non può mai eludere la presenza della verità nella sua integrità. VERSO L’UOMO TERRENO. Che funzionalità ha la Chiesa sul corso degli eventi storici come tali? La funzionalità della chiesa è già implicita nell’essere prolungamento di Cristo nel mondo: la stessa funzionalità di Cristo.l’ultima parola sulla struttura dell’uomo singolo, e sul suo immediato destino è fatta emergere dalla storia stessa di Dio: Il Verbo fatto carne. Questa parola def può essere ricondotta a due espressioni: persona/ anima e regno di Dio.la persona sottolinea l’irriducibilità dell’io a qualunque schema, il regno di dio coincide con l’affermazione di un significato a cui tutto tende che ha come volto e nome quello di gesù, è un destino a cui noi tendiamo. La chiesa pretende di dare all’uomo la parola persona, uomo immortale e irriducibile in funzione del regno di Dio. Il suo scopo è educare l’uomo ad una chiara coscienza e ad un corretto atteggiamento di fronte al destino. Educare il senso religioso dell’uomo. Da una parte la Chiesa ha la pretesa di poter dire l’ultima parola sull’uomo e sulla storia, rilevando l’irriducibilitàdella persona, di cui nessuno può disporre a proprio piacere, e indica il regno di Diocome il significato a cui ogni frammento della vita tende. Dall’altra essa non ha mai dimenticato la propria vocazione educativa, la preoccupazione che l’uomo viva con la coscienza di dipendere totalmente dal Mistero. Di fronte ai problemi, che costituiscono la stoffa dell’esistenza, la Chiesa non si propone di risolverli , di sottrarli alla libertà e alla creatività dell’uomo, ma indica la posizione ottimale per poterli affrontare. Infatti essa non vuole e non pretende di risolvere i problemi umani dell’uomo: amore, ricchezza lavoro, ecc. la libertà è il sintomo dell’umanità della soluzione 8non divina) la libertà a cui la Chiesa ci richiama. Quella dell’uomo vigile con occhio spalancato di fronte al suo destino. La concezione della vita umana proposta dalla Chiesa è quella di una tensione, una vigilanza simile a quella di una sentinella. L’uomo cristiano è un uomi viator che sa che la vita è un cammino, è un andare verso un proprio traguardo e infondo la soluzione di tutti i nostri problemi è di Dio e non più nostra. Questo raggiungere la Verità ultima è la pace.

Il divino si comunica nella Chiesa come comunicazione di verità: Dio, tramite la Chiesa, aiuta l’uomo a raggiungere un’obiettiva chiarezza e sicurezza nel percepire i significati ultimi della propria esistenza. Da solo l’uomo può arrivare semplicemente alle soglie del significato del vivere e chiedere, anche in modo implicito e inconsapevole, un soccorso divino alla propria ricerca; oppure, più chiaramente, che il divino si riveli. L’annuncio cristiano realizza quello che nella coscienza dell’uomo emerge talora come presentimento o profezia: che tutto nella storia è redimibile. Questa comunicazione di verità si realizza nella Chiesa

attraverso una via ordinaria, la vita della comunità legata al magistero ordinario del papa e dei vescovi in comunione con lui, o attraverso il magistero straordinario, che ha luogo quando il papa afferma qualcosa nella totalità della propria autorità (con la convocazione di un Concilio ecumenico o con una definizione ex cathedra).

L’espressione del Vangelo di Giovanni «il Verbo si è fatto carne» mostra che non ci troviamo solo di fronte a una comunicazione di verità, ma a un comunicarsi della realtà divina stessa. Ciò avviene attraverso un’“esaltazione” ontologica dell’io, (l’“uomo nuovo” evangelico), un salto di qualità nella sua partecipazione all’Essere. Si tratta dell’azione della grazia santificante, un dono gratuito che fa sì che l’uomo aderisca a Dio. Questa grazia soprannaturale si comunica attraverso gesti concreti, i sacramenti, che prolungano nella storia i segni con cui Cristo comunicava se stesso.

Parte quarta: la verifica della presenza del divino nella vita della Chiesa

Come è possibile raggiungere la certezza che la Chiesa è veramente il prolungarsi di Cristo nel tempo e nello spazio?

Chiariamo i criteri per rispondere a queste domande.

a.LA PRETESA della Chiesa. La Chiesa, proseguendo ciò che Gesù ha compiuto nella sua esistenza terrena, si rivolge alla nostra umanità così come è. Essa come Gesù si rivolge a quella capacità dell’uomo che abbiamo chiamato esperienza elementare, ovvero quel complesso di esigenze ed esperienze originali con le quali l’uomo cerca di immedesimarsi nella realtà. La Chiesa si vuole inserire nel confronto in cui l’uomo si trova quando paragona qualunque elemento del reale con l’esperienza elementare che costituisce il suo cuore. La Chiesa si rivolge all’esperienza stessa dell’uomo e non vuole burlarsi di lui. La Chiesa ripete con Gesù che è credibile in quanto vi è una corrispondenza con le più autentiche esigenze elementari dell’uomo e nel nome di Gesù promette all’uomo che avrà il “centuplo” (frase dal Vangelo) su questa terra. Ognuno di noi nella quotidianità infatti cerca proprio quella maggiore pienezza. La Chiesa ha come unico interesse quello di portare a termine lo scopo ultimo dell’uomo senza chiedergli di rinunciare a nessuno dei suoi desideri autentici, ma gli promette il centuplo.

La verifica di questa enorme pretesa deve avvenire tramite un INCONTRO, fisicamente presente. La Chiesa è vita e deve offrire vita, l’uomo deve però impegnarsi per verificare ciò che essa gli propone. L’uomo si deve impegnare con la vita ad affrontare questa sfida, non può barare, il suo cuore deve essere disponibile. Disponibilità nell’impegno.

Se dunque la Chiesa è una vita, bisogna coinvolgersi con la vita per poterla giudicare. Se la Chiesa è veramente il prolungamento della vita di Cristo, si potrà rilevarne le caratteristiche di efficacia. Sono quattro i frutti (perché Gesù dice “dal frutto si conosce l’albero”. La Chiesa è la vite) che mostrano il valore divino della Chiesa e la sua continua efficacia nella storia. I “segni di riconoscimento”.

“Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”.

UNA. L’unicità. La caratteristica dell’unità mostra la sua fecondità di frutto in un’unità di coscienza, una semplicità unificante nel percepire, sentire e giudicare l’esistenza.

La Chiesa non ha alcun bisogno per salvare la sua impostazione unitaria, di negare qualcosa; è un’unità di atteggiamento che valorizza il tutto. Ciò è possibile perché il principio da cui si giudica se stessi e il mondo è un’unica Presenza inequivocabile. Unità come spiegazione della realtà il cui criterio è una Persona. Unità come impostazione di vita: ogni gesto che noi compiamo è sentito come responsabile per l’universo, di valore eterno e di dimensione comunitaria. La vita assume senso in ogni gesto dalla grazia che Dio fa all’uomo di essre suo collaboratore nell’azione salvifica della sua comunità. Concetto di “merito”. La Chiesa attribuisce il merito alla proporzione tra il gesto del singolo e la gloria di Dio.

SANTA. La santità, non intesa come separazione dal quotidiano normale, ma come prerogativa dell’uomo realizzato, che vive e agisce con la consapevolezza del motivo ultimo della propria azione. Il santo è l’uomo

vero perché aderisce a Dio, e quindi all’ideale per cui è stato costruito il suo cuore, di cui è fatto il suo destino. La santità è la realizzazione massima della personalità che cammina incontro al suo scopo ultimo che le corrisponde.

• Il Miracolo. È un avvenimento sperimentabile attraverso cui dio costringe l’uomo a rendersi conto di Lui. È il metodo di rapporto quotidiano di Dio con noi.

-tutte le cose sono miracolo, create da Dio, siamo miracoli, la nostra vita tutta è miracolo.

-vi sono momenti particolari in cui Dio straordinariamente richiama il singolo ad attendere la sua presenza. Miracolo in senso più determinato.

-miracolo nel senso più ristretto e proprio là dove dio interviene nella sua spiegazione con un fatto oggettivamente inspiegabile.

• L’intensità. Varia nella storia la presenza di questa santità.

• L’equilibrio. È una ricchezza che è tratto distintivo della presenza della santità nella chiesa. Ricchezza in Cristo c’è un valore unico che riassume a sé tutti i giudizi, le decisioni, ecc.

CATTOLICA. La cattolicità(dal greco katholikós, universale), dimensione essenziale della Chiesa che esprime la capacità di pertinenza all’umano in tutte le variabili delle sue espressioni. Universale non perché è diffusa attualmente su tutta la terra, essa era universale già il mattino di Pentecoste.non è qualcosa di geografico o di cifre, ma è intrinseco ad essa: la chiesa in ogni uomo si rivolge a tutto l’uomo, comprendendolo secondo la sua natura.

APOSTOLICA. L’apostolicità è la caratteristica della Chiesa che indica la sua capacità di affrontare in modo unitario il tempo. Apostolicità , secondo cui la Chiesa afferma di essere l’unica depositaria di una tradizione di valori e di realtà che deriva dagli apostoli. Come Cristo ha voluto legare la propria opera e la propria presenza nel mondo agli apostoli, indicando uno di essi come punto di riferimento autorevole, così la Chiesa è legata ai successori di Pietro e degli apostoli, il papa e i vescovi.

Il Cristianesimo è l’annuncio dell’Avvento di Cristo, Dio che si è fatto uomo. Ma non si può parlare della Chiesa senza guardare alla donna da cui essa è nata e continuamente nasce, Maria, madre di Cristo. Attraverso Maria, Dio si è reso parte dell’esperienza umana. Per questo Maria è la madre dei viventi e la felicità per tutti gli uomini passa e passerà attraverso la sua carne e, prima ancora, il suo fiat (sì). La Madonna ci introduce al Mistero. Madre generosa, ella genera per noi la grande Presenza di Cristo.Perciò la formula più sintetica e suggestiva che esprime l’autocoscienza della Chiesa come permanenza di Cristo nella storia è: Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam. Quello che è accaduto duemila anni fa si ripete costantemente e continuamente nella storia dell’uomo.

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