Riassunto e definizioni essenziali di economia industriale, Appunti di Economia Industriale. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli
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Riassunto e definizioni essenziali di economia industriale, Appunti di Economia Industriale. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

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Sintesi del Corso di economia industriale dei prof. Basile e Pittiglio
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Eco. Industriale: si occupa del funzionamento dei mercati e dei settori industriali, in particolare del modo in cui le imprese competono tra di loro. Si occupa prevalentemente dell’oligopolio (mercato concorrenziale con un numero limitato di imprese). Sono mercati aventi potere di mercato. Detenere potere di mercato significa ottenere maggiori profitti.

Curva di domanda: il consumatore si trova costretto a fare delle scelte in merito alla Q di consumo dei diversi beni disponibili sul mercato. Tali scelte dipendono dalle preferenze dei consumatori, il vincolo di bilancio.

Saggio Marginale Sostituzione: tasso a cui il consumatore è disposto a scambiare un bene con un altro, mantenendo costante il livello di soddisfazione.

Pendenza del Vincolo: tasso a cui il consumatore è in grado di scambiare un bene con un altro, dato il reddito.

Variazione del prezzo: riduzione del prezzo di un bene, determinano nuove linee di bilancio e nuove situazioni di equilibrio. Se Q diminuisce quando P aumenta (bene ordinario); se Q aumenta quando P aumenta (bene di giffen).

Surplus consumatore: sto pagando di meno, un bene che sarei disposto anche a pagare di più

Domanda aggregata: somma orizzontale (a parità del Prezzo)

Elasticità: variazione % (due unità di misura diverse) della Q di un bene rispetto alla variazione % del P dello stesso.

Elasticità incrociata: come varia il consumo del bene X, al variare del prezzo del bene Y.

Funzione di costo: sintetizza come gli input sono trasformati in output. Poiché la produzione totale è una funzione di fattori variabili e fissi, il CT di produzione è uguale al CF più il CV.

Costo marginale: è dato dall’ammontare addizionale di input variabile necessario per produrre un’unita in più di output (costo incrementale). È la derivata del CT rispetto a Q. crescente (se p aumenta, quando aumenta q) decrescente (se p diminuisce quando diminuisce q) costante. Interseca AC nel punto di minimo. Quando MC<AC, AC e AVC decrescono. Quando MC>AC, AC e AVC crescono. Il MC è la variabile che ci consente di decidere quanto produrre. Il AC è la variabile che ci consente di decidere se produrre. Inizio a guadagnare dal punto di minimo.

Costo opportunità: ciascun input deve essere pagato almeno quanto potrebbe rendere nel suo migliore utilizzo alternativo.

Costo affondato (sunk cost/ non recuperabile): un fattore che non ha usi alternativi. Ha un costo opportunità nullo.

Rendimenti di scala: costanti (aumentando di t la funzione, anche questa aumenta) Crescenti (aumentando di t la funzione, questa diventa maggiore) decrescenti (aumentando di t la funzione, questa diventa minore. Un altro indicatore che ci consente di individuare le economie di scala: S=AC/MC

Obiettivi Impresa: si basa sul presupposto che le imprese cerchino di massimizzare il profitto. Bisogna quindi valutare i ricavi (P*Q) e valutare i costi (distinguere Costo economico e Costo contabile). Ne consegue che nei calcoli includiamo anche il profitto normale, ovvero il reddito ottenibile nella migliore alternativa cui l’impresa rinuncia. Parliamo di extra- profitto economico. La Maxπ la trovo dove c’è la massima distanza tra ricavi e costi (A,B). ma in A e B l’inclinazione è uguale. Maxπ= MR=MC

Forme di mercato: si distinguono in base alla concorrenza tra le imprese. Si sono tante forme di mercato. Monopolio puro (impresa che detiene una quota di mercato pari al 100%) impresa dominante (impresa detiene più del 50% delle quote di mercato) concorrenza perfetta (numero elevato di imprese che competono, sono price taker) concorrenza monopolistica (imprese con potere di mercato, ma senza barriere) oligopolio ( numero ridotto di imprese, protette da barriere).

Monopolio: un venditore, molti acquirenti, prodotto unico, barriere all’entrata. Il monopolista fissa il prezzo, e i consumatori domandano la quantità. Il monopolista produrrà sempre nei tratti dove la curva di domanda è elastica 1<|E|<∞. La curva di offerta in monopolio, non esiste, scegliendo P trovo Q.

CS: area sotto la curva di domanda, e sopra il prezzo

PS: area sotto il prezzo, e sopra il costo

Impresa dominante: fissa il prezzo, mentre i concorrenti fissano un prezzo marginalmente inferiore e vendono tutto quello che possono (fino a p=C). agisce come un monopolista sulla curva di domanda residuale, ovvero quella di mercato al netto dell’offerta proveniente dalle altre imprese. P(q+K). Se k è piccolo, il risultato è vicino a quello di monopolio. Tanto maggiore è k, tanto peggiore è il risultato dell’ID.

Monopolio naturale: se ha forti economie di scala

Regolamentazione: il prezzo di monopolio porta a inefficienze allocative. La regolamentazione consiste in interventi volti a definire e controllare l’operare degli agenti economici in un certo settore. In un mercato, in assenza di regolamentazione, il monopolista fissa P al livello di monopolio, e il benessere sociale sarebbe più basso. Supponendo che il regolamentatore voglia costringere a fissare un P=MC, si raggiungerebbe un efficienza allocativa, ma il produttore avrebbe πnegativi, e ci sarebbe bisogno di un sussidio.. un’alternativa? P=CU (non servono sussidi e la perdita è molto contenuta).

Concorrenza perfetta:devono sussistere 5 ipotesi: atomicità (imprese piccole) prodotto omogeneo, perfetta informazione, simmetria tecnologica, perfetta libertà (non ci sono barriere). Queste ipotesi implicano che la curva di domanda e perfettamente elastica. Le imprese sono price taker. Nell’ipotesi di Maxπ, ci sarà un p* uguale a MC

Concorrenza Monopolistica: le imprese sono atomistiche ma producono prodotti differenti. Ciascuna fronteggia una curva di domanda residuale negativamente inclinata (elastica) ed è perciò price- maker. Nel BP la domanda è inclinata negativamente, relativamente elastica, MR<P, Maxπ= MR=MC, πpositivi. Nel LP, entrano nuove imprese perché ci sono πpositivi, la quota di mercato si riduce, P si riduce, Q aumenta, non ci sono π.

Gioco: modello stilizzato di comportamenti strategici, nel quale i risultati (playoff) di un soggetto decisore, dipendono dalla sua azione ma anche dalle azioni di altri soggetti. Un gioco consiste di un insieme di giocatori, insieme di regole, insieme delle funzioni di playoff, ovvero dei valori di utilità che i giocatori ottengono in funzione dei vari risultati possibili (combinazioni strategiche).

Regola della simultaneità: le righe sono intestate al giocatore 1 (cui si riferisce il primo valore di cella) e le colonne al giocatore 2 (secondo valore di cella). I risultati dipendono da entrambi. Combinazioni strategiche (A,S A,D B,S B,D), valori di playoff (5,5 3,6 6,3 4,4).

Il dilemma del prigioniero: due prigionieri (A,B) complici in un delitto vengono interrogati in due stanze separate. Ciascuno ha la possibilità di confessare o di negare la propria colpevolezza. In tale situazione l’unico equilibrio esistente corrisponde alla scelta di confessare per entrambi. Abbiamo un “Equilibrio di Nash” (coppia di strategie è in equilibrio di Nash se la scelta di A è ottima, data la scelta di B, e la scelta di B è ottima data la scelta di A.

Strategie Dominanti: qualunque fosse la scelta di B, le scelte di A sono sempre ottime.

Oligopolio: poche imprese non così piccole da implicare che le loro decisioni non abbiano un significativo impatto sulle rivali. Esistono molti modelli di oligopolio, poiché l’imprese possono comportarsi in molti modi differenti (per semplicità Duopolio). Se quindi ci sono due imprese (A,B) che producono lo stesso bene, quattro sono le variabili rilevanti: Pa Pb Qa Qb. Si possono realizzare i seguenti modelli, in base alle decisioni delle 2 imprese.

Bertrand (1883): considera due imprese che operano in un mercato in cui viene prodotto un bene omogeneo e assume che le imprese decidono i rispettivi prezzi simultaneamente. Tale situazione può essere considerata come un gioco di strategia, in cui le decisioni di entrambe dipendono dalle congetture sul prezzo della rivale. Ipotizzando due imprese, con MC e AC costanti e identici, prodotto omogeneo e consumatore informato, devo porre p=MC.

Vincoli di capacità: un’ipotesi importante in Bertrand è che le imprese non siano soggette a vincoli di capacità produttiva. Supponiamo che ciascuna impresa sia vincolata dalla propria capacità produttiva K, l’impresa i, non può vendere più di Ki. Supponiamo due imprese (1,2), che l’impresa 2 fissi un prezzo superiore di quello dell’impresa 1. Si possono presentare le seguenti situazioni: se non ci sono vincoli di capacità, la domanda si rivolge totalmente all’impresa 2; mentre se l’impresa 1 avrà un vincolo di capacità maggiore, l’impresa 1 venderà tutto ciò che può produrre (Q1=K1), e la domanda rivolta all’impresa 2 sarà data da D(p2)-K1.

Cournot (1838): le due imprese scelgono simultaneamente le loro quantità, nell’ipotesi che il prezzo sarà quello che permette al mercato di assorbirli. Cioè: P(q)=P(q1+q2) e Q=(q1+q2). Ciascuna impresa deve prevedere la scelta di produzione dell’altra. Ciascuna sceglierà la q che gli farà Maxπ. Le funzioni di playoff per ciascuna impresa sono date dal valore del profitto. Infatti da questo dobbiamo determinare le due curve di reazione (la scelta ottima di un impresa date le sue aspettative circa la scelta dell’impresa rivale). Bisogna poi mettere insieme le due curve di reazione e individuare una combinazione e decisioni e congetture compatibili. (quando le imprese sono simmetriche, non c’è differenza tra q1 e q2).

Stackelberg:modello basato su una leadership di quantità. Si procede analizzando l’impresa follone. Ipotizziamo essa massimizzi il suo profitto, e da lì, derivando per le quantità, arriveremo alla q2 dell’impresa follone, date le sue congetture sull’impresa

1. Da lì, l’impresa leader, massimizzando anch’essa il profitto, sostituirà la q2 nella sua funzione di profitto, e troverà la Q ottimale.

Collusione: le imprese cercano di stabilire tra loro accordi per aumentare il loro esercizio di potere di mercato. Gli accordi collusivi possono riguardare i prezzi praticati o le quantità prodotte. Si consideri la seguente strategia del dito sul grilletto: nel primo periodo, entrambe fissano Pm(monopolio), e dividono i profitti. Nei periodi successivi, le imprese osservano la storia dei prezzi prima di fissare il nuovo prezzo. Se entrambe le imprese fissano il prezzo al livello del MC, si propone quindi una collusione nel praticare Pm, e si punisce severamente ogni deviazione da tale accordo attraverso l’adozione di p=MC.

Struttura e potere di mercato: l’oligopolio è una struttura di mercato intermedia tra monopolio (massima concentrazione) e concorrenza perfetta (minima concentrazione). Si può asserire che tanto meno (più) concentrata è l’industria oligopolistica, tanto migliore (peggiore) sarà la sua prestazione in termini di efficienza allocativa (benessere allocativo). In caso di imprese simmetriche, il potere di mercato può essere misurato attraverso il reciproco del numero delle imprese 1/n. nel caso asimmetrico, una possibilità è misurare i coefficienti delle prime 4 imprese più grandi sul mercato. C4=∑Si. Un indice alternativo è utilizzare il cosiddetto indice di Herfindahl:∑(qi-1/n)’/n.

Discriminazione di prezzo: si tratta di due beni identici (o simili) che sono pagati ad un prezzo differente. Questa pratica è detta discriminazione di prezzo.. questa richiede che esso non generi un mercato secondario significativo, ciò che esso non sia rivenduto dopo il primo acquisto. Ciò accade perché i consumatori non sono informati. Questa prende una molteplicità di forme: di 3° grado (assume che certe caratteristiche dei compratori siano osservabili e utilizzabili tariffariamente), 2° grado (assume che le caratteristiche dei consumatori non siano osservabili, ma il venditore ha informazioni sull’eterogeneità dei consumatori), 1° grado (siamo nel caso in cui il venditore conosce esattamente la disponibilità a pagare dei consumatori, applicando così prezzi diversi). 1°=disponibilità marginale a pagare (impossibile). 2°= applico i prezzi in base alle quantità, 3°=Classi di consumatori.

La differenziazione del prodotto:ci sono mercati che per la natura del loro prodotto, potrebbero sembrare perfettamente competitivi, ma le loro prestazioni sono diverse. Due possibili spiegazioni: effettiva differenziazione del prodotto e gli Switching cost (costi relativi al cambiamento del fornitore), il consumatore

dice che non vale la pena, e rimane lì dov’è. Diff. Orizzontale (i consumatori hanno preferenze opposte relative alla scelta) diff. Verticale (a parità di prezzo, i consumatori preferiscono lo stesso). Si consideri il modello di diff. Orizzontale: Modello di Hotelling (1929): supponiamo di trovarci su una spiaggia lunga 1km e ai suoi estremi ci sono due gelaterie (stesso gelato, stesso prezzo). Il prodotto sarà considerato diverso in base ai costi di trasporto che si dovranno sostenere. I consumatori sopportano un costo di trasporto lineare pari a “t”. Se il consumatore che si trova nel punto XЄ[0,1] si reca dal gelataio 2, supporta un costo totale pari a tx+p1, mentre pagherebbe t(1-x)+p2 se comprasse dall’altro. Il consumatore acquisterà da 1 se U1>U2.

P1+tx=p2+t(1-x) P2=P1 x=1/2 si dividono i consumatori.

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