Riassunto "Il Giudizio Morale" di Surian, Sintesi di Psicologia Dello Sviluppo Cognitivo. Università degli Studi di Trento
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Riassunto "Il Giudizio Morale" di Surian, Sintesi di Psicologia Dello Sviluppo Cognitivo. Università degli Studi di Trento

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Giudizio Morale

Maria Teresa Stella

Luca Surian - Il giudizio morale Riassunto

1. Cosa sono i giudizi morali? La capacità di giudizio morale è una parte importante della natura umana: essa è fondamentale sia per la vita sociale che per un sistema psicologico che funzioni bene; di conseguenza, viene utilizzata quotidianamente quando ragioniamo sulle nostre azioni e su quelle degli altri. La coscienza e il giudizio morale inoltre permettono un controllo costante sulle tendenze all'egoismo e alla sopraffazione.

E' possibile elaborare una definizione di giudizio morale?

I GIUDIZI MORALI REALISTI

Realismo morale: la prospettiva coerente con le fedi religiose più diffuse. Secondo questa tipologia di realismo, i giudizi contengono delle verità di fatto riguardo es. il valore di un'azione, un tratto caratteriale, una disposizione d'animo; esistono quindi dei fatti morali, in base ai quali è possibile valutare la verità di un giudizio morale.

Mentre il realismo morale religioso poggia sui testi sacri, quello filosofico si appella alla possibilità di derivare le verità morali tramite la ragione (es. Kant, Spinoza). Altre versioni si fondano invece sulle reazioni emotive, che le persone tendono ad avere quando vedono/immaginano certe azioni.

I giudizi morali possono essere descrittivi (es. Gandhi è una brava persona) oppure anche prescrittivi, ossia quando oltre a descrivere una verità oggettiva implicano anche un'obbligazione ad agire. Inoltre, non tutti i giudizi morali sono veri: per essere veri devono corrispondere ai fatti.

Secondo alcuni realisti, è la ragione lo strumento che permette di decidere la verità di un giudizio morale; secondo altri i sentimenti giocano un ruolo importante, in quanto i fatti morali sono intimamente legati alle emozioni. Per gli utilitaristi in particolare è la felicità il sentimento dalla quale dipende il fatto morale. I sentimentalisti ritengono che possono essere considerati fatti morali anche qulli non indipendenti dalle opinioni e da altri stati mentali. Inoltre le proprietà morali possono essere considerate alla stregua delle proprietà percettive secondarie di un oggetto (es. colore) e dipendono strettamente dall'esistenza di un senso morale.

Alcune teorie sono sia realiste (= affermano l'esistenza di fatti morali) che relativiste (= affermano che la verità di un giudizio morale non può prescindere da considerazioni contestualizzate e relative a chi ha fatto il giudizio).

La conoscenza morale, implicata dal giudizio morale, consiste nell'insieme di fatti morali riconducibili alla natura umana. In aggiunta, le proposizioni morali possono essere universalmente vere oppure relativamente vere.

Per i cognitivisti, i giudizi morali possono essere definiti come particolari stati mentali: essi sono delle particolari credenze valutative che rappresentano il valore positivo/negativo di azioni/tratti di carattere e che possono essere vere o false; la loro funzione è quella di guidare le azioni delle persone e rappresentarle in modo veritiero o almeno verificabile. Le credenze sono invece descrivibili come stati mentali che predispongono l'organismo ad elaborare le informazioni in un certo modo.

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DESCRIZIONI, EMOZIONI E PRESCRIZIONI

Ci sono altre posizioni oltre a quella cognitivista per quanto riguarda il giudizio morale:

Posizioni anticognitiviste: i giudizi morali sono visti come l'espressione di desideri, preferenze e aspettative su quali sono le reazioni emotive appropriate per un certo contesto. Tutte queste posizioni sono d'accordo sul fatto che i giudizi morali non sono stati mentali simili alle credenze sugli stati del mondo fisico.

• Prescrittivisti: i giudizi morali sono imperativi che costringono le persone a conformarsi ad una certa condotta. Dennett li definisce come meccanismi utili a fermare le conversazioni, bloccando ragionamenti che altrimenti andrebbero avanti all'infinito.

• Emozionismo: i giudizi morali sono espressione delle reazioni emotive, desideri, stati motivazionali e sentimenti di dis/approvazione. Una delle argomentazioni contro questa posizione è che esistono persone immoraliste, che pur sapendo che un'azione è ingiusta la compiono ugualmente. Tuttavia per gli emozionisti è impossibile che esista una persona che, pur formulando un giudizio morale, non possegga il desiderio di agire in modo corerente ad esso. Inoltre per questa corrente il linguaggio può rivelarsi ingannevole. Per gli emozionisti quindi i sentimenti sono la base necessaria di qualsiasi giudizio morale.

INTENZIONI, CONSEGUENZE E PRINCIPI ASSOLUTI Il relativismo si oppone all'assolutismo, ma non necessariamente al cognitivismo. Il fatto che conta è la soggettività totale dei giudizi, cioè la tesi secondo la quale l'affermazione stessa riguardo la moralità di un'azione può essere vera o falsa in base alla persona, o al tempo storico, e non è quindi possibile decidere quale posizione è quella giusta. Il relativista, che segue questa tesi, è quindi contro l'idea secondo la quale una norma è ingiusta per tutti in ogni tempo e luogo.

Principio di universalizzabilità di Kant: non bisogna mai comportarsi seguendo massime che non si possa volere che diventino leggi universali. Il modello Rawls porta a seguire un principio di equità dove le uniche diseguaglianze sono quelle che portano benefici a chi occupa una posizione di svantaggio. Sia la posizione di Kant che quella di Rawls formulano principi universali che permettono di valutare azioni personali e istituzioni sociali e respingere le prospettive relativiste.

Un elemento da considerare è il ruolo delle intenzioni e delle conseguenze nel determinare la bontà/accettabilità di un'azione:

• Prospettiva utilitarista: le azioni vanno giudicate in base ai loro effetti • Altre tradizioni di pensiero: le azioni vanno giudicate in base all'intenzione

Un'altra posizione, oltre al razionalismo e al sentimentalismo, è il consequenzialismo (secondo cui un comportamento è giusto se produce buone conseguenze).

2. Universalità e differenze culturali nei giudizi morali Ci sono elementi comuni importanti nelle culture di tutto il mondo nei codici morali.

Secondo Seligman e Peterson, le virtù morali sono 6: trascendenza, saggezza, umanità, giustizia, temperanza e coraggio. La trascendenza include la capacità di apprezzare bellezza, speranza, spiritualità, humor e gratitudine; la saggezza comprende le forze di carattere della creatività, curiosità, amore per l'apprendimento e apertura mentale; l'umanità include la capacità di amare, prendersi cura degli altri e provare compassione ed empatia; la giustizia comprende la propensione a ragionare ed agire in modo equo, essere reali e mostrare responsabilità civile; la

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Maria Teresa Stella temperanza include la capacità di perdono, prudenza, umiltà e autocontrollo; il coraggio è invece di tipo fisico, morale o intellettuale. Questa distinzione si basa sulle tre principali tradizioni di pensiero mondiali: quella cinese, quella dell'oriente meridionale e quella occidentale e mediorientale.

Una regola che si ritrova in diverse culture è la cosiddetta Regola Aurea di Talete: "Evita di fare quello che rimproveresti agli altri di fare".

Altre scoperte che hanno permesso di individuare possibili aspetti universali nel giudizio morale sono quelle dei biologi sui comportamenti altruistici: essi distinguono due tipi di altruismo: uno basato sulla reciprocità diretta (quando chi aiuta un'altro riceve prima o poi qualcosa in cambio), uno sulla reciprocità indiretta (quando chi trae beneficio dall'aiuto non può contraccambiare; chi ha fornito aiuto riceverà però un beneficio in seguito dalle reazioni positive dagli altri membri della comunità, il che può aumentare il suo successo riproduttivo).

L'AMBIENTE CULTURALE E L'IDEOLOGIA POLITICA

Nisan e Kohlberg hanno posto diversi dilemmi morali a bambini turchi, condificandone poi le risposte. Essi hanno scoperto così alcuni aspetti universali nello sviluppo dei giudizi morali, oltre a delle differenze interessanti. Gli aspetti universali riguardavano la sequenza analoga nei tipi di giudizi e giustificazioni prodotti; le differenze invece i ragionamenti più evoluti alle diverse età e legati al luogo di appartenenza. Ciò mostra che l'ambiente culturale dei ragazzi influenza lo sviluppo delle capacità di giudizio morale, che si rivela maggiore nelle città rispetto alla campagna.

In altri studi è invece emerso che i bambini dei kibbutz ritenevano che i premi andassero distribuiti in modo proporzionale allo sforzo e all'impegno profuso nel lavoro, mentre i bambini delle zone rurali e tradizionali hanno dimostrato una tendenza maggiore a produrre distribuzioni basate sull'equità e a evitare quelle che favorissero il proprio interesse personale.

Per quanto riguarda l'ideologia politica, dagli studi di Haidt è emerso che negli stati uniti i liberals formulano giudizi morali contenenti le nozioni di autonomia, danno personale, equità e giustizia, mentre i conservatori danno peso ai principi di lealtà di gruppo, obbedienza e rispetto dei ruoli gerachici; essi inoltre danno importanza ad una serie di regole relative all'impurità intrinseca di certe azioni o situazioni.

LE SOCIETÀ TRADIZIONALI E LE CULTURE DELL'ONORE

Schweder ha proposto un modello triadico che prevede l'esistenza di tre tipi di moralità: morale della divinità, della comunità e dell'autonomia. Esso ci aiuta a comprendere le differenze che esistono non solo fra individui con diverse ideologie, ma anche fra la società contemporanea occidentale e le società tradizionali. Nella prima prevale la morale dell'autonomia, nella seconda quella della divinità e della comunità.

Altri studi riguardo l'onore sugli americani settentrionali e meridionali hanno mostrato che ci sono differenze nei giudizi morali dei due gruppi per quanto riguarda i comportamenti violenti che una persona può manifestare in determinati contesti.

UOMINI E DONNE HANNO MORALI DIVERSE?

Secondo Carol Gillian, il giudizio morale nei maschi deriva da principi che riguardano i diritti e i doveri universali; nelle donne invece esso è orientato dalle risposte emotive empatiche, dalle reazioni affettive e dal prendersi cura e preoccuparsi per gli altri.

Questa teoria è stata contestata dalle scoperte successive in quanto a) tende a essenzializzare le differenze fra i sessi sottovalutando le differenze ambientali, e b) sembra riferirsi a due componenti necessarie a un'unica etica matura piuttosto che a due morali distinte.

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DIFFERENZE INTERCULTURALI E RELATIVISMO

Il fatto che vi siano così tante differenze interculturali per quanto riguarda il giudizio morale rappresenta un problema per la posizione realista. Il problema nel dibattito tra realismo e antirealismo morale è dato dal concetto di disaccordo fondamentale. Una soluzione consiste nell'esaminare sei i disaccordi fondamentali lo siano veramente o se siano piuttosto legati a teorie o assunti extramorali. La ricercatrice Moody-Adams (1997) sostiene che è difficile trovare un esempio unico e chiaro di disaccordo fondamentale: non è infatti detto che un accordo ampio o universale sia garanzia di verità e che le stesse tendenze di valutazione emerse con il processo evolutivo siano appropriate.

Secondo Sharon Street è sufficiente che la risposta selezionata aumenti il successo riproduttivo e che le valutazioni producono rappresentazioni vere.

Riassumendo, la selezione naturale favorisce la formazione di credenze valutative che aumentano il successo riproduttivo e non si cura della verità oggettiva delle credenze, e le tendenze valutative sono funzionali ad aumentare il successo riproduttivo di chi le possiede e portano anche a generare naturalmente credenze coerenti con verità fattuali.

3. Lo sviluppo del giudizio morale

LE VALUTAZIONI MORALI NELLA PRIMA INFANZIA

Secondo le teorie classiche costruttiviste, le competenze concettuali del bambino sono il risultato di una costruzione attiva basata sulla raccolta di informazioni rilevanti nel corso delle interazioni con l'ambiente fisico e sociale; il bambino non impara le norma dagli adulti in modo passivo ma contribuisce attivamente a costruire questo tipo di conoscenze. Si escludono però competenze concettuali innate e competenze concettuali astratte in età precoce.

Esperimento del cerchio di Kuhlmeier et al: il comportamento visivo e la scelta dei bambini suggeriscono che essi generino delle valutazioni positive e negative delle azioni di aiuto e di sabotaggio rispettivamente, e che manifestino una preferenza per chi compie le prime. Esperimento di Geraci e Surian: lo stesso principio vale anche per le azioni distributive.

AUTONOMIA ED ETERONOMIA

Piaget porta avanti delle ipotesi riguardo le fasi dello sviluppo del giudizio morale. Egli parte da una serie di dicotomie, strettamente connesse e interdipendenti: • Morale eteronoma e morale autonoma: I bambini in età prescolare e nei primi anni di scuola primaria hanno una concezione eteronoma delle regole sociali, cioè ritengono che le regole abbiano un'origine esterna e siano immutabili. La maggior parte delle regole dei giochi utilizzati dai bambini sono tramandate di generazione in generazione e rappresentano una realtà indipendente dagli adulti. Fino ai 6-7 anni il bambino manifesta eteronomia: le regole hanno natura oggettiva ed esterna, e sono immutabili (non possono quindi essere né modificate né abolite). Nella fase sucessiva il bambino capisce che le regole dei giochi derivano da convenzioni ed accordi; esse non sono quindi più immutabili ma rimane comunque il bisogno di rispettarle. La concezione del bambino passa quindi da quella eteronoma a quella fondata sull'autonomia morale. • Rispetto unilaterale e rispetto reciproco: Il bisogno di cooperazione con i pari, che si forma attraverso il gioco, deriva dallo sviluppo delle relazioni sociali regolate dal rispetto reciproco piuttosto che da quello unilaterale tipico della

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Maria Teresa Stella relazione bambino/adulto. Il senso del dovere caratteristico della morale autonoma nasce da un senso interno di giustizia a cui si sente di voler aderire spontaneamente nella propria condotta. • Relazione sociale coercitiva e relazione sociale cooperativa: Le relazioni sociali coercitive sono caratterizzate da rispetto unilaterale, quelle fra pari e le attività cooperative dal rispetto reciproco. E' importante sottolineare che nel secondo caso la competizione non è vista come il contrario della cooperazione, in quanto la competizione per verificarsi necessita di regole condivise accordate fra i partecipanti che si impegnano a rispettarle.

Piaget propone 3 fasi per lo sviluppo delle concezioni infantili sulle regole: A. Età prescolare: il bambino non conosce le regole, e quindi le sue azioni dipendono

semplicemente dalla necessità di soddisfare i propri bisogni motori; B. Fino ai 10 anni: le regole sono viste come sacre ed intangibili; il bambino vi si sottomette ma

queste rimangono esterne alla sua coscienza (non vengono interiorizzate); C. Dopo i 10 anni: la regola passa da immutabile a fondata sul mutuo accordo.

Nella terza fase, il bambino è in grado di scegliere in modo autonomo fra regole più o meno buone in base ad un processo razionale. Inoltre, va fatta una distinzione tra consenso reciproco in generale e rispetto reciproco(che implica l'ammirazione per una persona in quanto questa si sottomette a delle regole).

Per quanto riguarda le bugie, Piaget ha osservato che fino ai 6-7 anni prevale l'eteronomia, mentre dopo i 10 anni il bambino non si focalizza più sulla punizione bensì sull'impatto negativo delle bugie sulle relazioni sociali: esse minano la fiducia reciproca e rendono impossibile una cooperazione fra pari.

La teoria sullo sviluppo morale di Piaget è stata accusata di: sessismo; eurocentrismo; sopravvalutazione del ruolo dell'interazione fra pari; sottovalutazione dell'interazione con gli adulti. Piaget vedeva il rapporto bambino-adulto come asimmetrico e come possibile freno per lo sviluppo del giudizio morale; egli ignorava il fatto che anche l'educazione in condizione asimmetrica si deve fondare su basi cooperative che richiedono il rispetto reciproco. Inoltre nella sua teoria i valori dell'autonomia dell'individuo sono visti come più importanti di quelli dell'obbedienza ai superiori e del rispetto dell'autorità. Un'altra critica a Piaget riguarda i metodi di ricerca: le sue teorie si basano quasi solamente sul colloquio verbale condotto con scarso rigore, il che rischia di sottostimare le competenze effettive del bambino.

SEI STADI NELLO SVILUPPO DEL RAGIONAMENTO MORALE

Kohlberg è lo studioso che dopo Piaget ha formulato la teoria più famosa dello sviluppo morale. Egli suddivide lo sviluppo morale in tre livelli evolutivi: il livello pre-convenzionale, il livello convenzionale e quello post-convenzionale. I primi due sono simili a quelli di Piaget, anche se i principi che regolano il ragionamento e la formulazione di giustificazioni morali sono più espliciti. Il terzo invece è considerato come il raggiungimento di un livello di riflessione migliore ed equilibrato.

Kohlberg ha utilizzato il dilemma di Heinz per studiare quali azioni vengono ritenute lecite dalle persone ma anche quali sono i principi utilizzati nel formulare o giustificare i propri giudizi morali. Questi principi possono essere divisi secondo Kohlberg in 6 stadi:

• Livello pre-convenzionale: in questa fase il bambino utilizza i termini "buono" e "cattivo" presi dagli adulti; le sue azioni sono guidate dall'evitare le punizioni e ottenere dei premi. 1. Stadio dell'obbedienza e dell'evitamento della punizione: ciò per cui il bambino viene punito

è considerato come sbagliato e cattivo. Egli obbedisce ciecamente all'autorità, che quindi determina cosa è giusto fare. L'evitamento della punizione è guidato dalla paura del dolore fisico piuttosto che dai sensi di colpa. Inoltre, tutte le azioni che non vengono punite sono considerate come giuste dal bambino;

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Maria Teresa Stella 2. Stadio della strumentalità e del relativismo: un'azione viene considerata giusta se porta

benessere a se stessi e occasionalmente anche agli altri. Il bambino mira a soddisfare i propri bisogni e concepisce le relazioni interpersonali in modo pragmatico. Si sviluppa una prima forma di giustizia basata sulla divisione egalitaria e sulla legge del taglione;

• Livello convenzionale: in questa fase le aspettative delle persone care ricoprono un ruolo primario. Il bambino sente il bisogno di conformarsi alle regole della comunità, nella quale la violazione delle regole comuni viene condannata e valutata negativamente. La cosa più importante è la lealtà nei confronti dei membri della comunità. 3. Stadio del "bravo ragazzo": le azioni buone permettono al bambino di essere accettato

come membro della comunità e portano all'uniformità; 4. Stadio della legge e dell'ordine: il bambino si preoccupa di mantenere l'ordine sociale

tramite il rispetto delle leggi e dell'autorità. Un'azione quindi è considerata giusta se è conforme alla legge, mostra il dovuto rispetto dell'autorità e non disobbedisce agli ordini dei superiori;

• Livello post-convenzionale: il bambino si impegna a identificare principi validi in modo universale tramite un processo di riflessione autonoma e razionale. 5. Stadio del contratto sociale: nel bambino prevalgono i ragionamenti di tipo utilitaristico, ma

legati all'idea che tutte le persone abbiano dei diritti concordati all'interno della società. La legge va rispettata ma può essere migliorata tramite procedure democratiche. Le leggi quindi vengono valutate criticamente;

6. Stadio dei principi etici universali: il diritto è definito in base a principi scelti autonomamente secondo criteri di universalizzabilità, comprensività e coerenza. Secondo Kohlberg, solamente una minoranza delle persone riesce a raggiungere questo stadio dello sviluppo morale.

Kohlberg specifica inoltre che questa sequenza di stadi non implica che uno stadio morale sia superiore rispetto ad un altro; egli tuttavia commette "l'errore naturalistico", ossia passa dall' "è" al "deve". Egli, ispirandosi a Piaget, ritiene che più uno stadio morale è evoluto, maggiore è l'equilibrio nel risolvere in modo razionale problemi e contraddizioni rispetto agli stadi precedenti.

I BAMBINI DISTINGUONO TRA NORME MORALI E CONVENZIONALI?

Secondo Piaget e Kohlberg, il ragionamento morale diventa indipendente solamente durante l'adolescienza.

Convenzioni sociali: uniformità comportamentali che coordinano le interazioni fra individui in contesti sociali e si fondano sulla conoscenza condivisa di regole che vanno rispettate in tali contesti. Esse sono arbitrarie e spesso mancano di una ragione prescrittiva intrinseca.

Secondo Turiel, esiste una ragione intrinseca per le regole morali che scaturisce dalla presenza oggettiva di una vittima innocente. Lo studioso, assieme a Nucci, ha osservato che mentre nel caso di violazioni convenzionali si osservano maggiori reazioni negative negli adulti, invece in caso di violazioni morali bambini e adulti reagivano allo stesso modo. Questo studio mostra quindi che anche i bambini in età prescolare sono in grado di distinguere fra regole convenzionali e regole morali. I bambini di 3 anni affermano inoltre che la violazione delle seconde sono indipendenti dalle decisioni di un'autorità esterna. La distinzione morale-convenzionale è stata osservata in molte culture.

Questi risultati portano ad una rivisitazione del pensiero di Kohlberg e Piaget? Secondo Turiel, vanno ipotizzati due percorsi distinti per lo sviluppo del ragionamento nel dominio morale e in quello convenzionale: nello sviluppo del ragionamento morale si osservano cambiamenti legati a ciò che viene considerato giusto riguardo i diritti e il benessere degli altri; nello sviluppo delle competenze riguardanti al dominio convenzionale invece si riscontrano periodi di accettazione e di negazione, a causa della diversa comprensione che il bambino sviluppa del ruolo delle regole nel mantenere la società stabile e funzionante.

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Maria Teresa Stella In seguito alla distinzione di Turiel, la differenza di ideologia affrontata da Kohlberg non va più considerata come causa di un arresto a diversi stadi dello sviluppo morale, ma come il risultato di un equilibrio diverso tra moralità e convenzione. Esiste quindi spesso un conflitto tra principi morali e convenzioni; l'individuo perciò deve cercre un equilibrio e un compromesso tra i due domini.

I teorici della distinzione morale-convenzionale hanno individuato le fasi evolutive del ragionamento riguardante le convenzioni: 0-7 anni: i bambini sono immersi in una concretizzazione delle regole, e osservano le regolarità. 8-10 anni: il bambino osserva le eccezioni alle regolarità. 10-12 anni: il bambino diventa consapevole del ruolo delle regole nel mantenimento dell'ordine sociale e della possibilità di cambiare le norme convenzionali 12-14 anni: le norme convenzionali sono viste come semplici aspettative casuali; il loro potere si indebolisce. 14-17 anni: si sviluppa una concezione sistematica di struttura sociale e della funzione fondamentale svolta dalle norme convenzionali nelle organizzazioni gerarchiche. 17-20 anni: le norme non sono più considerate essenziali e vengono viste come abitudini codificate e cristallizzate in aspettative sociali Età adulta: si apprezza il ruolo sociale delle convenzioni.

Come si sviluppa invece il ragionamento morale? 0-7 anni: l'equità viene piegata in base ai propri bisogni. 8-10 anni: il concetto di giustizia viene unito al principio di reciprocità e di uguaglianza dei diritti. 10-14 anni: l'egualitarismo viene superato dal senso di equità che considera anche i diversi meriti e i diversi bisogni. Età adulta: il ragionamento centrato su equità e benessere delle persone si espande anche ai sistemi sociali; la moralità è vista come autonoma e indipendente dalle convenzioni.

DIFFERENZE CULTURALI NELLO SVILUPPO MORALE

Concezione universalista dello sviluppo morale: il bambino già dai 3 anni scopre principi universali indipendenti dalle norme e dalle convenzioni sociali.

La teoria di Kohlberg è stata criticata in quanto troppo improntata sull'individualismo caratteristico dell'Occidente industrializzato.

Alcuni studiosi fra cui Schweder distinguono tre tipi di morale: A. La morale della comunità o collettivista: dà priorità ai ruoli sociali e antepone il benessere della

società a quello individuale; B. La morale dell'autonomia o individualista: è centrata sull'autonomia e sulle libertà individuali; C. La morale della divinità o dell'ordine naturale: si basa sulle norme che hanno lo scopo di

preservare la purezza interiore.

4. Emozioni e sentimenti

Tra giudizi ed emozioni c'è una relazione di necessità: senza le emozioni non è possibile formulare giudizi su cosa è giusto e cosa è sbagliato.

L'emozionismo assume che ci sia un'unione essenziale tra le proprietà morali delle azioni e le emozioni. Un'azione è considerata giusta o meno in quanto ha il potere di stimolare un'emozione di approvazione o disapprovazione.La disposizione a provare tali emozioni è una parte importante dal possedere i concetti morali come giusto/sbagliato, accettabile/inaccettabile; essa è necessaria affinchè si possa possedere i concetti di giusto/sbagliato e formulare così i giudizi morali. Gli emozionisti tuttavia non escludono la possibilità di formulare un giudizio senza un coinvolgimento emotivo effettivo, ma non senza la disposizione a provarlo.

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Maria Teresa Stella

SENTIMENTALISMO MORALE E CIRCOLI...VIZIOSI

La teoria della sensibilità morale sembra cadere in un circolo vizioso: Perchè disapproviamo un'azione ingiusta? Perchè è ingiusta. Secondo Prinz, è possibile uscire dal circolo. L'instaurazione di un legame mentale tra es. crudeltà e tristezza riduce la probabilità che la persona si comporti nuovamente in modo sbagliato. La rappresentazione mentale risultante diventa una norma e va a creare una regola. Mentre inizialmente la tristezza era causata dall'allontanamento sociale dovuto all'azione crudele, ora dipende dalla violazione di una regola; la tristezza dà così vita ad una nuova emozione, il senso di colpa.

Per arrivare alla soluzione del circolo vizioso è necessario affrontare un'analisi del giudizio morale su due livelli: quello funzionale e quello evolutivo. Il primo si focalizza sul "qui ed ora" e cerca di dare una risposta a "perchè x giudica l'azione y come moralmente inaccettabile?". Il secondo invece cerca di comprendere come si sviluppano/acquisiscono le disposizioni che danno vita alle valutazioni morali.

LA GIUSTIZIA DELLE AZIONI E IL COLORE DEGLI OGGETTI

Come i colori, le proprietà morali sono viste come qualità secondarie, ossia che dipendono dalle risposte date dalla persona. Per l'emozionismo, ciò che le proprietà morali condividono con i colori è il fatto che dipendono dall'esistenza di un sistema mentale particolare in grado di provare determinate esperienze emotive. Mentre per i realisti esistono fatti morali che dipendono da proprietà morali, per gli emozionisti queste ultime sono qualità secondarie che dipendono dal sistema mentale umano.

Per quanto riguarda alcuni aspetti, l'analogia con i colori non è più applicabile; - Le differenze fra individui sono limitate per i colori ma molto più frequenti nei giudizi morali; - La percezione cromatica non implica aspetti motivazionali; la valutazione morale invece implica

forti tendenze all'azione; - Mentre il disaccordo su concetti cromatici non ci tocca emotivamente, avviene il contrario in

caso di disaccordo morale interculturale.

EMOZIONI E GIUDIZI IN RAGAZZI CON FORTI CREDENZE RELIGIOSE

Le persone religiose ritengono che un'azione sia giusta in quanto conforme alla volontà divina o ritengono che Dio approva un'azione in quanto giusta? Platone sosteneva la seconda opzione, affermando che le regole morali sono autonome e prioritarie anche di fronte all'autorità divina. Grazie agli studi di Nucci sappiamo che anche i ragazzi con fedi religiose ben radicate e diverse condividono il pensiero di Platone: il giudizio riguardo l'accettabilità morale di un'azione non deriva da una semplice consultazione delle regole stabilite dalla massima autorità; per gli emozionisti, il giudizio negativo è causato dal sentimento negativo associato all'azione scorretta invece che alla consultazione delle norme prescritte dall'autorità.

CONDANNARE SENZA SAPERE PERCHÉ

Haidt ha dimostrato che le persone esprimono giudizi morali in modo deciso, ma non sono in grado di giustificarli razionalmente: sembra che alla base del giudizio vi sia una reazione emotiva spontanea di disgusto e disapprovazione. Egli ha scoperto inoltre che, come ritengono gli emozionisti, la reazione di disgusto influisce in modo inconscio sulle valutazioni morali. Altri studi hanno invece mostrato che le valutazioni morali effettuate in un ambiente caratterizzato da disordine e condizioni ambientali che stimolano un leggero disgusto sono più severe rispetto a quelle richieste in un ambiente ordinato e pulito.

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Maria Teresa Stella Rozin ha proposto che alla base del modello teorico CAD (community, autonomy, divinity) di Schweder (vedi cap 2) ci siano 3 diverse reazioni emotive:

La proposta di Rozin è stata confermata da un esperimento dove si chiedeva a studenti americani e giapponesi di accoppiare l'espressione emotiva ritenuta adeguata alla tipologia di violazione.

Le emozioni morali rivolte invece verso se stessi sono legate sia alla disapprovazione (colpa, imbarazzo, vergogna) che all'approvazione (orgoglio).

SI PUÒ SACRIFICARE UN INNOCENTE?

Dilemma del Trolley: anche i bambini di 4-5 anni rispondono come gli adulti (premono il pulsante il 50% delle volte)

Dilemma del ponte (footbridge): solo il 20% dei soggetti decide di spingere la persona; secondo Greene e collaboratori questa azione attiva infatti il sistema emotivo, mentre invece il premere il pulsante nel primo dilemma lascia relativamente indifferenti.

Sembra che mentre nel primo dilemma prevalga il principio utilitarista e consequenzialista basato sugli effetti dell'azione, nel secondo domini invece l'emozione nella formulazione del giudizio. Tale ipotesi è coerente con la registrazione dei tempi di reazione nei due diversi dilemmi: nel coaso delle storie impersonali come il primo dilemma, i soggetti impiegano lo stesso tempo indipendentemente che la risposta sia accettazione o rifiuto; al contrario nel caso delle storie personali impiegano molto più tempo ad accettare le azioni come ammissibili. Questo allungamento di tempo implica un conflitto fra tendenze di risposta opposte. Ciò sostiene l'esistenza di un modello del giudizio morale a due vie: una via più emotiva, e una più razionale e "fredda".

E' stato in seguito osservato che i risultati osservati da Greene cambiano in seguito alla manipolazione di alcuni fattori: ciò mette quindi in dubbio le conclusioni riguardo il modello a due vie.

RICERCHE SULLA MOTIVAZIONE ALL'AZIONE

In uno studio di Liljenquist e colleghi è stato osservato che lo stato emotivo indotto dal profumo nella stanza dell'esperimento aveva influenzato la propensione dei soggetti ad agire in modo eticamente corretto. Ciò accade perchè il nostro senso di colpa, che costituisce una minaccia al Sé morale e all'immagine morale di noi stessi che cerchiamo di proteggere per evitare depressione e insicurezze, può essere attenuato tramite azioni meritorie e anche pratiche di igiene fisica: è stato infatti scoperto che nella mente umana vi è una forte associazione tra purificazione fisica e purificazione morale.

Moralità Emozione associata Evento scatenante

Community Contempt(sdegno, disprezzo) Violazione delle norme sociali e mancanza di rispetto per l'autorità

Autonomy Anger (rabbia morale/collera) Osservazione di una violazione dei diritti fondamentali della persona

Divinity Disgust (disgusto) Azioni e contesti contaminanti ed impuri

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Maria Teresa Stella I risultati degli studi in questo campo mostrano che esiste un legame forte fra emozioni e motivazione all'azione, e quelli di Harris e colleghi (pag 90) dimostrano invece la relazione fra emozioni, sentimenti, giudizi e motivazioni, come sostengono gli emozionisti.

IL GIUDIZIO MORALE NEL CERVELLO

Greene e colleghi hanno osservato che nelle storie personali le aree cerebrali tipicamente coinvolte nei processi emotivi sono l'insula, la corteccia orbitofrontale e il giro frontale mediale. In un altro studio con fMRI è stato osservato che la corteccia orbitofrontale si attiva durante l'elaborazione delle risposte emotive in modo maggiore nei casi in cui è presente un danno prodotto in modo intenzionale; la corteccia dorsolaterale prefrontale è invece associata a processi cognitivi e non emotivi e si attiva con dilemmi dove il fattore critico da considerare è il compiere o meno un'azione a parità di effetto dannoso.

Dagli studi di neuroetica sappiamo invece che la corteccia mediale prefrontale e l'amigdala svolgono un ruolo fondamentale nella formulazione dei giudizi. Queste aree sono importanti sia per la generazione di reazioni empatiche che per la registrazione di eventi punitivi e quindi per l'apprendimento di tendenze avversive legate a determinate azioni/situazioni.

LA CAPACITÀ DI GIUDIZIO MORALE NEGLI PSICOPATICI

La psicopatia è un disturbo caratterizzato da: fascino superficiale, assenza di ansia e senso di colpa, disonestà, egocentrismo, incapacità di formare relazioni stabili, difficoltà nel pianificare e nell'apprendere dalle punizioni, povertà di emozioni e mancanza di comprensione dell'impatto che hanno le proprie azioni sugli altri.

L'aspetto fondamentale di questa psicopatologia è il malfunzionamento del sistema emotivo: diversi studi hanno mostrato ad esempio che gli psicopatici hanno un deficit nella capacità di reagire in modo empatico alle sofferenze degli altri. Inoltre è stato osservato in un gruppo di detenuti con psicopatia che essi non possiedono la capacità di distinguere tra regole morali e regole convenzionali (vedi pag.4). Mentre rimane intatta la capacità di ragionamento, risultano compromesse le capacità empatiche ed emotive e di conseguenza lo stesso sviluppo morale.

L'associazione tra il deficit dello sviluppo emotivo e il deficit nel giudizio morale sostiene la tesi emozionista secondo cui i concetti morali sono fondamentalmente legati alle emozioni.

5. Linguaggio e giudizi: esiste una grammatica morale?

Secondo gli empiristi, l'acquisizione di sentimenti e di regole morali si deve al condizionamento. Seguendo le idee di Rawls, alcuni scienziati e filosofi americani hanno criticato questa visione cercando di sviluppare un programma alternativo che si basa su un'analogia con l'acquisizione del linguaggio. Tale analogia è una cornice al cui interno è possibile sviluppare diverse teorie.

L'obbiettivo è indagare se i progressi compiuti nel campo del linguaggio possono aiutarci a fare chiarezza sullo studio di un'altra competenza, quella morale. Il programma deve rispondere a 5 grandi domande: 1) In che cosa consiste la conoscenza morale? 2) Come viene acquisita? 3) Come viene utilizzata? 4) Come viene fisicamente realizzata nel cervello? 5) Come si è evoluta nella specie?

L'ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO

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Maria Teresa Stella A partire dai lavori di Chomsky si è sviluppato un nuovo programma di ricerca chiamato "linguistica generativa", che si discosta fortemente dal condizionamento classico e operante. Chomsky riteneva che per avere maggior chiarezza è prima di tutto necessario occuparsi seriamente del problema di che cos'è la conoscenza di una lingua.

Secondo la prospettiva generativa, la conoscenza della grammatica di una lingua consiste nella rappresentazione mentale dell'insieme di regole e di principi che permettono a qualsiasi parlante di generare un insieme di frasi ben costruite di tipo infinito; tali principi permettono di avere creatività linguistica e si trovano alla base della capacità di comprendere le frasi che ascoltiamo.

Fattori esterni come la stanchezza o lo stato emotivo possono influire (negativamente) su ciò che effettivamente pronunciamo; di conseguenza i linguisti generativi preferiscono i giudizi di grammaticalità rispetto a ciò che viene effettivamente pronunciato. E' importante sottolineare che spesso la conoscenza del linguaggio di cui si occupa la grammatica generativa non coincide con i principi appresi durante gli studi scolastici.

Chomsky ritiene che la conoscenza delle regole e dei principi che ci permettono di parlare/ comprendere il linguaggio non può essere acquisita per associazione o imitazione: essa è una conoscenza innata detta grammatica universale che costituisce la conoscenza di principi che comprendono concetti astratti e specifici del linguaggio; essi sono detti "parametrizzabili" in quanto il loro stato finale dipende dall'assegnazione di un valore a determinati parametri.

Ciò che permette al bambino di fissare i valori dei parametri è l'esposizione alla lingua materna. L'acquisizione di tale lingua è per la maggior parte predisposta biologicamente: il meccanismo di acquisizione è infatti predisposto ad assumere le frasi sentite come input e a produrre la conoscenza grammaticale della lingua materna come output.

La teoria del meccanismo specializzato è sostenuta da due motivi diversi: - La "povertà dello stimolo": i bambini vengono corretti nel caso di errori semantici ma raramente

nel caso di errori grammaticali in contesto extrascolastico. - La conoscenza grammaticale viene acquisita rapidamente in età precoce e lentamente in età

avanzata: ciò suggerisce l'esistenza di un periodo critico per l'apprendimento del linguaggio dopo il quale il meccanismo per imparare una lingua è diverso rispetto a quello dell'infanzia.

LA CONOSCENZA MORALE SECONDO L'ANALOGIA DEL LINGUAGGIO

La conoscenza morale è formata dalla conoscenza delle regole che permettono a una persona di produrre giudizi riguardo l'obbligo/divieto/ammissibilità di una determinata azione.

Secondo il programma di ricerca della Gmu (grammatica morale universale, di Dwyer e Mikhail) i giudizi di ammissibilità sono quelli che forniscono i dati più interessanti. Esso si avvicina quindi alla tradizione empirista già vista nelle ricerche di Haidt.

La conoscenza morale viene applicata all'osservazione diretta/indiretta delle azioni/contesti nei quali esse avvengono; essa permette di creare una descrizione strutturale dell'azione da cui si può derivare i giudizi di ammissibilità.

IL CONTATTO, L'INTENZIONE E L'AZIONE

Secondo l'analogia del linguaggio, i risultati dei dilemmi del carrello possono essere spiegati diversamente: • Principio del contatto: le azioni che implicano un contatto diretto con una vittima vengono

considerate peggiori rispetto agli effetti prodotti da un'azione priva di contatto; • Il ruolo della vittima: mentre nel primo dilemma la morte della persona è un "effetto collaterale"

non desiderato e non intenzionale, nel secondo dilemma la vittima costituisce uno strumento per raggiungere uno scopo.

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Maria Teresa Stella Principio del "doppio effetto": un'azione che ha effetti sia positivi che negativi, normalmente considerata inammmissibile, è invece ammissibile se: - L'effetto positivo è prodotto intenzionalmente, mentre quello negativo no; - Gli effetti positivi superano quelli negativi; - Non sono possibili azioni alternative.

I ricercatori hanno cercato di creare dei dilemmi nei quali i due effetti fossero isolati: la storia della deviazione-loop nel caso di vittima strumentale ma assenza di contatto fisico, e la storia con loop e oggetto pesante nel caso di vittima come effetto collaterale non intenzionale. L'azione viene ritenuta più ammissibile nella prima storia rispetto che alla seconda.

I risultati dipendo secondo i ricercatori da due principi taciti: • Principio dell'intenzione: il danno prodotto con intenzione è peggiore di quello prodotto come

effetto collaterale visto ma non voluto; • Principio dell'azione-omissione: il danno prodotto con un'azione è peggiore rispetto ad un danno

uguale ma prodotto in seguito ad un'omissione.

ANALOGIA LINGUISTICA, REGOLE E GIUDIZIO

Grazie agli studi di Turiel, Smetana e Nucci sappiamo che i bambini già a 2-3 anni sono in grado di distinguere le regole morali da quelle convenzionali tramite 3 criteri: A) Esistenza di una vittima; B) Maggiore gravità delle violazioni di regole morali; C) Indipendenza dall'autorità.

ANALOGIA LINGUISTICA E DIFFERENZE CULTURALI

La proposta dell'esistenza di una Gmu(vedi pag. 11) rende conto delle differenze culturali tramite la nozione di fissazione dei parametri. I diversi paramatri fissati (secondo Dwyer) riguardano i soggetti a cui vanno rivolte le proibizioni morali; Dwyer vuole "parametrizzare" il concetto di agente al quale è consentito applicare valutazioni morali (es. parametro che fissa l'appartenenza del soggetto al gruppo o meno).

La difficoltà notevole della Gmu sta nella caratterizzazione delle differenze culturali a livello maggiormente astratto, individuando i principi che si possono parametrizzare i valori assegnati ai parametri nelle varie culture.

GRAMMATICA MORALE ED EMOZIONI

Il legame tra giudizio morale e capacità emotive è ancora fonte di dibattito: secondo gli empiristi, i sentimenti morali sono la causa principale del giudizio morale. Per la prospettiva orientata all'analogia linguistica invece va affrontato il problema riguardante la descrizione di come l'input viene elaborato per produrre poi un giudizio morale; essa fa riferimento esplicito al modello della percezione visiva in 3 livelli di Marr: 1° livello: vanno specificati i tipi di informazioni e i principi vigenti in un determinato dominio di competenza (es. la proprietà commutativa nel dominio delle competenze numeriche e aritmetiche) 2° livello: a questo livello di tipo cognitivo va chiarito come le informazioni e i principi vengono rappresentati nella mente umana (es. quali sono le regole e le rappresentazioni mentali usate per fare una moltiplicazione?) 3° livello: è il livello dell'implementazione dove si chiarisce come la competenza viene realizzata fisicamente nel cervello, ossia quali sono le strutture fisiche coinvolte nella realizzazione materiale dei processi del secondo livello.

Come sostiene Marr con la percezione visiva, anche l'analogia linguistica sottolinea l'importanza di elaborare risposte chiare e dettagliate in tutti e tre i livelli. Osserviamo come in questa prospettiva il riferimento alle emozioni come parte integrante del giudizio morale sia vago. Infine questa seconda

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Maria Teresa Stella visione ribadisce come le risposte al secondo e terzo livello siano fondamentali per migliorare la ricerca sulle basi neurali delle competenze morali (Es. studi sui dilemmi morali con fMRI di Greene).

Qual'è la differenza fra competenza linguistica e facoltà morale? L'impegno personale è intrinseco alla facoltà morale, mentre è assente nelle facoltà linguistica.

6. Le radici biologiche del senso morale

L'ORIGINE DEL SENSO MORALE SECONDO DARWIN

Secondo Darwin il senso morale è il prodotto do due acquisizioni distinte e pre-morali: 1. Una componente pulsionale (= gli istinti sociali); 2. Una componente cognitiva (= le abilità intellettuali altamente sviluppate).

Gli istinti sociali o capacità empatice si estendono secondo lo scienziato solamente agli individui della stessa associazione; le abilità mentali invece hanno il compito fondamentale di superare tale limite, grazie a a) le capacità mnestiche, b) le capacità linguistiche, e c) l'abitudine.

Gli studi di Tomasello indicano lo sviluppo precoce delle capacità di cooperazione ed altruismo nei bambini piccoli e nei primati non umani. Darwin inoltre definisce l'impulso che noi chiamiano motivazione intrinseca, diverso dalla motivazione derivante dai benefici materiali. L'empatia per la moralità fa riferimento nel lavoro dello scienzato al lavoro di Smith, secondo cui questo sentimento sia scatenato dalla vista del dolore negli altri.

Osserviamo quindi come l'uomo sia un animale sociale, che cerca istintivamente la compagnia dei suoi simili, partecipa in modo spontaneo ai sentimenti altrui e soffre notevolmente quando isolato a lungo dagli altri.

Rimane irrisolta una questione importante: come fa l'uomo a distinguere fra istinti nobili ed istinti bassi, provando orgoglio se segue i primi e colpa/rimorso/vergogna se cede ai secondi? La chiave è la memoria: grazie all'esperienza, le persone sono in grado di prevedere le conseguenze emotive negative di azioni inaccettabili.

Darwin, oltre a considerare gli istinti sociali che promuovono le azioni morali, si occupa del loro limite: essi infatti riguardano esclusivamente i membri di un gruppo ristretto a cui si è legati da vincoli di parentela o appartenenza allo stesso gruppo culturale.

Mentre gli istinti sociali si appoggiano alle regole morali alte, le regole morali basse si riferiscono all'individuo; in più le prime hanno una base innata negli istinti sociali, mentre le seconde sono trasmesse soprattutto tramite la cultura.

ALTRUISMO EVOLUZIONISTA E ALTRUISMO PSICOLOGICO

Secondo Dawkins l'altruismo darwiniano è falso, in quanto seguendo i processi di selezione naturale è impossibile che si evolva un istinto che sia altruista in modo autentico. Esso deve per forza essere il prodotto dell'educazione e dell'apprendimento, che va contro la natura totalmente egoistica degli istinti. Difatti i tratti e i geni si diffondono solamente se aumentano la fitness riproduttiva degli individui che li possiedono. Ciò è stato poi provato da diversi studi di biologia.

Di conseguenza, quello che sembra altruismo è secondo Dawkins semplicemente "egoismo dei geni", che costruiscono macchine(gli esseri viventi) al fine di diffondersi al meglio.

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Maria Teresa Stella La critica a Darwin riguarda il fatto che egli confonde l'altruismo metaforico di tipo evoluzionistico con quello autentico di tipo psicologico: il primo considera solamente i concetti di aumento o di diminuzione della fitness riproduttiva; il secondo si fonda invece ha come base i concetti psicologici di intenzione e motivazione. Spesso nella realtà i due tipi di altruismo sono dissociati. Tuttavia si commette un errore di tipo riduzionista se si afferma che non possono esistere gli istinti prosociali. Secondo de Waal, la natura umana va vista come sia cattiva che buona: da un lato istintivamente egoista, dall'altro istintivamente altruista.

ALTRUISMO E RECIPROCITÀ

Ci sono due processi che permettono la compatibilità tra la teoria della selezione naturale e l'emergere in senso psicologico degli istinti sociali e dei comportamenti altruisti: 1) La prima spiegazione si basa sulla kin selection (= la selezione di comportamenti che tendono

ad aiutare gli individui con legami di parentela); 2) La seconda si basa sui principi di reciprocità diretta ed indiretta di Trivers ed Alexander.

Entrambi sono fondati sul fatto che un comportamento che a breve termine costituisce uno svantaggio porterà un vantaggio maggiore del costo iniziale a lungo termine. Nel primo principio ciò avviene in quanto il beneficio viene restituito in futuro con gli interessi; nel secondo principio il favore viene invece restituito dagli altri membri del gruppo.

L'AVVERSIONE ALL'INIQUITÀ NELL'UOMO E NEGLI ANIMALI

Nel psicoeconomico "gioco dell'ultimatum" si è osservato come i riceventi rifiutano le distribuzioni fortemente inique il 90% delle volte: l'iniquità genera reazioni negative con motivazione punitiva. Si sono riscontrati effetti simili anche negli scimpanzè e nei cani.

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