Riassunto La guerra sul mare - Glete , Sintesi di Storia Moderna. Università degli Studi di Genova
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Riassunto La guerra sul mare - Glete , Sintesi di Storia Moderna. Università degli Studi di Genova

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Riassunto dettagliato e diviso per capitoli del libro di Jan Glete "La guerra sul mare: 1500-1650". Ideale per un esame di storia marittima e navale.
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GLETE, LA GUERRA SUL MARE: 1500-1650.

CAP. 1 – LA GUERRA NAVALE NELLA STORIA EUROPEA Le guerre navali (i diversi tipi di conflitto) come parte del processo di trasformazione dell’Europa da fine ‘400 a metà ‘600. Nella prima metà del ‘500 gli stati creano organizzazioni per avere il monopolio della violenza sulla terra e sui mari. La guerra si trasforma radicalmente fra il 1500 e il 1650. Le guerre fino al ‘400 sono regionali e si limitano al Mediterraneo e all’Europa. La violenza non è monopolio statale, le navi non sono di proprietà dello stato e non ci sono marine permanenti. La guerra marittima è combattuta da città- stato indipendenti o da interessi mercantili negli stati territoriali ed è finanziata da privati, non dallo stato. Dalla metà del ‘600 ci sono invece grandi flotte di velieri da guerra e le guerre sono finanziate con le tasse imposte dagli stati. Nel corso di un secolo e mezzo avvengono quindi delle trasformazioni. Le marine diventano organizzazioni permanenti che richiedono strutture burocratiche e organizzative complesse e diventano uno strumento per gli stati centralizzati per affermare la propria potenza. La guerra sul mare vede come protagonisti i velieri armati di cannoni pesanti, mentre le galee a remi sono usate per le azioni anfibie o costiere. L’uso della forza sui mari da parte dei privati è regolamentata dagli stati. La guerra navale si collega a 5 cambiamenti avvenuti in età moderna: 1) formazione degli stati territoriali 2) ascesa e declino degli imperi marittimi, politici (spagnolo, ottomano, danese e svedese) e economici (olandese e anseatico). 3) espansione del commercio marittimo interregionale (declino Europa merid. e Mediterraneo dalla fine del ‘500, ascesa dell’Europa occidentale e del nord). 4) espansione oltremare dell’Europa (Africa, Asia, Americhe) 5) trasformazioni tecnologiche della guerra marittima (nave a vela con cannoni a bordo) Il tema della guerra navale come forza propulsiva della formazione degli stati nazionali è un tema poco studiato.

CAP. 2 – TECNOLOGIE, TATTICHE E STRATEGIE Due principali innovazioni dalla seconda metà del ‘400: - cannoni pesanti a bordo delle navi -> in bronzo utilizzano le pallottole di ferro (i primi erano più piccoli, in ferro e usavano palle di pietra); la prima produttrice è la Francia; dalla fine del ‘400 sono usati sulla terraferma e progressivamente, anche se in misura limitata, anche nella guerra navale. Nel ‘500 l’Inghilterra produce anche cannoni in ferro colato, più economico ma di lavorazione più complessa. Gli stati fino al 1650 preferiscono utilizzare i cannoni in bronzo, per la disponibilità del rame. Limiti: costo elevato, scarsità di artiglieri esperti. - evoluzione tecnologia navigazione a vela - diffusione tecnica del fasciame affrontato Conseguenze prodotte dall’introduzione dei cannoni sulle navi e dalla navigazione a vela: - combattimento a lunga distanza (-> riduzione delle armi da fanteria) - capacità di attaccare obiettivi sulla terraferma dal mare grazie ai cannoni - lunga permanenza in mare senza riduzione capacità di combattimento (i cannoni non comportano problemi di sostentamento) - spedizioni marittime in aree lontane dalla base (guerra regionale -> guerra globale)

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- capacità di proiettare potenza a grandi distanze - cambiamenti tattici: nella guerra di galee i cannoni venivano usati nella prima fase della battaglia e poi eventualmente si passava al combattimento ravvicinato con le armi da fanteria. Nelle galee i cannoni erano montati a prua (davanti). I cannoni sulle fiancate avevano funzione di antiabbordaggio. Tutte le potenze europee adottarono i cannoni, ma non tutte dimostrarono efficienza nell’uso dei nuovi sistemi di armamento. Le innovazioni introdotte avevano bisogno di un sistema coordinato per essere utilizzate al meglio e le marine permanenti si riveleranno gli strumenti più idonei per questo. Prima del 1650 la composizione delle flotte era eterogenea così come il corpo di ufficiali e di comandanti di mercantili civili, con o senza esperienza militare. Ciò impediva che fossero impartite istruzioni permanenti sulle tattiche e sul tipo di combattimento da adottare (abbordaggio o cannoneggiamento) la cui scelta veniva lasciata ai comandanti delle singole navi. Con i cannoni era chiaro che l’abbordaggio poteva avvenire solo in determinate circostanze.

CAP. 3 – MARINAI, SOLDATI E COMUNITA’ MARITTIME IN TRASFORMAZIONE Le nascenti marine degli stati moderni si svilupparono utilizzando l’ampio ventaglio di esperienze dei marittimi europei nella sfera privata. Li coinvolsero nell’organizzazione della marina o integrarono i loro interessi privati nella macchina dello stato per poter sfruttare le loro competenze. Per esempio quella di creare squadre efficienti di marinai che gli armatori sceglievano all’interno delle comunità marittime. In epoca moderna venne creato un corpo di ufficiali di marina cioè un corpo di marinai professionisti e di combattenti, avente struttura gerarchica, i quali controllavano la violenza sui mari per conto dello stato e lo rappresentavano. Erano responsabili dell’obbedienza agli ordini, della gestione del denaro e degli approvvigionamenti. Comandanti e ufficiali potevano provenire dall’ambiente mercantile oppure dall’aristocrazia. Le possibilità offerte dalla carriera in marina ridimensionarono i pregiudizi della nobiltà sulle professioni di mare. Servire lo stato conferiva un elevato status sociale, un buon salario e la possibilità di esercitare la violenza in nome dello stato. Il corpo di ufficiali servì per promuovere la lealtà delle elite verso lo stato. All’inizio del ‘500 non esistevano ufficiali di marina, nel 1650 invece tutti gli ufficiali erano marinai professionisti e leader di combattenti. Danimarca-Norvegia, Svezia e Inghilterra hanno sviluppato un corpo di ufficiali prima di altri paesi come la Spagna nella quale, fino alla metà del ‘600, l’ufficiale di marina e gli uomini armati erano membri dell’esercito spesso senza esperienza di mare. La nobiltà spagnola poi disprezzava la carriera in marina a favore di quella militare. L’impero ottomano forgiò ufficiali di marina che lo erano anche di terra ed erano anche governatori provinciali. C’erano poi marinai, rematori, soldati, artiglieri. Molti sceglievano il mare per guadagnarsi da vivere o nella speranza di ricavare qualche profitto dai saccheggi. Chi non aveva esperienza di mare, veniva preso sulle navi da guerra come combattente o per i lavori pesanti. L’importanza dei soldati diminuì con l’aumentare di quella dei cannoni. Nelle guerre di galee essi erano forze anfibie e, dal momento che trascorrevano molto tempo su una nave, venivano usati anche in mansioni marinaresche semplici. I marinai esperti erano invece essenziali sulle navi da guerra. Fondamentali erano invece gli artiglieri e il cannoniere per artiglieria pesante. C’erano poi carpentieri e velai specialisti per la manutenzione della nave. Non si sa fino a che punto gli stati si occupassero della loro formazione navale anche perchè queste competenze venivano apprese, nella maggior parte dei

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casi, ancora nell’ambito familiare e sociale delle comunità marittime. Gli organici delle marine potevano essere composti sia da volontari che da coscritti tra le comunità marittime. Quasi tutte le marine dovettero ricorrere alla coscrizione: solo la marina della Repubblica olandese riuscì a reclutare marinai dal solo mercato, già formati e specializzati, grazie alle altre retribuzioni che offriva. Nel ‘500 ci fu un’impennata nell’uso dei forzati, schiavi o prigionieri di guerra, come rematori e ciò soprattutto nelle galee del Mediterraneo occidentale.

CAP. 4 – STATI, ORGANIZZAZIONI E GUERRE NAVALI I conflitti tra il 1500 e 1650 vanno visti come competizioni tra gruppi di interesse (proprietari terrieri e mercanti) operanti nei settori della coercizione e della protezione. L’integrazione tra questi gruppi di interesse dà vita allo stato moderno. Lo stato moderno, infatti, nasce attraverso compromessi e trattative tra governanti e governati su come le risorse debbano essere usate per la difesa e la guerra e su chi debba avere il monopolio della forza. La costruzione degli stati si concretizzò in strutture organizzative tra le quali esercito e marina erano i maggiori consumatori di risorse di uomini e denaro. Il ruolo delle marine nella costruzione degli stati moderni è stato cruciale. L’efficienza di uno stato dipendeva anche dalla capacità di centralizzare e organizzare risorse e competenze e di saperle usare per la guerra. Dal punto di vista marittimo lo scenario politico ed economico europeo fu formato dalla potenza navale degli stati e dal potere economico dei centri di commercio e di trasporto marittimo. Sia marine che centri marittimi sapevano esercitare il controllo delle rotte marittime per mezzo della violenza. Per gli stati territoriali, però, la guerra navale era parte integrante del rafforzamento dello stato, mentre per i centri marittimi era un modo per proteggere e promuovere i commerci (guerra commerciale). I centri marittimi, come Bretagna Normandia e Olanda o Genova, Venezia e Ragusa erano anche centri armatoriali: spesso in caso di guerra i sovrani compravano o noleggiavano le loro navi (tra le più grandi navi dell’Armada c’erano mercantili veneziani). I centri del Mediterraneo continuarono a usare le galee nel ‘500, mentre nel nord Europa e nell’Europa occidentale, Francia, Portogallo, Danimarca-Norvegia, Svezia, Inghilterra, furono i primi a costruire velieri da guerra armati e a creare organizzazioni permanenti per gestire quel nuovo sistema di armamento. I sovrani capirono che investire nelle innovazioni tecniche navali avrebbe accresciuto il loro potere politico e militare sia all’interno che all’esterno. All’interno una marina permanente sarebbe stata un buon motivo per aumentare il prelievo fiscale, arricchendo le casse dello stato. All’esterno la marina significava proiettare la propria potenza e imporre pagamenti per la protezione del traffico marittimo. Una differenza tra le guerre medievali e quelle moderne è che queste ultime erano condotte da organizzazioni permanenti create dallo stato. Prima anche i potenti locali disponevano di navi e uomini armati ed esercitavano la violenza sui mari, spesso anche in contrasto con gli interessi della corona. Fra il 1500 e il 1650 i prodotti principali esportati dall’Europa in Asia sono stati la violenza e la protezione: usavano violenza per ottenere monopoli commerciali, vendevano protezione a mercanti asiatici ed europei e la loro tecnologia navale ad asiatici in conflitto con europei nemici o con altri asiatici. In cambio ottenevano preziosi prodotti orientali che vendevano in altri luoghi dell’Asia o portavano in Europa. Violenza e protezione sono fattori di sviluppo economico.

CAP. 5 – I PORTOGHESI NELL’ASIA MARITTIMA 1498-1600

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Impresa navale e mercantile del Portogallo nell’oceano Indiano dalla fine del ‘400 fino al 1600 che porta alla creazione di un impero marittimo e commerciale. Il Portogallo voleva trovare una via che collegasse direttamente l’occidente all’Asia, per sottrarre ai mamelucchi e ai veneziani il controllo delle rotte commerciali di alcuni prodotti (es. pepe) e voleva diventare una potenza politica e navale nell’area dell’oceano Indiano. Decisione importante fu quella, all’inizio del ‘500, di installarvi una flotta permanente, a dimostrazione della determinazione portoghese, costituita da navi a vela con cannoni pesanti. La flotta indo-musulmana non riuscì a prevalere. Negli anni successivi il Portogallo continuò a mandarvi navi e a dimostrare quindi la sua forza. Risultati concreti importanti si ebbero quando i governanti locali si allearono con i portoghesi offrendo loro porti e basi commerciali e accesso alle zone costiere dove si produceva il pepe. In pochi anni il Portogallo riuscì a dirottare la vecchia via del pepe sulla rotta che passava dal Capo di Buona Speranza e il commercio del pepe divenne di monopolio reale. Fino al 1509 la presenza portoghese in quest’area è solo marittima, non si addentra nell’interno. Dal 1509 invece inizia una campagna volta a creare un impero marittimo che, grazie a una flotta permanente, a entrepots fortificati (Hormuz, Goa, Malacca…) e a basi navali, avrebbe dato al Portogallo il controllo di tutte le rotte commerciali dell’oceano Indiano. Il Portogallo in 15 anni aveva costruito un nuovo potere nell’oceano Indiano. Inoltre si era affermato come venditore di protezione al traffico marittimo poiché chi voleva commerciare sulle coste indiane doveva avere la sua autorizzazione. Era divenuta una potenza navale nell’oceano Indiano. Il Portogallo organizzò una nuova rotta commerciale che passava dall’Africa, ottenne e impose il monopolio della violenza sui mari e proiettò la propria potenza sui mari, grazie alla sua flotta permanente. Ciò che determinò il successo dei Portoghesi nell’oceano Indiano fu: 1) superiorità tecnica navale 2) abilità di trarre vantaggi da conflitti interni ai popoli locali e a trovare alleati 3) uso di navi armate

CAP. 6 – IL MEDITERRANEO: IL TRAMONTO DEGLI IMPERI La guerra nel Mediterraneo dal XVI secolo fino al 1650. Nei primi decenni del ‘500 c’erano imperi in declino, le città mercantili italiane, e imperi in ascesa, ottomano e spagnolo. Per la costruzione dei nuovi imperi era fondamentale dotarsi di una marina permanente perché la sopravvivenza di tali imperi dipendeva molto dalle vie di comunicazione marittima che permettevano il trasferimento di risorse e i commerci. Grazie alle marine gli stati possono imporre il proprio controllo della violenza sui mari e aumentare le entrate statali vendendo la protezione a entità indipendenti. Ciò vale sia per l’impero ottomano che per l’impero spagnolo. Entrambi creano delle flotte permanenti di galee. L’impero ottomano unifica tutto il mondo musulmano. Il XVI secolo si caratterizza per il conflitto tra i due imperi, quello spagnolo alleato con Venezia e quello ottomano alleato con la Francia, per l’affermazione della superiorità nel Mediterraneo. La guerra si combatte su vari scenari: nel Mediterraneo orientale e nel Maghreb (vedi Lenci, Corsari: guerra, schiavi, rinnegati nel Mediterraneo) e tra Francia e Spagna anche in Italia (per il dominio del Ducato di Milano). La guerra in Italia venne vinta dalla Spagna (pace di Cateau- Cambresis 1559), ma il mare è controllato da francesi e ottomani. Nella guerra tra gli imperi, entrambi avevano difficoltà a controllare il Mediterraneo con le galee. I decenni successivi (1559- 1580) sono l’apogeo della guerra di galee. Episodi significativi che dimostrano la debolezza delle flotte di galee: offensiva ottomana a Malta (1565) e a Corfù (1570). 1571: Lega Santa (papato, Spagna e Venezia) che si dota di una flotta di galee e galeazze sotto comando unificato; battaglia di

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Lepanto. Gli anni 1580-1650 sono anni di trionfo della violenza privata. L’attività di corsa nel Mediterraneo, infatti, prosegue anche dopo la fine del conflitto ispanico-ottomano. La guerra di galee non poteva soddisfare le loro ambizioni più elevate: la flotta spagnola arrivava troppo tardi nel Levante, l’Impero ottomano non era riuscito a tradurre la superiorità nel Mediterraneo in conquiste durature e i veneziani non potevano intraprendere azioni offensive fuori dall’Adriatico. Erano navi a corto raggio d’azione ed erano diventate costose. Le flotte di galee non erano in grado di combattere fra loro e di controllare le vie di comunicazione in modo efficace. L’incapacità delle potenze marittime del Mediterraneo di adottare le nuove tecnologie navali, come i velieri, fu una delle cause del loro tramonto, come controllori della violenza e venditrici di protezione, e del declino del Mediterraneo come centro politico ed economico. Le galee erano efficienti come strumento di trasporto di risorse statali, ma non come venditrici di protezione e di controllori della violenza. I costi erano troppo alti e chi riceveva protezione riceveva un servizio scadente. All’inizio del ‘500 c’erano buone possibilità per la Spagna e l’impero ottomano di diventare potenze mondiali e ci sarebbero riusciti se avessero adottato le recenti tecnologie navali.

CAP. 7 – FORMAZIONE DI STATI MARITTIMI E COSTRUZIONE DI IMPERI NEL BALTICO Il declino dell’Hansa tedesca e gli aspetti marittimi della formazione degli stati danese-norvegese e svedese. Spiegazione dell’egemonia commerciale olandese nel Baltico basata sul controllo della forza. Nel ‘400 nel Nord Europa c’erano degli stati territoriali e la Lega Anseatica. Le città anseatiche godevano di privilegi commerciali presso gli stati baltici. Con l’ascesa degli stati danese-norvegese e svedese, all’inizio del ‘500, le città anseatiche dovettero affrontare la concorrenza nel Baltico delle due potenti monarchie (la Danimarca degli Oldensburg e la Svezia dei Vasa) che si dotarono di due marine di velieri con artiglieria pesante, finanziate soprattutto con l’introduzione di nuove tasse (es. Sound Toll), che divennero lo strumento principale del loro potere. Questo contribuì all’accentramento delle risorse e quindi alla creazione degli stati moderni. Prima di diventare una monarchia nel 1523, la Svezia era una repubblica aristocratica che tentava di resistere alla politica dei sovrani danesi di inizio ‘500 (Cristiano I, Cristiano II) di annetterla. Gustavo Vasa, guida degli aristocratici, si servì del sostegno delle città anseatiche per prendere il trono di Svezia. Queste, infatti, erano da tempo scontente di vedersi ridurre i privilegi commerciali dai sovrani danesi a favore degli olandesi, quindi, per un periodo tornarono a goderne presso i sovrani svedesi. Le guerre tra Danimarca e Svezia furono guerre navali per il controllo delle rotte commerciali del Baltico. Ben presto però il re svedese cominciò a cancellare quei privilegi. Un ulteriore tentativo delle città anseatiche di riaffermare il loro dominio sul commercio nel Baltico, chiudendo il Sound agli olandesi e riottenendo privilegi commerciali in Scandinavia, ci fu in occasione della guerra civile danese (1534-1535) quando guidarono la flotta danese contro il legittimo erede al trono Cristiano III, sostenuto dalla Svezia. La guerra finì a favore di questo ultimo. La potenza dell’Hansa era drasticamente ridotta. Danimarca-Norvegia e Svezia, ora alleate e non più nemiche, alla metà del ‘500, erano due monarchie centralizzate ed erano le potenze navali dominanti nel Baltico. Nel frattempo questi stati erano divenuti protestanti quindi i proventi derivanti dalla vendita dei beni ecclesiastici finanziavano le marine. 1544-1560: periodo tranquillo e positivo per i commerci nel Baltico. Le due monarchie si rafforzarono ancor di più grazie agli eventi degli anni successivi: guerra russo-svedese (1554-1557) e dissoluzione degli altri stati baltici di

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origine medievale che si sottomettono alle corone danese, svedese e polacca per timore dell’espansionismo russo. Ne derivarono problemi sul controllo dei traffici marittimi che originarono una guerra (1563-1566) tra Svezia e Danimarca alleata con Lubecca. La Svezia cercava il combattimento a distanza con i cannoni in bronzo, la Danimarca aveva invece quelli di ferro di vecchio tipo quindi preferiva lo scontro ravvicinato. Questa guerra dimostrò l’efficacia in battaglia delle navi da guerra rispetto ai mercantili armati con a bordo i soldati. Dimostrò inoltre che la superiorità tecnologica e la capacità organizzativa dello stato nel muovere risorse erano divenuti fattori fondamentali nella guerra navale se si considera che la Svezia non aveva grande esperienza navale e una economia marittima sviluppata. La Svezia fu impegnata con la Russia in una guerra che continuò fino al 1595 e poi con la Polonia fino al 1629. La marina danese invece si impegnò a pacificare il Baltico (1570-1590) e ad ampliare il suo dominio all’Atlantico settentrionale e all’Artico. Gli olandesi approfittarono per sviluppare nel Baltico dei traffici commerciali. Nel corso dei primi decenni del ‘600 ci sono nuove guerre provocate dal desiderio di espansione svedese e danese e dalla volontà della Danimarca di indebolire il dominio svedese sul Baltico. Nel 1618 poi scoppiò la Guerra dei 30 Anni che minacciò il commercio olandese nel Baltico e che coinvolse anche le potenze nordiche. La Svezia intervenne in guerra nel 1629 invadendo la Germania, dopo l’uscita della Danimarca, perché la flotta asburgica voleva attaccare il commercio olandese nel Baltico. La Danimarca decise di porre ostacoli alle esportazioni svedesi nel Sound e aumentò il Sound Toll quando constatò i successi bellici della Svezia. Ciò irritò la Svezia e i mercanti olandesi. La sconfitta dei mercantili armati olandesi dimostrò l’inefficacia di queste navi nella guerra contro le navi nordiche costruite apposta per la guerra. A seguito di vari scontri con la Svezia, la Danimarca stava perdendo il controllo dei suoi mari. Gli olandesi decisero di passare il Sound senza pagare la tassa e in seguito ottennero forti riduzioni sul pedaggio, mentre le province baltiche e tedesche conquistate dagli svedesi ottennero l’esenzione. La Danimarca non era più venditrice di protezione al commercio olandese, perché ora il Baltico era sotto il controllo dell’impero svedese. Però negli anni delle guerre anglo-olandesi (1652-54, 1665-67) la flotta danese proteggerà i traffici olandesi nel Baltico. Dal 1500 al 1650 le potenze nordiche, grazie all’efficiente organizzazione delle risorse e alla vendita di protezione al traffico marittimo straniero, aveva dominato il Baltico. Dopo il 1650 il controllo del Baltico fu conteso da Inghilterra e Olanda.

CAP. 8 – LA GUERRA NELL’EUROPA OCCIDENTALE FINO AL 1650 L’artiglieria pesante poteva essere utilizzata per: - controllo del territorio - proiezione di potenza - vendita di protezione Fu utile ai costruttori di imperi del Mediterraneo e anche ai re nordici che si affermarono come venditori monopolistici di protezione sul Baltico. Domanda di protezione da parte delle elite -> soddisfatta dai governanti con la nuova tecnologia navale -> maggior consenso delle elite allo stato e minor uso della violenza privata contro lo stato -> comunione di interessi elite – sovrano -> monopolio statale della violenza in accordo con le elite -> stato più forte. Il monopolio della violenza si realizza in tre modi: - tribunali e leggi per regolamentare la violenza sui mari - usare risorse marittime private e renderle funzionali per la guerra

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- creare marine permanenti: comporta la creazione di strutture organizzative che devono avere un coordinamento centrale quindi è un passo avanti nella costruzione dello stato moderno. Mediterraneo: imperi e Venezia nessun controllo su violenza, nessun distinguo pirateria/corsa. Baltico: monarchie nordiche controllo violenza sui mari, no lettere di corsa. Europa occidentale: concessione di salvacondotti. La Manica era importante luogo di scambi tra nord e sud dell’Europa. Il controllo del canale è indispensabile. Fine del ‘400: Francia controlla costa meridionale della Manica (conquista regioni inglesi sul continente). Allora l’Inghilterra deciderà di creare altrove il suo impero. La Manica era però importante per la difesa dell’isola britannica, per la Spagna per i collegamenti con i Paesi Bassi e per Francia e Paesi Bassi dal punto di vista militare. Fino al 1560: guerre Francia+Scozia contro Inghilterra+Spagna (e poi Paesi Bassi con Carlo V) erano per potere in Italia o per gli incerti confini franco-tedeschi. Punti cruciali per le nazioni in guerra: Manica e coste orientali della GB. 1511-1513 -> l’Inghilterra di Enrico VIII + Spagna contro la Francia: Inghilterra opera nella Manica e la Spagna prende il controllo nel golfo di Biscaglia. 1521-1529 -> 1° fase guerra tra Carlo V e Francesco I di Francia in Italia (la Spagna vuole Milano e la Francia vuole impedirglielo per non essere circondata dai domini spagnoli). L’Inghilterra sostiene la Spagna e invade la Francia da Calais (1523): ultimo tentativo inglese di creare un impero continentale. Scozia sostiene la Francia. 1536-1539 -> 2° fase 1542 -> Danimarca-Norvegia interviene a favore della Francia 1540-1550 -> Enrico VIII con la confisca dei beni ecclesiastici potenzia la flotta 1544 -> pace di Crepy Francia – Carlo V -> Inghilterra deve combattere da sola contro Francia e Scozia: la Manica è ora un canale difensivo pattugliato da navi da guerra inglesi. 1545-1546 -> la Francia tenta l’invasione dell’Inghilterra con galee e velieri. Difficile lo sbarco se davanti alla costa c’è una flotta armata di cannoni. 1547-1550 -> re Enrico II potenzia la flotta francese con vascello a remi più leggero con cannoni a poppa e a prua. 1549-1550 -> altro breve conflitto Inghilterra-Francia: le galee francesi si mostrano efficaci. 1551 -> 3° fase guerra Francia-Spagna in Italia, fatta di battaglie di convogli. Commerci non si interrompono. 1559 -> pace di Cateau-Cambresis: tutti gli stati italiani erano entrati in diverso modo nell’orbita della Spagna. Dal 1550 le navi più usate per la guerra sono le galee a remi nell’Europa occidentale, mentre dal 1500 al 1550 erano i velieri, ora ritenuti più adatti al trasporto. Artiglieria pesante + manovrabilità delle galee = accoppiata vincente. Queste guerre hanno dimostrato l’importanza del controllo delle vie di comunicazione per i commerci, le operazioni militari e le alleanze politiche.

CAP. 9 – LA GUERRA NELL’ATLANTICO FINO AL 1603 Questo capitolo parla dell’affermarsi dell’Inghilterra come potenza marittima. L’impero marittimo spagnolo in America e in Asia era minacciato da potenze europee in possesso delle stesse competenze nautiche. Francia e Inghilterra miravano a infiltrarsi nel traffico commerciale e a creare insediamenti. I due metodi messi in atto per penetrare il monopolio spagnolo dei traffici oceanici furono la guerra di corsa e il contrabbando (derubare navi spagnole e

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vendere le merci a coloni spagnoli). Prima la Francia e poi, dal 1550, anche l’Inghilterra, condussero una serie di attacchi corsari contro le navi mercantili spagnole nel triangolo atlantico (Azzorre, Canarie e Madera) e nei Caraibi. Ciò fino al 1585 (quando scoppia il conflitto anglo- spagnolo). I porti di Siviglia e di Cadice fino a oltre il 1650 per difendere i traffici e gli insediamenti utilizzarono un sistema di convogli e di navi di pattuglia, quasi tutti mercantili armati, e i costi delle navi furono sostenuti da mercanti e coloni. La Spagna, infatti, non aveva una marina di stato. Nel 1562 scoppia la prima guerra civile in Francia. L’Inghilterra non vi partecipa direttamente, ma investendo in guerre private sui mari apprendendo, in questo modo, nuove competenze utili alla sua marina permanente. Per questo si dimostrerà più forte nel conflitto anglo-olandese dei decenni successivi. Durante la guerra civile in Francia le comunità marittime della parte ugonotta condussero attacchi continui alle navi spagnole per procurarsi fondi e per annientare il nemico religioso. In quegli stessi anni insorsero i Paesi Bassi. I ribelli olandesi organizzarono anche una flotta di navi corsare (i Pezzenti del Mare, primo embrione della marina olandese) che cooperavano con ugonotti francesi e con gli inglesi negli attacchi alle navi spagnole tra il triangolo atlantico e il mar del Nord, rendendo l’Europa occidentale una zona poco sicura. La Spagna si rivelò debole e incapace di controllare le vie di comunicazione marittima tra la penisola iberica e i Paesi Bassi, tanto è vero che il denaro per pagare i soldati dell’Esercito delle Fiandre dovette essere portato a Genova e da lì trasferito nei Paesi Bassi attraverso la “via spagnola”. La Spagna, inoltre, lasciò sguarnite molte coste olandesi e non creò una marina asburgica nei Paesi Bassi, ma si affidò a navi private e all’esercito. I Pezzenti del Mare riuscirono a prendere il possesso di molti porti olandesi e insieme agli altri ribelli riuscirono in breve tempo a prendere il controllo di quasi tutte le coste olandesi. Per finanziarsi, vendevano licenze per commerciare con il nemico. Durante un breve periodo di tregua, tra il 1577 e il 1578, Francis Drake doppiò Capo Horn, attaccando gli interessi spagnoli nel Pacifico, e catturò un carico d’argento spagnolo. Nel 1579-80 le sette province settentrionali dei Paesi Bassi formarono l’Unione delle Province Unite. Nel 1580 ci furono due cambiamenti importanti: tregua con l’impero ottomano e Filippo II re di Spagna lo divenne anche del Portogallo (figlio di una principessa portoghese, rivendica il trono alla morte dell’ultimo Aviz). Con l’acquisizione del Portogallo, i due imperi rimasero separati, ma la Spagna acquisì una marina di velieri che aveva già una lunga esperienza, la base navale di Lisbona e un impero mondiale. Nel 1582 una spedizione guidata da Dom Antonio (re nominale del P.) a cui partecipò anche la Francia (interessata a ottenere concessioni dalla Spagna) partì dalla Francia diretta nelle Azzorre. Se durante la guerra civile la corona francese aveva esitato a sferrare un attacco alla Spagna nell’Atlantico, ora aveva cambiato idea. Questi scontri nel triangolo atlantico durarono fino al 1588 grazie al fatto che la flotta di galee rese possibile la pace nel Mediterraneo e che i convogli resero possibile l’arrivo di argento dall’America. In quegli stessi anni le province unite olandesi persero molti territori e se non fosse arrivata loro in soccorso l’Inghilterra sarebbero scomparse. Il conflitto anglo-spagnolo (1585-1603) scoppiò per questo pretesto: la requisizione da parte del governo spagnolo di navi inglesi nei porti spagnoli. L’Inghilterra decise di attaccare sia nei Paesi Bassi rimasti spagnoli sia nelle Indie occidentali. La Spagna poi fu coinvolta nella ripresa delle guerre civili in Francia. La Invincibile Armada spagnola era composta dai velieri portoghesi, dai mercantili armati spagnoli, da galeoni del convoglio atlantico, da galee e galeazze provenienti da tutte le parti dell’impero. La marina inglese invece vantava navi costruite appositamente per la guerra e molte delle navi private erano navi per la guerra di corsa. L’Armada aveva il vantaggio di avere un più alto numero di navi, mentre la marina inglese di disporre in grande quantità di

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artiglieria pesante e di saperne fare buon uso. Nel 1588 l’Armada doveva proteggere nel punto più stretto della Manica le truppe di elite dell’Armata delle Fiandre. Nei vari scontri la flotta spagnola perse molte navi e molti uomini. La battaglia decisiva del 1588 è stata considerata dalla storiografia una data importante perché in seguito ad essa la Spagna avrebbe dovuto cedere il passo all’Inghilterra e all’Olanda come potenze egemoni nell’Europa e nell’Atlantico. Filippo II si era illuso di poter creare un impero cristiano universale. La vittoria inglese confermava il successo delle innovazioni tecnologiche navali che avevano già dato prova della loro efficacia nell’oceano Indiano, nel Baltico e nella Manica nel 1545. Rivelava inoltre la superiorità tecnologica dell’Europa nord- occidentale e l’impossibilità di vincere uno stato che sapeva difendersi sui mari. Dopo la guerra la Spagna decise di costruire una marina da guerra statale con una grandissima flotta. La guerra nelle Indie occidentali e nel triangolo atlantico proseguì per tutta la durata del conflitto anglo-olandese. L’obiettivo inglese di predare le merci spagnole non fu molto raggiunto, ma contribuì a ritardarne gli arrivi a destinazione. Gli attacchi alle navi spagnole proseguirono fino alla fine del secolo. Nel 1590 intanto l’Esercito delle Fiandre aveva lasciato i Paesi Bassi per sostenere la Lega Cattolica in Francia prima della presa di potere di Enrico IV di Borbone. L’Inghilterra in questi conflitti aveva dimostrato di saper navigare nel triangolo atlantico anche per lunghi periodi, ma la sua flotta era troppo esigua per ottenere la supremazia fuori da quelle zone. La Spagna invece aveva dimostrato di essere incapace di controllare le vie di comunicazione marittima per l’Europa del nord, ma di saper difendere i suoi traffici transatlantici. Nel 1603 viene conclusa la pace.

CAP. 10 – LA PRIMA GUERRA GLOBALE SUI MARI (1600-1650) Affermazione dell’Olanda come potenza marittima. Il conflitto marittimo nel XVII secolo tra Repubblica Olandese e le due potenze iberiche si estese all’America, all’Africa e all’Asia: in questo senso si parla di una prima guerra globale. Il conflitto con la Repubblica olandese, iniziato nel 1568 con la sua ribellione, si interruppe nel 1606 con una tregua che durò fino al 1621. Quando la Spagna capì che l’Olanda poteva divenire una potenza concorrente decise di condurre una politica di embarghi. Gli olandesi invece commerciavano anche con il nemico: le licenze vendute dallo stato erano un’importante entrata fiscale utile a finanziare la marina (oltre alle tasse imposte sul commercio). Questa logica si basava allora sullo stretto legame tra commercio e guerra. Gli olandesi furono abili ad aggirare gli embarghi spagnoli con il contrabbando per esempio. Quando l’embargo fu esteso anche ai porti spagnoli in America, Africa e Asia, gli olandesi decisero di commerciare direttamente con i locali scontrandosi spesso con la Spagna. L’Olanda vinse grazie alla sua superiorità tecnologica e alla sua capacità imprenditoriale, al fallimento della politica di embargo spagnola e all’incapacità della Spagna di proteggere le sue navi. La guerra globale si concluse con la supremazia olandese sul commercio mondiale, poiché l’Olanda controllò gli scambi tra Europa sett. e occ., il traffico dell’oceano Indiano e quello con l’Africa e l’America. Il successo olandese si spiega anche con la differenza tra elite olandese ed elite spagnola: la prima composta da capitalisti ed imprenditori e la seconda di latifondisti. Il commercio non era la principale attività dell’elite spagnola, mentre coloro che otteneva successo nel commercio marittimo entrava a far parte dell’elite olandese. La politica olandese era modellata sulle opportunità commerciali del momento. Mentre la politica spagnola era dettata più che altro da ambizioni territoriali, prestigio e ideali religiosi. L’Olanda creò anche due compagnie monopolistiche per il commercio d’oltremare e per le guerre: la WIC (Indie occ., 1621) e la VOC (Indie or., 1602). La

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Spagna non fece nulla di tutto ciò. Il commercio iberico veniva tassato in modo da beneficiare solo le elite non mercantili: la potenza marittima e mercantile iberica declinò. Il sistema olandese quindi funzionava meglio di quello iberico. La guerra oltreoceano (1598-1650). L’Olanda a partire dalla fine del XVI secolo cominciò a creare una rete commerciale nelle Indie Orientali, soprattutto nelle Molucche, le isole delle spezie, gestita dalla VOC. Il Portogallo, con la Spagna, reagì all’intrusione olandese nel commercio asiatico. Il conflitto nel Sudest asiatico porterà alla sconfitta del Portogallo come potenza marittima dominante in Asia. Gli olandesi cominciarono a penetrare anche nei Caraibi dopo il famoso embargo spagnolo del 1598 che tagliava loro fuori dalle forniture di sale iberico. Oltre che nei Caraibi e in Brasile, gli olandesi penetrarono anche in Guinea e in altri paesi dell’Africa. Il commercio con le Indie occ. e con l’Atlantico meridionale fu gestito dalla WIC. Anche gli olandesi, come inglesi e francesi nel secolo precedente, attaccarono i convogli di argento. 1603-1635: nell’Europa occidentale la Repubblica olandese condusse attacchi frequenti alle coste spagnole nei primi anni del ‘600. 1620-22: nuove guerre civili nella Francia. L’Olanda insieme all’Inghilterra fu coinvolta con i suoi mercantili armati nella difesa degli ugonotti francesi, in battaglie navali di fronte a La Rochelle, che perse poi la sua autonomia. Questa fu l’occasione per il re inglese di chiedere al parlamento ulteriori risorse per la marina (1642 guerra civile) e per Richelieu per creare una marina permanente più potente. Per tutto il periodo della guerra (1621- 1648) la marina olandese riuscì a portare avanti il suo obiettivo cioè a proteggere il commercio olandese. Nei Paesi Bassi spagnoli gli Asburgo avevano creato l’Armada delle Fiandre, l’unica forza navale aggressiva asburgica, il che dimostra che l’Europa nord-occ. era un centro di innovazioni tecniche navali. Qui sarà inventata nel secondo ‘600 la fregata, una nave da guerra a vela più leggera ma ben armata. 1635-1659: guerra franco-spagnola per supremazia in Europa. Anni ’30 del ‘600: battaglie navali nella Manica tra l’Armada delle Fiandre e la marina olandese, superiore per competenza marinaresca e tattica. 1640-1641: con l’indipendenza il Portogallo si ricostruì una sua marina e Olanda e Francia vi inviarono forze navali per appoggiarlo. Tra il 1644 e il 1648 le flotte francesi e olandesi cercarono di conquistare i porti delle Fiandre e in parte vi riuscirono. Nel 1648 venne stipulata la pace. Dal 1640 poi Francia e Spagna si scontrarono nel Mediterraneo, la Francia voleva indebolire le posizioni spagnole in Italia e Catalogna. Il veliero si affermò come nave da guerra nel Mediterraneo, perché, a differenza delle galee, non era dipendente da basi locali. Francia occupò la Catalogna sostenendone la rivolta e, in Italia, tentò la conquista di Napoli e della Sicilia. Ma gli Asburgo ripresero il controllo del Mediterraneo occ. Il decennio 1640 fu pieno di crisi politiche interne: guerra civile in Inghilterra (1642), la Fronda in Francia (1648). La guerra civile inglese provocò un’espansione notevole della marina: la nuova repubblica inglese rafforzò la marina permanente in modo che fosse in grado sia di proteggere i commerci sia di sferrare attacchi offensivi. Dalla metà del secolo XVII le grandi marine da guerra imposero il rispetto dei monopoli statali della violenza sui mari come non mai. Il conflitto sui mari continuava ad avere un’importanza fondamentale nel processo di trasformazione dell’Europa.

CONCLUSIONE Lo scopo di questo libro è stato quello di esaminare i vari tipi di guerra sul mare in quanto parte della trasformazione dell’Europa tra il 1500 e il 1650. Gli stati che seppero accogliere le innovazioni navali divennero potenti e si auto rafforzarono.

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All’inizio del ‘500 c’erano vari centri di tecnologia e imprenditoria marittima (le città italiane) nel Mediterraneo che caddero nella sfera di influenza degli imperi asburgico e ottomano che utilizzavano tecnologie tradizionali e galee armate di cannoni. Nell’Europa occidentale si realizzò una cooperazione tra governanti e mercanti grazie allo sviluppo delle navi a vela armate di cannoni che permettevano spedizioni a lunga distanza. Gli stati cominciarono a rivendicare il monopolio della violenza sui mari. I Portoghesi lo fecero nell’Oceano Indiano, le due dinastie nordiche nel Baltico. Per tutta la seconda metà del ‘500 i due imperi si rivelarono incapaci di controllare la violenza sui mari e il Mediterraneo cominciò una fase di declino. Nell’Europa occ. Inghilterra e Olanda presero il controllo delle vie di scambio tra Europa del nord e del sud. Quando l’impero spagnolo cercò di reagire alla crescita della potenza olandese con gli embarghi, gli olandesi usarono superiorità tecnologica e capacità imprenditoriale per penetrare nel monopolio iberico del traffico marittimo fuori dell’Europa. Riuscirono a ridurre il potere iberico in Asia e Europa e a ottenere il monopolio dei commerci oltreoceano. La concentrazione nell’area Manica - mar del Nord della potenza navale e del commercio marittimo fu alla base del declino dell’Europa del sud e del Levante. Le diversità di ricezione e di capacità nell’utilizzo delle innovazioni tecnologiche navali e dell’uso della violenza sui mari è alla base delle trasformazioni europee.

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