La lingua italiana, il profilo storico - Marazzini, Esami di Letteratura Italiana. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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jekstain9130 settembre 2013

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La lingua italiana, il profilo storico - Marazzini, Esami di Letteratura Italiana. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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Riassunto delle lezioni di lingua italiana. Appunti che permettono, grazie allo struttura di schema puntato, una facile suddivisione e memorizzazione dei vari argomenti. Il testo consigliato è quello della Marazzini
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Storia della lingua italiana Dispensa sul profilo storico

(Claudio Marazzini; La lingua italiana, il profilo storico; il Mulino)

1. Soggetti e oggetti della storia della linguistica italiana

Volgari, dialetti e spinte regionali • centro e periferia

◦ costante rapporto tra la Toscana e le altre regioni, senza imposizioni linguistiche ◦ le altre regioni adottano il toscano come lingua letteraria prima che burocratica,

fondendolo coi dialetti ◦ il Piemonte estende i propri modelli amministrativi e giuridici, ma usa il toscano

come lingua (Manzoni nota che solo in Italia la capitale linguistica non coincide con quella amministrativa)

◦ Gioberti definisce Roma e Firenze i due "fochi dell'ellisse italiana" • dialetti

◦ non si può parlare di "dialetti" dalle origini al Quattrocento, ma di "volgari" ◦ "dialetto" si contrappone necessariamente a "lingua", intesa come lingua istituzionale ◦ la letteratura dialettale "riflessa" si oppone consciamente alla lingua (al contrario

della letteratura dialettale "spontanea") ■ può precedere la letteratura nazionale o manifestarsi come cultura popolare ■ l'uso cosciente del dialetto può essere rintracciato almeno dal Cinquecento

• policentrismo ◦ l'esistenza dei dialetti ha consentito lo sviluppo della letteratura in lingua, in simbiosi

o dialettica ◦ questo rapporto può essere di tre tipi

■ testo scritto in dialetto (Ruzante, Porta, Belli...) ■ testo che usa il dialetto in contesti non dialettali, per intenti espressivi,

mimetici o parodici ■ testo che rifiuta il dialetto

◦ la storia linguistica italiana è per sua natura policentrica

Prestiti da lingue straniere • tipologie

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◦ frequenti scambi con l'estero, indipendenti dalla contiguità geografica (libri, prestigio, invasioni...)

◦ quasi mai i rapporti tra le lingue si svolgono su un piano di parità (una è più prestigiosa dell'altra)

◦ si può tracciare una tipologia del prestito ■ non adattato (accolto nella forma originale) ≠ adattato/integrato (trattato

secondo le regole italiane) ■ calco traduzione (skyscraper => grattacielo) ≠ calco semantico (vecchia

parola con nuovo significato) ■ prestiti di necessità (referente ignoto) ≠ prestiti di lusso (alternativa a un

vocabolo esistente) • purismo

◦ nell'Ottocento i forestierismi (soprattutto francesismi) venivano studiati con atteggiamento esterofobo, tanto che si producevano liste di proscrizione dei nuovi termini

◦ le posizioni esterofobe del Fascismo riprendono quelle del Purismo: difendere la lingua dai termini stranieri significa difendere l'unità nazionale (// rivendicazioni linguistiche delle minoranze)

◦ è difficile frenare la penetrazione degli esotismi che hanno superato la "censura collettiva"

◦ nelle lingue esiste un meccanismo igienico interno che elimina elementi caduchi • lingue

◦ latino = introduzione di prestiti di matrice colta fin dal Medioevo (diritto, filosofia, letteratura)

◦ greco = termini scientifici entrati grazie allo sviluppo della cultura umanistica ◦ francese e provenzale = influenza della cultura e della letteratura, anteriore a quella

nostrana ■ Zolli osserva che la forza d'espansione di una lingua non si misura solo dagli

elementi lessicali in senso stretto: il francese esporta i suffissi -aggio, -ardo, - iere

■ il francese è la lingua europea più prestigiosa al tempo dell'Illuminismo ■ reazione purista all'inizio dell'Ottocento contro l'"infranciosamento"

dell'italiano ◦ lingue iberiche = espansione politica dalla seconda metà del Cinquecento alla fine

del Seicento ◦ inglese = prestiti di lusso e di necessità; alcune parole mutuate dal francese; anglismi

sintattici ◦ tedesco = l'influenza germanica è stata forte all'epoca della costituzione dell'italiano,

mentre i germanismi successivi sono pochi (fon, wurstel, bunker, lager, diesel...) ◦ altre lingue = ungherese, arabo, ebraico, turco (caffè, sorbetto), giapponese

Gli scrittori e il linguaggio letterario • letteratura

◦ la linguistica idealistica assegna al linguaggio letterario una posizione egemonica (lingua = atto creativo)

◦ la linguistica moderna si cura soprattutto della comunicazione quotidiana (il divenire della lingua è strumento necessario ad una collettività stratificata)

◦ l'autonomia della "funzione poetica" non deve far trascurare il linguaggio letterario ◦ la letteratura ha influito in maniera determinante sulla lingua comune

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• scrittori ◦ il linguaggio letterario può essere studiato dalla "critica stilistica", che si occupa dei

singoli autori ◦ grammatici e teorici hanno modellato la "lingua nazionale" su quella degli scrittori

(Fornaciari ha come riferimento anche i parlanti fiorentini, ma preferisce gli scrittori) ◦ in mancanza dell'unità politica, sono stati gli scrittori i primi studiosi della lingua

italiana

Il popolo e la storia linguistica • plebe

◦ il linguaggio appartiene all'intera comunità dei parlanti, non è patrimonio dell'aristocrazia

◦ la storia linguistica deve tenere in considerazione le classi subalterne ◦ la stabilizzazione normativa dell'italiano risale alla prima metà del Cinquecento e

prosegue fino all'Ottocento ■ Bembo sostiene un ideale letterario aristocratico, che non considera la parlata

popolare ■ Manzoni adotta la lingua "viva e vera" di Firenze, rinnegando la tradizione

letteraria arcaizzante (il popolo è il ceto medio, non certo il volgo) ■ nel Cinquecento, Benedetto Varchi loda la ricchezza del vernacolo fiorentino ■ Lionardo Salviati sfrutta la lingua viva solo laddove gli scrittori mancano

◦ nel passato la plebe è stata apprezzata da Benedetto Buommattei e Boccaccio, ma disprezzata da Petrarca e molti altri

◦ il "popolo" in senso moderno (masse umili e incolte) è stato scoperto dalle scienze folcloriche e dalla dialettologia

◦ le masse popolari, che all'alba dell'Unità parlavano un italiano intriso di elementi dialettali, sono viste da Gramsci come le protagoniste del processo di creazione della lingua nazionale

• italiano popolare ◦ viene studiato dopo il 1861 per avvicinare le masse alla lingua nazionale ◦ la categoria di "italiano popolare" si fissa all'inizio degli anni Settanta

■ De Mauro, "la parlata degli incolti di aspirazione sopradialettale e unitaria" ■ Cortelazzo, "il tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per

madrelingua il dialetto" ■ Bartoli Langeli, "l'italiano popolare è un modo di scrivere, non di parlare"

◦ inizialmente i documenti vengono ricercati nell'attualità, non oltre la fine dell'Ottocento

◦ si deve superare il pregiudizio che le classi popolari del passato fossero solo analfabete e dialettofone (la conoscenza elementare della scrittura era necessaria a molti del popolo urbano)

◦ le classi subalterne sono oggetto di studio anche per la loro specifica cultura dialettale (il dialetto si studia come entità autonoma o in relazione alla lingua)

◦ le masse popolari hanno partecipato indirettamente all'evoluzione della lingua ◦ la letteratura religiosa ha portato l'italiano tra le masse di dialettofoni ◦ i rapporti tra i vari livelli della lingua sono una realtà complessa

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Notai e mercanti • il notaio

◦ i notai hanno prodotto molti dei primi documenti in volgare (v. Placito capuano e Memoriali bolognesi, in cui gli spazi bianchi sono riempiti con versi e frasi invece che biffati)

◦ il notaio conosce il latino ed è un fruitore della letteratura volgare • il mercante

◦ Bruni (1990) nota che, se il notaio è colto e media continuamente tra latino e volgare, il mercante è meno istruito ma ha una grande cultura pratica, come la conoscenza delle lingue

◦ i mercanti usano il volgare nella corrispondenza, senza artifici retorici, e non si servono del latino

◦ la cultura dei mercanti fiorentini è fondamentale per il Decameron di Boccaccio ◦ nelle piccole biblioteche dei mercanti fiorentini figurano spesso Dante e Boccaccio

(nella seconda metà del Quattrocento entra anche Petrarca, sull'onda del gusto umanistico)

◦ Leon Battista Alberti pensa che il mercante debba "sempre avere le mani tinte d'inchiostro"

◦ i mercanti medievali ci hanno lasciato ampie raccolte di scritture pratiche (v. Archivio di Prato)

◦ gli studiosi si sono dedicati soprattutto ai mercanti e banchieri fiorentini o toscani, per la loro importanza (+ documentazione in veneziano circa i traffici sull'Adriatico)

◦ il commercio marittimo determina a Venezia una particolare "babele linguistica" ◦ la lettera mercantile non è un documento dialettologico puro, perché è soggetto a

"contagio linguistico" ◦ "pratiche di mercatura" (quaderni miscellanei) + "libri di famiglia" ◦ nel Cinquecento la cultura mercantile perse la sua importanza, ma continuarono i

racconti di viaggi (l'opera di Francesco Carletti mette in luce i forestierismi)

Scienziati e tecnici • egemonia del latino

◦ fino al Rinascimento, il latino è lo strumento della lingua scientifica (e di matrice classica erano le opere di medicina, scienze naturali, filosofia, astronomia, matematica...)

◦ l'avanzamento del volgare e l'emergere della figura dello scienziato richiedono tempo (già Dante scrive in volgare il Convivio)

◦ all'epoca la distinzione tra sapere umanistico e sapere scientifico non era netta come oggi

• uso del volgare ◦ nel Cinquecento il volgare si afferma soprattutto nel settore della scienza applicata

(metallurgia, architettura e misteri alchemici) ◦ la scienza universitaria rimane legata al latino fino al Settecento, come ricorda Alfieri ◦ Galileo promuove il volgare toscano al più alto livello scientifico ◦ prima di lui, Niccolò Fontana ed altri tradussero opere classiche in volgare,

operazione fondamentale per dare alla nuova lingua la necessaria chiarezza logico- dimostrativa e l'univocità

◦ ancora nel Settecento c'è la commistione del genere letterario col genere scientifico

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◦ il linguaggio scientifico finisce con l'arricchire la lingua quotidiana: scienza e tecnica sono saperi importanti per l'uomo moderno, dunque la terminologia tecnica è di pubblico dominio

• italiano scientifico ◦ il linguaggio scientifico moderno è ben distinto da quello letterario, essendo ormai

diventato scarsamente fruibile e ricco di espressioni di un'asperità chiara solo agli addetti ai lavori

◦ un linguaggio rivolto solo agli specialisti è più economico (= sintetico) ◦ usare l'inglese evita problemi di traduzione; la formalizzazione è universalmente

comprensibile (e.g. composti e procedimenti di suffissazione) ◦ fin dall'inizio, l'italiano scientifico ricorse a tecnicismi e cultismi (parole di

derivazione classica sono "europeismi", come ben notò Leopardi distinguendo tra "parole" e "termini")

◦ la poesia didascalica è a metà strada tra la scienza e la letteratura ◦ il linguaggio scientifico, come altri linguaggi settoriali, consente il mistilinguismo

stilistico (già Dante usa tecnicismi astronomici nella Commedia)

La forza della norma: i grammatici • prime grammatiche

◦ l'italiano ha già una fiorente tradizione letteraria quando viene scritta la prima "grammatichetta" nel Quattrocento (l'autore dovrebbe essere Leon Battista Alberti)

◦ vedendo il latino tanto regolare, gli umanisti si chiedono se anche il volgare sia regolare "la Grammatichetta vaticana nasce quindi da una sfida)

◦ la grammatica è garanzia del valore della lingua e consente la promozione del volgare

Regole grammaticali della volgar lingua di Giovanni Francesco Fortunio (1516) + Prose della volgar lingua di Pietro Bembo (1525)

◦ il grammatico cinquecentesco diventa uno dei protagonisti del dibattito linguistico ◦ la razionalizzazione grammaticale determina omogeneità nelle varie scritture (prima

ogni scrittore doveva fare anche da grammatico improvvisato) • grammatiche toscane

◦ i primi grammatici sono letterati provenienti da regioni diverse dalla Toscana (v. Venezia)

◦ dalla seconda metà del Cinquecento si affermano grammatici toscani, che a differenza di Bembo riconoscono l'importanza della lingua parlata (prima la letteratura era la norma)

◦ la lingua tende a mutare, mentre la grammatica vuole fissare e codificare ◦ l'azione frenante delle grammatiche si accentua nell'Ottocento con il purismo

• strumento didattico ◦ le grammatiche del Cinquecento sono strumenti per letterati (a scuola si insegna il

latino) ◦ nel Settecento la grammatica diventa uno strumento della pedagogia scolastica ◦ il grammatico è guardiano della lingua, ma anche testimone neutrale delle

innovazioni

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Lessicografi e accademici • il vocabolario

◦ altro presidio della norma linguistica accanto alle grammatiche ◦ la produzione lessicografica antica aveva come obiettivo la creazione di un corpus

chiuso di vocaboli attinti dalla migliore letteratura trecentesca (mentre i vocaboli attuali registrano la lingua dell'uso e sono aggiornati periodicamente)

◦ i primi vocabolari a stampa sono strumenti al servizio della letteratura • lessicografia toscana

◦ i primi vocabolari a stampa sono realizzati a Venezia e a Napoli (quindi non in Toscana)

◦ chi impara il toscano come seconda lingua ha più necessità di vocabolari dei parlanti nativi

◦ la cultura fiorentina si rilancia con l'Accademia della Crusca, che nel 1612 pubblica un vocabolario più ampio dei precedenti presentandolo con grande autorevolezza

◦ il dibattito sul vocabolario è più vivace di quello sulla grammatica ◦ gli accademici intendono avere il controllo totale del dizionario e, per selezionare

solo i lemmi adatti, arrivano a scelte ardite come l'eliminazione di Tasso ◦ la proposta dell'Accademia della crusca è un modello fiorentino arcaizzante (da cui

le "Crusche camuffate") • grandi vocabolari

◦ la maggior parte delle realizzazioni lessicografiche italiane si ispirava alla Crusca ◦ Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana di Francesco

d'Alberti di Villanova (disponibilità verso regionalismi, tecnicismi e francesismi) ◦ Dizionario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini,

pubblicato nel 1861 ◦ oltre ai cruscanti, altri lessicografi sono Tommaseo e Manzoni ◦ spesso ad ogni concezione linguistica corrisponde un vocabolario (Manzoni => il

Giorgini-Broglio) ◦ il vocabolario diventa strumento della didattica scolastica ◦ pubblicazione di dizionari puristici, la cui proposta dura fino a metà Novecento (cfr.

Barbaro dominio di Paolo Monelli, in cui si condannano forestierismi innocui)

La burocrazia e la politica linguistica • Toscana

◦ non la burocrazi, ma la cultura e la letteratura hanno consentito la diffusione dell'italiano

◦ l'unificazione italiana è avvenuta quando la lingua era già stabile ◦ in Toscana la lingua scritta e letteraria corrisponde a quella parlata, il che non accade

altrove ◦ il potere politico toscano è disponibile alla promozione della lingua volgare

(soprattutto la corte medicea) ■ finanziamento dell'Accademia fiorentina per studi sul volgare locale ■ rivendicazione della toscanità del volgare => rivalutazione delle tradizioni

artistiche e storiche • cancellerie

◦ il latino, tradizionale lingua del diritto e della giurisprudenza, ha il primato in campo giuridico-amministrativo

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◦ già nel Quattrocento, il volgare viene usato in alcune cancellerie signorili, che si occupano della trascrizione delle leggi e della corrispondenza con l'estero

◦ nelle cancellerie si forma allora una koinè superregionale, su cui il latino influisce anche a livello grafico

• motivazioni ◦ scegliere una lingua ufficiale comporta conseguenze politiche (e.g. il Piemonte

napoleonico parlava francese, ma la monarchia sabausa all'estero difendeva a spada tratta l'italiano)

◦ il Romanticismo sente la lingua come valore nazionale e simbolo di unità e difesa dallo straniero...

◦ ... ma questo porta anche alla repressione delle minoranze interne alloglotte (e.g. i valdostani)

◦ anche il Fascismo ha una politica linguistica accentratrice (contro il francese in Val d'Aosta, il tedesco in Alto Adige e le minoranze slovene nella Venezia Giulia)

• politica linguistica ◦ durante il Risorgimento si formarono movimenti ostili ai dialetti, ostacolo all'unità

nazionale (posizione definita "giacobinismo linguistico") ◦ Ascoli fa notare che lingua e dialetto possono convivere, e che anzi è pernicioso

ostacolare il dialetto ◦ l'errore del giacobinismo linguistico non è nel fine, che potrebbe sottintendere una

volontà di omogeneità culturale o educazione dei cittadini, ma nel modo: l'unità linguistica è un risultato, non un mezzo, come nota sempre Ascoli

◦ l'unità linguistica dovrebbe essere il naturale risultato dell'unità culturale del paese • politica scolastica

◦ fino al Settecento, l'istruzione superiore è in lingua latina; solo in Toscana esistono cattedre universitarie di lingua toscana già nel Cinquecento

◦ nel Settecento si attuano incipienti politiche scolastiche per la promozione dell'italiano

◦ importanza di scuole ufficiose tenute dai religiosi nelle parrocchie e delle botteghe artigiane dove si formavano i figli dei mercanti (luoghi in cui è primario l'uso del volgare)

◦ all'Illuminismo risalgono i primi esperimenti pubblici di scuola popolare; la scolarizzazione di massa è della prima metà dell'Ottocento (scuola popolare => scuole comunali)

◦ l'obbligo scolastico fu spesso evaso; molti maestri non conoscevano l'italiano ◦ la storia della scuola è di capitale importanza per la storia della lingua

Gli editori e la tipografia • la stampa

◦ l'invenzione della stampa a caratteri mobili è rivoluzionaria per la cultura europea ◦ determina la regolarizzazione della scrittura e, in Italia, la diffusione delle idee di

Pietro Bembo ◦ la tipografia cinquecentesca supera le oscillazioni della koinè quattrocentesca ◦ gli intellettuali comprendono la portata rivoluzionaria della stampa (=> tipografi

tedeschi a Venezia) ◦ la tipografia prende a modello il libro manoscritto, ma introduce elementi nuovi,

come il frontespizio (indicazioni su titolo, autore, editore e pubblicazione erano alla fine degli incunaboli)

◦ i centri più importanti sono Venezia, Roma, Firenze, Milano e Bologna [ JekStain © ] 7

◦ maggioritaria produzione in latino (Bibbia di Gutenberg, Cicerone, Lattanzio) • incunaboli italiani

◦ il primo libro volgare italiano è un'edizione dei Fioretti di San Francesco (1469), oppure forse il frammento di un libro di preghiere, il Parsons fragment (1462)

◦ tra il 1470 e il 1472 vennero pubblicati Dante, Petrarca e Boccaccio ◦ la produzione libraria in volgare cresce in modo significativo (soprattutto prose,

poesia, poemi e poemetti; le Tre Corone sono al 12,1%) ◦ è importante la categoria dei volgarizzamenti dei classici greci e latini ◦ gli incunaboli in volgare sono circa il 20% del totale (incunabola < CUNA, "culla")

• tipografia ◦ nel Cinquecento aumentano le stampe in volgare, ma la tipografia romana resta

fedele al latino ◦ nel Quattrocento i tipografi, come già i copisti, manomettevano i testi con elementi

linguistici locali (generalmente si tratta di idiotismi settentrionali) ◦ nasce la figura del correttore tipografico, pagato per tradurre in fatti la teoria

linguistica bembiana ◦ la stampa consente di regolarizzare la grafia e l'uso della punteggiatura ◦ stampa = normalizzazione grafica + controllo filologico (spesso solo sbandierato e

non realizzato) ◦ talvolta sono gli stessi autori, come Ariosto, ad occuparsi della revisione editoriale ◦ la stampa di testi della cultura popolare (destinati a mercanti, artigiani, popolani,

donne e frati) diffonde un "italiano regionale" meno uniforme di quello dei testi letterari

Dalla stampa ai "mass-media" • libro

◦ il termine mass-media è un tecnicismo sociologico del Novecento ◦ dal Cinquecento all'Ottocento, l'editore-imprenditore è il protagonista della

diffusione del sapere (si pensi anche alla nascita del libro scolastico e alle grammatiche)

◦ con la produzione editoriale la lingua italiana trionfa come lingua di cultura (il pubblico colto legge con interesse)

• giornale ◦ il giornale periodico si rivolge allo stesso pubblico che legge libri (v. "Il Caffè",

"Biblioteca italiana") ◦ nell'Ottocento si diffondono giornali popolari, favoriti dall'alfabetismo crescente e

dalla scolarizzazione ◦ la prosa non sempre è bella (ma il linguista, dice Beccaria, non è "né un moralista né

un arbitro") ■ è un campione di lingua "media", più vicina al parlato della prosa colta ■ le innovazioni linguistiche sono accolte nei giornali prima che nei libri

◦ il giornale, ottimo testimone dei mutamenti linguistici, ha un'importante funzione di unificazione linguistica (e raccoglie forestierismi spesso effimeri e di poca fortuna)

◦ la stampa ottocentesca è ancora permeabile al dialettismo involontario • radio, cinema, TV

◦ radio (prima della Seconda guerra mondiale) e televisione raggiungono un pubblico analfabeta e dialettofono

◦ il "linguaggio dei media" resta un concetto astratto e generico (ne esiste una pluralità, con numerosi sottocodici)

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2. Situazioni della comunicazione: la varietà della lingua Lingua scritta e lingua parlata

• omogeneità ◦ la realtà linguistica non è mai omogenea, anche se la grammatica normativa la

disegnava come tale ◦ nella varietà linguistica si esprime la creatività dei parlanti ◦ lo storico della lingua deve sempre tenere conto delle varianti linguistiche presenti

nei testi • scritto e parlato

◦ si parla di lingua scritta/parlata, codice scritto/parlato, stile scritto/parlato ◦ oggi l'opposizione è riassorbita nella visione della lingua come un continuum tra i

poli del "parlato spontaneo e dello scritto altamente formalizzato" (cfr. D'Achille) ◦ nell'oralità intervengono fattori estranei alla scrittura (gesti, mimica, tono di voce,

interlocutori...) ◦ la scrittura richiede più tempo ed è maggiormente controllata del parlato ◦ le registrazioni audiovisive non sono in grado di riprodurre al 100% la situazione

comunicativa • studi sul parlato

◦ solo per il Novecento è possibile studiare materiale linguistico orale ◦ per le registrazioni si pone comunque il problema della scelta dei canali da cui

ricavare informazioni (in passato il linguaggio giovanile si studiava solo su fonti scritte che lo riproducevano!)

◦ materiali non convenzionali come le magliette sono a rischio, ma lo stesso vale anche per radio e televisione

◦ la maggior parte della storia linguistica si studia sullo scritto, in cui però sono talvolta presenti elementi di parlato

◦ il "parlato recitato" dei testi teatrali è comunque un testo teatrale scritto, più codificato di quello delle novelle (anche se alcuni autori, ispirandosi a Boccaccio, creano stilemi cristallizzati e tipizzati)

La lingua dei colti e quella degli incolti: varietà diastratiche • varietà diastratica

◦ differenze nell'uso dei vari strati sociali, non tutti istruiti allo stesso modo ◦ il termine "varietà diastratica/sociale" è nato nella sociolinguistica sincronica ◦ studiando le fasi diacroniche dell'italiano bisogna tener conto del livello sociale di

ogni scrittore/scrivente ◦ al dibattito letterario partecipano anche i ceti più umili

• differenze sociali ◦ l'italiano popolare preunitario ben evidenzia le differenze sociali della lingua ◦ testi scritti su supporti non convenzionali, come graffiti e cartelli diffamatori

■ agli albori del volgare, la mancanza di una norma codificata giustifica il ricorso alla lingua viva

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■ dopo Bembo, gli scostamenti dalla norma sono percepiti come "semicolti" o "popolari"

◦ nel passato l'italiano dei ceti colti aveva dei punti di contatto con quello degli incolti (in regioni periferiche o particolari momenti storici)

◦ anche gli studenti di oggi spesso scrivono da semicolti, addirittura all'università (!) ◦ la varietà diastratica bassa è permeabile alle varietà diatopiche

Varietà diatopiche (geografiche) • definizione

◦ l'italiano parlato oggi varia da regione a regione (a livello fonetico, fonologico, morfologico e lessicale)

◦ le varietà diatopiche possono dividere anche una stessa regione (dialetti e pronuncia dell'italiano)

◦ si può risalire all'origine geografica di ogni testo, ma è più difficile in testi dotti (sul modello unitario bembiano)

◦ tutta la storia della lingua italiana è una battaglia per eliminare particolarismi locali ■ nel Trecento si impone il modello letterario delle Tre Corone ■ nel Cinquecento è la grammatica di Bembo a stabilire la norma linguistica

◦ la lingua poetica, formalizzata e selettiva, riuscì per prima a espungere i localismi ◦ la codificazione dell'italiano illustre non riguarda la prosa di tipo pratico (e.g.

quaderni di mercatura) • superamento

◦ la toscanizzazione delle scritture familiari diventa un problema rilevante solo a metà dell'Ottocento (la spinta, postunitaria, deriva anche dai dizionari nomenclatori e dai vocabolari domestici)

◦ prima le varietà diatopiche non erano un problema, perché si usava un "linguaggio itinerario" (Foscolo) per parlare con abitanti di altre regioni

◦ si decise di livellare le varietà diatopiche e giungere ad una lingua omogenea sovraregionale (principio estetico-letterario + principio pratico e sociale)

• esigenze della Chiesa ◦ gli ecclesiastici sanno che il predicatore deve saper parlare al popolo senza sfigurare ◦ Luigi Pozzi, generale dei francescani, faceva soggiornare a Firenze i futuri

predicatori (confidenza con la lingua viva ed eliminazione di tratti dialettali)

Il mistilinguismo • lingue

◦ toscano, lingua letteraria standard e parlata popolare di Firenze ◦ dialetto di origine dei vari parlanti, spesso molto diverso dal toscano (=> situazione

di "diglossia") ◦ libri di consultazione disponibili allo scrivente, più o meno accurati a seconda del

livello sociale ◦ le persone colte conoscono anche il latino, lingua "nobile"

• mistilinguismo ◦ la mescolanza di elementi linguistici diversi poteva essere volontaria o involontaria ◦ accentuato mistilinguismo prima della codificazione bembiana

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◦ mistilinguismo intenzionale nella commedia del Cinquecento (italiano letterario + voci gergali e dialettali)

◦ Contini usa il mistilinguismo come categoria-guida per individuare un filone stilistico presente da Dante al Novecento, in cui oltre a italiano e dialetto entrano cultismi e tecnicismi

Varietà diafasiche (situazionali) • differenze linguistiche relative allo stile della comunicazione, che avviene su livelli

differenti • livello aulico, colto, formale/ufficiale, medio, colloquiale, informale, popolare, familiare,

basso/plebeo (ogni registro ha una propria forma linguistica) • la definizione interessa tanto i sociolinguisti quanto gli storici della lingua • molte tendenze innovative dell'italiano odierno appartengono al livello diafasico medio-

basso ("gli" per femminile e plurale; "lui/lei/loro" come soggetti; "che" polivalente; dislocazione a sinistra; imperfetto/indicativo al posto del congiuntivo; "ci" attualizzante)

• il parlante seleziona il registro a seconda del contesto

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3. Origini e primi documenti dell’italiano Dal latino all'italiano

• latino volgare ◦ le lingue romanze non derivano dal latino classico della letteratura, ma dal "latino

volgare" ◦ le parole del latino classico sono il modello di quelle del latino volgare, che vengono

ricostruite confrontando gli esiti romanzi ◦ il concetto di "latino volgare" è ambiguo, perché ha un significato sincronico e uno

diacronico ■ le fonti classiche distinguono tra latino letterario, sermo plebeius, sermo

rusticus, sermo militaris, sermo provincialis (diversi livelli sociolinguistici) ■ nella tarda latinità emergono usi linguistici prossimi agli sviluppi romanzi

(e.g. perdita del comparativo organico e uso di MAGIS/PLUS + aggettivo) ◦ il latino non ha un'unità linguistica assoluta, perché è diffuso in un'area troppo vasta ◦ non si impone allo stesso modo ovunque (più a ovest e in Nordafrica, meno in

Oriente) ◦ il latino volgare talvolta cambia i significati del lessico letterario (e.g. TESTA = vaso

di coccio => testa) ◦ i rami dell'albero genealogico latino - lingue romanze sono "contaminati" da influssi

reciproci ◦ alcuni autori classici riportano forme del parlato (Cicerone, Plauto, Petronio...) +

Vulgata di Gerolamo ◦ le forme affettive e familiari diventano il tipo dominante ◦ le fonti del CIL (Corpus inscriptionum latinarum) sono perlopiù iscrizioni di lapicidi

e graffiti occasionali ◦ lettere private di gente comune; Appendix Probi (lista di termini errati con

correzione) • linguistica esterna

◦ i romani dimostrano disinteresse e disprezzo nei confronti delle lingue barbare ◦ il colonialismo romano impone il latino insieme al diritto e alla cultura ◦ Roma è raffinata e tradizionale, ma anche crocevia dei traffici culturali e

commerciali ◦ l'esercito romano è importante anche dal punto di vista linguistico, e.g. in Germania

(scambio mutuo) ◦ in epoca tardo-imperiale la frattura tra latino scritto (cristallizzato dai grammatici) e

latino parlato (con poca distanza tra i ceti) è insanabile ◦ nascita del "latino delle province", garantito dalle forze centripete del periodo

imperiale ◦ dopo i primi due secoli le forze centrifughe prendono il sopravvento

(differenziazione => lingue romanze) ◦ quando dotti e grammatici non sono più sufficienti a correggere gli errori, questi

diventano norma se riescono a superare la "censura collettiva" che governa la lingua ◦ SOSTRATO = lingue preesistenti che influenzano la storia e l'apprendimento del

latino; azione della lingua vinta su quella dei vincitori (sostrato celtico = vocali turbate nei dialetti settentrionali; sostrato italico => assimilazione nei dialetti centro- meridionali)

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◦ SUPERSTRATO = influenza di lingue che si sovrappongono al latino, come al tempo delle invasioni barbariche

◦ ADSTRATO = azione esercitata da lingue confinanti (scarso apporto lessicale) • note storiche

◦ 489, gli ostrogoti di Teodorico entrano in Italia (la lingua è nota grazie alla traduzione biblica di Ulfila)

◦ 535-553, guerra di Giustiniano (con Belisario e Narsete) e termine del regno gotico ◦ 568, l'invasione dei longobardi è più violenta e brutale perché non hanno conosciuto

la romanizzazione ◦ discesa dei Franchi nell'VIII secolo e termine della dominazione longobarda

• prestiti ◦ meno di settanta termini goti in italiano (astio, bega, melma, nastro, scherano,

strappare...) ◦ oltre duecento parole longobarde (toponimi in -ingo/-engo, guancia, stinco, nocca,

stamberga, scaffale, palla...) ■ il longobardo è caratterizzato dalla "seconda mutazione consonantica" del

tedesco meridionale ■ sono longobardi verbi espressivi come "arraffare", "ghermire", "russare"...

◦ i franchi si insediano con un ristretto gruppo di nobili, non con tutta la popolazione (nobili bilingui, con un seguito non necessariamente germanofono) ■ l'influenza del franco è più forte quando nel secolo XI-XII si diffonde la

letteratura provenzale ■ nel periodo carolingio entrano termini relativi all'amministrazione (conte,

marca, cameriere, vassallo, barone, dama, lignaggio, sire...)

Quando nasce una lingua: il problema dei "primi documenti" • la questione

◦ la mutazione linguistica si svolge sul piano dell'oralità, sicché il latino medievale, successore del latino volgare, è una lingua parlata priva di documentazione scritta nei primi tempi

◦ il latino medievale scritto lascia trapelare evidenti volgarismi, segno del distacco dal latino classico e volgare (è un latino che si ispira al volgare, che risente del parlato e contiene tecnicismi liturgici)

◦ le lingue romanze assumono dignità nel momento in cui vengono trascritte, ma non è facile scrivere una lingua che è sempre stata orale e non ha una tradizione culturale (e.g. resa grafica di alcuni suoni)

◦ il volgare è usato consciamente dai letterati a partire dal secolo XIII; prima ci sono solo documenti casuali

• documenti ◦ Sabatini considera la categoria della "rusticità" linguistia per individuare il volgare

come lingua autonoma e invita a considerare la "disposizione psicologica" da cui nasce ogni documento

◦ 842, i Giuramenti di Strasburgo sono in un volgare francese pienamente intenzionale (anche il nostro Placito Capuano è un giuramento, ma di rilievo storico molto più modesto)

◦ dall'Indovinello veronese ("se pareba boves | alba pratalia araba | albo versorio teneba | & negro semen seminaba") emerge l'iniziale difficoltà dell'interpretazione letterale e quella di separare latino e volgare

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■ non è detto che l'iscrizione latina e la poesiola volgare siano dello stesso autore

■ viste queste difficoltà è difficile dire che sia questo il primo documento italiano, anche se è persino antecedente ai Giuramenti di Strasburgo

• glossari ◦ Glossario di Monza (X secolo), sessanta lemmi latino-romanzi con corrispondenza

greco-bizantina ■ questa rustica romana lingua è definita solo "romanzo" perché l'assenza di

termini volgari non consente la localizzazione precisa del testo ■ "registro intermedio" tipico del filone delle glosse bilingui

Glossario di Reichenau (VIII secolo), spiegazione con perifrasi dei vocaboli della Vulgata

◦ piccoli vocabolari in embrione (parola vulgariter dicitur altra parola)

Iscrizioni e graffiti murali • Commodilla

◦ anonimo graffito murale nella catacomba romana di Commodilla (coevo ai Giuramenti di Strasburgo)

◦ ha un aspetto latineggiante, ma è evidentemente una registrazione del parlato che riporta ad un ambiente religioso ("Non dicere ille secrita a bboce") => raddoppiamento fonosintattico, aggiunto in seguito

◦ coesistenza di caratteri capitali romani e lettere onciali • San Clemente

◦ come l'iscrizione della catacomba di Commodilla, quella di San Clemente è romana e murale; la grafica è più complessa, perché nell'affresco ci sono parole in latino e volgare accanto ai personaggi

◦ il patrizio Sisinnio ordina ai servi di catturare Clemente, ma questi si ritrovano a trascinare una colonna (i servi sono Albertello, Carboncello e Gosmari)

◦ il pittore aggiunge parole che fungono da didascalia o indicano le frasi pronunciate dai personaggi

◦ l'affresco si colloca tra il 1084 (costruzione del muro) e il 1128 (consacrazione della basilica superiore)

◦ il latino è usato nelle parti più elevate del discorso per esprimere un giudizio morale ("Duritiam cordis vestris saxa traere meruistis")

◦ il volgare usato dai personaggi discende fino al turpiloquio ("Fili de le pute, traite") ◦ problema dell'attribuzione delle battute (parla solo Sisinnio o anche i servi? i nomi

sono didascalie?) ◦ a differenza del fumetto moderno, in questo affresco le parole sono vicine al

destinatario, non a chi parla ◦ volontà stilistica di distinguere il latino nobile e il volgare plebeo

Il Placito capuano del 960 • il testo

◦ il Placito capuano è del 960 => nel 1960 si è celebrato il millenario della lingua italiana (v. Migliorini)

◦ la scoperta non è recente, ma ha avuto degna considerazione solo nel Novecento

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◦ chi ha scritto il testo sapeva di usare due lingue diverse, il latino notarile e il volgare parlato

◦ verbale notarile scritto su foglio di pergamena: Rodelgrimo di Aquino contro il monastero di Montecassino, che rivendica il possesso di alcune terre per usucapione

◦ tre testimoni recitano, leggendola, la stessa formula testimoniale; è innovativo il fatto che questa venga trascritta in volgare e non tradotta in latino (come avveniva sempre per formalizzare)

◦ "Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte s(an)c(t)i Benedicti"

• analisi ◦ netto contrasto tra italiano e latino, pur caratterizzato da sgrammaticature ◦ non è un frammento di lingua parlata, bensì una formula piuttosto formalizzata ◦ la scelta del volgare non dipende da criteri di verosimiglianza, ma dalla volontà di

raggiungere un vasto pubblico ◦ dibattito sull'eventuale latinizzazione grafica delle parole del volgare (sancti

Benedicti, contene, Sao) ◦ a Sessa Aurunca e Teano, tre carte notarili presentano formule analoghe

Il filone notarile-giudiziario • il volgare notarile

◦ i notai sono la categoria sociale che più scrive e transcodifica la lingua quotidiana (è normale che il volgare affiori tra le righe di quel modesto latino)

◦ perché un testo sia considerato volgare è necessaria l'intenzionalità dello scrivente • Postilla amiatina

◦ consuetudine di usare il volgare nelle postille, brevi testi aggiunti dal notaio al rogito (e.g. versi)

◦ "ista car(tula) est de caput coctu ille adiuvet de ill rebottu q(ui) mal co(n)siliu li mise in corpu"

◦ la postilla ha un andamento ritmico; presenza di -u al posto di-o (come nel dialetto odierno)

• Carta osimana ◦ documento notarile del 1151; il volgare compare nel testo latino senza una

particolare motivazione (slittamento da un codice linguistico all'altro) ◦ vistosa localizzazione marchigiana del testo, come avviene anche per la Carta

fabrianese (1186) e la Carta picena (1193); alternanza di latino e volgare • Testimonianze di Travale

◦ pergamene del 1158; sintesi di sei testimonianze, con volgare nelle citazioni verbali e nella narrazione di aneddoti ("Guaita, guaita male; non mangiai ma mezo pane")

◦ latino e volgare si alternano senza motivo apparente • Dichiarazione di Pavia

◦ Liguria, tra il 1178 e il 1182; la "x" ha valore di fricativa palatale sonora ◦ inizia in latino e prosegue in volgare con l'elenco di arredi, oggetti e vestiti

• documenti sardi ◦ numerosi testi del secolo XI e XII; la scarsa conoscenza del latino obbliga all'uso del

volgare ◦ carta del giudice Torchitorio, del 1070-1080 (latinismi grafici, ipercorrettismi,

elementi locali) ◦ si conservano molti "condaghi" del secolo XII e XIII

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Altri documenti: il filone religioso e testi popolari • filone religioso

◦ a questo genere appartengono anche il graffito della catacomba di Commodilla e quello di San Clemente

◦ diversa distribuzione dei documenti (molti in Lazio, Campania, Umbria, Marche; pochissimi in Emilia-Romagna)

◦ Formula di confessione umbra (1037-1080 ca.) proveniente da Norcia, area metafonetica

◦ Sermoni subalpini, antica raccolta di testi lunghi scritti in una lingua neolatina (secolo XII e XIII) ■ presenza alternata di latino e volgare locale, prossimo al piemontese moderno

• documenti pisani ◦ ritrovata una carta del secolo XI-XII, ridotta in lacerti per rilegare un nuovo codice ◦ contiene un elenco delle spese sostenute per l'armamento di una squadra navale ◦ localizzazione toscana (dittongamento, -RJ- > i; au- davanti a laterale) ◦ in questa fase iniziale, la Toscana non è linguisticamente più importante di altre

regioni ◦ a Pisa si trova anche un'iscrizione del secolo XIII su un sarcofago (tema del morto

che parla al vivo) • letteratura

◦ la letteratura italiana inizia nel secolo XIII ad opera della scuola poetica siciliana di Federico II di Svevia

◦ in precedenza ci sono già documenti con carattere ritmico, come l'Indovinello veronese (i primi documenti del francese, anche letterari, sono molto più antichi; v. Chanson de Roland, XI secolo)

◦ a metà del secolo XII nascono i "ritmi", componimenti in versi delle origini (e.g. Ritmo bellunese)

◦ altri versi italiani sono di stranieri che soggiornano in Italia, come Raimbaut de Vaqueiras (=> Contrasto)

◦ nelle corti dell'Italia settentrionale si ascolta poesia provenzale, non italiana ◦ intorno al secolo XIII vengono scritti il Ritmo laurenziano, il Ritmo cassinese e il

Ritmo su Sant'Alessio ◦ recente scoperta di due testi: canzone di decasillabi + cinque endecasillabi

■ le più antichi testimonianze di poesia lirica d'amore in volgare italiano ■ emerge la possibilità che sia esistita una scuola poetica anteriore a quella

siciliana

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4. Il Duecento Dai provenzali ai poeti siciliani

• introduzione ◦ uso occasionale del volgare in documenti notarili contrapposto all'adozione del

volgare come lingua letteraria (contrasto tra singoli e gruppo) ◦ all'inizio del secolo XIII nasce la prima scuola poetica italiana nella Magna curia di

Federico II di Svevia ◦ all'epoca si erano già affermate la letteratura francese (lingua d'oil) e quella

provenzale (lingua d'oc) ■ l'occitanico è per eccellenza la lingua della poesia d'amore ■ nato nelle corti di Provenza, Aquitania e Delfinato, poi diffuso in Italia

settentrionale ◦ esistono poeti italiani che scrivono versi in provenzale imitando i trovatori ◦ anche i poeti siciliani imitano la poesia provenzale, ma per farlo usano il volgare

della Sicilia • lingua siciliana

◦ l'adozione del siciliano non dipende dall'apprezzamento della parlata popolare ◦ perché il siciliano insulare e non un altro volgare meridionale? => Giacomo da

Lentini è siciliano ◦ la corte federiciana è un ambiente internazionale, aperto anche alla cultura araba ◦ il volgare della poesia siciliana, usato anche da autori non siciliani, è raffinato e

formalizzato (frequenti provenzalismi, come i suffissi in -agio/-anza; calchi semantici del provenzale)

◦ all'inizio dell'Ottocento non si voleva riconoscere il primato cronologico della poesia provenzale, sicché Giulio Perticari pensava che i poeti siciliani scrivessero in una lingua sovraregionale derivata da una lingua "romana intermedia", di cui i provenzalismi sarebbero eredità

◦ Dante comprende l'influsso che la poesia provenzale ha avuto su quella siciliana, ma pensa che quest'ultima sia scritta in un volgare illustre sovraregionale diverso dalla lingua parlata

• toscanizzazione ◦ nel Medioevo i copisti non sono neutrali => i copisti toscani eliminano i tratti

siciliani più marcati ◦ la distruzione fisica dei manoscritti originari fa sì che si perda coscienza

dell'avvenuta toscanizzazione (Perticari immagina quindi un volgare illustre comune, anteriore al toscano)

◦ Giovanni Galvani osserva che nel Medioevo i copisti settentrionali intervenivano sui testi toscani e ipotizza un percorso simile per la poesia siciliana; valorizza la testimonianza di Giovanni Maria Barbieri (XVI sec.), che ha trascritto versi siciliani nella loro forma originale

◦ il testo Barbieri è schiettamente siciliano (-u/-i al posto di -o/-e; vocalismo tonico e atono siciliano), ma presenta alcuni interventi (e.g. "amo" al posto di "amu")

◦ la toscanizzazione porta alla stabilizzazione della "rima siciliana" e all'introduzione di condizionali meridionali in -ìa (diversi dall'uso toscano)

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Documenti centro-settentrionali • spostamento

◦ morto Federico II nel 1250, la casa sveva tramonta insieme alla cultura che ha promosso

◦ localmente sopravvivono riprese testuali, metriche e tematiche ◦ l'eredità siciliana passa in Toscana e a Bologna, con i poeti siculo-toscani e gli

stilnovisti • poesia religiosa

◦ il Cantico di frate sole di Francesco d'Assisi (1223-1224) è leggermente anteriore alla poesia siciliana ■ volgare con elementi umbri; la dignità letteraria è di recente attribuzione ■ De Sanctis lo trascura, mentre Contini lo colloca all'inizio dell'antologia sulle

origini ◦ la tradizione delle "laudi" religiose continua coi laudari, quaderni di preghiere

cantabili ◦ le laudi toscanizzate, tra cui quelle di Jacopone da Todi, diffondono moduli centrali

in area settentrionale (ma non tutte le laudi sono letterariamente eccellenti come quelle di Jacopone da Todi)

◦ i laudari settentrionali, che scarseggiano rispetto a quelli centrali, presentano elementi linguistici locali e contengono le stesse preghiere (=> esiste un modello comune)

• poesia morale ◦ nel Duecento fiorisce al nord una poesia educativa e morale (Uguccione da Lodi,

Bonvesin de la Riva, Girardo Patecchio, Giacomino da Verona) ◦ la lingua è settentrionale perché ancora non risente dei modelli letterari toscani =>

qualcuno pensa che questa produzione non vada considerata all'interno della storia della lingua italiana)

◦ il volgare settentrionale duecentesco tende a emergere, ma il toscano lo reprime definitivamente

I siculo-toscani e gli stilnovisti • geografia

◦ la prima area toscana in cui si diffonde l'uso del volgare scritto è quella occidentale, tra Pisa e Lucca (preminenza politica, economica e sociale dell'area occidentale)

◦ la poesia siculo-toscana ha i suoi centri a Pisa, Lucca e Arezzo • stile

◦ il linguaggio riflette quello dei poeti siciliani; presenza di gallicismi e sicilianismi, affermatisi nella letteratura (-i al posto di -e in sostantivi singolari e verbi, condizionali in -ìa, futuri in -aio, participi passati analogici in -uto, vocalismo tonico siciliano)

◦ la lingua letteraria toscana nasce già matura perché accoglie l'eredità di tutta la precedente tradizione lirica

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◦ Dante attribuisce a Guinizelli la svolta stilnovistica, ma in realtà c'è continuità tra la poesia siciliana e lo stilnovo (come dimostrano i gallicismi, i provenzalismi, i sicilianismi)

◦ i tratti settentrionali, pur presenti, sono molto meno evidenti che nei Memoriali bolognesi

Dante lirico e teorico del volgare • teorie linguistiche

Convivio = il volgare è celebrato come il "sole nuovo" che splenderà al posto del latino e consentirà la diffusione del sapere presso un pubblico più ampio, ma il latino resta superiore in quanto lingua dell'arte

De vulgari eloquentia = il volgare è superiore al latino perché più naturale e più vicino a Dio, ma al latino deve guardare per regolarizzarsi; testo sconosciuto fino al Cinquecento ■ viene considerato apocrifo dai detrattori fiorentini, perché Dante giudica male

il fiorentino preferendo il bolognese e il siciliano illustre ■ nel Settecento viene apprezzato da Gravina e Muratori ■ nell'Ottocento Manzoni lo sminuisce perché pensa che parli solo di poesia e

non della lingua (per Dante era normale che il tema linguistico e quello letterario si intrecciassero)

◦ Dante stabilisce che il linguaggio è l'elemento discriminante tra l'uomo e l'animale ◦ la storia delle lingue naturali comincia con la frammentazione babelica ("linguistica

biblica") ◦ secondo Dante la "grammatica" delle lingue letterarie è una creazione artificiale dei

dotti (anche il volgare deve passare per questa fare per distinguersi dal parlato popolare)

◦ studio del "sì" nelle lingue europee: "iò" in zona germanica e slava, "oil" in Francia, "sì" in Italia e "oc" in Provenza; a Oriente si parla greco

◦ individuata la parentela linguistica di francese, italiano e provenzale ◦ trattazione approfondita dell'area linguistica italiana

• scelta del volgare ◦ il volgare migliore è illustre, aulico, curiale, cardinale

■ ILLUSTRE = illumina i dotti, è illuminato dalle loro opere ed è raffinato dai municipalismi

■ AULICO = degno di quello che dovrebbe essere il Palazzo imperiale in Italia ■ CURIALE = adatto all'uso del Senato o del tribunale; razionale, norma e

misura del parlare ■ CARDINALE = punto di riferimento di tutti i volgari italiani

◦ Dante si mostra fine glottologo e dialettologo, attento alla realtà empirica delle lingue viventi

◦ tutti i volgari esistenti sono indegni del volgare illustre, soprattutto il toscano e il fiorentino; il siciliano e il bolognese si salvano solo nella loro forma più letteraria

◦ la nobilitazione del volgare deve avvenire attraverso la letteratura (dalla linguistica alla teoria letteraria)

• Dante lirico ◦ le prime esperienze poetiche di Dante sono legate alla cultura fiorentina per temi e

strutture

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◦ Coletti nota la diminuzione di apporti tradizionali (suffissi in -anza/-enza; dittologie) e l'aumento del lessico poetico

◦ Baldelli osserva che alcune forme tradizionali sono usate solo nelle liriche della prima giovinezza

◦ nella Vita nova Dante teorizza un connubio tra prosa e poesia, ma quest'ultima è gerarchicamente superiore

La prosa • ritardo

◦ Serianni [1993] nota il ritardo della letteratura italiana e il ritardo della prosa rispetto alla poesia

◦ Coletti [1993] osserva che al tempo di Boccaccio la prosa italiana è ancora alla ricerca di modelli

◦ il Novellino, nota prosa del secolo XIII, è connotato da un'evidente semplicità sintattica

• primato del latino ◦ nel Duecento la prosa scientifica e amministrativa è redatta esclusivamente in latino,

che talvolta ha coloriture domestiche e presenta tracce di parlato in volgare ◦ il volgare si rende autonomo sostituendosi al latino, da cui è tuttavia influenzato ◦ i "volgarizzamenti" non sono traduzioni, bensì libere trasposizioni in volgare di testi

latini o francesi ■ sono contaminati dagli elementi linguistici del testo di partenza ■ queste scritture sperimentali iniziano a definire le strutture della lingua

italiana prosastica ◦ l'influenza del francese è molto minore di quella del latino e si limita a prestiti

lessicali • varietà linguistica

◦ nel Duecento non c'è ancora un volgare italiano unico contrapposto a latino e francese

◦ centro di prestigio è Bologna, con il Guido Faba di Gemma purpurea e Parlamenta et epistole ■ modelli di oratoria e lettere in bolognese illustre, permeabile all'influenza del

latino ■ al volgare vengono applicate le regole della retorica e tolti quasi tutti i tratti

dialettali (rimozione della sonorizzazione settentrionale; occasionale comparsa di metafonesi)

■ prosa elevata (cursus poetico, latinismi, lessico poetico, sicilianismi) ◦ non esiste una prosa modello, ma stanno emergendo centri toscani diversi da Firenze

(e.g. Arezzo) ◦ la prosa non è solo letteraria, ma soprattutto mercantile e amministrativa (con brevi

parti in latino)

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5. Il Trecento La Commedia di Dante

• successo del toscano ◦ Migliorini [1960] dice Dante "padre dell'italiano" ◦ la Commedia è scritta in una lingua diversa da quella teorizzata nel De vulgari

eloquentia, lasciato incompiuto forse proprio a causa di questo mutamento d'opinione

◦ promozione del volgare con la dimostrazione delle sue illimitate potenzialità (stile più complesso di quello stilnovistico; ricchezza tematica e letteraria)

◦ composizione in esilio => lingua fiorentina proiettata verso l'Italia settentrionale ◦ il toscano si espande grazie alla Commedia (molti autori imitano il fiorentino

dantesco) ◦ Dante, Petrarca e Boccaccio sono le "Tre Corone", determinanti per la storia della

lingua in mancanza dell'unità politica ◦ il fiorentino ha anche indubbie potenzialità intrinseche

■ la società fiorentina è ricca e vivace ■ posizione geograficamente mediana tra le parlate italiane ■ simile al latino più di altri volgari

• varietà linguistica ◦ prima della Commedia non c'era possibilità di sostituire al latino un'opera immortale

in volgare ◦ la lingua in cui viene scritta una simile opera universale è per forza di cose matura

(nel Quattrocento alcuni rivalutano il volgare sulla scorta di queste considerazioni, altri avrebbero preferito il latino)

◦ Dante incrementa il patrimonio linguistico dell'italiano con numerosi latinismi (solo nella Commedia), come si nota soprattutto nel discorso di Giustiniano (Pd VI)

◦ componente classica + citazione letteraria di autori pagani e cristiani + latinismi scientifici decontestualizzati

◦ Contini [1970] parla per la Commedia di PLURILINGUISMO/MULTILINGUISMO ■ contrapposto al monolinguismo lirico petrarchesco ■ disponibilità ad accogliere elementi di varia provenienza (latinismi,

forestierismi, plebeismi) ■ dal livello basso e dal turpiloquio al più alto e sublime livello teologico

◦ sostanziale fiorentinità dell'opera (v. "introcque" per "intanto"), che, insieme all'uso degli altri volgari, deriva da scelte dettate da ragioni di gusto personale

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◦ POLIMORFIA (cfr. Coletti e Baldelli): alternanza di forme dittongate e non dittongate ed altri elementi ■ ha come conseguenza la tendenza alla polimorfia propria dell'italiano ■ la libertà di Dante si evidenzia anche nei neologismi

Il linguaggio lirico di Petrarca • latino e volgare

◦ il linguaggio poetico di Petrarca è selettivo, considera inadatte alla lirica molte parole usate da Dante

◦ la maggior parte dell'opera petrarchesca è scritta in latino (anche il titolo del Canzoniere, Rerum vulgarium fragmenta)

◦ sono in latino anche le postille apposte da Petrarca al "Codice degli Abbozzi" (Vaticano Latino 3196)

◦ il volgare per Petrarca non è in lingua "naturale", bensì strumento di raffinati giochi poetici

◦ manca il progetto culturale dantesco (diffusione del sapere e promozione dei ceti inferiori)

• forma ◦ il linguaggio lirico di Petrarca tende al "vago", ad una genericità antirealistica (al

contrario della Commedia) ◦ anche in Petrarca c'è polimorfismo, in quanto coesistono latinismi, toscanismi,

provenzalismi e forme siciliane ◦ dispositio sintattica alla latina (ordine determinante-determinato, dipendente-

principale...) ◦ chiasmi, antitesi, inarcature, anafore, allitterazioni, endiadi (= binomi di aggettivi) ◦ Petrarca deve affrontare alcuni problemi grafici nella resa del volgare

■ possessivi, preposizioni, articoli e alcuni aggettivi vengono uniti ai sostantivi ■ manca l'apostrofo (introdotto all'inizio del Cinquecento) ■ segni d'interpunzione scarsi e con valore diverso da quello attuale ■ latinismi grafici (h etimologiche, nessi -tj-) ■ "ç" per affricata dentale sorda; tratto sopra vocale per indicare consonante

nasale successiva; taglio della gamba della "p" al posto di "per"

La prosa di Boccaccio • rilevanza

◦ diversamente dalla poesia, la prosa trecentesca non ha ancora una norma stabile (Vita nova, Convivio e Novellino sono prose letterarie inadatte alla generalizzazione)

◦ la prosa di Boccaccio diventa la norma, soprattutto su indicazione di teorici e grammatici post-bembiani

◦ i manzoniani, sostenitori della lingua viva, osteggiano la "manierata" prosa boccacciana (vista in tal modo perché, dei tanti modelli offerti dal Decameron, si afferma quello più involuto e innaturale)

• stile

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◦ Boccaccio persegue il realismo anche per mezzo della caratterizzazione linguistica, che coglie le diversità nel parlato delle diverse classi sociali e nei diversi contesti

◦ non si può parlare di "plurilinguismo programmatico", perché prevale lo stile nobile tendente alla regolarità

◦ le edizioni cinquecentesche del Decameron "correggono" le forme idiomatiche e regionali

◦ lo stile boccacciano per eccellenza, imitato fino all'ecceso, è magniloquente, ipotattico, latineggiante (influisce fortemente sulla stabilizzazione normativa della lingua italiana)

◦ la prosa di Boccaccio, fiorentina, attinge a elementi toscani e non toscani (latino, francese...)

◦ sono presenti alcuni arcaismi, ma nessuna forma popolare innovativa ◦ latinismi grafici; punteggiatura più ricca che in Petrarca

Prosa minore dell'aureo Trecento e primi successi del toscano • prosa minore

◦ a fianco delle Tre Corone i teorici cinquecenteschi collocano autori minori di un secolo ritenuto "aureo", perché si pensava che nel Trecento si fosse realizzato un connubio tra popolo e scrittori

◦ gli esponenti del Purismo ottocentesco sostengono che tutti gli autori del Trecento fossero buoni scrittori, rischiando di attribuire un valore sproporzionato a penne minori (come Domenico Cavalca e Jacopo Passavanti)

• successi del toscano ◦ nel 1332 il padovano Antonio da Tempo afferma che la lingua toscana "magis apta

est ad literam sive literaturam" e che "ideo magis est communis et intelligibilis" ◦ l'influenza letteraria del toscano sulle altre regioni non è esente da casi di ibridismo e

contaminazione (e.g. linguaggio meno selezionato come in Cecco Angiolieri; settentrionalismi in poeti del nord filotoscani)

◦ spesso i toscani, come già Dante, si spostano verso l'Italia settentrionale ◦ Nicolò de' Rossi, poeta settentrionale, si sforza tanto di toscaneggiare da scivolare

nell'ipercorrettismo (introduzione di consonanti geminate laddove in toscano sono scempie)

◦ l'influenza di Dante si esercita soprattutto su Fazio degli Uberti (autore del Dittamondo, poema in terza rima) e su Cecco d'Ascoli (autore de L'acerba), che pure dice di volersene allontanare

• volgarizzamenti ◦ continuano anche nel Trecento sotto forma di rifacimenti del testo originale ◦ importante è la Vita di Cola di Rienzo, scritta non in toscano ma in antico romanesco

(all'epoca molto prossimo ai dialetti meridionali; la toscanizzazione è cinquecentesca)

◦ più della poesia, la prosa resiste all'omologazione toscana e mantiene tracce di elementi locali

◦ esistono volgarizzamenti scientifici, filosofici e morali • Epistola napoletana di Boccaccio

◦ scritta nel 1339; uno dei primi esempi di "letteratura dialettale riflessa", cioè volontaria

◦ tono scherzoso; Boccaccio scrive all'amico fiorentino Francesco de' Bardi ◦ la lettera nasce nell'ambiente mercantile napoletano ◦ lingua napoletana riprodotta "a orecchio" (dittongo metafonetico usato a sproposito)

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