Riassunto La Linguistica - un corso introduttivo - Berruto Cerruti, Sintesi di Linguistica. Università degli Studi di Bergamo
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Riassunto La Linguistica - un corso introduttivo - Berruto Cerruti, Sintesi di Linguistica. Università degli Studi di Bergamo

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Schema riassuntivo completo dal manuale "La linguistica-un corso introduttivo" Berruto Cerruti Capitoli: 1 Il linguaggio verbale 2 Fonetica e fonologia 3 Morfologia 4 Sintassi 6 Le lingue del mondo
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IL LINGUAGGIO VERBALE La LINGUISTICA è un ramo delle Scienze Umane che studia la LINGUA.

LINGUE STORICO-NATURALI: lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana. Sono espressione del LINGUAGGIO VERBALE UMANO, facoltà innata dell'uomo e quindi universale. Il L.V.U è un sistema di COMUNICAZIONE, che si manifesta attraverso i SEGNI

COMUNICAZIONE IN SENSO STRETTO

Linguaggio verbale, gesti, segnali stradali

Emittente INTENZIONALE

Ricevente INTENZIONALE

PASSAGGIO DI INFORMAZIONI

Linguaggio non verbale: posture, prossemica

Emittente NON INTENZIONALE

Ricevente NON INTENZIONALE

FORMULAZIONE DI INFERENZE

Modi di vestire, case con tetti aguzzi(“nevi molto”)

Emittente NESSUNO (oggetti)

Ricevente INTENZIONALE

SEGNI

valore universale

specificità culturale

1) INDICI NON

INTENZIONALI MOT: NATURALE: basati sul rapporto causa o condizione scatenante ed effetto.

Nuvole scure, starnuto (raffreddore)

2) SEGNALI INTENZIONALI MOT. NATURALE: basati sul rapporto causa o condizione scatenante ed effetto.

Segnali di fumo, sbadiglio volontario

3) ICONE INTENZIONALI MOT. ANALOGICA: basate sulla similarità di forma o struttura; riproducono proprietà dell'oggetto designato.

Carte geografiche, foto, disegni, onomatopee.

4) SIMBOLI INTENZIONALI MOT. CULTURALE: dipendono da singole tradizioni. Testa coperta/scoperta in chiesa/sinagoga.

5) SEGNI in senso stretto

INTENZIONALI ARBITRARI: non motivati, bensì decisi su basi convenzionali

Segno linguistico, segnali stradali, lingua dei segni.

I SEGNI LINGUISTICI sono quindi

PROPRIETÀ DELLA LINGUA, che la differenziano dagli altri codici comunicativi.

1. BIPLANARITÀ

2. ARBITRARIETÀ: non vi è alcun legame naturalmente/empiricamente motivato, bensì vi sono legami arbitrari, posti per convenzione, tra le 3 entità del triangolo semiotico. Vi sono 4 tipi di arbitrarietà:

A) Rapporto tra SEGNO nel suo complesso ( SIGNIFICANTE+SIGNIFICATO) e il REFERENTE: Non vi è alcun legame naturale e concreto, quindi non c'è un rapporto di necessità. (Infatti vi sono parole diverse, a seconda delle lingue, per designare lo stesso referente, o parole simili che , in lingue diverse, non designano gli stessi referenti).

B) Rapporto tra SIGNIFICANTE e SIGNIFICATO: È un rapporto ASTRATTO tra caratteristiche semantiche (significato) e fonetiche (significante). Nei significanti i suoni o le lettere utilizzati e la sequenza in cui appaiono non hanno legami, al di fuori della convenzione, con il significato che veicolano.

Il linguista danese HJELMSLEV [u] ha distint una FORMA (struttura, organizzazione interna) e una SOSTANZA (materia, insieme di fatti concettualizzabili) all'interno di:

C) SIGNIFICANTE: Sostanza: insieme dei suoni (foni) che l'apparato fonatorio può produrre. Forma: ogni lingua riproduce solo una parte dei fonemi pronunciabili [ö] [ü]

D) SIGNIFICATO: Sostanza: tutti i vocaboli che possono essere usati per descrivere un referente. Forma: se una lingua usa un solo vocabolo per più referenti, un'altra lingua attribuisce più vocaboli per descrivere più referenti. Es: BOIS (fra)

Le ECCEZIONI non sono così cruciali da contraddire la regola.

Eccezioni tra SEGNO e REFERENTE:

ONOMATOPEE: hanno motivazione ANALOGICA, ovvero riproducono nel significante (vocabolo) caratteristiche (di solito sonore) del referente. Es: ronzio, miao, tintinnio, schnurren.

FONOSIMBOLISMO: hanno motivazione ANALOGICA. Singoli suoni sembrano rispecchiare delle proprietà del Mondo. Suoni vocalici articolati con maggior o minor distanziamento della lingua dal palato. Es: vasto, largo/ fine, sottile.

Eccezioni all'interno del SEGNO:

ICONISMO grammaticale: la costruzione fonetica di alcuni significanti riflette certi aspetti del loro significato. Es: plurale→ bambino, bambini/ kind, kinder.

GENERALE Si occupa di cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue.

STORICA Si occupa dell'evoluzione

delle lingue nel tempo, dei rapporti fra lingue e

fra lingua e cultura,.

Materia DESCRITTIVA, non normativa. Ovvero non dice cosa è giusto o cosa è sbagliato.

Trasmissione intenzionale di informazioni. Vi sono 3 categorie a seconda dell' INTENZIONALITÀ dell'emittente e del ricevente.

Unità fondamentale della comunicazione. Qualcosa che sta per qualcos'altro. Classificazione basata su 2 criteri: - INTENZIONALITÀ della loro emissione; - MOTIVAZIONE: rapporto tra significante e significato.

- prodotti intenzionalmente per comunicare - essenzialmente ARBITRARI

Ovvero si basano sul CODICE LINGUA: insieme di corrispondenze convenzionali fra SIGNIFICANTE (parola fisica) e SIGNIFICATO (concetto).

1° piano SIGNIFICANTE Piano percepibile

↓ Parola scritta o

pronunciata.

2° piano SIGNIFICATO

Piano non percepibile ↓

Concetto o idea espressa dalla parola.

Informazione veicolata

SIGNIFICATO Concetto o idea

espressa dalla parola. (definizione)

SIGNIFICANTE Parola scritta o

pronunciata

REFERENTE Realtà esterna,

extralinguistica.

SEGNO LINGUISTICO

Il rapporto tra significante e referente non è diretto, ma è

mediato dal significato.

Ita: legno, legna, bosco. Ted: holz, wald.

3. DOPPIA ARTICOLAZIONE: il SIGNIFICANTE di un segno linguistico è articolato in 2 livelli nettamente diversi:

PRI MA ARTICOLAZIONE: significante scomponibile in unità (morfemi) portatrici di significato, che vengono riutilizzate con lo stesso significato per formare altri segni.

Unità di analisi della morfologia: MORFEMA: unità minima astratta di prima articolazione, dotata di significato. MORFO: realizzazione concreta del morfema; rappresenta quindi il suo significante.

➢ MORFO LESSICALE: dà informazioni sulla famiglia della parola. ➢ MORFO DERIVAZIONALE: consente di ottenere nuovo lessico da lessico già esistente. ➢ MORFO GRAMMATICALE/FLESSIONALE: dà informazioni di carattere grammaticale (genere, numero).

Es: { SOL } – { AR } – { E } lessicale – derivaz. – grammat.

SECONDA ARTICOLAZIONE: significante scomponibile ulteriormente in unità non piú portatrici di significato autonomo. La loro combinazione in successione dà luogo alle entità di livello superiore, cioè di prima articolazione.

Unità di analisi della fonologia: FONEMA: unità minima astratta di seconda articolazione, priva di significato ma dotata di carattere distintivo. FONO: realizzazione concreta del fonema.

Es: / S – O – L – A – R – E / PRINCIPI:

ECONOMICITÀ del sistema linguistico: con un numero limitato di unità di 2° articolazione (fonemi) si puó costruire un numero illimitato di unità dotate di significato (morfemi).

COMBINATORIETÀ: si combinano unità minori prive di significato (fonemi) per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni).

4. TRASPONIBILITÀ DI MEZZO: la trasmissione dei segni linguistici lungo il canale FONICO-ACUSTICO/orale è quella fondamentale. La possibilità di rappresentare i segni linguistici anche tramite il canale VISIVO-GRAFICO è la manifestazione di una proprietà del significante, detta trasponibilità di mezzo.

Tra lingua ORALE e SCRITTA vi è quindi un rapporto di TRASPONIBILITÀ, regolato da 4 tipi di PRIORITÀ: Priorità del parlato sullo scritto:

A) Priorità ANTROPOLOGICA: se ogni lingua scritta esiste anche in una forma parlata, non è sempre vero il contrario. B) Priorità ONTOGENETICA: gli individui imparano prima a parlare e, in un secondo momento, a scrivere. C) Priorità FILOGENETICA: la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo rispetto al parlato nella storia della specie umana,

Priorità dello scritto sul parlato:

D) Priorità SOCIALE: il canale grafico ha validità giuridica, viene utilizzato nella legislatura, nella tradizione culturale e letteraria, nell'insegnamento..

5. LINEARITÀ: i segni linguistici vengono prodotti in successione nel tempo (parlato) e realizzati in successione nello spazio (scritto). L'ordine di successione dei segni linguistici determina il significato del messaggio.

6. DISCRETEZZA: La differenza tra un segno linguistico e l'altro è assoluta. Il significato non varia in proporzione al variare del significante, né viceversa (strettamente connessa alla doppia articolazione). Es: sul piano del significante Pala / Palla si distinguono per l'intensità con cui è pronunciata la [l], senza essere correlate dal punto di vista del significato → una Palla non è più intensa di una Pala.

7. ONNIPOTENZA SEMANTICA-PLURIFUNZIONALITÀ della lingua: con la lingua è possibile dare un'espressione a qualsiasi contenuto. SCHEMA DI JAKOBSON: sei classi di funzioni sulla base di un modello generale dell'evento comunicativo.

Secondo Jakobson, nel momento dell'atto linguistico, sono usate le seguenti funzioni, una in modo più evidente dell'altra a seconda del tipo del messaggio

ELEMENTI COSTITUTIVI FUNZIONI

EMITTENTE Funzione ESPRESSIVA / EMOTIVA: per esprimere emozioni o sensazioni del parlante.

RICEVENTE Funzione CONATIVA: per far agire o ottenere un certo comportamento dal ricevente.

MESSAGGIO Funzione POETICA: per enfatizzare le potenzialità insite nel messaggio e i caratteri interni del significante e del significato. Es: “Nel mezzo del cammin di nostra vita..”

CANALE Funzione FATICA: per sottolineare/verificare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti. Es: “Pronto? Ci sei?”

CODICE Funzione METALINGUISTICA: x specificare aspetti del codice lingua. Es:“Gianni è il soggetto della frase <Gianni corre>” → PROPRIETÀ RIFLESSIVA DEL LINGUAGGIO: possibilità di usare la lingua per parlare della lingua stessa.

CONTESTO Funzione REFERENZIALE: per dare informazioni sulla realtà esterna.

-Livello MORFEMATICO-

Morfologia: studia la struttura della parola.

-Livello FONOLOGICO-

Fonologia: studia i suoni del linguaggio. Es: chiave

Fonema: /ch/ - Fono [k]

MESSAGGIO - Funzione poetica -

CANALE - Funzione fatica -

RICEVENTE - Funzione conativa -

EMITTENTE - Funzione espressiva -

CODICE -Funzione

metalinguistica-

CONTESTO -Funzione

referenziale/denotativa-

8. PRODUTTIVITÀ: con la lingua è possibile produrre messaggi sempre nuovi ed è possibile parlare di situazioni nuove, inesistenti. Strettamente connessa alla doppia articolazione poiché permette una combinatorietà illimitata di unità più piccole in unità via via più grandi e infinite.

_______________ _______________ _______________

9. RICORSIVITÀ: consiste nell'applicare lo stesso procedimento un numero illimitato di volte per ottenere segni/parole sempre nuove. Ottenere un'altra parola da quella originaria, mediante l'applicazione di uno stesso PROCEDIMENTO (es. derivazione, suffissazione..).

10. DISTANZIAMENTO: (corollario dell'onnipotenza semantica)consiste nella possibilità di parlare di cose, persone, situazioni distanti dal momento (tempo) e dal luogo (spazio) in cui si svolge l'interazione comunicativa. → LIBERTA DA STIMOLI: capacità dei parlanti di emettere messaggi in base all'elaborazione concettuale della realtà esterna. La lingua quindi è indipendente dalla situazione immediata.

11. TRASMISSIBILITÀ CULTURALE: tendenza di ciascun individuo ad acquisire la lingua della comunità sociale/culturale alla quale appartiene, che non sempre coincide con quella dei propri genitori biologici. Le regole sintattiche, semantiche, morfologiche, fonetiche e lessicali di una lingua vengono trasmesso attraverso l'insegnamento o l'apprendimento spontaneo. Linguaggio→componente INNATA. / Lingua→ componente CULTURALE-AMBIENTALE.

12. COMPLESSITÀ SINTATTICA: (v.d LINEARITÀ) è inerente alla configurazione interna del SISTEMA LINGUISTICO (non ai segni in senso stretto). I messaggi linguistici hanno un alto grado di elaborazione strutturale che si evidenzia nella sintassi (combinazioni tra le parole)→concatenazione tra gli elementi, disposti linearmente. Proprietà nella concatenazione tra gli elementi:

A) ORDINE LINEARE degli elementi di una frase. B) DIPENDENZE tra gli elementi di una frase, che evidenziano i rapporti gerarchici. Es: “La ricerca di Silvia sull'inquinamento”. C) INCASSATURE di alcuni elementi per indicare particolari legami e livelli (sub.-coord.) delle diverse parti della catena linguistica. Es: “La bambina che

gioca nel prato é mia figlia.”

D) DISCONTINUITÀ tra gli elementi uniti dal punto di vista semantico e sintattico, ma non adiacenti linearmente. Es: verbi separabili tedeschi. E) RICORSIVITÀ degli elementi applicando lo stesso procedimento (suffissazione, derivazione).

13. EQUIVOCITÀ: il codice lingua è equivoco poiché pone corrispondenze plurivoche tra significante e significato (a un unico significante possono corrispondere più significati, o viceversa). →SINONIMIA: Significato: parte anteriore della testa” - Significante: faccia, viso, volto. →OMONIMIA: Significante: carica – Significato: energia, piena, assalto..

N.B. L'equivocità evidenzia la FLESSIBILITÀ del segno linguistico e la sua adattabilità ad esprimere esperienze nuove. I possibili fraintendimenti sono disambiguati dal contesto.

DEFINIZIONE DI LINGUA: codice che organizza un sistema di segni, composti dal significante fonico-acustico e dal significato concettuale, arbitrari e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi.

→Solo l'uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l'elaborazione FISICA e MENTALE del linguaggio verbale.

La lingua è un codice, organizzata in segni linguistici, che si differenziano dagli altri segni per specifiche proprietà: 1. BIPLANARI

2. ARBITRARI

3. DOPPIAMENTE ARTICOLATI

4. TRASPONIBILI DI MEZZO

5. LINEARI

6. DISCRETI-ASSOLUTI

7. PLURIFUNZIONALI – RIFLESSIVI

8. PRODUTTIVI

9. RICORSIVI

10. DISTANZIATI

11. TRASMISSIBILI CULTURALMENTE

12. COMPLESSI SINTATTICAMENTE

13. EQUIVOCI

PRINCIPI GENERALI per L'ANALISI delle LINGUE STORICO-NATURALI

3 DICOTOMIE SAUSSURIANE: Ferdinand de Saussure era un linguista ginevrino, morto nel 1913. Nel 1916 viene pubblicato il “corso di linguistica generale”, frutto di una collazione (confronto fra fonti scritte) tratta dagli appunti dei suoi allievi. Il pensiero di Saussure fu ricostruito in 3 prospettive di studio delle lingue storico-naturali:

1. Distinzione tra prospettiva SINCRONICA e DIACRONICA della lingua → Condizioni di TEMPO.

2. Distinzione tra LÁNGUE e PARŎLE → Significato / Significante.

3. Distinzione tra ASSE PARADIGMATICO e ASSE SINTAGMATICO.

Unità minime di 2° articolazione

-fonemi-

Unità minime di 1° articolazione

-morfemi- Parole Frasi Si combinano in Si combinano in Si combinano in

Poche. Sistema chiuso,

limitato.

Tante Tantissime Infinite. Creatività regolare

Canale fonatorio a due canne, che consente le distinzioni articolatorie della produzione fonica.

Collegamenti interneuronali, atti alla memorizzazione, elaborazione e processazione del linguaggio.

(2 approcci complementari)

Studio della lingua in un momento preciso sufficientemente breve affinché lo stato di lingua sia omogeneo. Es: struttura sintattica contemporanea.

Come è fatta e come funziona la lingua.

Studio della lingua considerando un fenomeno nel suo sviluppo attraverso il tempo. Es: etimologia.

Perché le forme di una lingua sono fatte così.

SISTEMA ASTRATTO Lingua intesa come istituzione umana, che entra nella dinamica della società/convenzionalità. →Conoscenze mentali →Regole interiorizzate insite nel codice lingua.

REALIZZAZIONE Lingua intesa come atto linguistico individuale, legato alla capacità creativa dell'individuo.

SCELTE Ogni frase implica una scelta tra un paradigma di elementi selezionabili (tra articoli, soggetti, verbi, oggetti..)

COMBINAZIONI Ogni frase deve seguire un ordine di combinazioni (1° posiz= art, 2°posiz = sogg, 3°posiz=verbo..)

Filtro: NORMA LINGUISTICA

FONETICA E FONOLOGIA

FONETICA: disciplina che studia i suoni del linguaggio articolato (i foni), in quanto entità fisiche e fisiologiche.

APPARATO FONATORIO: insieme degli organi e delle strutture anatomiche che la specie umana utilizza per parlare.

I suoni sono normalmente prodotti mediante l'espirazione (flusso d'aria EGRESSIVO); i suoni prodotti mediante ispirazione ( alcune lingue africane) sono detti ALVUSIVI. PERCORSO del FLUSSO D'ARIA: 1. polmoni (pompa: espulsione dell’aria) 2. bronchi 3. trachea 4. laringe (valvola)

Corde vocali: stanno nella parte della laringe detta glottide; da qui parte il MECCANISMO DI FONAZIONE. Quando avviene la fonazione (produzione di foni) esse si contraggono e si accostano tra di loro. Questi cicli di chiusure e aperture delle corde vocali sono chiamati VIBRAZIONI.

5. Faringe 6. Cavità orale

 Lingua: organo mobile costituito da radice, dorso e apice.

 Palato: molle/velo da cui pende l'ugola (esso può aprire o chiudere la via per la cavità nasale) e alveoli (zona subito dietro i denti)

 Denti

 Labbra PARAMENTRI DI IDENTIFICAZIONE DEI SUONI

1. LUOGO di articolazione di un suono: ognuno dei diversi punti del tratto vocale in cui il flusso d’aria necessario per produrre un suono può essere modificato (labbra, denti, alveoli, palato, ecc.)

2. MODO di articolazione di un suono: i vari assetti (posizioni) che gli organi assumono nella produzione di un suono. Natura dell’ostacolo frapposto al passaggio dell’aria (occlusione completa, parziale, ecc.): occlusive, fricative, affricate, nasali, liquide, semiconsonanti.

SONORITA: data dalle vibrazioni delle corde vocali; se queste vibrano si produce un suono sonoro, se non vibrano, un suono sordo

CLASSIFICAZIONE VOCALI E CONSONANTI. VOCALI: -prodotte senza la frapposizione di un ostacolo.

-presenza di vibrazione (sonore). La prima grande opposizione:

CONSONANTI: -prodotte mediante la frapposizione di un ostacolo. -presenza o assenza di vibrazione (sonore o sorde).

CONSONANTI

MODO DI ARTICOLAZIONE In base al grado di occlusione del canale orofaringeo al passaggio dell'aria vi sono consonanti:

OCCLUSIVE: occlusione TOTALE momentanea dell’aria e successiva «esplosione».

FRICATIVE: occlusione parziale del canale che produce una certa «frizione».

APPROSSIMANTI: gli organi articolatori vengono avvicinati ma senza contatto <semiconsonanti e semivocali>.

AFFRICATE: iniziano con un’articolazione occlusiva e terminano con un’articolazione fricativa.

In base al grado di occlusione del canale e al movimento della lingua :

LATERALI: la lingua si posiziona contro i denti e l’aria fuoriesce dai due lati della lingua stessa.

VIBRANTI: Suono prodotto dalla rapida vibrazione tra lingua e un altro organo articolatorio.

In base al grado di occlusione del canale e alla partecipazione della cavità nasale :

NASALI: il velo palatino si posiziona per lasciar passare l’aria attraverso la cavità nasale.

LUOGO DI ARTICOLAZIONE In base al punto dell'apparato

fonatorio in cui sono articolate vi sono consonanti: BILABIALI: prodotte dalle labbra o tra le labbra.

LABIODENTALI: prodotte fra l'arcata dentaria superiore e il

labbro inferiore.

DENTALI: prodotte a livello dei denti.

ALVEOLARI: prodotte dalla lingua contro o vicino agli alveoli.

PALATALI: prodotte dalla lingua contro o vicino al palato.

RETROFLESSE: prodotte flettendo all'indietro la lingua verso la parte anteriore del palato.

VELARI: prodotte dalla lingua contro o vicino al velo.

UVULARI: prodotte dalla lingua contro o vicino all'ugola.

FARINGALI: prodotte fra la radice della lingua e la parte posteriore della faringe.

GLOTTIDALI: prodotte nella glottide, a livello delle corde vocali.

Fonetica articolatoria: studia i suoni in base al modo e al luogo in cui vengono articolati.

Fonetica acustica: considera i suoni nella loro consistenza fisica e la loro modalità di trasmissione. (Onde sonore che si propagano nell'aria.)

Fonetica uditivo-percettiva: studia i suoni base al modo in cui vengono percepiti e decodificati dal ricevente.

VOCALI

Trapezio vocalico

Classificazione dei suoni vocalici in base a: POSIZIONE DELLA LINGUA

Parametro d'avanzamento o arretramento della lingua:

➢ Vocali ANTERIORI.

➢ Vocali CENTRALI.

➢ Vocali POSTERIORI.

Parametro d'innalzamento o abbassamento della lingua:

➢ Vocali ALTE (chiuse).

➢ Vocali MEDIE: medio-alte (semichiuse), medio-basse (semiaperte).

➢ Vocali BASSE (aperte).

POSIZIONE DELLE LABBRA

➢ Vocali ARROTONDATE: labbra protruse.

➢ Vocali NON ARROTONDATE: labbra distese.

TRASCRIZIONE

FONETICA

Ogni suono viene reso da un particolare simbolo grafico. (Esistono anche grafie sillabiche: un simbolo

corrisponde a una sillaba). Vi è quindi una corrispondenza biunivoca tra suoni

FONOLOGIA: La fonologia è la scienza che studia come i foni si raggruppano in classi (dette fonemi), che

hanno la funzione di distinguere tra loro le parole nelle varie lingue.(es. palla – balla) ovvero: • Studio della

funzione linguistica dei suoni all’interno di un sistema linguistico.

(Studio astratto delle rappresentazioni mentali dei suoni del linguaggio.)

MORFOLOGIA Studia la struttura interna della PAROLA, gli ELEMENTI che la formano e come essi si combinano fra di loro.

CRITERI DI DEFINIZIONE DELLA PAROLA:

1. L'ORDINE dei morfemi è rigido/FISSO→ Nell'italiano, non avendo casi, l'ordine è fondamentale.

2. I CONFINI di parola possono essere punti di PAUSA nel discorso. Una parola compare tra due separatori nella scrittura (criterio ortografico). 3. La pronuncia di una parola non è interrotta ed è caratterizzata da un ACCENTO PRIMARIO.

4. Una parola può assumere posizioni diverse all'interno di un enunciato→ MOBILITÁ della combinazione.

5. Una parola può costituire un enunciato da sola→ Enunciabilitá in ISOLAMENTO.

6. Una parola non può essere interrotta da materiale morfologico→ NON INTERROMPIBILITÀ della combinazione.

7. Una parola tipica contiene normalmente una sola RADICE LESSICALE.

PROVA DI COMMUTAZIONE: procedimento per scomporre una parola in morfemi. Si confrontano parole simili (dalla forma molto vicina), che contengano i morfemi che vogliamo individuare.

ES: {DENT-E} {DENT-I} {DENT-AL-E} {DENT-IST-A}

TIPI DI MORFEMI:esistono diverse classi di morfemi, in base a:

FUNZIONE

MORFEMI LESSICALI: veicolano un significato referenziale, ovvero fanno da riferimento alla realtà esterna. Sono infiniti. Individuano il TEMA, la FAMIGLIA della parola. Godono di AUTONOMIA LESSICALE:possono costituire da soli una parola.

MORFEMI GRAMMATICALI: recano un significato o valore interno alla struttura della lingua. Sono limitati. Sono MORFEMI LEGATI, ovvero non possono mai comparire in isolamento.

POSIZIONE Morfemi grammaticali che si combinano con il morfema lessicale (radice)

→AFFISSI= morfemi isolabili segmentalmente

• PREFISSI: precedono la radice lessicale. Es: IN-UTILE

• SUFFISSI: seguono la radice lessicale. Es: CAMBI-AMENT-O ➢ DESINENZE: suffisso con valore flessionale.

• INFISSI: affissi all'interno del morfo lessicale (nelle lingue filippine). • CIRCUMFISSI: affisso composto da due parti; una prima della radice

una dopo. Es: GE-HAB-T • TRANSFISSI: affissi che si alternano al morfema lessicale/radice.

Es: arabo vocali alternate a una radice triconsonantica. KTB “scrivere”

ALTRI TIPI DI MORFEMI →MORFEMI NON ISOLABILI SEGMENTALMENTE:

SOSTITUTIVI: morfemi che si manifestano con la sostituzione di un fono ad un altro fono. Consistono in mutamenti fonici della radice e quindi non sono da essa separabili. Es: FOOT – FEET

DISCONTINUI: morfemi costituiti da una parte SOSTITUTIVA e da una parte SUFFISSALE. Es: BUCH – BÜCHER

M. ZERO: una distinzione che non viene rappresentata eccezionalmente nel significante, ma che viene obbligatoriamente marcata nella grammatica. Es: SHEEP (sing) – SHEEP (plur)

M. SOPRASEGMENTALI (SOPRAFFISSI): un determinato valore morfologico si manifesta attraverso un tratto soprasegmentale come:

ACCENTO, che dà particolare intensità di pronuncia di una sillaba, che quindi acquista prominenza fonica rispetto alle altre atone. Es: ['rɛkɔːd] registrazione (sostantivo) - [rɪˈkɔːd] registrare (verbo)

TONO: altezza di pronuncia di una sillaba (nelle lingue tonali, come cinese e vietnamita, ha valore distintivo).

→PROCESSI MORFOLOGICI:

REDUPLICAZIONE: consiste nella ripetizione della radice lessicale. Es: indonesiano ANAK (bambino) – ANAK-ANAK (bambini).

M. CUMULATIVI: spesso i morfemi grammaticali recano più significati o volari. Il valore di indicare una classe flessionale non veicola propriamente un significato referenziale o grammaticale. Es: BUON-E {e} vale per femm e plur – PULCHR-AS {as} vale per acc, femm, plur.

AMALGAMA: fusione di due morfemi che non si possono più distinguere.

ALLOMORFI: variante formale, ma equifunzionale, di morfema. Ciascuna delle forme diverse in cui si può presentare uno stesso morfema.

CRITERI: - deve avere lo stesso SIGNIFICATO - deve avere la medesima POSIZIONE - deve avere una certa AFFINITÀ FONETICA tra i diversi morfi che realizzano lo stesso morfema.

Minima combinazione di elementi minori (morfemi), che

funga da ENTITÀ AUTONOMA nel codice lingua.

MORFEMI: unità minime astratte di 1°articolazione, dotati di significato→si possono utilizzare per comporre nuovo lessico, mantenendo lo stesso significato/funzione.

MORFO: realizzazione concreta di un morfema inteso come forma fisica, indipendentemente dalla sua analisi funzionale e strutturale.

Funzione svolta/significato veicolato→ Classificazione FUNZIONALE.

Posizione che assumono→ Classificazione POSIZIONALE.

MORFEMI DERIVAZIONALI Individua la classe grammaticale a cui appartiene . Derivano parole da altre

parole.

MORFEMI FLESSIONALI Dà info su genere, numero (e caso)

Danno luogo alle diverse forme di una parola.

DIACRONICA (stessa origine)

SINCRONICA (vicinanza di determinati foni in quel morfo)

ALLOMORFISMO FORTE Ricollegabili etimologicamente ma sono avvenuti mutamenti fonetici

Fenomeno del SUPPLETIVISMO. Es: Acqua idrico, cavallo ippico equino.

ALLOMORFISMO DEBOLE Con affinità fonetica.

Es: “venire”: veng-o, vien-i, ven-iamo, venn-e, verr-à.

Es: allomorfi con prefisso di negazione {IN-}:

IN-utile IL-lecito

IR-regolare

DERIVAZIONE E FORMAZIONE DELLE PAROLE

I MORFEMI DERIVAZIONALI permettono la formazione di un numero (teoricamente) infinito di parole, partendo da una certa base lessicale. Il PROCESSO DI DERIVAZIONE permette quindi di formare nuovo lessico:

1. Modificando la loro CLASSE LESSICALE, mantenendo però la stessa FAMIGLIA DI PAROLE: parole derivate da una stessa radice lessicale.

2. Aggiungendo informazioni rilevanti

3. Modificando la FUNZIONE SEMANTICA della parola/base lessicale.

ES: {SOCI}– {AL} – {IZZ} – {ABIL} – {ITÁ} - {0} “soci” Agg. rel. VB Agg. pot. Sost. astr. num

m. lessicale (radice)

m. derivazionale (suffissi)

m. flessionale (zero)

In ogni morfo si possono individuare 2 elementi fondamentali: la BASE LESSICALE e la TESTA DERIVAZIONALE. Ogni nuovo morfo derivato ha la base che è la somma della base e della testa precedenti.

ES: Regol – a → Regol – ar -e → Regolar – ità

PROCESSI DERIVAZIONALI / FORMAZIONE DELLE PAROLE

• VOCALE TEMATICA: segnala la coniugazione di appartenenza di un verbo.

• SEMIPAROLE o COMPOSTI NEOCLASSICI: vi è un morfema che ha sia valore lessicale (radice) che valore derivazionale (affisso) e che si attacca ad un altra radice lessicale per modificarne il significato. Spesso si tratta di morfi di origine latina o greca, dotati di significato autonomo, ma che non possono (generalmente) essere usati in isolamento e non sono, pertanto, parole.

➢ PREFISSOIDI: bio−, antropo−, socio−

➢ SUFFISSOIDI: −logia, −grafia, -−metro

• PAROLE COMPOSTE: costituite da due o più radici lessicali, che mantengono il valore che avrebbero da parole autonome.

I composti vengono classificati con terminologia sanscrita, attribuita da un grammatico indiano PÁNINI. La classificazione è fatta in base alla posizione della testa:

1. Composti COPULATIVI → DVANDVA (due a due/coppia) La testa può essere o uno o l'altro membro. Es: Cassapanca / Grigioverde

2. Composti ENDOCENTRICI → TATPURUSA (il suo ragazzo/servo) La testa è all'interno del composto ed è individuabile in due modi: ✔ SINTATTICO: analizzando la parola dal punto di vista del genere e del numero (e caso).

Es: Capostazione → capo (m.s.) stazione (f.s.)= machile, plur. capistazione ✔ SEMANTICO: dal tipo di informazione veicolata.

Es: Capostazione → è un tipo di capo o un tipo di stazione? = un tipo di capo. 3. Composti ESOCENTRICI → BAHUVRIHI (molto riso)

La testa è esterna al composto, poiché non hanno una testa “esplicita” all’interno della parola. Es: Cavatappi, Dormiveglia, Pellerossa..

P.S. In tedesco il processo di composizione è particolarmente produttivo e segue l'ordine modificatore-modificato. Es: Fußballweltmeisterschaft = “campionato mondiale di calcio”.

In italiano si segue principalmente l'ordine modificando-modificatore. Es: Portacenere.

• UNITÁ LESSICALI BIMEMBRI: simili alle parole composte ma i due elementi sono separati nello scritto. Es: Parola chiave, Scuola guida, sedia elettrica..

• UNITÁ LESSICALI PLURILESSEMATICHE: espressioni composte da più parole che veicolano, insieme, un significato unitario, non desumibile da quello delle singole parole che lo compongono. Es: gatto delle nevi (non è un tipo di gatto!!), essere al verde, partire in quarta, arrampicarsi sui vetri.

• SIGLE O ACRONIMI: formate dalle lettere iniziali delle parole piene che costituiscono l'unità plurilessematica. La loro pronuncia è promossa a parola autonoma. Es: IVA, NATO, SMS, TFR. Particolarità: la RETROFORMAZIONE → Dall'acronimo LASER si è ricavato il verbo, prima inesistente, “to lase”.

• PAROLE MACEDONIA: unione di parole con accorciamento. Es: cantautore, ristobar.

• SUFFISSAZIONE: è il più importante dei procedimenti di formazione di una parola. I suffissi derivazionali più comuni sono: ➢ formano nomi di azione/processo da basi verbali: spedi-{zion}-e, spegni-{ment}-o. ➢ formano nomi di agente/mestiere da basi nominali o verbali: barb-{ier}-e, fron-{ai}-o, gioca-{tor}-e. ➢ forma nomi astratti da basi aggettivali: abil-{ità}. ➢ formano aggettivi da basi verbali o nominali: tasc-{abil}-e, -os-, -al-, -an-, -evol-, -es-, -ic-, -ist-. ➢ forma verbi da basi nominali o aggettivali: general-{izz}-are ➢ forma verbi da basi aggettivali: chiara-{ment}-e

ALTERAZIONE: suffissi che aggiungono al significato della base lessicale un valore valutativo: • DIMINUTIVO: gatt-ino, affar-uccio. • ACCRESCITIVO: libr-one. • PEGGIORATIVO: rob-accia, amor-azzo.

• PREFISSAZIONE: essa non muta la classe grammaticale di appartenenza della parola di base, come succede nella suffissazione. Suffissaz.= noia (N) → noi-oso (A) Prefissaz.= utile (A) → in-utile (A)

Esempi di prefissi sono: in-/il-, s-, dis-, ad-, con-, a-, ri-, anti-...

• CONVERSIONE/ DERIVAZIONE ZERO/ SUFFISSAZIONE ZERO: è un meccanismo di derivazione, che consiste nell'attribuire ad un lessema una diversa categoria grammaticale, senza però modificarne la forma. Vi sono quindi coppie di parole aventi la stessa base lessicale.

VERBO NOME VERBO AGGETTIVO

Base Designa l'atto indicato dal verbo

Indica l'azione di far assumere lo stato/ la qualità denotata dall'aggettivo.

base

Lavorare Lavoro Calmare Calmo

CRITERI DI DEFINIZIONE DELLE PAROLE DERIVATE

Bisogna individuare: a) il procedimento di derivazione b) la classe grammaticale della base da cui deriva la parola c) la classe lessicale a cui appartiene il risultato.

TIPI MORFOLOGICI DI PAROLE • Parole BASICHE/PRIMITIVE: es. mano • Parole DERIVATE: - SUFFISSATE: es. maniglia, ALTERATE: es. manona

- PREFISSATE: es. rimaneggiare • Parole COMPOSTE: es. corrimano • Unità PLURILESSEMATICHE: es. mano morta

Il processo di derivazione si può rappresentare con un DIAGRAMMA AD ALBERO, che indica (dal basso verso l'alto) la successione delle operazioni applicate.

FLESSIONE E CATEGORIE GRAMMATICALI

FUNZIONE DEI MORFEMI FLESSIONALI.

Essi non modificano il significato della radice lessicale, bensì la attualizzano nel contesto operando sulle categorie grammaticali. Aggettivi/nomi → Genere e Numero. Verbi → Tempo e Persona La morfologia flessionale si occupa quindi della dimensione semantica che viene espressa dalla grammatica.

CATEGORIE GRAMMATICALI

CATEGORIE FLESSIONALI

Insieme di valori che può assumere una determinata dimensione semantica elementare, ciascuno rappresentato da un morfema.

MORFOLOGIA NOMINALE: aggettivi, sostantivi.. 1. GENERE: morfemi del maschile e del femminile, in altre lingue

morfemi del neutro.

2. NUMERO: morfemi del singolare e del plurale.

3. CASO: mette in relazione la forma della parola con la sua funzione sintattica (dipende anche dalla reggenza del verbo).

4. DEFINITEZZA: morfemi in altre lingue per indicare nomi determinati (il) o indeterminati (un).

5. POSSESSO: morfemi di altre lingue per indicare possesso (mio suo..).

6. GRADO: morfemi di superlativo, in altre lingue di comparativo.

MORFOLOGIA VERBALE: 1. MODO: maniera nella quale il parlante si pone nei confronti del

contenuto (indicativo: certezza, condizionale: incertezza).

2. TEMPO: colloca nel tempo relativo o assoluto ciò che vien detto.

3. ASPETTO: maniera in cui viene presentata, in relazione al suo svolgimento, l'azione o evento (ho visto: azione compiuta, vedevo: azione in svolgimento).

4. PERSONA: indica chi compie l'azione, collegandola al soggetto.

5. DIATESI: rapporto tra azione e partecipanti (lavo: attivo, sono lavato: passivo).

CATEGORIE LESSICALI o CLASSI DI PAROLE

Classificazione delle parole in base alla loro funzione nelle frase, al loro comportamento all'interno di essa, e alle loro caratteristiche flessionali.

1. NOME

2. PRONOME (tu, chi , il quale, qualcuno)

3. AGGETTIVO

4. ARTICOLO

5. VERBO

6. PREPOSIZIONE (di, per, secondo)

7. COGNIUNZIONE (e, mentre, benché)

8. AVVERBIO (bene, facilmente, allora, qua)

9. INTERIEZIONE (ahi, uffa..)

FUNZIONI SINTATTICHE: quando si considerano le parole nel loro rapporto reciproco all'interno di un enunciato (come casi o analisi logica). →soggetto, predicato, complemento oggetto/di termine/ di modo. Modi di funzionamento della morfologia flessionale a livello sintagmatico:

FLESSIONE INERENTE: considera la parola in isolamento e le marcature a cui viene assoggettata (nome→sing./plur, masc/fem..)

FLESSIONE CONTESTUALE:considera la parola nel contesto marcandola in base a rapporti gerarchici (nome: sing, femm→ art+agget: sing,femm).

→Accordo: gli elementi suscettibili di flessione prendono la flessione del sintagma nominale.

→Concordanza: gli elem scuscettibili di flessione prendono la flessione dal sintagma verbale.

SINTASSI

Terzo livello di analisi della lingua (1° articolazione), che esamina come le parole si combinano tra loro dand luogo a frasi (struttura delle frasi).

FRASE: costrutto che fa da unita´ di misura per la sintassi. E` un` entita´ linguistica che costituisce un messaggio autosufficiente nella

comunicazione verbale (funzione comunicativa). Contiene una PREDICAZIONE,ovvero attribuisce una porprieta´ a un` entita´. La predicazione è

veicolata da un verbo (FRASI NOMINALI: frasi senza verbo che fungono cmq da messaggi autosufficienti che contengono una predicazione). Es.

Gianni (entità) è alto (proprietà).

Una PORPOSIZIONE é un costrutto dalla composizione piú complessa (+ predicazioni) rispetto ad una frase semplice.

ANALISI DELLA STRUTTURA DELLE FRASI : modo in cui sono organizzate fra loro le parole e i gruppi di parole in una frase.

Principio generale: SCOMPOSIZIONE/SEGMENTAZIONE.

Livello elementare: ANALISI IN COSTITUENTI IMMEDIATI: analisi che rappresenta le concatenazioni e dipendenze fra gli

elementi di una frase, scomponendola in pezzi via via piú piccoli (COSTITUENTI).

Criterio di scomposizione: PROVA DI COMMUTAZIONE (si confronta una data frase con un'altra più semplice che abbia la stessa struttura).

Metodo di rappresentazione : ALBERO ETICHETTATO (un albero é un grafo costituito da nodi da cui si dipartono rami. Ogni

nodo rappresenta un sottolivello di analisi della sintassi).

Criterio della distribuzione: insieme dei contesti in cui gli elementi possono comparire nelle frasi.

Ad es. Il DET (determinante) é una categoria che comprende articoli, aggettivi dimostrativi.. Che compaiono sempre e

solo davanti ad un nome.

Parentesizzazione: ogni parentesi aperta e chiusa corrisponde a un sottolivello di analisi sintattica. Possono essere anche numerate o etichettate.

(2(1Gianni)1 (1corre)1)2 - (f (snGianni) (svcorre) )

4.2 SINTAGMA: minima combinazione di parole che funzioni come un` unitá sintattica autonoma.

TESTA: elemento da cui vengono classificati i sintagmi. É il minimo elemento che da solo puó costituire sintagma.

SN: sintagma costruito attorno ad un NOME. N é la testa di SN. Es: ¨La copertina é blu¨. L` SN anche se non é riempito da

materiale linguistico, va cmq rappresentato nella struttura dell` albero.

F

SN SV

V

-- corro

SV: sintagma costruito attorno attorno ad un verbo. V é la testa di SV

SPrep: sintagma costruito attorno ad una preposizione. PREP é la testa di SPrep. Es: ¨Parto per Parigi¨.

SAgg: Es: ¨..molto bello¨

SAvv: es: ¨..abbastanza rapidamente¨.

CRITERI PER IL RICONOSCIMENTO DEI SINTAGMI

1 MOBILITÁ: un gruppo di parole rappresenta un sintagma se le parole che lo costituiscono si muovono congiuntamente all` interno della frase.

Es: ¨La scorsa settimana Gianni ha letto un libro¨ ----> ¨Gianni ha letto un libro la scorsa settimana¨.

2 SCISSIONE: un gruppo di parole rappresenta un sintagma se puó essere separato dal resto della proposizione costituendo una frase scissa. Es:

¨Mio cugino ha letto un libro¨ ----> ¨É mio cugino che ha letto un libro¨

3 ENUNCIABILITÁ IN ISOLAMENTO: un gruppo di parole rappresenta un sintagma se da solo puó costituire un enunciato . Es. ¨Chi ha letto

un libro?¨ - ¨Mio cugino¨

4 COORDINABILITÁ: permette di riconoscere quando due o piú gruppi di parole rappresentano sintagmi di uno stesso tipo. Sintagmi diversi

sono dello stesso tipo se sono coordinati.

Es: ¨Pietro e un suo amico hanno lo stesso libro¨

Es: ¨Canta e balla come un vero showman¨

I SOTTOCOSTITUENTI DEI SINTAGMI: elementi che possono attaccarsi alla testa e da cui dipendono. Essi possono dare luogo a sintagmi anche molto complessi.

RAPPORTI SINTATTICI TRA I COSTITUENTI E GERARCHIA NELL` ALBERO.

Particolare attenzione richiedono i sintagmi preposizionali, il cui contributo al senso della frase puó porsi a livelli diversi.

L'analisi in COSTITUENTI IMMEDIATI individua 3 SOTTOLIVELLI: 1. Frasi 2. Sintagmi 3. Parole

→ I COSTITUENTI sono gli elementi al termine di ogni diramazione

L'albero etichettato è l' INDICATORE SINTAGMATICO della frase. Es: indicatore sintagmatico della frase “Gianni legge un libro”.

F SN SV

N V SN

Art N Gianni legge un libro

Principio generale delle rappresentazioni sintagmatiche: ogni elemento che sta sul ramo di destra di un nodo modifica l`elemento che sta alla sua sinistra sotto lo stesso nodo.

Esempi:

1) Gianni / ha letto / un libro / con gran piacere.

2) Gianni / ha letto / un libro / con la copertina blu.

3) Gianni / ha letto / un libro / per tutta la notte.

4.5 OLTRE ALLA FRASE

La lingua è quindi analizzata attraverso sottolivelli: dalle unità minime prive di significato alle unità complesse (frasi) che

funzionano da "blocchi" di significato.

Frasi --->il cane abbaia

Sintagmi--->il cane

Parole---> cane

Morfemi---> can-

Sillabe---> \ka\

Fonemi--->\k\

FRASI COMPLESSE

Le frasi però spesso non vengono enunciate in isolamento, ma si combinano in sequenze strutturate chiamate FRASI COMPLESSE o

PERIODI. ---> La SINTASSI DEL PERIODO è un ulteriore sottolivello di analisi della lingua.

 Principi di organizzazione delle combinazioni di frasi e parole che esprimono il rapporto tra le frasi.

ESEMPI DI RAPPRESENTAZIONE AD ALBERO DI FRASI COMPLESSE.

TESTI: un altro livello d'analisi della sintassi è il livello dei testi, ovvero combinazioni di frasi che si verificano in un dato contesto.

LINGUISTICA TESTUALE: studia gli elementi e fenomeni appartenenti alla struttura sintattica di una frase il cui comportamento non è spiegabile né descrivibile con la sintassi, bensì facendo riferimento al contesto situazionale o al cotesto. Casi specifici:

PRONOMINALIZZAZIONE: Il cane abbaia. Maria si affaccia. Lo vede infuriato. ANAFORE: elementi che fanno riferimento al contesto linguistico precedente. CATAFORE: elementi che fanno riferimento al contesto linguistico successivo. DEISSI: segni linguistici che indicano cose o elementi presenti nel contesto extralinguistico.

→PERSONALE: pronomi personali (io, lui..), possessivi (mio tuo..) →SPAZIALE: dimostrativi (questo, quello..), avverbi di luogo (qui, là..) →TEMPORALE: avverbi temporali (oggi, ieri, adesso..)

ELLISSI: mancanza di elementi che sarebbero indispensabili x una struttura frasale completa; sono recuperabili dal contesto linguistico. Es: coppie domanda-risposta. A: Dove vai? B: A casa!

SEGNALI DISCORSIVI: elementi estranei alla strutturazione sintattica della frase che svolgono il compito di esplicitare l'articolazione interna del discorso. Es: allora, guarda, cioè, diciamo..

F SN SV

V SN Sprep

F SN SV

V SN SN SPrep

F

SN SV SPrep V vv SN

SINTASSI

MORFOLOGIA

FONOLOGIA

PRIMA ARTICOLAZIONE

SECONDA ARTICOLAZIONE

COORDINAZIONE Proposizioni accostate, ma in cui non vi è alcun rapporto di dipendenza. (Gerarchicamente allo stesso livello)

SUBORDINAZIONE Proposizioni accostate in cui vi é un rapporto di dipendenza. (Gerarchicamente su livelli diversi). La subordinazione è un prodotto della RICORSIVITÀ della lingua; l'unione di una frase principale con una frase subordinata dá luogo a una frase complessa. Frasi AVVERBIALI: modificano l'intera frase da cui dipendono.

→Sub causali, temporali, concessive, ipotetiche, finali. →Frasi implicite (infinito, gerundio, participio) Es: esco, benché piova.

F.COMPLETIVE: riempiono una valenza/argomento del predicato verbale. →Sub soggettive, oggettive, interrogative indirette. Es: Sembra che faccia bel tempo. Dice che Luca ha ragione.

Frasi RELATIVE: modificano un costituente nominale della frase. Hanno sempre un nome o un pronome come testa.

CONNETTIVI Esprimono i rapporti di coordinazione e subordinazione tra le frasi.

→Congiunzioni coordinanti: e, o, ma..

→Cong. Subordinanti: perchè, quando, mentre,

benché. La subordinazione può avvenire anche

attraverso modi verbali non finiti (tornando,

tornato..)

Contesto LINGUISTICO (Cotesto) Parte di comunicazione verbale che precede o segue il testo in oggetto.

Contesto EXTRALINGUISTICO. Situazione specifica in cui la

combinazione di frasi è prodotta.

PARAMETRO TIPOLOGICO: alcune lingue strutturano una frase secondo..

FUNZIONI SINTATTICHE SINTASSI e STRUTTURA STRUTTURA INFORMATIVA

INFORMATIVA

Lingue SUBJECT-PROMINENT Lingue sia SUBJECT-che TOPIC- Lingue TOPIC- PROMINENT

(Lingue indoeuropee) PROMINENT. (Cinese: semplice accostamento tema-rema.

(giapponese: un costituente marcato No predicazione, non si può dire quale sia con tema e uno con soggetto) il soggetto.)

4.3 LE 4 PROSPETTIVE DELL'ANALISI SINTATTICA.

Classi di principi che determinano il funzionamento della sintassi: l'ordine i cui si susseguono gli elementi e la gerarchia dei

loro rapporti.

1. PROSPETTIVA CONFIGURAZIONALE: Gianni corre – SN + SV

2. PROSPETTIVA SINTATTICA: Gianni corre – SOGG + PRED VERB

Le funzioni sintattiche sono i ruoli che i sintagmi assumono nella struttura sintattica della frase.

SN→ può valere da SOGGETTO SV→può valere da VERBO SPrep→può valere da COMPLEMENTO C. OGGETTO

Le funzioni sintattiche vengono assegnate a seconda di SCHEMI VALENZIALI (Teoria di Tesnière). • VERBI ZEROVALENTI: verbi meteorologici (piovere,

nevicare) • VERBI MONOVALENTI: soggetto (camminare, piangere..) • VERBI BIVALENTI: sogg+c.ogg (lodare, interrogare..)

• VERBI TRIVALENTI: sogg+c.ogg+c.termine (dare, spedire..) • VERBI TETRAVALENTI: ..da..a.. (spostare, tradurre..)

La 1° valenza di ogni verbo è il soggetto, la 2° è il c. oggetto o altri complementi. La seconda valenza può essere omessa. Elementi CIRCOSTANZIALI: non fanno parte dello schema valenziale dei verbi, ma aggiungono informazioni. Essi funzionano quindi da MODIFICATORI. Es. Luisa cuoce la torta per tre ore

3. PROSPETTIVA SEMANTICA: Gianni corre – AGENTE + AZIONE

I ruoli semantici dipendono dal modo in cui il referente contribuisce e partecipa all'evento. • AGENTE: ruolo attivo nell'azione. • PAZIENTE: ruolo passivo nell'azione. • SPERIMENTATORE: ruolo di chi prova uno stato o processo psico. • BENEFICIARIO: ruolo di chi beneficia dell'azione. • STRUMENTO: ruolo di qualcosa mediante la quale avviene

l'azione. • DESTINAZIONE: ruolo di qualcosa verso la quale si dirige

l'azione. • ALTRI RUOLI: località, provenienza, dimensione, comitativo.

Ruoli semantici dei verbi:

PROCESSO (trasformare, invecchiare..) AZIONE (correre, andare..) STATO (esistere..)

4. PROSPETTIVA PRAGMATICO-INFORMATIVA: Gianni corre – TEMA + REMA

Valore delle frasi che il parlante vuole produrre. • DICHIARATIVE • INTERROGATIVE:

• ESCLAMATIVE: • IMPERATIVE

TEMA + REMA

Ciò su cui si fa un'affermazione. TOPIC

Di solito sta in 1° posizione. Non c'è sempre: vi sono anche frasi

ATEMATICHE “Prendi la valigia”.

Informazione fornita. SUBJECT C'è sempre.

Spesso, nell'ordine non marcato SVO, soggetto+agente+tema coincidono sullo stesso costituente frasale, che compare in prima posizione. Es: Il gatto insegue il topo

S+Ag+T V - R – O+Pa Eccezioni→FRASI MARCATE: mutano l'ordine dei costituenti e/o cambiano la normale disposizione delle funzioni pragmatiche:

1. DISLOCAZIONE A SINISTRA: anticipa all'inizio della frase un costituente, riprendendolo con un pronome clitico sul verbo. Es: il topo lo insegue un gatto.

O+P+T PC V – R - S+A

2. COSTRUZIONE PASSIVA: il paziente diventa tematico. Es: il topo è inseguito da un gatto. S+Pa+T V - R –

O+Ag

3. DISLOCAZIONE A DESTRA: isolare a destra un costituente, riprendendolo con un pronome clitico sul verbo (inversione dell'ordine naturale T+R). Es: Lo vuole un caffé?

V+R O+P+T 4. FRASE SCISSA: spezzare una frase in due punti, portando all'inizio della frase un costituente, introdotto dal verbo essere e seguito da una frase relativa. Es: È il gatto che insegue il topo! 5. FOCUS: punto di maggior salienza comunicativa della frase. In genere il focus fa parte del rema ed è contrassegnato da una particolare curva intonativa. Es: Carla al mattino prende il caffé.

LE LINGUE DEL MONDO Linguistica COMPARATIVA

Le lingue vengono classificate in FAMIGLIE: il più alto livello di parentela genealogica ricostruibile con i mezzi della linguistica storico-comparativa, che individua le somiglianze fra le lingue (attraverso la comparazione del lessico

fondamentale) come prova della loro comunanza di origine.

I sottolivelli della famiglia sono: RAMO, GRUPPO, SOTTOGRUPPO. Es: lingua italiana

Le 5FAMIGLIE LINGUISTICHE in EUROPA: 1. Lingue INDOEUROPEE: romanze (ita, fra, spa, por, rom), germaniche, slave, baltiche, celtiche, indio-arie, iraniche, isolate

(greco, albanese, armeno).

2. Lingue URALICHE: ugrofinniche (ungherese, finlandese estone..)

3. Lingue ALTAICHE: (turco, tartaro)

4. Lingue CAUCASICHE: (georgiano, ceceno..)

5. Lingue AFRO-ASIATICHE: semitiche (maltese)

• Lingua ISOLATA: basco

Le GRANDI LINGUE sono le lingue più importanti , valutate secondo criteri come: • numero di parlanti nativi (parlano una certa lingua come lingua materna)

• numero di parlanti non nativi (parlano una certa lingua come lingua seconda o straniera)

• numero di paesi in cui è lingua ufficiale.

• Importanza della lingua a livello scientifico, politico, economico, culturale e internazionale.

Le lingue PIDGIN e CREOLE: il PIDGIN è un idioma derivante dalla mescolanza di lingue di popolazioni differenti, venute a contatto a seguito di migrazioni, colonizzazioni.. Il pidgin si trasforma definitivamente in CREOLO quando non viene più appreso,

ma una generazione lo acquisisce come lingua nativa.

Es. di pidgin: CHININGLISH (cinese + inglese)

Es. di creolo: creolo GIAMAICANO (inglese + africano [niger-cordofaniano])

TIPOLOGIA LINGUISTICA Si occupa di trovare ANALOGIE e DIFFERENZE nell'organizzazione e struttura delle lingue, attraverso lo studio degli UNIVERSALI LINGUISTICI (proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue).

Si classificano le lingue in un TIPO LINGUISTICO: insieme di tratti strutturali comuni. Un tipo linguistico raggruppa, quindi, sistemi linguistici aventi molti caratteri comuni.

I modi per individuare tipi linguistici diversi sono basati sulla morfologia e sulla sintassi.

TIPOLOGIA MORFOLOGICA: classificazione delle lingue in base a: Vi sono quindi 4 tipi morfologici fondamentali di lingua:

LINGUE ISOLANTI: la struttura della parola è la più semplice possibile. - Rapporto parole-morfemi 1:1 (1 parola costituita da 1 morfema [radice lessicale]). - NO morfologia flessionale, poca morfologia derivazionale (i diversi significati sono resi da nuove radici lessicali).

- Parole monomorfematiche (radici lessicali nude) e monosillabiche.

- CLASSIFICATORI: parole a sé che fungono come prefissi che segnalano se la parola appartiene alla classe di oggetti, persone, luoghi.

ES: vietnamita, cinese, hawaiano.. (Anche l'inglese ha caratteristiche isolanti poiché possiede una ridotta morfol flessionale)

LINGUE AGGLUTINANTI: la struttura della parola è complessa. - Rapporto parole-morfemi =/> 1:3 (giustapposizione di più morfemi, facilmente individuabili e separabili) - Una radice lessicale + vari affissi.

- Non hanno un morfo per il genere (masc/femm)

ES: turco, basco, giapponese, swahili.. - Informazione propria delle lingue agglutinanti: ONE FORMONE MEANING - CLASSI NOMINALI: prefissi che segnalano se il morfo lessicale appartiene alla classe degli oggetti, strumenti, persone, luoghi.. ES: Swahili KITABU (libro), il prefisso KI- indica classe nominale degli oggetti.

MACHINGODA (rotative) MA- prefisso plurale che indica strumento

- ARMONIA VOCALICA: ≠allomorfismo. La vocale dei suffissi si adegua all'ultima vocale della radice.

Famiglia: indoeuropea

Ramo: neolatino

Gruppo: occidentale

Sottogruppo: italo-romanzo

UNIVERSALI ASSOLUTI (non conoscono eccezioni) -Tutte le lingue hanno vocali e consonanti.

-Tutte le lingue hanno parole, sintagmi e frasi.

-Tutte le lingue hanno almeno 3 persone e 2 numeri.

-Tutte le lingue hanno una costruzione negativa.

UNIVERSALI IMPLICAZIONALI (se A, allora B) -Se una lingua ha flessione, allora ha sempre derivazione.

-Se una lingua ha la categoria gramm del genere, allora ha sempre quella del numero.

GERARCHIE IMPLICAZIONALI ( se A allora B, se B allora C, se C allora D..) -Gerarchia del numero: singolare > plurale > duale > triale > paucale.

-Gerarchia delle classi di parole: verbo > nome > aggettivo > avverbio.

1. STRUTTURA della PAROLA 2. Rapporto PAROLE-MORFEMI (indice di sintesi) 3. TIPO e NATURA dei MORFEMI

LINGUE FUSIVE: parole internamente complesse. - Radice lessicale semplice o derivazionale + affissi flessionali (che veicolano valori grammaticali).

- Rapporto parole-morfemi fra 1:2 e 1:3. - Fenomeni di ALLOMORFIA, FUSIONE, OMONIMIA, SINONIMIA e POLISEMIA. Es: SCHLITZ-ES →Dà 2 info con 1 morfo ES: Lingue INDOEUROPEE (italiano, tedesco, latino, greco..)

SOTTOTIPO INTROFLESSIVO: i fenomeni di flessione avvengono dentro la radice lessicale, attraverso TRANSFISSI Es. ARABO → transfissi flessivi nella radice lessicale triconsonantica KTB (scrittura/scrivere)

KiTaB→libro KuTuB→libri

LINGUE POLISINTETICHE: hanno la struttura della parola più complessa. - Giustapposizione di più morfemi collegati con affissi. In una stessa parola compaiono 2 o più radici lessicali (nelle nostre

lingue corrisponde a una frase intera).

- Rapporto parole-morfemi =/> 1:4 - Fenomeni di fusione.

ES: groenlandese, inuit, lingue paleosiberiane, lingue australiane..

LINGUE INCORPORANTI: caratterizzate dalla sistematicità con cui il complemento oggetto (radice nominale) è incorporato dalle radici verbali.

PRESTITI:elementi del lessico presi da un'altra lingua (in particolare dalla lingua dominante in un certo contesto storico e geografico). Kitap in turco, Kitabu in swahili sono stati presi in prestito dall'arabo Kitap (libro)

L'italiano ha preso in prestito le seguenti parole:

ADATTATE: bisturi (francese), bistecca (inglese), fiasco (tedesco) →NON ADATTATE: computer, manager (inglese), samurai, kamikaze (giapponese), islam (arabo)

CALCO: elementi del lessico che si rifanno alla struttura della parola nella lingua di provenienza (traduzioni letterali). Sono parole che non hanno la tipica struttura dell'italiano, in cui la testa precede il modificatore:

Es: EISENBAHN → FERROVIA SCHOOLBUS → SCUOLABUS

OUTLAW → FUORILEGGE

TIPOLOGIA SINTATTICA: classificazione delle lingue in base all'ordine dei costituenti principali della frase. Nata nel '63 in seguito alla presentazione di un saggio di Grimberg: cercava di trovare una correlazione su un campione di

lingue non imparentate genealogicamente. Permetteva di individuare correlazioni che si presentavano con una frequenza di

gran lunga più che casuale. Grimberg ha trovato spiegazioni di tipo funzionalista.

Nelle lingue del mondo, una frase dichiarativa positiva ha il seguente ordine di frequenza a decrescere:

1. SOV→ordine + frequente (latino, turco..)

2. SVO→ (italiano, francese, inglese)

3. VSO→(arabo, ebraico..)

4. VOS→(malgascio..)

5. OVS

6. OSV

UNIVERSALI IMPLICAZIONALI:principi generalmente validi che collegano fra loro le posizioni di diversi elementi nella frase e nei sintagmi.

SOV (AN GN)⊃ Se in una lingua ho l'ordine SOV e se l'AGG precede il NOME, allora il GEN (c. specificaz) precederà il NOME che gli fa da testa.

VSO (NA NG)⊃ ⊃ Se in una lingua ho l'ordine VSO e se l'AGG segue il NOME, allora il GEN seguirà il NOME che gli fa da testa.

TIPOLOGIE COMPLESSE: tengono conto della collocazione reciproca di VERBO e C. OGGETTO.

Lingue VO: costruiscono a DESTRA, con l'ordine TESTA MODIFICATORE. Es: arabo.

Lingue OV: costruiscono a SINISTRA, con l'ordine MODIFICATORE – TESTA. Es: turco.

INCOERENZA TIPOLOGICA: l'italiano ad esempio è una lingua con ordine SVO, ma che può presentare caratteri sia VO che OV.

ERGATIVITÀ: particolarità che crea un altro parametro tipologico. Le lingue ergative, a differenza delle altre lingue con sistemi di caso, attribuiscono una rilevanza particolare al ruolo semantico di AGENTE. Queste lingue contrappongono un sistema di casi ASSOLUTIVO – ERGATIVO a un sistema più usuale NOMINATIVO – ACCUSATIVO. Lingue ergative: àvaro, basco, eschimese.

PROMINENZA nella struttura della frase:

1. delle FUNZIONI SINTATTICHE (in particolare del SOGG)→ Lingue SUBJECT-PROMINENT→Lingue indoeuropee (turco, arabo)

2. delle F. SINTATTICHE e F. PRAGMATICO-INFORMATIVE→Lingue SUBJECT- e TOPIC-PROMINENT→Giapponese (un costituente marcato morfologicamente come tema e uno come soggetto)

3. delle FUNZIONI PRAGMATICO-INFORMATIVE→Lingue TOPIC-PROMINENT→ Cinese (semplice accostamento tema-rema, no predicazione)

Caso=genitivo

Numero=singolare

+ANALITICO: spezzano il messaggio in blocchi unitari semplici

+SINTETICO: impacchettano il messaggio in blocchi complessi

l. ISOLANTI

-cinese-

1:1

l. FUSIVE – INTROFLESSIVE

- latino – arabo -

1:2 / 1:3

l. AGGLUTINANTI

- turco -

1:3

l. POLISINTETICHE – INCORPORANTI

- groenlandese – l. paleosiberiane -

1:4

Ordini MARGINALI,

ovvero poco frequenti

Questi 4 ordini coprono quasi il 98% delle lingue del Mondo.

Ragioni del predominio degli ordini SOV e VSO: il soggetto di una

frase coincide con il tema, che sta in prima posizione.

2 PRINCIPI GENERALI:

- Principio di ADIACENZA: verbo e oggetto devono essere contigui. - Principio di PRECEDENZA: il soggetto tende a precedere l'oggetto per la sua prominenza e priorità logica.

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