Nuovi lineamenti di grammatica storica dell'italiano, Patota, Esami di Italiano. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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jekstain9130 settembre 2013

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Nuovi lineamenti di grammatica storica dell'italiano, Patota, Esami di Italiano. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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Appunti di letteratura italiana (54 pagine) con riferimento al testo del corso (Patota) che danno un quadro chiaro dei rapporti fra latino e italiano e dell'evoluzione della nostra lingua.
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Nuovi lineamenti di grammatica storica dell’italiano

GIUSEPPE PATOTA

Capitolo 1: L'italiano deriva dal latino?

0) L’ITALIANO DERIVA DAL LATINO.?

- L’italiano “deriva dal latino”. Un verbo come derivare fa pensare a una lingua madre (il latino), da cui sarebbero nate le tante lingue figlie neolatine.

- L’italiano NON deriva (ciò nasce) dal latino, ma continua il latino.

- Ma da quale latino deriva la nostra lingua.? La storia non ha registrato l’esistenza di più lingue latine.

- Il latino è una lingua storico-naturale (cioè si oppone alle lingue artificiali), che fa parte della famiglia linguistica indoeuropea, la stessa a cui appartengono le lingue del gruppo germanico (inglese,tedesco).

- Se è vero che non sono esistiti molti latini, è vero però che sono esistite molte varietà di latino.

FATTORI: VARIABILE: 1. tempo 1) diacronica 2. spazio 2) diatopica 3. livello stilistico 3) diafasica 4. condizione socioculturale degli utenti 4) diastratica 5. modalità di trasmissione 5) diamesica

1) IL FATTORE TEMPO, O VARIABILE DIACRONICA

- Diacronica ( greco dià ‘attraverso’ e chronos ‘tempo’): l’italiano di oggi non è uguale a quello adoperato dieci anni fa, idem per il latino.

- Esempio: nuova epigrafe di Garigliano, santuario della dea Marica alle foci del Garigliano, circa al confine tra il Lazio e la Campania,scodella risalente al V secolo a.C . Contiene un’iscrizione in latino arcaico che se fosse stata scritta in età classica sarebbe stata completamente diversa.

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5 VARIETÀ DI LATINO:

- Arcaico: Plauto, Ennio, Terenzio, Catone, Lucilio (VIII secolo a.C fondazione Roma, fine II secolo a.C)

- Preclassico: Lucrezio, Catullo, Cesare (fine II secolo a.C, prima metà I secolo a.C) - Classico: Cicerone, Virgilio, Orazio, Ovidio, Tito Livio (seconda metà I secolo a.C, 14 d.C

morte Augusto) - Postclassico:Seneca, Petronio, Marziale, Giovenale, Tacito, Plinio il Giovane, Svetonio,

Apuleio (morte Augusto, fine II secolo d.C) - Tardo: Ambrogio, Damaso, Prudenzio, Girolamo, Agostino, Orosio (fine II secolo d.C, al

VII-VIII secolo d.C)

2) IL FATTORE SPAZIO, O VARIABILE DIATOPICA

- Diatopica (dià e topos ‘spazio’): l’italiano che si parla a Milano è diverso da quello che si parla a Napoli.

- Differenze di intonazione, pronuncia, lessico, grammatica, sintassi.

- Esempio:

latino classico,PULCHER > latino parlato FORMOSUS,BELLUS. Al centro dell’area romanza BELLUS (it. bello, franc. beau, prov. bel) Zone periferiche FORMOSUS (spagn. hermoso, portogh. formoso, rum. frumos)

- Il fattore geografico si fuse col fattore etnico: sostrato linguistico prelatino (influssi di lingua dominata nella lingua dominante)

- Prima che i Romani estendessero il loro dominio il latino era semplicemente uno degli idiomi parlati in Italia. Partendo da nord c’erano: Liguri, Celti, Reti, Carni, Veneti, Piceni, Umbri, Etruschi, Falischi, Oschi, Messapi, Iapigi, Dauni, Sicani, Siculi, Elimi.

- I Romani non imposero mai il latino, che però era usato come lingua di scambio, quindi i popoli la adottarono man mano, anche perché aveva più prestigio. I popoli di lingua greca invece non adottarono mai veramente il latino, perché greco più prestigioso.

- Le lingue preesistenti lasciarono qualche traccia nella prosodia (cadenza), nella pronuncia, nella morfologia, nel lessico, nella sintassi, infatti: strato di lingua soggiacente. Esempio: latino –ND tra due vocali al sud – NN, (MUNDUM> rom. monno, nap. munne)

3) FATTORE STILE, O VARIABILE DIAFASICA

- Diafasica (dià e –fasìa ‘parola’ ‘linguaggio’): l’italiano a cui ricorro durante l’interrogazione è diverso da quello che uso chiacchierando.

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4) FATTORE SOCIOCULTURALE, O VARIABILE DIASTRATICA

- Diastratica (dià e un derivato di strato): non tutti si esprimono allo stesso modo, le classi sociali alte sono avvantaggiate. Latino dei dotti diverso dal latino degli umili.

5) LA MODALITÀ DI TRASMISSIONE, O VARIABILE DIAMESICA

- Diamesica (dià e mesos ‘mezzo’): la lingua è scritta e parlata. - D i f f e r e n z e f r a l a t i n o p a r l a t o e s c r i t t o i n : r a p p o r t o f r a g r a f i a e

pronuncia,grammatica,sintassi,lessico.

6) LE FONTI DEL LATINO PARLATO

Forme tipiche del latino parlato (volgarismi):

- iscrizioni murarie (murales,Pompei) - glossari (vocabolari elementari) - testimonianze (lettere private o documenti) - autori che riproducono il parlato (commedie Plauto, Satyricon Petronio> Cena di

Trimalchione) - letteratura d’ispirazione cristiana (Agostino: meglio che ci rimproverino i grammatici

piuttosto che non ci capisca la gente)

Itinerarium Egeriae: Egeria, religiosa spagnola, scrisse un diario del suo pellegrinaggio in Terrasanta

- trattati tecnici di architettura ecc.. (Vitruvio: l’architetto non può essere un grammatico) - opere di grammatici ed insegnanti di latino (segnalazione degli errori più frequenti)

Appendix Probi: maestro di scuola del III secolo d.C anonimo. Appendice di Probo perché trovata in fondo ad un manoscritto che conserva gli scritti di un autore come pseudo-Probo. Lista di 227 parole organizzate in due serie diverse secondo lo schema “A non B”. Le parole italiane corrispondenti sono più vicine agli errori, il che conferma che la nostra lingua continua il latino parlato e non quello scritto.

7) IL METODO RICOSTRUTTIVO E COMPARATIVO

- Lo strumento più importante per la ricostruzione del latino parlato è il confronto tra le varie lingue romanze.

- Metodo ricostruttivo e comparativo: consiste nel ricostruire una forma non documentata sulla base dei risultati che se ne hanno nelle varie lingue romanze. Esempio: italiano carogna > latino scritto caro (carne)

Se confrontiamo l’italiano carogna coi suoi corrispondenti in fr. Charogne,

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prov. caronha, sp. Carroña; presuppongono un antecedente comune: caronia, derivato di caro. Questo non è documentato ma è sicuramente esistito nel latino parlato altrimenti non avrebbe prodotto queste parole.

8) LATINO CLASSICO E LATINO VOLGARE

- Fra le tante varietà di latino si distinguono il latino classico (scritto) ed il latino parlato. Dalla varietà multiforme dei vari latini parlati sorsero le lingue romanze o neolatine come l’italiano.

9) DAL LATINO VOLGARE ALL’ITALIANO

- La trasformazione del latino volgare nell’italiano è stata accelerata da due fattori e determinata da un terzo:

a. Perdita di potere della classe aristocratica: si usa più il volgare della lingua colta perché decadendo la classe decade anche il prestigio.

b. Diffusione del Cristianesimo: la lingua dei primi cristiani era il greco, quindi il latino viene contaminato e poi la buona novella doveva arrivare a tutti quindi doveva essere in volgare.

c. Invasioni barbariche (IV secolo d.C): il latino sopravvive solo nelle biblioteche dei monasteri.

- Il processo di trasformazione si concluse nell’VIII secolo d.C

10) PAROLE POPOLARI E PAROLE DOTTE

- Le trasformazioni fonetiche hanno interessato solo le parole popolari, i latinismi o cultismi o parole dotte non sono state toccate: a partire dal XIII secolo furono prese direttamente dai libri latini e inserite nei testi italiani allo scopo di renderne più elegante lo stile.

- Latinismi usati nei termini filosofici, giuridici, scientifici, o letterari colti.

- La stessa base latina può avere due continuatori, uno popolare e uno dotto, o anche due popolari:

DISCU(M) > disco (dotta) oggi normale tempo fa dotto. desco (popolare) tavola imbandita dalla forma rotonda,usato normalmente tempo fa,oggi ricercato.

- Due forme derivate dalla stessa base latina si chiamano allotropi.

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Capitolo 2: Foni e Fonemi dell'italiano

1. I FONEMI DELL’ITALIANO

- Fono: minima entità fono-acustica della lingua [ ] - Fonema: minima entità linguistica con valore distintivo / /; modo in cui la realtà fisica del

fono viene capita, è la rappresentazione astratta di un suono. - L’accento è indicato con un apice prima della sillaba accentata. - Lettere o grafemi: segni adoperati per trascrivere i fonemi; il loro insieme costituisce

l’alfabeto di una lingua. In italiano i segni che rappresentano i fonemi coincidono con le lettere dell’alfabeto latino, ma in altri questi formano nel loro insieme l’alfabeto fonematico per trascrivere i fonemi di quasi tutte le lingue del mondo riconosciuto dall’ API (associazione fonetica internazionale)

- Allofono o variante combinatoria: di un fonema è una realizzazione fonica che in una lingua non ha carattere distintivo, ma è in distribuzione complementare con gli altri allofoni dello stesso fonema. Esempio: [n] e [ ŋ] sono allofoni del fonema /n/ poiché nella medesima parola non ne distinguono due di diverso significato.

2. L’ALFABETO FONETICO

Per i fonemi dell'italiano

Vocali (7) : a pale Semiconsonanti (2): j iena ɛ lètto o Approssimanti w buono

e séra i vino ɔ còtta o góla u buca

Consonanti (25) : p pena dz ozono b becco dʒ gelo, giada m madre f fata t tana v vano d dare s scarpa n nodo z sveglia ɲ gnomo ʃ scemo, scialle k casa, che, quota r rosa tʃ cedo, ciao l lato g gara, ghiro ʎ gli, aglio ts milza ɱ invio, infatti ŋ panca, ingoia

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3) FONI SORDI E FONEMI SONORI

- Articolazione fonemi: polmoni laringe pliche vocali (corde vocali) faringe ugola radice velo del palato dorso lingua palato duro apice alveoli denti labbra

- Le corde vocali possono assumere 3 posizioni: restare inerti (fonema sordo) chiudersi, l'aria non passa vibrare, apri-chiudi rapido (fonema sonoro)

- Le vocali sono tutte sonore

- Consonanti sonore: [b], [d], [g], [z], [v], [dʒ], [dz], [m], [n], [ŋ], [ɱ], [ɲ], [r], [l], [ʎ]

- Le semiconsonanti sono tutte sonore (i e u non accentate, seguite da un'altra vocale)

- Consonanti sorde: [p], [t], [k], [ts], [tʃ], [f], [s], [ʃ]

- [ɱ] solo davanti alle labiodentali fricative sorda [f] e sonora [v] (infatti, invio)

- [ŋ] solo davanti alle velari occlusive sorda [k] e sonora [g] (panca, ingoia)

4) FONEMI ORALI E FONEMI NASALI

- Fonemi Orali: l'aria esce solo dalla bocca (vocali, [p], [b], [f], [v], [t], [d], [s], [z], [ts], [dz], [l], [r], [tʃ], [dʒ], [ʃ], [ʎ], [k], [g])

- Fonemi Nasali: l'aria esce da bocca e naso ( [m], [n], [ɲ], [ŋ], [ɱ])

- Quando siamo raffreddati si vede la differenza perché ad esempio invece che dire ['mamma] ci viene fuori ['babba]

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5) VOCALI

- Il suono delle varie vocali cambia secondo la posizione della lingua

- [i], [ɛ], [e]: vocali anteriori o palatali, perché la lingua avanza sul palato duro e la bocca si restringe

- [ɔ], [o], [u]: vocali posteriori o velari, perché la lingua arretra verso il velo palatino

- Vocali toniche 7, vocali atone 5, /e/ /o/ si distinguono con accento grave (aperte è) o acuto (chiuse é)

- Semivocali [i], [u] non accentate e precedute da una vocale (la i di colui) , le semiconsonanti [j] e [w] sono invece seguite da vocale

6) DITTONGHI

- Dittongo: insieme di due vocali che formano un'unica sillaba

- Ascendente: semiconsonante + vocale (piatto, piede, guerra) , la voce sale da atono a tonico

- Discendente: vocale + semivocale (mai, pneumatico, colui), la voce scende da tonico a atono

- Semiconsonante e semivocale sempre dentro dittonghi

7) TRITTONGHI

- Trittongo: semiconsonante + vocale + semivocale [i] (miei, cambiai, suoi, guai) semiconsonante + semiconsonante + vocale (aiuola, inquiete)

8) IATO

- Iato: due vocali che appartengono a due sillabe diverse e si pronunciano separatamente

Quando le due vocali non sono Quando una delle due vocali è [i], o [u] [i], o [u] accentata e l'altra è [a], [e], [o]

(paese, leone, reale) (armonìa, zìe, tùa, sùe, pra, tna)

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9) CONSONANTI

- Si identificano secondo tre fattori: modo di articolazione luogo di articolazione tratto della sordità o sonorità

- Modo: occlusive (o esplosive, momentanee), il canale respiratorio si chiude completamente per un istante, [p], [b], [t], [d], [k], [g] (6)

nasali , l'aria esce dal naso con occlusione della bocca, [m], [ɱ], [n], [ɲ], [ŋ] (5)

fricative (o costrittive, spiranti, continue), il canale respiratorio si restringe soltanto, [f], [v], [s], [z], [ʃ] (5)

affricate, fusione di quelle prima perché si ha occlusione ma senza esplosione, [ts], [dz], [tʃ], [dʒ] (4)

vibranti, la punta della lingua vibra dietro agli alveoli, [r] (1)

laterali, l'aria esce dai lati della bocca, [l] [ʎ] (2)

semiconsonanti, simili alle fricative ma con una fessura più ampia sono a metà fra una vocale e una consonante, [j] [w] (2)

- Luogo: labiali, il blocco del canale respiratorio avviene sulle labbra, [p] [b] [m] (3) labiodentali, il blocco è fra il labbro inferiore e gli incisivi superiori, [ɱ] [f] [v] (3)

dentali, il blocco è sui denti anteriori, [t] [d] [n] (3)

alveolari, la lingua tocca gli alveoli degli incisivi superiori, [ts] [dz] [s] [z] [r] [l] (6)

palatali, il blocco è sul palato anteriore, [ɲ] [tʃ] [dʒ] [ʃ] [ʎ] [j] (6)

velari, il blocco è sul velo palatino, [k] [g] [ŋ] [w] (4)

- Sordità e sonorità: vd. cap 2, par 3

- [s] anche detta sibilante sorda

- [z] anche detta sibilante sonora

- [ʃ] anche detta sibilante palatale

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- [ɹ] approssimante (r moscia)

- [ʀ] uvulare (r moscia alla francese)

10) COME SI SCRIVONO LE CONSONANTI NELLA GRAFIA CORRENTE

- Il nostro alfabeto non dispone di tutti i segni necessari ad indicare tutti i fonemi consonantici dell'italiano, e a volte uno stesso grafema rimanda a due fonemi diversi. (/c/ di casa e di ciao)

- Digrammi: due grafemi per indicare un unico fonema. /k/ ch davanti a (i,e) china, che /g/ gh davanti a (i,e) ghiro, ghepardo /ɲ/ gn gnomo /ʎ/ gl davanti a (i) egli /ʃ/ sc davanti a (i,e) lascivo, scena /tʃ/ ci davanti a (a,o,u) cialda, ciò, inciucio /dʒ/ gi davanti a (a,o,u) giacca, giostra, giusto

- Trigrammi: tre grafemi per indicare un unico fonema

/ʎ/ gli davanti a (a,e,o,u) paglia, famiglie, piglio, Pagliuca /ʃ/ sci davanti a (a,o,u) scialle, sciolto, sciupo

- Diacritici: espedienti grafici per distinguere una pronuncia dall'altra

h segue c, g china ['kina], ghiro ['giro] i segue c, sc, gl cialda ['tʃalda], sciarpa ['ʃarpa], maglia ['maʎʎa] q davanti a u quadro ['kwadro]

- i ha 4 valori: vocale [i] pino semiconsonante [j] notaio diacritica pancia grafica cielo/celo

11) CONSONATI SCEMPIE E DOPPIE

- In posizione intervocalica possono essere scempie o doppie (tenui o intense): [p] [b] [t] [d] [k] [g] [m] [n] [tʃ] [dʒ] [f] [v] [s] [r] [l]

- Sempre doppie intervocaliche: [ɲ] ogni ['oɲɲi], agnello ['aɲɲello] [ts] vizzi ['vittsi], azione [at'tsione] [dz] [ʃ] lascia ['laʃʃa] [ʎ] maglia ['maʎʎa], figlio [fi'ʎʎo]

- Sempre scempie: [ɱ] [ŋ] [z] [j] [w]

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Capitolo 3: Dal latino all'italiano, i mutamenti fonetici

1) VOCALI LATINE E VOCALI ITALIANE

- Latino 10 vocali toniche:

Ī Ĭ Ē Ĕ Ă Ā Ŏ Ō Ŭ Ū

- In italiano abbiamo perso la quantità e l'abbiamo trasformata in timbro, quindi le vocali lunghe latine sono le italiane chiuse e le vocali brevi latine le italiane aperte. Il senso della quantità iniziò a perdersi quando il latino si sovrappose a lingue europee ed africane che non la possedevano.

- Italiano 7 vocali toniche:

Ī Ĭ Ē Ĕ Ă Ā Ŏ Ō Ŭ Ū

i e jɛ ɛ a wɔ ɔ o u (s.l) (s.i) (s.l) (s.i)

- Esempi, dall'accusativo perché le nostre parole derivano da lì:

Ī > i: VĪVO > vivo Ĭ > é: LĬGNU(M) > légno Ē > é: LĒGE(M) > légge Ĕ > è: SĔPTE(M) > sètte A > a: ALA(M) > ala Ŏ > ò: FŎSSA(M) > fòssa Ō > ó: FLŌRE(M) > fióre Ŭ > ó: MŬSCA(M) > mósca Ū > u: MŪRU(M) > muro

- Sillaba libera (s.l): o aperta, quando finisce in vocale (te-so)

- Sillaba implicata (s.i): o chiusa, quando finisce in consonante (ter-so)

- Ĕ: s.l iè [jɛ] pie-de Ŏ: s.l uò [wɔ] uo-mo s.i è [ɛ] per-do s.i ò [ɔ] cor-po

- Nell'area romanza ci sono delle eccezioni, per quanto riguarda l'Italia: vocalismo tonico del sardo (l'idioma più refrattario ad innovazioni) e vocalismo tonico del siciliano (insieme al calabrese e il salentino, quello a sud di Brindisi a Taranto)

- Vocalismo tonico sardo: NON ha vocali aperte, sono TUTTE chiuse, quindi non accoglie il passaggio Ĭ > [e] e Ŭ> [o]

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Ī Ĭ Ē Ĕ Ă Ā Ŏ Ō Ŭ Ū i e a o u

- Esempi: SĬCCU(M) > it. sécco, sardo sikku PĔRTICA(M) > it. pèrtica, sardo bértiga PŎRCU(M) > it. pòrco, sardo pórco MŬSCA(M) > it. mósca, sardo muska

- Vocalismo tonico siciliano: Ī Ĭ Ē Ĕ Ă Ā Ŏ Ō Ŭ Ū

i ɛ a ɔ u

- Esempi: NĬVE(M) > it. néve, sic. nivi TĒLA(M) > it. téla, sic. tila VŌCE(M) > it. vóce, sic. vuci CRŬCE(M) > it. cróce, sic. cruci

- Il vocalismo atono del latino volgare non ha vocali aperte, quindi è assimilabile a quello italiano:

Ī Ĭ Ē Ĕ Ă Ā Ŏ Ō Ŭ Ū

i e a o u

2) L'ACCENTO

- Accento latino, musicale: dipende dalla quantità della penultima sillaba (per le bisillabiche è sempre sulla penultima)

penultima sillaba lunga: l'accento era su quella sillaba

penultima sillaba breve: l'accento era sulla sillaba prima (terzultima)

- Legge della penultima: vocale ͝ in s.l sillaba ͝ vocale ͝ in s.i sillaba ¯ vocale ¯ in s.l sillaba ¯ vocale ¯ in s.i sillaba ¯

N.B: sillaba breve solo con vocale breve in sillaba libera, se no sempre lunga!

- Quando l'accento da musicale divenne intensivo (quello italiano, la massima forza articolatoria è sulla sillaba accentata)

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dal latino all'italiano cambia la natura dell'accento, non la posizione

- ECCEZIONI: ricomposizione (in alcuni verbi composti) nella formazione, alcuni verbi hanno abbreviato la vocale tonica, o gli hanno cambiato il timbro: CONTĬNET (CŬM + TĔNET),DISPLĬCET (DĪS + PLĂCET), RENŎVAT (RĒ + NŎVAT); la ricomposizione è il fenomeno per cui i parlanti ripristinano nella forma originaria i verbi di cui riconoscono la base, così da CONTĬNET (CONTIENE invece che cóntene), DISPLĬCET (DISPIACE invece che dìspiece), RENŎVAT (RINNOVA, invece che rìnnova)

3) FENOMENI DEL VOCALISMO

Tonico

3.1) Monottongamento di AU, AE, OE (I dittonghi latini, dispensa)

- Latino classico 3 dittonghi: AU, AE, OE Questi monottongano perché sono detti come un'unica vocale lunga e quindi con timbro chiuso.

- AU > Ō > o :CAUDA(M) > CŌDA(M) > ['koda]; FAUCE(M) > *FŌCEM > ['fotʃe] (solo queste) > ɔ VIII sec. : AURU(M) > [' ɔro]; PAUCU(M) > ['pɔko] (etc..) - VIII sec. d.c in Toscana primo esempio in una carta latina medievale pistoiese del 726, in cui gòra (canale) che proviene da *GAURA (canale d'acqua)

- AE > Ē > ɛ (la Ē in posizione tonica si comporta come Ĕ, quindi aperta) > [jɛ] in s.l [ɛ] in s.i - [jɛ] > LAE-TU(M) > ['ljɛto]; QUAE-RO > chièdo - [ɛ] > MAES-TU(M) > ['mɛsto]; PRAES-TO > prèsto

- OE > Ē > e > POENA(M) > ['pena]

3.2) DITTONGAMENTO TOSCANO (Dittongamento spontaneo di [ɛ] e [ɔ] in s.l, dispensa)

- [ɛ] (derivata da Ĕ, e dal monottongamento di AE) > [jɛ]: FĔ-RU(M) > ['fjɛro]; LAE-TU(M) > vd. Supra

- [ɔ] (derivata da Ŏ) > [wɔ]: BŎNU(M) > ['bwɔno]; FŎCU(M) > ['fwɔko]

- Dittongo mobile: quando il dittongamento di alcuni verbi con Ĕ o Ŏ nella radice si ha solo nelle forme rizotoniche (accentate sulla radice)

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DŎLES > duoli ['pwɔ] (rizotonica), [po'tete] (rizoatona)

- N.B: non si ha dittongamento quando Ĕ o Ŏ sono in sillaba implicata: dòl-go; tèn-go

- Per analogia si ha dittongo mobile anche in parole diverse ma corradicali: piede-pedata, ruota- rotaia, vuole-volontà

- Livellamento dei paradigmi verbali: le forme rizotoniche con dittongo vengono superate da quelle rizoatone per analogia; in altri casi il contrario invece

[jɛ] > [ɛ] in lèvare [ɔ] > [wɔ] in suònare anticamente LĔVO > lièvo anticamente rizotoniche SŎNO > suòno invece rizoatone SŎNATIS > sonate

- Latinismi: dalle parole dotte non viene dittongamento.

Popolare: DĔCE(M) > dièce > dièci VS Dotta: DĔCIMU(M) > dècimo

- Proparossitoni (sdrucciole): dittongamento in quasi tutte le parole accentate sulla terzultima sillaba.

Normale: LĔVĬTU(M) > ['ljɛvito] VS Eccezione: PĔCORA > ['pɛkora] QUAERE > ['kjɛdere] ŎPERA(M) > ['ɔpera]

- Parossitoni (piane): non c'è dittongamento in 6 parole accentate sulla penultima sillaba 1 2 3 4

BĔNE > ['bɛne] NŎVE(M) > ['nɔve] *(IL)LAEI > ['lɛi] GĔLU(M) > ['dʒɛlo] invece che invece che invece che invece che ['bjɛne]['nwɔve]['ljɛi]['gjɛlo]

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5 6 ĔRAT, ĔRANT > ['ɛra], ['ɛrano] invece che ['jɛra], ['jɛrano]

1- Non dittonga perché avverbio e spesso non si trova da solo, quindi l'accento tende a cadere sulla parola dopo (bene dìctum, bene détto) e non produce dittongamento.

2- Non dittonga probabilmente per evitare la confusione con nuove, femminile plurale dell'aggettivo nuovo.

3- Questa forma latino-volgare di dativo femminile singolare (a quella, a lei) che proviene dal dimostrativo ILLE, ILLA, ILLUD, non dittonga come dovrebbe visto il monottongamento di AE > Ē > ɛ. Si ipotizza che la parola sia entrata nell'uso volgare quando il fenomeno del dittongamento si era concluso, ovvero dopo il VII secolo.

4- Non dittonga perché la [j] e la [g] si sono fuse

5,6- Dittongano in italiano antico ma successivamente la cosa scompare per lo stesso motivo per cui scompare in ['bɛne].

- Dittonghi fiorentini '400-'500: a causa dell'influsso dei dialetti toscani occidentali (pisano e lucchese), il dittongamento di Ĕ e di Ŏ dopo CONSONANTE + R scompare (iè da metà '400, uò da metà '500). Dalla seconda metà del '500 anche gli scrittori non toscani tolgono i dittonghi che comunque sopravvivono fino a inizio '800.

- Dittonghi fiorentini '800: scomparsa di [wɔ] dopo palatale [ʎʎ] [ɲɲ ] [dʒ] [j]: FILIŎLU(M) > [fiʎ' ʎwɔlo] > [fiʎ' ʎɔlo] IŎCAT > ['dʒwɔca] > ['dʒɔca] VARIŎLU(M) > [va' jwɔlo] > [va' jɔlo] HISPANIOLU(M) > [spaɲ' ɲwɔlo] > [spaɲ' ɲɔlo] A questo diede una forte spinta Alessandro Grandemucca nei Promessi Sposi.

- Fiorentino popolare: siciliano antico > siculo-toscani > stilnovisti > Petrarca, portarono al soppianto delle forme dittongate di alcune parole. Non è solo dovuto all'influsso del siciliano antico, ma anche al modello latino, molto forte in poesia:

sic. Còri > tosc. Còre sic. Fòcu > tosc. Fòco sic. Nòvu > tosc. Nòvo lat. Cor > tosc. Còre lat. Focus > tosc. Fòco lat. Novus > tosc. Nòvo

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3.3) ANAFONESI

- Anafonesi (greco anà 'sopra' e fonè 'suono'= innalzamento di suono): trasformazione in posizione tonica delle vocali [e] (< Ĭ, Ē) ed [o] (< Ō, Ŭ):

[e] > [i][o] > [u]

Questo è un innalzamento articolatorio perché nella realizzazione la lingua e le labbra sono più alte. È tipica di un'area molto ristretta della Toscana, ed è uno dei principali fenomeni che dimostrano le radici fiorentine dell'italiano.

- Anafonesi (a): [e] > [i] davanti alle palatali [ʎ] (<-LI + voc.) e [ɲ] (<-NI+ voc.): FAMĬLIA(M) > tutta italia [fa'meʎʎa] > tosc. [fa'miʎʎa] GRAMĬNEA(M) > *GRAMĬNIA > [gra'meɲɲa] > [gra'miɲɲa]

La forma ricostruita si è avuta dalla chiusura di i della E in iato (-NEA > -NIA), che ha prodotto il nesso NI, senza il quale non si ha anafonesi.

- Anafonesi (b): [e] > [i] davanti a [ŋg], [ŋk] [o] > [u] davanti a [ŋg]

TĬNCA(M) > ['teŋka] > ['tiŋka] LĬNGUA(M) > ['leŋgwa] > ['liŋgwa] FŬNGU(M) > ['foŋgo] > ['fuŋgo]

N.B: l'anafonesi non si produce nella sequenza -oŋk, ad eccezione di IŬNCU(M) > ['dʒoŋko] > ['dʒuŋko]

infatti: TRŬNCU(M) > ['troŋko]

3.D) LA METAFONESI AL NORD (Dispensa)

Passaggio di [e] > [i] e di [o] > [u] quando nella sillaba finale della base latina c'è Ī

• [o] > [u]

veron. TŌNSU(M) > ['tozo] m.s; TŌNSĪ > ['tuzi] m.p polesano NŎVŬ(M) > ['novo] m.s; NOVĪ > ['nuvi] m.p

• [e] > [i]

romagn. PĬLŬ(M) > [pel] s.; PILĪ> [pil] p.

- La metafonesi non ricorre mai nei dialetti toscani

[ JekStain © ]! 15

3D) LA METAFONESI IN NAPOLETANO (Dispensa)

Passaggio di [e] > [i]; [o] > [u]; [ɔ] > [wo] quando nella sillaba finale latina oppure

• [e] > [i]

NĬGRA(M), NĬGRAS > ['nerǝ] f.s./p.; NĬGRŬ(M), NĬGRĪ> ['nirǝ] m.s/p.

• [o] > [u]

RŬSSA(M); RŬSSAS > ['rossǝ] f.s/p.; RŬSSŬ(M), RŬSSĪ > ['russǝ] m.s/p.

• [ɔ] > [wo] (sia in sillaba libera che implicata, no come il toscano)

BŎNA(M); BŎNAS > ['bɔnǝ] f.s/p; BŎNŬ(M); BŎNĪ > ['bwonǝ] m.s/p.

-N.B: Per gli stadi evolutivi vd. Dispensa, e importante è la funzione morfologica assunta dalla metafonesi perché, vista la perdita della vocale finale d'origine, distingue il maschile dal femminile con la differenza fra le vocali toniche.

3.4) CHIUSURA DELLE VOCALI TONICHE IN IATO

- [e] [ɛ] [o] [ɔ] se precedono una vocale ≠ [i] e non ci fanno dittongo si chiudono in > [i] [u]

Ĕ(G)Ō > ['ɛo] > ['eo] > ['io] invece che *['jɛo]

DĔŬ(M) > ['dɛo] > ['deo] > ['dio] invece che *['djɛo]

TŬA(M) > ['toa] > ['tua]

DŬAS > ['doe] > ['due]

MĔŬ(M) > ['mɛo] > ['meo] > ['mio] invece che *['mjɛo]

BŎ(V)E(M) > ['bɔe] > ['boe] > ['bue]

N.B: se fossero in iato con [i] non si chiuderebbero, infatti:

MĔI > ['mjɛi]

BŎ(V)ES > *BŎI (palatalizzazione [e] > [i]) > ['bwɔi] naturale dittongamento di O tonica

- Eccezioni:

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non si verifica la chiusura in iato nella [e] tonica delle terze persone dell'imperfetto senza [v] dei verbi di II cogn (avea, temea, tenea, vedea), se no si sarebbero confuse con quelle della III (sentia, udia, venia)

non si verifica nei latinismi come ANDRĔAS e BARTHOLOMĔUS, infatti noi diciamo Andrea e Bartolomeo invece che *Andria e *Bartolomio

Atono

3.5) CHIUSURA DELLA [e] PROTONICA IN [i] (Chiusura in protonia, Dispensa)

[e] può provenire da Ĭ, Ē, Ĕ, AE atoni > [i] quando è prima della sillaba accentata:

CĬCŌNIA(M) > [tʃe' koɲɲa] > [tʃi' koɲɲa]

DĔCĔMBRE(M) > [de' tʃɛmbre] > [di' tʃɛmbre]

FĔNĔSTRA(M) > [fe' nɛstra] > [fi' nɛstra]

- Il processo è stato ovviamente graduale, fino al '300 (megliore, nepote, segnore) , inizio '400 (pregione, serocchia), metà '400 (Melano, melanese)

- Protonia sintattica: [e] protonica > [i] sempre nei monosillabi con [e] protonica non nella parola ma nella frase, per questo si dice sintattica. Fenomeno tipicamente fiorentino.

DĒ> de MĒ > me SĒ > se

ĬN > en TĒ> te

Ma di solito non erano da sole:

DĒ NŎCTE > de notte > di notte

ĬN CASA > en casa > in casa

MĒ CLAMAT > me chiama > mi chiama

TĒ VĬDET > te vede > ti vede

SĒ LAVAT > se lava > si lava

- Eccezioni:

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a) Rilatinizzazione rinascimentale: processo di riapertura di [i] > [e]

DĒLICATU(M) > delicato > dilicato (Dante) > delicato AEQUALE(M) > eguale > iguale > eguale

b) Influssi analogici - Derivazione: nella parola base la [e] non è protonica e per analogia non si chiude.

FESTĪVU(M) > [fe' stivo] invece che [fi' stivo] perché FĔSTA(M) > [fɛ' sta]

PĔIŌRE(M) > [ped' dʒore] invece che [pid' dʒore] perché PĔIUS > ['pɛddʒo]

- Paradigma: per influsso delle [e] rizotoniche, le [e] rizoatone delle altre forme verbali non si sono chiuse.

LĬGABAT > [le' gava] invece che [li' gava] perché ['lega]

VĬDEBAT > [ve' deva] invece che [vi' deva] perché ['vede]

c) Latinismi: parole di derivazione dotta restano come il latino, e molti verbi col prefisso DE-

MĔMŎRIA(M) > [me' moria] invece che [mi' moria]

DĒLIRARE > [deli' rare] invece che [dili'rare]

d) Foresterismi: parole straniere importate

sp. [re' galo] fr. [pe' tardo] fr. [det' taʎʎo]

3.6) CHIUSURA DELLA [o] PROTONICA IN [u]

- Da Ŏ, Ō, Ŭ, AU atoni > [o], questa in qualche caso di protonia > [u]. Questo è un fenomeno tutto tranne che sistematico, infatti si alterna con le forme in [o] e per quanto riguarda il dittongo AU in certe parole non è neanche rimasto [o] ma è diventato [a] (AUGUSTUM > [a' gosto])

CŎCĪNA(M) > [co' cina] > [cu' cina]

ŎCCĪDO > [oc' cido] > [uc' cido]

AUDĪRE > odire > udire però AUDIO > odo / AUDIAMUS > odiamo > udiamo perché AU protonico

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3.7) CHIUSURA DI [e] POSTONICA IN SILLABA NON FINALE

- [e] in sillaba dopo quella accentata si chiude > [i] (è MAAAA

SOLO SE: [e] < Ĭ atona non < Ĕ [e] è in sillaba postonica ma NON finale, quindi in parole di almeno 3 sillabe

DOMĬNĬCA(M) > [do' meneka] > [do' menika]

Parole in -ile:

FACĬLE(M) > [fa' cele] > [fa' cile] GRACĬLE(M) > [gra' tʃele] > [gra' tʃile]

Parole in -ine:

ODRĬNE(M) > [or' dene] > [or' dine] (HI)RŬNDĬNE(M) > [ron' dene] > [ron' dine]

3.8) PASSAGGIO DI [ar] INTERTONICO E PROTONICO A [er] ([ar] > [er], Dispensa)

- Vocale/sillaba intertonica: tra l'accento secondario e quello principale.

- Accento principale: massima energia articolatoria ( attenziOne, principAle, pĕregrInus)

- Accento secondario: una parte dell'energia articolatoria (Attenzione, prIncipale, pĔregrinus)

- [ar] > [er] in posizione protonica:

• Parole che escono in -erìa, [a'ria] > [e'ria]: [matʃella'ria] > [matʃelle'ria] [peska'ria] > [peske'ria]

• Parole che escono in -arello, [a'rɛllo] > [e'rɛllo]: [fatta'rɛllo] > [fatte'rɛllo] [vekkja'rɛllo] > [vekkje'rɛllo] • Parole che escono in -areccio, [a'rettʃo] > [e'rettʃo]: [boska'rettʃo] > [boske'rettʃo] [festa'rettʃo] > [feste'rettʃo]

- [ar] > [er] in posizione intertonica:

COMPARARE (cOmparAre) > [kompa' rare] > [kompe' rare]

MARGARITA(M) (mArgarIta) > [marga' rita] > [marge' rita]

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- Fenomeno tipico del fiorentino antico e poi si è indebolito, fanno eccezione (sigaretta, mozzarella)e nell'italiano moderno alcune parlate di Roma e Milano (acquarello, casareccio, bustarella, pennarello, spogliarello)

Futuro e condizionale I cogn. : unione dell'infinito con le forme ridotte del verbo HABERE al presente ( > futuro) e al perfetto ( > condizionale)

CANTARE *(H)A(BE)T > [kanta'ra] > [kante'ra]

CANTARE *(H)E(BU)IT > [kanta'rebbe] > [kante'rebbe]

3.9) LABIALIZZAZIONE DELLA VOCALE PROTONICA (Labializzazione in protonia, D)

- [e i] > [o u]:

• davanti a labiale occlusiva sorda e sonora [p b]:

DEBERE > ([de'vere]) > [do'vere]

EBRIACUM > ([ebri'ako]) > [ubri'ako]

• davanti a labiodentale fricativa sorda e sonora [f v] :

OFFICINA(M) > [fe'cina] > [fu'cina]

• davanti a labiale nasale sonora [m]:

DEMANDARE > ([deman'dare], [diman'dare]) > [doman'dare]

DE MANE > ([di'mane], [de'mane]) > [do'mani]

4) FENOMENI DEL CONSONANTISMO

4.0) CONSONANTI CONSERVATE

- Consonanti conservate: non mutano né ad inizio né all'interno della parola (D, M , N, L, R, F)

DARE > dare; CAUDA > coda; MANUM > mano; TIMOREM > timore; NIVEM > neve; PANEM > pane; LENTUM > lento; MULUM > mulo; ROTA > ruota; CARUM > caro; FICTUM > fitto; BUFALUM > bufalo

- Eccezione: L, M, N seguite da J si trasformano

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4.0.1) ASSIMILAZIONE CONSONANTICA

- Assimilazione consonantica regressiva: nesso consonantico di difficile pronuncia = la seconda consonante assimila la prima e diventa doppia.

CS: FIXARE > fissare

CT: DICTU(M) > detto

DV: ADVENIRE > avvenire

MN: DAMNUM > danno

PS: SCRIPSI > scrissi

PT: APTUM > atto

- N.B: il nesso -CS- in alcune parole ha prodotto una sibilante palatale intensa [ʃʃ]:

AXILLA > ascella MAXILLA > mascella COXA > coscia LAXARE > lasciare

- Assimilazione consonantica progressiva: la prima consonante assimila la seconda, fenomeno prevalentemente dei dialetti centromeridionali.

ND: MUNDUM > monno, munne

MB: PLUMBUM > romanesco piommo

4.1) CADUTA DI CONSONANTI FINALI

- M, - T: cadono presto (età repubblicana, I secolo d.C)

- S (Medioevo) o non è caduta o è caduta tardi quindi ha prodotto delle trasformazioni:

Monosillabi: si è palatalizzata (s > i) NOS > noi raddoppiamento fonosintattico (si è assimilata alla consonante iniziale della parola dopo) TRES CAPRAS > [trek'kapre]

Polisillabi: ha palatalizzato la vocale precedente, cioè ha aumentato il grado di palatalizzazione CAPRAS > capre

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4.2) PALATALIZZAZIONE DELL'OCCLUSIVA VELARE (Palatalizzazione, Dispensa)

- Palatalizzazione: anticamente la velare sorda [k] e quella sonora [g] si pronunciavano sempre così davanti a qualsiasi vocale, poi [k g] davanti [e i] > [tʃ ʤ] quindi da occlusive velari sono passate a affricate palatalizzata.

- [k] in posizione interna (macerare) e iniziale (ciglio)

- [g] in posizione iniziale (gelo), in posizione interna: dopo essersi palatalizzata si è intensificata (LEGIT > legge) o è stata assorbita da una [i] (omorganica) successiva (SAGITTAM > SAITTA = [sa'ʤitta] > [sa'etta])

- Nord: [k g] > [ts dz] > ([s z]) CENA(M) > ['sɛna] venez. ; ['tsɛna] ligure mont. GENERU(M) > [zɛnaro] venez. ; ['dzɛnre] ligure mont.

4.3) TRATTAMENTO DI JOD INIZIALE E INTERNO

- [j] > [ʤ] in posizione iniziale IACERE > [ʤa'tʃere] (giacere)

- [j] > [dʤ] in posizione intervocalica MAIUS > [mad'ʤio] (maggio)

4.4) LABIOVELARE

- Labiovelare: combinazione di velare sorda o sonora [k g] seguita da una [w] (che si articola spingendo avanti le labbra, per questo labiovelare)

- Labiovelare sorda [kw] (cuore, quale, questo):

Primaria: già in latino (QUALE(M) > quale; QUANDO > quando; AQUA(M) > acqua) - [kw] iniziale + A: si mantiene (quale)

- [kw] intervocalica: rafforza la velare (acqua)

- [kw] iniziale + Vocale (NO A): resta solo la velare [k] (QUID > che; QUAERERE > chiedere)

Secondaria: si è prodotta dopo (CORE > cuore; (EC)CU(M) (H)IC > qui)

- [kw] resta sempre intatta, a prescindere da posizione e vocali

- Labiovelare sonora [gw] (anguilla, lingua, uguale):

- [gw] è sempre interna e sempre uguale a prescindere dalla vocale - [gw] può anche essere una [kw] sonorizzata:

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AEQUALE(M) > equale > (sonor.) eguale/iguale > uguale (assimilazione vocalica regressiva)

-N.B: se [gw] iniziale non ha base latina ma germanica (wardon > guardare, *werra > guerra)

4.5) SPIRANTIZZAZIONE DELLA LABIALE SONORA INTERVOCALICA

- B iniziale o dopo consonante : si è conservata (BASI(M) > bacio, CARBONE(M) > carbone)

- B + R: è diventata intensa (FABRU(M) > fabbro, FEBRE(M) > febbre)

- B intervocalica: è diventata una labiodentale fricativa (o spirante) sonora [v] (DEBERE > dovere) > Spirantizzazione

- Spirantizzazione: da labiale occlusiva a labiale fricativa a labiodentale fricativa: B > ß > V

FABULA(M) > faßola > favola FABA(M) > faßa > fava

- Dileguo della [v]: la B si è indebolita così tanto che scompare anche la [v]

- Imperfetto II,III: accanto alle forme con [v] anche quelle senza

VIDEBAT > vedeva/vedea *SENTIBAT > sentiva/sentea - Latinismi e germanismi: la B intervocalica si è mantenuta (SUBITO > subito; RAUBA > roba)

4.6) SONORIZZAZIONE DELLE CONSONANTI

- Sonorizzazione: indebolimento articolatorio per cui da consonante sorda > sonora corrispondente [p] > [b] [k] > [g] [t] > [d] [s] > [z] labiali velari dentali alveolari occlusive occlusive occlusive fricative

- [p k (+ a o u) t] intervocaliche (o vocale + R) > [b g d]: Italia settentrionale e Toscana seguono le lingue dell'Europa occidentale, al centro e al sud invece niente (LACU(M) > laco), al nord sempre e in Toscana metà e metà.

[p] > [b]

RIPA(M) > ['riba] > ['rißa] > ['riva] EPISCOPU(M) > ['biskobo] > ['ßiskoßo] > ['veskovo]

- MA: APE(M) > ['ape] CEPULLA(M) > [tʃi'polla]

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[k] > [g]

ACU(M) > ['ago] LACU(M) > ['lago] MACRU(M) > ['magro]

- MA: AMICU(M) > [a'miko] SACRU(M) > ['sakro]

[t] > [d]

MATRE(M) > ['madre] SCUTU(M) > ['skudo]

- MA: ACUTU(M) > [a'kuto] PETRA(M) > ['pjɛtra]

[s] > [z]

- Al Nord sempre, al Sud mai, in Toscana sempre:

INSULA(M) > [i'zola] ROSA(M) > ['roza]

- MA: suffissi in -['oso] ([fa'moso], [cu'rioso]) suffissi in -['ese] < -NS (MENSE(M) > ['mese], [in'glese], [mila'nese]) ['kasa], ['kɔsa], [ko'si]

[f] non esisteva in latino ma veniva dal greco (Stephanus) o dall'osco-umbro (bufalus):

- Toscana è rimasta: STEPHANUS > [ste'fano]

- Al Nord è sonorizzata: STEPHANUS > ligure ['stɛva], lombardo ['stɛven]

N.B: la sonorizzazione non è un fenomeno Toscano (vd toponimi dei piccoli centri: Prato (no Prado), Catignano (no Cadignano)) ma importato dai commercianti dal Nord perché sentito come più elegante, come oggi con figo invece che fico.

4.7) NESSI DI CONSONANTE + IOD

- Labiale [p b] o labiodentale [v] + J: la labiale o labiodentale prima di jod raddoppia

SAPIA(T) > ['sappja] (H)ABEA(T) > *ABJA > ['abbja] CAVEA(M) > *CAVJA > ['gabbja]

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