Riassunto per esame di Psicodiagnostica prof. Ghisi (Padova), Sintesi di Psicodiagnostica. Università degli Studi di Padova
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Riassunto per esame di Psicodiagnostica prof. Ghisi (Padova), Sintesi di Psicodiagnostica. Università degli Studi di Padova

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Riassunto di libro e slides per l'esame di Psicodiagnostica clinica della prof. Ghisi, Università degli studi di Padova
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ESAME PSICODIAGNOSTICO o ASSESSMENT Riguarda un’ampia valutazione iniziale del caso che il clinico attua per decidere rispetto alla possibile presa in carico di un paziente. È un complesso processo di raccolta, analisi ed elaborazione di informazioni volto a: - valutare le condizioni psicologiche - decidere rispetto alla presa in carico - individuare e concordare con il pz obiettivi a breve e/o lungo termine - identificare le tecniche di trattamento più adeguate Procede con una successione sistematica e logicamente organizzata di approfondimenti (processo a imbuto, dal generale al particolare). Non è una passiva raccolta di informazioni, ma un processo attivo simile al problem-solving o al decision-making. Utilizza una logica ipotetico-deduttiva. Nell’assessment vengono generate ipotesi, controllate tali ipotesi (eventualmente rigettate) e prese decisioni. Un assessment appropriato fornisce: ipotesi circa eventuali relazioni tra i principali disturbi e gli eventi scatenanti e/o di mantenimento (analisi funzionale); ipotesi eziopatogenetiche; ipotesi sugli obiettivi; ipotesi sulle strategie di intervento e sulle tecniche di trattamento. Nell’assessment vengono effettuate diverse misurazioni: costruzione di diverse “linee di base” rispetto alle quali confrontare i cambiamenti che presumibilmente si verificheranno nel corso del trattamento concettualizzare l’assessment clinico come un piccolo esperimento a soggetto singolo. Scopi dell’assessment: - formulare una diagnosi indicativa - capire come il pz sperimenta soggettivamente le proprie difficoltà - capire quali eventi possono aver contribuito alle difficoltà attuali - giungere alla concettualizzazione (formulare il problema e spiegare il comportamento in questione nei termini della sua storia causale e dei fattori di mantenimento) Diagnosi: definizione di una patologia attraverso l’intervista al pz, la rilevazione dei sintomi e gli esami di laboratorio; Diagnosi differenziale: esame critico dei sintomi per distinguere patologie tra loro simili; permette la comunicazione tra esperti. Quindi l’esame psicodiagnostico è più di una diagnosi: non fa riferimento meramente alla classificazione nosografica, alla semplice categorizzazione dell’individuo all’interno di una determinata categoria diagnostica. Segue invece il fine dell’approfondimento (conoscenza di molteplici dimensioni) e dell’analisi del singolo individuo e delle sue peculiarità (ottica idiografica). L’assessment include anche la formulazione di una diagnosi, ma non termina con la formulazione di questa. L’assessment viene ripetuto nel corso e alla fine di un trattamento al fine di verificare i risultati conseguiti. Valutazione multiassiale: DSM-IV Asse I: disturbi clinici, altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica; Asse II: disturbi di personalità, ritardo mentale; Asse III condizioni mediche generali (in atto, potenzialmente rilevanti per la comprensione del disturbo mentale) Asse IV: problemi psico-sociali e ambientali (in atto, che possono influenzare la diagnosi, il trattamento o la prognosi del disturbo mentale: evento vitale negativo, difficoltà o carenza ambientale, stress familiare o interpersonale, etc.) Asse V: valutazione globale del funzionamento. Vantaggi DSM: terminologia ufficiale applicabile a diversi contesti; linguaggio comune e condiviso; approccio sintomatologico; il DSM è una classificazione categoriale che suddivide i disturbi mentali sulla base di set di criteri con caratteristiche descrittive (non è interpretativo ed è ateorico). RACCOMANDAZIONI: no applicazione meccanica; importante che l’utilizzatore sia competente e abbia familiarità con il DSM. Critiche DSM: la classificazione dà luogo a una perdita di informazioni (ma è importante capire se l’informazione persa è rilevante); un’etichetta può avere influenze negative; il DSM utilizza una classificazione di tipo categoriale: non tiene in considerazione la continuità esistente tra comportamento normale e patologico; troppe categorie diagnostiche comorbilità (presenza di doppie diagnosi); non è funzionale al trattamento psicologico; non considera i meccanismi di apprendimento e mantenimento del disturbo.

Formulazione della diagnosi: è importante formulare una diagnosi corretta, sulla base di tutti i dati rilevati durante la fase dell’assessment e sulla base della loro reciproca interazione e del loro andamento. Tuttavia per la presa in carico non è necessario che siano rispettati tutti i criteri diagnostici (caso in cui sia esperito un disagio significativo ma non soddisfatti tutti i criteri del DSM- IV; caso in cui si tratti di un lavoro preventivo). Formulazione del problema: - formulare il problema e - spiegare il comportamento in questione - nei termini della sua eziopatogenesi e dei fattori di mantenimento Pertanto, attraverso l’analisi funzionale, è importante pervenire alla concettualizzazione del problema lamentato dall’individuo. Concettualizzazione del caso clinico attraverso l’analisi funzionale è importante rilevare i seguenti fattori: - fattori predisponenti o di rischio: ovvero ciò che può aver facilitato lo sviluppo futuro del disturbo (es. aspetti di familiarità psicopatologica, eventi significativi verificatisi nell’infanzia, stili di attaccamento, etc) - fattori precipitanti o scatenanti: quegli eventi o situazioni che si sono verificati in concomitanza dell’esordio del problema e che hanno svoto un ruolo causale (es. eventi traumatici, stressor) - fattori di mantenimento: quegli eventi o situazioni che attraverso meccanismi di rinforzo negativo (es. evitamento) o di rinforzo positivo (es. vantaggi secondari di malattia) aumentano la probabilità di emissione del comportamento disfunzionale/del problema - fattori esacerbanti: quegli eventi o situazioni che peggiorano il quadro sintomatologico o provocano un aggravarsi della patologia, del disturbo già presente nel paziente (es. un cambiamento lavorativo, un aumento di responsabilità, la gravidanza, il pensionamento) - fattori protettivi: quelle caratteristiche dell’individuo (es. buone strategie di coping o presenza di abilità interpersonali) o dell’ambiente circostante (es. buona rete sociale) che consentono di mantenere arginata la patologia MODELLO MULTIDIMENSIONALE DELL’ASSESSMENT Le diverse informazioni che il pz e il terapeuta raccolgono derivano da più fonti o canali: 1. Indici soggettivi (canale verbale) 2. Indici motori-comportamentali (osservazione del comportamento: chi, che cosa osservare e come, quando, con che frequenza?) 3. Indici fisiologici (registrazioni strumentali) I diversi canali sono considerati interagenti ma non sovrapponibili (relativamente indipendenti); i diversi canali sono considerati relativamente indipendenti in quanto in fase di valutazione potrebbe non riscontrarsi sempre una concordanza tra i diversi canali (es. la persona riferisce di non sentirsi “in ansia”, tuttavia a livello fisiologico attraverso la rilevazione degli indici fisiologici emerge un levato livello di arousal, oppure a livello comportamentale vengono individuati indici non verbali e comportamenti indicativi di attivazione). Inoltre in fase di trattamento spesso di registrano modificazioni sintomatologiche in maniera non sincrona a livello dei tre indici (es. nel disturbo da attacchi di panico spesso migliorano prima i sintomi psicofisiologici, successivamente quelli comportamentali ed infine quelli cognitivi) desincronia della risposta. Un assessment multidimensionale può suggerire una linea di trattamento preferenziale. Esperimenti di Ost et al. (1981; 1982) - 1° con pz con fobia sociale - 2° con pz con agorafobia Hanno evidenziato che erano classificabili come: - physiological reactors o - behavioural reactors Di conseguenza scelte tecniche di intervento preferenziali differenti nell’uno o nell’altro caso. 1. INDICI SOGGETTIVI Sono informazioni che un individuo fornisce nel corso di un colloquio clinico, durante un’intervista strutturata, nella compilazione di un questionario o in un diario. Sono informazioni che provengono da un canale e sono soggettive, in quanto influenzate da variabili legate al contesto in cui sono raccolte, a variabili interpersonali e di personalità. COLLOQUIO CLINICO

È l’asse portante dell’esame psicodiagnostico e ha come finalità l’esame del problema del paziente; esplora il sistema cognitivo verbale; rappresenta un setting di osservazione specifico e strutturato (esempio di comportamento interpersonale); finalizzato a stabilire una relazione di fiducia e collaborazione. Topografia dei colloqui iniziali: fase dei preliminari (convenevoli); apertura; specificazione del problema (fase del problema iniziale); analisi delle variabili funzionalmente correlate; allargamento (fase dei problemi attuali); storia dei problemi (fase delle ipotesi eziopatogenetiche); storia personale (fase del profilo complessivo); analisi delle aspettative; restituzione e chiusura. Struttura del colloquio clinico: 1. Descrizione e definizione del problema: motivazione alla consulenza; descrizione del problema, sintomi; situazioni in cui si presenta; associazioni cognitivo-emotive; conseguenze, reazioni dei/ai presenti; interferenza con le attività; evoluzione: quando si è presentato, eventi e contesti associati all’insorgenza, eventi significativi nel corso dell’evoluzione. 2. Farmaci e/o altri trattamento – altri problemi medici; 3. Area personale (abitudini alimentari/sonno-veglia; abbigliamento; attività sessuale; altre abitudini quotidiane); 4. Relazioni familiari (famiglia d’origine, relazioni sentimentali e famiglia acquisita); 5. Relazioni sociali, interessi, tempo libero; 6. Lavoro e relazioni lavorative (tipo di lavoro, soddisfazione, problemi); 7. Aspettative e motivazione. Elementi del colloquio: 1. Il setting (non connotato troppo personalmente); 2. Il controllo dei gesti, degli atteggiamenti, dei contenuti verbali ed espressivi (es. l’intercalare); 3. Il “sentire” del clinico è un elemento diagnostico importante; Ascolto per una buona qualità dell’ascolto è importante: - sospendere il giudizio; - concentrarsi sulla persona e sul contenuto; - osservare e ricordare le espressioni; - ricordare i temi ricorrenti/vuoti di informazione; - ascolto anche in senso percettivo, ovvero stare attenti, non distrarsi il setting deve aiutarci a non essere disturbati; - per esercitare un ascolto completo occorrono: sospensione delle nostre opinioni e dei valori personali; sospensione del giudizio; sospensione delle soluzioni premature. - i primi 10-15 minuti del primo colloquio sono molto importanti per l’instaurarsi della relazione; - il terapeuta deve prestare attenzione attraverso ‘osservazione e l’ascolto senza farsi distrarre da interferenze personali; - elementi da osservare: movimenti del corpo, espressioni del viso, cura di sé, postura, incongruenze fra ognuno di tali elementi e il contenuto verbale; - il colloquio generalmente inizia con una “dica pure” - i primi 10 minuti sono fondamentali per creare una relazione per poter poi approfondire il problema; - centrarsi su ciò che la persona sperimenta dal punto di vista emozionale e cognitivo e non solo sui fatti raccontati; - interessarsi alla persona e non solo al problema; - rispetto, interesse e considerazione per la persona e non dimostrazione della propria abilità- onnipotenza; - facilitare la comunicazione e non la “rivelazione”. Atteggiamenti che non facilitano l’espressione durante l’assessment ( sono spesso atteggiamenti di difesa dall’ansia che il consulente ci evoca): valutazione (sia positiva che negativa) – giudizio morale; rapida risposta interpretazione-spiegazione; risposta supporto-consolatoria; investigazione; soluzione presunta del problema; Suggerimenti per porre le domande: 1. Porre una domanda per volta; 2. Formulare domande chiare prive di ambiguità, con termini specifici; 3. Evitare espressioni di valutazione o di connotazione; 4. Fare attenzione agli aggettivi utilizzati; 5. Le domande devono: avere uno scopo, essere opportune, non dare nulla per scontato;

6. Le domande devono sempre essere neutre; 7. Usare un linguaggio comprensibile per il pz; 8. Gli argomenti più delicati vanno posti alla fine del colloquio; 9. Quando vanno poste domande “delicate” è meglio evitare l’uso dei verbi che responsabilizzano (es. le è mai capitato di tradire il/la partner) il verbo “capitare” deresponsabilizza); 10. Può essere utile quando si pongono domande “delicate” farle precedere da formule verbali indicanti: universalità (a molte persone è successo di... A lei è capitato?); dislocazione nel tempo (es. a volte può succedere durante l’adolescenza… a lei è mai capitato?); dislocazione nello spazio (a volte quando si è in vacanza può capitare di… a lei è mai successo?). Per ottenere informazioni senza chiederle si può utilizzare la tecnica del rilancio che consiste nel: riprendere il contenuto e richiedere dei chiarimenti; rilanciare a specchio (fare la parafrasi, ridire con altre parole); proposta di una sintesi delle ultime cose dette. INTERVISTE STRUTTURATE Contenuto, modalità e ordine delle domande sono prestabiliti (meno libertà rispetto al colloquio); a metà strada tra l’autovalutazione soggettiva e l’osservazione; è una tecnica standardizzata: diversi intervistatori dovrebbero ottenere le medesime risposte (punteggi uguali); valutano un costrutto specifico e danno luogo a un punteggio. - Adult attachment interview: intervista semi-strutturata finalizzata a classificare lo stile di attaccamento (per persone con età > 16 anni); costituita da 18 domande aperte relative all’esperienza dell’individuo con le principali figure nell’infanzia; durata di circa 1 ora; risposte audio o video registrate e in seguito trascritte integralmente; valutato il modo in cui l’adulto concettualizza oggi i legami di attaccamento, non tanto gli eventi realmente accaduti. Tipi di attaccamento classificabili: distante; sicuro; coinvolto/preoccupato; con lutti o traumi irrisolti; inclassificabile. È richiesto uno specifico training nel centro di ricerca originario (Berkeley). - Camberwell family interview: finalizzata a esplorare l’emotività espressa dei familiari di pz psichiatrici nei confronti degli stessi. È a formulario flessibile (assecondare il corso delle risposte); argomenti: malattia del congiunto; impatto sulla vita familiare; attività e relazioni all’interno della famiglia. Correlazione tra elevata emotività espressa familiare e probabilità di recidive sintomatologiche. Ogni familiare è intervistato separatamente (durata circa un’ora) e video-registrato; valutazioni effettuate da due psicologi separatamente. Valutazione di: caratteristiche extra verbali e paraverbali delle risposte; numero di commenti critici verso il pz; segni di iper-coinvolgimento; iper- identificazione; iper-protettività; manifestazioni di ostilità generalizzata; manifestazioni di interesse, apprezzamento e capacità empatiche verso il pz, oltre che le osservazioni positive nei suoi confronti. - Yale-Brown obsessive compulsive scale (Y-BOCS): intervista semi-strutturata (durata circa 40 minuti); costituita da quattro parti: 1. L’intervistatore fornisce definizioni ed esempi di ossessioni e di compulsioni; 2. L’intervistatore presenta una lista di 50 ossessioni e compulsioni comuni e chiede al pz di indicare quelle per lui più rilevanti (symptom checklist); 3. Per entrambe, l’intervistatore valuta, lungo una scala a cinque punti (0-4) le seguenti variabili: durata o frequenza; interferenza col funzionamento sociale e lavorativo; disagio soggettivo; grado di resistenza; controllo percepito sulle ossessioni o compulsioni. La scala vera e propria è dunque questa parte (denominata YBOCS – Core Component) e consiste di 10 item (5 per ossessioni e 5 per compulsioni). 4. Infine valutazione addizionale di altri aspetti di potenziale interesse (YBOCS – Investigational Component). La sua finalità è di misurare la gravità al momento (la settimana precedente) di sintomi ossessivi e compulsivi in pazienti con diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo. Serve dunque a monitorare il decorso del trattamento e a valutare l’efficacia del trattamento in corso (buona sensibilità al cambiamento). - Structured clinical interview for DSM-IV (Axis II disorders): intervista semistrutturata per la formulazione della diagnosi in asse II in base ai criteri del DSM. È preceduta da un questionario che serve da screening alla successiva intervista. Parti costituenti: rassegna, intervista, sommario.

Questionari carta-matita Il primo questionario di personalità carta e matita viene sviluppato per usi bellici nella prima guerra

mondiale per necessità di identifica rapidamente persone inabili al servizio militare per gravi problemi emozionali. Il Persona Data Sheet di Woodworth, più noto come Psychoneurotic Inventory costituito da 116 item (es. bagni il letto la notte?) con formato di risposta dicotomico si/no. Numero eccessivo di risposte affermative è indicativo della necessità di un colloquio individuale. Lo Psychoneurotic Inventory non completato in tempo per consentirne l’utilizzo a livello operativo prima della fine della guerra; ma come modello per i successivi questionari finalizzati a misurare l’adattamento emozionale o altre caratteristiche di personalità come il Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI). Metodo empirico e test di personalità: Strong Vocational Interest Blank (SVIB) questionario di misura delle preferenze e interessi per individuare le inclinazioni di una persona rispetto a diverse tipologie di lavoro, di studio o di vaattività ricreative. Novità: valutazioni all’interno del comportamento normale (non finalizzate alla distinzione tra normalità e/o tra tipi diversi di patologia); utilizzo di una chiave interpretativa delle prove basate su un criterio empirico. Il criterio empirico nella costruzione di un questionario: selezione delle prove o domande sulla base delle risposte di un gruppo di persone indipendentemente da considerazioni teoriche di ordine generale. Validità di costrutto: il metodo empirico favorì l’enorme diffusione dei test di personalità negli anni 40/50 perché consentiva di costruire prove su qualsiasi argomento senza la necessità di impianti teorici o ricerche particolarmente complessi. Successivamente si ha la presa di posizione dell’American Psychological Association norme per la costruzione e il corretto uso dei test psicologici (incarico a Cronbach). Si ha quindi l’introduzione del concetto di validità del costrutto: necessario fare riferimento alla dimensione psicologica sottostante (il costrutto) che si supponeva determinare la prestazione al test da parte degli individui. La messa a punto di misure con validità di costrutto facilitata dall’utilizzo dell’analisi fattoriale, introdotta da Pearson e rifinito nell’ambito della valutazione dell’intelligenza e delle attitudini: individuare le dimensioni sottostanti o fattori (es. aggressività) a cui fa riferimento un dato questionario. Critiche ai test: negli anni 50 comparsa di misure più fondate teoricamente grazie anche allo sviluppo dell’approccio dei tratti in psicologia della personalità Maudsley Personality Inventory (Eynsenck) e 16 Personality Factor Test. Negli anni 60 critiche all’uso dei test: 1. Contestazione culturale e sociale: avversato ciò che può creare diseguaglianze (es. test di intelligenza considerati strumenti di selezione iniqua a sfavore delle classi svantaggiate e delle minoranze) 2. Affermarsi delle teorie comportamentiste: le valutazioni globali della personalità non utili per comprendere o prevedere il comportamento della persona, meglio l’osservazione diretta piuttosto che i test 3. Mischel critica l’uso dei test perché: offrono quadri generici (poco utili per comprendere la singola persona); le domande formulate in modo ambiguo o si prestano a diverse interpretazioni, la somministrazione in momenti diversi dello stesso test alla stessa persona porta a risultati a volte molto differenti (scarsa attendibilità); misurano aspetti poco connessi con i comportamenti reali (scarsa validità); per prevedere il comportamento di una persona molto più utile conoscere condizioni e variabili situazionali; relativamente al comportamento deviante, l’appartenenza a un particolare gruppo diagnostico (es. nevrotico o depresso) convoglia solo un’informazione minima sul comportamento del paziente. Aumento della diffusione dei test di personalità: Critiche sforzi per sviluppare misure più specifiche e più valide sia statisticamente sia dal punto di vista predittivo: es. Beck Depression Inventory o State-Trait Anxiety Inventory. Dagli anni ’80 rinnovato interesse per i questionari ma con più consapevolezza dei loro limiti e uso più parsimonioso. Introduzione del PC semplificazione e velocizzazione delle procedure di correzione e scoring (ormai anche somministrazione) favorisce la diffusione dei test di personalità e la creazione di misure sempre più complesse. Grande quantità e diversità di misure di personalità disponibili: sviluppate nei più diversi ambiti teorici e di diversa qualità (a volte scarsa) spesso utilizzate senza la consapevolezza dei loro pregi e difetti. La natura delle misure di personalità è inferenziale (metodi indiretti): non è possibile conoscere direttamente una “disposizione” o dimensione psicologica ma possibile specificarla tramite una serie di indicatori osservabili connessi tra di loro grazie a una teoria. Es. accesso al costrutto di

“estroversione” perché esiste una teoria (empiricamente verificata) che specifica anche i collegamenti tra indici osservabili (essere a proprio agio in compagnia, organizzare eventi sociali, bassa tolleranza della solitudine, impulsività, etc.) e ne esclude altri. Ipotizzare e verificare empiricamente che il livello di estroversione non fornisce indicazioni sulla sua intelligenza, perché la teoria non prevede connessioni tra questi due costrutti tra le manifestazioni osservabili dei due costrutti. Quando esiste una teoria, la scelta degli indici osservabili (ovvero la formulazione e il contenuto degli items) è il passaggio critico nella costruzione della misura e rappresenta la maggiore difficoltà tecnica per la costruzione del questionario. Validità di costrutto vs. Empirica Sviluppo di un questionario di personalità partendo da una formulazione teorica. Ma esistono questionari costruiti per fini pratici, es. misure che distinguano sottogruppi di persone (per es. pz con schizofrenia vs. pz. con depressione con aspetti psicotici), indipendentemente dal significato delle misure stesse. Difetto: inferenze di importanza trascurabile e impedire generalizzazione; poco efficaci nella capacità discriminante. Metodo empirico: validità empirica come la scala Pd dell’MMPI. Scala Pd del MMPI La scala Pd dell’MMPI: sviluppata selezionando items che distinguevano persone definite “psicopatiche, asociali e amorali” da quelle che non lo erano. Le ricerche con tale scala mostrarono che: la scala discriminava in modo inadeguato delinquenti da non delinquenti; la scala discriminava cacciatori che per errore avevano colpito delle persone da cacciatori che non incorrevano in questi incidenti; la scala distingueva gli studenti definiti dai loro pari “poco responsabili” da quelli definiti “molto responsabili”; la scala distingueva persone normali da attori professionisti; la scala distingueva tra infermieri che non avevano paura dei pz psichiatrici da quelli che invece temevano questi pz; difficile capire cosa la scala Pd misura a meno di sviluppare una teoria riguardante il concetto di psicopatia. Validità di costrutto: costruire una teoria riguardate una dimensione psicologica, sviluppare una misura di questa dimensione e verificare il significato della misura in accordo alle previsioni che derivano dalla teoria. Nel dopoguerra studiato come si comportavano le persone in condizione di minima stimolazione. Variabilità interindividuale nella capacità di sopportare le condizioni di minima stimolazione; nella quantità di stimoli (es. suoni o immagini) autosomministrate durante la deprivazione. Ipotizzato che il bisogno di stimolazione fosse una dimensione della personalità: sensation seeking. Dalla formulazione teorica, poi implementata da evidenze, possibile fare predizioni: es. i giovani più bisogno di stimolazione degli anziani; persona con alta SS svolgono attività più rischiose (più emozionanti) e risposte fisiologiche diverse da quelle con bassa SS. I questionari di SS elaborati da Zuckerman si confermano misure valide di questa dimensione: persone con alta SS sono più socievoli, sessualmente più attive, più propense al rischio e gioco d’azzardo, ecc.

Oggi si prediligono strumenti che misurano dimensioni specifiche di personalità: più agevole lavorare con modelli teorici dalla portata limitata piuttosto che con teorie complesse dalla difficile verificabilità. La validità di costrutto non è un attributo immutabile del questionario, dipende dagli sviluppi della teoria. Un costrutto può acquistare nuovi significati (nuove connessioni con altri concetti) e perderne altri. 1. Il contenuto degli item dovrebbe rappresentare appropriatamente, esaustivamente e in maniera rilevante il costrutto di interesse (questo aspetto anche chiamato validità di contenuto); 2. Bisogna considerare le (cor)relazioni tra il questionario o una subscala e altre misure. Es.una misura di socializzazione è collegata col comportamento delinquenziale, la tendenza a scegliere die lavori in contatto con altre persone, l’estroversione o la preferenza per passatempi solitari (validità convergente o divergente?); 3. Confrontare gli esiti del test con delle osservazioni comportamentali. Es. persone con punteggi alti in una scala di “aggressività” percepite da altri come mansuete o bonarie dubbi sul significato di ciò che misura la scala; persone con punteggi bassi a una scala di ansia giudicate serene e sicure di sé confermato il significato della misura; 4. Cercare se esistono relazioni inaspettate tra i punteggi al questionario e altri comportamenti. Es. relazione tra bassi livelli di socializzazione e creatività. Tale indicazione estende e complica il significato del costrutto “socializzazione”; 5. Misure diverse del medesimo costrutto (es. questionario e osservazione) devono essere più simili tra loro che misure uguale di costrutti diversi;

6. La teoria suggerisce come valutare le proprietà metriche del questionario, come la coerenza interna, la stabilità nel tempo, la capacità predittiva. Validità di costrutto: risultato delle inferenze e dei relativi riscontri empirici ricavabili da una rete concettuale più o meno complessa e in continua evoluzione. La validità di costrutto racchiude in sé tutti gli altri tipi di validità e costituisce la struttura fondamentale di ogni test. L’APA con le “technical recommendations” indicato nei manuali dei test “il manuale del test che è utilizzato primariamente per valutare degli attributi psicologici sottostanti la persona, dovrebbe delineare la teoria sulla quale il test è basato e indicare in quale modo i dati esistenti sono a supporto della teoria stessa”. Scarsa o parziale validità di costrutto spesso imputabile alla difficoltà di formulazione teorica nell’ambito della psicologia e dagli sforzi necessari per verificare la teoria. Pubblicate misure dal significato incerto, confidando nella ricerca futura per ulteriori rifiniture. Accettabile se: 1. Vengono sottolineati in modo chiaro i limiti del questionario, gli aspetti irrisolti e le interpretazioni da evitare perché non sostenute da dati certi; 2. Esiste un filone di ricerca finalizzato a migliorare la validità del questionario. È attraverso il lungo progressivo miglioramento della validità di costrutto che sono disponibili misure più accurate e più utili ai fini descrittici e predittivi. Caratteristiche psicometriche dei self-report Per comprendere la bontà e il significato di una misura di personalità è necessario riferirsi alle sue caratteristiche psicometriche: coerenza interna, stabilità temporale, intercorrelazioni tra le scale, analisi fattoriale, indici di validità, norme statistiche. Coerenza interna: per ogni questionario o subscala riportato l’indice di coerenza interna; l’indice più utilizzato è l’alfa di Cronbach (valori da 0 a 1) e fornisce indicazioni sul grado di intercorrelazione tra gli item del questionario. Se gli item di un questionario sono altamente correlati tra di loro (coerenza interna alta) ciascun item apporta un reale contributo alla misura del costrutto in esame e nell’insieme tutti gli item si riferiscono allo stesso costrutto. Il punteggio ottenuto rappresenterà con una buona sicurezza una misura del costrutto in esame. Se gli item sono scarsamente correlati tra loro (bassa coerenza interna) alcuni di questi non costituiscono una misura soddisfacente del costrutto e il punteggio ottenuto fornisce una misura imprecisa del costrutto. Coerenza interna indica che in percentuale il questionario riflette il costrutto sottostante. Se una scala di ansia ha un valore di alfa di Cronbach= 0,80 vuol dire che l’80% per punteggio ottenuto è attribuibile all’ansia. Valore di Alfa: minore di 0,60 inaccettabile compreso tra 0,60 e 0,65 indesiderabile compreso tra 0,65 e 0,70 appena accettabile compreso tra 0,70 e 0,80 buono maggiore di 0,80 ottimo Il grado di coerenza interna di una scala valutato anche rispetto alla teoria a cui il costrutto fa riferimento: coerenza bassa può essere considerata più accettabile se la teoria suggerisce che il costrutto è plurisfaccettato (es. coping distacco mentale). Stabilità temporale: stabilità della misura la persona ottiene punteggi simili compilando il questionario i due diverse occasioni distanziate tra loro nel tempo. Se una misura varia troppo nel tempo è scarsamente affidabile (es. bilancia). L’indice di stabilità temporale è rappresentato dal coefficiente “prodotto-momento” di Pearson (r) con valori da -1 a 1. Più il coefficiente r si avvicina a 1 più i punteggi ottenuti nei due diversi momenti della compilazione del test sono positivamente correlati tra loro e quindi non stabili. Più i valori si avvicinano a zero più le due prove sono diverse tra loro e quindi non stabili. Praticamente impossibili valori di r negativi (minori di 0), salvo errori di calcolo. Nel sempre l’indice r è indicativo della stabilità della misura della sua attendibilità. Intervallo di tempo tra le due somministrazioni (range 1 settimana-1 mese): se troppo breve possibile alto valore di r (vicino 1) perché le persone ricordano le risposte della volta precedente; se troppo lungo possibile basso valore di r (vicino 0) perché sono intervenuti dei reali cambiamenti nella vita delle persone. Il costrutto: r può assumere bassi o alti valori non perché la misura è buona o meno buona ma perché il costrutto misurato è più o meno stabile (estroversione o sensation seeking vs ansia di stato). Scopo del questionario è misurare il cambiamento, ovvero essere sensibile: un valore di r troppo alto non è auspicabile. Intercorrelazioni tra scale: questionario formato da più scale (riportare indici di coerenza interna e stabilità temporale). Necessario anche valutare la correlazione tra le diverse scale del questionario

(intercorrelazione) espressa generalmente dall’indice r. Non auspicabile scale altamente correlate tra loro (positivamente o negativamente): misurano sostanzialmente la stessa cosa. Più intercorrelazione tende a 0, più le due misure fanno riferimento ad aspetti indipendenti. Il quadrato dell’indice r (r²) rappresenta percentualmente il grado in cui due misure fanno riferimento ad aspetti comuni, il grado in cui una misura può prevederne un’altra (varianza comune). E una scala di rabbia correla 0,90 con una scala di comportamenti aggressivi: per l’81% del punteggio alla scala dei comportamenti aggressivi è predetto dal punteggio alla scala di rabbia (o viceversa). Idem se ha segno negativo; il segno dà indicazioni sulla direzione, il valore numerico sull’intensità della correlazione. Esistono questionari divisi in sub-scale con alti indici positivi di intercorrelazione. A fini teorici o di utilità clinica – una dimensione, pur avendo un significato univoco, può essere scomposta in elementi più piccoli generalmente collegati tra loro: es. un questionario di assertività può essere scomposto in diverse scale (es. capacità di prendere l’iniziativa, espressione di sentimento negativi, espressione di sentimenti positivi, ecc.) utili ai fini di un assessment dettagliato ma altamente e positivamente correlate tra loro. La teoria di riferimento e considerazioni cliniche permettono di valutare se alti valori di intercorrelazione segnalano la presenza di misure più o meno ridondanti e necessarie. Analisi fattoriale: alto valore di coerenza interna la scala o il questionario misurano sostanzialmente un unico costrutto. Con indice alfa non sempre vero a causa del procedimento di calcolo: - alfa si basa sulla media della intercorrelazione tra gli item: possibile ottenere una media alta (e quindi un elevato valore di alfa) anche se una parte degli item correla poco con tutti gli altri. - alfa influenzata dal numero totale degli item che compongono una scala: il valore della media delle intercorrelazioni tra gli item necessario per ottenere un’alfa alta è tanto più basso quanto è più lunga la scala maggiore è il numero degli item di una scala maggiore è il rischio che il valore di alfa sia sovrastimato. Per valutare in modo più preciso il numero d il tipo dei costrutti che viene misurato da una scala o un questionario di utilizza l’analisi fattoriale. L’analisi fattoriale è una procedura statistica multivariata (prende in considerazione contemporaneamente molte variabili) permette di valutare empiricamente quali e quanti costrutti o fattori vengono misurati da una serie di item. Raggruppa gli item tra di loro sulla base della loro somiglianza (espressa da valori di correlazione) creando una serie di fattori o dimensioni la correlazione tra item appartenenti allo stesso fattore è maggiore di quella che coinvolge item appartenenti a fattori diversi. Analisi fattoriale esplorativa e confermativa confermativa: lo scopo è verificare se il tipo di struttura ipotizzato a priori è effettivamente presente negli item. Se fondati motivi per pensare che il questionario contenga X dimensioni si può applicare l’analisi fattoriale confermativa per verifica il modello ipotizzato. Tutti i manuali dei test dovrebbero riportare gli esiti dell’analisi fattoriale. L’analisi fattoriale è la procedura più precisa per individuare quali e quanti costrutti misura un questionario: importante per la valutazione della validità di costrutto. Esistono altre tecniche multivariate, usate più raramente: analisi dei cluster raggruppa tra loro più variabili (es. gli item di un questionario) sulla base della loro somiglianza. L’analisi dei cluster non utilizza le correlazioni tra gli item ma misure di distanza o di somiglianza. Basate su presupporti matematici e concettuali differenti, ma spesso l’analisi fattoriale dei cluster forniscono risultati molto simili. Indici di validità: dopo aver indagato le caratteristiche interne (coerenza interna, stabilità temporale, intercorrelazioni tra scale) di un questionario, va appurato cosa effettivamente misuri, ovvero la validità dello strumento. Nome del questionario fa riferimento alla dimensione misurata, ma a volte interpretazione ambigua o riduttiva (es. EPQ-R o Benessere). L’analisi fattoriale o l’analisi dei cluster rappresentano uno studio della validità (si individuano la natura e il numero delle dimensioni misurate). La validità convergente: mette in relazione il questionario con altre misure di cui di presume conoscere molto bene il significa. Es. nuovo test volto a valutare la depressione correlato con le diagnosi fatte tramite un’intervista strutturata o un questionario già validato (es. BDI-II). La validità divergente: cosa il test non misura. Es. test ideato per valutare il perfezionismo non dovrebbe misurare caratteristiche quali la percezione del dolore o sintomi psicotici (la teoria afferma che non dovrebbero esserci connessioni tra questi costrutti). Correlare tali misure con ipotesi di non riscontrare associazioni significative. Validità convergente e divergente: la misura (diagnosi del disturbo mentale, valutazione degli insegnanti, altro questionario già validati, indici psicofisiologici) che viene correlata al questionario è definita criterio. La direzione e l’entità delle correlazioni spiegano il significato del questionario.

Auspicabile che la misura col ruolo di criterio sia affidabile e con buona validità di costrutto. Non sempre così prima di valutare il significato delle correlazioni con i criteri occorre riflettere sulla bontà del criterio adottato. Diversi coefficienti di correlazione (più comune, coefficiente r di Pearson) tra questionario e criterio generalmente variano da -1 a 1. Più è alta la correlazione in senso positivo (più si avvicina a 1) più il punteggio al questionario costituisce un buon predittore per il criterio (es. alto punteggio di depressione più facilmente diagnosi di depressione); più la correlazione si avvicina allo zero più il questionario e il criterio misurano aspetti indipendenti (es. alto punteggio estroversione indifferentemente alti o bassi punteggi alle prove QI). Più le correlazioni sono negative (si avvicinano a -1) più il questionario e il criterio misurano aspetti opposti di costrutti in quale modo collegati tra loro (es. più alto un punteggio di ansia tanto è più basso il punteggio di benessere soggettivo). Maggior parte dei costrutti psicologici ha connessioni con altre dimensioni; il valore delle correlazioni risentirà del fatto che né il questionario né il criterio sono misure esenti da errori. Norma statistiche: le norme statistiche di un questionario o di una scala sono dei valori numerici (valori normativi) rispetto ai quali viene confrontato il punteggio ottenuto da un singolo individuo al questionario. Norme generalmente ottenute somministrando il questionario a un gruppo di persone (gruppo normativo) che si suppone siano rappresentative della popolazione generale (“taratura del questionario”). Tramite le norme statistiche si converte il punteggio di un individuo (punteggio grezzo) in un valore numerico che indica se e in quale misura l’individuo differisce da campione normativo. Tipicamente utilizzati tre tipi di conversioni: punti z, punti t e ranghi percentili. Punti z: indicano in quale misura il punteggio ottenuto si discosta dalla media dei punteggi ottenuto dal gruppo normativo. Più si discosta più l’individuo differisce dalla popolazione generale. Z = 1,64 (p<0,05; arrotondato per difetto a 1,5) z ≥ 1,96 (p< 0,01; arrotondato per eccesso a 2) tali valori indicano che il punteggio differisce di 1,5 o 2 deviazioni standard dalla media; il segno ci indica se il punteggio è superiore alla media (segno positivo) o inferiore alla media (segno negativo). Valore di z= 1,5 (criterio più libero, rischio falsi positivi) corrisponde a un punteggio ottenuto solo dal 10% degli individui appartenenti al gruppo normativo (se la distribuzione dei punteggi del campione normativo si approssima alla distribuzione normale). Atteggiamento più prudente/conservativo (rischio falsi negativi): si sceglie un valore di z=2, che corrisponde a un punteggio ottenuto da meno del 5% degli individui del campione normativo. I punti z si utilizzano quando la distribuzione die punteggi degli individui appartenenti al gruppo normativo si approssima alla distribuzione normale. Non sempre i costrutti misurati (soprattutto se clinici) dai questionari contemplano gruppi normativi con distribuzione normale. Raro riscontrare valori graduali di ossessività, di manifestazioni bulimiche o di antisocialità all’interno di un gruppo di persone tratti dalla popolazione generale: di solito la maggior parte delle persone non avrà alcun segno di queste manifestazioni. Distribuzione dei punteggi del gruppo normativo bimodale: la maggior parte degli individui avrà un punteggio vicino allo zero (no presenza del problema) e il restante si concentrerà nei punteggi immediatamente vicini e successivi (presenza del problema). Distribuzioni plurimodali: i punteggi, invece di essere graduali, si concentrarono in corrispondenza di tre o più valori. Es. in una misura di depressione gli individui del campione normativo possono ottenere punteggi vicino allo zero (assenza del problema), punteggi intermedi (presenza moderata del problema), punteggi alti (presenza del problema). Punti T: in assenza di una distribuzione normale dei punteggi del gruppo normativo, i punti z perdono di significato corretto impiegare i punti T o percentili. I punti T sono punteggi normalizzati e sono punti z che hanno subito due trasformazioni successive: 1. Matematicamente modificati (normalizzati) in maniera tale che possano essere interpretati in accordo a una distribuzione normale; 2. Espressi in una unità di misura diversa: formula T= 50+ 10z. Così, un valore di z=+1,5 corrisponde a T=65, mentre un valore di z=.1,5 corrisponde a 35 punti T. dopo la trasformazione, le regole per interpretare i valori di T hanno M= 50 e DS= 10. Nell’MMPI si valutano punteggi ≥ 65 punti T o ≤ 40. Percentili: i percentili (scala 0-100) indicano la percentuale di individui del gruppo normativo che hanno ottenuto un certo punteggio grezzo. Per capire la rilevanza del punteggio grezzo verificare a quale percentile corrisponde. Percentile ≥ 90 corrisponde a un punteggio grezzo ottenuto dal 10% o meno del gruppo normativo punteggio significativamente sopra la media; Percentile ≤ 25 corrisponde a un punteggio grezzo ottenuto dal 25% o meno del gruppo normativo

punteggio significativamente sotto la media. CBA 2.0 interpretati punteggio ≥ 95 percentile. I percentili sono il metodo più pratico, semplice e corretto per valutare la significatività dei punteggi, non essendo legati a una particolare distribuzione statistica. Non interpretare i valori come se appartenenti a una scala con intervalli uguale (sono %): 50 e 60 diverso da 80 e 90. I percentili diversi da punti z e punti T, non consentono un confronto preciso tra i punteggi di diversi individui. Se lo scopo è solo decidere se un singolo punteggio è più o meno significativo rispetto alla norma, allora i percentili sono un sistema migliore di valutazione. A volte non è riportato alcun sistema di conversione ma solo punteggi di soglia o “cut-off”; suggerisce che oltre un certo punteggio grezzo cut-off va considerata altamente possibile probabile la presenza del costrutto o del problema valutato. Attenta valutazione del gruppo da cui i valori normativi sono tratti, che dovrebbe essere: - costituito da più di 1000 partecipanti; - equamente diviso per maschi e femmine; - rappresentativo di molte fasce d’età; - rappresentativo di diverse classi sociali; - rappresentativo di diversi livelli di scolarità; - rappresentativo di diverse occupazioni lavorative; - rappresentativo delle eventuali diverse etnie che compongono la popolazione. Non tutti i gruppi normativi devono essere rappresentativi della popolazione generale misurare aspetti legati all’anoressia tarato principalmente su femmine adolescenti e prima età adulta; misurare depressione utile sia campione di popolazione generale sia di pazienti con depressione valutazione dell’esito post-trattamento: punteggi < del gruppo normativo dei pazienti.

QUESTIONARI E INVENTARI AUTOVALUTATIVI O SELF-REPORT Vengono utilizzati a integrazione del colloquio, per potenziare il lavoro di esplorazione e per farlo con maggiore sistematicità e velocità. Mai fare diagnosi solo sulla base di un punteggio ad un questionario. Impiego dei test strutturato gerarchicamente (da ampio spettro a specifico e mirato). Test ad ampio spettro: da essi emergono ipotesi di allargamento e approfondimento del problema. I più famosi sono costituiti da: Minnesota Multiphasic Personality Inventory-II (MMPI-II); Batteria Cognitive Behavioural Assessment (CBA 2.0). Questionari/inventari specifici State-Trait Anxiety Inventory: La versione STAI Y 1 valuta l’ansia di stato (20 item), chiede di rispondere su una scala 1-4 (per nulla-moltissimo) come la persona si sente in questo momento; la versione STAI Y 2 valuta l’ansia di tratto (20 item), chiede di rispondere su una scala 1-4 (quasi mai- quasi sempre) come la persona si sente abitualmente. Beck Depression Inventory-II: misura l’intensità della depressione. È costituito da 21 item, con 4 possibili risposte secondo gradi di intensità crescente. Il nuovo punteggio (della second edition) cut- off è 12, ma porre particolare attenzione agli item che valutano il senso di disperazione e l’ideazione suicidaria. Riscontrare la presenza di uno stato di depressione o disforia anche grave non significa che la persona debba essere diagnosticato all’interno dei disturbi depressivi. Esempi di contenuti degli item: disturbi del sonno, calo della libido, appetito, pianto, delusione verso di sé, senso di colpa, tristezza, pessimismo, senso di fallimento.

I test non offrono informazioni eziologiche o esplicative poiché sono costruiti per offrire un quadro descrittivo sintetico (quindi a volte non particolarmente preciso) dell’individuo. Tuttavia sono utili: per approfondire elementi che potrebbero sfuggire al colloquio; per esplorare con maggiore sistematicità e rapidità; per eliminare l’imbarazzo; per favorire la concentrazione e la consapevolezza. Possono essere utilizzati in un approccio nomotetico quanto idiografico. Sono inoltre un utile e un prezioso ausilio all’interno del processo diagnostico: sia come fonte di informazioni; sia come fonti di ipotesi da approfondire; sia come strumenti di misura di alcuni costrutti; ma non devono essere confusi con una diagnosi di disturbi mentali.

Come scegliere i test effettuare un’analisi critica del test che si intende somministrare: - attenzione al tipo di risposte (dicotomiche o Likert: suggerire di cercare di non scegliere troppo frequentemente l’opzione centrale); - attenzione alla validità del test (empirica: es. MMPI-II; o di costrutto: es. Millon Clinical Multiaxial

Inventory-III) e all’attendibilità delle scale (es. Scala Mf dell’MMP-II); - attenzione ai questionari lunghi e ripetitivi (COPE); - attenzione alla cultura in cui il test è stato sviluppato (le interpretazioni variano da cultura a cultura; es. scala della responsabilità in ambito italiano dell’Obsessive Beliefs Questionnaire); - attenzione a come è stato tradotto; - attenzione a come è stato validato attenzione al campione normativo, alla trasformazione dei punteggi grezzi in standardizzati (punteggi Base Rate del Millon Clinical Multiaxial Inventory-III); - attenzione alle norme quando utilizzato su popolazioni differenti (adolescenti: punteggi molto superiori al cut-off Beck Anxiety Inventory e BDI-II); - scegliere la necessità di ricavare il maggior numero possibile di informazioni o prediligere il non affaticare il paziente (rischio di inficiare i dati raccolti); - vanno scelti in maniera oculata, sulla base dei dati ricavati dai questionari ad ampio spettro e dalle informazioni ricavate dal colloquio, dall’osservazione, dai colloqui con familiari e da eventuali profili psicofisiologici; - nel caso di bambini o persone con difficoltà di concentrazione, preferire test in cui è possibile segnare le risposte nel libretto stesso del test e non su un foglio di scoring a parte (MCMI-III). Utilizzare test ecologici: vicini alla realtà quotidiana e facilmente generalizzabili alla situazione esterna. In fase di assessment lo psicologo che effettua il colloquio o un’intervista può fungere da test situazionale o da simulazione e costituisce un campione del comportamento interpersonale del paziente, osservato in condizioni più o meno controllate. Esempi: Janckins Activity Survey (test che valuta i sintomi tipici della personalità di tipo A -fattore di rischio delle patologie cardiovascolari- caratteristiche tipiche sono il senso di urgenza del tempo, la competitività, l’essere votati al lavoro e alla carriera, l’essere irritabili). Interesse non solo al punteggio ottenuto ma al porre domande in modo lento per valutare se vengono elicitate reazioni tipiche di tale stile di personalità. Usare la relazione con il terapeuta come indice della gestione delle relazioni esterne del paziente (soprattutto nel caso dei disturbi di personalità, o della fobia sociale). Come presentare e somministrare il test - fare banalmente attenzione anche all’aspetto estetico del test; - somministrazione meglio in studio per consentire di rispondere ad eventuali dubbi o richieste di chiarimenti, per evitare che la persona, temendo che qualcuno a casa possa leggere le risposte, non risponda in modo sincero, etc; - non mentire sulla durata del test; - sottolineare la riservatezza dei dati, soprattutto in caso di domande molto personali (scheda 4 del CBA 2.0); - attenzione al messaggio che possiamo veicolare nel somministrare test (disattenzione, attenzione, gravità, questione del pagamento dei test): è quindi importante esplicitare le motivazioni; - attenzione non solo all’aspetto tecnico, ma anche al razionale, ovvero: - evitare la sensazione “non mi vuole ascoltare” spiegando l’utilità della compilazione di un test: risparmiare tempo in fase di assessment e dedicare durante il colloquio più attenzione al paziente, senza interromperlo per fare domande, che invece possiamo già ricavare dal test; raccolta più sistematica dei dati; - attenzione al relazionale (paziente troppo ansioso o con aspetti paranoici meglio posticipare la somministrazione); - attenzione a motivare adeguatamente il paziente; - attenzione a spiegare che non esistono risposte giuste o sbagliate; - attenzione a non dedicare troppo poca attenzione alle istruzioni: ad esempio problemi di linguaggio datato, problemi di stanchezza, potrebbe aver bisogno di un vocabolario (adjective check list), presenza di doppie negazioni, a volte presenza di domande senza senso per la patologia del paziente (MMPI-II); - attenzione a eliminare l’effetto ignoto o sorpresa, che può causare ansia. L’ansia inficia le capacità cognitive (es. l’ansia di stato al momento della compilazione è un indice di validità del CBA 2.0); - attenzione all’atteggiamento nei confronti del test: es. possibili passate esperienze di insuccesso in test scolastici; - attenzione a non somministrare troppo tardi i test (altrimenti potremmo aver già influenzato il paziente; inoltre i risultati ai test è bene approfondirli attraverso il colloquio o interviste, quindi vanno

somministrati tendenzialmente intorno al secondo incontro, in modo da avere a disposizione ancora uno o due colloqui di valutazione per approfondire quanto emerso dai questionari); - con bambini in caso di stanchezza, ricorrere al gioco e a interruzioni; - durante la somministrazione il terapeuta non deve sorridere, annuire col capo o commentare con “bene”, “ottimo” (in tal modo potrebbero essere influenzate e rinforzate certe modalità di risposta); - attenzione alle istruzioni, a non influenzare una modalità di risposta (es. tendenza ad aggravare la sintomatologia); - attenzione alla velocità con cui si parla; - attenzione al tono di voce, all’inflessione, alle pause, all’espressione del viso tutti aspetti importanti soprattutto nel caso di somministrazione in ambito forense (perizie); problema quando sono formulate solo sulla base dei risultati a questionari. Importanza di varie informazioni che ricaviamo dal test: - tempo di compilazione elevato (paziente ossessivo, depresso, o con difficoltà cognitive QI basso, rallentato dai farmaci…); - commenti agli item (paziente con tratti perfezionistici aspetti ossessivi-compulsivi; paziente oppositivo); - omissioni (è indeciso? Non ha avuto tempo di compilarlo? Non è motivato? È aggressivo e manipolativo?) Un punteggio al test non concorde con l’ipotesi diagnostica serve per metterci in discussione, per approfondire ulteriormente la valutazione. Limite dei test self-report Hanno il problema intrinseco della soggettività di chi lo compila: auto-descrizioni. - quando si somministra un questionario a una persona, tre implicite assunzioni: 1. La persona è consapevole del proprio stato e delle proprie emozioni: DP raccolta di informazioni attraverso la descrizione oggettiva di episodi e comportamenti da parte del paziente; colloquio con familiari previo consenso del paziente; non proponibile la compilazione se stato confusionale o mancanza di introspezione. 2. Il significato delle parole è lo stesso sia per gli autori del test che per chi lo compila. Non tutti interpretano allo stesso modo gli item (es. “spesso sono irritato” interpretata in maniera diversa a seconda dei significati attribuiti a “spesso”… tutti i giorni? Quattro volte a settimana? Quindici giorni al mese? …e a “irritato”… in tensione? Arrabbiato? Nervoso?). 3. La persona vuole collaborare: motivi evidenti (es. colloquio clinico o selezione per un posto di lavoro) o motivi più sottili (aspetto estetico del questionario, sua lunghezza, ripetitività delle domande) possono influire. Tendenza delle persone a rivelare principalmente le caratteristiche positive di sé (desiderabilità sociale; falsificazione della compilazione; problema delle scale L che non funzionano). Due distinti aspetti: A) La deliberata volontà di mentire (Impression management) può essere considerata sotto tre diverse forme: 1. Strategica, strumentale a qualche fine (es. per ottenere un lavoro o evitare una responsabilità); 2. Motivazione in sé stessa: a volte le persone cercano come fine ultimo l’approvazione altrui o l’intimidazione degli altri pertanto distorcono consapevolmente l’immagine di sé (es. un individuo con disturbo dipendente di personalità); 3. Abilità sociale: alcune persone sono particolarmente abili nel cambiare immagine di sé a seconda delle circostanze, indipendentemente dagli scopi e dalle motivazioni. Definiti high self-monitors, persone che “sono particolarmente attente al comportamento altrui in situazioni sociali e usano queste evidenze per curare la propria auto-presentazione”; B) L’autoinganno inconsapevole (Self-deception) considerata in diversi modi: 1. Meccanismo di autoinganno per allontanare le percezioni spiacevoli e i sentimenti minacciosi per l’immagine di sé; 2. Normale atteggiamento di auto-illusione positiva. Il benessere psicologico è correlato positivamente a una moderata tendenza a distorcere i fatti in senso positivo e che le persone moderatamente depresse tendono ad interpretare i fatti in modo più obiettivo delle persone non depresse; 3. Semplice conseguenza di uno stato di benessere psicologico: persone che stanno bene riportano una visione ottimista di sé stessi.

Ciò che una persona dice di sé corrisponde solo in parte a come la vedono gli altri. Le persone tendono a mantenere una certa immagine di sé – a dispetto dell’evidenza contraria – per un principio di coerenza cognitiva (è meglio avere un’identità, anche se “cattiva”, piuttosto che cambiare continuamente opinione di se stessi); in genere le persone sono riluttanti a criticare gli altri, tralasciando così di comunicare alcune informazioni agli interlocutori i quali creano delle percezioni di sé parzialmente distorte. Altri problemi degli stili di risposta: - Acquiescenza (tendenza a rispondere sempre sì/vero; no/falso) soluzione: invertire alcuni item; - Deviazione (tendenza a rispondere in modo insolito/eccentrico); - Se le risposte a un questionario non rappresentano una descrizione fedele dell’individuo, che significato dare a tali risposte? - Ciò che interessa è come l’individuo vede la realtà, indipendentemente dalla situazione reale. Es. una persona ipocondriaca può segnalare la risposta “vero” all’item “molto spesso ho mal di testa” anche se la reale frequenza di mal di testa è una volta al mese. Questa risposta permette di capire qualcosa sulla persona. - Indipendentemente dalla realtà, è un indizio importante se una persona tende a mostrare un’immagine molto favorevole o sfavorevole di sé stessa informazioni relative alla sua personalità; - Le risposte a un questionario sono influenzate da diversi fattori e non rappresentano semplici e “obiettive” auto-descrizioni, ma sono importanti ai fini della comprensione delle modalità con le quali le persone si pongono di fronte alla realtà; Alcuni test, che funzionano come termometro dell’andamento (BAI e BDI-II) della patologia e che vanno somministrati più volte, possono diventare poco attendibili a causa di più motivi: - Effetto memoria: tendenza a rispondere con una modalità che risulta in una maggior gravità della sintomatologia rispetto alle condizioni effettive; - Effetto regressione verso la media (quando i questionari sono somministrati più volte e il punteggio iniziale era molto elevato, si riscontra una diminuzione del punteggio non corrispondente alla effettiva modificazione della condizione psicopatologica); Ulteriori effetti a cui porre attenzione: - Il paziente tende ad aggravare la propria sintomatologia, per auto-giustificare la propria presenza i seduta; - Il paziente tende a compiacere il terapeuta diminuendo la gravità della propria sintomatologia, dopo alcune sedute o alla fine del trattamento (effetto Rosenthal); - Problema dei test di tratto: quando si chiede al paziente di rispondere relativamente ad un periodo generico (tendenzialmente come si comporta?) si verifica un bias nella risposta (tende a riferirsi al periodo più recente: effetto recency); - Tale problema viene superato tramite inventari, che prevedono la suddivisione tra stato e tratto (STAI-Y1 e Y2). Problema in fase di restituzione: Fornire l’interpretazione dei risultati solo alla conclusione dell’assessment (per fare in modo che i feedback dei risultati non influenzino le compilazioni successive); Nomi delle scale che non corrispondono al costrutto misurato e, se non viene spiegato bene al paziente, si rischiano fraintendimenti ed equivoci: possibilità di preoccupare eccessivamente il paziente (es. la scala psicoticismo del CBA 2.0 che valuta aspetti inerenti l’anticonformismo, aspetti di sensation seeking o disadattamento sociale e non sintomi o caratteristiche psicotiche); Fornire i risultati in termini generali e di contenuto, non in termini numerici.

COGNITIVE BEHAVIOURAL ASSESSMENT 2.0 – CBA 2.0 Le informazioni offerte dalla Batteria CBA 2.0 fanno parte di un più ampio ventaglio di dati che andranno raccolti tramite colloquio, le osservazioni, le interviste ai famigliari, le misurazioni psicofisiologiche, ecc. La batteria CBA 2.0 si configura come uno strumento che non fornisce diagnosi o profili psicodiagnostici, ma una puntuale descrizione delle eventuali problematiche dell’individuo e il legame di queste con la situazione ambientale, unita ad alcuni attributi che caratterizzano la persona in modo più globale. La batteria CBA 2.0 è utile nel rilevare l’eventuale cambiamento dell’individuo a distanza di tempo (verificare l’efficacia della psicoterapia), è da segnalare l’utilità di questo strumento ai fini della ricerca e nella raccolta di informazioni sistematiche. La batteria non è particolarmente adatta per le indagini con pazienti psicotici e spesso

non è attendibile se compilata da individui con gravi disturbo di personalità. La batteria CBA 2.0 è una batteria di assessment a largo spettro ed è costituita da 10 “schede”. Le scale di misura sono chiamate anche scale primarie, perché hanno lo scopo di mettere in luce gli eventuali problemi lamentati dalla persona (che dovranno essere successivamente approfonditi tramite ulteriori indagini, effettuate anche per mezzo di scale secondarie scelte a seconda dei risultati che emergono dalla Batteria). Scheda 1: Dati generali È una cartella finalizzata alla raccolta dei dati anagrafici; utile per fini pratici (recuperare l’indirizzo, il numero telefonico, età, scolarità, stato di famiglia, titolo di studio, conviventi, professione, cittadinanza e motivo per cui si compila la Batteria) ma anche per ricerche socio-demografiche. Scheda 2: “State Trait Anxiety Inventory” Forma X1 (STAI-X1) È la traduzione e l’adattamento del questionario di Spielberger per misurare l’ansia di stato, ovvero l’ansia che l’individuo riporta di provare nel momento della compilazione del questionario. All’interno della Batteria CBA 2.0 questa scala non ha un significato strettamente clinico, poiché fa parte degli indici che permettono di decidere in merito alla validità del protocollo. Tale scheda è composta da 20 item. Scheda 3: “State Trait Anxiety Inventory” Forma X2 (STAI-X2) È la traduzione e l’adattamento del questionario di Spielberger per misurare l’ansia di tratto, ovvero l’ansia che la persona riporta di provare nella maggior parte delle situazioni quotidiane. L’ansia di tratto è il primo costrutto di rilevanza clinica all’interno della Batteria; si riferisce a uno stato di ansia durevole, che può costituire un vero e proprio tratto di personalità. Tale scheda è composta da 20 item.

Scheda 4: Cartella autobiografica/anamnesi psicologica È la parte più importante poiché contiene una serie di info di carattere clinico e anamnestico, che consentono di ottenere un quadro abbastanza completo di eventuali problematiche della persona. Tale scheda è complementare al colloquio e va utilizzata per approfondire quegli aspetti che vengono segnalati dall’individuo e che possono essere espressione di disagio psicologico e/o esistenziale. Tra questi ci sono i problemi sessuali, familiari, esperienze particolarmente traumatiche (lutto, aborto, violenze), ricorso anche occasionale a stupefacenti, problemi relativi allo stress, disturbi del sonno, dell’alimentazione, ideazione suicidaria. La scheda 4 è composta da 59 domande, la maggior parte con risposte a scelta obbligata. Quasi tutte le info ricavabili da questa scheda no sono presenti in altre parti della Batteria, quindi è fondamentale l’esplorazione minuziosa della scheda 4. Scheda 5: “Eysenck Personality Questionnaire” Forma ridotta (EPQ-R) Contiene la traduzione e l’adattamento in forma ridotta del questionario di personalità Eysenck Personality Questionnaire di Hans Eysenck, che è costituito da 3 scale che misurano 3 dimensioni della personalità:

• Estroversione-introversione (E)

• Stabilità-instabilità emozionale (N)

• Disadattamento sociale (P)

• Una scala di controllo (L), che può anche essere interpretata in senso clinico

Tale questionario consente di individuare delle caratteristiche stabili della persona che possono fungere da variabili moderatrici nello sviluppo di determinati disturbi o, viceversa, possono costituire elementi di protezione rispetto a una possibile insorgenza di problemi psicologici. La scheda 5 è composta da 48 item. Scheda 6: “Questionario psicofisiologico” Forma ridotta (QPF-R) Deriva dal Questionario Psicofisiologico (QPF) messo a punto da Pancheri e Chiari. Tale questionario elenca reazioni e disturbi psicofisiologici che un individuo può esperire. È composto da 30 item e chiede all’individuo una valutazione della frequenza (quasi mai-quasi sempre) di svariate reazioni psicofisiologiche. La prima e fondamentale analisi di questa scheda consiste nell’esaminare le risposte più elevate dati ai singoli item: in tal modo è possibile riconoscere eventuali disturbi specifici della persona. Il punteggio totale del QPF-R riflette il giudizio della persona sul proprio livello di attivazione generale e sulle proprie reazioni psicofisiologiche: è quindi un indice di quello che viene chiamato lamento somatico.

Scheda 7: “Inventario delle Paure” Forma ridotta (IP-R) È la versione italiana ridotta della Fear Survey Schedule di Wolpe. Consiste in 58 item che elencano una serie di situazioni-stimolo che possono generare paura (ferite aperte, stare soli, stare in pubblico…); per ciascuna voce la persona valuta l’intensità della paura provata su una scala a 5 punti (nulla-moltissima). L’IP-R fornisce due indici complessi e 5 indici che indagano specifici raggruppamenti di paure. Gli indici complessi forniscono un’indicazione sintetica sul numero delle paure (IP-F) e sulla loro intensità (IP-H). Tali indici non forniscono indicazioni sulle specifiche paure eventualmente lamentate dall’individuo, ma offrono un’indicazione sugli aspetti quantitativi e qualitativi connessi alle esperienze di paura. Gli indici specifici invece informano se l’individuo lamenta problemi fobici in aree relativamente circoscritte, quali calamità naturali e gravi pericoli personali (IP-1), situazioni che comportano critiche e rifiuto sociale (IP-2), animali non pericolosi che vengono considerati repellenti per tradizione o cultura (IP-3), spostamenti e situazioni che comportano allontanamento da casa e/o dai propri familiari (IP-4), vista del sangue, ferite, iniezioni e interventi chirurgici (IP-5). Punteggi elevati in queste sub-scale indirizzano verso problemi fobici specifici. Qualora si registrassero punteggi particolarmente bassi, è possibile prendere in considerazione la presenza di un disturbo di personalità o grave psicopatologia. Scheda 8: “Questionario D” (QD) È stato sviluppato ex novo dagli autori della Batteria CBA 2.0 allo scopo di misurare le manifestazioni depressive e di disporre di uno strumento agevole da somministrare. Alti punteggi a questa scheda indicano l’esistenza di una condizione depressiva non necessariamente di carattere clinico; uno stato depressivo può inoltre essere secondario a numerosi altri disturbi, sia di carattere medico che psicologico. La scheda 8 è composta da 24 item. Scheda 9: “Maudsley Obsessional-Compulsive Questionnaire” Forma ridotta (MOCQ-R) Rappresenta la forma ridotta del questionario di Hodgson e Rachman, già presentato in Italia nella sua forma intera da Sanavio e Vidotto. Il MOCQ-R indaga comportamenti e problemi di tipo ossessivo- compulsivo e fornisce un indice complessivo e 3 indici specifici. L’indice complessivo MOCQ-R propone un’indicazione sintetica sulla presenza di disturbi ossessivo-compulsivi, mentre quelli specifici si riferiscono a comportamenti e preoccupazioni relativi a controlli ripetuti e superflui (MOCQ/R-1), problemi connessi all’igiene e alla pulizia, nonché preoccupazioni connesse a improbabili contagi e contaminazioni (MOCQ/R-2) e dubbi ricorrenti e pensieri intrusivi sgradevoli e persistenti (MOCQ/R-3). La scheda 9 è costituita da 21 item. Scheda 10: “State Trait Anxiety Inventory” forma X1. Forma ridotta (STAI-X1/R) È lo STAI-X1, già presente nella scheda 2, proposto però in forma ridotta. È infatti composta di 10 item già presenti nello STAI-X1. La sua funzione è duplice: misurare il livello di ansia esperito alla fine della prova e confrontare l’ansia della persona all’inizio e alla fine della prova. Anche tale scheda non assume un significato clinico all’interno della batteria CBA 2.0 ma è utilizzato per verificarne la validità.

MODALITA’ DI SOMMINISTRAZIONE - La batteria può essere somministrata individualmente o in gruppo; è possibile utilizzare: 1. La tradizionale forma cartacea; 2. La diretta somministrazione tramite computer; 3. L’etero-somministrazione sotto forma di intervista (es. anziani); Il test richiede almeno 30-45 minuti per la compilazione (per valutare correttamente l’attendibilità e la validità della batteria con gli appositi indici è indispensabile che la stessa venga compilata senza molte pause tra l’inizio e la fine). Nell’utilizzo clinico la batteria, generalmente, viene somministrata all’inizio dell’assessment (tra il primo e il secondo colloquio) per poter usufruire delle numerose informazioni che essa offre nei successivi colloqui. È sconsigliabile dare la batteria da compilare a casa; alla fine della compilazione è bene controllare che non vi siano omissioni; nel caso fossero presenti, si chiederà alla persona di completare i dati mancanti e si chiederanno chiarimenti sul motivo di tali omissioni.

SCORING Per lo scoring si utilizzano dei fogli di notazione e delle griglie di correzione. Tale procedura è tuttavia sconsigliata per la laboriosità che richiede e per la facilità di incorrere in errori. Il tempo necessario per tale scoring è di 30-40 minuti. È quindi consigliabile lo scoring computerizzato. Il programma della Batteria CBA 2.0 non solo permette di facilitare e velocizzare le operazioni di

scoring ma fornisce anche la scheda anagrafica dell’individuo, le indicazioni sulla validità del protocollo, il quadro riassuntivo con tutti i punteggi grezzi alle diverse scale e i corrispondenti valori in punti z e percentili, gli item critici, sintesi ragionata della scheda 4, referto dove vengono riportati solo i risultati degni di nota, l’indicazione degli eventuali approfondimenti da condurre per lo specifico caso clinico. Il programma presenta il difetto di funzionare solo in ambiente Ms-Dos; possono inoltre verificarsi problemi di stampa dei risultati.

VALIDITÀ DEL PROTOCOLLO 1. OMISSIONI non superiori al 10%; se le omissioni non sono tali da invalidare il protocollo occorre calcolare un punteggio stimato (punteggio grezzo totale di un test nel quale siano presenti alcune omissioni). Possono invalidare il protocollo omissioni in alcuni item critici della scheda 4 e molte omissioni nelle sezioni della scheda 4 dove non esista il problema dell’imbarazzo. Le omissioni a tali aree della scheda 4 sono da considerare con molta attenzione: relazioni affettive, esperienze omosessuali, esperienze carcerarie, abuso di alcolici, enuresi e encopresi, esperienze negative, droga, tentati suicidi. 2. PUNTEGGIO scheda STAI-X1 e STAI-X1/R Invalidano il protocollo: punteggi uguali o superiori a 99 allo STAI-X1 e allo STAI-X1/R 3. PUNTEGGIO EPQ/R-L della scheda 5 Invalida il protocollo un punteggio uguale o superiore a 95 4. INDICE STAI-ACC è un indice che si basa sulla coerenza delle risposte fornite dall’individuo, confrontando la scheda 2 e la scheda 10. Lo STAI-ACC suggerisce se l’eventuale cambiamento di ansia (o un aumento o una diminuzione dell’ansia) segnalato dalla persona nel corso della prova avviene sempre nello stesso senso; in caso contrario si può ritenere che l’individuo abbia compilato il protocollo con scarsa attenzione (punteggio<6: protocollo valido; punteggio=6: protocollo dubbio; punteggio>6: protocollo non valido). INDICE IR si basa sul confronto delle risposte date dalla persona a 6 coppie di item uguali collocati in punti diversi della Batteria: se più di una coppia di item presenta risposte in contrasto tra loro si è quasi certi che il protocollo è stato compilato in modo approssimativo (punteggio=6: protocollo valido; punteggio=5: protocollo dubbio; punteggio<5: protocollo non valido).

INTERPRETAZIONE Il referto ha lo scopo di trasformare i punteggi in parole. Viene raccomandata una stesura nel modo più conciso e discorsivo possibile. Le informazioni da riportare possono essere divise in 3 categorie: validità del protocollo, interpretazione delle scale e approfondimenti consigliati. Le informazioni circa la validità del protocollo riguardano l’accuratezza delle risposte, la valutazione circa l’interferenza dello stato d’ansia, la valutazione della tendenza alla simulazione e al conformismo da parte dell’individuo e l’analisi della motivazione. L’interpretazione delle scale primarie riguarda le info relative a ciascuna scala della Batteria che presenti dei punteggi significativi e tutti quei dati (risposte a singoli item delle varie scale, item critici o risposte alla scheda 4) che possono confermare o meno i risultati delle varie scale. È anche opportuno considerare tutti gli altri dati (generalmente presenti nella scheda 4) che possono indicare problemi rilevanti e abitudini nocive. Gli approfondimenti consigliati prendono in considerazione i problemi che richiedono di essere approfonditi, unitamente agli strumenti e alle modalità adatte per approfondirle, e quegli aspetti che a causa di ambiguità o mancanza di informazione vanno esplorati. Il tempo di stesura del referto varia in funzione dell’esperienza dell’utilizzatore e richiede almeno 20-30 minuti.

FRASI STANDARD PER LA STESURA DEL REFERTO DEL CBA 2.0 • Accuratezza delle risposte - Non vi sono omissioni di rilievo e gli indici IR e STAI ACC sono nella norma. - Qualche omissione irrilevante, IR dubbio, STAI ACC nella norma. - Numerose/rilevanti omissioni che invalidano il protocollo, IR nella norma, STAI ACC insufficiente. • Interferenza dello stato d’ansia (STAI X1 – STAI X1-R) - Non vi sono interferenze dell’ansia nella compilazione del protocollo. - L’interferenza dell’ansia può aver causato una compilazione inaccurata del protocollo, tale da invalidarlo. - L’individuo potrebbe aver subito gli effetti disorganizzanti dell’ansia sulle prestazioni cognitive incontrando difficoltà nella comprensione del compito e nell’analisi delle proprie prestazioni

cognitive e comportamentali. • Tendenze alla simulazione e al conformismo (EPQ/R-L) - Non si registra una tendenza a simulare o a porsi in una luce socialmente favorevole; - La persona ha messo in atto tentativi di simulazione per apparire più favorevolmente, tali da invalidare il protocollo. • Analisi della motivazione (scheda 4.57, 4.58) - Vanno riportate le risposte dell’individuo agli items della scheda 4, che si riferiscono alla motivazione del cliente (4.57 e 4.58) ANALISI DELLE SCALE PRIMARIE • Ansia di tratto (STAI X2) – cut-off 95 - La persona riferisce di provare abitualmente un livello d’ansia elevato (nella maggior parte delle situazioni quotidiane); - L’analisi degli indici rivela che l’individuo tende a esprimere ansia nella maggior parte delle situazione della sua vita; • EPQ/R-E 15: l’individuo, nella dimensione introversione-estroversione, si colloca decisamente in direzione dell’introversione. Può essere descritto come una persona tranquilla e schiva, fredda e riservata con gli altri. Diffida dell’impulso momentaneo ad agire e viene considerata persona seria e affidabile; 16-40: l’individuo, nella dimensione introversione-estroversione, si colloca, seppur non decisamente, sul versante dell’introversione. L’analisi degli indici rivela che la persona tende all’introversione; 41-65: l’individuo, nella dimensione introversione-estroversione, si colloca a un livello intermedio; 66-89: l’individuo, nella dimensione introversione-estroversione, mostra una tendenza all’estroversione; 90: l’individuo, nella dimensione introversione-estroversione, si colloca decisamente sul versante dell’estroversione. È una persona socievole, ama le feste e la compagnia. Spesso non è una persona seria ed affidabile. • EPQ/R-N – cut-off 95 Da 95: l’individuo mostra scarsa stabilità emozionale, la persona potrebbe sviluppare dei disturbi in situazioni di stress; 94-85: l’individuo mostra sufficiente stabilità emozionale; 84-71: il punteggio evidenzia una discreta stabilità emozionale della persona; 70-55: l’individuo mostra una buona stabilità emozionale. • EPQ/R-P – cut-off 95 - L’individuo può presentare alcuni dei seguenti tratti: anticonformismo ed insensibilità sociale, freddezza e rigidità nelle relazioni interpersonali, desiderio di sperimentale situazioni insolite e pericolose ed emozioni violente; • QPF/R – cut-off 95 - Dall’analisi del QPF/R risulta che l’individuo lamenta numerosi disturbi somatici quali … e d’altra parte non dichiara di soffrire di malattie fisiche; - Qualora il quadro medico non spieghi i numerosi lamenti, è possibile che il problema riguardi piuttosto un’attenzione e una preoccupazione eccessive per le sensazioni somatiche e la propria salute; - L’individuo lamenta molteplici forme di dolore che lo limitano nella vita quotidiana. Il dolore più forte e fastidioso è localizzato a …; l’intensità è …; tale dolore si presenta (solo in certi giorni/certi periodi/tutti i giorni/…). • IP/R-PH – cut-off 95 - L’individuo riferisce di provare un’estrema paura nei confronti di determinati stimoli; • IP/R-F – cut-off 95 - L’individuo riferisce numerose paure/reazioni di paura; • IP/R-1 – cut-off 95 - L’individuo mostra grandi paure per calamità e gravi pericoli personali; - Punteggi anormalmente bassi (=/< 15): l’individuo non presta interesse alla salvaguardia della propria incolumità e salute; l’individuo vuole offrire un’immagine di sé particolarmente sicura; l’individuo può aver frainteso le consegne; l’individuo presenta caratteristiche insolite, meritevoli di approfondimento; - L’individuo nega di provar paura perfino per gravi calamità e situazioni che coinvolgono in misura

rilevante la propria incolumità personale. • IP/R-2 – cut-off 95 - L’individuo lamenta paure riferite ad una pluralità di eventi e di situazioni di rilievo sociale, nelle quali teme di essere rifiutato e fatto oggetto di critiche severe (verificare se queste paure sono associate ad uno stile comportamentale di tipo passivo). • IP/R-3 – cut-off 95 - L’individuo manifesta la possibile presenza di una fobia riguardo animali non pericolosi che per tradizione o cultura, vengono considerati repellenti e vengono associati a luoghi tenebrosi e a sensazioni di viscido, sporco, infetto. • IP/R-4 cut-off 95 - L’individuo lamenta paure riferite a viaggi, spostamenti, situazioni che comportano allontanamento da casa e/o dai propri familiari. Di conseguenza può presentare manifestazioni agorafobiche. • IP/R-5 – cut-off 95 - L’individuo riferisce paure connesse alla vista del sangue e/o di ferite, iniezioni e interventi chirurgici. • Depressione (QD) – cut-off 95 - L’individuo riferisce numerose manifestazioni disforiche. Afferma di aver in passato preso in considerazione il suicidio. È pertanto opportuno valutare il rischio attuale di suicidio. • Ossessioni-compulsioni (MOCQ/R) – cut-off 95 - L’individuo lamenta ossessioni e/o compulsioni; • MOCQ/1 – cut-off 95 - L’individuo lamenta la presenza di operazioni e comportamenti volti a controllare e ricontrollare più volte la stessa cosa senza alcuna necessità; • MOCQ/2 – cut-off 95 - L’individuo riferisce preoccupazioni relative all’igiene e alla pulizia, a improbabili forme di contagio; presenta comportamenti e possibili rituali di pulizia e decontaminazione; • MOCQ/3 – cut-off 95 - L’individuo riferisce dubbi e scrupoli ossessivi, pensieri intrusivi sgradevoli. NOTIZIE RILEVANTI AGGIUNTIVE L’individuo riferisce di dormire poco e male; L’individuo ritiene insoddisfacenti e/o disturbati i suoi rapporti sessuali. Dichiara una diminuzione del desiderio sessuale. Dichiara disinteresse per il/la partner. Riferisce rapporti sessuali troppo brevi. Dichiara di trovare sgradevoli alcune richieste del/della partner; L’individuo riferisce incomprensioni e contrasti nell’interazione di coppia; L’individuo incontra difficoltà interpersonali nell’ambiente di lavoro; L’individuo riferisce problemi relativi al mangiare; Precedenti trattamenti: l’individuo in passato ha intrapreso trattamento psicologici/psichiatrici o ha avuto ricoveri per problemi mentali; Uso di farmaci o di sostanze;

CBA-YOUNG Scopi: valutare il benessere/disagio e l’adattamento/ disadattamento psicologico di giovani in età tardo adolescenziale e giovanile; raccogliere elementi che aiutino a prevedere i “comportamenti a rischio” (uso di droghe e abuso di alcool, suicidio, teppismo, incidenti stradali, ecc.); esplorare la presenza di specifiche strategie di coping/risorse psicologiche dell’individuo. CBA-Y: Peculiarità nasce nel 1989; non è organizzato in schede ma in sezioni dal contenuto omogeneo (“argomenti”); intervista che affronta vari argomenti in successione coerente, percorrendo la storia e le esperienze del giovane; test percepito come poco intrusivo o inquisitivo. Modalità di risposta check-list: l’individuo sceglie di contrassegnare ciascun item solo se ritiene che si applichi a sé. Formato check-list tipo di risposta dicotomica che prevede la possibilità di evidenziare un item solo nel caso in cui vi sia piena convinzione da parte di chi lo compila (nb. omissioni); ci si aspetta, in particolare, che il numero delle risposte positive sia più basso; La versione attuale del CBA-Y si caratterizza, rispetto alle versioni precedenti, per: aggiornamento linguistico; eliminazione di contenuti anacronistici; formulazione della gran parte degli item in positivo; inserimento di item inerenti internet e nuove dipendenze; inclusione di item che esplorino non solo il disagio, ma anche le risorse del giovane: ad esempio, resilienza, coping skills,

autoefficacia. CBA-Y: Forme 1. COMPLETA: 500 item organizzati in 16 argomenti; tempo stimato per la compilazione: 30-40 minuti; versioni distinte per maschi e per femmine; consigliata nella pratica clinica, in fase di valutazione. 2. Breve: 200 item non organizzati in argomenti; tempo stimato per la compilazione: 20 minuti circa; versione unica (no differenziata per genere); consigliata nell’ambito di ricerca, in ambito preventivo/ screening, per una valutazione snella prima di attuare interventi brevi di counseling psicologico o di trattamenti di gruppo manualizzati. CBA-Y (forma completa): Dati anagrafici; Informazioni inerenti peso e altezza (calcolo dell’Indice di Massa Corporea); Ora d’inizio e fine della compilazione (per calcolare il tempo impiegato); Seguono delle istruzioni generali e i 500 item raccolti in 16 sezioni (“argomenti”); ciascun argomento è preceduto da istruzioni più specifiche che meglio lo contestualizzano. Sezione 1: riguarda lo stato emotivo al momento della compilazione del test; Sezione 2: riguarda fatti salienti dalla nascita ai 14 anni, con particolare attenzione alle relazioni di attaccamento. Sezione 3: indaga la percezione dello stile genitoriale e i rapporti attuali con genitori, fratelli e altri familiari. Sezione 4: esplora la sfera scolastica. Sezione 5: riguarda atteggiamenti verso il lavoro ed eventuali esperienze di lavoro occasionale o abituale Sezione 6: esplora la sfera amicale. Sezione 7: riguarda sia la sfera sentimentale sia quella sessuale. Sezione 8: indaga le competenze sociali in rapporto a estranei e persone con le quali non si ha confidenza. Sezione 9: esplora la sfera ludica, gli hobby, gli interessi e le attività sportive. Sezione 10: esamina le abitudini di vita e possibili comportamenti a rischio. Sezione 11: indaga esperienze comuni che possono provocare ansia o paura. Sezione 12: esamina convinzioni e stereotipi comuni. Sezione 13: valuta tratti di personalità. Sezione 14: riguarda l’attenzione per la propria salute e la condizione fisica. Sezione 15: approfondisce opinioni e punti di vista. Sezione 16: riguarda esperienze particolari o inusuali che potrebbero rappresentare indicatori di rischio. Tale versione prevede: 2 scale di controllo; 7 scale di rischio o psicopatologia; 2 scale di benessere e adattamento positivo. Scala 1: Stato emotivo (scala di controllo) E’ composta da 11 item, i primi 11 della Sezione 1; Indica lo stato emozionale dell’individuo al momento della compilazione del test (ansia, collera, preoccupazione, tensione, tranquillità, tristezza); CUT OFF: 90°percentile. Scala 2: Indice di auto-apertura (scala “lie”) E’ costituita da 7 item, disseminati in varie sezioni del test; Valuta la tendenza alla simulazione; Un punteggio elevato autorizza il sospetto che la persona menta o risponda in maniera reticente per presentarsi in luce favorevole. Sarà dunque opportuno considerare non valido il test o almeno prendere le risposte con ‘beneficio d’inventario’; CUT-OFF: 95° percentile. Scala 3: Uso di droghe ed esperienze inusuali E’ composta da 12 item, disseminati lungo diverse sezioni del test. Gli item descrivono esperienze molto poco frequenti. Ciascun item può meritare approfondimenti; Può avere una vaga corrispondenza con la scala F e la scala Sc del MMPI; Il punteggio 3 (95° percentile) deve essere considerato un segnale di allarme; qualsiasi punteggio diverso da zero merita attenzione. Scala 4: Rischio psicopatologico E’ composta da 30 item che ammettono la presenza di problemi psicologici, disforia, ideazione suicidaria, ideazione persecutoria, esperienze dissociative; Punteggi pari o superiori al 90° percentile devono essere interpretati con attenzione e devono indurre lo psicologo ad approfondimenti appropriati in relazione al rischio o alla presenza dei disturbi psicologici e psichiatrici frequenti a tale età. Scala 5: Amore per il rischio e ricerca di sensazioni forti E’ composta da 16 item, che descrivono

amore per l’azzardo e il proibito, la tendenza alla ricerca di forti sensazioni e stati d’euforia, l’uso strumentale di alcol e sostanze; Valuta un costrutto rilevante particolar mente nell’adolescenza e nella prima età giovanile, poiché connesso con lo sviluppo di condotte imprudenti, trasgressione di regole sociali, assunzione di sostanze; Punteggi pari o superiori al 90° percentile devono essere interpretati con attenzione e devono indurre lo psicologo ad approfondimenti appropriati. Scala 6: Benessere E’ composta da 16 item che descrivono benessere psicologico e fisico, serenità e senso di sicurezza; Un punteggio elevato esprime un grado elevato di benessere, mentre un punteggio particolarmente basso deve suscitare attenzione e stimolare approfondimenti psicologici opportuni; Punteggi pari o inferiori a 4 (25° percentile) possono essere considerati indicativi di livelli insufficienti di benessere psicologico o fisico. Scala 7: Adattamento psicosociale E’ composta da 20 item che descrivono un clima familiare sereno, buone relazioni con i pari, un buon rapporto con la sessualità. Un punteggio elevato indica un buon adattamento psicologico e sociale, mentre un punteggio basso può determinare allarme; CUT- OFF: 10° percentile, punteggi inferiori sono indicativi di attenzione per un livello di adattamento problematico. Scala 8: Ansia e instabilità emotiva E’ composta da 24 item che descrivono svariate forme di attivazione emozionale; Presenta elevate correlazioni con varie scale cliniche del MMPI: D, Pd, Pt; Un punteggio elevato fa temere la presenza di disturbi emozionali sul versante dell’ansia o dell’umore oppure il rischio che possano svilupparsi facilmente nel futuro, a fronte di eventuali difficoltà di vita; Il punteggio 15 (95° percentile) deve essere interpretato come cut-off critico: già punteggi oltre il 75° percentile meritano attenzione. Scala 9: Caratteristiche e comportamenti antisociali E’ composta da 38 item attinenti a insofferenza per le regole e l’autorità, scarsa empatia e prosocialità, prepotenza e condotte aggressive; Un punteggio elevato merita approfondimenti, anche attraverso il ricorso ad osservatori credibili. Si tratta di caratteristiche che comunemente regrediscono con l’età o si evolvono in direzioni adattive; Già punteggi pari all’80° percentile (o superiori) devono essere interpretati come indici di allarme e devono indurre lo psicologo a una prudente attenzione. Scala 10: Irritabilità, aggressività e ostilità E’ composta da 14 item e descrive caratteristiche di facile irritabilità, suscettibilità alla collera e scarso controllo su comportamenti aggressivi; Il punteggio 8 corrisponde al 90° percentile e può essere considerato il cut-off di attenzione per lo psicologo. Scala 11: Manifestazioni psicofisiologiche E’ composta da 10 item che descrivono comuni manifestazioni di attivazione psicofisiologica e disturbi psicofisiologici; Un punteggio elevato deve indurre a considerare, da una parte, l’eventualità di un’insufficiente capacità di elaborazione dello stress e delle emozioni conflittuali; dall’altra caratteristiche di iper-reattività psicosomatica; Un punteggio 0 va interpretato a supporto di un punteggio di alto benessere (Scala 6); punteggi pari o superiori al 90° percentile dovrebbero invece stimolare l’approfondimento e attenzione alla condizione medica. Primi due macroindici rilevanti: - Tempo di compilazione: Il tempo di compilazione, nella forma cartacea somministrata al gruppo di riferimento, è risultato di minuti 36,91 (DS = 11,25) per i ragazzi, di minuti 36,07 (DS = 10,98) per le ragazze. Un tempo di compilazione inferiore ai 20 minuti suscita il sospetto che la compilazione sia avvenuta di fretta e senza adeguata attenzione; anche tempi particolarmente lunghi obbligano lo psicologo a chiedersene la ragione; - Numero di risposte: un numero di risposte molto basso può essere indicativo di una scarsa disponibilità verso un approfondimento e un lavoro psicologico. Scoring Il punteggio grezzo di ciascuna scala si ottiene sommando i punti ottenuti agli item che la compongono. Per ciascuna scala sono indicati con il loro numero gli item che la compongono. Contare un punto se l’item è stato contrassegnato; per gli item seguiti da un (-) contare un punto se l’item NON è stato segnato. Refertazione La refertazione ha la forma di un rapporto narrativo, che si sviluppa secondo modalità simili a quelle tipiche della Batteria CBA-2.0, ma molto semplificate e veloci. Tale refertazione può essere schematizzata in 5 Sezioni. - Prima Sezione: riporta i dati anagrafici dell’individuo in esame; a essi, si aggiunge il calcolo

dell’Indice di Massa Corporea e del tempo impiegato dal ragazzo per la compilazione. Viene inoltre aggiunta l’informazione inerente la modalità di somministrazione del test (forma cartacea o elettronica). - Seconda Sezione: Riguarda la validità della prova. Cinque elementi concorrono alla decisione se considerare valida la prova o dichiararla non attendibile e non valida; 1. Punteggio alla scala 1: potrebbe segnalare uno stato emotivo troppo intensamente alterato per poter assumere che il ragazzo abbia compilato il test con sufficiente attenzione e riflessione; 2. Punteggio alla scala 2: potrebbe segnalare la tendenza del ragazzo in esame a rispondere con scarsa sincerità e a falsare le risposte per presentarsi sotto una luce favorevole; 3. Tempo impiegato per la compilazione del test; possono indicare superficialità o lungaggini eccessive; 4. Numero di risposte fornite; un numero di risposte particolarmente basso può sollevare il sospetto che il ragazzo abbia risposto in forma reticente, con diffidenza e sospetto; 5. Conoscenza che ha lo psicologo delle condizioni nelle quali è avvenuta la somministrazione, le osservazioni che può avere avuto modo di effettuare prima o durante la somministrazione, la conoscenza che può avere delle motivazioni che hanno condotto il giovane all’esame. - Terza Sezione: riporta in forma narrativa quanto il giovane ha raccontato di sé. Il programma di scoring automatico riporta la titolazione di ciascuno dei 16 ‘argomenti’ con le risposte fornite all’interno di ciascuno di essi. Ne risulta un’auto-presentazione strutturata, che offre un ampio profilo della persona. Lo psicologo che non volesse usare il programma automatico può redigerla di persona e limitarsi alle informazioni che giudica più rilevanti. - Quarta Sezione: è un foglio di scoring nel quale sono presentati i punteggi alle 11 scale. Accanto al punteggio grezzo viene riportato il rango percentile corrispondente e, eventualmente, i punti z. Dal momento che molte scale CBA-Y sono fortemente asimmetriche, i ranghi percentili rappresentano il principale indice per lo scoring e l’interpretazione dei punteggi. - Quinta Sezione: è denominata “Approfondimenti consigliati” e può essere scomposta in quattro parti: 1) Aree di approfondimento che potranno essere coperte nel corso di successivi colloqui; 2) Approfondimenti che richiederebbero interventi esterni (un colloquio con la presenza del partner o dei familiari, un contatto con il medico curante, ecc.); 3) Indicazioni circa l’utilità di procedure di automonitoraggio, quali diari o schede di registrazione; 4) Eventuale ricorso a ‘Scale secondarie’. Le scale secondarie in uso per la Batteria CBA-2.0 sono tutte in buona parte utilizzabili anche in questa fascia d’età; si aggiunge il MCMI-III. Gruppo normativo Il gruppo normativo è composto da 1732 individui: 842 maschi (48,6%) 890 femmine (51,4%) di età compresa tra i 14 e i 25 anni. Il gruppo normativo è stato reclutato su base volontaria in scuole, luoghi di lavoro e altri contesti presumibilmente “non patologici” (il 92% nel nord Italia). Coefficiente alfa di Cronbach: gamma 0,62 – 0,86; CBA-BG (forma breve): Scale La forma breve prevede 10 delle 11 scale della forma completa: Scala 1: Stato emotivo (scala di controllo) - NO Principali differenze (forma breve vs completa): 1. CBA-BG (Benessere Giovanile) prevede un’unica versione per entrambi i generi; 2. Gli item non sono suddivisi per ‘argomenti’ (sezioni), ma si presentano in un'unica sezione; le istruzioni fanno riferimento in modo generale alla storia personale, alle abitudini, esperienze, emozioni e punti di vista. 3. E' stata eliminata la scala 1 (Stato emotivo) ritenendo che nella somministrazione su gruppi di persone essa risulti meno importante. 4. La scala 9 (Caratteristiche e comportamento antisociale) è stata ridotta da 38 a 35 item. Nella forma CBA-BG compare una sola volta l'item “Sono scappato di casa almeno una notte”, che compariva due volte nella forma completa (item 27 e 51), in quanto riferito a due diversi periodi di vita (scuole medie inferiori e superiori). Inoltre l’item 153 (“E' eccitante essere violenti nelle situazioni sessuali”) e l’item 161 (“Quando sono eccitato non tollero rifiuti”) sono stati giudicati poco adatti all'utilizzo con gli individui più giovani e in indagini in contesti scolastici. Ne consegue la necessità, per lo scoring, di utilizzare diversi riferimenti normativi. 5. Sono stati aggiunti alcuni item relativi a quattro aree: comportamenti di guida imprudenti;

comportamenti alimentari scorretti; uso di internet e di videogiochi; gioco d'azzardo. Questi item non costituiscono alcuna scala, ma vanno presi in considerazione per il loro specifico contenuto e per un'analisi qualitativa che potrebbe mettere in luce condotte a rischio meritevoli di attenzione. CBA-Y (forma breve): Refertazione La refertazione della forma breve va strutturata nelle stesse 5 sezioni e segue sostanzialmente i medesimi criteri. Vanno però tenute presenti una serie di avvertenze specifiche. - Prima Sezione: va indicato se la somministrazione è avvenuta in forma cartacea o elettronica, se individualmente o in gruppo; - Seconda Sezione: viene a mancare la Scala 1 ‘Stato emotivo’. Si riducono perciò a quattro gli elementi che concorrono alla decisione se considerare valida la prova o dichiararla non attendibile e non valida; 1. Punteggio alla Scala 2 ‘Autoapertura’; Cut-off: 95° percentile; 2. Tempo impiegato per la compilazione del test; tempi 25 minuti sono problematici; 3. Numero di risposte fornite (vengono riportati i ranghi percentili nell’Appendice 3 del manuale); 4. Elementi di conoscenza che ha lo psicologo delle condizioni nelle quali è avvenuta la somministrazione. - Terza Sezione: Poichè la forma breve non è divisa in sezioni, gli item contrassegnati dal vanno riportati in un unico elenco; ne risulta un profilo più o meno ampio in rapporto alla volontà di auto- presentazione del giovane. Anche in questo caso, lo psicologo che non avesse a disposizione il programma automatico può redigere di persona e limitarsi alle informazioni che giudica più rilevanti in questa sezione. - Quarta Sezione: Foglio di scoring nel quale sono presentati i punteggi alle 10 scale. Si devono poi considerare i tre gruppi di item specifici. E’ utile riportare il numero di item segnati sul totale di tali item (ad es. ‘Comportamenti alimentari scorretti’ = 4/4.). - Quinta Sezione: Come forma completa. APPROFONDIMENTI CONSIGLIATI Gli approfondimenti più rilevanti riguardano: i punteggi estremamente bassi nelle scale ‘Benessere’ e ‘Adattamento Psicosociale’; i punteggi molto alti nelle scale ‘Ansia e instabilità emotiva’ e ‘Manifestazioni psicofisiologiche’. Il contenuto degli item contrassegnati consiglia, inoltre, di indagare: l’ansia sociale e l’anassertività; le manifestazioni depressive; la possibile ideazione suicidaria; i disturbi del sonno; il mal di testa. Test consigliati: Beck Depression Inventory – II; MMPI-A; State-Trait Anxiety Inventory –Y2; SIB-Scale for Interpersonal Behaviour. CBA: VE Valutazione degli esiti “Accountability”: “Parola chiave della democrazia anglosassone. In Italia non è stata ancora tradotta” indica il dovere di documentare ciò che si è fatto a chi conferisce l’incarico e remunera la prestazione, attraverso l’obbligo di rendere palese, da parte del singolo professionista o del servizio in cui lavora, i principi, le procedure, i risultati e gli esiti oltre che le risorse materiali impiegate nelle attività, in modo tale da consentire che essi possano essere valutati dalle parti interessate. “Outcome”: Cambiamenti nello stato di salute attuale e futuro del paziente che possono essere attribuiti a un precedente intervento sanitario. Risultato di attività programmate, comparato agli obiettivi definiti. Grado di raggiungimento dei risultati o il grado in cui sono soddisfatti i bisogni del cittadino a seguito della fornitura di servizi. Buona Pratica Clinica: è definita dal livello di accordo tra conoscenze provenienti dai risultati della ricerca e l’integrazione di queste conoscenze nel processo assistenziale reale in cui si opera; Evidence-Based Practice: metodo strutturato di ricerca ed utilizzo delle conoscenze derivate dalla ricerca al fine di migliorare la propria pratica clinica; Practice-Based Evidence: metodo strutturato di raccolta dati dell’attività routinaria di un servizio finalizzata a valutare sul campo l’efficacia delle pratiche cliniche; Evidenze di Efficacia Teorica (Efficacy): prova scientificamente rigorosa dei benefici forniti da uno specifico trattamento in circostanze ideali (Randomized Controlled Trial); Evidenze di Efficacia sul campo (Effectiveness): prova clinica che un trattamento produce benefici nella pratica clinica routinaria. Valutazione dell’efficacia di un intervento psicologico: requisiti Confronto (controllo o altri trattamenti): L’efficacia di un intervento deve essere confrontata con i risultati di pazienti trattati in modo diverso;

Confrontabilità dei gruppi (omogeneità); Confrontabilità delle rilevazioni (es. test prima-dopo): i risultati devono essere obiettivati con strumenti validi ed affidabili; Adeguata descrizione dei trattamenti; Rilevanza risultati (significatività clinica vs statistica): sul funzionamento sociale e sulla qualità di vita della persona. Significatività clinica vs significatività statistica Significatività clinica: Si riferisce all’efficacia reale del trattamento a livello individuale, descrivendone l’obiettivo come il ritorno al normale funzionamento e la remissione dei sintomi. Un metodo standardizzato per valutare la significatività clinica fa riferimento a due criteri: 1. Il risultato dovrebbe essere il passaggio della persona da una “popolazione disfunzionale” a una “funzionale” a seguito del trattamento; 2. Il cambiamento deve essere attendibile: la variazione intercorsa tra pre- e post- trattamento non deve essere attribuibile ad errori di misurazione. Significatività statistica: Si riferisce al raggiungimento di un livello probabilistico di base che attesti l’attendibilità degli effetti. In psicologia, questo livello è generalmente rappresentato dal valore di p < 0,05. Questo criterio è stato scelto per minimizzare la possibilità di errore di tipo I (cioè trovare una differenza significativa laddove essa non esiste). La significatività statistica è funzione di: • ampiezza dell’effetto; • grandezza del campione; • affidabilità dello strumento di misura; • affidabilità dell’effetto. CBA-VE Perché? Esigenza trentennale di valutazione efficacia dei trattamenti psicologici; Servizio Sanitario Nazionale; Sfiducia nella “impressione” di efficacia di chi ha svolto un trattamento; L’impressione è critica per una serie di motivi: 1. Remissione Spontanea (es. >30% depressione); 2. Effetto placebo; 3. Selezione dei casi; 4. Valutazione soggettiva dei risultati. Necessità di uno strumento: Utilizzabile in tutti i setting; Utilizzabile “indipendentemente dal disturbo”; Relativo a costrutti di base oggetto di intervento; Ripetibile e dotato di responsiveness; Breve, di facile somministrazione, scoring e interpretazione, con norme per individui clinici e non clinici, capace di discriminare tra i due. Strumenti impiegati per la valutazione degli esiti: Symptom Checklist-90-R (Derogatis, 1996). Criticità: non è lo scopo per cui è nato; problemi di replicabilità iniziale; struttura a 5 fattori e uso del Global Severity Index (GSI); non indaga costrutti positivi. Batteria CORE-Clinical Outcomes in Routine Evaluation (Barkham et al., 1998): Scheda iniziale per dati anagrafici, supporto sociale, diagnostica e trattamenti precedenti, farmaci; Scheda su terapia, frequenza, modalità conclusione, benefici ottenuti (al termine); CORE-OM Outcome Measure (34 item, scala a 5 punti) su quattro domini (Benessere, Funzionamento sociale, Problemi e sintomi, Rischio per sé e per gli altri). CBA-VE: Contemporaneo alla traduzione CORE-OM; è stato sviluppato a cura del gruppo C.B.A.; è uno strumento originale, in lingua italiana, per la verifica dell’efficacia nella pratica dei trattamenti psicologici; trae origine dalla famiglia di batteria e test C.B.A. (Sanavio, Bertolotti et al., 1986), in particolare riprende contenuti e item del C.B.A.-G. (Forma Giovani). Il CBA-VE, rispetto al CORE-OM: condivide ateoricità, brevità e sensibilità al cambiamento. Si differenzia per: valutazione autonoma di ansia e depressione; maggior numero di item (15 anziché solo 4) per la valutazione del benessere psicologico; maggior numero di informazioni ricavabili dall’analisi qualitativa del protocollo. CBA-VE I costrutti: Punto di partenza: costrutti indagati in fase di diagnosi: depressione; ansia di stato e di tratto; sintomi ansiosi; nosografia varia; problemi interpersonali; adattamento sociale; autostima. Aggiunta di altri elementi, quali: benessere psicologico; adattamento; capacità di coping; autostima; autoefficacia. Quindi, disponibilità di uno strumento che valuti i seguenti aspetti: umore; ansia; caratteristiche disadattive della personalità; costrutti positivi. CBA-VE: descrizione composto da 80 item (scala Likert a 5 punti) riferiti agli ultimi 15 giorni. Scale:

1. Ansia: 14 item (es. “Mi sono turbato per cose di poco conto”) 2. Benessere: 15 item (es. “Ho fatto cose che mi hanno interessato e coinvolto”) 3. Cambiamento positivo, poter affrontare le difficoltà e ricevere sostegno dagli altri: 11 item (es. “Ho cercato di affrontare le difficoltà anziché evitarle”) 4. Depressione: 19 item (es. “Sono tormentato dai sensi di colpa”) 5. Disagio psicologico, sintomi di disturbo gravi e scarso controllo degli impulsi: 21 item (es. “Mi sono sentito svalutato o preso in giro”) Individui di età superiore ai 16 anni e dotati di sufficienti capacità di lettura e di comprensione verbale; lo psicologo presenta il questionario e chiede alla persona di compilarlo valutando il proprio stato (“come si è sentito”) in riferimento agli ultimi 15 giorni; è utile specificare che i dati raccolti servano a valutare e a monitorare la condizione; è utile che lo psicologo rimanga presente mentre la persona fornisce le prime risposte. Gruppi di riferimento: 250 individui non clinici; 50 pazienti che hanno compilato, prima dell’inizio del trattamento, CBA-VE, misure volte alla valutazione di ansia di stato, ansia di tratto e caratteristiche depressive; 40 pazienti che hanno compilato, nella parte finale del trattamento CBA- VE e una misura di benessere; 38 individui in lista d’attesa; il test è stato somministrato due volte, a distanza di 33 giorni; 130 pazienti ambulatoriali di psicologi dei servizi socio-sanitari pubblici e privati (pre-post e specifiche intervento).

MMPI-2 Il Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 (MMPI-2; Hathaway e McKinley, 1989) è stato costruito e sviluppato su base empirica, senza una teoria sottostante, a differenza del MCMI-III, che è invece stato sviluppato sulla base dalla teoria bio-sociale ed evoluzionista di Millon. Si tratta di un test self-report, ad “ampio spettro”, che indaga caratteristiche strutturali rilevanti della personalità e permette l’individuazione della psicopatologia più comune. Può essere facilmente somministrato sia a singoli individui, sia a gruppi di persone. Per la sua comprensione e compilazione è richiesto un grado di istruzione almeno della scuola dell’obbligo. Il questionario è stato sviluppato presso l’ospedale dell’Università del Minnesota, con la collaborazione di pazienti e di soggetti appartenenti alla popolazione generale (in maggioranza coniugati e con un’età tra i 16 e i 65 anni-media 35 anni- e con un livello di istruzione di circa 8 anni). L’MMPI non è adatto come strumento per l’assessment di base, ma si rivela un complemento indispensabile per l’approfondimento di particolari situazioni di interesse clinico. [Il questionario originale è formato da 566 item, parte dei quali vanno a comporre tre scale di controllo e parte 10 scale cliniche; i punteggi ottenuti dalle scale vengono riportati su appositi moduli che consentono di ottenere dei profili grafici. Fu sviluppato per aiutare psicologi e psichiatri nella diagnosi di malattia mentale, secondo le categorie concettuali degli anni 30. MA non esistono confini rigidi tra diversi stati psicopatologici, soprattutto se per individuare gli stati psicopatologici si fa riferimento alle tradizionali classificazione della psichiatria. La principale debolezza del questionario risiede nel sistema con cui è stato costruito: a causa del metodo empirico usato, i costrutti di base che misura il questionario sono ambigui, di difficile interpretazione e a volte di dubbia utilità per l’assessment; gli stessi nomi delle scale possono condurre in inganno. Nel caso dell’MMPI-2 una approfondita conoscenza dello strumento e una grande esperienza si uso è un requisito fondamentale ai fini di una interpretazione corretta.] Il MMPI-2 fornisce punteggi e profili obiettivi ricavati da ben sperimentate norme nazionali. Il questionario è stato sviluppato presso l’ospedale dell’Università del Minnesota, con la collaborazione di pazienti e di soggetti appartenenti alla popolazione generale (in maggioranza coniugati e con un’età tra i 16 e i 65 anni-media 35 anni- e con un livello di istruzione di circa 8 anni). MMPI-2 tra i più utilizzatati test self-report di personalità che valutino i disturbi in Asse I e in Asse II; ampiamente utilizzato sia nelle ricerche empiriche sia in ambito clinico. • Proprietà psicometriche - Versione americana: valutate su vasti campioni con positivi riscontri. - Versione italiana (Pancheri e Sirigatti; 1995): valutate su un campione di 403 maschi e 972 femmine. Coerenza interna per le scale di validità: compresa tra 0,75 e 0,85 nei maschi e tra 0,65 e 0,83 nelle femmine. Coerenza interna per le scale cliniche di base tra 0,57 e 0,91 nei maschi e tra 0,59 e 0,90 (ad eccezione della scala Mf, che riporta un valore di 0,34) nelle femmine. Le scale della versione italiana hanno dimostrato di possedere una coerenza interna leggermente

superiore rispetto alla versione americana. Somministrazione: la modalità prevista è l’autosomministrazione su base individuale o collettiva. Versione italiana disponibile solo in formato cartaceo; quella americana mediante anche audiocassetta e personal computer. Il tempo necessario per completare il test varia dai 45min alle 2h. A causa della lunghezza del test i pazienti con grado di psicopatologia medio/grave possono trovare difficoltà nel completarlo; è necessario allora motivare il soggetto alla compilazione.

Il MMPI-2 è costituito da 567 item, con formato di risposta dicotomico: “vero” o “falso”; 6 scale di validità (3 originali e 3 aggiuntive), 10 scale cliniche di base, 15 scale di contenuto, 15 scale supplementari. • Scale di validitàScala L Lie: valuta la desiderabilità sociale, i tentativi che il soggetto mette in atto per porsi sotto una luce socialmente favorevole. Misura il rado in cui la persona tenta di mostrare una buona immagine di sé; gli item della scala si riferiscono a piccoli difetti e scorrettezze tipici di quasi tutte le persone (es. qualche volta mi capita di mentire); raramente mostra punteggi elevati. Scala F Frequency: indaga la tendenza del soggetto ad esagerare la gravità della sintomatologia, o a fornire risposte in maniera casuale, o, infine, una scarsa comprensione del contenuto delle domande. Misura una serie di esperienze e pensieri poco comuni nella popolazione normale (es. ho gli incubi ogni tre o quattro notti), più elevati sono i punteggi più la persona considera gravi i propri problemi. La scala può misurare anche atteggiamenti anticonformisti causati dall’appartenenza a particolari gruppi religiosi o politici. Punteggi elevati suggeriscono di invalidare il test. Scala K Correction: misura la presenza nel soggetto di atteggiamenti difensivi nei confronti del test, con particolare riferimento alla scala L (es. a volte mi viene voglia di fracassare qualcosa, con risposta “falso”); punteggi troppo bassi a questa scala indicano che il soggetto è vulnerabile e che giudica in modo negativo la propria condizione esistenziale. Punteggi elevati indicano che la persona tende a negare certi problemi e che si difende dalle domande del test. Alcune frazioni del punteggio grezzo di tale scala di validità vengono aggiunte ai punteggi di 5 scale cliniche di base, al fine di aumentarne il potere discriminante (ipocondria, deviazione psicopatica, psicoastenia, schizofrenia e ipomania). Il MMPI-2 offre dunque tre scale solide e di dimostrata utilità, le quali permettono di riconoscere quei protocolli che, per diverse ragioni, non possono essere accettati e considerati validi. Va da sé che un test self-report si presta a manipolazioni intenzionali (tentativi di simulazione, negazione o esagerazione di patologia, ecc.). Al di là della deliberata volontà di falsificare le risposte, un protocollo può non essere valido per via di una compilazione troppo frettolosa, per un inadeguato livello culturale, per alterazioni cognitive o emozionali date dalla patologia e per molteplici ulteriori motivi. Scale di validità aggiuntive per valutare la tendenza a fornire risposte inusuali nella seconda metà del test. Fb: la scala F-back (Frequency back, Frequenza posteriore 40 item) indica il mantenimento dell'attenzione e cooperazione durante la compilazione. Indicazioni per le scale supplementari e di contenuto. VRIN: la scala VRIN (Variable Response Inconsistency, Variabile di incoerenza nella risposta; 67 coppie di item) valuta la tendenza all'aver dato risposte non coerenti; tendenza generale a non considerare il contenuto degli item nel fornire la risposta; ogni coppia di item ha contenuto simile o opposto; ciascuna coppia è conteggiata quando si verifica un’incoerenza tra le risposte date ai due item. TRIN: la scala TRIN (True Response Inconsistency, Incoerenza nelle risposte "vero"). Tendenza da parte del soggetto a fornire un tipo di risposta, senza riferimento al contenuto degli item, rispondendo in modo indiscriminato in senso affermativo o negativo. La scala TRIN è composta esclusivamente da coppie di item che hanno contenuto opposto. Se un soggetto risponde in maniera contraddittoria segnando VERO a entrambi gli item di una coppia, viene aggiunto un punto. Se un soggetto risponde in maniera contraddittoria segnando FALSO a una determinata coppia di item, viene sottratto un punto. Per evitare punteggi TRIN negativi, si aggiunge una costante di 9 punti al punteggio grezzo ?: la scala ? (Cannot say, Risposte mancate) indica gli item cui non si è risposto ed è considerata una scala impropria.

Scale cliniche di base

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