Riassunto Rif: Storia Contemporanea Sabbatucci Vidotto. Il novecento, Sintesi di Storia Contemporanea. Università di Salerno
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elegtn8318 giugno 2012

Riassunto Rif: Storia Contemporanea Sabbatucci Vidotto. Il novecento, Sintesi di Storia Contemporanea. Università di Salerno

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Sintesi del corso di Storia Contemporanea. E' consigliato lo studio del Sabbatucci Vidotto - Il novecento
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riassunto sabbatucci vidotto.il novecento

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CAPITOLO 1. LA PRIMA GUERRA MONDIALE

1.1 Dall’attentato di Sarajevo alla guerra europea Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco uccide a colpi di pistola l’arciduca ed erede al trono d’Austria e sua moglie mentre attraversavano in un’auto scoperta Sarajevo. L’attentatore faceva parte di un gruppo irredentista che godeva di una certa tolleranza nel paese. La reazione dell’Austria fu subito molto dura e un attentato di matrice anarchica, come ce ne erano stati molti in Europa, fece precipitare gli eventi. È la piccola storia che riesce a cambiare il corso della grande storia.

1. Situazione europea: le tensioni erano palpabili nel secondo decennio del ‘900. Le maggiori potenze si contrapponevano in due blocchi: Austria e Germania da una parte, Francia, Inghilterra e Russia dall’altra. Queste premesse, però, non necessariamente sarebbero sfociate in un conflitto senza l’attentato di Sarajevo.

2. Austria: l’Austria il 23 luglio invia un durissimo ultimatum alla Serbia che viene accettato solo in parte perché la Russia da subito si schiera al fianco del suo alleato nei Balcani. In particolare la Serbia rifiuta la collaborazione di funzionari austriaci nelle indagini. Il 28 luglio l’Austria dichiara guerra alla Serbia

3. 29 luglio: la Russia comincia la mobilitazione delle sue forze armate4. Germania: la Germania intima la Russia a sospendere ogni operazione militare

con un ultimatum inviato il 31 luglio. La Russia non risponde e la Germania dichiara guerra il 1 agosto. La Francia, legata alla Russia, mobilita le proprie forze militari e la Germania risponde il 3 agosto con una dichiarazione di guerra

La Germania, con il suo appoggio incondizionato all’Austria, fa dunque precipitare gli eventi. Il suo intervento così deciso si spiega per una serie di ragioni:

1. Complesso di accerchiamento: la Germania si sente accerchiata dalle altre forze europee che le impediscono le ambizioni internazionali

2. Piano Schlieffen: la Germania è convinta di poter risolvere il conflitto in poche settimane. In particolare il piano messo a punto dal capo di stato maggiore prevede un primo massiccio attacco contro la Francia che andava messa fuori combattimento. Successivamente si potevano concentrare le forze sul fronte orientale dove la Russia era più forte ma anche più lenta della Francia. Il piano si basava sull’invasione della neutralità del Belgio. Una mossa a sorpresa che avrebbe permesso all’esercito tedesco di penetrare a fondo nel territorio francese.

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3. L’invasione del Belgio: questa mossa, però, sollevò l’opinione pubblica europea, soprattutto quella inglese. Anche la Gran Bretagna decide di entrare in guerra perché non poteva permettere che la Germania avesse uno sbocco vicino alla Manica.

Ma non solo la Germania sottovalutò la portata degli eventi in quei giorni. In particolare la classe politica favorì la partecipazione degli eserciti nazionali al conflitto, convinta che in questo modo si potevano soffocare i conflitti sociali rafforzando il potere stesso. Anche i socialisti tedeschi, francesi ed inglesi appoggiarono le posizioni interventiste, venendo meno agli ideali della Seconda Internazionale che di fatto cessò di esistere con i suoi ideali di fratellanza tra i proletari di tutto il mondo.

1.2 Dalla guerra di movimento alla guerra di usura

Grazie alla leva obbligatoria e alle accresciute possibilità di mezzi di trasporto consentirono agli eserciti belligeranti di poter schierare un numero di uomini impressionante. Erano anche eserciti meglio equipaggiati rispetto quello precedenti

1. Nuove armi: tutti disponevano di fucili a ripetizione e di mitragliatrici automatiche

2. Vecchie strategie: nonostante i progressi militari nessuno stato maggiore aveva cambiato le proprie strategie che erano di fatto uguali a quelle dell’800, ovvero una guerra di movimento basata sull’ingente spostamento di uomini in pochi sconti decisivi. E tutti erano convinti che si sarebbe trattata di una guerra dalla durata di poche settimane.

Nei primi mesi di conflitto la Germania ottenne una serie di vittorie:

1. Marna: nelle ultime settimane di agosto le truppe del Reich penetrarono a fondo in Francia arrivando fino al fiume Marna, a pochi chilometri da Parigi. Il 6 settembre, però, i francesi lanciarono un attacco a sorpresa e dopo una settimana di combattimenti l’esercito tedesco fu costretto ad arretrare vanificando gli iniziali successi

2. Tannenberg e Laghi Masuri: sono le due principali battaglie sul fronte orientale dove i tedeschi riuscirono a respingere gli attacchi russi.

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In breve tempo la guerra da movimento divenne una guerra di usura. Ovunque i fronti erano praticamente immobili. Intanto molte potenze minori decidono di entrare in guerra (Giappone contro la Germania, Turchia contro Francia, Russia ed Inghilterra, Italia) e si combattono battaglie anche in Medio Oriente, Africa ed Oceania. È una guerra veramente mondiale. 1.3 l’Italia dalla neutralità all’intervento L’Italia entra in guerra nel maggio del 1915. Il conflitto era già iniziato da 10 mesi e il paese si schiera con Francia, Russia ed Inghilterra.

1. neutralità: con lo scoppio della guerra il governo Salandra aveva votato la neutralità anche perché l’Austria aveva dichiarato guerra senza avvertire l’alleato italiano. Tutte le forze politiche sono concordi con questa scelta iniziale.

2. Interventismo: quando comincia a farsi largo l’idea di entrare in guerra contro l’Austria anche per cercare di completare il processo Risorgimentale annettendo Trento e Trieste si forma anche una linea interventista traversale:

a. Sinistra democratica: favorevoli ad una guerra che riequilibrasse la politica internazionale e i rapporti sociali all’interno dei paesi

b. Nazionalisti: favorevoli all’entrata in guerra per iniziare un processo imperiale in Italia

c. Conservatori: più prudente l’interventismo di personaggi come Salandra e Sonnino che avevano nel Corriere della Sera di Albertini un forte portavoce. Una mancata partecipazione dell’Italia ne avrebbe compromesso il prestigio internazionale senza dimenticare che una vittoria avrebbe portato non pochi benefici al paese

d. Mussolini: mentre il Psi, fedele ai propri ideali, si dichiara contrario alla guerra, il direttore dell’Avanti dopo aver condotto sul proprio giornale una campagna a favore della neutralità decide di cambiare schieramento. Espulso dal Psi fonda Il Popolo d’Italia nel novembre del 1914. Subito vengono sollevati dubbi, soprattutto dall’Avanti, sui veri finanziatori del giornale che ha dietro di sé la grande industria (Fiat, Edison, Cantieri Ansaldo) e soprattutto Filippo Naldi, uomo chiave della storia segreta del giornalismo italiano e molto abile a racimolare fondi. Il giornale più che una espressione del partito socialista è un organo personale di Mussolini. Le vendite procedono bene fino al 1915 quando il quotidiano perde molti inserzioni pubblicitarie. Il Popolo d’Italia sopravvive grazie al finanziamento dei partiti socialisti francese e belga.

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e. Studenti, piccola e media borghesia, intellettuali (Prezzolini, Gentile, Salvemini, Einaudi, D’Annunzio): si schierano con gli interventisti

3. Neutralisti: neutrali sono i conservatori vicino a Giolitti, che considerava

l’Italia non pronta ad una guerra lunga e logorante, ed il mondo cattolico con papa Benedetto XV su tutti. In parlamento i neutralisti sono in netta maggioranza ma il fronte interventista era più che mai unito sia contro l’Austria che contro la politica di Giolitti. Si avvertiva nel paese la necessità di un cambiamento.

Nell’autunno nel 1914 Salandra e Sonnino cominciano le trattative segrete con l’Intesa, pur trattando contemporaneamente con Austria e Germania per avere alcune concessioni territoriali.

1. Patto di Londra: il 26 aprile 1915 col solo avallo del re e senza consultare il Parlamento, Salandra e Sonnino firmano questa alleanza con Inghilterra, Francia e Russia. Le clausole prevedono in caso di vittoria l’annessione all’Italia di Trentino, sud Tirolo, Venezia Giulia, Istria e parte della Dalmazia.

2. Scontro in Parlamento: la maggioranza neutralisti si strinse attorno Giolitti. Salandra è costretto alle dimissioni ma ormai la maggioranza neutralista del parlamento era scavalcata. Da una parte il re che rifiuta le dimissioni di Salandra e dall’altra una serie di manifestazioni di piazza spingono la Camera a votare in favore dell’intervento. Il 20 maggio la Camera vota, il 23 viene dichiarata guerra all’Austria. Solo i socialisti si oppongono.

3. Conseguenze politiche: questi eventi rendono evidenti alcune cose: a. La maggior parte della popolazione era estranea ai fermenti patriottici b. Il parlamento era svuotato del suo potere c. Il parlamento poteva essere influenzato da nuovi metodi di lotta

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1.4 La grande strage (1915 – 1916) Al momento dell’entrata in guerra era diffusa l’opinione che il conflitto si sarebbe risolto in poco tempo. Una rapida campagna sarebbe bastata a sconfiggere le forze dell’Intesa. Ma le cose non andarono così:

1. Isonzo: sul fronte orientale le forze austriache, inferiori di numero, indietreggiarono lungo il fiume Isonzo e sulle alture del Carso, posizioni difensive più facili da mantenere. Gli uomini comandati da Cadorna sferrarono nel 1915 quattro sanguinose offensive che si risolsero in un nulla di fatto.

2. Verdun: all’inizio del 1916 i tedeschi sferrano un massiccio attacco nei pressi di Verdun con l’obiettivo di dissanguare le forze francesi. La battaglia, durata quattro mesi, portò ad un numero spropositato di vittime sia tra i francesi che tra i tedeschi. Intervengono anche gli inglesi che sul fiume Somme sferrano una controffensiva che si trasforma in una nuova battaglia di logoramento

3. Strafexpedition: nel giugno del 1916 gli austriaci tentato di penetrare dal Trentino nella pianura veneta spezzando in due l’esercito italiano. Gli italiani, colti di sorpresa, riescono a respingere l’offensiva nei pressi di Asiago. Ma il contraccolpo psicologico è forte. Salandra è costretto alle dimissioni. Il nuovo primo ministro è Boselli che regge un esecutivo con tutte le forze politiche tranne i socialisti.

4. Fronte orientale: qui si conseguono i più importanti successi militari per la Germania. Nell’estate del 1915 i Russi vengono scacciati dalla Polonia e un contingente britannico sbarcato in Turchia viene spazzato via. I autunno l’Austria attacca la Serbia. Nel giugno del 1916 la Russia attacca l’Austria approfittando della guerra in Italia. Anche la Romania si schiera con la Russia ma in ottobre gli austro-tedeschi contrattaccano e la Romania subisce la stessa sorte della Serbia.

5. Jutland: gli inglesi avevano imposto un blocca navale nel Mare del Nord. Per forzarlo la Germania attacca con la sua flotta nei pressi della penisola dello Jutland. Le perdite però sono ingenti ed alla fine si rinuncia a successive battaglie in mare aperto.

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1.5 La guerra nelle trincee In due anni e mezzo di guerra la situazione era pressoché simile a quella del 1914, ad inizio conflitto. La stasi era causata dal fatto che le vecchie strategie militari, la rottura ad ogni costo del fronte nemico, cozzava con le nuove armi che di fatto trasformavano in una carneficina ogni attacco di questo tipo. La vera protagonista della guerra diventa la trincea:

1. Trincea: è la più rudimentale delle forme di difesa. È una buca che mette al riparo i soldati dai proiettili nemici. Concepite inizialmente come rifugi provvisori diventano la sede permanente dei reparti di prima linea

2. Vita nelle trincee: la vita è monotona e rischiosa. Le pessime condizioni igieniche getta nello sconforto fisico e mentale i soldati. Si usciva dalle trincee solo per pericolose esplorazioni notturne e per gli attacchi spesso praticamente suicidi

3. Assalto: di norma gli assalti avvenivano alle prime ore del mattino, ed erano preceduti da un inteso tiro di artiglieria, il fuoco di preparazione. È un fuoco che dovrebbe scompigliare le difese dei nemici ma in realtà finiva per diventare un avvertimento per il nemico. I soldati che simultaneamente fuoriescono dalle trincee sono esposti al fuoco dei nemici e prima di arrivare alla trincee avversaria devono attraversare un percorso da ostacoli molto rischioso.

4. Conseguenze: pochi mesi nelle trincee bastarono a fiaccare il fisico e la mente dei soldati. I militari semplici continuavano a combattere per un senso di solidarietà verso il collega ed i capi militari e la guerra era vista come un flagello da sopportare. Non mancano episodi di ammutinamento, soprattutto individuali, e di automutilazione.

1.6 La nuova tecnologia militare La prima guerra mondiale è anche l’utilizzo sistematico e massiccio di nuovi strumenti bellici resi possibili dai progressi della scienza:

1. Armi chimiche: utilizzate per la prima volta dai tedeschi nel 1915 furono presto adottate dagli altri eserciti. Erano per lo più gas asfissianti la cui micidiale potenza venne annullata con l’utilizzo delle maschere antigas.

2. Telecomunicazioni e mezzi motorizzati: la radiofonia rende possibile le comunicazioni anche a grandi distanze e l’utilizzo di mezzi motorizzati facilita la spostamento delle truppe anche sulle grandi distanze.

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3. Aviazione: comincia una massiccia produzione di aerei che però risultano ancora inaffidabili durante le azioni di guerra. Sono usati soprattutto come ricognizione

4. Carro armato: i primi mezzi blindati possono andare solo su strada. Quando i cingoli sostituiscono le ruote cominciano ad essere utilizzati anche in guerra. Sono soprattutto gli inglesi, a partire dal 1916, ad utilizzarli con discreto successo.

5. Sottomarino: utilizzato soprattutto dai tedeschi per attaccare sia le navi nemiche che le navi mercantili. Un suo uso indiscriminato viene limitato dopo l’affondamento di una nave commerciale americana.

1.7 La mobilitazione totale e il fronte interno Anche la popolazione civile, in diversi modi, è stata coinvolta nel conflitto:

1. Popolazioni nei pressi del fronte 2. Popolazioni che si trovano nei territori di nuova occupazione 3. Persone all’estero che con lo scoppio della guerra sono considerate nemici 4. Minoranze etniche con aspirazioni indipendentiste che vengono spesso accusate

di essere alleate con il nemico. Esemplare è il caso degli armeni che nel 1915, durante il conflitto tra Turchia e Russia, vengono deportati in massa causando la morte di quasi un milione di armeni.

La guerra produce anche una serie di cambiamenti all’interno dei paesi belligeranti:

1. Economia: il settore industriale è chiamato ad alimentare la macchina bellica. Le industrie interessate alle forniture belliche, come quelle siderurgiche, meccaniche e chimiche, conobbero un forte sviluppo. Il principale committente era lo Stato che badava più ai tempi di consegna che non ai costi dei prodotti. Interi settori industriali passarono sotto il controllo dei governi che distribuivano le materie prime a seconda delle necessità prima di tutto belliche

2. Agricoltura: anche questo settore passò spesso sotto il controllo statale con prezzi controllati e razionamenti come in Germania

3. Burocrazia: ovunque i governi belligeranti aumentarono la macchina burocratica per far fronte a tutte le emergenze.

4. Militari: in un periodo di guerra lo stato maggiore ha un potere enorme che finisce anche per condizionare la politica.

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5. Propaganda: comincia a rivolgersi non solo alle truppe ma anche alla popolazione civile. Ecco allora manifesti murali, manifestazioni di solidarietà verso i combattenti, nascita di comitati per condizionare l’opinione pubblica.

6. Partiti socialisti: si organizzano in due conferenze in Svizzera nel 1915 e nel 1916. Sono due conferenze internazionali che si concludono con l’approvazione di un documento che riafferma la condanna ferma della guerra. Ma il fronte socialista non è così compatto. Da una parte abbiamo i pacifisti riformisti e dall’altra i gruppi radicali come la Lega di Spartaco della Luxemburg e soprattutto i Bolscevichi di Lenin ch sostengono che il movimento operaio deve approfittare della guerra per dare una spallata decisiva ai regimi capitalistici.

1.8 La svolta del 1917 Il 1917 è considerato un anno di svolta per il futuro del primo conflitto mondiale. Una serie di eventi cambiano il corso della storia:

1. Russia: nel marzo del 1917 uno sciopero operaio scuote la capitale russa. Questo sciopero si trasforma presto in una protesta contro il regime zarista. La situazione precipita quando i soldati chiamati a ristabilire l’ordine non sparano ed anzi fraternizzano con la folla. Lo zar abdica il 15 marzo e poco dopo viene arrestato con tutta la famiglia reale. È l’inizio della dissoluzione dell’esercito: molti reparti non riconoscono i nuovi organi governativi e molti soldati semplici ritornano alle loro terre per partecipare alla spartizione dei terreni. Una offensiva lanciata in Galizia si trasforma in un completo fallimento. La Russia abbandona così la guerra. La Germania penetra nel suo territorio ed una volta raggiunti gli obiettivi decide di abbandonare il fronte orientale.

2. Stati Uniti: il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti decidono di entrare in guerra contro la Germania che ai primi di febbraio aveva ripreso una serie di azioni sottomarine indiscriminate.

3. Intesa: i mesi tra l’abbandono della Russia e la preparazione alla guerra degli Stati Uniti sono i più difficili. Ovunque ci sono manifestazioni, scioperi ed ammutinamenti.

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1.9 l’Italia e il disastro di Caporetto Il 1917 è un anno difficile anche per l’Italia. Cadorna ordina una serie di offensive sull’Isonzo con risultati modesti e grandi perdite. I soldati, come la popolazione civile, mostra segni di scontento.

1. Torino – agosto 1917: qui si verifica l’unica insurrezione civile vera e propria. Si protesta contro la mancanza di pane e il tutto assume le fattezze di una vera e propria insurrezione

2. Caporetto: il 24 ottobre 1917 l’Austria attacca le linee italiane che vengono sfondate nei pressi di Caporetto. Gli attaccanti invadono il Friuli utilizzando la tattica dell’infiltrazione: penetrare senza curarsi di consolidare le posizioni raggiunte. L’avanzata dura due settimane e si ferma lungo il Piave dove gli italiani riescono ad organizzare la propria difesa. Cadorna incolpa i soldati di essersi arresi senza combattere. In realtà la rottura presso Caporetto è stata causata soprattutto da errori dei comandi superiori che si sono lasciati sorprendere.

3. Dopo Caporetto: il comando viene assunto da Armando Diaz e paradossalmente la sconfitta divenne una molla per l’esercito italiano. L’arretramento sul Piave aveva ridotto il fronte che adesso è più controllabile. L’Austria viene vista da tutti come una forza invasore e ciò aumenta i sentimenti patriottici. I nuovi comandi militari appaiono più attenti alle esigenze dei soldati ed anche il nuovo governo di Vittorio Emanuele Orlando appare più coeso anche grazie all’apporto del Psi di Turati. I soldati al fronte sono sottoposti ad una vasta azione di propaganda e la guerra diventa una guerra democratica.

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1.10 Rivoluzione o guerra democratica? Tra il 6 e il 7 novembre 1917 (fine ottobre secondo il calendario russo) una insurrezione bolscevica rovescia il governo provvisorio nominando un governo rivoluzionario guidato da Lenin. Per prima cosa il nuovo governo decide di abbandonare la guerra accettando una pace senza annessioni e indennità.

1. Pace di Brest-Litovsk: il 3 marzo 1918 Russia e Germania firmano la pace in questa cittadina vicino la Polonia. Il paese di Lenin è costretto ad accettare una serie di condizioni imposte dai tedeschi tra le quali la perdita di un quarto dei territori europei

2. Wooodrow Wilson: il presidente americano si fa portavoce di una politica che vede nella guerra un modo per fermare le violazioni, soprattutto marine dei tedeschi, ripristinando la sovranità dei popoli. Nel gennaio del 1918 propone un programma in quattordici punti che vanno dalla riduzione degli armamenti all’abolizione della diplomazia segreta. Ci sono anche proposte più concrete come la restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena e l’istituzione della Società delle Nazioni ovvero un organismo sovrannazionale con il compito di garantire la libertà e la convivenza tra i popoli.

Le proposte di Wilson vengono lette da alcuni come un nuovo Vangelo. Le forze dell’Intesa sono costrette ad accettare questa politica, per il troppo bisogno dell’aiuto americano, anche se non condividevano quasi per nulla questi 14 punti. In ogni caso l’America viene vista anche come l’unica nazione in grado di bloccare l’avanzata dell’altro Vangelo, quello sovietico.

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1.11 L’ultimo anno di guerra All’inizio del 1918 i due schieramenti sono ancora in una posizione di stallo sul piano militare. Non mancano però battaglie importanti

1. Francia: la Germania sposta gran parte delle truppe sul fronte occidentale e negli ultimi giorni di marzo sfondano il fronte francese arrivando ai primi di giugno nei pressi della Marna. La battaglia si fa cruenta e i tedeschi cominciano a mostrare segni di cedimento

2. Italia: a giugno l’Austria tenta di sfondare il fronte italiano sul Piave. Dopo una battaglia di violenti scontri gli austriaci sono costretti ad abbandonare questo proposito. Il 24 ottobre, approfittando della disfatta anche territoriale dell’Impero, gli italiani lanciano una offensiva sul Piave. Dopo la decisiva battaglia di Vittorio Veneto viene firmata la pace di Villa Giusti nei pressi di Padova.

3. Amiens: nei primi giorni di agosto i tedeschi subiscono la prima grande disfatta sul fronte occidentale anche grazie al massiccio intervento degli americani. I tedeschi cominciano ad arretrare e le truppe sono sempre più demoralizzate.

4. Crollo degli alleati: nella seconda metà del 1918 crollano nell’ordine Bulgaria, Turchia ed Impero austro-ungarico sulla spinta dei diversi movimenti nazionali. I soldati non tedeschi abbandonano l’esercito

5. Germania: ai primi di novembre la situazione precipita. I marinari di Kiel, dove si trovava il grosso della flotta tedesca, si ammutinano e danno vita a consigli rivoluzionari ispirati al modello russo. La rivoluzione interna si diffonde anche a Berlino e in Baviera. Il 9 novembre viene nominato nuovo presidente del consiglio il socialdemocratico Friedrich Ebert. Il kaiser è costretto, come l’imperatore austro-ungarico, a fuggire in Olanda. L’11 novembre il governo provvisorio firma la pace di Rethondes con i francesi. Le clausole sono umilianti: restituzione unilaterale dei prigionieri e consegna degli armamenti pesanti e della flotta

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1.12 I trattati di pace e la nuova carta d’Europa Il 18 gennaio 1919 si aprono a Versailles le trattative per discutere i nuovi assetti dell’Europa postbellica. I lavori si protrassero per un anno e mezzo e vi parteciparono le quattro potenze vincitrici: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti ed Italia.

1. Principi: i lavori si aprirono all’insegna dei valori di democrazia e libertà portati avanti dalle forze dell’Intesa. Si pensava di applicare i 14 punti di Wilson. Ma subito sorsero una serie di difficoltà. Ad esempio, Wilson aveva proposto una ridefinizione politica a partire dalla nazionalità dei popoli. Ma in Europa la situazione etnica era assai complessa senza dimenticare che i principi di Wilson non si applicavano all’idea di dover punire la Germania.

2. Pace punitiva: i principi della pace democratica venivano meno quando bisognava discutere delle sanzioni alla Germania. Così la Francia non si accontentava della sola restituzione dell’Alsazia-Lorena chiedendo anche i ricchi territori alla sinistra del Reno incontrando però l’opposizione soprattutto dell’Inghilterra.

3. Il Trattato di Versailles: il trattato con la Germania viene firmato il 28 giugno 1919. Si tratta di una vera imposizione, un diktat, per evitare un’altra guerra come quella appena passata. Il trattato prevedeva: la restituzione dell’Alsazia- Lorena alla Francia, territori ceduti alla Polonia per garantirle un accesso al mar Baltico, trasformazione di Danzica città perlopiù tedesca in città libera, perdita delle colonia tedesche in favore di Francia, Inghilterra e Giappone, risarcimento ai vincitori dei danni di guerra, abolizione del servizio di leva, rinuncia alla marina di guerra e riduzione dell’esercito a 100mila unità dotate del solo armamento leggero.

4. Impero asburgico: si dissolve in una serie di stati indipendenti (Cecoslovacchia, Ungheria, Jugoslavia). La Società delle Nazioni vigila per evitare l’annessione dell’Austria alla Germania.

5. Russia: altra questione aperta sono i rapporti tra Russia ed Europa. Le potenze vincitrici appoggiano i movimenti controrivoluzionari in Russia e vengono riconosciute tutta una serie di nazioni che prima facevano parte del territorio russo. Si tratta di una serie di stati che fungono anche da cuscinetto come Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia oltre a Romania e Polonia.

6. Società delle Nazioni: l’idea di Wilson per salvaguardare la pace e la convivenza dei popoli nasce già con molte difficoltà. Per prima cosa vengono escluse le nazioni sconfitte e la Russia e addirittura il senato americano vota contro questa proposta di Wilson. Nel 1920 viene eletto un presidente repubblicano e gli Stati Uniti cominciano un lungo isolazionismo.

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CAPITOLO 2. LA RIVOLUZIONE RUSSA Già prima dello scoppio della guerra mondiale erano in molti a pensare che il regime degli zar non sarebbe durato a lungo. Ma ben pochi si aspettavano una rivoluzione di tale portata. La più grande dopo quella francese

1. Marzo 1917: gli operai ed i soldati di Pietrogrado abbattono il regime zarista. Il potere viene preso da un governo provvisorio, di orientamento liberale, che vuole avvicinare la Russia all’occidente dal punto di vista economico e politico e che vuole continuare a combattere al fianco dell’Intesa. Il presidente di questo governo è l’aristocratico L’vov. Facevano parte di questo governo i menscevichi, il partito dei cadetti e i socialisti rivoluzionari, vicini ai ceti rurarli e propensi per una radicale riforma agraria.

2. Bolscevichi: erano gli unici a non condividere l’azione del governo provvisorio. Per questo partito solo le masse rurali, alleate con gli operai, avrebbero potuto trasformare veramente il paese.

3. Sovieti: il potere dei governo provvisorio deve fare i conti con il potere di fatto dei soviet, una sorta di parlamenti proletari che emandano ordini anche in contrasto con il governo centrale. Particolarmente importante è il soviet di Mosca.

questa la situazione nella Russia del 1917 alla vigilia del ritorno in patria di Lenin dopo un avventuroso viaggio in Europa. Lenin è appoggiato dalla Germania che ben conoscendo le sue posizioni riguardo la guerra fa di tutto per farlo tornare in patria.

1. Tesi di aprile: appena giunto a Pietrogrado Lenin diffonde un documento in dieci punti, le tesi di aprile, dove rifiuta la presa di potere borghese avvenuta in Russia in favore di una presa di potere da parte dei proletari. Viene rovesciata la tesi marxista: la rivoluzione proletaria non parte dai paesi sviluppati, ormai giunti alla fine del capitalismo, ma da un anello debole nella catena economica.

2. Politica: per prima cosa Lenin mira al potere nella maggioranza dei Soviet rifiutando la collaborazione con le altre forze politiche che hanno appoggiato il governo provvisorio.

3. Kerenskij: in agosto L’vov si dimette e il potere passa a Kerenskij, uomo screditato dopo che l’offensiva contro i tedeschi di luglio era fallita. Sia il suo partito che quelli moderati gli contrapponevano ormai il generale Kornilov. Quando quest’ultimo chiede al governo il passaggio di poteri all’autorità militare, Keneskij ottiene l’aiuto di tutti i partiti e dopo aver armato la popolazione evita il colpo di stato. Chi en esce vincente è Lenin e i suoi

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bolscevichi, in prima linea nella sollevazione popolare, che ottengono la maggioranza nei soviet di Mosca e Pietrogrado. Lenin rilancia l’idea di tutto il potere ai soviet e si prepara ad attaccare il governo provvisorio

Il 23 ottobre 1917 i bolscevichi prendono al decisione, in una riunione del Comitato centrale del partito, di rovesciare il governo provvisorio. È una scelta sofferta che viene dopo ampie discussioni nel partito stesso. Favorevole alla proposta di Lenin è Trotzkij.

1. 7 novembre 1917: le guardie rosse, ovvero le milizie operaie armate, circondano il Palazzo d’Inverno, vecchia sede del potere zarista e adesso sede del governo provvisorio. L’assalto al Palazzo sarà incruento ed il governo provvisorio esce così di scena

2. Congresso panrusso dei Soviet: il giorno stesso della presa del Palazzo d’Inverno si riuniscono a Pietrogrado l’assemblea dei delegati di tutti i soviet. Il congresso come primo atto approva due documenti di Lenin: la fine della guerra e l’abolizione della proprietà privata terriera. Nasce un nuovo governo formato esclusivamente da Bolscevichi nonostante le proteste di menscevichi, cadetti e socialrivoluzionari che però non si organizzano in manifestazioni puntando tutto sulle imminenti elezioni

3. Assemblea costituente: le urne segnano la sconfitta dei bolscevichi, fermi ad un quarto delle preferenze, e la vittoria dei social rivoluzionari che ottengono la maggioranza assoluta grazie al voto delle masse rurali. Ma l’assemblea viene immediatamente sciolta dai militari bolscevichi su ordine del Congresso dei Soviet. È l’inizio della dittatura di un partito.

I bolscevichi ottengono con la forza il potere ma sarà difficile amministrare un paese enorme senza avere una forte maggioranza tra la popolazione. Senza contare il mancato apporto di altri partiti e della classe dirigente che in massa fugge verso l’Europa occidentale.

1. Stato e Rivoluzione: il testo di Lenin spiega che il modello deve essere la Comune di Parigi ovvero uno Stato proletario. La nuova Russia non aveva bisogno di magistratura, parlamento, burocrazia ed esercito perché si sarebbe governata secondo i principi della democrazia diretta sperimentata nei soviet.

2. Pace di Brest-Litovsk: in condizioni di assoluta inferiorità, per non deludere le aspettative di pace, la Russia tratta la pace con la Germania. Lenin deve fronteggiare le resistenze sia all’interno del suo partito che quelle degli altri schieramenti politici. Inoltre, Francia ed Inghilterra vedono in questa pace un tradimento e per questo cominciano ad aiutare le forze controrivoluzionarie

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3. Controrivoluzione: la prima minaccia arriva dall’est dove l’ammiraglio Kolciak assume il controllo di vaste porzioni della Siberia. Nel 1918 penetra negli Urali e nel Volga e in questa occasione il soviet locale decide di uccidere la famiglia reale per paura di una sua liberazione. Altre minaccia arrivano dal nord. Il gruppo più organizzato era quello dei Bianchi, di ispirazione monarchica e conservatrice, ma anche a causa delle grandi distanza nel paese non avviene una organizzazione controrivoluzionaria che in breve oerde anche l’appoggio dei governi occidentali.

4. Politica reale: i bolscevichi lasciano da parte i progetti utopistici di democrazia diretta per prendere il controllo della situazione.

a. Ceka: viene istituita la Ceka, la polizia politica b. Tribunale rivoluzionario centrale: con il compito di processare tutti

coloro erano sospettati di essere controrivoluzionari. Gli altri partiti vengono messi fuori leggi.

c. Armata Rossa: si passa anche alla riorganizzazione dell’esercito con la creazione dell’Armata Rossa agli ordini di Trotzkj che anche grazie all’apporto degli ex ufficiali zaristi trasforma quello che doveva essere un esercito popolare in una efficiente macchina da guerra.

5. Guerra russo-polacca: mentre i bolscevichi riuscivano ad estirpare i fenomeni controrivoluzionari, nell’aprile del 1920 la Polonia decide di approfittare della confusione in Russia per annettere una serie di territori per portare avanti il progetto della Grande Polonia. L’Armata Rossa, prima colta di sorpresa, è costretta a subire l’avanzata dell’invasore ma quando riesce ad organizzarsi si spinge fino alle porte di Varsavia per poi subire nuovamente una offensiva polacca. La pace viene firmata nel marzo del 1921 e la Polonia annette territori ucraini e bielorussi.

6. Terza internazionale: i bolscevichi sono convinti che è necessaria una rivoluzione proletaria in Europa per rendere stabile la stessa rivoluzione russa. Per questo Lenin getta le basi per una nuova Internazionale, una Internazionale comunista che coordinasse l’azione di tutti i partiti comunisti in Europa. La prima riunione della Terza Internazionale si tiene nel marzo del 1919 a Mosca e vi partecipano una cinquantina di delegati provenienti perlopiù dagli ex territori dell’Impero. Si decide comunque di procedere con la creazione di una Internazionale, il Comintern. La successiva assemblea, sempre a Mosca e nel 1920, vede la partecipazione di 69 delegati provenienti da ogni parte del mondo. Si discute su quali partiti possono far parte del Comintern e viene approvato un documento in 21 punti di Lenin che afferma che i partiti che aderiranno alla Terza Internazionale devono seguire il modello bolscevico e cambiare il proprio nome in partito comunista. La Russia doveva diventare la guida per i partiti comunisti nel mondo. In Europa occidentale, però, questo

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progetto non attecchì ed i partiti comunisti rimasero inferiori rispetto quelli socialisti anche perché il modello bolscevico creava non poche preoccupazioni.

Economia: quando i bolscevichi prendono il potere, la Russia si trova già in una situazione di dissesto finanziario. Il governo, sia quello provvisorio che quello rivoluzionario, non erano neanche in grado di riscuotere le tasse per questo si finì per ritornare a forme di baratto

1. Comunismo di guerra: nell’estate del 1918 il governo bolscevico decide di intervenire in maniera energica ed organizzata anche in campo economico. Si parla di comunismo di guerra, termine che indica un intervengo autoritario in materia economica

a. Approvvigionamenti: la fame era un problema che cominciava a diventare serio. Per questo il governo promosse le azioni di squadre di contadini poveri che requisendo il grano dai proprietari terrieri benestanti dovevano provvedere all’approvvigionamento

b. Settore industriale: il comunismo di guerra prevedeva la statalizzazione della maggior parte delle fabbriche affiancando i vecchi dirigenti con funzionari di partito.

2. Risultati del comunismo di guerra: si riuscì ad armare e mantenere l’esercito ma la produzione industriale con il comunismo di guerra crollò. Come anche la produzione agricola. A questa situazione si aggiunge nel 1921 una carestia che alimentò il malcontento contadino ed operaio, costretti a turni di lavoro massacranti e a stipendi da fame. Manifestazioni di operai come quella dei marinari di Kronstadt vengono represse nel sangue

3. Decimo congresso del partito comunista: si tiene nel 1920 a Mosca e sul piano politico segna la fine di ogni dialettica all’interno del partito proibendo la formazione di correnti. A livello economico viene abbandonato il comunismo di guerra in favore del Nep: nuova politica economica che prevedeva anche una parziale liberalizzazione nella produzione e negli scambi. Ad esempio, si potevano vendere sul mercato le eventuali eccedenze agricole. Lo Stato manteneva comunque il controllo di banche e maggiori industrie.

4. Conseguenze del Nep: da una parte abbiamo dei miglioramenti sia dal punto di vista della produzione che del commercio privato e libero. Ma dall’altra parte la parziale liberalizzazione porta sì ad una maggiore ricchezza ma provoca anche la nascita di trafficanti e speculatori che in breve tempo assumono il controllo di questo commercio. Senza dimenticare che l’industria sotto il controllo statale stentava a crescere causando un alto numero di disoccupati.

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Politica: la prima costituzione della Russia rivoluzionaria risaliva al 1918, in piena guerra civile, e chiariva che il potere doveva appartenere unicamente alle masse lavoratrici. La costituzione prevedeva anche uno stato federale nel rispetto delle minoranze etniche.

1. Costituzione del 1924: la nuova Costituzione avviava una complessa ristrutturazione dello Stato dove tutto il potere era nelle mani del Congresso dei Soviet. Il potere reale era però in mano al Partito Comunista che controllava la polizia di partito e proponeva i candidati alle elezioni nei soviet che avvenivano in modo palese e con lista unica.

2. Educazione della gioventù: i bolscevichi investono molto in questo aspetto. L’istruzione diventa obbligatoria fino a 15 anni, l’insegnamento diventa più moderno, le scuole sono legate agli strumenti produttivi e le nuove generazioni sono inquadrate in organizzazioni giovanili di partito

3. Scristianizzazione: il governo colpisce duramente la chiesa ortodossa, portando avanti le tesi di Marx. Inoltre, viene abolito il matrimonio religioso in favore di solo quello civile, viene facilitata la pratica del divorzio, diventa legale l’aborto e viene proclamata la parità tra i sessi.

Stalin e Lenin: nell’aprile del 1922 Stalin viene nominato segretario del partito comunista. Quando Lenin era attivo aveva guidato con autorità e fermezza il partito, leader indiscusso aveva evitato la formazione di scontri e correnti. Ma adesso Lenin è malato e si apre la lotta per la successione

1. Trotzkij e Stalin: il primo è favorevole ad un alleggerimento della macchina statale e del troppo potere nelle mani del segretario del partito in favore di un parziale ritorno ai principi della democrazia sovietica. Stalin si oppone invece a questa diminuzione del potere del partito. Trotzkij, da sempre vicino a Lenin, proponeva anche un avvicinamento della Russia all’occidente, sia nei modelli di produzione economica sia per esportare all’estero la rivoluzione. È la famosa rivoluzione permanente. Stalin, pur convinto che era necessaria la nascita di un governo proletario globale, per il momento si accontenta del socialismo nella sola Unione Sovietica che da sola era in grado di fronteggiare l’ostilità del mondo capitalista. È il socialismo in un solo paese.

2. Scontro sull’economia: la corrente vicina a Trotzkij proponeva l’abolizione della Nep mentre gli uomini di Stalin erano favorevoli ad un incoraggiamento di questa politica economica. Ormai però il potere di Stalin nel partito era enorme e nel 1927 gli uomini vicino a Trotzkij, come lui stesso, furono espulsi dal partito. Si chiude così la fase dalla Rivoluzione Russa e di Lenin e si apre la stagione di Stalin.

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Arte: gli effetti della rivoluzione provocarono al fuga di molti artisti, come Chagall, e studiosi come il linguista Jackobson. Ma i più giovani si gettarono con entusiasmo nella stagione rivoluzionaria dando vita anche a forme d’arte che rompevano con il passato. Ecco allora la stagione delle avanguardia, di Majakovskij, Ejzenstein, Pudovkin, Majerchold. La stagione d’oro delle avanguardie dura fino alla metà degli anni ’20. Successivamente la pressione del partito, prima non solo tollerante ma anche sostenitore di queste forme d’arte, si fa sempre più forte.

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CAPITOLO 3. L’EREDITA’ DELLA GRANDE GUERRA Cambiamenti sociali:la prima guerra mondiale non è stata solo morte, violenza e distruzione. È stata anche la prima esperienza di massa nella storia dell’uomo. 65 milioni di uomini sono stati strappati alla loro attività quotidiane per partire come soldati e vivere una esperienza collettiva dove la violenza e la morte erano all’ordine del giorno.

1. Il problema dei reduci: dopo un lungo periodo di guerra, dove le armi, la morte improvvisa e la svalutazione della vita umana fanno parte della quotidianità, il reinserimento nella società civile non è facile. I soldati tornano a casa con una nuova coscienza sui loro diritti e si sentono in credito con lo Stato. Sorgono così associazioni di ex-combattenti che non solo onorano la memoria dei caduti ma si battono per i propri interessi. Gli Stati, però, in dissesto economico non possono far fronte se non in maniera modesta alla richieste dei reduci (pensione per gli invalidi, assicurazioni, premi)

2. Mutamenti nel mondo del lavoro, della società e dei costumi: con gli uomini al fronte per un lungo periodo viene meno la classica struttura familiare e patriarcale. Le donne cominciano a lavorare in luoghi prima prettamente maschili (come alla conduzione dei tram) e come i giovani cominciano ad avere una certa indipendenza economica. I vestiti si fanno più corti e leggeri, si cerca sempre di più del tempo libero per andare al cinema o ascoltare musica americana.

3. Massificazione della politica: la guerra aveva mostrato l’importanza e l’efficacia dell’organizzazione anche delle masse. Per far valere i propri diritti sembra indispensabile unirsi associazioni e partiti, che vedono impennarsi il numero degli iscritti. Acquistano sempre maggiore peso anche le manifestazioni pubbliche, viste come forme di democrazia diretta.

4. Ordine nuovo: la violenza della guerra appare in parte giustificabile solo se permette la nascita di una nuova società secondo i principi per alcuni della Rivoluzione russa, soprattutto intellettuali ed èlite, per altri di Wilson, la maggior parte della popolazione civile.

5. Il ruolo della donna: l’invio di molto uomini al fronte aprì nuovi spazi alla donna all’interno della società. Adesso le donne cominciano ad occupare sul lavoro prima esclusivamente maschili e all’interno della famiglia cominciano ad assumere anche il ruolo di capofamiglia. Ciò aumenta sia le risorse finanziarie della donna sia la consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo sia per la società che per la famiglia. Vengono meno, dunque, tutta una serie di gerarchie e non è un caso se l’Inghilterra nel 1918, la Germania nel 191 e gli Stati Uniti nel 1920 riconoscono il diritto di voto anche alle donne. Certo, ampi

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strati della società temevano questa emancipazione e cercarono di contrastarla in qualche modo.

Economia: tutti i paesi belligeranti, ad eccezione degli Stati Uniti, escono dalla guerra in un profondo dissesto economico. Per far fronte alle enormi spese i governi ricorrono prima alle tasse, poi ai prestiti dei singoli cittadini finanziatori ed infine contraggono massicci debiti soprattutto con gli Usa. Tutte misure insufficienti che costringono i governi a stampare cartamoneta in grande quantità causando una fortissima inflazione che, ad esempio, in Francia fa più che triplicare i prezzi. Si arricchiscono solo i pescecani, ovvero gli speculatori

1. Equilibri commerciali internazionali: quattro anni di guerra aveva fatto crollare la produzione europea e dunque l’esportazione industriale. Gli Stati Uniti ed il Giappone, al contrario, hanno aumentato fortemente le esportazioni soprattutto in Asia ed America del Sud. Senza trascurare che due forti partner commerciali di Francia ed Inghilterra, ovvero Germania, Russia ed Impero asburgico, sono per ragioni diverse dei mercati ormai impenetrabili.

2. Intervento statale: in questa situazione gli Stati intervengono nell’economia che non può essere lasciata in mano al mercato. Ecco allora il ritorno a forme di protezionismo doganale, contrario ai principi di Wilson, e al controllo dei prezzi sui generi alimentari e sugli affitti. Grazie a queste forme di controllo e protezione le economie europee conoscono un periodo di crescita. Una crescita però artificiale che si arresta bruscamente alla fine del 1920 provocando una depressione economica ed una serie di lotte sociali.

Il biennio rosso: tra la fine del 1918 e l’estate del 1920 il movimento operai europeo conosce una stagione di grande attivismo che a tratti assume l’aspetto di una ondata rivoluzionaria. I partiti socialisti conoscono una impennata delle iscrizioni, sindacati e movimenti operai scendono in piazza per chiedere migliori condizioni di lavoro e salari adeguati. Si ottengono le 8 ore lavorative ed ovunque nascono consigli operai sul modello russo che dovevano essere gli organi di governo in un futuro paese socialista.

1. Francia e Gran Bretagna: la classe dirigente riesce a contenere senza troppe difficoltà il movimento operaio. Il governo si concentra così sul controllo dell’inflazione e sulla politica internazionale, oltre che sulla stabilizzazione interna.

a. Francia: la maggioranza di governo di destra al potere dal 1919 controlla il paese con una politica conservatrice che fa ricadere sulle masse quasi tutto il peso della ricostruzione. Il governo di destra è stato interrotto nel 1924 dalla vittoria dei partiti della sinistra uniti nel Cartello

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delle Sinistre. Il nuovo presidente del consiglio è Herriot. Questo governo, però, dura solo due anni e termina nel 1926 con l’elezione del moderato Poincaréche stabilizza la moneta ed il bilancio statale aumentando ulteriormente la pressione fiscale. In questo periodo la Francia conosce un periodo di prosperità economica aumentando soprattutto la produzione nel settore chimico e meccanico.

b. Gran Bretagna: più lenta fu la stabilizzazione economica in un paese che soffriva lo sviluppo di nazioni di più recente industrializzazione. Tra il 1918 ed il 1929 il governo fu quasi sempre in mano ai conservatori a parte una breve parentesi nel 1924 con l’affermazione per la prima volta dei laburisti con Mac Donald. Ma questa esperienza dura una manciata di mesi e sempre nel 1924 il governo laburista viene rovesciato da conservatori mantenendo comunque numerosi seggi. Scompare quasi del tutto il partito liberale e si ritorno ad un forte bipartitismo. I conservatori portano avanti una politica di austerità e di contenimento dei salari, scelte che provocano numerose reazioni da parte dei lavoratori. La più importante avviene nel 1926 quando i minatori entrano in sciopero chiedendo la statalizzazione delle miniere ed aumenti salariali. Dopo 7 mesi di lotta i minatori sono costretti a cedere. Il governo, allora, approfitta di questa situazione per attaccare il partito laburista. Vengono proibiti gli scioperi per solidarietà e i lavoratori non vengono più iscritti d’ufficio al partito laburista. Quest’ultimo, comunque, non si perde d’animo e nel 1929 vince le elezioni ancora con Mac Donald. Sarà una esperienza, però, ancora breve.

2. Germania, Austria, Ungheria: in questi paesi dove le agitazioni sociali si sommavano alla sconfitta bellica il movimento operaio assunse la connotazione di un vero e proprio movimento rivoluzionario. Questi movimenti, però, vennero in qualche modo stroncati anche perché a differenza della Russia si tratta di paesi con una borghesia ed un capitalismo ancora abbastanza solidi.

a. Germania: già immediatamente dopo la fine della guerra la Germania si trova in una tipica situazione pre-rivoluzionaria. L’esercito si disgrega in tanti singoli soldati che fanno rientro con le armi nei loro paesi e città. Il governo legale era quello di Ebert costituito da soli socialisti ma nelle città maggiori il potere reale era nelle mani dei Consigli operai e dei soldati. A Berlino le strade erano piene di soldati armati e gli scontri di piazza sono all’ordine del giorno. È una situazione simile a quella russa nel 1917 ma le differenze sono importanti: gli eserciti vincitori sono schierati ai confini e sono pronti ad intervenire in caso di rivoluzione e la classe dirigente era comunque più numerosa e radicata nella società di quella russa. Inoltre, la socialdemocrazia era contraria ad una rivoluzione

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come quella russa appoggiando invece riforme democratiche e parlamentari. Questa linea moderata dell’Spd porta allo scontro con le frange più estremi come i comunisti della Lega di Spartaco, consapevoli però della loro minoranza anche all’interno dei consigli operai. Il 5 ed il 6 gennaio 1919 migliaia di berlinesi scendono in piazza per protestare contro la destituzione dalla carica di capo della polizia di un membro del partito. Gli spartachisti approfittano della situazione per incitare la folla a rovesciare il governo. Il proletariato berlinese non rispose in massa a questa incitazione ma la repressione governativa fu comunque violenta ed affidata, in mancanza dell’esercito, a squadre volontarie di soldati smobilitati e di ispirazione conservatrice. I leader degli spartachisti, Liebknecht e Luxemburg vengono uccisi. Alle elezioni del 1919 non si presentano i comunisti, la Spd vince ma non ottiene la maggioranza ed è costretta ad allearsi con il centro cattolico ed altri partiti liberali. Ebert viene eletto presidente della Repubblica e nasce la Costituzione di Weimar, democratica, a suffragio universale anche maschile, con un presidente eletto dal popolo e che prevede il mantenimento dell’impianto federalista. Ma la situazione interna non si riappacifica. Dopo gli scontri di Berlino si solleva anche la Baviera che nomina una repubblica comunista indipendente che viene stroncata dai corpi franchi. E le maggiori minacce arrivano dall’estrema destra dove i generali responsabili della sconfitta durante la guerra diffondono la leggenda della pugnalata alle spalle, ovvero la Germania poteva ancora vincere la guerra se non fosse stato per il tradimento di una parte del paese. Si tratta di una leggenda che ha però una diffusione enorme e a farne le spese è soprattutto la Spd che aveva avuto il gravoso compito di firmare la pace. Il partito viene sconfitto alle elezioni del 1920 e la guida del paese passa al centro.

b. Austria: si verificano eventi molto simili a quelli tedeschi. La socialdemocrazia, che aveva firmato la pace, ottiene una prima vittoria elettorale. Le frazioni comuniste cercano in ogni modo di rovesciare il potere senza mai riuscirci. Alle elezioni del 1920 vince il partito di centro cattolico e conservatore

c. Ungheria: i socialisti, uniti ai comunisti, nel 1919 proclamano una repubblica sovietica che reprime duramente l’aristocrazia agraria e la borghesia. L’esperimento dura pochi mesi perché il governo di Kun viene rovesciato dall’ammiraglio conservatore Horthy anche grazie all’aiuto dell’esercito rumeno.

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La Repubblica di Weimar: rappresenta un avanzato esempio di democrazia e libertà in Europa. Non a caso fiorisce in questi anni l’arte e la scienza proprio in Germania. Ma le minacce e i problemi per la nuova Costituzione non erano pochi:

1. Mancanza di un partito leader: a livello politico la Germania vede la presenza di numerosi piccoli partiti nessuno dei quali può governare da solo. Neanche la Spd da sola è in grado di avere la maggioranza del parlamento. Le classi media sono rappresentate dal partito cattolico di centro e sono sempre più numerosi gli elettori delle forze di destra ed estrema destra

2. Nostalgia dell’impero: la media e piccola borghesia rimaneva diffidente nei confronti della democrazia. I tempi dell’Impero vengono visti come un periodo di tranquillità economica e prestigio internazionale mentre le forze democratiche sono quelle che hanno firmato una pace umiliante.

3. Riparazioni: nel 1921 una commissione tra le forze vincitrici calcola l’ammontare delle riparazioni. È una cifra enorme da pagarsi in 42 rate annuali. In pratica la Germania per mezzo secolo deve fare a meno di un quarto del suo Pil. Questa notizia solleva numerose proteste in Germania che sfocia in una serie di attentati terroristici portati avanti anche dall’estrema destra di Hitler. Vengono così uccisi il ministro delle finanze reo di aver firmato gli accordi di Versailles.

4. Crisi del marco: i governi tra il 1921 ed il 1923 si impegnano comunque a pagare le prime rate delle riparazioni evitando di aumentare la pressione fiscale. Vengono così stampate una grande quantità di monete che provoca una feroce e veloce inflazione. Il marco è ormai del tutto svalutato

Crisi della Ruhr: Francia e Belgio, col pretesto di non aver ricevuto alcune riparazioni, occupano militarmente la regione della Ruhr, la più importante a livello economico della Germania. Il governo tedesco, impossibilitato ad intervenire militarmente, invita alla resistenza passiva consigliando ad operai ed imprenditori di non collaborare con gli occupanti. Intanto gruppi clandestini organizzano sabotaggi contro francesi e belgi.

1. Tracollo finanziario: ma la resistenza passiva ha molteplici costi. Intanto come sussidi per i disoccupati ed anche perché per un certo periodo la Ruhr non è in grado di produrre. La Germania tracolla, il marco perde ogni valore. Gli unici che si avvantaggiano sono gli imprenditori che esportano all’estero e si fanno pagare con valuta straniera e coloro che hanno contratto debiti.

2. Governo Stresemann: nel momento di maggiore difficoltà il paese reagisce. Il nuovo governo, una grossa coalizione presieduta da Stresemann:

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a. Rapporti con la Francia: riallaccia i contatti con la Francia per risolvere la questione della Ruhr.

b. Stabilizzazione interna: vengono soffocate le sollevazioni comuniste di Amburgo e quella di destra di Monaco dove Hitler ha organizzato una insurrezione, fallita a causa del mancato appoggio di militari e politici locali, contro il governo centrale. Hitler viene condannato a 5 anni di carcere.

c. Marco di rendita: ristabilita la sovranità nazionale il governo comincia a stampare il marco di rendita impegnando, come un cittadino privato, tutti i beni agricoli ed industriali per garantirsi crediti. Si ritorna anche alla stabilità economica con una forte politica deflazionistica anche grazie all’aumento delle imposte

d. Piano Dawes: nel 1924 la Germania ottiene l’approvazione del piano Dawes, messo a punto dall’omonimo economista americano, che prevede aiuti internazionali tramite prestiti a lunga scadenza per la Germania. Tutte queste misure, con il ritorno della Ruhr, permettono alla Germania di riprendere il proprio sviluppo economico.

3. Governo Hindenburg: la grande coalizione di Stresemann si ruppe già nel 1923. Le elezioni del 1924 vedono il trionfo dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra fortemente contrari al piano Dawes. Nel marzo del 1925 viene eletto come successore di Ebert il maresciallo Hindenburg, rappresentante del passato imperiale. Gli anni successivi sono di stabilità politica ed economica.

Politica francese e distensione in Europa: con l’isolazionismo di Gran Bretagna e Usa è la Francia a tessere una serie di alleanze per evitare nuovi scontri e conflitti.

1. Con i piccoli paesi: per prima cosa il governo francese, nei primi anni ’20, stringe accordi con paesi come Polonia, Jugoslavia, Cecoslovacchia e Romania.

2. Con la Germania: inizialmente il governo francese agisce quasi in maniera fanatica per evitare la rivincita della Germania, e da qui l’invasione della Ruhr. Con il governo Stresemann ed il piano Dawes, però, comincia un periodo di distensione tra le due potenze in nome della sicurezza collettiva.

3. Accordi di Locarno: vengono firmati nel 1925 e prevedevano il riconoscimento da parte di Francia, Germania e Belgio dei confini tracciati con il trattato di Versailles. La Germania viene ammessa nella Società delle Nazioni.

4. Piano Young: ancora un finanziere americano mette a punto un piano in favore della Germania. Vengono ridotte le riparazioni ed allungati i tempi di pagamento.

commenti (8)
ottimo riassunto
Bastano questi per sostenere l'esame o devo integrare con il libro?
fatto benissimo!
Sembra fatto molto bene
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