Riassunto sulla seconda rivoluzione industriale, Sintesi di Storia
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Riassunto sulla seconda rivoluzione industriale, Sintesi di Storia

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Riassunto della Seconda Rivoluzione Industriale
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LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Negli ultimi trent’anni del 1800 il sistema dell’economia mondiale subì una serie di importantissime trasformazioni. Questi anni furono caratterizzati da quella che fu chiamata : “Seconda rivoluzione industriale”. Si modificarono le tecniche produttive con la nascita di nuovi tipi di industria; cambiarono i rapporti fra i vari settori della produzione e i rapporti economici internazionali: negli anni ’90 la Gran Bretagna perse il suo primato in alcuni settori e fu superata per la prima volta dalla Germania e dagli Stati Uniti.

SCOPERTE E INVENZIONI

A partire dal 1850 ci fu un crescendo di straordinarie scoperte e invenzioni. Nel 1855 furono perforati negli stati uniti i primi pozzi petroliferi. La luce elettrica fece la sua comparsa nel 1878, quando l’americano Edison costruì la prima lampadina. Il telefono venne sperimentato per la prima volta dall’italiano Antonio Meucci nel 1871 ma fu perfezionato e brevettato dall’americano Bell nel 1876. Nel 1864 si incominciò ad usare l’acciaio nel campo della meccanica e il cemento armato, nel 1870, nel campo delle costruzioni. Intorno al 1885 in Germania si produssero i primi motori a scoppio: iniziava l’era dell’automobile. Alla fine del secolo i fratelli Lumiere, francesi, costruirono il primo apparecchio cinematografico. All’inizio del nuovo secolo, in America si riuscì a far decollare il primo aereo.

LA STORIA DI HENRI FORD

Henri Ford nacque il 30 luglio 1863 nel Michigan. I suoi genitori di origine irlandese, erano agricoltori. Nel 1888 si trasferì a Detroit dove venne assunto dalla società elettrica di T. A. Edison, l'inventore della lampadina .Durante il tempo libero si dedicò alla costruzione di un'automobile con il motore a scoppio inventato pochi anni prima da Benz e Daimler. Nel 1899 lasciò l'impiego ed entrò come ingegnere capo nella Detroit Automobile Company. Dopo tre anni decise di lasciarla per fondare la Ford Motor Company. Era stato lo stesso Edison a consigliarlo in tal senso. Si erano incontrati casualmente ed Edison, dopo averlo ascoltato, gli aveva detto:- Giovanotto,questo è quello che ci vuole. Continuate a lavorare su questa strada.Le macchine elettriche non possono allontanarsi troppo dalle stazioni di rifornimento. Le macchine a vapore neppure sono buone, perchè occorre loro una caldaia e del fuoco. La vostra macchina è sufficiente a se stessa, trasporta la sua energia. Voi avete trovato una grande cosa. Ford aveva le idee chiare circa l'obiettivo da raggiungere:- Voglio costruire un'automobile per le masse. Una macchina che susciterà l'ammirazione di tutti, uomini, donne e bambini, per la sua solidità, la sua semplicità, la sua sicurezza, i suoi vantaggi generali e (ultimo punto, ma certo non il meno importante) per il suo prezzo ragionevolissimo. Questo obiettivo fu raggiunto nel 1908 con la costruzione del modello T, la mitica "Lizzie". Così la chiamarono gli Americani: era infatti, più che un oggetto, un'amica, la Lizzie appunto, con cui andare a fare la spesa, a divertirsi, a lavorare. Fino al 1927, anno in cui cessò di essere prodotta, ne furono costruite ben 15 milioni. Salvo qualche eccezione degli ultimi anni, tutte di colore nero.

NUOVE INDUSTRIE

Queste scoperte ed invenzioni furono subito sfruttate dalle industrie. Per produrre l’elettricità furono costruite centrali che sfruttavano l’energia dell’acqua e quella termica. L’elettricità, poi doveva essere trasportata e distribuita, quindi nacquero industrie per la fabbricazione di cavi elettrici e gomme sintetiche. L’elettricità non fu usata solo nelle industrie, ma servì anche per l’illuminazione pubblica e privata. Il petrolio fu usato per il motore a scoppio e il motore diesel, si diede quindi il via alle fabbriche di motori a scoppio e diesel. Dall’estrazione del petrolio prese vita anche l’industria chimica che portò alla scoperta della plastica, di nuovi farmaci, di fertilizzanti e coloranti. La scoperta dei primi fertilizzanti portò un grande cambiamento nell’agricoltura. Quella dei coloranti influì molto sull’industria tessile. Prima di allora si usavano coloranti naturali, ora con l’uso dei cloranti artificiali si abbassarono i prezzi delle stoffe colorate, per cui un maggior numero di persone potevano comprarle. Grazie alle scoperte chimiche e all’uso dell’elettricità si cominciò a produrre l’alluminio e l’acciaio. Questi due metalli furono utilizzati in diversi settori: costruzioni di binari,navi,caldaie,locomotive,armi,automobili.

NUOVA ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

All’inizio del 900 un ingegnere americano Taylor descrisse in un suo libro (“I principi dell’organizzazione scientifica del lavoro”), un nuovo modo di organizzare il lavoro. Fu però un altro americano, Henry Ford, il mitico fondatore della casa automobilistica che porta il suo nome, ad applicarlo per primo in una grande industria. I principi fondamentali di questa nuova organizzazione del lavoro erano due: Dividere il lavoro da compiere in tante operazioni facili, Portare il lavoro agli operai e non gli operai al lavoro. Ciò significa che l’operaio non deve più eseguire dall’inizio alla fine un lavoro, come fino ad allora si era fatto e come ancora oggi fa l’artigiano. Infatti in questo modo si perde tempo: - nel compiere lavori tra loro diversi; - nel muoversi in tutta la fabbrica alla ricerca dei pezzi da montare. L’operaio doveva rimanere sempre nello stesso posto, mentre gli correva davanti una catena, la “catena di montaggio”, che gli portava i pezzi da montare. Doveva compiere un solo lavoro che unito a quello dei compagni, portava al prodotto finito.

SOCIETA’ DI MASSA La società divenne di massa, nel senso che la produzione dei beni di consumo fu rivolta a tutti .

La società di massa è la nostra società; infatti i prodotti che normalmente usiamo sono di massa nel senso che sono disponibili per un numero illimitato di persone.

Nacquero i grandi magazzini, nei quali la gente poteva scegliere liberamente, nacque la pubblicità per sollecitare le persone a comprare un determinato prodotto.

Si diffondono nuove esigenze: si incominciano a leggere rotocalchi e riviste, si comincia ad andare in vacanza, ad andare al cinema, ad ascoltare la radio … Questi bisogni venivano soddisfatti dalle grandi industrie.

Società di massa L’ evoluzione della società si manifestò con la società di massa; un’insieme omogeneo di persone in cui i

singoli individui scompaiono rispetto al gruppo.

Questo fenomeno è collegato alla diffusione di prodotti di consumo, l’innalzamento degli standard di vita per la maggioranza della popolazione e, come descritto dal filosofo spagnolo Ortega y Gasset, al

verificarsi del fenomeno del “pieno” ovvero l’ aumento dell’ occupazione, da parte di persone, di luoghi che prima non erano così “pieni di gente”.

In questa società di massa i cittadini vivono in grandi agglomerati urbani ma i loro rapporti fanno capo alle grandi istituzioni come: gli Stati, i partiti, i sindacati e altre organizzazioni di massa e non più alle

piccole comunità solidali.

Alcuni storici vedono questo processo come un momento positivo di affermazione della democrazia e di diffusione del benessere, altri lo trovano un appiattimento delle personalità individuali e di limitazione

delle libertà di scelta.

GIOVANNI GIOLITTI

Riassunto sull'età giolittiana e il periodo ad essa collegata L'età giolittiana, cioè il periodo dominato politicamente dalla figura di Giovanni Giolitti, che iniziò col 1901 e finì col 1914

E' questo il periodo in cui nacquero le prime cospicue concentrazioni industriali, socialisti e cattolici andavano organizzando ampie masse di popolo, si concesse il suffragio universale maschile (1913).

Giolitti fu deputato dal 1882 e Presidente del Consiglio per la prima volta nel 1892-1893. Esperto conoscitore dell'apparato burocratico e amministrativo dello stato, pronto ad utilizzare per i suoi fini politici i prefetti nelle consultazioni elettorali, abile tessitore di maggioranze parlamentari secondo i metodi del trasformismo, lo statista piemontese dominò la vita politica italiana per un quindicennio. Suo obiettivo principale fu quello di allargare le basi del consenso allo stato liberale dal quale erano fino allora rimasti esclusi socialisti e cattolici, per garantire lo sviluppo economico del paese.

Crispi si dimette. Seguì il ministero Di Rudinì; .Aveva così inizio l'età Giolittiana. Essa nacque dal bisogno di liquidare in modo radicale, la pesante eredità degli anni precedenti, della crisi di fine secolo, dominata dalla infelice guerra d'Africa, dalla cattiva situazione economica e dalle agitazioni popolari.

La strategia giolittiana trovava il suo più valido fondamento nella fase espansiva dell'economia italiana che in quegli anni realizzò il decollo industriale.

VITA e POLITICA

Giovanni GIOLITTI nacque a Mondovì (Cuneo) nel 1842 e morì nel 1924. Fu uno dei più importanti statisti Italiano. Si laureò in Giurisprudenza nel 1860 e percorse rapidamente una brillante carriera amministrativa. Divenne consigliere di Stato(1982), ministro del Tesoro nel GABINETTO CRISPI(1989-90), e nel 1892 formò il primo dei suoi cinque ministeri. Lo scandalo della Banca Romana, vide le sue dimissioni nel 1893. Il nuovo re d’Italia, Vittorio Emanuele III, fu costretto a rovesciare la politica che aveva condotto alla sconfitta dei conservatori e all’uccisione di Umberto I. Nel 1901 chiamò al governo il giurista Zanardelli, che però due anni dopo dovette ritirarsi perché vecchio e ammalato. A lui successe Giovanni Giolitti che era stato già primo ministro nel 1892-93.

Egli comprese che l’unico modo per fermare i socialisti e per placare il malcontento popolare era di permettere ai lavoratori di conquistarsi migliori condizioni di lavoro e di vita. Non represse quindi gli scioperi e favorì l’organizzazione di associazioni di lavoratori, allargò il suffragio e creò anche enti governativi in favore dei lavoratori e degli emigranti. Giolitti promosse numerose riforme in campo sociale, riconoscendo sostanzialmente la validità degli scioperi per motivi economici, garantendo la libertà di lavoro, tutelando il lavoro delle donne e dei fanciulli con appositi provvedimenti di legge con l’istituzione degli uffici del lavoro. Durante l’epoca giolittiana, l’Italia cominciò a progredire molto rapidamente, preparando il proprio avvenire di paese moderno. La rete ferroviaria, che nel 1970 misurava soltanto 6000 km, ne contava 18000 nel 1914; i trafori alpini, lo sviluppo dell’idroelettricità, le grandi opere di bonifica e d’irrigazione consentirono un notevole incremento della produzione in tutti i settori. Ebbe inizio l’esportazione del cotone; a Torino con la FIAT sorse l’industria automobilistica, la produzione del grano e dei vini raddoppiò. Ma questo era ancora insufficiente per far sì che il tenore di vita migliorasse rapidamente tanto più che dal 1870 al 1914 la popolazione era passata da 26 milioni a 36,5 milioni di abitanti. Inoltre, era esploso con violenza il problema del Mezzogiorno, depresso ed impoverito, abbandonato ai latifondisti in preda al fenomeno del clientelismo, il cui squilibrio nei confronti del nord si aggravava di continuo. In politica estera Giolitti si staccò dalla Germania e cercò di riavvicinarsi alla Francia. Nonostante l’opposizione di parte dell’opinione pubblica, Giolitti volle una ripresa della politica coloniale allo scopo di includere l’Italia tra le Nazioni che possedevano colonie sulle coste dell’Africa settentrionale. Gli Italiani intervennero così in Tripolitania e Cirenaica, regioni che furono strappate alla Turchia e che ricostruirono la colonia italiana di Libia. Il teatro della guerra si allargò sino all’Egeo e l’Italia riuscì a conquistare Rodi e le isole del Dodecaneso . Frattanto, all’interno del paese, mentre Giolitti non esitava a ricorrere ai brogli elettorali e alla corruzione per mantenere il potere , si verificava un avvenimento importantissimo per il paese: i cattolici tornavano a partecipare alla vita politica.

Pio X si decise a permettere questo passo in quanto la crescita dell’elettorato dovuta all’estensione del suffragio realizzata nel 1912, lasciava prevedere un grande rafforzamento dei socialisti. Il patto Gentiloni garantì l’appoggio cattolico a quei candidati liberali che avessero accettato di sostenere alcune rivendicazioni dei cattolici. Di fronte a questo schieramento conservatore nel Partito Socialista cominciarono a prevalere le tendenze rivoluzionarie e nel paese tornarono ad accendersi i contrasti sociali. Falliva così la politica sociale di Giolitti che nel 1914 lasciava il governo al conservatore Antonio Salandra.

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