riassunto vulcani e terremoti, Appunti di Scienze Naturali
Martinasuraci
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Vulcani e terremoti Esistono due importanti fenomeni strettamente legati alla struttura interna della terra:

• i terremoti;

• i vulcani.

Sappiamo che la superficie della terra è divisa in tante placche o zolle incastrate tra loro, ma in grado di muoversi. Quando due placche si scontrano, si possono verificare forti terremoti o si verificano grosse risalite di magma e formazioni di vulcani.

Le zone interessate dai terremoti e dai vulcani sono distribuite ai margini delle varie zolle, lungo le dorsali oceaniche, in corrispondenza delle fosse oceaniche.

Il vulcano è una spaccatura della crosta terrestre, da cui fuoriesce il magma, sotto forma di lava.

L’accumulo di lava, raffreddandosi, forma l’edificio vulcanico che è composto:

• Serbatoio o camera vulcanica: la zona più profonda dove si raccoglie il magma;

• Camino vulcanico: condotto attraverso cui risale il magma;

• Cratere: bocca da cui fuoriesce i magma.

Quando il magma spinto dal basso fuoriesce si ha un’eruzione vulcanica. Ci sono due tipi di eruzioni:

• Effusive: quando la lava è basica, cioè contiene meno del 50% di silicati. E’ più fluida, scorre più velocemente e con ampie colate;

• Esplosiva: quando la lava è acida, cioè contiene più del 60% di silicati. E’ viscosa, scorre lentamente e ci sono lanci di cenere, scorie e lapilli.

Esistono vulcani a scudo, tipici dell’Hawaii, che emettendo lava molto fluida e scorrendo velocemente, determinano la loro forma larga e appiattita; vulcani lineari, che emettendo lava molto fluida si distribuisce ai lati di una lunga spaccatura della crosta terrestre in maniera piatta; stratovulcani, che emettendo lentamente lava acida crea un edificio conico, alto e ripido, formato da vari strati di materiali alternati a strati di lava. In Italia lo Stromboli, il Vesuvio e l’Etna hanno questa struttura.

Eruzione dell’Etna

Un vulcano si chiama attivo quando ha frequenti eruzioni; quiescente, quando non ha più attività eruttiva ma conserva il serbatoio magmatico; in attivo o spento, quando non ha mai avuto attività vulcanica. In Italia sono vulcani attivi lo Stromboli e l’Etna; sono vulcani quiescenti il Vesuvio e Vulcano.

Esistono inoltre altri fenomeni pseudo vulcanici:

• fumarole: emissione di vapore acqueo a 100° centigradi, sotto forme di colonne di fumo;

• solfatare: emissione di vapore misto ad acido solfidrico;

• geyser: sorgenti di acqua calda che zampilla fino a 60 metri;

Geyser:

• soffioni boraciferi: getti continui di vapore acqueo a 200° centigradi.

Il terremoto è la vibrazione o il sussulto o il brusco movimento della terra. Può essere:

• di crollo, quando grandi masse rocciose franano improvvisamente;

• vulcanico, quando dipende dall’attività eruttiva dei vulcani;

• tettonico, quando è dovuto al movimento delle rocce lungo una spaccatura della crosta terrestre.

Sappiamo che la crosta terrestre ha delle fratture chiamate faglie, dove i blocchi rocciosi si muovono accumulando energia. Quando questa energia si libera, la terra avverte delle onde che provocano le scosse sismiche.

L’immagine qui riportata mostra la faglia di Sant’Andrea in California, famosa per aver provocato devastanti terremoti nelle sue vicinanze.

Il terremoto inizia in un punto interno della crosta terrestre, cioè dove si rompe la crosta in profondità (ipocentro). L’epicentro è invece dove vengono maggiormente le scosse e dove ci sono più danni.

I terremoti possono essere profondi (da 300 a 700 km di profondità), intermedi (da 60 a 300 km di profondità), superficiali (meno di 60 km di profondità). Questi ultimi sono i più disastrosi, perché impiegano meno tempo a raggiungere la superficie.

Le scosse di terremoto sono registrate con il sismografo che durante le scosse vibra e permette di studiare l’inizio, la direzione, l’intensità e la durata delle onde sismiche.

Le onde che provocano il terremoto sono longitudinali o prime quando arrivano subito in superficie, superficiali quando si propagano solo in superficie.

La velocità delle onde dipende dalla natura del materiale che attraversano; nelle rocce sono più veloci, nella sabbia sono più lente.

Esistono scosse:

• sussultorie, le più dannose, che scuotono il terreno dal basso in alto e vioceversa;

• ondulatorie, le più vaste che fanno oscillare orizzontalmente;

• rotatorie, quando questi due tipi di onde si combinano.

L’intensità dei terremoti è misurata da due scale:

• la scala Mercalli, divisa in 12 gradi, misura gli effetti del terremoto sulle costruzioni e sui paesaggi;

• la scala Richter, divisa in 9 gradi, misura la magnitudo, cioè la forza e l’energia del terremoto.

Dal 6° Richter in poi gli effetti sono disastrosi.

Quando un territorio è stato già colpito da un terremoto si parla di zona a rischio sismico, perché si può ripetere. Tutta l’Italia corre questo rischio perché è attraversata da molte faglie ed è di recente formazione geologica.

Gli studiosi dei terremoti, i sismologi, hanno classificato le varie aree dell’Italia e suddivise in zone ad altissimo, alto, medio e basso rischio. Come vediamo nell’immagine riportata qui a destra la Calabria è zona ad altissimo rischio sismico, anche perché il terremoto italiano più forte fu nel 1908 tra Reggio Calabria e Messina, distruggendo le due città con 80.000 vittime.

Purtroppo i terremoti non si possono prevedere perché arrivano improvvisamente. Per questo motivo è importante la prevenzione che ha come obiettivo la costruzione di edifici antisismici che resistano alle scosse di terremoto senza crollare; la messa in sicurezza delle abitazioni più vecchie; ma soprattutto informare bene la popolazione su come comportarsi in caso di terremoto.

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