_RISORSA, Sintesi di Pedagogia. Università degli Studi di Parma
elly97
elly97

_RISORSA, Sintesi di Pedagogia. Università degli Studi di Parma

8 pagine
5Numero di download
1000+Numero di visite
Descrizione
risorsa famiglia tomisch
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 8
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 8 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 8 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 8 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 8 totali
Scarica il documento

RISORSA FAMIGLIA. Nuove modalità di intervento per l’infanzia a rischio, M. TOMISICH, ed. Carrocci Faber. ▲ CAPITOLO 1

I CONTESTI E LA CRESCITA. Il contesto è importante perchè fornisce gli elementi necessari per dare il giusto

significato a una parola e per codificare il significato di una parola o di un’azione. Il contesto denota le regole basilari per comprendere un comportamento. Tra individuo e ambiente vi è un continuo influenzamento reciproco. Questo stretto legame tra individuo e contesto ci fa riflettere sull’importanza di offrire ai minori un contesto adeguato in cui crescere. Il contesto familiare è il primo contesto temporalmente sperimentato nel’esperienza di vita del soggetto, è qui che si forma il carattere e la personalità del soggetto. La corrente sociocostruzionista della psicologia sociale europea, ha attribuito un ruolo primario al contesto, inteso come ambiente interattivo della vita di ogni di ogni giorno, all’interno del quale gli individui agiscono e si realizzano. Comen focalizza l’attenzione sui seguenti aspetti:

• Contesto inteso come sistema sociale, ambienti della vita quotidiana; • Contesto inteso come luogo fisico; • L’importanza dell’individuo nel contesto;

È una componente indispensabile e inseparabile del contesto stesso.

• La dimensione temporale del contesto.

Il contesto svolge, quindi, una funzione coagulante, senza di esso non sarebbe possibile comprendere i significati degli stimoli specifici dell’ambiente e nemmeno dare un senso alle proprie azioni, emozioni, idee e rappresentazioni. L’obbiettivo principale dell’ecologia dello sviluppo è quello di descrivere lo sviluppo degli individui nei diversi contesti; studia il progressivo adattamento tra l’organismo umano e il suo ambiente. Brosfenbrenner ha messo a punto un modello da lui denominato “persona - processo - contesto” , nel quale viene dato particolare peso alle relazioni reciproche tra persona e ambiente durante lo sviluppo. La teoria ecologica di Brosfenbrenner si rifà alle riflessioni di Lewin. L’ECOLOGIA PSICOLOGIA DI LEWIN

Lewin con il suo lavoro ha contribuito allo studio dell’interazione tra ambiente e individuo, formando un’ importante definizione di ambiente psicologico.

NON P

P+A=S P è la zona che circoscrive la persona, NON P è tutto ciò che sta al di fuori di essa. A è l’ambiente e P+A=S è lo spazio di vita della persona.

Questo schema indica una cosa importante, ovvero che l’ambiente A non coincide con NON P. P è l’ambiente psicologico percepito e vissuto dall’individuo.

In tale ambiente rientrano le caratteristiche proprie della persona, come aspettative, fantasie, emozioni, ecc… IL MODELLO CRONOSISTEMICO DI BROSFENBRENNER. In questo modello viene ripresa l’equazione fondamentale di Lewin C=F(P,A) ovvero il comportamento è funzionale. Funzione congiunta delle caratteristiche della persona e di quelle dell’ambiente e sostituendo al termine comportamento (C), il termine sviluppo (S) si ottiene l’uguaglianza S=P (PA), cioè lo sviluppo è funzione congiunta delle caratteristiche della persona e dell’ambiente. Vuole mettere a fuoco la distinzione tra comportamento e sviluppo.

PA

si può quindi definire come l’insieme dei processi attraverso i quali le persone e le loro proprietà e l’ambiente interagiscono per produrre costanza e cambiamento nelle caratteristiche della persona. Nicchia ecologica → specifiche regioni dell’ambiente che sono particolarmente favorevoli o sfavorevoli per lo sviluppo di individui che hanno particolari caratteristiche. La collocazione di un soggetto di nicchie ecologiche diverse crea percorsi di vita e di storia diversi. Il modello di B “persona - processo - contesto” mette in gioco le differenze ei processi e nei risultati dello sviluppo associati a differenti nicchi ecologiche. Brosfenbrenner ha una concezione più estesa di ambiente rispetto a Lewin, l’ambiente per lui non può restringersi al campo psicologico immediato, ma deve includere le interconnessioni fra più situazioni ambientali. L’ambiente ecologico è formato da quattro sistemi sociali:

• MICROSISTEMA, relazioni personali del soggetto e gi ambienti per lui significativi; • MESOSISTEMA, i contesti ambientali in cui il soggetto partecipa attivamente; • ESOSISTEMA, contesti in cui il soggetto non partecipa direttamente; • MACROSISTEMA, sistema che racchiude i tre precedenti; è un insieme di norme,

credenze e valori. Ciò sta a rappresentare che contesto sociale e famigliare si influenzano reciprocamente.

MICROSISTEMA

MACROSISTEMA MESOSISTEMA

ESOSISTEMA

Questa prospettiva permette di studiare i percorsi individuali dello sviluppo. Rischio → è un termie la cui radice etimologica rimanda da un lato a situazioni di pericolo e dall’altro a risorse di salvamento. Si possono definire a rischio tutte quelle situazioni a carico che possono comportare un danno evolutivo. Resilenza → è un termine coniato in fisica per indicare la capacità di un materiale di sopportare sforzi applicati bruscamente senza rompersi. Nei percorsi complessi di interazione tra contesti e soggetti può è essere definita come il processo che permette la ripresa di uno sviluppo possibile dopo una lacerazione traumatica. Essere resilienti non significa non incontrare il dolore, ma integrarlo con gli “elementi risorse” insiti in ogni persona. È la capacità d resistere e riorganizzare positivamente la propria vita in seguito a situazioni difficili. L’esperienza dolorosa deve essere trasformata in apprendimento. La possibilità di costruire una resilenza personale, dipende dalle risorse personali, biologiche, culturali e sociali che possono essere attivata dal soggetto. Cyrulnik identifica tre grandi aree di questo percorso e le riferisce ai bambini che hanno subito un trauma:

• Acquisizione di risorse interne che si sviluppano nei primi mesi di vita; • Tipo di aggressione; • Incontri, possibilità di dialogo, ….

Secondo C un bambino che può sperimentare un attaccamento primario di buna qualità h maggiore possibilità di raggiungere uno sviluppo equilibrato e di diventare resilente in caso di eventi traumatici. Costruire resilenza comporta:

• La sua accettazione • La sua conoscenza • Un cambiamento culturale • Un investimento di risorse • Riferimenti teorici, metodi e strumenti • Progetti programmi e lavori di rete.

È quindi importante: • Sostenere la persona ne suo percorso di crescita • Aiutare il soggetto a pensare autonomamente

• Fare emergere le risorse e incrementare il protagonismo delle persone • Promuovere l’empowerment, ossia l’aumento di potere • Considerare il bisogno di ognuno di trovare un posto sicuro nel quale potersi rifugiare e

riflettere sui propri bisogni, insicurezze, soddisfazioni.

▲ CAPITOLO 2

NORMATIVA DELL’INFANZIA Importante è ricordare la Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia del 1989. Con tale documento vengono riconosciuti e garantiti i diritti dei soggetti minori, ad esso, anche se in modo indiretto, si riferiscono le normative locali. I primi riferimenti al minore come portatore di diritti da salvaguardare, sono rintracciabili negli articoli 2, 30 e 31 della Costituzione, nei quali si dichiara che la collettività si impegna ad assolvere compiti di cura e educazione del minore, ove la famiglia sia impossibilitata a farlo. Legge 54, 8 Febbraio 2006 (affidamento condiviso). In corso di separazione personale dei coniugi, deve essere garantito il diritto al minore di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Prima del 1983 non vi erano alternative diverse dal ricovero in istituto di minori con difficoltà familiare. I giudici minorili, quando disponevano l’allontanamento di un minore della sua famiglia, lo affidavano all’ente locale, perché fosse quest’ultimo ad occuparsi della sua sistemazione intra ed extra familiare. Legge 184, 4 Maggio 1983 dichiara il diritto del minore ad avere una famiglia. È previsto il ricorso alle comunità familiari nel caso in cui la famigli d’origine non è adeguata ad assolvere ai bisogni del minore e nel caso in cui non sia possibile l’inserimento di quest’ultimo in un nucleo familiare affidatario. Il problema che rimane riguarda l’indeterminatezza delle strutture alle quali fare riferimento per collocare il minore con una crescita a rischio. Si sono così diffuse diverse proposte di accoglienza per minori come comunità d’alloggio, comunità di tipo familiare, case famiglia, ecc… Legge 285, 28 Agosto 1997 all’articolo 4 prevede misure a sostegno dei minori e delle loro famiglie. Legge 328 del 2000 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) stabilisce che gli interventi a sostegno del minore costituiscono il livello essenziale delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi. La situazione attuale della normativa sulla tutela dei minori sottolinea il passaggio dall’assistenza all’intervento educativo individualizzato e dal protagonismo dello Stato a quello degli enti locali, anche in relazione a quanto previsto dalla revisione del titolo V della Costituzione. L’imminente chiusura degli istituti per minori che nel tempo hanno risposto a questo bisogno sociale ( offrire accoglienza e cura a minori con problemi familiari) rende importante la conoscenza e l’utilizzo funzionale delle norme che si occupano dei percorsi di crescita dei minori in situazione dei difficoltà. Tale funzione viene assolta dai singoli e specifici contesti sociali. Molte regioni nell’autonomia e a fronte della chiusura degli istituti, stanno regolarizzando i modelli di accoglienza dei minori in strutture. Viene data molta importanza alla dimensione familiare.

è la famiglia infatti che, meglio di ogni altra struttura sociale, abitua il ragazzo al rapporto interpersonale profondo e gli insegna non con le parole, ma con l’esperienza quotidiana, a vivere in relazione con gli altri. La famiglia lo aiuta ad inserirsi nei più complessi rapporti della vita sociale, educa il minore a sentire che non esistono solo diritti, m anche doveri.

Nel contesto delle comunità per minori, rivestono particolare significato e valenza educativa quelle comunità in cui la coppia residente è una famiglia che si assume la guida, la responsabilità educativa e la conduzione degli altri membri. È u accoglienza estremamente positiva perché i minori, specie se i età adolescenziale, in cui l’affido risulta spesso problematico, possono vivere in un ambito comunitario in cui è assicurato il coinvolgimento con un vissuto familiare, pur con regole e modalità diverse da quelle tipiche dell’affido. L’attenzione alla normativa da un lato segna i confini entro cui strutturare progetti di accoglienza e sviluppo di soggetti con percorsi di crescita a rischio e dall’altro sollecita a

individuare soluzioni e proposte, anche creative, per rispondere all’emergenza della chiusura degli istituti. ▲ CAPITOLO 3

PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI E DEI GRUPPI DI FAMIGLIE. Tutti gli operatori del sociale incontrano attraverso l’utente, la famiglia alla quale esso appartiene. Dall’integrazione delle teorie di matrice statunitense del family stress and copyng e del family development orientation nasce una concezione di famiglia così sintetizzabile:

• La famiglia come microsistema sociale e intergenerazionale in evoluzione, con caratteristiche proprie, non riconducibile alla somma dei suoi componenti;

• La famiglia come realtà capace, con risorse di adattamento e capace di reagir agi stress;

• La famiglia come realtà dinamica;

• La famiglia come realtà in grado di crescere superando gli eventi critici.

Spesso i minori in difficoltà segnalano sempre una mancanza. Al minore allontanato dal suo nucleo familiare originario, viene proposto e imposto di vivere in un luogo i cui non può essere giocata l’appartenenza biologica, ma deve essere giocata un’appartenenza profonda; è necessaria, quindi, una profonda comprensione della realtà e fatica per considerare la sofferenza dell’abbandono. Elaborare la mancanza richiede attività di parola, esperienza e ascolto. Per fare ciò è importante sperimentare essere ascoltato e “l’ascolto dell’ascolto”, cioè la capacità di cogliere le reazioni e raccogliere le risposte verbali, sperimentare di essere stati coinvolti, aiutati, ecc… Bisogna dare origine ad attività di generazione, cioè di produzione di senso e significato che possono sostenere e strutturare i percorsi di crescita, considerati come risorse per tutta la comunità e non solo per la famiglia biologica d’origine. Generare non attiene solo alla discendenza biologica. Concepire e partorire un figlio, sono azioni che riguardano il livello biologico, mentre riconoscere un figlio attiene al livello simbolico.

Il simbolo è ciò che lega e l’uomo costruisce simboli legando insieme frammenti di esperienze e emozioni.

Ciò che caratterizza la dimensione familiare è la capacità di creare legami. Fare riferimento alla dimensione del legame chiama in causa un significato complesso che suscita ambivalenza. I legami infatti sono quelle esperienze che permettono di esperire l’appartenenza e diventando i lacci, le risorse ci impediscono di andare oltre.

Per questo suscita emozioni di ambivalenza in quanto rassicura e contiene, facendoci fare esperienza del vincolo e del limite. È la dimensione simbolica a caratterizzare a realtà familiare.

Dimensione Dimensione Realtà affettiva etica Sono le dimensioni di cura e di Supporto A partire dagli anni ’90 de secolo scorso si è assistito al riconoscimento legislativo delle associazioni familiari.

Tale fenomeno può essere individuato all’interno di alcune leggi regionali, ma non è semplice darne una definizione.

Solo a partire dal 1998 col la legge regionale n°44 della Valle d’Aosta viene introdotta l’espressione “associazionismo familiare” come a indicare che il fenomeno della contiguità familiare assume una forma organizzativa. Con il termine “associazionismo” s intende l’associarsi come relazione di avvicinamento, di cooperazione e di connessioni con obbiettivi prettamente sociali. Sta ad indicare un gruppo organizzato su base volontaria per il raggiungimento di obbiettivi comuni.

L famiglie si associano per affrontare, gestire, denunciare ad affrontare un bisogno comune. Questa possibilità di associarsi spinge le famiglie ad andare oltre i propri confini. Gli ambiti di intervento delle associazioni familiari si riconducono a tre grandi aree:

• Tutela dei diritti delle famiglie;

• L’auto organizzazione dei servizi di vita quotidiana;

• Finalità educativa/formativa.

Importante è non cadere nell’assistenzialismo. Il rischio di queste associazioni è anche quello di cadere nell’individualismo, rispondendo in modo privatistico a un bisogno, senza cogliere il legame con il benessere della collettività. Nelle associazioni è importante ricordare:

• L’aspetto generativo → la famiglia si associa ad altre in quanto genera e non rimane segregata, ha bisogno di socializzare;

• Promozione della soggettività sociale → la famiglia influisce sulla società;

• Attribuzione di cittadinanza societaria → partecipa a ieno titolo al principio di solidarietà;

• Riconoscimento della famiglia come sorgente e custode di valori.

Le associazioni hanno una natura sociologica ben definita: sono composte da individui, famiglie, attori sociali, ecc… che decidono di unirsi allo scopo di esercitare un’attività n comune. Esse rappresentano una risorsa preziosa per le famiglie, in quanto producono servizi e si fanno promotori di iniziative per il riconoscimento di diritti familiari. Per l’individuo è importante appartenere ad un gruppo, poiché attraverso di esso costruisce la propria identità sociale. Il gruppo attribuisce, infatti, identità e ruolo. È l’obbiettivo dell’associarsi ed è l’espressione del:

• Riconoscimento, permette alle persone di riconoscere quello che vedono, è una sorta di guida;

• Significato; • Funzionalità; • Mediazione del cambiamento; • Difesa.

Famiglie pro sociali → in esse le relazioni con il mondo circostante sono improntate all’apertura, allo scambio sociale, alla reciprocità, ecc… Le famiglie che si legano ad altre famiglie rappresentano la prosocialità familiare. L’associazionismo è l forma di prosocialità familiare più evoluta. • CAPITOLO 4

L’ESPERIENZA CONCRETA. L’associazione “Cometa” ha le propri origini dal 1990 quando due famiglie comasche si resero disponibili ad accogliere persone bisognose di una dimora. Attorno a questa iniziale accoglienza è cresciuta una rete familiare e amicale avente lo scopo di prevenire il disagio minorile e di sostenere i nuclei familiari in difficoltà. L’interesse successivamente si è rivolto anche ad adulti in difficoltà temporanea. La connessione con strutture diverse del territorio è stato progettato un intervento ad ampio raggio. La finalità era quella di prevenzione, evitare che i minori venissero allontanati dalle loro famiglie d’origine; dall’altro lato la finalità era quella di implementare l’accoglienza dei minori allontanati dalle famiglie d’origine. L’associazione si è impegnata nello sviluppo delle seguenti azioni:

• Incremento dell’attività di accoglienza residenziale; • Incremento dei servizi diurni; • Attivazione di una equipe specialistica.

Il progetto si prefiggeva di raggiungere i seguenti obiettivi generali: • Favorire il benessere del minore attraverso la relazione e la comunicazione tra pari e tra

adulti;

• Contrastare l’abbandono (educativo) dei minori;

• Sostenere la genitorialità nei confronti delle problematiche dei figli;

• Sostenere le famiglie;

• Promuovere uno stile quotidiano semplice;

• Garantire un aiuto concreto;

• Potenziare i servizi educativi extrascolastici;

• Realizzare attività educative indirizzate verso l’autonomia personale.

L’ACCOGLIENZA RESIDENZIALE Tutti i minori accolti sono stati allontanati dalle famiglie d’origine a seguito di situazioni di trascuratezza, inadeguatezza e condizioni pregiudizievoli all’interno del nucleo familiare. Le famiglie affidatarie instaurano rapporti con la famiglia d’origine, l’affido consiste infatti, in un intervento temporaneo, necessario per superare gli impedimenti che hanno causato l’allontanamento del minore. L’ACCOGLIENZA DIURNA Le segnalazioni riguardano principalmente minori nella fascia della preadolescenza e del’adolescenza con situazioni familiari complesse. Spesso sono ragazzi abbandonati a loro stessi che hanno alle spalle plurimi insuccessi scolastici. La presa in carico di essi inizia dal momento del pranzo, all’interno degli spazi della comunità familiare e termina prima dell’orario di cena. Sono presenti diverse figure professionali come educatori, insegnanti, assistenti sociali, ecc… il disorientamento e le frustrazioni che i ragazzi provano diventano spesso motivo di scoraggiamento e di astio nei confronti dell’ambito scolastico e comunitario, al punto da generare comportamenti antisociali che derivano dall’incapacità di gestire relazioni complesse. L’associazione “Cometa” cerca di mantenere il più possibile i legami affettivi esistenti e contemporaneamente cerca di crearne di nuovi. A seguito della segnalazione l’associazione invita l scuola a far presente alla famiglia l’iniziativa.

Se è interessata viene convocata una riunione in presenza dei genitori, insegnanti, assistente sociale, ecc…

I ragazzi tra gli 11 e i 17 ani hanno bisogno di essere sostenuti e motivati nello studio, hanno alle spalle bocciature e insuccessi scolastici, i genitori chiedono, così, un supporto al loro compito educativo. Le ATTIVITÀ SVOLTE seguono i ritmi normali delle famiglie. Il clima è familiare. Si inizia dal momento del pranzo, nella prima parte del pomeriggio ci si dedica ai compiti scolastici, a metà pomeriggio c’è la merenda organizzata in gruppi omogenei per età al fine di facilitare il dialogo. Nella seconda parte del pomeriggio vi sono attività educative, sportive, laboratori artistico - espressivi come il teatro, che aiuta ad elaborare le emozioni e i sentimenti spesso impliciti o nascosti. L’EQUIPE SPECIALISTICA è composta da:

• Psicoterapeuta;

• Psicologa;

• Pedagogista;

• Neuropsichiatra infantile;

• Assistente sociale;

• Educatore;

• Responsabile educativo dell’associazione.

La formazione di un’equipe di specialisti si è resa necessaria per intervenire con professionalità nella presa in carico dei ci più problematici. Avvenuta la segnalazione e l’accoglienza del minore, occorre prevedere un congruo periodo di osservazione durante il quale vengono raccolte le informazioni necessarie all’elaborazione del progetto educativo personalizzato. La famiglia non delega l’educazione e la cura dei propri figli, ma partecipa attivamente ed ogni intervento educativo. L’equipe svolge una funzione diagnostica, individuando i punti critici e le possibilità di intervento. Un primo compito è quello di costruire la cartella personalizzata che raccoglie le informazioni di ogni minore; la cartella è suddivisa in due parti:

1. Nella prima vengono raccolti i dati anagrafici del minore e della sua famiglia; 2. Nella seconda viene riportato l’andamento scolastico del minore.

Per il minore viene preparato un progetto educativo, “su misura” individuale; in esso sono state individuate le seguenti aree di osservazione:

• Area cognitiva;

• Area relazionale/affettiva ( è la più complessa, difficoltà ad elaborare le emozioni);

• Comportamentale.

Gli strumenti utilizzati sono: • Osservazione narrativa;

• Disegno simbolico dello spazio di vita familiare;

• Il test del disegno dell’albero.

Le difficoltà di questi ragazzi sono nell’ascoltare, parlare e nel leggere. L’associazione “Cometa” crea un progetto educativo personalizzato (vestito su misura); per fare questo necessita di conoscere i ragazzi, i loro punti deboli, le loro esigenze, ecc.. Per ogni area vengono definiti obbiettivi a breve - medio - lungo termine. Altra attività di “Cometa” è lo SPORTELLO LEGALE che connette il lavoro della comunità familiare con le esigenze e le emergenze del territorio. Permette una supervisione anche dal punto di vista legale dei minori accolti in affido residenziale e diurno. ▲ CAPITOLO 5

RIFLESSIONI A MARGINE DELL’ESPERIENZA. Nell’associazione “Cometa” particolare attenzione viene data all’origine del minore, vi è un vero e proprio supporto alle famiglie e alla funzione genitoriale - educativa. L’associazione parte dal presupposto che non si può attivare nulla di efficace se non si riconosce e valorizza il contesto di origine. Pertanto “Cometa” è disponibile al dialogo ascolto, ecc… È aperta a tutti coloro che si trovano in una situazione di disagio e a tutti coloro che possono essere delle risorse nell’ambito dell’azione del “sistema Cometa”. Importante è considerare l’aspetto metodologico, ovvero anche la qualità ha un costo. Dal punto di vista abitativo a struttura è aperta, luminosa e di pregio, bella vista sulla città e spazi ampi. La comunità familiare è una nuova modalità di accoglienza che prende corpo attorno a una famiglia ed è prevista dalla LEGGE 328 del 2000. Se nel linguaggio degli operatori si cita spesso “la famiglia come risorsa” non è sempre condiviso il significato di questa affermazione; spesso si traduce nell’intendere la famiglia come un soggetto esecutore di un progetto educativo, la cui titolarità rimane comunque di altri. “Cometa” non sostituisce la vera famiglia, ma la supporta. I minori sono inseriti all’interno della comunità familiare in relazione alla loro storia personale, percorso progettato e alla composizione della famiglia. L’accoglienza non è intesa come atto privatistico, ma diventa a tutti gli effetti offerta di servizi; a famiglia diventa, così, soggetto di

una politica di servizi innovativa superando l’abitudine di concepire la famiglia solo come fruitore di servizi, perché essa svolge un ruolo attivo. La famiglia però non è onnipotente e ha bisogno di supporti e scambi forniti dall’associazione. La comunità familiare nasce dall’associazione “Cometa” , dalla decisione di alcune famiglie di aprirsi qualche ambito di accoglienza stabile. La comunità non si sostituisce alla famiglia, non nega i legami esistenti e non li sostituisce.

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 8 totali
Scarica il documento