Tesi di laurea sulle risorse idriche nel Mediterraneo, Tesi di laurea di Diritto Tributario
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Tesi di laurea sulle risorse idriche nel Mediterraneo, Tesi di laurea di Diritto Tributario

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1

LE RISORSE IDRICHE NEL

MEDITERRANEO

2

INDICE

INTRODUZIONE………………………………………………………………………………..5

CAPITOLO I

ANALISI DETTAGLIATA DELLE RISORSE IDRICHE NEI PAESI DEL MEDITERRANEO

1. Uno sguardo al bilancio idrico nella regione del Mediterraneo……………………………… 7

2. Gestione delle risorse idriche in Italia…………………………………………………………12

2.1 Investimenti per migliorare la situazione delle risorse idriche in Italia………………………14

2.2 Investimenti previsti per il possibile fabbisogno……………………………………………...15

3 Relazione tra le risorse idriche e il funzionamento efficiente di un sistema…………………….17

3.1 L‟acqua come bene economico legato alla politica……………………………………………19

CAPITOLO II

GEOPOLITICA DELLE RISORSE IDRICHE PRESENTI NEL MEDITERRANEO

1 Come l‟acqua è diventata una questione politica……………………………………………….21

2 Le politiche idriche nel Mediterraneo e i vincoli esistenti ……………………………………..22

3 Le politiche idriche del nord del Mediterraneo…………………………………………………24

3.1 Analisi del settore idrico………………………………………………………………………25

3

3.2 Problemi legati alla gestione idrica……………………………………………………………26

3.3 Azioni effettuate per i problemi di gestione idrica…………………………………………….27

4 Le politiche idriche del sud del Mediterraneo: il caso del Marocco……………………………..29

4.1 Politiche idriche in Tunisia……………………………………………………………………..30

4.2 Politiche idriche in Giordania…………………………………………………………………..33

4.3 Politica idrica in Israele………………………………………………………………………...34

CAPITOLO III

FATTORI CHE INCIDONO O INCIDERANNO SULLA SITUAZIONE DELLE RISORSE

IDRICHE NEL MEDITERRANEO

1 Gli scenari climatici nel bacino del Mediterraneo………………………………………………37

1.2 Le precipitazioni durante gli anni nel Mediterraneo…………………………………………..38

2 Possibili effetti dei cambiamenti climatici e risorse idriche nel Mediterraneo………………….39

2.1 L‟effetto dei cambiamenti climatici sulle acque del Mediterraneo……………………………41

3 Effetti dei cambiamenti climatici sulle aree costiere del Mediterraneo…………………………42

3.1 Situazione dei territori agricoli e costieri……………………………………………………...44

4 Problemi e prospettive future per le risorse idriche del Mediterraneo…………………………..45

CAPITOLO IV

ORGANIZZAZIONI CHE PARTECIPANO AL MIGLIORAMENTO DELLE RISORSE

IDRICHE NEL MEDITERRANEO

4

1 Gli organi che si occupano del problema idrico…………………………………………………48

2 Global Environment Management Initiative (GEMI)…………………………………………..49

3 Global Reporting Initiative (GRI)……………………………………………………………….50

4 Global Reporting Council for sustainable Development (WBCSD)…………………………….52

5 Alliance for Water Stewardship (AWS)…………………………………………………………53

6 International Organization for Standardization (IOS)…………………………………………...55

7 Il contributo dell‟ONU…………………………………………………………………………..56

CONCLUSIONI …………………………………………………………………………………..59

BIBLIOGRAFIA…………………………………………………………………………………..61

5

INTRODUZIONE

Le risorse idriche ricoprono un ruolo particolare all‟interno della tradizionale trattazione delle

risorse naturali, dovuto per alcuni versi alla singolarità delle caratteristiche intrinseche a tali risorse,

e per altri agli impieghi ed utilizzi a cui l‟umanità ha fatto ricorso nel corso del tempo.

In questa elaborazione si è cercato di individuare le risorse idriche dal lato quantitativo e

specificatamente in Italia. La risorsa acqua presenta caratteri di unicità insiti nel suo essere

quantitativamente distribuita in maniera massiccia sull‟intero pianeta di cui ricopre una superficie

superiore rispetto alle terre emerse, ma nello stesso momento presente in maniera fortemente

ineguale, essendo principalmente legata all‟ineguale distribuzione ed incidenza dei fenomeni

climatici .Si stima che durante il decennio 1950-1960 i tassi di prelievo annuali dell‟acqua si siano

quadruplicati in rapporto ai precedenti decenni (fonte Unesco).

L‟acqua è una risorsa naturale fondamentale per qualsiasi organizzazione umana e un bene primario

indispensabile per la riproduzione della vita ed il mantenimento dei processi biologici sul territorio.

Concentrarsi sulla natura e sull‟esistenza di una “questione idrica” completa ed arricchisce lo sforzo

teso a definire i contorni della sostenibilità dei modelli e dei percorsi di sviluppo, per tracciare i

quali è necessaria un‟attenta riflessione sulla complessità delle molteplici interrelazioni esistenti tra

il sistema umano ed il sistema naturale e sul modo in cui la dinamica di tali relazioni influenza il

comportamento dei due sistemi. Il concetto di società intrinsecamente compatibile con l‟ambiente è

centrale nella moderna letteratura sulla sostenibilità, il cui obiettivo primario è quello di

comprendere cosa tale compatibilità possa comportare e come implementarla. La molteplicità di

dimensioni sotto cui analizzare la funzionalità ed il relativo valore della risorsa idrica permettono di

individuare una dimensione funzionale collegata alla capacità di uso della risorsa ed una

valutazione sotto il profilo delle modalità di impiego della stessa.

La capacità di uso di una risorsa riguarda le modalità di accesso alla stessa e la capacità di fruirne

liberamente per il soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze primarie; sotto questo profilo si è

cercato di analizzare le implicazioni di natura sociale ed economica sul livello di benessere di una

società, derivanti da differenti livelli di accesso alla risorsa; analogamente parlare di modalità di

impiego della risorsa attiene più ad una valutazione sulla sua gestione e sulla garanzia degli

standard qualitativi minimi. Lo sviluppo della civiltà umana è stato fortemente condizionato dalla

presenza di abbondanti risorse idriche, disponibili solo in prossimità di località marittime o fluviali,

necessarie per garantire il sostentamento delle popolazioni che si concentravano nei primi nuclei

6

urbani e per assicurare rapide vie di comunicazione con l‟esterno. L‟analisi economica relativa al

bene acqua non può così prescindere dalla complessità delle funzioni che essa svolge all‟interno

della società che riguardano l‟organizzazione del territorio e la preservazione dell‟ambiente, la

salute e l‟igiene pubblica, nonché le molteplici attività economiche che utilizzano l‟acqua come

fattore produttivo. Per lungo tempo tale complessità non è stata pienamente considerata a causa

della convinzione che l‟acqua fosse un bene abbondante, comunque disponibile senza la necessità di

particolari attenzioni nel suo uso.

Oggi, tuttavia, la complessità dei fenomeni ambientali connessi all‟inquinamento idrico e la

progressiva diminuzione dell‟offerta disponibile rispetto alla crescita dei consumi impongono la

necessità di affrontare, in un‟ottica unitaria, tutti gli aspetti connessi all‟insieme delle fasi del ciclo

di utilizzo dell‟acqua. Analizzare gli aspetti relativi alla disponibilità, consumo ed utilizzo delle

risorse idriche nella regione mediterranea implica in primo luogo riconoscere ancora una volta la

profonda eterogeneità, che contraddistingue la regione, nelle caratteristiche sia naturali che socio-

economiche. Ciò comporta l‟opportunità di individuare almeno tre sotto regioni, quella Europea,

Africana e Medio- Orientale, distinte per caratteristiche climatiche e geomorfologiche, per

condizioni legate sia alla struttura economico-produttiva che alla dinamica demografica, per

differenti condizioni di accesso alle risorse naturali disponibili e per disparità nei livelli di sviluppo.

Nella descrizione delle condizioni di disponibilità ed impiego della risorsa idrica, i paesi inclusi

nella definizione di regione Mediterranea Europea sono: Albania, Francia, Grecia, Italia, Malta,

Portogallo, Spagna; la regione Mediterranea Africana include l‟Algeria, la Libia, Marocco, Tunisia

e Egitto; la regione Mediterranea Asiatica comprende Turchia, Israele, Giordania, Libano e Siria.

7

RISORSE IDRICHE NEL MEDITERRANEO

CAPITOLO 1

ANALISI DETTAGLIATA DELLE RISORSE IDRICHE NEI

PAESI DEL MEDITERRANEO.

1 Uno sguardo al bilancio idrico della Regione Mediterranea

Le risorse idriche sono risorse naturali e rinnovabili ,il loro ciclo naturale si può spiegare attraverso

uno schema che non ha mai fine . Partendo dalle piogge che a volte sono le maggiori cause di

creazioni di fiumi ,di laghi e di falde acquifere fino a chiudere il ciclo con l‟acqua che passa da llo

stato liquido allo stato gassoso . Se vogliamo quantificare la distribuzione delle risorse d‟acqua

presenti sul pianeta la maggior parte la troviamo nei ghiacciai, mentre il restante si divide tra le

falde acquifere ,fiumi e laghi. Per modificare il quadro delle risorse idriche presenti si può dire che ,

da un lato un aumento della popolazione porterebbe alla conseguente eliminazione di foreste e di

ogni altro tipo di vegetazione . Mentre dall‟altro cambiamenti climatici indotti dall‟attività umana

potrebbero provocare un impoverimento delle risorse idriche di acqua dolce, come lo scioglimento

dei ghiacciai provocato dal riscaldamento del pianeta (effetto serra).

Fino ad ora abbiamo parlato del ciclo naturale, parliamo ora del ciclo economico dell‟acqua, in

questo ciclo le risorse vengono calcolate in base ad usi alternativi delle risorse idriche. In particolare

l‟uomo utilizza l‟acqua inserendosi nel ciclo naturale con due principali attività, prelevare risorse

idriche e rilascio di acque reflue. Il ciclo economico dell‟acqua inizia con la raccolta da una

sorgente , prosegue con la distribuzione ai civili ed industriali e termina con lo scarico nella rete

fognaria , dove l‟acqua viene fatta defluire nei corsi che portano al mare. Se entriamo nello

specifico del ciclo ci sono alcuni passaggi interessanti da analizzare , come la potabilizzazione delle

acque prima della distribuzione . La potabilizzazione consiste nella rimozione delle sostanze

8

contaminanti dall'acqua grezza per ottenere un'acqua che sia idonea al normale consumo domestico

o per l'irrigazione dei campi.

Concentrandosi sulla regione mediterranea è d‟obbligo sottolineare la disparità di condizioni

economiche che distingue le tre aree maggiori (Africa, Europa e Medio-Oriente). L‟Europa ha la

percentuale maggiore di disponibilità di risorse idriche presenti nel Mediterraneo ,mentre il Medio-

oriente ha una percentuale molto più bassa e infine l‟africa che ha solo il 5% . Come è chiaro dalla

rappresentazione grafica di seguito riportata i paesi più carenti di fonti di approvvigionamento

idrico sono situati nell‟area Medio-Orientale e in quella Nord-Africana, in particolar modo

all‟interno della prima emergono paesi quali Israele, Giordania, Libano e Siria mentre i paesi della

sponda Africana presentano tutti ad eccezione dell‟Egitto elementi di criticità nella disponibilità di

risorse idriche.

Grafico 1.1: Bilancio idrico regione Europea fonte elaborazione dati , FAO

Grafico 1.2 : Bilancio idrico regione Medio-Oriente ,fonte elaborazione dati, FAO

9

Grafico 1.3 : Bilancio idrico nella regione Africana .fonte elaborazione dati ,FAO.

Come vediamo dai dati forniti ,dall‟Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) emerge

chiaramente uno schema ineguale nella distribuzione delle precipitazioni a sfavore dei paesi aridi e

semi-aridi della regione Medio-Orientale ed Africana, il fenomeno assume una portata maggiore, in

termini di costi sociali legati alla insufficiente disponibilità di fonti idriche, quanto minori sono le

capacità in ciascun paese di far fronte a tali carenze, cioè quanto minore è la disponibilità di

strumenti economico-finanziari che possano alleviare gli effetti di medio e lungo termini associati a

fenomeni di scarsità idrica.

Grafico 1.4 : Ratio precipitazioni ultimi anni . fonte IPCC

La situazione in questi territori è tanto più allarmante quanto maggiore è la dipendenza nelle forme

di approvvigionamento idrico di ciascun paese da fonti esterne, cioè da corpi idrografici non situati,

o non originanti, entro i confini del territorio considerato, e quindi da sistemi acquiferi comuni.

Il valore crescente dell‟acqua, le preoccupazioni concernenti la qualità e la quantità degli

approvvigionamenti, oltre alla possibilità di accesso, hanno dato luogo al concetto di geopolitica

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delle risorse o “idropolitica”, cioè l‟insieme delle azioni volte a regolamentare le forme di controllo

ed utilizzo delle fonti idriche condivise dai vari stati.

Nel grafico di seguito riportato si vuole evidenziare il peso di tale fonti idriche “esterne” all‟interno

di ciascuno stato.

Grafico 1.5: Tasso di dipendenza dallo stato fonte IPCC

I dati sono relativi alla misura della quota di fonti idriche rinnovabili considerano, il tasso di

dipendenza da tali fonti esterne . Come vediamo è significativo in paesi quali Egitto, Israele,

Giordania e Siria, realtà in cui le condizioni di penuria unite alle inefficienti condizioni di accesso

alla risorsa, contribuiscono alla determinazione di potenziali rapporti conflittuali tra di esse.

Si possono distinguere due possibili fonti di scarsità idrica, dividendoli in insiemi .Nel primo

insieme rientrano i fattori idro-climatici che, uniti alle caratteristiche geo-morfologiche disegnano

un territorio, ne determinano le tipologie di vegetazione e influenzano le modalità di impiego del

territorio e delle sue risorse. Nel secondo insieme rientrano le fonti di disturbo attribuite alle attività

umane, come la deforestazione, far pascolare gli animali e di conseguenza compromettendo la

capacità del terreno di trattenere acqua e quindi di ricaricare le falde acquifere .

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Grafico 1.6: Impiego risorse idriche, fonte IPCC

Come riporta il grafico le principali cause di cambiamenti delle disponibilità di risorse idriche sono

di natura antropica, cioè legate all‟esigenze di consumo e di produzione, sia civile che industriale o

agricolo. Per quanto riguarda gli effetti connessi direttamente al consumo di risorse idriche nei

settori civili , agricolo e industriale, si evince dal grafico la quota di impiego totale delle risorse

idriche destinate ad uso agricolo è maggiore nei paesi come (Malta,Egitto,Turchia). Mentre come si

vede c‟è una maggioranza per impieghi nei fini domestici di risorse idriche in paesi come ( Spagna

e Francia). Come vediamo l‟impiego delle risorse totali maggiori tra i vari paesi del Mediterraneo

lo abbiamo in Egitto. Comunque la mancanza di possibilità in sede storica di informazioni continue

sui paesi delle risorse idriche non ci permette di dare una stima precisa delle stesse anche perché

sono in continua evoluzione .

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2 Gestione delle risorse idriche in Italia.

L‟Italia si colloca tra i paesi più ricchi di acqua al mondo, con una disponibilità pro capite di 3300

metri cubi annui. Ai grandi bacini del nord , si contrappongono corsi d‟acqua lungo l‟arco

appenninico.

Purtroppo , c‟è una distribuzione delle risorse idriche non equa tra nord e sud . Le regioni del nord

,possono godere infatti di risorse abbondanti e sempre disponibili, questa relativa facilità di accesso

alle risorse idriche ha comportato al nord un utilizzo assai intenso dell‟acqua. Al contrario al sud , la

disponibilità idrica è assai ridotta . Se nei bacini del nord sono utilizzabili circa il 50% di risorse

disponibili, questa frazione però non e uguale per i paesi del sud che scendono al 20%. La tabella

seguente mostra le risorse idriche disponibili in italia per compartimento ideografico .

Tabella 1.1 : Risorse idriche disponibili fonte (IRSA-CNR).

L‟Italia , come tutti i paesi mediterranei, presenta una dominanza negli usi d‟acqua destinati

all‟irrigazione, gli usi civili invece sono solo il 15%. L‟irrigazione intensiva è molto praticata al

nord, combinando le energie idroelettriche a quelle di una rete di canali costruiti per le irrigazioni.

Come mostra la tabella questi sono i principali usi dell‟acqua in Italia.

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Tabella 1.2: Usi delle risorse idriche divisione geografica ,fonte (IRSA-CNR).

Come si nota dalla tabella , al nord gli usi industriali sono autosufficienti, ma indipendenti dagli

acquedotti civili. L‟acquedottistica civile invece, è raramente connessa al sistema elettrico-

irrigazione, essa si alimenta da acque sotterranee o sorgive . Man mano che ci si sposta verso il sud

invece vediamo, che si fa più frequente il ricorso a fonti superficiali , anche se la fascia appenninica

presenta la maggiore percentuale di fonti idriche sorgive o sotterranee. Completamente differente è

la situazione del sud e delle isole. Qui vi è una sostanziale integrazione tra i vari usi(civili, irrigue e

industriali) delle risorse idriche , che si trovano a gravare sulle stesse infrastrutture.

Concentrando la nostra attenzione sul sistema dei servizi idrici pubblici, che sono il 15 % del totale,

possiamo farci un idea più precisa sul tipo di problemi che ci si trova ad affrontare. La rete

acquedottistica oggi in Italia , raggiunge quasi tutta la popolazione , fatta eccezione per alcuni centri

isolati e alcune zone come il mantovano legate all‟autoapprovvigionamento. Al nord la quasi

totalità della popolazione riceve sufficienti rifornimenti, al sud invece una consistente frazione di

popolazione riceve approvvigionamenti insufficienti, con sospensione di servizio, che interessano

più stagioni.

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2.1 Investimenti per migliorare la situazione delle risorse idriche in Italia

In Italia i problemi nel settore idrico esistono e sono differenziati , questo richiede una soluzione

molto specifica, da ricercare negli investimenti al settore idrico. La disponibilità di una indagine

recente (Co.N.Vi.R.I., 2011) ci permette di dare una rappresentazione sia degli investimenti previsti

dai Piani di ambiti che del loro grado di realizzazione.

La Tabella 1.3 riassume i dati raccolti in merito agli investimenti previsti originariamente nei

documenti di pianificazione, dal primo documento entrato in vigore nel 1999 ad oggi, relativamente

ad un campione di 112 gestori, che servono più di 40 milioni di abitanti. Si nota che gli investimenti

previsti complessivamente, al lordo dei contributi a fondo perduto, sono quasi € 29 miliardi. Ciò si

traduce, in media, in investimenti per abitante di € 715, ossia quasi € 44 l‟anno per abitante su un

periodo medio di affidamento di 24 anni.

Nel rapporto si formula inoltre l‟espansione di questo campione ad altri due universi: la popolazione

servita in regime di servizio idrico integrato (SII) e l‟intera popolazione italiana. Il monte

investimenti complessivo esteso alla popolazione servita dal SII è di quasi € 36 miliardi, mentre per

l‟intera popolazione nazionale si stima che gli investimenti necessari siano più di € 46 miliardi.

Tabella 1.3: Piani di investimento risorse idriche in Italia. fonte (Co.N.VI.R.I, appendici del

rapporto sullo stato dei servizi idrici)

15

Con questi investimenti si posso attuare interventi specifici al settore idrico.

o Interventi di adattamento e manutenzione straordinaria della rete :si tratta di interventi

finalizzati a garantire „ordinario funzionamento della rete di approvvigionamento e fognatura,

aumentando l‟efficacia del servizio attraverso la riduzione della vulnerabilità del sistema idrico

,attraverso la riduzione delle perdite e un migliore sistema automatizzato.

o Interventi di completamento della rete: si tratta di interventi necessari per adeguare le reti alle

nuove necessità, ad esempio, impianti di trattamento e potabilizzazione , adeguare il sistema

fognario in base alle direttive generali.

o Interventi di nuova infrastrutturazione : potrebbero rientrare grandi progetti di risanamento

integrato e rinaturalizzato, di disinquinamento di aree a rischio, e adattamento delle

infrastrutture inadeguate.

o Salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell‟ambiente idrico;

o Utilizzazione razionale e sostenibile delle risorse idriche fondata sulla loro protezione a

lungo termine

o Principi di precauzione ed azione preventiva;

o Principio della correzione - anzitutto alla fonte - dei danni causati all‟ambiente;

o Applicazione del principio “chi inquina paga”;

o Assicurare un approvvigionamento adeguato di acqua di buona qualità.

2.2 Gli investimenti previsti per soddisfare il possibile fabbisogno

La consapevolezza che la riforma del settore idrico sia ancora largamente incompiuta trova

espressione nella carenza di modernizzazione delle infrastrutture in una parte consistente del

territorio nazionale. Gli investimenti non sono sufficienti a garantire l‟efficienza delle reti e del

servizio e le tariffe molto basse da un lato e gli esiti del Referendum per la parte sulla

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remunerazione del capitale investito dall‟altro rendono ancora complesso il finanziamento degli

investimenti con risorse diverse da quelle pubbliche a fondo perduto.

Gli investimenti realizzati fino ad ora non risultano sufficienti, soprattutto se si considera che questi

interventi riguardano in buona parte il completamento della copertura del ciclo idrico integrato, in

particolare per quel che concerne il sistema della fognatura e della depurazione, nonché la

ristrutturazione delle reti esistenti, fondamentale per intervenire sul problema delle perdite idriche,

che oggi contano oltre il 30% dell‟acqua immessa in rete. L‟investimento di capitale nel settore è

necessario ad assicurare un‟adeguata capacità di produzione e a mantenere in buono stato di

funzionamento le reti di trasporto e di distribuzione della risorsa. Dall‟ultimo Rapporto sullo Stato

dei Servizi Idrici del CO.N.VI.R.I. pubblicato a dicembre 2011, risulta che la spesa programmata

per infrastrutture idriche nei Piani di Ambito esaminati è pari a poco più di 29.199 milioni di euro.

Di questi poco meno dell‟88% (25.674 milioni di euro circa) sono investimenti finanziati da tariffa,

la restante parte (3.525 milioni di euro circa) sono investimenti finanziati con contributi a fondo

perduto.

La tabella che segue riporta le informazioni relative agli investimenti programmati nei piani

originari, in ciascuna Regione. Si vede un‟estrema variabilità degli importi dedicati agli

investimenti, sia nella parte relativa agli investimenti finanziati mediante tariffa sia nella parte

relativa a quelli sovvenzionati con i contributi pubblici. La percentuale relativa agli interventi

finanziati con la tariffa passa dal 3% circa della Calabria (0,5 milioni di euro su 19,5 totali) ad oltre

il 99% del Friuli V.G. (409 milioni di euro su 412 totali). La parte degli interventi finanziati da

tariffa è comunque superiore al 90% in 9 delle 17 regioni per le quali si hanno a disposizione i dati,

ed è inferiore all‟80% in sole 3 regioni (Puglia, Basilicata e Calabria). Con riguardo ai valori pro-

capite è evidente la diversità del dato: si passa dagli oltre 1.800 euro pro capite del Friuli V.G. e

della Basilicata, a cifre inferiori ai 350 euro di Liguria e Calabria.

17

Tabella 1.2: Investimenti per le risorse idriche per regioni e tasso di realizzazione . fonte

(Co.N.VI.R.I)

Come si nota dalla tabella il tasso di realizzazione più alto di miglioramento di risorse idriche si

potrà avere in Liguria , mentre quello più basso si avrà in Sicilia .

3 Relazione tra risorse idriche e funzionamento efficiente di un sistema

economico.

L‟analisi sul rapporto tra disponibilità idriche e funzionamento efficiente di un sistema economico,

rientra nella più generica trattazione del problema dell‟impiego delle risorse naturali e del loro

valore, come fonte di sostentamento e come base produttiva di un economia. La complessità della

18

relazione tra la disponibilità idrica e il benessere di un paese può essere spiegata ,individuando due

prospettive di impiego delle risorse idriche.

La prima riguarda il rapporto tra l‟impiego delle risorse e la capacità di soddisfare le esigenze

minime vitali di uno stato, l‟altra consiste nel rapporto tra disponibilità idrica e crescita di un

economia . La prima prospettiva spiega la necessità di garantire l‟accesso ai mezzi idrici per il

soddisfacimento dei bisogni primari dell‟uomo, nei quali entrano i bisogni di tipo economico-

sociale ,che permettono all‟uomo di poter attivamente partecipare all‟esercizio delle libertà

fondamentali all‟interno di una società. Entrando ancora più nello specifico possiamo analizzare, i

differenti gradi di accesso a una risorsa, naturalmente intendendo per accesso la capacità di poter

utilizzare la risorsa senza ,che questo comporti costi umani, sociali ed economici elevati. Per quanto

riguarda la seconda prospettiva, permette invece di superare la questione dell‟accesso alle risorse

dandola per certa per funzionamento di un sistema economico ,incentrando l‟attenzione su gli

effetti, che differenti impieghi di risorse potrebbero avere su un‟economia.

Tale duplicità di prospettive , dalle quali analizzare il fenomeno del rapporto tra risorse idriche e

funzioni di benessere collettivo riflette e interpreta una distinzione logica tra il benessere e la

ricchezza. Il concetto d benessere riveste un significato più ampio di quello di ricchezza ,includendo

anche elementi, non solo economici ma anche elementi che concorrono a migliorare la qualità della

vita. Possiamo distinguere due tipi di benessere ,il primi li possiamo chiamare costituenti e

rappresentano tutto ciò , che potrebbe essere interpretato come fine o scopo come : la felicità, la

salute, la libertà. I secondi si chiamano invece determinanti e sono quelli più importanti come :cibo,

acqua potabile, conoscenze. Alla luce di queste considerazioni si propone un analisi tra le risorse

idriche e il benessere , che da una parte affronta il problema dei bisogni primari e dall‟altra offre la

possibilità di inserire la risorsa acqua nella relazione di un sistema economico.

Questa relazione si può spiegare con degli esempi , il primo riguarda i paesi in via d sviluppo , che

offrono un interessante spunto di riflessione ,circa il nesso tra l‟accesso alle risorse idriche e le

condizioni economico sociali di un sistema economico. Le zone rurali dei PVS, sono quelle meno

fornite di infrastrutture di trasporto dell‟acqua ,questo ricade sulle donne dei paesi che si occupano

di raccogliere l‟acqua direttamente dai pozzi , questo togliendo del tempo da dedicare alla

produttività della donna stessa, comportando un abbassamento del tasso di nascita , riducendo

parlando in termini economici la prole che è un bene di investimento. Evidenti sono inoltre le

conseguenze sulla salute , legate all‟impiego di risorse idriche inadeguate , si stima che le malattie

legate al consumo di acqua uccidono dai 10000 ai 20000 bambini ogni giorno. Restando nel tema

19

più di un miliardo di persone non beneficiano di acqua potabile , ed approssimativamente più di due

miliardi di persone non hanno accesso a servizi sanitari adeguati.

3.1 L‟acqua come bene economico legato alla politica

L‟ idea che l‟acqua possa essere considerata un bene economico , significa assoggettarla alle regole del mercato e accettare che possa essere acquistata o venduta a scopo di lucro. Se l‟acqua è

questione di profitto, la sua gestione diventa funzionale a politiche di crescita piuttosto , che di

sostenibilità e il suo accesso da aperto si trasforma in esclusivo. Da quanto detto si capisce, che i

servici idrici non possono essere soggetti alle regole di un mercato di tipo concorrenziale, ovvero

quello , che genererebbe efficienza tecnologica e produttiva. Tuttavia se da un lato non e possibile

che i servizi idrici siano gestiti dalla concorrenza sul mercato, dall‟altro è possibile che possano

essere oggetto di concorrenza per il mercato da parte di grandi imprese . Le defezioni derivanti dalla

considerazione dell‟acqua come bene economico , sono confermate dal rapporto UNPD 2013 , che

mostra come i più poveri abbiano minore accesso all‟acqua potabile e paghino di più per ottenerla.

Questo fenomeno , tipico ma non esclusivo dei paesi cosiddetti in via di sviluppo(PVS) , ma prende

tutti i gradi della scala spaziale fino ad arrivare , nelle aree rurali. Di fatti queste zone abitate da

poveri , non sono servite dalla rete idrica per questioni economiche o giuridiche e la popolazione è

costretta a ricorrere al mercato privato per acquistare acqua a prezzi più alti, peggio attingendola dai

pozzi spesso non potabili per mancanza di reti fognarie. La determinazione del prezzo dell‟acqua è

un problema per questi paesi, perché il prezzo non e determinato dal mercato internazionale ma

imposto dal monopolista. L‟acqua è fonte di vita, senza acqua non c‟è vita. L‟acqua costituisce

pertanto un bene comune dell‟umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto

all‟acqua è un diritto inalienabile: dunque l‟acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene

condiviso equamente da tutti. Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non

hanno accesso all‟acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero raggiunga i tre

miliardi. Il principale responsabile di tutto ciò è il modello neoliberista che ha prodotto una enorme

disuguaglianza nell‟accesso all‟acqua, generando oltretutto una sempre maggior scarsità di

quest‟ultima, a causa di modi di produzione distruttivi dell‟ecosistema. E tuttavia, le pressioni ai

diversi livelli (internazionale, nazionale e locale), finalizzate ad affermare la privatizzazione e

20

l‟affidamento al cosiddetto libero mercato della gestione della risorsa idrica, continuano imperterrite

e travalicano trasversalmente le diverse culture politiche ed amministrative. Per questo affermiamo

che arrestare i processi di privatizzazione dell‟acqua assume, nel XXI secolo, sempre più le

caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, che chiede a

ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e

future. Le istituzioni economiche, finanziarie e politiche che per decenni hanno creato il degrado

delle risorse naturali e l‟impoverimento idrico di migliaia di comunità umane oggi dicono che

l‟acqua è un bene prezioso e raro e che solo il suo valore economico può regolare e legittimare la

sua distribuzione. Noi sappiamo che non è così.

Dopo decenni di ubriacatura neoliberista, gli effetti della massa sul mercato dei servizi pubblici e

dell‟acqua dimostrano come solo una proprietà pubblica e un governo pubblico e partecipato dalle

comunità locali possano garantire la tutela della risorsa, il diritto e l‟accesso all‟acqua per tutti e la

sua conservazione per le generazioni future. In questa battaglia, insieme globale e locale, è ormai

largamente diffusa la consapevolezza delle popolazioni riguardo alla necessità di non mercificare il

bene comune acqua e non esiste quasi più territorio che non sia attraversato da vertenze per l‟acqua.

Anche nel nostro Paese l‟importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte

consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze

differenti e facendo divenire la battaglia per l‟acqua il paradigma di un altro modello di società. Con

un‟esigenza comune e condivisa : la necessità di una svolta radicale rispetto alle politiche,

trasversalmente condivise negli ultimi vent‟anni, che hanno fatto dell‟acqua una merce e del

mercato il punto di riferimento per la sua gestione.

21

CAPITOLO 2

GEOPOLITICA DELLE RISORSE IDRICHE PRESENTI NEL

MEDITERRANEO

1 Come l‟acqua è diventata una questione politica

La disponibilità idrica e la sua buona distribuzione, rappresentano dei fattori di crescita economica,

demografica e anche sociale per ogni paese. Al contrario, una disponibilità ridotta costituirebbe un

fattore di penalizzazione non indifferente, in quanto oggi è diventata una risorsa limitata e una vera

e propria questione politica. In realtà il problema della scarsità d‟acqua non è sorto adesso, fino agli

anni ‟60 la disponibilità di risorse idriche era sufficiente per soddisfare i bisogni. Dagli anni ‟70 che

si sono sviluppati dei processi di tipo locale capaci di mettere a repentaglio l‟equilibrio fra risorse

disponibili e risorse necessarie. Queste alterazioni possono essere di tipo ambientale, culturale,

sociale. Tant‟è che la situazione che si è venuta a creare vede 80 paesi nel mondo e circa il 40%

della popolazione ad affrontare problematiche per disporre di risorse idriche. Dalla fine del 2000

almeno 93 paesi hanno provveduto alla privatizzazione delle risorse idriche. In realtà l‟idea

generale e che, per quanto essenziale è l‟acqua, sia giusto che tutti possono accedervi e quindi si

pensa a non associarla a un valore prettamente economico. Nonostante questo l‟etichettare un

prezzo all‟acqua è un fenomeno in crescita, a causa di programmi di stati per la privatizzazione. Per

i sostenitori del diritto all‟acqua, questo non dovrebbe essere in alcun modo vincolato dalle regole

del mercato in quanto, appunto, si tratta di un bene troppo fondamentale per la vita, di cui

l‟individuo non sceglie di utilizzarne o meno. I motivi per i quali numerosi governi hanno attuato la

privatizzazione dell‟acqua, possono essere riassunti in 3 categorie:

1. Sociali (per la convinzione che la privatizzazione possa aiutare a soddisfare nuovi bisogni idrici).

2. Commerciali (secondo l‟dea che l‟apertura al mercato possa portare a risparmi).

3. Finanziari (convinzione che il mercato privato sia capace di mobilitare capitali in modo più

efficiente).

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E‟ scontato che la privatizzazione porti all‟aumento dei prezzi, per questo molte persone non sono

d‟accordo. Il costo dell‟acqua dipende da vari fattori. Spesso il consenso sugli sforzi di

privatizzazione delle risorse idriche dipende dalle decisioni riguardanti la quantificazione delle

tariffe. Un argomento portato dai sostenitori della privatizzazione delle acque, è che una gestione

non pubblica porterebbe efficienza nella produzione, distribuzione e impiego dell'acqua dolce. La

rarità del bene e un prezzo, anche più alto, che tenesse conto del suo reale valore dovrebbero

indurre i consumatori al risparmio idrico, la concorrenza fra società idriche, per ottenere in

esclusiva la gestione in un certo territorio. Tramite un quadro regolatorio e ritorni certi, specifiche

richieste in questo senso, dovrebbe incoraggiare gli investimenti di lungo periodo, spingere

all'ammodernamento degli impianti e alla riduzione delle perdite negli acquedotti. I contrari

sostengono che senza una legge sul servizio universale idrico e l'obbligo di inserire una clausola a

protezione dei centri svantaggiati e dei meno abbienti, viene meno la garanzia per tutti i cittadini del

godimento pieno e continuativo di un servizio essenziale alla vita. Il privato potrebbe interrompere

la fornitura ai clienti meno abbienti che non pagano, ovvero decidere di non servire una località,

perché i ricavi non coprono i costi operativi.

Gli ambiti territoriali ottimali cesserebbero di esistere e con essi ogni possibilità di controllo

governativo sui prezzi, non potendo per il diritto antitrust nessuna autorità pubblica imporre dei

prezzi amministrati a soggetti privati. Se la privatizzazione dell‟acqua continuerà ad espandersi,

imprese private e istituzioni dovranno cercare di comprendere che diventerà essenziale, fornire

spiegazioni ragionevoli per ottenere il consenso pubblico e soprattutto venire in contro bisogni degli

individui.

2 Le politiche idriche del Mediterraneo e i vincoli esistenti

A causa della diversità delle condizioni fisiche , sociali ed economiche dei paesi mediterranei, le

politiche attuate si differenziano molto tra di loro in termini di integrazione , formalizzazione e

capacità di intervento nel settore idrico, pur mostrando alcune sostanziali coincidenze.

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Nella gran parte del Mediterraneo , i problemi idrici stanno assumendo un importanza crescente in

ambito delle politiche dell‟ambiente e dello sviluppo .

In quasi tutti i paesi del Mediterraneo, le politiche idriche sono influenzate da forti vincoli fisici,

economici-sociali , giuridici e in molti casi anche geopolitici. Spieghiamo nel dettaglio tutti i

vincoli:

 Vincoli fisici: in alcuni paesi del Mediterraneo, gli apporti naturali sono mediamente inferiori a

1000 metri cubi annui per abitante, i che rappresenta una soglia di “scarsità idrica” per i paesi in cui

l‟irrigazione è una necessità vitale. L‟acqua è raramente presente dove è necessaria, quando occorre

e in quantità tali da soddisfare i bisogni. Nella maggior parte dei casi , queste risorse non possono

essere sfruttate dagli utenti , in quanto la loro regolazione e mobilitazione necessita dell‟intervento

di operatori , che a volte mancano.

 Vincoli economico-sociali: in molti stati del Mediterraneo, le risorse sono già fortemente sfruttate

ed utilizzate o sottoposte a prelievi eccessivi, come il caso di Israele, Libia, Malta e Tunisia. In

questi paesi i prelievi hanno superato il tasso di ricarica delle falde sotterranee rinnovabili, senza

parlare dello sfruttamento minerario delle falde fossili(L'acqua fossile è acqua bloccata in una falda

acquifera per un periodo molto superiore al normale). Fatta eccezione per l‟Europa, le domande

idriche sono in continua crescita, a causa dell‟ aumento della popolazione, che provoca da un lato

aumento della domanda di acqua potabile e dall‟altro di quella irrigua per far fronte a bisogni

alimentari. L‟economia dell‟acqua del Mediterraneo è ampiamente sovvenzionata, pero tutto ciò

riduce la possibilità di far entrare il mercato nella gestione delle risorse .

 Vincoli giuridici: Il fatto che l‟acqua rappresenti un bene pubblico è riconosciuto dal diritto delle

acque di quasi tutti i paesi del Mediterraneo. Questo tuttavia, non è compatibile con il

mantenimento dei diritti sull‟acqua, individuali o collettivi , legati o meno alla proprietà del suolo,

specie per quanto riguarda l‟irrigazione. Il diritto dell‟acqua è al tempo stesso , il principale vincolo

e la base legale degli strumenti di regolamentazione della gestione di risorse idriche da parte di

poteri pubblici.

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 Vincoli geopolitici: nel mondo Mediterraneo, le risorse idriche non rientrano tutte in ambito

nazionale, ma in più regioni vanno oltre il confine , come accade nella Penisola Iberica ,nei Balcani

e nel Vicino Oriente. Molti stati sono dipendenti per una parte sostanziale o per la quasi totalità

delle loro disponibilità idriche dai paesi confinanti(Egitto, Israele, Siria, Albania …) , sono fornitori

di acqua dei loro vicini ( Spagna, Croazia, Slovenia). Le politiche idriche di questi paesi non

possono essere indipendenti dalle relazioni internazionali.

3 Le politiche idriche del nord del Mediterraneo

La sub-regione del nord del Mediterraneo si estende per circa 2,5 milioni di chilometri quadrati,

all‟interno della quale ci sono quasi 300 milioni di abitanti. L‟area è densamente popolata , quindi la

popolazione effettua una pressione costante sulle risorse idriche . I più importanti bacini idrici sono

situati in questa sub-regione (Ebro, Rodano, Po).

Nella sub-regione del nord del Mediterraneo, ci sono fattori che portano cambiamenti nel settore

idrico del tipo :

 Cambiamenti demografici: in questi paesi risiede attualmente più della metà della popolazione del

Mediterraneo. In ogni caso ciò che desta preoccupazione non è la popolazione complessiva delle

popolazioni della sponda del nord , quanto la crescita delle popolazioni urbane che vivono lungo le

coste. Queste aree presentano domanda idrica elevata, il cui soddisfacimenti non può essere

assicurato dalle fonti più vicine.

 Cambiamenti politici: i paesi membri seguono le rigorose normative e direttive dell‟Unione

Europea in materia di risorse idriche. Gli altri paesi , rispettano le normative comunitarie delle

risorse idriche.

 Cambiamenti economici: vi sono notevoli divari nel paese del nord del Mediterraneo del PIL tra i

paesi. Un elevato livello di sviluppo economico può offrire migliori opportunità nella

valorizzazione delle risorse idriche. Un basso livello invece ,riduce queste opportunità e può

incidere negativamente sulla situazione idrica , riducendo la manodopera di settori che usano

l‟acqua in maniera più efficiente .

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 Cambiamenti sociali: in alcuni paesi l‟acqua è considerata un bene pubblico, che deve essere

assicurato a tutti ad un prezzo che copre solo in parte il suo costo complessivo. I governi

mantengono bassi i prezzi per contenere flussi migratori delle aree rurali verso quelle urbane.

3.1 Analisi del settore idrico

Il settore idrico sponda nord, nel Mediterraneo è inserito all‟interno di diversi contesti:

 Il contesto naturale: la maggior parte delle sub-Regioni non può essere considerata arida, a

differenza di alcune aree del sud della Spagna, dell'Italia e alcune zone costiere di Turchia e Grecia.

La siccità è un fenomeno occasionale e non una caratteristica predominante della regione. Le zone

dei Balcani sono caratterizzate, da particolari fenomeni naturali, nonostante l‟abbondanza delle

precipitazioni e dei corsi d‟acqua, la disponibilità idrica è alquanto imprevedibile.

 Contesto istituzionale: il fatto , che tutti considerano l‟ acqua un bene pubblico ,ma il suo prezzo

solo in minima parte copre i costi di produzione e distribuzione, ciò vale specialmente per il settore

agricolo.

 Contesto socio-economico: gli stati dell‟Unione Europea sono i più ricchi del Mediterraneo, mentre

paesi come Albania, hanno il PIL pro capite più basso e le più alte perdite in rete. Il turismo

rappresenta alcuni paesi come ,Francia , Spagna, Italia ,per altri paesi come l‟Albania tuttavia non

sembra essere un fattore trainante per lo sviluppo futuro. Questo contribuisce al fenomeno di

carenza idrica concentrato sulle zone costiere .

 Analisi dello sfruttamento delle risorse idriche: l‟insieme degli usi settoriali dell‟acqua può

considerarsi positivo . La quota di acqua usata per l‟agricoltura in tutti i paesi e inferiore all 80 %

del totale (Albania 76% la più alta). Gli usi industriali hanno una quota che arriva fino al 69 %

detenuta dalla Francia. Per finire gli usi domestico hanno una maggioranza del 16% contesa tra

Francia e Turchia.

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