Risposte a domande più frequenti di diritto canonico, Domande di esame di Diritto Canonico. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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michael_p123 dicembre 2015

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Risposte a domande più frequenti di diritto canonico, Domande di esame di Diritto Canonico. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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Risposte alle domande più frequenti all'esame di diritto canonico del professor Zanotti dell'università di Bologna. Utile per preparare velocemente l'esame e garantisce un ottimo rendimento.
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Riassunto di diritto canonico. Domande più frequenti.

1) Potestas directa.

Teoria teocratica enunciata da Bonifacio VIII nella bolla Unam Sanctam. La Chiesa ha il dominio diretto sulle

cose spirituali, mentre ha un dominio indiretto su quelle temporali. Il papa infatti riceve da Dio i 2 poteri,

spirituale e temporale, ed esercita solo direttamente quello spirituale, mentre quello temporale lo affida ai

regnanti. Infatti, se Cristo è signore di tutte le cose e il papa è il Vicario di Cristo, allora il papa è di conseguenza

signore di tutte le cose. Lo stato deve essere quindi al servizio della Chiesa, unica depositaria della via per la

salvezza eterna.

2) Potestas indirecta.

Teoria che deriva dalla potestas directa e dalla reazione autonomistica degli stati durante la controriforma.

Secondo tale teoria stato e chiesa sono separati: al primo sono affidate solo materie “tecniche”, esercitate

senza alcun risvolto di tipo morale; alla seconda viene affidata la materia spirituale e l’intervento nella sfera

temporale se lo Stato interferisce nella materia spirituale. Tuttavia lo stato non può essere ridotto ad un

mero esecutore tecnico, e inoltre esso esprime valori etici. La potestas indirecta quindi non nasconde altro

che la potestas directa.

3) Potestas mediata

Teoria che si afferma in Francia nel XX secolo, grazie alla Nuova Teologia. Tale movimento si proponeva di

trovare un nuovo linguaggio per diffondere il messaggio cattolico, dal momento che il laicismo e la parità tra

religioni in Francia stava mettendo in seria crisi la religione cristiana cattolica. Secondo tale movimento, è

necessario dialogare con la modernità e non chiudersi, come invece la Chiesa faceva a quel tempo. Inoltre,

la Chiesa non ha potestà sul potere temporale, ma nel temporale. Il suo compito è quello di illuminare

moralmente le coscienze e porre obblighi morali, non giuridici. La potestas della chiesa è “mediata” dai fedeli.

4) Teoria gesuitica del tirannicidio.

Secondo tale teoria, il potere dei re deriva dal popolo, che a sua volta riceve il potere da Dio. Esistono due

tipi di tiranno: l’usurpatore, che non ha titolo legittimo e può essere legittimamente ucciso; il regnante

legittimo degenerato, che non può essere legittimamente ucciso.

5) Editto di Milano.

Fu emanato nel 313 d.C. dagli imperatori Costantino e Licinio e concedeva la libertà giuridica per i cristiani.

La Chiesa diventa un collegium licitum. Tale editto rappresenta un accordo gerarchico tra l’Impero romano,

che riceve sostegno dalla chiesa per l’attività di governo, e la chiesa, che riceve riconoscimento giuridico ma

diventa strumento del potere temporale. La comunità dei fedeli viene messa da parte, in quanto tale accordo

riguardava solo i vertici della chiesa. Finisce la chiesa eroica e militante dei martiri, comincia la

gerarchicizzazione.

6) Concilio Vaticano II

Fu voluto da Pio IX nel 1869 e fu interrotto per la conquista di Roma da parte dell’Italia. Il concilio fece in

tempo ad approvare la costituzione “Pastor aeturnus” che sanciva il dogma dell’infallibilità del papa. Quando

il pontefice esercita il magistero supremo e definisce verità morali o di fede ex cathedra, egli è infallibile.

Quando invece non agisce ex cathedra ma definisce ugualmente verità morali o di fede, gli è comunque

dovuto un ragionevole ossequio. Viene sancito quindi il primato del papa, capo supremo della chiesa che

esercita il potere legislativo, esecutivo e giudiziario senza limiti e che ha piena giurisdizione sulla chiesa

universale.

7) Sinodo episcopale.

Fu istituito da Paolo VI nel 1865. Esistono 3 tipi di assemblea del sinodo: generale, che dà pareri

sull’episcopato universale; straordinaria, per ragioni urgenti; speciale, per affari di una o più regioni

ecclesiastiche. Il sinodo ha potere consultivo, non è espressione della collegialità episcopale e vi partecipano

alcuni vescovi, i rappresentanti di alcuni ordini religiosi, alcuni patriarchi e metropoliti.

8) Conferenze episcopali.

Il primo esempio è nel 1830 in Belgio. Subiscono una crisi nel concilio vaticano I e riprendono vigore nel XX

secolo. Sono composte dai vescovi di uno stato, hanno un potere di definire statuti propri e di autorganizzarsi.

Le loro decisioni sono vincolanti se rispettano il diritto comune e le prescrizioni della santa sede.

8) Il matrimonio secondo graziano.

Graziano adotta, per definire il matrimonio il modello giuridico della compravendita, importato dalle

invasioni barbariche del V secolo. Secondo la mentalità barbarica, la donna non ha autonomia ma è solo una

merce di scambio. Il matrimonio è quindi una compravendita che si perfeziona con la consegna della cosa,

che in questo caso è rappresentata dalla consumazione carnale. In epoca romana invece il matrimonio era

considerato alla stregua del possesso ed era fondato sull’affetto reciproco e sull’atto di condurre la moglie a

casa del marito.

9) Chiesa e i regni dell’invisibile.

Inferno: regno di Lucifero, angelo decaduto, e popolato da dannati. Lucifero opera attraverso l’eresia, che è

da reprimere specialmente se consapevole. L’eresia veniva controllata tramite l’inquisizione (vescovile,

all’interno della diocesi; legnatina, tramite legati pontifici; romana). Progressiva centralizzazione.

L’inquisizione spagnola mirava a difendere il modello di società feudale nella spagna dell’epoca. Lucifero

opera anche attraverso la magia, che prima delle decretali di Gregorio IX era considerata mera superstizione.

Successivamente, si comincia a temere la magia e a dare la caccia alle streghe. Nasce la letteratura

demologica. In tal modo si reprimeva l’indagine empirica e la cultura popolare.

Purgatorio: nasce col II concilio di Nicea. Qui le anime si purificano e accedono al Paradiso. Esprime il

sentimento di pietà per i defunti e il legame con i morti. E’ possibile operate per i defunti per assicurare loro

il paradiso. Al purgatorio è legata la dottrina delle indulgenze.

Paradiso: popolato da santi e angeli, che operano anche nella vita terrena. Le loro intercessioni e le preghiere

a loro sono necessarie per la salvezza. I santi venivano inizialmente proclamati tali dalla comunità dei fedeli;

successivamente dai vescovi e infine dal papa, tramite regole processuali.

10) Code iris canonici

L’iniziativa fu di Pio X nel 1904 e fu asservita all’accentramento ecclesiastico, non alla tutela di diritti

individuali come nelle codificazioni moderne. Il modello segue lo schema del giurista romano Gaio e presenta

5 parti: norme generali, persone, cose, processi, delitti e pene. La redazione fu guidata dal cardinale Gasparri

e fu pubblicato nel 1917.

11) Fonti del diritto canonico.

Esistono fonti di cognizione e di produzione, intese in senso oggettivo (in base al procedimento) e in senso

soggettivo (in base al soggetto emanante). Queste ultime sono divisibili in fonti di diritto divino e di diritto

umano ecclesiastico. Le fonti di diritto divino derivano da Dio e sono divisibili in diritto divino naturale (norme

presenti nell’uomo e legate alla sua natura, poste direttamente da Dio) e di diritto divino positivo (poste da

Dio tramite la Sacra Scrittura e la Tradizione, e autenticate dalla Chiesa). Le norme di diritto umano

ecclesiastico si sviluppano in seguito alla gerarchicizazzione della chiesa.

12) Impedimento al matrimonio

Solo la Chiesa può stabilire ulteriori impedimenti rispetto a quelli previsti. Ne esistono di diversi tipi: di diritto

divino - di diritto umano; dirimenti (provocano invalidità) - impedienti (provocano illiceità); pubblici (che

ammettono la prova in foro esterno) occulti; dubbi – certi; assoluti (validi per tutti) – relativi (validi solo per

alcuni).

a) Capacitas animi. Capacità d’agire. Distinguiamo: follia, debolezza mentale, oscuramento temporaneo della

lucidità, immaturità psicologica (dopo il concilio Vaticano II). Il consenso dato durante gli intervalli di lucidità

è valido.

b) Capacitas corporis. Capacità fisica. Età (minimo 14 anni per la donna, minimo 16 anni per l’uomo. Ammesse

deroghe in melius dalle conferenze episcopali); impotenza (impossibilità di avere rapporto sessuale

completo. Prima del 1977: impossibilità di emettere seme maschile).

c) Raptus. Rapimento della donna per ottenere il consenso. Non vale per il rapimento dell’uomo.

d) Criimen. Nel codice del 1917 vi erano due ipotesi: coniugicidio per contrarre nuove nozze; adulterio e

promessa di matrimonio. Nel codice dell’83 è rimasto solo il coniugicidio.

e) ligamen. No nuovo matrimonio se sopravvive legame matrimoniale.

f) Ordo. No matrimonio se vincolati dall’ordine sacro. Dispensa solo dalla santa sede.

g) Voto. Due tipologie: semplice (voto privato di verginità o castità. Rende il matrimonio valido ma illecito).;

solenne (voto pubblico di castità, dispensabile solo dalla santa sede).

h) Disparitas cultus. Matrimonio tra cattolico e non battezzato è nullo. Dispensabile solo per dichiarazione

dalla parte cattolica di non abbandonare la fede cattolica e di educare i figli nella fede cattolica. Conferenze

episcopali stabiliscono le modalità di tali dichiarazioni.

i) Mixta religio. Matrimonio tra cristiani, di cui solo una parte è cattolica. Nullità salvo dispensa (v. disparitas

cultus).

l) Consanguineità. Invalidità del matrimonio tra consanguinei (all’infinitp in linea retta, fino al 4° grado in linea

collaterale). Dispensa solo per linea collaterale oltre il 2° grado.

m) Affinità: invalidità di matrimonio tra coniuge e consanguinei dell’latro coniuge.

n) Semiaffinità. Convivena notoria che fa considerare come matrimoniale il legame tra due persone non

sposate.

o) Adozione legale. Invalidità di matrimonio in linea retta e collaterale (fino al 2° grado).

13) Condizioni del matrimonio

Le condizioni apposte al matrimonio non devono contrastare con i suoi effetti tipici. Possono essere lecite e

illecite. Nelle lecite distinguiamo quelle proprie (per il futuro) e quelle improprie (per il presente e il passato).

Nelle illecite distinguiamo le turpis simpliciter (esempio: ti sposo se ti prostituirai per mantenere la famiglia.

Considerate non apposte) e le turpis qualificata, che contrastano con uno dei beni del matrimonio.

Il codice del 1983 ammette solo le condizioni improprie, ma solo con una certificazione da parte dell’ordinario

del luogo.

14) Vicende modificative ed estintive del matrimonio

Rappresentano delle eccezioni rispetto alla indissolubilità del vincolo matrimoniale. Distinguiamo:

inesistenza (non vi sono i requisiti minimi per identificare un matrimonio canonico. Accertamento del

vescovo); invalidità o nullità (esistono i requisiti minimi per identificare il matrimonio canonico ma vi è un

vizio o impedimento).

a) Separazione. Attesta difficoltà nel rapporto tra i coniugi. Nel codice del 1917 era di due tipi: temporanea

(solo per casi tassativi, concessa per atto amministrativo del vescovo, vincolo matrimoniale rimane);

perpetua (per adulterio. Concessa per sentenza di giudice ecclesiastico. Vincolo matrimoniale rimane, figli

affidati alla parte non colpevole) di adulterio).

Nel codice del 1983 rimangono i due tipi di separazione, ma per quella temporaneaa vengono rimossi i casi

tassativi, mentre per quella perpetua viene esperito un tentativo preventivo di conciliazione e l’affidamento

viene concesso ad entrambi.

b) Favor fidei (favore della fede). Due tipi. Privilegio paolino (scioglimento del matrimonio tra non battezzati

se una delle due parti riceve il battesimo e l’altra non si converte. La parte battezzata può contrarre nuovo

matrimonio); privilegio petrino (scioglimento del matrimonio tra non battezzato e battezzato acattolico, se

una delle due parti si è convertita al cattolicesimo. La parte convertita può contrarre nuovo matrimonio).

c) Inconsumazione. Condizioni: unione sessuale per procreare; consumazione in modo umano e consensuale.

Definizione antropologica, attenzione per l’umanità del gesto.

15) Sanamento del matrimonio

Il matrimonio celebrato ma invalido può essere dichiarato nullo o sanato attraverso due istituti. Convalidatio

simplex (convalida di matrimonio nullo per impedimento dirimente. Se l’impedimento è cessato o è stato

dispensato, è necessario il rinnovo del consenso matrimoniale. Il vincolo è valido ex nunc); sanatio in radice

(è necessaria dispensa da un impedimento o un vizio di forma della celebrazione. E’ concessa solo se le parti

vogliono continuare la vita coniugale. E’ retroattiva e rende valido tutto il percorso matrimoniale dal

momento della celebrazione).

16) I vizi della volontà del matrimonio

a) Totale mancanza di volontà. 3 ipotesi (iocus, matrimonio per finzione scenica o per scherzo, provoca

inesistenza; errore ostativo, errore nell’estrinsecazione del consenso, provoca nullità; violenza fisica per

estorcere consenso)

b) Simulazione. Volontà esterna (apparenza) differisce dalla volontà interna (intenzioni delle parti). Opera la

presunzione per cui la volontà esterna e quella interna siano identiche. Due tipi: assoluta (per escludere il

matrimonio in sé); relativa (per escludere uno dei beni del matrimonio, come la fedeltà, la prole o la

sacramentalità).

c) Vizi della volontà. 3 ipotesi 1) Errore, che può essere di fatto o di diritto. Errore di diritto: consiste nella

mancata rappresentazione dell’istituto giuridico del matrimonio. Errore di fatto, può essere un errore di

persona, sulla qualità della persona (qualità edificante della persona e necessaria alla convivenza), e sulla

condizione servile (in quanto il matrimonio tra libero e schiavo poteva propagare la schiavitù). 2) Dolo, raggiri

di una parte per ottenere il consenso. Rendono il matrimonio invalido. 3) Violenza psicologica, rende il

consenso invalido. Nel codice del 1917 doveva avere 4 caratteristiche: teleogicità (finalità = estorsione del

consenso); estrinsecità (proveniente dall’esterno); gravità; ingiustizia. Nel codice del 1983 sono necessarie la

gravità (in base ad età, sesso, condizioni psico fisiche) e la causalità tra male minacciato e consenso prestato.

Rientra nella violenza psicologica il timore reverenziale.

17) Valore giuridico degli atti del Concilio Vaticano II

Esistono due teorie riguardo il valore giuridico di tali atti. Alcuni ritengono che siano un semplice

aggiornamento delle forme letterarie precedenti, altri invece che tali atti abbiano un valore giuridico. Tale

tesi è da preferire. Gli atti del concilio hanno valore giuridico in quanto contengono alcuni requisiti formali

(necessari ma non sufficienti, come l’intitolazione dell’atto, l’emanazione da soggetto competente, la

promulgazione e la pubblicazione da soggetto competente) e sostanziali (esercizio di potestà di giurisdizione

di foro esterno). Un problema dibattuto riguarda la precettività degli atti conciliari. Le norme di diritto divino

hanno immediata applicazione, mentre per quelle di diritto umano vi sono 3 teorie. Alcuni le ritengono norme

programmatiche, altri norme direttive (devono essere considerate e rispettate dal legislatore ordinario, salvo

motivo plausibile), mentre altri ancora norme principio (che rappresentano un vincolo per il legislatore e la

comunità dei fedeli). Quest’ultima tesi è da preferire.

18) Martin Lutero

E’ un monaco agostiniano tedesco, vissuto in Germania tra il XV e il XVI secolo. In Germania si erano

manifestate esigenze di riforma della Chiesa cattolica, a causa della corruzione, del fiscalismo e dalla pretesa

di concentrare la giurisdizione ecclesiastica in Germania nei tribunali a Roma.

La dottrina di Lutero prende le mosse da un problema esistenziale. Egli, interrogandosi sulla salvezza

dell’uomo, ritenne che esso non si salva grazie alle opere, ma alla fede, che è un dono gratuito di Dio. Da ciò

deriva che non è necessaria la presenza dei chierici e della Chiesa, in quanto le opere (compresi i sacramenti)

non portano alla salvezza. Ne consegue che non vi è distinzione tra chierici e laici: ognuno infatti è sacerdote

di se stesso, esercitando un dialogo diretto con Dio. Quindi tutti devono essere in grado di leggere la Bibbia,

che conseguentemente deve essere tradotta nelle lingue del popolo. Lutero infatti tradusse la Bibbia in

tedesco. Egli era inoltre polemico con la Chiesa cattolica per la vendita delle indulgenze. La dottrina di Lutero

cominciò a diffondersi quando egli affisse alle porte della cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi. Il

luteranesimo si diffuse in Francia e nella Svizzera francese con Calvino, mentre nella Svizzera tedesca grazie

a Zwingli. Lutero si alleò con i principi tedeschi per portare a compimento la propria riforma, contribuendo

quindi alla repressione dei moti contadini, che si erano ribellati in quanto la nuova dottrina di Lutero

sembrava riproporre la utopia cristiana della liberazione degli esclusi dalle difficoltà terrene. Dalla riforma

protestante non solo nacque il soggettivismo moderno, ma terminò l’unità politica (per la nascita degli stati

nazionali) e religiosa (per la nascita delle chiese riformate) dell’Europa.

19) Concilio di Trento (1545 – 1563)

Fu un concilio ecumenico per comporre le divergenze tra cattolici e protestanti. Fu organizzato da papa Paolo

III e continuato dai suoi successori. Anche l’imperatore del sacro romano impero era stato un propugnatore

del concilio.

Il concilio di Trento tuttavia si limita a riaffermare in toto la dottrina cattolica: la salvezza attraverso la fede e

le opere; l’autorità di magistero della chiesa; il sacerdozio gerarchico; la dottrina dei sacramenti e delle

indulgenze. Dal punto di vista disciplinare, il concilio impose ai vescovi l’obbligo di risiedere nelle proprie

diocesi in modo da prendersi cura in modo migliore dei propri fedeli. Inoltre fu stabilito il divieto di cumulo

di benefici ecclesiastici e furono organizzati seminari per istruire i sacerdoti, in modo da formare uomini

capaci di contrastare i predicatori protestanti.

In questo periodo nasce anche la compagnia di gesù, un ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola e basato

su una cieca obbedienza al papa (il motto dell’ordine era infatti perinde ac cadaver). I gesuiti furono molto

presenti nelle corti europee come insegnanti, consiglieri e confessori; in tal modo, l’influenza della chiesa

cattolica subiva un nuovo impulso.

20) ius publicum ecclesiasticum externum

E’ la parte del diritto canonico che riguarda il rapporto della chiesa con le altre realtà statuali. Inizialmente

tale rapporto si poneva secondo la dottrina della potestas directa e indirecta (v. sopra). Successivamente, a

causa dell’espansione dell’autonomia degli stati secolari, si affermano i concordati, ovvero accordi tra lo stato

e la chiesa nei quali il primo si dichiara cattolico e “braccio secolare” (= esecutore) della Chiesa, mentre la

seconda guadagna privilegi e una potestas indirecta nei limiti del concordato. I concordati subiranno una crisi

con le riforme borghesi ma si espanderanno nuovamente nel XX secolo a causa del comunismo. In questo

periodo infatti vi furono concordati tra la Chiesa e Hitler, Mussolini e Francisco Franco.

21) Ius publicum ecclesiasticum internum

La Chiesa è una società giuridicamente perfetta. La perfezione della chiesa è da intendersi sia in quanto la

chiesa sia un ordinamento giuridico primario (che si è posta da sé autonomamente) sia in quanto la Chiesa

persegue come fine la salvezza delle anime, mentre gli stati sono inferiori in quanto perseguono il benessere

terreno dei governati.

La Chiesa è una monarchia assoluta al cui vertice vi è il papa ed è temperata da un regime aristocratico. La

Chiesa è una persona giuridica istituzionale in quanto prevalgono il concetto di gerarchia e di autorità. La

comunità dei fedeli è invece tenuta in disparte in quanto populus ductus (popolo governato). Tuttavia, nel

periodo delle origini del cristianesimo, la chiesa poteva essere definita come persona giuridica corporativa,

in cui invece la volontà degli associati, e quindi dei fedeli, è rilevante.

Nella chiesa si possono distinguere diverse potestà. La potestà d’ordine concerne le azioni mediatrici di Grazia

(i sacramenti) e non è sottoposta a limitazioni di territorialità. La potestà di giurisdizione corrisponde invece

all’attività di governo e si può dividere in potestà di foro interno (riguarda la risoluzione dei conflitti di

coscienza) e di foro esterno (riguarda la risoluzione dei conflitti intersoggettivi). La potestà di giurisdizione è

sottoposta a limiti di territorialità e si esercita solo i verso i battezzati (= soggetti di diritto all’interno della

chiesa).

Il termine potestas deriva dal latino possum (io posso). Designa il potere di un soggetto, a cui corrisponde la

soggezione di altri soggetti. Si differenzia dal termine auctoritas, che riguarda la Chiesa delle origini.

Auctoritas deriva da augeo (io accresco) e concerne uno stimolo morale. Nella lettera di papa Gelasio I

all’imperatore romano d’oriente, egli definisce il potere della chiesa come auctoritas, mentre quello

dell’imperatore è definito come potestas. Quando il papa comincerà a definire il proprio potere come

potestas invece che come auctoritas, egli paragonerà la Chiesa ad uno stato tra gli stati, in quanto il termine

potestas definiva inizialmente il potere temporale.

Il termine giurisdizione deriva dal latino iurisdictio e designa i poteri necessari all’ordinamento, ovvero quello

legislativo, esecutivo e giudiziario. Nella chiesa non è conosciuta separazione tra questi poteri. Un problema

relativo alla iurisdictio è quello dell’attività di magistero (= predicazione). Essa è infatti rivolta a tutte le genti,

ma tuttavia è contenuta all’interno della potestà di giurisdizione, che è invece rivolta solo verso i battezzati.

Questa è una contraddizione, in quanto la predicazione deve per forza rivolgersi anche ai non battezzati. Tale

problema oggi è stato risolto definendo 3 tipi di uffici, al posto delle due potestà. Distinguiamo infatti l’ufficio

sacerdotale, cui corrisponde la potestà d’ordine; l’ufficio regale, cui corrisponde la potestà di giurisdizione;

l’ufficio profetico, cui corrisponde l’attività di magistero.

Il papa rappresenta il vertice della costruzione piramidale della chiesa. Il suo potere assoluto deriva da Dio.

Tuttavia vi è un problema relativo alla doppia sovranità della Chiesa e del papà. La prima esercita la sovranità

in astratto, il secondo in concreto. Tale problema è stato risolto sostenendo che la Chiesa è soggetto della

sovranità in astratto e oggetto della sovranità in concreto. Il papa ha il primato nella chiesa universale e può

definire verità di fede e di morale in base al magistero supremo e ordinario.

I vescovi sono i successori degli apostoli. Secondo San Girolamo, il presbiteriato aveva 3 adnexa (annessi): la

tonsura, la veste talare e l’episcopato. L’episcopato (= qualità di vescovo) non rappresenterebbe quindi una

autonomia sacramentale, ma solo un’appendice e una dignità giuridica ulteriore. I vescovi hanno potestà

immediata ed ordinaria nelle loro diocesi e una responsabilità di governo verso il papa, in quanto i vescovi

devono al pontefice una relazione quinquennale sul governo della diocesi. Il concilio vaticano II definì il

collegio episcopale come l’insieme di tutti i vescovi con a capo il papa. Tuttavia, nonostante il termine collegio

designi un’associazione in cui tutti i membri sono uguali, prevale in ogni caso il primato pontificio. In base al

principio di collegialità, il papa e i vescovi condividono il potere sulla chiesa universale e formano un unico

collegio, come lo formavano in precedenza san Pietro e gli Apostoli. Il principio di collegialità tuttavia rifiuta

l’eresia conciliarista, secondo la quale il collegio dei vescovi fosse superiore al papa. Il papa rimane il vertice

della piramide: egli convoca, dirige il concilio e ne approva le norme. Il concilio non esiste senza il papa.

La collegialità episcopale si esprime attraverso il sinodo e le conferenze episcopali (v. sopra).

I vescovi hanno una potestà concorrente con il papa e competenze generali. Il papa interviene in base al

principio di sussidiarietà, ovvero quando l’intervento papale possa produrre risultati migliori rispetto a quelli

prodotti dal vescovo.

I Presbiteri ricevono l’ordine sacro da parte dei vescovi e formano il consiglio presbiteriale, che fornisce

consulenza al vescovo per amministrare la diocesi. I presbiteri non sono inamovibili e sono deputati alla cura

delle anime. Esempio: parroci – cura delle anime delle parrocchie.

I laici rappresentano il popolo governato (populus ductus). Laico deriva dal greco laos (= popolo). I laici non

sono chierici o religiosi, tuttavia essi hanno un’importanza crescente in quanto eseguono un’attività di

redenzione del profano. In tal ambito possiamo distinguere tra consacrazione (distogliere cose terrene dal

loro fine naturale per un fine trascendente) e santificazione (diffondere valori cristiani nelle cose terrene, che

mantengono la loro autonoma finalità). La santificazione rappresenta meglio l’attività dei laici.

I religioso sono invece coloro che si obbligano con un voto alla vita in comune e al rispetto dei precetti

evangelici.

22) Forme di celebrazione del matrimonio

Per molto tempo nella chiesa vigeva il principio della libertà delle forme. In una lettera a diogneto, durante

l’epoca paleocristiana, si dice che i cristiani sono diversi dai cittadini romani solo perché non praticano

l’aborto. Infatti i primi cristiani, come i romani, celebravano il matrimonio con forme libere. Ciò era dovuto

al fatto che un insuccesso di un matrimonio celebrato da un prete poteva arrecare danno alla reputazione

del celebrante cristiano. Ci si limita solamente a reinterpretare i simboli pagani in chiave cristiana.

Il concilio di Firenze nel XV secolo definisce il matrimonio come sacramento. Tuttavia si conferma la libera

forma del matrimonio e il fatto che gli sposi siano i ministri del matrimonio. Se manca la forma pubblica

(ufficiale) il matrimonio è valido ma illecito.

Il concilio di Trento, e in particolare il decreto Tametsi, rendono la forma pubblica obbligatoria pena invalidità.

Il celebrante inoltre ha competenza personale e non territoriale. Il consenso può essere espresso solo

durante la celebrazione. Non vi devono essere elementi profani e popolari e infine vi è una grande attenzione

al matrimonio in fieri (= modello giuridico astratto) e al matrimonio in facto esse (matrimonio concreto). Il

matrimonio infatti sancisce una liturgia dell’accompagnamento che durerà per tutta la vita (battesimo =

nascita; messa per i 25 e 50 anni di matrimonio; comunione, cresima, estrema unzione…) Il decreto Tametsi

provoca una frattura nel mondo cattolico: da una parte quelle zone dove il Tametsi era stato pubblicato ed

era vigente, dall’altra quell’area in cui non era vigente. Il decreto Ne Temere di Pio X nel 1907 risolve questo

problema, applicando il Tametsi a tutti i cattolici. Il decreto Tametsi intendeva: contrapporre alle chiese

separate una dottrina credibile, anche dal punto di vista matrimoniale; non mescolare cattolici e protestanti;

controllare le famiglie tramite il controllo sul matrimonio, consolidando così l’influenza cattolica.

Esistono due forme di celebrazione: ordinaria e straordinaria. Nella forma ordinaria ci sono gli sposi, due

testimoni (non è necessaria maggiore età o il battesimo) il ministro di culto (che deve avere una

consacrazione legittima e potestà ordinaria) La celebrazione è preceduta dai banni nuziali, ovvero da avvisi

della celebrazione del matrimonio nei 15 giorni precedenti, in modo da concedere a chiunque di denunciare

impedimenti al matrimonio. Del matrimonio viene redatto un verbale tenuto nell’archivio diocesano.

Nella forma straordinaria distinguamo 3 tipi: matrimonio di coscienza (celebrazione segreta per causa grave

ed urgente, non vi sono pubblicazioni e la decisione spetta al vescovo. Necessari vescovo o parroco e due

testimoni. Il matrimonio viene annotato nell’archivio segreto della sede episcopale e reso pubblico dal

vescovo quando egli desidera); matrimonio in articulo mortis (celebrato da vescovo o parroco delegato senza

forma pubblica, vengono dispensati eventuali impedimenti del parroco); matrimonio coram solis testibus

(senza la presenza del vescovo o parroco per causa non imputabile alla volontà umana per almeno 1 mese,

come un terremoto, necessari solo 2 testimoni).

23) Lotta per le investiture

Fu un conflitto tra papato e sacro romano impero tra il XI e il XII secolo per la investitura delle dignità di

vescovo e di abate ai chierici. La crescente influenza dei laici negli affari ecclesiastici, come la concessione

della feudalità agli ecclesiastici, aveva portato ad una corruzione crescente nel clero, associata a pratiche di

simonia. Ne derivò un contrasto tra chiesa e impero per rivendicare le proprie sfere di influenza. Nel 1075

papa Gregorio VII emanò il Dictatus Papae, che pose i fondamenti del primato papale rispetto a qualunque

altro potere. Nel 1122 con il concordato di Worms venne sancita la fine della lotta per le investiture,

riconoscendo la libertà dell’elezione papale rispetto all’influenza dell’imperatore e il non intervento laico nel

potere spirituale.

24) Celibato ecclesiastico

Gli ordini sacri possono essere concessi solo ai celibi battezzati. Tuttavia un problema rilevante oggi è il

reclutamento di ministri sacri. Nella chiesa delle origini, per compensare tale problema si ammettevano

soggetti non idonei. Oggi si è proposto di aprire lo stato clericale a persone sposate e di porre requisiti meno

ferrei. Tuttavia questa tendenza ad una formazione lassista del clero ha portato persone non idonee a

diventare ordinati in sacris, con le conseguenze di scandali di pedofilia che oggi conosciamo. Per contrastare

tale problema oggi è stata imposta una rigida disciplina di controlli ed esami per verificare la vocazione, la

maturità e imporre una formazione rigorosa, con tutte le critiche conseguenti per discriminazioni e violazione

della privacy. Il celibato ecclesiastico è spesso criticato perché comprime le pulsioni umane e perché è un

istituto solo ecclesiastico, non è un dogma di fede. Nelle altre chiese, come quelle orientali, tale istituto non

esiste. Il conflitto tra favorevoli e contrari al celibato affonda nel passato. Già nel V secolo vi era stato uno

scontro tra Gioviniano e San Girolamo, l’uno contrario e l’altro a favore del celibato. Nel medioevo il

nicolaismo (concubinato dei ministri sacri) aveva creato numerosi problemi relativi alla non credibile moralità

della chiesa e alle pretese di eredità dei benefici ecclesiastici da parte della prole nata dal concubinato. Papa

Gregorio VII conferma il celibato. Anche il concilio di Trento, a differenza delle chiese separate, conferma il

celibato. Tale linea fu confermata anche nel concilio vaticano II. Infatti il celibato ha origini antichissime,

mantiene il ministro puro e concede la possibilità di dedicarsi totalmente al magistero.

25) Ordinazione femminile

In epoca antica era ammessa dalle religioni pagane la presenza di sacerdotesse; si può dire lo stesso del

cristianesimo, in quanto esistevano diaconesse, ma erano molto rare. Già papa Gelasio I aveva criticato i

chierici che permettevano alle donne di diventare sacerdotesse. A deporre a favore dell’ordinazione maschile

vi è il fatto che Gesù scelse consapevolmente 12 apostoli uomini, nonostante egli non avesse quei preconcetti

misogini che caratterizzavano tale epoca. La vocazione femminile viene vista come possibile rimedio al calo

di vocazioni maschili, ma non è accettabile per ragioni storiche, teologiche, ecclesiologiche insuperabili. Una

soluzione potrebbe essere un atteggiamento di favore per il contributo dei laici e soprattutto delle donne

laiche, come nella chiesa delle origini.

26) Ecumenismo

Movimento che mira a ricostituire l’unità dei cristiani. Ha origini antiche, infatti tra il XIII e il XV secolo erano

stati tenuti diversi concili (Lione, Ferrara, Firenze, Roma) per unificare le chiese separate. Nel XX secolo si

afferma la volontà di celebrare l’intercomunione (= partecipazione di chiese separate all’eucaristia comune),

cosa che accadrà a Parigi nel 1968.

Prima del Concilio vaticano II, non era possibile partecipare alle celebrazioni e ricevere i sacramenti di Chiese

separate. Dopo di esso, viene ammessa l’ammissibilità delle azioni extra sacramentali comuni. Tuttavia per

le azioni sacramentali il problema è più complesso. E’ possibile per i cattolici ricevere la penitenza, la

eucaristia e l’estrema unzione da ministri di chiese orientali, se non è possibile trovare un ministro cattolico.

I cattolici tuttavia non possono ricevere azioni sacramentali dalle chiese separate occidentali.

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