Risposte alle principali domande dell'esame di Arpaia "Filosofia della scienza", Domande di esame di Filosofia. Università degli Studi di Bergamo
Michele175
Michele17510 maggio 2017

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Risposte alle principali domande dell'esame di Arpaia "Filosofia della scienza", Domande di esame di Filosofia. Università degli Studi di Bergamo

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Risposte alle principali domande dell'esame di Arpaia "Filosofia della scienza", risposte molto dettagliate e domande che vengono fatte spesso.
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APPRENDIMENTO BATESON

Si può partire dal presupposto che la parola apprendimento denota un cambiamento di qualche tipo. La forma di cambiamento più semplice è il moto. Un cambiamento indica un processo ed i processi sono a loro volta soggetti a cambiamento. Bisogna cominciare a studiare l’apprendimento dal livello più semplice, che chiamiamo apprendimento zero. Nel linguaggio usuale il termine apprendere è riferito a ciò che qui chiamiamo apprendimento zero, la semplice ricezione d’informazione da un evento esterno e che nelle volte successive lo stesso evento porterà la stessa informazione. Il giocatore di un gioco alla von Neumann è una finzione matematica, il giocatore è in grado di eseguire tutti i calcoli necessari per risolvere qualunque problema. Analizziamo il giocatore: 1) il giocatore può ricevere informazione di tipo logico superiore o inferiore, e può usare questa informazione per prendere decisioni di tipo superiore o inferiore; 2) il giocatore può calcolare il valore di certe informazioni che gli sarebbero utili; 3) il giocatore può calcolare il vantaggio che gli deriverebbe dall’esecuzione di mosse a caso; 4) il giocatore non è in grado di commettere errori. Se diciamo che non può commettere errori, allora dal repertorio del giocatore di von Neumann bisogna escludere il procedimento per tentativi ed errori. C’è un senso in cui il giocatore può errare. Supponiamo che prenda una scelta su considerazioni probabilistiche, poi compia quella mossa che ha la massima probabilità per lui di essere giusta, ma quando viene a possedere maggiori informazioni può scoprire che sia errata ma questa scoperta non può dare alcun contributo alla sua abilità futura. Se il problema si presenterà di nuovo prenderà la stessa strada di prima. Un organismo invece è capace di commettere errori in molti modi di cui il giocatore non è capace. In questo caso si parla di errori vantaggiosi perché da questi errori si impara. Possono essere commessi due ordini di errori: 1) può usare correttamente l’informazione che identifica l’insieme entro cui operare la scelta ma scegliere un’alternativa errata; 2) l’organismo può scegliere da un insieme errato di alternative. Apprendimento zero sarà il nome per la base immediata di tutti quegli atti che non sono suscettibili di correzione per tentativi ed errori. Apprendimento 1 sarà adatto per la correzione della scelta nell’ambito dello stesso insieme di alternative. Apprendimento 2 sarà il nome per il cambiamento dell’insieme entro cui si opera la scelta.

CONCETTI PRINCIPALI

- Introduzione apprendimento (“Cambiamento”)

- Spiegazione apprendimeno zero

- Giocatore Von Neumann

- Errore commesso dal giocatore

- Errori commessi dall’organismo

- Livelli di apprendimento

AUTONOMIA DELL’OSSERVATORE

Le linee di sviluppo di una nuova epistemologia del soggetto trovano radici più significative in quella costellazione concettuale che possiamo riassumere attorno alle nozioni di chiusura organizzazionale, dominio cognitivo ed autonomia. I sistemi globali risultano sempre da una scomposizione di elementi eterogoenei dal punto di vista delle dinamiche in gioco. La caratteristica della dinamica di questi sistemi è data dalla stabilità dell’ordine del sistema globale, in opposizione alla variabilità dei suoi sottoinsiemi. [Formula di Weiss F 0 E 0 Si abbia un sistema S; i suoi elementi a, b, c, … n; la gamma di variabilità che ciascuno di essi può manifestare in un tempo determinato Va, Vb, Vc, … Vn. Allora S può essere definito come un sistema se e solo se la gamma della sua variabilità è inferiore alla somma delle variazioni delle sue componenti considerate singolarmente: Vs << (Va+Vb +Vc+…Vn)] La formula rappresenta l’alto grado di invariabilità di un sistema in rapporto all’alto grado di variabilità dei suoi componenti. Questo concetto introduce l’idea dell’autonomia di una dinamica sistemica sia rispetto alle dinamiche dei sottosistemi dei suoi componenti che alle dinamiche dell’ambiente. L’ambiente non determina la natura del sistema ma è il sistema che seleziona tra tutti gli stimoli dell’ambiente quelli ammissibili e quelli non ammissibili. La prospettiva dell’autonomia e della chiusura comporta sempre nello studio di un sistema la considerazione di almeno tre livelli differenti, ambiente, sistema e i sottosistemi. Dal punto di vista di un sistema, l’ambiente è fonte di perturbazioni che non partecipano alla definizione del sistema. Vi è il riconoscimento della pluralità dei punti di vista nella definizione di un sistema. Gli osservatori e i punti di vista sono vicarianti, nel senso che lo spostamento dell’osservatore provoca una ristrutturazione della considerazione delle dinamiche in gioco. Si delinea una teoria dell’osservatore che definisce l’osservatore stesso come parte del processo di specificazione del sistema, un anello interno alla rete di processi che definisce il sistema. La teoria dei sistemi basata sulle nozioni di chiusura e di autonomia produce un framework della complementarità e si tratta del riconoscimento della molteplicità dei luoghi di osservazione e di spiegazione.

CONCETTI PRINCIPALI

- Introduzione (concetti di autonomia, chiusura, dominio)

- Sistemi globali

- Formula di Weiss

- Autonomia del sistema

- 3 livelli differenti

- Pluralità dei punti di vista

- Teoria dell’osservatore (parte del processo di specificazione del sistema)

COMUNICAZIONE E CONCETTO DI PARADOSSO

Per dimostrare la comunicazione ed il concetto di paradosso possiamo collegarci ad una serie di conclusioni proposte da Bateson. La comunicazione verbale umana può operare a molti livelli di astrazione tipo quello dell’enunciazione che si estende in 2 direzioni. Un insieme di questi livelli più astratti comprende quei messaggi espliciti o impliciti in cui l’oggetto del discorso è il linguaggio: metalinguistici. L’altro insieme viene chiamato metacomunicativo e l’oggetto del discorso in questi livelli è la relazione tra gli interlocutori. Un passo importante che fece Bateson nella spiegazione dei concetti di comunicazione e paradosso lo fece quando si recò allo Zoo di San Francisco per cercare criteri di comportamento capaci di indicare se un dato organismo è o no in grado di riconoscere che i segni emessi da lui stesso e da altri membri della sue specie siano segnali. Bateson allo Zoo, vide due scimmie che giocavano, erano impegnate in una sequenza interattiva, le cui azioni erano simili ma non identiche a quelle del combattimento. Era evidente anche all’osservatore umano che non era un combattimento ed era evidente anche che per le scimmie che vi partecipavano che quello era un non combattimento. Il gioco, può presentarsi solo se gli organismi partecipanti sono capaci di metacomunicare, cioè di scambiarsi segnali che portino il messaggio che quello è un gioco. Il passo seguente fu l’esame del messaggio “Questo è un gioco” e portò a vedere che questo messaggio contiene gli elementi che di necessità generano un paradosso del tipo di Russel o Epimenide. “Questo è un gioco” se la si sviluppa assume la forma “Le azioni che in questo momento stiamo compiendo non denotano ciò che denoterebbero le azioni per cui esse stanno”. Bisogna analizzare le parole “per cui esse stanno” e noi ad esempio diciamo che la parola gatto sta per un qualunque membro di una certa classe: cioè l’espressione “sta per” è un sinonimo stretto di “denota”. Se sostituiamo le parole “che esse denotano” alle parole “per cui esse stanno”, nella definizione sopra sviluppata di gioco si ricava “Le azioni che in questo momento stiamo compiendo non denotano ciò che sarebbe denotato da quelle azioni che queste azioni denotano”. Secondo la teoria dei tipi logici tale messaggio è inammissibile poiché il termine “denota” viene usato a due gradi di astrazione e questi due usi sono trattati come sinonimi. Ma apprendiamo che si farebbe della cattiva storia naturale se ci si aspettasse che i processi mentali dei mammiferi si uniformassero all’ideale dei logici. E, se il pensiero e la comunicazione umana si uniformassero sempre all’ideale, Russel non avrebbe potuto formulare l’ideale.

CONCETTI PRINCIPALI

- 2 livelli di enunciazione

- Episodio Bateson scimmie

- Frase “Questo è un gioco”

- Teoria tipi logici

REINTEGRAZIONE DELL’OSSERVATORE

Si può aprire questo discorso cominciando ad introdurre alcuni concetti utilizzati dalla teoria dell’organizzazione quali autoregolazione, autoorganizzazione. L’introduzione di queste nozioni corrisponde ad una ridefinizione di concetti come quello tra scienze dell’uomo e scienze della natura, concetti come informazione, caso, possibilità. Questi concetti sono stati sempre definiti in riferimento ad un luogo privilegiato di osservazione. Ciò che appare fondamentale non è un singolo luogo di osservazione, ma la trama dei rapporti che si definisce tra una molteplicità irriducibile di luoghi di osservazione e spiegazione. Può valere per tutti l’esempio del concetto di informazione. Tutti i primi tentativi di applicazione della teoria dell’informazione, condividevano l’idea che esistesse un livello di osservazione fondamentale in rapporto al quale studiare l’organismo. Le idee divergevano nell’identificazione di questo livello. Le stime della quantità di informazione contenuta nell’organismo differivano a seconda dal punto di osservazione adottato. Il passo decisivo è stato compiuto con quella rivoluzione copernicana che ha condotto ad attribuire l’origine del concetto di informazione alla relazione tra un osservatore ed un sistema osservato. Le tappe di questa svolta sono state scandite dalla nozione di sistema. La nozione di sistema è stata ridefinita sulla base della consapevolezza delle sue matrici costruttive, che rimandano alle operazioni metodologiche operate da particolari soggetti. Le operazioni intervengono a più livelli nel processo di costruzione di un sistema e tracciano il confine tra sistema ed ambiente. Questa molteplicità delle funzioni di un sistema non ci viene rivelata sulla base di un suo modello unitario, ma la sua conoscenza è resa possibile grazie alla pluralità dei punti di vista. Gli spostamenti dei punti di vista provocano una ristrutturazione dei tipi di sistemi e ad esempio ciò che appare come rumore, e quindi come distruttore di informazione, dal punto di vista di un osservatore collocato all’interno di un particolare sistema, può apparire invece come creatore di nuova informazione agli occhi di chi è collocato al di fuori di questo sistema.

CONCETTI PRINCIPALI

- Introduzione primi concetti (autoregolazione, autorganizzazione informazione, caso)

- Luogo privilegiato di osservazione vs trama dei rapporti luoghi di osservazione

- Esempio concetto di informazione

- Rivoluzione copernicana

- Nozione di sistema

- Molteplicità delle funzioni di un sistema

- Ristrutturazione dei tipi di sistemi in seguito agli spostamenti dei punti di vista

SAGGIO PRIGOGINE (PARTE 1)

Oggi la complessità è un termine che incontriamo in tutte le occasioni e prima di parlare di questo concetto Prigogine spiega da che punto di vista affronterà il problema. La fisica

classica ricercava la semplicità e l’unità nella diversità e si basava su modelli quali quello del gas perfetto che ha dato origine alla teoria cinetica con l’idea di caos molecolare. A causa del caos molecolare, il fatto che in un gas perfetto vi siano molte molecole non ha importanza visto che le leggi del gas perfetto rimangono semplici. La rappresentazione che stava sullo sfondo della fisica classica è di uno schema determinista e di uno schema reversibile, nel quale il futuro ed il passato giocano il medesimo ruolo. Ma basta passare dal problema dei 2 corpi al problema dei 3 corpi per arrivare ad una serie di problemi di instabilità. Prigogine ha trattato a lungo l’instabilità ed ha potuto mostrare le celle di equilibrio che si producono in seguito al non equilibrio. Il non equilibrio trasforma completamente le proprietà della materia: a causa del non equilibrio le particelle diventano sensibili ad altre molecole che si trovano a distanze macroscopiche. C’è stato un grande sviluppo della dinamica non lineare che ci ha fornito dei risultati inattesi quale ad esempio il ruolo costruttivo del non equilibrio. Lontano dall’equilibrio, si creano strutture complesse che non potrebbero esistere in un mondo reversibile. Questo dipende da una proprietà dei fenomeni dissipativi che è la stabilità asintotica, che significa che nei sistemi dissipativi esiste la possibilità di dimenticare le perturbazioni. Appena si è in presenza di fenomeni irreversibili si possono dimenticare le condizioni iniziali. Siamo in presenza di un attrattore, che è lo stato di quiete: se lo perturbo si ritorna ad esso e questo è cio che si chiama attrattore puntuale. Si pensava che gli attrattori fossero punti, superfici, ma si è scoperto che gli attrattori possono essere dei punti, dei punti distribuiti in modo più o meno denso, degli insiemi di punti distribuiti in maniera densa ma non compatta. Gli attrattori che sono densi ma non compatti sono detti attrattori strani.

CONCETTI PRINCIPALI

- Fisica classica (Legge gas perfetto caos molecolare)

- Problemi di instabilità (da 2 a 3 corpi)

- Equilibrio in seguito al non equilibrio

- Lontano da equilibrio strutture complesse che non possono esistere in mondo reversibile

- Proprietà fenomeni dissipativi (Stabilità asintotica)

- Attrattore e tipi di attrattori

PASSAGGIO DA TEORIA DETERMINISTA A TEORIA PROBABILISTA

Il passaggio da una descrizione determinista ad una descrizione probabilista è possibile per sistemi dinamici di vario genere. La descrizione determinista è una trasformazione da un punto ad un altro che si effettua in uno spazio detto lo spazio delle fasi. La descrizione probabilista è differente e la sua domanda di fondo è: se ho in questo momento un punto,

quale è la probabilità di trovare in un momento successivo un punto in un determinato ambito?. Nella teoria determinista siamo in presenza di gruppi mentre nella teoria probabilista si parla di semigruppo la cui differenza rispetto a quella di gruppo sta nel fatto che in essa il passato e il futuro svolgono ruoli diversi. Si passa da una descrizione in termini di traiettorie ad una descrizione in termini di dominio. Nella teoria probabilista si studia l’evoluzione di regioni dello spazio-tempo, mentre nella teoria dinamica si studia una traiettoria, punto dopo punto. Il problema diventa quello dei motivi per cui si deve usare una descrizione non locale, cioè una descrizione in cui si parla di regioni e non di punti. In un sistema planetario che è stabile due pianeti vicini avranno traiettorie vicine. Ma nel caso di un sistema instabile due pianeti, per quanto vicini possano essere situati, si divideranno nel corso del tempo. In un sistema instabile tutti i punti si separeranno nel corso del tempo in due punti che saranno situati in due regioni differenti. Ogni regione si dividerà e quindi può darsi il caso che 2 punti per quanto vicino ora siano si allontaneranno verso regioni differenti. Nel momento in cui parlo di instabilità perde senso la nozione di traiettoria, perché non posso conoscere la condizione iniziale con una precisione infinita.

CONCETTI PRINCIPALI

- Definizione delle 2 teorie

- Caratteristiche a confronto (gruppo vs semigruppo; dominio vs punti)

- Perché bisogna parlare di regioni e non di punti

SISTEMA CHIUSO SECONDO PIAGET

Piaget prima di esporre la propria concezione di sistema chiuso ha elaborato le idee di Weiss e von Bertalanffy relative alla concezione dell’organismo. Secondo Bertalanffy un organismo vivente è un ordine di sistemi aperti la cui permanenza è assicurata tramite il movimento di scambio dei componenti. Ma Piaget si basa sull’osservazione che ciò che manca agli approcci sistemici è la considerazione di quel concetto di chiusura che è già implicito nelle relazioni di Weiss. Quando si parla di chiusura in un sistema deve essere

intesa in senso organizzazionale e si accompagna alla sua apertura termodinamica. Si delinea un mutamento della nozione di adattamento e vengono messe in primo piano le nozioni di autonomia e di chiusura. L’adattamento viene considerato come risposta dell’organismo alle esigenze dell’ambiente. Secondo Piaget assimilazione ed accomodamento costituiscono insieme la funzione di adattamento. Adattamento equivale al trusimo secondo cui un sistema può interagire soltanto con i sistemi con cui ha già deciso di interagire. Un sistema ha tante maggiori probabilità di interagire costruttivamente con l’ambiente quanto più è differenziata la sua struttura interna. Piaget concepisce le idee di autonomia e di chiusura come in grado di generare un linguaggio generale dei sistemi che attraversa le loro differenze di natura, organica e cognitiva. All’idea di ciclo organico si accompagna l’idea di schema cognitivo, che costituisce l’espressione delle stesse idee di chiusura e autonomia. La chiusura organizzazionale di un sistema, ne definisce il dominio cognitivo, specifica il dominio delle interazioni in cui il sistema può entrare senza perdere la propria organizzazione. La teoria dei sistemi guardava ai sistemi secondo il punto di vista del loro controllo. Il rapporto tra ambiente e sistema prima veniva considerato attraverso il rapporto di input ed output in cui l’ambiente è la fonte degli input. Ma adesso la teoria dei sistemi ha spostato il problema del controllo al problema della struttura interna dei sistemi e questo passaggio ha portato a considerare le influenze ambientali su di un sistema come perturbazioni piuttosto che come input.

CONCETTI PRINCIPALI

- Idee di Von Bertalanffy (sistemi aperti) e Weiss (si avvicina al sistema chiuso)

- Chiusura in senso organizzazionale

- Autonomia e chiusura

- Assimilazione + accomodamento = adattamento

- Chiusura organizzazionale definisce il dominio cognitivo

- Passato problema del controllo dei sistemi; Presente problema struttura interna

TEMPO PRIGOGINE

In questi ultimi anni si è sviluppato un vocabolario della complessità, con termini quali fluttuazione, stabilità, transizione di fase che sono termini che fanno riferimento al problema del tempo. Il tempo è stato un problema principale per Aristotele che era giunto a dire che si misura attraverso il moto, ma secondo la prospettiva di un prima e di un dopo, e Aristotele si è chiesto chi poteva fornire questa prospettiva del prima e del dopo, ma non si è dato risposta e la sua esitazione è segno che il tempo resta in qualche misura al di fuori della descrizione che la scienza può dare dei moti. Heidegger riprendendo Aristotele conclude che il tempo non può essere oggetto della scienza. Possiamo rifiutare la

tentazione di una separazione tra scienza e tempo. Siamo in grado di prospettarci una storia naturale del tempo grazie ai fenomeni irreversibili che ci forniscono quell'orizzonte del quale Aristotele andava alla ricerca. L’irreversibilità ci fornisce quella prospettiva che mancava ad Einstein per poter affermare la realtà del tempo in quanto successione del passato, del presente e del futuro. Il tempo secondo Prigogine rappresenta l’elemento di “sensatezza” di un universo caratterizzato da sistemi caotici. Prigogine per indicare lo svolgersi della vita nel cosmo ricorre all’espressione “freccia del tempo” e quindi le attribuisce caratteri di linearità in un contesto mobile. La freccia indica l’evoluzione e pur nella sua alterità rispetto al caos, il tempo è fatto della stessa pasta del divenire, cioè di quel caos che esso si dedica a organizzare ed orientare. Il tempo in poche parole viene a configurarsi per Prigogine come la risultante della mutevolezza del cosmo ed il presupposto della significatività dell’universo. E’ il risultante del caos in quanto si origina in un contesto non stabile ed è il presupposto del senso dell’universo in quanto ne orienta la caoticità ed imprime ad esso un equilibrio. Il tempo si presenta da una parte come mistero e dall’altra alimenta sempre nuove sfide di comprensione.

CONCETTI PRINCIPALI

- Termini che si riferiscono al tempo (transizione di fase, stabilità)

- Pensiero Aristotele

- Pensiero odierno

- Fenomeni irreversbili ci aiutano nel trovare una storia naturale del tempo

- Tempo = sensatezza dell’universo formato da sistemi caotici

- Freccia del tempo (freccia indica evoluzione)

- Tempo = risultato della mutevolezza del cosmo e significatività dell’universo

- 2 facce del tempo mistero e alimenta sfide di comprensione

TEORIA DEI TIPI LOGICI

La teoria dei tipi logici asserisce che nell’ambito della logica formale, una classe non può essere elemento di se stessa. Questa asserzione può sembrare banale ma meno ovvia è l’asserzione successiva della teoria: una classe non può essere uno degli oggetti classificati, correttamente, come non appartenenti alla classe. Se raggruppiamo tutte le sedie e costituiamo la classe delle sedie, possiamo proseguire osservando che i paralumi ed i tavoli sono elementi di una vasta classe quella delle non sedie, nel discorso formale commetteremmo un errore se includessimo la classe delle sedie tra gli oggetti contenuti nella classe delle non sedie. Poiché una classe non può essere elemento di se stessa, è chiaro che la classe delle non sedie non può essere una non sedia. Tutto questo può

portare a convincere il lettore matematico a pensare che la classe delle sedie è dello stesso ordine di astrazione della classe delle non sedie e che se la classe delle sedie non è una sedia, allora la classe delle non sedie non è una sedia. Se si contravviene a queste regole del discorso formale, si creano paradossi ed il discorso sarà viziato. La teoria tratta argomenti molto astratti e fu all’inizio sviluppata nel mondo astratto della logica. In questo mondo quando si può dimostrare che una successione di proposizioni genera un paradosso, l’intera struttura di teoremi impiegata nella generazione di quel paradosso viene annullata o negata. Ma nel mondo reale c’è sempre il tempo e niente di ciò che è esistito può essere totalmente negato in questo modo. Il calcolatore che incontra un paradosso non scompare nel nulla. Nel “Se… allora…” della logica non c’è tempo; invece nel calcolatore vengono usati causa ed effetto per simulare il “se… allora…” della logica, e tutte le sequenze di causa ed effetto implicano il tempo. Il calcolatore non incontra mai un vero paradosso logico ma solo la simulazione del paradosso in successioni di causa ed effetto. Vi sono differenze tra il mondo dei fenomeni ed il mondo della logica e devono essere tenute presenti ogni volta che basiamo le nostre argomentazioni sulla parziale analogia esistente tra i due mondi. Si sostiene che la tesi che questa parziale analogia può costituire per gli scienziati del comportamento un’importante guida per la classificazione dei fenomenti legati all’apprendimento.

CONCETTI PRINCIPALI

- Una classe non può essere elemento di sé stessa

- Una classe non può essere uno degli oggetti classificati come non appartenenti alla classe

- Esempio sedie vs tavoli

- Teoria prima sviluppata nel mondo astratto

- Presenza del tempo e quindi no eliminazione paradossi

COMPLESSITA’

La complessità vi è anche ovviamente nelle teorie scientifiche. In ogni teoria scientifica vi è un nucleo non scientifico. E’ un paradosso sconcertante proprio perché la scienza si sviluppa anche grazie a ciò che in essa vi è di non scientifico. Un altro problema principale è anche quello della contraddizione. La vecchia concezione semplice dell’universo è minata da numerose talpe differenti che vanno verso la complessità. Tutte le complessità citate prima costituiscono il tessuto della complessità. Complexus è ciò che viene tessuto insieme ed il tessuto deriva da fili differenti e diventa uno. La complessità sembra solo negativa ma l’aspetto positivo è che consente di decollare verso un pensiero multidimensionale. Ci chiediamo qual’è il problema formalizzante che ha dominato le scienze? Il fatto che questo pensiero è arrivato a credere che ciò che non fosse quantificabile non esistesse. Dobbiamo trovare la strada di un pensiero dialogico.

Dialogica significa che due principi sono connessi in un’unità senza che con ciò la dualità si dissolva nell’unità. La scienza obbedisce alla dialogica perché non ha mai smesso di camminare su “4 zampe” differenti che sono quella dell’empirismo, della razionalità, dell’immaginazione e del controllo. La scienza ha progredito proprio perché esiste una dialogica complessa e permanente tra le sue “4 zampe”. La nozione di dialogica tende ad affrontare la difficoltà. Al principio dialogico bisogna accostare il principio ologrammatico in cui il tutto è nella parte che è nel tutto. La sfida della complessità ci fa rinunciare per sempre al mito della chiarificazione totale dell’universo ma ci incoraggia a continuare l’avventura della conoscenza. Non c’è una semplice ricetta della complessità, la complessità richiede la strategia, perché solo la strategia ci consente di avanzare entro ciò che è incerto ed aleatorio. La complessità infine sta nella congiunzione di concetti che si combattono reciprocamente.

CONCETTI PRINCIPALI

- Vie della complessità

- Nucleo non scientifico e contraddizione

- Complexus (tessuto formato dalle complessità)

- Aspetto positivo complessità (pensiero multidimensionale)

- Dialogica

- 4 zampe della scienza

- Complessità fa rinunciare alla chiarificazione dell’universo

- Complessità richiede strategia

VIE DELLA COMPLESSITA’

Via dell’irriducibilità del caso o del disordine; Via data dal superamento dei limiti di quell’astrazione universalista che eliminava singolarità, località e temporalità. Via della complicazione. Via data dalla relazione di complementarità tra le nozioni di ordine, disordine ed organizzazione. Via dell’organizzazione. Via della crisi dei concetti chiusi e chiari. Via data dal ritorno dell’osservatore.

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