Ruozi - Economia della Banca, Sintesi di Tecnica Bancaria. Università degli Studi di Cagliari
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Ruozi - Economia della Banca, Sintesi di Tecnica Bancaria. Università degli Studi di Cagliari

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Riassunto Economia della banca, Ruozi, 2011
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1. L’ATTIVITÀ BANCARIA 1.1Una definizione di banca La banca può essere definita come un’azienda di produzione che svolge sistematicamente, istituzionalmente e a proprio rischio l’attività di intermediazione finanziaria, cioè un attività di erogazione di risorse finanziarie a titolo di credito, utilizzando prevalentemente risorse finanziarie ottenute da terzi a titolo di debito e, in parte minore, a titolo di capitale proprio. La banca si caratterizza per la netta prevalenza dei debiti rispetto ai mezzi proprio e per l’esercizio dell’attività di intermediazione finanziaria (raccolta dei mezzi finanziari presso i settori ove si formano surplus di risorse e impiego dei medesimi presso i comparti in deficit). I debiti assunti dalle banche sono caratterizzati da forme tecniche e scadenze diverse, tra cui si collocano le forme di deposito a vista che possono fungere da mezzo di pagamento in sostituzione della moneta legale. Qualora le banche raccolgano sistematicamente tale categoria di depositi, esse svolgono una funzione fondamentale all’interno del sistema economico, mettendo a disposizione delle varie categorie di operatori strumenti di pagamento in quantità assai superiore alla moneta legale, consentendo l’efficiente svolgimento delle transazioni che sostengono lo sviluppo dell’economia: questa funzione viene definita funzione monetaria. Quindi la banca svolge diverse funzioni:

 Una funzione di mobilizzazione delle risorse finanziarie, consistente nella raccolta delle disponibilità finanziarie che si formano presso le famiglie e le imprese dei vari settori dell’economia.

 Una funzione creditizia, consistente nel trasferimento delle risorse finanziarie a titolo di credito come prestiti a privati, enti e imprese.

 Una funzione di erogazione di servizi accessori diversi dall’intermediazione finanziaria. L’attività di intermediazione finanziaria si basa sulla fiducia: fiducia nella banca da parte dei depositanti che si attendono di poter rientrare nella disponibilità dei propri fondi alla scadenza prestabilita o in qualsiasi momento; fiducia nella clientela da parte della banca che si attende il puntuale rimborso del prestito. Da ciò derivano alcune fondamentali implicazioni:

- I depositanti conferiscono alla banca i propri fondi sulla base di un puro mandato fiduciario e confidano nel regolare funzionamento della banca stessa e nella sua capacità di rimborsare puntualmente i depositi e le altre forme di passività;

- Poiché la banca utilizza i depositi per erogare i prestiti e poiché questi determinano un immobilizzo di risorse, un’eventuale richiesta generalizzata di rimborso dei depositi è destinata a mettere in difficoltà la banca, che non potrà disporre dei fondi necessari anche quando abbia finanziato clientela pienamente solvibile; si determinerà così una crisi di liquidità che non consentirà alla banca di proseguire regolarmente le proprie attività.

A tutela della fiducia dei risparmiatori è stata definita una speciale normativa, molto complessa e articolata, che disciplina l’attività delle banche, ponendo vincoli e regole a tutela della loro sana e prudente gestione (regolamentazione). Inoltre, da parte delle pubbliche autorità, viene esercitato un potere di supervisione e controllo sul sistema bancario (vigilanza).

1.4 Il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. È regolato dal D.Lgs.1° settembre 1993 n.385 in base al quale l’attività bancaria è definita come l’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito, ha carattere di impresa e può essere esercitata solo dalle banche che esercitano, oltre all’attività bancaria, ogni altra attività finanziaria e attività connesse o strumentali. Le banche possono svolgere:

1. Raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione 2. Operazioni di prestito, Leasing finanziario, Servizi di pagamento 3. Operazioni per proprio conto o per conto della clientela in strumenti di mercato

monetario 4. Partecipazioni alle emissioni di titoli e prestazioni di servizi connessi 5. Consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale, ecc. 6. Gestione o consulenza nella gestione dei patrimoni 7. Custodia e amministrazione di valori mobiliari, Locazione di cassette di sicurezza, ecc.

Il Testo unico definisce poi in modo preciso che cosa sia la raccolta di risparmio, ossia l’acquisizione di fondi con obbligo di rimborso sia sotto forma di depositi sia in altra forma. La raccolta del risparmio fra il pubblico è quindi vietata ai soggetti diversi dalle banche. La banca non può svolgere l’attività assicurativa (riservata alle imprese di assicurazione) e la gestione collettiva del risparmio (consentita alle Società di Gestione del Risparmio “SGR” e alle Società di Investimento a Capitale Variabile “SICAV”).

1.5 Il Testo unico della Finanza È regolato dal D.Lgs. n.58 del 25 febbraio 1998, poi modificato dal successivo D.Lgs. n. 64 del 17 settembre 2007, con cui il legislatore ha avvertito la necessità di riordinare e adeguare tutta la normativa in materia di mercati finanziari e strumenti finanziari. Esso mira ad accrescere la

tutela del risparmio, così come previsto dall’art. 47 della Costituzione italiana e introducono stimoli al miglioramento dell’efficienza sia nel profilo di organizzazione e funzionamento dei mercati sia nelle regole di corporate governante, con particolare riguardo alla tutela degli azionisti di minoranza e alla possibilità di ricambio degli assetti proprietari. Nell’ambito del Testo unico della Finanza rientrano tra i servizi di investimento, le seguenti attività aventi come oggetto strumenti finanziari:

1. Negoziazione per conto proprio 2. Esecuzione degli ordini per conto dei clienti 3. Gestione dei portafogli di investimento 4. Ricezione e trasmissione per conto degli investitori di ordini 5. Consulenza in materia di investimenti 6. Gestione dei sistemi multilaterali di negoziazione come proposte di acquisto e vendita

1.6 Trasparenza contrattuale, antiriciclaggio, norme sull’usura e disciplina anti-trust La normativa sulla trasparenza è finalizzata essenzialmente alla tutela delle controparti con cui le banche operano e alla salvaguardia e promozione della concorrenza nei mercati bancari e finanziari. Essa riguarda la clientela costituita da operatori non professionali ed è costituita da un insieme di norme che incidono sulla forma e sul contenuto dei contratti, sulla modulistica utilizzata, sulle informazioni relative ai servizi bancarie relativi costi e rischi, sugli aggiornamenti di informazioni e sulle stesse modalità con cui le informazioni vengono rese. Tale normativa mira a far sì che il cliente sia efficacemente informato e possa così raffrontare le condizioni proposte dalle diverse banche, effettuando scelte più consapevoli, ponderate e convenienti. Essa si traduce nella predisposizione e invio al cliente di documenti , fogli informativi e prospetti di sintesi. Da tale normativa possono derivare, oltre che costi e oneri gestionali, anche rilevanti benefici, nella misura in cui essa sia in grado di stimolare le banche a meglio conoscere la propria clientela e a comunicare in modo efficace e a ridurre i rischi reputazionali derivanti da una cattiva percezione della banca da parte dei clienti e gli stessi rischi e costi connessi a cause legali intentate dalla clientela insoddisfatta. La normativa antiriciclaggio è costituita da leggi e decreti con il fine di restringere e limitare l’area entro la quale possono essere realizzate operazioni di riciclaggio di capitali proveniente da attività illecite. Essa si traduce in dettagliate disposizioni circa le operazioni non consentite, le modalità di regolamento delle transazioni, l’identificazione delle controparti contrattuali delle banche, le segnalazioni che le banche sono tenute a fare alle pubbliche autorità ecc. Per quanto riguarda l’usura, dal 1996 opera nel nostro paese un’apposita legge che ha introdotto un tasso di interesse il cui superamento implica automaticamente la fattispecie del delitto di usura. Questo tasso è individuato partendo dalla rilevazione del Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), che indica il valore medio del tasso effettivamente applicato dal sistema bancario e finanziario a categorie omogenee di operazioni creditizie nel trimestre precedente, tale valore viene aumentato dalla metà per individuare la soglia d’usura. I tassi TEGM sono pubblicati trimestralmente in Gazzetta Ufficiale e a essi le banche devono dare pubblicità nei locali aperti al pubblico. La normativa antitrusttutela le condizioni di competitività dei mercati soprattutto in riferimento alla formazione di grandi aggregazioni di banche e altri intermediari che hanno dato corpo al processo di concentrazione de sistema creditizio.

2. LA VIGILANZA BANCARIA 2.1.1 Le autorità creditizie La Banca d’Italia ha il compito di vigilare sulle banche, sulle società di gestione del risparmio, sulle società d’investimento a capitale variabile, sulle società d’intermediazione mobiliare, sugli istituti di moneta elettronica e sugli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 del Testo unico bancario, avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all’efficienza e alla competitività del sistema finanziario, all’osservanza della normativa in materia creditizia e finanziaria. Inoltre svolge anche compiti di tutela della trasparenza delle condizioni contrattuali delle operazioni bancarie e finanziarie con l’obbiettivo di favorire anche il miglioramento dei rapporti con la clientela. Essa svolge poi le proprie funzioni di vigilanza insieme alle altre due Autorità creditizie previste dal Testo unico bancario: il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) e il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Il CICR ha l’alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio ed è attualmente composto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, che lo presiede, dal Ministro del commercio internazionale, dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, dal Ministro dello sviluppo economico, dal Ministro delle infrastrutture, dal Ministro di trasporti e dal Ministro per le politiche comunitarie. Alle sedute partecipa il Governatore della Banca d’Italia. Questa oltre a formulare proposte per le deliberazioni di competenza del CICR, esercita le funzioni di vigilanza sulle banche, sui gruppi bancari e sugli

altri intermediari finanziari, emana regolamenti, impartisce istituzioni aventi validità generale e adotta provvedimenti su casi specifici. Gli obbiettivi della politica di vigilanza riguardano la sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all’efficienza e alla competitività del sistema finanziario.

2.2.1 La vigilanza strutturale e i controlli all’entrata L’esercizio dell’attività bancaria è consentito, previa iscrizione nell’apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia, esclusivamente alle banche autorizzate in Italia e alle succursali delle banche comunitarie stabilite nel territorio della Repubblica in virtù del cosiddetto “passaporto europeo” che consente a una banca che ha ottenuto l’autorizzazione in uno dei paesi dell’UE di insediarsi negli altri paesi membri continuando a rimanere soggetta alla vigilanza e alle regole del paese d’origine. La Banca d’Italia procede con l’iscrizione all’albo di un nuovo operatore nazionale ove ricorrano le seguenti condizioni:

 Sia adottata la forma di spa o si società cooperativa per azioni a responsabilità limitata;  La sede legale e la direzione generale siano situate nel territorio della Repubblica;  Il capitale versato sia di ammontare non inferiore a quello determinato dalla Banca

d’Italia cioè 6,3 milioni di euro per le banche spa e per le banche popolari, e di 2 milioni di euro per le banche di credito cooperativo;

 Venga presentato un programma concernente l’attività iniziale, unitamente all’atto costitutivo e allo statuto;

 I partecipanti al capitale abbiano i requisiti di onorabilità previsti dal Testo unico bancario i requisiti e sussistano i presupposti per il rilascio dell’autorizzazione;

 I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo abbiano i requisiti di professionalità e di onorabilità previsti dal Testo unico bancario.

Il contenuto minimale che il programma di attività deve contenere riguarda: - I settori di intervento, le operazioni e i servizi che la banca intende svolgere nell’ambito

delle attività previste dal Testo unico bancario, specificando le aree economiche e territoriali di intervento e la tipologia di clientela cui la banca intende rivolgersi sia nell’attività di raccolta sia in quella di impiego.

- La struttura tecnica, organizzativa e territoriale, nonché il sistema dei controlli interni che la banca intende adottare per conseguire gli obbiettivi prefissati e raggiungere le caratteristiche dimensionali previste.

- Le caratteristiche del sistema informativo che la banca utilizzerà per tenere sotto controllo la propria situazione tecnica per effettuare le segnalazioni di vigilanza.

Il programma di attività deve essere inoltre accompagnato da una relazione tecnica contenente i bilanci previsionali dei primi tre esercizi da cui risultino in particolare:

- l’ammontare degli investimenti che la banca intende effettuare per impiantare la struttura tecnico-organizzativa e le relative coperture finanziarie

- le dimensioni operative che la banca si propone di raggiungere - i risultati economici attesi

Si tratta, quindi, di produrre un business plan che sia in grado di convincere non soltanto i potenziali investitori ma anche l’autorità di vigilanza della bontà dell’iniziativa imprenditoriale con particolare riferimento alla capacità della banca di mantenersi in condizioni di equilibrio economico e di rispetto delle norme prudenziali nella delicata fase di avvio dell’attività durante la quale l’entità degli investimenti può determinare squilibri finanziari ed economici. La partecipazione al capitale delle banche non è libera: per le banche costituite in forma di spa, le partecipazioni superiori al 5% del capitale della banca con diritto di voto o quelle che comportano il controllo della banca stessa sono soggette ad autorizzazione della Banca d’Italia, tale autorizzazione è necessaria anche per l’acquisizione del controllo di una società che detiene una partecipazione di controllo o superiore al 5% del capitale di una banca con diritto di voto. Per le banche popolari e anche prevista la regola in base alla quale nessuno può detenere azioni in misura eccedente lo 0,50% del capitale sociale. Per quanto riguarda le banche di credito cooperativo, sono banche di piccola o piccolissima dimensione i cui soci devono risiedere, aver sede o operare con carattere di continuità nel territorio di competenza della banca. In tali banche, il cui numero di soci non può essere inferiore a 200, nessun socio può sedere azioni il cui valore nominale complessivo superi 50.000 euro. La scelta relativa alla forma societaria dipende essenzialmente dai seguenti elementi:

- dimensione del capitale della banca - numero dei soci - grado di concentrazione del capitale nell’ambito della compagine sociale - obbiettivi della compagine sociale

Quando la dimensione del capitale della banca è elevata, il numero dei soci è relativamente limitato, il grado di concentrazione del capitale è piuttosto elevato e l’obbiettivo dell’azienda è innanzitutto perseguire il profitto si parla di Spa. Quando, invece, il capitale della banca è relativamente limitato, il numero dei soci è elevato, la concentrazione del capitale molto bassa e l’obiettivo dell’impresa è la mutualità si parla di cooperativa.

2.2.2 La vigilanza prudenziale e l’adeguatezza patrimoniale Il Testo unico bancario nel titolo III dedicato all’attività di vigilanza prevede accanto alla vigilanza informativa (la Banca d’Italia riceve su base continuativa delle banche tutta una serie di informazioni) e alla vigilanza ispettiva (la Banca d’Italia procede periodicamente o con interventi mirati a ispezionare il corretto funzionamento dei soggetti vigilati), la vigilanza regolamentare mediante la quale la Banca d’Italia, in conformità con le deliberazioni del CICR, emana disposizioni di carattere generale aventi a oggetto:

- l’adeguatezza patrimoniale - il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni - le partecipazioni detenibili - l’organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni

Le norme di vigilanza prudenziale note come Basilea 1, introdotte nel 1988 dal Comitato di Basilea (organismo internazionale istituito dalle banche centrali dei paesi più industrializzati (G10) con l’intento di armonizzare a livello sovranazionale le regole di vigilanza) erano rappresentate dalla definizione di alcuni coefficienti patrimoniali minimi obbligatori. Tra di essi quello più importante è stato il “coefficiente di solvibilità”, in base al quale il patrimonio di vigilanza delle banche doveva essere almeno pari all’8% del complesso delle attività ponderate in relazione ai rischi di perdita per inadempimento dei debitori (rischio creditizio). Ai fini dell’applicazione di tale coefficiente, i crediti venivano ripartiti in alcune classi in base al loro rischio teorico e a ognuna di esse veniva attribuita una ponderazione crescente in funzione del rischio di credito che andava dallo 0% per finanziamenti concessi a Stati sovrani caratterizzati da alto livello di affidabilità, sino al 100% per i normali crediti alle imprese non assistiti da garanzie e al 200% per i crediti oggetto di procedure contenziose. La nuova struttura della regolamentazione prudenziale (Basilea 2) entrata in Italia in vigore nel 2007 si basa su 3 pilastri o pillar. 1° pilastro: requisiti patrimoniali minimi  riguarda la definizione degli elementi costitutivi del capitale, la misurazione del rischio di credito, di mercato e operativo. 2° pilastro: processo di controllo prudenziale  riguarda l’adeguatezza dei presidi organizzativi finalizzati alla verifica della coerenza fra rischi assunti e risorse disponibili. 3° pilastro: disciplina di mercato  riguarda la definizione dei requisiti di trasparenza informativa finalizzati alla comunicazione al mercato di elementi inerenti l’adeguatezza patrimoniale. Il contenuto del nuovo impianto regolamentare, finalizzato alla definizione di un requisito patrimoniale per fronteggiare i rischi tipici dell’attività bancaria e finanziaria, può essere così sintetizzato:

PV ≥ 8% * RWA + Krm + Kro Dove: PV: patrimonio a fini di vigilanza RWA: attività ponderate per il rischio di credito Krm: requisito patrimoniale conteggiato sui rischi di mercato e di controparte Kro: requisito patrimoniale conteggiato sui rischi operativi

2.2.3 La vigilanza protettiva e la gestione della crisi Il Testo unico bancario dedica un’intera sezione alla disciplina delle crisi bancarie, dove vengono previste le procedure da attivare nel caso in cui i presidi definiti dalla vigilanza prudenziale non siano stati sufficienti a evitare il dissesto o sia stata pregiudicata la sana e prudente gestione della banca. L’insieme degli interventi che possono essere attivati in queste circostanze prende il nome di vigilanza protettiva. Tutte le banche devono obbligatoriamente aderire al Fondo interbancario di tutela dei depositanti, che sostituendosi almeno parzialmente alla banca in crisi nel rimborso dei depositanti, consente di rafforzare la fiducia nei confronti della solvibilità delle banche e di evitare il verificarsi di fenomeni di corsa agli sportelli che potrebbero mandare in crisi anche banche sane, determinando un “effetto domino” sull’intero sistema bancario.

2.2.4. La fair play regulation Gli strumenti di fair play regulation sono riconducibili all’esigenza di garantire un’adeguata trasparenza del mercato dei servizi finanziari, tali strumenti riguardano gli obblighi informativi nei confronti della clientela e le norme di comportamento da tenere nei confronti della stessa. Con riferimento alle operazioni e ai servizi bancari, vige per le banche l’obbligo di pubblicizzare in ogni locale aperto al pubblico i tassi di interesse, i prezzi e ogni altra condizione economica e di inviare, con cadenza almeno annuale, delle comunicazioni alla clientela in merito allo svolgimento del rapporto e a eventuali modifiche delle condizioni contrattuali. Gli altri strumenti riguardano, invece, quelli finalizzati a garantire la correttezza dei comportamenti, con particolare riferimento alla disciplina dei conflitti di interesse che sorgono ogni volta che gli

interessi del cliente sono in contrapposizione con quelli della banca o con quelli di un altro cliente dotato di un potere contrattuale più forte.

2.3 Le prospettive di riforma della vigilanza Il Comitato di Basilea ha pubblicato un documento nel 2009 che riguarda:

- un miglioramento della qualità, della coerenza e della trasparenza del patrimonio di vigilanza, composto da una patrimonio di base (Tier 1) e da un patrimonio supplementare (Tier 2) che consente alle banche di coprire i rischi.

- un rafforzamento della copertura dei rischi all’interno del complessivo sistema dei controlli.

- l’introduzione di un nuovo coefficiente denominato leverage ratio come parte integrante dei coefficienti patrimoniali previsti dal 1° pilastro.

- l’introduzione di una serie di misure in grado di creare un cuscinetto di capitale durante i periodi di espansione economica da utilizzare nei periodi di crisi.

- l’introduzione di un sistema di coefficienti focalizzati sul controllo della liquidità delle banche sia a brevissimo termine (30 giorni) sia a più lungo termine.

3. L’ORGANIZZAZIONE 3.2 Scelta delle aree di business e forma organizzativa da adottare Alle banche è consentito operare oltre che nell’area dell’intermediazione creditizia, anche nelle aree dell’intermediazione mobiliare e assicurativa. Alle banche è consentito adottare alternativamente due strutture:

- quella della bancauniversale che svolge direttamente tutte le attività che ha deciso di svolgere, ma non può svolgere direttamente l’attività organizzativa e la gestione collettiva del risparmio.

- quella del gruppo bancario, in presenza del quale vi è invece una società capogruppo (anche finanziaria) che si avvale dell’operato di più società controllate, specializzate in una o più attività. Un gruppo avente come capogruppo una società finanziaria è a sua volta considerato “creditizio” se la somma degli attivi delle banche e delle loro controllate bancarie, finanziarie e strumentali è almeno pari al 50% dell’attivo globale del gruppo.

3.2.2 La scelta della forma organizzativa adeguata La formula della banca universale è quella più semplice, più lineare e forse anche più economica, nel senso che non implica una serie di inevitabili duplicazioni di costi caratterizzanti un gruppo bancario costituito da più società, ciascuna delle quali ha un proprio consiglio di amministrazione, un proprio collegio sindacale, una propria direzione generale ecc. Una banca di tipo universale assicura anche una puntuale e organica unità di comando, dato che le varie direzioni operative rispondono tutte a un unico organismo decisionale centrale. La banca universale può intervenire anche con prestiti a scadenza media e lunga e non si limita alla concessione delle tradizionali linee di credito ordinario, ma può spingersi fino all’assunzione di partecipazioni azionarie.

3.3 Le strategie nel retail , nel corporate e nel private banking Il retail banking nasce in contrapposizione al wholesale banking, in quanto la prima identifica un’attività al dettaglio essenzialmente di raccolta del risparmio e impieghi in fondi rivolta a una clientela molto numerosa ma di dimensioni singolarmente ridotte; la seconda si riferisce a un’attività all’ingrosso di raccolta e di impiego di fondi di taglio elevato rivolta a una clientela di elevate dimensioni in grado di alimentare ingenti volumi. L’attività di retail banking si sostanzia quindi nella raccolta di fondi, nell’offerta di servizi di pagamento e nell’esercizio del credito nei confronti di una clientela rappresentata essenzialmente da famiglie e imprese di piccole dimensioni. Le banche locali che svolgono un ruolo determinante nel sostegno delle economie del territorio, attraverso un’assistenza finanziaria prestata a favore dei piccoli operatori economici e l’offerta di servizi finanziari alla famiglie, trovano nell’attività retail banking il business prevalente. Anche le banche con dimensioni più elevate hanno incrementato la propria presenza nel retail che hanno riscoperto nella raccolta al dettaglio una fonte stabile e relativamente a basso costo di risorse utili per finanziare l’attività di impiego. Il retail banking, inoltre, offre interessanti prospettive di reddito dal lato degli impieghi (prestiti personali e credito al consumo) e dello sviluppo dei servizi di pagamento, in grado di sopperire al calo della redditività al segmento corporate, caratterizzatosi nel corso degli ultimi anni da un incremento del livello dei rischi e da una riduzione dei margini economici. Le banche operanti nel comparto retail hanno puntato all’efficienza e all’economicità dell’offerta e ciò in conseguenza delle caratteristiche del segmento di clientela target costituito da un mercato di massa rappresentato da clienti piccoli e numerosi. Al fine di perseguire gli obbiettivi dell’efficienza e

dell’economicità, le banche retail hanno privilegiato la strategia della standardizzazione dei prodotti. Un altro fattore di successo competitivo in tale settore è rappresentato dalla vicinanza della banca al cliente e quindi dalla comodità di accesso ai servizi offerti dalla banca. Una maggiore capillarità della rete territoriale di una banca agevola l’accesso da parte della clientela ai prodotti e servizi bancari, da un lato favorendo la crescita del numero dei clienti e dei volumi, dall’altro elevando i costi che hanno portato allo sviluppo di canali di distribuzione alternativi e complementari allo sportello bancario, come gli “sportelli leggeri”, dotati di ridotto personale, gli sportelli automatici, i canali telefonici e telematici e il canale dei promotori finanziari. Un terzo fattore di successo competitivo nel comparto retail è rappresentato dalle relazioni di natura fiduciaria che la banca, attraverso il suo personale di front office, cerca di instaurare con la clientela al fine di fidelizzarla. Il corporate banking attiene all’offerta, da parte delle banche, di servizi creditizi e finanziari per le imprese che presentano dei fabbisogni più complessi. In particolare ci si riferisce a un’offerta combinata di una serie di servizi, tra cui: gestione della liquidità (cash management), offerta di credito a breve e medio-lungo termine (corporate lending), servizi di finanziamento attraverso l’emissione e il collocamento di titoli azionari e obbligazionari (investment bancking in senso stretto), servizi di ottimizzazione delle scelte finanziarie delle imprese clienti con una marcata connotazione di natura consulenziale (corporate finance). Questa rappresenta una strategia competitiva che mira sia alla differenziazione sia al contenimento dei costi e dei rischi: consente alla banca si raggiungere gli obbiettivi reddituali e di abbinare sempre più nuovi servizi ai prodotti che già la clientela utilizza (cross-selling). Il private banking attiene all’offerta, da parte delle banche o degli intermediari finanziari autorizzati, di servizi di investimento, di pianificazione e consulenza finanziaria e fiscale al segmento della clientela privata che dispone di ingenti patrimoni e/o cospicui flussi di reddito. Si tratta di un segmento di clientela esigente perché particolarmente attento sia al rendimento sia alla qualità del servizio che esigono professionalità, competenza e attitudine a gestire relazioni personalizzate del gestore della relazione.

3.4 L’articolazione territoriale e la politica degli sportelli in banca La rete territoriale di una banca svolge un’indispensabile funzione di contratto con il pubblico sia nella fase della raccolta delle risorse finanziarie sia nella fase di finanziamento, si parla degli sportelli la cui distribuzione geografica configura la cosiddetta “articolazione territoriale” della banca. La scelta delle banche in tema di articolazione territoriale sono sempre fortemente condizionate dalla regolamentazione imposta dalle autorità di vigilanza, secondo la quale le banche possono decidere in piena autonomia l’apertura di nuovi sportelli valutandone i costi e i benefici connessi. Le banche devono definire la scelta delle aree dove insediare gli sportelli che minimizzano i costi di trasferimento che gravano sulla clientela per effetto dei rapporti intrattenuti con le banche e la definizione dei compiti da attribuirgli in base alle dimensioni della banca e alla complessità dei processi svolti. Le tipologie di sportelli possono essere classificate sulla base di due elementi principali: l’ampiezza della gamma dei servizi offerti e il grado di autonomia decisionale e operativa dello sportello rispetto agli organismi della sede centrale. Possiamo dunque individuare 4 categorie:

- quelli caratterizzati da un’ampia gamma di servizi offerti e da un’ampia autonomia operativa e decisionale (sportelli di grandi dimensioni, localizzati in centri di rilevante importanza dal punto di vista economico e demografico).

- Quelli caratterizzati da un ampia autonomia decisionale ma offrono una gamma limitata di servizi (private banking e corporate banking).

- Quelli caratterizzati da un’ampia gamma di servizi ma da un limitato grado di autonomia.

- Quelli caratterizzati da una limitata gamma di servizi e una limitata autonomia (sportelli ATM).

Il remote banking è una politica distributiva per via telematica che può riguardare solo certi servizi o anche l’intero portafoglio di offerta della banca, in tal caso il contratto banca-cliente avviene per via telefonica (phone banking) o via internet (internet banking). Tale politica distributiva genera costi più bassi per ogni singolo servizio, maggiori comodità e rapidità. Il negozio finanziario si differenzia dai tradizionali sportelli bancari sia per una maggiore focalizzazione verso la clientela privata sia per l’innovativa struttura proprietaria che caratterizza questo canale. Ne è titolare un promotore finanziario, il layout è innovativo e tecnologico, quando sono aperti da banche specializzate nel settore del risparmio prendono il nome di investment center, all’interno dei quali la clientela trova sia il presidio consulenziale sia le attrezzature tecnologiche necessarie per operare direttamente sui mercati.

3.5 Strategia e organizzazione delle piccole banche Le banche di dimensioni minore si caratterizzano per strutture organizzative più snelle in ragione della minore complessità gestionale, del ridotto numero di aree di affari in cui sono presenti, della tendenziale specializzazione del processo di produzione e del minore livello di

sofisticazione delle combinazioni tecnico-produttive. La loro priorità strategica è quella della specializzazione nelle aree di attività nelle quali detiene un vantaggio competitivo. La sua gestione tipica si caratterizza per la raccolta del risparmio familiare a livello locale essenzialmente attraverso forme tecniche di raccolta diretta e per l’esercizio del credito alla clientela retail, costituita soprattutto da piccoli operatori economici e da piccole e medie imprese nella zona di azione territoriale. Tali banche possono optare per la formula della banca specializzata conservando la piena autonomia e indipendenza strategica e gestionale o partecipando, attivamente o passivamente, a processi di aggregazione bancaria. Nel primo caso la banca si caratterizza per il livello di specializzazione operativa è piuttosto elevato e per un’articolazione giuridica monosoggetto operante. Nel secondo caso, le finalità delle banche che entrano a far parte di gruppi polifunzionali sono quelle di beneficiare delle potenziali sinergie con gli altri intermediari del gruppo e di sfruttare l’identità locale attraverso la specializzazione distributiva. Le banche minori conservano l’autonomia giuridica ma perdono l’indipendenza strategica e operativa.

3.6 Strategia e organizzazione dei grandi gruppi bancari I grandi gruppi bancari operano in differenti aree di attività e su più mercati: il processo di diversificazione di tali realtà tende a soddisfare con un ampia gamma di prodotti tutti i segmenti di clientela. La struttura organizzativa di tipo divisionale è particolarmente indicata per quelle banche la cui attività si caratterizza per un ampio grado di diversificazione, da questa derivano problematiche gestionali che sono gestite attraverso un elevato livello di decentramento organizzativo e una significativa autonomia gestionale attribuita alle singole divisioni della banca. Il modello divisionale garantisce quindi una maggiore flessibilità alla gestione dei singoli business, in quanto organizzati secondo modelli che meglio rispondono alle logiche competitive dello specifico settore. In altre parole con il modello divisionale la gestione delle singole combinazioni produttive è assegnata alle divisioni, che sono unità relativamente autonome e che assumono la responsabilità della gestione operativa e dei relativi risultati economici, mentre la responsabilità di indirizzo strategico unitario e di controllo resta in capo alla direzione generale e ai vertici societari della banca. Possiamo distinguere i modelli divisionali:

- Per aree geografiche, in cui le singole divisioni, costituite da banche rete giuridicamente autonome o da semplici filiali, hanno il compito di presidiare i processi di produzione e distribuzione in differenti aree geografiche.

- Per prodotto, in cui le singole divisioni, costituite da società prodotto giuridicamente autonome o da divisioni interne alla banca, hanno il compito di presidiare lo sviluppo, la realizzazione e la distribuzione di specifici prodotti o linee di prodotto per i mercati di riferimento.

- Per segmenti di clientela o di mercato, in cui le singole divisioni, costituite da società giuridicamente autonome o da divisioni interne, hanno il compito di sviluppare e gestire le relazioni con specifici segmenti di clientela.

4. LA RACCOLTA NELL’ECONOMIA DELLA BANCA 4.1 La politica della raccolta Per politica di raccolta si intende l’insieme coordinato delle diverse azioni intraprese dalla banca allo scopo di ottenere il volume e la composizione di risorse finanziarie idonee allo svolgimento della propria funzione creditizia in condizioni di equilibrio gestionale.

4.2 Gli obbiettivi della politica di raccolta La politica di raccolta presuppone la definizione e l’esplicitazione di obbiettivi di breve, medio e lungo periodo per realizzare tali obbiettivi che sono mutevoli da banca a banca. Tale politica si pone come obbiettivo la conservazione o l’espansione della base monetaria a disposizione della banca e la fissazione di obbiettivi in termini di tasso di sviluppo, di costo e di composizione della raccolta, oltre che di instaurazione di stabili relazioni di clientela. Tali obbiettivi dovranno essere coerenti con i vincoli di liquidità e solvibilità della gestione, con il grado di trasformazione delle scadenze e con il rischio di interesse che la banca è disposta ad assumere in un dato orizzonte temporale.

4.2.1 Gli obbiettivi quantitativi La politica di raccolta è normalmente diretta ad aumentare le dimensioni aziendali. Gli obbiettivi di raccolta variano tra le diverse banche a seconda: degli obbiettivi generali del soggetto economico della banca, dell’articolazione territoriale e delle caratteristiche socio- economiche della zona d’azione della banca e del grado di efficienza e di competitività del mercato di riferimento.

4.2.2 Gli obbiettivi qualitativi Si propongono di comporre le diverse forme in cui la raccolta può articolarsi, infatti, le banche possono raccogliere risorse finanziarie a titolo di debito in vari modi e con una pluralità di forme tecniche e contrattuali in modo da soddisfare i versi e possibili obbiettivi ricercati dalla clientela attuale e potenziale. La diversa combinazione dei possibili strumenti di raccolta incide sia sulla stabilità della massa raccolta (attenuazione del suo grado di variabilità) sia sulla sua flessibilità (capacità di adattarsi alle mutevoli condizioni interne ed esterne).

4.2.3 Gli obbiettivi di costo In termini di costo, ciò che importa alla gestione bancaria è l’ottimizzazione della relazione costi-rischi, tenuto conto del tipo di specializzazione operativa e delle conseguenti caratteristiche dell’attivo, da cui dipendono i rischi economici e finanziari effettivamente sopportati dalla banca. Ciascuna banca presente una durata media dell’attivo superiore alla durata media del passivo, con un conseguente grado di trasformazione delle scadenze reso possibile dalla stabilità della raccolta a vista e di quella a scadenza indeterminata e dagli effetti compensativi interni. La presenza di una durata media dell’attivo superiore a quella del passivo è fonte di una redditività addizionale per le banche, in quanto genera un margine di interesse superiore a quello che si otterrebbe in presenza di una struttura più bilanciata in termini di durata media dell’attivo e del passivo.

4.2.4 Gli obbiettivi di soddisfazione e ritenzione della clientela La capacità delle banche di stabilire, attraverso la raccolta fondi, stabili relazioni con la clientela è strettamente legata agli obbiettivi di redditività, attraverso le relazioni che intercorrono fra la soddisfazione della clientela, il posizionamento competitivo della banca e la fidelizzazione del cliente. La soddisfazione dei bisogni della clientela produce diversi effetti che possono migliorare la redditività, in particolare: facilita l’aumento dei ricavi da cross-selling, riduce l’elasticità della domanda alle condizioni di prezzo, riduce i costi di acquisizione di nuova clientela e riduce i rischi di perdita di ricavi per chiusura dei rapporti da parte dei clienti.

4.3 Le leva della politica di raccolta La politica di prodotto: la diffusione dell’offerta congiunta di prodotti di raccolta e di prodotti e servizi accessori permette di ridurre l’importanza attribuita dal cliente alla remunerazione e favorisce la stabilità della relazione di clientela. Quanto più gli strumenti sono standardizzati e presentano un limitato contenuto di servizio, tanto più ridotta è la percezione da parte del cliente di switching cost conseguenti lo spostamento da una banca a un’altra e tanto meno forti sono i vantaggi di mantenere una relazione esclusiva con una sola banca. Attraverso opportune politiche di prodotto le banche hanno la possibilità di instaurare o ampliare stabili relazioni di clientela, colte a indurre fedeltà alla banca. La politica di prezzo: riguarda i criteri in base ai quali vengono fissati e variati i prezzi sui diversi strumenti di raccolta. È evidente che il valore medio dei tassi passivi bancari dovrebbe attestarsi su livelli coerenti con la combinazione rischio-rendimento-liquidità insite in strumenti analoghi del mercato finanziario. Gli elementi rilevanti nella formulazione di una politica di prezzo possono essere identificati nel cliente, nei costi e nella concorrenza, oltre che nella regolamentazione. I fattori che maggiormente contribuiscono a determinare il prezzo degli strumenti di raccolta bancaria destinati al pubblico sono: il tasso di interesse sul mercato all’ingrosso, le strategie di prezzo adottate dai concorrenti, l’elasticità della clientela a variazioni dei tassi d’interesse, l’andamento recente nei flussi delle diverse categorie di strumenti di raccolta, la struttura per scadenze del passivo e l’analisi del loro grado di trasformazione.

La politica di distribuzione: intesa come scelta del mix di canali di vendita dei prodotti e servizi offerti alla clientela, ha importanti ricadute per le politiche di raccolta. Le banche italiane hanno utilizzato in misura ancora più rilevante l’espansione territoriale come leva per aumentare la propria quota sia nel mercato della raccolta sia in quello dei prestiti sia nell’offerta delle diverse tipologie di servizi. La politica di comunicazione: nelle banche sono presenti 4 tipologie di comunicazione: commerciale, volta a migliorare le relazioni con i clienti finali e la capacità dell’offerta di soddisfare i bisogni della domanda; istituzionale, tesa a migliorare i rapporti con i diversi stakeholder e a far conoscere l’impresa; gestionale, volta a migliorare le relazioni con i soggetti direttamente o non, coinvolti nella gestione dell’impresa; economico-finanziaria, volta a migliorare le relazioni con i diversi finanziatori.

5. LE FORME TECNICHE DI RACCOLTA DELLE RISORSE FINANZIARIE

Caratteristiche comuni delle diverse operazioni di raccolta sono:  L’assunzione da parte della banca di una posizione debitoria nei confronti della

clientela;  La loro contabilizzazione nel passivo dello Sp della banca;  Un rischio di liquidità legato all’impiego della banca a restituire le somme raccolte.

5.1 La classificazione degli strumenti di raccolta In base alla negoziazione delle condizioni con la banca e alla potenziale personalizzazione sulla base delle esigenze del cliente possiamo distinguere:

- Le forme tecniche di raccolta di tipo personalizzato (operazioni con un elevato grado si standardizzazione le cui caratteristiche sono oggetto di negoziazione fra banca e cliente, tale negoziazione consente al cliente di definire condizioni tagliate su misura, coerenti con i propri bisogni e con le proprie esigenze finanziarie. Ne fanno parte i c/c di corrispondenza passivi, i depositi a risparmio, i conti e i certificati di deposito e i buoni fruttiferi e i pronti contro termine passivi)

- Le forme tecniche di raccolta basate su strumenti di mercato (tali strumenti si rivolgono al generico mercato ed escludono la possibile negoziazione delle condizioni con la banca e l’eventuale personalizzazione. Ne fanno parte le obbligazioni bancarie e gli altri titoli, diversi dalle obbligazioni, dai certificati di deposito e dai buoni fruttiferi)

In base alla funzione distinguiamo:  le passività bancarie con funzioni monetarie e di servizio che per mettono al cliente

di accedere all’intera gamma di servizi bancari, ai servizi di pagamento e all’utilizzo della moneta bancaria per gli incassi e i pagamenti della propria gestione finanziaria: in tali casi il cliente ricerca l’efficienza del servizio, la sicurezza e l’economicità.

 le passività bancarie con funzioni di investimento che svolgono funzioni di investimento del risparmio e di allocazione di somme sottratte più o meno durevolmente ai consumi. In tal caso il cliente ricerca l’ottimizzazione della combinazione rendimento- rischio-liquidità.

In base al tipo di clientela:  la raccolta bancaria al dettaglio che viene effettuata presso un pubblico retail per

operazioni di importo relativamente contenuto, essa permette alla banca alcuni vantaggi come: maggiore stabilità delle risorse ottenute, possibilità di sfruttare deficit cognitivi e errori comportamentali della clientela retail.

 la raccolta bancaria all’ingrosso viene realizzata presso altre banche e investitori istituzionali per importi wholesale si taglio rilevante, essa permette di riportare in equilibrio situazioni di banche strutturalmente in grado di raccogliere masse inferiori rispetto alle rispettive possibilità di impiego o viceversa.

In base al rapporto giuridico che si instaura fra banca e cliente, alla finalità dell’operazione e al tipo di ricavi:  la raccolta bancaria diretta è l’insieme degli strumenti attraverso i quali la banca

ottiene le risorse necessarie per lo svolgimento della propria funzione creditizia e raccoglie quindi le risorse finanziarie da destinarie all’attività di impiego in prestiti, titoli e partecipazioni. Tali operazioni danno vita a un debito rilevato nello Sp della banca e originano interessi passivi rilevati nel Ce.

 la raccolta bancaria indiretta riguarda i servizi di investimento basati sull’intermediazione della compravendita di titoli, sulla gestione di patrimoni mobiliari e sulla consulenza in materia di investimenti. Attraverso tali operazioni la banca diventa giuridicamente debitrice nei confronti della clientela: non emerge quindi un debito rilevato in Sp ma, anzi, vengono rilevati ricavi per servizi nella forma di commissioni e provvigioni.

5.2 I conti correnti di corrispondenza passivi I C/C di corrispondenza costituiscono il più importante prodotto della raccolta delle banche. La disponibilità di C/C è un requisito per l’effettuazione di qualsiasi altra operazione bancaria, la sua caratteristica fondamentale è rappresentata dalla capacità di svolgere congiuntamente due funzioni: una di pagamento (permettono al cliente di accedere al sistema dei pagamenti e di dare mandato alla banca di eseguire operazioni sul suo conto) e una di investimento (consentono al cliente di mettere a frutto le proprie disponibilità e alla banca si raccogliere risorse finanziarie a titolo di debito). Il C/C è un particolare contratta con il quale la banca si impegna a svolgere tutti gli incarichi e le operazioni che le saranno affidati dal cliente, come pagamenti a terzi, riscossione di crediti, bonifici ecc. I C/C funzionano come strumento “a vista” nel senso che è possibile prelevare risorse finanziarie in ogni istante, sono i cosiddetti C/C creditori che rappresentano un debito per la banca per questo sono chiamati anche C/C passivi per distinguerli dai C/C attivi che vengono aperti presso la banca in occasione di concessioni di credito accordate dalla banca stessa a propri clienti. Il C/C non è solo uno strumento di raccolta ma anche di impiego fondi in quanto la banca può eseguire pagamenti allo scoperto per conto del cliente: essa compie cioè pagamenti senza che il cliente abbia, in tutto o in parte, i fondi necessari, che gli vengono anticipati dalla banca. I rapporti tra la banca e il cliente sono regolati dalle Condizioni Generali riportate sul retro della lettera-contratto con la quale l’apertura del conto viene confermata al richiedente: il cliente accetta tali norme mediante la firma che appone sulla copia delle lettera che egli restituisce alla banca. Quando l’intestatario intende conferire ad altre persone il mandato nei rapporti con la banca, anche le forme di queste ultime devono essere depositate. In relazione a ogni operazione di accredito e di addebito, la banca determina la relativa data valuta, cioè la data a partire dalla quale la somma accreditata frutta un interesse o la somma addebitata non frutta più alcun interesse. La data valuta non coincide necessariamente con la data di effettuazione dell’operazione. La banca può modificare i tassi di interesse, i prezzi e le altre condizioni anche in senso sfavorevole al cliente, purché ne dia comunicazione scritta con un preavviso di 30 giorni attraverso una “proposta di modifica unilaterale del contratto” inviata presso l’ultimo domicilio notificato. Entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione, il cliente ha il diritto di recedere dal contratto senza penalità e di ottenere l’applicazione delle condizioni precedentemente in essere. La banca invia, in genere trimestralmente, un estratto conto in base al quale il cliente è messo nelle condizioni di poter verificare l’esattezza delle singole operazioni che sono riportate cronologicamente; invia poi un secondo documento denominato staffa o scalare interessi compilato per il calcolo delle competenze e degli interessi maturati a credito o a debito del correntista durante il periodo di riferimento, qui le operazioni sono ordinate secondo le rispettive valute. Il calcolo degli interessi viene poi effettuato direttamente sui saldi applicando tassi di interesse diversi a seconda che questi saldi siano creditori o debitori. La liquidazione dei C/C e la capitalizzazione degli interessi, delle competenze e delle spese avvengono alla fine di ogni trimestre solare (31 marzo, 30 giugno, 30 settembre e 31 dicembre). La chiusura di un C/C può avvenire in qualunque momento per iniziativa della banca o del correntista mediante comunicazione scritta: il recesso della banca acquista efficacia trascorso il termine di preavviso di almeno 15 giorni, mentre quello del cliente è efficace dal giorno lavorativo successivo a quello in cui la banca ne riceve comunicazione.

5.3 I depositi a risparmio Sono strumenti destinati ad accogliere somme sottratte più o meno durevolmente ai consumi, sono comprovati da uno speciale documento denominato libretto di risparmio che viene consegnato al cliente e sul quale vengono annotate tutte le operazioni di versamento e prelevamento nel momento stesso in cui vengono effettuate. Si distinguono: i libretti nominativi intestati a una data persona (le somme sono pagabili unicamente all’intestatario del libretto, ai suoi eredi o a un legittimo rappresentante del titolare) e al portatore dove il diritto a riscuotere è riconosciuto al possessore come tale (le banche non possono emettere libretti al portatore con un saldo iniziale > 5000 euro); i depositi a risparmio libero che hanno scadenza a vista (si può prelevare in qualsiasi momento e i versamenti sono liberi nel senso che non esistono vincoli all’importo massimo) e i depositi a risparmio vincolato dove il cliente si impegna a non eseguire operazioni di prelievo prima di un termine convenuto (sino a 5 anni)

5.4 I conti di deposito Sono strumenti di raccolta che non hanno la funzione di permettere al cliente l’accesso al sistema dei pagamenti e non sono comprovati da un “libretto di risparmio” ma la loro funzione è l’investimento libero o vincolato a una certa scadenza di somme sottratte più o meno durevolmente ai consumi. Il cliente che vincoli le proprie disponibilità per un dato periodo ha la possibilità di ottenere una remunerazione addizionale rispetto a quella ottenibile dal conto di deposito libero.

5.5 I certificati di deposito e i buoni fruttiferi Sono titoli di credito emessi dalle banche per la raccolta di risorse finanziarie con un vincolo di durata breve o medio. I buoni fruttiferi costituiscono una diversa denominazione di un prodotto di raccolta che presenta caratteristiche economiche-tecniche identiche a quelle dei certificati di deposito. Si tratta di titoli individuali in quanto ogni titolo può essere emesso su richiesta del singolo cliente che ha la possibilità di negoziare con la banca le caratteristiche dell’operazione (importo, durata e interesse). I CD possono avere durata di 5 anni, nell’ipotesi in cui il risparmiatore voglia procedere alla liquidazione anticipata del proprio investimento dovrà rivolgersi al mercato secondario ricercando un operatore disposto ad acquistare il titolo. I CD possono essere a remunerazione predefinita che possono prevedere lo stacco di una cedola periodica di entità prestabilita o possono essere emessi con la struttura dello zero coupon (il titolo privo di cedole viene emesso a un prezzo inferiore al valore nominale, la remunerazione del risparmiatore sarà quindi costituita dalla differenza fra il prezzo di rimborso e di acquisto) o variabile in cui non è stabilito a priori il rendimento riconosciuto al cliente ma viene solo definito il parametro di indicizzazione in base al quale viene definita la remunerazione.

5.6 I pronti contro termine passivi Le operazioni a pronti contro termine sono operazioni con le quali un soggetto vende a pronti una determinata quantità di titoli e si impegna a riacquistare, al termine convenuto e dalla stessa controparte, un pari quantitativo di titoli della stessa specie a un prezzo prestabilito. Nell’ambito delle PTC passive, la banca è il soggetto che vende i titoli a pronti, impegnandosi a riacquistarli a termine, quindi attraverso questa operazione le banche vendono titoli a pronti e incassando il prezzo concordato realizzano il proprio obbiettivo di raccolta fondi che resteranno a loro disposizione per tutta la durata dell’operazione; i clienti acquistando i titoli a un prezzo inferiore a quello pattuito per la cessione a termine realizzano il proprio obbiettivo di mettere a frutto le risorse finanziarie a disposizione. L’operazione viene realizzata su titoli di Stato, il prezzo a pronti viene definito sulla base del valore di mercato dei titoli, mentre quello a termine viene determinato capitalizzando il prezzo a pronti sulla base del tasso di interesse convenuto tra le parti. La durata del contratto più frequente è di 1,2,3 o 6 mesi e non ammette l’estinzione anticipata. 5.7 Le obbligazioni bancarie Sono titoli di credito emessi dalle banche per la raccolta di risparmio a medio e lungo termine, si tratta di titoli rappresentativi di un’unica operazione di provvista emessi congiuntamente e fungibili tra loro, è consentita a tutte le banche. Il taglio minimo è pari a 10.000 euro, riducibile a 1.000 euro nel caso di emissioni di importo superiore a 150 milioni di euro o quando effettuate da banche con patrimonio di vigilanza non inferiore a 25 milioni di euro, bilancio degli ultimi tre esercizi in utile e giudizio positivo sull’ultimo bilancio approvato. Devono avere una durata originaria minima pari ad almeno 3 anni o inferiore a tale durata, a condizione che la durata media ponderata non sia inferiore a 2 anni. Il rimborso avviene tipicamente in un'unica soluzione alla scadenza, può avvenire su iniziativa della banca (obbligazione callable) o su richiesta del sottoscrittore (obbligazione puttable).

5.8 I titoli strutturati Sono strumenti finanziari nei quali la remunerazione riconosciuta al sottoscrittore e/o il rimborso del capitale sono legati all’andamento di tassi di cambio, di azioni o indici azionari al manifestarsi di determinati eventi o condizioni. Un qualunque titolo strutturato è la risultante di due componenti: un’obbligazione con un certo rendimento e una posizione su uno strumento derivato o su una combinazione di strumenti derivati. Quindi, sottoscrivendo il titolo strutturato l’investitore è come se acquistasse un’obbligazione e un derivato. Il suo rendimento può essere scisso in una parte garantita e in una parte indicizzata alla dinamica della variabile finanziaria di riferimento. Il tasso di rendimento garantito è pari a zero o inferiore ai tassi di interesse di mercato per obbligazioni plain vanilla aventi medesima scadenza e uguale rischio di credito e di liquidità.

6. LE EMISSIONI AZIONARIE E IL CAPITALE PROPRIO 6.1La politica di gestione del capitale proprio Il capital management è il processo attraverso il quale la banca definisce gli obbiettivi di patrimonializzazione, alloca il capitale alla varie linee di attività e business unit e individua la combinazione fra i possibili strumenti alternativi di approvvigionamento del capitale in grado di ottimizzarne il costo. Tale politica può essere suddivisa in tre momenti:  La definizione del volume ottimale del patrimonio: deve tener conto degli obblighi imposti

dalle autorità di vigilanza, della valutazione interna del livello complessivo dei rischi assunti ecc. In questa fase il management della banca definisce quanto patrimonio detenere per raggiungere i desiderati obbiettivi economici.

 L’allocazione del capitale: è il processo attraverso il quale si attribuisce la dotazione di capitale alle diverse linee di attività e business unit della banca, assegnando a ciascuna di queste obbiettivi di performance coerenti con il perseguimento degli obbiettivi economici di remunerazione degli azionisti.

 L’elaborazione del piano finanziario: che prevede una gestione attiva del capitale finalizzata a individuare gli strumenti di approvvigionamento più idonei al conseguimento degli obbiettivi economici ricercati.

6.2Le funzioni del capitale proprio nelle banche Il patrimonio netto contabile è la definizione di capitale che deriva dall’applicazione dei principi contabili alle poste che compongono l’attivo e il passivo dello Sp di una banca. Il valore di mercato del patrimonio è il valore che si ottiene valutando a prezzi di mercato le attività e i debiti della banca. Il patrimonio di vigilanza è la definizione del capitale assunta dalle autorità di vigilanza per la verifica del rispetto dei requisiti di adeguatezza patrimoniale in logica di vigilanza prudenziale. La capitalizzazione di mercato è il valore che il mercato assegna all’intero capitale azionario di una banca quotata: si tratta quindi di un valore che riguarda le sole azioni bancarie quotate ed è pari al numero di azioni moltiplicato per il prezzo di mercato. Il capitale di rischio spesso definito anche come capitale economico è il valore della massima perdita realizzabile. Il capitale proprio nelle banche svolge due funzioni fondamentali: 1. Rappresenta un fondo di garanzia nei confronti dei creditori poiché da esso dipende la

capacità della banca di assorbire eventuali perdite di esercizio senza mettere a rischio i diritti dei creditori.

2. Costituisce una fonte di finanziamento e quindi rappresenta una modalità di raccolta fondi che concorre a finanziare l’attivo aziendale.

6.3La composizione del patrimonio di vigilanza L’accordo di Basilea del 1988 aveva suddiviso il patrimonio regolamentare delle banche in due blocchi: - Patrimonio di base o Tier1, pari ad almeno il 50% del Total capital; - Patrimonio supplementare o Tier2, pari al massimo al 100% del Tier1. Con l’accordo del 1996 è stato creato il Tier3 utile ai soli fini della parziale copertura dei rischi di mercato. Con Basilea 2: - Il coefficiente minimo di capitalizzazione in rapporto alle attività ponderate per il rischio

compresi i rischi operativi e di mercato è rimasto pari all’8%. - Il Tier2 continua a essere limitato a un ammontare pari al 100% del Tier1 e comprende le

riserve occulte e di rivalutazione, gli accantonamenti a fondi su crediti, gli strumenti ibridi di patrimonializzazione e i prestiti subordinati ordinari.

- Aggiungendo al Core Tier 1 l’ammontare degli strumenti innovativi si capitale si ottiene il Tier 1.

- I prestiti subordinati ordinari sono sottoposti a un limite del 50 % del Tier 1 e questo porta a suddividere il Tier 2 in due sub-aggregati: l’Upper Tier 2 che include tutti gli elementi patrimoniali citati tranne i prestiti subordinati; e il Lower Tier 2che comprende i soli prestiti subordinati ordinari.

- Allo scopo di evitare che il patrimonio di vigilanza sia annacquato dall’avviamento o da altre componenti intangibili e per evitare situazioni di double gearingi, sono previste alcune deduzioni obbligazioni.

- La somma di Tier 1 e Tier 2, al netto delle deduzioni, rappresenta il cosiddetto Total capital che, rapportato ai RWA, dà il Total capital ratio, pari a un minimo dell’8%.

- La banca potrebbe assolvere il vincolo minimo di patrimonializzazione impiegando almeno il 4% di Tier 1 e il 4% di Tier 2.

6.4Le emissioni azionarie Sono titoli che possono essere emessi indifferentemente dalle banche costituite in Spa e da quelle che hanno scelto la forma cooperativa. Essi assegnano tutti i noti diritti patrimoniali degli azionisti, cioè il diritto di dividendo, di rimborso del capitale in caso di scioglimento della società e il diritto di opzione in caso di aumento del capitale. Assegnano anche alcuni importanti diritti amministrativi inerenti la qualità di socio come quelli di intervento e di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie. Mentre nelle banche Spa il voto spetta alle azioni a pertanto un socio dispone di tanti voti quanto sono le azioni che possiede, nelle banche popolari e cooperative il voto spetta al socio e pertanto ogni socio dispone di un voto, qualunque sia il numero delle azioni possedute. L’emissione di nuove azioni può essere fatta attraverso l’aumento di capitale e possono essere gratuiti (non apportano nuove risorse finanziarie, infatti, si realizzano mediante il passaggio di riserve a capitale sociale), a pagamento (le emissioni sono offerte in opzione ai soci sempre in misura proporzionale alle

azioni già possedute, dato che il diritto di opzione prevede un esborso monetario da parte dell’azionista, egli deve decidere se effettuate tale esborso)o misti (si combinano l’assegnazione di azioni gratuite con l’assegnazione di nuove azioni a pagamento). Se la banca è quotata il prezzo di emissione delle azioni viene definito in base al prezzo di mercato e fissando un valore inferiore al prezzo dell’azione al momento dell’emissione, creando così un beneficio economico per il vecchio azionista che ha la possibilità di sottoscrivere nuove azioni a un prezzo più basso rispetto a quello di mercato o la possibilità di trasferire ad altri tale diritto in cambio di un corrispettivo pari alla valorizzazione economica del diritto di opzione.

7. I SERVIZI DI INVESTIMENTO I servizi di investimento danno vita alla cosiddetta raccolta bancaria indiretta, si tratta di servizi basati sull’intermediazione nella compravendita di titoli, sulla gestione di patrimoni mobiliari e sulla consulenza in materia di investimenti, oltre che di servizi di collocamento per gli emittenti.

7.1La definizione di servizio di investimento e cenni sulla vigilanza I servizi di investimento sono la negoziazione per conto proprio, l’esecuzione di ordini per conto dei clienti, la gestione del portafoglio, la ricezione e la trasmissione di ordini, la consulenza in materia di investimenti ecc. Nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono comportarsi con diligenza e trasparenza, acquisire informazioni necessarie dei clienti e tenerli sempre informati, utilizzare comunicazioni pubblicitarie e promozionali chiare e corrette e, infine, disporre di risorse e procedure idonee ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi e della attività.

7.2 I servizi di negoziazione L’attività di negoziazione si sostanzia nell’immissione dell’ordine del cliente sulle piattaforme dei mercati di scambio, nella ricerca automatica di un ordine opposto (acquisto per vendita o viceversa) e compatibile per prezzo e quantità. Il servizio di negoziazione spesso si associa a operazioni attraverso le quali la banca soddisfa le richieste di acquisto/vendita della clientela, movimentando il proprio portafoglio titoli.

7.3 I servizi agli investitori: gestione distribuzione e consulenza I principali prodotti di risparmio gestito sono: - Fondi comuni di investimento: sono patrimoni collettivi costituiti con le somme versate

da una pluralità di risparmiatori allo scopo di fruire di un servizio di gestione “in monte” del risparmio da parte di un’apposita società di gestione.

- SICAV: Società di investimento a capitale variabile, sono spa il cui oggetto esclusivo è l’investimento collettivo di un patrimonio raccolto presso il pubblico mediante l’emissione di azioni proprie.

- Gestioni individuali di patrimoni mobiliari: in cui il patrimonio del risparmiatore viene gestito singolarmente e viene allocato in singoli valori mobiliari; si caratterizzano per un rapporto più stretto e personalizzato fra gestore e investitore che si dovrebbe tradurre in una maggiore personalizzazione del portafoglio.

- Gestioni di patrimoni in fondi: si costruiscono combinazioni lineari di portafogli adattabili alle specifiche esigenze del cliente.

- Polizze assicurative index-linked: sono strumenti assicurativi che derivano dalla combinazione fra una polizza assicurativa di copertura per il caso morte e un investimento in un titolo strutturato basket o index linked con parachute, cioè con rendimento minimo garantito.

- Polizze assicurative unit-linked: sono strumenti assicurativi che derivano dalla combinazione fra una polizza di copertura per il caso morte e un investimento in fondi comuni di investimento.

8. I PRESTITI NELL’ECONOMIA DELLA BANCA 8.1Credito bancario e sviluppo economico Allo scopo di realizzare la funzione di intermediazione finanziaria, le risorse raccolte dalla banca devono essere trasferite ad altri soggetti presso i quali si manifestano fabbisogni finanziari per consumi o investimenti. Gli strumenti mediante i quali questo trasferimento avviene appartengono a due tipologie: quella dei titoli e delle partecipazioni (il trasferimento avviene mediante la sottoscrizione o l’acquisto, da parte delle banche, di valori emessi nei mercati finanziari) e quella dei prestiti bancari (il trasferimento si realizza tramite la conclusione di contratti di prestito tra banca e cliente). I prestiti bancari costituiscono la principale via per lo svolgimento di questa funzione, in quanto adatti o adattabili alle esigenze di una vastissima gamma di soggetti economici, mentre l’emissione di titoli può interessare

soltanto la più ristretta cerchia di soggetti che dispongono delle caratteristiche per emettere proprie passività nei mercati.

8.2 Il contributo dei prestiti agli equilibri della gestione bancaria I prestiti influenzano sia l’aspetto economico (contributo alla redditività) sia la dinamica finanziaria (contributo al mantenimento di idonee condizioni di liquidità). Sotto il profilo economico i prestiti danno origine a una quota elevata di ricavi complessivi della gestione bancaria, ma genera anche costi per la raccolta del risparmio, costi operativi, oneri amministrativi e oneri che discendono dall’assunzione del rischio di credito. Sotto il profilo finanziario essi determinano assorbimenti di risorse conseguenti alle erogazioni o agli utilizzi delle risorse messe a disposizione dei clienti finanziati, generano flussi a seguito dei rimborsi e dell’incasso di interessi e commissioni e flussi positivi derivanti da un’eventuale smobilizzo dei prestiti in essere.

8.3 I rischi nell’attività di prestito Riguardano il rischio di credito: la concessione di prestiti determina per la banca un’erogazione di risorse finanziarie a fronte della quale si pone il diritto a ottenere il rimborso del capitale e il pagamento di interessi e commissioni. Quindi alla banca possono derivare pregiudizi in caso di mancato o ritardato rimborso di un prestito o in caso di deterioramento della capacità di rimborso della clientela. Il rischio del tasso di interesse: conseguenze che derivano dalle variazioni dei rendimenti delle varie tipologie di attività e passività e dall’andamento dei tassi nei mercati finanziari. Il rischio di liquidità: i prestiti generano fabbisogni mediante le erogazioni e gli utilizzi, ma anche flussi positivi mediante rimborsi e l’incasso di interessi e commissioni, questi flussi possono essere fissi (sono contrattualmente definiti) o variabili (sono rimessi alla totale discrezionalità della clientela) e soltanto stimabili.

8.4La politica dei prestiti Le banche devono assumere una serie di decisioni che consentono di realizzare la cosiddetta politica dei prestiti, cioè il complesso di scelte in materia di:

1. ammontare assoluto e relativo dei mezzi finanziari da impiegare in prestiti o di dimensione del portafoglio prestiti.

2. di composizione qualitativa di questi ultimi o di diversificazione del portafoglio prestiti. 3. di scelta dei criteri che stanno alla base della valutazione e della selezione dei prestiti

erogati alla clientela.

8.5La diversificazione del portafoglio prestiti Può avvenire: - per scadenze: l’attività di prestito è erogata al fine di mantenere un portafoglio idoneo e

generare flussi di liquidità naturale adeguatamente distribuiti nel tempo. - Per valute di erogazione dei prestiti: al fine di soddisfare le esigenze di alcune rilevanti

fasce di clientela e di creare condizioni di redditività differenziata, in funzione sia del differente rendimento dei prestiti erogati nelle diverse valute sia della potenziale presenza di variazioni di cambio che determinano potenziali guadagni e rischi.

- Per settore di attività produttiva della clientela: in funzione delle tipicità gestionali che caratterizzano i diversi settori o comparti di attività sia sotto il profilo del tasso di crescita della domanda, delle dinamiche competitive, della sensibilità ciclica ecc. sia riguardo ai fattori che determinano il comportamento finanziario delle clientela affidata: struttura finanziaria, dinamica dei flussi e profilo dei fabbisogni.

- Per aree geografico-territoriale in cui opera la clientela finanziaria: aree che solitamente coincidono con quelle di insediamento della banca ma che possono anche essere diverse in funzione dell’aumentata mobilità dell’offerta di credito.

9. LA GESTIONE DEGLI IMPIEGHI IN PRESTITI 9.1La valutazione degli affidamenti Condizione preliminare per l’erogazione di un prestito è la concessione di un affidamento o fido: definito come l’impegno assunto dalla banca di mettere a disposizione del cliente una somma di denaro (prestiti per cassa) o di assumere o garantire per suo conto un’obbligazione (prestiti di firma). Il fido consiste quindi in un accordo preliminare rispetto ai contratti bancari di prestito e la sua concessione avviene sempre previa valutazione dei rischi che l’erogazione del credito comporta. Le condizioni di affidamento riguardano le modalità secondo le quali il cliente beneficiario può utilizzare il credito messo a sua disposizione dalla banca. L’importo del fido è sempre determinato, poiché la banca non può concedere all’azienda la facoltà di stabilire autonomamente il volume di credito da utilizzare. Tale importo massimo può essere utilizzato in diversi modi: in una sola volta e totalmente oppure gradualmente entro limiti di tempo prestabiliti o indeterminati. Inoltre, lo stesso fido può dar vita a un solo prestito p a più prestiti: in quest’ultimo caso gli utilizzi sono molteplici e spesso diversificati sotto il profilo delle forme tecniche e delle strutture contrattuali. In seguito all’erogazione di un prestito, il cliente assume l’obbligo di pagare gli interessi sulle somme utilizzate e di corrispondere alla banca eventuali altri compensi convenuti ( commissioni), inoltre, si impegna a restituire, nel termine e nei modi stabiliti, le somme che saranno erogate in suo favore dalla banca. L’estinzione del fido può avvenire in diversi modi: nei fidi a tempo determinato il rapporto si estingue per la scadenza del termine finale anche se la banca può revocare il fido quando sussista una giusta causa. La banca in ogni caso si cautela inserendo nel contratto la clausola “salvo revoca” in base alla quale essa ha un pieno e incondizionato potere di recesso. La valutazione dei fidi rappresenta la fase più importante dell’attività di erogazione di prestiti e consiste nell’apprezzamento della capacità di rimborso dei soggetti richiedenti ilo credito e nella verifica delle compatibilità esistenti fra le singole richieste di affidamento e le scelte riguardanti la diversificazione del portafoglio prestiti. La valutazione della capacità di rimborso delle imprese richiedenti credito può essere intesa come l’apprezzamento del grado di rischio connesso all’operazione di prestito, con riferimento sia al rischio economico derivante dall’insolvenza dell’impresa affidata sia al rischio finanziario collegato al mancato rimborso dei prestiti alla scadenza convenuta. La banca definisce i criteri in base ai quali la valutazione si svolge, la banca può scegliere tra due approcci: - Il primo è finalizzato all’apprezzamento della consistenza patrimoniale dell’impresa affidata

e assume rilievo per due ragioni: primo perché la consistenza patrimoniale evidenzia la passata capacità di produrre reddito e della solidità finanziaria dell’impresa e, secondo, perché consente di individuare un insieme di beni che possono, in caso di insolvenza, favorire il recupero del credito concesso. In tal caso sarà utile osservare gli indicatori di bilancio che esprimono la situazione di liquidità dell’impresa nel breve termine cioè l’ammontare del CCN e il valore dei quozienti di liquidità, come il rapporto corrente (attività correnti/passività correnti) e la cosiddetta “prova acida”(attività correnti depurate delle scorte/passività correnti).

- Il secondo è focalizzato all’apprezzamento della capacità reddituale attuale e prospettica dell’impresa, intesa come la fonte dei flussi finanziari che consentiranno il puntuale adempimento degli obblighi contrattuali da parte della clientela. Gli indicatori e gli strumenti utilizzati per l’analisi di fido si incentrano in questo caso sulle diverse configurazioni del reddito d’impresa come il risultato operativo, il reddito netto, il cash flow.

9.2L’istruttoria del credito Si articola in 5 fasi: 1. La prima fase è diretta ad accertare la validità e l’esattezza dei dati e delle dichiarazioni

rilasciate dal cliente. 2. La seconda fase riguarda l’analisi dell’andamento nel tempo del rapporto dell’impresa con

la banca in relazione all’utilizzo di eventuali linee di credito passate, alla puntualità di pagamento, agli insoluti ecc.

3. La terza fase comprende analisi qualitative riguardanti la struttura e l’andamento del settore in cui opera l’impresa, le caratteristiche generali e le politiche di gestione dell’impresa stessa.

4. La quarta fase è caratterizzata dall’utilizzo di tecniche di analisi quantitative di tipo consuntivo o previsionale che forniscono indicatori di sintesi e risultati che devono essere interpretati tenendo presenti anche le analisi qualitative.

5. La quinta fase è la sintesi delle precedenti e si traduce in una relazione di fido nella quale vengono indicati gli aspetti positivi e negativi dell’accoglimento della richiesta di credito, tale relazione costituisce il supporto informativo di sintesi per l’assunzione delle decisioni di affidamento.

9.3Le innovazioni nei criteri di valutazione del credito bancario Possono essere individuate tre componenti del rischio di credito:

1. Il tasso di perdita attesa (Expected Loss Rate o ELR): si tratta del valore medio della distribuzione dei tassi di perdita. L’ERL può essere suddiviso in due elementi: la probabilità di insolvenza della controparte (Probability of Default o PD) e il tasso di perdita in caso di insolvenza (Loss Given Default o LGD).  ERL = PD x LGD

2. La variabilità della perdita attorno al suo valore medio: rappresenta il vero fattore di rischio, ossia il rischio che la perdita risulti, a posteriori, di ammontare superiore a quella stimata ex ante.

3. L’effetto della diversificazione: ossia la diminuzione che il tasso di perdita inattesa subisce nel momento in cui, in uno stesso portafoglio, vengono inseriti crediti i cui tassi di perdita inattesa risultano caratterizzati da una correlazione inferiore a 1.

9.4 Il controllo del credito concesso 9.4.1 Revisione periodica degli affidamenti e monitoraggio del credito Una volta che il credito sia stato valutato e concesso, alla banca fa capo una duplice esigenza:

1. Quella di procedere a una revisione periodica, generalmente annua, del credito concesso in modo da tenere sotto controllo i processi di cambiamento che possono avvenire presso la clientela affidata e che possono portare all’assunzione di decisioni circa il rapporto creditizio in essere.

2. Quella di monitorare in via continuativa il comportamento del soggetto affidato, al fine di cogliere il prima possibile sintomi di tensioni finanziarie o difficoltà gestionali. Tale attività si distingue in tre fasi: la gestione dell’impresa, la gestione dell’attività svolta nei confronti del sistema bancario e la gestione dell’attività e della tipologia di operazioni che l’impresa sviluppa nei confronti della singola banca affidante.

9.4.2 La Centrale dei Rischi Costituita nel 1964 e gestita fin’ora dalla Banca d’Italia, obbliga tutte le banche e i principali intermediari non bancari a comunicare le informazioni riguardanti i crediti accordati e le relative modalità di utilizzo. Inoltre, essa impegna la Banca d’Italia a fornire alle banche segnalanti, per ogni nominativo per il quale abbiano comunicato la concessione di fido, la situazione riassuntiva dei crediti censiti al nome dello stesso.

9.4.2 Il monitoraggio dell’andamento del rapporto È un ulteriore strumento di controllo del rapporto creditizio e mira ad accertare e misurare l’intensità e il grado di utilizzo del medesimo nonché il regolare avvicendamento di accreditamenti e versamenti. Nel corso di questa attività la banca tenta di riscontrare soprattutto anomalie o le operazioni che possono celare utilizzi inadeguati o vere e proprie difficoltà finanziarie da parte dell’affidato.

9.4 Il recupero del credito e la gestione del contenzioso 9.5.1 La classificazione dei prestiti in funzione dell’idoneità a generare perdite i prestiti in essere possono essere suddivisi in due macroclassi:

- I prestiti “vivi” o esposizioni in bonis (operazioni nelle quali non si riscontrano difficoltà o problemi di rimborso da parte della clientela.

- Le esposizioni deteriorate o crediti problematici a loro volta suddivisibili in: sofferenze (intese come esposizioni per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza o in situazioni equiparabili), le perdite incagliate o incagli (sono posizioni creditizie riferite a debitori che abbiano manifestato temporanee difficoltà di rimborso), i crediti strutturati (misurano l’insieme di posizioni creditizie per le quali una banca, a causa del deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore, acconsente a modifiche delle originarie condizioni contrattuali) e le esposizioni scadute e/o sconfinanti (costituite dall’insieme delle posizioni in cui lo scaduto o lo sconfinamento perdura da oltre 180 giorni).

10. LE FORME TECNICHE DEI PRESTITI BANCARI Le forme tecniche dei prestiti bancari comprendono il complesso degli strumenti che consentono alla banca di mettere a frutto le somme raccolte, portando a compimento la propria funzione di intermediazione creditizia. Caratteristiche comuni delle diverse operazioni di impiego in prestiti sono: l’assunzione da parte della banca di una posizione creditoria nei confronti della clientela, la loro contabilizzazione nell’attivo dello Sp della banca e un rischio di liquidità legato all’eventuale discrezionalità della clientela nell’utilizzo delle somme messe a disposizione della banca.

10.1 Le tipologie dei prestiti bancari

I prestiti bancari sono costituiti da operazioni molto diverse tra loro che possono essere classificate in base a differenti criteri tra cui:

- Le categorie di aziende beneficiarie, in basse alla quale si può fare riferimento alla residenza dei beneficiari dei prestiti, distinguendo tra prestiti a clientela residente (prestiti sull’interno) e non residente (prestiti sull’estero verso residenti in altri paesi dell’UE o nel resto del mondo).

- Le scadenze, in base alla quale si può distinguere tra impieghi a breve (operazioni a scadenza fissa con durata fino a 18 mesi) e impieghi a medio e lungo termine (operazioni con scadenza oltre i 18 mesi).

- La denominazione dell’unità di conto, in base alla quale si distinguono i prestiti in euro e prestiti in valuta diversa dall’euro.

- Le forme tecniche, in base alla quale si distingue tra prestiti per cassa (dove la concessione del prestito porta a un’erogazione di risorse finanziarie da parte della banca) e prestiti di firma (dove questa erogazione non avviene o avviene in seguito all’inadempienza del cliente).

10.4 le forme dei prestiti per cassa a breve termine 10.4.1 L’apertura di credito in conto corrente Con l’apertura di credito in c/c la banca mette a disposizione del cliente una somma di denaro che questi potrà utilizzare liberamente per la copertura dei propri fabbisogni finanziari. Questa forma tecnica di prestito consiste nel facoltà, da parte del correntista, di utilizzare in una o più volte la somma messagli a disposizione dalla banca e di ripristinare con successivi versamenti l’originaria disponibilità, essa conferisce dunque alla gestione finanziaria del beneficiario la massima flessibilità possibile. Il beneficiario è tenuto a corrispondere alla banca gli interessi e le altre somme dovuto a titolo di commissioni e rimborsi per spese sostenute, il rimborso del capitale è dovuto alla scadenza se determinata o a fronte di apposita richiesta della banca se indeterminata. L’apertura di credito in c/c assume differenti caratteri a seconda che si tratti di:

- Credito per elasticità di cassa (quando sia stato autorizzato dalla banca, senza preventiva concessione di un fido, a prelevare in misura eccedente le proprie disponibilità; a seguito di tale autorizzazione si determinano uno o più scoperti di conto, solitamente di importo limitato e di breve durata, ai quali si applicano gli interessi e le altre condizioni previste).

- Apertura di credito ordinaria in conto corrente (la banca, che ha preventivamente deliberato un affidamento, stabilisce il limite massimo di scoperto che può essere raggiunto dal cliente. Il beneficiario può prelevare a condizione che il saldo del conto non superi il limite.

- Apertura di credito in conto corrente garantita (si distingue per la presenza di garanzie collaterali richiesta dalla banca).

10.4.2 Le operazioni di smobilizzo crediti Grazie ad esse, un’impresa può disporre anticipatamente delle somme derivanti dalle vendite effettuate con regolamento differito, migliorando così la sua situazione di liquidità. Vi sono varie forme tra cui:

- Lo sconto di effetti, si tratta di un’operazione con la quale la banca, previa deduzione di interesse, anticipa al cliente affidato l’importo di un effetto cambiario non ancora scaduto, mediante la cessione, salvo buon fine, dell’effetto stesso. L’operazione di sconto cambiario può ricollegarsi a uno sconto isolato quando si tratta di un operazione occasionale o a un castelletto di sconto cioè un fido utilizzabile attraverso lo sconto cambiario quando l’azienda affidata voglia anticipare l’incasso dei proprio crediti cambiari.

- L’anticipo salvo buon fine, consiste nell’accreditare sul conto corrente del cedente l’importo nominale degli effetti e delle ricevute nel momento stesso in cui vengono presentate per l’incasso, anche se con valuta successiva al momento dell’incasso (valuta dopo incasso).

- L’anticipo su fatture, presupposto dell’operazione è la cessione di un credito dall’impresa alla banca che accetta le fatture, entro la capienza del castelletto anticipi su fatture, valutando il nominativo dell’impresa debitrice e la scadenza. Solitamente l’importo anticipato è pari all’ammontare delle fatture dedotto uno scarto.

- Il factoring, presupposto dell’operazione è la cessione di un credito dall’impresa alla banca. Il cliente instaura con la banca o con una società specializzata un rapporto continuativo in base al quale effettua la cessione, secondo apposite forme giuridiche, dei propri crediti commerciali. La banca provvede a prestare, contro pagamento del corrispettivo pattuito, tre servizi: la gestione dei crediti, la garanzia contro l’insolvenza del debitore e il finanziamento attraverso il regolamento anticipato delle partite cedute.

10.4.3 Le anticipazioni su pegno Sono contratti di prestito monetario a breve termine, con scadenza determinata, garantiti da pegno di merci, di valori mobiliari o di crediti, costituito dall’azienda affidata a favore della banca finanziatrice. L’operazione risulta composta da un contratto principale di prestito detto polizza di anticipazione, che comprende le principali cause del contratto e, da un contratto accessorio di costituzione del pegno che evidenzia che il debitore dà in pegno alla banca un bene mobile da restituirsi in natura dopo l’estinzione del contratto di prestito. La banca acquisisce il diritto di tenere in pegno il bene mobile per tutto il periodo del prestito, di far vendere la garanzia in caso di insolvenza del debitore e di estinguere il finanziamento accordato, rivalendosi sul ricavato della vendita del bene mobile, in opposizione ad altri eventuali creditori. Per contro, il debitore perde la disponibilità del bene, pur mantenendone la proprietà, egli ha la facoltà di riottenere in tutto o in parte le cose impegnate, rimborsando proporzionalmente il credito relativo.

10.4.4 Il finanziamento in valori mobiliari: riporto, pronti contro termine e prestito di titoli Il finanziamento in valori mobiliari è il trasferimento temporaneo di titoli contro denaro, alcune di queste operazioni si prestano a ottenere esclusivamente la disponibilità di titoli, altre

possono essere impiegate per ottenere disponibilità di titoli o di denaro. La domanda di tali finanziamenti può provenire sia da operatori che richiedono un prestito a breve termine fornendo una contropartita in titoli, sia da investitori attivi nel mercato mobiliare che presentano esigenze di regolamento o di aggiustamento di posizioni aperte in titoli. Nel primo caso, il soggetto che trasferisce i titoli a pronti e riceve la temporanea disponibilità del controvalore in denaro, ottiene un prestito per cassa destinato alla copertura del suo fabbisogno finanziario di breve termine. Alla scadenza del contratto la banca restituirà titoli della stessa specie al proprio cliente, il quale corrisponderà a termine il controvalore pattuito. La remunerazione corrisposta alla banca sarà pari alla differenza tra prezzo a termine e prezzo a pronti dei titoli, laddove il primo sarà generalmente superiore al secondo. Nel secondo caso, un soggetto chiederà titoli in prestito al fine di regolare un’operazione entro i termini previsti dal regime di liquidazione o allo scopo di acquisire il diritto di voto in assemblea o altri diritti accessori ai titoli. ll costo dell’operazione sarà dato dalla differenza tra il prezzo a pronti e il prezzo a termine.

10.5 Le forme tecniche di prestito bancario a medio e lungo termine I prestiti bancari a medio e lungo termine possono essere concessi in alcune forme tra cui:

 Il mutuo: consiste in un prestito monetario contraendo il quale il beneficiario si obbliga, oltre che al pagamento degli interessi, alla restituzione del capitale mutuato secondo un piano di ammortamento prestabilito. Il mutuo prevede il versamento in un'unica soluzione della somma mutuata e il rimborso secondo un piano di ammortamento concordato con il mutuatario. Tale piano può prevedere sia il rimborso del prestito a rate posticipate decrescenti, comprensive di quote di capitale costanti e quote di interessi decrescenti pagate sul residuo del debito, sia il rimborso a rate posticipate costanti, comprensive di quote di capitale crescenti e quote di interessi decrescenti. Le spese sostenute per il mutuo riguardano: l’interesse, determinato in base a un tasso fisso per tutta la durata del finanziamento o variabile nel tempo; le spese sostenute dalla banca per la stima del bene offerto in garanzia e per la necessaria istruttoria legale; le parcelle notarili; gli oneri accessori per spese sostenute in riferimento a eventuali premi di assicurazione pagati sugli immobili costituiti in garanzia.

 Il leasing:si ha quando un’azienda cede in locazione a un’altra azienda, per un periodo di tempo prefissato, uno o più beni mobili o immobili, dietro il pagamento di un determinato canone periodico. È prevista la possibilità, da parte del locatario, di riscattare il bene alla scadenza del contratto. Possiamo distinguere tra: - leasing operativo che si caratterizza per il fatto di avere per oggetto la locazione di beni strumentali per un periodo di tempo inferiore alla loro vita economica ed è solitamente utilizzato quando si vuole ottenere la disponibilità temporanea di un bene strumentale senza sopportare i rischi connessi alla proprietà del bene stesso.

- e leasing finanziario che presenta le caratteristiche di un operazione di finanziamento, attuata da un intermediario finanziario in veste di locatore di un bene, acquistato o fatto costruire su indicazione del locatario e caratterizzata da canoni di locazione comprensivi dell’ammortamento del bene, dell’interesse sul capitale investito e del ricarico dell’intermediario, per un importo globale superiore al costo del bene e per una durata in qualche modo correlata alla vita economica o fiscale del bene in oggetto.

 I prestiti in pool: si hanno quando si suddivide la copertura dei fabbisogno finanziario dell’impresa cliente in quote erogate da diverse banche. Il pool è composto da un gruppo di banche organizzate da una (capofila) o più banche con funzioni di manager o co-manager dell’operazione. Il prestito viene ripartito fra tutte le banche partecipanti secondo accordi predeterminati ed erogato da una delle banche (capofila) componenti il gruppo promotore dell’operazione stessa.

10.6 I crediti di firma 10.6.1 I crediti di firma nell’attività bancaria Attraverso la concessione di crediti di firma, la banca si espone al rischio al rischio di dover adempiere all’obbligazione assunta o garantita per conto del terzo, nell’ipotesi in cui questi si riveli inadempiente o insolvente. Tali operazioni quindi non comportano per la banca un immediato esborso di denaro, ma si trasformano in prestiti per cassa in caso di inadempienza da parte del soggetto garantito. 10.6.2 I crediti di firma in forma cambiaria Distinguiamo: - Il credito di accettazione: sono costituite da cambiali-tratte con le quali un impresa

(traente) ordina a una banca (accettante) di pagare una certa somma a una scadenza prestabilita. La banca, apponendo sul titolo la propria firma di accettazione assume la veste di obbligato principale. Il traente si impegna a fornire alla banca i fondi con valuta utile per l’estinzione dell’accettazione. Hanno scadenza breve fra i 3 e i 12 mesi.

- Le polizze di credito commerciale: l’impresa richiedente credito emette un documento con il quale riconosce l’esistenza di un debito verso un soggetto, in tale documento vengono stabiliti la data di scadenza del debito, l’ammontare dell’interesse dato dalla differenza tra il prezzo di emissione della polizza e il suo valore di rimborso e, la denominazione della banca presso la quale dovrà essere effettuato il pagamento alla scadenza dell’operazione. La banca, rilascia una fideiussione con cui si fa garante del buon fine del credito a favore del creditore. Con la cessione della polizza l’impresa emittente raccoglie risorse nel mercato finanziario. L’investitore, cioè chi acquista la polizza, può poi trattenere il documento in portafoglio fino alla scadenza o cederlo a terzi. La banca può agire anche come mediatore occupandosi del collocamento della polizza presso gli investitori, in tal caso il beneficiario del finanziamento dovrà riconoscere una commissione di intermediazione.

- Le cambiali finanziarie: sono titoli di credito all’ordine emessi in serie e aventi una scadenza non inferiore a 3 mesi e non superiore a 12 mesi dalla data di emissione. Sono girabili esclusivamente con la clausola “senza garanzia” che impedisce, in caso di mancato pagamento, la rivalsa del giratario nei confronti del girante, agevolando quindi la circolazione del titolo.

10.7 Il credito alle famiglie 10.7.1 L’evoluzione del mercato del credito alle famiglie Il crescente accesso al credito delle famiglie è avvenuto mediante due diversi strumenti:

- Il credito al consumo, finalizzato all’acquisto per lo più di beni di consumo durevole ma in misura crescente anche di servizi.

- Il finanziamento dell’acquisto e della ristrutturazione di abitazioni, destinate principalmente all’uso diretto come residenza primaria o secondaria, ma anche a finalità d’investimento.

10.7.2 Il credito al consumo: i prestiti personali Buona parte dei prestiti al consumo è riconducibile alla forma tecnica del mutuo e prevede un’erogazione in un’unica soluzione a favore dell’affidato, liquidata a quest’ultimo o direttamente al fornitore del bene che viene acquisito con il netto ricavo del prestito. Il primo caso si verifica quando il beneficiario del prestito, già cliente correntista di una banca, si rivolge a quest’ultima per ottenere un finanziamento a destinazione libera (credito non finalizzato). Nel secondo caso, si presenta quando il prestito è erogato nell’ambito di una convenzione fra una banca e un venditore di beni di consumo (credito finalizzato). Il rimborso di questi prestiti è di norma previsto in base a un piano di ammortamento a rate costanti caratterizzato da scadenze per lo più mensili, per agevolare la pianificazione finanziaria individuale del beneficiario; la scadenza è compresa fra i 12 e i 48 mesi. Ogni contratto relativo a operazioni di credito al consumo deve indicare con chiarezza due figure di tasso di interesse: - Il TAN (tasso annuo nominale), misurato come il valore % su base annua del costo per

interessi passivi di ogni euro di capitale concesso in finanziamento. - IlTAEG (tasso annuo effettivo globale) che costituisce un dato sintetico del costo

complessivo dell’operazione. 10.7.3 Il credito al consumo: le carte di debito e di credito Distinguiamo:

- Le carte prepagate sia ricaricabile che “usa e getta” che costituiscono supporti per l’erogazione di servizi di pagamento.

- Le carte di debito (carta Bancomat) che attraverso l’impiego di un codice di identificazione consentono di accedere ad appositi terminali self-service dislocati all’interno o al’esterno degli sportelli bancari e di eseguire operazioni bancarie elementari (prelevamento, bonifici, ricariche, verifica del saldo ecc.).

- Le carte di credito che consentono al titolare di effettuare acquisti presso negozi convenzionati senza l’esborso di moneta legale o l’utilizzo di altri mezzi di pagamento. Possono distinguersi in carte a saldo che prevedono l’utilizzo e il successivo addebito mensile e sono utilizzate come strumento di pagamento e le carte revolving che consentono di variare mensilmente l’importo del credito utilizzato ristabilendo le disponibilità con il pagamento delle rate.

11. LA CARTOLARIZAZIONE DEI CREDITI 11.1Strutturazione e obbiettivi dell’operazione In un operazione di cartolarizzazione un soggetto (cedente), dopo aver selezionato un pool di attivi presenti nel suo portafoglio, li cede a un altro soggetto (cessionario) il quale procede alla loro trasformazione in titoli collocabili sul mercato. Il soggetto cessionario infatti effettua un’emissione di titoli definiti Asset Backed Securities (ABS), ossia strumenti finanziari supportati da attivi che vengono collocati presso gli investitori. Con i proventi derivanti dalla vendita della ABS il cessionario è in grado di corrispondere al cedente il pagamento degli attivi da questi ceduti che rappresentano crediti detenuti dal soggetto cedente nei confronti di terzi e producono nel tempo flussi di cassa che consentono al soggetto cessionario di procedere alla remunerazione degli investitori, acquirenti della ABS. Gli attivi costituiscono la garanzia primaria del pagamento delle somme dovute agli investitori che sottoscrivono titoli. Le operazioni di cartolarizzazione nella loro versione “normale” implicano la cessione a terzi di quote dell’attivo di bilancio del cedente, rappresentate da crediti che esso vanta nei confronti dei propri debitori, e provocano una diversa composizione dello stesso attivo, nel quale aumentano le poste monetarie e a rischio nullo derivanti dall’incasso del prezzo pattuito per la cessione e diminuiscono le poste meno liquide e più rischiose.

11.2Oggetto e rischi dell’operazione Oggetto delle operazioni di cartolarizzazione possono essere crediti garantiti o non garantiti, questi ultimi, ad esempio, connessi all’utilizzo di carte di credito o possono essere crediti al consumo, crediti connessi alla vendita di autoveicoli ecc. Il cedente non corre rischi particolari, salvo quello concerterete il fatto che il prezzo al quale avviene la cessione possa risultare inferiore al realizzo effettivo dei crediti quando avviene il loro incasso. La determinazione del prezzo suddetto è un punto cruciale dell’operazione dal quale dipende il successo sia del cedente che dell’investitore che corre, quindi, un rischio di perdita. I rischi possono essere

eliminati se le operazioni di cartolarizzazione sono assistite da garanzie di terzi, come banche, compagnie di assicurazione ecc.

11.3La legge 130/1999 Tale legge si regge sui seguenti punti:

1. La cartolarizzazione è un operazione di cessione a titolo oneroso di crediti pecuniari, sia esistenti sia futuri, individuabili in blocco se si tratta di una pluralità di crediti.

2. Le cessioni devono avvenire a società qualificate, aventi per oggetto esclusivo la realizzazione di tali operazioni, tali società sono denominate dalla legge “società per la cartolarizzazione dei crediti”.

3. La società per la cartolarizzazione dei crediti è obbligata a redigere un prospetto informativo.

4. Se i titoli sono offerti al pubblico è necessario ottenere un giudizio di rating. 5. I creditori della società cessionaria/emittente non possono rivalersi sui crediti acquistati

per l’operazione. 6. Solo i portatori dei titoli possono “aggredire” il patrimonio costituito dai titoli stessi. 7. Vi è esenzione piena dei pagamenti effettuati dal debitore cedente ai sensi della legge

fallimentare. 8. La società per la cartolarizzazione dei crediti può emettere titoli senza alcun limite nei

riguardi del capitale sociale. 9. L’emissione è sottoposta alle autorizzazioni di rito.

11.4I protagonisti Il cedente delle attività cartolarizzate (originator) può essere una banca, un intermediario finanziario non bancario o un’impresa non finanziaria. L’advisor è rappresentato da un importante studio legale o da una primaria banca d’affari, che funge da consulente per l’intera operazione. L’arranger è un intermediario finanziario specializzato che organizza l’operazione con la finalità di realizzare gli obbiettivi dell’originator al minor costo. Lo special purpose vehicle è rappresentato dalla società cessionaria e abilitata a emettere i titoli in cui sono incorporati i crediti ceduti. Il collocatore è una funzione svolta dalla banca che può comprare titoli in proprio o venderli a investitori istituzionali o al pubblico. Il servicer è la società di servizi specializzata nella gestione del portafoglio oggetto dell’operazione e nella gestione dei flussi di incasso e pagamento. La società di rating valuta il rischio dell’operazione e attribuisce un giudizio ai titoli corrispondentemente emessi. I soggetti garanti forniscono garanzie esterne attraverso la copertura di una % del valore di rimborso dei titoli emessi.

12. IL PORTAFOGLIO DI PROPRIETÀ 12.1 Il portafoglio di proprietà delle banche Possiamo distinguere tra:  Il portafoglio di negoziazione o di trading: nel quale rientrano gli strumenti finanziari

acquistati con l’obbiettivo di rivederli nel breve periodo per realizzare un profitto. Tale portafoglio comprende azioni e altri strumenti di capitale, obbligazioni e altri titoli di debito, strumenti di mercato monetario e derivati.

 Il portafoglio di tesoreria: ne fanno parte tutti gli strumenti finanziari tipicamente di mercato monetario acquistati dalla banca con l’obbiettivo di costituire riserve di liquidità volte a garantire la capacità di far fronte nell’immediato a qualsiasi impegno di pagamento, emergente da contratti che impongano di eseguire una prestazione monetaria.

 Il portafoglio di investimento: comprende strumenti finanziari acquistati con l’obbiettivo di allocare più o meno stabilmente una parte delle risorse finanziarie della banca.

 Il portafoglio partecipazioni o di proprietà: comprende le partecipazioni rappresentate da investimenti in azioni e in altri strumenti di capitale con cui le banche partecipano stabilmente al capitale di società controllate e collegate.

12.4.1. Gli investimenti obbligazionari Costituiscono una modalità di allocazione delle risorse finanziarie a un tempo complementare e alternativa rispetto all’impiego in prestiti. Sono investimenti complementari in quanto possono sopperire alla mancanza quantitativa e/o qualitativa della domanda di prestiti, sono investimenti alternativi in quanto possono essere realizzati con l’obbiettivo di modificare la complessiva combinazione rischio-rendimento-liquidità dell’attivo, in connessione con la struttura per scadenze del passivo e con una logica di gestione integrata attivo-passivo. Sebbene offrano un ritorno economico inferiore a quello mediamente conseguibile dagli impieghi in prestiti, si caratterizzano per costi di amministrazione e/o di personale molto contenuti. Garantiscono un flusso di ricavi certo e prevedibile nel tempo, grazie alla maturazione delle cedole e al rimborso finale del valore nominale. 12.4.2 Gli investimenti azionari Fanno riferimento alla possibilità che la banca finanzi un’impresa, anziché concedendo un prestito, assumendo una partecipazione al capitale di rischio e divenendone azionista. Si

escludono le partecipazioni in società controllate, collegate o in joint venture nelle quali l’obbiettivo della banca è di stabilire un rapporto operativo di lungo termine. 12.4.3 Gli investimenti in parti di OICR Sono investimenti realizzati in fondi comuni di investimento, Sicav e strutture estere equivalenti, volti ad allocare più o meno stabilmente una parte delle risorse finanziarie a disposizione della banca. L’obbiettivo è l’allocazione stabile delle risorse finanziarie con l’intento di realizzare, nel medio-lungo periodo, un profitto coerente con il livello di rischio sopportato.

13. GLI INVESTIMENTI AZIONARI 13.2 Il Testo unico e la separatezza banca-impresa “a valle” Il Testo unico del 1993 pone un limite generale alla detenzione di partecipazioni da parte di una banca: l’ammontare complessivo degli investimenti in partecipazioni, unitamente agli immobili posseduti, non può superare il valore del patrimonio di vigilanza. Prevede tre tipologie di limiti:

1. Il limite di concentrazione e il limite complessivo stabiliti, rispettivamente, per ciascuna partecipazione e per il complesso delle partecipazioni in rapporto al patrimonio di vigilanza, fissati a livelli più restrittivi di quanto consentito dalla disciplina comunitaria e differenziati in base al livello di patrimonializzazione, all’esperienza nel comparto, alla struttura delle scadenze del passivo delle banche. Si distingue, quindi, tra:  Banche ordinarie, per le quli è previsto un limite di concentrazione del 3% e un limite

complessivo del 15%.  Banche abilitate, aventi un patrimonio di vigilanza almeno pari a 1 miliardo di euro e

un’adeguata esperienza nel comparto. Per tali banche è previsto un limite di concentrazione del 6% e un limite complessivo del 50%.

 Banche specializzate, aventi patrimonio non inferiore a 1 miliardo di euro e una struttura del passivo caratterizzata da una raccolta prevalentemente a medio e lungo termine. Per tali banche è previsto un limite di concentrazione del 15% e un limite complessivo del 60%.

2. Il limite di separatezza, non presente nella normativa comunitaria, costituito dal divieto di detenere in una società non finanziaria una quota di capitale superiore al 15%.

13.3 Le recenti evoluzioni normative La disciplina comunitaria delle partecipazioni detenibili da enti creditizi fuori dal campo finanziario è contenuta negli articoli 120-122 della direttiva 2006/48/CE che comporterà:

- L’innalzamento degli attuali limiti di concentrazione e complessivo che vengono portati rispettivamente al 15% e al 60% del patrimonio di vigilanza o del gruppo bancario partecipante.

- La rimozione del limite di separatezza nei rapporto banca-impresa “a valle”. La nuova normativa prevede inoltre l’esclusione dai limiti per le partecipazioni non finanziarie delle azioni acquisite da una banca:

- nell’ambito dell’attività di collocamento e garanzia, con una riduzione del termine di esenzione da 7 a 5 giorni dalla chiusura del collocamento.

- la partecipazione acquisite in relazione a un’operazione di sostegno finanziario in vista del risanamento o del salvataggio di un’impresa.

14. L’ATTIVITÀ IN STRUMENTI DERIVATI 14.1Gli strumenti finanziari derivati Si considerano derivanti gli strumenti finanziari o, più in generale, i contratti con le seguenti caratteristiche:

- Il loro valore cambia in relazione alla variazione del valore di mercato di un’altra variabile primaria sottostante di riferimento o al manifestarsi di determinati eventi o condizioni  dipendenza dalle oscillazioni della variabile primaria sottostante.

- Non richiedono un investimento netto iniziale o ne richiedono uno iniziale minore di quello richiesto per una posizione sul sottostante in grado di generare un analoga esposizione a cambiamenti di fattori di mercato.  sfruttamento della leva finanziaria che permette di amplificare le oscillazioni della variabile sottostante.

- Sono regolati a data futura.  appartenenza al cosiddetto mercato a termine, con conseguente regolamento differito.

Il loro prezzo deriva dal valore di mercato di un’altra variabile di riferimento, che prende il nome di attività sottostante, la cui natura può essere assai variegata e può consistere in titoli di debito, tassi di interessi, indici di mercato monetario o obbligazionario, tassi di cambio , azioni o indici azionari. In base alla forma tecnica distinguiamo:

Forward e Futures: sono contratti a termine in cui le parti si scambiano una determinata attività a una data futura e a un prezzo prefissato al momento della stipula del contratto.

Swap: sono contratti mediante i quali due parti si impegnano a scambiarsi, a date prestabilite, flussi di cassa secondo uno schema convenuto.

Opzioni: sono contratti che attribuiscono a un soggetto, dietro il pagamento di un premio, la facoltà di acquistare o di vendere, entro un termine convenuto, una determinata attività sottostante a un prezzo prestabilito.

In base al mercato di negoziazione, distinguiamo:  Derivati negoziati su mercati regolamentati: sono contratti di tipo standardizzato

con caratteristiche omogenee contraddistinti dall’esistenza di un organismo centrale di compensazione e garanzia e dalla disponibilità di chiusura anticipata delle posizioni aperte.

Derivati over-the-counter: sono contratti personalizzati su base bilaterale, privi di un organismo centrale di compensazione e garanzia, con il rischio di controparte che questo comporta, e rendono più complessa per quanto non impossibile la chiusura anticipata delle posizioni aperte.

In base al profilo della reciprocità degli impegni economici assunti, distinguiamo:  Derivati simmetrici: entrambi i contraenti si impegnano a effettuare una prestazione

alla data di scadenza e i contratti implicano quindi obbligazioni reciproche a termine.  Derivati asimmetrici: soltanto una parte è obbligata ad eseguire una compravendita a

termine, mentre la controparte ha il diritto discrezionale di decidere se dare esecuzione o meno del contratto. Quindi in tal caso un soggetto, a fronte del pagamento di un premio, si riserva la possibilità e quindi il diritto ma non l’obbligo di eseguire una compravendita a termine.

In base al tipo di attività sottostante, distinguiamo:  Derivati finanziari: hanno come sottostante strumenti finanziari, tassi di cambio, indici

di prezzi o di rendimenti o qualunque altra attività finanziaria e hanno l’obbiettivo di trasferire il rischio di mercato (rischio di interesse, di prezzo e di cambio) relativo a una data esposizione da un soggetto a un altro.

Derivati su commodities: hanno come sottostante merci e materie prime, quali derrate alimentari, metalli preziosi, petrolio, energia elettrica.

Derivati creditizi: hanno come sottostante il rischio di credito relativo a un prenditore finale di fondi, rappresentato da un singolo debitore o da un portafoglio di debitori.

I derivati finanziari possono assumere la veste contrattuale del contratto a termine forward, del future, dello swap o dell’opzione. Il forward è un contratto di compravendita a termine, negoziato su un mercato over-the- counter, con cui due parti si accordano per scambiare, in una data futura, una certa attività a un prezzo stabilito al momento della stipula del contratto. È un contratto derivato simmetrico, la parte che assume la posizione di acquisto si impegna a ritirare l’attività sottostante alla scadenza pattuita pagando il prezzo concordato. La controparte che assume la posizione di vendita si impegna a consegnare l’attività sottostante alla medesima scadenza ricevendo il prezzo concordato. Il prezzo prefissato viene concordato all’atto della stipula in modo tale che il valore iniziale del contratto sia nullo. I futures sono contratti di compravendita a termine negoziati su un mercato regolamentato con cui due parti si accordano per scambiare in una data futura una certa attività a un prezzo fissato al momento della stipula del contratto. Concludere un contratto nelle vesti di compratore a termine di una data attività equivale ad aprire una posizione lunga, mentre concludere un contratto nelle vesti di venditore a termine di una data attività equivale ad aprire una posizione corta. Anche questo è un derivato simmetrico. A differenza dei forward, nei future vi è la presenza di una Clearing House nota in Italia come Cassa di compensazione e garanzia con il compito di assicurare la compensazione e il buon fine dei contratti e assicura un identico rischio di controparte fra tutti i partecipanti rendendo possibile la chiusura anticipata. La Cassa impone il versamento di un margine iniziale al momento dell’apertura di qualunque a garanzia del buon fine della transazione, inoltre la Cassa provvede a calcolare e liquidare il cosiddetto margine di variazione in base al quale il contraente che ha sperimentato un andamento avverso al mercato deve versare un importo alla Cassa pari alla perdita realizzata rispetto al giorno lavorativo precedente, mentre il contraente che ha beneficiato di un andamento favorevole del mercato riceve un importo dalla Cassa pari all’utile realizzato rispetto al giorno lavorativo precedente. Il prezzo teorico del future e del forward saranno pari a :

F0 = S0*(1+i)t Dove F0 è il prezzo del future (con scadenza pari a t) il giorno 0, S0 è il prezzo a pronti (o spot) dell’attività sottostante il giorno 0, i è il tasso di interesse espressivo del costo di portare a scadenza la posizione (tasso di indebitamento) e t la durata residua del contratto.

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