schema riassuntivo di kant, Dispense di Storia Della Filosofia
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ho preparato questi schemi riassuntivi della filosofia kantiana in preparazione dell esame di storia della filosofia
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KANT: La Critica della ragion pura:

• Kant critica la ragione che fa a meno dell'esperienza. • Le domande fondamentali all'origine del progetto kantiano sono:

• come è possibile la scienza? Quali sono le sue condizioni di possibilità?

• È possibile una metafisica come scienza? • Kant analizza dunque i principi e i fondamenti della matematica e della fisica , ossia del sapere scientifico, certo e sicuro.

• Le proposizioni della scienza sono dette giudizi perché costituite da un soggetto e un predicato. La conoscenza si ottiene aggiungendo un predicato ad un soggetto (=la neve è bianca).

• Ci sono due tipi di giudizi: • giudizi analitici: il predicato è già contenuto nel soggetto, sono

privi di novità, universali e necessari. Si tratta di giudizi a priori nel senso che il loro contenuto non deriva dall'esperienza. Sono giudizi tipici del razionalismo. (es: tutti i corpi sono estesi)

giudizi sintetici a posteriori: il predicato offre un contenuto informativo nuovo, dotati di novità, particolari e non necessari. Si tratta di giudizi tipici dell'empirismo. (es: l'acqua di questo mare è gelida)

giudizi sintetici a priori: sono dotati di novità ma anche validi ovunque e per sempre; sono universali e necessari. (es: 2+2=4)

• Kant definisce trascendentale l'interrogativo su come sia possibile la conoscenza scientifica. Trascendentale è la filosofia che si occupa non degli oggetti ma delle condizioni di conoscibilità di essi (delle forme a priori della conoscenza degli oggetti). In altre parole è lo studio del come si presenta ciò che appare.

• Ciò che caratterizza la vera conoscenza è il fatto di basarsi su “giudizi sintetici a priori”. Questo implica che nell'atto conoscitivo intervengano un contenuto empirico e delle forme a priori che unificano e ordinano tale materiale.

• Ogni conoscenza inizia con l'esperienza, ossia con la ricezione da parte dei sensi degli oggetti esterni. Le forme a priori della sensibilità sono lo spazio e il tempo (intuizioni rispettivamente del senso esterno e del senso interno).

• La sensibilità ci offre una molteplicità di sensazioni, collegate e ordinate grazie alle due forme a priori dello spazio e del tempo, ma per ottenere la conoscenza autentica è necessario spingersi oltre, per indagare una facoltà superiore che è l'intelletto. Le forme a priori dell'intelletto sono i concetti puri o le categorie utilizzate per rappresentare i modi possibili di costruzione dei giudizi. Tante sono le categorie quanti sono i tipi di giudizio.

• Ora Kant, si pone il quesito gnoseologico fondamentale: trovare il principio che fondi e giustifichi l'intero processo conoscitivo di unificazione dell'esperienza e si interroga sul fatto che le categorie dell'intelletto, pur essendo forme a priori sono in grado di rapportarsi all'esperienza che è a posteriori.

• A tal proposito, Kant sostiene che tutta “l'attività sintetizzatrice”, in cui consiste la conoscenza ha il suo fondamento nell'Io penso detto anche

“autocoscienza” o “appercezionetrascendentale”. È in virtù di tale struttura che possiamo ricondurre a unità e attribuire a un soggetto l'intero processo conoscitivo, che altrimenti sarebbe frammentato nelle varie rappresentazioni sensibili e intellettuali.

• L'Io penso è il principio supremo della conoscenza. • La fondazione del processo conoscitivo sull'Io penso, che nella sua

attività sintetizzatrice dell'esperienza utilizza le categorie, giustifica anche l'applicazione di queste ultime alla realtà: il mondo fenomenologico risulta possibile soltanto in relazione alla funzione di categorizzazione operata dall'Io penso.

• L'io penso ha una funzione unicamente ordinatrice e non creatrice. • L'io penso è il fondamento della conoscenza • L'io penso nella sua attività sintetizzatrice dell'esperienza utilizza le

categorie, medianti le quali: • riconduce a unità il molteplice derivante dalla conoscenza sensibile • rende possibile la conoscibilità del mondo • assicura oggettività e legittimità alla scienza.

Il fenomeno è secondo il filosofo la realtà quale ci appare attraverso le nostre facoltà conoscitive.

Il noumeno (la cosa in sé) rappresenta per il filosofo un concetto limite della conoscenza umana in quanto tale dimensione è pensabile ma non conoscibile.

La metafisica, in quanto avanza la pretesa di costruire idee che vanno oltre l'esperienza possibile, è contraddittoria.

• Kant inizia a dimostrare la contraddittorietà della metafisica, criticando la concezionedell'anima come sostanza spirituale e immorale, idea tipica della tradizionale psicologia razionale,che basava le sue nozioni su un presupposto erroneo. Tale dottrina infatti considerava l'unità della coscienza, che è alla base delle categorie, come qualcosa di sostanziale, una res, un'entità. Kant sostiene che l'unità della coscienza non è altro che l'unità logico-formale del pensiero,ossia dell'Io penso.

• Kant continua, criticando la cosmologia razionale, che pretendeva di descrivere il mondocome totalità sostanziale e incondizionata di tutte le cose fisiche. Nel cercare di dimostrare l'esistenza di un cosmo, la ragione si aggroviglia in una serie di antinomie rappresentate da coppie di affermazioni opposte e contraddittorie. Tali contraddizioni sono dovute al fatto che la totalità della realtà non può mai essere oggetto di un'esperienza possibile per l'uomo.

• Infine, Kant critica la teologia razionale, che si sforza di dimostrare l'esistenza di Dio. Le tante prove di Dio non reggono ad una valutazione critica come la prova ontologica ad esempio. Quest'ultima partendo dall'idea come essere perfetto, mira a dimostrare che tale essere deve necessariamente esistere. L'errore fondamentale, secondo Kant, consiste nell'assumere l'esistenza come un attributo o predicato dell'essere perfetto.

La Critica della ragion pratica: • Su quali basi è possibile fondare la validità della morale? Una morale che

non è necessaria e universale, non può essere definita tale. Queste condizioni a priori, dell'universalità e necessità, secondo il filosofo, risiedono nella ragione.

• La legge morale è iscritta in noi come un “fatto della ragione”, che si impone come un “comando”, in quanto deve imporre i suoi imperativi, contrastando gli istinti che stanno accanto alla razionalità.

• Nella ragion pratica, Kant riconosce che in essa sono iscritti l'imperativo ipotetico e l'imperativo categorico.

• L'imperativo categorico è incondizionato; comanda un azione a prescindere dal fine o dagli effetti che ne possono conseguire; esprime la legge del “dovere per il dovere”; determina la moralità delle azioni.

• L'imperativo ipotetico ha la forma del “se... allora”; prescrive un azione in vista del raggiungimento di un fine particolare; non determina la moralità delle azioni.

• La morale si fonda solo e unicamente sull'imperativo categorico, in quanto fare qualcosa “secondo” il dovere, ma non “per” il dovere non ha alcun significato morale.

• Kant ritiene che sia sbagliato associare l'etica alla ricerca della felicità, in quanto quest'ultima dipende da una serie di circostanze esterne e interiori.

• La virtù risiede nell'obbedire alla legge morale che impone il “tu devi”, indipendentemente da qualsiasi motivazione esteriore.

• L'etica kantiana è un “etica del dovere”, è “categorica” e non “ipotetica”; essa è incondizionata, cioè non ammette che si compia il dovere in vista di un bene, ma soltanto in vista della legge e per rispetto della legge.

• È un etica formalistica perché non prescrive il contenuto di ciò che dobbiamo fare.

• Per capire quando un 'azione è considerata morale, Kant introduce “il principio di universalizzazione”, secondo il quale un'azione si può definire morale se possiamo volere che essa diventi una norma di comportamento per tutti gli uomini.

• Kant amplia il principio di universalizzazione attraverso le tre celebri formulazioni dell'imperativo categorico:

• possiamo capire se la regola di comportamento è morale provando a chiederci se vorremmo che essa diventasse una regola universale

• l'uomo non può essere mai trattato come uno strumento per il nostro egoismo o i nostri desideri

• la volontà, quando agisce secondo la legge morale, non è soggetta a un imperativo esterno a sé che la rende schiava, ma obbedisce soltanto a sé stessa.

• L'etica kantiana è definita “etica dell'intenzione” cioè è importante non solo che un'azione venga compiuta nel rispetto della legge, ma è indispensabile l'adesione consapevole e convinta della volontà alla legge morale.

• Una conseguenza importante della morale sono i cosiddetti tre postulati, cioè proposizioni che, pur non essendo dimostrabili, devono essere ammesse come condizione della stessa esistenza e pensabilità della morale.

• L'argomentazione di Kant inizia dall'analisi del sommo bene, un concetto problematico in quanto implica la realizzazione congiunta della virtù e della felicità, che sono secondo il filosofo, due dimensioni disgiunte nella vita terrena.

• Il primo postulato riguarda l'esistenza di Dio. Kant postula un Dio che garantisce una felicità proporzionata alla virtù e un aldilà in cui sia possibile la realizzazione di quel sommo bene che, in questo mondo

sembra inattuabile. La morale, dunque, postula come sua esigenza fondamentale l'esistenza di Dio , il quale essendo onnisciente e onnipotente, saprà assicurare ai virtuosi la felicità conseguente ai loro meriti.

• Il secondo postulato riguarda l'immortalità dell'anima: dal momento che il sommo bene non può essere realizzato nel tempo limitato della vita terrena, si deve ammettere che l'uomo disponga di un terreno infinito, dopo la morte, per progredire verso di esso.

• Il terzo postulato riguarda la libertà: senza presupporre l'esistenza dell'autonomia della ragione, l'imperativo morale non avrebbe senso. Se in me è iscritto l'imperativo categorico del “dovere” è necessario anche che io possa realizzare ciò che esso ordina.

La Critica del giudizio: • Kant analizza la facoltà del “giudizio”, che egli considera intermedia tra

intelletto e ragione e che identifica con il sentimento. • Kant distingue i giudizi in:

giudizio determinante: conoscitivo, proprio dell'intelletto. Unificando il molteplice tramite le categorie determina l'oggetto, cioè conferisce unità e necessità ai fenomeni e dunque garantisce universalità e oggettività alla conoscenza intellettuale.

Giudizio riflettente: proprio del sentimento; riflette sull'oggetto già costituito teoreticamente e coglie la bellezza e la finalità nell'oggetto. Si distingue in

giudizio estetico: ha per oggetto la bellezza che nasce dal sentimento ed è disinteressata e nell'uomo in quanto tale e il sublime che è matematico(che ha per oggetto la grandezza della natura) o dinamico (che ha per oggetto la potenza della natura)

giudizio teleologico: coglie il finalismo presente nel mondo fisiologico e sfocia nella teologia.

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