Schema riassuntivo linguistica generale, Schemi riassuntivi di Linguistica Generale. Università degli Studi G. d'Annunzio Chieti - Pescara
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Schema riassuntivo linguistica generale, Schemi riassuntivi di Linguistica Generale. Università degli Studi G. d'Annunzio Chieti - Pescara

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schema riassuntivo dell'esame di linguistica generale
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Linguistica generale Che cos’è la linguistica?

La linguistica è lo studio scientifico delle lingue storico-naturali parlate ora e nel passato, e della facoltà di linguaggio di cui esser sono manifestazione.

Scientifico:

• Formula ipotesi generali e controllabili che rendono conto di molti fatti;

• Ha carattere descrittivo (descrive “cosa si fa”) e non prescrittivo (“cosa si deve fare”);

• Non ha pregiudizi pre-scientifici (lingue “pure”/“impure o “facili”/“difficili”).

Lingue:

• Sono circa 7000 le lingue e i dialetti parlati nel mondo, più le lingue estinte e segnate;

• Dialetti=lingue “locali”;

• La lingua standard è una varietà con norma esplicita, imposta all’uso linguistico che ha avuto più successo rispetto alle altre per ragioni casuali.

Storico naturali:

• Le lingue sono il prodotto di una facoltà innata che ha sede nel cervello (naturali); al tempo stesso, variano nel tempo a seconda della casualità (storiche).

Parlate:

• Superiorità del parlato sullo scritto dovuta a motivi logici, cronologici, filogenetici e ontogenetici;

• Incongruenza delle rappresentazioni alfabetiche.

Facoltà del linguaggio:

• Il linguaggio fa parte della natura umana (biologicamente determinato) ma le lingue non vengono trasmesse geneticamente.

Fondamenti biologici del linguaggio:

Acquisizione spontanea del linguaggio in età infantile, dopo gli 8/10 anni la capacità di acquisizione senza sforzo si atrofizza, nella fase di acquisizione i bambini commettono solo alcuni tipi di errori e non altri, i bambini non sono esposti a regole esplicate.

Storia:

• 200.000/100.000 anni fa: comparsa Homo Sapiens;

• 100.000/40.000 anni fa: presenza condizioni anatomiche per lo sviluppo del linguaggio;

• 4.000/3.000 anni fa: più antica lingua umana attestata (sumerico).

Afasie:

• Broca (parte sinistra): difficoltà di linguaggio, pazienti consapevoli;

• Wernicke (parte destra): difficoltà di comprensione, pazienti inconsapevoli; 1

• “Di comprensione”: fra le due parti;

• Afasica: “sulla punta della lingua”.

Il mosaico delle lingue:

La lingua materna più parlata è il cinese mandarino (sino-tibetana), la seconda è lo spagnolo, seguita dall’inglese (indo-europee), poi l’arabo (semitica).

Il continente con più lingue parlate è l’Africa, quello con meno lingue parlate è l’Europa.

Varietà e variazione linguistica: 1. Diatopica: cambia con il luogo (es. stampella, gruccia, omino…);

2. Diacronica: cambia con il tempo (es. “chi ha visto chi?”);

3. Diafasica: cambia con le circostanze (formale, informale);

4. Diastratica: cambia con il livello socio-culturale (livello d’istruzione, età, occupazione…);

5. Diamesica; cambia con il mezzo (parlato, scritto, gesti…).

La classificazione tipologica (indipendente dalla parentela o discendenza):

Morfologica:

1. Isolante: ordine parole+particelle (es. cinese);

2. Agglutinante: parole+affissi (es. turco);

3. Flessivo: sintattico (relazioni mediante 1 parola) analitico (relazioni mediante+ più parole);

4. Polisintetico: una parola per tutte le relazioni espresse da una frase.

Sintattica:

1. Presenza di preposizioni (Pr) e Posposizioni (Po);

2. Ordine di Nome (N) e Aggettivo (A);

3. Ordine di Soggetto (S), Verbo (V) e Oggetto (O);

4. Ordine di Nome (N) e Genitivo (G).

Le lingue come sistemi di “segni”:

Segno: variazione dello stato fisico, contenuto+espressione.

Classificazione dei segni:

• Indici: senza intenzionalità, con rapporto di causa-effetto (es. orma sulla neve);

• Icone: espressione somiglia al contenuto (es. lingua dei gesti);

• Simboli: nessun rapporto tra espressione e contenuto (es. cartello divieto di sosta).

Una parola è un segno ed ha proprietà:

• Distributiva;

• Linearità (espansione spazio-tempo); 2

• Arbitrarietà (non ci sono leggi che la regolano).

Proprietà semiotiche (studio dei segni) del codice linguistico:

• Arbitrarietà: le parole sono frutto di una convenzione tra i parlanti di una lingua;

• Convenzionalità: attribuzione volontaria, sociolinguistica stipulata, di un certo significante ad un certo significato;

• Articolazione doppia: divisione delle parole in unità minori (morfemi e fonemi);

• Ricorsività:

• Linearità: nella catena fasica due significati non possono ricorrere simultaneamente (donna≠danno)

• Significanti potenzialmente infiniti.

Diacronia=studio di un fenomeno attraverso il tempo;

Sincronia=studio di un fenomeno in rapporto ad elementi simultanei.

Principi di fonetica:

La fonetica è la scienza che studia i suoni linguistici (foni), cioè quello che costituisce materialmente il significante di ogni segno linguistico.

La fonetica articolatoria studia il modo in cui dal punto di vista fisico gli esseri umani producono i suoni delle lingue.

Il significante fono-acustico ha dei vantaggi:

• Produzione/ricezione del significante simultaneo ad altre attività;

• Il significante vocale può avere più riceventi;

• Può essere prodotto/recepito in condizioni sfavorevoli rispetto ad altri (es. al buio).

Apparato fonatorio:

Cassa toracica;

Diaframma; sistema subglottidale

Polmoni;

Trachea;

Laringe (sede corde vocali);

Faringe; tratto vocale sopralaringeo

Velo palatino

(spostato in avanti permette all’aria di uscire anche dal naso)

Differenze tra vocali e consonanti:

Vocali Consonanti Assente Diaframma sopralaringeo Presente

3

Sempre Vibrazione glottide Non obbligatoria Sempre Nucleo di sillaba Quasi mai Periodiche Onde sonore Aperiodiche

Parametri per la classificazione delle vocali:

• Altezza del dorso della lingua rispetto alla sua posizione di riposo;

• Protrusione delle labbra;

• Passaggio dell’aria attraverso la cavità nasale.

In italiano:

Anteriore (palatale)

Centrale Posteriore (velare)

i u e o

Lingua avanti

ɛ ɔ Lingua dietro

a

Lingua bassa Parametri per la classificazione delle consonanti:

1. Modo di articolazione:

a. Occlusive: occlusione momentanea dell’aria, seguita da un’esplosione [p, b, t, d, k, g];

b. Fricative: aria attraversa una fessura stretta creando un sibilo [f, v, s, z, ∫];

c. 1 D0 8Affricate: iniziano come le occlusive e finiscono come affricate [ts, dz, t∫, d ];

d. 0 27 1 0 27 2Nasali: velo palatino in avanti [m, , n, , ŋ];

e. Laterali: lingua contro i denti e aria che esce dai lati della bocca [l, λ];

f. Vibranti: vibrazione apice lingua [r];

g. Approssimanti: organi articolatori avvicinati [j, w].

2. Punto di articolazione:

a. Bilabiali: chiusura labbra [p, b, m];

b. Labiodentali: incisivi superiori+labbra inferiore [f, v];

c. Dentali: lingua+incisivi [t, d];

d. Alveolari: lingua+alveoli [s, z, ts, dz, n, l, r];

e. 1 D0 8Palato alveolari: lingua vicino agli alveoli [∫, t∫, d ];

f. 0 27 2Palatali: lingua vicina al palato [ , λ, j]

4

g. Velati: lingua+palato [k, g, w].

3. Presenza o assenza della sonorità.

Alcuni fonemi in posizione intervocalica sono sempre internsi e sono: [ts, dz, ∫, λ, 0 27 2].

Principi di fonologia:

La fonologia è la scienza che studia la funzione linguistica dei suoni ed identifica i fonemi di una lingua.

I fonemi sono dei foni con valore distintivo entro un determinato sistema linguistico, essi non sono ulteriormente scomponibili in sottounità con la medesima funzione (essi però non sono segni perché non hanno significato).

0 2 8 0

0 2 8 BTutti i fonemi sono foni, ma non tutti i foni sono fonemi (es. /r/=[r, , ]).

0 2 8 0Gli allofoni (varianti combinatorie) sono foni senza valore distintivo (es. [rema][ ]≠[bare][pare]).

Allofono libero, ad esempio la “r moscia”, non è condizionata dal contesto.

Fenomeni fonologici: sono delle modificazioni che i foni subiscono nel momento in cui si concatenano in un ambiente sintagmatico (contesto pertinente dal punto di vista fonetico, che travalica i confini della parola “grafica”).

1. Neutralizzazione: una coppia di parole che nel finale si neutralizzano e non sono più 0 2 8 1

0 2 8 1opposte (es. tedesco [d]→[t] /_# <Rat> “consiglio” [ at] e <Rad> “ruota” [ at]);

2. Assimilazione: può essere totale, se il segmento diventa uguale, o parziale, rende uguale un solo tratto (es. sonorità). Inoltre, può essere regressiva o progressiva (es. <factum>→<fatto> progressiva);

3. Cancellazione di vocale: non agisce su vocali accentate (es. [virtù]+[oso]→[virtuoso], mentre [giornale]+[aio]→[giornalaio]);

4. Cambiamento di tratti: fenomeno della cooarticolazione (es. [k]→[t∫] /[i][e] <dico>→<dici>).

Accento e intonazione:

Parole toniche (≠clitici): si “sdraiano su ciò che viene prima o dopo.

Accento: acusticamente percettibile e può essere intensivo (italiano e francese) o tonale (cinese mandarino e greco antico). L’accento insieme all’intonazione è simultaneo alla produzione dei foni, inoltre ha valore distintivo (es. <ancòra>≠<àncora>). La sua funzione può essere: fissa (francese), relativamente libera (italiano) o condizionata (greco antico).

L’intonazione (o prosodia) è una variazione di altezza presente anche nelle lingue ad accento intensivo (es. “andiamo!” e “andiamo?”).

La sillaba:

La sillaba è:

• Unità di prosodia costituita intorno ad un picco di intensità o ad un tono;

• Universalmente linguistico;

• Prime produzioni fonetiche dei bambini;

5

• Costituita da attacco e rima. La rima a sua volta è costituita da nucleo e coda.

Restrizioni sul:

• Nucleo: solo da una vocale o da una sonorante;

• Attacco: consonante+vocale, occlusiva/fricatica+vibrante/laterale+vocale, occlusiva preceduta da “s”;

• Coda: occupata da una sola consonante.

Es.

Attacco Rima Sillaba Nucleo Coda a a

m a ma c o n con-durre tr o n tron-co

o n an-tico

Entità della morfologia:

La morfologia studia il modo in cui sono formate le parole, le loro modificazioni e la varietà di forme che assumono.

Che cos’è una parola?

• Ciò che è compreso tra due spazi bianchi;

• Unità della lingua che può essere usata da sola;

• Unità che non possono essere interrotte, cioè al suo interno non può essere inserito ulteriore materiale linguistico.

Forme flesse (o occorrenze) (es. gli amici dei miei amici);

Lessemi: forme di citazione che rappresentano le forme flesse (sui vocabolari) (es. il amico mio di).

Forme flesse≠lessemi

L’insieme delle forme flesse di un certo lessema costituiscono il suo paradigma.

Il morfema può essere:

• Libero: può ricorrere da solo in una frase (es. bar, ieri, virtù);

• Legato: devono aggiungersi ad altre unità e si distinguono in:

• Lessicale: forme che hanno un significato non dipendente dal contesto (es. “libr-”, “madr-”);

• Grammaticale: forme che esprimono funzioni grammaticali e dipendono dal contesto (es. “i”, “ino”, “amo”).

Allomorfia: l’allomorfo è una variante libera o contestualmente determinata di un morfema. E può essere:

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• Condizionata fonologicamente (es. “in-”, “ill-”, “ir-”, “im-”= “non”);

• 0 26 ADistribuzione complementare (es. [s],[z],[ z]= “s” del plurale inglese);

• Condizionata lessicalmente (es. ox sing.→oxen plur. casi eccezionali).

Suppletivismo: una parola è in rapporto con un’altra, ma il morfema è diverso. Spesso sono parole ripescate a tavolino dai dotti.

Es.

Acqua-idrico forte

Cavallo-equestre-ippico

Cerchio-circolare debole

Legno-ligneo

Processi della morfologia:

Creare forme flesse e nuove parole, tramite affissi, che possono essere di 5 tipi:

1. Prefissi=Axxx (es. sub-acqueo, ir-razionale);

2. Suffissi=Axxx (es. insegna-mento, can-ile);

3. Infissi=xAxx (in italiano non ci sono);

4. Circofissi=AxxxA (es. in-giall-ire);

5. Tranfissi=xAxAx (tipici delle lingue semitiche).

Processo di derivazione: da un lessema se ne ricava un altro.

Il processo di flessione “aggiunge” alla parola di base informazioni relative a genere, numero, caso, tempo, modo, diatesi e persona→ crea forme flesse mediante categorie grammaticali (dove gli amalgami hanno un solo significante e più significati, es. “-o”).

La composizione forma invece parole nuove a partire da due già esistenti (dove una delle due è la testa che assegna alla nuova parola la proprietà semantica e categoriale, ma in alcuni casi non c’è es. “pellerossa” o “cassapanca” sono entrambi teste).

Restrizioni sulla formazione di parole:

• Morfologiche (es. [fluire]v→[defluire]v ok, ma [monte]n→[demonte]n non esiste, perché sono con i verbi si può usare il prefisso “de-”);

• Semantiche (es. [ridicolo]a→[ridicoleggiare]n ok, ma [angolo]n→[angoleggiare]n non va, perché solo con parole negative si può usare il suffisso “-eggiare”);

• Fonologiche (es. [contento]a→[scontento]a ok, ma [utile]a→[s-utile]a non va, perché solo davanti a consonanti può trovarsi il prefisso “s-”);

Differenza tra derivazione e flessione:

• Derivazione non è obbligatoria (la sua casetta, o la sua piccola casa), può essere ricorsiva, può cambiare la classe lessicale;

• Flessione è obbligatoria (il suo caseggiato è bello), non è ricorsiva.

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Categorie grammaticali:

Le categorie grammaticali sono un limitato numero di nozioni esprimibili mediante flessione, dove ogni lingua: seleziona (alcune nozioni invece di altre), assegna (valori possibili) e combina (le nozioni con specifiche classi lessicali). E possono essere:

1. Di genere:

1.a.Criteri semantici (sesso, forma, razionalità);

1.b.Criteri fonologici (parole che finiscono in “-o” sono maschili, mentre in “-a” femminili);

1.c.Casi impredicibili (le parole che finiscono in “-e” il fiore, la volpe);

1.d.Interferenze per ragioni semantiche o dovute al passaggio da altra lingua;

2. Di numero: indica la quantità in senso cardinale (it. Singolare e plurale, in greco antico (singolare, duale e plurale);

3. Di persona: inerente nei pronomi e contestuale al verbo dove i partecipanti dell’atto comunicativo sono: 1° persona (emittente), 2° persona(ricevente), 3° persona (non necessariamente presente);

4. Di tempo: non per forza si riferisce al verbo;

5. Di aspetto: forme diverse in base a quello imperfettivo e perfettivo;

6. Di diàtesi: distribuzione di agente (attivo) e paziente (passivo).

La tipologia morfologica:

Le lingue nel mondo vengo classificate in base a:

• Rapporto morfemi lessicali-grammaticali;

• Numero di morfemi in una parola (indice di sintesi);

• Sequenzialità di morfemi grammaticali (indice di fusione).

Morfemi Parole Sintesi Fusione Isolanti

Es. Cinese mandarino

Segni minini e parole a un solo significato

Monomorfemiche, ordine fisso

Nessuna Nessuna

Agglutinanti

Es. Turco

Facilmente segmentabili

Plurimorfemiche Alta Rarissima

Fusive

Es. Russo

Lessicali e grammaticali

Frequenti amalgami, allomorfia e suppletivismo

Medio-bassa Altissima

Polisintetiche

Es. Eschimese

Morfemi lessicali +grammaticali

Altissima Possibile

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La struttura inviolabile della sintassi:

La sintassi è lo studio dei principi in base ai quali le parole delle varie lingue possono combinarsi per dar vita a frasi o gruppi di parole di tipo non frasale, secondo 2 assiomi intuitivi:

• Le parole non si combinano a caso;

• Il modo in cui si combinano è pertinente.

Mediante la flessione contestuale=tipo di flessione richiesta dal contesto sintattico. È specifica della specie umana ed i bambini iniziano ad usarla intorno ai due anni, con il meccanismo della ricorsività producendo frasi non sentite prima (≠lessico).

L.Blaufield: “le lingue differiscono più per la morfologia che per la sintassi”, dato che i meccanismi sono universali e della specie umana con:

1. Principi: comuni a tutte le lingue e sono:

1.a.Ricorsività;

1.b.Dipendenza della struttura.

2. Parametri: variabili (trasmessi dai genitori o dai parlanti).

Le frasi di qualsiasi lingue naturale possiedono una struttura profonda, non lineare e universale→ la sintassi è un ordinamento gerarchico dei contenuti (es. Carlo dice bugie, Maria no (n dice bugie)).

La differenza con la semantica, una frase può essere giudicata dai parlanti sintatticamente grammaticale, pur non avendo morfemi lessicali altamente noti (es. “la lenda frepa i reci”).

Le frasi possono essere:

1. Argomentali=frasi dipendenti che saturano la valenza del verbo principale e spesso mancante di subordinazione (es. “Che tu sia qui mi rende felice”).

1.a.Numero e tipo di argomenti (sintagmi necessari) che essa contiene: la struttura argomentale;

1.b.Numero di argomenti che si saldano al verbo: la valenza di un verbo, che impone restrizioni, infatti sono:

I. Zero argomentali (es. piovere, grandinare);

II. Mono argomentali (es. camminare, partire)

III. Bi argomentali (es. catturare, andare);

IV. Tri argomentali (es. mettere, dare).

2. Circostanziali: espressioni non obbligatorie (es. bisogna lavarsi i denti dopo mangiato).

Rappresentare la sintassi:

Sintagmi (unità della sintassi) = costituenti frasali che possono essere di ampiezza superiore alle singole parole, costruito intorno ad una testa (unico elemento la cui presenza è necessaria).

I sintagmi si individuano con i test di costituenza:

1. Enunciabilità in isolamento (es. “è arrivato mio fratello”→”è arrivato”+“mio fratello”);

9

2. Movimento: può unirsi ma non separarsi (es. “Il mio amico partì per Madrid con l’aereo”, “Il mio amico partì con l’aereo per Madrid”, “Partì per Madrid con l’aereo, il mio amico”);

3. Sostituibilità: con pronomi e pro-forme (es. “Il mio amico è andato a Madrid”, “lui è andato a Madrid”, “il suo amico ci è andato”);

4. Sostituibilità con un altro sintagma equivalente (es. “La mamma di Sara è bella”, “La mamma della parrucchiera è bella”, “Filomena è bella”).

Come possono essere i sintagmi:

1. Nominali (SN): dove la testa è un nome;

2. Verbali (SV): dove la testa è un verbo;

3. Preposizionali (SP): dove la testa è una preposizione;

4. Aggettivali (SA): dove la testa è un aggettivo.

Rappresentare la frase:

Mediante:

• Dominanza: è possibile procedere da uno all’altro verticalmente;

• Adiacenza: ramificando ad uno stesso che li domina.

Es.

F

SN SV

SN SP V SN SP

art N P A N V art N P N

Il figlio di mio cugino attraversa la strada con calma

Le relazioni grammaticali:

Le relazioni grammaticali sono fusioni dei contenuti sintattici nella frase, indicate e riconosciute dalle varie lingue con strategie diverse.

Il soggetto può essere:

1. Semantico (agente): chi compie l’azione;

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2. Comunicativo (tema): ciò di cui si parla;

3. Sintattico (soggetto): accordo con il verbo;

4. Nullo: solo nelle lingue PRO-DROP;

5. Espletivo: solo nelle lingue PRO-DROP.

L’oggetto è la persona o cosa che subisce l’azione (es. “l’insegnante ha elogiato gli studenti”) o un argomento verbale che ha basso controllo, o nessuno, sull’azione (es. “esaminai attraverso le carte” argomento dei verbi transitivi).

I ruoli semantici:

Ruoli semantici elencati nella gerarchia di controllo sull’azione:

• Agente (IL TERZINO calcia l’azione) massimo

• Strumento (LA CHIAVE apre la porta)

• Espediente (ADA teme la partenza)

• Beneficiario (TI preparo un dolce?)

• Tema (SUSANNA è magra)

• Paziente (stamattina ho rotto UNA TAZZA) minimo

• Meta (Ho spedito mio figlio in collegio IN SVIZZERA)

• Provenienza (Mio figlio è tornato infuriato DALLA SVIZZERA)

• Locativo (Oramai suole vivere più IN SVIZZERA)

I ruoli semantici, oltre che d’azione (mangiare, correre…) sono di stato (vedere, andare…) o di cambiamento di stato (morire…)

La semantica:

La semantica è lo studio del significato e del rifermento delle espressioni linguistiche: “segmenti di realtà”.

Concezione di “significato”:

1. Semantica referenzialista: i concetti sono uguali per tutti→ ed essi si applicano alle “cose” della realtà. Ma ogni lingua da significati diversi (=arbitrarietà) delle “etichette”, e loro sono “nomenclature”,

2. Semantica cognitiva (Locke): Il significato è il concetto (=costrutto mentale). Le lingue si combinano e si separano, ma ciò non è universalmente universale e necessario:

2.a. Idee semplici (es. gatto, montagna);

2.b.Idee complesse (es. libertà, parricidio).

3. Semantica strutturalista (De Saussurre): Il significato è un sistema di relazioni nella lingua, non ci sono significati universali che pre-esistono. Un segno≠cosa+nome; Un

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segno=significato+significante. Arbitrarietà radicale: significati per dar voce ad un pensiero (=cambiano nello spazio e nel tempo).

Il significato di un segno linguistico si definisce solo negativamente, cioè in rapporto con altri segni in cui convive nel sistema.

Concezione di “denotazione”: lessema in quanto tale;

Concezione di “riferimento”: uso del lessema in una frase.

L’analisi componenziale: un modello di semantica:

Tratti semantici=numero limitato di tratti distintivi che agiscono simultaneamente in modo ricorrente (es. “poltrona”: +soffice, +un posto, +braccioli, +schienale+ 4 gambe, “sgabello”: - soffice, +un posto, - braccioli, -schienale, - 4 gambe)

Vantaggi:

• Mette in luce somiglianze;

• Rappresenta la nozione di campo semantico=le parole non vivono in solitudine, ma in reti di connessione.

Svantaggi:

• Come si stabiliscono i tratti? (≠tratti fonologici);

• Come si definiscono i tratti? (=regressione all’infinito);

• Quanti sono in totale i tratti?

• Come scomporre “ma”, “io”, “fare”…?

Fallimento: nessuno è mai riuscito ad indicare tutti i tratti di una lingua.

Contraddizione: poche unità di base ricambiabili tra loro=scelto rispetto ai principi di economia e contabilità.

Nessuno sa: come un utente limitato maneggi tutti i significati.

Nozione di semantica lessicale:

Dal lavoro di Fredge, Russell e De Mauro differenza tra:

1. Significato: valore associato ad un significante in un certo sistema e condiviso dai parlanti→invarianza;

2. Senso: insieme delle associazioni occasionali, individuali e ripetibili, legate ad un certo significato→variabilità.

Es. “la finestra è aperta”=fa freddo, bisogna chiuderla/si deve fumare lì vicino.

Per De Mauro il significato è una “costellazione” di tutto ciò che si può esprimere (differenza tra):

1. Denominazione: oggettivo;

2. Connotazione: soggettivo, nascondono un giudizio.

Es. “gatto/micio”, “meridionale/terrone”.

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Principi di ordinamento del lessico:

1. Sinonimia: due parole con gli stessi tratti semantici componenziali, ma non è mai perfetta poiché le lingue cercano di evitarla perché non è economica (es. “prendere/pigliare”, “avaro/ spilorcio”, “lì/là”, “tra/fra”, “comprare/comperare”);

2. Antonimia:

2.a.Contrari: (es. “bianco/nero”, “freddo/caldo”);

2.b.Contraddittori: (es. “vivo/morto”, “maschio/femmina”) un lessema con un unico significato.

3. Iponimia: lessemi inclusi nel significato di altri (es. “uccello” in “animale”);

4. Iperonimia: lessemi che includono il significato di altri (es. “animali” per “uccelli”).

L’iponimia e l’iperonimia servono a manipolare l’estensione del significato, da precisa ad ampia. Se è vera una frase con un iperonimo, è vera anche quella con il suo iponimo; non tutti gli iponimi sono sullo stesso piano cognitivo.

Rapporti semantici tra le parole:

1. Omonimia: 1 significante→ 2 significati diversi (es. “letto”= “per dormire” e “del fiume”);

2. Polisemia: 1 significnate→ 2 significati in relazione (es. “saltare” = “il pranzo” o “il fosso” oppure “capo” = “testa” o “di comando”). Alla base c’è la proprietà di estensione dei propri significati tramite la metafora (per somiglianza) e la metonimia (per contiguità).

Pragmatica:

La pragmatica è lo studio del linguaggio come un tipo di azione (quindi ha per scopo la comunicazione), come una forma dell’agire umano. Ha anche altri scopi sociali che interagiscono a vicenda in turni convenzionali.

La struttura dell’informazione:

Dialogo (condizione comunicativa normale): scambio e avanzamento della conoscenza degli interlocutori su un certo tema (si parla per dire qualcosa a proposito di qualcos’altro in un “circolo virtuoso” di accrescimento dell’informazione).

L’informazione è strutturata su:

1. Tema= ciò che è dato;

2. Rema= ciò che si dice di nuovo (può essere contrastivo: “turno tonico” che corregge ciò che qualcuno ha detto prima. Es. -“Ha munto una mucca?”, risposta –“Ha munto LA mucca”).

N.B. Un caso di ripetizione tematica può significare accordo con il tema (es. -“La guerra è perduta moriremo tutti”. –“Moriremo tutti”).

Si possono anche ricavare informazioni implicite e presupposte sulla base delle conoscenze enciclopediche (del mondo) che possediamo.

Es. “Francesca e Mario litigano per il parcheggio”;

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“Francesca e Mario litigano per l’eredità” (apprendiamo che Francesca e Mario sono parenti).

Principio di cooperazione e massime convenzionali:

Per Grace c’è un significato nelle frasi, ma non per forza coincide con ciò che vuole dire il parlante= differenza tra senso e significato (es. “Ho visto spesso Francesca e Pietro ultimamente) si comunica più di quello che si dice.

In un’operazione razionale, la conversazione, che gli interlocutori affrontano attenendosi puntualmente ad un principio di cooperazione e 4 massime.

Principio di cooperazione: “Il tuo contributo alla conversazione sia tale quale richiesto, allo stadio in cui avviene, con lo scopo e l’orientamento accettato dallo scambio linguistico in cui avviene”.

Le 4 Massime:

1. Quantità (dare informazioni richieste, né più né meno);

2. Qualità (dare informazioni ritenute vere);

3. Relazione (essere pertinente);

4. Modo (evitare oscurità e ambiguità, ma ordine).

N.B. I parlanti possono rispettare o violare le massime (comunicazione non cooperativa o problematica).

Es. “vendo cane pastore; mangia tutto; gli piacciono i bambini” → violazione della massima di modo;

“Sa che ore sono?” “Mi chiamo Eugenio” → violazione massima di relazione.

Ma a volte anche sfruttarle, cioè produrre enunciati che rispettano le massime e che sono perfettamente cooperativi. (es. –“Vai a lavarti i denti” –“Non ho sonno” sfruttamento della massima di relazione; -“è arrivato Marco?” –“C’è una bici rossa sotto” sfruttamento massima di relazione).

Il risultato è un’implicatura conversazionale, cioè il particolare “significato del parlante” che il suo enunciato non vuole far arrivare (es. -“Sai niente di Ciro? Come sta?” –“La macchina è ammaccata, e lui si è rotto il polso”= Ciro sta bene, non ha riportato danni gravi, non ha altro che un braccio rotto).

≠Implicature convenzionali: nascono dal significato linguistico che gli elementi hanno (es. “Francesca è bella, ma è anche intelligente” = in genere chi è bello non è anche intelligente).

Gli atti linguistici:

L’uso del linguaggio consiste nell’esecuzione di determinati atti insieme:

1. Locutorio: espressione di un significato fonico-acustico;

2. Proposizionale: riferimento a determinate entità;

3. Illocutorio: tipo di azione che abbiamo intenzione di compiere;

3.a.Atti diretti= forma grammaticale di ordine richiesta;

3.b.Atti indiretti≠ forma grammaticale perché non sono imperativi (es. -“Passami il sale!” –“La zuppa è leggermente sciapa).

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4. Perilocutorio: gli effetti che il nostro enunciato produce al mondo.

Differenza tra atti:

• Constativi=enunciati che descrivono una porzione di realtà, veri o falsi (es. “Il gatto è sul letto”);

• Performativi= enunciati che cambiano la realtà (es. -“Lo voglio!” –“Scusa” concetto di faccia sociale).

Le presupposizioni:

Es. “Francesca tradisce Paolo”;

“Francesca si vede da tempo con Marco”; Tutti modi per esprimere lo stesso concetto

“Paolo si è reso conto che Francesca lo tradisce”;

“Il tradimento di Francesca le causerà il divorzio”.

L’affermazione presupposta è più importante di quella asserita; ed è data per scontata, acquisita, nota e insindacabile (es. -“Il re di Francia è calvo” –“Davvero il re di Francia è calvo?” → la Francia non ha un re).

La sociolinguistica e la dialettologia:

Quale lingua si parla in Italia?

482 (1999): italiano, insieme al riconoscimento ed alla tutela di: minoranze linguistiche delle comunità alloglotte sul territorio.

• Le “nuove minoranze” linguistiche: comunità di lavoratori migranti;

• Dialetti italoromanzi: ladino, friulano e sardo;

• Indice di diversità linguistica → 2 cittadini presi a caso con diverse lingue, risultato in Italia 0,59.

L’italiano all’estero è ufficialmente nel Vaticano, San Marino e in Svizzera, i 3% dei cittadini europei dichiara di conoscerlo. La conoscenza dell’italiano è un diritto e un dovere del cittadino migrante sul territorio italiano.

Lingua e dialetto:

I dialetti italoromanzi fuori d’Italia:

• Canton Ticino (lombardo);

• Corsica (centro-meridionale);

• Istria (varietà venete);

• Monaco e Montecarlo (ligure).

Motivi di affermazione della varietà fiorentina sulle altre:

1. Ragioni extra linguistiche: potere economico e culturale di Firenze (es. diffusione libri ed alfabetizzazione);

2. Successo di opere letterarie; 15

3. Umanesimo volgare fiorentino;

4. Necessità di un modello linguistico.

Inizialmente però in Italia c’è stata una situazione di diglossia (≠bilinguismo: tutti padroneggiano le compresenze di 2 lingue, dove però una è usata in varietà), cioè una lingua veniva usata in ambito formale (“italiano”) l’altra no (dialetto). In seguito l’italiano diventerà “un modello che ha avuto fortuna” e incontrando il dialetto darà vita all’italiano regionale (varietà diatopiche dell’italiano fortemente influenzate dai dialetti soggiacenti un area geografica).

N.B. Linguistica teorica≠ sociolinguistica, perché?

Linguistica teorica Sociolinguistica Parlante nativo idealizzato Parlanti “reali” Competenza linguistica Competenza comunicativa (capacità che i parlanti

hanno di usare la lingua Comunità linguistica omogenea Comunità linguistica stratificata in base alle

situazioni Idealità Diversità Strutture Usi (≠sociologia del linguaggio, che dà maggiore

attenzione alla società + lingue:

• Pidgin: plurilinguismo passivo (ognuno parla la propria lingua) e si adotta una lingua franca comune con codici semplificati e strutturali, noti occasionalmente;

• Creole: dopo la formazione di una pidgin+una generazione→estensione temporale.

Tendenze dell’italiano neostandard:

La struttura del lessico italiano: i lessemi nel dizionario sono 200-250.000 di cui:

1. Vocabolario corrente (complesso di parole prive di sfumature letterarie, specialistiche e regionali) diviso in:

1.a.Vocabolario di base (diviso a sua volta in: fondamentale, di alto uso, di alta disponibilità;

1.b.Vocabolario comune (per testi scritti o orali non specialistici).

2. Lessemi letterari, tecnico-specialistici e regionalismi.

La direzione dell’italiano:

Il timore che l’inglese snaturi l’italiano è fondato? (1,6% prestiti non adattati).

Flessione naturale e verbale nell’italiano (neo)standard:

Classi flessive del nome:

1. -o/-a (m) es. campo/campi costante

2. -a/-e (f) es. casa/case costante

3. -e/-i (m/f) es. fiore/fiori +da -tore, -trice, zione

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4. -a/-i (m) es. papa/papi +da -ista

5. -o/-a (s.m/p.f) dito/dita non più produttiva

6. Varie (m/f) +dinamica; +innovativa

→Come si organizza la flessione nominale?

>“-o” e “-a” perché viceversa i femminili in “-o” ed i maschili in a tendono alla 6 (varie);

>componente analitico-isolante;

<componente sintetico-fusiva.

+Arricchimento della classe degli aggettivi invariabili (es. pari, dispari…)

+La flessione pronominale (nuovi usi di pronomi clitici: es. “mi bevo un caffè” -verbi intransitivi; “farla franca”-verbi procomplementatori): lui/lei→egli/ella;

te→tu;

gli→le/loro

ci→vi/“con lui” e “con lei”

+ verbi procomplementari (es. “esserci”, “volerci”).

Classi flessive del verbo:

• -are (parlare) Produttiva (surfare, chattare);

• -ere (cadere);

• -ire (capire) Produttiva (appuntire, imbufalire);

• -arre (estrarre);

• -orre (comporre);

• -urre (produrre).

1. Semplificazione:

1.a. Eliminazione polimorfia (es. vedo/veggio/veggo);

1.b. Nuove destinazioni funzionali dei tempi e modi.

2. Presente indicativo (futuro) es. “vengo domani” / (passato) es. “qualche giorno fa telefona”;

3. Futuro (epistemico) es. “saranno le tre” / (deontico=imperativo);

4. Imperfetto (congiuntivo) / (non attuale, irreale);

5. Passato prossimo (futuro) es. “quando ho fatto arrivo”;

6. Congiuntivo: per le prime tre persone al presente/imperfetto obbligo per distinguere dal soggetto alla 2°

1.c. Forme analitiche del parlato dei semicolti (es. desse, vada, venghi)

1.d. Funzione subordinante espressa dal complementatore (es. “credo che forse viene”).

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7. Condizionale “di dissociazione”: (es. “il sospetto avrebbe confessato”);

8. Indicativo (imperativo) es. “adesso ti siedi e stai zitto”;

9. Infinito es. “per non dovere scegliere tra il tu e il lei” “tirare la maniglia in caso di emergenza”;

10. Perifrasi verbale (es. “stare per”, “stare a”, “avere da”);

11. Passivo:

1.e. Dislocazione dei costituenti frasali (es. “la fetta di torta l’ha mangiata il cane”);

1.f. “andare”+ participio passato (es. “va detto”).

In morfologia sembrano prevalere gli aspetti conservativi e tradizionali, nonostante la presunta “anglicizzazione”. ≠tendenze isolanti nella morfologia flessiva.

Sintagmi e sintassi nell’italiano (neo) standard:

Struttura interna dei sintagmi:

La struttura interna dei sintagmi non ha subito variazioni, ed è coerente in tutte le varietà italoromanze.

≠per il possessivo posposto in varietà dialettali (es. “madonna mia”);

+espressioni fisse (es. “il fatto suo”);

+articolo ai nomi propri in varietà settentrionali (es. “la Maria”).

La posizione dell’aggettivo non è stata cambiata

≠ quelli di relazione (es. “particolarità linguistiche”)= sempre posposti;

≠ quelli etnici (es. “signora catanese”)

Perché alcuni di loro cambiano il significato in base alla posizione (es. “alta pressione” / “pressione alta”).

Ordine dei contenuti:

Ordine non marcato suo (es. “la terra gira”, “Luigi picchia Mario”)

Perché anche VS è possibile nei turni conversazionali (es. –“Cosa fa Luigi?” –“Picchia Luigi”).

Non obbligatorietà del soggetto (“arriva”).

Obbligo a non metterlo (es. *“voglio che TU vada).

≠soggetto espletivo nelle varietà settentrionali e in toscano (es. “è piove”, “gli è vero”).

Frasi mancate:

Le frasi mancate sono frasi che mostrano l’ordine SVO

→la struttura informativa dell’enunciato è la sede della variazione più significativa nella sintassi dell’italiano contemporaneo.

Perché? Per dare informazioni ed enfatizzare (pragmatica): 18

1. Dislocazione a sinistra→Rema (es. “l’inglese lo parlo bene”);

2. Discocazione a destra→Tema (es. “Non ci penso più a mio marito”).

Proprio dell’oralità e tipiche delle interrogative + curva prosodica e pausa.

Ma non solo una novità, perché presenti nel Placito Capuano (“Sao ko kelle terra […] LE possedette).

Ma con l’obbligatorietà della ripresa nominale (es. “Paolo, l’ho visto ieri” ≠ “Paolo ho visto ieri” oppure “Di amici, né ho molti” *“Di amici, ho molti”).

Le frasi sosse, di origine francese (es. “è tua madre che insiste sempre”)

Tema sospeso= ad inizio frase e non ripreso (es. “Giovanni, la macchina, gliel’ha comprata il padre” oppure “i bollini bisogna farne cento per avere il regalo”)

Che polivalente, accettato nello scritto solo quello temporale (es. “l’anno che…”) → frasi relative (es. Io ho un’amica la cui figlia/la figlia della quale si è laureata”/ “Io ho un’amica che sua figlia si è appena laureata”.

Tendenza frasi interrogative e esclamative:

1. Interrogativa multipla (es. “CHI parla a CHI?”);

2. Cosa→Che cosa;

3. Frasi scisse (es. “Dov’è che hai messo il giornale?”);

4. Dislocazione a destra (es. “l’hai fatta benzina?”);

5. Come mai→Perché;

6. “Che…a fare?”.

Caratteri e tendenze della fonetica (neo)standard:

• 0 25 B 0 25 4Vocalismo: -[e]=[ ] / [o]=[ ]. Opposizione senza valore fonologico (=allofoni senza valore complementare) ≠ Toscana, Roma e le aree centro-meridionali: lunghe: toniche fine sillaba/ brevi: tutte le altre. Scarso rendimento funzionale delle semi consonanti.

• Consonantismo:

• La lunghezza oppure coppie minime (≠ lingue romanze);

• La pronuncia intensa in posizione intervocalica;

• Pronuncia sonora>sociolinguisticamente;

• Presenza 4 affricate (≠lingue europee) + tendenza alla pronuncia sonora delle alveolari.

• Raddoppiamento fonosintattico: la consonante iniziale di parola è intensa dopo:

• Ossitoni (accentate sopra l’ultima sillaba);

• Preposizioni;

• Alcuni monosillabi;

• Alcuni polisillabi. 19

Univerbazione (es. “dappertutto”, “chissà”)

• Accento e intonazione→variazione di altezza, prominenza acusticamente percettibile.

Fondamenti di dialettologia italoromanza:

Classificazione dei dialetti:

1. Linea La Spezia-Rimini= isoglossa (linea immaginaria che separe aree con determinati fenomeni diversi) che divide la Romània in: area sud-orientale (toscani, mediani, meridionali, estremi, sardo, rumeno, dalmatico) occidentale (veneti, francesi, spagnoli e portoghesi);

2. Dialetti Settentrionali (veneti, istriani, galloitalici):

2.a.Vocalismo: veneti≠galloitalici (→vocali turbate, procheile): tendono a mantenere le vocali atone finali, vocalismo galloitalico (simile al francese) perdono le atone

0 2 5 Bpretoniche e postoniche, e apertura “a” tonica in “ ”;

2.b.Consonantismo: sonorizzazione delle sorde intervocaliche, fino al dileguo (“amiga”); spirantizzazione delle occlusive sorde prevocaliche (“sena”); Palatizzazione (“t∫ane”); Lombardo occidentale: [s]>[h] #_ (es. “hal”).

2.c.Morfologia: plurale metafonetico (“a distanza”); plurale palatizzato; carattere non pro-drop (es. “ti te guardet”).

3. Dialetti Centromeridionali (toscani, mediani, meridionali, meridionali estremi):

2.d.Vocalismo: assimilazioni progressive (nei meridionali e negli estremi); metafonesi (no in Salento e varietà siciliane); vocalismo siciliano pentavocalico (negli estremi);

0 2 5 4mantenimento delle distinzioni -o/- finali nei dialetti meridionali (≠romanesco);

0 2 5 9convergenza vocali atone in [ ], tramite “a” + negli estremi assenza di vocale

indistinta; vocalismo di tipo siciliano; no assimilazione progressiva;

2.e.Consonantismo: PL-→[kj] (tra Frosinone e Giulianova); Betacismo;

2.f. Morfologia: distinzione tra maschile e neutro (= che indica l’insieme); futuro espresso da perifrasi (es. ha da cantare); 2 diverse marche di subordinazione→”ka” e “ku”.

4. Fiorentino: dittongamento di E ed O brevi in sillaba aperta; no metafonesi, si anafonesi; si 0 2 5 4geminate; o= in sede finale;

5. Sardo: conservazione velare sorda davanti a vocale; art. det. tratto da IPSE, non ILLE→ “su” e “sa”; plurale sigmatico =“-s”;

6. Ladino: friulano e dalmatico.

Le lingue celtiche:

≠L’antico celtico (dalle lingue indoeuropee) per l’assenza della /p/.

Ma /p/ e /k/ si sono evolute entrambe da /kW/ in:

1. /p/→/h/ nella prima ondata celtica (riscontrabile oggi nel gaelico, di Scozia e dell’Isola di Man);

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2. /kW/→/p/ nella seconda ondata (riscontrabile oggi in bretone, gallese e cornico).

→La distinzione tra lingue in due gruppi che avevano o meno la /p/ in antichità: gaelico senza e brittonico con.

≠la lenizione consonantica, presente in tutte le lingue celtiche: alcune cambianti si indeboliscono in base alla classe grammaticale dalla parola che le precede (p; t; k; b; d; g; m).

1. Irlandese: unica lingua oggi ufficiale ed è insegnata in tutte le scuole, anche se con sforzi per renderla più omogenea;

2. Gaelico di Scozia: 1093 muore l’ultimo re con questa lingua come materna a favore dell’inglese, oggi la maggioranza degli scozzesi è bilingue;

3. Cornico: diverso dalla lingua parlata in Cornovaglia, dato che dal XX secolo iniziò un movimento per far riemerge la lingua estinta;

4. Dialetto dell’isola di Man: nonostante un periodo di influenza vichinga, la lingua celtica ha resistito grazie alle donne del posto che avevano avuto figli dai “guerrieri” venuti soli; e anche se stava scomparendo a inizio XIX secolo, oggi è in buono stato e prende a modello il dialetto di trent’anni fa;

5. Gallese: maggiore delle altre lingue perché dotato di una forma standardizzata con una lunga tradizione letteraria. Nel 1967 venne riconosciuta come una delle lingue ufficiali del Regno Unito (cartelli stradali e documenti pubblici);

6. Bretone: minore difronte le invasioni normanne ed in seguito il suo prestigio inizia a diminuire con la rivoluzione francese, oggi stenta a sopravvivere a causa della sua frammentazione linguistica (infatti esistono solo due scuole letterarie.

Le lingue nate dal latino:

1. Italiano: influenze germaniche, bizantine e arabe. + isole non romanze di comunità minoritarie (albanese, greci, slavi e germani) e parlate tedesche ai confini;

2. Lo spagnolo: la maggior parte degli spagnoli si trova fuori Europa. Prima dell’arrivo dei Celti era diviso in: basco (unico sopravvissuto), iberico e tartessiani (possibile influenza etrusca). Successivamente fino alla “Reconquista” ha subito l’influenza germanica e araba.

2.a.Basco (dalle lingue del Caucaso?): particolare perché non usa suffissi per esprimere la “tenerezza”, ma cambia le consonanti; ad esempio da t>x;

2.b.Castigliano: da f→/h/ per influenza dei baschi (per poi scomparire) lingua letteraria del “Poema del Cid” e re Alfonso X di Castiglia;

2.c.Galleno: sembrava scomparire, ma oggi in Galizia è lingua ufficiale;

2.d.Catalano: attaccamento abitanti (diverso dall’Aragonese, dialetto ocitano);

2.e.Leonese: a ovest, presenza f-;

2.f. Aragonese: simile al leonese (presenza f-), ma Ferdinando per influenza di Isabella la toglie scrivendo al padre;

2.g.Andaluso: è il dialetto delle Canarie e del sud; confondono la “s” con la “c”.

3. Portoghese: Lusitania romana→7 secoli di invasioni germaniche e arabe→ regno Portogallo, grazie alla “Reconquista” partita da Canubra e terminata due secoli prima di

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Granada (restano le parole con al-/a-). Santiago di Compostela e pellegrini: apporti di provenzali, francesi, latini; testimoniati dalle -l- e -u- ma solo germaniche. Il portoghese è nato tra Canubra e Lisbona→ da vita al Creolo insieme a basi di origine africana e asiatica. (diverso dal castigliano per: “b”≠“u” + “ch” da “p”/“t”/“k” + “l”. Simile al francese per la “r” alveolare: -rr-);

4. Francese: origine celtica e diviso in gallico (più antico) e bretone (più recente). Fine V secolo conversione al cattolicesimo per opera di Cladoevo. 842: giuramento di Strasburgo (eredi Carlo Magno) → inizia il francese. 1539 sostituzione negli scritti ufficiali e Richelieu il secolo dopo fonda l’accademia di grammatica. Nel medioevo:

2.h.D’Oc: provincie più vicine al latino;

2.i. D’Oil: influenza germanica;

2.j. Franco-provenzale: occitano.

+ Basco (Pirenei), Celtico e Germanico.

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