Schemi Di Procedura Penale, Schemi riassuntivi di Diritto Penale. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli
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Schemi Di Procedura Penale, Schemi riassuntivi di Diritto Penale. Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

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schemi di procedura penale
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I SOGGETTI DEL PROCESSO

SCHEMA – TIPO DEL PROCESSO PENALE

INDAGINI PRELIMINARI

↓ ↓ RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE RINVIO A GIUDIZIO ( ESERCIZIO DELL’AZIONE PENALE)

↓ UDIENZA PRELIMINARE ↓ ↓ SENTENZA DI NON DECRETO CHE DISPONE LUOGO A PROCEDERE IL GIUDIZIO ↓ DIBATTIMENTO

↓ ↓

SENTENZA SENTENZA DI DI PROSCIOGLI- CONDANNA MENTO

2 GRADO O APPELLO

3 GRADO O RICORSO PER CASSAZIONE.

1

I SOGGETTI DEL PROCESSO

I soggetti del processo penale sono: il giudice, il pubblico ministero, l’imputato, il

difensore, la parte civile, il responsabile civile, la persona civilmente obbligata per la

pena pecuniaria, e la persona offesa. Di queste solo le prime 4 sono parti essenziali,

senza le quali cioè non può esservi il processo, mentre le restanti sono definite parti

eventuali.

IL GIUDICE

Il ruolo del giudice nel processo penale è quello di terzo imparziale al di sopra delle

parti, il quale verifica le prove formatesi nel processo, ed in base a quelle giudica

sulla responsabilità penale dell’imputato.

Il giudice deve avere varie prerogative tra cui: l’autonomia, l’indipendenza, la terzietà

e l’imparzialità.

La prima si riferisce in via esclusiva alla magistratura intesa nel suo aspetto

organizzatorio, la seconda si riferisce invece più che all’ordine nel suo complesso alla

posizione del singolo giudice nel concreto esercizio della giurisdizione. Quindi

mentre l’autonomia riguarda l’ordine nella sua totalità, l’indipendenza indica il

rapporto tra il giudice e la legge, di conseguenza l’autonomia si pone come

strumentale all’indipendenza. L’art. 104 della Cost. afferma che la magistratura è

2

autonoma ed indipendente da ogni altro potere dello stato ed in particolare da quello

legislativo ed esecutivo; ed infatti in tale chiave va visto il Consiglio Superiore della

Magistratura. Ma il problema dell’indipendenza non è solo esterna, cioè verso gli altri

poteri dello Stato, ma è anche interna nel senso che il giudice nell’esercizio della sua

funzione non subisca condizionamenti da altri soggetti appartenenti alla magistratura

che possono trovarsi in una condizione di supremazia; ed ancora una volta la cost.

assicura tale garanzia con l’art. 101 della Cost dicendo che i giudici sono soggetti

soltanto alla legge e che quindi godono di autonomia di giudizio.

Autonomia ed indipendenza si pongono come presupposti indispensabili per la

terzietà e l’imparzialità: nel senso che solo garantendo le prime due sarà possibile

avere un giudice che nell’esercizio della sua funzione sia super partes ossia al di

sopra delle parti e quindi equidistante da entrambe.

L’art. 102 della Cost. vieta l’istituzione di giudici speciali o straordinari, senonchè

proprio nella Costituzione si ritrova l’ipotesi di giurisdizione speciale ed in

particolare la Corte Costituzionale ed il tribunale militare; mentre non esistono

giudici straordinari ossia creati ad hoc.

Esistono, nel processo penale vari tipi di organi giudicanti ordinari: il Giudice di

pace, il Tribunale (collegiale e monocratico) e la Corte di Assise i quali giudicano in

primo grado; la Corte d’Appello e la Corte d’Assise di Appello che giudicano in

secondo grado; infine abbiamo la Suprema Corte di Cassazione, la quale rappresenta

il terzo grado di giudizio1.

1 La corte di Cassazione a differenza di Tribunale e Corte di Appello è giudice di legittimità, in quanto non giudica il merito delle sentenze impugnate ma solo la legittimità di queste ultime.

3

Affinché il giudice penale possa esercitare legittimamente la sua funzione è

indispensabile che egli possegga il requisito della CAPACITA’, con tale termine non

ci riferiamo alla capacità di intendere e volere. La capacità può essere ASTRATTA,

cioè con riferimento all’attività complessivamente considerata, e CONCRETA con

riguardo ai singoli affari sui quali il giudice è chiamato a decidere. Alla prima si

riferiscono le norme dell’ordinamento giudiziario relative alle condizioni di capacità

del giudice e sul numero dei giudici per costituire i collegi. Alla seconda si

riferiscono le norme del codice di procedura penale in materia di incompatibilità,

astensione e ricusazione. L’inosservanza delle norme relative alla capacità è

sanzionata con la nullità ( artt. 178 e 179 cpp ).

Per determinare quale sia il giudice che deve giudicare un imputato bisogna

determinare la COMPETENZA dell’organo giudicante. La competenza è la sfera di

giurisdizione assegnata a ciascun giudice; esistono vari tipi di competenza: per

materia, per territorio, per connessione e per funzione.

Cominciamo proprio da quest’ultima : la competenza funzionale è una competenza

concernente i diversi segmenti in cui è possibile frazionare il processo penale oppure

particolari attività che vengono in esso compiute. Secondo i gradi del processo è

possibile distinguere i giudici di primo grado, di secondo grado o di appello, di terzo

grado o legittimità.

Secondo gli stati del processo si distinguono i giudici per gli stati precedenti il

giudizio, i giudici del giudizio e giudici dell’esecuzione; per gli stati precedenti

abbiamo le indagini preliminari e quindi il gip, e per l’udienza preliminare il gup.

4

Nell’ambito della competenza per stati è consentito enucleare determinate ipotesi di

competenza attribuite con riferimento a specifiche attività compiute all’interno di uno

stato: ad esempio la competenza ad adottare taluni provvedimenti riconosciuti al

presidente del collegio negli atti preliminari al dibattimento. In tema di competenza

per gradi e stati vige la regola che il giudice che ha partecipato ad un determinato

grado o stato del processo non può intervenire negli ulteriori gradi o stati per evitare

che eventuali pre- giudizi possano turbare la serenità e l’obiettività del giudizio.

COMPETENZA PER MATERIA

Tale tipo di competenza stabilisce in concreto per quali reati sono competenti i vari

organi giudicanti di solito essa viene determinata secondo un criterio sia qualitativo

(ossia il tipo di reato es. omicidio, rapina, sequestro di persona etc. etc.), che

quantitativo (riferendosi alla pena edittale prevista per quel tipo di reato)

La Corte di Assise dal punto di vista qualitativo è competente per reati quali

l’omicidio, la strage, l’istigazione al suicidio etc. etc.; dal punto di vista quantitativo è

competente per quei reati puniti con l’ergastolo ovvero con la reclusione non inferiore

nel massimo a 24 anni.

Il Tribunale collegiale dal punto di vista qualitativo è competente per reati quali

l’associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata allo spaccio

di sostanze stupefacenti, corruzione etc. etc.; dal punto di vista quantitativi è

competente per reati puniti con pena massima che va da 10 a 24 anni di reclusione.

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Il Tribunale in composizione monocratica ( o anche detto giudice monocratico)

dal punto di vista qualitativo è competente per reati quali lo spaccio di sostanze

stupefacenti, evasione etc. etc.; dal punto di vista quantitativo è competente per reati

puniti con pena massima non superiore a 10 anni.

Infine il Giudice di pace ha una competenza per reati di lievissima entità quali le

percosse, minaccia, omissione di soccorso etc. etc.

In secondo grado non vi sono particolari difficoltà in quanto la Corte di Appello è

sempre competente tranne nel caso di sentenza emessa in primo grado dalla Corte di

Assise per il cui caso è competente la Corte di Assise di Appello

COMPETENZA PER TERRITORIO

Tale tipo di competenza vale a determinare territorialmente il giudice competente,

ovviamente presupposto indispensabile per determinare questa competenza e che sia

già determinata la competenza per materia.

Per determinare la competenza per territorio il principio generale sancito dalla legge è

quello secondo il quale è competente il giudice del luogo nel quale il reato è stato

consumato (art. 8 c.p.p).

A questa regola generale il codice fa discendere delle eccezioni:

1. Nel caso in cui dalla condotta criminosa sia derivata la morte di una persona,

allora è competente il giudice del luogo nel quale si è verificata la condotta

criminosa indipendentemente dal luogo nel quale si è verificato poi l’evento

morte (es. se Tizio a Napoli spara a Sempronio, e Sempronio, trasportato in

ospedale a Salerno, muore appena giuntovi, giudicare del reato sarà quindi il

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giudice di Napoli in quanto è in questa città che si è avuta la condotta dalla

quale è derivata la morte di Sempronio a prescindere dal fatto che l’evento

morte sia poi avvenuto a Salerno) ( art. 8 comma 2 c.p.p.).

2. Nel caso di reato permanente è competente il giudice del luogo nel quale ha

avuto inizio il reato (es. se Tizio rapisce Caio a Napoli e lo trasporta in giro per

l’Italia indipendentemente dal luogo in cui è cessata la permanenza del reato,

sarà sempre competente il Tribunale di Napoli) ( art. 8 comma 3 c.p.p.)

3. Nel caso di delitto tentato è competente il giudice nel cui territorio è avvenuto

l’ultimo atto diretto a commettere il delitto ( es. Caio vuole uccidere

Sempronio allora lo aspetta sotto l’abitazione di quest’ultimo che si trova a

Bergamo, lo pedina in auto fino a Milano e qui lo spara, ferendolo però

solamente di striscio, allora sarà il Tribunale di Milano a giudicare Tizio per

tentato omicidio) ( art. 8 comma 4 c.p.p.).

Nel caso in cui attraverso la regola generale, appena citata, non si riesca ad

individuare il giudice competente ed allora l’ art. 9 c.p.p. indica una serie di regole

suppletive quali: giudice dell’ultimo luogo nel quale è avvenuta una perte dell’azione

o dell’omissione ovvero il luogo di domicilio dell’imputato ovvero ancore il luogo

nel quale vi è il P.M. che per primo ha avuto conoscenza di tale reato.

Le regole appena enunciate per determinare la competenza per territorio subiscono

delle deroghe in talune ipotesi. La prima ipotesi concerne i procedimenti in cui sono

coinvolti i magistrati, infatti l’art. 11 cpp stabilisce la regola per cui le funzioni di

giudice nel processo penale vengono svolte da un giudice di pari competenza per

7

materia ma che si trova in altro distretto di corte di appello. La ratio della regola è

quella di voler evitare che un giudice si trovi a dover giudicare di un collega con cui

condivide l’ufficio e che quindi non sarebbe pienamente sereno nel giudizio e quindi

non si troverebbe nelle condizioni ideale di imparzialità ed obiettività.

Altra deroga si ha in caso di rimessione del processo che esamineremo tra breve.

Ancora altre deroghe sono previste da leggi regolanti materie particolari quali: per

reati previsti dal codice della navigazione consumati a bordo di navi ed aeromobili

non militari, fuori dallo spazio territoriale. In tale ipotesi competente sarà il giudice

del luogo in cui, dopo essere stato commesso il reato, è avvenuto il primo approdo

della nave; solo in via sussidiaria sarà competente il giudice del luogo di iscrizione

della nave.

Altra deroga prevista dall’art.328 comma 1 bis cpp per i procedimenti di criminalità

organizzata nel corso dei quali le funzioni di giudice per le indagini preliminari

vengono esercitate, quale che sia il locus commissi delicti, da un magistrato del

capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice che naturalmente sarebbe

competente se le norme non stabiliscano diversamente.

COMPETENZA PER CONNESSIONE

Tale competenza è necessario determinarla allorché occorre trattare cumulativamente

in un unico processo una serie di reati, per cui, per ragioni di economia processuale, è

necessario identificare un unico giudice che abbia competenza a decidere su tutti i

reati in questione.

Vi sono tre tipi di connessione:

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1. Connessione soggettiva nel caso in cui un reato sia stato commesso da più

persone in concorso fra di loro ( si pensi ad un reato associativo) o in

cooperazione, ovvero il caso di reato commesso da più persone con condotte

indipendenti le une dalle altre che però abbia cagionato lo stesso evento (art.

12 lett.a c.p.p.)

2. Connessione oggettiva nel caso in cui una persona compia più reati commessi

con una sola azione od omissione ( si pensi al concorso di formale di reati),

ovvero con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ( si pensi al

caso della continuazione) (art. 12 lett.b c.p.p.).

3. Connessione teleologica nel caso in cui i reati sono stati commessi per

eseguire o occultare altri reati ( art. 12 lett.c c.p.p.)

La connessione comporta delle modifiche per quanto riguarda la competenza per

materia e per territorio:

1. Competenza per materia determinata dalla connessione è competente il

giudice superiore, se quindi vi sono contemporaneamente alcuni procedimenti

per i quali è competente la Corte di assise ed altri per i quali è competente il

Tribunale allora ci avverte il codice (art. 15 c.p.p.) che per tutti è competente

la Corte di Assise.

2. Competenza per territorio determinata dalla connessione per questo tipo di

connessione è competente il giudice del luogo nel quale è stato commesso per

il reato più grave; se però da più condotte poste in essere da persone in

concorso o in cooperazione ovvero con condotte indipendenti, in luoghi

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differenti, sia derivata la morte di una persona, ed allora sarà competente

territorialmente il giudice del luogo nel quale si è verificata la morte l’evento

morte (art. 16 c.p.p.).

La connessione dei procedimenti non va però confusa con il fenomeno della

RIUNIONE dei processi. La differenza essenziale sta nel fatto che : mentre la

connessione suppone la pluralità di giudici tutti astrattamente competenti a conoscere

dei diversi processi legati tra di loro da particolari vincoli; invece la riunione prevede

che più processi siano di competenza dello stesso giudice, il quale per esigenze di

celerità o se lo ritiene necessario ne dispone la trattazione congiunta.

Le previsioni tassative contenute nell’art.17 cpp che consentono la riunione dei

processi riguardano: 1) tutti i casi di connessione; 2) i casi di reati appartenenti alla

competenza dello stesso giudice, commessi da più persone in danno reciproco le une

alle altre; 3) i casi in cui la prova riguardante un reato o una circostanza influisca su

quella riguardante un altro reato o una sua circostanza, di competenza dello stesso

giudice. Tale ultima ipotesi è quella indicata nell’art. 371 cpp relativa ai reati

collegati.

La possibilità di riunire i processi è demandata alla valutazione discrezionale del

giudice ( infatti l’art. 17 dice il giudice può ) ed è subordinata a due presupposti : che

i processi siano nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice, e che la

riunione non pregiudichi la rapida definizione del processo. La riunione sarebbe

impossibile quando un processo sia all’inizio ed un altro alle discussioni finali;

ovvero non può aversi riunione di un processo di primo grado e di un processo che è

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già in Cassazione. Ovviamente la riunione non può avvenire in fase di indagini

preliminari in quanto ha ad oggetto processi e non procedimenti.

Accanto alla riunione il codice prevede la SEPARAZIONE dei processi ( art. 18

cpp ), la quale avviene nelle ipotesi in cui non è possibile trattare unitariamente i

processi per esigenze di celerità: per esempio quando all’udienza preliminare è

possibile pervenire ad una decisione solo per alcuni e non per altri ; oppure quando

viene disposta la sospensione del processo solo per alcuni degli imputati; od ancora

quando non compaiono in dibattimento l’imputato o il difensore per motivi legittimi.

Sono tutte ipotesi enunciate nell’art. 18 comma 1 in cui il giudice ha l’obbligo di

separare i processi; al contrario al comma 2 dello stesso articolo è prevista l’ipotesi

della sospensione facoltativa in cui il giudice al di fuori dei casi del comma 1 su

accordo delle parti dispone la separazione.

La riunione e la separazione dei processi sono disposti dal giudice con ordinanza,

anche di ufficio, sentite le parti.

Si parla di DIFETTO DI GIURISDIZIONE quando la cognizione sul procedimento

spetta ad un ufficio giudiziario appartenente ad un diverso ordine; il difetto può

essere assoluto o relativo. Il difetto è relativo quando il giudice pronuncia in ordine

ad un reato che appartiene al giudice speciale , o viceversa; il difetto è assoluto

quando qualsiasi organo della giurisdizione penale risulti carente della potestà di

giudicare.

Entrambe le situazioni sono rilevabili anche d’ufficio in ogni stato e grado del

procedimento; se in particolare il difetto è rilevato nel corso delle indagini preliminari

11

il giudice pronuncia ordinanza restituendo gli atti al pubblico ministero. Se invece il

difetto rileva dopo la chiusura delle indagini preliminari il giudice pronuncerà

sentenza, ordinando la trasmissione degli atti all’autorità competente. ( art. 20 cpp ).

Sempre con riferimento alla giurisdizione si deve distinguere tra:

 giudici con giurisdizione piena: la cui attività è completa e culmina

nell’emissione di qualsiasi pronunzia ( tribunale, corte d’assise ecc);

 giudici con giurisdizione semipiena: la cui potestà di accertamento e decisione

è limitata all’applicazione della pena in conseguenza del comportamento accertato

( gup, che non può condannare ma solo emanare s.d.n.l.a p.);

 giudici con giurisdizione limitata: la cui capacità di accertamento e decisione è

circoscritta a singoli atti espressamente indicati ( gip che interviene nel corso del

procedimento per assumere provvedimenti in materia di libertà personale).

Può anche capitare in un processo penale che non sia rispettata la ripartizione delle

competenze per cui si da luogo alla c.d. INCOMPETENZA dell’organo giudicante, la

quale può essere sia per materia che per territorio.

INCOMPETENZA PER MATERIA

L’incompetenza per materia deriva allorquando il giudice a cui è sottoposta la

questione non è competente a decidere per quel reato ( es. si pensi al Tribunale

chiamato a decidere in ordine ad un omicidio).

L’incompetenza per materia può essere rilevata sia ad eccezione di parte sia anche ex

officio in ogni stato e grado del processo ( per cui se per esempio in Cassazione si

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rileva che il giudice del primo grado era incompetente a giudicare quel reato la

Cassazione annullerà la sentenza e rinvierà il processo al giudice competente).

Vi sono però l’eccezione della incompetenza materiale per eccesso ( es. si pensi al

caso della Corte di Assise che giudica di un reato di competenza del tribunale) la

quale può essere fatta valere entro il termine previsto dall’art. 491 c.p.p. ossia

durante le questioni preliminari al dibattimento. La mancata osservanza del termine

comporta la decadenza dalla possibilità di sollevare la questione.

Altra eccezione riguarda l’ipotesi in cui l’incompetenza derivi dalla connessione dei

processi: questa deve essere fatta valere prima della conclusione dell’udienza

preliminare, e se questa manca va sollevata durante le questioni preliminari al

dibattimento, subito dopo la costituzione delle parti.

INCOMPETENZA PER TERRITORIO

Tale incompetenza è diversa da quella per materia: innanzitutto essa può sì essere

eccepita dalle parti o rilevata ex officio, ma è soggetta a termini rigorosi trascorsi i

quali si decade dalla possibilità di eccepirla ( prima che si concluda l’udienza

preliminare ovvero, se questa manchi, durante la fase introduttiva del dibattimento

subito dopo la costituzione delle parti, momento entro il quale potranno essere

sollevate anche le questioni eventualmente rigettate all’udienza preliminare).

Inoltre a differenza di quella per materia può riguardare anche il Gip ( Giudice per

l’udienza preliminare), del quale si tratterà diffusamente quando si tratterà delle

indagini preliminari, il quale può essere incompetente ( es. si pensi ad indagini

iniziate a Napoli per un reato commesso a Roma).

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INCOMPETENZA PER CONNESSIONE

Ricalca i criteri sopra osservati per la incompetenza per materia e per territorio ( art

21 cpp ).

Bisogna domandarsi come si può rilevare l’incompetenza per qualsiasi causa:

1. Se è rilevata dal Gip,lo stesso emetterà ordinanza dichiarativa della propria

incompetenza, e restituirà gli atti al pubblico ministero affinché quest’ultimo

individuerà il giudice territorialmente competente ( art. 22 comma 1 cpp ).

2. Se è rilevata dal in sede di udienza preliminare dal Gup (Giudice

dell’udienza preliminare) lo stesso la dichiara con sentenza con la quale

individua il giudice competente ed ordina la trasmissione degli atti al pubblico

ministero presso il giudice ritenuto competente ( art. 22 comma 3 cpp ).

3. Se è rilevata in dibattimento, durante cioè il primo grado di giudizio, allora il

giudice anche in questo caso, così come per l’udienza preliminare, rileva la

propria incompetenza tramite una sentenza con la quale, oltre ad individuare il

giudice competente, ordinerà la trasmissione di atti al pubblico ministero

presso il giudice competente ( art. 23 comma 1 cpp ).

4. Se è rilevata nel processo d’appello allora la Corte ove rilevi che la sentenza

di primo grado è stata emessa da un giudice incompetente annullerà la

sentenza di primo grado, ordinando la trasmissione degli atti al pubblico

ministero presso il giudice, di primo grado, competente ( art. 24 cpp ).

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Cosa importantissima da sottolineare è che l’inosservanza delle norme sulla

competenza non produce necessariamente l’invalidità degli atti in precedenza

compiuti:

1. Le prove mantengono la loro piena efficacia anche se acquisite da un giudice

territorialmente incompetente, purchè siano rispettate le norme circa la

formazione delle stesse; se invece sono state acquisite da un giudice

incompetente per materia se si tratta di atti irripetibili rimangono pienamente

efficaci, mentre se si tratta di atti ripetibili possono solamente essere adoperate

nell’udienza preliminare per verificare sostanzialmente se il processo debba

sfociare o meno in un rinvio a giudizio, possono cioè adoperate solo ai fini

delle contestazioni ex artt. 500-503 c.p.p. (art. 26 c.p.p.).

2. Per quanto riguarda le misure cautelari emesse da un giudice per qualsiasi

causa incompetente, esse per continuare ad esplicare i propri effetti devono

entro 20 giorni, che decorrono dal giorno in cui vi è stata la trasmissione degli

atti, essere confermate dal giudice competente (art. 27 c.p.p.).

Il codice, inoltre, detta delle regole per il caso di inosservanza dei criteri delle

attribuzioni al tribunale: in particolare quando il difetto investe il giudice

monocratico, nel senso che si tratta di un reato che doveva essere attribuito al

tribunale collegiale, si verifica la regressione del procedimento e gli atti vengono

rimessi al pubblico ministero analogamente a quanto avviene nella dichiarazione di

incompetenza.

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Quando invece il procedimento sia stato erroneamente portato nella cognizione del

collegio si verifica una semplice traslatio iudicii ( cioè un trasferimento di giudizio )

davanti al giudice monocratico, avendo in definitiva l’imputato beneficiato di più

garanzie con conseguente impossibilità di configurare lesioni del suo diritto di difesa.

Vi possono essere delle situazioni che fanno si che il giudice si possa trovare in una

situazione di INCOMPATIBILITA’ con il processo che si sta trattando; varie possono

essere le cause dell’incompatibilità:

1. Con riferimento agli atti compiuto nello stesso processo ( es. un giudice di

tribunale non può essere, nello stesso processo, anche giudice di appello;

ovvero un gip sicuramente nello stesso processo non potrà essere anche gup

etc. etc.) (art. 34 c.p.p.)

2. Con riferimento a determinate qualità del giudice ( es. esiste un rapporto di

parentela tra il P.M. ed un giudice, ovvero il giudice ha un rapporto di

parentela con un avvocato etc. etc.) (art. 35 c.p.p.)

3. Con riferimento alla posizione del giudice rispetto all’oggetto della causa ( es.

il giudice è creditore dell’imputato o del suo difensore, il giudice ha una forte

inimicizia con l’imputato o con il difensore o con altra parte privata, ovvero il

giudice ha indebitamente espresso un parere sull’oggetto del processo al di

fuori dell’esercizio delle sue funzioni etc.etc.) (artt. 36-37 c.p.p.)

4. Vi sono situazioni ambientali che condizionano negativamente il normale

svolgimento del processo ( es. un giudice che sta celebrando un processo di

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criminalità organizzata viene minacciato dai parenti degli imputati etc.etc.)

(art. 46 c.p.p.)

Nel momento in cui si verifica una situazione di incompatibilità il giudice può

astenersi ovvero essere dalle parti ricusato.

ASTENSIONE

L’astensione consiste in una rinuncia da parte del giudice procedente all’esrcizio

della funzione giurisdizionale perché si viene a trovare in una ipotesi di

incompatibilità prevista dalla legge o quando ravvisa altre gravi ragioni di

convenienza; per cui egli mediante dichiarazione nella quale enuncia i motivi che lo

inducono ad astenersi, chiede al Presidente dell’ organo giudicante di cui fa parte di

sostituirlo( quindi se giudice di Tribunale ha decidere sarà il presidente del

Tribunale; se giudice di Corte di Appello ha decidere sarà allora il presidente della

Corte di Appello).

Se la richiesta di astensione non è accolta allora il processo prosegue normalmente,

se invece la richiesta di astensione viene accolta il processo è trasferito ad altro

giudice dello stesso ufficio ( cioè se si astiene un giudice del Tribunale di Napoli il

processo è trasferito ad altro giudice sempre del Tribunale di Napoli). In caso di

accoglimento della richiesta di astensione il giudice che accoglie la richiesta dichiara

con lo stesso provvedimento se gli atti compiuti dal giudice astenutosi restano validi.

Vi è da chiarire un punto molto importante, ossia che al momento in cui il giudice

avanza la richiesta di astensione nell’attesa della decisione il processo comunque

17

continua, fermo restando l’impossibilità per il giudice di compiere atti c.d. definitori

( per intenderci il giudice non può pronunciare la sentenza del processo).

RICUSAZIONE

Allorquando il giudice, in presenza di una causa di incompatibilità, non si astiene, vi

è la possibilità per il P.M. e per le parti private di chiedere la ricusazione dello stesso.

La dichiarazione di ricusazione può essere fatta personalmente dall’interessato o

proposta tramite il suo difensore ovvero un procuratore speciale; tale dichiarazione

deve ovviamente contenere l’enunciazione dei motivi per i quali si vuole ricusare il,

giudice.

Per proporre la ricusazione vi sono dei termini:

1. Nell’udienza preliminare sino a quando non è terminata la costituzione delle

parti

2. Nel dibattimento fino a che non sia scaduto il termine previsto dall’art. 491

1 comma c.p.p. ( ossia fin quando non è scaduto il termine per la

proposizione delle questioni preliminari)

3. Quando la causa di ricusazione è divenuta dopo la scadenza dei termini su

espressi, allora è possibile proporla entro 3 giorni dal verificarsi o

dall’avvenuta conoscenza della stessa.

A decidere della ricusazione è la Corte di Appello se si tratta della ricusazione di un

giudice del tribunale o della corte d’assise o della corte d’assise d’appello; sulla

ricusazione di un giudice della Corte di appello sarà competente a decidere una

diversa sezione della corte di appello; ed infine sulla ricusazione di un giudice della

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Corte di Cassazione decide una diversa sezione della corte di cassazione. L’organo

competente a decidere deve innanzitutto verificare se sia o meno ammissibile la

richiesta di ricusazione e poi, nel caso la ritenga ammissibile, decide se accoglierla o

meno nel merito.

Nel caso in cui ritenga inammissibile la domanda ovvero non ritenga sussistente la

causa di ricusazione rigetta la richiesta ed il processo continua regolarmente;

viceversa nel caso in cui ritiene fondata la domanda accoglie la richiesta e

trasferisce il processo ad altro giudice dello stesso ufficio del giudice ricusato ( vedi

es. fatto per l’astensione).

Anche nel caso della ricusazione, così come gia visto per l’astensione, il giudice nei

confronti del quale la domanda è proposta non può pronunciare sentenza.

In ultima analisi, v’è da dire che non è consentito ricusare il Pubblico Ministero dato

che egli è parte processuale per cui non possiede i caratteri della terzietà ed

imparzialità tipici, invece, del giudice.

RIMESSIONE DEL PROCESSO

La rimessione del processo comporta uno spostamento del processo fondato però su

presupposti differenti rispetto a quelli che giustificano l’astensione e la ricusazione;

infatti il presupposto della rimessione è dato dal crearsi di gravi situazioni locali in

grado di turbare lo svolgimento del processo stesso. Attualmente, a seguito della

legge Cirami, vi è la possibilità di chiedere la rimessione del processo anche per

legittimo sospetto. Con tale espressione ci si riferisce a qualsiasi circostanza

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ambientale che appaia idonea a pregiudicare la libertà di autodeterminazione del

giudice.

Soggetti legittimati a chiedere la rimessione sono il Procuratore generale presso la

Corte di Appello, il Pubblico Ministero presso il giudice procedente, l’imputato

(personalmente o a mezzo di procuratore sperciale). La richiesta di rimessione deve

essere motivata e depositata nella cancelleria del giudice procedente, e viene

notificata alle altre parti in modo da assicurare a queste la possibilità di interloquire

dal momento che la rimessione in caso di accoglimento della richiesta comporta una

deroga al criterio della competenza territoriale, alla cui osservanza ciascuna parte può

avere interesse all’osservanza. Il giudice che riceve la richiesta di rimessione la

trasmette subito alla Corte di Cassazione che è l’organo competente a decidere se

accogliere o rigettare la richiesta e quindi se spostare o meno il processo dal luogo

naturale di celebrazione.

In pendenza della decisione della Cassazione, il giudice può sospendere il processo

in attesa che la Cassazione, con ordinanza, si pronunzi. A seguito della legge

CIRAMI anche il giudice di merito procedente, oltre alla Cassazione, ha la facoltà di

sospendere il processo; mentre prima della suddetta modifica la richiesta di

rimessione non produceva alcun effetto sospensivo del processo.

La sospensione del processo diventa un obbligo per il giudice procedente quando il

processo giunge alla fase delle conclusioni e della discussione.

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L’istituto della rimessione ha carattere eccezionale e come tale si applica solo in

presenza di determinate situazioni che possono incidere sul corretto e sereno

svolgimento del processo.

Nel ambito di un procedimento penale possono poi anche sorgere dei CONFLITTI

tra i giudici; contrasti che possono essere negativi ovvero positivi:

CONFLITTO POSITIVO

Tale contrasto sorge allorché 2 giudici si ritengono entrambi competenti circa un

processo, questo conflitto può essere risolto preliminarmente quando uno dei due

giudici riconosce la propria o l’altrui competenza (art. 29 c.p.p.)

Se, però, ciò non avviene allora l’esistenza del conflitto o è rilevata ex officio dal

giudice ( con ordinanza non ricorribile ) ovvero l’esistenza di questo conflitto è

denunciata dalle parti (P.M., imputato etc. etc.), gli atti vengono trasferiti alla

Suprema Corte di Cassazione e la stessa decide, sentite le parti, con sentenza

comunicata immediatamente alle parti interessate.

CONFLITTO NEGATIVO

Tale conflitto lo si può ricavare per inverso da quanto detto a proposito del conflitto

positivo; in questo caso vi sono 2 giudici i quali si ritengono entrambi incompetenti,

per cui o spontaneamente uno dei due riconosce la propria competenza, ovvero la

Corte di cassazione, investita della questione, sentenzierà sulla competenza.

Accanto a queste due ipotesi di conflitto l’art 28 comma 2 c.p.p. disciplina anche i

conflitti sui casi ANALOGHI; questo perché ci sono delle situazioni non suscettibili

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di una aprioristica determinazione e comunque per garantire che l’imputato venga

giudicato da un giudice naturale e precostituito.

Quindi i casi analoghi si determinano per esclusione: NON vi rientrano i conflitti tra

PM e GIUDICE. Però nell’art. 28 co. 2 si legge anche che nel contrasto tra gup e

giudice del dibattimento prevale la decisione di quest’ultimo. E’ quindi affermata

una REGOLA DELLA PREVALENZA a favore del giudice del dibattimento, per

evitare una regressione del processo dal dibattimento alla fase delle indagini. qUindi

l'art. 28 comma 2 nello stabilire questa regola si rifà alla competenza funzionale.

Il terzo comma dell’art. 28 c.p.p. dice che nel corso delle indagini preliminari non vi

è conflitto positivo fondato su ragioni di competenza per territorio dovuto a

connessione. Lo scopo è evidente: il conflitto per territorio per connessione blocca

le indagini e quindi per esigenze di celerità si è sottratta questa ipotesi e quindi il

conflitto può valere solo dopo l’esercizio dell’azione penale; tant’ è che l’art. 28

bada al processo e non al procedimento, esso parla di giudice e non di magistrato.

QUESTIONI PREGIUDIZIALI SUGLI STATUS: il codice all’art. 3 cpp fa

riferimento alle questioni pregiudiziali relative a controversie riguardanti lo stato di

famiglia o di cittadinanza. Quando la decisione penale dipende dalla risoluzione di

una controversia sullo stato di famiglia o cittadinanza il giudice può sospendere il

processo fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce la questione.

presupposti per la sospensione sono : la serietà della questione e che il giudizio

civile sulla controversia incidentalmente sollevata sia già pendente secondo le

norme del cpc. La sospensione è facoltativa e la relativa decisione resta affidata alla

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valutazione discrezionale del giudice, che eventualmente si pronunzierà con

ordinanza. La sospensione inoltre non impedisce al giudice di compiere gli atti

urgenti. La decisione emessa in sede civile, divenuta irrevocabile, non può essere

disattesa nel senso che vincola il giudice del processo penale.

Diverse sono le questioni indicate nell’art. 479 cpp ossia quelle relative a questioni

di natura civile o amministrativa. Queste questioni sono dette pregiudiziali nel

senso che il giudice deve risolverle preliminarmente per poter giungere alla

conclusione finale sul merito dell’imputazione ( per esempio l’altruità della cosa in

relazione ad una imputazione di furto ). Tali questioni sono diverse da quelle sopra

indicate e disciplinate dall’art. 3 cpp per vari motivi: in primo luogo l’art. 3 si

riferisce a questioni relative allo stato di famiglia o di cittadinanza, mentre queste

dell’art. 479 si riferiscono a questioni di natura civile o amministrativa; in secondo

luogo la questione, secondo il dettato dell’art. 3, deve essere seria, mentre per l’art.

479 deve essere complessa; ed infine nell’art. 479 per la sospensione del processo è

richiesto l’ulteriore requisito che la legge non ponga limitazioni alla prova in

conformità all’art. 193 cpp che ammettendo una deroga per le questioni previste

dall’art 3, esclude dal processo penale l’osservanza delle regole probatorie previste

dalle leggi civili. L’unico elemento comune è la pendenza del giudizio sulla

questione. Anche nell’ipotesi dell’art. 479 la sospensione del processo è facoltativa;

l’eventuale sospensione è disposta con ordinanza immediatamente ricorribile per

Cassazione ( in deroga a quanto previsto nell’art. 586 cpp ), e l’impugnazione non

ha effetto sospensivo.

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Diversa infine è l’ipotesi della pregiudiziale costituzionale che si ha quando il

processo penale viene sospeso in attesa della decisione della Corte Costituzionale

sulla questione.

IL PUBBLICO MINISTERO

Così come il giudice anche il P.M. è parte essenziale nel processo; a differenza però

del giudice non è organo imparziale ma parte processuale vera e propria, egli, infatti,

rappresenta la pubblica accusa e colui il quale, cioè, chiede che sia affermata la

penale responsabilità dell’imputato. Vari sono stati i contrasti circa la collocazione

istituzionale del pubblico ministero, infatti si diceva che era rappresentante del

potere esecutivo presso gli organi del potere giurisdizionale e quindi in quanto tale

avente natura amministrativa. Con il tempo si è cominciato ad evidenziare, da parte

di alcuni, l’allontanamento della posizione giuridica dei magistrati del PM dal potere

esecutivo con un accostamento alla funzione giurisdizionale.

La posizione del giudice rispetto a quella del pubblico ministero resta comunque

distante : innanzitutto il pubblico ministero non ha la facoltà di ius dicere, cioè

emettere una decisione; in secondo luogo non presenta i tratti tipici della funzione

giurisdizionale, ed in particolare l’art. 101 della Cost. che afferma che i giudici sono

soggetti alla legge, e non si riferisce invece anche ai pubblici ministeri inducendo

così a pensare che i pubblici ministeri subiscano vincoli di soggezione sia pure

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all’interno dell’organizzazione gerarchica di tipo verticale da cui i loro uffici sono

contrassegnati.

Diversamente dall’organo giudicante, il codice non detta norme in ordine alla

capacità ed alle situazioni di incompatibilità del PM; diversamente dal giudice non

può essere ricusato perché egli è parte nel processo e non soggetto imparziale. Al

contempo però il PM può astenersi quando ricorrono “ gravi ragioni di convenienza

“; sulla domanda decide il capo dell’ufficio cui il PM appartiene.

Brevi cenni sono opportuni circa la strutturazione degli uffici del P.M.:

1. Presso la Corte di Cassazione titolare dell’ufficio è il procuratore generale

presso la Corte di Cassazione coadiuvato da sostituti procuratori generali

2. Presso la Corte di Appello titolare dell’ufficio è il procuratore generale

presso la Corte di Appello coadiuvato da sostituiti procuratori generali

3. Presso il Tribunale titolare dell’ufficio è il Procuratore della Repubblica

coadiuvato da sostituti procuratori ed eventualmente da procuratori

aggiunti.

Il compito fondamentale del P.M. è quello di esercitare l’azione penale, infatti

allorquando a seguito delle indagini preliminari ritiene di poter provare la penale

responsabilità dell’imputato allora esercita l’azione penale chiedendo il rinvio a

giudizio dell’imputato.

Anche tra uffici del pubblico ministero possono sorgere dei contrasti sia positivi che

negativi:

CONTRASTO POSITIVO

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