Schemi di Storia del diritto romano e linee di diritto privato, Schemi riassuntivi di Storia Del Diritto Romano. Università di Pisa
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Schemi di Storia del diritto romano e linee di diritto privato, Schemi riassuntivi di Storia Del Diritto Romano. Università di Pisa

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Schemi fino a pag. 113 del libro di Aldo Schiavone praticamente perfetti ed intuitivi. Si può passare direttamente al libro a pag. 114.
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Storia del Diritto Romano e linee di Diritto Romano (a cura di Aldo Schiavone) [2013]

LE FORME COSTITUZIONALI CAPITOLO 1 – L’ETA’ DELLE ORIGINI

(1) Roma nasce intorno al 750 a.C. (PROTOURBANO) grazie all’affermarsi di una dimensione politica sia come organizzazione istituzionale che come legame collettivo fondato sull’appartenenza ad uno stesso clan: le GENTES.

(2) La prima città prende forma entro una rete di poteri: culto, armi, gentes, proprietà della terra. Attorno alle pratiche magico-religiose dei sacerdoti nasce la più antica dimensione unitaria della città. L’idea di uno spazio pubblico nasce come idea di uno spazio religioso. La più remota struttura si risolve nel “meccanismo unico” re – sacerdoti (ROMOLO, NUMA POMPILIO, TULLO OSTILIO, ANCO MARZIO): la chiave di tutta l’età pre-etrusca di Roma, un sistema che integrava potere militare dei clan con il sapere magico- religioso dei sacerdoti.

• Ecco l’intera gerarchia della città delle origini: Rex, Flamen Dialis, Martialis, Quirinalis, Pontefice massimo (cit. di Festo). Si riconosce il primato di un “signore della guerra”, incarnato dalla coppia rex- flamen Dialis.

• Emergeva inoltre l’abbozzo di una prima trama istituzionale. Identifichiamo i due cardini principali: l’assemblea dei notabili (poi chiamata senato), costituita dai patres a capo delle gentes più importanti; una sorta di reticolo distributivo che divideva la popolazione maschile in tre tribù (Ramnes, Tities, Luceres), ognuna di esse frazionata in 10 unità cad. (sono le famose 30 curie la cui convocazione congiunta dava vita al COMIZIO CURIATO).

• Il meccanismo unico entra in crisi con l’avvento degli Etruschi: nuovo equilibrio politico RE – ESERCITO (VI sec. a.C.).

(3) Avvento dell’età etrusca nel VI sec. a.C.: TARQUINIO PRISCO, SERVIO TULLIO (?), TARQUINIO IL SUPERBO.

• Con gli Etruschi, Roma ci appare come un centro urbano in via di progressiva e rapida espansione, favorito da una posizione geografica importante che la collocava al centro di una fitta rete commerciale.

• Ingenti opere pubbliche grazie a Tarquinio Prisco.

• Crescita demografica di Roma.

(4) Tarquinio Prisco eleva il numero dei senatori da 200 a 300 unità, con lo scopo di creare un gruppo favorevole al nuovo monarca)

Riforma serviana: Servio Tullio distribuisce la terra ai singoli agricoltori (i patres familias); avviene il primo censimento con indicazione e valutazione dei beni dei cittadini; si ergono mura a protezione dei sette colli; creazione degli ordinamenti centuriato e tributo.

Con l’ordinamento centuriato si ha una suddivisione della cittadinanza in centurie dell’esercito accorpate per classi di censo (5 classi); ogni classe di censo ha un’armatura più o meno pesante che ogni cittadino doveva procurarsi da sé e a proprie spese (-> struttura oplitica); il criterio valutativo della ricchezza era l’entità del patrimonio stimato in moneta coniata. E’ importante sottolineare che la semplice adunata per centurie si trasformerà ben presto in assemblea politica.

L’ordinamento tributo è invece un’ulteriore suddivisione della popolazione in tribù (urbane ed extra-urbane) ->veri e propri distretti di leva, importanti anche per l’esazione dei tributi.

I due ordinamenti si completano perfettamente.

(5) Il patriziato (510 a. C.) caccia Tarquinio il Superbo (carattere tirannico); si va verso la Repubblica.

CAPITOLO 2 – L’ETA’ DELLA REPUBBLICA

(1) Montesquie (1748): perfetto equilibrio di poteri e straordinario carattere del popolo romano.

(2) 509 a.C.: si istituiscono i due consoli con SUMMUM IUS (limitato dal diritto di “provocare ad populum”) e la figura del dittatore (per le frequenti guerre) affiancato dal magister equitum (comandante in sottordine).

(3) Il conflitto tra patrizi e plebei non nasce con l’avvento della Repubblica, ma è una divisione interna già presente in età monarchica, in quanto Roma era già una città divisa in classi in base all’etnia. [“Patricii” -> dai Patres]; [Plebei: ceto economico inferiore].

Tra la formazione della Repubblica ed il decemvirato legislativo, c’è l’emergere del conflitto patrizi – plebe, che vede ottenere da quest’ultima (si può parlare di una sorta di lotta di classe) diversi riconoscimenti.

494 a.C.: creazione dei magistrati della plebe (tribuni e edili)

471 a.C.: elezione dei magistrati della plebe da assemblee di sola plebe (Publilio Volerone)

449 a.C.: sacrosanctitas magistrati plebei

(4) La creazione del decemvirato (451-450 a.C.) sarebbe servita alla creazione di un corpo di leggi utili ad entrambi gli ordini.

Nel primo anno, i decemviri avrebbero redatto il testo delle leggi

scritte su tavole bronzee disposte lungo il Foro.

Si sarebbero poi accorti che mancava qualcosa per completare il testo del Corpus omnis Romani Iuris e per questo avrebbero prorogato i loro poteri, immettendo nel collegio anche alcuni plebei.

Durante il secondo decemvirato sarebbero state redatte le ultime due tavole che avrebbero riaffermato il divieto di conubium tra patrizi e plebei; da qui la reazione popolare (e soprattutto plebea) che avrebbe condotto alla cacciata dei decemviri e al ripristino del consolato come magistratura suprema.

• Nel 449, i consoli fecero approvare tre leggi :

o Lex Valeria Horatia; sacrosanctitas magistrati plebei;

o Parificazione dei plebisciti votati da soli plebei con le leggi votate da tutto il popolo;

o divieto di creare magistrature sine provocatione.

Si afferma a poco a poco l’ordine plebeo, che voleva partecipare al governo della res publica. La plebe, dopo l’approvazione delle XII Tavole, voleva che i consoli fossero nominati anche dal proprio ordine. Contrari erano i patrizi, che si opposero fin quando vennero creati i tribuni militari con potestà consolare di estrazione patrizio – plebea (non meno di sei unità).

• Nel 367 a.C. fu eletto il primo console plebeo (Lucio Sesto) e contestualmente avvenne l’elezione tra i patrizi di un nuovo magistrato, il pretore, con la funzione di amministrare la giustizia.

• Lex Hortensia (287 a.C.): pareggiamento sacerdozi.

(5) La libera res publica vive grazie all’interazione tra magistrati, assemblee popolari e senato; la res publica è diretta espressione del popolo romano, con il quale si identificava. Viene fuori così l’idea di una partecipazione organica del cittadino alla repubblica, di cui si sentiva egli stesso parte integrante.

(6) MAGISTRATUS

-I CONSOLI: erano i magistrati supremi della res publica. Eletti dai comizi centuriati, duravano in carica un anno; erano titolari di imperium, che gli assicurava una potestà di comando indefinita, nel cui contenuto erano indicati limiti quali l’annalità, la provocatio ad populum, l’intercessio e la creazione di altri magistrati. Inoltre ordinavano la leva, nominavano gli ufficiali, conducevano l’esercito (IMPERIUM MILITIAE). In città, l’imperium permetteva loro di riunire e presiedere le assemblee popolari ed il senato. Nei casi previsti si occupavano anche di nominare il dittatore.

Da sottolineare l’importanza della collegialità (i consoli avevano egualmente la titolarità dell’imperium che poteva essere disgiuntamente esercitato, salva l’intercessio di uno nei confronti dell’altro).

-I CENSORI: (no imperium / settore economico – finanziario: entrate e spese) duravano in carica non più di 18 mesi ed erano eletti dai comizi centuriati ogni 5 anni; si occuparono del riassetto degli ordinamenti centuriato e tributo a seconda della dichiarazione dei cives; nota censoria (giudizio sulla moralità dei cives); controllo entrate e spese (leges censorie).

-IL DITTATORE: creato nella prima metà del V sec. a. C. per necessità di ordine militare. A questo si conferiva la summa potestas in quanto nei suoi confronti non era concesso il diritto di provocare ad populum. Durava in carica sei mesi (eletto da uno dei consoli su indicazione del Senato) ed era affiancato dal magister equitum (nominato da lui stesso). Al summum imperium del dittatore tutti dovevano obbedienza, consoli compresi.

-I TRIBUNI DELLA PLEBE: eletti per un anno dai concili tributi della plebe, i loro poteri potevano essere esercitati solo a Roma; non potevano allontanarsi dalla città e dovevano lasciare le porte di casa sempre aperte per permettere a tutti di invocare il loro aiuto in qualsiasi momento. Con l’intercessio, il tribuno poteva impedire qualsiasi atto dei magistrati della res publica (escluso censori e dittatore); summa

coercendi potestas (il potere di promuovere processi criminali, sentenze capitali, sequestrare beni); alleanza con il senato, che si serviva del loro potere per costringere ad obbedienza singoli magistrati troppo indipendenti rispetto alle direttive del governo (-> la LEX ATINIA – sec. II a.C.: si conferì ai tribuni la possibilità di diventare senatori).

-IL PRETORE: secondo la tradizione, il pretore urbano sarebbe stato creato per compensare i patrizi dalla perdita del monopolio in ordine alla titolarità della magistratura suprema. Dotato di imperium, durava in carica un anno, era eletto dai comizi centuriati e si occupava della giurisdizione civile oltre al diritto di iniziativa legislativa.

Nel 367 a. C., operò in una struttura di processo privato diviso in due fasi: la prima, in iure, cioè sotto la direzione del magistrato; la seconda, apud iudicem, affidata ad un giudice privato. Nel processo per legis actiones, il pretore era ridotto a riscontrare se l’azione rituale fosse correttamente esperita e, in caso affermativo, autorizzava il giudizio ed il passaggio alla seconda fase.

Nel 242 a. C. fu creato il pretore peregrino, in soccorso del primo, in quanto esercitava la giurisdizione per lo più per gli stranieri. Dato che il processo per legis actiones era un’istituzione di ius civile e, come tale, accessibile solo ai cittadini romani, si pensa che i processi per formulas, a cui erano legittimati anche gli stranieri, si siano incominciati a tenere presso il pretore peregrino. Con le formule veniva descritta la questione controversa, invitando il giudice a prendere una decisione a seconda delle prove che le parti avrebbe portato in giudizio. Nella formula si prospettavano due ipotesi: una favorevole all’attore e l’altra al convenuto. Le formule erano contemplate negli edicta pubblicati all’inizio della carica (Lex Cornelia – 67 a. C.: applicazione fedele dei propri edicta).

-GLI EDILI: due coppie di edili (due patrizi e due plebei); sorvegliavano la città e vigilavano i prezzi e l’approvvigionamento alimentare.

-MAGISTRATURE MINORI: la questura (in aiuto dei consoli per l’amministrazione del denaro pubblico).

(7) ASSEMBLEE POPOLARI

-COMIZI CENTURIATI: centurie 18+80+20+20+20+30+2+2+1 (in un pari numero giovani ed anziani); riforma verso il 241 a.C.(?); convocati da magistrati titolari di imperium, potevano emanare una legge o una sentenza criminale, nominare magistrati maggiori (consoli, pretori, censori). La convocazione era ordinata con un editto (almeno 24 giorni prima) che fissava la data precisa. Durante questo tempo il magistrato illustrava al popolo la proposta di lex publica (la rogatio) o il reato ascritto. A seguito di queste riunioni (dette conciones), il magistrato poteva ritirare la rogatio o l’accusa (se intravedeva pericolo di reiezione).

-COMIZI TRIBUTI: 31+4; stesso potere legislativo dei comizi centuriati, facevano sentire la loro voce i (piccoli e medi) proprietari terrieri; convocati solo dai magistrati titolari di imperium.

-CONCILI TRIBUTI DELLA PLEBE: dal 471 a.C. (struttura fissata dal plebiscito Volerone), erano presieduti da un tribuno o da un edile ed eleggevano i magistrati plebei; la plebe vi partecipava ordinata per tribù territoriali (chi fosse nullatenente era escluso dai concili e assegnato alle tribù urbane); comizi e concili tributi si parificarono nel momento in cui i plebisciti furono equiparati alle leggi (Lex Hortensia del 287 a. C.).

• (8) Il Senato ratificava e consigliava; la ratifica si manifestava nell’AUCTORITAS PATRUM (potere giuridico), cioè l’approvazione di deliberazioni dei comizi centuriati: solo con l’auctoritas la deliberazione comiziale entrava in vigore (nel IV sec. a.C. divenne da successiva a preventiva); nel governare il senato si serviva dei propri consulta, sorta di consigli resi ai magistrati che ne facevano richiesta. Con il senatus consultum ultimum l’assemblea poteva decretare, nell’imminenza di un pericolo supremo, per la sopravvivenza della res publica, la sospensione delle massime garanzie costituzionali attriuendo ai consoli i poteri di azione di cui non erano titolari. Ci si può chiedere perché un console romano, titolare di un potere quasi regale, avrebbe dovuto chiedere consiglio

al senato; l’annalità della magistratura e il principio secondo cui il magistrato era responsabile del proprio operato, facevano sì che questi interrogasse il senato osservando soprattutto il consultum. La lectio senatus passò dalla competenza dei consoli a quella dei censori. Un plebiscito Ovinio (intorno al 300 a.C.) stabilì che i censori dovessero scegliere i senatori tra i migliori di ciascun ordine (prima di tutto ex-magistrati). In teoria qualunque cittadino ritenuto optimus poteva entrare in senato. Si creò una gerarchia di senatori, censori, ex-dittatori, pretori, edili, tribuni e questori. Princeps senatus, colui che esprimeva per primo il proprio parere, era il più anziano dei censori. Altre funzioni: controllo entrate e spese, interventi nell’amministrazione della giustizia criminale, politica estera. Svolgimento sedute -> convocazione, relazione, discussione, votazione.

• 390 a.C.: i Galli saccheggiano Roma, ma la città nel giro di 120 anni assoggetta tutta l’Italia.

264-241 a.C.: 1° guerra Punica (Roma vs. Cartagine; successivamente conquista della Sicilia occidentale e orientale, Sardegna, Corsica, Gallia Cisalpina).

219-202 a.C.: 2° guerra Punica (sconfitta di Annibale); annessione della Spagna.

166 a.C.: annessione Italia settentrionale.

149-146 a.C.: 3° guerra Punica (distruzione di Cartagine).

133 a.C.: conquista di tutti i Paesi del Mediterraneo.

(9) Questa eccezionale espansione creò a Roma non poche difficoltà nell’organizzazione di un sistema amministrativo in grado di assicurare il controllo dei popoli ad essa assoggettati.

Due forme organizzative:

(1)FEDERAZIONE e (2)INCORPORAZIONE DIRETTA.

Con i Latini subito rapporti di alleanza; con i Sociiitalici foedus iniquum e aequum; dopo lo scioglimento della lega latina, foedera iniqua e creazione dei primi municipia -> incorporazione diretta (circa 381 a.C.); colonie latine con lex data (una sorta di sistema

federativo) e altre colonie romane per il controllo del territorio (lex colonie); ma fuori dall’Italia era improponibile un sistema del genere (circoscrizioni piuttosto ampie chiamate provinciae -> lex provinciae).

(10) La gestione del potere pubblico era affidata a uomini educati a non soddisfare eccessivamente ambizioni o avidità personali, ma a realizzare soprattutto gli interessi dei cittadini e delle proprie famiglie.

Prima della crisi del I sec. a.C., i governanti romani sono mediamente soddisfatti del premio della dignitas; essi volevano ben operare perché avrebbero goduto, per il coraggio e per i meriti dimostrati, del pubblico riconoscimento e del ricordo nella tradizione di famiglia. Inoltre erano le famiglie a impartire ai giovani destinati alle magistrature l’educazione politica in base ad un modello di comportamento condiviso tra gli aristocratici e in grado di garantire le aspettative dei cittadini.

La trasformazione di Roma in impero mondiale, dopo il vittorioso scontro con Cartagine, porta con sé un cambiamento di mentalità nelle classi dirigenti: incomincia a non essere più soddisfacente l’esercizio del potere magistrale ai fini della ricompensa della dignità pubblica e familiare.

Il modello politico fondato sul senato come effettivo titolare dell’azione di governo finirà con il divenire in breve inattuale, né l’aristocrazia ebbe la forza per imporlo ai nuovi corpi sociali affermatisi dopo la guerra annibalica. Oramai la politica si faceva attraverso gli eserciti; e cominciava ad esserci un problema grave nell’attribuire ai governatori delle province un potere così ampio come l’imperium.

(11) Tiberio Gracco fece votare la lex Sempronia agraria (133 a.C.) che prevedeva la restituzione dell’ager publicus al popolo romano. Questo cozzava con la volontà della nobilitas che, contrariata da questo plebiscito, in forza di un senatus consultum ultimum, per mano del pontefice massimo Publio C. Scipione Nasica, uccise lo

stesso Tiberio Gracco e trecento suoi seguaci.

Dieci anni dopo, Caio Gracco, fratello di Tiberio, cerca di procedere comunque con delle importanti riforme alla soluzione della crisi della res publica:

 riprese la riforma agraria del fratello (lex Sempronia agraria C. Gracco);

 lex de coloniis deducendis;

 lex frumentaria;

 favori al ceto equestre (de pecuniis repetundis, i publicani);

 cittadinanza romana ai Latini.

Ma la nobilitas, contraria anche a questa riforma, si oppose anche a C. Gracco deponendolo insieme ai suoi seguaci. Come rappresentante dei popolari, gli successe Caio Mario, noto per aver introdotto i nullatenenti nell’esercito (intorno al 100 a.C.), che fu console per ben sei volte.

• (12) Guerra sociale (91-88 a. C.): ribellione dei socii latini e italici alla richiesta di restituzione di ager publicus imposta a molti possessores alleati; con la lex Iulia e la lex Plautia Papiria, per non mettere ulteriormente in pericolo la res publica, dopo infinite lotte, alla fine Roma concede prima la cittadinanza, poi l’iscrizione dei nuovi cives nelle 35 tribù.

Nel frattempo la guerra tra popolari e ottimati si risolve con la vittoria dei secondi sui primi ad opera di Silla, che sconfigge il rivale Caio Mario nell’82 a.C. diventando signore assoluto di Roma e cercando di riportare il Senato al centro della scena politica.:

­ cercò di indebolire il ceto equestre, limitando i censori (senatori inamovibili);

­ eliminò i poteri del tribunato plebeo di intercessio mantenendo la prerogativa primigenia di intervenire in favore del singolo cittadino minacciato da un atto magistratuale;

­ distribuì tutta la competenza criminale delle assemblee popolari alle

diverse quaestiones, ognuna presieduta da un pretore;

­ ridusse il potere dei consoli impedendo loro di esercitare l’imperium militare in Italia e obbligandoli a non allontanarsi da Roma;

­ degradò i supremi magistrati della res publica a semplici funzionari civili.

Nel 79 a.C. Silla abdicò di propria volontà dalla dittatura costituente perché doveva essere sicuro che con le riforme apportate la repubblica avrebbe riacquistato stabilità, ma il nuovo assetto si rilevò fragile dal momento che tutte le riforme del dittatore furono effimere e senza efficacia.

(13) Pompeo e Cesare

Pompeo è al centro della scena: grande generale ricoperto di poteri per poter prima sconfiggere i pirati nel Mediterraneo (67 a.C.), poi per ridurre ad obbedienza Mitridate e Tigrane in Oriente (66 a.C.).

Nonostante il suo profondo rispetto per la Repubblica, rimane politicamente isolato nascita del primo triumvirato (60 a.C.) con Cesare (pretore nel 62 a.C.) e Crasso (ricco uomo d’affari).

Il triumvirato si rinnova nel 55 a.C.; la morte di Crasso nel 53 a.C. (campagna contro i Parti) fa precipitare la situazione e Pompeo i fa eleggere consul sine collega nel 52 a.C.; è inevitabile lo scontro Pompeo – Cesare, con quest’ultimo che cerca di presentarsi alle elezioni nel 49 a.C. ed il primo che argina la sua volontà con riforme ad hoc; la vittoria di Cesare a Farsalo nel 48 a.C. è schiacciante; nel 44 a.C. c’è la sua definitiva affermazione con la dittatura a vita ed importantissime riforme sociali (libertà culturale, freno al lusso, sussidio ai bisognosi, manodopera libera, elevazione del numero dei senatori per una maggiore rappresentatività, remissione parziale delle pigioni).

44 a.C.: le Idi di marzo -> Cesare viene assassinato e si torna alla guerra civile -> nuovo scontro tra Marco Antonio (il migliore ddei cesariani) e Caio Giulio Cesare Ottaviano (figlio adottivo dello stesso Cesare).

Antonio aspirava al controllo della repubblica: con la legge da lui

stesso rogata si fece attribuire, sull’esempio di Cesare, l’imperium proconsolare sulle Gallie per cinque anni. Entrò però in conflitto con il senato che decise di conferire ad Ottaviano un imperium propretorio (insieme al diritto di sedere in senato e di esprimere la propria opinione).

Secondo triumvirato con Lepido (43 – 33 a.C.): fu un’istituzione politica, una ripartizione del potere della repubblica con valenza istituzionale. Pur sconfitto Antonio a Modena (43 a.C.), Ottaviano, anch’esso in lite con il senato, decise di allearsi con il rivale: dall’alleanza (cui partecipò anche Lepido), sortì il secondo triumvirato, vera e propria magistratura straordinaria quinquennale, riconosciuta per legge (lex Titia). Antonio ed Ottaviano governarono l’impero dividendosi le province tra loro. Rinnovo del triumvirato nel 37 a.C. e nuova ripartizione dei territori; alla fine del secondo triumvirato nel 33 a.C. scontro finale ad Azio (31 a.C.) con la vittoria di Ottaviano su Antonio e la nascita nel 27 a.C. del principatus.

CAPITOLO 3 – L’ETA’ DEL PRINCIPATO

• Ottaviano riesce ad attuare il piano di Cesare, indirizzando tutte le nuove forze centrifughe verso la creazione di un equilibrio istituzionale.

• Cesare -> Costituzione monarchica mai realizzata per la morte prematura

• Lex Titia (43 a.C.): consacrazione del triumvirato con compiti costituenti

• Emergere dell’ordo equester

• Processo di universalizzazione (cittadinanza estesa ad un sempre maggior numero di persone

• Contatto del nascente impero con nuove culture

• Freno alle manumissioni (sempre più in aumento la presenza di schiavi)

• Ottaviano, allontanando da sé la figura del tiranno, fa ratificare la propria posizione (dopo il discorso del 27 a.C. in Senato) proprio da quegli organi che pensavano di riprendere l’esercizio del potere -> AUGUSTUS -> AUCTORITAS (23 a.C.)

• TRIBUNICIA POTESTAS: intercessio e ius agendi cum plebe

• Con l’importantissima attribuzione di altre cariche, si delinea la figura del PRINCEPS: riprendono il loro cammino i poteri repubblicani, ma vengono profondamente mutati perché nelle mani di un solo uomo. Investito delle funzioni e non dalle cariche, il

princeps è il titolare di un potere senza uguali che gli deriva dall’AUCTORITAS (= auctor esse).

• Trasformazione del valore dell’IMPERIUM

• Ecco i mezzi attraverso i quali il nuovo potere si realizza e si manifesta:

 Nove cohortes praetorie a guardia dell’imperatore e a sua disposizione con la nascita di un esercito stanziale (importanza della forza delle armi);

 Introduzione del culto imperiale per ancorare il potere anche su basi religiose (instrumentum regni);

 Conquista e mantenimento del consenso grazie alle proprie ricchezze private (EVERGETISMO=pubblica beneficenza -> nascita degli alimenta).

• Le antiche istituzioni repubblicane sopravvivono, limitate e/o modificate nella loro sfera d’azione.

• La successione balza agli occhi come primo vero problema da affrontare (graduale affermazione della successione naturale).

TIBERIO (14-37 d.C.): Ottaviano adotta la coreggenza per l’ingresso del figlio Tiberio al potere. Questo si contraddistinguerà per la sua severitas (oculata gestione finanziaria e particolare cura nel seguire il governo delle province).

CALIGOLA (37-41 d.C.): succeduto su base testamentaria ed eleminato nel 41.

CLAUDIO (41-54 d.C.): libertà religiosa agli ebrei, ampia opera di colonizzazione, ritorno dall’esilio di Seneca.

NERONE (54-68 d.C.): dopo un quinquennio di buona amministrazione (sotto la guida di Seneca), iniziano un periodo di nefandezze assecondate dal prefetto al pretorio Tigellino.

 Criterio adottivo per la regolamentazione della successione

GALBA – OTONE – VITELLIO – VESPASIANO (68-69 d.C.): è quest’ultimo a prevalere (fino al 79 d.C.); di lui ricordiamo la lex de imperio e una forte politica di integrazione dei provinciali insieme al rafforzamento delle linee difensive.

TITO (79-81 d.C.): inaugurazione del Colosseo e massiccio intervento d’aiuto per l’eruzione del Vesuvio.

DOMIZIANO (81-96 d.C.): grandi capacità come generale e come amministratore.

NERVA (96-98 d.C.): rilevanti interventi di politica economica.

Scelta del miglior collaboratore come successore

TRAIANO (98-117): grande espansione territoriale.

ADRIANO (117-138): imperatore dai viaggi interminabili, riesce a dare un’impronta positiva alla produzione agricola e alla creazione di uno stato accentratore con compiti di direzione e controllo estesi e differenziati.

ANTONINO PIO (138-161); MARCO AURELIO (161-180); COMMODO (180-192).

SETTIMIO SEVERO (193-211); CARACALLA (221-217): la constitutio Antoniniana; ALESSANDRO SEVERO (222-235).

• Prevalere della logica dinastica nell’eredità del trono.

• L’elemento militare si inserisce lentamente nel meccanismo istituzionale dell’investitura del potere.

• I provinciali sempre più spesso aspirano alla dignità imperiale.

• Il gesto del rifiuto.

• Da Adriano in poi, nasce la burocrazia, formata da funzionari divisi in quattro classi gerarchiche.

• I funzionari di grado più elevato prendono il nome di procuratores, sopra di loro si trovano le grandi praefecturae.

• PRAEFECTUS ANNONAE

• PRAEFECTUS URBIS

• PRAEFECTUS VIGILUM

• PRAEFECTUS PRAETORIO

• I consilia principum, importantissimi per una collaborazione necessaria alla gestione di vari settori.

• Il territorio italico continua ad essere amministrato prevalentemente in città – stato (in considerazione dei centri di governo locale – coloniae e municipia- creati in età repubblicana); ma sempre più assisteremo alla tendenza del principe a deprimere le autonomie locali in funzione di un accentramento del potere sempre maggiore.

• Provincie senatorie e provincie imperiali

• I tributa e gli stipendia (riscossione dalle provincie imperiali e senatorie) con differente destinazione: i primi nelle casse del principe; i secondi ad incrementare l’aerarium populi romani.

• CONSTITUTIO ANTONINIANA (212 d.C.): concessione della cittadinanza a quasi tutti gli abitanti liberi del territorio romano. Così inizia il passaggio dal principato alla monarchia assoluta -> nesso

sempre più stretto tra religione e potere.

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