Sentenza ubc, Progetti di Diritto Dell'unione Europea. Università degli Studi di Napoli Federico II
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Sentenza ubc, Progetti di Diritto Dell'unione Europea. Università degli Studi di Napoli Federico II

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sentenza united brands - abuso di posizione dominante
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Sentenza della corte del 14 febbraio 1978.

United Brands Company e United Brands Continentaal B.V. contro Commissione delle Comunità europee. - banane Chiquita. - causa 27/ 76.

1. LE PARTI

Ricorrenti: United Brands Company, società iscritta nel New Jersey, USA, e United Brands Continentaal B.V., società olandese con sede in Rotterdam 3002, 3 Van Vollenhovenstraat, con gli avvocati Ivo Van Bael e Jean-Fran çois Bellis, del foro di Bruxelles, e con domicilio eletto in Lussemburgo presso lo studio legale Elvinger e Hoss, 84 Grand’Rue.

Convenuta: Commissione delle Comunità europee, rappresentata dai suoi consiglieri giuridici Antonio Marchini-Camia e John Tempie Lang, e con domicilio eletto in Lussemburgo presso il suo consigliere giuridico Mario Cervino, Edificio Jean Monnet, Kirchberg.

2. OGGETTO DELLA CAUSA

Causa avente ad oggetto la domanda d’annullamento della decisione della Commissione IV/26.699 Chiquita (GU n. L 95 del 9 aprile 1976, pag. 1 e segg.) con cui, il 17 dicembre 1975, la Commissione constatava una violazione dell’art. 86 del Trattato CEE nel settore della vendita delle banane prodotte ed importate dalle ricorrenti, nonché domande di risarcimento, di annullamento o di riduzione dell’ammenda inflitta alla UBC dalla Commissione.

3. MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA

Con atto introduttivo registrato in cancelleria il 15 marzo 1976, la United Brands company di New York (in prosieguo UBC) e la sua rappresentante United Brands continentaal B.V. Di Rotterdam (in prosieguo UBCBV) hanno chiesto l’annullamento della decisione adottata dalla commissione il 17 dicembre 1975 e in seguito pubblicata nella gazzetta ufficiale n. L 95 del 9 aprile 1976, testo cui si riferiscono le citazioni della presente sentenza;

Ai sensi dell’art. 1 della decisione, la UBC ha violato l’art. 86 del trattato in quanto: A. Ha obbligato i suoi distributori-maturatori stabiliti in Germania, in Danimarca, in

Irlanda, nei paesi bassi e nell’unione economica belgolussemburghese (uebl) a non rivendere le sue banane allo stato verde;

B. Ha applicato per le sue vendite di banane “Chiquita” ai suoi contraenti, i distributori- maturatori stabiliti negli stati membri precitati, fatta eccezione per il gruppo Scipio, prezzi disuguali per prestazioni equivalenti;

C. Ha applicato, per le sue vendite di banane “Chiquita” ai clienti stabiliti in Germania (fatta eccezione per il gruppo Scipio), in Danimarca, nei paesi bassi e nell’uebl, prezzi di vendita non equi;

D. Ha rifiutato di rifornire di banane “Chiquita” la società TH. Olesen (in prosieguo Olesen) di Valby, Copenaghen, Danimarca, dal 10 ottobre 1973 all’11 febbraio 1975;

Secondo l’art. 3, la UBC è obbligata:

A. A porre fine immediatamente alle infrazioni constatate all’art. 1, qualora non vi abbia già posto fine spontaneamente;

B. A tale scopo, - a comunicare l’avvenuta soppressione del divieto di rivendere le banane allo stato verde a tutti i suoi distributori-maturatori stabiliti in Germania, in Danimarca, in Irlanda, nei paesi bassi e nell’uebl e ad informare la commissione non oltre il 1 febbraio 1976; - a comunicare alla commissione entro il 20 aprile 1976 e in seguito due volte all’anno, entro il 20 gennaio ed il 20 luglio per un periodo di due anni, i prezzi che essa ha praticato, durante il semestre precedente, ai suoi clienti stabiliti in Germania, in Danimarca, in Irlanda, nei paesi bassi e nell’uebl.

La UBC ha proposto ricorso chiedendo, in via principale, l’annullamento della decisione 17 dicembre 1975 e la condanna della commissione al risarcimento del danno morale nella misura di 1 unità di conto e, in subordine, qualora la decisione venisse ritenuta fondata nel merito, l’abolizione dell’ammenda o quanto meno la sua riduzione. A sostegno della domanda essa deduce otto mezzi, e cioè:

1. Contesta l’analisi che la commissione ha fatto del mercato di cui trattasi, sia sotto il profilo del prodotto che sotto il profilo geografico;

2. Nega di detenere, su detto mercato, una posizione dominante ai sensi dell’art. 86 del trattato;

3. Considera che la clausola relativa alle condizioni di vendita delle banane allo stato verde è giustificata dalle esigenze di qualità del prodotto da vendersi al consumatore;

4. Intende dimostrare che il rifiuto di vendita all’impresa danese Olesen era giustificato; 5. Sostiene di non aver praticato prezzi discriminatori; 6. Sostiene di non aver praticato prezzi non equi; 7. Critica l’irregolarità del procedimento amministrativo; 8. Contesta l’irrogazione dell’ammenda e, in subordine, chiede che questa venga ridotta.

4. CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

A. Riguardo la posizione dominante della UBC L’avvocato generale, a differenza della Commissione, ritiene che la sola quota del 45% sul mercato delle banane non consente di concludere che la United Brands controlli il mercato e goda di posizione dominante, anche se rileva che detta percentuale elevata costituisca di per sé un elemento importante, giacché significa una quota di mercato tre volte superiore a quella del più potente concorrente della United Brands, cioè la Castle and Cook, che giunge appena al 16% del mercato in questione, mentre la Del Monte, secondo concorrente in ordine di importanza, non supera il 10% e tutti gli altri concorrenti non giungono nemmeno a questa percentuale.

Per cui, la quota di mercato detenuta dalla United Brands è uno degli elementi, per non dire il principale, che comprovano la sua forza economica, tenuto conto della struttura del mercato, ma per poter concludere che la UBC goda di posizione dominante su detto mercato bisogna, prendere in considerazione altri fattori. Innanzi tutto bisogna considerare il marchio che, nel caso in questione, ha riscosso un certo successo grazie alle incisive campagne pubblicitarie e un certo grado di penetrazione del mercato, ottenendo un grande aumento delle vendite delle banane Chiquita. Il prodotto della United Fruit è divenuto un prodotto marchiato; «Chiquita» è diventato un vocabolo comune e United Brands ora gode di una «rendita di notorietà». I dettaglianti non possono più permettersi di non offrire questa marca; il caso Olesen lo dimostra. In complesso, si può ritenere che la United Brands tratti un terzo delle banane importate e vendute nella Comunità.

La United Brands ha una potenza economica cospicua; controlla una parte molto rilevante dell’importazione di banane nei paesi in questione; essa è in grado di esercitare un’influenza preponderante sugli approvvigionamenti, sui prezzi e sulla qualità delle sue derrate. Essa è dunque in posizione dominante.

B. Gli addebiti La decisione impugnata contiene quattro addebiti, corrispondenti ai motivi per cui la United Brands avrebbe leso l’interesse generale mediante pratiche che falsano o restringono il normale gioco della concorrenza e ostacolano la libertà economica dei distributori.

1. Divieto di rivendere le banane verdi Le condizioni generali imposte dalla United Brands ai suoi stagionatori per la vendita delle sue banane comprendevano una clausola che vietava non solo di rivendere finché erano verdi le banane acquistate presso la United Brands, ma anche di vendere banane diverse da quelle che essa forniva e di rifornire grossisti stranieri. Questa era indubbiamente una clausola di esclusiva. Secondo l’avvocato generale, la clausola che vieta di rivendere le banane verdi, costituisce non solo un mezzo o una componente della posizione dominante, come il marchio, ma una conseguenza di questa posizione e, di per sé, un abuso.

2. Rifiuto di vendita opposto alla Olesen Un’impresa in posizione dominante non ha la facoltà di sospendere le forniture ad un vecchio cliente se gli ordini non presentano anormalità, il rifiuto di fornitura limita gli sbocchi a danno dei consumatori e provoca una discriminazione che può spingersi fino all’eliminazione dell’operatore. Il rifiuto di vendere alla Olesen costituisce un abuso vietato dall’art. 86.

3. I prezzi discriminatori Il prezzo corrisposto dallo stagionatore all’importatore praticato dalla UBC è un prezzo fissato in violazione delle norme sulla concorrenza per due ragioni. Innanzi tutto la disciplina comunitaria vigente per gli ortofrutticoli soggetti ad un’organizzazione di mercato non comporta l’obbligo di praticare prezzi di vendita uniformi. È comprensibile che i prezzi varino entro certi limiti da una settimana all’altra nello stesso paese o da un paese all’altro. Non è però comprensibile che nella stessa settimana si verifichino variazioni per un p1rodotto rigorosamente identico e sulla stessa piazza. In secondo luogo è lecito per un importatore tener conto delle differenze dei dazi doganali all’importazione nel prezzo che fattura ai clienti, se detti dazi non sono a suo carico? Gli stagionatori ne tengono certamente conto nei prezzi che praticano ai consumatori; questa è la finalità o quanto meno la conseguenza del dazio doganale. Però la United Brands pare ritenga che, poiché i grossisti che stagionano le sue banane possono rivalersi sui loro clienti del dazio della tariffa esterna comune nel Benelux, in Danimarca e nella Repubblica d’Irlanda, essa ha a sua volta il diritto di aumentare correlativamente il prezzo delle sue banane destinate a questi stagionatori; essa si comporta in pratica come se fosse lei a pagare o no i dazi all’importazione: ciò significa sfruttare abusivamente il mercato. Le discriminazioni hanno lo scopo di impedire agli stagionatori di vendere in Stati membri diversi da quelli in cui hanno la sede, giocando sulle differenze di prezzo.

4. I prezzi esagerati L’avvocato generale ritiene che, di fronte all’imposizione di prezzi di vendita non equi, in quanto eccessivi rispetto ai costi, la Commissione abbia, nell’ambito dell’art. 86, la facoltà di far ridurre d’autorità i prezzi, salva restando la sua facoltà di infliggere un’ammenda all’impresa in posizione dominante che ha commesso simile abuso.

Inoltre, appare poco convinto delle spiegazioni fornite in merito dalla UBC specialmente quelle riguardanti il caso dei prezzi praticati in Irlanda che ritiene invece essere un utile parametro per valutare il livello dei prezzi della UBC.

C. L’ammenda Mayras, per quanto riguarda l’ammenda, ritiene che si debba lasciare alla Commissione un potere discrezionale globale in una materia in cui i comportamenti sono strettamente connessi e le infrazioni si compenetrano. Allorché la Commissione decidesse di irrogare la massima ammenda contemplata dall’art. 15, 2° del regolamento n. 17/62, questo massimo può a sua volta variare in rapporto al fatturato dell’impresa nell’esercizio precedente l’infrazione. Questo milione di u.c. non rappresenta che il 2% del fatturato dell’impresa nel mercato in questione.

Per cui, secondo il suo parere l’importo dell’ammenda non è eccessivo e ne propone la conferma.

In conclusione, propone che sia respinto il ricorso e che le spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario, siano poste in solido a carico delle ricorrenti.

5. CONCLUSIONI DELLA CORTE DI GIUSTIZIA

Per potersi pronunciare in merito alla controversia, la Corte di Giustizia deve innanzi tutto verificare qual è il mercato di riferimento e, una volta individuato, determinare se la UBC si trovi effettivamente in posizione dominante.

a. Il mercato del prodotto Per quanto riguarda il mercato del prodotto, la Corte constata che per essere considerata oggetto di un mercato sufficientemente distinto, la banana deve potersi identificare grazie a caratteristiche specifiche che la contraddistinguono dall’altra frutta fresca cosi da renderla poco intercambiabile con quest’ultima e quasi insensibile alla concorrenza della medesima. Non vi è una inevitabile sostituzione stagionale; il consumatore può procurarsi questo frutto durante tutto l’anno, inoltre poiché la banana è sempre disponibile in quantità sufficienti, e sull’arco dell’intero anno che si deve valutare la sua sostituibilità con l’altra frutta fresca per stabilire il reciproco grado di concorrenza. Dagli studi sul mercato della banana inclusi nel fascicolo risulta che detto mercato non presenta, a lunga scadenza, elasticità incrociata di rilievo. Questo basso grado di sostituibilità è dovuto alle caratteristiche specifiche della banana e a tutti i fattori che influiscono sulla scelta del consumatore. Dal complesso delle considerazioni che precedono si desume che una grande massa di consumatori, per i quali il fabbisogno di banane è costante, non viene distolta in misura apprezzabile, dall’acquisto di questo prodotto a causa dell’arrivo sul mercato di altre frutta fresca, come pure che anche le punte stagionali influiscono solo per un periodo di tempo limitato o assai moderatamente sotto il profilo della sostituibilità. Ne consegue che il mercato della banana costituisce un mercato sufficientemente distinto da quello dell’altra frutta fresca.

b. Il mercato geografico Il mercato geografico individuato dalla Corte è lo stesso individuato dalla Commissione: la repubblica federale di Germania, la Danimarca, l’Irlanda, i Paesi Bassi e il Belgio-Lussemburgo. La Commissione prima e la Corte poi hanno ritenuto che le condizioni economiche che si riscontrano in questa parte della comunità consentono agli importatori-distributori di banane di vendervi normalmente i loro prodotti, senza che vi esistano barriere economiche particolari per la UBC

rispetto ad altri importatori-distributori; è invece opportuno, a loro avviso, escludere dal suddetto mercato geografico gli altri stati membri della comunità (Francia, Italia, Regno Unito), nonostante la presenza piuttosto notevole della UBC in questi stati, a motivo delle particolari circostanze attinenti ai regimi di importazione, alle condizioni di vendita e alle caratteristiche delle banane che vi sono vendute.

Una volta identificato il mercato bisogna comprendere qual è la posizione della UBC in detto mercato. Dato che l’esistenza di una posizione dominante deriva in generale dalla concomitanza di più fattori che, presi isolatamente, non sarebbero necessariamente decisivi, per stabilire se la UBC sia un’impresa in posizione dominante sul mercato di cui trattasi, occorre esaminare anzitutto la sua struttura, indi la situazione concorrenziale su detto mercato.

c. La struttura dell’UBC È opportuno esaminare le risorse della UBC e i suoi metodi di produzione, di imballaggio, di trasporto, di vendita e di presentazione del prodotto.

La UBC è un’impresa fortemente integrata in senso verticale; questa integrazione si riscontra in ciascuna fase del ciclo commerciale, dalla piantagione al caricamento su vagone o autocarro nei porti di sbarco, dalla maturazione ai prezzi di vendita a maturatori-distributori e a grossisti, grazie alla costituzione di una fitta rete d’agenti.

Dal 1967 la UBC ha imperniato la sua politica sulla qualità delle banane contrassegnate col marchio «Chiquita». Essa ha così raggiunto una posizione privilegiata, facendo della «Chiquita» la prima marca di banane sul mercato di cui trattasi, con la conseguenza che il distributore non può fare a meno di includerla fra i prodotti offerti al consumatore.

Poiché le reti di vendita della UBC comprendono solo un numero ristretto di clienti (gruppi importanti o distributori-maturatori), ne risultano semplificate la politica degli approvvigionamenti e le economie di scala. Dato che la sua politica di approvvigionamento è impostata -nonostante la produzione eccedentaria- sulla fornitura di banane Chiquita secondo criteri di parsimonia e talvolta di scarsità, la UBC si trova, nella fase della vendita, in posizione di forza.

Più sintomatico è che, nonostante le eventuali perdite della UBC, la clientela continua ad acquistare più merce presso quest’ultima, che pratica i prezzi più alti, e ciò costituisce un fatto caratteristico della posizione dominante, fatto la cui constatazione è decisiva nel caso in esame.

La somma dei vantaggi di cui gode la UBC le garantisce dunque una posizione dominante sul mercato di cui trattasi.

d. Sfruttamento abusivo della posizione dominante Secondo la Commissione la UBC ha abusato della propria posizione dominante nel mercato della banana in particolare assumendo tali comportamenti:

1. Vietando ai maturatori-distributori la rivendita di banane allo stato verde, incidendo sulla concorrenza;

2. Rifiutando di rifornire l’impresa Olesen; 3. Applicando prezzi discriminatori; 4. Applicando prezzi non equi.

La Corte ha accolto tutti i punti tranne il quarto, in quanto dichiara che la Commissione non ha sufficientemente provato i fatti e gli apprezzamenti in base ai quali essa ha constatato che la UBC avrebbe violato l’art. 86 del Trattato per aver imposto direttamente o indirettamente prezzi non equi nella vendita delle banane.

LA CORTE DICHIARA:

1. È annullato l’art. 1, lett. c), della decisione della Commissione «IV/26.699 Chiquita» del 17 dicembre 1975 (GU n. L 95, del 9 aprile 1976, pag. 1 e segg.).

2. L’importo dell’ammenda inflitta alla UBC e alla UBC B.V. è ridotto a 850 000 (ottocento cinquantamila) unità di conto da pagarsi nella moneta nazionale dell’impresa ricorrente avente sede nella Comunità, e cioè a 3 077 000 (tre milioni settantasette mila) fiorini olandesi.

3. La domanda è respinta negli altri capi. 4. Ciascuna delle parti sopporterà le spese da essa incontrate, ivi comprese quelle relative al

procedimento d’urgenza.

6. PARERI PERSONALI

Entrambe, dopo aver attentamente studiato la controversia, riteniamo che tre su quattro dei comportamenti abusivi siano stati provati dalla Commissione. Reputiamo che non ci siano prove sufficienti per ritenere che la UBC abbia praticato prezzi non equi in quanto eccessivi rispetto ai costi. L’onere della prova spettava alla Commissione e la sua spiegazione attraverso l’esempio Irlandese non ci ha convinte, pertanto concordiamo con il parere della Corte di Giustizia.

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