Sintesi per Esame di Sociologia dei processi culturali (unimi) Prof. Roberta Sassatelli, Tesi di laurea di Sociologia Dei Processi Culturali. Università Politecnica delle Marche
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marcovavassori18 giugno 2016
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Sintesi per Esame di Sociologia dei processi culturali (unimi) Prof. Roberta Sassatelli, Tesi di laurea di Sociologia Dei Processi Culturali. Università Politecnica delle Marche

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Risposte domande riepilogative/riassuntive complete ed integrate con appunti dei seguenti testi: - Per amore o per denaro - Hochschild - Stigma - Goffman - Prima lezione di sociologia - Bagnasco - Sociologia della cu...
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BAGNASCO

1. QUALI PROCESSI CARATTERIZZANO LA MODERNITA’? [La secolarizzazione si accompagna a una divisione funzionale delle sfere sociali. Nascono gli stati moderni e si sviluppa una moderna sfera economica. Tutto questo caratterizza la modernità che indica alcuni processi post-tradizionali.] In seguito al disincanto del mondo tre processi divengono essenziali al buon funzionamento della società:

A. Differenziazione funzionale → si tratta di una divisione del lavoro orientata all’individuazione analitica di singole funzioni e alla loro produzione ottimale. Per capire la società contemporanea dobbiamo comprendere la divisione del lavoro sociale (Durkheim) e l’intersecazione delle cerchie sociali (Simmel). B. Individualizzazione → ovvero l'incentivazione della peculiarità di ciascun individuo espressa nella pressoché unica combinazione di ruoli e preferenze che ciascun attore sociale assomma in sé, e lo sviluppo della nozione di individuo come entità separata, originale, e peculiare, da cui partono (e devono partire) le scelte e i valori - sino all'avvento di una vera e propria religione dell'individuo. C. Razionalizzazione → ovvero il prevalere di forme di pensiero e organizzazione efficientiste, che mirano perfezionare i mezzi per il conseguimento di fini dati mediante una suddivisione analitica e minuziosamente calcolata dei compiti. Ciò porta ad un enfasi sulla calcolabilità, la prevedibilità, la strumentalità, il formalismo, ecc.

Tutti e tre i processi si intrecciano con la stratificazione sociale (una struttura di posizioni sociali che nella modernità è relativamente stabile e che consente accessi differenziati alle istituzioni universalistiche della modernità) e la cultura moderna (l’insieme di valori, orientamenti cognitivi, codici emotivi – si dà preminenza all’individuo razionale e autonomo).

2. COS’È LA MODERNITÀ PER LA SOCIOLOGIA? La modernità è un concetto ideale per indicare il periodo storico sociologico in cui nascono gli stati moderni nazionali (enti monopolizzatori della violenza legittima) in cui si sviluppa una sfera economica basata sullo scambio di denaro. Fattore in parte scatenante della modernità è inoltre il processo di secolarizzazione per cui la religione viene confinata nel privato, sottomettendosi a quella che Durkheim chiama “la religione dell’individuo”. La coscienza collettiva diviene perciò un insieme di "modi di pensare e di sentire estremamente generali e indeterminati, che lasciano uno spazio crescente alle differenze individuali"; “libertà” “tolleranza” “razionalità” (tipici valori illumistici) non sono che ideali che prendono una vera forma solo quando rielaborati da una coscienza individuale in tutta la sua soggettività.

3. QUALI ISTITUZIONI CARATTERIZZANO LA MODERNITÀ? Le istituzioni moderne sono organizzazioni burocratiche che svolgono funzioni importanti per l’individuo quali la scuola che si occupa dell’educazione di massa, l’ospedale, in quanto responsabile della salute degli individui e quindi della società stessa, lo stato stesso è un’istituzione essenziale nella società moderna in quanto detentore del monopolio dell’uso della forza (attraverso l’esercito, la polizia ecc..). Come tutte le organizzazioni burocratiche, inoltre, esse sono tutte costituite da un apparato amministrativo burocratico e quindi da funzionari, doveri d’ufficio, gerarchie, competenze, qualificazione specializzata, stipendio, professione, carriera, separazione mezzi amministrativi.

4. DEFINISCI LA NOZIONE DI RAZIONALIZZAZIONE. COME È CONNESSA ALLE ORGANIZZAZIONI BUROCRATICHE? La razionalizzazione è il prevalere di forme di pensiero e organizzazione efficientistiche che mirano a perfezionare i mezzi per il conseguimento di fini dati mediante una suddivisione analitica e minuziosamente calcolata dei compiti. Le organizzazioni burocratiche non sono che la conseguenza materiale di questo processo; caratterizzate da prevedibilità,calcolabilità, impersonalità e ottimizzazione della somma delle forze, esse sono funzionali alla società moderna in particolare per la loro rigida disciplina che determina un’esecuzione esatta dell’ordine ricevuto in cui tutto il potenziale critico personale è incondizionatamente sospeso e l’attore sociale può perciò portare solo il compito a termine. [Il modello teorico della burocrazia comprende, come principali elementi: divisione specializzata dei compiti, regole che prescrivono come comportarsi in situazioni precise, struttura gerarchica che attribuisce poteri di comando e controllo, selezione dei funzionari etc. La logica che assicura efficienza è la prevedibilità dei comportamenti (standardizzazione e spersonalizzazione), che sono garanzie di applicazioni ripetute senza errori e quindi di affidabilità continuativa nel tempo.]

5. WEBER DISTINGUE TRA RAZIONALITÀ RISPETTO ALLO SCOPO E RAZIONALITÀ RISPETTO AI VALORI. DEFINISCI E ILLUSTRA Weber considera il crescente processo di razionalizzazione chiave di lettura fondamentale per leggere il passaggio dalla società tradizionale a quella moderna. Con “processo di razionalizzazione” intende una progressiva estensione dell’uso della ragione nell’interpretazione della realtà e nella organizzazione della vita sociale. Questa chiave di lettura da spazio ai soggetti e alla loro intenzionalità e Weber la analizza in più direzioni distinguendo tra:

A. Razionalità rispetto allo scopo → chi agisce secondo questo tipo di razionalità valuta razionalmente i mezzi in relazione agli scopi che si propone, considera gli scopi in relazione alle conseguenze prevedibili, paragona i diversi scopi possibili e considera come questi si rapportano fra di loro. Questo tipo di razionalità è ricalcata sull’azione razionale degli economisti. La diffusione di questo tipo di razionalità produce perdita di senso di autonomia. B. Razionalità rispetto al valore → agisce in questo modo chi si comporta in un certo modo per ragioni di principio, perché ritiene che tale comportamento è già comandato da un dovere, da un precetto religioso, da una causa che considera giusta, per cui si sente che non può comportarsi altrimenti e non si cura delle conseguenze che potranno derivarne. È una componente ulteriore e cruciale per l’analisi sociologica.

6. DEFINISCI LA NOZIONE DI DIFFERENZIAZIONE FUNZIONALE Il termine “differenziazione funzionale” si riferisce a una divisione del lavoro orientata all’individuazione analitica di singole funzioni e alla loro produzione ottimale. Durkheim individua la differenziazione come carattere fondamentale del mutamento sociale, essa investe l’insieme dell’organizzazione sociale. Alla sua origine vi è l’aumento della densità sociale che a sua volta fa si che aumenti la quantità di interazioni tra gli individui che via via sviluppano attività sempre più specializzate. Gli attori sociali restano così legati da necessità funzionali, da quella che Durkheim chiama “solidarietà organica”. A riprova di ciò egli nota che la differenziazione non cresceva nelle società tradizionali, basate invece su ciò che il sociologo chiama “solidarietà meccanica”, un insieme composto da costumi, credenze e forti valori comuni, confermati in rituali religiosi (le società erano tenute insieme da credenze e sentimenti condivisi). Il diritto nella società moderna è

restituivo (ristabilisce le condizioni compromesse), mentre nella società tradizionale era repressivo (puniva chi ha sfidato la sacralità dell’ordine morale).

7. LA DIFFERENZIAZIONE FUNZIONALE È COMPATIBILE CON LE GERARCHIE SOCIALI? FAI RIFERIMENTO A CLASSE E STATUS La differenziazione funzionale è quel processo che permette di passare da solidarietà organica a meccanica. È dovuto a un aumento della specializzazione nella produzione: la solidarietà diviene necessaria ed estesa. Gli attori sociali vengono identificati in base a quello che fanno. Nella realtà sociale vengono individuate alcune dimensioni strutturali o regolarità importanti che comprendono anche la classe e lo status (posizioni sociali): · Classe → la posizione occupata nelle relazioni di produzione,in relazione alla proprietà dei mezzi di produzione · Status → la posizione occupata nel sistema di riconoscimenti e onori in vigore in una certa cultura.

8. CONFRONTA LA NOZIONE DI CLASSE DI WEBER E QUELLA DI MARX Marx e Weber sono i sociologi che con più determinazione hanno posto la questione della stratificazione. La loro attenzione è principalmente diretta alla stratificazione che prende forma nell’economia, alla quale è propriamente riferito il termine classe sociale. Entrambi sono convinti che le società contemporanee sono società essenzialmente divise in classi.

A. Marx → ha insistito sulla decisiva centralità delle classi per spiegare il funzionamento e l’evoluzione della società. Ogni società è caratterizzata da particolari rapporti di produzione, da una struttura di classe polarizzata fra chi detiene i mezzi di produzione e chi ne è privo. Da questo derivano dei conflitti sistematici che segnano la direzione del cambiamento sociale: una nuova classe dominante emerge dal conflitto e cambia l’insieme dell’organizzazione sociale. Osservando l’organizzazione delle società concrete, Marx ha visioni più diversificate della struttura di classe, ma sostiene che si tratta di frazioni di classe, e che l’essenziale della struttura è costituito dalla coppia borghesia-proletariato (la prima spinge verso il basso la seconda che cresce e diviene sempre più omogenea). La teoria di Marx, però, viene spesso criticata in quanto essa prevede la rivoluzione del proletariato che genererà una società senza classi, enunciando quindi una legge dell’evoluzione sociale, un tipo di legge che raramente viene accettata dai sociologi di oggi. B. Weber → la classe è definita come una comune posizione di mercato. Esistono mercati diversi dove si presentano persone con differenti risorse e abilità da far valere. In relazione ai diversi mercati, si possono distinguere diverse posizioni di classe. Weber individua anche un’altra stratificazione, la stratificazione di ceto: si tratta della distribuzione del prestigio socialmente riconosciuto (vincolato a stile di vita e disposizioni politiche). Le classi sono in linea di principio aperte, i ceti, invece, tendono a chiudersi con barriere culturali o di costume.

9. COS’È IL FUNZIONALISMO? FAI RIFERIMENTO AL LAVORO DI DURKHEIM. Il funzionalismo è un tipo di teoria che fonda la sociologia su questo principio: se un fenomeno sociale persiste nel tempo allora tale fenomeno ha delle conseguenze importanti per il funzionamento della società. Nella sua formulazione più radicale, il funzionalismo immagina la società come un organismo, nel quale i diversi organi esistono per mantenerlo in vita. Secondo Durkheim, la società si basa completamente sulla divisione del lavoro. Ognuno dei suoi membri svolge delle funzioni che dipendono dalle altre. Questo forma un sistema solidale. Il sistema della

modernità, basato sulla divisione del lavoro, ha dato luogo a una moralità basata sulla religione dell’individuo e su un insieme di valori come la libertà, la razionalità e la tolleranza.

10. COS’È L’IMMAGINAZIONE SOCIOLOGICA? Il termine “immaginazione sociologica” è stato introdotto da Charles Wright Mills, sociologo della tradizione classica che indica con questo termine una particolare qualità della mente di fare ordine nell’ambiente sociale circostante, di percepire la trama sociale tessuta da attori sociali che spesso si fanno un’idea falsa della propria posizione. Per questo motivo l’individuo dotato di immaginazione sociale è inoltre in grado di riconoscere la sua condizione come simile a quella di qualunque altro attore sociale. In sostanza, questa qualità permette di comprendere come la società sia fatta e come funzioni per poterci vivere con consapevolezza e autodeterminazione. Secondo Mills, questa qualità è sempre più necessaria nella nostra attuale società dato la complessità che ha raggiunto. Questo concetto è inoltre estremamente innovativo in quanto Mills definisce l’immaginazione sociologica come una qualità della mente umana, smarcandola quindi dal patrimonio esclusivo dei sociologi, perché la sociologia è solo uno dei modi divedere la realtà. Esiste quindi una sociologia personale con cui la sociologia professionale deve fare i conti. Inoltre, senza una dose minima di immaginazione sociologica per l’attore sociale sarebbe impossibile vivere all’interno della società, ciò significa che ognuno applica quella di cui dispone e i sociologhi devono fare i conti con delle idee che gli attori sociali si fanno. (TEOREMA DI THOMASà situazione definita come reale ha conseguenze reali).

11. DEFINISCI E DISTINGUI TRA PARADIGMA POSITIVISTA E PARADIGMA DELL’AZIONE

Paradigma positivista → i fatti sociali vanno analizzati come cose. Anche le intenzioni e gli atteggiamenti degli attori sociali appaiono come credenze collettive osservabili nella propria oggettività. La sociologia non deve tradire la sua vocazione scientifica e deve analizzare i fatti sociali confrontandoli tra di loro in cerca di correlazioni che permettano di individuare il fenomeno A come causa del fenomeno B. • Paradigma dell’azione → qualsiasi fatto sociale deve essere analizzato come il prodotto di un insieme di azioni individuali. Boudon sintetizza questo paradigma con una formula: M=MmSM1 (fenomeno sociale = azioni individuali * situazione * insieme di dati). Questo chiama in causa l’intenzionalità degli attori sociali nella cui mente il sociologo deve immedesimarsi per spiegare il fatto sociale. Deve capire le motivazioni e arrivare a dire: se fossi stato al suo posto, avrei agito allo stesso modo.

Questi due paradigmi si differenziano in senso metodico: • il primo spiega i fenomeni sociali escludendo ogni riferimento alle disposizioni e alle motivazioni degli uomini • il secondo parte dal punto di vista degli attori dando valore al significato che questi anno al loro agire

12. MERTON NEGA E CORREGGE 3 POSTULATI DEL FUNZIONALISMO. ILLUSTRA. Merton era un funzionalista, immaginava quindi la società come un organismo, nel quale i diversi organi esistono per mantenerlo in vita. Questa rigida prospettiva secondo Merton si basa su tre postulati che vanno negati:

A. Postulato dell’unità funzionale della società → uno specifico elemento è ugualmente funzionale per l’integrazione di tutta la società → in realtà il grado di integrazione di una

società è una variabile empirica B. Postulato del funzionalismo universale → ogni forma culturale o sociale standardizzata ha necessariamente una funzione positiva → in realtà esse sono conseguenze funzionali alla società (considerata come unità) e ai sottogruppi che hanno potere sufficiente a conservare intatte queste forme. C. Postulato dell’indispensabilità → certe forme sociali sono indispensabili e specifiche per lo svolgimento di specifiche funzioni; un elemento invece può avere più funzioni e una funzione può essere svolta da elementi alternativi

13. QUALI SONO I 4 IMPERATIVI FUNZIONALI SECONDO PARSONS? Parsons, nella prospettiva funzionalista riprende la teoria per cui se un fenomeno sociale persiste nel tempo allora tale fenomeno ha delle conseguenze importanti per il funzionamento della società. Sempre Parsons definisce la società come un sistema stabile di interazione che si adatta nell’ambiente mantenendo nel tempo la sua struttura e i suoi confini; perché questo sia possibile devono essere assolti 4 imperativi funzionali:

A. Adattamento → procurare mezzi materiali per qualsiasi scopo B. Perseguimento dei fini → la fissazione e la realizzazione di obbiettivi generali C. Integrazione → mantenere fra loro connesse le diverse parti definendo diritti e doveri e applicando le norme D. Latenza→ il mantenimento nel tempo del modello assicurando la riproduzione biologica e materiale

14. QUALI SONO I 3 MODI DI INTEGRAZIONE DELL’ECONOMIA SECONDO POLANYI? Polanyi, scienziato sociale si è chiesto quale fosse il posto dell’economia nella società riferendosi ad essa come l’insieme di attività per la produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi. Secondo Polanyi esistono solo tre modi attraverso cui l’economia si integra all’interno della società:

A. Reciprocità → di cui facevano parte le economie arcaiche dove le famiglie producono più o meno tutto quello che consumano e hanno scambi limitati con le altre famiglie il cui legame viene consolidato dallo scambio con obbligo di restituzione regolato da regole rigide che se infrante generano reazioni forti perché mettono in dubbio il legame stesso tra le famiglie B. Redistribuzione → riconducibile a uno schema dove al centro confluiscono risorse di produzione e prodotti che vengono poi distribuiti ai membri della società. Perché questo sia possibile è necessario l’avvento di un forte sistema politico-amministrativo che gestisce i flussi dell’economia attraverso provvedimenti. C. Scambio di mercato → nasce nel XVIII secolo quando l’economia si differenzi dal resto della società con sue proprie istituzioni. All’interno di essa però troviamo ancora tracce degli altri due modi (ad es. il welfare per la redistribuzione)

15. QUAL È LA CARATTERISTICA DELLA STRUTTURA DELLA STRATIFICAZIONE SOCIALE NELLE SOCIETÀ CONTEMPORANEE OCCIDENTALI?

16. LA SOCIOLOGIA DLE BERUF PROPOSTA DA WEBER È UN ESEMPIO DI SOCIOLOGIA STORICA. DISCUTI. Weber ci offre l'esempio più classico di sociologia storica comprendente applicando la nozione di "agire sociale dotato di senso" allo sviluppo del capitalismo moderno. L'idea protestante della

"vocazione" viene considerata la precondizione dell'organizzazione economica capitalista. Da essa scaturisce l'idea di un lavoro che si basa sul profitto razionale e produttivo. Una simile etica del lavoro si è trasformata favorendo una preminenza della sfera economica su quella religiosa. Questo ha quindi promosso un atteggiamento utilitaristico e una razionalizzazione del lavoro. Le considerazioni di Weber sono partite dall'idea del Beruf: l'idea dell'eguale dignità tra le attività professionali e della natura religiosa della chiamata a una professione nella quale si attua la predestinazione fissata dalla volontà divina. L'idea del Beruf orienta a un metodico e impegnato lavoro in quanto gli uomini si devono impegnare poiché sono degli strumenti del volere di Dio. Essa però rappresenta anche una potente molla che spinge all'accumulazione capitalistica. Weber infatti ha detto che "l'ascesi protestante fu portata dalle celle dei monaci nella vita professionale e cominciò a dominare la morale laica. Essa cooperò alla costruzione di quel potente ordinamento economico che è il capitalismo".

17. DEFINISCI LA NOZIONE DI INDIVIDUALIZZAZIONE. CONNETTI IL TERMINE ALLE OSSERVAZIONI DI DURKHEIM. L'individualizzazione è uno dei processi che caratterizzano la modernità. Consiste nell'incentivazione delle peculiarità di ciascun individuo espressa attraverso la combinazione di ruoli e preferenze che ciascun attore sociale assomma a sé. Essa consiste anche nello sviluppo della nozione di individuo come entità peculiare, separata e originale da cui partono le scelte e i valori. Questo porta all'avvento di una vera e propria religione dell'individuo. Infatti, a seguito del processo di secolarizzazione (la religione si confina nella sfera privata), si è sviluppata una cultura moderna che punta l'attenzione sull'individuo razionale e autonomo. L'individualizzazione riconosce all'individuo la componente ultima e il valore irrinunciabile della vita di relazione. Secondo Durkheim, nella società moderna, l'individuo è diventato "la pietra di paragone con cui discutere del bene e del male", è diventato sacro, "quasi una divinità". Facendo riferimento ai suoi studi, il culto dell'individuo è da considerarsi come il solo sistema di credenze in grado di dare unità morale a una società altamente secolarizzata. Questo è dimostrato dal fatto che i crimini che destano maggiore sdegno sono proprio quelli contro la persona. Inoltre, con la diffusione della prigione e del diritto, la punizione stessa è oggi stata adattata alla necessità di rispettare in qualche modo la dignità umana anche di coloro che perpetrano un'offesa. Secondo Durkheim, l'individualizzazione si è sviluppata a seguito di un processo di differenziazione del lavoro che ha determinato il predominio dell'individuo all'interno della società moderna.

18. DEFINISCI E ILLUSTRA LA DIFFERENZA TRA SOCIOLOGIA MACRO E TRA S. MICRO

· Sociologia macro → analisi dei rapporti tra le diverse parti della società e sui processi attraverso i quali i modelli cambiano. Le grandi configurazioni sociali sono l’oggetto di indagine. È uno studio delle dimensioni dell’organizzazione sociale dando enfasi alla struttura sociale, alla riproduzione dell’rodine e a processi storici di lungo periodo. Esempi di sociologia macro sono il funzionalismo, il materialismo storico e la sociologia storica. · Sociologia micro → si occupa del comportamento in uno spazio ridotto tra persone che sono in rapporto immediato di interazione. Si concentra sull’interazione. È uno studio elle dimensioni dell’organizzazione sociale dando enfasi sull’azione individuale e sulla rielaborazione dei significati. Esempi di sociologia micro sono l’interazionismo e l’etnometodologia.

19. COSA STUDIA GOFFMAN? FAI ALMENO UN ESEMPIO

Mettendo a fuoco l’interazione faccia a faccia, Goffman cerca di considerare da un lato come l’identità si costruisca a partire da una serie di rituali (deferenza e contegno) di presentazione di sé e, dall’altro, come le cornici (frames) culturali che determinano le condizioni di tale presentazione possano essere create, mantenute e modificate nel corso dell’interazione. Goffman è il più noto sperimentatore della microsociologia. Il suo principale interesse ha riguardato come gli individui controllano le impressioni che gli altri hanno di loro. Per ognuno si tratta di fornire un’impressione favorevole, che possa produrre vantaggi. Questo avviene in una “rappresentazione di sé” che minimizza gli aspetti negativi. L’organizzazione della rappresentazione di sé richiede momenti di ribalta e momenti di retroscena. L’esigenza di alternanza per l’equilibrio personale si rivela nelle situazioni in cui questa è negata. Goffman ha condotto uno studio in un ospedale psichiatrico per dimostrare questo. L’ospedale psichiatrico era il luogo migliore per apprendere qualcosa sulla buona condotta perché qui le persone vi sono state rinchiuse proprio per la loro incapacità di comportarsi. Goffman ha dimostrato quanta sofferenza e quanta violenza sono legate al fatto di essere sempre in scena, e gli espedienti con cui i malati cercano di ricostruire un minimo di retroscena.

GRISWOLD

1. CHE COS’È IL DIAMANTE CULTURALE? Il diamante culturale è uno schema proposto da Griswold per studiare sociologicamente i problemi e i fenomeni culturali, ma soprattutto per capire le relazioni tra cultura e società. Questo modello viene utilizzato per analizzare i rapporti tra 4 elementi:

· Oggetti culturali → valori, simboli, credenze → un oggetto culturale è un significato condiviso incorporato in una forma. È un'espressione significativa che è udibile, tangibile, visibile etc. È il risultato di una decisione analitica che noi compiamo in quanto osservatori. · Creatori culturali → sistemi che producono e distribuiscono gli oggetti culturali. · Ricevitori culturali → persone che fanno esperienza della cultura e degli oggetti culturali. · Mondo sociale → il contesto in cui la cultura viene creata e sperimentata.

Gli oggetti culturali, così come chi li crea e chi li produce, non agiscono a vuoto ma in un contesto ben determinato: il mondo sociale. Il diamante culturale è uno strumento euristico volto a comprendere le relazioni tra oggetti culturali e mondo sociale. Il diamante culturale ha 4 punti e 6 legami. Esso non dice quale debba essere la relazione tra i vari punti ma soltanto che esiste una relazione. Una volta che abbiamo capito i punti e i legami specifici del diamante, possiamo dire di avere una comprensione sociologica di quell'oggetto culturale. 2. COSA SOSTENEVA ARNOLD A PROPOSITO DELLA “CULTURA”? Arnold concepiva la cultura nei termini del suo potenziale educativo. Egli sosteneva che la cultura rendeva le persone in grado di connettere la conoscenza, per esempio la scienza e la tecnologia, al comportamento e alla bellezza. In un certo senso la cultura può essere l’agente umanizzante che modera le conseguenze più distruttive della modernizzazione, come il materialismo sfrenato. Secondo Arnold, la cultura poteva rendere la civiltà più umana, restituendo “dolcezza e luce”, ridando cioè bellezza e saggezza. “la cultura è uno studio della perfezione”. La cultura è “quanto di meglio sia stato pensato e conosciuto da esseri umani”.

3. LE NOZIONI UMANISTE DELLA CULTURA SI OPPONGONO

TRADIZIONALMENTE A QUELLE SOCIOLOGICHE. DISCUTI. Secondo le nozioni umaniste della cultura:

· alcune culture e alcune opere culturali sono migliori di altre e la cultura ha a che fare con la perfezione. · la cultura si oppone alle norme prevalenti dell’ordine sociale. L’armonia tra cultura e società è possibile, ma raramente viene conseguita; · si teme che la cultura sia fragile, che possa essere “persa” o indebolita o estraniata dalla vita socioeconomica. La cultura quindi deve essere attentamente preservata, attraverso le istituzioni educative, ad esempio, e in archivi culturali come le biblioteche e i musei; · si attribuisce alla cultura un’aura di sacralità e ineffabilità, separandola dall’esistenza quotidiana.

La posizione della scienza sociale è diversa. Infatti: · evita valutazioni e opta per il relativismo. · parte dal presupposto di uno stretto legame tra cultura e società; · enfatizza la persistenza, la durata della cultura, piuttosto che la sua fragilità. La cultura è vista più come un’attività che come qualcosa che deve essere conservata in un archivio. La cultura non è ciò che giace nei musei, ma nei modi in cui i frequentatori dei musei e tutti gli altri vivono la loro vita; · la cultura può essere studiata empiricamente come ogni altra cosa. Gli scienziati sociali non considerano la cultura come una cosa sacra o diversa da ogni altra attività umana.

4. QUALI SONO LE 4 CARATTERISTICHE DELLE DEFINIZIONI SCIENTIFICO- SOCIALI DELLA CULTURA? La posizione della scienza sociale è:

· evita valutazioni e opta per il relativismo. · parte dal presupposto di uno stretto legame tra cultura e società; · enfatizza la persistenza, la durata della cultura, piuttosto che la sua fragilità. La cultura è vista più come un’attività che come qualcosa che deve essere conservata in un archivio. La cultura non è ciò che giace nei musei, ma nei modi in cui i frequentatori dei musei e tutti gli altri vivono la loro vita; · la cultura può essere studiata empiricamente come ogni altra cosa. Gli scienziati sociali non considerano la cultura come una cosa sacra o diversa da ogni altra attività umana.

5. COS’È UN OGGETTO CULTURALE SECONDO GRISWOLD? Un oggetto culturale si può definire come un significato condiviso incorporato in una forma. In altre parole, è un’espressione significativa che è udibile,o visibile, o tangibile, o che può essere articolata. Un oggetto culturale, inoltre, racconta una storia, e quella storia può essere scolpita, pubblicata o dipinta sul corpo. Si noti che lo status di oggetto culturale è il risultato di una decisione analitica che noi compiamo in quanto osservatori; non è qualcosa di intrinseco all’oggetto stesso. L’oggetto culturale è strettamente legato al ricevitore, al creatore, e al mondo sociale, secondo lo schema del diamante culturale ideato dalla Griswold.

6. LA CULTURA UMANA COMPLETA L’INCOMPLETEZZA GENETICA SECONDO GEERTZ. ILLUSTRA E DISCUTI. Secondo Geertz, l’uomo ha bisogno di fonti simboliche di illuminazione per trovare la sua strada nel mondo, perché quelle di tipo non simbolico, inserite nel suo corpo costituzionalmente, gettano

una luce troppo soffusa.

Se l’uomo non è diretto da modelli culturali (sistemi organizzati di simboli significanti) il comportamento dell’uomo sarebbe ingovernabile, un puro caos di azioni senza scopo e di emozioni in tumulto.

I codici genetici dell’uomo non danno info sufficienti alla sopravvivenza. Un gattino, una volta svezzato, potrebbe sopravvivere nelle foreste senza che altri membri della sua specie gli mostrino cosa fare, ma un bambino di 1 anno no. Gli umani devono imparare a vivere.

7. COSA SOSTIENE UNA TEORIA DEL RIFLESSO. DISCUTI IN RIFERIMENTO A 1) IL MARXISMO OPPURE A 2) IL FUNZIONALISMO. Le teorie di Marx e quelle del funzionalismo possono essere considerate come versioni di una stessa teoria del riflesso, una teoria che ci permette di capire che tipo di relazioni ci sono tra mondo sociale e oggetti culturali. La teoria del riflesso concepisce la cultura come un fedele riflesso della vita sociale. Secondo Marx, tutto ciò che chiamiamo cultura (politica, religione, arte etc.) è materiale. La teoria marxiana offre ipotesi circa la natura dei legami tra società e cultural la direzione causale e i principi della relazione tra i 2 termini. Essa semplifica le dimensioni del diamante culturale. Secondo Marx, la società è posta su una base fatta di forze materiali di produzione e delle loro fondamenta economiche. Questa materialità della struttura si riflette sulle sovrastrutture (cultura). I mutamenti alla base portano a cambiamenti nella sovrastruttura. Secondo il funzionalismo, la cultura riflette la società. Le società umane, per conservarsi, esprimono bisogni concreti e le istituzioni sociali sorgono per soddisfare questi bisogni. Ogni livello sociale fornisce input e riceve output da ogni altro livello. Ogni livello riflette ogni altro livello. Così la cultura riflette la società e la società riflette la cultura.

8. DISCUTI LA POSIZIONE DELLA CULTURA NEL MATERIALISMO STORICO. Secondo Marx, le idee dominanti di una società sono le idee della sua classe dominante. Queste idee e questi valori e pratiche culturali proteggono i suoi interessi e legittimano la sua posizione. La cultura è determinata dalla vita materiale di una società e dagli antagonismi di classe. Il materialismo storico di Marx dà precedenza al materiale rispetto all’ideale (vs idealismo → cultura = materializzazione delle idee). La religione, i valori, l’arte, le leggi e la cultura in generale sono i prodotti della realtà materiale e dovremmo analizzarli in quanto tali. La direzione della causalità è dalla terra al cielo e la ricerca culturale dovrebbe muoversi in questa direzione (vs idealismo). Il punto di partenza è sempre l’homo faber, gli uomini che lavorano attraverso la produzione.

9. COSA SOSTIENE LA SCUOLA DI FRANCOFORTE SULLA CULTURA MODERNA MERCIFICATA? Gli esponenti della scuola di Francoforte riesaminarono la teoria marxista e avanzarono una nuova teoria critica, che organizzava l’analisi culturale in funzione dell’obiettivo di una riforma sociale. Criticavano, dunque, i prodotti culturali di massa per essere divenuti semplici merci, che scoraggiavano la protesta sociale. La scuola di Francoforte utilizzava l’espressione “industria culturale” per sottolineare la natura antidemocratica della cultura “popolare”. La musica è un esempio di questa critica radicale della cultura popolare. Adorno, uno dei massimi esponenti della Scuola, ha accusato la musica popular, prodotta e distribuita dall’industria culturale, di essere una semplice ripetizione del già noto che delizia il pubblico per la sua familiarità e non certo per la sfida

del nuovo. Psicologicamente, il risultato è una regressione infantile piuttosto che un risveglio intellettuale. La preoccupazione della Scuola era che la gente sarebbe stata troppo stordita dai mass media per protestare, o anche solo accorgersi, quando le loro libertà fossero venute a mancare.

10. PERCHÉ L’IDEA CHE POSSIAMO LEGGERE UNA SOCIETÀ ATTRAVERSO LE SUE OPERE PUÒ ESSERE FUORVIANTE? FAI RIFERIMENTO AL LAVORO DI BAXANDALL. L’argomento della “testimonianza sociale” – l’idea che possiamo leggere una società direttamente attraverso le sue opere culturali – è spesso fuorviante. Gli oggetti culturali spesso idealizzano taluni aspetti dell’esperienza sociale, o sottolineano alcuni aspetti meno positivi per fare critica sociale. Secondo Platone, essi mettono in primo piano il sensazionale. Dunque, il modello puro dello specchio, in cui la struttura sociale e la cultura si adattano l’una all’altra e soddisfano reciprocamente i propri bisogni funzionali, sembra difficile da accettare. Lo storico dell’arte Baxandall suggerisce un modo per tradurre il modello riflessivo di base sul diamante culturale, in tutti i suoi punti e le sue connessioni. In uno studio sui pittori italiani del 15° secolo, Baxandall ha dimostrato come le opere di questi pittori riflettessero:

·Transazioni commerciali → il contratto tra pittore e cliente definiva l'ammontare di pigmenti costosi, la quantità di doratura etc. · Valori mutevoli→ la cosa importante del dipinto muta dai pigmenti alle abilità del pittore → cambiamenti negli stili di consumo dei ricchi + nuovo interesse il gusto · L’occhio dell’epoca→ capacità cognitiva e stile di un'epoca

In questa versione della teoria, la cultura non figura come riflesso diretto del mondo sociale, ma è piuttosto mediata dalle menti degli esseri umani.

11. WEBER NEGA CHE GLI UOMINI PERSEGUANO I PROPRI INTERESSI MATERIALI? Weber non intendeva negare che gli uomini perseguissero i propri interessi materiali, ma sosteneva che le loro idee, le loro culture plasmavano precisamente i modi in cui essi perseguivano questi interessi. In una celebre metafora, egli comparò il ruolo della cultura a quello di uno scambista ferroviario: “sono gli interessi (materiali e ideali), e non le idee, a dominare immediatamente l’agire dell’uomo. Ma le “concezioni del mondo”, create dalle “idee”, hanno spesso determinato – come chi aziona uno scambio ferroviario – i binari lungo i quali la dinamica degli interessi ha mosso tale attività” (Weber Sociologia delle religioni, 352). Così i calvinisti, ad esempio, avevano interessi materiali (guadagnarsi da vivere) e ideali (la salvezza). Un insieme di immagini religiose de mondo comprendenti le idee di vocazione e predestinazione determinarono i binari lungo i quali essi perseguirono tali interessi.

12. DISCUTI LA NOZIONE DI “CASSETTA DEGLI ATTREZZI” PER DEFINIRE LA CULTURA PROPOSTA DA ANN SWIDLER. Ann Swidler sostiene che le culture assomigliano a cassette degli attrezzi, nel senso che contengono fondamenti logici che sottendono linee d’azione differenti, a cui far riferimento in diversi contesti, senza che tali fondamenti siano necessariamente coerenti tra loro. Le persone hanno repertori culturali multipli, che utilizzano come fonte di suggestione a seconda delle esigenze, ma in maniera anche contraddittoria. Tuttavia, le contraddizioni non paralizzano le persone, perché le persone ricorrono a risorse ideologiche diverse in situazioni diverse. La sociologa si riferisce alla cultura come ad “una cassetta di simboli, repertori, pratiche, saperi, ricette e modi di fare le cose”.

13. COSA DICE HUNTINGTON DELLO SCONTRO DI CULTURE? La tesi esposta da Huntington, prima sulla rivista “Foreign Affairs” e poi sviluppata in un libro pubblicato l’anno seguente, sostiene che a partire dalla fine della guerra fredda, le linee di divisione del mondo contemporaneo sono diventate più culturali che economiche o politiche. Vi sono varie civiltà, radicate in culture religiose diverse che interpretano il mondo assai diversamente. Queste differenti interpretazioni producono conflitti di significato fondamentali. Il conflitto più grande è quello tra Islam e Occidente. La tesi di Huntington è stata ed è tuttora oggetto di un acceso dibattito, perché l’opposizione binaria tra Islam e Occidente è considerata semplicistica e offuscante.

14. A COSA SI CONTRAPPONE LA MODERNITÀ? La modernità ha prodotto forti reazioni culturali in 2 direzioni: il postmodernismo e il fondamentalismo.

· Postmodernismo → si applica alla cultura della società contemporanea. Se l’uomo moderno era caratterizzato da speranza e ansia, quello postmoderno è caratterizzato da una tranquilla assenza di illusioni. · Fondamentalismo → mentre la modernità è caratterizzata da una crescente secolarizzazione, il fondamentalismo difende gli ideali religiosi e i modelli sociali tradizionali. I fondamentalisti rifiutano categoricamente la modernità, o almeno certi aspetti della modernità. I cambiamenti sociali sembrano violare i loro valori più sacri.

15. QUAL È IL RUOLO DELLA RELIGIONE SECONDO DURKHEIM? La concezione della cultura come prodotto sociale trae origine dal lavoro di Durkheim che ha preso in considerazione la religione più primitiva - il totemismo. Il suo intento era quello di cogliere gli elementi costitutivi della religione, di trovare il fondamento di tutte le religioni e scoprire il bisogno umano che causa la credenza e la pratica religiosa. "La religione è alla base di tutte le categorie di pensiero e le categorie di pensiero e la religione sono tutte rappresentazioni collettive che esprimono realtà collettive". La società che fa nascere in noi il senso del divino in 2 modi:

· Attraverso il controllo su di noi che si manifesta nell'abilità di causare o inibire le nostre azioni · Attraverso la sua forza positiva → azione rinforzante

Quando un membro della società è in armonia morale con i suoi compagni, egli ha più forza, fiducia e coraggio, proprio come il credente che pensa di sentire lo sguardo di Dio. La società fornisce così un sostegno perpetuo alla nostra natura morale. Questo dimostra come "un'istituzione umana come la religione non può riposare sull'errore e sulla superstizione, ma deve rispondere a profondi bisogni umani". La religione non deriva da un totem o da un Dio, ma dall'esperienza del sociale. La religione è il sistema di idee attraverso cui le persone rappresentano la loro società.

16. COS’È UNA RAPPRESENTAZIONE COLLETTIVA E COME FUNZIONEREBBE LA CULTURA SECONDO QUESTA NOZIONE? Una rappresentazione collettiva è l’oggettificazione delle forme sociali di una società. Se vogliamo studiare un gruppo, dobbiamo studiare le rappresentazioni culturali che questo gruppo ha prodotto. I gruppi e le società hanno bisogno di rappresentazioni di sé stesse per ispirare sentimenti di unità e

solidarietà, e la cultura soddisfa questo bisogno. La cultura è una rappresentazione collettiva in due sensi. In primo luogo, gli oggetti culturali non sono semplicemente creati da un individuo geniale o ispirato da Dio, ma sono prodotti da individui che si relazionano ad altri individui. In secondo luogo, nei loro prodotti culturali, le persone rappresentano le loro esperienze di lavoro, di gioia, di paura e di amore.

17. CHE COS’È UNA SOTTOCULTURA? Una sottocultura esiste entro un più ampio sistema culturale e ha contatti con la cultura esterna. Entro il dominio della subcultura funziona un potente insieme di simboli, significati e norme comportamentali che sono vincolanti per i membri della subcultura. Una subcultura fa riferimento a preferenze di consumo ma anche a uno stile di vita. Le subculture sono prodotte da persone che interagiscono e sono state di grande interesse per i sociologi che si ispiravano all’interazionismo simbolico. Un esempio di subcultura sono gli adolescenti: essi hanno i mezzi per esprimere sé stessi attraverso il consumo e desiderano differenziarsi dagli altri gruppi.

Le subculture creano significato, producendo oggetti culturali significativi per i membri del gruppo e incomprensibili per gli estranei (spesso enfatizzano il contrasto).

18. I MERCATI CULTURALI SONO DIVERSI. ILLUSTRA CON ESEMPI. Un nuovo grande mercato porta alla diminuzione della specificità artistica di un genere, oppure porta ad una maggiore differenziazione culturale. I mercati influenzano la produzione culturale, ma non sempre escludendo o rigettando un oggetto culturale in favore di un altro: talvolta possono coesistere stabilmente mercati paralleli. Indipendentemente dalla stabilità di un sistema i mercati reagiscono al mutamento sociale.Sembra che anche nel caso dei mercati ci siano periodi di agitazione in cui sia il mondo sociale che i mercati culturali cambiano più velocemente.

>Caso della Country Music < Peterson ha studiato la produzione del cambiamento culturale nella musica country. Il sistema dell'industria culturale di questo genere di musica era inizialmente piccolo. C'era una spiccata omogeneità di stile di vita tra artisti e pubblico. Il mutamento sopraggiunse con Elvis che minacciò questo mercato con il suo enorme successo. I cantanti country si riunirono nella CMA che ebbe un enorme successo (per proteggersi "dall'attacco" di Elvis). Questo ebbe alcune conseguenze: per soddisfare un pubblico più ampio, si preferirono espressioni del suono country più di altre, adeguandosi alle richieste di mercato (si sviluppa, per esempio, il country rock). Quindi, questo mercato ha fatto diminuire la specialità artistica di un oggetto culturale.

19. I GRANDI SUCCESSI SONO IMPREVEDIBILI. ILLUSTRA IN RIFERIMENTO ALLO STUDIO DEI BIELBY. È quanto sostengono nella loro analisi su come i programmatori dei network televisivi sviluppano pacchetti interpretativi per promuovere idee da sviluppare come serie di prima serata. Gli autori- produttori elaborano una quantità di idee per possibili serie che potrebbero essere sviluppate dai network, poi presentano questi programmi ai dirigenti dei network. Non c’è relazione tra il modo in cui il programma viene presentato e quale sarà il suo piazzamento finale (successo di mercato); i successi sono tutti imprevedibili.

20. POSSIAMO PARLARE DI PUBBLICO O MEGLIO PARLARE DI PUBBLICI? PERCHÉ?

Possiamo parlare di pubblici perché la ricerca sociale conferma ciò che l’osservazione comune mostra: diversi tipi di persone guardano, comprano, amano, usano, leggono e credono in diversi oggetti culturali. Una grande massa di ricerche ha confermato la stratificazione culturale. Gli strati sociali differiscono nell’ampiezza della loro partecipazione alla cultura.

Si preferisce parlare di pubblici perché si sottolinea il carattere socialmente variegato e organizzato della ricezione: più che di individui massificati, il pubblico è composto di molti gruppi tra loro diversi dal punto di vista dei media e dei generi che preferiscono o per la loro specifica posizione culturale e sociale che fornisce diverse ottiche interpretative.

21. ALCUNI AUTORI PARLANO DI “CULTURA DI MASSA”, ALTRI DI “CULTURA POPULAR”. COSA VOGLIONO DIFFERENTEMENTE SOTTOLINEARE CON QUESTI TERMINI? · Cultura di massa → l’industria culturale è la tecnologia per produrre intrattenimento di massa.

Questo si basa su un minimo comune denominatore di gusto che enfatizza l’aspetto relativo allo spettacolo su quello morale allo scopo di catturare una porzione di mercato che sia più grande possibile. I prodotti di questa cultura di massa rendono i loro ricevitori apatici, intorpiditi e insensibili alla tirannia politica. Un esempio di studio su questa cultura di massa è stato condotto da Wertham che ha analizzato l’impatto di questa cultura sui bambini. Wertham ha sottolineato come i fumetti contribuiscono all’ignoranza, alla delinquenza e alla perversione sessuale.

· Cultura popular → la cultura è pubblica, è la cultura delle persone comuni. Comprende prodotti della cultura di massa come spettacoli televisivi e riviste. Enfatizza anche la saggezza, il senso comune, i valori, i modelli di vita della gente. La rivalutazione della cultura di popolare è stata avviata negli anni ’60 quando gruppo precedentemente ignorati e dominati cominciarono a chiedere il rispetto che non avevano prima. La cultura popular emerge in 2 modi: attraverso la ricerca di significati nascosti all’elite e attraverso il fatto che il ricevitorie di tali significati è considerato capace di costruire significati sovversivi.

STIGMA

1. Cos'è lo stigma? Lo stigma è un attributo dispregiativo che pone un individuo in una situazione di esclusione dalla piena accettazione sociale, ad esempio una mancanza, un limite o un handicap. Esso si configura come una frattura tra l'identità sociale virtuale, ovvero la categoria a cui attribuiamo la persona sulla base di requisiti da noi fissati, e l'identità sociale attuale, ovvero la categoria a cui realmente appartiene questa persona e gli attributi che le si danno legittimamente. (Vi sono diverse forme di discrepanza tra identità sociale virtuale e quella attuale: una spinge a riclassificare un individuo, mentre l'altra spinge a cambiare giudizio sulle prospettive di avanzamento sociale dell'individuo.) Lo stigma va preso in relazione al contesto: un attributo che stigmatizza una persona può essere accettato quando si riferisce a un'altra. Lo stigma costituisce un genere particolare di rapporto tra l'attributo e lo stereotipo che abbiamo di come un individuo dovrebbe essere, ma ci sono comunque attributi importanti che sono quasi sempre fonte di discredito.

2. Descrivi i 3 tipi di stigma individuati da Goffman: Goffman individua 3 tipi di stigma: il primo è quello fisico, il secondo sono gli aspetti criticabili del carattere, come la mancanza di volontà, le passioni sfrenate o la disonestà, aspetti che sono dedotti

dalla conoscenza di malattie mentali, uso abituale di stupefacenti, condanne penali, alcolismo, omosessualità, tentativo di suicidio e disoccupazione. Infine vi è il terzo tipo di stigma, quello tribale, legato alla razza, alla religione e alla nazione, che può essere trasmesso di generazione in generazione; è il caso di stigmatizzazione per esempio di uno straniero. In tutti questi casi un individuo possiede una caratteristica su cui si focalizza l'attenzione di coloro che lo conoscono alienandoli da lui.

Risposta alternativa: Goffman individua 3 tipi di stigma: il primo è quello fisico, il secondo sono gli aspetti criticabili del carattere, come la mancanza di volontà, le passioni sfrenate o la disonestà, aspetti che sono dedotti dalla conoscenza di malattie mentali, uso abituale di stupefacenti, condanne penali, alcolismo, omosessualità, tentativo di suicidio e disoccupazione. Infine vi è il terzo tipo di stigma, quello tribale, legato alla razza, alla religione e alla nazione, che può essere trasmesso di generazione in generazione; è il caso di stigmatizzazione per esempio di uno straniero. In tutti questi casi lo stigma possiede le stesse caratteristiche sociologiche, infatti un individuo che potrebbe essere accolto ed accettato normalmente, possiede una caratteristica su cui si focalizza l'attenzione di coloro che lo conoscono alienandoli da lui.

3. Che rapporto sussiste tra normalità e anormalità? I concetti di normalità e anormalità non sono univoci, poiché sono determinati dalla società. Possiamo definire normali coloro che si comportano secondo quanto stabilito dalla società e che non si discostano dai comportamenti che ci si aspetta da loro. Il rapporto che sussiste tra normalità e anormalità parte dalla credenza dei normali che la persona con uno stigma non sia proprio umana. I normali praticano diverse specie di discriminazione nei confronti di chi possiede uno stigma creando una ideologia per spiegarne l'inferiorità. Lo stigmatizzato può sentirsi come una persona normale, che merita opportunità e riconoscimenti, oppure può avvertire il fatto che i normali non lo trattino come tale, dunque può percepire il suo attributo come marchio diffamante, oppure rendersi conto di non avere gli attributi richiesti.

4. Quali sono le strategie a disposizione degli stigmatizzati per far fronte allo stigma? Lo stigmatizzato può rispondere alla sua situazione in tre modi principali: se possibile, potrà fare un tentativo diretto per correggere ciò che ritiene sia causa della sua mancanza, come quando una persona deforme ricorre alla chirurgia plastica. La seconda strategia a cui lo stigmatizzato può ricorrere consiste nel modificare la sua condizione indirettamente, facendo attività da cui solitamente coloro che possiedono il suo stigma sono esclusi. È il caso di uno zoppo che si sforza di imparare a nuotare. Infine lo stigmatizzato può reagire alla sua situazione rompendo con la realtà e con la comunità dei normali e servendosi di una interpretazione non convenzionale del suo stigma, ad esempio considerando le sue sofferenze come un privilegio nascosto per conoscere la vita e la gente.

5. Cosa sono i contatti misti? In quali circostanze possono verificarsi? I contatti misti sono i momenti in cui un individuo stigmatizzato ed uno normale si incontrano. I contatti misti possono verificarsi quando entrambi si trovano nella stessa situazione sociale, ovvero in immediata presenza fisica, sia durante una conversazione sia in compresenza di una folla anonima. Si tratta di incontri che possono essere casuali o meno, e sia le persone normali che gli stigmatizzati tendono ad organizzarsi in modo da evitarli. Probabilmente, questo tentativo avrà conseguenze più dolorose per lo stigmatizzato.

6. Come può reagire lo stigmatizzato nelle situazioni di contatti misti? Durante i contatti misti lo stigmatizzato potrebbe vivere una condizione di insicurezza, poiché non sa se l'atteggiamento del nuovo conoscente sarà di rigetto o di accettazione. E anche laddove lo stigmatizzato venga accettato, esso avrà comunque la sensazione di non sapere cosa gli altri pensino davvero di lui. Probabilmente si sentirà sotto i riflettori e avrà imbarazzo di sé, si chiuderà in se stesso. Lo stigmatizzato potrebbe temere che i suoi comportamenti vengano interpretati come espressione diretta della sua diversità, (come nel caso della ragazza invalida soccorsa dalle donne che presupponevano fosse caduta dai pattini perché invalida, e non a causa di un fattore occasionale come una pietra). Quando lo stigmatizzato è screditato, è probabile che egli consideri la compagnia dei normali come una violazione della sua intimità. Può darsi invece che lo screditato reagisca con ostilità, invece che con sottomissione, oppure che alterni i due tipi di reazione.

7. Chi è il rappresentante del gruppo interno? Il rappresentante di un gruppo di stigmatizzati è un membro della loro stessa specie che ha il compito di convincere l'opinione pubblica a definire la categoria in questione con termini e modi più civili, e di essere un portavoce che espone le esigenze degli stigmatizzati, ricorda la loro esistenza al pubblico e cerca di sensibilizzarlo sulla loro situazione e condizione. Colui che funge da rappresentante è di solito il membro che ha maggiore capacità oratoria, è più conosciuto, o ha più rapporti rispetto ai suoi compagni. Può diventare automaticamente rappresentante anche lo stigmatizzato che riesce a raggiungere una posizione professionale o politica tanto alta da diventare esempio rappresentativo di tutti i membri del gruppo di cui fa parte.

Risposta alternativa: Il rappresentante di un gruppo di stigmatizzati è un membro della loro stessa specie che ha il compito di convincere l'opinione pubblica a definire la categoria in questione con termini e modi più civili, e di essere un portavoce che espone le esigenze degli stigmatizzati, ricorda la loro esistenza al pubblico e cerca di sensibilizzarlo sulla loro situazione e condizione. Colui che funge da rappresentante è di solito il membro che ha maggiore capacità oratoria, è più conosciuto, o ha più rapporti rispetto ai suoi compagni. Può diventare automaticamente rappresentante anche lo stigmatizzato che riesce a raggiungere una posizione professionale o politica tanto alta da diventare esempio rappresentativo di tutti i membri del gruppo di cui fa parte. Vengono definiti “eroi dell’adattamento” perché dimostrano che gli individui stigmatizzati di una certa specie possono essere brave persone e raggiungere gli stessi obiettivi delle persone normali. Sono un modello di “normalizzazione”.

8. Chi è il saggio? Quale ruolo può svolgere? Il saggio è un individuo normale che per motivi particolari è comprensivo e partecipe della vita degli stigmatizzati, e viene da loro accettato all'interno della loro categoria, spesso come membro onorario. I saggi possono essere, per esempio, persone che lavorano in un ambiente che si occupa dei bisogni degli stigmatizzati come i terapisti, ma anche dei semplici baristi di un bar per omosessuali. Il gruppo dei saggi può anch'essere costituito da persone che sono in contatto con gli stigmatizzati attraverso strutture sociali, è il caso per esempio di una moglie di un malato di mente o la figlia di un ex detenuto, costrette a condividere parte del discredito della persona stigmatizzata con la quale hanno legami. Il saggio offre un modello di "normalizzazione", dimostrando come i normali possano trattare gli stigmatizzati come se essi non lo fossero. Il rapporto tra lo stigmatizzato e il saggio è talvolta difficile, perché lo stigmatizzato teme che il saggio si rapporti a lui con

pregiudizio, e allo stesso tempo il saggio teme di non riuscire ad essere accettato dallo stigmatizzato e dal suo gruppo.

9. Spiega che cos'è la carriera morale per uno stigmatizzato. La carriera morale è un processo di socializzazione dello stigmatizzato costituito dai cambiamenti nella concezione di sé. Attraverso la carriera morale, lo stigmatizzato impara e interiorizzare il punto di vista delle persone normali ed acquisisce la consapevolezza di avere uno stigma.

Risposta alternativa: La “carriera morale” è un’esperienza conoscitiva che riguarda una particolare minorazione, all’interno della quale si registrano cambiamenti della concezione di sé. È un processo di socializzazione nella quale una prima fase è costituita dal momento in cui lo stigmatizzato impara e interiorizzare il punto di vista delle persone normali ed acquisisce la consapevolezza di avere uno stigma, una seconda fase è invece costituita dalla reale assunzione dettagliata di consapevolezza dello stigma e delle conseguenze che ne derivano.

10. Quali sono i modelli di carriera morale? Identifichiamo 4 modelli di carriera morale, ovvero percorsi tramite i quali lo stigmatizzato entra in contatto con il suo stigma. Un primo modello riguarda coloro che hanno uno stigma fin dalla nascita e, dunque, imparano a conoscere il loro stigma nello stesso momento in cui interiorizzano i criteri di paragone comuni con i quali non possono misurarsi (es. orfano). Il secondo modello riguarda uno stigmatizzato che cresce in una cerchia di affetti che crea una campana protettiva al fine di spingerlo a considerarsi normale, ma prima o poi egli si scontrerà con la sua diversità e ne diventerà consapevole tramite esperienze difficili, come l'ingresso alla scuola pubblica, i rapporti con l'altro sesso e la ricerca di lavoro. Un terzo modello riguarda coloro che diventano stigmatizzati in una fase avanzata della loro vita, per esempio coloro che vengono colpiti da un handicap fisico in età matura. Essi sono generalmente portati all'autodisapprovazione, in quanto hanno già appreso tutto riguardo alle persone normali e stigmatizzate, ma ora da normali si trovano nella situazione opposta. Infine, il quarto modello si riferisce a coloro che all'inizio sono socializzati in una comunità estranea che non considera lo stigma come tale. Quando ci si sposta e si cambia società, lo stigma diventa un problema e lo stigmatizzato deve imparare a relazionarsi con chi ora lo considera diverso.

11. Che cosa sono i cicli di affiliazione? I cicli di affiliazione sono l'alternarsi di momenti in cui la persona con stigma si sente di appartenere al gruppo interno con momenti in cui non si sente o non vuole sentirsi parte del gruppo interno. Attraverso i cicli di affiliazione la persona giungerà ad accettare le particolari occasioni di partecipare al gruppo interno o giungerà a respingerle dopo un primo momento di accettazione. Questi cicli si presentano quando un individuo apprende di dover accettare un determinato stigma ch'egli possiede. In questa situazione è possibile che i suoi compagni di sventura siano apertamente stigmatizzati e quindi non trattati come la persona normale che lui crede di essere e, in più, avranno anche altri attributi con cui egli troverà difficile identificarsi. Dunque si avrà una frequente oscillazione nell'appoggio di questo individuo alle persone che si trovano nella sua stessa situazione, così come anche nelle credenze riguardo la natura del suo gruppo e quella dei normali.

Risposta alternativa: I cicli di affiliazione sono l'alternarsi di momenti in cui la persona con stigma si sente di appartenere al gruppo interno ne condivide i valori e il modo di essere con momenti in cui non si sente o non vuole sentirsi parte del gruppo interno perché vorrebbe sentirsi normale, per paura di rimanere “ghettizzato”. Si parla di cicli perchè è proprio un’alternanza di momenti. Attraverso i cicli di affiliazione la persona giungerà ad accettare le particolari occasioni di partecipare al gruppo interno o giungerà a respingerle dopo un primo momento di accettazione. Questi cicli si presentano quando un individuo apprende di dover accettare un determinato stigma ch'egli possiede. In questa situazione è possibile che i suoi compagni di sventura siano apertamente stigmatizzati e quindi non trattati come la persona normale che lui crede di essere e, in più, avranno anche altri attributi con cui egli troverà difficile identificarsi. Dunque si avrà una frequente oscillazione nell'appoggio di questo individuo alle persone che si trovano nella sua stessa situazione, così come anche nelle credenze riguardo la natura del suo gruppo e quella dei normali.

12. Spiega cos'è l'informazione sociale nello studio dello stigmatizzati: l'informazione sociale riguarda l'individuo, le sue caratteristiche e il modo in cui le trasmette agli altri. L'informazione sociale è concretizzata dall'individuo, ovvero viene trasmessa da egli stesso in presenza di altri, i riceventi di tale messaggio, mediante espressione corporea. Alcuni segni che trasmettono l'informazione sociale vengono cercati e ricevuti in modo abitudinario. Tali segni sono chiamati simboli.

13. Cosa sono i simboli di status? I simboli di status, o simboli di prestigio, sono un tipo di segni che trasmettono un'informazione sociale che può confermare una particolare pretesa al prestigio, all'onore o ad una posizione di classe desiderabile. Opposti ai simboli di status sono i simboli di stigma, cioè quei segni che trasmettono una informazione sociale denigratoria rispetto alla persona. Ci sono poi i simboli distruttori dell'identità, cioè quelli che tendono a spezzare un quadro che altrimenti sarebbe coerente, e creano profondi dubbi sul valore dell'identità virtuale. Risposta alternativa: I simboli di status sono un tipo di segni che trasmettono un’informazione sociale, l’informazione sociale è l’informazione che riguarda un individuo e le sue caratteristiche, in opposizione agli stati d’animo, ai sentimenti o alle interazioni che egli può avere in un particolare momento e il modo in cui le trasmette agli altri. L’informazione è riflessibile e concretizzata dall’individuo, ovvero trasmessa dall’interessato attraverso un’espressione corporea in presenza d’altri. Alcuni segni che trasmettono l’informazione, vengono cercati e ricevuti in modo abitudinario, tali segni sono chiamati simboli di status.

14. Cosa si intende per visibilità, conoscenza e interferenza dello stigma? Visibilità, conoscenza e interferenza dello stigma sono dei concetti connessi all'informazione sociale che potrebbero essere confusi tra loro, ma che sono ben distinti. La visibilità è il modo di adattare lo stigma per comunicare agli altri che l'individuo è stigmatizzato. I termini più generali "percettibilità" o "evidenza" sarebbero forse più esatti. Uno stigma può essere più o meno visibile (lo stigma di un ex malato mentale non è immediatamente visibile, a differenza di quello di un cieco). Se lo è meno, sarà più facile per lo stigmatizzato rapportarsi con gli altri. La conoscenza di uno stigma dipende da un altro fattore che va aggiunto alla visibilità. Una persona normale può conoscere uno stigma che non è immediatamente visibile, e tale conoscenza può

basarsi su pettegolezzi, o su un contatto precedente nel corso del quale lo stigma era visibile. Diversa ancora è l'interferenza di uno stigma. Uno stigma non immediatamente visibile può avere una notevole interferenza nel flusso dell'interazione. Al contrario, un altro stigma immediatamente visibile può interferire poco nel corso dell'interazione con gli altri. Se per esempio un partecipante a una riunione è in carrozzella, ha quindi uno stigma visibile, il suo stigma avrà una minore interferenza nei momenti in cui tutti saranno seduti intorno al tavolo della riunione.

15. Spiega cosa intende Goffman per riconoscimento o accertamento cognitivo. Con questa espressione Goffman definisce l'atto percettivo di situare una persona sia in una specifica identità sociale sia in una specifica identità personale. Il riconoscimento cognitivo è semplicemente un atto di percezione, a differenza di quello sociale che invece definisce la parte che l'individuo gioca nel rituale della comunicazione. L'accertamento cognitivo costituisce per esempio la funzione cui sono notoriamente tenuti i guardiani o i portieri, ma anche cassieri di banca nei confronti dei clienti. Quando il gruppo di persone che conosce l'identità sociale di un individuo è più grande di quello che lo conosce personalmente, si parla di "fama". Si parla, invece, di 'cattiva fama' o 'infamia' quando molte persone conoscono le cattive azioni dell'individuo senza averlo conosciuto personalmente.

16. Spiega cosa intende Goffman per passaggio. Il passaggio è il momento in cui una persona stigmatizzata si trova, nella realtà o nell'intenzione, nelle condizioni di essere considerata normale. Dal momento che essere considerati normali è una ricompensa, quasi tutti coloro che potranno compiere il passaggio, cercheranno di farlo, cercheranno quindi di gestire l'informazione sul proprio stigma in modo che ciò avvenga. Talvolta invece il passaggio è inevitabile, come quando lo stigma si riferisce a parti del corpo che devono essere normalmente coperte, come nel caso di un individuo castrato. Alcuni parlano di "ciclo naturale del passaggio": la prima fase è quella di non consapevolezza (chi compie il passaggio non se ne rende conto); da qui si va al passaggio non voluto, di cui la persona si accorge solo quando sta per compiersi; poi c'è il passaggio "per divertimento" (ci si finge ciò che non si è, ad esempio in vacanza); infine c'è la scomparsa, cioè il passaggio definitivo (solo lo stigmatizzato conosce il proprio stigma).

17. Quali situazioni può trovarsi a vivere chi decide di compiere il passaggio?

Tramite il passaggio lo stigmatizzato cerca di essere normale, nascondendo il proprio stigma. Tale passaggio causa una serie di problemi che colui che lo compie si trova ad affrontare: - può trovarsi in una situazione di ansia perché sa di poter essere smascherato oppure ricattato. - può sentirsi diviso tra due principi: da una parte non si sente di appartenere al gruppo dei normali, dall'altra sente di aver tradito il gruppo interno degli stigmatizzati perché ha fatto finta di non essere uno di loro. - è possibile che lo stigmatizzato diventi un osservatore critico delle situazioni sociali, troppo attento ai dettagli a cui le persone normali non fanno neanche caso.

18. Cosa sono le tecniche per il controllo dell'informazione? Le tecniche per il controllo dell'informazione sociale sono delle strategie alle quali lo stigmatizzato può ricorrere per controllare e gestire meglio la sua informazione sociale.

19. Quali sono le tecniche per il controllo delle informazioni più comuni?

Identifichiamo 4 tecniche per il controllo dell'informazione sociale: 1. nascondere o cancellare tutti quei segni che sono simboli di stigma. Per esempio i drogati che provano a non bucarsi sulle braccia in modo che non si vedano i segni. 2. usare dei mezzi di dis-identificazione, ovvero acquisire una diversa identità per sembrare qualcun altro. 3. presentare i segni dello stigma come segni di un altro attributo che è meno soggetto ad essere identificato come stigma. Per esempio una persona debole di udito che cerca di dare l'impressione di essere solo distratta. 4. dividere il mondo tra persone, molte e numerose, a cui non si rivela niente e poche persone, a cui si dice tutto.

20. Perché lo stigmatizzato si trova in una posizione di ambivalenza nei confronti del proprio io? L'identità dell'io è il sentire soggettivo della propria situazione, del proprio carattere, che ciascuno di noi arriva ad ottenere attraverso l'elaborazione delle diverse esperienze di vita che sperimenta. Chi porta uno stigma molte volte si trova in una posizione di ambivalenza nei confronti del proprio io, poiché egli apprende i requisiti dell'identità normale, li applica a se stesso ma, siccome ha uno stigma, non riesce a metterli in pratica fino in fondo. Tale ambivalenza si esprime per esempio nel fatto che, di fronte a chi ha uno stigma più evidente del suo, lo stigmatizzato può adottare gli atteggiamenti che le persone normali mettono in atto nei suoi confronti. Legato a questa ambivalenza è il problema della scelta dei rapporti sociali, e cioè se la scelta che l'individuo fa degli amici o del coniuge avviene all'interno del suo gruppo oppure al di fuori di esso. Lo stigmatizzato, quindi, non si identifica con altre persone con stigma ma non riesce nemmeno a distaccarsi completamente da loro.

HOCHSCHILD “PER AMORE O PER DENARO”

1. Cosa intende A.R. Hochschild con il termine “cultura della freddezza”? Con il termine “cultura della freddezza” Hochschild intende una trasformazione nel modo di attribuire e vivere i sentimenti, che diventa sempre più freddo e analitico. Hochschild fa un’analogia tra il cambiamento della concezione del capitalismo, essendo prima un fenomeno legato alla religione e diventando poi prettamente economico, e quello del femminismo. Il femminismo, movimento sociale in origine concentrato sulla parità dei diritti sociali e politici tra uomo e donna, sposta l’attenzione alla sfera dei sentimenti chiedendo parità tra i sessi anche nel modo di viverli. La donna, che tradizionalmente aveva sempre avuto un approccio più caldo ai sentimenti, ora vuole cambiare e provare emozioni in modo più freddo e analitico, come tipico tra gli uomini. Come prova delle sue affermazioni Hochschild porta vari manuali di auto-aiuto sentimentale per donne. Come conseguenza di questo “raffreddamento” oggi si può notare come le questioni sentimentali non vengano più risolte in famiglia o tra amici ma sempre più spesso si ricorre a specialisti, terapisti e psicologi formati e pagati, che analizzano in modo freddo e oggettivo la relazione e danno consigli.

2. Discuti il legame tra femminismo e spirito commerciale della vita intima. Femminismo da una parte e risvolti all’interno della rete famigliare e dell’organizzazione dei

sentimenti dall’altra: (pag. 33) - “il femminismo rappresenta per lo spirito commerciale della vita intima quello che il protestantesimo fu per lo spirito del capitalismo, l’uno legittima l’altro, il secondo prende a prestito dal primo ma allo stesso tempo concorre a modificarlo”. Lo spirito commerciale della vita intima evidenzia un ritorno al parallelismo con lo spirito ascetico del protestante: (pag. 34) - “l’autocontrollo ascetico che il vecchio capitalista (abnegazione del suo lavoro) esercita sui propri risparmi la donna del XXI secolo lo applica al proprio appetito, al corpo all’amore (ha una visione di tipo razionale-strumentale quindi, cfr Weber, azione diretta allo scopo)” (pag. 34) - “La dedizione… avere tutto” (cioè avere una vita sentimentale soddisfacente, avere una vita sessuale soddisfacente, avere una vita/identità professionale soddisfacente; anche il capitalista vorrebbe avere tutto, la situazione ideale per un capitalista sarebbe avere il monopolio infatti). Per spirito commerciale della vita intima si intende un tipo di relazione non un modo di organizzazione, cioè non è che la vita intima viene organizzata sulla base di queste leggi economiche della domanda e dell’offerta, quello che viene ad essere influenzato a livello di vita intima è il modus di relazionarsi tra gli attori (si tratta di una differenza sottile ma sostanziale); cioè quando parliamo di aspetti commerciali della vita intima non ci stiamo riferendo ad un mercimonio ma all’approccio alla relazione da parte della donna (fondamentale per capire di cosa sta parlando Hochschild) Esempio: Hochschild dice che questo spirito commerciale della vita intima non ha solo a che fare con i nostri sentimenti e con l’amore ma anche con il corpo. Attualmente si ha nei confronti del proprio corpo un atteggiamento molto strumentale, si interviene sul proprio corpo, a livello di forme corporee con l’obiettivo di migliorare la propria vita sentimentale (per esempio da ricerche dell’assistente sull’obesità la risposta alla domanda “cosa ti ha spinto a voler dimagrire?” era “per trovare un fidanzato”. Aspetto strumentale, oggettificante del corpo che diventa un potente legante in una relazione. Non tutti la vedono così) . Non abbiamo solo un corpo ma siamo un corpo. Hochschild in proposito invita a disciplinare il proprio corpo, per incontrare l’attenzione, il favore, gli sguardi di tutto il bacino di potenziali uomini e donne che si incontrano nell’arco di tot km – ritorno allo spirito commerciale, è un tipo di relazione e di interesse che si instaura tra il modo di intendere il corpo e quello di intendere i sentimenti.

3. Cos’è il “paradigma della diffidenza” e come modifica l’ideale femminile della cura? Assumendo come testo di riferimento “donne che amano troppo” di R. Norwood, Hochschild osserva come tendenza comune dei manuali improntati alla cultura della freddezza sia quella di invitare ad un certo individualismo: l’io deve essere in grado di amministrarsi da se, si può essere aiutati solo da se stessi. Accanto ad un io depauperato vi è un’ idea analoga del tu, ovvero un io che non ha bisogno di nulla si rapporterà analogamente ad un tu autosufficiente e fra i due si stabilirà quindi un paradigma della diffidenza. Tale paradigma muta anche l’ideale femminile della cura: essa è confinata in uno spazio riservato a professionisti specializzati e pagati i quali hanno una precisa identità di terapeuti. Nulla al di fuori della terapia ha il potere di curare.

4.Quali sono le controtendenze all’assimilazione della cultura maschile strumentale da parte delle donne? Le controtendenze che derivano dall’assimilazione della cultura maschile strumentale da parte della donna vengono identificate nel percorso contrario che la parte maschile mette in atto: infatti molti uomini iniziano ad approssimarsi alla norma femminile. Tuttavia, secondo l’opinione di Hochschild, lo spostamento culturale in atto nel mondo femminile è più forte della controtendenza maschile, a

discapito anche del fatto che la cultura maschile tradizionale detiene ancora il potere. Gli anni Settanta e Ottanta hanno visto una relativa predominanza dei manuali che favoriscono lo spirito commerciale della vita intima; mentre intorno al 1990 si ha un revival dei cosiddetti “valori della famiglia”, che porta avanti anche l’ideologia anti-commerciale. Un problema però sussiste: le donne stanno mettendo in atto il processo di assimilazione, non solo senza accorgersene, ma anche molto velocemente, e in questo modo non si stanno umanizzando gli uomini, ma capitalizzando le donne. (pag 40-42)

5. In che modo e perché la commercializzazione dei sentimenti e della cura mette a disagio? Discuti in relazione al saggio “i confini del commerciabile”. Hochschild, partendo da un annuncio di un uomo d'affari miliardario che cerca un'accompagnatrice ai limiti del confine affettivo, propone uno studio incentrato sulle reazioni di vari studenti di un'università californiana a questa proposta. Le loro risposte, l'indignazione morale o il risentimento carico d'ansia o ancora la considerazione dei problemi emotivi che interesserebbero il soggetto richiedente, rivelano un generale disagio ed una difficoltà ad accettare una nuova tendenza sociale che contrasta con un'ottica più tradizionale: mentre da un lato le famiglie affrontano la questione dei limiti del commerciabile, cedendovi con l'acquisto di servizi di cura ovvero delegando a terzi esterni parte delle loro funzioni mediante un fenomeno di monetizzazione e spersonalizzazione, soprattutto di compiti che prima erano attribuiti alle donne, dall'altro i valori di queste ultime e della famiglia stessa vengono accreditati da questo fenomeno che li trasforma in un simbolo potente ed evocativo di qualità come l'empatia, la conoscenza reciproca e l'amore. Pertanto il paradossale contrasto ma la correlazione, l'alimentazione reciproca che si viene a creare tra queste due tendenze non risulta facilmente accettabile. Gli studenti sottoposti allo studio, poi, concretizzano le loro reazioni in spiegazioni su come, a loro avviso, l'annuncio metta a disagio: alcuni sostengono che emerga una frammentazione esagerata del ruolo della moglie-madre, li disturba la possibilità che esso sia sezionato, suddiviso in varie parti retribuite; altri sono infastiditi proprio da quest'ultimo carattere, dalla monetizzazione di questo ruolo; infine alcuni ritengono che il problema sia relativo alla conseguenza che scaturisce dal vivere e dall'acquisire in questo modo il ruolo richiesto: un enorme disincanto, in cui la possibilità di un rapporto affettivo e/o amoroso viene spogliato di tutta la sua magia.

6. Perché in una situazione di crescente commercializzazione la madre è un simbolo sempre più forte? Mentre il confine del commerciabile si sposta sempre più avanti nel terreno che era proprio del ruolo della moglie e madre, le fonti primarie dell’accudimento diventano ipersimboli: la madre acquista sempre più la funzione culturale di ancora a cui aggrapparsi di fronte ad un’onda crescente. Questa ipersimbolizzazione è, almeno in parte, una risposta alla destabilizzazione delle basi culturali ed economiche del capitalismo. Più la situazione esterna appare incerta, più sentiamo il bisogno di credere nella solidità della famiglia e, venendo a mancare questa, nella solidità della figura della moglie-madre (grazie anche ad una crescita sempre maggiore dell’ideologia individualista che porta al ripiegamento su se stessi e alla ricerca di un luogo sicuro). Quello della madre è un simbolo “attivo”: tutti i significati associati ad una realtà familiare vengono condensati in quest’unica figura

7. Contrasta l’immagine goffmaniana dell’io (conscio, cognitivo) con quella freudiana (dell’io conscio, emotivo) e spiega l’utilità dell’io senziente proposto da Hochschild. Buona parte della ricerca sociologica sembra basarsi su due immagini dell’io, che, come tali, si concentrano su alcuni aspetti della vita a discapito di tutti gi altri: la prima è quella dell’io conscio, cognitivo. Secondo questa immagine si è consapevoli di volere qualcosa e si calcolano i vantaggi e gli svantaggi dei vari mezzi a disposizione per ottenerla. Goffman ci conduce nel mondo dei calcoli razionali, un mondo in cui si è tutti truffatori, e si agisce controllando e manipolando le impressioni suscitate negli altri allo scopo di crearsi un autoritratto che possa assicurare vantaggi. Goffman ci mostra che calcoliamo più di quanto crediamo, ma tralascia il fatto che proviamo sentimenti socialmente standardizzati. Questa immagine comporta che sappiamo cosa vogliamo, e pone l’accento sull’avere un obbiettivo e sul fare uso di un mezzo. La seconda immagine dell’io è quella di Freud, quella dell’io inconscio, emotivo. Secondo questo punto di vista siamo mossi da motivazioni inconsce, e i significati delle nostre parole e dei nostri atti vengono compresi meglio dagli esperti che da noi stessi, una grande contrapposizione dunque alla concezione di Goffman. L’io viene descritto come guidato o spinto da un piccolo insieme di istinti, impulsi o bisogni a raggiungere, possedere o fare qualcosa, che solo superficialmente si presenta come un fine o come un mezzo. Come l’immagine dell’io conscio, nemmeno questa nega che esistano sentimenti di cui siamo consapevoli. Ci serve dunque una terza immagine, quella dell’io senziente, un io che ha la capacità di provare sentimenti ed è consapevole di farlo. L’io senziente è consapevole del sentimento, ma anche dei tanti codici culturali attraverso i quali prende forma. Nell’io senziente distinguiamo gli stati emotivi mediante le emozioni e indaghiamo su quali sentimenti ci si aspetta di provare e su quali si desidera provare e tal volta riusciamo a collegarli con ciò che avviene nell’inconscio.

8. Quale fallacia commette Weber nel presentare il suo modello di azione sociale? Nella 'Teoria dell'organizzazione sociale ed economica' Max Weber presenta un modello dell'azione sociale che si basa su categorie fuorvianti: l'azione razionale libera dall'emotività e l'azione irrazionale guidata dalle emozioni. Qui Weber confonde l'irrazionalità del pensiero e dell'azione con l'irrazionalità del sentimento, implicando che l'emozione e il sentimento non forniscano un contributo positivo alla comprensione della realtà da parte dell'individuo, né al perseguimento di un corso d'azione razionale. Tuttavia ho l'impressione che Weber non abbia colto quanto siano necessarie le emozioni semplicemente per fare andare avanti le cose. Prendiamo ad esempio la sua ricostruzione teorica del comportamento razionale in borsa: per Weber la deviazione dal comportamento razionale è qualcosa che il sociologo può spiegare in termini di 'emozioni irrazionali', come il panico. Sostenere che le emozioni hanno a che fare con il comportamento degli operatori di borsa solo quando c'è panico e che determinano solo azioni irrazionali è quanto mai discutibile. Al contrario è chiaro che le emozioni e il sentimento sono anche ingredienti attivi del comportamento razionale. Osserviamo una giornata qualsiasi in borsa, e vedremo che i sentimenti di eccitazione ansia e gioia sono parte integrante dello svolgimento razionale del lavoro quotidiano. L'immagine dell'io senziente, invece, indirizza il nostro sguardo non solo sulle ondate di emozioni episodiche, come i momenti di panico in borsa, ma anche sulle emozioni normali in ufficio, in fabbrica, a scuola e a casa." (Pag.77)

9. La sociologia dei sentimenti cerca di mostrare che il sentimento è parte dell’azione

razionale. Discuti in relazione alle tre immagini dell’io proposte dalla riflessione sui sentimenti. La riflessione sui sentimenti propone 3 concezioni associate alle 3 immagini dell’io per lo studio dell’emotività. La prima concezione è associata all’io coscio o cognitivo e propone il legame tra la struttura sociale e la sfera emotiva non considerando l’attenzione alla consapevolezza dei sentimenti. Essa studia ciò che le persone pensano sui sentimenti. La seconda concezione è associata all’io inconscio e ritiene anche essa, che esista una correlazione tra fenomeni emotivi inconsci e la struttura sociale ma non tiene ancora una volta conto dell’’attenzione posta alla consapevolezza dei sentimenti. La terza concezione associata all’io senziente analizza il legame tra il sentire e le etichette ma senza occuparsi del contesto sociale. Per dimostrare che il sentimento appartiene ad un ambito razionale bisogna considerare il suo contesto storico e geografico, che ha una dimensione normativa, espressiva e politica. La dimensione normativa ci dice che cosa è giusto e distingue i sentimenti dalle regole del sentimento che svolgono la funzione di governarli. La dimensione espressiva li pone in relazione alla comunicazione e ci permette di capire se le espressioni altrui sono vere o false mentre quella politica li confronta con le sanzioni. I sentimenti analizzati da quest’ultima dimensione possono essere negativi (rabbia) e rivolti verso i meno potenti mentre i sentimenti positivi sono rivolti a esponenti più illustri della gerarchia sociopolitica. Ciò comporta una maggior sopportazione della rabbia per chi si trova al livello più basso delle gerarchie di potere ( donna che sopporta frustrazione del marito e delle colleghe), e al contrario, maggior soddisfazione sul piano dell’esperienza interiore per i potenti.

10. Confronta la teoria “organicista” e quella “interazionista” del sentimento. Hochschild parla di due teorie sul sentimento che divergono sulla capacità che l'individuo ha di controllare i propri sentimenti: la teoria organicista e quella interazionista. La prima teoria sostiene che l'emozione è un impulso da cui l'uomo viene completamente sopraffatto e che non può in alcun modo controllare. Un'emozione viene paragonata a un istinto condizionato, uno starnuto, e quindi essa si può controllare come si controlla un istinto condizionato o uno starnuto. La sfera sociale è quindi soltanto ciò che provoca l'emozione. Tale teoria ha difficoltà a spiegare cosa siano e a cosa servano le regole del sentimento, dato che per l'organicista il sentimento non ha regole. La teoria interazionista invece sostiene che i fattori sociali regolano le emozioni, che vengono adattate a seconda delle situazioni. Essa considera i meccanismi con cui le diverse emozioni vengono etichettate e interpretate dall'individuo che sa benissimo quali emozioni è appropriato o no provare in determinate situazioni. Il sentimento per l'interazionista è quindi sociale in un senso più profondo.

11. Quali sono le principali critiche che Hochschild fa a Goffman? Goffman mantiene un convinto disinteresse per la relazione che intercorre tra la personalità dell'individuo, i contesti sociali specifici e le macrostrutture. Il problema è che il soggetto proposto da Goffman non sembra sentire granché, non presta attenzione, non ispeziona né valuta, non cerca attivamente di elaborare i sentimenti nel modo richiesto dall'effettiva dinamica degli incontri descritti dallo stesso Goffman. Appare solo il risultato del "lavoro di soppressione", ma non spiega il processo e le tecniche che l'hanno reso possibile. I suoi personaggi controllano attivamente le impressioni esterne ma non i sentimenti interni. Un altro problema nella teoria di Goffman: concetto di azione. Secondo Goffman impieghiamo

molte energie nel cercare di controllare le impressioni suscitate, ma considera solo un tipo di azione: il controllo diretto dell'espressione comportamentale, anche se le sue spiegazioni evidenziano due tipi di azione(il controllo diretto dell'espressione comportamentale + il controllo del sentimento dal quale quell'espressione può scaturire).

12. Definisci e discuti le “regole del sentimento”. Le regole del sentimento specificano cosa riteniamo giusto sentire o non sentire a seconda delle circostanze, per esempio non provare gioia nell’uccidere. Mostrano come giudichiamo e riteniamo debbano essere giudicati i sentimenti. Ciò significa valutare se un certo stato emotivo è appropriato: in senso clinico è ciò che ci si aspetta da un adulto sano e normale, in senso morale è ciò che è moralmente legittimo e in senso socio-situazionale è ciò che viene richiesto dalle norme specifiche di una certa situazione. Sono la controparte interiore delle regole di framing per l’inquadramento delle situazioni: si implicano reciprocamente e assieme attribuiscono significato alle situazioni. Nell’interazione sociale, le regole del sentimento determinano e misurano il valore del gesto emotivo, fissano cioè il valore a una gamma di azioni.

13. Le regole del sentimento sono influenzate dalle ideologie di genere. Illustra e fai almeno un esempio. Uomini e donne possono avere ideologie di genere differenti nelle quali sono implicite delle regole che determinano come ci si deve sentire riguardo al proprio impegno lavorativo in casa e fuori casa. Esistono tre tipi di ideologia di genere: - tradizionalista: il posto della donna è a casa, mentre il posto dell'uomo è fuori casa. Molte donne tradizionaliste sentono di dover contribuire al benessere della famiglia e si riservano il diritto di sentire questo contributo come un peso dato che non vengono retribuite. I mariti tradizionali, invece, quando aiutano in casa sentono di meritare gratitudine poiché sentono di fare un favore alle mogli. Inoltre, la donna tradizionalista che ha una professione retribuita si sente in colpa per aver trascurato la famiglia e la casa. - egualitaria: entrambi i sessi ritengono di avere lo stesso impegno lavorativo a casa e fuori. - di transizione: è un misto tra l'ideologia tradizionalista e quella egualitaria. La coppia vede positivamente l'impegno a tempo pieno della moglie fuori casa, ma ritiene anche che a lei spetti la maggior parte del lavoro domestico. A volte l'ideologia viene rafforzata dal livello emotivo sottostante, in altri indebolita. I sentimenti sono connessi a episodi importanti del passato di una persona. Un esempio può essere Carmen Delacorte, una tradizionalista convinta. La sua ideologia di genere viene rafforzata dal desiderio di evitare le difficoltà che aveva affrontato sua madre, la quale era stata abbandonata dal marito perché <<troppo dominante>>.

14. Gli attori sociali non solo agiscono in base a ideologie di genere e regole dei sentimenti ma anche strategie. Discuti in riferimento alla proposta di Hochschild. Hochschild sostiene che nella divisione del lavoro domestico mettiamo in gioco non solo un'ideologia e un insieme di regole del sentimento, ma anche una strategia di genere, ovvero una linea coerente di sentimento e azione che ci permette di adattare la nostra ideologia di genere alle diverse situazioni. Le azioni di controllo emotivo quindi hanno il fine di sostenere un'immagine ideale del sè connessa al genere (essere, ad esempio una "donna in carriere rampante") e questo fine

è a sua volta funzionale a mantenere un equilibrio ideale di potere divisione del lavoro fra moglie e marito. Se concepiamo noi stessi non solo come persone, sostiene Hochschild, ma anche come soggetti che perseguono strategie di genere, e se prestiamo attenzione alle norme del sentimento che la governano, possiamo evidenziare un aspetto importante nel modo in cui i sentimenti entrano in conflitto con le norme e necessitano di elaborazione. Spesso la strategia di genere corrisponde a quella che consideriamo "la nostra vera identità": chi cerchiamo di diventare corrisponde a chi crediamo di essere veramente. Ma il "vero io" e la strategia di genere possono anche essere incompatibili e noi possiamo anche essere inconsapevoli (o solo vagamente consapevoli) delle nostre strategie di genere e del loro conflitto con il "vero io". Una strategia di genere è una "strategia d'azione" nel senso di Ann Swindler: un piano, consapevole o meno, per "cosa fare". Ma è anche una strategia per "come sentirsi". Nell'evocare o sopprimere attivamente un sentimento creiamo un percorso emotivo preliminare all'azione, cerchiamo di cambiare il modo in cui ci sentiamo perché corrisponda a come ci dobbiamo sentire al fine di intraprendere un certo corso d'azione. Per preparare il terreno a una strategia di comportamento, la madre lavoratrice crea prima un percorso emotivo: cerca di sentirsi com'è utile sentirsi per perseguire la linea d'azione che ha scelto. Alcune strategie coinvolgono più di altre a livello dei sentimenti, e necessitano quindi di una preparazione emotiva.(pag 125)

15. Illustra come ideologie di genere, strategie e sentimenti sono intrecciati in due modalità distinte di relazione “paritaria” e “tradizionale”. L'ideologia di genere si può classificare come tradizionalista, egualitaria o di transizione. Nell'ideologia è implicito un sistema di regole di come ci si deve sentire riguardo al proprio impegno lavorativo in casa e fuori casa. Nella divisione del lavoro domestico mettiamo in gioco non solo un'ideologia e un insieme di regole del sentimento, ma anche una strategia di genere: una linea coerente di sentimento e di azione che ci consente di adattare la nostra ideologia di genere alle diverse situazioni. - L'ideologia tradizionalista ritiene che il posto della donna sia in casa, anche se può lavorare a tempo pieno fuori, poiché la propensione al sacrificio è una virtù della donna. Mentre il posto dell'uomo è fuori casa, anche se è possibile che debba dare una mano in casa. L'uomo merita gratitudine se aiuta. In generale conta solo quello che la donna fa a casa e quello che l'uomo fa al lavoro. Le strategie di genere più frequenti sono quelle di mantenimento della disparità o alcune di cambiamento passivo. I percorsi emotivi seguiti sono quelli di soffocare le esigenze personali e le ambizioni di carriera. Le conseguenze nell'elaborazione dei sentimenti sono l'espressione indiretta dell'insoddisfazione o atteggiamenti di sordità emotiva. - L'ideologia egualitaria o paritaria ritiene che marito e moglie debbano avere lo stesso impegno lavorativo in casa e fuori e che la moglie possa identificarsi nella propria carriera come il marito. Se la moglie lavora a tempo pieno, il marito deve far parte dei lavori di casa, il sacrificio non è più naturale per una donna che per un uomo. Gli uomini devono volere la condivisione del lavoro, senza pretendere gratitudine. La donna può tenere al proprio status derivante dalla professione e che si identifichi con questa. L'uomo si guadagna il rispetto della moglie e l'autostima cresce se si identifica in parte nel ruolo domestico. Le strategie di genere più frequenti sono quelle di cambiamento attivo e di mantenimento della parità. I percorsi emotivi seguiti sono quelli di

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