SOCIOLOGIA_DEL_TERRITORIO_docx, Appunti di Sociologia Dell'ambiente. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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SOCIOLOGIA DEL TERRITORIO

1° CAPITOLO

Le tendenze sociali riguardo allo spazio si possono organizzare su tre assi: dal primo asse possiamo vedere come il potenziamento delle autonomie locali contrasti con le esigenze di libero commercio e di integrazione su vasta scala, d’altra parte, il potere locale è visto come un modo per limitare i processi di centralizzazione su scala globale. Il secondo asse riguarda l’appartenenza a gruppi etnico religiosi, se si fa parte di più gruppi sociali non sovrapposti si produce maggiore libertà individuale, mentre l’adesione a sette, dove c’è una netta demarcazione tra membro e non membro, produce lo schema amico/nemico. Il terzo asse riguarda la ricerca dell’efficienza che porta a un forte impatto ambientale di tutte le attività umane,questo si scontra con alcune richieste moderate dei soggetti e delle organizzazioni. Questi tre assi servono a rafforzare i vincoli sociali (tendenze centripete o al contrario, dividerli (tendenze centrifughe). Gli assi, i loro contrasti interni e i tentativi di mediazione hanno una declinazione in senso territoriale: primo asse: tendenza al decentramento amministrativo che si nota in molti paesi occidentali che riguarda sia la presenza di potestà legislative in capo agli enti locali, sia il fatto che abbiano una propria capacità impositiva (federalismo fiscale). L’affermazione della piccola impresa inserita nei sistemi produttivi locali, si è accompagnata alla riscoperta delle aree rurali grazie alla valorizzazione dei prodotti tipici e del turismo verde. Sul fronte opposto c’è la globalizzazione economica con la caduta di molte barriere alla circolazione di merci e capitali e la diffusione delle aziende private da applicare in tutti i beni. Secondo asse: individualizzazione/ corporativismo, da un lato abbiamo l’insistenza sul tema dell’anonimato nelle grandi città e dall’altro la corrente che vede nello sviluppo delle mobilità l’occasione di incontro per migliaia di persone proprio nelle metropoli. Terzo asse: l’economia regionale ha raggiunto ormai alte conoscenze locali nella promozione dello sviluppo che favoriscono il bene diffuso, però anche le economie locali hanno forti impatti ambientali che spesso riescono ad esportare in località disagiate, creando ingiustizie tra territori: maggiore integrazione delle economie locali, ma senza pagare lo scotto dei costi ambientali. Possiamo immaginare questi tre assi con direzioni opposte, con forze che spingono per una frammentazione sempre più spinta delle società e forze che spingono verso un’integrazione su diverse scale territoriali.

ANALISI ECOLOGICA. Hebert Gans dice che lo spazio naturale diventa spazio sociale una volta che si inizia ad usarlo, sono posti dei confini su di esso e vengono assegnati dei significati, i diritti di proprietà, il prezzo, ecc. L’analisi ecologica indica un metodo per organizzare i dati sulla distribuzione spaziale dei fenomeni sociali. Si prendono in considerazione aree delimitate da confini amministrativi, geografici o culturali nella quale risiedono esseri umani, ogni area ha differenti termini di organizzazione che rispondono ad una generale spinta di adattamento, quindi la società è una specie che si adatta all’ambiente, essa si adatta attraverso un organizzazione interna, due processi sono all’opera: le pressioni esterne, che sono dovute a eventi naturali e l’organizzazione interna che si basa su fattori di aggregazione che l’uomo condivide con gli animali (forza, attrazioni sessuali,ecc), Ne l caso degli esseri umani però interviene anche la cultura che rende più numerose le aggregazioni umane nello spazio, si formano famiglie eserciti, chiese e unità territoriali omogenee dal punto di vista culturale o normativo. Altri processi li troviamo con l’invasione di una certa area da parte di una specie a scapito di un'altra o la successione che rappresenta la sostituzione di una specie con un'altra. Ogni specie tende ad ampliarsi nello spazio e nel tempo. Ciò che più conta è la specializzazione funzionale e l’integrazione fra le parti, l’organismo più sarà adattato all’ambiente, più riuscirà a coordinare le sue parti con efficienza comunicativa. Le aree devono avere una struttura normativa o morale, altrimenti c’è disorganizzazione.

L’ecologia delle popolazioni si focalizza su organizzazioni di specie che interagiscono in un ambiente dotato di risorse, quali specie sopravvivono o scompaiono dalla competizione, per evitare questo si viene a creare il concetto di nicchia ecologia, come possibilità che si creino rapporti specifici fra un’organizzazione e determinate risorse dell’ambiente.

ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE. Il sistema è un entità che agisce allo scopo di consolidare la propria

identità, che è essenzialmente una distinzione. Alcuni esercitano la propria azione sullo spazio imprimendo su di esso la propria identità, diventa in questo modo territorio. Lo spazio si struttura in base a numerose competenze che vari sistemi esercitano su di esso. Questi sistemi territoriali sono organizzati in termini strumentali, vi è un principio di razionalità ( es. chiesa). Per agire sul territorio anche un organizzazione fondata su fattori affettivi utilizzerà schemi mezzi-fini (stato occidentale moderno, impostato secondo l’autorità legale-razionale). Si cerca di ridurre l’incertezza che limita la razionalità.

Le organizzazioni hanno confini spaziali e lo stato si dota di strumenti razionali per mantenere la funzionalità dei propri confini, ci si aiuta grazie alla tecnologia che fanno diventare i sistemi socio-tecnici. La città viene vista quindi come un dispositivo tecnico sofisticato per il controllo del territorio. In essa non solo vi sono le sedi centrali di importanti funzioni direzionali ( comuni), ma si attua in maniera sistematica il coordinamento di presenza e assenza che rappresenta quest’ultima una fonte di potere per taluni sistemi territoriali, si creano così gerarchie e le ragioni sono due: la scarsità relativa della funzione che il sistema esercita sul territorio e come tale sistema riesce ad imporre un monopolio spaziale, la distribuzione dei servizi si basa sulla frequenza della domanda, quindi le funzioni più rare saranno concentrate nelle città più grandi mentre quelle meno saranno disponibili in centri urbani più piccoli e periferici (gerarchia urbana). Il monopolio territoriale deriva dall’abilità di un sistema nel farsi riconoscere come unico attore legittimato ad operare in una certa area (pubblica amministrazione). Ci sono casi in cui l’autonomia di molti enti pubblici, come scuole e università, ha accentuato la concorrenza per l’esercizio di funzioni pubbliche in uno stesso territorio. Le gerarchie tra questi sistemi sono determinate dai flussi di capitali.

LA SIMBOLICA DEGLI SPAZI. Il modo con cui conosciamo noi stessi passa attraverso l’ambiente e la collettività, si ha una visione cognitiva dello spazio. Lo spazio e il suo uso sono frutto di un intenso scambio fra oggetti umani. E’ importante capire come gli uomini hanno cominciato a definire le cose in un certo modo invece che un altro. Su questo sfondo si innesta la simbolica degli spazi, ossia l’uso che i soggetti fanno di morfologie spaziali per alludere a importanti significati del vivere comune. Gasparini individua tre livelli: gli archetipi, l’organizzazione sociale, l’esperienza individuale. Per quanto riguarda gli archetipi si tratta di elementi comuni a tutti gli esseri umani. L’organizzazione sociale è dove gli spazi assumono significati comuni, ma con un grado di astrazione e importanza inferiore (la piazza è il luogo dove vi sono i simboli del potere cittadino, ma anche i servizi per le incombenze quotidiane). Queste categorie servono a mettere ordine nella mente per giustificare la realtà sensibile. Si creano mappe cognitive che aiutano ad orientarci, lo spazio su queste mappe diventa un percorso per andare da una parte all’altra, esso viene organizzato in termini gerarchici r di confini da oltrepassare o meno. L’esperienza individuale ci permette appunto di creare questi schemi e mappe cognitive che si apprende dalla socializzazione e l’esperienza di vita dei soggetti.

C’è poi un importante differenza tra spazio e luogo. Il luogo deve essere una località geografica, ossia una localizzazione unica nell’universo; una forma materiale ossia una fisicità; l’assegnazione di significato e valore ossia identificazione e nomina.

2° CAPITOLO: MOBILITA’ La mobilità di cose e persone si è evoluta quando si è riusciti a trasformare l’energia termica in energia meccanica (macchina a vapore -> motore a scoppio -> m. elettrici -> m. a reazione). Lo sviluppo dei mezzi di trasporto ha portato alla rivoluzione mobiletica rendendo molto facile per l’essere umano spostarsi e ha influito molto anche sui costumi e sui modi di vita, fino a far preconizzare la scomparsa della società stessa, sostituita, sostituita da moltitudini di individui in perenne movimento e senza alcuna fissità territoriale, anche se le forme sono ancora molto importanti per una serie di ragioni: la velocità e l’efficienza dei mezzi di trasporto non il costo del movimento in termini di tempo; le società sono organizzate in maniera diversa per i trasporti; la mobilita spaziale per quanto appaia un valore universale incontra preferenze altamente diversificate sia in termini pratici che simbolici.

LA MOBILITA: ASPETTI FENOMENOLOGICI. L’automobile è l’indicatore più espressivo della mobilità fisica perché permette lo spostamento individuale, la diffusione però non è uguale in tutto il globo, è dovuta dal livello di ricchezza monetaria dei paesi, anche se influiscono molto i fattori culturali e fattori strutturali

come la disponibilità di altri mezzi di trasporto (es: in Italia si preferisce costruire strade piuttosto che nuove

ferrovie). Contemporaneamente alla mobilità delle persone si è avuta in epoca moderna anche la mobilità delle merci. L’italia è il paese più mobilizzato d’Europa, infatti la mobilità delle persone è basata maggiormente sul mezzo automobilistico privato. Emerge quindi un’evoluzione della mobilità di persone, cose, di capitali e informazioni e la società mondiale diventa sempre più mobile in tutti i suoi aspetti.

MOBILITA’ QUOTIDIANA, RESIDENZIALE, MIGRATORIA, TURISTICA. Kaufman elabora uno schema che individua la lunghezza del periodo di spostamento e l’uscita o meno dal proprio ambito di vita come fattori cruciali. La temporalità in questo caso misura non tanto la durata del singolo tragitto ma un intero blocco di atti di movimento, da qui vengono a formarsi quattro tipi di mobilità. Fluidità quotidiana La mobilità di corto raggio, quella che comporta spostamenti di andata e ritorno nell’arco di una stessa giornata in luoghi familiari, questo tipo di mobilità è la più diffusa e ne fanno parte anche i pendolari nella quale si insita un’idea di routine, di regolarità, di tragitto fisso. Da qui parte l’evoluzione della mobilità: anche la casalinga o il pensionato non rimango più chiusi tutto il giorno in casa, ciò è dovuto alla segmentazione temporale (Un’organizzazione del tempo caratterizzata dalla riduzione dei tempi di esecuzione delle singole attività e dalla loro frequente ripetizione). I fenomeni delle frequente segmentazione quotidiana sono stati la separazione fra il luogo di abitazione e quello di lavoro e l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro. La fabbricazione delle auto ad esempio non è più prodotta in un solo posto, ma viene sminuzzata in luoghi diversi, si sono cosi moltiplicati i tragitti e le destinazioni di lavoratori, professionisti e fornitori. L’aumento della popolazione e la diminuzione del numero di persone per unità domestica ha portato a una forte e continua richiesta di abitazioni nuove, quindi si preferisce spostarsi lontano dai centri urbani. Questo insieme di fenomeni ha provocato la formazione di un’ampia rete di tragitti che hanno ridotto la tradizionale forma centripeta per assumerne una più varia e irregolare, la mobilità europea è diventata sempre più breve nello spazio e frequente nel tempo. In queste condizioni l’automobile è divenuta il mezzo più adatto che però ha portato caos nella mobilità urbana con velocità medie bassissime e inquinamento sotto varie forme molto accentuato. Mobilità residenziale Qui troviamo il fenomeno della doppia abitazione, cioè persone che si spostano da un’abitazione all’altra secondo ritmi diversificati. L’attore pensa che il cambio avviene entro i suoi confini socioculturali ed è differente dalla migrazione che secondo la Scuola di Chicago comporterebbe un cambiamento radicale del modo di vivere e pensare, una rottura con i principi di autorità del luogo di provenienza. Informazioni sulla mobilità residenziale si possono ricavare dal rapporto fra case in affitto e di proprietà (laddove è più alta la quota delle prime dovrebbe essere più elevata la mobilità). Abbiamo anche il fenomeno della GENTRIFICATION che indica il rinnovamento di parti povere e degradate di una città attraverso la costruzione di abitazione lussuose, accessibili solamente a persone benestanti. Ciò provoca un innalzamento dei prezzi non solo delle case ma anche dei servizi: per cui i pochi abitanti originari non interessanti all’opera di rinnovamento sono spinti a spostarsi. Il fenomeno opposto si chiama BLOCKBUSTERING che consiste nel deprezzamento degli immobili in aree di pregio abitativo in seguito al massiccio arrivo di neoresidenti di basso status o dediti ad attività illegali. Con tale termine si intende anche un possibile deprezzamento, in modo da indurre un’ondata di vendite di case a prezzi molto convenienti. Migrazioni Park parlava dell’integrazione ecologica, ossia di quel modo di spostarsi o entrare in un territorio senza mettere in discussione né il proprio né l’altrui stile di vita. Simmel e Schutz invece dicono che lo straniero è diverso dall’estraneo in quanto nel primo ci è un tentativo di dialogo con la cultura del paese ospite, mentre nel secondo questo non accade. In Italia le fonti di informazione ufficiali sulla presenza di stranieri sono due: il ministero dell’Interno, attraverso il numero di permessi di soggiorno, i quali hanno durata temporanea, e le anagrafi comunali, che registrano la concessione della residenza a persone provenienti dall’estero. I flussi migratori assumono la forma di ondate al giorno d’oggi, parzialmente indipendenti dal grado di sviluppo economico dei paesi d’origine. Ciò viene spiegato anche con l’idea che il flusso migratorio si autoalimenti, nel senso che il coinvolgimento nell’esperienza di movimento nasce dal contagio e dall’esclusione in reti sociali che per qualche ragione hanno cominciato a muoversi nello spazio.

La mobilità del migrante viene inquadrata con due importanti concetti: il progetto e il percorso; il secondo

interpreta meglio la migrazione come quell’intreccio di motivazioni, scelte e pratiche, da un lato, e condizionamenti e normative più o meno restrittive dall’altro. La migrazione ha una scansione temporale più lunga e articolata. Altri elementi associati sono il transazionalismo, che riguarda il migrante nella posizione di uomo marginale, che non è pienamente identificato né con la cultura del paese d’origine né con quella di arrivo; un altro elemento è la diaspora, cioè gruppi che si proclamano in tale condizione sottolineando il desiderio di tornare alla patria perduta piuttosto che il reale movimento verso di essa.

Turismo Viaggiare per il piacere di farlo. Le economie locali sono proiettate a enfatizzare la permanenza in un dato luogo piuttosto che il mero viaggio per raggiungerlo. E’ infatti la permanenza, soprattutto in termini di notti spese in una struttura ricettiva, a indicare l’impatto del turismo in un’economia locale. Un’altra ragione che spiega la maggiore attenzione sulla destinazione piuttosto che sul viaggio nasce da una declinazione da parte delle culture dominanti che sono incentrate più sulla sedentarietà che sul nomadismo. Il turismo postmoderno si basa sul recupero del senso del viaggio che porta a valorizzare ogni particolare dell’esperienza turistica, in effetti il turismo nel suo significato profondo il turismo riguarda appunto un tratto costitutivo del nomadismo, lo spirito di avventura e la voglia di scoprire mondi nuovi. Erik Cohen ci mostra come il turismo può essere un’attività nella quale si forma una sorta di dialettica fra luoghi diversi, a seconda di quale sia l’investimento emotivo e simbolico che il viaggiatore assegna ai posti dove si trova a soggiornare, immagina infatti che certi luoghi rappresentino per le persone dei valori prioritari della propria esistenza.

MOBILITA’, SOCIALITA’, REVERSIBILITA’ Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha messo in discussione tutte le tradizionali delimitazioni spaziali, tuttavia è possibile che nuove delimitazioni emergano proprio in forza della mobilità e che i nuovi confini o forme spaziali abbiano a che fare con la socialità umana, infatti la crescita della fluidità porterebbe a una completa irrilevanza dello spazio, oppure finirebbe per creare nuove strutture spaziali che condizionano pesantemente attori e azioni. L’elevata mobilità viene vista da una parte come una fonte di anonimato, dall’altra come una chance per sviluppare incontri, altri studi invece dicono che la mobilità crea differenze sociali, stabili gerarchie e ambie fratture (Kaufmann). La mobilità resta comunque molto fondamentale per creare strutture socio-spaziali ad assetto variabile. Viene a svilupparsi in seguito il concetto della motilità che viene usato per tenere insieme tre aspetti della mobilità: le infrastrutture, l’accessibilità alle stesse, le competenze e le rappresentazioni. Indica quell’insieme di aspetti strutturali e soggettivi che permettono a una persona o a un gruppo di padroneggiare la mobilità in una data area. La motilità indica non solo l’agevole pratica della mobilità ma anche la potenzialità, nel senso che un soggetto sa che sarebbe in grado di recarsi, volendolo, in un certo posto. Si creano diversi tipi di socialità che possono avere un alta motilità, quindi i luoghi di incontri, carichi di simboli oppure ci può essere bassa motilità dove ci sono spazi di isolamento, le persone che vivono questi spazi hanno più difficoltà di rapportarsi con il territorio, di muoversi al suo interno per trovare soluzioni ai propri problemi. E’ evidente come non conti tanto la possibilità meccanica di muoversi quanto le mappe mentali del proprio territorio di pertinenza. Questi tipi di socialità dipendono dall’intensità delle relazioni e dal capitale di mobilità dei soggetti (motilità). La mobilità poi ha un intrinseco aspetto dinamico che riguarda il grado di attaccamento a un territorio, abbiamo tre possibili esiti: REVERSIBILITA: consiste nel mantenersi ancorati al proprio originario territorio di riferimento (immaginiamo un pendolare settimanale che non si trasferisce vicino al luogo di lavoro. La mobilità estrema diventa un mezzo per restare fedeli a un certo spazio sociale). IRREVERSIBILITA’: lo spostamento produce a lungo andare, un distacco con il luogo di partenza o di origine e un investimento affettivo in uno successivo. MOBILITA’ RICORSIVA: il soggetto investe in diverse destinazioni di viaggio molte energie affettive, si lega a diversi territori e sviluppa una poligamia di luogo.

LE ISTITUZIONI DELLA MOBILITA’. Fin’ora abbiamo visto come la mobilità spaziale condiziona la socialità umana. Tra i desideri umani e le esigenze economiche troviamo il sistema dei rapporti che secondo l’ISTAT è una delle voci più importanti dell’economia nazionale e domestica. Abbiamo un organizzazione dualistica: da un lato le piccole imprese

(taxisti), dall’altro grandi società pubbliche o private con centinaia di dipendenti. Si vorrebbe rendere

accessibile a tutti la professione di taxista, succede invece che siano organizzati in forti corporazioni che controllano il rilascio delle licenze e che i concessionari delle tratte del trasporto pubblico siano talmente ben organizzati da rendere difficile l’entrata di nuove società oppure di nuove forme (monopoli).

In alcuni casi si parla di monopoli naturali (oleodotti ) nel senso che chi possiede l’infrastruttura controlla il settore per l’impossibilità di crearne un alternativa per un competitore.

3° CAPITOLO: CONFINI Stabilire confini sancisce norme che danno ordine al vivere collettivo, sono indicatori di cambiamento sociale. Il confine separa nella mente e nello spazio; permette di distinguere e di dividere, è alla base della conoscenza e del vivere collettivo. Li distinguiamo come STRUMENTI COGNITIVI e STRUMENTI DÌ ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO. Il confine diventa anche un espediente della mente per facilitare la conoscenza e ridurre l’indeterminatezza del reale. Il confine è la categoria base per individuare sistemi territoriali, alcuni possono anche sparire attraverso il processo di differenziazione, quindi un restringimento dei confini,oppure si annullano attraverso l’assimilazione. Da un punto di vista storico però notiamo che i confini territoriali crescono di numero invece di sparire.

CASE, QUARTIERI, CITTA’ E REGIONI La casa Rappresenta lo strumento per proteggersi dalle intemperie in modo da svolgere alcune funzioni fondamentali al riparo da eccessive interferenze ambientali, è da considerarsi un sistema relativamente aperto rispetto all’ambiente. Vengono fatte delle distinzioni tra i luoghi produttivi (azienda) e la casa, l’abitazione non si distingue dal capannone industriale per i flussi (materia ed energia in collegamento con reti esterne), ma per le funzioni che svolge( affetti, cura dei figli, il mangiare e il dormire). Il criterio di distinzione basato sulle funzioni va precisato su diversi piani: 1- vi sono alcuni equivalenti funzionali, per cui attività tipiche della casa possono essere svolte altrove (allattamento dei neonati) 2- importanza relativa delle funzioni abitative; non possiamo sempre dire che le funzioni delle abitazioni sono le più importanti, perché in certe culture lo sono di più quelle dei luoghi di produzione. 3- varietà dalla funzione simbolico - espressiva della casa; essa è soggetta di particolari cure e investimenti affettivi. 4- riduzione funzionale della casa; l’abitazione ha dapprima guadagnato spazio rispetto al lavoro per poi perderne rispetto ai luoghi terzi specializzati: Vi sono infatti persone che vivono poco nelle proprie abitazione per motivi di poca accessibilità o poca ospitalità (equità nella distribuzione, grado di abilità). Concetto di regionalizzazione: storica distinzione tra zona giorno e zona notte o zona aperta agli esterni e zona privacy, la regionalizzazione viene vista come un tentativo di mediare fra le due sfere. Ci sono degli standard abitativi che devono rispettare i parametri base per la tutela della salute, questi volumi abitativi sono spesso usati come indicatori indiretti del reddito disponibile sia delle famiglie che delle aree. C’è tanta fame di abitazioni ma tante di queste non sono abitate, un numero cosi elevato di seconde e terze case ha delle ragioni: l’emigrazione che per decenni ha svuotato le campagne, l’investimento di capitali nel mattone al fine di salvaguardare il risparmio, villeggiatura. Quartiere e vicinato Quartiere: Parte della città con cui è organicamente legato, serve a dare ordine amministrativo laddove la città si sviluppa senza soluzione di continuità. Più complesso è capire quali sono i confini del vicinato: si può passare dai pochi metri di pianerottolo che separano due appartamenti fino a qualche chilometro per quartieri o villaggi a insediamento sparso. Ma per quali motivi si studia il vicinato? 1- un’influenza autonoma della distanza c’è nelle relazioni, infatti il mantenimento delle relazioni forti ha una certa correlazione con l’abitare a una distanza ravvicinata. 2- pur in una società mobile, la ricerca di omogeneità con i vicini esiste, si cerca di andare ad abitare vicino a persone che sono per qualche importante aspetto simili a sé (appartenenza di ceto) 3- la politica gli ha dato grande importanza, declinato come fattore ricreante di una comunità. Chi ci va ad abitare cerca di proteggersi dalla criminalità. Le reti sociali sono formate da soggetti che hanno un certo grado di libertà nella scelta dei partner con cui entrare in relazione, ma la maggior parte dei legami stretti rimangono entro l’area metropolitana, ma non sono locali, questo mette in luce il carattere debole e relativo del vicinato:le relazioni che contano non sono con i vicini, con i quali vi sono in genere buoni rapporti, ma limitati a pochi aspetti della vita.

Per quanto riguarda la divisione di ceto, questa passa per la segregazione residenziale, ecco perché una lunga

permanenza in un quartiere omogeneo dal punto di vista socioeconomico è un’ottima presentazione di sé. Da ciò si scaturisce l’esigenza di creare villaggi urbani, le cui barriere sono invisibili, ma preservano gli abitanti dalla contaminazione fra ceti.

I quartieri però vengono visti anche come un ostacolo alla realizzazione di un progetto di città dove tutti i soggetti hanno pari opportunità di realizzarsi. La preoccupazione di fondo è che si finisca per creare discriminazioni fra aree ricche e capaci di organizzarsi politicamente e aree in condizioni di marginalità. La città Ci sono tre distinzioni che la distinguono dall’ambiente: la prima dimensione: la città viene concepita come una agglomerato denso di edifici senza soluzione di continuità, non vi sono aree agricole all’interno ma semmai segmenti o anelli verdi (Roma risulterebbe molto più urbanizzata di Milano, che entro i suoi confini comunali vi sono ampie superfici a parco). Con i tre criteri di Wirth (densità, ampiezza ed eterogeneità) troviamo le differenze con la campagna che si distingue per un insediamento sparso, un numero di abitanti dei nuclei piuttosto basso o una bassa varietà delle attività economico culturali. La città può essere definita come luogo di scambi, Weber la identificava come un mercato, ma può essere vista come luogo di comando, dal quale partono le direttive per la gestione di un’area ben più vasta. Se il metacriterio è lo scambio, il confine viene identificato con le aperture dei sistemi territoriali, i confini permettono di individuare i punti di accesso e ciò determina il grado di apertura di un sistema. La terza dimensione per delimitare la città riguarda la sua articolazione interna: una grande suddivisione è quella che contempla i sobborghi da un lato e i ghetti dall’altro, le famiglie benestanti si spostano dai centri urbani, affollati e inquinati, per cercare una sistemazione in aree periferiche, dove possono raggiungere migliori standard abitativi. Le famiglie più povere e quelle meno nobili restano nel centro storico o occupano le case lasciate dai benestanti. La regione Alla fine degli anni 70 si pensò di organizzare tutto il territorio nazionale in base a bacini di utenza standard, nei quali far cadere un capoluogo con funzioni superiori, una certa popolazione e una superficie minima. Il senso era quello di creare un’unità territoriale dotata di tutti i servizi di base, distribuiti razionalmente dal centro verso la periferia. Per stabilire dei confini regionali abbiamo a disposizione diversi criteri: quello funzionale ossia il bacino di fruizione di un certo servizio, quello politico-amministrativo, derivante dalla sempre più ampia tendenza degli stati a decentrare o ad assumere una struttura federale o vie intermedie, quello economico che guarda alla produzione e a come è organizzata. La diffusione urbana riguarda in genere i servizi e i valori culturali, per i primi la diffusione territoriale vale soprattutto per quel che riguarda i servizi commerciali e ricreativi, queste due attività si sono installate in aree lontane dai centri storici delle città. La città di rango superiore indica una regione. Essa con il proprio nome diventa il criterio di delimitazione di una vasta area contermine che con questa ha legami non solo funzionali ma anche politco-simbolici. Il suo rango le permette di dialogare alla pari con organismi regionali, nazionali o addirittura internazionali.

CAPITOLO 4 PARAG.1 Le differenze fra aree del mondo vengono descritte usando come unità di analisi gli stati nazionali e come indicatore il prodotto interno lordo (Pil) . tale misura indica il valore monetario dei beni e dei servizi finali prodotti in un anno sul territorio nazionale al lordo degli ammortamenti. E’ una misura contestata da molti anni perché è una misura limitata sia rispetto all’economia in sé, sia in riferimento al benessere di una collettività. Indica infatti quella parte dell’attività economica che può essere colta attraverso l’uso della moneta, non distingue tra tipi di bene prodotti, se sono cioè effettivamente legati ai bisogni delle persone; quindi molti servizi domestici non vengono conteggiati e finisce poi per conteggiare tutte le attività di ripristino di danni provocati da malfunzionamento della società o da disastri ecologici. Nonostante questi limiti resta comunque un parametro importante e basilare per cogliere le differenze territoriali. Esso, se diviso per il numero di abitanti di un paese, dà il Pil pro capite. Un indice che ci permette di fare delle comparazioni fra

paesi. Meglio ancora se si usa il Pil/residenti a parità di potere d’acquisto che corregge i valori

monetari della produzione. Aggiungiamo che per misurare il reddito pro capite per diversi anni per lo stesso paese,sarebbe utile usare il Pil reale, quello depurato dalle variazione dei prezzi dove qui si usano prezzi costanti riferiti a un anno base.

Il calcolo di quanto un paese possiede è più difficile di quello del Pil per il fatto che molti beni non hanno un valore monetario. I boschi di un paese, i suoi laureati potrebbero essere fonti di guadagni cospicui, ma è difficile calcolarne il valore espresso in moneta. L’indice di sviluppo umano (isu) cerca di rimediare almeno in parte ai limiti del Pil. Esso comprende, oltre al reddito pro capite, il livello di istruzione e l’aspettativa di vita alla nascita. L’Isu serve a conteggiare il valore del capitale umano e un generico fattore di benessere fisico. L’istruzione da un lato e la salute dall’altro sono dei fattori fondamentali per il funzionamento dell’economia. Sia il Pil pro capite che l’isu individuano una posizione di ciascun paese su una scala che va da quello con il valore più alto a quello con il valore più basso. Un’ elevata differenza fra i due posti indica una scarsa corrispondenza fra ricchezza e benessere di un paese. L’indicatore di progresso genuino ( Gpi genuin progress indicator ) tenta un altro tipo di integrazione del Pil: sottrae al valore complessivo monetario della produzione interna voci che sono ritenute dannose del benessere sociale, in particolare i costi sociali, ambientali ecc. All’opposto aggiunge alcune voci come il lavoro domestico e volontario,i servizi per beni durevoli che dovrebbero aumentare il benessere. Con questo indice ci sono 2 problemi: 1 problema di attendibilità ( possibilità di misurarlo bene in un ampio numero di casi e per un lungo periodo) 2 problema di validità (connessione tra concetto e indicatore). PARAG.2 Vi è l’opportunità di selezionare gli stati in base al tipo di capitalismo. Si tratta di un’analisi istituzionale, secondo le quali le economie sono plasmate dall’insieme di regole( istituzioni) vigenti in uno stato. Esso assume un ruolo fondamentale nel determinare le differenze economiche fra aree. Vi sono 4 tipologie dei tipo di capitalismo: 1 sottolinea il ruolo forte dello stato ed è concentrata sulle differenze fra paesi occidentali e paesi comunisti ;2 si basa sulle differenze fra il sistema di produzione asiatico e quello occidentale; 3 guarda alla differenza tra capitalismo renano e anglosassone; 4 distingue ben 5 tipi di capitalismo: asiatico,continentale,di mercato,mediterraneo e socialdemocratico. 1Nei paesi socialisti dell'est europeo fino alla caduta del muro di Berlino, i governi vincolavano le scelte di gran parte (o dell'intero) sistema economico, stabilendo di quali e quante risorse dovessero disporre le singole unità produttive, cosa dovessero produrre e come dovessero impiegare i beni e i servizi prodotti. Di fronte a un'economia con tali debolezze strutturali, incapaci di produrre beni destinati a soddisfare le esigenze dei consumatori, il dissolversi del controllo militare sovietico sui paesi dell'est europeo e l'apertura dell'economia di tali paesi al mercato ha pertanto avuto conseguenze estremamente negative, per buona parte dei lavoratori delle imprese di tali paesi, incapaci di affrontare la concorrenza. L’economia pianificata si differenzia dall'economia di mercato perché la ripartizione delle risorse sociali avviene mediante il valore delle merci, in modo spontaneo e al di fuori del controllo diretto dei produttori. L’economia di mercato si propone di garantire sia la libertà di mercato che la giustizia sociale. L'idea di base è che la piena realizzazione dell'individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole, non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (la cosiddetta giustizia sociale) per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentano i loro limiti. 3 Capitalismo renano si riferisce ad un tipo di organizzazione economica ed istituzionale, nata in Germania e successivamente diffusasi in Giappone. Nel capitalismo renano la proprietà della grande impresa è condivisa da azionisti formati da: grandi banche; società di assicurazione; fondazioni legate alle imprese;fondi collegati ai dipendenti o ai sindacati. Al contrario di quanto accade nel capitalismo anglosassonedove la proprietà è diffusa e i manager sono molto mobili, in quello renano gli azionisti partecipano attivamente alla gestione quotidiana dell'impresa

affiancandosi ai manager e ai rappresentanti dei dipendenti dell'azienda. Quello renano viene

chiamato capitalismo degli shareholders (azionisti) quello anglosassone degli stakeholders ( portatori di interesse).

4 ci sono 5 tipi di capitalismo su base nazionale: 1 asiatico (Giappone,Corea del Sud); 2 continentale (Germania,Francia,Belgio,Austria); 3 di mercato(Usa,Regno Unito, Australia,Canada); 4 mediterraneo (Spagna,Portogallo, Italia,Grecia); 5 socialdemocratico (Danimarca,Finlandia,Svezia). Casi di difficile collocazione sono l’Irlanda, i Paesi Bassi e la Svizzera ( fra mercato e continentale) e Norvegia (fra socialdemocratico e continentale). Il modello di mercato è specializzato in adattamenti rapidi( biotecnologie); quello Socialdemocratico ha un vantaggio nelle attività della salute; quello mediterraneo nelle industrie leggere; quello asiatico, nell'informatica e nell'elettronica. PARAG.3 L’UE rappresenta una grande prova per la varietà delle situazioni interne ai singoli stati. Ad esempio c’è il modello a banana cioè una rappresentazione dell’Europa che copre la parte industrialmente più attiva del continente. Essa va dall’Inghilterra sudorientale, scendendo a coprire tutto il Benelux (regione dell'Europa composta da Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) , la parte orientale e meridionale della Germania per arrivare in alcune regioni del nord Italia. L’UE usa a fini statistici una tassonomia di livelli territoriali che spesso si incontra nei documenti sotto la sigla Nuts. Essa va dal livello Nuts 0 che rappresenta gli stati fino al Nuts 5 che rappresenta le unità territoriali più piccole. In Europa ci sono differenze in termini demografici e la densità della popolazione a livello regionale varia molto per esempio Francia e Spagna presentano alte densità nei centri urbani mentre l’ Italia ha alta densità nel nord e in alcune regioni del sud. Le mappe tematiche sono molto efficaci nel rappresentare un territorio che consentono di monitorare il fenomeno ed evidenziare i fattori di rischio maggiori. Strumenti più analitici per cogliere le distanze fra regioni sono anche i grafici. Il grafico permette come la mappa di avere uno sguardo d’insieme dei dati che la tabella rende con maggiori difficoltà. Un particolare tipo di grafico è detto boxplot. Viene rappresentato (orientato orizzontalmente o verticalmente) tramite un rettangolo diviso in due parti, da cui escono due segmenti. Il rettangolo (la "scatola") è delimitato dal primo e dal terzo quartile, e diviso al suo interno dalla mediana I segmenti (i "baffi") sono delimitati dal minimo e dal massimo dei valori.

baffo min. valore baffo max

1 quartile mediana 3 quartile

Per realizzarlo occorre disporre dei dati di base di ciascun paese europeo a un livello territoriale omogeneo. Tale grafico ci dà un informazione che la mappa nasconde cioè la ricchezza media di ciascun paese. PARAG.4 I distretti locali sono un'agglomerazione di imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate in un ambito territoriale circoscritto,specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale. I distretti sono stati istituzionalizzati e i criteri per individuarli sono un esempio di analisi territoriale. Alcuni indicatori vengono codificati e istituzionalizzati in forza di un processo. Nel tipo di distretto non vi è solo il fatto che tante imprese sono impegnate a produrre quella data merce, vi è anche una differenziazione delle fasi che riguardano l’intero ciclo del prodotto. (ad esempio sulla produzione della scarpa ci sono imprese che producono macchine per fare le scarpe altre per fare le scatole delle scarpe). Il capitale sociale è usato in sociologia per indicare l'insieme delle relazioni interpersonali formali ed informali essenziali anche per il funzionamento di società complesse ed altamente organizzate.

Esistono relazioni ben definite fra capitale umano, capitale sociale e sviluppo economico di una

Comunità, sia essa una territorio, una regione o una nazione.

Si inseriscono poi dei parametri di sviluppo e benessere ritenuti auspicabili in tutti i territori. Infatti, a fianco delle più tradizionali misure economiche, come il Pil, si sono aggiunti altri indicatori (ad esempio la felicità) . un modo per uscire da questa incertezza consiste nel ridimensionare i parametri oggettivi e affidarsi a quelle soggettivi,ricavati dalle opinioni delle singole popolazioni che vivono nei luoghi oggetto di indagine. Si arriva così ad una definizione locale di sviluppo che dipenderà dalla cultura e dalle aspirazioni di ogni singola popolazione. In conclusione e limitatamente all’Italia le analisi su base locale sono classificabili nel seguente modo: 1 per quanto riguarda il dualismo nord-sud l’UE ha inserito tutto il sud in una categoria definita regioni in ritardo sviluppo;2 analisi secondo parametri composti da qualità della vita,che inseriscono oltre agli indici economici elementi relativi ai servizi e alla vita civile;3 analisi su scala territoriale ridotta volta a esaltare le differenze multiple e i percorsi originali fra territori. Si crea inoltre una battaglia sugli indicatori cioè su quali siano i parametri più corretti di sviluppo. Ad esempio si sostiene che l’indicatore disoccupazione sia meno rilevante di un tempo dato che si tratta di cogliere la precarietà del rapporto o la mancanza di contenuti professionalizzanti. Infatti si è fatta strada il concetto di impiegabilità cioè le potenzialità specifiche del lavoratore. PARAG.5 Lo sviluppo è considerato come una sottocategoria del mutamento, il quale a sua volta ha bisogno per essere identificato da fattori: 1un arco temporale; 2 un insieme di relazioni permanenti fra elementi(struttura);3 una gerarchia delle relazione e degli elementi. Si ha cambiamento quanto nell’arco temporale prefissato si modificano gli elementi della struttura ritenuti più alti nella gerarchia. Per stabilire un mutamento sociale intervengono molte scelte del ricercatore che stabilisce l’arco di tempo, ciò che è da considerarsi permanente nel tempo iniziale e quali debbano essere gli elementi rilevanti di cui cogliere l’eventuale cambiamento. In un arco di tempo individuiamo 3 elementi su cui misurare l’eventuale cambiamento: 1 lavoro, terra e denaro assumono un carattere oggettivo nel senso di autonomia e misurabilità. Ciò li rende sostituibili,interscambiabili e mobili. Essi possono circolare su uno spazio che chiamiamo mercato , luogo di incontro fra domanda e offerta;2avanzamento tecnologico,sostenuto dalla capacità di ricreare la natura delle cose(esperimenti, macchine)e dalla rivoluzione mobiletica che permette di trasferire rapidamente cose,persone e informazioni; i singoli soggetti sono liberi di lavorare come e dove vogliono,di esprimere le proprie opinioni e di produrre i beni che essi desiderano,senza limiti morali o politici( liberismo). Si tratta dell’affermazione dei diritti civili seguiti da quelli politici e sociali. C’è una classificazione dei modelli di sviluppo. Laddove si guarda a singole aree e si presta attenzione a fattori considerati universali abbiamo le teorie della modernizzazione. Quando invece si pensa che le dinamiche dello sviluppo abbiano a che fare con l’interazione fra aree,ma che i fattori siano comuni a tutte abbiamo le teorie della dipendenza. Abbiamo poi i modelli storico- comparativi ossia quelli che si focalizzano su singole aree e insistono su fattori tipici di queste. Infine i modelli più recenti vengono definiti reticolari perché insistono sia sulla presenza di fattori di sviluppo sia sul fatto che esistano scambi fra aree. Parsons definisce un insieme di parametri sulle base dei quali è possibile classificare società e culture diverse: sono le variabili strutturali:1 Particolarismo/universalismo. È la differenza tra il comportamento di un genitore e quello di un giudice. Il primo è ispirato a criteri particolaristici, che magari avvantaggiano il figlio ma non un altro individuo. Il secondo è ispirato a criteri universalistici, le regole che applica valgono per tutti indifferentemente ("la legge uguale è per tutti").2 Diffusione/specificità. Nel primo caso l’azione è orientata a tener conto di tutti gli aspetti della personalità di chi mi sta davanti, nel secondo l’azione si basa sul ruolo: quando interagisco con un amico tengo conto dell'insieme della sua personalità; quando un commesso interagisce con un cliente tiene conto solo dell'aspetto "cliente" di quell'uomo; 3ascrizione/ acquisizione. È l’importanza che una società attribuisce a chi ha tratti derivatigli dalla nascita quali colore della

pelle o famiglia di provenienza (ascrittivi), oppure per ciò che quell’individuo è stato capace di

realizzare nel corso della sua esistenza (tratti acquisitivi). 4 Affettività/neutralità affettiva. La differenza tra sistemi d’azione nei quali vi è una gratificazione affettiva (madre/figlio) o dove le relazioni si basano sul distacco affettivo (funzionario/cliente); 5 Interessi collettivi/interessiprivati. Il diverso orientamento nell’agire degli individui; il medico è orientato verso interessi collettivi, l’imprenditore verso interessi privati (il proprio utile).

Si parla di mal sviluppo del sud nel senso di divisione del lavoro fra produzioni ed alta intensità di capitale al nord e situazione opposta al sud. C’è anche il decentramento produttivo cioè è un Criterio organizzativo della produzione, consistente nel passare dalla concentrazione in grandi fabbriche alla produzione in piccole unità, specializzate e sparse in un ampio territorio. Sempre riguardo alla conoscenza possiamo distinguere il fattore lavoro come capitale umano o professionalità e il fattore innovazione come applicazione di nuove conoscenze. La conoscenza inoltre si divide in tacita o esplicita. Essa fa riferimento al fatto che vi sia o meno una trasmissione secondo un linguaggio verbale; e conoscenza locale o universale nel senso che la conoscenza tacita resta confinata ad ambiti spaziali ristretti mentre quella universale si diffonde più facilmente nello spazio. Alcune conoscenze si avvicinano ai beni di club, tecnicamente sono di uso esclusivo ma non rivale,anzi utilizzandoli crescono di valore. Altre somigliano di più ai beni pubblici:non è possibile un uso esclusivo e non perdono di valore usandole. La political economy comparata cerca di mettere a fuoco questa interazione a tutti i livelli territoriali, con particolare attenzione a quelli locali. La political economy si presenta come una variante degli approcci storico- comparativi con particolare enfasi sullo scambio locale: ogni singola area raggiunge compromesse fra imprese e istituzioni e questi sono funzionali alla crescita. PARAG.6 Emerge un mondo quadri polare: paesi con minore disuguaglianze e deboli cambiamenti delle stesse( Europa occidentale) ;paesi con squilibri di media entità e deboli cambiamenti(Usa) paesi con forti squilibri e aumento degli stessi( Sud Africa,America Latina) paesi con minori squilibri di partenza ma aumento delle disparità interne(Cina India).

5° CAPITOLO Il nesso tra politica e territorio avviene per tre ragioni:

1. ISTITUZIONALE: il territorio fornisce l’ordine di organizzazione del potere; 2. METODOLOGICO: il territorio è un entità organica con basilari funzioni (produrre, abitare,

divertirsi), il governo del territorio è tenuto a essere a sua volta organico, coordinato e multifunzionale

3. SQUILIBRI TERRITORIALI: controllo su cose e persone da parte del governo. CONCETTI CHIAVE(Weber) La potenza viene definita come “la possibilità di far valere la propria volontà all’interno di una relazione sociale”; il potere “ possibilità di trovare qualcuno disposto a obbedire a un comando”; quindi secondo Weber il potere ha una natura relazionale, è presente dove una volontà d’imporsi incontra una disponibilità a obbedire. Di conseguenza lo Stato è un “impresa istituzionale” che usa la forza, esercitando il potere in maniera esclusiva su un territorio. La maggiore partecipazione in politica da parte delle masse ha portato a un decentramento dei poteri all’interno degli stati per vari motivi:

- indebolimento dello stato per la crisi fiscale; - l’idea che i bisogni trovino migliore organizzazione su una scala inferiore a quella statale; - tensioni etniche in grandi stati; - l’emergere di ideologie antistataliste - decentramento per ridurre le tensioni.

Tutto questo porta a una distinzione tra due stadi: stati federali, stati unitari.

Criteri di discriminazione dei governi(Page): status giuridico o legale si riferisce alle competenze dei governi locali, status politico accesso dei politici locali alle decisioni nazionali, per Page sostanzialmente ci sono due tipi di stati:

1. Europa settentrionale: ampia autonomia ai governi locali, ma isolati dal centro nazionale; 2. Europa meridionale: poca autonomia ai governi locali, ma forti legami nazionali.

I principali aspetti delle relazioni intergovernative sono: crescita dei livelli di governo, considerazione dei livelli più bassi, contrattualizzazione delle politiche, lo sviluppo delle comunicazioni. Possiamo dire come l’ordinamento giuridico territoriale sia in realtà sottoposto a frequenti cambiamenti,regolato non solo da leggi ma anche da accordi informali. L’esigenza di organizzazione del territorio da parte dello stato impone agli enti:

- coordinamento delle attività pubbliche e private; - pianificare le attività; - costruzione e gestione infrastrutture; - erogazione di servizi(welfare: istruzione, sanità…; utilità: fornitura gas, acqua…)

La base delle politiche territoriali è composta dalla partecipazione locale e dal bagaglio tecnico (sapere esperto). PIANIFICAZIONE TERRITORIALE Nasce da due esigenze e cioè quella di superare gli squilibri geografici e di utilizzare in maniera razionale il territorio; la diseguale distribuzione dei terreni e fabbricati può portare a due inefficienze: bloccare gli investimenti e portare un flusso di capitali verso categorie di persone inclini al solo consumo. Gli urbanisti distinguono tra pianificazione territoriale o di area vasta e quella urbana, più circoscritta; si stabiliscono dei livelli di piani:

1. LIV. STRUTTURALE: prendono in considerazione le invarianti del territorio; 2. LIV. STRATEGICO: tiene conto dell’imprevedibilità dei moderni processi decisionali; 3. LIV. OPERATIVO: si vagliano le competenze degli apparati amministrativi che dovranno attuarlo.

In concreto, il piano urbanistico si compone di una relazione, di una serie di norme e da carte che suddividono il territorio in zone. La pianificazione strategica delle città ha il compito di creare occasioni di cooperazione tra vario soggetti. L realizzazioni di grandi opere è il compromesso fra il desiderio di una pianificazione partecipata e l’intrigo di prassi e vincoli che caratterizzano l’urbanistica moderna . Gli elaborati grafici sono la parte principale della pianificazione perché devono fornirci le informazioni dettagliate su unità territoriali molto piccole. SERVIZI PUBBLICI LOCALI Sono attività di servizio alla popolazione di una comunità, si dividono in due categorie: quelli relativi alla cura della persona (sanità, cultura, assistenza), e quelli relativi al confort negli edifici (gas, elettricità, igiene…); si potrebbero anche dividere fra servizi che producono un benessere diretto alle persone (servizi finali) e quelli che si occupano dei mezzi per arrivare a tale benessere (servizi intermedi). I servizi sono tutti di controllo pubblico, perchè come per la pianificazione, lasciare tutto nelle mani del mercato privato favoriva il formarsi di sperequazioni sociali e territoriali, si producevano fallimenti del mercato, indisponibilità a dare beni pubblici da parte di imprenditori privati. POLITICHE PER LO SVILUPPO LOCALE Lo sviluppo locale è possibile grazie al maggiore protagonismo delle comunità territoriali; le autorità locali in accordo con le associazioni di categoria mettono a punto strumenti su misura per le imprese. Un sostenitore di queste politiche è l’Unione Europea, essa informa delle proprie politiche di sviluppo rispettando tre requisiti:

1. collaborazione tra pubblico e privato; 2. cofinanziamento delle opere da parte di Ue, enti locali e imprese private; 3. elaborazione da parte di soggetti locali di progetti di sviluppo.

I sistemi produttivi locali si sono internazionalizzati, le imprese piccole e medie formano distretti e

hanno delocalizzato parte della produzione, in questo scenario le politiche locali si sono modificate prendendo l’aspetto del marketing: le imprese del proprio territorio escono ed è importante che ne arrivino altre, per questo si cercano delle imprese che possano insediarsi. Si fanno sforzi cercando finanziamenti esterni attraverso bandi pubblici, tutto passa attraverso una gara dove si selezionano i progetti migliori; tutto questo porta le amministrazioni a competere l’una con l’altra.

CONCLUSIONE Abbiamo tre ordini di valutazioni delle politiche territoriali:

- LEGITTIMITA’: congruenza tra norme e statuti; - EFFICIENZA: verificare se l’uso delle risorse e del personale è stato limitato rispetto agli

obbiettivi; - EFFICACIA: controllare se siano stati raggiunti gli obbiettivi di tutela e valorizzazione del

territorio che si erano prefissati.

CAPITOLO 6 PARAG. 1 Gli eventi umani si collocano sempre in uno spazio fisico; anche quelli più immateriali come il pensare di un soggetto o il comunicare via internet, hanno una posizione geografica, ossia una latitudine e una longitudine uniche. La base fisica è quindi una condizione imprescindibile. Essa però è legata alla facoltà degli esseri umani di denominare le cose. Anche gli spazi hanno perciò un nome e grazie al nome gli spazi diventano luoghi o località. Quando in quei luoghi abbiamo anche delle interazioni essi diventano ambiti locali o locales; e quando questi luoghi vengono difesi o promossi da un gruppo diventano sistemi territoriali o territori. Il rapporto tra cultura e territorio si articola in 3 linee di analisi: 1 il bisogno o senso di appartenenza ai luoghi;2 lo spazio- territorio come categoria del conoscere;3 la costruzione sociale di oggetti territoriali in particolare dell’identità. PARAG.2 Il senso del territorio si configura come un “residuo”( sentimento) nel senso datogli da Pareto. Vilfredo Pareto, sociologo ed economista dei primi del 900, riteneva che gli esseri umani avessero delle tendenze che ne condizionavano il comportamento. Fra queste tendenza vi è la persistenza degli aggregati (conservazione, costumi, religione). Il fatto che i residui siano poco visibili o chiari dipende dalla tendenza a mascherarli con delle giustificazioni che Pareto chiama “derivazioni”. I residui non emergono mai nella loro forma pura ma spingono le azioni concrete e le loro derivazioni. Il senso di appartenenza territoriale può essere generato da un processo di simbolizzazione. Durkheim è il principale riferimento di questa posizione: i soggetti manifestano un attaccamento alla società, sentimento che si trasferisce su una serie di oggetti collettivi fra cui la religione,l’autorità e anche il territorio ( pensiamo alla madrepatria). La sua spiegazione è quindi che il senso di appartenenza territoriale è una forma di riconoscimento affettivo della collettività umana, ed è il frutto di una costruzione sociale che varierà a seconda della forza e coesione di una collettività. Secondo Tonnies è nella comunità, dove le volontà individuali sono fuse,che si genera attaccamento reciproco e base materiali della convivenza (suolo,terreno agricolo,residenza). Il territorio nel quale si svolgono alcune fondamentali esperienze di vita (nascita, innamoramento) lascia un’impronta, una specie di imprinting indelebile della psiche dei soggetti perché queste esperienze rimandano alle emozioni. Volendo seguire la strada dell’etologia (disciplina che studia il comportamento animale nell’ambiente naturale) possiamo arrivare a pensare che esistono dei territori del sé (espressione di Goffman) che sono comuni a tutti gli uomini. Nelle “relazioni in pubblico” Goffman indica 8 declinazioni dello spazio del soggetto: 1 spazio personale: è lo spazio che circonda l’individuo ,uno spazio in cui,se entra qualcun altro, l’individuo si sente come invaso, al punto di mostrare fastidio e di ritrarsi;

2stallo: spazio ben definito che gli individui possono rivendicare temporaneamente e il cui possesso

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