Sociologia della criminalità organizzata, appunti di Rocco Sciarrone, Appunti di Sociologia criminale
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Sociologia della criminalità organizzata, appunti di Rocco Sciarrone, Appunti di Sociologia criminale

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I modelli della criminalità organizzata.

1. Modello culturale“comunità”: Fenomeno mafioso come espressione di una determinata cultura e tende a sovrapporre il fenomeno con il contesto in cui si manifesta.

2. Modello “burocrazia”: implica una strutturazione, dei confini.

3. Modello dell’”impresa”.

È molto diffuso perché c’è tutto un paradigma interpretativo a riguardo.

Leopoldo Franchetti definiva la mafia siciliana come un’industria della violenza. (es. di impresa) Esistono però due varianti del “modello dell’impresa”: una che si focalizza sulle attività imprenditoriali dell’impresa mafiosa per esempio Pino Arlacchi nel 1983 usa il termine di “mafia imprenditrice”.

Dagli anni ’70 in poi però si verifica un grosso cambiamento della mafia (specialmente per quanto riguarda cosa nostra e ‘ndrangheta), ossia si verifica un passaggio da una mafia tradizionale ad una imprenditrice. Prima infatti secondo Arlacchi i mafiosi competevano tra loro per l’accumulazione dell’onore, successivamente invece diventano imprenditori sul modello di Schumpeter poiché cominciano a competere per accumulare ricchezza in modo imprenditoriale. Questa fu una tesi criticata in quanto storicamente i mafiosi hanno sempre svolto mansioni imprenditoriali, non sono innovativi in quanto tendono ad accumulare ricchezza. Il secondo filone studia la mafia come impresa.

Catanzaro nel 1988 scrive “il delitto come impresa, storia sociale dell’impresa” in cui egli sostiene che i mafiosi non sono imprenditori dell’economia capitalista ma imprenditori molto peculiari: imprenditori della violenza, in quanto la risorsa principale di cui dispongono è la violenza. Analizza infatti il meccanismo della estorsione che si basa su un’offerta violenta di protezione.

Qualche anno dopo Diego Gambetta scrive nel 1992 “la mafia siciliana è un’industria della protezione privata” in cui sostiene invece che il tratto più peculiare è che la mafia può essere considerata un’industria che produce e vende un bene materiale: la protezione privata offerta come un sostituto funzionale della fiducia. L’analisi di Gambetta capovolge l’analisi di Catanzaro perché il primo dice che la Sicilia per una serie di vicende storiche e per la debolezza delle istituzioni (soprattutto statali) ha avuto una situazione sociale dominata dall’incertezza, causando quindi mancanza di fiducia. Là dove c’è un deficit di fiducia si creano grossi problemi a livello economico-sociale. Ecco che in una situazione di questo tipo si crea una domanda di fiducia, colmata dalla mafia. Quindi anche per Gambetta i mafiosi sono imprenditori della protezione ma non imprenditori violenti della protezione. Entrambi però mettono l’accento sul fatto che i mafiosi o con le buone o con le cattive vendono la protezione.

Spesso il mafioso impone\vende protezione regolando l’attività economica piuttosto che operare numerose transazioni economiche poiché chi è più vicino al mafioso può avere dei privilegi.

4. Modello della mafia come “sistema”.

È un modo di rappresentare una società cercando di configurare i confini di questa, di vedere come è integrata al suo interno e prevedere quindi dei sottosistemi (vedi Parsons e il concetto del sistema AGIL). Tutti questi sistemi legali sono tra loro connessi e integrati, non sono fenomeni distinti ma tra loro in comunicazione tanto da costituire un unico sistema. Questa

visione porta a un rischio di complottismo negativo in quanto i complotti non si scoprono mai.

Questa è l’idea che esista un terzo livello su cui si polemizzava già ai tempi di Falcone. L’idea del burattinaio “grande vecchio”, rischiosa. Per alcuni aspetti il modello del sistema si avvicina al modello della burocrazia perché sarebbe più facile individuare i confini, il rischio però è di diluire il fenomeno in un insieme di fenomeni tra loro troppo eterogenei (multinazionale del crimine).

5. Modello come “rete”. Reticolo criminale dove ci sono le strutture, i legami. Costituita dai nodi e dai legami che possono essere di diverso tipo. La rete permette di vedere in modo più processuale come si posizionano gli attori e che tipo di legami si instaurano tra di loro. Ha come vantaggio il fatto che non guarda solo alle relazioni interne (come nel modello della burocrazia) ma anche i legami esterni, permette quindi di osservare la rilevanza della mafia, si presta ad osservare come si estende sul territorio il reticolo.

6. Modello come “gruppo di potere” (concezione di Weber: gruppo in grado di esercitare forme di dominio su un determinato territorio, di sanzionare le condotte degli altri, di prendere decisioni vincolanti, monopolio dell’uso legittimo della forza).

Questa concezione rischia di far cadere nell’idea della mafia come Anti-Stato, quando invece la mafia non si sviluppa contro lo stato ma dentro. Infatti le stagioni delle stragi sono un’anomalia: ad esempio i corleonesi mettono in atto una strategia terroristica ma non hanno in mente un’idea rivoluzionaria, non vogliono ribaltare lo stato come nelle forze anti statuali. Per un sacco di tempo infatti non sono stati visti come devianti criminali. Possono avere un obiettivo politico oltre che economico. In alcuni casi i mafiosi se in difficoltà sono disposti a sacrificare la ricchezza pur di non perdere posizioni di potere. Questo significa che nella mafia c’è una dimensione d’impresa ma anche una dimensione di potere che la equipara al gruppo di potere come intendeva Weber ma che lo potremo immaginare anche vicino ad un gruppo chiuso (stile setta).

La mafia è anche una società segreta.

Una società segreta ha delle formule, criteri d’accesso non noti a tutti, tende a proteggere la sua esistenza da avversari e dall’azione regressiva dell’agenzia dello Stato. Tende a rendersi quindi invisibile. Però non esiste una mafia completamente invisibile poiché per ottenere riconoscimento devono affermarsi come mafiosi. Quindi c’è una tensione molto forte tra invisibilità e visibilità (una delle tante contraddizioni). La mafia è una forma di criminalità sui generis perché combina economia e obiettivi politici, il potere. Ricerca costantemente relazioni di scambio con la sfera dell’economia legale, della politica e delle istituzioni.

La mafia è un fenomeno di società locale: ha un legame originario con uno specifico territorio, la dimensione locale è molto importante, tende a radicarsi e ad instaurare forme di controllo che non resta però confinato a una dimensione locale perché fin dalle origini i mafiosi si spostano e si muovono in altri territori anche a largo raggio (non solo contigui).

Hanno dei codici culturali che non sono quelli (o solo in parte) quelli della società circostante. Li strumentalizzano per costruire una propria struttura organizzativa. intrecciano importanti relazioni esterne, molto più importanti dei legami di appartenenza interni.

STRUTTURA ORGANIZZATIVA DELLE MAFIE. MAFIE: Organizzazioni che hanno legami forti all’interno del nucleo organizzativo (fedeltà, lealtà, appartenenza) ma nel frattempo sono organizzazioni tutt’altro che chiuse, è molto aperto verso l’esterno.

COSA NOSTRA. (mafia siciliana)

Molto probabile che l’espressione “cosa nostra” derivi proprio da Cosa Nostra americana, legata a Cosa Nostra siciliana ma ha una sua autonomia.

Non è un modello del tutto nuovo poiché gli storici hanno evidenziato che era già presente nel modello ricostruito nei verbali delle sentenze che si svolgono tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. L’unità di base è la “cosca” o la famiglia che non coincide con quella di sangue, ma anzi forse più importante; i legami familiari però sono importanti. Una famiglia\cosca è insediata su un territorio su cui esercita il proprio potere.

La famiglia è diretta da un capofamiglia o anche “Rappresentate” affiancato in genere da un vice rappresentante e da uno o più consiglieri. L’organizzazione di una famiglia di cosa nostra è molto semplice. Sotto il capo famiglia c’è un “Capo decina” che coordina un gruppo di uomini d’onore (possono essere da 5 a 30). Ci possono essere diverse “decine”.

Il capo famiglia formalmente viene eletto, in realtà contano molto i rapporti di forza e la famiglia è controllata da tempo da una famiglia di sangue che rivendica la posizione (eventuali guerre di mafia).

In Sicilia tre famiglie contigue territorialmente formano un “mandamento” ed eleggono un Capo mandamento. I diversi capi mandamento siedono in un organismo di governo chiamato “Provincia” o una “commissione Provinciale”. In ogni Commissione provinciale viene eletto un referente che va a sedere in un organismo ancora di rango superiore che è la Regione o Commissione regionale.

All’interno si sviluppa una discussione: se prevalgono i vincoli di sangue si corre il rischio di preferire interessi personali rispetto agli interessi dell’organizzazione. All’interno di un organismo di rappresentanza non possono essere elette persone con legami di sangue (es. capi mandamento).

Non si sa se questo modello è attivo, tutti i componenti della Cupola sono stati arrestati tranne Matteo Messina Denaro. L’ultimo presidente era Riina. Nelle intercettazioni i mafiosi parlano della difficoltà di ricostruire una struttura del genere. Naturalmente ci sono le cosche, probabili i mandamenti, ma il livello superiore non è costituito. Anche negli anni ’60 (Ciaculli) la commissione regionale viene sciolta e poi ricostituita negli anni ’70.

CLAN DI CAMORRA.

Di camorre ne esistono tante, ci sono clan poco strutturati o strutturati attorno alla figura del leader, e clan di camorra con una organizzazione che si avvicina più alla struttura di Cosa Nostra. Forte frammentazione, alcune coalizioni forti altre deboli. I clan di camorra sono quelli che competono di più tra di loro: composizione e ricomposizione continua. Nelle aree del Casertano (casalesi) vi sono clan molto più strutturati. C’è però meno stabilità e più ricambio. I Boss della Camorra sono più giovani di Cosa Nostra.

‘NDRANGHETA.

Struttura più complicata che si conosce da meno tempo, dal 2010 circa.

È una struttura fortemente gerarchica che smentisce le indagini come “minotauro”, “infinito” in cui si credeva avesse una struttura orizzontale.

L’unità di base è la ‘Ndrina (dove contano molto i legami di sangue) o la Cosca, che insieme costituiscono il “Locale” di ‘ndrangheta. In genere per avere un Locale ci devono essere più o meno 50 affiliati. La locale ha una struttura organizzativa strutturata in due parti:

1. La società minore

2. La società maggiore.

All’interno di queste due società ci sono due linee organizzative con alcuni gradi.

Nella ‘ndrangheta ci sono ruoli di comando e gradi. Il grado minore è Picciotto d’onore, poi Camorrista poi Sgarrista. Chi occupa quest’ultima posizione può ricoprire il ruolo di Capo giovane della società minore.

La società minore è legata al livello superiore: società maggiore. La figura che occupa il ruolo di Mastro di Giornata ha il compito di segnalare chi può transitare nella società maggiore. In quella minore avviene l’affiliazione tramite la presentazione di un uomo d’onore. Nella società maggiore ci sono i diversi gradi\doti\fiori e poi ci sono i ruoli. I gradi dopo lo Sgarrista: Santista, Vangelo, Tre Quartino, Quartino, Padrino (o Quintino), Associazione. I ruoli: Capo locale (chi presiede tutta la Locale di ‘ndrangheta) affiancato dal contabile e dal crimine (responsabile militare). Il capo locale viene eletto anche qui (democrazia formale).

C’è una forte competizione per raggiungere gradi superiori e inflazione di gradi: all’inizio il livello superiore ossia la Santa, aveva deciso che ci potevano essere solo 33 “santisti” ma in seguito i gradi sono aumentati. I santisti decidono che chi ha questo grado possono affiliarsi alla massoneria ed è addirittura concesso cooperare con le forze dell’ordine in modo strumentale.

A livello inter organizzativo invece diversi locali di ‘ndrangheta formano il Mandamento ionico, centro (reggio calabria e dintorni), tirrenico. Tre aree dove i capi locali di queste aree si riuniscono nel mandamento. Eleggono un capo mandamento che va a fare il rappresentante della mCommissione Provinciale all’interno del quale viene eletto il Capo crimine (rappresentante) affiancato da un contabile e da un Mastro generale. Ci potrebbero essere anche i rappresentati di altri gruppi nazionali e internazionali.. Una camera di controllo era stata fatta in Lombardia, chiamata appunto “La Lombardia”: ad un certo punto il referente, capo della Lombardia, ha deciso di avviare un processo di autonomizzazione dalla casa madre dai calabresi. È stato assassinato perché avrebbe rotto l’unitarietà della mafia, Carmelo “nuzzo” Novella.

Il capo crimine dovrebbe presiedere alla interpretazione autentica delle regole fondamentali della ‘ndrangheta.

Nella società minore i ruoli invece sono: capo giovane, puntaiolo (responsabile economico) e picciotto di giornata.

La provincia non è paragonabile alla Commissione, funziona da tribunale, funzione politica non operativa. L’unico capocrimine conosciuto Domenico Oppedisano.

I non affiliati vengono chiamati “contrasti”, l’aspirante affiliato viene chiamato “contrasto onorato” poi ci sono i diversi gradi di affiliazione e ranghi superiori.

Mafia e Stato

Stato in quanto istituzione da un lato e società (realtà sociali che in un dato territorio vengono a contatto con le organizzazioni mafiose, es. partiti) dall’altro.

La trattativa stato mafia c’è sempre stata perché la mafia in Sicilia nasce nel momento in cui si consolidava lo stato nazionale (1861). Repressione dal punto di vista giuridico.

Antimafia: azione a livello giudiziario (contrasto istituzionale) e azione della società civile. Anche da questo punto di vista la Sicilia ha espresso un attivismo molto animato contro la mafia. Cos aNostra quindi si trova in difficoltà in entrambi i livelli.

Il contesto siciliano è caratterizzato dalla sofisticazione del discorso Stato-mafia. Tra coloro che hanno studiato la mafia in Sicilia si sono sviluppati due filoni di ricerca principali:

-organizzativista, concentrati in modo particolari sulla mafia siciliana in quanto organizzazione (es. modello Falcone). In realtà questo modello è esistito per poco tempo, rimane tuttavia un idealtipo. Chi ha parlato di mafia innanzitutto come organizzazione è perché negli anni 60-70 tanti studiosi si recavano nel sud perché lo concepivano come un pezzo di mediterraneo al centro degli studi degli scienziati (unitarietà del bacino mediterraneo, filone di culture simili). A queste visioni culturaliste rispondono degli storici definiti come organizzativisti: la mafia è un’organizzazione strutturata.

- culturalista. Deriva a conclusioni poco serie.

La contrapposizione continua e si radicalizza. Oggi in realtà entrambe queste visioni forniscono alcuni elementi utili. I fattori di contesto sono sempre fondamentali perché permettono di stare a cavallo delle strategie delle azioni mafiose.

Un’altra distinzione tra gli studiosi è quella di Alan Block. Egli ha sempre parlato di power syndicate e di enterprise syndicate. Si distinguono perché il primo riesce a far vedere gli aspetti legati al potere mafioso: controllo del territorio funzionale alla ricerca e all’esercizio del potere, aspetti più prettamente politici. Il secondo è l’aspetto imprenditoriale delle mafie legato all’accumulazione dei capitali.

Pezzino dice che al momento dell’unità d’Italia il centro ingloba la periferia ma non la assorbe. La comunità che si ritrova in un contesto istituzionale completamente diverso (dai Borbone allo stato centrale), comincia a dialogare con lo stato e i soggetti che godevano di riconoscimento divengono soggetti che si relazionano al governo centrale.

Leopoldo Franchetti: studio sulle condizioni politiche e amministrative di quei territori all’indomani dell’unificazione nazionale. È il primo che mostra come non si possa parlare di mafia senza lo stato. Lo stato si è sempre servito di soggetti che erano rilevanti sul territorio. La mafia è un concetto relazionale. Il rapporto stato mafia è strutturale.

L’inizio dell’istituzionalizzazione del processo tra stato e borghesia può essere fatto risalire ai primi decenni del diciannovesimo secolo (prima dell’unità nazionale): qui nascono le prime polizie private staccate dallo stato borbonico, preposta dal governo borbonico alla sicurezza delle campagne, chiamate “unioni o fratellanze, senza scopo politico”. Nel periodo di unificazione nazionale l’intensità dello stato centrale è maggiore, introduce una struttura politica e amministrativa più articolata, con controlli più complessi e soprattutto con circuiti politici regolati dal meccanismo elettorale. Paolo Pezzino spiega che l’azione dello stato unitario come un intreccio di elementi istituzionali innovativi con una prassi già consolidata nello stato borbonico. È così che la mafia diventa un potere politico connotato gode del controllo di un territorio, gode di un certo consenso sociale.

Tra stato e mafia quindi c’è una relazione strutturale che dà loro un modo di governo peculiare.

Umberto Santino, storico tra i primi ad aver studiato il movimento antimafia, fondatore del centro “Impastato”. “la mafia non è un fatto patologico ma il prodotto e riproduttore di un ecosistema sociale di violenza e illegalità finalizzato all’accumulazione di capitale che si avvale di un codice culturale (religione, omertà etc) e gode di un certo consenso sociale”

Santino sostiene che in luogo del paradigma “alterità- contrapposizione” in realtà nella quotidianità delle cose vige il paradigma “alterità-interazione”. In altri termini le mafie possono essere considerate un governo privato ma agiscono sempre in territori sotto controllo dello stato.

Doppia mafia in un doppio stato: diversamente dalla criminalità comune la mafia non viola il diritto ma lo nega poiché non riconosce il monopolio statale della forza (fuori e contro lo stato). D’altro canto se ci concentriamo sulle attività legate al denaro pubblico, la vita pubblica, gli appalti, la mafia è dentro e con lo stato. A fronte della dualità della mafia c’è anche un doppio stato: da un lato c’è una

rinuncia parziale al monopolio della forza perché nei fatti si serve di soggetti cedendo pezzi di sovranità alla mafia, dall’altro la reprime.

Prime ricerche in Sicilia, Calabria e Campania tra il 2009 e il 2011. Una di queste ricerche diventa “Alleanze nell’ombra”.

I funzionari che dialogano con i soggetti mafiosi non sono mafiosi in se’ ma interlocutori: “concorso esterno in associazione mafiosa” presente nell’articolo 416 bis (Pio La Torre, 1982). Tutta la legislazione antimafia è di tipo “emergenziale” ossia risponde ai grandi eventi stragisti.

La mafia in quegli anni era lo stigma di quegli anni (80), col senno di poi si può dire che non si sappia a livello sociale cosa sia più grave tra l’appartenenza alla mafia o il concorso stesso. A volte possono essere definiti “collusi”, talvolta “organici” (col tempo entrano a far parte del movimento mafioso).

Questa compenetrazione “mafia-società” è cambiata nel tempo. Esempio di questo può essere il meccanismo dell’estorsione, studiato da Diego Gambetta. Questo meccanismo viene spesso considerato come una pratica consolidata ma in realtà l’estorsione-protezione è un meccanismo estremamente complicato: es. non tutti i mafiosi esercitano lo stesso livello di autorità, quindi è sempre soggetto a forme di contrattazione.

Concetto di “AREA GRIGIA”

Area sfumata in cui i ruoli non sono univoci. Usata in forma strutturata in questi studi. Per la prima volta nel volume “Alleanze nell’ombra”. Serve a rendere conto della complessità degli attori all’interno del fenomeno mafioso. Area in cui sono attivi dei meccanismi, delle pratiche consolidate.

All’interno dell’area grigia gli attori agiscono tra loro sulla base di una prassi condivisa. Queste norme rendono riconoscibili le azioni di ogni attore.

Tre forme di isoformismo: coercitivo (pressioni di forza in senso stretto, offerta di incentivi etc), mimetico (organizzazioni che tendono a modellarsi su organizzazioni simili ad esempio imprenditori di successo grazie alla collaborazione con la mafia del territorio), normativo (funzionari fondamentali per il buon andamento della vita di un’impresa).

Una delle ricerche dell’ARCO riguarda la zona di Trapani: comitato di affari che portano avanti l’attività (ad esempio vincita di appalti pubblici). Chi partecipa alla costruzione di un appalto pubblico? Funzionari del comune, imprenditori, politici (decidono su un territorio quali opere pubbliche compiere o meno). Il mafioso molto spesso per ragioni di legislazione preventiva (richiesta di documentazioni che garantiscano che l’impresa sia pulita), entrano in fase di sub-appalto. Molto spesso le imprese mafiose non possiedono un alto livello tecnologico e continuano sulla costruzione del cemento.

E’ fondamentale quindi distinguere i ruoli e gli attori.

Esempio “Tommaso Coppola” di Trapani come garante delle contrattazioni nelle gare d’appalto, quasi un coordinatore.

10.10.2018

Libera è una rete di associazioni che nasce formalmente nel 1995.

27 maggio 1993 Firenze muoiono 5 persone: la famiglia della custode degli Uffizi.

Grande reazione della politica, articolo 416 bis. provenzano cambia la strategia di cosa nostra, sceglie la strategia della riorganizzazione e dell’inabissamento. In più la procura di Palermo di Giancarlo Caselli arresta tanti mafiosi.

Libera nasce con due pilastri: giornata della memoria in ricordo di tutte le vittima della mafia (21 marzo), azione politica ad es. raccolta di un milione di firme per una proposta di legge che riguarda il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Prima cooperativa sui territori confiscati alla mafia. Nasce da un gruppo di ragazzi siciliani nel 2001, dedicata a Placido Rizzotto.

VEDI omicidio bruno caccia.

1991 legge sugli scioglimenti dei comuni.

I PROCESSI DI ESPANSIONE TERRITORIALE DELLE MAFIE.

Come nasce una mafia? Vedi “mafia capitale” o “sacra corona unita”, nuove mafie rispetto a quelle storiche.

Le mafie sono radicate in un territorio specifico, sono un fenomeno di società locale, ciò non significa dire che non hanno capacità di operare\espandersi\riprodursi. Da sempre si confronta tra lo spazio locale e globale. Ad esempio Cosa Nostra negli Stati Uniti, Salvatore Lupo dice che è frutto di un processo di ibridazione, non è un mero fenomeno di esportazione di Cosa Nostra siciliana in America, c’è un processo che va da una sponda all’altra dell’Atlantico. Quella che è diventata la mafia siciliana ha avuto un forte condizionamento da quanto è accaduto negli stati uniti. Quando si parla di espansione bisogna fare i conti con una serie di questioni importanti.

Quali sono i territori di genesi storica del fenomeno? In Sicilia si sviluppa nella parte occidentale, in Calabria nella parte meridionale, in Campania la fascia costiera con in particolare Napoli e Caserta. La mafia non è espressione del mezzogiorno nel suo complesso, per molto tempo ci sono state intere regioni del mezzogiorno in cui non c’è stata criminalità organizzata.

La prima conclusione è quindi che quando si parla di espansione territoriale la prima cosa su cui focalizzarsi sono le aree contigue ai luoghi di genesi storica della mafia sia per la contiguità territoriale e quella culturale.

Primi processi di espansione al sud e non sono recenti, ma neanche al nord, risalgono almeno agli anni ’60. Le cause della disattenzione possono essere diverse: tema poco rilevante, non nell’agenda politica. Ma c’era anche un deficit cognitivo: non si riusciva a capire il fenomeno mafioso e le sue peculiarità. Per molto tempo la tesi dominante a riguardo è la tesi della “Non esportabilità della mafia” convinzione genuina che il fenomeno mafioso non sia esportabile perché fortemente radicato nelle aree in cui è nato.

Gambetta nel suo libro scrive che la mafia ha forti vincoli localizzativi e può essere equiparata ad un’industria mineraria, un’impresa che lavora in un campo minerario ovviamente non può trasferirsi perché è legato alle cave. Idea dello stretto intreccio tra mafie e il contesto, non possono operare in altri contesti.

Oggi questa tesi è completamente superata e falsificata. Oggi qual è la tesi prevalente?

La tesi dominante è quella del CONTAGIO. L’idea che la mafia ha una grande capacità di diffusione e che questa avvenga con gli stessi meccanismi di una malattia infettiva. Ha diverse varianti.

Uno dei veicoli della diffusione è il soggiorno obbligato che ha portato la mafia al nord, le emigrazioni interne tra sud e nord negli anni ’60 che creano una delle trasformazioni più profonde del nostro paese. Si è caduti nell’idea che si siano create le stesse condizioni al nord per colpa dell’emigrazione. A nord ovest perché la zona a forte industrializzazione (fiat) che aveva un forte bisogno di mano d’opera. Triangolo industriale: Milano, Torino e Genova.

In realtà non si è in grado di dire che ci sia una diretta correlazione tra mafia al nord e migrazioni, si manifesta solo in alcuni settori (ad esempio non nella industria manifatturiera). Al tempo il mercato

del lavoro era segmentato, c’erano alcuni settori più tutelati di altri. Non tutti gli immigrati riuscivano a trovare lavoro nelle grandi imprese automobilistiche o nei settori più flessibili e meno garantiti come ad esempio l’edilizia. Non bisogna guardare solo la provenienza geografica, importante se ci riferisce di una mafia etnica come la ndrangheta, ma bisogna vedere come funzionano i modelli di insediamento, i canali dei flussi migratori. “socializzazione anticipatoria” volontà di adattarsi.

Non è che le migrazioni causano le mafie, spiegazione semplicistica.

La tesi del contagio non va a vedere il contesto, ci si concentra sui flussi migratori ma non si pone la domanda “come erano accolti? Dove andavano?”. In realtà i mafiosi hanno trovato un ambiente favorevole ai loro scopi, l’organismo era già compromesso.

Chi parla di clonazione intende dire che le cosche di ndrangheta replicano le strutture del sud.

Ci sono però delle strategie di colonizzazione.

C’è un altro processo che non va sottovalutato che riguarda soprattutto l’emergere di nuove mafie: processo di imitazione. Tra le mafie c’è anche molta imitazione, ISOMORFISMO ORGANIZZATIVO.

La cosa più interessante è che il modello mafioso se vincente può essere imitato da altri gruppi criminali. Ci sono processi di genesi e riproduzione all’interno e tra le mafie. Alcuni clan in cosa nostra hanno una lunga continuità storica e altre più recenti. Questo ricambio è favorito dalle generazioni, conflitto intragenerazionale. In nuovi territori invece si può notare che alcuni gruppi mafiosi adottano un modello organizzativo simile a quelli già affermati. Il caso più lampante è la Sacra Corona Unita, nasce all’incrocio di dinamiche che interessano un gruppo di camorra e alcuni clan di ‘ndrangheta. Quello di camorra aveva la denominazione di “Nuova Camorra Organizzata” fondato e guidato da Raffaele Cutolo. Decide di fondare un gruppo di camorra recuperando i riti di affiliazione dalla ‘ndrangheta che derivano a loro volta dalla camorra storica ottocentesca.

L’obiettivo di Cutolo era perseguire interessi di tipo economico, negli anni ’70 l’affare più redditizio era il traffico di tabacchi lavorati esteri (sigarette). Questo traffico non era gestito completamente dalla camorra ma gruppi di camorra imponevano il pizzo ai trafficanti di sigarette. Quando a Napoli ci sono i boss di Cosa nostra, prendono i controlli di questi traffici. Cutolo ha proprio la motivazione di rivendicare l’identità contro i siciliani. Fa delle affiliazioni di massa tra i detenuti e punta ad avere un numero altissimo di affiliati. È l’organizzazione criminale che ha avuto il maggior numero di affiliati (7000). Scoppia una guerra tra la NCO e i clan di camorra alleati con i siciliani, aumenta la violenza e la vulnerabilità dei gruppi.

Pugliesi entrano nella NCO (dalla grossa potenza militare) e presto Cutolo assume il controllo della Puglia. Alla fine degli anni ’70 viene fondata la sacra corona unita, vengono introdotti riti di affiliazione con alcuni adattamenti.

Nel salento ci sono altri tentativi (remo lecce libera) ma i gruppi entrano in guerra tra di loro. La SCU vince e assorbe\sopprime gli altri. Per non fare solo un’operazione di forza cerca il riconoscimento della ‘ndrangheta che aveva degli interessi in quella zona. Nel frattempo Cutolo è fortemente colpito dalle agenzie di contrasto dando gioco facile alla SCU. Dal traffico di tabacchi si passa a quello di stupefacenti passando a diventare la quarta mafia. La sacra corona unita è solo in parte assimilabile alle mafie storiche: nasce dopo e ha tenuta e solidità interna molto più fragile. I rituali di affiliazione invece di essere tramandati oralmente, ogni affiliato scrive il suo codice. Legami di appartenenza e lealtà molto più tenui. Nell’ultimo anno e mezzo si parla di una nuova mafia a Foggia, Gargano, su cui c’è stata una sottovalutazione elevata molto più rispetto alla Sacra Corona Unita. Ci sono tre aree in puglia dove ci sono delle criminalità organizzata di tipo mafioso: il salento con la SCU, la città di Bari e poi la mafia foggiana e i gruppi che si trovano nel gargano.

Mafia capitale è una mafia originaria e originale.

16.10.2018

Riace: zona ad alta infiltrazione mafiosa. A 70 km circa da Rosarno.

Vicenda che chiama in causa il “principio di legalità”. Reati: favoreggiamento immigrazione clandestina, si riferisce ad un caso di matrimonio combinato ed altri tentati; abuso d’ufficio legato al fatto che avvia la raccolta differenziata porta a porta e la affida a due cooperative sociali con la compartecipazione di rifugiati residenti a Riace.

Questo tema (mafia) da parte della Democrazia Cristiana è sempre stato reputato meno rilevante rispetto ad esempio a temi come fermare l’avanzata delle sinistre. A distanza di tempo sappiamo che il Papa di allora (strage di Ciaculli) fece scrivere una lettera al cardinale della zona in cui chiedeva info e chiedeva se fosse il caso di prendere posizione contro le mafie ed egli risponde che c’è delinquenza da tutte le parti, la mafia non si sa bene cos’è ed è piuttosto un’invenzione dei comunisti.

È poco credibile una visione centralizzata ma ci sono delle strategie che possono essere importanti che ad esempio riguardano l’espansione del proprio raggio di azione nel campo di traffici illeciti in modo da aumentare i profitti. Per quanto riguarda l’espansione delle mafie nelle regioni del centro nord, è stato un fattore molto importante il traffico illecito, negli anni 70 del secolo scorso quando in Italia si diffonde il consumo delle droghe (prima ero poi coca) in cui i mafiosi si inseriscono ricavando enormi profitti. Nelle grandi città si sviluppano grandi piazze tra cui Milano e Torino. La mafia siciliana in quel periodo si inserisce prepotentemente costituendo un primo salto di qualità. Qualche anno dopo sempre in tema di attività illecite, soprattutto la ‘ndrangheta svolge nelle regioni del nord sequestri di persona a danno di individui dallo status socio economico elevato.

Struttura di opportunità favorevole nel campo dell’illegalità quindi. Per esempio a Torino i mafiosi vanno a controllare gioco d’azzardo clandestino. In altri casi i mafiosi fanno pagare la protezione, impongono il pizzo anche su attività illegali. Ciò che si ricava dai traffici illeciti viene in parte reinvestito nello stesso campo, mentre un’altra parte deve essere riciclata. Altro canale economico importante sono le operazioni di riciclaggio di traffici illeciti non per forza compiuti al nord ma anche dallo stesso sud.

Spesso i mafiosi si trovano in aree diverse al nord in modo non intenzionale ossia tramite il soggiorno obbligato anche se in molto casi hanno potuto scegliere loro le mete di destinazione.

LOGICA DELL’APPARTENENZA. Usata specialmente dai gruppi di ndrangheta che tendono a radicalizzarsi in nuovi territori. Il radicamento nel territorio non è un’operazione semplice, richiede tempo e che i mafiosi riescano a stabilire quantomeno delle connessioni nell’economia legale o formalmente legale (ad esempio operare nell’edilizia).

STRATEGIE

Oltre alle strategie intenzionali esistono fattori indipendenti dalla volontà della mafia (ad esempio il soggiorno obbligato).

Strategie di tipo economico: per allargare il giro d’affari, fare investimenti. Possono portare anche a un radicamento territoriale.

Fattori di contesto.

La riuscita dello spostamento delle mafie dipende anche dalle condizioni che i mafiosi trovano nelle società di arrivo: ambiente favorevole o meno. I mafiosi nelle regioni del nord hanno ritrovato un ambiente accogliente e ospitale. Ecco perché non è adeguata la metafora del contagio, in molto casi i mafiosi hanno trovato “porte aperte”.

Ma come sono analizzabili i fattori di contesto? Si possono individuare diverse dimensioni.

Una prima variabile è la collocazione geografica: ci sono alcuni luoghi più favorevoli di altri perché offrono maggiori opportunità. Ad esempio, luoghi ben collegati, zone di confine (es. ponente ligure al confine con la Francia), città portuali (soprattutto per traffici di stupefacenti), aree metropolitane o zone vicine a ad esse.

Un’altra che complica un po' il quadro è la variabile della dimensione demografica, vengono prediletti piccoli centri ai confini dell’area metropolitana. Le città medie sono più vulnerabili, è più facile passare il confine della legalità. È più facile controllare\condizionare un certo numero di voti ad esempio, ne bastano pochi per fare la differenza. Negli anni ’90 in Piemonte sono stati controllati i voti in numerosi comuni, per migliorare gli affari, vincere appalti. In alcuni casi vanno a controllare le iscrizioni di un partito locale, in altri casi spostano proprio dei voti, ad esempio Bardonecchia, primo comune sciolto per infiltrazioni mafiose nel 1995. In molti dei contesti in cui erano infiltrate le mafie c’è stato un incremento demografico (flussi migratori), che può accompagnarsi a una crescita dell’edilizia.

Un contesto favorevole alle mafie è quello in cui ci sono in misura rilevante settori economici tradizionali ossia a basso livello tecnologico e a forte connessione con il territorio.

Fortissima la mafia anche nei territorio di forte insediamento storico.

Il settore dell’edilizia e tutto ciò che riguarda il ciclo del cemento.

Altri settori sono i cosiddetti settori protetti, funzionano a ridosso della regolazione pubblica, in cui il ruolo pubblico è rilevanti.

I mafiosi tendono a privilegiare quei contesti caratterizzati da dinamismo economico. I mafiosi sono andati incontro a degli imprenditori che in fase di recessione hanno difficoltà di accesso al credito attraverso i circuiti legali.

Mercati illegali ormai competitivi e illegali, è aumentata però la capacità e l’efficienza di contrasto delle forze dell’ordine.

Preesistenza di circuiti illegali: le mafie trovano terreno fertile in quelle situazioni in cui la legalità è debole o compromessa.

Per quanto riguarda i fattori di contesto riferite alla dimensione legale- culturale invece: poca fiducia nella legalità, non funzionano le sanzioni sociali. Ci sono solo norme formali senza sanzioni sociali le norme sono deboli.

Un’altra cosa importante è l’operato delle agenzie di contrasto.

LA MAFIA IN PIEMONTE

OMICIDIO BRUNO CACCIA

Procuratore ucciso da due killer mandati dalla ‘ndrangheta nel 1983.

SCIOGLIMENTO PER INFILTRAZIONE MAFIOSA NEL COMUNE DI BARDONECCHIA nel 1995. Primo caso del centro nord Italia. Da una parte “clan dei calabresi” e dall’altra parte troviamo il “clan dei Catanesi”, all’epoca erano attivi soprattutto sul fronte delle attività illegali. Stagione importante anche per i sequestri di persona. C’è stata un’azione repressiva dagli anni 80 che ha colpito soprattutto il clan dei catanesi. Sulla piazza torinese quindi si registra poi una prevalenza di ‘ndrangheta. In questa fase storica troviamo i primi tentativi di infiltrarsi nell’economia legale o formalmente legale.

Più recentemente operazioni giudiziarie come Minotauro nel 2011 da uci risultano indagate quasi 200 persone. Operazione che in parte deriva da Marcos e Pioneer. Nel 2018 operazione Barbarossa riguarda Asti.

Da una farte FATTORI DI CONTESTO dall’altra FATTORI DI AGENZIA.

AREA DEL CANAVESE. ANNI 60

Area che parte dal confine con la Val d’aosta e arriva ai confini nordorientali dell’area metropolitana di Torino. Nel canavese oggi convivono poli industriali e indotto (es olivetti), è un territorio in cui c’è un tessuto di piccole imprese legate all’indotto. per quanto riguarda la politica è un territorio frammentato a livello amministrativa, sono mancate forme di coordinamento di ampio respiro. Territorio che ha vissuto fasi di espansione, ha attratto flussi migratori piuttosto rilevanti che hanno cambiato la fisionomia di alcuni centri: boom edilizio e delle infrastrutture.

Alcuni personaggi di ‘ndrangheta riuscivano a controllare 100-300 voti.

Arrivi di personaggi di ‘ndrangheta grazie al soggiorno obbligato e il divieto di dimora. Poi arrivi di soggetti che risultano sconfitti con guerre di mafia e abbandonano il proprio territorio. Origine mista dei Locali, famiglie di zone diverse.

Due fasi.

1. Una tra gli anni 60\80 che coincide con l’atteggiamento predatorio in cui prevalgono i traffici illeciti e che seguono una logica degli affari. BOOM economico, industria che assorbe i flussi migratori, si sviluppa l’industria privata. Es i marando agresta di volpiano o la ‘ndrangheta a cuorgnè. Mercati secondari come l’edilizia

IL CASO DI GIOIA TAURO.

Ricerca sul legame tra mafia e imprenditorialità: come e in che misura una presenza mafiosa contribuisce ad ostacolare lo sviluppo economico.

Gioia Tauro è abitata da importanti clan storici della ‘ndrangheta, in cui la quasi totalità dei comuni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa nel corso del tempo, alcuni di questi anche per tre volte. Oltre a Gioia Tauro troviamo Rosarno (vedi raccolta delle arance). Zona caratterizzata da agricoltura intensiva di esportazione; colture pregiate come aranceti e uliveti. La piana di Gioia Tauro sviluppa nel corso del tempo anche traffici commerciali esteri: relativo dinamismo economico (smentendo il mito della mafia legata alla povertà e allo scarso sviluppo).

A partire dal 1970 la piana di Gioia Tauro è stata oggetto di ingenti investimenti pubblici, interessanti perché intercettati dai gruppi di ‘ndrangheta. Gli investimenti pubblici facevano parte del Fondo per il Mezzogiorno: agenzia governativa istituita con una legge del parlamento negli anni ’50 che doveva coordinare gli investimenti per diminuire il divario economico tra Nord e Sud Italia. È stata abolita agli inizi degli anni ’90 periodo cruciale per la politica italiana. La cassa del mezzogiorno ha prodotto una serie di effetti positivi per qualche decennio. A un certo punto però diventa meccanismo attraverso il quale raccogliere consenso elettorale da parte dei politici. A partire dagli anni ’70 diventa molto più clientelare e i piani di sviluppo si rivelano nel tempo in molti casi dei fallimenti.

Gioia Tauro è un caso emblematico, infatti a metà degli anni ’70 il governo dell’epoca da un piano di investimenti finalizzato a realizzare il quinto centro siderurgico con un numero elevatissimo di posti di lavoro (7000 operai più tutto l’indotto). Questo pacchetto di investimenti scaturiva da una vera e propria rivolta sociale di qualche anni prima a Reggio Calabria: quando nel 1970 vengono istituite le regioni come istituzioni, in Calabria si decide di indicare come capoluogo Catanzaro, quindi scoppia una rivolta e interviene l’esercito con mezzi blindati. Questo movimento viene riportato all’ordine e la soluzione fu di porre la giunta a Catanzaro e il consiglio regionale a Reggio Calabria.

Altri progetti d’investimento: costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e a Cosenza viene fondata l’università della Reggio Calabria: progetto più innovativo d’Italia con idea del campus universitario (all’americana), attira nomi importanti come l’economista Paolo Silos Labini.

Tornando al centro siderurgico. Vengono espropriati i terreni a cui verrà dedicato il porto e il centro siderurgico: forte speculazione in cui si inseriscono i gruppi di ‘ndrangheta. Poi iniziano gli appalti dove si inseriscono i mafiosi. E nel tempo si cerca di sostituire questo progetto con altri: nuovi finanziamenti nell’area ad esempio trasformare l’acciaieria in laminatoie a freddo (cambiare il tipo di produzione), successivamente mega centrale a carbone. In tutti questi progetti interviene sempre la magistratura. Finisce la costruzione del porto che nasce come industriale e quindi con caratteristiche in grado di ospitare grandi navi; sempre con forte indagini e inchieste. Per diversi anni rimane inutilizzato.

A metà degli anni ’90 un imprenditore con una parte di investimenti pubblici trasforma il porto industriale in un porto di transhipment. Il porto di GT è uno dei porti con più alti sequestri di traffici di droga.

RISULTATI DI RICERCA.

Serie di interviste fatte a testimoni qualificati e imprenditori. Dalla ricerca vengono modellizzati i rapporti tra mafia e imprenditori. In primo luogo sono territori in cui i clan mafiosi esercitano in controllo del territorio basato sul “meccanismo della estorsione-protezione”: (regolazione transizioni economiche, risorse per la struttura organizzativa, costruzione reputazione mafiosa, canale attraverso il quale si produce capitale sociale) è una fonte di accumulazione primaria delle risorse ( non la più importante dal punto di vista quantitativo ma più importanti per affermare il dominio sul territorio). Estorsione- protezione prevede uno scambio che può avere diversi contenuti ma soprattutto è finalizzato a creare delle obbligazioni sociali.

Il rapporto tra mafia e imprenditori non è a senso unico.

È possibile distinguere diversi tipi di imprenditori in base alla loro vicinanza alla mafia (dal più lontano al più vicino):

1. Subordinati. Cooperazione passiva, subiscono le intimidazioni dei mafiosi convinti di non avere altra scelta alle richieste estorsive dei mafiosi.

Oppressi, si sentono obbligati a pagare il pizzo senza avere nulla di concreto in cambio se non la garanzia temporanea di continuare la propria attività.

Dipendenti , imprenditori che oltre a pagare per l’estorsione devono ottenere dai mafiosi l’autorizzazione per svolgere la loro attività economica, perché sono in settori economici in cui gli stessi mafiosi svolgono attività imprenditoriali.

2. Collusi. Imprenditori che stabiliscono con i mafiosi un rapporto di interazione attiva che porta a scambi reciprocamente vantaggiosi: trasformano i vincoli in opportunità se non in veri e propri benefici.

Strumentali. Imprenditori a capo di aziende sufficientemente forti dal punto di vista delle risorse finanziarie tecniche e manageriali. Spesso imprese esterne all’area che partecipano a grandi appalti\opere. Hanno capacità di “voice”, sono imprese difficilmente sostituibili.

Clienti. Il rapporto con la mafia ricorda i rapporti clientelari. Si tratta in genere di imprenditori soprattutto locali che però sono a capo di imprese relativamente dinamiche e affermate sul piano economico. L’imprenditore dev’essere consapevole di accordarsi con i mafiosi e a quest’ultimi deve convenire l’accordo piuttosto che la subordinazione (pizzo).

La caratteristica principale è che i secondi instaurano con i mafiosi un rapporto stabile e continuativo nel tempo al contrario di quelli strumentali che si accordano con la mafia stipulando un contratto che è circoscritto nei contenuti e a livello temporale. In alcuni casi il rapporto clienti\mafia coinvolge la sfera personale, tanto che questo rapporto di collusione può sfociare in un rapporto di identificazione.

3. Mafiosi. Ricordando il concetto di Arlacchi di “imprenditore mafioso”, tesi criticata dagli storici: fin dalle origini i mafiosi puntano all’accumulazione della ricchezza ( eliminando il concetto di novità di Arlacchi) ma anche all’accumulazione del potere. Semmai la specificità sta proprio nella commistione tra ricchezza e potere. Un’impresa mafiosa ha caratteristiche che la differenziano da altre imprese: innanzitutto è un’impresa che può operare sia nei mercati leciti sia illeciti (spesso proprio a cavallo, facendo transizioni dall’uno all’altro). Ha vantaggi competitivi come per esempio lo scoraggiamento della concorrenza attraverso il ricorso alla minaccia all’uso della violenza, oppure la compressione salariale e la fluidità della mano d’opera salariata, oppure la grande disponibilità di liquidità che deriva dai traffici illeciti, infine il capitale sociale, serbatoio di risorse relazionali a fine economico.

O imprese gestite direttamente da mafiosi oppure con forme di compartecipazione con altre imprese dal “volto pulito” (prestanome).

Punti di debolezza: deve sopportare extra costi per dissimulare la mafiosità di fronte alle strategie di contrasto; extra costi per tutelare l’azienda da eventuali mire espansionistiche di altri gruppi mafiosi.

I CONFINI DELLA MAFIA

Uno dei grandi temi è quello di cercare di capire dove finisce la complicità con la mafia e dove inizia l’essere vittima.

29\10\18

Squadra mobili svolge indagini su determinati reati. Negli ultimi anni la polizia di stato modifica il suo assetto, da qualche anno oltre alla criminalità organizzata c’è criminalità straniera. Prima si occupava solo dei fenomeni di prostituzione, poi qualcosa sulla immigrazione clandestina e poi è diventata una sezione che lavora affianco alla sezione della criminalità organizzata.

Il processo si basa su fonti di prova, se le fonti di prova sono scarse (denunce, perquisizioni, interrogatori) il processo non sussiste. Parlando di criminalità organizzata, le fonti di prova affinché vengano contestati degli individui sono complesse da trovare.

Spesso qualora indagini sono state troppo veloci oppure è stato difficile svolgere indagini e provare elementi come controllo del territorio, intimidazione, delitti, violenza, omertà.

Il fenomeno criminale mafioso e gli articoli che li riguardano sono stati pensati e costruiti a livelli legislativo per contrastare un fenomeno tipicamente italiano.

NIGERIA: strutture di criminalità organizzata efficace, mobilità incredibile, strutture così organizzate che incutono grosso timore.

Poliziotti italiani assunti dagli americani. Progetti di scambio investigativo con la presenza di forze dell’ordine straniere es ITARO. Oggi attività di cooperazione: squadre di investigazione comune.

Criminalità nigeriana: multisettorialità degli affari illeciti, parcellizzazione delle “cellule” operative. Prevedono determinati rituali. Società cultisti, gruppi che provengono dalle organizzazioni universitarie dei loro paesi: riti di iniziazione, voodoo.

SISTEMA DELL’HAWALA TRANSACTION. Bancario, illegale.

A TORINO: S.e.c. studentensco, Aye, bucaneers, mephite, R.O.F.

ATTIVITA’ INVESTIGATIVE: ovuli

“operazione niger” del 2006 contro l’EIYE.

30.10.2018

AREA GRIGIA

Area che ha margini di ambiguità in cui è difficile distinguere tra vittime e complice.

Può essere costituita dalla mafia ma anche da attori non mafiosi, al nord spesso i mafiosi si trovano in un’area grigia che non hanno generato loro e anzi, era preesistente.

Ci sono diverse modalità di relazioni che danno forma all’area grigia, ossia può assumere forme e configurazioni di tipo diverso. Conta la capacità di stringere alleanze e contatti (capitale sociale).

Vi sono diversi attori, quelli mafiosi e i non mafiosi che sono imprenditori, politici liberi professionisti, tecnici, funzionari pubblici, persino magistrati.

Negli ultimi anni si sono destrutturati i mercati illeciti, e sono diventati più competitivi. Al tempo stesso è aumentata la capacità di contrasto e di repressione delle forze dell’ordine. Oggi è molto più efficace la magistrature nei traffici illeciti, quindi oggi sono molto più rischiosi rispetto ad altre attività.

Un altro fattore di vulnerabilità sono i mercati protetti, si sviluppano a ridosso della regolamentazione pubblica. Si muovono tra stato e mercato. Tipico è l’edilizia privata. tutti questi fattori possono facilitare non solo la presenza della mafia ma anche la configurazione dell’area grigia perché per fare queste attività questi fattori favoriscono l’ingresso mafioso nell’economia legale ma da soli potrebbero essere non sufficienti per il pieno successo. I mafiosi hanno bisogno di info e competenze da parte di altri soggetti.

Che forma può avere?

1. Al centro l’attore mafioso che poi va a instaurare relazioni con imprenditori, politici, funzionari pubblici, liberi professionisti etc.

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