Storia Contemporanea: dall'inizio dell'età contemporanea ai regimi totalitari, Appunti di Storia Contemporanea. Università di Genova
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saretta_128 settembre 2016

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Storia Contemporanea: dall'inizio dell'età contemporanea ai regimi totalitari, Appunti di Storia Contemporanea. Università di Genova

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Documento realizzato sulla base degli appunti presi durante le lezioni del prof. Maccarini. Sono trattati gli avvenimenti, le date e le definizioni indicati dal professore durante le spiegazioni. Argomenti: - L'età con...
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L'ETA' CONTEMPORANEA

L'età contemporanea si estende tra '800 e '900 ma trae le proprie origini già nel '700, secolo delle

rivoluzioni (industriale, americana, francese).

Eric Hobsbawm definisce l'800 “secolo lungo”, mentre il '900 “secolo breve”, poiché ritiene che il

solo periodo importante di tale secolo vada dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale alla

scomparsa dell'URSS.

Secondo altri storici, invece, il '900 è stato un secolo ricco di cambiamenti veloci e significativi.

LA BELLE EPOQUE

Questa espressione – coniata dopo la Prima Guerra Mondiale – si riferisce al periodo di benessere e

sviluppo generale che va da fine '800 allo scoppio del conflitto.

Durante questo periodo, in cui l'Europa è all'apoteosi della propria potenza, emergono alcuni

caratteri della modernità:

• l'uomo vuole divertirsi (nasce il cinema, si giocano le prime Olimpiadi moderne...);

• gli eventi si susseguono molto rapidamente.

La Belle Epoque è segnata da alcuni fatti particolarmente importanti:

1. La Seconda Rivoluzione Industriale

Questa rivoluzione coinvolge anche i Paesi che, fino a quel momento, erano rimasti esclusi dal

processo di industrializzazione (Italia, Russia, Giappone).

Il processo attraverso cui si arriva ai prodotti è più complesso rispetto a quello della Prima

Rivoluzione Industriale:

• elaborazione teorica;

• applicazione dell'elaborazione teorica alle necessità concrete;

• passaggio alla produzione.

I prodotti principali di questa rivoluzione sono:

• acciaio: usato per produrre motori a scoppio, automobili, armi...Ma anche per ottenere il

cemento armato;

• elettricità: usata sia come forza motrice, sia per produrre luce;

• sviluppo della chimica: consente progressi importanti in svariati campi (medicina,

agricoltura...)

Questo importante avvenimento segna che il primato che era stato della Gran Bretagna passa a

Germania e Stati Uniti.

2. La prima globalizzazione

Si tratta dell'interazione tra le economie di Paesi diversi ed è favorita dalla crescita economica di

questo periodo.

3. I movimenti delle suffragette

Così chiamate perché chiedono l'estensione del diritto di voto alle donne, le suffragette intendono

ottenere la possibilità di votare ed essere elette e la totale parità uomo-donna.

4. L'imperialismo

Impero: forma di organizzazione dello spazio secondo un rapporto gerarchico che va dall'alto verso

il basso. Il controllo avviene dal centro verso una vastissima periferia.

A inizio '900 tutto il mondo, eccetto l'America Latina, è diviso tra grandi imperi:

• imperi continentali di tipo tradizionale (Russia, Cina, Impero Ottomano...): sono imperi

“vecchi” che da un centro si espandono verso l'esterno;

• imperi transcontinentali di tipo tradizionale (Spagna, Portogallo...): fondati su colonie, ma

ormai in profonda crisi;

• imperi transcontinentali di tipo moderno (Gran Bretagna, Francia...): ancora in buona salute

e ben controllati;

• imperi a rete o “della civiltà” (USA): l'impero si caratterizza per la pesante influenza

economica sui propri territori.

5. Avvento della società di massa

La società di massa è caratterizzata da una moltitudine indifferenziata di uomini, dove i singoli

tendono a scomparire rispetto al gruppo.

Questo tipo di società ha ripercussioni in tutti gli ambiti:

• politica: si è allargato il suffragio e votano anche le donne;

• economia: la produzione è ormai di massa;

• sfera sociale: ad esempio, viene introdotta l'istruzione elementare obbligatoria;

• sfera militare: viene introdotto il servizio militare obbligatorio.

6. Questione sociale

A causa dell'avvento della società di massa e della rivoluzione industriale sorge la cosiddetta questione sociale.

Il progresso ha consentito il miglioramento delle condizioni di vita ma sono in pochi a poter godere

di tale progresso. Quindi, nasce un forte contrasto tra ricchi e poveri.

7. Nuovo concetto di nazionalismo

Con il termine nazionalismo non si allude più all'idea di autodeterminazione dei popoli ma all'idea

di Stato-nazione.

Si sviluppano anche un senso di identità di classe e di identità di genere.

Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale la questione sociale non è ancora risolta e le tensioni

all'interno degli Stati sono sempre maggiori.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Questo avvenimento caratterizza l'avvento del nuovo secolo ed ha conseguenze drammatiche che

cambiano la mentalità delle persone.

La Prima Guerra mondiale segna la fine dell'egemonia europea e l'inizio di quella statunitense.

Le cause della guerra

• mancata soluzione alla questione sociale;

• impulsi nazionalistici sempre più forti;

• crescente rivalità economica tra gli Stati;

• presunzione delle diplomazie dei vari Stati: pensano erroneamente di poter risolvere le

difficoltà con accordi segreti tra potenze.

Una “guerra di massa”

Questa guerra è da definirsi “guerra di massa” e per spiegare ciò occorre considerare cinque aspetti:

• eserciti di massa: formati da moltissimi uomini;

• armi che possono distruggere le masse;

• mobilitazione di massa delle nazioni: si esplica in produzione industriale di massa,

propaganda di massa, integrazione sociale di massa, cambiamento del rapporto Stato-masse (lo

Stato ha un maggiore controllo sulle masse);

• ambito finanziario: c'è un'impennata dei movimenti finanziari e cresce l'incidenza dello

Stato sulle finanze dei cittadini;

• impatto emotivo sui soldati: l'uomo è sottoposto a un carico di violenza a cui non è abituato.

I momenti più significativi

La guerra può essere suddivisa in quattro fasi:

• guerra delle illusioni (1914)

• guerra di posizione e di stallo (1915)

• grande carneficina (1916-1917)

• la rivoluzione e la pace (1917-1918)

Il 28 giugno 1914 un nazionalista serbo uccide l'erede al trono dell'impero asburgico. Questo causa

una crisi diplomatica che non viene risolta e il 28 luglio 1914 l'Austria-Ungheria dichiara guerra

alla Serbia.

Tra il 28 luglio e il 4 agosto si passa a una guerra europea in cui combattono gli Imperi centrali

(Germania, Austria-Ungheria) contro i Paesi della Triplice Intesa (Russia, Francia, Gran Bretagna).

Allo scoppio della guerra Salandra – Capo del Governo italiano – dichiara la neutralità dell'Italia,

ma si apre un acceso dibattito. Tra i favorevoli all'entrata in guerra ci sono i nazionalisti, il ceto

medio, l'alta borghesia industriale, i repubblicani democratici e Mussolini; tra i contrari, liberali,

socialisti e cattolici.

Il 26 aprile 1915 il Ministro degli Esteri Sonnino firma segretamente il Patto di Londra: l'Italia si

impegna a entrare in guerra entro un mese e, in cambio, l'Intesa le promette – in caso di vittoria –

diversi territori.

L'Italia esce dalla triplice Alleanza e il 24 maggio 1915 entra in guerra al fianco dell'Intesa.

Ma la situazione dell'Italia al momento dell'entrata in guerra non è affatto buona: alle carenze

nell'armamento e alla scarsa preparazione dei soldati si aggiunge la durissima disciplina imposta da

generale Cadorna.

Gli eventi del 1915 sono complessivamente favorevoli agli Imperi Centrali, che però devono far

fronte al blocco navale attuato dalla Gran Bretagna, che sta creando grandi problemi alla Germania.

Quest'ultima risponde attuando un'intensa guerra sottomarina.

A ciò reagiscono gli USA, che il 6 aprile 1917 entrano in guerra al fianco dell'Intesa, abbandonando

la politica di isolamento fino ad allora perseguita.

Nella battaglia di Caporetto (ottobre 1917) l'Italia viene rovinosamente sconfitta da austriaci e

tedeschi.

Intanto, però, Germania e Austria capiscono che il blocco navale impedisce di prolungare il

conflitto e passano all'offensiva. Ma, a poco a poco, i fronti degli Imperi centrali crollano.

L'Austria firma l'armistizio nell'ottobre 1918; la Germania lo firma un mese dopo.

Gli USA nella Prima Guerra Mondiale

Gli USA decidono di entrare in guerra per tre ragioni principali:

• affinché i Paesi dell'Intesa saldino i propri debiti;

• l'opinione pubblica non vede di buon occhio la guerra sottomarina attuata dalla Germania; • per mettere fine a tutte le guerre.

Gli USA sono guidati dal presidente democratico W. Wilson, che – terminato il conflitto – enuncia

quattordici punti che riassumono i progetti statunitensi per le future relazioni internazionali.

Secondo Wilson è fondamentale:

• liberalizzare i traffici marittimi;

• tenere conto dell'opinione pubblica nel fare politica estera;

• consentire l'autodeterminazione dei popoli;

• creare un ente sovranazionale che gestisca i problemi internazionali (questo porterà alla

nascita della Società delle Nazioni).

Alla conferenza di Versailles i Paesi vincitori si oppongono ai quattordici punti di Wilson e

quest'ultimo – per scendere a compromessi – commette il grande errore di addossare la

responsabilità della guerra esclusivamente alla Germania, a cui vengono imposte condizioni di pace

durissime.

Dopo la Prima Guerra Mondiale il mondo è totalmente cambiato. Sono presenti due modelli, quello

liberaldemocratico e quello rivoluzionario.

LA RUSSIA A INIZIO '900

La Russia all'inizio del secolo presenta le seguenti caratteristiche:

• è uno Stato vastissimo e, quindi, molto difficile da governare;

• è molto arretrata socialmente e politicamente;

• travagliato avvicinamento alla modernità: c'è un forte contrasto tra tradizioni e spinta

innovativa; • complesso sistema di riforme; • grande importanza dell'ideologia socialista. Questa è portata avanti dal Partito Operaio

Socialdemocratico Russo, diviso in due correnti (menscevichi e bolscevichi).

Alcuni eventi importanti che hanno determinato la situazione della Russia a inizio '900:

• 1861: abolizione della servitù della gleba;

• tentativo di imporre un minimo di scolarizzazione (ma il sovrano Alessandro II viene ucciso

e suo fratello reagisce con una forte repressione);

• avvio di un processo di industrializzazione, ma riguarda solo le grandi città e privilegia

l'industria pesante.

LA RIVOLUZIONE RUSSA

Si tratta della rivoluzione per antonomasia del XX secolo.

Nel 1905 vengono fatte allo zar richieste di miglioramento delle condizioni di vita, ma questi

risponde sparando sulla folla.

Ciò provoca scioperi e rivolte e porta alla nascita del primo sovjet.

Nell'ottobre 1905 lo zar Nicola II firma il “manifesto di ottobre”, con cui concede le libertà civili e politiche ai russi, concede l'elezione della Duma e stabilisce l'estensione del nuovo ordine a tutta la

Russia.

Il Primo Ministro Stolypin attua riforme sociali ed economiche, che però non risolvono i problemi

dei poveri. Stolypin viene ucciso nel 1913.

E' in questo contesto che la Russia entra nella Prima Guerra Mondiale, dispiegando il proprio

capitale umano.

Nel febbraio 1917 la popolazione insorge di nuovo e rinascono i sovjet. Lo zar Nicola II abdica e

suo cugino rifiuta il potere. Finisce così la dinastia Romanov e, più in generale, lo zarismo.

Si forma un governo provvisorio guidato dai cadetti, che vogliono continuare la guerra.

Nell'aprile 1917 Lenin torna in patria (dopo essere stato in esilio in Svizzera) e presenta ai

bolscevichi le “Tesi di aprile”, in cui afferma la necessità di: • dare tutto il potere ai sovjet; • far uscire la Russia dalla guerra;

• distribuire la terra tra i contadini.

Ma nei mesi di luglio e agosto 1917 si verificano movimenti controrivoluzionari (a causa dei quali

Lenin lascia di nuovo la patria) e sale al potere Kerenskij.

In seguito Lenin torna in patria e il 25 ottobre 1917 i rivoluzionari prendono il Palazzo d'Inverno.

A questo punto Lenin prende alcuni importanti provvedimenti:

• istituisce il Consiglio dei Commissari del Popolo;

• dà l'ordine di avviare le trattative di pace con la Germania;

• stabilisce che la proprietà privata della terra venga abolita.

Nel gennaio 1918 si riunisce l'Assemblea Costituente.

Nel marzo 1918 viene firmata la pace di Brest-Litovsk.

LA GUERRA CIVILE IN RUSSIA

Lo scioglimento dell'Assemblea Costituente da parte delle milizie di Lenin e la firma della pace di

Brest-Litovsk (a cui molti sono contrari), determinano lo scoppio di una guerra civile, combattuta

tra la primavera 1918 e l'estate 1920.

Si tratta di una guerra molto cruenta che vede la vittoria dell'Armata Rossa (guidata da Trockij)

sulle Armate Bianche (costituite dai lealisti allo zar).

Altri eventi importanti per la Russia:

• 1918: la capitale viene spostata a Mosca;

• dicembre 1922: nasce l'URSS, il cui unico partito è il PCUS (Partito Comunista dell'Unione

Sovietica)

L'ITALIA DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Le trattative che pongono fine alla Prima Guerra Mondiale si tengono a Versailles dal gennaio 1919

all'agosto 1920.

L'Italia parla di “vittoria mutilata” perché non riceve ciò che era stato stabilito nel Patto di Londra.

A dover affrontare il malcontento dell'opinione pubblica è l'economista Nitti (succeduto a Orlando,

che si è dimesso), che riceve l'accusa di non saper tutelare gli interessi della nazione.

Nel settembre 1919 D'Annunzio occupa Fiume e Nitti fa ben poco per sedare la ribellione.

Finisce il governo Nitti e torna il liberale Giolitti, che firma il trattato di Rapallo (la Dalmazia va

alla Jugoslavia, l'Istria all'Italia e Fiume diviene indipendente).

La situazione dell'Italia nel dopoguerra non è affatto semplice:

• il conflitto ha causato molti morti;

• elevato debito pubblico;

• svalutazione della lira e inflazione;

• molte terre sono ormai improduttive; • molta disoccupazione (a causa della riconversione dell'economia).

Nel 1919 Don Luigi Sturzo fonda il Partito Popolare Italiano (PPI), partito che coinvolge i cattolici

nella vita politica e si oppone a socialisti e liberali.

Il 23 marzo 1919 Mussolini fonda i Fasci di Combattimento, un movimento di sinistra che si fa

sempre più violento.

Alle elezioni del novembre 1919 il PSI ottiene il maggior numero di voti, seguito dal PPI, mentre il

Partito Liberale viene molto ridimensionato.

Il biennio 1919-1920 viene definito Biennio Rosso, poiché caratterizzato da proteste e scioperi

guidati dal PSI.

Nel gennaio 1921, dall'ala più radicale del PSI (guidata da Gramsci), nasce il Partito Comunista.

Nel maggio dello stesso ano Giolitti indice nuove elezioni, con lo scopo di ridimensionare popolari e socialisti. Vengono creati i “blocchi nazionali” - formati da liberali, nazionalisti e fascisti – ma

non si ottengono i risultati sperati.

Giolitti decide di dimettersi e viene sostituito da Bonomi.

Nel novembre 1921 Mussolini trasforma i Fasci di combattimento in Partito Nazionale Fascista

(PNF).

Bonomi viene sostituito da Facta, il cui governo è però molto debole.

Il 28 ottobre 1922 è il giorno della cosiddetta “marcia su Roma”. Due giorni dopo il re Vittorio

Emanuele III incarica Mussolini di formare un nuovo governo.

La fase legalitaria del fascismo

Tra il 1922 e il 1924 si ha la fase legalitaria del fascismo.

Mussolini guida un governo di coalizione formato da fascisti, liberali, popolari e altre componenti

e prende importanti provvedimenti:

• dicembre 1922: viene costituito il Gran Consiglio del Fascismo;

• gennaio 1923: nasce la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN);

• novembre 1923: viene approvata la legge Acerbo.

Alle elezioni politiche del 1924 vince il “listone” formato dai fascisti, la maggior parte dei liberali

e alcuni cattolici.

Il 10 giugno 1924 viene ucciso il socialista Giacomo Matteotti. Egli ha denunciato i brogli e le

violenze delle squadre fasciste e ha scoperto alcune trattative dei fascisti con una corporation

americana per la ricerca del petrolio in Pianura Padana.

Gli oppositori del fascismo reagiscono con la secessione dell'Aventino e sperano (invano) che il re

ritiri la fiducia a Mussolini.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assume la responsabilità dell'assassinio di Matteotti ed inizia la fase

totalitaria del fascismo.

I TOTALITARISMI

Totalitarismo: particolare forma di esercizio del potere in cui ogni aspetto della vita sociale e

persino della sfera privata degli individui è dominato dalla presenza pervasiva dello Stato.

Hannah Harendt ritiene che lo Stato totalitario sia caratterizzato da:

• forte ideologia ufficiale;

• partito unico con leader carismatico;

• milizia di partito per reprimere i dissensi;

• continua tensione rivoluzionaria, per mantenere la sensazione di moto perpetuo delle masse.

Secondo la Harendt sono stati tre i regimi totalitari:

• fascismo (che lei definisce “totalitarismo incompiuto”);

• stalinismo (“totalitarismo compiuto”);

• nazismo (“totalitarismo compiuto”).

LO STALINISMO

Nel 1918 Lenin vara il “comunismo di guerra”, causa di molte sommosse. Esso prevede:

• statalizzazione di terre e industrie;

• controllo dello Stato su commercio e distribuzione dei prodotti.

Nel marzo 1921 viene varata la Nuova Politica Economica (NEP), secondo la quale:

• i contadini possono coltivare le terre per le proprie necessità;

• viene legalizzato il commercio al dettaglio;

• lo Stato controlla soltanto le grandi industrie.

La NEP dà respiro all'economia russa ma causa un accumulo di ricchezza in alcuni segmenti sociali

e ciò provoca risentimenti.

Nel 1924 Lenin muore e cominciano le lotte per la successione tra due leader molto diversi tra loro:

• Trockij: ritiene che si debba optare per una “rivoluzione permanente”, ovvero diffondere il

socialismo in Occidente.

• Stalin: è a favore del “socialismo in un solo Paese”, che prevede l'edificazione del

socialismo solo in URSS.

Stalin ha la meglio in questo scontro.

Nel 1925 Trockij viene espulso dal partito e nel 1927 viene mandato in esilio.

Tra il 1927 e il 1928 Stalin si occupa di economia:

• primo piano quinquennale: stabilisce che si debba aumentare la produzione di ferro, acciaio,

carbone, petrolio, gomma...(quindi, viene privilegiata l'industria pesante);

• confisca le terre ai kulaki: loro protestano e Stalin li elimina, come classe e fisicamente.

A partire dagli anni '30 iniziano le grandi purghe: gli oppositori di Stalin vengono giustiziati o

deportati nei gulag.

Cresce progressivamente il culto di Stalin, considerato padre dello Stato sovietico e colui che ha

salvato la madrepatria russa (vincendo gli altri totalitarismi).

IL NAZISMO

Il 3 novembre 1918 il kaiser Guglielmo II di Hoenzollern abdica e fugge: finisce l'impero tedesco e

viene proclamata la Repubblica.

Nel febbraio 1919 si riunisce a Weimar l'Assemblea Costituente. La Germania diventa Repubblica

Federale di tipo presidenziale, suddivisa in 17 regioni.

La Repubblica di Weimar (febbraio 1919 – gennaio 1933)

E' un periodo difficile per la Germania, considerata l'unica responsabile della guerra e delle sue

conseguenze.

Le condizioni decise a Versailles sono umilianti per la Germania e causano l'aumento di

nazionalismo e spirito di rivincita da parte delle forze politiche che si trovano più a destra.

Questa situazione genera grande instabilità ed aumentano le adesioni alle forze politiche della

destra estremista.

Negli anni '20 la Germania riceve aiuti economici dagli USA, ma la crisi economica statunitense

del 1929 determina l'interruzione dei finanziamenti alla Germania. La Repubblica di Weimar

subisce una rapida involuzione.

Il partito più attivo tra quelli di estrema destra è il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi (Partito Nazista), guidato da Adolf Hitler. Questo partito condanna la pace di Versailles

(per via delle durissime condizioni imposte alla Germania) ed il sistema bolscevico.

Il 30 gennaio 1933 il presidente Hindemburg dà a Hitler il compito di formare un nuovo governo, il

che segna la fine della Repubblica di Weimar.

Hitler al potere

Il progetto di Hitler prevede:

• creazione di una società compatta, con una rigida gerarchia;

• guidare la Gemania verso il suo destino di potenza.

Ecco i principali provvedimenti di Hitler:

• la Germania non rispetta più gli accordi presi a Versailles;

• riarmo del Paese;

• pervasività dello Stato in modo capillare;

• inizia la persecuzione degli ebrei.

Il 30 giugno 1944 (“notte dei lunghi coltelli”) la Gestapo e le SS (truppe di difesa) uccidono il capo

delle SA (truppe d'assalto) ed altri rappresentanti delle SA.

Nell'agosto 1934 muore Hindemburg e Hitler – già cancelliere – diviene Presidente della

Repubblica e führer (capo assoluto del III Reich).

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