Storia del giornalismo - Gozzini - Riassunto - Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Sintesi di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Giornalistico. Università Alma Mater di Bologna
alessio.battistoni1
alessio.battistoni19 aprile 2013

Storia del giornalismo - Gozzini - Riassunto - Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico, Sintesi di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Giornalistico. Università Alma Mater di Bologna

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STORIA DEL GIORNALISMO di Gozzini

INTRODUZIONE Il potere incarnato dal sistema dell’informazione è oggetto di una costante discussione civile. Fin dalla metà del XIX secolo i giornalisti mostrano una precoce ed orgogliosa coscienza del proprio ruolo pubblico. Alle spalle di questa consapevolezza stanno le battaglie che giornalisti ed intellettuali hanno combattuto per la conquista e la difesa della libertà di stampa. La vicenda storica del giornalismo si accompagna all’emergere di una nuova categoria della realtà: l’opinione pubblica, intesa come l’insieme di cittadini che leggono i giornali e attraverso essi si informano degli avvenimenti capaci di condizionare le loro esistenze. Al tempo stesso la stampa rompe l’orizzonte privato della sfera familiare introducendo gli individui nella dimensione pubblica. Le rivoluzioni del XVII secolo in Gran Bretagna e quelle che, alla fine del secolo successivo, in America e in Francia mettono fine all’antico regime determinano una vera e propria esplosione del numero di giornali e giornalisti. L’opinione pubblica diventa così un soggetto attivo sulla scena della storia, in grado di esercitare un vincolo sull’azione dei governi. La stampa, che ne interpreta gli umori con uno spazio variabile di autonomia e di libertà (quindi di forzatura), si colloca accanto al parlamento, all’esecutivo e alla magistratura, come un quarto potere. Da versanti politici opposti si identifica il giornalismo con la democrazia. In quasi tutti i paesi europei giornali e riviste hanno vissuto, prima della rivoluzione, in regime di privilegio monopolistico concesso dai monarchi a prezzo di una censura preventiva, che di fatto riduce la stampa a portavoce ufficiale delle istituzioni. Dopo la rivoluzione, invece, il tema dell’indipendenza dal potere politico contribuisce a fondare una nuova identità dal giornalista, la cui libertà di indagine e di espressione si pone a tutela del diritto all’informazione di ogni cittadino. Oltre che alla storia politica, quindi, la storia del giornalismo si collega alla storia del diritto (figure giuridiche del direttore responsabile, dei reati a mezzo stampa, del segreto professionale a proposito delle fonti utilizzate). Le normative che regolano la pubblicazione ed il contenuto dei giornali diventano la spia di orientamenti più generali (in senso democratico-liberale o centralistico-autoritario) dei diversi governi nazionali. A metà del XV secolo l’invenzione del torchio e dei caratteri mobili ha mutato radicalmente modi e tempi di trasmissione della cultura, che diventa riproducibile e trasportabile. La tecnologia di Gutemberg fornisce poi le basi per le prime riviste e gazzette, che fanno la loro comparsa a partire dal XVII secolo, aggiungendo un’altra caratteristica discriminante della stampa moderna: la periodicità. Una classica ricostruzione della storia delle tecniche tipografiche divide il secolo creativo compreso tra il 1450 ed il 1550 dai 3 secoli successivi, definiti come una semplice e monotona era di consolidamento (la tecnologia rimane grosso modo la stessa, la circolazione di carta stampata non esce dai circoli ristretti delle classi colte, la grande maggioranza della popolazione versa in una condizione di analfabetismo, l’opinione pubblica ancora non esiste). È solo sotto la spinta poderosa della rivoluzione che questo circolo vizioso si rompe. Nei primi decenni dell’800 fanno la loro comparsa il torchio a vapore, il telegrafo, la rotativa; alla fine del secolo la linotype. Ognuno di questi avanzamenti tecnici corrisponde ad un salto di quantità e di qualità del mestiere del giornalista, che adesso è in grado di trasmettere le notizie in un tempo sempre minore e di raggiungere un numero sempre più ampio di individui. Ognuno di questi avanzamenti corrisponde ad un accrescimento dell’impresa giornalistica che acquista una dimensione industriale (nascono le agenzie di stampa, aumentano i costi di produzione, la pubblicità diventa una fonte insostituibile di finanziamento). Ma una volta svincolata dalla soggezione al potere politico, la stampa vede profilarsi il pericolo di una nuova subordinazione al potere economico di gruppi e interessi privati. La sociologia coglie nel giornalismo una fonte insostituibile per lo studio della vita sociale. A partire dalla metà dell’800, a questa società civile in espansione, giornali e giornalisti garantiscono la circolazione di notizie e idee, l’omogeneizzazione crescente di linguaggi e categorie, la costruzione di un discorso pubblico condiviso che si rivela condizione decisiva per la costruzione e l’integrazione di ogni comunità nazionale. Attraverso la lettura dei giornali ci si sente cittadini di uno stato, investiti di diritti e doveri. In ogni paese le statistiche dei lettori di quotidiani e periodici disegnano i confini dell’opinione pubblica. Il numero delle testate e delle copie di tiratura diventa un indicatore del relativo grado di avanzamento del processo di modernizzazione. La crescita quantitativa della stampa corrisponde ad una maggiore complessità interna dei periodici (aumenta il numero delle pagine e delle rubriche, si

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definiscono formati e stili giornalistici degli articoli, compaiono illustrazioni e foto, si allegano supplementi). Con questi sviluppi la professione giornalistica conquista maggiore autonomia. Si fa strada una cultura della notizia che concepisce l’informazione con un valore d’uso, utile e importante di per sé: il giornale non è più soltanto un contenitore di fatti e opinioni. La professione giornalistica cresce in complessità ad articolazione interne: si moltiplicano e si separano ruoli e funzioni (accanto ai redattori compaiono cronisti, reporter, inviati speciali). La corporazione dei giornalisti acquista dignità e potere ma anche responsabilità (deve difendere la stampa dai condizionamenti di governi ed imprenditori, fissare i criteri-base di una deontologia professionale che vincoli la libertà di stampa alla ricerca della verità e al rispetto della privacy. La storia del giornalismo può anche essere vista come capitolo particolare di una storia più generale: quella della comunicazione umana. Si è cercato di costruire un modello teorico dell’azione di comunicazione, fondato sulla distinzione tra il soggetto comunicante (chi), l’oggetto della comunicazione (cosa), lo strumento utilizzato per comunicare (con quale mezzo), il pubblico cui è destinata la comunicazione (a chi), gli effetti provocati in quest’ultimo dalla comunicazione (con quali risultati). Al tempo stesso, la comunicazione è stata vista come chiave di lettura privilegiata dell’intera storia umana: l’evoluzione dei sistemi comunicativi rappresenta il vero motore della storia umana. Con Gutenberg la storia umana vive un processo di esplosione che frammenta e meccanizza le attività umane suddividendole per ruoli e funzioni: l’editore si separa dal giornalista, il tipografo dallo stampatore. Al contrario, la scoperta dell’energia elettrica e i nuovi media del XX secolo hanno prodotto un’implosione che riunifica il mondo alla stregua di un villaggio globale, entro il quale la comunicazione diviene un fatto centrale nella vita quotidiana. I computer stringono l’intero pianeta in una rete di comunicazioni che ormai avvengono in tempo reale. La diffusione su scala mondiale di internet apre la strada ad un nuovo giornalismo sempre più libero. È normale che i periodici a stampa vengano utilizzati come fonte documentaria dagli storici per le loro ricerche di carattere generale, ma per lungo tempo la storia del giornalismo propriamente intesa si è invece ridotta ad un lungo, noioso e poco significativo catalogo di testate. È rimasta scarsa l’attenzione per il lavoro giornalistico, i suoi contenuti professionali, i suoi molteplici rapporti con il pubblico e con le istituzioni. Soprattutto nel caso italiano, del resto, la mancanza di autonomia e la subordinazione strumentale alla politica e alla cultura rimane uno dei tratti di lungo periodo del giornalismo: è quindi normale che si riverberi nel modo di farne la storia. Il giornalismo deve essere inteso come informazione di attualità rivolta al pubblico a frequenza periodica. Occorre indagarlo secondo un approccio sincronico e comparativo: le vicende dei diversi giornalismi nazionali comprese nello stesso arco di tempo vengono cioè raffrontate tra loro per mettere in evidenza analogie e differenze, ritardi e anticipazioni, modelli e imitazioni.

LA STAMPA (1450 – 1650) Gutenberg nel 1456 stampa un’edizione in 2 volumi della Bibbia in latino. Fino a questo momento la tecnica di stampa è stata la xilografia: una matrice di legno in rilievo che riproduce un’intera pagina. Gutenberg ha invece ideato dei caratteri mobili: ogni singola lettera dell’alfabeto è stata incisa in rilievo e si sono così ricavate tante piccole matrici di ogni lettera, che possono essere composte insieme a formare una pagina per poi essere smontate e riutilizzate. L’innovazione di Gutenberg ha una portata epocale, sottolineata dal fatto che per più di 3 secoli la tecnologia della stampa rimarrà sostanzialmente identica. Prima di questa innovazione il modello di libro dominante, al quale anche Gutenberg si ispira, è quello manoscritto degli amanuensi. Fino a Gutenberg sia il processo di lavorazione sia i materiali utilizzati contribuiscono a fare del libro un prodotto raro e costoso, la cui circolazione è riservata ad ambienti estremamente ristretti. Quanto meno in Europa, perché l’Oriente, e particolarmente la civiltà cinese si dimostra in anticipo sulle altre non solo per i materiali ma anche per le tecniche; ma tale vantaggio storico non si traduce nell’avvio di un più generale processo di modernizzazione. Anche in Europa non sono mancati esempi di giornalismo ante litteram, ma essi erano sprovvisti dei requisiti di riproducibilità e trasportabilità. È solo con il fiorire di un’economia monetaria, delle fiere commerciali e delle città che gli uomini tornano ad avvertire la necessità di informazioni. Inizialmente si tratta di manoscritti privati destinati alla circolazione nei vari uffici periferici, che contengono notizie di carattere commerciale, ma anche di natura più generale. Fin dal XIV secolo questi fogli di notizie diventano una consuetudine che accompagna le lettere private dei mercanti. L’esperimento di Gutenberg deve la propria fortuna al fatto di non essere privato e di essere riproducibile e

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trasportabile. Nel quindicennio successivo all’invenzione dei caratteri mobili si aprono delle stamperie in molte altre città del continente: non solo nei centri mercantili ma anche nelle sedi universitarie e nelle capitali amministrative. Ben presto anche il potere politico, superata la prima fase di diffidenza e repressione, riconosce l’utilità della nuova tecnologia. Si stampano soprattutto testi classici della cultura greca e latina, in piccolo formato e in tirature di qualche centinaio di copie. Aldo Manuzio, che apre a Venezia la sua stamperia, è il primo stampatore ad intuire la possibilità di un allargamento del pubblico di lettori e ad incrementare le tirature fino al migliaio di esemplari. Al carattere gotico di Gutenberg, egli sostituisce il carattere latino che presenta il vantaggio di poter essere stampato sia in tondo che in corsivo, stile che viene anche chiamato italico: grazie a questa maggiore versatilità il nuovo carattere si afferma rapidamente in gran parte d’Europa. I volumi editi fino alla fine del 400 vengono chiamati 'incunaboli'. L’apparizione e la diffusione del libro a stampa determinano diverse rivoluzioni che meritano di essere collocate all’origine dell’età moderna, accanto alla scoperta dell’America: 1. il passaggio dal corsivo a mano al carattere di stampa; ne deriva una formalizzazione e

standardizzazione della lingua scritta che si rivela decisiva per la definizione delle lingue nazionali

2. l’aumento quantitativo della produzione libraria e della sua circolazione, anche al di fuori degli ambiti accademici e religiosi; ciò facilita anche un accesso individuale più libero alla cultura F 0 2 2 il primo riflesso storico di questo processo lo si vede nel diffondersi del movimento di Riforma religiosa; il rapporto tra stampa e Riforma è duplice: non soltanto la prima fornisce un mezzo di comunicazione più rapido ed efficace alla seconda, ma l’ampliamento della circolazione libraria predispone anche un ambiente culturale più favorevole ad un’appropriazione individuale delle verità religiose o scientifiche

3. il sorgere di una nuova autorità, più diffusa ed influente, della lingua scritta rispetto a quella parlata

L’invenzione della stampa si colloca così all’interno di un passaggio tra oralità e scrittura che si rivela determinante. L’innovazione di Gutenberg rivela così implicazioni profonde e sotterranee, non sempre immediatamente visibili ma potenti e radicali. L’individuo ritrova una certa libertà di scelta, ma, nello stesso tempo, con le strutture moderne dello stato, nasce un ordine nuovo che pine a tale processo limiti ristretti (i doveri dell’individuo verso lo stato, il rispetto dei privilegiati e dei privilegi). La rivoluzione della stampa rimane a lungo una rivoluzione inavvertita. L’invenzione della stampa precorre quindi i tempi dell’alfabetizzazione di massa e le ricadute sociali delle rivoluzioni del libro rimangono a lungo circoscritte alle élite colte. La stampa, insomma, è un medium prematuro: per più di 3 secoli il mancato incontro con un pubblico più largo ne congela ulteriori sviluppi tecnologici. Solo con l’800 la società civile si impadronisce del mondo delle comunicazioni ed il ritmo del progresso tecnico diventa vertiginoso. Ciò non toglie che, pur negli ambiti ristretti dei ceti dominanti, l’innovazione di Gutenberg provochi sommovimenti decisivi. Accanto ai testi sacri e classici, si iniziano a stampare già negli ultimi anni del 400 l’equivalente degli Avvisi e dei fogli di notizie manoscritti circolanti tra banchieri e commercianti. Comunemente noti come canard, essi: • sono stampati in numero unico, dedicati ad un unico argomento di carattere generale o

locale, venduti dalle stesse stamperie che li producono, ma anche in libreria e nelle strade dagli ambulanti, composti da un numero variabile di pagine (da 8 a 16)

• contengono numerose illustrazioni a corredo di notizie particolarmente fantasiose • hanno toni abbastanza forti e per questo conoscono una fortuna crescente • non possono essere considerati antenati dei giornali perché manca loro il requisito della

periodicità, ma certamente hanno un carattere più pubblico delle comunicazioni private tra mercanti

Ad essi si accompagnano almanacchi e calendari che: • escono una volta all’anno • uniscono il testo a simboli ed immagini che possono essere compresi anche dagli analfabeti • sono pubblicazioni di largo consumo popolare Almanacchi e fogli di notizie costituiscono il primo terreno di incontro tra la tecnologia della stampa e un contenuto testuale che non si identifica più con la produzione passiva di una tradizionale cultura religiosa e classica. Compare così una nuova ed attiva cultura della notizia che coglie l’utilità sociale delle informazioni, il loro valore d’uso e quindi il loro valore di scambio: si affaccia l’idea che la notizia possa essere una merce appetibile dal pubblico e

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redditizia per chi la produce. Uno degli effetti più importanti di questa nuova cultura è quello di produrre una nuova attenzione per i gusti dei lettori effettivi o potenziali. A rafforzare le esigenze e le capacità della comunicazione interviene un ulteriore sviluppo: la rinascita sotto la tutela dello stato centrale di servizi ufficiali e regolari di posta. Grazie a questo servizio la rete delle comunicazioni seguita ad estendersi. A Venezia (per poi diffondersi) si sviluppa l’usanza dei broglietti: fogli manoscritti di piccolo formato con 4 o 8 facciate e cadenza settimanale, che vengono venduti a basso prezzo, dove compaiono notizie commerciali, finanziarie e politiche prive di titolo, che raggiungono una diffusione considerevole. A Colonia si stampa una Postrema Relatio Historica che con cadenza semestrale riassume gli avvenimenti memorabili del periodo appena trascorso; le sue uscite regolari coincidono con le prime fiere del libro; in Gran Bretagna, allo stesso modo, circola il Mercurius Gallobelgicus. Ogni numero è composto dalle 50 alle 100 pagine con notizie tratte dalla cronaca politico-istituzionale e viene distribuito dalla rete interurbana delle stazioni di posta. Questo condiziona la periodicità costringendo gli stampatori non solo al raddoppio dell’uscita annuale ma anche ad una maggiore regolarità. Negli stessi anni si diffondono a Roma i fogli scritti da menanti, cioè scrivani in brutta copia, sui quali si abbatte la censura del papa che condanna coloro che scrivevano e tenevano gli Avvisi; le motivazioni della censura si basano sul fatto che il potere continua a concepire la pubblicità dei propri atti come una minaccia. Quindi si inizia a delineare un sistema di comunicazioni laiche e popolari potenzialmente capace di sfuggire al controllo delle élite aristocratiche. Ma si viene affermando la prassi dei privilegi: • i sovrani concedono il diritto di stampa in esclusiva ad un solo stampatore • si proibisce la stampa e la diffusione di opere senza la preventiva autorizzazione del

vescovo e del sovrano • si istituisce la censura e l’indice dei libri proibiti • gli stampatori vengono sottoposti ad un regime di licenze concesse dalla corona • viene stampato il primo libro bianco, ovvero una pubblicazione di documenti ufficiali da

parte dei governi • vengono impartite delle norme severe che assegnano un nome ed un marchio distinto ad

ogni stampatore per evitare confusioni e definire le responsabilità individuali di carattere eventualmente penale

• si sancisce il principio dell’imprimatur, del visto preventivo della censura curiale sulle opere • vengono introdotti degli organi del potere politico che comprendono degli editori, dei librai

e degli stampatori autorizzati, sottoponendoli al controllo del re e disciplinando severamente l’accesso alla professione

Sui libri a stampa compaiono i primi colophon, etichette che definiscono un sistema di copyright, di tutela dei diritti di esclusiva sulle pubblicazioni. Il clima della Controriforma allinea la Chiesa di Roma a questa generale tendenza ad una sorveglianza più stretta sulla stampa. Eppure, anche se costretto sotto quest’ombra protettiva e soffocante, il mestiere di stampatore conosce una fortuna ed un prestigio crescenti. Gli stampatori riassumono in sé la doppia figura dell’editore e dello stampatore, dell’intellettuale e dell’artigiano. Il mestiere di stampatore diventa un mestiere pericoloso se non si esercita sotto la protezione ed il controllo delle istituzioni e dei principi; quindi la censura schiaccia inevitabilmente le spinte all’innovazione e all’apertura. Ne consegue che per tutto il 500 la tipologia prevalente del prodotto tipografico rimane il libro. La cultura della notizia fatica ad affermarsi anche perché le informazioni sono sottoposte al vaglio preventivo delle autorità e quindi perdono in tempestività ed affidabilità. La libertà di informazione e la sua frequenza regolare si pagano con una regressione nella dimensione privata e un’involuzione tecnologica.

IL SETTIMANALE (1650 – 1700) Nel 600 europeo il confronto tra persona e società viene riproposto: il Rinascimento e la Riforma hanno posto in primo piano le esigenze della libertà individuale, mentre i sovrani assoluti cercano con ogni mezzo di dare potenza di controllo allo stato centrale. Il giornalismo degli esordi si colloca in mezzo a questa contraddizione: rappresenta uno dei mezzi principali per legare gli individui fra loro, ma al tempo stesso il potere delle istituzioni ne ha intuito le potenzialità d’uso e si adopera per ricondurre la stampa sotto il proprio dominio. L’Olanda è l’unica realtà europea che rappresenta la forma istituzionale più innovativa e libera dell’intero continente: tolleranza religiosa e fioritura intellettuale marciano di pari passo, dando luogo ad una domanda crescente di prodotti della stampa. Si tratta anche di una supremazia tecnica:

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nel corso del secolo diventa famoso l’impasto olandese, una raffinazione della carta che gli olandesi realizzano per primi. Le origini di questa prolungata preminenza dell’Olanda corrispondono ad un processo più complessivo di spostamento del baricentro economico europeo dal Mediterraneo ai porti del nord Atlantico, crea quindi la necessità di informazioni costanti. Ma anche in altre parti d’Europa dove il potere di controllo esercitato dai sovrani è più forte, gli editori avvertono l’esigenza di difendere la propria autonomia attraverso un rapporto più stretto e continuativo con il pubblico: emerge il problema della periodicità. In Svizzera compare un periodico mensile di dimensioni variabili tra le 6 e le 12 pagine, il cui formato è ancora simile al libro ed il cui contenuto è essenzialmente un riassunto degli avvenimenti più importanti del mese. Il mestiere di giornalista inizia ad acquistare una sua prima autonomia dalla figura dell’editore. Agli inizi del 600 compare il primo periodico settimanale ed altri settimanali compaiono in rapida successione in tutto il continente. La loro mappa di diffusione si sviluppa lungo un asse che segue la rete delle stamperie più antiche e dei servizi di posta più sviluppati. Sono tutti giornali in livrea: • periodici sottomessi al regime di privilegio concesso dal sovrano e alla censura preventiva • non hanno una vera e propria testata, ma solo un occhiello che funziona da sommario delle

notizie • la periodicità viene quindi ancora intesa come regolarità di un servizio informativo fornito

dalle istituzioni piuttosto che come consolidamento autonomo del mezzo di comunicazione In estremo Oriente la stampa periodica di corte non è una novità: le gazzette ufficiali di corte risalgono a diversi secoli prima; dopo il 1600 il sistema si perfeziona con la comparsa dei primi bollettini settimanali destinati alle province più lontane dell’impero ed assume per brevi periodi una frequenza addirittura quotidiana. Si diffondono fogli stampati venduti per strada da strilloni. Ma la natura frammentaria del sistema feudale giapponese riduce di molto le tirature e la diffusione di questi primi periodici. In Olanda iniziano a diffondersi i corantos: • fogli di notizie che non hanno alcun visto ufficiale delle autorità; gli editori olandesi li

mettono in commercio liberamente con frequenza settimanale e talvolta bisettimanale • che possono contare sulla potente rete commerciale olandese che fornisce una trama

informativa di corrispondenti in tutte le maggiori città del continente e che, quindi, garantisce notizie di prima mano; il loro contenuto è la politica internazionale

• che penetrano clandestinamente anche nei paesi dominati dal regime di privilegio e dalla censura

• considerati prodotti appetibili per un mercato di lettori più ampio del solito proprio per la tempestività e la dimensione continentale delle notizie stampate

• dallo stile impersonale che tende a nascondere la figura del redattore e a ricercare un tono ufficiale, sottolineato dal carattere quasi esclusivamente politico delle informazioni e dal disinteresse per le notizie di human interest (cronaca più minuta e quotidiana)

• con scarsa attenzione per il titolo e la testata dei periodici, che cambiano di frequente e non si preoccupano di essere brevi e memorizzabili: costituiscono solo una descrizione sommaria del contenuto

• con cui diventa fondamentale l’impaginazione: l’ordine delle notizie risponde a un criterio di importanza (primo tentativo di selezione e gerarchizzazione delle notizie)

• basati sul metodo di trattamento delle informazioni: la loro rappresentazione è ancora rudimentale, estremamente sintetica e poco curata, ma riflette uno sforzo di sinteticità che allontana lo stile giornalistico da quello letterario

• con la novità delle lettere al direttore scritte dai lettori Questo genere giornalistico arriva anche in Inghilterra: esce il Mercurius Britannicus, fogli di notizie settimanali che vanno dalle 8 alle 24 pagine e cambiano frequentemente testata ma conservano un interesse pressoché esclusivo per la politica internazionale. L’impresa giornalistica si presenta come economicamente appetibile: richiede bassi investimenti iniziali e promette di essere remunerativa in tempi relativamente brevi. La cultura della notizia registra un salto di qualità decisivo: l’informazione corrente prende il posto della curiosità per il fatto prodigioso, l’attualità ordinaria acquista la dignità di un valore d’uso e di scambio dotato di utilità, l’esistenza di un flusso regolare di notizie diventa un elemento necessario e normale della vita quotidiana di ristrette élite politiche ed economiche. La professione giornalistica acquista un crescente prestigio. Emerge poi il problema dell’oggettività e dell’attendibilità delle notizie. In Inghilterra il sovrano, che ha sciolto il parlamento ed è impegnato in un’imposizione della Corona, sopprime

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i fogli di notizie. A partire da questo momento la questione della libertà di stampa si intreccia con la battaglia antiassolutistica delle forze raccolte attorno al parlamento. Questa battaglia si trasforma ben presto in una guerra civile. Viene così soppresso il sistema di permessi obbligatori e per il giornalismo inglese si apre una stagione di totale libertà, messa in risalto da un’esplosione di periodici. Vengono pubblicati i Diurnall: • i resoconti dei discorsi parlamentari • venduti in libreria, le cui informazioni vengono fornite in via ufficiosa dai membri del

parlamento • hanno periodicità settimanale e sono composti di 8 pagine, con la prima dedicata soltanto

ai titoli Tra i direttori dei Diurnall si distingue Samuel Pecke, il primo giornalista a provenire dal mondo dei copisti e degli scrivani. Cambia il concetto di informazione politica, che si dilata al dibattito tra i partiti che anima le sedute delle camere inglesi. Si nota anche uno sforzo importante in direzione della regolarità. Birkenhead pubblica il Mercurius Aulicus, settimanale di idee realiste che attacca con toni veementi i leader del movimento parlamentare. Questo settimanale inaugura una rudimentale partizione interna in rubriche fisse. Alla propaganda realista di Birkenhead si contrappone il Mercurius Britanicus di Nedham, esponente della gentry (piccola e media nobiltà parlamentarista), che riflette lo sforzo di un approccio nazionale e di una lingua più diretta e popolare. Questa proliferazione di testate e la dilatazione della discussione politica non tardano a preoccupare anche lo schieramento antiassolutista, quindi le ordinanze del parlamento ripristinano la censura ed il controllo sulle pubblicazioni, l’importazione dei libri stranieri viene bloccata, il numero dei settimanali cala di molto. Contro la stretta repressiva delle camere si pronuncia apertamente Milton con la sua Areopagitica: per la prima volta la battaglia contro la censura e i privilegi nel mondo editoriale viene concepita come una battaglia di principio condotta per difendere il diritto dei cittadini dall’arbitrio delle istituzioni. In realtà la denuncia di Milton ottiene scarsi effetti pratici nella società inglese dell’epoca. Nell’Inghilterra del 600 la guerra civile combattuta tra la Corona ed il parlamento si intreccia con una grande espansione della stampa periodica ed una radicalizzazione delle sue vocazioni politiche. Il 600 può essere considerato come il secolo dei periodici. A Parigi compare il Bureau d’adresses et des rencontres, il primo periodico interamente dedicato alla compravendita di beni e alle domande-offerte di lavoro: la stampa occupa così uno spazio quotidiano dell’attualità, lontano dai clamori della politica e vicino ai bisogni privati della popolazione. Il pubblico assume un ruolo più attivo, collaborando con i propri annunci alla confezione del foglio stampato. Grazie ad un allentamento della stretta repressiva e un’azione di recupero del consenso popolare, Richelieu concede a Renaudot il permesso di stampare la Gazette: • settimanale a 4 pagine di piccolo formato, che in seguito passa a 8 pagine • che, a differenza dei fogli inglesi, è un giornale in livrea, un organo ufficioso del potere • di cui buona parte è dedicata a corrispondenze dall’estero • i cui testi sono brevi e scarni, privi di ogni commento: prevale una prosa anonima, grigia,

burocratica • la cui attendibilità è basata sulla voci che corrono Gli esordi della stampa periodica francese sono quindi dominati dal regime del privilegio reale e della censura preventiva, in cui la libertà di stampa è sostituita da un monopolio informativo che mette a capo la volontà del sovrano. Renaudot pone per la prima volta il problema delle fonti informative e lo risolve affermando che per il giornalista esiste il problema della capacità critica di giudicare e scegliere le fonti secondo il loro grado di attendibilità. Anche alla corte dei Savoia a Torino, in questo periodo soggetta ad una forte influenza francese, le origini della stampa periodica ripercorrono lo stesso cammino: compaiono a Torino i Successi del Mondo e a Genova Il Sincero. A metà del secolo la rivoluzione del settimanale innescata dall’Olanda si scontra in tutta Europa con la volontà di controllo esercitata dal potere politico. Ma, con l’eccezione dell’Olanda, è sempre la seconda a prevalere sulla prima, anche dove, come in Inghilterra, i sovrani assoluti appaiono più deboli e minacciati. Il parlamento inglese rafforza ulteriormente i meccanismi di limitazione e controllo della libertà di stampa: la licenza viene vincolata al deposito di una somma in denaro molto alta. Alla guida delle forze antirealiste, Cromwell combatte una dura lotta contro le rivolte scoppiate in Scozia e Irlanda, che non lascia spazio alla libertà di stampa ma ha bisogno di un forte sostegno popolare. Ne deriva un incoraggiamento al fiorire di periodici schierati con il Commonwealth, la repubblica diretta sa Cromwell, come il Mercurius Politicus pubblicato da Nedham. Il giornale di

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Nedham è di continuo aperto da un editoriale che attacca le forze realiste e sostiene il potere dello stato. Cromwell scioglie ciò che resta del parlamento e l’Inghilterra diventa una dittatura militare, impegnata a chiudere la rivoluzione e a consolidare il potere della gentry. La stampa è sottoposta ad una nuova legge che assegna al Consiglio di stato le funzioni di controllo ed in pratica si mettono al bando tutti i periodici, con l’unica eccezione del settimanale dei Nedham. Egli quindi allontana prudentemente il proprio giornale dall’attualità politica nazionale e dedica più spazio ad un’informazione più leggera. Compare il primo periodico inglese che, nelle sue 16 pagine, ricalca il modello francese del Bureau di Renaudot (interamente riservato a questioni di compravendita). Sia in Francia sia in Inghilterra, con gli annunci commerciali, la stampa viene occupando un nuovo spazio comunicativo diverso dall’informazione politica e collocato a metà fra la sfera pubblica e quella privata, che le apre un nuovo ruolo di servizio ai lettori e la possibilità di costruire con essi un rapporto più stabile e partecipato. A Londra esce il City Mercury, il primo settimanale gratuito ed interamente finanziato dagli inserzionisti privati che pagano per i loro annunci, cui l’editore aggiunge una pagina dedicata ai prezzi dei generi più venduti. Siamo ai primordi della pubblicità moderna e la stampa intravede una fonte supplementare di entrate, capace di arrotondare, se non addirittura sostituire, le entrate di vendite ed abbonamenti . I giornali sostenuti dalla pubblicità si ripagano prima di essere prodotti, a differenza di quelli sostenuti dalle vendite, che ritornano sotto forma di entrate di bilancio solo dopo l’uscita e talvolta a notevole distanza di tempo dalle spese iniziali. Compare poi il Mercurius Democritus, un settimanale in cui si rispolvera il gusto della notizia sensazionale accompagnandola a scritti di varietà e di intrattenimento, scadendo spesso sul terreno del pettegolezzo scandaloso se non apertamente osceno: è un genere di stampa che incontra immediata fortuna e suscita diverse imitazioni. In Inghilterra è ormai acquisita l’idea che le pubblicazioni monografiche e periodiche costituiscano un problema politico essenziale, degno della massima attenzione da parte delle autorità, quindi viene nominato una sorta di censore ufficiale del governo incaricato di controllare e autorizzato a sequestrare libri e riviste. Sul territorio inglese sono consentiti solo 2 settimanali in livrea, ma i controlli si fanno ancora più stretti e quindi questi 2 giornali vengono sostituiti da un bisettimanale, la London Gazette. A caratterizzare la Gazette sono 2 novità: 1) un supplemento manoscritto personalizzato per ogni abbonato con informazioni di carattere

privato 2) un’edizione estera in lingua francese diffusa in Francia e Spagna Ma i giornali ufficiali di corte non esauriscono il panorama della comunicazione pubblica inglese: si diffondono, infatti, newsletter: • fogli illegali stampati con mezzi di fortuna, che circolano e vengono discussi nelle coffee-

house, i locali pubblici dove si raccolgono gli oppositori della corona e del governo • di formato e paginazione ridotta, spesso bisettimanali, improntati ad una comunicazione

pressoché esclusivamente politica Le coffee-house vengono ben presto soppresse e il governo proibisce ogni nuovo periodico, ma neanche questo fatto riesce ad arrestare la diffusione della stampa illegale. È grazie a questi fogli illegali che in questi anni prendono forma le grandi correnti whig e tory dell’opinione pubblica inglese. Con la proclamazione del re Guglielmo d’Orange il conflitto tra corona e parlamento perviene finalmente ad una soluzione negoziata, attraverso una forte limitazione delle prerogative reali in materia di sottomissione alle leggi e di rispetto delle libertà e dei diritti dei membri delle camere: l’Inghilterra diventa così la culla del pensiero politico moderno. In Francia la morte di Richelieu e del re aprono un periodo di relativa debolezza del potere centrale, accentuata dal crescente malcontento popolare per il prolungarsi della guerra con la Spagna. Il movimento antiassolutista assume i panni della Fronda e si diffondono le cosiddette mazarinades: un termine che dapprima indica pamphlet, opuscoli, manifesti di tono satirico contro il cardinale di corte, ma poi passa a significare tutte le pubblicazioni di ogni parte politica accomunate da un’estrema varietà degli stili adoperati. Esse testimoniano la vivacità del clima culturale e editoriale dell’epoca. Compare il Journal des Savants, un settimanale di 12 pagine finanziato dall’Accademia delle scienze. Concepita come uno strumento di direzione della vita intellettuale francese, la rivista inaugura un nuovo genere di periodico interamente dedicato alle scienze e alle arti. Il giornalismo francese delle origini segue così un percorso diverso da quello inglese e contraddistinto da una maggiore vocazione culturale e letteraria, che si accompagna ad una presenza minore dell’informazione politica d’attualità. Anche su questo terreno meno immediatamente compromettente, però, non tarda a farsi sentire il peso della censura regia.

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Questo modello francese di giornalismo viene rapidamente raccolto in altre parti d’Europa: a Roma esce il Giornale de’ letterati, un mensile di 16 pagine di piccolo formato, molto simile a quello dei libri; spiccano nel periodico romano l’orizzonte europeo degli interessi ed il loro carattere laico, esplicitamente moderno. L’idea della repubblica delle lettere, legata a questo genere di giornalismo, assume la fisionomia preilluministica di stimolo al cambiamento e al progresso. A Venezia esce il Giornale dei letterati d’Italia, un trimestrale diretto da un eterogeneo gruppo di intellettuali, al cui interno si unisce anche un’esplicita ispirazione patriottica. Anche l’ambiente inglese si mostra vulnerabile al fascino della rivista per letterati, con una maggiore preoccupazione per l’accessibilità del linguaggio ed il grado di interesse popolare delle questioni dibattute. In questi stessi anni Lipsia si afferma come uno dei centri del giornalismo europeo: le strutture editoriali e i servizi postali rendono addirittura possibile la presentazione del primo giornale quotidiano, anche se con tirature limitate e in regime di privilegio. Per il momento, dunque, l’avvento del quotidiano rimane un fatto isolato e temporaneo. La spinta in direzione della stampa periodica si rivela talmente potente da varcare l’oceano: il centro del giornalismo americano delle origini è Boston, dove viene pubblicato un mensile di 4 pagine diretto da un giornalista inglese costretto all’esilio dalle sue idee whig. Il giornale viene presto soppresso per aver diffuso informazioni militari riservate: un esordio che sembra contenere la storia successiva del rapporto conflittuale tra la stampa americana ed il potere del governo centrale. In seguito viene pubblicato un nuovo settimanale: • la veste grafica è ridotta ad un solo foglio stampato su 2 colonne • il contenuto si limita a notizie prese da giornali londinesi, a informazioni di carattere locale

e alle inserzioni di privati • il tono dimesso e utilitario si spiega anche con il fatto che questo settimanale è sottoposto

alla censura preventiva delle istituzioni

IL QUOTIDIANO (1700 – 1800) Tra il 600 ed il 700 il governo inglese abolisce di fatto la censura preventiva sulle pubblicazioni: il contenuto di giornali e libri è perseguibile dalla magistratura solo a posteriori in caso di violazioni della legge ordinaria. Si genera quindi una situazione di stallo che conserva il punto di vantaggio acquisito dalla stampa sul potere. Ma di fatto periodici e riviste rimangono soggetti ad un regime di tasse speciali, ad un’attenzione particolare dell’autorità giudiziaria, a forti ostacoli nella possibilità di informare sui lavori parlamentari. Il mestiere di giornalista continua a godere di una scarsa considerazione sociale se non di una vera e propria ostilità da parte delle élite dirigenti. Nel modello autoritario di rapporto tra stampa e potere sviluppato dalle monarchie assolute, fondato sul monopolio e sul controllo preventivo esercitati dallo stato, cominciano ad aprirsi delle crepe che lasciano intravedere gli inizi di un nuovo modello liberale, entro il quale la stampa non è più soggetta a regimi speciali ed è governata nei limiti della giurisdizione ordinaria dal sistema di tasse e sussidi imposto dai governi e dalle leggi del mercato economico. Nell’Inghilterra della fine del 600 si determina una situazione di vuoto legislativo che corrisponde ad una nuova età dell’oro della stampa inglese. Negli anni a cavallo tra i 2 secoli si stampano a Londra i Big Three, i 3 grandi: il Flying Post, il Post Boy ed il Post Man. La rapidità e l’attualità sono sempre più concepite come requisito indispensabile del giornalismo. Il ritmo di uscita dei Big Three è trisettimanale, il Post Boy e il Post Man presentano la novità di uscire la sera. Il loro formato ricalca il modello della London Gazette: • un solo foglio stampato fronte e retro su 2 colonne, con l’ultima mezza colonna sul retro

riservata ad annunci privati • la tecnica di impaginazione si standardizza secondo una formula che assegna rigidamente il

primo posto alle notizie internazionali rispetto a quelle nazionale e locali Questa gerarchizzazione delle notizie risponde ad un criterio economico piuttosto che politico- culturale: le informazioni provenienti dall’estero sono quelle più difficilmente reperibili e quindi quelle maggiormente richieste e consumate. L’origine del fenomeno pubblicitario non è contrassegnata dall’intervento di grandi poteri economici: per tutta una prima fase l’ambio spazio degli annunci commerciali risponde ad una necessità su ridotta scala cittadina. Questi giornali si distinguono per un’altra novità rispetto al passato: un’esplicita e costante posizione politica. Accanto ad una cultura della notizia che ne privilegia il valore commerciale, e quindi la tempestività e la completezza delle informazioni rispetto al commento, si affaccia un’altra cultura dell’informazione che sottolinea il ruolo e la vocazione politico-educativa del giornalismo. Ma il frutto più vistoso di questa fortunata stagione della stampa inglese è senz’altro la pubblicazione del primo quotidiano: il Daily Courant. Questo salto di qualità decisivo è reso

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possibile dallo sviluppo dei sistemi postali. Il modello cui si ispira è ancora quello ufficiale e prestigioso della London Gazette, che però per effetto di questa nuova proliferazione della stampa periodica ha visto precipitare la propria tiratura. I canali informativi della Gazette sono quelli ufficiali dei circuiti diplomatici e immancabilmente si rivelano più lenti e incompleti degli agenti privati e commerciali, che invece rappresentano le fonti principali degli altri giornali. Nondimeno anche il Daily Courant è ben lontano da una tempestività informativa davvero giornaliera: siamo ancora ben lontani dal momento in cui il giornale quotidiano stabilisce il frame, l’arco di tempo delle 24 ore entro il quale viene valutata la novità o meno di un evento. Sul primo numero del Daily Courant il direttore Samuel Buckley proclama la sua ferma volontà di distinguersi dalle pubblicazione correnti. Credibilità ed imparzialità, credibility and fairness: la presentazione di Buckley corrisponde alla prima formulazione di una deontologia professionale del giornalista che nel tempo è stata poi tradotta con la formula di senso comune 'i fatti separati dalle opinioni'. Almeno nelle promesse la linea editoriale del Daily Courant si rivolge al senso critico del lettore. Si scorge così una consapevolezza del mestiere giornalistico destinata a rimanere uno dei tratti caratterizzanti della storia della stampa inglese. Il proposito di aderenza ai fatti implica un’ulteriore raffinazione dello stile giornalistico nel senso della sua concisione ed esattezza. Cominciano a delinearsi le fondamenta di una cultura della notizia ancorata alle cinque W: who (chi), where (dove), when (quando), what (cosa), why (perché). L’utilità e quindi il valore di ogni articolo viene connessa alla precisione e alla tempestività con le quali è in grado di rispondere a queste 5 domande. L’esempio di Buckley viene seguito dal primo quotidiano londinese della sera, il The Evening Post. Accanto a questa progressiva affermazione della cultura della notizia, la stampa inglese dei primi del 700 vive un secondo processo, il cosiddetto nuovo giornalismo: un approccio più lontano dall’informazione di attualità e più ispirato al genere del saggio culturale con intenzioni moralistiche e pedagogiche. Daniel Defoe fonda The Little Review, mentre Jonathan Swift crea il settimanale Examiner, ma comune ad entrambi è: • l’inedito ruolo del pamphleteer, del critico di costumi che prende spunto dall’osservazione

della vita quotidiana per considerazioni di carattere generale sull’ordine sociale • lo sforzo di un rinnovamento della lingua, che contamina la forma elevata della letteratura

con il genere quotidiano del giornalismo Richard Steele fonda The Spectator che, rispetto ai precedenti periodici, enfatizza la parte letteraria dell’impresa giornalistica. Ogni fascicolo è infatti tendenzialmente monografico e ruota attorno alla finzione di un dialogo sulle vicende dell’attualità artistica, letteraria, politica che si svolge in un club con scenario e personaggi fissi, fra cui emerge il muto spettatore che li mette tutti in soggezione obbligandoli ad una riflessione meno animata e superficiale. La rappresentazione della vita quotidiana e la satira di costume si esprimono così in una forma più vivace ed articolata attraverso il discorso diretto. La forma del commento d’attualità espresso in modo informale per lettera o durante una conversazione assume una valenza antiaccademica. Questo genere giornalistico incontra subito i gusti del pubblico. Nonostante la sua vita duri poco, The Spectator rappresenta uno dei periodici più imitati dell’intera storia del giornalismo: esso rappresenta un vero e proprio nuovo genere di testata, a metà tra giornalismo e letteratura, animato da una forte vena democratica che tuttavia evita di ricorrere alle tradizionali formule della polemica politica tra whigs e tories. Questa seconda età dell’oro della stampa inglese vede un incremento senza precedenti del numero di copie in circolazione. Si tratta di un volume di affari rispetto al quale il potere delle istituzioni non può rimanere indifferente: dismesse le ambizioni politiche di censura e monopolio del secolo precedente, il parlamento approva lo Stamp Act, una legge che istituisce le cosiddette 'tasse sulla conoscenza'. Ogni foglio stampato deve essere timbrato da un bollo da pagare allo stato, mentre ogni avviso pubblicitario è gravato da un importo ancora maggiore; solo i periodici politici sono sottoposti all’obbligo di versare una cauzione. Si tratta di un regime fiscale destinato a durare molto a lungo che testimonia il tentativo di spoliticizzare la questione della stampa e di ridurla a mera questione economica. Per la prima volta lo Stamp Act afferma il principio della libertà d’impresa, rispetto al quale il potere esecutivo non può esercitare facoltà di sospensione o di censura preventiva che non rientrino nel quadro della magistratura ordinaria e cioè dell’accertamento a posteriori di un reato. Spesso però lo Stamp Act viene applicato a discrezione delle autorità con particolare severità nei confronti dei giornali scomodi mentre prosegue l’uso di sovvenzioni segrete alle testate filogovernative. L’imposizione fiscale serve quindi anche a mantenere un controllo politico mascherato. Il numero delle testate periodiche inizia quindi ad avere un altro calo. Fiorisce di nuovo, invece, il mercato dei periodici illegali, privi di bollo governativo: i cosiddetti

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unstamped papers. Per le casse dello stato i guadagni provenienti dalla tassa sugli annunci pubblicitari (Stamp Act) sono comunque un affare. Nonostante gli alti costi fiscali, dunque, la pratica delle inserzioni a pagamento conosce una notevole espansione. Nasce il Daily Advertiser, il primo quotidiano ad essere composto esclusivamente da annunci a pagamento. La penetrazione della logica commerciale nella stampa periodica è testimoniata anche dalla ricerca di nuove formule di vendita (es: offrire il giornale gratis per qualche giorno). Nonostante le 'tasse sulla conoscenza', il quotidiano commerciale dimostra sul campo di essere una formula vincente, anche senza una grandissima platea di lettori. La pubblicità diventa un affare serio con riflessi sulla cultura e sullo spirito del tempo. È a Samuel Johnson che si devono le cronache dei dibattiti che avvengono nel Parlamento di Lilliput: grazie a questa finzione letteraria, egli può aggirare il ferreo divieto di pubblicazione dei resoconti parlamentari. Ben presto il divieto di assistere ai lavori parlamentari diventa materia di scontro tra i giornalisti londinesi ed il governo che continua ad opporre un fermo rifiuto. Sarà proprio su questo elemento simbolico della presenza dei giornalisti in parlamento che, un secolo dopo, verrà coniato l’immagine del quarto stato. Contro la concessione dei pieni poteri al re si scagliano i giornali più radicali: tra questi figura in prima linea The North Briton, settimanale diretto da John Wilkes. Egli riprende ed approfondisce l’ideologia giornalistica già formulata mezzo secolo prima da Buckley: rispetto a Buckley, Wilkes sottolinea il ruolo di parte e la vocazione politica del giornalista, ma paradossalmente proprio questa ammissione di parzialità (contrapposta all’imparzialità di Buckley) si sposa con il postulato di un’oggettività assoluta dei fatti che esclude la mediazione delle fonti (su cui invece richiama l’attenzione Buckley) e che costituisce le salde fondamenta del giornalismo politico. L’opinione è più importante del fatto, il commento prevale sull’informazione, le preoccupazioni di completezza ed imparzialità rimangono sullo sfondo. Per effetto del suo scritto Wilkes viene accusato dal parlamento, ma per l’occasione si raduna una folla che porta Wilkes and Liberty in trionfo: per la prima volta si manifesta un asse politico concreto ed efficace tra stampa ed opinione pubblica in funzione antigovernativa. Wilkes viene comunque arrestato, ma in processo vince la causa, anche se in seguito verrà costretto all’esilio in Francia. In seguito viene enunciata la dottrina Mansfield che conferma l’abolizione della censura preventiva: la libertà d’espressione trova il suo unico limite a posteriori nell’applicazione della common law, della giurisprudenza ordinaria. Ma in pratica conferma anche l’esercizio di un potere di controllo esclusivo ed élitario, riservato ai magistrati, i quali godono di margini assai ampi di potere decisionale nell’individuazione dei reati commessi attraverso la stampa. Sir James Mansfield riconosce poi alla stampa il diritto di informare sull’andamento dei dibattiti parlamentari, ma ci vorrà ancora un ventennio perché il Libel Act annulli la dottrina Mansfield e riconosca alle giurie popolari pari dignità nei processi contro editori e giornalisti. Nel panorama internazionale della storia del giornalismo il caso inglese rimane singolare per 2 motivi: 1. la rivoluzione antiassolutistica che ha ridimensionato i poteri del sovrano e che, quindi, ha

sottoposto tutti i problemi relativi al diritto di stampa al confronto tra i poteri dello stato (Corona, governo, parlamento, magistratura)

2. la forma bipartitica ormai stabilmente assunta dalla vita politica con la polarizzazione tra whigs e tories: la stampa diventa strumento di lotta politica e contribuisce alla formazione di un’opinione pubblica

I riflessi di queste dinamiche raggiungono anche le zone dell’India aperte alla penetrazione economica e commerciale inglese. Prima di allora, la stampa si è limitata a fogli di notizie sporadici e circolari governative a periodicità molto irregolare, ma dopo la metà del 700 cominciano a fiorire settimanali stampati nelle maggiori città indiane e diffusi esclusivamente presso i cittadini inglesi. Quanto sia peculiare il caso inglese risalta ancor più da un raffronto con la situazione francese, dove la tradizione assolutistica si è ulteriormente rafforzata. Il circuito della stampa periodica francese è quindi rigorosamente delimitato alla parte più ricca della società e sottoposto ad un crescente regime censorio. Eppure anche in Francia la situazione culturale sta mutando rapidamente (es: l’Enciclopedia di Diderot e D’Alambert) e mal si adatta al grigio e nascosto monopolio informativo del potere assoluto. Ma anche gli stessi pensatori illuministi mantengono un pregiudizio negativo sulla stampa periodica: anziché un esempio di pluralismo e democrazia, i periodici inglesi vengono considerati un fenomeno scadente di concessione e disinformazione, antitetico al vero sapere raccolto dai libri. L’ostilità manifesta e condivisa dei maggiori pensatori illuministi esprime un pregiudizio intellettualistico diffuso, destinato a lunga vita, secondo il quale la tempestività del giornalismo mal si accorda con la profondità e l’accuratezza della conoscenza: il giornale non

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può aspirare ad essere strumento di formazione del pubblico. Ma il cambiamento di clima è reso evidente dal fiorire della stampa illegale, che aggira il regime di privilegio concesso dalle autorità, ricorrendo a lingue straniere o pubblicando in francese fuori dei confini nazionali. Anche tra le maglie della censura ufficiale comincia a passare qualcosa e nel corso del 700 il panorama della stampa francese si diversifica gradualmente (es: Le Spectateur Français, Le Pour et le Contre, ..). Rimane indietro, invece, la stampa di informazione, penalizzata dal monopolio dei flussi di notizie esercitato dal centralismo assolutistico. L’editore olandese Charles-Joseph Panckoucke, grazie alla sua intraprendenza commerciale unita alla situazione di forte controllo governativo, apre una nuova porta al giornalismo: quella del proprietario di più testate. Egli infatti acquista il Mercure de France e la Gazette de France, che in seguito cambia nome in Gazette nazionale de France e diventa quotidiano. La Gazette trasformata da Panckoucke però non è il primo quotidiano francese, la precedono infatti altre 2 testate. L’attenzione non episodica del giornale per i fatti della scienza testimonia la penetrazione dei Lumi anche negli ambienti più ufficiali della cultura francese, ma nonostante questi giornali stiano bene attenti a tenersi lontani dalla politica, non sfuggono alla sorveglianza della polizia. Anche dal punto di vista della stampa e della sua libertà la rivoluzione giunge quindi improvvisa. Individui come Panckoucke rappresentano figure professionali ormai definite con precisione, cresciute all’interno di un circuito editoriale separato, che intrecciano stabilmente un doppio profilo sia imprenditoriale che intellettuale. Il mestiere di giornalista acquista in autonomia e dignità. D’altra parte sono molti gli stati dell’Europa continentale dove gli esordi della stampa periodica avvengono sotto diretto impulso del potere assoluto dei sovrani. È il caso, tra gli altri, della Prussia, dove il monopolio statale degli annunci commerciali rimarrà in vigore fino a metà dell’800. Il forte controllo governativo e la non mascherata ostilità del re per i gazzettieri non impediscono la fioritura di numerose riviste a carattere scientifico e letterario. Alla centralizzazione della vita economica (testimoniata dalla chiusura dei settimanali locali di annunci commerciali) corrisponde un decentramento della vita culturale, che tuttavia non esclude un regime di attenta censura politica. La Prussia è inoltre una delle poche nazioni che rimangono abbastanza estranee al ciclo imitativo del modello Spectator.

LA LIBERTÀ DI STAMPA (1700 – 1800) Sull’altra sponda dell’Atlantico la rivolta contro il regime della censura preventiva ha modo di manifestarsi già agli inizi del 700. James Franklin decide di sfidare l’ordine costituito fondando un nuovo giornale senza il permesso delle autorità di Boston: il New England Courant, che sembra riprendere il modello dello Spectator. In realtà esso ha una vocazione politica molto più spiccata e diretta dei suoi omologhi europei. L’evidente caratterizzazione democratica del nuovo settimanale rompe la noiosa atmosfera ufficiale della gazzette americane e rivela una funzione pubblica della stampa in modo simile, e anzi anticipatorio, rispetto alla Gran Bretagna. Benjamin Franklin compra la Pennsylvania Gazette e ne mette in luce il carattere enciclopedico che ricalca la formula dei settimanali inglesi, con annunci commerciali, notizie nazionali ed internazionali. Ma in effetti questo è il primo settimanale apertamente schierato contro la dominazione coloniale inglese. Benjamin Franklin è una delle prime figure professionali della storia del giornalismo ad integrazione verticale: capaci cioè di essere nel contempo scrittore, editore, inventore di nuove tecniche per la stampa, fornitore di servizi tipografici, direttore dei servizi postali della colonie britanniche. Giornalismo ed imprenditoria percorrono strade sempre più vicine tra loro. Anche la città di New York si apre alla stampa settimanale. Il tipografo John Peter Zenger, immigrato tedesco, fonda un settimanale a 2 pagine al cui interno scatena una dura campagna contro il governatore inglese William Cosby, ripetutamente accusato di abuso di potere. Zenger viene perciò arrestato e incarcerato, ma al processo viene brillantemente difeso. L’arringa del suo avvocato rappresenta il punto di partenza della battaglia per la libertà di stampa in America. La vittoria di Zenger al processo segna l’acquisizione di 2 principi, per vedere consacrati i quali l’Inghilterra dovrà attendere fino alla fine del 700: 1. l’ammissibilità in tribunale di prove a sostegno della veridicità di quanto sostenuto dai

giornalisti 2. il diritto della giuria popolare di decidere sull’esistenza o meno di reati a mezzo stampa, in

particolare per ciò che riguarda la diffamazione e l’istigazione alla rivolta Gli effetti di questa sentenza non tardano a farsi sentire: aumenta il numero dei settimanali, i quali, per le informazioni, dipendono in misura quasi completa da Londra, il che comporta un ritardo nella loro pubblicazione. Cresce così la parte riservata dai periodici americani all’intrattenimento e agli annunci privati, che sono messi in vendita a prezzi differenziati a

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seconda della loro collocazione. Il numero di copie di periodici in circolazione è assai lontano dal numero di copie diffuse in Gran Bretagna alla stessa data. Su di esse si applicano le nuove tasse previste dallo Stamp Act inglese, ma, a differenza di quanto accade nella madrepatria, in America l’imposizione fiscale suscita accesi sentimenti di rivolta. D’altra parte Londra impone anche il monopolio di tutto il materiale necessario per la stampa che penalizza l’industria locale e innalza i costi di produzione di libri e riviste. Quindi la stampa americana partecipa in prima fila alla lotta per l’indipendenza e contro il regime di sfruttamento coloniale. Il conflitto con l’Inghilterra vede una crescita esponenziale della circolazione di carta stampata: si tratta soprattutto di opuscoli e non periodici regolari. La stampa periodica invece rimane su cifre molto contenute e, anche se durante la guerra il numero dei settimanali sale, dopo la fine delle ostilità solo pochi sopravviveranno. Il più noto e diffuso tra i periodici rivoluzionari è il Massachusetts Spy. Il Pennsylvania Evening Post è un settimanale che presto si trasforma nel primo quotidiano della storia americana. A differenza di quanto accade in Europa, in America l’esempio del primo giornale viene diffusamente raccolto. Di lì a pochi anni i quotidiani aumentano di numero. La struttura della nuova nazione facilita questo processo di contagio: ogni capitale degli Stati Uniti ambisce ad avere il proprio organo di stampa giornaliero. D’altra parte il tema della libertà di stampa è al centro del dibattito costituente americano. La libertà di stampa non figura tra gli articoli della Costituzione del 1787, ma è al centro del primo emendamento che compare nel Bill of Rights che vieta al Congresso di approvare leggi che la limitino. Si tratta però di una soluzione apparente perché presto i reati a mezzo stampa di diffamazione del governo e di incitamento alla rivolta verranno puniti con la reclusione fino a 2 anni. L’esito della discussione americana mette bene in luce la natura contraddittoria del rapporto tra stampa e potere. È infatti ormai acquisita la consapevolezza della posizione di forze che il giornalismo ha raggiunto nella sua opera di formazione e indirizzo di un’opinione pubblica. La stampa contribuisce ad identificare una sfera delle relazioni umane non direttamente controllata dallo stato e non direttamente regolata dai rapporti economici di mercato. Questa sfera pubblica rompe l’isolamento degli individui e delle famiglie per costruire una società civile, entro la quale la mediazione della stampa serve a definire un discorso pubblico più o meno condiviso attraverso la circolazione di notizie, informazioni, cultura, il cui stadio culminante è l’articolazione di una volontà politica collettiva. Nel moto indipendentista americano il nuovo concetto di opinione pubblica ha assunto un’indubbia valenza rivoluzionaria e la stampa ne è, insieme, strumento e portavoce. La nazione americana, borghese ed ugualitaria, si configura come il laboratorio sperimentale di questi processi, radicalizzando dinamiche che in Gran Bretagna rimangono costrette entro una rigida gerarchia sociale divisa in ceti. Nelle altre nazioni governate dall’assolutismo monarchico la stampa si trova ancora più indietro, sottoposta al regime del privilegio concesso dal sovrano e dalla censura preventiva. Oltre alla Francia è anche il caso della Russia. È agli inizi del 700 che la contrastata introduzione dell’arte tipografica compie i maggiori progressi. A quest’epoca risale la prima gazzetta russa: si tratta di un tipico giornale in livrea, organo ufficiale della corte zarista a periodicità irregolare, il cui spazio è occupato sia dagli atti governativi sia da materiale ricavato da riviste straniere. Lo sforzo di apertura al mondo esterno è testimoniato anche dalla ripresa del modello francese del Journal des Savants. Nasce poi la prima rivista culturale non accademica. Infine arriva anche l’eco del modello Spectator: a farsene interprete è un settimanale irregolare al quale la stessa imperatrice Caterina II collabora in forma anonima prendendo in giro gli aspetti più conservatori della vita di corte. Nonostante la censura, negli anni seguenti fiorisce tutta una serie di settimanali satirici. Ma l’aspetto più importante di questo esordio del giornalismo russo è un altro: con la sua ricerca di una lingua più diretta e popolare, la stampa periodica assolve infatti una funzione importante nella fondazione di una letteratura nazionale, autonoma. Il nome-chiave in questa battaglia è quello di Nicolaj Ivanovic Novikov, che pubblica un nuovo settimanale a 8 pagine, Truten. Si tratta della prima rivista a manifestare una preoccupazione sociale per la diffusione della cultura tra i ceti popolari e contro la degenerazione dei costumi delle classi sociali aristocratiche. Ben presto questo settimanale verrà soppresso e, per sfuggire ad una situazione che rischia di farsi pesante, Novikov fonda un nuovo settimanale e riprende in forma ancora più radicale la sua critica. La fronda di Novikov nei confronti della classe dirigente si nutre di temi diffusi in Russia dalla massoneria ed è parte di un clima più generale. Con l’involuzione autoritaria degli ultimi anni del regno di Caterina, Novikov viene arrestato e condannato a morte, pena commutata nel carcere a vita, che in seguito gli verrà tolta, restituendogli la libertà. È difficile classificare questa preistoria della stampa periodica russa, così profondamente legata ai temi della cultura e della letteratura nazionale, sotto l’etichetta

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del giornalismo moderno: non vi si trova infatti una cultura della notizia paragonabile a quella europea o nordamericana. È chiaro che su queste differenze influiscono gli spazi di manovra molto minori che l’assolutismo zarista è disposto a concedere alla stampa. Non a caso in Italia uno dei centri editoriali più vivaci è localizzato nella repubblica di Venezia., il cui clima di relativa maggiore libertà favorisce la fioritura di giornali e riviste. Anche qui arriva il ciclo Spectator: a farsene interprete è la Gazzetta Veneta, un periodico bisettimanale 'economico', il cui tono è allegro e disimpegnato e al cui interno si trovano cronache mondane, ma in cui manca la carica critica. Un tramite diretto della cultura inglese è Giuseppe Baretti, che ha vissuto a Londra e che stampa a Venezia La Frusta Letteraria di Aristarco Scannabue, un quindicinale con il quale Baretti, nascosto dallo pseudonimo riportato nella testata, combatte una battaglia frontale nei confronti della modernità, dell’Illuminismo e dell’Arcadia. Se il punto di vista di Baretti e della sua Frusta è quello di un conservatore tradizionalista e chiesastico, esattamente opposta è la linea editoriale de Il Caffè, che esce a Milano ogni 10 giorni ad opera di uno dei gruppi più agguerriti dell’illuminismo italiano: quello raccolto attorno a Pietro Verri e Cesare Beccaria. A prima vista anche Il Caffè sembra appartenere al ciclo Spectator, di cui riprende nel titolo la finzione del club di conversazione, ma in realtà la rivista spazia su tutti i temi del riformismo illuminato (diritto, economia, medicina, agricoltura) con una peculiare volontà di approfondimento. Questa pronunciata consapevolezza politica ricorre a termini (pubblica utilità, patria, cittadini) che nella situazione italiana assumono una precisa valenza di parte. Dello Spectator si imita l’intenzione divulgativa e popolare, lo stile dialogato e la lingua semplice, ma anche quest’ultima è una scelta formale che nel contesto italiano assume un significato politico. Minori vocazioni politiche presenta la stampa di un’altra situazione italiana, quella del Granducato di Toscana, che pure ha anticipato gli sviluppi veneti e lombardi. È l’ascesa al trono del riformatore Pietro Leopoldo a conferire un diretto impulso statale alla stampa periodica: escono la Gazzetta Toscana e la Gazzetta Universale che, sul doppio piano della politica interna ed internazionale, provvedono ad informare i sudditi del Granduca. Come in molti altri stati europei (ad eccezione della Francia e dell’Inghilterra) anche in Toscana vige un doppio regime di censura laico ed ecclesiastico che impedisce l’importazione di libri stranieri: la stampa periodica assolve così una funzione insostituibile di apertura. Il clima liberale di Pietro Leopoldo incoraggia anche gli imprenditori privati disposti a cimentarsi nel settore: compaiono Notizie del mondo, Magazzino Toscano e Annali ecclesiastici. Il panorama della stampa toscana dopo la metà del 700 si presenta quindi come uno dei più articolati, mettendo in luce il ruolo propulsivo di un sovrano particolarmente illuminato. In tale contesto l’informazione e la cultura della notizia (e quindi la formula giornalistica della gazzetta) assumono sempre maggiore importanza accanto al modello del giornale dei letterati, che invece appare ancora largamente dominante in Veneto e Lombardia. La figura dell’editore- stampatore tende ormai a separarsi stabilmente da quelle del direttore e del giornalista, mentre questi ultimi vedono nella stampa uno strumento accessorio e secondario rispetto alla loro professione principale. Anche nel secolo successivo il giornalismo italiano manterrà questo carattere di secondo mestiere svolto da letterati e politici che vedono nella stampa uno strumento di volgarizzazione del sapere ed una tribuna per la vocazione educativa e didascalica dei ceti dirigenti: ne deriverà non solo una limitata autonomia della professione giornalistica, ma anche una scarsa cultura della notizia e dell’informazione come servizio e valore. Prima di vivere la Rivoluzione francese, il 700 che si avvia alla fine può essere definito come il secolo del giornalismo quotidiano soltanto in un numero molto ristretto di paesi: Inghilterra, Francia, Stati Uniti. È significativo che il secolo aperto dal Daily Courant si chiuda con il varo di un’altra impresa editoriale destinata a segnare in profondità la storia del giornalismo. John Walter fonda una nuovo quotidiano che utilizza un inedito metodo di impaginazione: ogni colonna viene spezzettata in tanti piccoli paragrafi, ciascuno dei quali separato da una linea continua. Lo stile di scrittura del giornale si differenzia così da quello in uso per i libri adottando una ridotta unità di misurazione dello spazio che articola e velocizza la lettura. Presto il quotidiano cambierà testata in The Times. John Walter non è un editore nel senso classico del termine: è uno di quegli uomini d’affari che hanno fatto strada nel commercio o nell’industria e che, giunti all’età matura, sentono il desiderio di dimostrare altrettanta capacità nel mondo dell’informazione. Il nuovo quotidiano si avvale largamente di finanziamento occulti che vengono da uomini politici e da privati cittadini per evitare la pubblicazione di alcuni articoli o stamparne altri con funzione riparatrice.

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L’OPINIONE PUBBLICA (Rivoluzione francese + Napoleone) La Rivoluzione francese è preceduta da una straordinaria proliferazione di carta stampata: periodici irregolari e pamphlet inondano la Francia. Ad essi vanno aggiunti numerosi fogli a stampa, i cosiddetti cahiers de doléances (quaderni di lamentele), stilati dalle assemblee locali che preparano la convocazione degli Stati generali. A scriverli, materialmente, sono coloro che si definiscono il 'terzo stato', in contrapposizione alla nobiltà e al clero. La stampa rappresenta dunque: 1) lo strumento per un’estensione del concetto di opinione pubblica; attraverso opuscoli e

numeri unici si diffonde un dibattito che chiama per la prima volta alla partecipazione diretta migliaia di persone fino ad allora estranee o passive rispetto alla politica

2) una libertà di conquistare; la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata nel 1789 sancisce questa libertà; in questa formulazione legislativa appare evidente l’influenza del modello inglese: è stato Honoré Mirabeau a sostenerlo in un pamphlet pubblicato a Londra che riprende la vecchia Aeropagitica di Milton, ma per lui non sarà una mera esercitazione retorica, infatti egli pubblicherà Les Ètats Generaux che renderà conto dei lavori dell’assemblea

La stampa francese vive un’imponente stagione di rinnovamento: • nascono numerose nuove testate • l’abolizione delle corporazioni di mestiere cancella le restrizioni che fino ad allora hanno

limitato l’accesso alla professione di stampatore • il numero di periodici che circolano in questo periodo è di gran lunga superiore rispetto a

quelli inglesi La ventata del cambiamento scuote dalle fondamenta l’antico regime del privilegio statale ed investe i tradizionali periodici che ne sono stati fino ad allora i depositari esclusivi. Panckoucke, l’uomo di potere del sistema informativo, apre un altro quotidiano più indipendente e cautamente favorevole alla discussione politica. Si aggiunge poi Le Journal des dèbats et des decrets, un quotidiano che rende conto dei lavori dell’Assemblea nazionale. Ma la vera novità è rappresentata dai fogli di orientamento rivoluzionario che introducono una tipologia nuova, sconosciuta in Europa, ma non in America, di giornale agitatorio, funzionale alla mobilitazione e alla propaganda ideologica. Lo stesso Mirabeau, dopo che il Consiglio di stato ha soppresso Les Ètats Generaux, ne fonda uno di notevoli dimensioni (80 pagine), Le Courier de Provence. Viene poi diffuso da Jacques Pierre Brissot Le Patriote Français, quotidiano ufficiale del club dei girondini. Oltre ad assumere come riferimento una rivoluzione in corso (anziché l’equilibrio inglese fra Corona e parlamento), la dichiarazione di intenti di Brissot rovescia radicalmente il pregiudizio antigiornalistico dei pensatori illuministici. Più una rivoluzione mostra il proprio carattere popolare e di massa, più diventano insufficienti i canali della cultura tradizionale. Il giornale, e non il libro, è il supporto adeguato, con i suoi 2 requisiti indispensabili: accessibilità economica e accessibilità linguistica. La professione di giornalista si libera dell’antica soggezione dei confronti della cultura più elevata; all’ombra della rivoluzione conquista l’orgoglio, la dignità e la presunzione di un ruolo unico ed insostituibile di orientamento e direzione delle grandi masse. Rispetto alla raccolta esterna di notizie prevale nei fogli della rivoluzione l’esposizione di contenuti ed idee che provengono dall’interno della redazione. Il giornale di Brissot, pur conservando le 2 colonne (il Times ne ha 4) fa un maggiore uso delle titolazione, esce con supplementi, ha una rubrica di lettere al direttore e ricorre a collaboratori fissi. Camille Desmoulins pubblica Les Rèvolutions de France et de Brabant, un settimanale che fin dal titolo esprime la coscienza storica dei mutamenti in atto, attraverso la prosa ironica e controllata. La folla e la piazza hanno ormai conquistato un potere antagonista a quello delle istituzioni; la stampa è l’unica autorità in grado di incanalare quel potere e dunque diventa potere essa stessa. I giornalisti parigini appaiono ben consci del nuovo ruolo che la nascita di un’opinione pubblica moderna conferisce loro. Nasce poi un altro dei fogli storici della Rivoluzione: L’Ami du Peuple di Jean Paul Marat. Questo settimanale di 8 pagine è più populistico e sensazionalistico di quello di Desmoulins; è il classico esempio del nuovo tipo di giornale creato dalla rivoluzione: quasi un volantino di agitazione, pressoché privo di informazioni, il cui scopo principale è fare appello alla mobilitazione contro coloro che sono indicati come i nemici del popolo. È la faccia più estrema del nuovo potere incarnato dalla stampa: la cultura della notizia è sostituita dalla propaganda strumentale. Jaques Hebert viene invece dal popolo; il periodico che fonda fa riferimento ad un noto personaggio della cultura popolare parigina: una macchietta sempre pronta a scagliarsi contro l’ingiustizia. È un trisettimanale che cerca di mantenere uno stile aggressivo simile a quello di Marat, ma soprattutto un largo ricorso a vignette, proverbi e canzoni. Questo periodico riscuote successo

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sia tra la gente del popolo sia presso i parigini più colti. Ben presto la Rivoluzione francese si trova ad incontrare lo stesso nodo di quella americana: la libertà di stampa, che è stata strumento e conquista del movimento, rischia di metterlo in crisi nel momento del riflusso e della divisione interna: • la stampa realista viene messa fuorilegge • viene sancita l’incompatibilità tra l’elezione a rappresentante del popolo e l’esercizio della

professione di giornalista • nonostante la nuova Dichiarazione dei diritti sostenga la libertà di stampa, la repressione si

abbatte sui girondini, Le Patriote Français viene soppresso e Brissot finisce sotto la ghigliottina

I foglio giacobini, d’altra parte, si appoggiano sempre più al nuovo governo rivoluzionario guidato da Robespierre; per la stampa indipendente gli spazi si restringono inesorabilmente: per gli esclusi dagli ambienti governativi è il Terrore: Hebert e Desmoulins seguono la sorte di Brissot. La caduta del governo di Robespierre dovrebbe produrre per la stampa le condizioni per un ritorno alla normalità. A differenza delle 2 che l’hanno preceduta, la Costituzione del 1795 approva il principio della libertà di stampa, escludendola dai diritti fondamentali sanciti nei primi articoli, e prevede la possibilità di restrizioni provvisorie in casi d’emergenza. Ma la realtà è assai lontana da una normalizzazione delle basi giuridiche che regolano la vita di giornali e giornalisti: a Parigi sopravvivono pochi periodici politici, il giornale leader rimane Le Moniteur, esempio di una stampa ufficiale sovvenzionata dallo stato, che ha adottato il grande formato del Times inglese. Per la stampa indipendente la situazione rimane proibitiva. Quando Napoleone Bonaparte assume il potere con un colpo di stato, le condizioni di esistenza si fanno ancora più difficili. Durante la campagna d’Italia ha pubblicato e curato personalmente un Courier de l’armée d’Italie, durante quella d’Egitto un Courier de l’Egypte, che si sono rivelati fondamentali per creare il mito delle proprie invincibili capacità militari e accreditargli così fama e prestigio in patria. Napoleone conosce quindi la potenza dei giornali ed è convinto della necessità dei metterla sotto controllo per assicurare fondamenta solide alla propria autorità. La progressiva restrizione della libertà di stampa accompagna quindi da vicino le tappe successive della sua scalata al trono imperiale. Un decreto riduce il numero dei periodici parigini, successivamente viene reintegrata la censura sui libri ed in seguito sui periodici. Si tratta di una situazione ritornata praticamente simile a quella di antico regime. I giornali superstiti sono le vecchie testate prerivoluzionarie. È significativo che a Parigi il quotidiano leader sia Le Moniteur: simbolo di uno spregiudicato opportunismo imprenditoriale che, dopo aver conquistato il ruolo di editore giornalistico di fiducia dell’antico regime, è saltato in modo disinvolto, anche se con cautela, sul carro della rivoluzione, senza mai correre il rischio di affidare alla stampa le proprie idee, ma rimanendo sempre all’ombra del potere esecutivo. Questo giornale, che conserverà a lungo il privilegio di pubblicare gli atti del governo, incarna un modello di stampa periodica erede diretta dei giornali in livrea dell’età prerivoluzionaria: voce ufficiale delle istituzioni e spesso alibi per mascherare il bavaglio imposto all’altra stampa effettivamente libera ed indipendente. Le Moniteur è importante non solo per la rapida conversione e sottomissione della testata al nuovo potere, ma anche per l’uso di una titolazione particolarmente aggressiva che ricorre largamente ad immagini metaforiche ad effetto di pronto consumo. Nonostante la stretta autoritaria imposta da Napoleone, gli effetti della Rivoluzione francese sulla stampa travalicano i confini nazionali. Si diffonde in Europa una ventata rivoluzionaria che trova nella stampa il proprio veicolo essenziale. In modi più moderati e in dimensioni minori si verifica lo stesso processo di fondazione di un’opinione pubblica intesa in senso moderno. Negli stati tedeschi il giornale-simbolo di questo passaggio è il Rheinischer Merkur, autorizzato dalle autorità in funzione napoleonica. La battaglia contro il pericolo di una dominazione straniera si trasforma rapidamente nella rivendicazione di un’indipendenza nazionale intesa anche in senso austriaco. Questo giornale verrà poi soppresso in seguito alla sua controllata critica alle risoluzioni del congresso di Vienna. Successivamente la Dieta degli stati tedeschi stabilisce una stretta repressiva sulla stampa, di nuovo costretta sotto un rigido regime di privilegio statale: • tutte le pubblicazione sprovviste del permesso delle autorità sono dichiarate illegali • l’editore che è incorso in una sanzione della censura non può riprendere alcuna attività per

almeno 5 anni • è vietato alla stampa periodica occuparsi di politica È solo con l’ascesa al trono di Federico Guglielmo IV che sembra aprirsi una nuova fase: l’attenzione della censura si mitiga ed il governo prussiano tollera la fondazione di nuove

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riviste. Tra queste c’è anche un quotidiano diretto da Karl Marx, che gli conferisce uno spiccato carattere politico con articoli che non esitano ad affrontare il tema della libertà di stampa. In seguito anche questa rivista incappa nella censura. Ci vorrà la rivoluzione del 1848 perché negli stati tedeschi si possa assistere ad una nuova fioritura della stampa: Federico Guglielmo IV sarà, infatti, costretto ad abolire la censura. In questo periodo emerge anche la figura intraprendente e sfaccettata di Bernhard Wolff: sarà sua la prima agenzia telegrafica tedesca. Molti di questi fogli sopravvivono alla restaurazione e sono al centro del dibattito politico che si svolge nel decennio successivo e che prepara l’unificazione. La nuova costituzione prussiana mantiene l’abolizione della censura preventiva e regola la libertà di stampa attraverso norme di difesa dell’interesse pubblico per le quali i periodici possono essere perseguiti a posteriori. Una legge successiva regola l’apertura di nuovi giornali prevedendo una licenza sopprimibile, una cauzione in denaro e l’obbligo di deposito presso gli uffici competenti di una copia per ogni numero. Se la dura repressione della prima parte dell’800 è riuscita ad evitare negli stati tedeschi lo sconvolgimento della Rivoluzione, il moto del 1848 lascia invece una traccia indelebile negli ordinamenti prussiani. Da allora in poi, infatti, la stampa conquista un ruolo stabile nella vita politica non solo come portabandiera delle rispettive posizioni, ma anche come centro di aggregazione per movimenti e partiti. Viceversa, gli stati italiani subiscono in pieno il contagio della Rivoluzione. A differenza della stagione vissuta dalla stampa periodica francese, largamente centralizzata su Parigi, in tutto il centro-nord della penisola si sviluppa un moto diffuso ed uniforme, che, ad eccezione di Roma e Napoli, esclude il Mezzogiorno. L’influsso della Rivoluzione è subito evidente: le riviste che si rifanno al modulo del giornale dei letterati o chiudono o diventano portavoce dell’opinione legittima e conservatrice, mentre si moltiplicano i fogli di notizie con le cronache dell’Assemblea nazionale parigina. Si ha un incremento del numero di periodici: si tratta essenzialmente di fogli che escono 2/3 volte a settimana (ma non mancano alcuni quotidiani, come il Monitore fiorentino) con una tiratura limitata; li accomuna una prepotente vocazione politica, con violenti attacchi alle istituzioni e al potere oligarchico delle associazioni di nobili conservatori. Ne deriva un mutamento significativo nei criteri di impaginazione e quindi di gerarchizzazione delle informazioni: per la prima volta le notizie estere passano in seconda linea rispetto a quelle di politica interna. In seguito esce il Monitore Napoletano, giornale diretto, circostanza significativa, da una donna: Eleonora Fonseca Pimentel, che finirà sul patibolo. Questo periodico ricorda, fin dal titolo, le origini parigine, rafforzate dal motto 'libertà egualianza' che accompagna la testata. Questa 'età dell’oro' della stampa periodica italiana si trova ben presto a fare i conti con Napoleone e le sue volontà di controllo sui giornalisti: • entra in vigore una leggere provvisoria di 'polizia tipografica' in base alla quale le autorità

possono chiudere i periodici e arrestarne i direttori • sull’esempio inglese viene introdotta una tassa sul bollo per la carta stampata A Milano si stampa il Giornale Italiano, un quotidiano diretto da Vincenzo Cuoco, il primo a presentare una struttura articolata in rubriche secondo una chiara gerarchia di contenuti: politica, realtà socio-economica, arti e varietà. Questa fase aurorale del giornalismo italiano mette in mostra una stretta dipendenza dall’esempio francese e dall’evento rivoluzione: una circostanza che sviluppa una peculiare vocazione della stampa periodica nazionale alla pedagogia politica (piuttosto che al servizio informativo del lettore), destinata a segnarne a lungo ed in profondità l’evoluzione successiva. Ma esempi come quello del giornale di Cuoco dimostrano anche la penetrazione, seppur minoritaria, di un’altra e più moderna idea della stampa come mezzo di comunicazione votato al soddisfacimento delle molteplici esigenze del suo pubblico, che non si limitano all’informazione politica d’attualità. Questa seconda e più moderna idea della stampa, che mette insieme il vecchio giornale dei letterati e la nuova gazzetta rivoluzionaria, presuppone una dimensione tecnica e finanziaria più ampia, funzionale ad una presenza sul mercato del consumo di notizie non più garantita dal regime di privilegio e dalle sovvenzioni statali. Questi aspetti di novità sopravvivono alla Restaurazione. Molti periodici escono sotto il controllo dei governi restaurati che da Napoleone hanno appreso la coscienza della forza incarnata dai giornali. A Milano il regime austriaco incoraggia il varo della Biblioteca Italiana, un mensile al quale collaborano poeti come Foscolo e Monti, che tenta di rispolverare i fasti del giornalismo letterario dedicandosi a temi eruditi, ma introducendo la novità, almeno in Italia, del pagamento dei collaboratori. In aperta concorrenza con la Biblioteca, un affilato alla setta segreta della Carboneria, Silvio Pellico, fonda Il conciliatore, un bisettimanale detto anche 'foglio azzurro', per il colore della sua carta. Il nuovo periodico è articolato in 4 sezioni che ricordano quelle del giornale di Cuoco: le scienze morali, la critica

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letteraria, le arti e le scienze agricole e manifatturiere, le varia. Manca naturalmente la politica, vietata dalla censura austriaca, ma soprattutto si svolge una sotterranea opera di propaganda della cultura dei Lumi che contrappone al classicismo della Biblioteca la nuova cultura del romanticismo. La crescita dell’opinione pubblica innescata dai sommovimenti della Rivoluzione ha segnato un decisivo salto di qualità nella definizione professionale del giornalismo: un mestiere che è fatto dalla capacità, non solo linguistica, di saper divulgare e popolarizzare i contenuti della politica e della cultura, ma anche dalla qualità imprenditoriale di confezionare e modificare in corso d’opera un prodotto adatto ai gusti e alla preparazione di un pubblico assai vasto. Nemico dichiarato di Pellico è Francesco Pazzi che, con assai minore intraprendenza imprenditoriale e molto più servilismo, è un po’ l’equivalente di Panckoucke: uno dei primi giornalisti italiani la cui carriera si svolge interamente all’ombra del potere, qualunque esso sia. In seguito Il Conciliatore viene soppresso ed il suo animatore incarcerato. Per molti aspetti la Milano dell’età della Restaurazione rappresenta la capitale italiana dell’editoria. Nella Torino dei Savoia, la Gazzetta Piemontese continua a vivere come organo ufficiale del ministero degli esteri non mutando in niente il rigido ambito internazionale e dinastico delle proprie notizie. L’arte tipografica assiste all’ascesa di un nuovo editore, Giuseppe Pomba, che per primo ha l’idea di una biblioteca popolare composta da volumi a bassissimo prezzo. Il successo dell’iniziativa consente a Pomba di sviluppare una vera e propria industria editoriale: ne escono anche raccolte periodiche di scritti di scienza ed economia che tengono aperti i canali culturali con l’Europa. Con gli stessi propositi e la stessa funzione di Pomba, Giampietro Vieusseux fonda nella Firenze del Granduca l’Antologia, un periodico in cui l’erudizione letteraria lascia sempre più spazio alla discussione tecnica, dell’economia e della società agricola, ma anche a discipline nuove come la pedagogia. La discussione pubblica tra classicismo e romanticismo lascia il posto alla penetrazione di una cultura scientifica che mette al centro il valore dell’utilità sociale della conoscenza. L’imparzialità e la giustizia menzionate da Vieusseux ricordano i principi proclamati a Londra più di un secolo prima da Buckley. A cavallo tra la divulgazione scientifico-letteraria e la pedagogia politica il ruolo del gazzettiere conquista un proprio spazio definito, sul quale gravano ancora molti pregiudizi del passato ed una considerazione minore rispetto all’intellettuale. Appare indispensabile una capacità di scrittura semplice e fatta per il pubblico. Attraverso la stampa una parte sempre più ampia di popolazione entra in contatto reciproco, si scambia idee ed informazioni. Si ha un graduale consolidamento di una deontologia professionale, che quasi diventa un’ideologia giornalistica fondata su criteri di obiettività e completezza.

LA TECNOLOGIA (1800 – 1850) A sostenere i nuovi sviluppi della professione giornalistica concorre in misura decisiva una rivoluzione tecnologica. Per 3 lunghi secoli l’arte della stampa è rimasta immobile, ferma agli strumenti e alle tecniche adoperate da Gutenberg. Il pubblico cui si rivolgeva è cresciuto lentamente, grazie ai processi di alfabetizzazione e di miglioramento delle condizioni di vita; questo è stato permesso anche dalle stesse rivoluzioni inglese, americana e francese. Leggere è diventato un’esigenza vitale e questa nuova necessità sociale di consumo si rivela un potente acceleratore per la ricerca di innovazioni tecniche capaci di incrementare il volume e la rapidità della produzione di carta stampata. La storia dei mezzi di comunicazione conosce nel corso degli ultimi 2 secoli una serie di rivoluzioni tecnologiche. La prima di queste rivoluzioni è quella che tra gli anni 10 e 40 dell’800 vede l’applicazione su vasta scala del torchio a vapore e del telegrafo: 2 innovazioni decisive, rispettivamente, per l’incremento della produttività e la riduzione delle distanze. Friedrich Köning, a Londra, deposita il brevetto per un torchio di stampa che utilizza, anziché la forza umana, com’è stato fatto finora, l’energia del vapore. La macchina inventata da Köning si chiama pianocilindrica e rinnova radicalmente i sistemi di stampa. Adesso il foglio di carta ruota su un cilindro che, muovendosi avanti e indietro parallelamente al terreno, lo porta a contatto della forma con i caratteri, posta su un altro carrello. Ad ogni giro di macchina il rullo che trasporta il foglio si blocca e torna indietro, posizionandosi sul nuovo foglio da stampare. Questa innovazione quadruplica addirittura la produttività. La protesta operaia è immediata e molto forte. Per la sua elevata qualificazione culturale e la sua alta specializzazione, il sindacato dei tipografi è una delle prime e meglio organizzate associazioni di lavoratori in tutta Europa. Ma grazie ad un’accorta politica di aumenti salariali, John Walter II, nuovo direttore del Times, giornale in cui si effettua il primo esperimento della macchina di Köning, riesce a superarne le resistenze e si pone all’avanguardia del cambiamento. In seguito la macchina pianocilindrica viene utilizzata nella

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stampa di volumi. Poi viene perfezionata portandola a 4 cilindri. Pomba, lo stampatore torinese, la introduce in Italia e grazie ad essa realizza i volumi a basso costo della sua biblioteca popolare. La produzione di inchiostro, finora realizzata artigianalmente in casa, migliora studiando un nuovo inchiostro tipografico più adatto ai ritmi e ai movimenti delle macchine a vapore. In seguito una nuova macchina fonditrice di caratteri innalza verticalmente i ritmi produttivi. L’applicazione dell’energia a vapore riduce di circa un quarto i costi di produzione, il che permette ai giornali di ridurre il prezzo delle copie. La sequenza delle innovazioni prosegue anche fuori della Gran Bretagna, culla della rivoluzione industriale. Friedrich Gottlieb Keller mette a punto una macchina capace di triturare e macerare il legno fino a ricavarne una pasta omogenea: la nuova carta è più deperibile, ma più facilmente stampabile. Intorno agli anni 40 compare un’altra innovazione rivoluzionaria: la rotativa; stavolta l’impulso viene da oltre Atlantico. Richard Hoe perfeziona una macchina per la stampa a più cilindri che, invece di fogli singoli, utilizza un nastro continuo di carta. Ad essa si affianca una nuova tecnica di stampa, la cosiddetta stereotipia: un cartone inumidito viene passato sulla matrice di caratteri in modo da rimanere impresso con un’intera pagina di giornale e poi spalmato di metallo fuso. Il foglio metallico rotondo così ottenuto viene agganciato ad un cilindro portaforma sul quale, grazie alla pressione di 8 cilindri, passa il nastro di carta da stampare. La rotativa si afferma ben presto come nuovo standard produttivo. Samuel Morse negli anni 30 perfeziona un sistema di trasmissione via filo degli impulsi elettrici: il telegrafo; Morse elabora anche un codice binario di impulsi brevi e lunghi (punti e linee): ogni sequenza dei quali corrisponde ad una lettera dell’alfabeto. Per più di un secolo, fino all’avvento della radio e del telefono, l’alfabeto Morse fissa uno standard internazionale della comunicazione a distanza. Nel vecchio continente l’innovazione si trasmette senza ritardi. In seguito viene messo a punto un trascrittore del codice Morse. Gli effetti del telegrafo sulla stampa sono immediati e dirompenti: • accresce enormemente la massa delle informazioni pronte ad essere pubblicate; da merce

rara a preziosa, la notizia si trasforma in bene disponibile con maggiore rapidità e facilità; non ci si limita più ai grandi eventi, ma ci si interessa anche dei fatti secondari della vita quotidiana; cambiano i criteri della notiziabilità, cioè della selezione di cose può rappresentare un’informazione interessante per i lettori; sui giornali compare la cronaca: uno spazio informativo su scala ridotta rispetto alla grande politica e articolato per generi (nera, giudiziaria, mondana); il progresso dei mezzi di trasporto ha allungato le rotte dei traffici commerciali e, quindi, il sistema mondiale degli scambi diventa più difficile da controllare e gestire, al punto da rendere ormai insufficienti le vecchie reti di agenti dislocate nei punti cruciali; cresce il bisogno di informazioni commerciali che vede il fiorire di una stampa finanziaria e commerciali specializzata che diventa condizione indispensabile per il successo imprenditoriale

• rende il mondo più stretto e la trasmissione delle notizie più veloce; l’arco quotidiano delle 24 ore diventa il frame, l’arco di tempo entro il quale viene valutata la novità o meno di un evento, la tempestività di un articolo e quindi la sua pubblicabilità; i ritmi del lavoro giornalistico diventano sempre più frenetici e competitivi

L’aumento della massa di notizie disponibili mette in difficoltà anche i maggiori organi di stampa, preoccupati di non riuscire ogni giorno ad accogliere e selezionare questa miriade di informazioni. Per far fronte a questo problema nasce un nuovo soggetto: l’agenzia di stampa. A Parigi Charles Louis Havas fonda un’agenzia di traduzione dei più importanti articoli comparsi sulla stampa estera ad uso e consumo dei diplomatici francesi. In seguito nasce in lui l’idea di allargare questo servizio informativo: con un sistema di piccioni viaggiatori riesce a procurarsi ogni giorno i corsi della Borsa di Londra, che rivende ai giornali parigini. Invece di farsi pagare in denaro, riscuote dai giornali spazi pubblicitari che poi rivende ad industriali e commercianti, ricavandone guadagni molto più alti. Il binomio notizia- pubblicità costituisce la solida base di una vita duratura: l’agenzia Havas deterrà per oltre un secolo posizioni di forza sull’intero scenario mondiale. Nel vecchio continente compare per la prima volta un’idea compiutamente commerciale della notizia come valore di scambio . La stampa è diventata veicolo e strumento per l’ascesa sociale del ceto medio-basso. A Berlino è il direttore della locale società del telegrafo, Bernhart Wolff, a fondare l’agenzia Wolff, prima agenzia di stampa del mondo tedesco che si fonda principalmente sullo sfruttamento del telegrafo. Le linee telegrafiche sono infatti proprietà di privati che detengono il monopolio delle notizie da esse trasmesse in codice Morse. Paul Julius Reuter crea a Londra l’agenzia Reuter che dapprima trasmette solo notizie finanziarie e poi si allarga a tutto l’insieme

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dell’informazione. A Torino Guglielmo Stefani fonda l’agenzia Stefani, un’agenzia minore collegata ad Havas che si limita ai comunicati ufficiali del governo piemontese. Queste agenzie di stampa, dominando il sistema di raccolta e trasmissione delle notizie, diventeranno partner obbligatori per tutta la stampa periodica. Significativamente diverso è il processo che negli Stati Uniti conduce alla formazione delle prima agenzie di stampa: sono i 6 maggiori quotidiani di New York a trovare l’accordo per la costituzione di un’agenzia in comune: l’Associated Presse. Ad essa fanno seguito, negli anni successivi, associazioni analoghe in altre metropoli degli Stati Uniti. La vicenda americana mette in evidenza, anziché la penetrazione concorrenziale antagonistica di un nuovo soggetto privato, lo sforzo cooperativo della stampa per integrare in senso verticale la propria organizzazione produttiva. Per ragioni oggettive la nascita dell’agenzia di stampa esercita un ruolo di raffreddamento del tono giornalistico che separa accuratamente i fatti e le opinioni. Nel vecchio continente il tornante del 1848, quando le idee rivoluzionarie tornano sulle barricate, segni una nuova svolta periodizzante. In Italia i decenni della Restaurazione hanno visto una grande affermazione della stampa popolare, moralistica e divulgativa; nascono lunari e almanacchi con notizie utili per i cittadini, settimanali con racconti e letture edificanti. Il Contemporaneo è il primo periodico dello Stato Pontificio, stampato a Roma. Si rafforza in questa stagione pre-rivoluzionaria la vocazione della stampa italiana alla pedagogia. Prende piede un modello di giornalismo con una peculiare venatura paternalistica, educativa, scopertamente volta al controllo sociale dei ceti popolari attraverso un’opera di egemonia etico-culturale che lascia molto sullo sfondo le funzioni di servizio informativo. Anche nella forma più estrema di modello democratico, incarnata dalla Giovine Italia stampata da Giuseppe Mazzini, permane una vocazione missionaria e pedagogica, sia pure accompagnata da una consapevolezza del ruolo pubblico del giornalismo. A rompere questo quadro interviene Il Risorgimento, quotidiano diretto a Torino dal conte Camillo Benso di Cavour, che fin dal titolo riflette una precisa impostazione politica a favore dell’unità e dell’indipendenza italiana. Il grande formato a 3 colonne mostra la chiara volontà di imitare i quotidiani inglesi che Cavour ha avuto modo di conoscere nei suoi viaggi. Lo Statuto Albertino del re Carlo Alberto riconosce la libertà di stampa, richiamandosi alle leggi ordinarie per punire gli abusi e abolendo la censura preventiva. Di lì a pochi giorni anche il re delle 2 Sicilie proclamerà la libertà di stampa. A Torino e a Napoli la censura preventiva rimane in vigore solo per le materie religiose e ristretta alle autorità ecclesiastiche. Una nuova legge piemontese istituisce l’obbligo del colophon sulle pubblicazioni e per i periodici introduce la figura del gerente responsabile al quale si estendono automaticamente i reati commessi dagli articoli stampati. Questi ultimi vengono definiti in modo largo ed inclusivo, che lascia ampio spazio alla discrezionalità del giudice. Appena un po’ meno restrittiva è la legge toscana sulla stampa che non contempla tra i reati previsti la propaganda antimonarchica e repubblicana. Questa cauta apertura alla stampa suscita una nuova fase espansiva. Rispetto all’ondata precedente del triennio giacobino sono mutati il formato (ormai lo standard consolidato è il grande formato dei giornali inglesi) e l’impaginazione (quasi sempre a 3/4 colonne); non la periodicità (che oscilla tra il quotidiano ed il trisettimanale) e il numero delle pagine (compreso tra 4 e 6). Il vecchio formato è rimasto appannaggio dei settimanali. I criteri di gerarchizzazione delle notizie sono simili a quelli introdotti mezzo secolo prima nel periodo rivoluzionario. I quotidiani si aprono con un editoriale d’attualità. La prima pagina mutua dal modello inglese del Times uno sforzo di movimentazione della testata (caratteri diversi e più alti, simboli, marchi e slogan) e di segmentazione degli articoli con linee divisorie orizzontali. In molte città della penisola si fanno strada le associazioni dei tipografi. A Firenze i tipografi della casa editrice Le Monnier scioperano contro il tentativo padronale di introdurre la macchina di Köning. In larghissima parte, infatti, negli stati italiani la lavorazione è ancora manuale e la macchina pianocilindrica è estremamente rara. Inoltre non esiste ancora l’obbligo scolastico e il costo dei periodici è ancora alto. La mancanza di un pubblico di massa toglie il respiro all’impresa giornalistica; l’indebitamento dell’intero settore è molto forte. In tali condizioni è molto difficile che l’editoria dei periodici riesca a mantenere un’autonomia di profitti e remuneratività. Anche per questo il rapporto tra stampa e politica si fa più stretto e strumentale. Dopo il soffocante bavaglio imposto da Napoleone anche la Francia è alle prese con il problema della libertà di stampa, che però stavolta di inquadra in una battaglia garantista più generale per la difesa dei cittadini da ogni eccessiva intromissione dello stato. La Rivoluzione ha messo in moto un processo di crescente complicazione del rapporto tra stampa e potere. I giornali non sono più soltanto un mezzo di comunicazione degli atti ufficiali compiuti dalle autorità, essi rappresentano l’unica mediazione possibile con quella nuova dimensione

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collettiva chiamata opinione pubblica. Essi amministrano anche una crescente fetta potere e di forza contrattuale che sono in grado di far valere nei confronti delle istituzioni. Come Napoleone ha saputo dimostrare giornali e giornalisti sono esposti e spesso interessati alla capacità di ricatto e di corruzione degli uomini politici che possono servirsene per i loro scopi. Sotto il duca di Berry la stampa francese conosce una relativa liberalizzazione: • rimane in vigore la censura preventiva • viene introdotta la legislazione che per molto tempo rappresenterà un modello su scala

europea e che sottopone i periodici ad alcuni obblighi, fra cui la figura del direttore responsabile, la cauzione in denaro, il deposito di ogni copia presso gli uffici pubblici

• i reati a mezzo stampa vengono precisati in diffamazione, ingiuria, offese al re, attentato contro le leggi, la morale e il buon costume

Ma l’assassinio del duca di Berry conduce ad una nuova stretta repressiva. Una nuova legge assegna al parlamento la facoltà di giudicare l’esistenza o meno di reati a mezzo stampa che lo riguardano. Nel corso di questa stagione tormentata si afferma come quotidiano leader il Journal des debats, diretto da Louis Bertin con un tono di denuncia sociale e di opposizione moderata. Gli si contrappone Le Constitutionel dell’editore Bidault, quotidiano liberale e anticlericale che introduce alcune parziali novità: un editoriale di apertura, una rubrica fissa di resumé di articoli comparsi su altri periodici, la collaborazione stabile di scrittori e letterati. Nasce il feuilleton, il romanzo d’appendice, pubblicato a puntate ogni giorno, nel taglio basso della prima pagina: questa nuova contaminazione tra stampa e letteratura conosce in Francia una grande fortuna. Il romanzo d’appendice rappresenta una nuovo genere letterario che esemplifica i mutamenti introdotti dalla stampa come mezzo di comunicazione di massa: • da un lato, esso punta, grazie alla vivacità dell’intreccio, alle tinte forti e agli ingredienti di

facile successo (amore, avventura), ad un pubblico di massa • dall’altro, contribuisce in misura decisiva alla fondazione di una letteratura

nazionalpopolare, potente strumento di integrazione linguistica, culturale e sociale Gli anni 30 vedono l’ascesa di una stampa più direttamente politica: inaugura il nuovo corso Le National, quotidiano dalla ferma impostazione monarchica ma antidinastica. È l’organo principale della battaglia contro il re che, oltre ad aver sciolto il parlamento e modificato la legge elettorale, ha istituito un rigido controllo governativo sulla stampa, facendo rivivere i fasti di Napoleone. Il cammino della stampa parigina non è facile: 1. si susseguono sequestri di periodici e processi contro giornalisti 2. una nuova legge aumenta l’entità della cauzione obbligatoria per i periodici 3. i giornali sono obbligati a pubblicare in prima pagina i comunicati ufficiali del governo e a

non svolgere propaganda repubblicana 4. vengono vietate ai periodici le raccolte di firme fra i lettori per pagare le multe stabilite

dalle autorità Tuttavia la stampa parigina cresce in quantità e qualità e Parigi si afferma come la capitale europea della stampa quotidiana. Non si tratta solo di una fatto di quantità. Il panorama della stampa periodica francese si arricchisce inaugurando un nuovo genere di giornale: nasce La Caricature, settimanale di vignette satiriche. L’illustrazione acquista spazio e importanza accanto al testo tradizionale. Il messaggio, semplice e diretto, viene trasmesso da un mezzo accessibile anche agli analfabeti, con effetti devastanti: la lotta politica ha trovato una nuova arma, di pronta e indubbia efficacia. Nascono in questo periodo riviste importanti : La Revue des Deux Mondes che occupa uno spazio intermedio a cavallo tra la divulgazione culturale e l’intrattenimento; L’Avenir, rivista che sostiene le ragioni di un cattolicesimo meno conservatore e quelle della separazione tra chiesa e stato, che verrà condannata dal Vaticano; il mensile L’Atelier risuona dei motti della Rivoluzione (liberté, egualité, fraternité, unité), si tratta di uno dei primi periodici diretto e realizzato da operai e si ispira alle idee del socialismo utopista: una società fondata sul lavoro e sulla scienza, retta dal suffragio universale e da una religione anticlericale popolare e nazionale; Le Riforme prosegue il nuovo filone della rivista politica. La stampa diventa in questo caso uno strumento che serve a più scopi: la gestione del consenso presso la propria base elettorale, la battaglia di contenuti programmatici, la rappresentanza degli interessi di determinati gruppi sociali, la critica e l’attacco degli avversari. È in questi anni tumultuosi di sviluppo della stampa che sale alla ribalta un personaggio destinato a riproporre, dopo Panckoucke, la figura dell’editore spregiudicato ed intraprendente: Émile de Girardin. Egli crea un settimanale provocatoriamente intitolato Le Voleur (Il ladro) che inventa la rassegna-stampa raccogliendo per argomento e riproducendo gli articoli scelti

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da altri periodici. in una fase di anarchia in materia di diritti d’autore, Le Voleur si dimostra un modo economico e utile di fare giornalismo. In seguito apre un’altra rivista, La Mode, in un settore ancora agli albori: quello della stampa femminile. Questa rivista si rivolge ad un pubblico ampio, che vi trova illustrate le maniere eleganti, il decoro, i gusti nel campo dell’abbigliamento. Avvia in seguito Le Journal des connaissances utiles, un settimanale che si occupa di suggerimenti concreti per l’agricoltura, di invenzioni, leggi, norme igieniche. È il prototipo di un giornalismo che punta sull’utilità come criterio discriminante: una variante inedita della nuova cultura della notizia, che ne sottolinea il carattere di valore di scambio e di merce di pronto consumo. Tutte le idee di Girardin sono accomunate dallo sforzo di rompere la separazione tra Parigi ed il resto della Francia per un allargamento del pubblico di lettori. Il successo è travolgente. In seguito annuncia il suo proposito più ambizioso: un quotidiano che costi la metà di quelli in commercio. Nascono contemporaneamente 2 nuovi quotidiani: La Presse di Girardin e Le Siécle di Dutacq; entrambi mantengono il proposito del prezzo basso grazie ai guadagni pubblicitari, ai quali viene riservata l’intera quarta pagina. Ma diversa è la loro collocazione politica: Le Siécle sostiene apertamente i principi della monarchia rappresentativa, mentre La Presse, pur appartenendo al campo repubblicano, non ha una tendenza politica definita e, anche per questa ragione, la stampa parigina reagisce con durezza contro quella che ritiene un’iniziativa bassamente commerciale. Dietro Girardin stanno, fisicamente e simbolicamente, le forze di un capitalismo nascente e aggressivo che in Francia assume le forme del potere finanziario, bancario e speculativo. Per la prima volta il giornalismo si colloca all’interno di un campo di forze triangolare i cui vettori sono rappresentati dal potere politico, da quello economico e dall’opinione pubblica . Con ognuno di questi vettori la stampa entra in un rapporto reciproco di contrattazione, in un gioco sempre più complesso di influenze e condizionamenti: la sua indipendenza e libertà diventa questione molto più complicata che in passato, quando aveva di fronte come avversario solo il potere politico. Nella Presse di Girardin viene individuato l’atto di nascita della stampa popolare o di massa. Va inserita in questo contesto la figura dell’abate Jacques Paul Migne, che fonda una vera e propria industria a ciclo integrato verticale, capace di produrre in pochi anni numerosi testi religiosi attraverso il controllo dell’intera lavorazione, dalla fusione dei caratteri di piombo alla rilegatura. Egli mette in campo un’organizzazione che controlla direttamente anche la distribuzione: i suoi clienti sono religiosi ai quali Migne sottomette periodicamente questionari per accertarne gusti e preferenze. Con le sue conoscenze rudimentali, egli anticipa, senza saperlo, 2 concetti fondamentali delle moderne tecniche di comunicazione: 1) il target, la scelta di un pubblico predeterminato cui inviare un messaggio il più possibile

personalizzato 2) il feed-back, il riscontro di un messaggio di ritorno dal pubblico per verificare l’efficacia o

meno del messaggio inviato Al di là di questa crescita del fenomeno pubblicitario, tra le voci da aggiungere al bilancio positivo dell’impresa di Girardin c’è anche il ruolo attivo delle donne: egli, infatti, ammette a lavorare in un suo periodico, sotto uno pseudonimo maschile, anche la propria moglie. Al quotidiano La Presse collaborano le migliori firme della letteratura francese. Per la prima volta i guadagni pubblicitari mantengono un peso più che rilevante nel bilancio, pari a poco meno di metà delle entrate totali. Girardin si impegna per fissare moduli rigidi per gli annunci, che sono tenuti a non oltrepassare gli spazi assegnati. Dal canto suo Le Siécle consegue risultati ancora migliori; il suo bilancio finale è particolarmente significativo per capire quanto il progetto di Girardin abbia fatto scuola. A metà dell’800 Charles Duveyrier fonda la prima agenzia francese di pubblicità. La sua idea è semplice: acquista in blocco gli spazi pubblicitari dei maggiori quotidiani parigini, ai quali garantisce un budget fisso di entrate annue, e li rivende agli inserzionisti privati a prezzi maggiorati. Per i giornali ciò significa, oltre ad una maggiore sicurezza e affidabilità dei bilanci di previsione, un’enorme semplificazione amministrativa. D’altra parte, l’agenzia di Duveyrier si limita ad occupare passivamente una posizione di guadagno molto favorevole per la stampa quotidiana ma assai meno vantaggiosa per gli inserzionisti. In queste condizioni di crescita e di forze la stampa arriva al drammatico tornante del 1848: il governo provvisorio rivoluzionario fa sì che la libertà di stampa torni ad essere pressoché totale; si verifica allora un’esplosione di nuovi periodici. Ma si tratta di una stagione breve: diversi periodici vengono soppressi, Girardin arrestato, tutta la vecchia normativa ripristinata. Unico ma importante punto a favore: la nuova costituzione non ristabilisce la censura preventiva sulla stampa.

LA PENNY PRESS (prima metà dell’800)

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La vicenda francese è probabilmente una delle più tormentate nel panorama della prima metà dell’800. La spinta rivoluzionaria del 1789 ha conosciuto la repressione del primo Impero, ma è poi riemersa in 2 tappe successive, nel 1830 e nel 1848, con esiti opposti. Nel giro di 50 anni il distacco accumulato rispetto alla stampa inglese nei 2 secoli precedenti è stato abbondantemente colmato. Il raffronto tra le 2 situazioni nazionali è interessante per più di un motivo; per molti aspetti, infatti, la stampa periodica inglese appare in netto anticipo su quella francese. Ne è un esempio il primo settimanale operaio che appare in Gran Bretagna molti anni prima che in Francia. Ma è la stampa periodica non quotidiana a costituire il vero punto di forza del giornalismo inglese ed è tanto più significativa perché il suo sviluppo avviene in un regime di crescenti restrizioni. Agli inizi dell’800 il parlamento approva delle leggi che aumentano sia la tassa sul bollo sia le pene previste per la stampa ritenuta colpevole di invito alla rivolta. Si rinnova quindi la battaglia tra giornalisti e istituzioni. Tornano a fiorire gli unstamped papers, i fogli illegali privi del regolare bollo fiscale e venduti a basso prezzo, che propagandano l’evasione degli obblighi di legge come forma di lotta contro le tasse sulla conoscenza e per la libertà di stampa. Ma nel corso degli anni 30 nascono anche nuovi periodici alla luce del sole, come The Penny Magazine, settimanale illustrato impegnato a fondo nel movimento per l’istruzione popolare e per il suffragio universale. È anche per merito della battaglia sostenuta da queste riviste che successivamente si riduce la tassa sugli annunci pubblicitari e quella sul bollo. A questo risultato non sono estranee le pressioni dei nuovi ceti imprenditoriali saliti alla ribalta con il processo di industrializzazione del paese. Industriali e commercianti sono naturalmente interessati alla conquista di spazi pubblicitari a buon mercato sulla stampa periodica, che rimane il mezzo di comunicazione più diffuso ed efficace: in seguito le imposte sulla pubblicità nella carta stampata verranno abolite. Già agli inizi dell’800 è conosciuta e criticata la pratica del puff (soffietto): vale a dire la pubblicità nascosta in articoli di informazione. I privati sono disposti a pagare molto e sottobanco per questo servizio di annuncio indiretto che viene ritenuto assai più efficace dell’inserzione normale e molti giornalisti sono disposti ad arrotondare il loro stipendio accettando di manipolare il contenuto dei loro pezzi. È vero anche che la prima agenzia di pubblicità viene aperta a Londra, in netto anticipo su quella francese, ma è anche vero che nei bilanci della stampa quotidiana inglese la pubblicità non ha ancora il ruolo decisivo che detiene in quella francese. In Gran Bretagna la stessa spesa che viene destinata alla pubblicità sui giornali viene rivolta ad altri tipi di pubblicità esterna (manifesti murali, uomini-sandwick, scritte sulle carrozze). In Gran Bretagna il punto d’arrivo della battaglia tra stampa e istituzioni è il nuovo Libel Act che libera dall’obbligo della prova il giornalista autore di articoli di denuncia contro funzionari statali nell’esercizio delle loro funzioni: è il riconoscimento più importante della funzione esercitata dal 'quarto stato' incarnato dalla stampa. La definizione di quarto stato con cui lo storico Macaulay indica i giornalisti contiene un preciso significato di classe sociale: la stampa viene vista come il rappresentante di un ceto diverso dall’aristocrazia che ha finora detenuto in modo esclusivo il controllo delle istituzioni. Ma il Libel Act è importante anche sul piano giuridico: attraverso il riconoscimento della stampa passa un processo di democratizzazione che intacca il carattere sacrale delle istituzioni e le sottopone ad una vigilanza esterna. Grazie alla capacità di condizionare ed orientare l’opinione pubblica, la stampa ha conquistato un peso politico che tuttavia viene esercitato dai giornalisti secondo logiche ed interessi che non sempre coincidono con la rappresentanza della volontà popolare (corruzione). La definizione della stampa come 'quarto stato' si fonda su un equivoco che non tiene conto dell’autonomia relativa del mestiere giornalistico e dell’esagerato credito di cui spesso si riveste nel presentarsi come la diretta espressione della voce del popolo. Non a caso questa stagione della stampa periodica inglese vede anche il fiorire della satira politica illustrata. Sull’esempio francese, esce Punch, rivista umoristica le cui vignette prendono in giro i politici e le manie e l’ipocrisia dell’aristocrazia britannica. Successivamente appaiono anche le Illustrated London News. La stampa giornaliera partecipa solo in parte a questa fase di espansione: i quotidiani inglesi sono grosso modo la metà di quelli francesi. È di John Walter II (secondo direttore del Times) la decisione di inviare all’estero corrispondenti fissi, residenti e regolarmente stipendiati: un’innovazione importante perché: • consente di tenere la redazione centrale costantemente al corrente degli avvenimenti • inserisce stabilmente l’inviato nei circuiti informativi locali delle grandi capitali europee,

contribuendo alla sua efficienza giornalistica e anche al prestigio della testata La fama del Times comincia a crescere, alimentata dal mito della sua indipendenza dal potere politico e della sua scrupolosa aderenza ai fatti. A questo mito se ne aggiungono presto altri, relativi alla figura del giornalista, che ancora alla metà dell’800 continua a godere di una

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reputazione molto dubbia e di una considerazione bassa nell’opinione pubblica. John Delane, redattore capo del Times, incarna una diversa figura di giornalista che mette in pratica al meglio l’imperativo delle cinque W, educando i collaboratori del giornale ad una moderna cultura della notizia fatta di concisione ed accuratezza. Si viene affermando uno standard d’indipendenza ed autorevolezza che riflette il tono politico di fondo del giornale, sostanzialmente conservatore. I progressi che la stampa compie in Inghilterra si riflettono anche alla periferia dell’impero britannico. Con il Charter Act è riconosciuta ai missionari della chiesa anglicana e di quella presbiteriana la facoltà di insediarsi stabilmente nelle colonie. Nascono così i primi periodici in lingue locali a Calcutta, Bombay, Delhi. Se in India la prima metà dell’800 vede l’affermarsi di una tendenza al protagonismo della società locale, in altre zone l’iniziativa degli europei appare ancora dominante: è il caso della Cina e dell’Africa. Diverso è invece il caso del mondo arabo, dove la tipografia compare agli inizi del 700 e si diffonde poi con lentezza. Sono però tutti fogli che è difficile interpretare come sintomi di una crescita effettiva dell’opinione pubblica indigena, perché sono in larga misura espressione di un’influenza coloniale. Negli Stati Uniti manca un punto di riferimento così ingombrante come il Times londinese. Tocqueville rileva della stampa americana almeno 2 peculiarità in rapporto alla situazione europea: • l’assuefazione alla libertà, in quanto requisito intrinseco al regime democratico • il minor potere sull’opinione pubblica, che deriva sia dalla generalizzata prevalenza degli

interessi economici su quelli politici, sia dalla dispersione locale e cittadina dei grandi organi d’informazione

Noah Webster dirige a New York il Commercial Advertiser, un quotidiano che inaugura negli Stati Uniti la pratica dell’editoriale fisso nella prima pagina di ogni numero. L’articolo di fondo, firmato dal direttore o non firmato, esprime la linea ufficiale del giornale, ne condensa l’orientamento politico, contiene le prese di posizione più importanti. Una volta raggiunta la presidenza Jefferson apre la strada ad una grande espansione della stampa periodica. La circolazione dei quotidiani è ridotta e locale, in compenso però la stampa arriva dappertutto. La tiratura limitata non suscita quindi grandi esigenze sul fronte della tecnologia di stampa: la prima macchina pianocilindrica compare in America in significativo ritardo sul vecchio continente. All’inizio degli anni 30 il quotidiano leader di New York è il Courier and Enquirer, un giornale con più pagine di quelli europei (si arriva alle 12/14), rivolto ad un pubblico colto e ristretto, in concorrenza feroce per la vendita degli spazi pubblicitari che possono trovarsi anche sulla prima pagina. Compare poi un nuovo trisettimanale, il New York Morning Post, che si affida alla novità degli strilloni per strada. Lo dirige Horace Greeley, che sembra l’equivalente americano di Girardin. Greeley crea un altro quotidiano, il New York Tribune, che inaugura il filone dei giornali alla metà del prezzo degli altri. Il nuovo quotidiano si nutre di un’ideologia politica ben definita: una sorta di socialismo patriottico sui generis che concepisce l’idea di una comunità urbana corporativa, fondata sull’unione delle classi sociali nella produzione e nel consumo. Ad essa Greeley aggiunge il mito nazionale della frontiera come luogo delle opportunità. Protezionista, antischiavista, difensore dei sindacati operai e dell’America rurale: in Greeley si ritrova il tipico tema dei diritti individuali, ma anche una forte critica del libero mercato capitalistico, capace nella sua anarchia di annullare le virtù della cooperazione e della solidarietà. Greeley si conquista il ruolo di pubblica autorità morale, grazie anche al suo settimanale Weekly Tribune che si guadagna il soprannome di 'grande organo morale'; al quale collabora anche Marx. Il Tribune inaugura un nuovo genere giornalistico: per la prima volta la stampa non si limita a registrare ciò che avviene nella realtà, ma provoca attivamente uno pseudo evento: l’incontro registrato fra un giornalista ed un’altra persona. Per la prima volta compaiono su un giornale domande e risposte: le virgolette delimitano le parole dell’intervistato. Nasce così uno dei rituali strategici fondamentali del giornalismo moderno: la citazione diretta della fonte come prova di attendibilità e obiettività del giornalista, che lascia la parola al testimone. La novità che l’intervista rappresenta viene però oscurata dalle polemiche, in quanto emerge per la prima volta il tema della privacy: del rapporto conflittuale tra la libertà della stampa e quella personale del cittadino. Finora la legge ha affrontato questo tema dal punto di vista delle offese che il giornalismo può recare ai privati; l’esistenza di zone proibite all’accesso della stampa ha riguardato, solo in Europa e non negli Stati Uniti, soltanto i luoghi istituzionali e soprattutto la riservatezza dei dibattiti parlamentari. A differenza del suo coetaneo Girardin, Greeley è quindi un giornalista politicamente schierato, che crede profondamente nelle qualità educative della stampa: un giornalista, quindi, più

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europeo che americano. Tra i 2 il più piegato alla logica del profitto e della notizia come merce appare senz’altro Girardin. Il Tribune di Greeley si colloca all’apice di una lunga stagione, quella della cosiddetta penny press, della stampa al prezzo di un penny, ufficialmente avviata molti anni prima da The Sun, prodotto a basso costo grazie ad una macchina pianocilindrica mossa a mano. Si tratta di una testata che torna al piccolo formato e sottolinea la sua ferma intenzione di una stampa popolare, non solo per prezzo ma anche per contenuto. The Sun supera il numero di copie vendute del Times: nella stampa statunitense è in atto una rivoluzione. È certo che una grande distanza separa la penny press dal giornalismo pedagogico e moraleggiante di Greeley, a tutto vantaggio delle funzioni di servizio informativo; ma, oltre alla drastica riduzione di prezzo, i cambiamenti che The Sun introduce nella formula tradizionale del quotidiano americano sono 2: 1. la presenza crescente e massaccia della pubblicità in prima ed ultima pagina 2. la selezione e trattazione delle notizie secondo il loro human interest, vale a dire secondo

la loro natura depoliticizzata di fatti personali di cronaca, dei quali interessa la stranezza e singolarità, ma soprattutto la carica emotiva e la capacità di evocare il vissuto individuale dei lettori

Questi fatti esercitano una forte attrazione nei confronti del pubblico in base a processi di empatia ed immedesimazione. La penny press scopre così la cronaca: nei fatti raccontati dai quotidiani chiunque può rispecchiare la propria personale esperienza; è in questo filo diretto con il lettore che la penny press, e dopo di lei ogni tipo di stampa sensazionalistica, trova le radici di una travolgente e permanente fortuna. Spesso la cronaca della penny press è cronaca nera, il che contesta una tradizione informativa solenne e moralistica, ma introduce una novità destinata a rimanere irreversibile nella storia del giornalismo: la brutta notizia è una buona notizia. Il motivo per cui la cronaca nera attira l’attenzione dei giornalisti è che le notizie negative sono facilmente consensuali e prive di ambiguità nell’accordo sull’interpretazione dell’evento come negativo. La cronaca di human interest segna l’ultima tappa del processo di gerarchizzazione delle notizie: dal prevalere di quelle internazionali (corantos) al dominio di quelle di politica interna (stampa rivoluzionaria e post-rivoluzionaria fra 700 e 800). La penny press compie un passo ulteriore: gli eventi e i personaggi delle sue pagine emergono spesso dalla vita cittadina, sono fisicamente vicini ai lettori e anche per questo sono da essi più riconoscibili. L’informazione diventa veicolo e fattore di identità comunitaria; si leggono i giornali anche per mantenere e rafforzare un’identità collettiva e sociale: esigenza particolarmente sentita in una società come quella americana fondata sulla mobilità e priva di un passato alle proprie spalle da condividere. La penny press contribuisce così a cambiare la cultura americana: • dà l’impressione di difendere i singoli cittadini contro gli abusi dei poteri forti (chiese,

tribunali, banche) • sostiene una funzione della stampa legata alla cultura della notizia anziché alla pedagogia

politica • rafforza e diffonde l’identità comunitaria della nazione L’esempio dato dal Sun viene prontamente seguito anche a New York: esce il quotidiano The Morning Herald, diretto da James Gordon Bennett, che inaugura un nuovo genere di cronaca politica attenta anche ai dettagli dei personaggi. Anch’esso costa un penny, riserva 2 pagine alla pubblicità e dedica ampio spazio alla cronaca nera. È anzi il primo ad inaugurare la prassi di edizioni straordinarie in occasione di eventi di particolare rilevanza. Introduce poi altre significative novità: più attenzione per l’informazione economica e finanziaria così come per quella sportiva una rete di corrispondenti fissi (come il Times) che estende anche all’Europa • un’edizione domenicale con più pagine di quella feriale • uno spazio fisso per le notizie telegrafiche Bennett indica una nuova funzione del mestiere giornalistico: scoprire la notizia di human interest anche e soprattutto laddove non si pensa che esista, nelle pieghe più nascoste della vita quotidiana, delle storie personali più umili ed oscure ma proprio per questo più capaci di accendere l’interesse e la partecipazione emotiva del pubblico. Egli enfatizza con particolare vigore l’indipendenza del proprio giornale: la pratica degli strilloni, che la penny press lancia in sostituzione degli abbonamenti annuali, serve anche a svincolare il giornale dal controllo reciproco del proprio pubblico; ma ciò non toglie che quella di Bennett sia una versione particolarmente popolarista di giornalismo. La crescente importanza e qualificazione della cronaca di human interest condiziona anche l’informazione politica più tradizionale. Un’altra novità introdotta dalla penny press è l’uso di

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cronisti stipendiati per andare a caccia di notizie; questa pratica nasce, infatti, con la cronaca locale. Con una sorprendente sincronia con quanto avviene negli stessi anni a Londra, la penny press rafforza, quindi, il mito del cronista di nera e delle sue peregrinazioni notturne nel ventre della metropoli moderna. La lezione del reporter di nera influenza anche il mestiere del cronista politico, che cerca di saltare i canali ufficiali della comunicazione per procurarsi notizie riservate attraverso fonti informali, anonime e segrete. Alla Camera americana la presenza dei giornalisti è libera, a differenza del Congresso inglese dove fino alla metà dell’800 vige un regime di esclusioni decretato volta per volta dall’assemblea. L’unione tra cronaca di human interest e informazione politica rompe i confini tradizionali tra pubblico e privato, riproponendo il problema della privacy. L’impetuosa ascesa di Sun e Herald apre una fase di accesa competizione nella stampa quotidiana: inizia l’epoca del giornalismo personale. Adesso le testate si identificano strettamente con i loro direttori, nei confronti dei quali si moltiplicano gli attacchi di carattere personale, la cosiddetta guerra morale. Questa guerra morale agita il mondo del giornalismo newyorkese all’inizio degli anni 40. il conflitto tra vecchio e nuova stampa nasconde uno scontro di più vaste proporzioni tra sistema tradizionale e ceti borghesi alla ricerca spregiudicata di successo e ricchezza. Si può dire che in questo periodo quasi ogni famiglia della città americana abbia un penny paper in casa. La stagione della penny press si diffonde così alle altre città degli Stati Uniti. La loro impaginazione ricalca quella dei capostipiti. Negli spazi riservati alla pubblicità si moltiplicano le richieste di lavoro. Attorno agli annunci cresce un enorme volume di affari. La prima agenzia di pubblicità statunitense viene aperta in netto ritardo sulla Gran Bretagna e con qualche anno di anticipo sulla Francia e funziona al pari dei suoi omologhi europei. Gli stessi annunci commerciali cambiano natura, rivolgendosi al pubblico generale dei consumatori. I penny papers sono portatori di una nuova cultura della notizia come merce, il cui unico banco di prova è costituito dal mercato: trovare chi è disposto a comprarla rappresenta la verifica della qualità di un’informazione, appurarne la verità è compito del lettore. La stagione dei penny papers si chiude sotto un segno opposto a quello con cui è cominciata: il pubblico, infatti, comincia ben presto a stancarsi di un giornalismo troppo gridato e scandalistico, costantemente alla ricerca del fatto a sensazione, che viola la sfera privata delle persone. Non è a caso che nasce il New York Times, fondato da Henry Javis Raymond, nel quale ritorna l’ideale della credibility and fairness, opposto proprio alla passionalità che costituisce l’asse giornalistico della penny press. Questo quotidiano si guadagna, quindi, ben presto un vasto pubblico stanco degli eccessi dei periodici rivali. Nonostante la sua crescente inclinazione verso il partito repubblicano, motivata da una posizione fermamente antischiavista, il nuovo giornale si conquista rapidamente una solida reputazione di obiettività, grazie anche ad una diversa gerarchizzazione delle notizie che torna ad assegnare spazio e dignità all’informazione estera.

L’ETÀ DELL’ORO (seconda metà dell’800) Nella seconda parte dell’800 la stampa periodica del mondo occidentale vive la sua età dell’oro. In questa età dell’oro la stampa conquista una propria collocazione organica entro un processo più generale di modernizzazione delle società nazionali. Gran Bretagna e Francia, insieme ai 2 nuovi stati di Germania e Italia, varano una serie di riforme: • l’introduzione dell’istruzione obbligatoria • l’estensione dei diritti politici elettorali • il riconoscimento delle organizzazioni sindacali dei lavoratori • il varo di sistemi assicurativi e pensionistici obbligatori e centralizzati • il riordino dell’imposizione fiscale su base progressiva rispetto al reddito • la crescita degli apparati burocratici della macchina statale • l’aumento di censimenti e servizi statistici • l’introduzione di politiche monetarie e doganali In parallelo a questo processo di costruzione dello stato, marcia un processo di costruzione della società che passa attraverso: • l’integrazione culturale garantita dalla scuola pubblica • la legittimazione delle istituzioni esercitata con la partecipazione al voto nelle tornate

elettorali amministrative e politiche • l’aumento della popolazione accentrata nelle grandi città • la nascita e lo sviluppo dei primi partiti di massa, che incanalano nella legalità la

mobilitazione di ceti sociali finora esclusi dalla partecipazione politica

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