Storia della musica. appunti e riassunto 2 libro , Esami di Storia Della Musica Moderna E Contemporanea. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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Storia della musica. appunti e riassunto 2 libro , Esami di Storia Della Musica Moderna E Contemporanea. Università degli Studi di Roma La Sapienza

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Mario Carrozzo, Cristina Cimagalli, Storia della musica occidentale, vol. 2, Dal Barocco al Classicismo viennese
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Per la musica del XVI sec. Non fu l’epoca del Rinascimento, ma l’età del pieno sviluppo della polifonia introdotta dall’ars nova già nel 1300. Importanza decisiva ebbero l’introduzione della stampa a caratteri mobili e la Riforma. La musica in Italia nel 1500 è segnata dalla fioritura e dall’apogeo dell’arte madrigalistica. Con la pace di Cateau Cambresis del 1559 l’Italia è composta dal Ducato di Savoia, Milano, Napoli, mantova, parma, ferrara , gran ducato di toscana, reppublica di Venezia. Quindi la corte, istituzione fondamentale diventa strumento di legitimazzione del potere dello stato moderno. Grazie al mecenatismo dovuto a personalità a varie personalità come i Medici a Firenze, gli Este a Ferrara, gli Sforza a Milano l’età aurea del madrigale matura. Esistevano due tipologie di mecenatismo a corte : umanistico ed istituzionale. Il mecenatismo umanistico legato al gusto personale del principe, molto più flessibile, caratterizzato dalla musica profana (esempio della superiorità morale e intelettuale dei principi), musica di camera. Il mecenatismo istituzionale invece è fondato sulla funzione della musica come simbolo sonoro di un gruppo umano e dei suoi leader caratterizzato dalla musica sacra e dai musicisti della “cappella musicale”. La musica sacra mostra la l’autorità, la dignità del principe e del suo potere.

IL MADRIGALE è associato alle corti italiane nella metà del 1500. È un pezzo di musica vocale composto per 4/5/6 voci. I testi sono soffisticati da punto di vista letterario. Ad es. la poesia petrarchesca del 1525. Non solo il testo(in realtà poesie) conta ma anche il suono,il ritmo, l’armonia e la sonorità dei versi stessi. Il rapporto tra musica e testo è molto intimo. È per pochi ascoltatori (da camera). Nel madrigale non esiste la strofa ma si da attenzione ad ogni minima sfumatura del testo. L’armonia sociale è l’immagine che riflette nell’armonia stessa del madrigale. I cambiamenti musicali emergono dal madrigale che riflette anche l’assetto politico. Il madrigale si sviluppa a partire dal 1530 circa dall’incontro fra il repertorio italiano della frottola (di impostazione armonico-accordale con prevalenza della voce superiore) e la sensibilità contrappuntistica dei maestri fiamminghi. Il madrigale nel Rinascimento ricerca un rapporto sempre più stretto ed incisivo fra parola e musica.

“Ultimi miei sospiri”di Philippe Verdelot (1480-1530 ca) ad es. è un madrigale classico di genere amoroso. Ha una certa raffinatezza del sentire e si rifà nella complessità della musica e del testo (poesia alta). Le voci hanno tutte la stessa importanza (armonia, uniformità). È stato composto verso per verso. Infatti è presente la tecnica “fuggir la cadenza” ed è difficile dividerlo in unità. È come alla ricerca di un autonoma armonia architettonica.

Il passaggio tra 500-600 Rappresenta una svolta decisiva per quanto riguarda le modalità di produzione e fruizione, le scelte stilistiche, il substrato armonico, nuovi generi

musicali oppure la rivisitazione di quelli già esistenti. Il madrigale infatti abbandona la sua natura polifonica e accoglie le nuove esigenze barocche (monodia con basso continuo, stile concertante, tendenza alla rappresentatività). Il 500 ci mette davanti un unità classica e unitaria; nel 600 si mette in evidenza il soggetto complicato non più quell’unità classica. Non bisogna tralasciare il subentro della crisi, messa in evidenza da Gesualdo da punto di vista musicale. La musica e non solo( religione,politica) riflette in maniera esplicita questo periodo di crisi.

Carlo Gesualdo , principe di Venosa (Napoli 1560-1613 ca) porta la poetica del madrigale ad una sorta di lucido delirio manieristico . Pubblica la sua musica da solo dato che all’epoca non era consentito ad un aristocratico vendere la propria musica. “Itene miei sospiri” 1611 è un madrigale a 5 voci del V libro dei madrigali di Gesualdo. È ricco di contrasti e immagini concentrate con parole comuni. Il testo è più breve rispetto a quello di Verdelot e non esiste più “fuggir la cadenza”. Cambia il tipo di discorso musicale ,l’intensità, la velocità e non è più uniforme. L’inizio è OMORITMICO ossia tutte le voci cambiano l’altezza ma sullo stesso ritmo. Il secondo verso è imitativo(momenti diversi ripreso dalle voci). Sono presenti i cosidetti MADRIGALISMI ossia le pause fra le note per poter imitare il vero e proprio sospiro. È un imitazione da punto di vista sonoro dell’immagine del testo.

Differenze VERDELOT / GESUALDO

Il madrigale di Verdelot è uniforme con un'unica emozione (maliconia) in 3 xsona. Si riflette sul sentimento ma si è ad un passo da quel sentimento emotivo.

Il madrigale di Gesualdo è dinamico. Sono presenti più emozioni, più punti di vista dove l’amare senza essere amati è un sentimento veramente lacerante. È in 1 xsona ma con un discorso smp indiretto . Ci si trova all’interno del contenuto emotivo.

Il luogo per l’ascolto della musica a corte è il Teatro (della I modernità) che è stumento fondamentale della politica principesca. La novità è il pubblico. La scena privileggia la prospettiva. “La piazza” è la messa in scena di un edificio. Il teatro accentra la scena. La scena prospettica più antica nel teatro risale al 1400. La musica nel teatro moderno entra in 2 modi: INTRADIEGETICO (all’interno dell’azione) ed EXTRADIEGETICO (fuori dall’azione – si suona e si canta all’inizio,alla fine etra gli atti). La musica comprime il tempo che è il concetto più difficile in Aristotele.

Gli intermedi: danza,pantomime e madrigali vengono messi in scena tra gli atti delle commedie, tragedie ma non appartengono all’azione in un primo momento. In seguito i madrigali iniziano ad avere una tema che gli lega

all’azione e fanno da cornice alle opere messe in scena. La situazione poi si ribalda e raggiungono una maggiore importanza della tragedia/commedia stessa. La spetacolarità è il punto fondamentale degli intermedii.

Nel 1589 in onore delle nozze di Ferdinando I e Cristina de Lorena, l’organizzatore(regista) Bernardo Buontalenti mette in scena la commedia“LA PELLEGRINA”. Viene stampato il testo, la musica più le incisioni. Vengono usati i cori e l’orchestra. La trama è suddivisa in atti basati sulla mitologia dove tutti cantano.

“LA PELLEGRINA – INTERMEDII - I intermedio –“ L’armonia delle sfere” / II – “Contesa tra le muse e le pieridi” / III – “Apollo uccide il drago di Delfi”/ IV –“ L’annunccio dell’età dell’oro”/ V – “Arione e il delfino”/ VI – “Giove dona ai mortali il ritmo e l’armonia”.

Il contenuto musicale – Madrigali

“O fortunato giorno” – Emilio de Cavalieri (VI intermedio)

È un testo madrigalesco. Cantano 7 cori in 1xsona dove tutti i personaggi sono mitologici. Non c’è la sovrapposizione , è una cosa che emerge quindi si può parlare di ritmo non da madrigale ma più complicato. Dato che i madrigali sono polifonici (armonia), gli intermedii sono affidati agli strumenti. Canta una voce accompagnata da strumenti più le altre voci. La prima voce ha più libertà nell’esprimere le emozioni ma mantiene sempre la polifonia del madrigale e si avviccina al concetto di PERSONAGGIO SULLA SCENA. Il tempo viene dato dalla 1 voce che ha libertà di improvvisare sulla sua parte. Il concetto dell’armonia sociale nella “ La Pellegrina” è mantenuto.

“Dalle più alte sfere” – pagina del libro-parte del “cantus” – madrigale polifonico a 4 voci dove la 1 voce è molto ornata. La musica in questo caso si legge riga per riga. C’è un’omoritmia degli strumenti. Non c’è il testo ma solo per la parte del soprano. La 1 e 2 voce sono uguali nell’intonazione non nella tempistica. Da punto di vista strutturale è semplice per dare lo spazio alla 1voce(improvvisazione poi scritta). Parla della suprema raffinatezza della corte Dei Medici analizzando l’armonia ed il virtuosismo del soprano.

La polifonia è quella concezione della musica dove le voci hanno la stessa importanza.

L’armonia – la combinazione verticale delle note / - la combinazione orizzontale e verticale devono seguire delle regole xk tte le voci devono rispondere

Monodia – basso continuo; si perde la combinazione verticale ma non nell’intonazione

IL MADRIGALE diventa musica eseguita da virtuosi per un pubblico non più musica da camera. Si crea la frattura quindi tra esecutore e pubblico. La musica dei professionisti no viene e non può essere eseguita da tutti . i musicisti non sono più cortigiani di corte ma iniziano ad essere pagati. Iniziano ad avere anche un ruolo passivo nelle composizioni quindi diventano esecutori tra la fine del 500-600. Questi fenomeni accadono per prima in Italia. L’esecutore viene pagato in base alla propria bravura. La musica costruisce l’identità dell’individuo.

1600 Con la crisi politica e la controriforma anche la musica subisce anch’essa una crisi. L’evidenziazione del potere non avviene più attraverso il madrigale. All’inizio del 1600 viene rappresentato il MELODRAMMA nato nella Camerata Fiorentina (V. Gallilei, G. Caccini, O.Rinuccini, Piero Strozzi). Musicisti e letterati dichiarano di rifarsi al modello della musica greca proclamando la superiorità razionale della monodia con basso continuo, ricercando uno stretto rapporto musica-parola dove la musica doveva esprimere in forma chiara gli “affetti” del testo intesi come stati d’animo, sentimenti. Cartesio (filosofo francese) distingueva 6 affetti principali: amore, odio, desiderio, meraviglia, gioia e tristezza. Quindi nell’età di transizione tra Rinascimento e Barocco nacque un nuovo rapporto tra musica e poesia in cui la musica viene vista come strumento d’intensificazione delle passioni.

“L’Euridice” Giulio Caccini , Firenze

Ispirato ad una mitica rinascita della tragedia greca e vicino all’impostazione teatrale del dramma pastorale. Rappresentata nel 1600 alla corte medicea per il matrimonio di Maria de’ Medici ed Enrico IV di Francia. Si stampa per la 1 volta musica monodica con basso continuo nonostante fu composta come madrigale per 5 voci. Quindi non più musica polifonica. Nel madrigale polifonico le voci hanno lo stesso ritmo,andamento e ci sono delle regole orizzontali e verticali. La monodia a basso continuo è il “recitar-cantando”. Quindi la musica non è più concepita per voci uguali ma per supportare il canto e non ci sono delle regole verticali e orizzontali. È molto più semplice da scrivere. “La Pellegrina” può sembrare una monodia ma non lo è.

Prologo – musica Jacopo Peri, libretto Ottaviano Rinuccini

Ci sono 3 strofe diverse con la stessa struttura ritmica. Il canto strofico ha una composizione più bassa ed il problema è, che è un canto popolare. Esteticamente la composizione è molto semplice.

Un altro problema della MONODIA STROFICA è il RAPPORTO MUSICA-TESTO. La 1 strofa può trasmettere delle emozioni, le altre sarà difficile dato che la musica è sempre quella. Si mette l’accento su varie parole per dare intensità e far stare bene addosso il testo sulla musica.(es: innocenti- fa parte della 2 strofa adattato sulla composizione). Da punto di vista prosodico perde la musica. Non si trasmettono grandi emozioni del prologo.

Scena I

– strofica, si ripete il ritornello con l’andamento più ritmato; è più vicino al prologo che alla 2 scena.

Scena II “Arcetro “

– testo poetico teatrale. In questo caso la musica si avvicina al testo. La musica non ha altra ragione che essere testo. Quindi la NOVITà è IL RECITAR CANTANDO ma il PRINCIPIO DEL MOMENTO è L’EMOTIVITà DEL MOMENTO. In questo caso nulla si ripete nel testo. C’è solo il ritmo base. Non ci sono le indicazioni ritmiche. Sta tutto nell’interpretazione del cantante. Le indicazioni ritmiche compaiono nel 800 in realtà. La maggior parte delle opere erano favole pastorali con personaggi mitologici (essendo dei invece di dialogare, cantano). L’attenzione al testo è sempre madrigalesca ma polifonica, qui si parla di monodia.

Claudio Monteverdi (1567 Cremona – 1643 Venezia)

Studia con Ingegneri, maestro di cappella della cattedrale di Cremona ed eccellente madrigalista. Vive nel contesto del antico regime. Pubblica 8 libri di Madrigali,il primo nel 1587 e nel 1638 l’ultimo. Per iniziare ad affermarsi come compositore viene assunto come violista e cantore nella cappella musicale del duca Vincenzo Gonzaga a Mantova nel 1590. Scrive madrigali polifonici giustificando la sua scelta con il cambio della società “l’orazione è signora dell’armonia” ossia la prima prattica. La seconda prattica la situazione si capovolge l’orazione diventa serva dell’armonia”. Introduce una dimensione oratoria nel madrigale. Il materiale letterario è musicato verso per verso , rispettando non solo il significato letterale del testo ma anche la sua struttura poetica. Lo scopo principale non era quello di descrivere il significato letterario (come nei madrigali 500) ma rendere nella musica il contenuto profondo.

” Ah dolente partita” del IV libro dei madrigali 1603, testo G.B.Guarini È un madrigale x 5 voci con un testo complicato. La musica interpreta il testo. È una personificazione con dei gesti musicali diversi. C’è un rapporto di dissonanza (semitono re – mi bemol/ re- re tra il 1 ed il 2 soprano). Attraverso i semitoni le voci si separano per dare intensità al dolore. Ci sono le divisioni tra i 2 soprani, tenore e basso. Nel finale del madrigale tutte le 5 voci cantano insieme (distanza RE-SOL – intervallo di quinta da evitare quindi devono stare insieme 3 note). Manca il Si bemol per questo le 5 voci sono insieme. La novità è la QUINTA VUOTA che rappresenta il vuoto emotivo dell’assenza. Monteverdi pensa in modo strutturale la composizione (la durata)

rispetto a Gesualdo. Lavora molto sui dettagli. Non sono dei personaggi ma un inizio, una situazione paraspettacolare.

“T’amo mia vita” del V libro dei madrigali, 1605, testo Guarini I primi 13 madrigali del V libro sono polifonici e gli ultimi 6 a basso continuo(introduce gli strumenti). In questo caso è presente una sola voce accompagnata dai liuti quindi non il tipico madrigale con tutte le voci insieme. Isolando la voce superiore (canto solo dei versi “t’amo mia vita”) si passa da 2 voci separate ad 1 sola. Infine le altre voci prendono il motivo del soprano. La musica potenzia il testo.

“Ahi, com’a un vago sol cortese giro” del V libro dei madrigali – Monteverdi manipola il testo liberamente e inserisce il verso conclusivo (pieno di pregnanza emotiva) più volte all’interno del madrigale con una struttura a rondò. Nel 1603 si trasferisce a Venezia. Divenne compositore di musica sacra continuando a scrivere anche madrigali. A partire dal VII libro dei madrigali 1619,Monteverdi applica sistematicamente la monodia a basso continuo.

L’VIIIlibro “Madrigali guerrieri etamorosi” 1638 Alcune composizioni prendono un esecuzione rappresentativa dotata quindi di azione scenica. Ad es. il “Combattimento di Tancredi et Clorinda” che prevede la presenza di 3 voci con uno stile monodico, 4 viole da braccio (soprano,contralto, tenore, basso) ,clavicembalo, contrabbasso da gamba. In questo madrigale abbiamo monodia a basso continuo, stile concertante, rappresentatività che cooperano tra loro per muovere gli affetti degli ascoltatori. Se la musica era riuscita ad esprimere solo 2 affetti: temperanza e umiltà in uno stile molle, Monteverdi fu il primo a tradurre lo stile concitato, ossia quel sentimento dell’animo: la passione bellica dell’ira. Quindi toccare tutte le corde dell’animo umano.

“L’Orfeo” Nel 1607 Monteverdi esordì in ambito teatrale con “L’Orfeo” su libretto di Alessandro Striggio, commissionato dal Duca di Mantova.

Continua a scrivera per il teatro : 1641 “Il ritorno di Ulisse in Patria” e nel 1642 “L’incoronazione di Poppea”. Monteverdi afferma una concezione della musica come fatto espressivo come mezzo per rivelare gli affetti dell’animo umano. Nella sua opera si assiste al passaggiodall’estetica rinascimentale (che poneva nella forma e nell’armonia della struttura il culmine della perfezione estetica) a quella barocca.

L’opera dalla corte al teatro pubblico

Nel XVI sec si passa dall’opera di corte all’opera impresariale (evento ripetibile, meno costoso rispetto a quello di corte, dove esiste anche un investimento finanziario, pubblico pagante e si

stampano anche i libretti – ad es quelli veneziani con una funzione pratica). L’opera diventa impresariale nel contesto mercantile. La musica diventa oggetto che si può comprare e vendere (cit. Cook).

“Sant’Alessio” Stefano Landi, Roma 1634 (la 1 rapp. nel 1631) Fu una delle prime opere a mettere in scena la vita (leggendaria che idealizzata) di un uomo concreto, personaggio storico con i suoi drammi interiori. Si mette in scena nel palazzo Barberini.

“L’Andromeda” 1637

Benedetto Ferrari (librettista), Manelli(musica) .Viene messa in scena nel teatro veneziano di San Cassiano . L’opera in questo caso ha assunto un'altra fisionomia, divenuta un vera e propria impresa commerciale ai fini di lucro dove il pubblico era pagante.

Nello stesso periodo c’era un’altra compagnia teatrale che competeva alla messa in scena di quest’opera ma nel teatro SS. Giovanni e Paolo. Il teatro diventa un alta attrazione. Ci sono varie obbiezioni in quanto il canto è molto problematico a teatro da punto di vista morale. Dove era presente il Papa c’era il divieto di cantare per le donne. Inoltre le opere veneziane da punto di vista scenografico non sono un granchè; l’orchestra è limitata. Giacomo Torrelli rivoluziona la scenotecnica (le quinte ruotanti). I cambi scena nelle opere veneziane sono molto frequenti rispetto all’opera di corte. Nell’estetica dell’opera di corte le cose si racconatano attraverso la “messaggera”. In quella veneziana non è cosi ma è una drammaturgia moderna;non c’è unità di tempo e luogo. Il modello impresariale rimane quello e poi l’opera veneziana si diffonde in tutta l’Italia, anche in Europa. Il centro del modello impresariale rimane Venezia.

“Le virtù degli strali d’Amore “ 1645 musica Francesco Cavalli , Venezia

Prologo – Giovanni Faustini ; drammaturgia del romanzesco molto lontana da quella di corte.

“L’incoronazione di Poppea” - MONTEVERDI 1643

Francesco Busenella – librettista Va in scena nel teatro SS. Giovanni e Paolo a Venezia. Il libretto viene stampato molti anni dopo. C’era solo uno scenario stampato. Esistono 2 manoscritti dell’opera molto diversi fra loro. L’opera è in 3 atti che tratta una vicenda di sesso, violenza e potere; la salita al potere di Poppea divenuta in seguito la seconda moglie di Nerone. Esso vuole ripudiare la sua prima moglie, Ottavia essendo innamorato di Poppea. Nel finale è presente il duetto di Nerone e Poppea che trionfano sul bene. Tutto viene mostrato in scena. Da punto di vista drammaturgico di grande rilevanza nell’opera è il canto-cantando ed il recitar-cantando. Il recitar cantando consiste in una declamazione ibrida tra recitazione e canto sostenuta dal basso continuo. Nel percorso del 500,600,700 i castrati cantavano nel registro dei soprani. Questa pratica era molto diffusa. Cosi i castarti entrano nel teatro d’opera. I castrati entrano in crisi a partire dal 1800(la mascolinità era vista in maniera diversa). La parte di Ottone ad es. nell’opera di Monteverdi viene scritta appositamente per un castrato. Oggi queste parti vengono interpretate dai contro-tenori(in falsetto).

Scena I – ritornello – 1 PARTE – canto cantando (più strutturata) ; 2 Parte – recitar cantando . in questo modi si varia la temperatura emotiva.

Scena IV – camera di Poppea; la parte di Poppea è eseguita canto cantando per far risaltare il grande eccesso emotivo. Nella parte di Arnalta invece è presente il recitar cantando. Poppea viene messa in risalto rispetto agli altri personaggi dato che infine vince sempre lei.Il monologo di Ottavia (prima moglie di Nerone) è tutto un recitar cantando, molto straziante.

L’apoteosi dell’opera di corte (seconda metà 600) in Francia rimane Versailles che assume cmq un modello impresariale. Amsterdam non conta nulla per quanto riguarda il teatro d’opera del 700 . Le opere 600 poco presenti nel repertorio. Una delle poche è proprio “L’incoronazione di Poppea”.

Girolamo Frescobaldi (1583 – 1643) Organista e compositore si è distinto da giovanissimo come virtuoso di organo e di numerosi altri strumenti. Viene chiamato “mostro degli organisti”. A 14 anni divenne organista dell’Accademia della Morte a Ferrara; 1607 a S.Maria in Trastevere sotto la prottezione del cardinale Bentivoglio; 1608 Cappella Giulia a S.Pietro. Il primo libro dei madrigali (polifonici) fu pubblicato nel 1608 a Fiandre. Nel 1611 è al servizio del Cardinale Aldobrandini dove svolge anche altre mansioni apparte quello di maestro di cappella. Nel 1615 gli dedica “Ricercari et canzoni franzese (…) Libro I “. Nello stesso anno dedica al duca di Mantova Ferdinando Gonzaga le “Toccate e partite d’intavolatura di cimbalo”. Il 2 libro delle Toccate viene pubblicato nel 1627. Frescobaldi voleva ricreare con uno strumento a tastiera quelli affetti cantabili che i madrigali moderni producevano con tanta efficacia. Si è dedicato anche ad altri generi strumentali polifonici come i ricercari, canzoni, cappricci e fantasie. La novità assoluta è la TOCCATA e le partite. Le toccate e le partite sono dei generi IDIOMATICI e permettono di realizzare uno stile parlante libero, mutevole da punto divista armonico, ritmico e metrico . la toccata era costruita come libero sviluppo in sezioni contrastanti della formula gregoriana di recitazione dei salmi, ossia l’intonazione salmodica. La sintesi insuperata dell’arte di Frescobaldi è “Fiori musicali di diverse compositioni”.

Oratorio e oratoria Le origini dell’oratorio sono da ricercare nell’ambiente tardo 500, nell’evoluzione della lauda drammatica e del mottetto e nell’affermazione agli inizi del 600 del nuovo stile monodico. Infatti questo nuovo genere musicale connota nella monodia a basso continuo, lo stile concertante, tendenza alla rappresentatività e la volontà di muovere gli affetti.

L’oratorio è una composizione per voci soliste, coro e orchestra, in cui viene narrata musicalmente un’azione(per lo più di carattere religioso o spirituale) senza far ricorso alle scene, ai costumi, o a qualsiasi elemento di rappresentazione teatrale.

Filippo Neri (1515-1595) – nella seconda metà del 500 Neri (fondatore di 2 oratori –luoghi dove erano praticati esercizi di devozione,che accanto a prediche e preghiere,asseganavano una parte importante alla musica) insieme a Giovanni Animuccia, gli Anerio e altri collaboratori musicali danno vita ad un genere di lauda dalla semplice scrittura polifonica, che in seguito assume forma dialogica.

ORATORIO IN VOLGARE – la radice sta nella lauda e nel madrigale spirituale monodico

ORATORIO IN LATINO - dall’evoluzione del mottetto (testo ricavato da citazioni bibliche con poche aggiunte e adattamenti).

Gli oratori trovano una delle prime sedi presso l’arciconfraternita del Crocifisso di Roma.

Giacomo Carissimi (1605 – 1674) - romano. Da al nuovo genere (oratorio) il suggello di un altissimo livello artistico e diventa un modello significativo anche fuori dall’Italia. (per Charpentier). Il suo stile monodico ha una nutevole capacità di adesione alla parola,una forza evocatica di grandissima efficacia , accentuate da una scrittura vocale spesso ardita. L’uso del coro interviene con diverse funzioni, non solo di commento ma di personaggio collettivo ,calato nel vivo delle situazioni ,che dialoga con i soli. La figura narrativa del historicus è spesso distribuita fra parti vocali e personaggi diversi.

La maggior parte dei compositori di oratori furono anche autori di opere e,di fatto, l’oratorio si è posto in maniera crescente come alternativa agli spettacoli operistici nel periodo quaresimale. Questa identificazione con l’opera , che si riflette anche nei libretti non fu totale. Nell’oratorio rimane una componente corale più evidente e un’impostazione lineare delle vicende. L’opera romana assume importanza dal 1620 con il declino della scuola fiorentina, cogliendo i favori dell’attivo mecenatismo di cui si erano fatti promotori i nobili della famiglia Barberini. L’opera romana rompe l’equilibrio con la scuola fiorentina da punto di vista stilistico, testo e musica. L’aria conosce differenti piani di sviluppo , mentre il racconto perde lievemente di valore.

I luoghi della musica Barocca

A partire dal 1600 il concetto di genere musicale costituiva più una categoria funzionale che una categoria estetica. I generi musicali erano determinati dalla funzione sociale che dovevano svolgere. Nel 1643 Marco Scacchi, nel trattato “Cribrum musicum ad triticum Syferticum” pubblicato a Venezia, distingue lo stile da chiesa, da camera e teatrale. In un secondo momento questi stili venivano divisi in base al prp carattere tecnico – compositivo : prima prattica e seconda prattica.

La cantata da camera Il genere per eccelenza della musica vocale da camera è il madrigale. Dopo il 1600 i testi madrigalistici vengono messi in musica in stile monodico con basso continuo e stile concertante stravolgendo il modello 500 dell’armonia di più voci che si imitavano.

I madrigali a voce sola – 1602 “Nuove musiche” di Giulio Caccini ;

Le composizioni per una voce e basso continuo si dividono in 2 categorie:

1. Madrigali: composizione dove il testo è musicato da capo a fondo senza strofe e ritornelli come nel madrigale polifonico.

2. Arie: composizioni strofiche in cui la parte del basso si ripete inalterata ad ogni strofa del testo ,mentre la parte vocale mantiene la sua libertà.

I madrigali polifonici non sono spariti di colpo grazie a Frescobaldi. Dal 1620 il madrigale subisce un calo.

Il genere musicale che soppiantò il madrigale fu la CANTATA (musica vocale) (nb:non confondere con la canzone k è musica strumentale). Il termine cantata compare per la 1 volta nell’opera “Cantade et arie” di Alessandro Grandi (1575/80-1630) stampata dall’editore veneziano Vincenti. La cantata per Grandi era un tipo di composizione diverso dal madrigale è più ambizioso di una semplice aria strofica. Di solito viene eseguita da 1 solo cantante;quando sono 2 viene chiamata DUETTO DA CAMERA accompagnato dal basso continuo e certe volte da 2 violini. Le cantate di solito erano di argomento amoroso e sacre in lingua latina o italiana. In seguito assume il carattere di monologo cantato da un personaggio(Armida,Didone). Roma è considerata la culla della cantata. Roma del 600 era una città dove il monarca era il Papa e promuoveva la muisca sacra principalmente. Inolte, c’erano numerose famiglie potenti ed aristocratiche ( Borghesi, Barberini, Aldobrandini, Chigi) che mantevano nei palazzi musicisti a loro servizio. Ogni genere esprimeva l’eccelenza del proprio rango: la cantata, l’opera, l’oratorio, la sonata., il concerto grosso ecc. Tra i più richiesti fu Luigi

Rossi (300 cantate), Marazzoli (400), Alessandro Scarlatti (700 circa). Le principali caratteristiche che troviamo nelle musica barocca sono presenti nella cantata: stile monodico con basso continuo, concertante (qnd sn presenti più strumenti), la rappresentatività e la volontà di muovere gli affetti.

Nei primi decenni del 700 l’attenzione si sposta verso il teatro d’opera dove i meccanismi impresariali danno il via al libero professionismo dei musicisti. Lo spazio disponibile nel 700 e nel 800 anche per la cantata rimane quello celebrativo non più in “camera” ma in occassioni pubbliche.

Dopo la stagione del mecenatismo umanistico di musica vocale da camera si passa al mecenatismo istituzionale (700).

Il 700 : la musica strumentale

All’ inizio del 700 Milano diventa austriaca, non è più spagnola. A Napoli arrivano i borboni. I Savoia diventano Re (Sicilia, Sardegna). Quindi come potenze principali c’erano l’Austria e la Francia. Si sviluppa la stampa periodica(1740 – Gazzetta di Mantova – la più antica stampa periodica, ogni 15 gg). A Milano invece “Il Caffè”. Il teatro rimane luogo di dibattito come anche “La Bottega del Caffè” (titolo -opera scritta da Goldoni). I più odiati all’epoca erano i gesuiti.

Il concetto di barocco nasce nel 700 per indicare l’arte “brutta”del 600( la poetica dell’accumulo, del troppo) – (es: “il sacrificio di Isacco “ di Caravaggio del 600 k indica il buio invece in Tiepolo nel 700 la luce.)La musica strumentale indipendente esiste dal 500 ma non esistono delle specializzazioni.

Dal 600 si sviluppa un nuovo repertorio ossia

LA SONATA: è un pezzo per uno strumento solista (violino) più basso continuo e violoncello. Non esiste mai un solo strumento. La musica è creata appositamente per quel strumento. Agli inizi la sonata fu un genere puramente italiano e destinato alla famiglia dei violini. Nella prima metà del 600 trionfò la scuola di Modena con M. Uccellini, Stradella, Colombi. Gli sviluppi più importanti si ebbero a Bologna con Vitali e a Roma con Alessandro Corelli (anche per il concerto grosso).

Sonata a 3 - è la più diffusa e indica il numero di strumenti utilizzati (2 violini + basso continuo)

Con riferimento alla destinazione delle opere si possono distinguere 2 tipi di sonata:

Sonata da camera –risevata al concerto. Si confonde spesso con la suite di danze, di cui riprende i caratteri.

Sonata da chiesa- mette in opera da 3 a 5 movimenti designati dal loro tempo: lento,vivace,lento,vivace.

Roma è il centro fondamentale doce si sviluppa l’orchestra, dopo la Sonata a 3. Si forma una compagina composta da 2 gruppi: l’organico (violino1,2 + violoncello = concertino) + un gruppo più omogeneo (violoni 1,2+ viola +basso= concerto). Da questi 2 gruppi nasce il CONCERTO GROSSO che diventa il nuovo genere dell’epoca.

Arcangelo Corelli (1653 – 1713)

Compositore e violinista si formò a Bologna. Nel 1671 si stabilisce a Roma e svolge la sua attività presso la chiesa di San Luigi dei Francesi al servizio del cardinale Phamphili (dal 1685-89) e poi P. Ottoboni fino alla sua morte. Nel 1700 pubblica la celebre op. 5 costituita da 12 sonate per violino e basso (6 da chiesa e 6 da camera),dedicata alla principessa Sofia Carlotta, diventata l’anno seguente Regina di Prussia. Con Corelli il violino conseguì una prima compiuta valorizzazione in senso espressivo. Scrive anche 12 concerti grossi che rispecchiano anche la divisione sociologica della sonata a 3. I primi 8 concerti vengono definiti da chiesa(con movimenti di carattere fugato) e gli ultimi 4 da camera(con movimenti a ritmo di danza). La musica 700 è come un teatro solistico (violino accompagnato da altri strumenti).

Il concerto solistico : Antonio Vivaldi(1678 – 1751) Ha composto più di 500 concerti (230 violino, 40 fagotto, violoncello,oboe, viola d’amore ecc) ma è famoso per il concerto SOLISTICO. Entra come

insegnante di violino nel 1703 nell’Ospedale della Pietà, uno dei conservatori veneziani nei quali fanciulle orfane e bisognose erano avviate alla musica. L’educazione musicale aveva uno scopo morale e anche materiale. A Venezia si trattava di più la musica strumentale invece a Napoli, l’opera, il canto.

Una componente fondamentale del concerto solistico di Vivalidi è il DESCRITTIVISMO (un modo per imitare la natura). Bisogna cercare il senso della musica strumentale, quindi l’estetica che è mimesi, imitazione. Infatti i concerti di Vivaldi sono descrittivi: “ La notte”, “Il piacere”, “tempesta di mare”, “L’inquetudine”. Da punto di vista musicale la descrizione non è immediata quindi bisogna cercare il significato testuale del titolo.

“Le quattro stagioni” , 1725 – “La primavera”, sonetto - descrizione dei suoni della natura (vento,tuoni,uccelli). All’epoca il soggetto delle Stagioni non rapp. una novità per la musica colta europea:altri autori avevano già dedicato alcune composizioni strumentali. Le 4 Stagioni sono concerti per violino solista, orchestra d’archi (violino I e II + viola) e basso continuo. Vivaldi utilizza elementi tematici differrenti attraverso frequenti modulazioni.

Johann Sebastian Bach (1685 – 1750)

Nacque a Eisenach, in Turingia. Appartine ad una famiglia di artigiani musicali. Musicista spirituale per eccelnza, Bacg si allontana per unità e originalità d’ispirazione di molta musica barocca. Ogni stato aveva una propria religione ed esso cresce in un ambiente protestante. Le città dei suoi impegni:

Lùnemburg (1699) – a 14 anni lavora come cantore di voce bianca a corte nell’Ospedale dei poveri.

Arnstadt (1703) – violinista in chiesa e diventa anche organista di San Bonifacio acquisendo una vasta rinomanza come virtuoso.

Muhlhausen (1707) – organista di San Biagio ; compone molti pezzi per organo e le prime cantate a noi pervenute.

Weimar (1708) – si trasferisce alla corte di Sassonia come organista e musico da camera (musica profana + sacra) - (violinista e violista). Continuò la composizione di musiche organistiche gradite dal duca. Studia anche le musiche italiane (Vivaldi, Frescobaldi).

Kòthen (1718) – era la capitale di corte. Diventa maestro di cappella di corte riformata dal principe Leopoldo di Anhalt – Còthen, con l’inarico di comporre cantate d’occasione e musiche concertistiche. A Kòthen la musica sacra non era praticata in quanto la corte era calvinista. Quindi essendo in una zona luterana l’unica cosa da fare era il canto corale in chiesa. Si dedica con maggiore applicazione alla musica strumentale. Scrive molti concerti e musica profana.

Lipsia (1723) – è una città commerciale, luterana che non ha una corte. Bach non è più dipendente di un principe. È responsabile nella scuola di S.Tommaso e compone musica sacra(per l’uso in chiesa) e musica strumentale(per il collegio di S.Tommaso).

La sua musica va subito fuori moda. Non scrive mai melodrammi in quanto non lavora nei paesi cattolici. Cerca impiego alla corte di Dresda ma non riesce. L’opera(di corte) si faceva a Dresda non a Lipsia in quanto l’opera è legata ad un fattore religioso, ossia al cattolicesimo. Infatti, Bach essendo protestante scrive cantate e molta musica vocale.

Cantata – in ambito luterano è un pezzo in più movimenti con una voce solista accompagnata da strumenti e coro. In ambito cattolico non esiste il coro all’epoca. La cantata luterana usa musica protestante ossia IL CORALE (canto monodico praticato nella messa protestante). Vengono cantati da tutta l’asemblea ma in ambito cattolico no. Dal Concilio Vaticano II del 1958 nelle chiese cattoliche si partecipa al canto (prima c’era solo il canto gregoriano). Il coinvolgimento del fedele (luterano) diventa parte della messa stessa. Nasce cosi il concetto di comunità che nei paesi cattolici viene visto diversamente.

Corale, “Ein feste Burg ist unser Gott” – Bach

Il corale è strofico (stessa musica , strofe diverse) con ritmo regolare. Viene cantato monodicamente dal coro e gli strumenti fanno da cornice. L’utilizzo delle trombe ed i timpani nella cantata luterana fanno pensare alla guerra. Ancora nel 700 si andava in guerra a “rulli di timpani e trombe”. Attraverso la sfera militare nel corale si indica il potere, la festività. Il corale diventa anche polifonico in seguito come il madrigale.

Cantata – corale / polifonica (con 2-3 intervalli-corale-elaborazione) / il basso è indipendente dal corale,è come se comentasse il corale stesso.

Nella minoranza delle cantate non esiste il corale all’interno. Hanno un emotività molto forte, malinconia e questo viene utilizzato per il contrasto con le altre cantate dove c’è il corale.(movimento, rumore). Nella tradizione cattolica non esiste il corale.

Nel 700 non esite più il recitativo come nel 600. Il recitativo sta nella Passione durante il venerdi santo della messa luterana. Tra il 600-700 la musica diventa molto più strutturata, acquista una capacità architettonica maggiore, in maniera radicale. Questa è la funione della tonalità.

Le scelte musicali di Bach sono dettate dalla cultura, società, politica, dall’ambiente in cui vive. Non entra mai in contatto con la città di Dresda (capitale della musica sacra cattolic-opera). Dresda viene chiamata anche la Firenze del Nord. La musica di Bach viene riscoperta nel 900.

Georg Friedrich Hàndel (1685 – 1759)

George Friderick Handel Nasce a Halle (Sassonia) in un ambiente protestante. Figlio di un borghese, ceruzico (medico-barbiere). Studia giurisprudenza per poi lasciarla e studiare musica ad Amburgo(1703 – città commerciale, protestante, portuale, indipendente). Riproduce il modello operistico veneziano per il consumo pubblico. Handel entra nella compagnia come violinista e scrive anche la sua prima opera.

Firenze- Roma- Napoli- Venezia (1706 – 1709) : c’era una scena molto più ricca musicalmente. Conosce GianGastone dei Medici e sta sotto la sua protezione. A Roma viene accolto dai cardinali per raccomandazione di GianGastone (palazzo Colonna, Panphili). Roma si trovava in una fase antioperistica in un estetica barocca. Si facevano le cantate ma erano ben diverse da quelle di Bach. Gli oratori(scritti come le opere) sono senza scene e venivano rappresentati. Handel scrive musica sacra a Roma nonostante fosse luterano. Conosce molti cantati d’opera. “La resurrezione” – c’era il divieto del canto delle donne in scena. La Darastanti canta solo 1 volta e poi smette. A Venezia scive “L’agrippina”- opera per il carnevale di grande successo internazionale. Conosce il Principe di Hannover.

Nel 1710 a Hannover fa il compositore di corte. Londra (1711-1759) non era una città molto organizzata da punto di vista operistico. “Il Rinaldo” (opera messa in scena con grandi effetti speciali al Queen’s Theatre a Haymarket, in italiano) ebbe un grande successo nonostante i londinesi non capivano l’italiano. Il protagonista fu il famoso castrato Nicolini. Nel 1713 scrive musica cerimoniale. Diventa compositore attento alle esigenze politiche(quando nel 1714 muore la Regina d’Inghilterra Anna e sale al trono Giorgio I di Hannover – il suo vecchio capo in Germania). Handel scrive una varietà di tipi musicali come ad es. “la musica sull’acqua” suonata sui barconi per solennizzare le varie occasioni (il passaggio del Re). Scrive

musica anche per gli spettacoli dei fuochi d’artificio. L’opera a Londra è più contrastata. Scrive opere per i teatri londinesi (1711-1740 – 20-25opere). Hanno successo ma l’opera veniva percepiya come genre italiano (cattolico) in un contesto protestante. Il Papa era una minaccia politica. I cattolici in Inghilterra erano oppressi. L’opera viene consumata a corte ma allo stesso tempo veniva considerata immorale.

I castrati (nascono a roma alla fine del 500) nel 700 sono all’apice della loro popolarità grazie alle loro voci acute di grande seduzione. Vengono educati nei conservatori(figli di famiglie povere) a Napoli ad es. Nel contesto inglese vengono percepiti come effemminati, oggetti di seduzione. L’ Inghilterra, come Stato Nazionale doveva costruire la propria identità culturale,musicale del vero britannico. I castarti erano oggetto di corruzione per la mascolinità britannica. Il nazionalismo era legato all’ideologia della famiglia. L’opera era considerata un intarttenimento esotico ed irazionale.Handel diventa il compositore per eccelenza della cultura musicale britannica.

L’oratorio inglese –opere drammatiche senza scene e costumi con testi inglesi. La maggior parte sono opere bibliche mai messe in scena. Non cantano quasi mai i castrati. La presenza dei cori (personaggio collettivo ) è fondamentale. Nell’opera italiana commerciale non esiste il coro, perché costa.

“Messia” 1742 – opera più famosa di Handel

L’oratorio handeliano – dramma musicale con testo biblico, non messo in scena dove c’è il coro. Genere tipicamente inglese che indica la forza della nazione.

Ha scritto 2 oratori con testo non biblico ma non ha successo.(volgare e profanico)

“Judas Maccabeus” 1747 – libretto Thomas Morrel – omaggio al duca di Camberland che ha portato alla vittoria degli inglesi contro gli scozzesi. La presenza del coro è fondamentale per l’identificazione. Nel testo è presente l’ideologia della famiglia della modernità. (condivisione di un sentimento). 10Air – Simon (la parte) – musica militare senza trombe; è l’ideologia del nazionalismo puro; la forza della musica che mette in scena se stessa.

Intermezzi e opera buffa La distinzione tra genere serio e genere comico nu fu tanto avvertita fino alla fine del 600. Le opere venezioane 600 avevano al loro interno anche delle scene buffe (tra 4-6 erano presenti dei personaggi di ceto sociale più basso

come servitori e confidenti che davano luogo a scenette comiche). Nei primi anni del 700 le scene buffe spariscono perché le trame non avevano più punti in comune. Cosi nasce un nuovo genere musicale: gli intermezzi. I primi risalgono al 1707 dove era obbligatorio stampare i libretti scriti da grandi letterati e musicisti come Pariati, Gasparini, Albinoni. Fino al 1730 le vicende erano collegate tra di loro poi si dividono in 2 intermezzi situati nei 2 intervalli senza l’interruzione del 3 atto. Quindi l’intermezzo faceva da cornice al dramma principale.

Dallo stile galante allo stile classico La ricerca di uno stile di canto naturale che doveva esprimere i sentimenti umani fu un esigenza avvertita nella metà del 700. In campo operistico la risposta era nello stile dell’opera buffa invece nella musica strumentale nello stile galante - musica scritta per un solo strumento a tastiera che si articola tra melodia e accompagnamento con un ritmo armonico molto più allargato ma con un più libero trattamento delle dissonanze. Quindi questo accompagnamento deve essere molto semplice anche per Chi non possiede il virtuosismo strumentale. Infatti viene scritta in modo elementare e spetta all’interprete dare la propria interpretazione. Gli autori più rappresentativi dello stile galante sono italiani e tedeschi. Raggiunge l’apogeo tra 1750 e 1775. Da punto di vista della raffinatezza del suono di espressione si rifà al virtuosismo canoro dei castrati italiani. Da punto di vista melodico, ritmico, armonico, testuale si riallaccia allo stile buffo italiano. Baldassare Galuppi è uno dei più importanti compositori dello stile galante in Italia e avviò anche la grande stagione dell’opera buffa veneziana. Michel Blavet(1700- 1768) in Francia come flautista e compositore. Lo stile della sensibilità è stato creato da Carl Philipp Emanuel, figlio di Bach che ha creato una specie di dialetto berlinese dell’internazionale lingua galante.

Lo stile galante (ciò che piace al galant homme) è una categoria estetica correlata ad uno status sociale, mentre lo stile della sensibilità ad un atteggiamento interiore (la sensibilità, la commozione). Quindi entrambi gli stili possono stare nella stessa composizione e nello stesso compositore.

Lo stile classico È un genere borghese. Nella seconda metà del 700 la musica barocca si sviluppa come una musica che riesce ad avere all’interno l’unità, un tema musicale insieme ad altri temi carichi di emozioni. Un tema musicale che abbia un identità propria . L’opera buffa comprende tutto ma nel 700 l’opera diventa talemente seria che le parti buffe vengono escluse. Cosi nasce

l’opera buffa a Napoli staccata totalmente da quella seria, dal genere borghese. Le melodie sono gesturali, la traiettoria tonale si semplifica e si drammatizza. All’interno dello stesso movimento si narra una storia. La tonalità arriva nella metà del 600 , ossia l’idea che si può passare da una tonalità all’altra (modulare) diventa un passaggio drammatico e narrativo. “La primavera “ di Vivaldi passa da una tonalità all’altra ma non ha alcun dramma all’interno (è in 3 movimenti). Nascono anche la sale da concerto.

La forma sonata – esposizione / sviluppo / ripresa . In essa il principio del tematismo è teatrale. In Vivaldi no c’è. I temi devono essere riconoscibili. Il contrasto tonale ed il tematismo danno contenuto. (nb: scaricare pdf sulla pagina del prof Senici).

Il Classicismo viennese veniva considerato lo stile per eccelenza (fine 700-inizio 800) ed era riferito a Beethoven, Mozart e Haydn per lo stile musicale impiegato (la forma sonata divenne un modo di pensare) e per le loro composizioni. Lo Sturm und Drang conduce al Romanticismo ma in musica lo stile della sensibilità viene considerato stùrmìsch, di conseguenza tra i 2 sorge il classicismo viennese. Il classicismo viennese diventa fondamentale nella seconda metà del 700.

Carl Dahlhaus – secondo esso nella storia della musica non esiste un evoluzione in 3 stadi ma in 2 regioni: i territori tedeschi del Sud, ( Germania meridionale, Boemia, Austria e Nord Italia) cattolici che passano dallo stile galante allo stile classico poi a quello romantico ed i territori del Nord della Germania , protestanti che saltarono quasi completamente la fase classica anadando direttamente verso il protoromanticismo.

Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) – con lui la forma sonata diventa l’impronta di un epoca intera, raggiungendo quel equilibrio stilistico definito “classico”. Compone opere buffe (“Le pescatrici” 1769, “Il mondo della luna” 1777 – tte su libretto di Goldoni). Con Haydn lo stile galante e sensibile fu trasformato nello stile classico (pieno di espressività, razionalità, armonia,melodia, duttilità ritmica) che consegnò a Mozart(suo amico) e Beethoven (suo allievo). Haydn fu responsabile di tutta la vita musicale della corte di Eisenstadt, dopo il 1766 a Esterhàz e per alcuni mesi a Vienna. Ebbe a disposizione un ottima orchestra e provvide alla musica sinfonica e da camera, all’allestimento di opere italiane (proprie o di altri autori), alla musica di scena per i drammi teatrali e alla musica sacra. Punti di aprtenza furono per lui le tradizioni vocali e

strumentali del tardobarocco austriaco e tedesco, l’opera napoletana e probabilmente lo stile sinfonico orchestrale della scuola di Mannheim. Viene considerato l’artefice del classicismo musicale. Ha scritto 83 quartetti, 108 sinfonie, 50 concerti per solisti e orchestra , ouverture,danze e divertimenti.

Wolfgang Amadeus Mozart

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