Storia delle dottrine politiche , Appunti di Storia Delle Dottrine Politiche. Università degli Studi di Bari Aldo Moro
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Storia delle dottrine politiche , Appunti di Storia Delle Dottrine Politiche. Università degli Studi di Bari Aldo Moro

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Introduzione alla disciplina e scheda su Machiavelli
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ELEMENTI IMPORTANTI DI ROUSSEAU

Rousseau fra razionalismo e critica della modernità. Rousseau è un autore di tipo contrattuali sta, ovvero pensa che gli uomini prima del contratto sono tutti uguali: quando un individuo sale al potere sorgono problemi di legittimità dello stesso. Inoltre è critico nei confronti della visione positiva del progresso, che è visto come aumentatore di disuguaglianza

Analisi della società che parte dallo studio dell’uomo. L’ “Emilio” Quali sono gli aspetti formali da curare per far crescere l’individuo?

Ricerca di vita autentica

Ricostruire la libertà dell’uomo nello Stato

Ripensare la democrazia attraverso Rousseau.

CARATTERISTICHE DELLA DISCIPLINA • Interesse a produrre compilazioni inerenti ai diversi tipi di pensiero

politico nasce nel XIX secolo, in clima positivista nel nostro Paese (Ferrari, Cavalli) durante il Risorgimento. Le categorie principali dell’epoca erano la dialettica fra realismo ed utopia, ordine e conflitto.

• Inizio del XX sec. Passaggio dalla scienza politica a storia del pensiero politico. (Realismo/utopismo, da realtà fenomenica a elaborazione teorica e concettuale)

• Dibattito Anni 30’. Convergenza di più discipline (filosofia politica, filosofia del diritto, storia delle istituzioni politiche. Infatti il problema è coniugare la riflessione teorica delle forme (diritto, letteratura, politica, sociologia) alla storia dell’attività politica, sociale e alla storia delle istituzioni.

• Storia delle dottrine politiche o storia del pensiero politico? Croce pone una distinzione fra la scienza politica e la filosofia politica, ovvero fra la pratica e la teoria, i fatti di vita politica e le ideologie.

• Giuseppe Ferrari e Cavalli scrivono indagini in cui racchiudono i maggiori autori del pensiero politico dal 200 al 800 catalogandoli.

• Storia delle dottrine politiche è storia della riflessione sul problema generale dell’’attività politico-sociale. Lo studio delle idee politiche non

è mai distratto dalla storia, ovvero dai contributi che la storia dà alle idee politiche.

• Gaetano Mosca è uno degli autori più importanti. Infatti per lui ogni dottrina politica fa riferimento ad una forma di organizzazione politica approccio istituzionalistico). Attenzione al presente con sguardo al passato. Analisi empirica tra tradizione del passato per definire i termini scientifici della discussione.

• Il limite è l’oggettivizzazione della disciplina: è dall’’oggetto all’analisi.

• 1938. Rodolfo de Mattei, In contrasto con una cultura dominante che, tra la fine degli anni Trenta e gli inizi dei Quaranta, andava sempre più distinguendo una filosofia della politica da una scienza empirica della politica e tutt'e due dalle tendenze pratiche e dagli esiti pragmatici della stessa politica, egli fu apertamente critico anche dei positivisti tardottocenteschi, per i quali lo studio delle dottrine politiche avrebbe potuto e dovuto produrre "tabelle matematiche" di norme e una casistica della condotta politica al fine di individuare le soluzioni più opportune ed efficaci. Tra idealismo e positivismo egli cercò il punto centrale per considerare costantemente aperti i canali di collegamento tra il pensiero e l'azione, l'ideologia e la realtà, la teoria e la prassi, la filosofia e la storia.

• La storia può dare elementi su come si sviluppano le istituzioni e gli ordinamenti della politica

• La politica è conflitto. La democrazia in America – Dibattito epistemologico

DEFINIZIONE DI STUDIO DELLE DOTTRINE POLITICHE E I SUOI COMPITI

Negli anni 30 si sviluppa un’indagine fra lo statuto e le caratteristiche di questa nuova disciplina,. Un punto importante viene da Rodolfo de Mattei, il quale si occupa del metodo, del contenuto e dello scopo della Storia delle Dottrine. La sua definizione è importante: nell’articolo che lui scrive respinge la visione dottrinaria incentrata sui sistemi filosofici. Lui immagina che la storia delle dottrine politiche deve essere concentrata nella storia, contenendo non solo dottrine politiche, ma anche riflessioni esterne che contribuiscano alla storia politica. Insomma, storia delle dottrine va collegata al suo contesto

storico, in maniera critica, definendo ambiti tematici in cui queste dottrine politiche esistono. All’atto della critica queste vanno riviste nel loro momento storico, ed è importante che un concetto vada ricondotto al tempo storico in cui è stato concepito, poiché la storiografia ah già una sua maniera di vedere le cose, e anche le varie interpretazioni della storia sono importanti.

Lo studio delle idee politiche non vadano scompagnate dallo studio della storia [...] e all’atto della critica, vadano ricercate nel loro tempo storico.[...] E’ utile la consapevolezza dell’ambiente

dell’idea politica.

Bisogna cogliere tutte le testimonianze del pensiero politico da tutti gli ambiti possibili.

MACHIAVELLI

Machiavelli è considerato il fondatore della scienza politica moderna. Nasce nel XV secolo, periodo dell’umanesimo. L’umanesimo è tradizione di recupero delle humane litterae le della secolarizzazione delle conoscenze , dopo il periodo medievale, dominato dall’agostinismo politico, condizionato da un riferimento continuo alla teologia ed una visione trascendente della politica. Nell’umanesimo si supera ciò, si recupera una visione umana e terrena dell’uomo. Petrarca ad esempio è il fautore dell’inizio di questa tensione fra cultura religiosa e laica, classica. Vi è una ripresa dei classici come erano veramente, e non in una visione strumentale alla Chiesa, come ad esempio vennero usate alcune opere di Virgilio per anticipare la venuta di Cristo. I classici letti nell’umanesimo, come Cicerone, servono ad introdurre il lessico e la politica romana agli uomini. La politica ritorna agli uomini.

LE BASI DEL PENSIERO UMANISTA

Aristotele ritorna alla grande, con le sue virtù pragmatiche, come la prudenza, e l’idea che l’uomo è un animale sociale. “La politica” di Aristotele dona l’idea di cultura politica, di tipo ordinato, e che permetta di avere stabilità. L’aristotelismo politico ricerca "il giusto mezzo” più che “il bene assoluto”, con forme politiche in grado di essere stabili e conservare il potere, concetti che vengono poi ripresi anche verso il 600’, ad esempio da Bodero nel 1589.

Nasce così il concetto di “ragion di stato”. Come dice la definizione: “Lo Stato è dominio fermo sopra i popoli, e la ragion di stato è ciò che occorre per conservare il dominio”. Ciò è una ripresa di Machiavelli da Aristotele, ovvero il concetto di prudenza, in un momento in cui dissimulazioni e giochi di potere erano all’ordine del giorno. Proprio su questo concetto Machiavelli condannerà l’azione della Chiesa, e non della religione, come causa della disgregazione territoriale italiana. Per affrontare la modernità bisogna recuperare alcuni punti di rottura.

Il termine “politica” deriva da Aristotele, e deriva da “polis”, ovvero dall’idea di città stato, quindi cittadino, civile, pubblico e sociale sono ambiti della politica. Il trattato “La politica” è il primo trattato di politica, che pone le basi in una concezione sociale e naturale della comunità .nella polis c’erano già tensioni fra la concezione positiva della legge ed il valore morale dell’uomo. Socrate è uno dei fautori della maieutica, ovvero la capacità che l’uomo ha grazie ad un’analisi di se stesso di arrivare alla verità, e va contro la concezione pressante della società rigida, sollevando il dilemma di una critica critica. Tucidide poi giustifica il conflitto, come creatore di vitalità. La politica di Aristotele è partecipazione alla vita sociale, mentre Platone definisce politica ciò che si occupa del bene comune. Si scontrano due visioni: una

realista, aristotelica, e l’altra idealista, platonica. Ad esempio il tiranno era considerato eticamente il male, anche se dopo diviene oggettivo, come a Roma era un ruolo istituzionalizzato per un governo d’eccezione. Nel Medioevo Bartolo da Sassoferrato definirà nel “De Tiranno” che il tiranno può essere di due tipi, con parametri più giuridici che etici.

- Ex difecto tituli: usurpatore del potere, per difetto di titolo.

- Ex parte eserciti: perché esercita in maniera dispotica il potere che ha e antepone il proprio bene a quello comune.

Aristotele da una definizione di ciò elencando le forme della politica, giuste e corrotte, riprese poi da Montesquieu. La corruzione di una forma di governo deriva dal passaggio di attenzione dal bene comune a quello privato. Aristotele dunque può essere inquadrato in queste categorie:

• Centralità della politica come scienza pratica, con l’uomo inteso come animale sociale.

• Ricerca della prudenza come virtù pratica, con una struttura pratica e strumentale della politica e dell’economia, con una ricerca della stabilità attraverso virtù pratiche e tecniche, e coralità di varie istituzioni (individuo, famiglia, città) data la molteplicità dei soggetti che vivono in società.

• La politica è intesa come mezzo per avere una vita felice.

• Autonomia e praticità della politica, organizzata da uomini legati in comunità, che si sviluppa su uomini liberi ed uguali.

• Equilibrio fra potere e libertà

• Concentrazione e stabilità del potere.

• Assenza di sovrastrutture (filosofia)

La tensione antica fra utopismo di Platone e realismo pone le basi del pensiero di Aristotele, che influenzerà quello di Machiavelli, e verrà ripreso nel 600. L’umanesimo comunque è collegato a questa lotta ed al mondo classico poiché la politica in questo periodo è restituita all’uomo, in una visione purificata dalla ideologie religiose, in un’etica laica, che riprende i canoni classici, sia greci che romani. Roma aveva fornito alla politica la giurisprudenza, separando lo Ius publicum dallo Ius privatum, mentre la dialettica fra Platone e Aristotele serve alla ricerca di un nuovo modo di fare politica, perché entrambi vogliono un lavoro armonioso per il bene comun e la ricerca della giustizia. Questi due autori comunque verranno ripresi a fasi alterne nel resto della storia, in periodi che alterneranno fasi di utopismo e fasi di realismo.

Platone muove critica contro i governi, basati sull’opinione e l’illusione, e non sulla conoscenza, la filosofica. Per lui la politica è

Quella scienza che prende cura dei legge, affari e tesse insieme tutte le cose nella maniera più corretta

In lui vi è il riconoscimento che il fine ultimo della politica è il bene comune ,però solo il filosofo alla fine del suo cammino di conoscenza dell’uomo potrà riverberare la sua conoscenza sulla società. La politica è filtrata dalla filosofia. Anche il cittadino comune deve quindi passare da un momento di alta educazione.

Aristotele invece fa una chiamata alla praticità, ad una sinergia degli individui sociali, all’uso delle virtù pratiche, tenendo, con il giusto mezzo, l’obbiettivo. Il cittadino si contraddistingue per la sua partecipazione politica, e la politica è una scienza pratica, indipendente da tutte le altre sovrastrutture. Come nell’umanesimo vi è una concezione terrena e laica della politica. La politica e lo Stato sono qualcosa di naturale, un bisogno sociale dell’uomo, e l’uomo stesso è un animale sociale, creato per vivere in compagnia degli altri e organizzarsi in comunità. Vita associata, partecipazione. Inoltre Aristotele guarda al realismo, e cerca di capire quale sia la forma migliore di politica, ovvero quale sia la forma di governo migliore per assicurarsi la stabilità dello Stato. Si procede ad una catalogazione delle forme e rette e corrotte di governo.

Ricapitolando

• Per Platone esiste la tensione verso un modello ideale, e non esiste una forma fissa di governo, non esiste una forma rigida di Stato, e c’è il primato del valore assoluto, il bene assoluto, tramite un percorso di conoscenza di saggi.

• Per Aristotele c’è un ventaglio di forme di governo rigide, e c’è il rischio di decadimento della politica.

• Forma circolare della cultura romana. Costituzione mista, anaciclosi di Polibio.

IL PENSIERO DI MACHIAVELLI

Machiavelli scrive in un periodo storico di grande incertezza politica, di lotte politiche e divisioni interne in seno alla stessa città dove ha servito per anni come ambasciatore e Segretario della Cancelleria. La situazione storica era di crisi per le piccole realtà sovrane italiane. Francia e Spagna si dividevano l’Italia come una torta da spartire, e i piccoli Stati italiani non riuscivano a reggere l’urto degli eserciti stranieri, sia per lo squilibrio di forze sia per la situazione congenita di frammentazione politica presente da anni nel

territorio, ed i numerosi scontri fra fazioni all’interno delle città che impedivano di affrontare la crisi in maniera efficace e decisa. La riflessione di Machiavelli s’inscrive all’interno di alcune coordinate generali: rifiuto di ogni visione trascendente della politica a favore di una visione terrena; disuguaglianza e solitudine degli uomini; ridefinizione del rapporto tra religione e politica e della definizione stessa della natura del potere politica; la guerra ed il conflitto come componenti naturali ed inevitabili della vita umana.

Politica e religione

Quando Machiavelli scrive che bisogna separare la politica dalla religione non lo fa dicendo che bisogna eliminare la religione dallo Stato, anzi, ma intende che bisogna abbandonare l’idea trascendente e mistica della politica come qualcosa di inutile in previsione alla vita eterna, ma bisogna riappropriarsi della vita politica terrena. Una volta appurata la distinzione fra queste due realtà si può procedere con l’idea di religione che ha il pensatore. La religione è uno strumento per controllare le masse. La religione fortifica la legittimazione politica del principe, poiché una pretesa comunicazione con il divino è fondamento dell’autorità. La religione è necessaria , perché attraverso di essa si possono istituire buoni ordini. E’ dunque uno strumento di educazione alla virtù, che la causa della possibile maggior durata degli stati.

Appunti

Rilevanza degli studi classici soprattutto romana. Passa un modo di fare poltiica filtrato dal pensiero latino. Si cerca di categorizzare la politica ed uno dei modi epr farlo è passarla al vaglio del diritti, lasciando da parte l’etica. Definizione di un nuovo ordine della politica, schematizzato intorno a chi detiene la sovranità, data la con la confusione e la situazione di conflitto in Italia nel rinascimento. Lorenzo Valla, falsa donazione di Constatino, 1440. Vi è un contrasto fra potere imperiale e papale, rappresentato dall’esperienza dei comuni. Giovanni Pontano scrive un trattato chiamato “De fortuna”, ripreso da Machiavelli, e parla del rapporto fra natura e volontà dell’uomo. Pontano nel suo De principe dice che bisogna mettere in discussione il rapporto fra giusto ed utile, che venivano vincolati l’uno all’altro, come pensiero di Cicerone. Questo principio viene criticato in Pontano, che dice che alcuni mezzi non etici possono essere usati per conservare il potere. Nel periodo storico vi è un’attenzione alla monarchia come unica via per conservare il potere. La definizione di sovranità. Concetto giuridico-politico. La sovranità è un potere di comando assoluto legato al potere poltico ed è una razionalizzazione giuridica, nel senso di trasformare la forza in potere politico. 1796, Jean Bodin, sovranità assoluta. Machiavelli si pone la questione dell’antropologia del potere, duplicità di strumenti necessari a mantenere lo Stato. E questa concezione supera la concezione naturale della politica, ma

vista come un artificio. La sovranità è u una categoria che ci aiuta a pensare l’età moderna. Fra 1512 e 1523 Machiavelli, esiliato, pensa alle sue riflessioni personali grazie alle sue esperienze personali. La politica viene considerata ultra-umana. Società e politica sono teatro di scontro e riconciliazione.

Principe, Cap XVIII

In questa cultura classica vi sono un sacco di temi emotivi che ritornano nell’umanesimo. Machiavelli ad esempio dice che la forza da sola non è mai sufficiente e serve anche l’astuzia della volpa (non se ne intendono) non capiscono la politica. Non è necessario mantenere i patti perché se non è conveniente mantenere i patti, lo Stato deve retrocedere. Una volta mutate le condizioni del patto si puà cambiare. Seneca morale dà ciò.

La cultura di Machiavelli, e l’eredità classica sono una grande cosa. Machiavelli si fa tramite di ciò tramite

- Una formazione umanistica e classica

- Citazione dei classici a sua utilità;

E’ un riferimento non erudito ma strumentale. L’antichità è un serbatoio di idee. Vi è una centralità del problema della sovranità nella modernità. Bisogna riformare un ordinamento politico, grazie ad un recupero e ripensamento intorno ai classici, in maniera più realistica. Tutto questo problema nasce da un clima storico di crisi. Le categorie fondamentali del pensiero di Machiavelli.

• Concetto di sovranità filtrato dalla tradizione antica, ma dialettica. Interrogazione delle fonti, scontro fra idee, dal conflitto con i classici escono idee per la modernità. La politica non è mai solo frutto dell’azione ma anche di mediazione mentale. Il fatto che Machiavelli si rivolga alla storia, tramite il suo pessimismo antro politico fa superare la concezione di una naturale socievolezza, e lo fa enunciare che l’uomo è in confitto con tutti. Ha una visione disincanta della natura dell’uomo. Quindi certi comportamenti umani possono essere rappresentati dalla politica, che deve confinare il conflitto. La dialettica ordine.-conflitto permea la politica di Machiavelli. Il conflitto c’è sempre. Compito della legge è contenerlo per evitare la disfatta per causa sua.

• Naturalità ed inevitabilità del conflitto (Tucidide), superamento dell’armonia platonica. Il sovrano è un costrutto umano artificiale, non naturale. L’uomo per avere il potere deve mutare la sua natura umana, divenire bestia e ultra umana.

• Il modello della Roma classica deve essere guida nella storia, vista la sua costituzione mista, ovvero i diverso i di partecipazione politica,

includendo anche la plebe che richiedeva di partecipare alla politica. Questa volontà fu incanalata in diverse stratificazioni.

La virtù

E’ la capacità di andare incontro alle circostanze favorevoli ed incidere nelle circostanze. La virtù è la capacità dell’uomo di modificare le cose: homo faber suae fortunae. L’uomo può dominare solo metà delle azioni che gli vengono incontro, e in quella metà in cui le cose sono sotto il suo controllo deve spingere tutto se stesso per far sì che vadano come voglia lui.

Moralità e ragion di Stato.

Machiavelli, forte dell’esperienza che gli ha dimostrato la distanza che esiste tra l’ideale secondo cui si dovrebbe vivere e quello secondo cui si vive realmente, afferma che “un uomo che voglia fare in tutte le parti professione di buono, conviene che rovini fra tanti che non sono buoni. Onde è necessario ad un Principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, ed usarlo e non usarlo secondo la necessità”. Ed ecco che appare la concezione secondo cui il principe deve saper essere buono o non buono, seguire la morale o immergersi nel male, solo in base alla situazione specifica e concreta che gli si pone innanzi. L’autore ci presenta una lista di vizi e di virtù proprie dell’essere umano, e dunque anche del principe:

Io so che ciascuno confesserà, che sarebbe laudabilissima cosa un Principe trovarsi di tutte le sopraddette qualità, quelle che sono tenute buone; ma perchè non si possono avere, nè interamente osservare per le condizioni umane che non lo consentono, gli è necessario essere tanto prudente, che sappia fuggire l’infamia di quelli vizi che li torrebbono lo Stato, e da quelli che non gliene tolgano, guardarsi, se egli è possibile; ma non potendosi, si può con minor rispetto lasciare andare. Ed ancora non si curi d’incorrere nell’infamia di quelli vizi, senza i quali possa difficilmente salvare lo Stato; perchè, se si considera bene tutto, si troverà qualche cosa che parrà virtù, e seguendola sarebbe la rovina sua; e qualcun’altra che parrà vizio, e seguendola ne risulta la sicurtà, ed il ben essere suo.

Se per mantenere lo stato e il potere le condizioni necessitano che ci si comporti male, bisogna avere il coraggio di farlo. Questa scelta tra morale e bene politico, entrambi piani che godono di una loro indipendenza e che si trovano in perenne conflitto, senza che uno sia superiore all’altro, non è una scelta fatta a cuor leggero dal Machiavelli, ma profondamente sofferta, e dettata solo da esigenze pratiche. Sono infatti le condizioni umane, secondo l’autore, che non permettono l’osservanza della morale davanti all’esigenza di salvare lo stato. La sfera politica è autonoma ed indipendente da quella dell’etica. Il rapporto fra mezzi e fini lascia immaginare una duplice alternativa: ciò che si dovrebbe fare e ciò che si fa. Nel riconoscere un mezzo è sempre cauto, anche nel mezzo meno opportuno si può trovare un fine. Ma questo rappoto non mai pacifico: Se del male è lecito parlare bene” poicè Machiavelli non vuoule una politica lontana dalla morale, ma efficace. C’è una

faticosa lotta fra realtà ed etica. Il male è relativo, non è più filtrato dai valori della chiesa. Le azioni malvagie ma bene usate vanno usate in una determinata circostanza e basta. Solo in quell’attimo, per un fine superiore, quello della conservazione del potere, la crudeltà è ammessa. Essa non deve diventare un modo di fare politica. La crudeltà va usata sempre e solo se può produrre bene comune, in relazione ai risultati nell’azione.

BODIN

Bodin corregge alcuni elementi di Machiavelli, e del potere del principe tramite.

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