Teorie e tecniche della comunicazione di massa, Appunti di Filosofia Della Comunicazione Di Massa. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
margherita-1619
margherita-161915 giugno 2017

Teorie e tecniche della comunicazione di massa, Appunti di Filosofia Della Comunicazione Di Massa. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

DOCX (157 KB)
42 pagine
1Numero di download
48Numero di visite
Descrizione
Appunti del II semestre del corso di comunicazione di massa
20punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 42
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento

TEORIE E TECNICHE DELLA COMUNICAZIONE DI MASSA – II SEMESTRE

01/03

GLI SCENARI MEDIATICI E LE SFIDE DELL'ETICA DELLA COMUNICAZIONE

• COMUNICAZIONE: dal latino communis, “comune”, dalla radice cum, “con”. Riferimento a un legame, una relazione, una condivisione, un essere-con. Due livelli della comunicazione: a) il contenuto (il dictum) b) la relazione (il modus) Nei media il modus assume un’importanza fondamentale: – influisce sull’organizzazione dei contenuti – orienta l’atteggiamento ricettivo del destinatario

 IL PANORAMA MEDIATICO Il panorama mediatico si caratterizza per l’emergere di alcuni scenari, che si incrociano trasversalmente: – scenario tecnico – scenario semantico – scenario socioculturale – scenario relazionale – scenario “glocale”  I PARADOSSI DELLA COMUNICAZIONE Le comunicazioni di massa vivono alcuni paradossi: 1. I mezzi di comunicazione che hanno la capacità di potenziare le relazioni dell'uomo e di far conoscere le differenze, rischiano di livellare queste ultime, insieme a qualunque senso critico e di comportarsi come strumenti di omogeneizzazione. Invece di arricchirci possono “schiacciarci” sul pensiero comune, sull'idea dominante. 2. Il vero paradosso è che i mezzi di comunicazione sono altamente autoreferenziali, parlano di se stessi, si citano l'uno con l'altro. Si pubblicizzano tra di loro più che svolgere la loro funzione a servizio degli individui. (es. Le telecamere che riprendono altre telecamere). L’autoreferenzialità sovrasta il contenuto, la forma e le implicazioni comunicative del messaggio. 3. Un terzo punto, è la libertà di scelta: la quantità di notizie è molto vasta, resta il problema di come ci si può muovere in questa ampia gamma d'informazioni. La libertà di scelta è pressoché infinita, ma manca spesso un percorso di lettura, una guida, una gerarchia che ci aiuti. Alla luce di questi paradossi dobbiamo porci alcune domande: ➢ La comunicazione di massa nasce per favorire la ricerca di verità e la libertà, ma si può ricondurla oggi a queste sue funzioni essenziali? Oggi sembra occuparsi maggiormente del fattore economico, di essere comprata. ➢ Nella società dei social network e di internet, ci si possono aspettare dai media finalità etiche? ➢ Ha senso porsi il problema? O ci arrendiamo alla logica commerciale, tenendo conto che i media hanno dei compiti da svolgere secondo regole precise?

I destinatari devono effettuare delle scelte per l'utilizzo dei mezzi di comunicazione, non possono più considerarli solamente come mezzi, perché sono veri e propri ambienti di vita. ➢ Vogliamo considerarli ancora media onnipotenti o trarne vantaggio? ➢ Vogliamo vedere il mondo solo con gli occhi dei media, o provare a conoscerlo davvero? Quanto riusciamo ad essere liberi e indipendenti nella scelta? ➢ Siamo SPETTATORI O PARTECIPANTI ATTIVI? RESIDENTI O CITTADINI? Questo aspetto riguarda una scelta dei fruitori e di chi produce attraverso i media.

 COSTRUIRE UNA CITTADINANZA Nella società contemporanea c’è una forte tendenza all'individualismo. I media comprendono che ognuno vuole produrre da sé la propria proposta mediatica (es. nei quotidiani online il percorso che delinea ognuno è differente da utente a utente). L’esperienza individuale è diventata il luogo privilegiato per l’azione sociale, come spazio del controllo e della manipolazione e come potenziale di autonomia e autorealizzazione.

Comunicazione di massa II Semestre[1]

Siamo lontani dal villaggio globale di McLuhan, siamo più vicini alle metropoli delle “solitudini interattive”, dove i media, che dovrebbero favorire la comunicazione, risultano essere più mediazione che immediatezza e gli individui, seppur vicini, si trovano separati. – L'opportunità mediatica può creare anche gap, disuguaglianze ed esclusioni (es. Terzo Mondo). – Oggi ci troviamo di fronte al pericolo dell'analfabetismo mediatico. Per questo motivo le scuole tendono ad insegnare anche gli strumenti, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche rispetto alla consapevolezza di ciò che questi mezzi offrono → MEDIA EDUCATION, perché serve un livello minimo di conoscenze che riveli anche cosa sta dietro i media ed imparare come questi influiscano sulla dimensione comunitaria. Ci fanno essere più vicini o più lontani agli altri? La dimensione comunitaria va recuperata, sia come spazio comune che come fattore etico.  ETICA E DEONTOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE Etica e deontologia hanno un rapporto molto stretto, ma si differenziano. • Per ETICA intendiamo quella parte della filosofia che studia il comportamento umano corretto, che prevede dei valori. • La DEONTOLOGIA è più specifico (dal “greco scienza del dovere”), viene utilizzato per indicare l'etica, la morale professionale. Uno o più codici di regole che, dentro ogni professione, serve a far sì che ognuno svolga correttamente il proprio lavoro. Associato a un'idea di autoregolamentazione. Declinazione pratica dell'etica che si attiene alla specificità della professione, una dottrina professionale di chi lavora nel campo della comunicazione. Il codice deontologico viene continuamente aggiornato.

ETICA DEI MEDIA: – ETICA DELL’EMITTENZA: insieme di valori di riferimento / doveri di comportamento da parte di chi produce comunicazione. Diversi per generi e mezzi. Quali eventi diventano notizie? Quali sono i criteri di notiziabilità usati? Quali sono gli effetti dei grandi agglomerati editoriali? Che rapporto c'è fra il dovere dei media e il loro bisogno di marketing, di autopromozione? – ETICA DELLA RICEZIONE: il destinatario più che doveri, ha delle responsabilità. Riguarda gli atteggiamenti di consumo, le nostre scelte. Non è importante tanto cosa io consumo, ma come lo consumo? E' necessario educare il gusto del consumo, spesso siamo troppo acritici, ci accontentiamo dei programmi trasmessi. – ETICA DELLA TESTUALITA’: non riguarda soltanto che cosa dico, ma come lo dico. I testi possono persuadere, essere conativi, ma vi sono delle regole precise (es. il telegiornale non può utilizzare le tecniche della fiction). Correttezza della costruzione e rappresentazione dei testi comunicativi.

ETICA o meglio ETICITA' DELLE TEORIE: ad esempio, spesso i media non ci dicono tutto, ma solo quello che è in agenda (es. teoria dell'agenda setting) – ETICA DELLE ISTITUZIONI: vi sono istituti che vigilano sulla correttezza dei mezzi di comunicazione. Riguarda il controllo dei media, far sì che questi rispettino le regole. La sfida è (ri)trovare il senso della comunicazione mediatica. – senso come significato: il modo in cui vengono veicolati i significati dai media (es. spesso le immagini hanno più valore delle parole). – senso come direzione: chi è che guida il processo comunicativo? Noi o i media? Abbiamo spazi di manovra, di scelta, di orientamento dentro la comunicazione mediatica? – senso come sensibilità: come capacità di sentire, di sorprenderci. Altrimenti il flusso comunicativo rischia di “anestetizzarci”, farci sentire tutto come uguale. – senso come educazione estetica: rieducazione del gusto, tenendo presente il forte legame fra i media e altri due sistemi: il sistema economico e politico.

 RAPPORTO MEDIA E SISTEMA ECONOMICO-POLITICO E CULTURALE: L'imperativo di qualunque strumento di comunicazione è vendere, ma i quotidiani stanno soffrendo una profonda crisi. Molti hanno preferito la versione online, diminuendo o chiudendo l'edizione cartacea. Continuano a vendere le riviste che non educano la collettività (es. quelle di gossip). C' è un doppio legame tra il sistema delle comunicazioni di massa e il sistema economico: i media sono influenzati dall'economia, dal sistema economico, dai finanziamenti e, il sistema economico è agevolato a sua volta dai media (es. con la pubblicità). SISTEMA MEDIATICO ↔ SISTEMA ECONOMICO • con il sistema politico Altro legame che ha un forte impatto sull'etica, è quello con Comunicazione di massa II Semestre[2]

il sistema politico, in particolar modo quando quest'ultimo cerca un voto, un consenso. Esso ha bisogno di forme di esposizione, di visibilità e di amplificazione del messaggio per raggiungere contemporaneamente tantissime persone. Anche qui vi è un interesse reciproco, perché i media usano la politica per l'audience. I media quindi non sempre servono a spiegar meglio agli elettori i valori in campo, quindi non sempre fanno il bene dei cittadini. SISTEMA MEDIATICO ↔ SISTEMA POLITICO • con il sistema culturale Prima la cultura si trasmetteva in modo diverso (libri, quaderni), mentre al giorno d'oggi, la maggior parte passa attraverso i mezzi di comunicazione, anche per quanto riguarda i metodi di archiviazione dei contenuti. I media vengono influenzati dai sistemi culturali prevalenti, ma a loro volte influiscono su questi.

08/03

GIORNALISMO

Ogni informazione viene comunicata ma non tutte le comunicazioni sono classificabili come info. Anche la pubblicità fa informazione: anche nella deontologia pubblicitaria c'è il divieto di mentire. Deve perseguire la verità.

Un primo punto ambivalente è la quantità di informazione oggi: quotidianamente a disposizione abbiamo moltissime informazioni, anche non richieste. L'informazione è veicolata da spazi molto ampi. Va messa in relazione la QUANTITÀ dell'informazione con la QUALITÀ della stessa. La ridondanza e l'eccesso, in ogni caso strategie di propaganda, non creano maggiore informazione, ma offuscano informazioni che sarebbero più rilevanti. Per le informazioni online la guida e la struttura non sono molto chiare: nelle ricerche online, soprattutto, non sempre i primi risultati sono i migliori. C'è poi quel l'informazione che persegue gli interessi di qualcuno, non necessariamente partiti: es. nel '90 McDonalds apre il primo fase fool a Mosca e i Tg trasmettono molti servizi sul successo dell'apertura. Si scoprì che i servizi non erano stati girati dai Tg, ma da un'agenzia che, pagata dall'azienda, diffondeva servizi costruiti ad arte per diffondere il marchio. Altro esempio è l'invasione del Kuwait e l'intervento USA: in seguito ad una campagna attivata da cittadini coinvolti nella guerriglia, sono state diffuse immagini che mostravano come l'invasione non fosse dannosa solo per lo stato stesso, ma per il mondo, tanto da suscitare l'intervento di Paesi con importanti interessi economici nella zona. Nella considerazione deontologica delle azioni pubblicitarie, non ci sono sempre degli standard: non è solo il cosa che entra in gioco, ma anche il come e il perché. C'è un legame di interdipendenza molto forte tra editoria e pubblicità: sulla carta, tuttavia, la palese influenza della pubblicità sugli articoli sarebbe vietata. Infatti, il primo protocollo che cerca di regolamentare i rapporti tra pubblicitari e giornalisti è del 1988, redatto a tutela della trasparenza nei rapporti tra pubblicità e giornalismo.

Le notizie sono dunque ora MOLTE, INFLUENZATE e spesso PRIVE DI FONTE: ora il bisogno di notizie è così compulsiva che prima di poter verificare l'attendibilità della notizia, essa è già stata diffusa. INFO POLLUTION: troppa informazione, spesso scadente. È stata per molto tempo una discussione aperta quella sull'oggettività dell'informazione: nasce verso la metà dell'800, con la nascita dell'ASSOCIATED PRESS, che intuisce il business dell'informazione, raccogliendo notizie e rivendendole. Senza le figure dei giornalisti professionisti, l'AP si affida a mercanti e persone spesso in Comunicazione di massa II Semestre[3]

viaggio. Viene dunque predisposto un FORMAT, che viene assimilato alle 5W, un criterio di raccolta delle notizie, ma soprattutto di stesura e diffusione. Sempre legato a questioni tecniche si diffuse l'idea della diffusione delle notizie secondo l'idea della PIRAMIDE ROVESCIATA: un motivo è perché spesso agli inizi non si sapeva bene quanto sarebbe durata la comunicazione, così veniva richiesta all'inizio la base dell'evento; un altro motivo sta nella compostine dilisca del giornale, che avveniva tagliando e incollando pezzi di foglio.

Il GIORNALISMO OGGETTIVISTA è la prima idea di giornalismo che si afferma, in cui tutto deve essere razionale, oggettivo, con la conseguente diffusione del mito della distinzione tra fatto e opinione, soggettività e oggettività: il giornalista è quindi colui che è in grado di testimoniare l'evento senza alcuna soggettività. È, in ogni caso, STRUTTURALMENTE IMPOSSIBILE una comunicazione oggettiva. Un'oggettività relativa è invece possibile: dare voce ad entrambe le fonti, affiancare commenti di segno opposto, aiutare il destinatario a comprende una pluralità di opinioni. I giornalisti stessi non parlano di verità assoluta, ma di verità sostanziale ai fatti, massima approssimazione possibile, intesa come prossimità, ossia la ricerca di avvicinarsi il più possibile al fatto che si deve raccontare. In questo senso è rilevante il termine di VERITÀ SOSTANZIALE dei fatti.

Ci sono stati nel tempo diversi approcci al giornalismo: ad esempio, idea di rottura rispetto agli schemi classici - durato poco; si sviluppa anche il giornalismo interpretativo, con la nascita dei magazine, rotocalchi e inserti periodici, per analizzar più a fondo alcuni fenomeni che sarebbero invece interpretati solo superficialmente. Si arriva poi a quello definito come GIORNALISMO NATURALE, ossia giornalismo attivo e d'inchiesta, che ora sono lontani dal giornalismo convenzionale e più vicini a programmi di infotainment.

Figura del giornalista in quanto mediatore: su di esso è molto concentrata l'attenzione.

GIORNALISTA COME MEDIATORE

Galdòn Lopez parla del mestiere del giornalista non come un lavoro, ma come un mestiere. Questo perché ha un obbligo di correttezza verso la comunità: ha un ruolo sociale. - tramite fra la realtà e il destinatario: il destinatario necessità di un "selezionatore", qualcuno che possa fornire info. - svolge una mediazione linguistica: alcuni fatti diventano notizia per COME vengono raccontati, e la responsabilità del giornalista sta nella scelta dei CODICI e dei CANALI espressivi; - opera una mediazione spaziale: riduce lo spazio tra il luogo in cui si verifica l'evento e il destinatario. - opera una mediazione temporale: il tempo viene percepito come un tempo di contemporaneità, come un tempo sospeso rispetto all'evento. Non necessariamente la contemporaneità è legata ad una migliore informazione. - impegnato in una mediazione etica attraverso la deontologia e la coscienza. - non è solo testimone dei fatti, ma per la sua struttura ne è naturalmente anche interprete: può avere diversi atteggiamenti, scegliendo di concentrarsi su elementi diversi nel racconto; il modo in cui egli si pone nei confronti della notizia dà al destinatario delle linee guida per la decodifica. I giornalisti mettono in atto delle strategie nella diffusione dell'informazione: nel momento stesso in cui un giornalista racconta, non attiva solo una funzione reverenziale, ma mette in atto una strategia di persuasione, cercando di convincere il pubblico dell'affidabilità di una determinata testata rispetto ad un’altra. Dichiarate impossibili oggettività e imparzialità, si può parlare di interpretazione. Per fare informazione bisogna fare delle scelte e portare avanti delle argomentazioni, che richiedono una competenza da parte del giornalista, che deve risultare credibile al destinatario. Una volta padrone dei contenuti, il giornalista deve concentrarsi sulla retorica, su come presenta i contenuti: il ricorso alla retorica non è scorretto in sé, in quanto consiste sostanzialmente nel trovare la forma corretta per esprimere determinate informazioni. L'idea di retorica è quella Comunicazione di massa II Semestre[4]

di trovare la giusta forma per ciascun contenuto. Si introduce l'idea di INTELLIGENZA DEL GIORNALISTA, ossia insieme di capacità, competenze, sia lavorative che personali, richiesta al giornalista. Alcune nozioni sono NECESSARIE per il giornalista, ma non è abbastanza il possederle per creare una corretta informazione. Nel caso della professione giornalistica c'è una forte identità tra professionista e persona: lui chiama le predisposizioni giornalistiche degli "ABITI INTELLETTUALI":

- SENSO REALISTA: apertura alla realtà senza pregiudizi, per comprendere la vera natura delle cose - SENSO TELEOLOGICO, CRITICO E STORICO: capacità di analisi e sintesi, per favorire la ricerca della verità e la sua comunicazione - SENSO RETORICO: capacità di ricorrere al linguaggio e alle modalità espressive più appropriate per comunicare la verità - SENSO DOCUMENTARIO: cura di documentarsi ed esercitare di continuo le proprie conoscenze «Ciò che appare veramente indispensabile e operativo risiede, piuttosto, nel possesso di alcune predisposizioni intellettuali e virtù etiche, tipiche di chi sa valutare e riflettere, e successivamente comunicare, in modo da rendere giustizia alla realtà, al destinatario e a se stessi» (G. Galdòn Lopez)

Il senso realista _ Lo sforzo di aprirsi alla realtà, eliminando i pregiudizi che limitano l’orizzonte di conoscenza, è la prima condizione _ Occorre un ampio panorama di riferimento e intellettuale, basato su solidi fondamenti culturali e sull’esperienza _ La conoscenza è soggettiva, ma la realtà oggetto di conoscenza è oggettiva; la mente deve adeguarsi alla cosa, senza adeguare la realtà alle proprie precomprensioni _ Spesso le cose più importanti o significative non appaiono subito, ma vanno ricercate con attenzione _ La realtà è da scoprire, nella sua immensa. I Greci chiamavano la verità alétheia (“svelamento”, “scoperta”)

Senso critico, storico, docum. _ “Critica” deriva dal greco krinen: discernere, collocare le cose al loro posto, distinguere il vero dal falso, ciò che interessa sapere da ciò che da ciò che si può anche non sapere _ Il discernimento è senso critico, che deve fondarsi sull’interesse personale e sulla curiosità intellettuale che conduca a un’autentica conoscenza della realtà, per tradursi in giudizi conclusivi equilibrati, in decisioni pratiche orientate al bene collettivo _ L’apertura alla realtà, il senso storico e il senso critico trovano nella necessità di documentarsi il loro stesso fondamento. Un simile atteggiamento «implica un riferimento costante alla ricerca della verità, in mancanza della quale il senso critico dissolverebbe la sua ragion d’essere» (G. Lopez)

Il senso retorico e teleologico

Comunicazione di massa II Semestre[5]

_ Senso retorico, oltre ad abilità linguistiche e narrative, richiede la conoscenza dell’aspetto persuasivo della comunicazione e informativo e la capacità di farlo emergere senza inganni né compromessi _ Il senso retorico non è semplicemente l’attitudine a rendere verosimile ciò che è vero, ma richiede anche la capacità di rendere interessante ciò che si deve sapere, per indurre a riflettere su una verità _ Il senso teleologico è la necessità di tenere sempre presente il fine della propria attività professionale (e personale) e delle conseguenti modalità di operare: l’arricchimento culturale e morale dell’uomo _ Il senso teleologico fa riferimento a un senso vocazionale e a un senso personalista ed etico

Il senso vocazionale _ È ciò che permette di identificare il proprio progetto personale con le esigenze e i fini specifici della propria attività professionale _ Nella realizzazione del giornalismo naturale, l’operatore dell’informazione «non è un burocrate senz’anima, né un operatore tecnico più o meno efficiente, ma una persona impegnata a svolgere una determinata missione al servizio dei cittadini, che può essere svolta in modi specifici e tramite diverse attività» (G. Lopez, 183) _ Questo senso vocazionale conduce a ritenere «che l’attività giornalistica sia un lavoro dell’uomo, sull’uomo e per l’uomo, dal momento che riguarda il bene suo e di tutta la società» (G. Lopez, 188)

Il senso personalista ed etico _ È «la visione completa della natura e dei fini dell’uomo, e il conseguente atteggiamento verso tale naturale a partire da essa, nell’agire quotidiano» _ L’uomo è innanzitutto persona, essere responsabile dei propri atti, chiamato ad affermarsi come tale in tutta la sua dignità, che si manifesta quando egli si apre all’altro attraverso l’attitudine al servizio _ La persona è un essere singolare e irripetibile, con diritti e doveri inalienabili, a prescindere dalla sua condizione. È un riferimento per le azioni libere che costituiscono l’attività di informazione _ Il senso personalista è il fondamento del senso vocazionale; è un dovere verso se stessi che non si esaurisce in un comportamento professionale ma costituisce il criterio di ricerca, valutazione e selezione delle informazioni, che dà senso a tutti gli altri aspetti

Il senso personalista ed etico _ Chi è privo di spirito di servizio o considera i destinatari come semplici consumatori, elettori o massa risultando un disinformatore o un manipolatore _ Quanto più il giornalismo risulta centrato sull’idea di persona, tanto più comprenderà la ricaduta morale del proprio lavoro, portandolo a compimento al meglio _ Il senso personalista induce il giornalista a coltivar_ coltivare e rispettare la propria dignità personale, che ha a che vedere con la capacità attiva di essere

Comunicazione di massa II Semestre[6]

_ Questa “capacità attiva di essere” si specifica in vari modi: la rinuncia al potere conferito dal ruolo, la serenità nel proprio lavoro, l’indifferenza verso la fama o il denaro, la difesa della libertà personale _ L’espressione della propria dignità consiste nella disposizione a fornire un servizio utile alla collettività

Alcuni criteri operativi _ saper ascoltare i bisogni delle persone _ non limitarsi all’aspetto superficiale degli eventi _ non ridurre la vita ad aspetti biologici o materiali _ non privilegiare la politica a scapito della coscienza, l’estetica a scapito dell’etica _ evitare il sensazionalismo, esprimendo invece i valori degni di essere diffusi attraverso l’informazione _ sensibilizzare attivamente i destinatari sul piano culturale e morale, favorendone l’attività di riflessione, partecipazione, libertà, senso critico _ non riferire solo degli aspetti negativi del vivere sociale, ma sottolineare i numerosi aspetti positivi _ adeguare la struttura dell’informazione alle caratteristiche della realtà e a un fine umano _ agire nella prospettiva della dignità della persona _ L’etica dell’attività di informazione «si propone quale analisi, sviluppo ed esercizio armonico delle virtù intellettuali e morali delle persone. Tale meta deve essere conseguita nel rispetto della dignità umana attraverso la conquista della propria libertà interiore e lo stimolo ad agevolare quella degli altri» (G. Lopez, 199) _ «Si può asserire che è possibile risultare un buon architetto, ingegnere, elettricista, meccanico, informatico, o realizzare bene qualsiasi altro mestiere tecnico – ivi incluse le comunicazioni – senza che sia necessario, per questo motivo, risultare una persona buona nel senso completo di questo termine; mai, però, si potrà essere un buon giornalista [operatore dell’informazione] senza questa condizione» (G. Lopez, 200)

La verità nel proprio contesto _ Se il fine dell’informazione è «la visione completa della natura e dei fini dell’uomo, l’atteggiamento verso tale natura e, a partire da essa, nell’agire quotidiano», allora «quanto definiamo verità dell’informazione coincide con una verità pratica che implica la adeguata comunicazione di una determinata verità su qualcosa di specifico» (G. Lopez, 188) _ Ciò che distingue le modalità comunicative, _ è il fine dell’attività informativa, che ne determina la natura _ Tale fine consiste «nell’attuazione libera – e pertanto riflessiva, fondata sulla verità e solidarietà – dell’uomo in società» _ Galdòn Lopez afferma che «È la verità sull’uomo il punto di riferimento specifico e permanente che ne attribuisce il senso e permette di strutturare in modo idoneo tutte e ognuna delle singole azioni orientate all’informazione» (G.Lopez, 189)

Comunicazione di massa II Semestre[7]

Di fatto, il giornalista non si limita a fare informazione, ma anche formazione. È fondamentale un'attitudine alla formazione, la consapevolezza della necessità di documentarsi. Un bravo giornalista trova delle informazioni, delle notizie rilevanti e importanti, ma ha anche il "dovere" di non annoiare il destinatario, rendendo interessante la resa delle notizie, scrivendo le in modo accattivante. Il fine del giornalista dovrebbe essere, in linea di massima, l'ARRICCHIMENTO culturale e morale dell'uomo. Bisogna quindi ormai selezionare quali fatti, eventi hanno la dignità di diventare notizia e quali invece andrebbero solo ad "inficiare" il gruppo di notizie che portano elementi di arricchimento alla società.

Il giornalismo è il lavoro dell'uomo, sul l'uomo e per l'uomo.

I DOVERI DEI GIORNALISTI

DOVERI = obblighi professionali Documento principale → CARTA DEI DOVERI (1993), un documento che nasce per specificare meglio alcune norme contenute nelle leggi. La Carta dei doveri (1993) _ Il lavoro del giornalista si ispira ai principi della libertà d'informazione e di opinione sanciti dalla Costituzione italiana, ed è regolato dall'art. 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963:

«È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori»

Responsabilità del giornalista Responsabilità verso i cittadini. Idea di una sorta di mestiere come servizio per il pubblico. Principio fondamentale → LIBERTA’ DI ESPRESSIONE Il giornalista non può discriminare nessuno per qualsiasi ragione.

_ Il giornalista è responsabile del proprio lavoro verso i cittadini e deve favorire il loro dialogo con gli organi d'informazione. E si impegna a creare strumenti idonei (garanti dei lettori, pagine per i lettori, spazi per repliche, ecc.) dando la massima diffusione alla loro attività _ Il giornalista accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata, purché le disposizioni non siano contrarie alla legge professionale, al Contratto nazionale del lavoro e alla Carta dei doveri

Nessuna discriminazione _ Il giornalista non può discriminare nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche _ Il riferimento non discriminatorio, ingiurioso o denigratorio a queste caratteristiche della sfera privata delle persone è ammesso solo quando sia di rilevante interesse pubblico

Il diritto alla privacy Comunicazione di massa II Semestre[8]

_ Il giornalista rispetta il diritto alla riservatezza di ogni cittadino e non può pubblicare notizie sulla sua vita privata se non quando siano di chiaro e rilevante interesse _ Rende nota la propria identità _ I nomi dei congiunti di persone coinvolte in casi di cronaca non vanno pubblicati a meno che ciò sia di rilevante interesse pubblico; non vanno comunque resi pubblici nel caso in cui ciò metta a rischio l'incolumità delle persone _ Non si possono pubblicare elementi che rendano possibile un'identificazione _ I nomi delle vittime di violenze sessuali non vanno pubblicati né si possono fornire particolari che possano condurre alla loro identificazione a meno che ciò sia richiesto delle stesse vittime per motivi di rilevante interesse generale _ Il giornalista presta sempre grande cautela nel rendere pubblici i nomi o comunque elementi che possano condurre all'identificazione dei collaboratori dell'autorità giudiziaria o delle forze di pubblica sicurezza, quando ciò possa mettere a rischio l'incolumità loro e delle famiglie

Il dovere della rettifica _ Il giornalista rispetta il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive _ Rettifica con tempestività e appropriato rilievo, anche in assenza di specifica richiesta, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate, soprattutto quando l'errore possa ledere o danneggiare singole persone, enti, categorie, associazioni o comunità

Il diritto di replica _ Il giornalista non deve dare notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione o la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica dell'accusato _ Nel caso in cui ciò sia impossibile (perché il diretto interessato risulta irreperibile o non intende replicare), ne informa il pubblico _ In ogni caso prima di pubblicare la notizia di un avviso di garanzia deve attivarsi per controllare se sia a conoscenza dell'interessato

La presunzione d’innocenza _ Il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo _ Il giornalista non deve pubblicare immagini che presentino intenzionalmente o artificiosamente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo

Il dovere di lealtà e buona fede _ In caso di assoluzione o proscioglimento di un imputato o di un inquisito, il giornalista deve sempre dare un appropriato rilievo giornalistico alla notizia, anche facendo riferimento alle notizie ed agli articoli pubblicati precedentemente _ Idea della equivalenza informativa. Il giornalista deve osservare la massima cautela nel diffondere nome e immagine di persone incriminate per reati minori o di condannati a pene lievissime, salvo i casi di particolare rilevanza sociale

Comunicazione di massa II Semestre[9]

Il rapporto con le fonti _ Il giornalista deve sempre verificare le informazioni ottenute dalle sue fonti, per accertarne l'attendibilità salvaguardando sempre la verità sostanziale dei fatti _ Nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate, il giornalista deve rispettare il segreto professionale e avrà cura di informare il lettore di tale circostanza _ In qualunque altro caso il giornalista deve sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d'informazione _ L'obbligo della citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d'informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto _ In nessun caso il giornalista accetta condizionamenti dalle fonti per la pubblicazione o la soppressione di una informazione

Informazione e pubblicità _ I cittadini hanno il diritto di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli _ I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici _ Il giornalista è tenuto all'osservanza dei principi fissati dal Protocollo d'intesa sulla trasparenza dell'informazione e dal Cnlg _ Deve sempre rendere riconoscibile l'informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale _ Il g. non può subordinare al profitto proprio o di terzi le informazioni economiche o finanziarie di cui sia venuto a conoscenza, non può turbare l'andamento del mercato con notizie riferibili al proprio tornaconto _ Il g. non può scrivere articoli o notizie relativi ad azioni sul cui andamento borsistico abbia direttamente o indirettamente un interesse finanziario, né può vendere o acquistare azioni delle quali si stia occupando o debba occuparsi professionalmente _ Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi-spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o da enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro o ledere la sua credibilità e dignità professionale _ Il giornalista non assume incarichi e responsabilità in contrasto con l'esercizio autonomo della professione, né può prestare il nome, la voce, l'immagine per iniziative pubblicitarie incompatibili con la tutela dell'autonomia professionale _ Sono consentite a titolo gratuito, analoghe prestazioni per iniziative pubblicitarie volte a fini sociali, umanitari, culturali, religiosi, artistici, sindacali o comunque prive di carattere speculativo

La tutela dei minori _ Il giornalista rispetta i principi sanciti dalla Convenzione ONU del 1989 sui diritti del bambino e le regole sottoscritte con la Carta di Treviso per la tutela della personalità del minore, sia come protagonista attivo sia come vittima di un reato _ In particolare: Comunicazione di massa II Semestre[10]

_ a) non pubblica il nome o qualsiasi elemento che possa condurre all'identificazione dei minori coinvolti in casi di cronaca; _ b) evita possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse; _ c) valuta, comunque, se la diffusione della notizia relativa al minore giovi effettivamente all'interesse del minore stesso

Diritti di malati e disabili _ Il giornalista tutela diritti e dignità delle persone disabili _ Il giornalista tutela i diritti dei malati, evitando un sensazionalismo che potrebbe far sorgere timori o speranze infondate _ In particolare: _ a) non diffonde notizie sanitarie che non possano essere controllate con autorevoli fonti scientifiche; _ b) non cita il nome commerciale di farmaci e di prodotti in un contesto che possa favorire il consumo del prodotto; _ c) fornisce tempestivamente il nome commerciale dei prodotti farmaceutici ritirati o sospesi perché nocivi alla salute. _ Il giornalista s'impegna comunque ad usare il massimo rispetto nei confronti dei soggetti di cronaca che per ragioni sociali, economiche o culturali hanno minori strumenti di autotutela

Allegati _ Si considerano allegati alla presente Carta, che sarà aggiornata periodicamente: _ La Carta di Treviso _ Il Protocollo su Informazione e Pubblicità _ La violazione di queste regole integranti lo spirito dell'art. 2 della Legge 3.2.69 n.63 comporta l'applicazione delle norme contenute nel Titolo III della citata legge

Informazione e pubblicità _ Protocollo sulla trasparenza pubblicitaria _ Il diritto-dovere ad una veritiera e libera informazione è principio universale nel quale si riconoscono e al rispetto del quale si impegnano le categorie professionali firmatarie dell’accordo _ Il cittadino ha diritto a una corretta informazione _ Nei confronti del pubblico (lettore-ascoltatore) la responsabilità della correttezza dei messaggi è - ciascuno per la sua parte - delle categorie professionali delle comunicazioni di massa _ Primo dovere è di rendere sempre riconoscibile l'emittente del messaggio _ Si conviene quanto segue: _ a) Per l'attività professionale non si dovrà accettare, richiedere od offrire (anche se con il consenso del datore di lavoro o committente) compensi di alcun genere che possano confondere o sovrapporre i ruoli professionali b) Le attività economiche, i beni (prodotti e servizi) e le opinioni di singoli enti e gruppi possono essere soggetto di messaggio pubblicitario, di attività di relazioni pubbliche o di Comunicazione di massa II Semestre[11]

informazione giornalistica, senza alcuna limitazione o censura né reciproco condizionamento, nel solo rispetto delle leggi vigenti o delle norme di autodisciplina _ Il "tipo" di messaggio deve essere riconoscibile e la collocazione di messaggi diversi deve essere distinta _ c) L'obbligo di correttezza è nei confronti di tutti i soggetti Le organizzazioni sottoscriventi riconoscono perciò la necessità della massima correttezza non solo nei rapporti reciproci ma anche nei confronti dei rispettivi committenti e porranno la massima attenzione alla veridicità delle informazioni trasmesse. Ciò implica in particolare per la professione giornalistica, la verifica preventiva di attendibilità e di correttezza di quanto viene diffuso e la adeguata correzione di informazioni che dopo la loro diffusione si rivelino non esatte, specialmente quando tali notizie possano risultare lesive o dannose _ d) Gli associati delle organizzazioni firmatarie sono tenuti ad agire in modo tale da non indurre i componenti di altre categorie professionali a discostarsi alle norme di comportamento proprie di ciascuna

15/03

INFORMAZIONE E DIRITTI DEI MINORI

Il principio fondamentale della carta di Treviso è che un minore coinvolto in un fatto di cronaca non venga mai citato: nel 2006 questo principio viene cambiato, qualora il minore fosse coinvolto in un fatto di cronaca POSITIVO. I minori protagonisti di cronache giornalistiche godono di una tutela privilegiata come stabilito dalle carte deontologiche?

CASI EMBLEMATICI: - Caso Cogne (30 gennaio 2002) in relazione al modo in cui i quotidiani si sono occupati del fratello della vittima, Davide Lorenzi; - Caso Desiree Piovanelli, 15enne di Leno uccisa nell'ottobre 2002 da tre minorenni ed un adulto;

Le analisi di questi casi sono basate su alcune edizioni dei principali quotidiani nazionali. Si parla di due DIRITTI: il diritto/dovere di informare, ossia il DIRITTO DI CRONACA, legato saldamente ma in conflitto con i DIRITTI DEI MINORI. Le carte deontologiche, a questo riguardo, stabiliscono che i diritti del minore PREVALGONO sul diritto di cronaca e critica. Quello del minore è, sulla carta, un diritto superiore. Tuttavia, nella prassi informativa, non sempre funziona in questo modo. La fonte ispiratrice per queste norme deontologiche è la CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL'INFANZIA (1989). Importanti sono l'articolo 13 (vedi slide), che determina il diritto di un minore di avere rilevanza mediatica, e l'articolo 16 (vedi slide) che a sua volta determina il divieto di intervenire in maniera lesiva dell'immagine del minore in campo mediatico.

Comunicazione di massa II Semestre[12]

CARTA DI TREVISO (1990): è fondamentale il MANTENIMENTO DELL'ANONIMATO del minore qualora fosse coinvolto in un atto mediatico, che implica il divieto di pubblicare elementi che indirettamente possano portare all'identificazione del minore; inoltre deve essere tutelata la specificità del minore come PERSONA IN DIVENIRE, in quanto prevale su tutto il suo diritto di un regolare processo di maturazione. Sottolinea come una maggiore attenzione debba essere posta per evitare una STRUMENTALIZZAZIONE dei minori da parte degli adulti. Laddove non ci sia un obbligo o un divieto esplicito, il giornalista deve chiedersi in responsabilità se pubblicare un determinato fatto sia davvero nell'interesse del minore. Tuttavia questa carta non era restrittiva, era più una dichiarazione di intenti, in quanto NON prevedeva sanzioni. L'unico caso in cui è possibile pubblicare dati identificativo del minore è nel caso di una sparizione o simili, sempre però con il consenso di genitori e giudice competente. (Vedi slide per testi completi).

CARTA DI TREVISO - VADEMECUM '95: unico caso di riscrittura in così breve tempo; gli autori ne spiegano i motivi, che sono in sostanza la continua e ripetuta violazione della carta in ambito giornalistico. Vengono numerati gli articoli affiancati da esempi. Nell'articolo 1, per esempio, si spiega con numerosi esempi cosa non sia possibile pubblicare per preservare l'identità del minore (es. Comune di residenza, scuola frequentata, etc.) La notizia può essere in questo modo "mutilata", resa meno accattivante, ma in questo caso è appunto più importante il diritto del minore rispetto a quello di cronaca. Nell'articolo 2 si parla con esempi concreti di possibili casi di affidamento o divorzio; nell'articolo 3 viene sottolineato come i bambini non vadano INTERVISTATI o IMPEGNATI in trasmissioni televisive che possano ledere alla sua privacy, dignità, o regolare processo di maturazione. Importante sottolineatura è il fatto che questo divieto PRESCINDA dalla volontà dei genitori. Importante è l'articolo 4, che VIETA di spettacolarizzazione dettagli di cronaca che potessero generare comportamenti di emulazione o suggestione, in caso di casi lesivi o autolesivo. Anche nell'articolo 5 si pone l'accento su come sia importante EVITARE la spettacolarizzazione che tra poi ad uno sfruttamento della persona, nel caso di minori malati o altro.

CARTA DI TREVISO - AGGIORNAMENTO 2006: parte sempre dalla garanzia Dell'anonimato, che viene meno solo quando il minore sia protagonista di qualche evento positivo, che dia risalto alle qualità del minore; nell'articolo 3 viene ribadito con maggiori dettagli il divieto di divulgare elementi di possibile identificazione. Nell'articolo 6 viene ancora una volta sottolineato, con sempre maggiore specificità, come non si debbano sottolineare elementi che possano scatenare suggestione o emulazione in casi lesivi o autolesivi. Un leggero cambiamento di nota nell'articolo 8, dove viene dichiarata "da tenere in considerazione" la volontà dei genitori e del giudice, qualora fossero da divulgare generalità e altre informazioni nei casi in esse fossero necessarie.

Comunicazione di massa II Semestre[13]

Nell'articolo 10 viene citato per la prima volta il giornalismo online, che ha un elemento in più di "pericolosità", in quanto i contenuti diffusi potrebbero essere facilmente disponibili nel tempo. Nell'articolo 11 vengono per la prima volta citate delle sanzioni nel caso di giornalisti che violassero tali regole. Per la prima volta con la carta del 2006, l'Ordine dei Giornalisti della FNSI si impegnano a promuovere l'Osservatorio della carta di Treviso e altri dettagli risalenti anche a 16 anni prima, anche se questa volontà resta solo su carta.

CARTA DEI DOVERI DEL GIORNALISTA (1993): (copia slide)

IL CASO DI COGNE:

- niente privacy per il fratello di Samuele: i quotidiani hanno divulgato numerose info, spesso PRIVE di qualunque interesse pubblico, ossia del requisito fondamentale di una notizia; questo esempio è un evidente "tradimento" dell'articolo della carta di Treviso; - l'intrusione nella privacy del bambino NON è funzionale a nessun elemento della notizia, è spettacolarizzazione; - vengono pubblicata anche dichiarazioni di adulti vicini al bambino, che lo mettono in cattiva luce o, per lo meno, danneggiano la sua immagine e un suo possibile sviluppo futuro: il padre lo cita in una frase di cattivo gusto, la madre lo usa quasi come "scudo". Il giornalista ha VIOLATO la carta di Treviso pubblicando queste evidenti boiate. Queste ripetute violazioni da parte dei giornali sono state "necessarie" per creare un maggiore coinvolgimento emotivo e una partecipante empatica; vero è che in ogni caso anche rispetto a Davide c'era una grande notiziabilità, tuttavia non è giustificabile la profonda strumentalizzazione da parte degli adulti coinvolti.

L'OMICIDIO DI DESIRÈE:

- stigmatizzazione e deformazione delle personalità degli assassini, tramite identificazioni fittizie, SOMMARIE e STEREOTIPATE, come

"Troppo sbruffoni, troppo bulli, aggressivi, fastidiosi e insomma non piacevano a nessuno, grandi e coetanei" (La Stampa, 9/10/02)

Un passaggio successivo e più pesante, in un virgolettato senza fonte, e quindi senza valore, dove il termine "sfigato" torna due volte, nel virgolettato e anche nelle parole del giornale stesso, senza alcun diritto. Vengono utilizzati STEREOTIPI letterari e narrativi, trasformando il caso di cronaca in una storiella. Il giornale continua a dare giudizi sulla personalità dei ragazzi, senza nessun fondamento.

Comunicazione di massa II Semestre[14]

C'è anche un fondamentale problema di ETICA DEL TESTO, ossia su come il testo viene posto: paragonando l'evento ad un film dell'orrore, anche il pubblico perde la percezione della vera tragicità della vicenda. Orrendo è un sottotitolo di un quotidiano, che oltre agli alti insulti, definisce due dei ragazzi come "falliti come violentatori".

In questo caso sono stati sottolineati tutti i possibili fatti scabrosi e di violenza gratuita, cosa vietata da TUTTE le carte deontologiche. L'eccesso retorico è portato al l'ennesima potenza, vengono aggiunti particolari assolutamente inutili per la notizia e macabri, che ridicolizzano la storia vera, riconducendo la ad un b-movie dell'orrore.

Infine, i tre "sfigati", diventano degli eroi dell'orrore: acquisiscono un "fascino perverso" da protagonisti, viene creato un allarmismo sociale, con grande teatralità. Oltre agli assassini, anche la memoria della vittima è stata assurdamente macchiata.

PRINCIPALI VIOLAZIONI DEONTOLOGICHE NEI 2 CASI:

Violazione della privacy di Davide, per soddisfare la curiosità dei lettori; violazione della dignità di Desirée per soddisfare l'interesse pubblico. In questi due casi ci sono stati un mancato rispetto dei diritti dell'infanzia, una strumentalizzazione dei protagonisti diventate vittime del sistema informativo. Il garante della privacy, autorità del settore, non si è minimamente interessati della numerose e pesanti violazioni.

Queste analisi evidenziano come le esigenze di vendita abbiano del tutto surclassato i principi etici e deontologici, sottolineando come la selezione delle informazioni avvenga, di fatto, in base all'impatto emotivo suscitato. In sostanza, i minori protagonisti della cronaca sono, nella maggior parte dei casi, per nulla tutelati e, anzi, strumentalizzati in maniera ancora più evidente.

La distanza tra teoria e prassi è evidente: la moltiplicazione di regole di autodisciplina è il segnale di una decadenza della COSCIENZA PROFESSIONALE? Il "tasso deontologico" dell'informazione giornalistica si rivela spesso insufficiente per garantire i diritti dei minori. Un giornalismo responsabile e cosciente è possibile, purché rinunci agli elementi eccessivamente sensazionalistiche, strumentali, persino trash.

Necessità di RECUPERARE il fondamento etico sia tra i giornalisti che tra i lettori.

CODICE SULLA PRIVACY PER I GIORNALISTI

Comunicazione di massa II Semestre[15]

Tale professione porta alla conoscenza di fatti personali, si chiede quindi ai giornalisti il rispetto del codice di deontologia. UNICO CASO in cui viene conferito un valore di legge ad un codice deontologico ART. 5 → raccogliere informazioni di tutti i tipi (anche personali) ma vi è un limite nella divulgazione → divulgare sì qualcosa di interesse pubblico, ma evitando di scalfire la privacy della persona DEROGA → per motivi di rilevante interesse pubblico Responsabilità ultima del professionista, che deve valutare se quello che pubblica è effettivamente di interesse oggettivo per il minore.

ART.9 → il diritto viene chiamato dovere ART. 10 e 11 → molto simili, caso Marrazzo rappresenta il limite ART. 13 → si applica a tutti i giornalisti e a tutti coloro che esercitino, anche occasionalmente, attività pubblicistica (tutti la osservano, ma solo i giornalisti vengono puniti!)

www.odg.it ordine dei giornalisti, leggi e norme

CARTA DEI DOVERI DELL’INFORMAZIONE ECONOMICA (2007) – allegato TUF e regolamentazione CONSOB (danno per implicita la conoscenza di tali testi da parte dei giornalisti, i quali li rispettano) 4. non condizionamento dell’autonomia, mantenere una figura autorevole e/credibile 7. versante delicato → consigli e indicazioni finanziarie (si è fatto largo anche nei giornali generalisti) → nelle raccomandazioni di investimento bisogna basarsi sui numeri, sui dati di fatto 8. completa trasparenza

22/03

MINORI e TV: regolamentazione in EU

Il punto di partenza è una direttiva Europea, "Televisione senza frontiere", che vorrebbe universalizzare a livello europeo una serie di regolamentazioni. Ha senso fare una ricerca solo europea e non mondiale, perché rimane in ogni caso la differenza originaria di importazione televisiva tra USA e EU. La tv europea, nascendo come tv pedagogica, deve obbedire ad un mandato operativo statuale, con una "missione educativa": fino alla fine degli anni 80 non c'è stato bisogno di ribadire determinate regole sui minori, perché queste norme erano piuttosto date per scontare. La necessità di autoregolamentazione nasce con la presa di posizione delle tv private. In questa normativa, del 1989, il punto di riferimento per la tutela dell'ordine di programmazione è il 22 (Direttiva 97/36/CE, art. 22), che sanciva il divieto di trasmettere programmi lesive della persona del minore, ossia con pornografia e violenza. Comunicazione di massa II Semestre[16]

L'unica eccezione a questo articolo sta nella scelta dell'ora di programmazione o qualsiasi altro mezzo tecnico che possa IMPEDIRE ai minori di assistere a tali programmi. Nel 22 bis si soffermano sul non discriminare le minoranze.

In tutti i paesi si trovano un po' entrambe le regolamentazioni: le emittenti televisive si danno delle regole e si impegnano a condividerle. Per la regolamentazione ci possono essere: - autorità regolati a che indichi principi e strumenti; - singola emittente che accoglie i suddetti principi e li applichi autoregolamentandosi; - autorità che verifichi la effettiva applicazione dei codici e sanzioni le infrazioni.

FORME DELLA REGOLAMENTAZIONE

Definizione da parte dell'autorità regolativa di standard qualitativi o quantitativi o di codici di condotta, spesso come parte integrante del contratto di concessione.

Accreditamento da parte di un'autorità esterna, ossia un istituto di controllo che stabilisce regole e codici (es.Nicam, centro olandese super partes)

Sottoscrizione di accordi che prevedono esplicitamente l'adozione di un dispositivo di autoregolamentazione (es. segnaletica)

Definizione di guide linea interne (BBC, ARD) Definizione di un soggetto interno all'emittente responsabile della valutazione dei

programmi o di un responsabile per la tutela dei minori Standardizzazione dei criteri di valutazione dei programmi Adozione di fasce orarie convenzionali (es. Watershed)

FORME DI CONTROLLO Autocontrollo supervisionato da un'autorità regolativa Controllo ex post da parte dell'autorità regolativa, arriva dopo l'emissione del

programma Controllo ex post da parte di un'altra autorità deputata, come ad esempio

l'Osservatorio di Pavia Controllo in base a segnalazioni e denunce del pubblico

I modelli fondamentali sono due: Modello del watershed, spartiacque orario tra programmazione familiare e per adulti

(TSF art. 22,2): Gran Bretagna, Germania, e Svezia. Modello della segnaletica, sistema codificato che informa gli spettatori circa i limiti di

età consigliati per la visione di un certo programma (TSF art.22,3): Francia, Spagna, Olanda.

WATERSHED

Comunicazione di massa II Semestre[17]

Si basa sulla "fiducia istituzionale" del pubblico nei confronti dell'emittente e sulle aspettative del pubblico familiare da ore dell'emittente, che si aspetta che dentro una certa fascia un programma sia più o meno adatto ad un determinato pubblico e agisce di conseguenza. È importante anche l'idea dell'introduzione progressiva di contenuti meno adatti ai minori, lasciando spazio ad altro. I suoi criteri sono dettati dalle guidelines interne o dai codici istituzionalizzati: - buon gusto e senso del pudore elementi variabili nel tempo - rappresentazione della sessualità - rappresentazione della violenza può indurre ad esempi di emulazione - rischio di comportamenti imitativi e antisociali - ingiurie e linguaggio volgare. Un ulteriore criterio può essere basato su una valutazione precedente, come ad esempio capita per alcuni film:

v.m 16 ore 22.00; v.m 18 ore 23.00 (Germania) v.m 12 ore 20.00; v.m 15 ore 21.00; v.m 18 ore 22.00 (GB)

SEGNALETICA

Il fondamento è un accordo di tipo contrattuale che attribuisce maggiore responsabilità allo spettatore in cambio di maggiori strumenti di valutazione della programmazione; per la classificazione di tipo di target/contenuto si fa uso di standard convenzionali, che sono tuttavia spesso interni, e quindi legati ad altri interessi. C'è, spesso, un'eventuale connessione tra la classificazione del programma e fascia oraria di messa in onda.

La classificazione può essere affidata a singoli Comitati di visione (Comité de visionnage) attivati presso ciascuna emittente e composti secondo criteri discrezionali; l'alternativa è invece un sistema esterno, informatizzato, che giudica dettagliatamente un programma attraverso la compilazione di un form. In Francia la segnaletica non è basata sui colori, ma su bollini raffiguranti l'età: - Categoria I: per tutti - Categoria II: sconsigliato ai < 10 - Categoria III: possono turbare i <12 anni con fenomeni ripetuti di violenza fisica e psicologica. Vanno in onda dopo le 22. - Categoria IV: sconsigliata a <16, con contenuti erotici o di eccessiva violenza fisica e psicologica, che possano turbare lo sviluppo anche morale del minore. In onda dopo le 22.30. - Categoria V: sconsigliato ai <18, in onda dopo le 24.

IL CASO ITALIANO: Il panorama normativo

Comunicazione di massa II Semestre[18]

-La legge Mammì, del 1990, si riferisce soprattutto allo "sviluppo psichico e morale" dell'utente. (223/90). L'art.15 comma 10 riprende il concetto del divieto di trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico e morale dei bambini. Nella comma 11 viene vietata la trasmissione di film a cui non sia stato concesso il nullaosta. -Legge 176/91: Importanza dei media e tutela indicazioni per la tutela del bambino e del suo sviluppo -Legge 249/97: art.1 comma 6: fa valere le norme di autoregolamentazione. Nel '97 si ha il Codice di autoregolamentazione TV e minori, conosciuto anche come Codice Prodi: ha avuto l'avvallo del ministero per le comunicazioni, pur essendo di autoregolamentazione. In esso tutte le aziende pubbliche e private riconoscono il divieto di sottoporre il minore a influenze arbitrarie e si fa riferimento, per la prima volta dopo la prima fase della TV, al compito pedagogico della TV, che viene vista sotto un punto di vista educativo. In questo codice si ha il

Divieto di trasmettere immagini di violenza gratuita e sesso nei programmi informativi Garanzia dei contenuti dei prodotti televisivi Palinsesti protetti nella fascia 16-19 Impegno della produzione di trasmissioni per bambini di buona qualità e capaci di

favorire lo sviluppo critico dei minori Controllo della pubblicità, soprattutto nelle fasce protette

Il codice viene rivisto e rafforzato nel 2002: Viene ribadito il concetto delle fasce orarie, mettendo 7-22 fascia per tutti, mentre

16-19 fascia protetta, con l'impegno di evitare immagini lesive della persona e applicando particolari precauzioni.

Stabilisce, in maniera più specifica, i criteri di istituzione del comitato ministeriale TV e minori e definisce l'adozione di un Regolamento di Funzionamento.

Le TV si danno delle regole, ma il controllo ha sempre una componente istituzionale e amministrativa.

La RAI ha, con i contribuenti, un contratto, redatto formalmente tra l'azienda e il Ministero delle Comunicazioni: -Art.6 richiede chela Rai :

realizzi programmi riguardanti tutti i generi televisivi che rispondano a criteri di responsabilità e rispetto della dignità dei minori nelle fasce tra le 7 e le 22.30, evitando scene di violenza o scene particolarmente angoscianti.

Effettui un controllo qualitativo sulla pubblicità Realizzi una quota di programmazione annuale per bambini e ragazzi pari ad almeno il

10% della programmazione Si avvalga dell'ausili di comitati di esperti.

Comunicazione di massa II Semestre[19]

Codice di autoregolamentazione FRT del 1993, che esplicita alcune regole per assicurare il rispetto dei diritti dei minori:

Istituisce una fascia protetta dalle 16-19 che trasmettano per tre ore trasmissioni esplicitamente dedicate e spot idonei

Invito per le emittenti a garantire che per i 15 minuti precedenti e successivi alla fascia protetta non ci siano contenuti opposti ai valori ispirati al rispetto della dignità umana

Implica la costituzione del "Comitato TV e minori".

Il sistema della segnaletica viene introdotto per la prima volta da Mediaset, nel 1993, con lo scopo di fornire un servizio i volto alla collaborazione con i genitori, senza alcun intento censorio. La segnaletica si basa su tre bollini:

Bollino verde: visibili dai bambini anche da soli Bollino giallo: visione possibile ma guidata nella comprensione da parte del genitore Bollino rosso: programmi assolutamente non adatti ai minori.

12/04 INFORMAZIONE DI GUERRA E PROPAGANDA 0 1 F 4 A 3

È possibile per i giornalisti essere obiettivi ed oggettivi nell'informazione di guerra? Qual è il margine di libertà per chi racconta la guerra?

Raccontare la guerra: tema affascinante, di presa facilmente alla narrazione, in quanto sequenza di avvenimenti, azioni, spesso drammatiche, che si svolgono sul campo; sono coinvolgenti, in base al successo o all'insù cesso dell'azione. Producendo eventi concreti, e ad alto tasso di coinvolgimento emotivo: è un racconto molto spettacolare, intenso, crea una proiezione. Normalmente l'idea che i comandi militari tendono a dare è quella di grande pianificazione e ordine, tuttavia c'è sempre una grande componente di fortuna e casualità.

C'è un duplice livello del racconto bellico:

• Discorso come concatenazione di azioni politico-militari • Racconto come discorso mediatico, che agisce su quello precedente, che non necessariamente segue lo

sviluppo lineare nel tempo delle azioni sul campo. Se in generale la percezione di un evento dipende molto da come viene raccontato, allora assume grande valore e peso il racconto giornalistico: vediamo, nel cinema, molte armi e spettacolarità che spesso "escono" dal campo degli audiovisivi, e raggiungo racconti che dovrebbero essere fedeli e vicini al testo.

Costruzione del racconto: la guerra di costituisce soprattutto come fenomeno di attesa, con tutta una parte preparatoria con una componente fortemente emotiva. Già questa creazione di attesa, unite alle aspettative già presenti, sono elementi di alto sensazionalismo e spettacolarità intensa. I mezzi di nuova generazione, soprattutto, hanno la capacità di adattarsi alle forme brevi e con grande slancio emotivo, tipiche delle nuove

Comunicazione di massa II Semestre[20]

forme di informazione che racconta la guerra. Ad esempio, nella Primavera Araba, i social network sono stati elementi fondamentali per la diffusione delle notizie.

Si hanno quindi una serie di stereotipi e semplificazioni, che aiutano i media nel racconto, e fanno il gioco dei comandi militari, che li sfruttano per la propaganda.

La responsabilità dei media: c'è un rapporto fra il racconto politico-militare e quello mediatico, che ha a che fare direttamente con i problemi di etica e deontologia informativa. Nasce il problema della gestione della conoscenza e delle informazioni a disposizione: come raccogliere le notizie da fonti attendibili, come selezionare e come proporle.

Media vittime di guerra? La prima vittima della guerra è, in effetti, la verità, come è possibili capire anche ascoltando il discorso di Bush jr. alla nazione all'alba dell'entrata in guerra.

La guerra di basa da sempre su manipolazione e propaganda, anche se la guerra moderna è profondamente mediatica: con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, la guerra viene ripresa e le immagini si vedono quasi in diretta (causa anche danni, come per la guerra del Vietnam). Un paradosso della comunicazione bellica si ha già nel raccontare e far credere che qualcosa sia vero, sapendo già che le basi non sono verità, ma solamente verosimiglianza

Strategie comunicative Per propaganda si intende il convincere qualcuno in modo molto persuasivo, pianificato, ma non con inviti espliciti. Per gli strateghi militari, la comunicazione è un'arma, al punto che nelle strutture militari, c'è una sezioni che gestisce un'apposita logistica diretta alle comunicazioni sul campo e fuori dal campo. Anche i comandi militari hanno quindi i propri uffici stampa. Qualunque potere politico mette sotto controllo i mezzi di comunicazione. Vengono perfino pianificati gli effetti di manipolazione e auto-manipolazione: vengono persuasi i militari della parte avversa affinché si arrendano, disertino, ecc...

In tutto ciò c'è una responsabilità per il giornalista: il giornalista di guerra era una figura romantica, quasi mitizzata; cosa possono fare ora i giornalisti per tenere fede alla verità nel raccontare la guerra?

C'è un problema di operatività, di condizioni operative ottimali per svolgere il proprio compito: i giornalisti e gli operatori sono attori delle strategie del non far sapere.

Operazioni psicologiche

Tecnica delle PSYOP, ossia operazioni pianificate per convogliare informazioni selezionate al pubblico, allo scopo di influenzare le emozioni, le motivazioni, i processi di razionalizzazione oggettiva. L'azione armata è una conseguenza dell'azione strategica in fatto di comunicazione. È fondamentale l'interruzione delle comunicazioni all'interno del paese attaccato e gestire pianificando le comunicazioni tra l'interno e il resto del mondo.

Le PSYOP sono di quattro tipi:

strategico operativo tattico consolidamento

Comunicazione di massa II Semestre[21]

Sono usate per affermare e rinforzare la percezione del potere militare, politico ed economico del paese nel paese attaccato.

La propaganda di guerra

Ci sono alcune costanti e stereotipi narrativi:

1. Identificare una giusta causa, un motivo forte per entrare in guerra, che provochi una forte reazione nell'opinione pubblica;

2. Polarizzazione degli individui e dei protagonisti in buoni/cattivi: funziona tanto quanto funziona nelle fiabe e nei racconti di fantasia, serve a giustificare le azioni dei "buoni" contro il nemico;

3. Individuare e personalizzare il nemico, demonizzandolo; 4. Nascondere o negare qualsiasi relazione precedente con il nemico; 5. Indirizzare la rabbia e l'indignazione dell'opinione pubblica verso determinati elementi;

6. Curare il linguaggio: la parola guerra è quasi per niente utilizzata, si fa ricorso ad eufemismi come operazione antiterrorismo, missine umanitaria, ...

7. Ridicolizzare le azioni pacifiste; 8. Fornire alla pubblica opinione una sola idea-chiave al giorno, semplificando il ruolo dell'informazione

e amplificandone la portata, generando sempre maggior pathos. 9. Negare l'evidenza: di fronte a crimini documentati, si parla di effetti collaterali dell'informazione e della

comunicazione. 10. Evitare i riferimenti alla popolazione avversa, ossia riferendosi ad essi solo come popolazione vittima,

che ha bisogno di essere salvata e "democratizzata", ignorando il fatto di essere in realtà la causa del peggioramento delle condizioni di vita della popolazione.

11. Overdose di informazioni: si genera una fatica nella distinzione delle informazioni fondamentali da quelle accessorie, c'è un'inondazione dell'informazione.

12. Gestire l'immagine dei profughi, trasformandole da masse costrette alla fuga sotto i bombardamenti, e vederle come genti liberata da un regime dittatoriale e oppressivo.

13. Affermare sempre che la vittoria e gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti. 14. Dare ordine al discorso, con l'invenzione delle fasi della guerra, dando l'idea di una forte pianificazione,

cercando di proporre una visione della guerra come percorso ordinato e che ha ogni cosa sotto controllo. 15. Dipingere la guerra come una breve parentesi, che deve essere a aperta e chiusa nel più breve tempo

possibile. 16. Gestire in maniera efficace dal punto di vista comunicativo il rientro alla normalità, la "chiusura ferita";

mostrando il nemico ferito o morto, si ha un grande riscontro di pubblico, un grande assenso nell'opinione pubblica.

Conseguenze mediatiche • Il 90% delle informazioni proviene da fonti militari;

• Vi sono pochissimi reportage di guerra, perché costosi e difficili da realizzare; • I media si focalizzano su una storia al giorno, ed entra in crisi un principio di oggettività e completezza; • Usi di notizie non confermate, che riattizzano continuamente io focolaio dei sospetti indesiderati; • Le domande delle conferenza stampa sono sempre politically correct.

• La violenza non è problematizzata, nè quella portata, nè quella subita.

Comunicazione di massa II Semestre[22]

Non tutto è però chiaro, come i costi della guerra, come io bombardamenti NATO, i costi umani, materiali, le cure, le ricostruzioni, ...; gli interessi militari e industriali non sono mai chiari e/o dichiarati, così come non è mai stati ben definito il ruolo dei servizi segreti nella guerra. Non è mai chiaro come i pacifisti e le manifestazni umanitarie agiscano all'interno di queste zone, perché non servono agli interessi dei comandi militari. Come si decide cosa è bersaglio militare e cosa civile? Da chi vengono selezionate le notizie da dare e quali da escludere?Che fine fanno le persone convolte, sia civili che militari?

C'è il pericolo che i media si pongano non in modo neutro, ma facciano in un modo o nell'altro il gioco della nazione, per salvaguardare l'interesse nazionale. Un certo modo di fare informazione è legato alla necessità - per chi trasmette - di suscitare reazioni ipocrite, a scapito della credibilità e della veridicità delle fonti. La spettacolarità diventa fondamentale anche in questi racconti.

Il racconto di guerra è il genere più compromesso. Il linguaggio di guerra è molto spesso, soprattutto quando si è lontani, recuperato da altri generi giornalistici -> nel linguaggio dello sport spesso si usano termini di origine bellica

L'ETICA DELLA COMUNICAZIONE POLITICA 0 1 F 5 0 A

La comunicazione politica è sempre più controllata, e in essa possiamo oggi trovare il linguaggio del marketing, come per esempio gli slogan.

Comunicazione politica: scambio e confronto dei contenuti di interesse pubblico-politico prodotti dal sistema politico, dal sistema dei media e dal cittadino-elettore. In realtà è un rapporto asimmetrico e monodirezionale.

Ambiente comunicativo:

• I soggetti politici

• L'interazione sociale • I mezzi di comunicazione

■ Fonti di conoscenza politica (attraverso loro riceviamo informazioni su ciò che succede) ■ Strumenti di persuasione (orientanti il consenso)

■ Chiavi di interpretazione (perché ci presentano il mondo, selezionando e costruendo le notizie)

Comunicazione dei soggetti politici (gli OBIETTIVI, legittimi): • Far conoscere se stessi e le proprie posizioni (o programmi) -> fa parte del criterio di

conoscenza • Mobilitare i cittadini su problemi e provvedimenti conseguenti • Convincere gli elettori per ottenere il loro consenso e il conseguente voto -> persuasione

legittima, però bisogna vedere su quali canali avviene

I mezzi di comunicazione

• Media fonte di conoscenza politica • Media strumenti di persuasione

Comunicazione di massa II Semestre[23]

• Variabili dell'emittente

• Credibilità • Appeal

• Variabili del messaggio • Salienza

• Intensità e ripetizione • Differenziazione • Unilateralità • Ordine di presentazione

• Funzione di framing (spezzare) dei media Effetti della mediatizzazione

• Effetti mediatici (riguardano gli aspetti mediali della comunicazione politica) • Costruzione dellagenda politica • Spettacolarizzazione -> politica fatta per essere vista più che ascoltata

• Frammentazione del discorso politico • Effetti politici (che attengono al funzionamento del sistema politico)

• Personalizzazione • Leaderizzazione

• Selezione delle élite politiche (selezionati coloro che "rompono" lo schermo) Il modello "dialogico" della comunicazione politica

• P = sistema politico • M = sistema dei media • C = cittadini (elettori) • a, b, c = comunicazione politica • d = comunicazione politica mediatizzata

Comunicazione di massa II Semestre[24]

Il modello "mediatico" della comunicazione politica

• P = sistema politico • M = sistema dei media

• C = cittadini (elettori)

Oggi pare che la comunicazione possa avvenire solo all'interno del sistema mediatico. In rete o meno limiti e restrizioni. Non ci sono leggi che regolino il giornalista che parla di politica. Servirebbe una autoregolamentazione, perché è un genere molto delicato. Comunicazione di massa II Semestre[25]

commenti (0)
non sono stati rilasciati commenti
scrivi tu il primo!
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 42 totali
Scarica il documento