Tesi di laurea l'irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: "Nos habiamos choleado tanto", Tesi di laurea di Lingua Spagnola. Università degli Studi di Roma La Sapienza
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Tesi di laurea l'irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: "Nos habiamos choleado tanto", Tesi di laurea di Lingua Spagnola. Università degli Studi di Roma La Sapienza

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Traduzione personale e inedita del saggio Nos habiamos choleado tanto. Psicoanalisis y racismo dello psicoanalista peruviano Jorge Bruce. Sono esplicati i concetti di razza, razzismo, le loro radici storico-culturali e ...
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L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Indice

Introduzione P. 3

1. Razza e razzismo P. 5 1.1 Geni, popoli e etnie P. 5 1.2 Il razzismo nella società moderna e contemporanea P. 15 1.3 Il razzismo peruviano P. 17

2. Jorge Bruce P. 20 2.1 Biografia P. 20 2.2 “Nos habíamos choleado tanto” P. 21

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3. Traduzione scientifica P. 24 3.1 Traduzione letteraria e traduzione specializzata P. 24 3.2 Scelte strategiche per una buona traduzione P. 27 3.3 Traduzione e mediazione culturale P. 28

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Conclusioni P. 30

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Bibliografia P. 31

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L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Appendice

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1. Traduzione “Non habíamos choleado tanto” con testo a fronte

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2. Glossario dei termini psicoanalitici

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3. Glossario

4. Cassetta degli attrezzi

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Introduzione

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Questo lavoro presenta una traduzione personale e inedita del saggio Nos

habíamos choleado tanto. Psicoanálisis y racismo di Jorge Bruce, uno

psicoanalista e scrittore peruviano, nonché docente presso la Pontificia Università

del Perù.

Lo scopo della mia tesi è dar voce e far conoscere, anche in Italia, la gravità della

situazione discriminatoria peruviana e l’approccio psicoanalitico adottato

dall’autore dell’opera, Jorge Bruce per l’appunto, alla luce dei suoi studi

psicoanalitici e razziali.

Nel primo capitolo introduco e spiego i concetti di razza e razzismo, le loro radici

storico–culturali e il loro sviluppo nel corso del tempo, ponendo l’accento su ciò

che accade in Perù.

Di seguito, presento la biografia dell’autore e l’opera in traduzione, Nos habíamos

choleado tanto. Psicoanálisis y racismo.

Nel terzo capitolo ho voluto spiegare il processo traduttivo e, più in particolare, il

lavoro del traduttore, evidenziando che non esiste mai una sola e unica

trasposizione definitiva.

La mejor traducción absoluta de un texto cualquiera simplemente no existe: sólo puede existir la mejor traducción de tal texto para tales y cuales destinatarios,

para tales y cuales fines y en tal y cual situación histórica.1

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 1 Eugen Coseriu, El hombre y sus lenguajes. Estudios de teoría y metodología lingüística, Gredos,Madrid, 1985. P. 239.

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Il traduttore può ricreare, approssimare, decodificare, «dire quasi la stessa cosa»2

rispetto al testo di partenza, ma non può ideare ex novo.

Per ragioni esplicative e semplificative nei riguardi di coloro che vorranno

usufruire del mio elaborato, pongo la traduzione in appendice con il testo

originale a fronte; aggiungo, inoltre, un glossario con i termini psicoanalitici e

razziali.

La scelta di questo testo nasce dalla spinta di un interesse nei confronti del mondo

della psicoanalisi e del razzismo, per analizzarne le dinamiche socio–culturali e,

non in ultimo, introdurne le radici storico–religiose.

Sicuramente ha avuto un impatto immediato la copertina del libro, costituita da

due lembi di pelle, uno nero e uno bianco uniti da una sorta di sutura, la cui base

sembra stia per lacerarsi. Essi rappresentano il colore della pelle dell’individuo e

la lacerazione li pone esattamente agli antipodi.

La scelta del titolo da parte dell’autore è legata a doppio filo al film diretto da

Ettore Scola Ci eravamo tanto amati, alludendo alle componenti affettive del

vincolo sociale peruviano.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 2 Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, Milano, 2003.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Capitolo primo

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Razza e razzismo

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1.1 Geni, popoli e etnie

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Il termine razzismo è stato introdotto nei vocabolari europei intorno agli anni

Venti del Novecento, per delineare polemicamente e negativamente l’ideologia

völkisch3dell’estrema destra nazionalista tedesca, nonché per descrivere le teorie

sulle quali i nazisti basavano la loro persecuzione contro gli ebrei.

Essendo pratica discriminatoria ed elaborazione dottrinale, esisteva già prima

dell’invenzione del neologismo.

Oggi è definito:

l’insieme degli orientamenti e degli atteggiamenti che distinguono razze

superiori da razze inferiori e attuano comportamenti che vanno dalla

discriminazione sociale, giuridica e istituzionale alla persecuzione e allo

sterminio di massa, volti a tutelare la purezza della razza superiore e la sua

egemonia sulle razze inferiori.4

Si configura come teoria della divisione biologica dell’umanità, piuttosto falsa,

come ben sappiamo, fomentata dall’idea di superiorità di un gruppo umano sugli

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 3 Significa “etnico” e deriva dal tedesco Volk, “popolo”. Era un movimento non unitario, sviluppatosi durante il nazionalismo romantico, che combinava il sentimentalismo patriottico per il folklore tedesco all’amore per la natura. È sorto in reazione all’alienazione culturale, provocata dalla Rivoluzione Industriale e al liberalismo progressista risalente alla fine del XIX secolo. Vedeva la realizzazione della vita umana in un rapporto mistico con la terra. Durante la sua evoluzione unì gli aspetti arcani ed esoterici dell’occultismo folclorico con l’adorazione razziale, nonché un tipo di antisemitismo collegato al nazionalismo etnico. La sua ideologia includeva principi anti – comunisti, anti – capitalisti, anti – parlamentari e anti – immigrazione. Le idee völkisch della comunità nazionale arrivarono a emarginare sempre di più la comunità ebraica. http://www.treccani.it/enciclopedia/razzismo_(Dizionario-di-Storia)/# 4 Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell’uso, Utet, Torino, 1999. P. 427.

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altri e dalle azioni conseguenti tali atteggiamenti. Quando questa supremazia si

sposta sul piano pratico, dà vita a sistemi culturali e ideologici fondati sul

pregiudizio e l’emarginazione, che possono portare alla soppressione delle alterità

socio–culturali inquinanti la cosiddetta purezza della razza considerata egemonica.

L’acme della storia del razzismo è stato raggiunto nel XX secolo con l’ascesa e

la caduta di quelli che chiamerò «i regimi apertamente razzisti». Nel Sud degli

Stati Uniti, l’approvazione di leggi segregazioniste e di restrizioni al diritto di

voto dei neri aveva ridotto gli afroamericani alla condizione più bassa della scala

sociale, a dispetto degli emendamenti costituzionali che li avevano resi cittadini

con pari diritti.5

Un tratto distintivo del razzismo sostenuto, negli Stati Uniti, dalle leggi statali, fu

la paura della contaminazione sessuale a seguito di stupri o matrimoni misti, che

spinse a proibire ogni legame con chi avesse antenati sconosciuti o sicuramente

africani. Ciò anticipava alcuni aspetti delle persecuzioni tedesche, attuate nei

primi anni Trenta del Novecento, a discapito della popolazione ebraica.

Le leggi naziste di Norimberga del 1935 vietavano unioni coniugali e relazioni

sessuali tra ebrei e ariani6. Inoltre, contribuì a incentivare questo atto scandaloso,

l’idea che fossero responsabili del crimine umano più grave in assoluto, il

deicidio.

Dal Vangelo secondo Matteo capitolo 27 versetto 25, si narra che gli ebrei che

avevano chiesto la morte del Cristo, gridavano dopo che l’atto era stato compiuto:

«Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».

Se si fosse ritenuto che la maledizione caduta su di essi fosse stata tale da rendere

impossibile il perdono, ‘razzismo’ sarebbe il termine giusto per delineare il

pregiudizio contro di loro. Tuttavia, la dottrina espressa da Sant’Agostino,

secondo cui la loro conversione fosse un dovere cristiano necessario alla salvezza

del mondo, significava che il grave peccato non era causa indelebile di differenza.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 5 George M. Fredrickson, Breve storia del razzismo, Donzelli Editore, 2002, Roma. P. 7. 6 Denominazione introdotta nell’uso comune intorno alla seconda metà del XIX secolo per indicare il popolo che avrebbe importato dall’India le lingue indoeuropee. In seguito, con l’avvento dell’antisemitismo, prese a significare ‘appartenente alla razza pura’, ‘non ebreo’. http://www.treccani.it/vocabolario/ariano1/

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Già nel Medioevo – in Inghilterra – alcuni ebrei vennero accusati per la prima

volta di aver crocifisso un bambino cristiano a scopi rituali; seguirono accuse

dello stesso tipo, accompagnate dall’affermazione di aver bisogno di sangue

cristiano per le loro cerimonie sacre.

Lungo il tempo, nel folklore e nell’iconografia della mitologia popolare, si creò

l’associazione ebrei–diavolo o ebrei–stregoneria, con la loro conseguente

esclusione dal consorzio umano secondo cui Cristo era morto sulla croce.

Nel Vangelo secondo Giovanni capitolo 8 versetto 44, vengono riportate le

seguenti parole: «Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri

del padre vostro». Il cui significato risuona come una condanna scagliata da Cristo

contro coloro che lo avevano rifiutato.

L’anti–giudaismo divenne antisemitismo ogni volta che i cristiani lo

trasformarono in odio distruttivo, in modo da preferire la loro uccisione piuttosto

che la loro conversione. L’antisemitismo divenne razzismo, quando si radicò la

convinzione che fossero intrinsecamente e organicamente malvagi e non

semplicemente preda di false credenze e malefiche inclinazioni.

Lo storico Robert Bartlett asserisce che il proto–razzismo tardomedievale si

spingeva ben oltre il popolo ebraico. A seguito dell’espansione dell’Europa

cristiana, l’atteggiamento prevaricatore degli indigeni anticipava comportamenti

che oggi giudichiamo inidonei nei confronti degli europei in Asia, in Africa e

nelle Americhe.

In tutte le periferie appena colonizzate, conquistate o indebitamente annesse si

può trovare l’assoggettamento delle popolazioni indigene a disparità giuridiche,

con i nativi ricacciati nelle “Irishtown” dell’Irlanda coloniale, e il tentativo di

interdire certe forme culturali della società locale. La ghettizzazione e la

discriminazione razziale hanno segnato gli ultimi secoli del medioevo.7

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 7 Robert Bartlett,The Making of Europe: Conquest, Colonization, and Cultural Change, 950–1350, Princeton, 1993. Pp. 239–40.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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A suffragio della sua tesi – una simile intolleranza non era puramente culturale o

etnocentrica – Bartlett cita la legislazione di alcune zone dell’Europa orientale nel

XIV secolo, la quale imponeva l’essere germanici un requisito essenziale per

accedere a cariche pubbliche ed inoltre proibiva il matrimonio tra tedeschi e slavi.

Nelle città anglo–irlandesi, l’appartenenza a una gilda non veniva permessa a chi

fosse di «sangue e nascita irlandesi» ed «erano vietati i matrimoni tra immigrati e

loro discendenti e persone di ceppo indigeno»8.

Queste parole lasciano intendere che le esclusioni fossero delle prepotenze

scatenate dalle famiglie più potenti, piuttosto che razzismo vero e proprio.

Laddove una popolazione conquistata non era stata convertita al cattolicesimo – il

caso dei musulmani di Castiglia nel XV secolo – allora sì, si trattava di

discriminazione religiosa.

L’egemonia dei bianchi sui neri ha origini moderne, anche se nel tardo medioevo

si registrò un atteggiamento simpatizzante nei confronti dell’etnia scura

soprattutto nell’Europa settentrionale e occidentale, nonché un’effettiva

avversione verso gli europei di pelle chiara.

Tornando a tempi più recenti, è ovvio che l’ideologia nazi–razzista fu molto più

estrema rispetto a quella americana all’epoca di Jim Crow9: i neri venivano

linciati o bruciati vivi affinché fossero da esempio per chi non rispettasse i limiti

imposti dal colore della pelle. Hitler, invece, operò un vero e proprio sterminio di

massa.

L’unico regime discriminatore sopravvissuto alla seconda Guerra Mondiale e alla

Guerra Fredda è stato quello del Sudafrica. In realtà, fino all’avvento

dell’Apartheid nel 1948, non era mai stato messo in pratica. I regolamenti

approvati contro legami !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 8 Ibidem, pp. 237–9. 9 L’etimologia di questo nome spesso è stata fatta risalire a Jump Jim Crow, una canzone–balletto caricatura sugli afroamericani, apparsa per la prima volta nel 1832. Poco tempo dopo, la frase si trasformò in un aggettivo e venne riportata sui dizionari a partire dal 1904 con la sua prima pubblicazione sul Dizionario di Inglese Americano. In sostanza, il termine designa leggi locali e dei singoli stati degli Stati Uniti, emanate tra il 1876 e il 1965; servirono a creare e mantenere la segregazione razziale riservata ai neri americani e a tutti i ‘diversamente’ bianchi, per tenerli lontani dai servizi pubblici. Relativamente alle scuole, fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 1954, con la sentenza Brown v. Board of Education. In generale, le leggi Jim Crow rimaste, sono state abrogate dal Civil Rights Act (1964) e dal Voting Rights Act (1965). http://www.britannica.com/EBchecked/topic/303897/Jim-Crow-law

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tra «gruppi di popolazione» diversi tra loro e che imponevano zone residenziali

separate al gruppo di razza mista (coloreds), oltre che agli africani, esprimevano

la stessa ossessione per la «purezza della razza» che aveva caratterizzato gli altri

regimi razzisti.10

La ripugnanza morale suscitata in tutto il mondo dai nazisti servì a screditare

l’apparentemente solida discriminazione scientifica, tuttavia subì un attacco più

esplicito dalle nazioni sorte dopo il processo decolonizzatore dell’Africa e

dell’Asia.

L’analisi antropologico–genetica, infatti, ha dimostrato la presenza di un enorme

eterogeneità all’interno dei gruppi umani, a discapito di vecchie teorie che li

consideravano del tutto omogenei tra loro e, da qui, deriva proprio la definizione

di razza

Insieme degli individui di una specie animale o vegetale che si differenziano da

altri gruppi della stessa specie per uno o più caratteri costanti e trasmissibili ai

discendenti” (av. 1446, G. Gherardi; sec. XV Pataffio), “suddivisione degli

abitanti della terra secondo determinati caratteri fisici, tipici di ogni gruppo”

(1886, L’arena, 15 ott.: Sboarina 179).

Tradizionalmente razza era considerata continuazione ora del lat. generatio

‘generazione’ per aferesi (C. Salvioni in “Romania” XXXI [1902] 287 e in AGI

XVI [1902 – 05] 313 – 314, proposta già avanzata nel Seicento da Ottavio

Ferrari) ora di ratio ‘natura, qualità’ (V. A. Canello in Rivista di filologia

romanza I [1872] 132; E. Spitzer in ZrPh LIII [1933] 300 – 301; A. Prati in ID

XIV [1938] 182 – 183), perché la coincidenza di significato tra razza e ragione è

un forte indizio dell’origine di razza da ratio11 (Prati) […]

Grazie agli studi di genetica delle popolazioni, effettuati a partire dal secondo

dopoguerra, sappiamo che le diversità oggi riscontrabili tra le molteplici etnie

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 10 George M. Fredrickson, Breve storia del razzismo, Donzelli Editore, 2002, Roma. P.9 11 Manlio Cortellazzo e Paolo Zolli, Il Nuovo Etimologico, DELI – Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Zanichelli, Bologna, 1999. P. 1327.

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sono quasi tutte dovute alle differenze climatiche che sono state incontrate dagli

uomini durante l’espansione nel mondo intero, a partire dalla regione d’origine,

l’Africa.12

Luigi Luca Cavalli Sforza, uno dei più famosi genetisti italiani, nel suo testo Geni,

popoli e lingue, ipotizza una classificazione radicata sul concetto statistico e

territoriale di popolazione e non più su quello di razza. Il motivo di questa presa di

posizione è da ricercarsi nella definizione del vocabolo sopra riportata, troppo

legata a fattori fisici e influenzata da un’importante componente soggettiva.

A meno di non essere in presenza di incroci, siamo in grado di distinguere un

europeo da un africano o da un orientale grazie alla forma del corpo, al colore

della pelle e dei capelli, alla forma degli occhi, eccetera. Le prime sono le meno

ereditarie, essendo influenzate dall’esposizione al sole e dall’alimentazione;

ovviamente una piccola componente biologica importante c’è sempre.

Individua l’Africa come luogo natio sia dei primi ominidi che dell’homo sapiens,

ovvero di individui molto simili a noi. A questo proposito è necessario precisare la

presenza di ipotesi discordanti circa l’origine africana dell’umanità tali da indurre,

tra gli altri, M. H. Wolpoff e A. G. Thorne, a sostenere che molti millenni di anni

fa ci sia stata una differenziazione multiregionale alla base dell’origine dell’uomo

e che un ruolo importante l’abbia giocato anche il continente asiatico.

Come abbiamo già detto, Cavalli Sforza affronta uno studio antropologico sotto il

profilo genetico, culturale, linguistico e demografico dei popoli; riconoscendo alla

biologia una componente importante nei comportamenti umani, perché genetica e

ambiente, da un dato momento in poi, si trovarono a percorrere la stessa strada.

L’autore analizza, inoltre, la nozione di razza biologica per valutarne l’aderenza

alla realtà, ovvero la capacità di individuare tipi umani con caratteristiche

condivise e stabili.

La classificazione dell’umanità in razze si basa su aspetti fisici esteriori e interiori.

In una prima fase, egli esamina i caratteri esterni preponderanti nell’antropologia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 12 Luigi Cavalli Sforza, Geni, popoli e lingue, Adelphi, Milano, 1996, p. 27.

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classica, come il colore della pelle o le dimensioni del corpo, rilevando la loro

dipendenza dall’ambiente circostante, per cui non risultano granché utili in questo

lavoro, neppure per la creazione di alberi genetici. In un lasso di tempo non molto

ampio, infatti, è possibile che avvengano delle variazioni tali da far perdere tratti

comuni alle popolazioni affini, creando somiglianze con gruppi geneticamente

lontani, ma viventi in ambienti con lo stesso profilo climatico.

In definitiva, queste esteriorità sono il frutto del lavoro condotto dall’ecosistema

sull’uomo. Alcune sono scomparse nel corso delle generazioni in quanto

sfavorevoli, invece altre, positive, si sono ben radicate.

Le persone portatrici di particolari adattati al territorio (ad esempio la

pigmentazione, utile nelle zone molto calde) hanno soppiantato altre peculiarità,

giudicate dannose per quel determinato sistema (la pelle bianca risulta molto più

soggetta ai tumori rispetto a quella nera).

Non solo il colore dell’epidermide, altresì le dimensioni corporee dipendono dal

clima oltreché dall’alimentazione. Come dimostra l’antropologia fisica, è il caso

della variazione dell’indice cefalico, determinato dal rapporto tra lunghezza e

larghezza del cranio, avvenuta tra gli svedesi, un popolo notoriamente isolato ai

flussi migratori e quindi non soggetto a incroci.

Il razzismo pretende che le razze siano mantenute, ma il nostro genetista ne

asserisce l’inesistenza e l’inauspicabilità, poiché l’eccessiva omogeneità degli

elementi biologici comporterebbe il pericolo di accumulo di aspetti negativi.

Da tempo i risultati delle ricerche genetiche dimostrano che il concetto di razza

pura, applicato all’uomo, è impossibile da realizzare:

Per ottenere una «purezza», cioè un’omogeneità genetica (che comunque non sarebbe mai completa, negli animali superiori), si dovrebbero incrociare per

molte generazioni (una ventina almeno) parenti molto stretti, come fratello e

sorella, o genitori e figli. Ciò avrebbe delle conseguenze assai negative sulla

fecondità e la salute dei figli.13

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 13 Ivi, p. 32.

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Non in ultimo, è stato scoperto che la variazione genetica è

Sempre grande in qualunque gruppo, sia esso quello di un continente, una regione, una città o un villaggio, ed è più grande di quella che si trova fra

continenti, regioni, città o villaggi.14

Le gerarchie antropologiche che il razzismo elabora sono illegittime, poiché

quest’ultimo è costruito sul concetto di razza, giudicato scientificamente privo di

fondatezza.

Per spiegare in modo esauriente la nozione di razzismo dobbiamo appellarci al

senso comune del termine e alla scienza.

Alberto Burgio sostiene che su questo termine vi sia un conflitto

d’interpretazione, interno al senso comune e che non permetta una sua corretta

contestualizzazione. Da una parte abbraccia il significato di razza e razzismo che

ne danno i dizionari (razzismo come perverso atteggiamento nei confronti della

diversità razziale, accettando in questo modo l’esistenza delle razze umane come

realtà di fatto, senza accorgersi che ciò è ingiusto); dall’altra notiamo che l’idea di

razzismo viene comunemente usata in relazione a processi non aventi nulla a che

fare con l’impostazione prima spiegata.

Quando ne parliamo riferendoci a conflitti internazionali – ad esempio quello tra

israeliani e palestinesi – non ci riferiamo solo ai caratteri fisici trasmissibili di

generazione in generazione, bensì

occorre chiedersi se si tratti di un uso metaforico del termine razzismo, o se non

si tratti invece di un uso che denota la percezione in tutti questi fenomeni di un

tema concettuale e di una sequenza logica effettivamente connessi al razzismo.

L’esistenza della razza quando esistono caratteristiche fisiche visibili, dopo di

che il razzismo si costruisce sopra la sua mitologia, caricando di valori positivi o

negativi questi gruppi umani15.

Detto ciò sopraggiunge un problema:

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 14 Ivi, p. 33. 15 Alberto Burgio, La guerra delle razze, Manifestolibri, Roma, 2001, p. 58.

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Non credo che sarebbe giusto sostenere che quando parliamo di razzismo anti- irlandese, antimeridionale, antisemita, impieghiamo l’idea di razza come una

semplice metafora. Penso invece che questo modo di usare l’idea di razzismo,

proprio dal punto di vista scientifico, veicoli molta più verità che non il primo

modo di ragionare, che sembrava molto più prudente e concreto. Questo perché?

Perché in realtà il razzismo non presuppone mai l’esistenza di una razza. Non è

mai un discorso che prende avvio dall’esistenza di razze diverse16.

Di conseguenza, è necessario capovolgere l’interpretazione tradizionale e tenere

conto della sua impostazione produttiva, poiché è esattamente da esso che si

creano le razze e i tipi umani; tale interpretazione prende in considerazione

principalmente le differenze esteriori per identificare il “diverso”. Le alterità

fisiche e i corpi sono i risultati di una già presente diversità interna, morale.

La teoria climatica17 affermava che il corpo è lo specchio dell’anima:

assumeva come principio quello che sarebbe diventato un

presupposto ricorrente in diverse forme di teoria della razza: che le

affezioni naturali trasformano simultaneamente il corpo e l’anima;

con il corollario che è quindi possibile giudicare l’anima dalla

struttura del corpo18.

Razza, proveniente da razzismo,

è individuata in base a presunte caratteristiche psicofisiche «naturali» e quindi trasmissibili per via ereditaria. […] le ideologie razziste sono teorie essenzialiste

e deterministe, nel senso che individuano un’essenza invariabile del corpo umano

che rappresentano come «razza» e che considerano tale essenza un presupposto

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 16 Ibidem, p. 59. 17 La teoria climatica addebitava all’influenza esercitata dall’ambiente circostante la causa dell’eterogeneità caratteriale, intellettiva e fisica presente negli uomini. Fu una delle prime risposte fornite dall’uomo stesso per spiegare le diversità esistenti tra gli esseri umani. Tale concezione medico – filosofica fu ereditata dalla cultura scolastica medioevale. Fu divulgata a partire dal 1500 come chiave interpretativa nei confronti delle scoperte geografiche e fu condivisa, tra gli altri, dal filosofo giurista Jean Bodin e dal medico spagnolo Juán Huarte, che diede una svolta materialistica a questa teoria. La sua fortuna è da ricollegarsi al fatto che riconduceva tutte le varietà umane a un unico prototipo, permettendo di mantenere valida la tesi biblica monogenista della creazione, secondo la quale l’umanità intera discende da Adamo e Eva. 18 Giuliano Gliozzi, Le teorie della razza nell’età moderna, Loescher, Torino, 1986, p. 12.

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determinante il modo di pensare e di comportarsi dei membri della «razza»

stessa.19

Innanzitutto, Alberto Burgio vuole farci comprendere che in assenza di un nucleo

di presunti caratteri naturali e trasmissibili, essa non può sussistere; in secondo

luogo, i caratteri fissi di ogni etnia attengono sia all’elemento fisico che a quello

intellettuale, «in forza del quale a ciascun fenotipo corrispondono

immancabilmente precise attitudini e propensioni, destinate a tradursi in

conseguenti comportamenti.»20

Il termine ‘razza’, negli idiomi dell’Europa occidentale, aveva avuto un

significato associato alla cura del bestiame e alle stirpi aristocratiche. Nel 1611 un

dizionario spagnolo includeva tra le definizioni del termine raza un uso onorifico

e uno dispregiativo, riferito a una progenie che includesse antenati ebrei o arabi.

Il razzismo non è semplicemente xenofobia21 anzi, quest’ultima può esserne

considerata il punto di partenza, ma non è la stessa cosa.

Per capire la nascita di questo fenomeno dobbiamo distinguerlo dall’intolleranza

religiosa.

Il bigotto condanna e perseguita gli altri per ciò che essi credono, non per ciò che intrinsecamente sono. Non giudicherei quindi razzista il missionario in buona

fede, che magari disprezza le convinzioni e le consuetudini di coloro che sono

oggetto del suo ministero. Se un pagano può essere redento attraverso il

battesimo, o se uno straniero di diversa etnia può essere assimilato alla tribù o

alla cultura in modo tale che le sue origini cessino di avere alcuna rilevanza,

siamo in presenza di un atteggiamento che crea spesso conflitti e sofferenze, ma

che non è tale da essere definito razzista.22

Un altro termine, il culturalismo, potrebbe essere utile per asserire l’incapacità o

l’indisponibilità delle differenze culturali. Se pensiamo alla cultura come a !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 19 Alberto Burgio, Nonostante Auschwitz. Il «ritorno» del razzismo in Europa, DeriveApprodi, Roma, 2010, p. 45. 20 Ibidem. 21 Termine creato dagli antichi greci per spiegare il sentimento di ostilità nei confronti dell’Altro, che si manifesta in atteggiamenti eversivi verso le usanze, la cultura e gli stessi abitanti di altri paesi. Diversamente dagli etnocentristi, gli xenofobi non detengono una valutazione positiva della propria cultura. http://www.treccani.it/vocabolario/xenofobia/ 22 George M. Fredrickson, Breve storia del razzismo, Donzelli Editore, 2002, Roma. P. 13.

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qualcosa di storicamente costruito, variabile nel tempo e nello spazio e adattabile

alle circostanze mutevoli, si tratta di un concetto antitetico a quello di razza.

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1.2 Il razzismo nella società moderna e contemporanea

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Le radici del razzismo moderno risalgono al 1492, data che segna

convenzionalmente l’inizio dell’era moderna con la scoperta dell’America ad

opera di Cristoforo Colombo.

A seguito dell’unificazione delle corone spagnole23, il 31 marzo 1492 Isabella di

Castiglia e Ferdinando d’Aragona firmarono un decreto di espulsione contro gli

ebrei dalla Spagna poiché, come precedentemente accennato, si riteneva che il

sangue cristiano fosse diverso da quello ebraico. Ciò è stato meglio esplicitato

nella concezione spagnola della limpieza de sangre24 nel XVI secolo,

rappresentante il primo esempio di persecuzione ebraica non religiosa ma razziale

che, ricordiamo, raggiungerà l’apice di violenza nel XX secolo.

Negli anni a cavallo tra il 1500 e il 1600, sebbene avesse avuto inizio il

colonialismo, lo schiavismo dei neri d’Africa e si fosse aggravata la segregazione

e la persecuzione degli ebrei nei paesi cristiani, il razzismo ideologico ancora non

si era sviluppato: ogni sopruso contro le minoranze e contro i diversi scaturivano

da sentimenti popolari xenofobi manovrati per fini politici, da ragioni egoistiche e

di bieca convenienza economica.

Léon Poliakov e George Mosse, due illustri storici che si sono abbondantemente

occupati dell’argomento, datano nel 1700 l’inizio del razzismo moderno. In quel

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 23 Il matrimonio di Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona – avvenuto nel 1469 – avviò il processo di unificazione della Spagna cattolica. Sotto il loro regno fu istituita la Santa Inquisizione e fu portato a termine il processo di Reconquista – ossia la riconquista cristiana dei territori iberici occupati dai musulmani – con la presa di Granada nel 1492. La regina spagnola appoggiò Cristoforo Colombo nella sua impresa ‘americana’ e ciò favorì l’entrata della Spagna nel Nuovo Mondo: nel XVI secolo controllava, infatti, gran parte del Sudamerica, l’America centrale, la Florida, Cuba e le Filippine. http://www.voyagesphotosmanu.com/inizio_era_moderna_spagna.html 24 Dal 1540, chi voleva ricoprire cariche pubbliche o religiose, doveva dimostrare la cosiddetta purezza di sangue attraverso un certificato, risalente fino ai nonni, l’assenza di antenati ebrei. http://www.istitutocalvino.gov.it/blog/2012/12/limpieza-de-sangre-esempio-di-persecuzione-contro-gli-ebrei/

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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periodo sono state scritte molte opere, la più importante è Il trattato della

tolleranza di Voltaire, considerato il simbolo dell’Illuminismo.

Il pensiero scientifico dell’Illuminismo fu una condizione necessaria allo sviluppo di un razzismo moderno basato sulla tipologia fisica.25

Nel 1735 il naturalista svedese Carlo Linneo incluse gli umani come specie

nell’ambito del genere dei primati e tentò di classificarli in varianti Homo. In

questa suddivisione includeva alcune creature mitiche e mostruose.

Egli raffigurava gli europei come «perspicaci, creativi […] governati dalle leggi». I neri erano invece «furbi, indolenti, negligenti […] governati dal

capriccio».26

Il più autorevole testo illuministico fu De generis humani varietate nativa di J. F.

Blumenbach, edita nel 1776. Egli sosteneva che tutti gli esseri umani

discendessero da una sola specie e che avessero un remoto antenato comune.

Effettuò una suddivisione in cinque categorie: caucasici, mongoli, etiopi,

americani e malesi; una deduzione ragionevole di quello che si sapeva sui tipi

fisici dominanti. In quanto europeo bianco non riuscì a sfuggire a un pregiudizio

etnocentrico: i bianchi erano « i più belli e i più giusti, avendo la forma del cranio

più armoniosa […]».27

Insieme a Linneo e agli altri etnologi settecenteschi, attraverso le sue teorie, aprì

la strada a un razzismo laico o scientifico: gli esseri umani erano parte del regno

animale e non figli di Dio, dotati di facoltà spirituali negate alle altre creature.

Nell’Ottocento, invece, un pensatore tedesco Johann Gotfried von Herder, fece

originare l’umanità su un’imprecisata montagna asiatica. Questa asserzione diede

luogo, qualche anno più tardi, al saggio Sull’ineguaglianza delle razze pubblicato

dal francese Joseph Arthur de Gobineau, una guida ai criteri di giudizio sulla

predominanza di una razza su un’altra: il bello è superiore e il brutto è inferiore;

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 25 George M. Fredrickson, Breve storia del razzismo, Donzelli Editore, Roma, 2002. P. 62. 26 Ivi. P. 63. 27 Ivi. P. 64.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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per essere belli bisogna innanzitutto essere bianchi, se poi si è anche biondi e con

gli occhi azzurri è meglio. In questo modo, de Gobineau diceva che solo quella

bianca, discendente dall’India e da un capostipite di nome Ario, per due requisiti

importanti può essere considerata una civiltà: una religione (cristiana) e una storia

(quella europea). La razza semitica, mongola, camita e nera sono inferiori. In ciò

che scriveva, pur valorizzando i bianchi, era molto pessimista nei loro confronti,

ipotizzava che un giorno il mondo, a causa di continue mescolanze, sarebbe stato

dominato dai neri e dai gialli.

Oggi, nel XXI secolo, nonostante vengano organizzate manifestazioni e incontri

di ogni genere, purtroppo il razzismo è ancora una pratica molto diffusa.

Nel settembre 2001 le Nazioni Unite patrocinarono una Conferenza mondiale su

Razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza relativa a Durban in

Sudafrica. La multipla terminologia suggerisce che ci furono dubbi sul fatto che la

parola ‘razzismo’ potesse racchiudere l’avversione e i soprusi di cui erano state

bersaglio le persone oggetto della conferenza.

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1.3 Il razzismo peruviano

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È chiaro che tra la formazione dell’attuale società peruviana e la Conquista

dell’indipendenza dalla Spagna vi sia un vincolo molto forte e, ovviamente, ha

radici ispaniche. Sono stati proprio gli spagnoli a introdurre e a mettere in pratica i

pregiudizi razziali, costruiti secondo il loro punto di vista: imporre le proprie

categorie alla nuova realtà.28 Guardarono l’indio e crearono l’Altro per eccellenza.

Seguendo la logica della purezza del sangue, divisero i neri dagli indios e dai

bianchi, ma non riuscirono a impedire né il mescolamento né il meticciato, una

delle espressioni più concrete dell’incontro tra quelle diversità.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 28 Carlos Young, Tras la máscara de mi alter ego: Del racismo a la anamorfosis 1 en el Perú. Publicado en Anthropía, Año 3, N°3, Octubre 2004. http://blog.pucp.edu.pe/item/54999/tras-la-mascara-de-mi-alter-ego- del-racismo-a-la-anamorfosis-1-en-el-peru.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Come abbiamo visto, il razzismo è un fenomeno universale, scaturito dal bisogno

delle società di conservare la propria cultura, la propria religione e la propria

forma di governo. Aspetti considerati superiori rispetto a quelli del resto del

mondo. È il grado maggiore o minore di etnocentrismo a motivare questo

atteggiamento, come spiegano attualmente le teorie sociologiche.

L’impulso delle scienze sociali ha trasformato il razzismo da ‘pratico’ –

riguardante le pratiche discriminatorie reali – a ‘teorizzato’ – quello che attinge

alle referenze biologiche. Esattamente la biologia ha dato un contributo

fondamentale con teorie che ebbero una forte incidenza sociale soprattutto dopo il

1859, quando fu pubblicata l’opera di Darwin sull’origine della specie29.

Secondo Callirgos, nonostante le scienze sociali non avessero bisogno di Darwin

per fomentare le diversità e le disuguaglianze biologiche, deve essergli

riconosciuto l’origine di un importante dibattito sull’origine dell’umanità tra chi

sosteneva la tesi monogenista e chi quella poligenista.

In Perù, come ho spiegato prima, il razzismo è servito in passato e serve tuttora

all’élite dominante allo scopo di mantenere in vita il sistema capitalistico e gli

stati di potere contro la formazione di un’identità nazionale. La frammentazione

interna e il disincontro sociale sono i problemi più grandi di questa nazione che, di

conseguenza, non permettono la costruzione di un progetto democratico e di parità

tra i cittadini.

Callirgos sostiene che alla radice della genesi razzista peruviana ci sia la difficoltà

del popolo a classificarsi all’interno di una stessa società di appartenenza,

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 29 Charles Darwin, naturalista britannico, pubblicò Sull’origine delle specie per mezzo della selezione natuarle o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita, in cui illustra la sua teoria sul processo della selezione naturale, attraverso il quale organismi di una stessa specie si evolvono gradualmente nel tempo. Darwin rigetta, quindi, il creazionismo vigente all’epoca, ritenente le specie immutabili, in quanto create già perfette da Dio. L’opera è corredata di esaurienti prove scientifiche raccolte durante il viaggio della nave britannica HMS Beagle, cui aveva preso parte nel 1831. L’obiettivo principale della spedizione era di effettuare indagini idrografiche delle coste meridionali sudamericane, al fine di realizzare carte nautiche e rilevare l’altura delle colline. http://cultura.biografieonline.it.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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dimostrandolo in un video girato nelle strade.30 Alla domanda: “a quale razza

appartieni?” gli intervistati fuggono o manifestano segni di un evidente disagio.

Effettivamente, a Lima, la mescolanza razziale è talmente forte da rendere

difficile qualsiasi tipo di classificazione (bianco, nero, indio, cholo), quindi in

maggioranza usano il termine meticcio per sé stessi e per gli altri. Una soluzione

per allontanare il conflitto, anche interiore, è di situarsi in una terra di nessuno:

“ubicarse al medio. Ese es el camino que toma la mayoría de peruanos.”31

Ogni categoria etnica riserva delle caratteristiche negative: il bianco è ricco e

puro, ma è il conquistatore che ha sfruttato; il nero ha lavorato, ma è stato sempre

denigrato; l’indio è autoctono, ma da sempre incasellato in una categoria di

inferiorità e disprezzo.

Por un lado, los rasgos raciales blancos se presentan como deseables y estéticamente superiores. Por otro, tales rasgos están asociados al abuso y la

explotación.32

L’emarginazione non è legata solo a complessi razziali, bensì alle capacità e alle

strategie di partecipazione dei singoli, per questo motivo la ricerca di una

posizione sociale rappresenta una costante di vita. Inoltre, l’incomunicabilità fa la

sua parte: non riconoscersi nell’altro porta ad una difficoltà di comunicazione e

accettare gli altri significa, inevitabilmente, accettare se stessi; ascoltarsi vuol dire

saper ascoltare gli altri.

Come costruire una nuova società? Una società per tutti è quella che apre la via

umana alla convivenza civile nel rispetto della giustizia e della libertà, «una

società veramente umana, dove la terra sia degna dimora per l’uomo.»33.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 30 Juan Carlos Callirgos, El racismo peruano, Biblioteca Virtual de Ciencias Sociales, www.cholonautas.edu.pe. Gustavo Campos e Enrique Delgado hanno parteipato al lavoro sopra citato. 31 Ibidem. 32 Ibidem.! 33 Nelson Manrique, La piel y la Pluma, Casa de Estudios del Socialismo, Lima, 1999.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Capitolo secondo

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Jorge Bruce

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2.1 Biografia

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Jorge Bruce è uno stimato psicoanalista e scrittore peruviano, nonché docente

della Facultad de Ciencias de la Comunicación y Turismo (FCCTP), presso la

Pontificia Università del Perù.

Ha scritto importanti articoli per il giornale “Perù 21” sullo spinoso problema

della discriminazione razziale, argomento del quale tratta anche il suo primo libro

Nos habíamos choleado tanto. Psicoánalisis y racismo, pubblicato a Lima nel

2007.

In questo testo, l’autore esamina i diversi aspetti della questione razziale –

attraverso interviste anonime ad alcuni suoi pazienti – radicato profondamente

non solo nella moderna società mondiale, ma anche in quella peruviana e

ribadendo un concetto a noi già noto, ovvero:

en el Perú el racismo se aprende casi de forma natural en la casa, se alimenta

diariamente en actitudes inconscientes y se potencia en la publicidad que nos

vende patrones ajenos a nuestra realidad. 34

Dalla stessa figura del cholo, si è creato il neologismo verbale cholear,si

argomenta sull’importanza del problema. Infatti il cholo è il meticcio, è colui il

quale incarna dentro di sé la diversità, è colui verso il quale si ripercuote la

discriminazione razziale.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 34 http://www.larepublica.pe/20-01-2008/radiografia-del-racismo

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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In Perù tale diversità è così profonda tanto da essere considerata una normale

relazione sociale.

«En muy pocas sociedades la presencia del racismo es tan marcada y operante

como acá.»35

Proprio per questo motivo la sua opera diventa fondamentale: egli sostiene che la

psicoanalisi e le scienze sociali possano affrontare lo studio di tali dinamiche

sociali, tanto inutili, quanto dannose per l’individuo e la società.

Nel 2013 è uscita la sua ultima opera: ¿Sabes con quién estás hablando?

Psicoanálisis, poder y subjetividad; nella quale ribadisce, appunto, il valore dei

suddetti studi per la conoscenza, non solo dell’individuo come sé, ma anche del

rapporto di quest’ultimo con la pluralità.

Spiega che con questo nuovo lavoro ha voluto mettere a disposizione della società

gli ‘attrezzi della psicoanalisi’ e, inoltre, ha sottolineato che in qualità di

psicoanalista non può combattere il razzismo e la corruzione solo dall’esterno,

bensì deve agire attivamente, confrontandosi con le persone che lo vivono in

prima persona.

Considera, inoltre, le scienze sociali in special modo, il tramite tra le istituzioni e

gli individui, cercando di essere i garanti della democrazia e della giustizia di cui

tutti hanno diritto.

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2.2 Nos habíamos choleado tanto. Psicoánalisis y racismo

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È un’opera molto importante, pubblicata a Lima nel 2007 e insigne continuatrice

di studi sociali sulla psicoanalisi e il razzismo.

A cosa è dovuta la sua importanza? Al fatto che presto è diventata un punto di

riferimento obbligatorio per tutti coloro che avessero voluto affrontare il tema del

cholo in Perù.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 35 http://www.larepublica.pe/20-01-2008/radiografia-del-racismo

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Il libro postula la centralità della discriminazione razziale come forma di relazione

sociale nel paese, proprio attraverso l’analisi del choleo.

Revisa críticamente las maneras según las cuales tanto las ciencias sociales como el psicoanálisis han abordado este asunto, y fundamenta sus argumentos tomando

como referencia los estereotipos que utiliza la publicidad comercial, y algunos

casos de su práctica profesional como terapeuta36.

Jorge Bruce indaga molto meticolosamente sulla vita quotidiana dei peruviani, in

quanto il razzismo è esattamente lì che va a insinuarsi, nella loro quotidianità: «Es

preciso abordar el tema del racismo en su cotidianeidad, en su banalidad, en sus

expresiones familiares con toda la carga polisémica de esta denominación»37,

tanto da farci capire molto bene quali siano le dinamiche sociali sottese

all’esistenza degli individui.

Si tratta di un fenomeno talmente diffuso e all’ordine del giorno, tanto da passare

quasi inosservato. In particolare, si verifica questo, quando non è accompagnato

da segni di violenza.

Žižek – citato dall’autore – sostiene che il razzismo si comporti come «el reverso

de la ley»: non è scritto, contraddice la legge ed è più potente di essa.

Jorge Bruce sottolinea un concetto di grande risonanza, vale a dire, la

differenziazione e la razzializzazione incarnanti emozioni di risentimento del

discriminato – provenienti dall’invidia, una manifestazione psicoanalitica della

pulsione di morte – e rimorso del discriminatore – legato a doppio filo alla colpa

incosciente e alla sua conseguente necessità di castigo.

Nel saggio, lo psicoanalista riserva non poca attenzione all’incidenza che i mezzi

di comunicazione hanno sull’ideologia discriminatrice, in una cultura dominata

proprio dall’immagine: «La experiencia narcisista y el factor estético cobra

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 36 http://martintanaka.blogspot.it/2008/03/nos-habamos-choleado-tanto-de-jorge.html 37 Jorge Bruce, Non habíamos choleado tanto. Psicoánalisis y racismo, Lima, 2007. P. 17.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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relevancia mayor en el proceso de moldear identidades»38. Il paradosso è che se

uno straniero volesse conoscere il Perù attraverso la pubblicità cartacea o alla

televisione, penserebbe di essere arrivato in un paese nordico e non andino.

En nuestro país, los rasgos típicos del cholo son desvalorizados. La piel cobriza,

la estatura mediana, el pelo abundante negro y lacio, la ausencia de pilosidad

facial, los labios gruesos, todas esas características tienen muy poco prestigio.

Hay una suerte de consenso en torno a que la mayor estatura, la piel blanca, el

cabello claro, los labios finos y la pilosidad facial son reputados de mayor

‘calidad’ y mucho más apreciados.39

In realtà cosa accade? Molte persone sono vittime della discriminazione e del

razzismo; la maggior parte tenta di ribellarsi, non accettando di occupare una

posizione subordinata, al contrario della minoranza.

De lo que se trata es de darle más herramientas a la gente para poder defenderse de aquellos che no aceptan que el país es otro40.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 38 Ivi. P. 76. 39 Jorge Bruce, Nos habíamos choleado tanto. Psicoanálisis y racismo, Lima, 2007. P. 71. 40 http://martintanaka.blogspot.it/2008/03/nos-habamos-choleado-tanto-de-jorge.html

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Capitolo terzo

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La traduzione scientifica

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1.1 Traduzione letteraria e traduzione specializzata

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Fino a non molto tempo fa, non si parlava molto di traduzione scientifica come

ambito di attività libero–professionale. La traduzione di testi riguardanti questo

argomento era conosciuta come ‘traduzione tecnico–scientifica’, intendendo il

lavoro svolto dal traduttore freelance per privati, aziende, enti, eccetera.

Accanto ad essa si collocava la traduzione letteraria, ovvero la traduzione

autoriale di materiali letterari.

Da quanto appena detto ne deriva che la traduzione, in generale, è formata da due

sottocategorie, in particolare: traduzione letteraria e traduzione specializzata o

scientifica. È impossibile operare una netta distinzione tra le due poiché,

innanzitutto, sono strettamente legate e, in secondo luogo, i traduttori tecnico–

scientifico e letterario hanno a disposizione le stesse procedure traduttive.

È innegabile infatti che nel tradurre un testo «letterario» o un testo «specialistico» si verifica uno spostamento di accento da un ordine di problemi a

un altro e che, a differenza della traduzione specializzata, in quella letteraria il

testo rappresenta un unicum che è di volta in volta necessario ricreare.41

Nell’approccio tradizionale alla traduzione letteraria, il traduttore ha a che fare

con testi aperti a più di un’interpretazione e – nella resa finale all’altra lingua – le

perdite sono considerate inevitabili.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 41 Federica Scarpa, La traduzione specializzata, lingue speciali e mediazione linguistica, Hoepli, Milano, 2001. P. 69.

L’irrisolto problema del razzismo: il caso del Perù. Saggio di traduzione: “Nos habíamos choleado tanto”.

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Ogni traduzione interlinguistica implica dei compromessi tra contenuto e stile,

inoltre differisce da altre possibili versioni. Ciò è dovuto al fatto che il traduttore

può mettere in rilievo alcuni aspetti del testo a discapito di altri. Di conseguenza

È impossibile capire tutto ciò che un autore vuole trasmettere con il suo testo, ed è impossibile trasporretutto ciò che si è capito in altra lingua, lasciando al lettore

le stesse possibilità di comprensione/incomprensione e interpretazione presenti

nell’originale.42

A questo approccio ermeneutico si contrappone quello cognitivo e razionale della

traduzione specializzata in cui, di norma, è accettata una sola interpretazione

corretta anche se sono ammesse variazioni riguardanti aspetti formali del testo,

senza manomettere le informazioni di partenza.

Se infatti un errore nella resa del contenuto cognitivo di un testo tecnico– scientifico può avere conseguenze a volte disastrose, le implicazioni di un errore

di traduzione in un testo letterario sono invece sicuramente meno gravi.43

Il traduttore non letterario, dunque, deve far fede al testo originale e mantenerne le

informazioni, adeguandole alle norme e convenzioni redazionali della lingua di

arrivo. Ciò non vale per l’attività letteraria:

mentre, per esempio, in quest’ultima il testo di arrivo può – e spesso deve – mantenere tracce dello stile dell’autore del testo di partenza, poiché il testo è

considerato come molto di più che un veicolo di informazione, nella traduzione

specializzata l’accettabilità è legata all’accuratezza e trasparenza del testo di

arrivo, cioè alla sua aderenza alle norme e convenzioni intertestuali della scrittura

specializzata nella cultura di arrivo.44

In definitiva, si rileva che a un approccio estraniante della traduzione letteraria se

ne contrappone uno familiarizzante della traduzione specialistica. Questa diversità

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 42 Bruno Osimo, Manuale del traduttore. Guida pratica con glossario, Hoepli, Milano, 1998. P. 25. 43 Federica Scarpa, La traduzione specializzata. Lingue speciali e mediazione linguistica, Hoepli, Milano, 2001. P. 70. 44 Ibidem.

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