Tesi di laurea - Strategie di comunicazione ambientale, Tesi di laurea di Laboratorio Di Rilevamento Ambientale. Università di Palermo
antonio.zerilli.71
antonio.zerilli.716 novembre 2015

Tesi di laurea - Strategie di comunicazione ambientale, Tesi di laurea di Laboratorio Di Rilevamento Ambientale. Università di Palermo

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tesi di laurea su: "Le strategia di comunicazione ambientale nel parco d'Abruzzo e delle Madonie"
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PALERMO

Scuola delle Scienze umane e del patrimonio

culturale Corso di laurea in:

Scienze della comunicazione per i media e le istituzioni

Strategie di Comunicazione

Ambientale nel parco d’Abruzzo

e delle Madonie

Tesi di laurea di: Relatore:

Antonio Zerilli Prof. Aurelio Angelini

Matricola n.: 0579105

2

INDICE

INTRODUZIONE ………..………………………………………………………………3

1. CONCETTI GENERALI ….………………………….. ……………………………. 4

2. CENNI STORICI ………………………...………………............................................ 5

3. RETE NATURA 2000 ………………………...…………………………………….... 8

4. NORMATIVE DI RIFERIMENTO ………………………......................................... 9

5. COMUNICAZIONE AMBIENTALE …….…………………................................... 10

5.1 Piano di Comunicazione Ambientale ………………………………………...……10

5.2 Interpretazione Ambientale vs Educazione Ambientale ………............................ 11

5.3 Interpretazione Ambientale in Italia …………………………. ………………….. 13

5.4 Piano di Interpretazione Ambientale …………………………………………….. 14

5.5 Attività di conoscenza del territorio …………………………. …………………..16

6. PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO ……...………………………………………. 17

6.1 Struttura e attività ……………………………………………. …………….……. 18

7. PARCO REGIONALE DELLE MADONIE .…...……………................................. 19

7.1 Struttura, leggi e attività ..……………...………………………. ………............... 20

8. QUESTIONARI A CONFRONTO …………………………………………………. 23

9. CONCLUSIONI .……...………………………………………................................... 30

BIBLIOGRAFIA E SITI WEB DI RIFERIMENTO …...…….................................... 32

3

INTRODUZIONE

Oggi più che mai si sente la necessità di tutelare il nostro pianeta e più in generale la natura

che ci circonda. La madre Terra con tutti i suoi elementi naturali, vegetali ed animali, si

prende cura di noi. Essa ci culla, ci sfama, ci ospita. In cambio chiede solo che ci ergiamo a

suoi guardiani, suoi custodi. Compito dell’uomo è quello di salvaguardare la natura ed il

pianeta facendone un uso responsabile, limitandone lo sfruttamento e abbracciando uno

sviluppo evolutivo che si affianchi all’ambiente che ci ospita senza sopraffarlo o

annientarlo. Con il passare del tempo prende sempre più campo la consapevolezza di dover

provvedere alla salvaguardia del nostro pianeta, attraverso uno sviluppo ecosostenibile e

con l’aiuto di alcune soluzioni oggi sempre più utili a tale scopo. Nascono così i parchi

naturali, con l’intento di preservare, difendere e tutelare paesaggi e luoghi di particolare

valore naturale e culturale. Oggetto del nostro lavoro sarà quindi indagare e analizzare il

ruolo di un parco naturale all’interno di un contesto socio-culturale che almeno

all’apparenza sembra porre la tutela dell’ambiente al primo posto; spesso però sono l’uomo

e i suoi interessi a prevalere, debellando la sola forza che ha reso possibile la vita sul nostro

pianeta: la natura.

Saranno presi in considerazione i singoli aspetti che caratterizzano un parco naturale, la

storia della nascita del primo parco naturale, il significato di concetti fondamentali quali

“parco”, “comunicazione ambientale”, “educazione ed interpretazione ambientale”.

Saranno altresì esposte le norme e i progetti internazionali che regolano gli enti nazionali e

regionali e sarà posta l’attenzione sul ruolo della comunicazione, indagando le strategie

comunicative e mediatiche adottate da ciascuno ente parco, aspetto essenziale da non

trascurare per giungere ad una definizione moderna del concetto di “parco naturale”.

Questo per aumentare la consapevolezza dell’enorme patrimonio che abbiamo ricevuto in

eredità, ed indurre l’utenza a comportamenti responsabili nei confronti del nostro territorio.

In particolare, gli enti di riferimento del nostro studio saranno il Parco Nazione D’Abruzzo

e il Parco Regionale delle Madonie. Saranno approfondite le tecniche che essi utilizzano

per comunicare con l’utenza, nonché le strategie per attirare il pubblico e rendere piacevole

ed interessante il soggiorno all’interno delle proprie strutture. Attraverso la

somministrazione di un questionario e un accurato confronto tra i due enti approfondiremo

le strutture di cui essi dispongono, le tecniche e gli strumenti di comunicazione ambientale

adottate e il valore che le rispettive amministrazioni vi attribuiscono. Concluderemo infine

4

con un confronto tra i due parchi e delle considerazioni generali circa lo status quo del

nostro paese in termini di tutela ambientale.

1. CONCETTI GENERALI

Nel 1992 l' IUCN (“Unione Mondiale per la Conservazione della Natura”) definisce l'area

protetta come “un lembo di territorio, più o meno esteso, dove trovano applicazione

orientamenti, indirizzi e regole per un uso dell'ambiente da parte dell'uomo che consenta di

conservare e/o di sperimentare metodi, forme e tecnologie adatte a gestire in modo

equilibrato con le altre specie viventi (vegetali e animali) le risorse del pianeta”. Le aree

naturali protette, chiamate comunemente anche “riserve naturali” o “oasi naturali”, hanno

la funzione di mantenere l'equilibrio ambientale di un determinato luogo, aumentandone la

biodiversità. Si tratta di aree naturali caratterizzate da paesaggi eterogenei e abitate da

diverse specie di animali e vegetali.

Il Consiglio d’Europa ha distinto le aree protette in tre categorie:

Riserve: Aree di particolare interesse scientifico e biologico;

Parchi Nazionali: Aree ricche di valori naturali originali, poco modificate

dall’uomo e che travalicano gli interessi locali;

Parchi Naturali Regionali: Aree nelle quali la varietà degli aspetti naturali si

accompagna a rilevanti valori paesaggistici e nelle quali la presenza umana nelle

sue manifestazioni storiche costituisce un elemento integrante.

Gli obiettivi di un Parco Naturale, secondo definizione dell’IUCN, sono i seguenti:

1. Conservazione della diversità biologica;

2. Fruizione sostenibile delle sue componenti;

3. Equa distribuzione dei benefici d’uso delle risorse genetiche;

4. Conservazione degli habitat , delle specie animali e vegetali;

5. Formazione di una coscienza collettiva all’interno dell’area sui valori del territorio;

6. Educazione alla conoscenza e al rispetto;

7. Promozione di uno sviluppo economico-ecologico e sociale.

5

In sintesi, la definizione generale ed esemplificativa di parco nazionale è “territorio

protetto, dichiarato tale da un governo nazionale, che viene preservato e tutelato, tramite

specifiche norme , dallo sviluppo umano e dall'inquinamento”.

Tra le funzioni che possono essere individuate nell’azione di un’area protetta vanno messe

in evidenza le seguenti tre dimensioni della sostenibilità, ossia:

- Scientifiche: le funzioni svolte per la conservazione del patrimonio di biodiversità,

del paesaggio, degli equilibri ecologici e la tutela degli habitat;

- Economiche: la capacità di gestire l’ambiente naturale in modo da rendere

disponibili i servizi ambientali e creare opportunità per la sostenibilità dello

sviluppo delle comunità locali;

- Socio-Culturali: il compito di tramandare alle generazioni future il patrimonio

naturale e culturale, garantendo l’equità dello sviluppo e la tutela dei valori

culturali manifestati dalle comunità locali.

L’area protetta, dunque, non è più concepita come spazio naturale distante dall’uomo e

dalle sue attività ritenute distruttrici, ma diviene spazio fruibile secondo determinate regole

e condizioni.

2. CENNI STORICI

Sin dall'antichità si intuì che il territorio, o porzioni di esso, doveva essere considerato e

utilizzato in maniera diversa perché in possesso di caratteristiche che lo rendevano

particolare rispetto ai luoghi circostanti. Secondo alcuni studiosi, l'idea di “conservazione”

di un luogo può risalire a 40.000 anni fa e si può identificare questa usanza sia nella cultura

cristiana sia in quella orientale. Grazie all'influenza del Romanticismo, si cominciò a

pensare alla natura come una risorsa estetica e nelle città europee iniziarono ad essere

progettati spazi verdi come parte integrante del contesto urbano. Nella seconda metà

dell'Ottocento si aprì il dibattito sull'opportunità di tutelare territori di oggettiva bellezza e

ricchezza per sottrarli alla trasformazione e perdita di identità dovuta allo sviluppo degli

insediamenti. Nel 1866 si assistette perciò alla nascita dei primi parchi nazionali al mondo,

in Canada del Glacier National Park e negli USA dello Yellowstone National Park, con

atto ufficiale del 1872; inoltre, vanno ricordati in Australia il Royal National Park (1879),

quello canadese di Banff (1885), quello di Tongariro in Nuova Zelanda (1894) e il Kruger

National Park in Sud Africa (1898). Con l'arrivo del XX secolo, in Europa prese campo

6

l'idea che un territorio meritasse maggiore attenzione per gli aspetti storici e archeologici

oltre che per quelli naturalistici e geologici; fu così che si arrivò alla creazione del Parco

Nazionale Svizzero dell'Engadina.

Le differenze tra parchi europei e americani, però, erano evidenti: mentre nel nuovo

continente le azioni di conservazione venivano attuate su aree incontaminate e scarsamente

popolate, nel vecchio continente le aree da salvaguardare erano fortemente antropizzate. La

questione fu affrontata nel 1933 a Londra nel corso della "Conferenza internazionale per i

problemi della protezione della fauna e della flora" che stabilì che l'uomo doveva entrare in

quei luoghi solo come visitatore. Gradualmente, però, venne preso in considerazione

l'aspetto economico che permise lo svolgimento delle attività umane compatibili con la

protezione dell'area. Quando inizialmente furono istituite le prime aree protette, erano tutte

impostate sul "modello americano", poi si iniziò a percorrere vie con connotazioni proprie.

Attualmente è possibile distinguere tra due visioni contrapposte del concetto di “parco”. La

teoria più accreditata è quello che considera il parco una sorta di “museo all’aperto”, una

“mummificazione” della realtà, con lo scopo di mostrare alle generazione future un

frammento di realtà destinata a scomparire. Questo frammento di territorio però mostra una

realtà falsa, cristallizzata al momento della formazione del parco. “Protezione” coincide

così con falsificazione della realtà e incapacità di far fronte a esigenze di tutela e

trasformazione dell’ambiente. Secondo la teoria opposta, meno suffragata, viene attribuita

ai parchi e alle aree protette una diversa gestione dello spazio ambientale, capace di

un’autonoma produzione e configurazione. Un’area protetta diventa così uno spazio in cui

una gestione innovativa dell’ambiente, dall’agricoltura all’allevamento, dallo sviluppo

vegetale a quello faunistico, riesce a valorizzare sempre più il territorio. E’ richiesto però

uno sforzo maggiore per quanto riguarda l’analisi del territorio, dell’impatto ambientale e

delle gestione delle aree agricole, trattandosi di un’economia dell’ambiente fatta di

autogestione e autodeterminazione.

La storia della nascita di parchi e riserve naturali in Italia non segue un resoconto lineare,

essendosi susseguiti slanci pioneristici, profonde crisi, improvvise accelerazioni e lunghi

periodi di stasi. L’interesse e la domanda di tutela di un paesaggio nascono nel secondo

dopo guerra, in ritardo rispetto agli altri paesi europei. E’ la Svezia, nel 1909, che diventa il

primo paese che realizza un’area protetta, nelle prossimità del circolo polare.

In Italia le spinte conservazionistiche cominciano ad affiorare già verso la fine del 1800 ma

sarà solo dopo alcuni viaggi a Yellowstone e in Svezia che intorno al 1910 cominciano ad

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avanzare alcune proposte inerenti la tutela di alcune aree naturali. Solo in seguito ad una

riunione, avvenuta nel 1911, tra la società botanica e quella zoologica, i naturalisti italiani

prendono una posizione definitiva a favore della realizzazione di parchi nazionali come

strumenti di tutela paesaggistica. Tra le prime aree di interesse vengono individuate quelle

della Sicilia, le Alpi , val di Sangro e Livigno.

Tra il 1910 e il 1925 sono circa 25 le proposte di realizzazione di aree protette, per lo più

aree di caccia da dismettere e destinare alla salvaguardia naturale e faunistica.

Il primo parco nazionale italiano nasce nel 1922 sul Gran Paradiso per tutelare lo

stambecco, unica specie le cui radici arrivano sino al terziario (14-15 milioni di anni fa).

Seguirà poco dopo il Parco Nazionale d’Abruzzo, promosso da re Vittorio Emanuele, per

tutelare il camoscio, a rischio estinzione.

La logica di un parco naturale è quella di ripristinare un ecosistema dove sia la natura a

dominare e dove l’uomo, a differenza del resto del mondo, non sovverta questo ordine.

Nel 2003 l'UICN conterà 3881 parchi nazionali di cui alcuni sono considerati talmente

eccezionali da essere inclusi nel Patrimonio dell'umanità dell' UNESCO (Organizzazione

delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura).

Nel 1971 compare in Italia un documento programmatico preliminare che distingue i

parchi dalle riserve naturali. I Parchi Nazionali sono aree di eccezionale importanza e

complessità naturalistica, di vasta estensione e di valore e interesse internazionale,

rappresentative di ambienti unici o tipici di un certo territorio, noti anche per la presenza di

particolari entità vegetali o animali. I parchi nazionali hanno quindi finalità

prevalentemente conservative, culturali e ricreative. I Parchi Naturali Regionali

rappresentano invece aree di notevole estensioni, spesso coincidenti con un comprensorio

naturale non ancora trasformato dalla civiltà industriale, idoneo alle finalità di

conservazione, ricreazione ed educazione. E’ possibile altresì distinguere le Riserve

Naturali come aree di estensione limitata a volte identificabili con un singolo fenomeno o

entità naturale pregevoli sul piano ecologico e paesaggistico, significative dal punto di

vista scientifico e rappresentative di aspetti peculiari di determinati territori.

Nella seconda metà dell’800, le motivazioni che spinsero a far nascere i primi parchi erano

puramente estetiche: si volevano tutelare i valori panoramici e scenici del paesaggio,

adottando così uno sfruttamento turistico di luoghi spettacolari (“for the benefit and

enjoyment of the people”, “per il beneficio e il divertimento del popolo”, recita la celebre

epigrafe del parco di Yellowstone).

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L’esperienza in seguito ha permesso di constatare come sia opportuno prevedere

innanzitutto delle zone di tutela che facciano da “cuscinetto” tra l’area protetta e l’esterno:

le cosiddette “buffer zones”, o aree contigue o “zones périphériques”.

Tuttavia si è visto che queste misure possono essere insufficienti a contrastare l’azione

degli “edge-effects”, cioè gli effetti negativi che le pressioni esterne alle aree protette

generano, manifestandosi ai loro margini o ai loro bordi e rivelandosi spesso disastrosi

sugli ecosistemi delle stesse. Ciò ha portato, nei primi anni Novanta, alla proposta di una

vera e propria Rete Ecologica Europea secondo il programma “Natura 2000”, definito dalla

direttiva CEE 92/43, che a tutti gli effetti possiamo considerare la risposta comunitaria alla

Convenzione sulla Biodiversità elaborata nel corso della Conferenza di Rio.

Il progetto prevede appunto una rete internazionale di habitat naturali protetti, collegati tra

di loro da “corridoi di connessione ecologica”. Presupposto del successo dell’iniziativa è

che ogni stato formi proprie reti ecologiche regionali e nazionali come parte della rete

europea.

3. RETE NATURA 2000

La definizione della Rete Natura 2000 pone le sue basi di conoscenza scientifica nel

progetto “CORINE Biotopes” che, dal 1985 al 1991, ha condotto ad una prima

individuazione delle specie animali e vegetali presenti sul territorio europeo, degne di

attenzione e/o da sottoporre a specifica tutela. Gli esiti di tale ricognizione sono, poi,

confluiti nella direttiva Habitat nei cui allegati, con lievi modifiche e nuova codificazione

(codice Natura 2000), viene formalizzata tale elencazione. È una rete europea istituita

dalla direttiva 92/43/CEE (cd "direttivaHabitat") sulla conservazione degli habitat naturali

della fauna e della flora selvatiche, del 21 maggio 1992. Rete Natura 2000 è il nome che la

Comunità Europea ha utilizzato per creare, dal punto di vista gestionale, un sistema molto

vasto di aree naturali che ricadono nel territorio di sua giurisdizione (“Siti di Importanza

Comunitaria”, SIC), con lo scopo di preservare gli elementi ritenuti più significativi.

La costituzione della rete è ancora in corso e dovrebbe permettere di realizzare gli obiettivi

fissati dalla Convenzione sulla diversità biologica, adottata durante il Summit della

Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992 e ratificata dall'Italia il

12 febbraio 1994. L'obiettivo dichiarato di Natura 2000 non è porre, per così dire, “sotto

una campana di vetro” alcuni spazi naturali, ma piuttosto favorire le attività umane

tradizionalmente esistenti e allo stesso tempo conservare il patrimonio naturale.

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Attraverso l’istituzione della Rete Natura 2000, gli Stati membri dispongono di un quadro

comune d'intervento a favore della conservazione delle specie e degli habitat naturali, il cui

scopo principale è promuovere attività umane finalizzate al mantenimento della

biodiversità, tenendo conto delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali.

Esistono due tipi di siti nella rete Natura 2000: le zone di protezione speciale (ZPS) e

le zone speciali di conservazione (ZSC).

Zone di protezione speciale (ZPS): secondo la Direttiva Uccelli (79/409/CEE), sono

territori idonei per numero, estensione e/o localizzazione geografica alla

conservazione delle specie di uccelli minacciate, vulnerabili o rare (attualmente 181

specie). Il progetto "Important Bird Areas" (IBA) di BirdLife International serve

come riferimento per istituire le ZPS. Le zone scelte sono dei luoghi

di riproduzione, di alimentazione o di migrazione e sono quindi considerate

particolarmente importanti per la conservazione degli uccelli. In Italia ci sono 503

ZPS e 2256 SIC (di cui 311 coincidenti con ZPS), che occupano una superficie pari

al 16,45% del territorio nazionale.

Zone speciali di conservazione (ZSC): regolamentate dalla Direttiva Habitat (92/43

CEE), hanno come obiettivo la conservazione di habitat naturali o seminaturali, di

specie di fauna e flora d'interesse comunitario per la rarità, per il loro ruolo

ecologico primordiale o per il valore simbolico. In Europa si contano circa 200 tipi

di habitat, 121 dei quali si trovano in Italia e 31 dei quali sono prioritari, 200 specie

di animali e 500 specie di piante.

4. NORMATIVE DI RIFERIMENTO

L’azione governativa volta a stimolare l’istituzione di aree protette su tutto il territorio

nazionale ha avuto il suo punto focale con la Legge Quadro n. 394/91. Essa garantisce i

principi di sostenibilità del territorio e da’ avvio agli Enti Parco. Le aree protette

rappresentano lo strumento giuridico attraverso il quale realizzare la gestione del

patrimonio naturale del nostro paese che diviene il vero oggetto della protezione. Tale

oggetto racchiude in sé il valore della natura e l’utilità che la natura offre all’uomo:

“costituiscono il patrimonio naturale, le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e

biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale”.

10

(Art. 1, 394/91) .

Il territorio in cui esse ricadono, attraverso una particolare procedura, viene istituito area

protetta e sottoposto ad uno speciale regime di tutela e gestione per le seguenti finalità:

“conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di

singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi,

di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di

equilibri ecologici, promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca

scientifica, anche interdisciplinare, nonché di attività ricreative compatibili, difesa e

ricostruzione degli equilibri idraulici e idrogeologici” (legge 394/91).

Infine, è lecito citare la Legge n. 344/97 (disposizioni per lo sviluppo e la qualificazione

degli interventi e dell’occupazione in campo ambientale), che disciplina l’adesione

dell’Italia alle disposizioni dell’UE in materia di sviluppo sostenibile, all’informazione,

all’educazione, e alla sensibilizzazione ambientale.

5. COMUNICAZIONE AMBIENTALE

La comunicazione ambientale è un modo per promuovere comportamenti a favore della

tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile e si realizza grazie a campagne di

comunicazione integrata che costruiscono una positiva adesione ai modelli di riferimento

sul medio e lungo termine per favorire la gestione e la tutela del territorio, evidenziando i

vantaggi che l’assunzione di un determinato comportamento può garantire e incoraggiando

la modifica di abitudini spesso consolidate.

Per comunicazione ambientale istituzionale s’intende una serie di azioni informative su

temi ambientali dirette alla collettività finalizzate ad ottenere una maggiore

sensibilizzazione in modo da orientare verso stili di vita e di consumo più consoni alla

disponibilità reale di risorse e alla salvaguardia ambientale.

L’Associazione della Comunicazione Pubblica, con il “Manifesto della Comunicazione

Pubblica in campo ambientale” , definisce la comunicazione ambientale come “l’attività

istituzionale degli enti che operano in campo ambientale, contraddistinta dalla necessità di

informare costantemente il cittadino sullo stato dell’ambiente; l’acqua, l’aria ed il suolo

vengono monitorati ed i dati resi pubblici”.

5.1 PIANO DI COMUNICAZIONE AMBIENTALE

11

Il piano di comunicazione ambientale, strumento fondamentale, ma ancora poco utilizzato,

consente all’Ente di programmare e gestire le azioni di comunicazione ambientale, di

raggiungere specifici obiettivi strategici e di comunicare ai cittadini le azioni ambientali

promosse e realizzate da parte dell’Amministrazione.

Per tutta la durata del ciclo della scuola dell'obbligo è compito degli insegnanti educare gli

alunni al rispetto dell'ambiente attraverso l'approfondimento delle conoscenze scientifiche,

già previste dai programmi scolastici ministeriali.

Purtroppo ancora oggi, al di fuori della vita scolastica, si dedica troppo poco tempo agli

eventi di salvaguarda ambientale, rendendo palese che non si parla abbastanza dei

problemi del nostro pianeta, o che ciò avvenga in modo superficiale.

5.2 INTERPRETAZIONE AMBIENTALE VS COMUNICAZIONE

AMBIENTALE

Secondo la definizione proposta dall’Interpretation Canada (1976), l’Interpretazione

Ambientale è “un processo di comunicazione, progettato per rivelare i significati e le

relazioni del nostro patrimonio culturale e naturale, attraverso il coinvolgimento con gli

oggetti, gli artefatti, i paesaggi e i siti”, finalizzata a promuovere la comprensione e la

fruizione coordinata delle aree protette, dei siti storici e culturali di un territorio, e allo

stesso tempo volta a produrre, attraverso le esperienze dirette che i visitatori possono

vivere, opportunità di sensibilizzazione, di scoperta e di cambiamento di visione e

percezione dei luoghi.

L’interpretazione è quindi soprattutto comunicazione, il che non significa semplicemente

presentare le informazioni, ma attuare specifiche strategie di comunicazione per tradurre le

informazioni dal linguaggio tecnico degli esperti al linguaggio quotidiano del pubblico.

Nel processo di comunicazione interpretativa distinguiamo tre elementi fondamentali:

- l’interprete: può rivestire il ruolo di “progettista interpretativo” (di programmi,

strutture e piani di interpretazione) o di “guida-interprete” (quando entra direttamente a

contatto con il pubblico e utilizza le tecniche, gli strumenti e gli approcci previsti nel

progetto comunicativo per raggiungerne gli obiettivi).

12

- l’oggetto da interpretare: riveste un ruolo centrale in quanto è rispetto ad esso che deve

essere arricchita l’esperienza del visitatore; è l’oggetto da “conservare”, rappresenta il

contesto alla comunicazione stessa, il luogo in cui essa si svolge nonché l’oggetto

stesso della fruizione e della tutela.

- il visitatore: rappresenta, con le sue esigenze, aspettative, le sue domande e curiosità, il

fulcro stesso del lavoro di interpretazione, secondo un approccio “visitor-centred”.

L’interpretazione è un processo di sviluppo di attitudini positive al cambiamento di

comportamenti personali e collettivi verso il patrimonio ambientale, per la sua tutela e il

suo godimento ricercato attraverso un processo di fruizione basato sull’esperienza-

rivelazione del visitatore, guidata dall’interprete ambientale. Anche l’Educazione

Ambientale lavora per la conservazione e il mantenimento del patrimonio ambientale e,

attraverso la progettazione partecipata per lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza attiva

mira a sviluppare comportamenti positivi per il mantenimento dell’integrità del patrimonio

ambientale. L’Educazione Ambientale è quindi anch’essa un processo che, capitalizzando

il lavoro dell’interpretazione ambientale circa lo sviluppo delle attitudini positive verso il

cambiamento, può mirare a “costruire” su di esse, e con esse, un vero cambiamento di

comportamento verso l’uso delle risorse naturali.

L’Educazione Ambientale deve porsi come elemento di continuità dell’interpretazione

ambientale, secondo lo schema:

Interpretazione attitudini positive Educazione comportamenti positivi

Ambientale al cambiamento Ambientale per l’ambiente

Le attività all’aperto favorite dalle aree protette costituiscono concrete esperienze per la

formazione di una “coscienza ecologica” nei giovanissimi, ma non solo, soprattutto se

supportate da una seria programmazione. L’area protetta può quindi a tutti gli effetti essere

considerata una sede eccellente per le attività di Interpretazione Ambientale, offrendo

attività educative scolastiche ed extrascolastiche, corsi di formazione professionale e

pacchetti di turismo ambientale sostenibile. Avere capacità di comunicazionesignifica

dunque riuscire a realizzare in termini pratici le linee di indirizzo di uno sviluppo del

territorio coerente e rispettoso delle tipicità locali, in modo da valorizzare il fascino del

territorio e da incentivare la promozione di un’immagine che, attirando l’attenzione dei

visitatori e coinvolgendoli realmente in un processo di costruzione di senso del luogo,

ponga le basi per una nuova e più qualificata fruizione di questi luoghi.

crea sulle quali costruisce

13

Solo così sarà possibile creare uno sviluppo socio-economico sostenibile basato su un reale

cambiamento di attitudini del pubblico finalizzato al rispetto e alla corretta valorizzazione

delle risorse ambientali.

5.3 L’INTERPRETAZIONE AMBIENTALE IN ITALIA

In Italia il concetto d’interpretazione del patrimonio è purtroppo poco conosciuto.

Probabilmente la refrattarietà ad adottare questa metodologia nel settore della

conservazione ambientale è ancora una volta dovuta all’approccio classico prevalente nei

confronti del patrimonio culturale e naturale della nostra nazione.

Ciò ha fatto sì che non solo venissero presi in dovuta considerazione unicamente gli

elementi di eccellenza (città d’arte, capolavori della scultura e della pittura, castelli e

palazzi nobiliari, paesaggi classici), ma anche che poco sforzo venisse fatto per comunicare

al pubblico, oltre che elementi e siti da ammirare, anche e soprattutto concetti e

considerazioni generali su cui riflettere. Negli ultimi anni si è verificato un fiorire di

iniziative dirette a promuovere questi elementi in luoghi prima poco conosciuti o

considerati. Le iniziative nate da questa nuova volontà di creare confidenza locale e attrarre

turismo consapevole del valore dei luoghi (c.d. “turismo sostenibile”) presentano spesso

tanta buona volontà, ma una scarsa efficacia nel far risaltare il carattere di unicità,

specificità e originalità dei territori narrati.

L’approccio tematico all’Interpretazione Ambientale è stato reso popolare nel libro

Environmental Interpretation” (1992) dal Dr. Sam Ham (Università di Itaho), che

definisce la tecnica adoperata come “l’applicazione di un’idea che può essere usata per

incrementare la consapevolezza del pubblico e la comprensione”.

Quelle più comunemente utilizzate sono:

Incoraggiare la partecipazione: l’interprete e il mezzo (media) utilizzato spingono ad una

interattività con qualsiasi oggetto naturale nel suo contesto di origine. È il concetto opposto

al ben conosciuto “Do not touch”: si vuol spingere a partecipare, ad attuare attività

finalizzate al rispetto della conservazione e del mantenimento dell’integrità del luogo. Si

tratta della tecnica del “learning by doing”, una delle risorse di maggiore successo nel

processo di apprendimento.

14

Provocazione: porre il pubblico in una situazione scomoda, portandolo a riflettere su

tematiche di attuale interesse e portandolo ad individuare autonomamente le soluzioni a

problemi di conservazione ambientale. Ad esempio l’uso di singole frasi o, in alternativa,

di fotografie provocative (come animali in gabbia o avvelenati), frasi o oggetti che

possono suscitare curiosità nel pubblico, stimolandolo ad attuare comportamenti positivi

nel territorio.

Uso dello humor: lo humor è sempre un mezzo particolarmente efficace, per l’entusiasmo

con il quale viene accolto dal pubblico. Potrebbe essere utilizzato per esempio nei tentativi

di chiarire un’idea generale o affrontare un intero argomento.

L’Interpretazione Ambientale si può altresì distinguere in due gruppi di forme:

- personalizzate e guidate: l’interpretazione prosegue attraverso un contatto diretto -

face to face - tra il pubblico e l’interprete (racconti, escursioni guidate lungo i

sentieri o nei siti, programmazione di eventi, programmi di educazione formale e

informale);

- non personalizzate e non guidate: non interviene alcun membro dello staff dell’area

protetta e l’interpretazione viene implementata attraverso oggetti, risorse del luogo,

infrastrutture e media progettati ad hoc (mostre, escursioni, audiovisivi).

5.4 PIANO DI INTERPRETAZIONE AMBIENTALE

Il Piano di Interpretazione ambientale è uno strumento di indirizzo, volto a programmare e

gestire in maniera coerente e funzionale gli interventi previsti in materia di fruizione,

accoglienza del pubblico, interpretazione e comunicazione. Comprende tutte le azioni e le

attività concernenti la gestione e lo sviluppo della fruizione e della promozione del

territorio sia dal punto di vista turistico-ricreativo sia di quello didattico-educativo.

L’obiettivo principale di un Piano di Interpretazione Ambientale è l’identificazione, la

tutela, la conservazione, la valorizzazione e la trasmissione “sostenibile” alle generazioni

future di un’area naturale protetta e dei suoi valori, che devono essere tutelati in maniera

dinamica, nel rispetto dei criteri che ne hanno comportato l’istituzione.

Per trovare pratica applicazione, un piano di interpretazione ambientale deve riconoscere

alcuni elementi essenziali ai fini di una migliore fruizione e coinvolgimento dei visitatori:

15

- Unao più strutture adeguate che accolgano il flusso di visitatori in vari punti della sua

localizzazione geografica.

- Uno o più visitor center (o centro d’accoglienza): Front Office impiegati per fornire ai

visitatori tutte le informazioni e i dati necessari ad una adeguata fruizione del sito (dai

prodotti cartacei, quali opuscoli e materiale illustrativo, alla cartellonistica, ai siti web, agli

applicativi per smartphone); fungono inoltre da luogo d’incontro e di scambio culturale tra

ente e visitatori o tra visitatori stessi.

- Ecomuseo: territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico

e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione.

L’obiettivo primario è far riscoprire al territorio la propria identità attraverso un distretto

culturale, ovvero una rete di musei, esposizione e luoghi di interesse storico-artistico sparsi

per il territorio d’interesse.

- Sentieri interpretativi (guidati o non guidati): guidano i visitatori in percorsi che ben

rappresentano una parte del territorio di una area protetta, rendendolo più accessibile

(pannelli, diorami, modellini, steli, ecc.) e permettono di esplorare il territorio in

autonomia, evitando che vengano disturbate ampie superfici protette. Ciò nonostante la

loro costruzione e il loro uso può implicare un considerevole impatto sugli ambienti

naturali; ecco perché la rete sentieristica di ogni area protetta va progettata tenendo in

considerazione sia la vulnerabilità ecologica degli ambienti sia la rappresentatività e la

potenzialità interpretativa degli spazi interessati.

Media di interpretazione: strumenti di comunicazione che inquadrano e permettono di

comprendere maggiormente le risorse interpretative dei luoghi che si stanno visitando, per

migliorare l’esperienza dei visitatori e aiutarli a comprendere i valori del territorio (i media

più utilizzati sono: la segnaletica cartellonistica e i supporti informativi, interpretativi e

multimediali, cioè opuscoli, cartine, poster, audio-visivi, luci, suoni, ecc.

- Uno o più C.E.A. (Centro Educazione Ambientale): presidi culturali e strutture ricettive

all'interno di aree naturali protette, o posizionate in luoghi naturalistici, storici e culturali di

pregio, che promuovono attività di informazione, formazione ed educazione ambientale,

soggiorni e percorsi didattici di valorizzazione ambientale e di riscoperta culturale, per far

crescere nei giovani l’importanza di alcuni valori che i nostri territori conservano.

- Fattorie didattiche: aziende agricole e/o zootecniche che, oltre all’attività produttiva

tradizionale, offrono alla collettività, in un’ottica di multifunzionalità, la possibilità di

scoprire e conoscere l’ambiente rurale, l’origine degli alimenti, le tecniche di lavorazione

dei prodotti tipici nel rispetto dell’ambiente e del territorio. In una fattoria didattica si

16

continuano a svolgere le normali attività lavorative, cercando anche di trasmettere, in modo

piacevole, le nozioni relative ad una data operazione.

- Geositi: architetture naturali, o singolarità del paesaggio, che testimoniano i processi che

hanno formato e modellato il nostro pianeta; forniscono un contributo indispensabile alla

comprensione della storia geologica di una regione e rappresentano valenze di eccezionale

importanza per gli aspetti paesaggistici e di richiamo culturale, didattico - ricreativo.

5.5 ATTIVITÀ DI CONOSCENZA DEL TERRITORIO

Le attività di Educazione ed Interpretazione Ambientale con una Guida-Interprete sono

pensate, oltre che per far partecipare attivamente, divertire e far riflettere, anche per far

comprendere alcuni concetti fondamentali dell’ecologia e aspetti particolari di flora e fauna

presenti nell’area protetta.

Visitee presentazioni: per far conoscere la trasformazione della terra attraverso il lavoro

dell’uomo, gli strumenti del passato, i suoi mestieri legati all’agricoltura e all’allevamento,

e per aumentare la consapevolezza dell’importanza del legame tra l’uomo e la terra.

Passeggiate: attraverso attività di esplorazione sensoriale, è possibile far riscoprire il

rapporto profondo con la natura, percepire la sua energia vitale, l’armonia e la sua bellezza

in maniera divertente.

Attività di scoperta: attraverso semplici attività di simulazione, giochi di ruolo,

esperimenti, uso di materiali e campioni naturali, è possibile far comprendere in modo

innovativo, divertendo, i concetti fondamentali di “ecologia”, “biologia” e “botanica”.

Una notte nell’area protetta: vivere il territorio di notte in compagnia di una Guida-

Interprete permette di comprendere profondamente la magia del luogo e di conoscere

maggiormente la vita delle creature che in esso vivono, ascoltando e percependo i suoni

naturali;

Escursioni: la Guida-Interprete accompagna i visitatori nei luoghi più significativi dell’area

protetta, lungo i sentieri e gli ambienti più suggestivi per viverne intimamente il suo valore.

Seguire le tracce e i percorsi segnati dagli animali, percorrendo anche gli antichi sentieri

dei pastori.

Osservare gli animali: per conoscerne il comportamento e le abitudini, tra i profumi del

bosco e le acque limpide dei laghi e/o fiumi.

17

6. PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

L’Abruzzo, regione dell’Italia peninsulare, è chiamata anche “Regione Verde d’Europa”.

In essa vi sono infatti 3 Parchi Nazionali, 1 Parco Regionale e 38 tra oasi e riserve

regionali e statali. In totale le aree protette in Abruzzo rappresentano circa il 30%

dell’intero territorio regionale. Si alternano paesaggi naturali tra i più vari: dai profondi

canyon alle foreste, dagli alti pascoli ai selvaggi ambienti rupestri, e ancora cascate, grotte

e persino un ghiacciaio, il Calderone, l’unico dell’Appennino.

Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise fu inaugurato a Pescasseroli (sede della

direzione) il 9 settembre 1922, mentre l'ente omonimo era stato già costituito il 25

novembre 1921 con direttorio provvisorio. Il parco,coevo al Parco Nazionale del Gran

Paradiso, è il più antico parco d'Italia noto a livello internazionale per il ruolo avuto nella

conservazione di alcune tra le specie faunistiche italiane più importanti, quali il lupo, il

camoscio d'Abruzzo e l'orso bruno marsicano, nonché per le prime e numerose iniziative

per la modernizzazione e la diffusione localizzata dell'ambientalismo. Nel 1926 è istituito

il museo e lo zoo del parco a Pescasseroli, i primi rifugi e la sentieristica organizzata.

Fra i primi obbiettivi politici del parco si nota la tendenza a favorire presenze turistiche e

soggiorni sportivi per convertire l'economia montana pastorale in un sistema compatibile

con la tutela dell'ambiente.

Le finalità dell'Ente Parco, indicate dalla Legge quadro sulle aree protette, sono soggette ai

principi di conservazione e difesa dell'ambiente nei suoi aspetti originari,

e all’integrazione fra uomo e ambiente basata sulla conservazione, sulla valorizzazione e

sulla razionale gestione delle risorse naturali e culturali che l'area protetta custodisce.

Attività di educazione ambientale, centri visita, musei, aree

faunistiche e sentieri costituiscono un insieme organico che favorisce le visite orientate.

Il Parco promuove e valorizza il territorio anche attraverso conferenze, pubblicazioni, libri,

scambi tra aree protette, coinvolgimento di scuole ed Istituzioni, sia a livello nazionale sia

internazionale. “Per proteggere si deve conoscere”: il Parco studia infatti il territorio in

modo approfondito ed esteso a tutte le sue componenti storiche, sociali, geologiche,

18

faunistiche e vegetazionali; attraverso l'attuazione di un articolato piano di ricerca,

vengono poi impiegati efficaci criteri di protezione e conservazione.

Per una migliore amministrazione il territorio del parco è stato suddiviso nella sua gestione

in quattro differenti settori di protezione:

- ZONA A - Riserva integrale: ricadono in questo provvedimento protezionistico le

cime più impervie popolate dai camosci, il fondovalle dello Scerto e del torrente

Fondillo, ma anche porzioni di faggete nei comuni di Villetta Barrea e Pescasseroli.

L'accesso è interdetto o severamente regolamentato.

- ZONA B - Riserva generale: i territori in cui la presenza umana è sempre stata

storicamente costante sono allo stesso modo protetti dai vincoli della riserva

generale, che regolamentano l'accesso motorizzato, il prelievo di legname e di

prodotti del sottobosco. L'escursionismo è libero.

- ZONA C - Protezione: l'area, prevalentemente estesa nel fondovalle del Sangro, è

quel territorio intorno ai centri abitati tradizionalmente dedicato alle attività

agricole e all'uso privato delle risorse naturali.

- ZONA D - Sviluppo: i centri urbani inglobati nel perimetro del parco dopo i vari

ampliamenti gestiscono in quest'area i piani regolatori dello sviluppo edilizio in

collaborazione con il Parco che qui promuove le attività ricettive e di orientamento

del flusso turistico.

6.1 STRUTTURA E ATTIVITÀ

Nella maggior parte dei comuni sono allestiti centri di visita tematici o uffici di zona in cui

è possibile disporre di materiale divulgativo sul Parco e organizzare i percorsi turistici ed

escursionistici.

- Centro visita Pessaropoli: introduce il visitatore alla conoscenza del Parco

attraverso diorami, plastici, pannelli luminosi e mostre tematiche. Dispone di una

sala conferenze e proiezioni con una ricca raccolta di filmati naturalistici.

- Ufficio Informazioni: situato presso il Centro Visita, fornisce indicazioni ed

assistenza per visitare il territorio del Parco.

- Attività varie: è possibile praticare campeggi, trekking, canoa, sci di fondo,

laboratori e didattica (attività di simulazione, giochi di ruolo, uso di materiali

19

naturali), escursioni (con la possibilità di scegliere tra i circa 150 itinerari

ecoturistici, per una lunghezza complessiva superiore a 250 km).

- Centri di Educazione Ambientale (C.E.A.): si impegnano nella realizzazione di

percorsi educativi, soggiorni didattici, iniziative di formazione, si occupano di

documentazione e ricerca, di comunicazione e di informazione. Le loro attività

sono rivolte a tutta la comunità locale, avendo come obiettivo fondante quello di

promuovere e gestire spazi di progettazione partecipata e condivisa, condizione

essenziale per un processo di apprendimento complesso e sistemico in interscambio

con l'ambiente circostante.

7. PARCO REGIONALE DELLE MADONIE

Il Parco Regionale delle Madonie, situato nel Centro-Nord della Sicilia, nasce il 9

novembre 1989 a seguito degli articoli regionali n. 33 e n. 4 della Legge Regionale del 9

agosto 1988 ai fini di protezione del patrimonio naturale del territorio. L’ente Parco delle

Madonie (con sede principale in Petralia Sottana) è un ente di diritto pubblico regionale

con autonoma rappresentanza e amministrazione. Il suo compito è provvedere alla

gestione, al controllo e alla tutela del Parco naturale Regionale delle Madonie, nonché alla

conservazione del patrimonio a fini scientifici, culturali, economico-sociali,

dell’educazione e della ricreazione dei cittadini (come la possibilità di effettuare attività

sciistica in determinati periodi dell’anno). Sempre in tema di offerta ricreativa ed

educativa, sono 3 le unità, delle 8 totali, ad occuparsi di tali finalità: il 6° gruppo di

fruizione sociale, l’ E.F.I.A. e l’Equipe Lotus+. Le attività e i servizi offerti riguardano la

promozione e la fruizione dell’area, servizi di guide naturalistiche, servizio informazioni e

attività didattiche per le scuole (tramite visite guidate all’interno delle aree per entrare in

contatto diretto con l’ambiente naturale).

Le finalità principali del Parco delle Madonie sono: la protezione, la conservazione, la

difesa dell’ambiente naturale e del paesaggio con valore storico-culturale; la gestione e la

riqualificazione dei valori naturali del parco e la ricostituzione di quelli degradati; l’uso

sociale e la ricerca scientifica per favorire attività culturali, sociali, ricreative, turistiche

utili a migliorare la qualità di vita delle popolazioni residenti; la programmazione e la

realizzazione di interventi per e nel parco. L’istituzione e la conservazione del parco viene

sostenuta da adeguati interventi finanziari a salvaguardia delle attività produttive e

lavorative tradizionali.

20

Il Parco della Madonie si estende per circa 40.000 ettari e ha un’altimetria che varia dai

400 ai 2.000 m sopra il livello del mare. Il parco interessa ben 15 comuni siciliani che

presentano caratteristiche rilevanti in tema di morfologia, paleontologia, geologia e

biologia, che si aggiungono a quelle di flora e fauna.

7.1 STRUTTURA, LEGGI E ATTIVITÀ

La sede principale del parco è composta da un salone con impianto voce e video, corredato

da plastici delle realtà del parco, da gigantografie e materiale vario relativo all’area

protetta.

Il parco della Madonie è articolato in 4 zone con interesse e competenze diverse:

- ZONA A - Riserva integrale: dove l’ambiente è conservato nella sua integrità e

quasi del tutto privo di elementi antropologici;

- ZONA B - Riserva generale: dove si svolgono attività agricole e pastorali e sono

presenti alcune strutture artificiali (strade di accesso e vecchi ruderi) che npn sono

suscettibili di ristrutturazione;

- ZONA C - Di protezione: dove è possibile realizzare alcune opere edilizie come

aree ristoro e parcheggi, finalizzate a valorizzare i fini ultimi dell’ente parco;

- ZONA D - Di controllo: dove tutte le attività sono garantite purché compatibili con

le finalità ultime del parco.

I territori sottoposti a tutela sono distinti in due tipologie:

Parco Naturale: aree territoriali o marine di vaste dimensioni, che presentano rilevante

interesse generale a motivo delle loro caratteristiche morfologiche, paleontologiche,

biologiche ed estetiche, con particolare riguardo alla flora e alla fauna, per provvedere alla

conservazione delle caratteristiche stesse ai fini scientifici, culturali, economico-sociale e

dell'educazione e ricreazione dei cittadini;

Riserva Naturale: territori e luoghi, sia in superficie sia in profondità, nel suolo e nelle

acque, che per ragioni di interesse generale specialmente d'ordine scientifico, estetico ed

educativo vengono sottratti all'incontrollato intervento dell'uomo e posti sotto il controllo

dei poteri pubblici al fine di garantire la conservazione e la protezione dei caratteri naturali

fondamentali.

A loro volta, le riserve naturali si distinguono in:

- Riserva Naturale Integrale: per la conservazione dell'ambiente naturale nella sua

integrità, con l'ammissione di soli interventi a carattere scientifico;

21

- Riserva Naturale Orientata: per la conservazione dell'ambiente naturale, nella

quale sono consentiti interventi colturali, agricoli e silvo-pastorali, purché non in

contrasto con la conservazione dell'ambiente naturale;

- Riserva Naturale Speciale: per particolari e delimitati compiti di conservazione

biologica, biologico-forestale, geologica, etno-antropologica;

- Riserva Naturale Genetica: per la conservazione del patrimonio genetico delle

popolazioni animali e vegetali della Regione.

Al contorno delle zone delimitate come parco o riserva sono individuate adeguate aree di

protezione, pre-parco o pre-riserva, a sviluppo controllato allo scopo di integrare il

territorio circostante nel sistema di tutela ambientale. In tali aree possono essere previste

iniziative idonee a promuovere la valorizzazione delle risorse locali, con particolare

riguardo alle attività artigianali, pastorali, zootecniche e alla lavorazione dei relativi

prodotti, nonché alle attività ricreative, turistiche e sportive. L’area oltretutto ospita 6 zone

SIC (Sito Interesse Comunitario).

Il parco, studiato e visitato dalla comunità scientifica mondiale per la sua biodiversità

floreale, copre circa il 2% dell’intero territorio regionale, ospita il 50% delle 2.600 specie

di piante presenti sull’intero territorio siciliano e circa il 65% di uccelli nidificatori presenti

in Sicilia.

Una delle norme fondamentali, che testimonia la finalità principale dell’Ente, è contenuta

nell’articolo 17 della Legge regionale n. 98/1981 (modificata ed integrata dalla n.14/1988):

“Nei parchi regionali e nelle riserve sono vietate attività che possono compromettere la

protezione del paesaggio, degli ambienti naturali , della flora e della fauna”.

Altre leggi e regolamenti del parco delle Madonie cercano di conciliare le esigenze della

salvaguardia ambientale con quelle dello sviluppo economico dell’area, promuovendo uno

sviluppo sostenibile dal punto di vista ecologico ed economico. Lo sviluppo sostenibile,

cioè la capacità di riuscire a soddisfare i bisogni delle generazioni esistenti e garantire lo

stesso alle generazioni future, è strettamente connesso al concetto di turismo sostenibile,

ovvero la capacità di promuove lo sviluppo in maniera compatibile con l’ambiente,

utilizzando l’ambiente come risorsa preziosa per attirare turisti che l’apprezzino e adottino

comportamenti finalizzati alla sua tutela.

Si occupano dell’offerta educativa e ricreativa 3 unità di lavoro: il 6° gruppo di fruizione

sociale, l’E.F.I.A. ed equipe LOTUS+. Essi promuovono e sostengono la fruizione delle

22

aree protette da parte di scuole e portatori di handicap, attraverso il servizio guide

naturalistiche , le attività didattiche e il servizio informazioni.

Tra le attività di maggiore interesse culturale e turistico citiamo:

- “Saperi e Sapori del Parco”: progetto atto a valorizzare la gastronomia madonita in

una stretta collaborazione tra Ente, Slow Food, Provincia di Palermo, i 15 Comuni del

Parco, Scuole di Agraria e Alberghiere. Rappresenta un percorso culinario all’interno

delle ricette tipiche di questo territorio in collaborazione con le strutture ospitanti, con

lo scopo di redigere alla fine un libro a scopo promozionale dell’intero territorio

madonita.

- “Progetto Life-Natura 2000”: atto a preservare e conservare la specie dell’Abies

Nebrodensis (Lojac), specie endemica delle Madonie e inserita nell’elenco delle specie

di interesse comunitario e con una popolazione di circa 40 individui. Il progetto è

realizzato in collaborazione con l’Azienda Foreste Demaniali, il Jardin Botanico di

Valencia, il Botanical Institute di Patras (Grecia) e l’Insititute of Botany

dell’Accademia delle Scienze della Bulgaria.

- “Le Vie dell’Arte”: progetto in collaborazione con i ministeri dell’economia e delle

finanze e dei beni e delle attività culturali e gli assessorati regionali ai beni culturali e

ambientali e al turismo. Esso ha come obiettivo quello di riempire le strade del Parco

delle Madonie di opere d’arte contemporanea, ospitando artisti di livello nazionale e

internazionale che dovranno realizzare un’opera artistica inerente al luogo in cui verrà

collocata la scultura.

- “Panierenatura”(2010): l’Ente Parco delle Madonie e il Gal Madonie hanno portato a

termine le procedure per la creazione di un marchio collettivo di qualità e

l’implementazione dei sistemi di gestione ambientale (ISO 14001 e tracciabilità).

Le filiere interessate sono quelle dell’olio d’oliva, del miele, della frutta, del grano, del

vino, del pomodoro e lattiero-casearia.

Poco meno di un decennio fa la geologia nel Parco delle Madonie evocava fenomeniche di

esclusivo interesse scientifico, relegate alla pertinenza di studiosi e scienziati. Si deve alla

ferma volontà dell'Ente Parco di investire nella riscoperta di questo "mondo", tanto

avvincente quanto sconosciuto, la possibilità di far entrare la storia geologica delle

Madonie nel sistema di fruizione e di conoscenza, diretta anche al più inesperto visitatore

del Parco. Per riuscire allo scopo l'Ente è entrato a far parte dell'European Geopak

Network, una rete internazionale di aree protette, riconosciuta dall'UNESCO, che avvicina

23

25 parchi del mondo che insieme concertano politiche comuni mirate alla promozione del

patrimonio geologico.

L’attrazione forse più importante e nota all’interno del Parco delle Madonie è il primo

Parco Avventura della Sicilia, il più grande della regione siciliana ed uno dei più

conosciuti e visitati di tutta l’Italia meridionale. Qui i veri amanti della natura, appartenenti

ad ogni classe di età, possono trascorrere giornate di puro divertimento a stretto contatto

con la natura incontaminata del Parco delle Madonie. Sono tante le offerte ed i servizi

proposti dal Parco Avventura: percorsi acrobatici, trekking, sport invernali, passeggiate in

mountain bike o sul dorso di un asino, tiro con l'arco, orienteering, un’ampia area

attrezzata dove poter consumare pasti golosi e genuini, come ad esempio le ottime carni e i

prelibati formaggi delle Madonie, disponibili al banco vendita della struttura.

8. QUESTIONARI A CONFRONTO

Al fine di continuare la nostra analisi sul livello di comunicazione ambientale diffuso e

penetrato nelle amministrazioni del Parco Nazionale d’Abruzzo e del Parco Regionale

delle Madonie, quest’ultimi hanno riposto alle domande di un questionario da noi

sottoposto, obiettivo del quale è stato indagare e verificare il grado di attenzione sulle

tematiche della comunicazione e dell’educazione ambientale. Abbiamo posto l’attenzione

sulle forme politiche di comunicazione adottate e il valore che tali enti attribuiscono

all’educazione ambientale, focalizzandoci sugli strumenti e le attività utilizzati per

coinvolgere ed istruire l’utenza.

Prima di esporre i quesiti più rilevanti che abbiamo somministrato e le rispettive risposte, è

doveroso ringraziare i responsabili dei due parchi naturali, il Dott. Pasquale Li Puma,

dirigente “In.F.E.A. e Geopark” del Parco delle Madonie, e la Dott.ssa Daniela D’Amico,

responsabile del Servizio Educazione e Comunicazione del Parco d’Abruzzo, che hanno

dimostrato piena collaborazione nel rispondere in modo esauriente alle nostre domande.

I primi quesiti sottoposti all’attenzione dei due parchi riguardano le strutture di accoglienza

dell’utenza.

L’ente possiede una struttura d’accoglienza, o un’area all’interno del parco

dedicata alla recettività turistica e dei visitatori?

Abruzzo  All’interno del territorio del Parco ci sono diversi Centri Visita e

Uffici Informazione: alcuni a gestione diretta, altri affidati a

24

cooperative di servizi e/o associazioni del territorio.

Madonie  Quale struttura d’accoglienza coperta l’Ente utilizza di solito l’aula

consiliare della capacità di n. 30 posti a sedere sita a Petralia Sottana .

Se sì: Di Che genere di struttura d’accoglienza si tratta?

Abruzzo  L’Ufficio Informazioni per la gestione dei servizi informativi, di

accoglienza e di accompagnamento al visitatore ed il Centro Visita

del Capriolo per la gestione del museo e delle attività di E.A.

MadoniePunti “Qui parco” destinati all’informazione e comunicazione.

Chi, o cosa, accoglie i turisti all’arrivo al parco?

Abruzzo Centri Visita e Uffici di Zona.

Madonie  Il Parco non è un’area delimitata all’accoglienza; I turisti, di solito,

vengono accolti dai diversi Presidi Turistici e/o Info Point ubicati in

ogni comune del parco.

centri

visita

uffici di

zona

case del

parco

centri ed

abitazioni

sportello info

residenti

totale strutture del

parco

Abruzzo NI* No No SI Si (nessuna risposta)

Madonie Si No Si SI Si

Il parco possiede

circa 20 strutture

NI*: Rispondendo NI l’ente manifesta una modesta soddisfazione del servizio offerto ed

allo stesso tempo l’intenzione di migliorarlo ulteriormente.

Da quanto si evince, entrambi gli enti hanno risposto in modo molto simile, specificando

che non è ancora presente una struttura principale che funga da punto d’accoglienza e

smistamento, oltre agli Info Point e al sito multimediale. Sia il Parco delle Madonie sia

quello d’Abruzzo affidano tali compiti a diversi uffici e locali dislocati nei diversi comuni

facenti parte del comprensorio dell’area protetta.

Successivamente sono state richieste ai due enti informazioni circa la disponibilità di

supporti multimediali e/o cartacei da distribuire ai visitatori. Anche in questo caso le

risposte si equivalgono, mostrando come i due parchi si muovono sulla stessa logica.

L’unica differenza, come mostrato dalla tabella seguente, consiste nel fatto che il Parco

d’Abruzzo produce un proprio “giornale del parco”.

25

Disponete di materiale multimediale e/o cartaceo da fornire ai visitatori del

parco?

Abruzzo  Materiale gratuito cartaceo: depliant informativo sul Parco, notiziario

quadrimestrale “Natura protetta” e altri opuscoli legati a progetti life.

Tutto il restante materiale (a partire dalla carta turistica e

pubblicazioni vari, gadget, ecc..) è in vendita presso i vari centri.

Madonie  L’Ente Parco dispone di una diversificata e gran quantità di materiale

cartaceo che viene fornito ai visitatori sia gratuitamente sia a

pagamento in dipendenza dell’incidenza economica per la

riproduzione. Il materiale multimediale (video e CD) viene fornito a

pagamento. Altre pubblicazioni comprendono opuscoli, cartine,

depliant a rappresentazione di percorsi e sentieri fruibili.

giornale del

parco

materiale

divulgativo

Libri e/o

pubblicazioni

Materiale

promozionale

carta dei

sentieri segnaletica

Madonie No Si Si Si Si Si

Abruzzo NI* Si NI* Si Si Si

NI*: Rispondendo NI l’ente manifesta una modesta soddisfazione del servizio offerto ed

allo stesso tempo l’intenzione di migliorarlo ulteriormente.

Successivamente la nostra attenzione si è focalizzata sul tema dell’educazione ambientale.

Lo scopo è stato quello di indagare circa l’esistenza di progetti e attività riguardanti il

C.E.A. e le Fattorie Didattiche. Qui emergono già le prime differenze poiché, mentre il

Parco d’Abruzzo aderisce al Progetto C.E.A., il Parco delle Madonie ha aderito al progetto

In.F.E.A. in collaborazione con l’ARPA (“Agenzia regionale per la protezione

dell'ambiente”) Sicilia per realizzare un serie di iniziative del tutto analoghe a quelle del

Progetto C.E.A.

Per quanto concerne la realizzazione delle Fattorie Didattiche, invece, i due parchi

testimoniano la mancata autogestione di queste strutture, che sono comunque presenti nei

rispettivi territori e messe a disposizione da soggetti privati.

Il parco aderisce al progetto C.E.A (Centro Educazione Ambientale) ?

Abruzzo  Dal 2008 il Parco è entrato ufficialmente nella rete dei Centri di

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