Tesi di laurea su Hobbes, Tesi di laurea di Storia Della Filosofia. Università di Bari
fufi86
fufi8622 settembre 2015

Tesi di laurea su Hobbes, Tesi di laurea di Storia Della Filosofia. Università di Bari

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Le passioni e lo stato civile nel Leviathan di Thomas Hobbes. Il caso del timore
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UNIVERSITÀ DEL SALENTO

FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA

FORMAZIONE

CORSO DI LAUREA IN

PEDAGOGIA DEI PROCESSI

FORMATIVI

INDIRIZZO: EDUCATORE

PROFESSIONALE

TESI DI LAUREA

IN

STORIA DELLA FILOSOFIA

PATTO CIVILE E PASSIONI NEL

LEVIATHAN DI

THOMAS HOBBES.

IL CASO DEL TIMORE

Relatore: Prof. Massimiliano Savini

Laureanda: Valentina Rosiello

___________________________________________

_____

Anno Accademico 2009-2010

INDICE

INTRODUZIONE.............................................

..............................3

CAPITOLO PRIMO

1. Il progetto hobbesiano di una scienza

della politica....................8

2. Il concetto hobbesiano di 2

scienza..............................................13

3. Il Leviatano: struttura

dell'opera................................................22

4. L'antropologia della prima parte del

“Leviatano”: il ruolo delle

passioni nell'agire

umano..........................................................27

CAPITOLO SECONDO

1. Il ruolo e la descrizione delle

passioni.......................................36

2. La passione del

timore...............................................................

45

3. La situazione dell'uomo nello stato di

natura e le passioni che

inclinano alla

pace....................................................................

3

.51

4. Il timore e il

giuramento.........................................................

...61

5. Le leggi di natura, il patto e la teoria

dell'obbligazione.............70

CONCLUSIONI................................................

............................75

BIBLIOGRAFIA...............................................

............................78

INTRODUZIONE

Il Leviathan è un'opera di grande respiro e 4

vigore, di vasta concezione e ricca di

riferimenti ed esperienze storiche.

Gli elementi che hanno condizionato e

stimolato il pensiero filosofico di Hobbes sono

sia di carattere culturale, come la sua

formazione umanistica e la rivoluzione

scientifica del Seicento, sia di carattere

politico, come alcune vicende inglesi molto

rilevanti (dalla monarchia degli Stuart alla

guerra civile culminata con l'esecuzione di

Carlo I nel 1649, dalla parabola politica di

Oliver Cromwell alla restaurazione di Carlo II

nel 1660).

Il filosofo inglese, sostenitore del materialismo

meccanicistico e schierato in ambito

scientifico dalla parte di Galileo, si interessa

anche di temi di filosofia morale e politica a

tal punto da costruire un sistema, che

concepisce in base alle grandi tematiche del

corpo, dell'uomo e del cittadino, pubblicando 5

in tre momenti diversi le tre sezioni degli

Elementi di filosofia: il De Corpore (1655), il

De Homine (1658) e il De Cive (1642).

Il Leviathan pubblicato nel 1651 (versione

inglese) è fuori da questo disegno sistematico,

ma sarà comunque l'opera più conosciuta del

filosofo inglese, che già da molti anni prima

aveva delineato alcune delle sue idee in uno

scritto intitolato The Elements of Law Natural

and Politic (1640), successivamente

sviluppate nel Leviathan1.

Inoltre François Tricaud, autore di una

traduzione francese dell'opera, ha avanzato

l'ipotesi che lo scritto hobbesiano fosse redatto

dapprima, anche se in forma di abbozzo, in

latino, per cui la successiva traduzione latina

nel 1668 non rappresenterebbe che la

risistemazione di quella primitiva redazione.

Da un confronto tra l'edizione inglese e latina,

1 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. XIII- IX. 6

risulta infatti una maggiore sinteticità ed

essenzialità del testo latino2.

Anche se di primo acchito l'opera sembra

costituire un ampliamento degli Elements e del

De cive, in realtà il Leviatano è uno scritto in

sé originale e tratta in modo nuovo e preciso

alcune tematiche, in particolare quella

religiosa.

L'opera presenta anche un recupero delle

tecniche linguistiche impiegate dalla retorica

classica e rinascimentale, che in passato il

filosofo inglese aveva criticato e che invece

nel Leviathan utilizza per intensificare

l'efficacia delle proprie teorie.

Hobbes nel Leviathan vuole dimostrare come

l'assolutismo politico sia iscritto nella natura

stessa dello stato, conoscibile mediante un

ragionamento deduttivo condotto secondo il

metodo scientifico.

2 Th. Hobbes, Leviatano, a cura di Eros Lunani, Roma, Armando Editore, 2008, p. 18. 7

Fa da sfondo a tale progetto una

considerazione pessimistica della natura

umana, in particolare per quanto riguarda le

passioni (come l'autoconservazione). Nel

primo capitolo ho affrontato questa tematica.

Per fare della politica una scienza, Hobbes

comincia dall'esame della causa del Leviatano,

ossia l'uomo. Infatti nell'Introduzione

dell'opera, il filosofo inglese sostiene che

come Dio ha creato l'animale naturale uomo,

così l'uomo imitandolo, è riuscito con la

propria arte a produrre un animale artificiale,

ossia lo Stato3.

Quindi lo Stato è costituito da uomini e fatto

dagli uomini e perciò conoscibile. Poiché il

filosofo sostiene che la scienza consiste in una

deduzione che parte dalle cause per giungere a

degli effetti, si ha vera conoscenza solo di ciò

di cui si conosce la causa. Per questo motivo

3 Th. Hobbes, Leviathan, a cura di Raffaella Santi, Bompiani, 2001, p. 15. 8

Hobbes sottolinea che la politica è una scienza

perché lo stato è creato dall'uomo e quindi

perfettamente conoscibile. Ogni ragionamento

scientifico non fa che dimostrare la

connessione per la quale da una causa

determinata si genera un effetto determinato.

Perciò l'autentica conoscenza scientifica, ossia

quella dimostrativa, che va dalla causa

all'effetto, può ottenersi solo per quegli oggetti

che sono prodotti dall'uomo.

Nel contempo, poiché la scienza è la

costruzione derivante dal calcolo delle

conseguenze dei nomi, ossia di definizioni4, il

tema del linguaggio assume in Hobbes la

massima importanza.

Per il filosofo, l'attribuzione di un certo nome

a certe idee singolari e il raggruppamento di

queste ultime che avviene di conseguenza, non

ha fondamento se non in una convenzione.

4 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 77. 9

Essa si basa cioè sull'accordo implicito tra i

parlanti che convengono di assegnare al nome

un certo significato5. Per questa sua funzione il

linguaggio rende possibile il ragionamento,

che è un calcolo (addizione e sottrazione) di

concetti.

Quindi la ragione e la scienza possono

rivolgersi solo ad oggetti di cui si può

conoscere la causa produttrice, quindi a

soggetti generabili, i corpi. Gli oggetti estesi e

materiali sono i soli possibili della ragione: in

questo consiste il materialismo di Hobbes. La

parola “incorporeo” è per l'uomo privo di

significato. Tutto è corpo e movimento: infatti

sono movimenti le qualità sensibili

dell'oggetto e le sensazioni che producono nel

corpo. L'anima è materiale e non potrebbe non

esserlo dato che i suoi atti sono movimenti,

prodotti dai movimenti dei corpi esterni. Il

movimento è l'unico principio di spiegazione 5 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 55.

10

di tutti i fenomeni naturali.

Nello stesso modo egli spiega i sentimenti, le

emozioni, le pulsioni, tutto ciò che più

generalmente cade sotto il nome di “passione”.

Le passioni sono immediata conseguenza delle

sensazioni che l'uomo riceve dal mondo

esterno e sono anch'esse forme di movimento

del corpo determinate dall'impulso alla

conservazione di sé. Ne risulta che per il

filosofo l'uomo non è un animale socievole,

altruista ma un animale che cerca di

raggiungere in qualsiasi modo i propri scopi6.

Il desiderio di potere è la passione

fondamentale su cui si basano e si

riconducono tutte le altre passioni7, ed è

proprio la passione che spinge l'uomo a essere

diffidente e in competizione con gli altri.

Sulla base di questi presupposti nel secondo

capitolo ho affrontato il caso del timore nei 6 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 203-205. 7 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 123.

11

diversi momenti in cui interviene: sia nello

stato di natura, sia nella costituzione dello

Stato.

In effetti, nella condizione di guerra di tutti

contro tutti che è proprio dello stato di natura a

dominare è la paura della morte, cui si affianca

la speranza di sottrarsi ad essa. Il timore

spinge l'uomo all'autoconservazione e ad un

costante desiderio di potere, per continuare ad

assicurarsi i mezzi per vivere adeguatamente.

Anche la religione non è che timore nei

confronti del potere invisibile8 della divinità.

Infatti Hobbes rimarca che l'unico vincolo che

permette l'uomo nello stato di natura a

rispettare la parole data è proprio la paura di

Dio. La paura delle conseguenze che ne

possono derivare disobbedendo al volere di

Dio porta gli uomini a giurare su di Lui. Dio

che viene visto come un vendicatore delle

8 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 179. 12

malvagità degli uomini9.

Nella concezione hobbesiana la paura è la

migliore consigliera della ragione, poiché è

questa stessa passione a spingere l'uomo ad

uscire dallo stato di natura. Ed è anche la

paura stessa che nello stato civile consente di

mantenere la stabilità dello stato. Inoltre

Hobbes sostiene che nel momento in cui viene

stipulato un patto tra gli uomini, poiché le

parole sono troppo deboli per poter inibire

l'ambizione, l'ira, l'avarizia e altre passioni

dell'uomo, l'unico rimedio è istituire un potere

coercitivo che con paura e terrore obblighi

l'uomo a rispettare i patti10. Per Hobbes solo lo

Stato permette di garantire la pace tra gli

uomini. Per questo motivo il Leviatano viene

considerato quel Dio mortale che con tanta

forza e potenza amministra con timore il

volere degli uomini per la loro pace e per la

9 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 233. 10 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 225.

salvaguardia della loro vita11.

L'analisi da me condotta ha quindi sviluppato

l'analisi della paura secondo una duplice

prospettiva: la paura reciproca tra gli uomini

secondo la formula “homo homini lupus” e la

paura dei sudditi nei confronti del sovrano,

sotto la formula del mostruoso “Leviatano”.

Capitolo primo

1. IL PROGETTO HOBBESIANO DI

UNA SCIENZA DELLA

POLITICA

11 Th. Hobbes, Leviathan, , cit., p. 283.

Thomas Hobbes si considera come il pensatore

che ha elevato a scienza la politica,

paragonandosi a scienziati quali Copernico,

Galileo, Keplero e Harvey, pensatori che

hanno introdotto concezioni rivoluzionarie

come il moto della terra o la circolazione del

sangue12.

Il filosofo inglese esamina e valuta

criticamente la politica tra le scienze,

attribuendosi il merito di aver inaugurato la

trattazione scientifica della politica. Infatti egli

si dichiara come il fondatore della filosofia

civile:

«La fisica, dunque, è una novità. Ma la

filosofia civile lo è ancor di più, non essendo

più antica dal libro da me stesso scritto Sul

cittadino»13.

Per Hobbes l'uomo come cittadino, è l'oggetto 12 Aldo G. Gargani, Hobbes e la scienza, Torino, Einaudi,1971, pp. 3-12. 13 Thomas Hobbes, Il corpo, a cura di A.Negri, Torino, Utet, 1972, p. 63.

della teoria dello Stato e, come corpo naturale,

della geometria e della fisica. Quindi l'uomo è

un essere naturale che produce effetti

antinaturali (De cive). Infatti la sua

rivoluzione scientifica si basa sulla concezione

che tutto è corpo, e che tutti i fenomeni si

spiegano con i movimenti dei corpi.

La sua teoria è una teoria razionale della

politica, in cui il problema politico deve essere

risolto attraverso la ragione senza ricorrere ad

autorità trascendenti, perché lo Stato secondo

il filosofo inglese è un artefatto umano e

creato dall'uomo.

Come è evidente nel seguente passo del

Leviathan:

«L'arte va anche oltre, imitando quel razionale

che è anche il più eccellente prodotto della

natura, l'uomo. Infatti, attraverso l'arte venne

creato quell'enorme Leviatano chiamato

Commonwealth o Stato che non è altro che un

uomo artificiale, anche se dotato di una statura

e di una forza più grandi rispetto a quello

naturale, per proteggere e difendere il quale è

stato ideato. Infatti la sovranità è un'anima

artificiale, in quanto fornisce vita e movimento

all'intero corpo. I magistrati e gli altri

funzionari della magistratura e dell'esecuzione

sono le articolazioni artificiali»14.

Quindi la materia dello stato è l'uomo e

l'artefice dello stato è l'uomo, cioè lo stato per

lui è un uomo artificiale fatto di uomini ed è

fatto dagli uomini e perciò conoscibile.

Siccome l'uomo è il creatore dello Stato, allora

l'uomo può conoscerlo e per farlo deve anche

conoscere se stesso.

Come si evince nel seguente passo del

Leviathan:

«Per quanto riguarda il primo punto, c'è un

detto di cui si abusa molto da qualche tempo:

14 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 15.

che la saggezza non si acquisisce attraverso la

lettura dei libri, ma attraverso quella

dell'uomo. Di conseguenza, quelle persone che

per lo più non possono dare altra prova di

essere sagge oltre a questa, provano grande

piacere nel mostrare quello che credono di

aver letto negli uomini, criticandosi

ingenerosamente l'un l'altro dietro le spalle.

Ma c'è un altro detto, da qualche tempo non

compreso, con il quale potrebbero imparare

veramente a leggersi l'un l'altro, se solo se ne

assumessero l'impegno e cioè nosce te ipsum,

leggi te stesso. Questo detto non è stato

concepito nel modo in cui viene usato oggi,

cioè per favorire l'atteggiamento barbaro degli

uomini al potere nei confronti dei subalterni o

per incoraggiare gli uomini di bassa

condizione a comportarsi sfrontatamente con

quelli che si trovano in condizioni migliori; è

stato invece concepito per insegnarci che, data

la somiglianza dei pensieri e delle passioni di

un uomo con le passioni e i pensieri di un

altro, chiunque guardi dentro se stesso e

consideri ciò che fa quando pensa, opina,

ragiona, spera, teme, ecc. e su che cosa si basa,

con ciò leggerà e conoscerà quali sono i

pensieri e le passioni di ogni altro uomo in

condizioni simili a queste»15.

Secondo Hobbes la politica è una disciplina

creata dall'uomo e per questo dimostrabile

secondo il metodo proprio della scienza.

La scienza consiste in una deduzione degli

effetti a partire dalle loro cause.

La scienza per Hobbes è conoscenza delle

cause, ma si ha vera scienza solo di ciò di cui

si è causa, cioè si conosce perfettamente ciò di

cui si è artefici.

Le scienze soggette al metodo sintetico-

deduttivo (come la geometria) sono in nostro

15 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 17.

potere in quanto costruite da noi stessi e perciò

perfettamente trasparenti alla nostra

comprensione. Diverso è il caso della scienza

naturale (induttiva) in quanto non siamo noi a

produrre gli esseri di natura; essi sono prodotti

da Dio e perciò gli uomini non ne conoscono

le cause, cioè il modo in cui essi sono generati

o prodotti. Per essi, quindi non è possibile una

dimostrazione necessaria, che vada dalla causa

all'effetto. É possibile risalire soltanto dagli

effetti alle loro cause supposte, ma poiché uno

stesso effetto può essere prodotto da cause

diverse si raggiungono così conclusioni

probabili ma non necessariamente vere.

Quindi l'autentica conoscenza scientifica,

quella dimostrativa,va dalla causa all'effetto e

può ottenersi solo di quegli oggetti che sono

creati dall'uomo. Infatti come l'uomo stesso

costruisce le figure geometriche, l'uomo stesso

crea le cause della giustizia e dell'ingiustizia,

stabilendo le leggi e le convenzioni che sono

alla base dell'etica e della politica. Perciò nella

matematica, nell'etica e nella politica si

possono avere dimostrazioni necessarie che

costituiscono vere e proprie scienze.

Come lo si deduce nel seguente passo del

Leviathan:

«Ci sono due generi di conoscenza: la

conoscenza del fatto e la conoscenza della

conseguenza di un'affermazione su un'altra. La

prima non è altro che il senso e la memoria ed

è conoscenza assoluta, come quando vediamo

verificarsi un fatto o ci ricordiamo che si è

verificato;e questa è la conoscenza che si

richiede in una testimonianza. La seconda si

chiama scienza ed è condizionata, come

quando sappiamo che, se la figura si dimostra

un cerchio, allora ogni linea diritta che passa

per il centro deve dividerlo in due parti uguali.

E questa è la conoscenza che si richiede a un

filosofo, cioè a colui che pretende di

ragionare»16.

Poiché la scienza dello Stato è legata a una

conoscenza dell'uomo, la sua teoria politica è

fondata su una antropologia e su una teoria

dell'agire umano. Sin dalla Prefazione ai lettori

del De Cive lo stato è paragonato alla

macchina per eccellenza, l'orologio:

«Quanto al metodo, ho ritenuto che l'ordine

dell'esposizione, per quanto chiaro, non sia da

solo sufficiente, ma che si debba iniziare dalla

materia dello Stato, quindi procedere alla sua

generazione e forma, e alla prima origine della

giustizia. Infatti ogni oggetto viene conosciuto

nel modo migliore a partire dalle cose che lo

costituiscono. Come in un orologio o in

un'altra macchina un poco complessa non si

può sapere quale sia la funzione di ogni parte e

di ogni ruota, se non lo si scompone, e si

16 Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 137.

esaminano separatamente la materia, la figura,

il moto delle parti, così nell'indagine sul diritto

dello Stato e sui doveri dei cittadini si deve, se

non certo scomporre lo Stato, considerarlo

come scomposto per intendere correttamente

quale sia la natura umana, in quali cose sia

adatta o inadatta a costruire lo Stato e come

debbano accordarsi gli uomini che intendono

riunirsi»17.

Hobbes unisce la riflessione politica alle

procedure analitico-sintetiche della scienza. La

scienza è vincolata alla ricognizione dei

processi generativi del proprio oggetto e

richiede o una produzione diretta o una sua

ricostruzione. Se le leggi e i valori trovano il

loro fondamento a priori nello Stato (nel senso

che senza lo Stato non si danno), lo Stato a sua

volta si costruisce a partire da cause prime che

non sono prodotte dall'uomo, ma radicate nella

17 Th. Hobbes, De Cive, a cura di Tito Magri, Roma, Editori Riuniti, 2005, p. 11. Th. Hobbes, Leviathan, cit., p. 15.

natura umana. Bisogna quindi procedere dalle

analisi delle manifestazioni di tale natura alla

determinazione dei principi alla base della

costruzione statale. Egli pone la riflessione

antropologica come analisi di partenza della

sua costruzione politica. Sulla base di questa

concezione, l'uomo vive di appetiti o desideri

i quali possono essere gradevoli o sgradevoli;

in base al criterio meccanicistico del filosofo

inglese, il corpo risponde a questi appetiti

secondo un movimento di espansione o

ritrazione a secondo del piacere o della

sofferenza provocati dalle sensazioni. Come è

evidente nel seguente passo del Leviathan:

«Quando questo impulso si rivolge a qualcosa

che lo causa si chiama appetito o desiderio;

quest'ultimo è il nome generico, mentre l'altro

spesse volte è ristretto a significare il desiderio

di cibo, precisamente la fame e la sete. E

quando l'impulso si ritrae da qualcosa viene

generalmente chiamato avversione. Le parole

appetito e avversione vengono dal latino, in

cui entrambe indicano dei movimenti:di

avvicinamento l'una,di ritrazione l'altra»18.

Hobbes elenca in dettaglio il numero di piaceri

e di dolori che sono reazioni immediate a

sollecitazioni che provengono dall'esterno del

corpo, oppure che costituiscono aspettative di

un piacere o di un dolore che si realizzerà nel

futuro.

Il principio fondamentale della sua

antropologia che costituisce il fondamento

dell'antropologia moderna afferma che il

singolo individuo è produzione incessante e

illimitata di poteri.

2. IL CONCETTO HOBBESIANO DI

SCIENZA

18 Th. Hobbes, Leviathan, cit., pp. 83-85.

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