Tesi di Laurea Triennale, Tesi di laurea di Lingue. Università degli Studi di Udine
andrea.turco1
andrea.turco1

Tesi di Laurea Triennale, Tesi di laurea di Lingue. Università degli Studi di Udine

82 pagine
1Numero di download
159Numero di visite
Descrizione
Federico García Lorca - Biografia e opere
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 82
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 82 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 82 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 82 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 82 totali
Scarica il documento

Università degli Studi di Udine Corso di laurea triennale in

LINGUE E LETTERATURE STRANIERE TESI DI LAUREA

La tragica fine di Federico García Lorca: note ad alcune elegie in sua memoria

Relatrice Prof.ssa Renata LONDERO

Laureando Andrea TURCO

___________________ Anno Accademico 2014/15

83

INDICE

CAP. 1: INTRODUZIONE 6

CAP. 2: LA BIOGRAFIA - PRIMA PARTE

2.1 L’infanzia 9

2.2 I primi viaggi di studio 11

2.3 Primi passi a Madrid 15

2.4 Poema del cante jondo 17

2.5 Salvador Dalí e MarianaPineda 19

2.6 Primer Romancero gitano 22

CAP. 3: LA BIOGRAFIA - SECONDA PARTE

3.1 La depressione e il viaggio a New York 26

3.2 Poeta en Nueva York e il soggiorno a Cuba 27

3.3 Il ritorno in Spagna e la seconda Repubblica 33

3.4 Bodas de sangre e Yerma 35

3.5 Le ultime opere teatrali 39

CAP. 4: 1936: VERSO L’ASSASSINIO DEL POETA

4.1 Il presunto “apoliticismo” di García Lorca 43

4.2 Granada e il Frente Popular 45

4.3 García Lorca e il Frente Popular 48

4.4 Granada nelle mani dei ribelli 52

4.5 L’arresto e la tragica notte 54

4.6 Silenzio e mistificazioni dei nazionalisti 59

CAP. 5: COMMENTI ALLE ELEGIE 62

5.1 Antonio Machado, El crimen fue en Granada 63

5.2 Miguel Hernández, Elegía primera 66

83

5.3 Rafael Alberti, Elegía a un poeta que no tuvo su muerte 70

CAP. 6: CONCLUSIONE 72

RESUMEN 75

BIBLIOGRAFIA 85

83

1.

83

INTRODUZIONE In questo mio lavoro andrò ad analizzare nel dettaglio, avvalendomi di molteplici fonti

cartacee ed elettroniche, la tragica, enigmatica e irrisolta morte di una delle più grandi

figure di intellettuali che la storia ci abbia offerto: quella del poeta e drammaturgo

spagnolo Federico García Lorca.

A partire dagli anni del Liceo e in particolare dal primo anno di Università, ho sempre

avuto un interesse speciale per questo autore, sia per la sua geniale poetica, sia per

quella vita costantemente turbata da un malessere interiore in cui ricorrono pensieri di

morte, principalmente causati da una società che non gli permette di vivere serenamente la sua omosessualità (leggasi la lettera datata 1928 inviata all’amico Sebastià Gasch:

“Estoy atravesando una gran crisis “sentimental” (así es) de la que espero salir

curado”)1. Dopo qualche mese di Erasmus a Murcia, dunque, decisi di cogliere al volo l’occasione

e di gettarmi a capofitto in questo lavoro, piacevole e impegnativo, che mi ha permesso

non solo di approfondire le mie conoscenze sulla vita e la poetica di Federico, bensì

anche di interessarmi ed entrare nel mondo letterario di molti altri personaggi influenti,

quali, tra gli altri, Salvador Dalí, Luis Buñuel, Antonio Machado e Miguel Hernández.

Ebbi inoltre l’occasione di assistere dal vivo, al Teatro Romea di Murcia, ad una

rappresentazione teatrale di una delle sue opere principali: Bodas de sangre.

Nella mia tesi comincerò ripercorrendo la sua vita, densa di poesie e opere teatrali, con

un intenso interesse per le arti plastiche (ci viene in mente la sua forte amicizia con

Salvador Dalí, con il quale collabora nella messa in scena dell’opera teatrale Mariana

Pineda e lavora per la pubblicazione del progetto Los putrefactos)2, passando per il cinema e la musica (qui menzioniamo Luis Buñuel e Manuel de Falla, con i quali

condividerà interessi e svariate collaborazioni). Questa poliedricità denota l’attenzione

del poeta nei confronti dei suoi contemporanei; ciononostante, è senza dubbio la sua

attività letteraria che ha consacrato la sua figura come unica nel suo genere3.

83

1 Trad. ita mia: “Sto attraversando una grave crisi “sentimentale” (è così) dalla quale spero di uscirne guarito”. Antonio López Alonso, La angustia de García Lorca , Madrid, Algaba, 2002. 2 Los putrefactos è una raccolta di disegni incompleta che Dalí stava per pubblicare tra il 1925 e il 1926, nel progetto accompagnata da una prefazione di Federico García Lorca. 3 Cfr. Isabel Clúa, Introducción all’antologia El crimen fue en Granada. Elegías a la muerte de García Lorca, Barcelona, Lumen, 2006, pp. 8-9.

Proseguirò il lavoro addentrandomi in quel maledetto anno 1936, in cui il poeta, con in tasca un biglietto per il Messico, decide di tornare (contro i consigli di tutti i suoi amici)

in una Granada in cui imperversavano i primi attacchi dei falangisti e la situazione

politica era precipitata, anche a causa dell’inopportuna scissione del partito socialista.

Successivamente approfondirò, con il complicato ma realizzabile intento di fare un po’

di chiarezza, quel processo che portò all’uccisione del poeta nella notte tra il 18 e il 19

agosto 1936 per mano di militanti del movimento politico CEDA4. Prenderò spunto dalle ricerche dei maggiori studiosi dell’autore granadino, senza dubbio capitanati

dall’ispanista di origine irlandese Ian Gibson, i cui studi verranno esposti e confrontati

in seguito. Citando Eduardo Castro, un altro studioso del poeta: “El estudio que hace

Gibson de la muerte del poeta granadino es tan completo y exhaustivo que dudo que

pueda ser mejorado”5. Nonostante ciò, risulta importante precisare che lo scrittore inglese Gerald Brenan, nella sua opera The Face of Spain, fu il primo a trovare il luogo

nel quale venne sepolto Lorca6, e che le versioni più complete -fino all’uscita del libro di Gibson- erano quelle pubblicate dal francese Claude Couffon nelle pagine del

quotidiano “Le Figaro Littéraire”7. L’ultima parte della mia tesi sarà diretta all’analisi di alcune elegie8 scelte da me tra le moltissime dedicategli dal momento della morte in poi: “El crimen fue en Granada” di

Antonio Machado (la prima elegia pubblicata dopo la scomparsa del poeta granadino),

“Elegía primera” di Miguel Hernández e “Elegía a un poeta que no tuvo su muerte” del

poeta comunista Rafael Alberti.

83

4 “Confederazione Spagnola delle Destre Autonome” (in spagnolo “Confederación Española de Derechas Autónomas”), è stato un partito politico spagnolo di destra schieratosi al fianco delle truppe del generale Francisco Franco durante la Guerra Civile Spagnola. 5 Trad. ita mia: “Lo studio di Ian Gibson sulla morte di García Lorca è talmente esaustivo che non credo possa essere migliorato”. Eduardo Castro, Muerte en Granada, Madrid, Akal, 1978, p. 10. 6 La versione di Gerald Brenan uscì per la prima volta nel 1950 intitolata “Granada” (cap. VI.). 7 Claude Couffon, Ce que fut la mort de García Lorca, “Le Figaro Littéraire”, Parigi, 18 agosto 1951. 8 “Un’elegia è una composizione poetica associata al lamento per la scomparsa di una persona cara, o più in generale per qualsiasi avvenimento che provoca dolore e tristezza”. Trad. ita da www.definicion.de.

“Desde entonces no sabemos nada, sino su propia muerte, el crimen por el que Granada vuelve a la Historia con un pabellón negro que se divisa desde todos los puntos del planeta.”

Pablo Neruda, 1947

Un giovane García Lorca nella Vega di Granada nel 1917 83

2. LA BIOGRAFIA - PRIMA PARTE

1. L’INFANZIA Federico García Lorca nasce il 5 giugno 1898 da una famiglia benestante di Fuente

Vaqueros (già Asquerosa), prospero paesino all’incrocio di due fiumi, nella Vallata di

Granada. Suo padre, Federico García Rodríguez, era un ricco proprietario terriero con

una personalità nella quale si amalgamavano serietà, sensibilità e decisione. Era un

uomo tollerante, moderato nei giudizi, sempre disposto a dare una mano a chi ne avesse

bisogno, con buon senso dell’umorismo e con la totale assenza di presunzione. Risulta semplice pensare che, con tutte queste qualità, era una persona molto rispettata

nell’intera provincia. All’età di trentasette anni, Federico García Rodríguez sposò il 27

agosto 1897 nella chiesa parrocchiale di Fuente Vaqueros, Vicenta Lorca, una dotta

maestra di origini umili, dalla cui unione, nove mesi dopo9, nascerà il protagonista del mio lavoro. Il cognome del nonno paterno di Vicenta (Bernardo Lorca Alcón),

determina la possibilità che la famiglia avesse origine ebrea, tanto che Lorca, città della

regione murciana, disponeva di una fiorente comunità ebrea nell’Età Media. In ogni

caso, García Lorca era convinto di aver ereditato sangue ebreo da sua madre, e per di

più era per lui motivo di orgoglio il fatto che il suo secondo cognome lo vincolasse ad

una popolazione di Murcia con dei considerevoli predecessori ebrei10. Nel 1928, in una dichiarazione alla stampa, Federico affermerà che se da suo padre

ereditò la passione, da sua madre ricevette l’intelligenza. Si mostrerà sempre

riconoscente a sua madre: “Ella me ha formado a mí poéticamente, y yo le debo todo lo

que soy y lo que seré”11. Raccontò che Vicenta ammirava profondamente il maggior

83

9 5 giugno 1898, anno nel quale avvenne il cosiddetto Desastre, nel quale la Spagna perse le sue ultime colonie -Cuba, Porto Rico e Isole Filippine- nella guerra breve e decisiva contro l’armata statunitense. 10 Cfr. Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, Barcelona, Plaza & Janés, 1998, pp. 25-26. 11 Trad. ita mia: “Lei (sua madre, ndr) mi ha formato poeticamente, ed io devo a lei tutto ciò che sono e ciò che sarò”.

esponente del realismo francese Victor Hugo, come scrisse in una lettera inviata

all’amico Carlos Martínez Barbeito12 e in una poesia, “Realidad”: Mi madre leía un drama de Hugo. Los troncos ardían. En la negra sala otro Sol moría, como un cisne rubio, de melancolía...13

All’età di due anni manifesta già una grande sensibilità per la musica: si narra che

canticchiasse le canzoni popolari ancor prima di parlare e si entusiasmasse sentendo

suonare una chitarra. Per questo motivo, nel 1908 inizierà a studiare musica, seguito dal

professore Antonio Segura Mesa, considerato da Federico come colui che gli trasferì il

vero interesse verso il folclore14. Dopo pochi mesi dalla venuta al mondo, a causa della fragile salute di sua madre,

Federico viene allattato e, in parte, allevato da una balia -la moglie del “capataz” del

padre-, che viveva nella casa di fronte. Emilio Valdivielso Miquel, lo psicologo della

madre, anni più tardi azzardò che nella poesia di Lorca ci fossero indizi del fatto che il

poeta, nella sua infanzia, si sentisse un bambino abbandonato; affermazione piuttosto

verosimile, da ricollegare all’esperienza della separazione dalla madre nei primi mesi di

vita.

La sua infanzia non è delle migliori. Una certa congenita mancanza di agilità -una

gamba leggermente più corta dell’altra e i piedi piatti- impediscono al piccolo Federico

di partecipare a quei giochi che richiedono destrezza fisica. Secondo diversi studiosi, le

lievi limitazioni fisiche di Federico contribuiscono a farne un piccolo leader, che dà

ordini ai suoi coetanei, rimanendo, allo stesso tempo, un bambino timido e alquanto pauroso (si racconta che avesse paura persino di un certo innocuo scalino…).

Nel 1909, Federico compie undici anni e la sua famiglia si trasferisce a Granada, che in

quel momento non viveva una situazione affatto tranquilla, come spiegò la guida

turistica Karl Baedeker: “Se ha descrito Granada moderna […] pero las calles

secundarias están llenas de suciedad y abandono, y unas de las que se encuentran

83

12 Scrittore spagnolo le cui opere più famose furono i romanzi El Bosque de Ancines del 1947 e Las pasiones artificiales del 1950. 13 Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 31-32. 14 Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., p. 70.

alejadas del centro ni tienen alumbrado por la noche”15. Il risultato del cambio di vita provocò in Federico una sensazione di rottura con il passato vissuto nel mondo rurale:

“Hoy de niño campesino me he convertido en señorito de ciudad.”16. A scuola le cose peggiorano continuamente, tanto che José Rodríguez Contreras, un suo

compagno di scuola dell’epoca, racconta che “era il peggiore della classe, ma non per

mancanza di intelligenza, bensì di interesse. Per giunta si rese antipatico a un professore

e si sedeva sempre all’ultimo banco”. La sofferenza di questi anni la ritroveremo in

molti versi di Poeta en Nueva York17. Gli interessi di Federico sono incentrati sulla gloriosa storia della sua città, Granada, su ciò che ne scrissero autori come Baudelaire e

Hugo e sulle musiche di Albéniz e Debussy18.

2.2 I PRIMI VIAGGI DI STUDIO

All’età di diciassette anni si iscrive al Centro Artístico della città e diventa assiduo

frequentatore del circolo culturale avanguardista “El Rinconcillo” (“L’Angoletto”), che

si riunisce presso il Café de la Alameda. Qui stringe molte amicizie tra i giovani

intellettuali della città, tra i quali il futuro sindaco, un ricco intellettuale socialista, due

giornalisti, futuri critici letterari e studiosi di letteratura. Il loro incoraggiamento e

sostegno sarà fondamentale per gli inizi di Federico, che farà inoltre amicizia con

personaggi del calibro di Luis Buñuel, Rafael Alberti, Salvador Dalí, e si legherà più di

ogni altro a Melchor Fernández Almagro, critico letterario e giornalista granadino a cui,

d’ora in poi, ricorrerà ogni volta che avrà bisogno di un consiglio. Melchor rimarrà per

sempre l’amico del cuore, nonché il più acuto intenditore contemporaneo dell’opera

lorchiana.

In questo periodo Federico si rende conto che, oltre a una vocazione per la musica, ce

n’è un’altra prepotente per la letteratura. Nel giugno del 1917 viaggia a Baeza19, dove ad attenderlo c’è un autore per cui prova una profonda stima, Antonio Machado, le cui

83

15 Trad. ita mia: “Si descrive Granada come una città moderna […] ma alcune delle strade principali sono trascurate e piene di sporcizia, e alcune strade di periferia non dispongono nemmeno di illuminazione”. 16 Federico García Lorca, Mi pueblo, una delle opere più antiche del poeta. Trad. ita mia: “Oggi mi sono trasformato da bambino contadino ad un signorino di città”. 17 V. Cap. 3.2. 18 Isaac Albéniz e Claude Debussy sono stati due famosi pianisti e compositori musicali, il primo spagnolo ed il secondo francese. 19 Comune spagnolo dell’Andalusia, che conta 16.200 abitanti (2009).

Poesías Completas erano già state pubblicate. Machado comporrà una delle elegie più

importanti dedicate allo stesso García Lorca, che verrà analizzata in seguito20. In questo periodo nel giovane Federico si scatena una ribellione religiosa sorprendente,

che ammira sentitamente Gesù ma dall’altro canto arriva a disprezzare il Dio cristiano,

il clero e la Chiesa Cattolica, come notiamo in questo suo testo:

Éste es el reino del dolor Y no existe el Dios del Amor Que nos pintan. Contemplando los cielos Se adivina el imposible de Dios, Dios que es eterno mudo, Dios inconsciente, mudo, El abismo. El Dios que dice el Cristo Que habita en los cielos, es injusto. Truena sobre los buenos, Truena sobre los malos, Inclemente...21

Il motivo di queste parole forti è principalmente che il Dio cristiano, a differenza degli

dei dell’antica Grecia22, non tollera e punisce l’erotismo, una funzione che, secondo lui, dovrebbe essere fonte di piacere e serenità23. Per Lorca, dunque, una divinità che crea il desiderio sessuale per poi condannarlo e trasformarlo in sofferenza e angoscia,

può trattarsi solo ed esclusivamente di una divinità ripugnante e malvagia. Inoltre, per il

poeta il Dio cristiano è talmente infausto che sarebbe capace di odiare il proprio figlio,

tramutandosi nella manifestazione suprema della carità, della pietà e della compassione.

Gli scritti dell’adolescente Federico in questo periodo non si fermano qui, bensì sono

rivolti ad accusare i “rappresentanti ufficiali” del messaggio di Gesù, in quanto non

disposti ad ascoltare il suo messaggio d’amore di due millenni or sono, rendendo vani i

suoi sacrifici. Crede, pertanto, che il clero (specialmente il Papa, figura per la quale prova il massimo sdegno) tradisca ripetutamente il messaggio di Gesù, risultando

ipocriti e vittimisti, come dichiara in un testo dell’ottobre 1917: “El mundo que ha sido

educado por vosotros es un mundo imbécil y con las alas cortadas”24.

83

20 V. Cap. 5.1. 21 Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 103-104 22 I quali non solo non condannano l’erotismo, bensì ne vogliono godere a pieni frutti loro stessi; inoltre, consideravano l’omosessualità una condizione normale. 23 Cfr. Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., p. 104 24 Trad. ita mia: “Il mondo che avete educato voi è un mondo imbecille e con le ali tarpate”.

La prova di questa radice evangelica nei suoi primi scritti la troviamo nell’elaborato incompleto “Cristo. Tragedia religiosa”, la cui prima bozza è con ogni probabilità da

ricollegare agli anni 1917-1918.

Questo odio nei confronti del Dio cristiano si accosta a un rifiuto di Lorca al

militarismo, alla disciplina, all’ideologia e tutto ciò che riguarda i militari e la guerra.

Ricordiamo che stiamo vivendo gli anni della Prima Guerra Mondiale, a cui la Spagna

non ha preso parte, ma dall’altra parte dei Pirenei si combattono le sanguinose guerre

che tutti abbiamo studiato e di cui si parla ancora, a distanza di un secolo.

Passiamo ora a un altro tema ricorrente nei testi adolescenziali di García Lorca: il tema

di un primo amore perduto. In una prosa datata 5 gennaio 1917 (La sonata de la

nostalgia) definisce la perdita di quell’amore: “Mi primer amor se desmoronó en una

noche clara y fría de ese mes”25, seguita da un’altra prosa del 23 gennaio 1917 (EstadoSentimental. Canción desolada) in cui trascrive le parole della ragazza26: “La sociedad sanguinaria nos separa. A mí también se me destroza el corazón27”. Nelle poesie Nostalgia e Canción desolada si osserva l’ingenua innocenza e

inesperienza del poeta, che dispone però di un forte sentimento d’amore di fronte a

un’inevitabile separazione che gli provoca amarezza e tormento. A questo si aggiunge la

convinzione che mai più avrà la chance di trovare un nuovo amore, comunicata nel

pezzo finale di Canción desolada:

No lloro de poesía Que lloro de verdad. Mi luz se va extinguiendo Por vaga eternidad. ¡Ay mis trágicas bodas sin novia y sin altar!28

Nell’aprile 1918 viene pubblicata la sua prima opera (in prosa) Impresiones y paisajes,

una raccolta piena di impressioni liriche, di note musicali, annotazioni critiche e

realistiche intorno alla vita, la religione, l'arte e la poesia. Un lavoro a 360 gradi,

insomma, in cui Federico evidenzia le sue grandi doti di creatività e d’intuizione.

83

25 Trad. ita mia: “Il mio primo amore si sgretolò in una notte fredda e luminosa di quel mese”. Non si sa di quale mese stia parlando. 26 Si tratta di una ragazza bionda con gli occhi azzurri (“tan rubia es la amada desaparecida”), dalla quale si è dovuto separare al momento della partenza da Granada. 27 Trad. ita mia: “La sanguinaria società ci separa. Anche a me si spezza il cuore”. (Ian Gibson, op. cit., p. 110). 28 Federico García Lorca, Poesía inédita de juventud, Madrid, Cátedra, 1994, pp. 80-81.

L’opera era accompagnata da molte indecisioni iniziali, tanto che il padre, che si prese carico del pagamento, domandò ad alcuni intellettuali e critici di allora se valesse la

pena pubblicarla e se si trattasse effettivamente di un lavoro all’altezza. Inoltre, il

ventenne García Lorca non si aspettava che essa potesse raggiungere un successo a

livello nazionale e pronosticò, nel prologo, che dopo alcuni giorni in vetrina, sarebbe

stato dimenticato per sempre. E colse nel segno: dopo poche vendite viene ritirato dal

commercio. A Cuba, nel 1930, il poeta dirà che questo libro ricevette commenti molto

positivi da Miguel de Unamuno29, che conobbe a Salamanca30. Dichiarò inoltre che “nadie me ha enseñado tanto sobre mi arte como Unamuno en aquella ocasión”31. Sempre in quell’anno, si segnala un importante tratto della personalità del poeta

granadino: in una lettera al suo nuovo amico Adriano del Valle y Rossi, rivela che era

pienamente cosciente di essere sessualmente “diferente”. Con un’allusione a Paul

Verlaine32, vede la sua condizione come una forma di bisessualità, ribadendo il suo concetto di supremazia delle divinità dell’antica Grecia sul Dio cristiano, siccome i

primi vedevano l’omosessualità come una condizione normale e non condannavano

(anzi, ne godevano appieno) l’erotismo.

In Federico, dunque, tra primi scritti, lettere e relazioni con amici e conoscenti, si

denota un profondo malessere sessuale, il sentimento di essere rifiutato e isolato e la

frustrazione per gli sguardi che ricevevano gli omosessuali in quel periodo. Granada

(ma si può dire lo stesso dell’intera penisola iberica) era conosciuta per la spietata

avversione verso la sessualità non convenzionale; molte persone, non appena si resero

conto della cosiddetta “anormalità” di Lorca, iniziarono effettivamente a diffidare e a

distanziarsi da lui. Perfino l’amico Miguel Cerón, con cui passava buona parte del

tempo libero, quando iniziò a girare la voce, dovette in qualche modo allontanarsi da Lorca, onde evitare che la gente pensasse che anche lui fosse omosessuale -“comencé a

sentirme incómodo […] ¡No quería que la gente pensara que yo era marica!”-33. Gli

83

29 Poeta, filosofo, scrittore e politico spagnolo che rientra nel movimento letterario della Generazione del ’98. 30 Cfr. Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 117-122. 31 Trad. ita mia: “Nessuno mi ha insegnato tanto sulla mia arte come fece Unamuno in quella occasione”. 32 Poeta francese che ebbe una vita sessuale ambivalente, con relazioni sessuali con varie donne e vari uomini, tra cui Arthur Rimbaud. 33 Trad. ita mia: “ho iniziato a sentirmi a disagio, non volevo che la gente pensasse che fossi omosessuale!”. Ian Gibson, La muerte de Federico García Lorca, Chatillon-sous- Bagneux, Ruedo ibérico, 1971, pp. 11-13.

uomini spagnoli erano ossessionati dallo stereotipo di virilità e disprezzavano la “condizione” di omosessuale; di fatto, durante la Guerra Civile molte persone vennero

perseguitate sia per ragioni sessuali che per motivi politici.

3. PRIMI PASSI A MADRID Correva la primavera dell’anno 1919. Vari membri de “El Rinconcillo” si erano già

trasferiti nella capitale (tra cui Melchor Fernández Almagro), e nel marzo dello stesso

anno, José Mora Guarnido scrisse a Federico da Madrid: “Debías venir aquí; dile a tu

padre en mi nombre que te haría, mandándote aquí, más favor que con haberte traído al

mundo”34. Preoccupati per via del pessimo rendimento di Federico negli studi, i genitori gli

concedono, controvoglia, di proseguirli a Madrid, presso la prestigiosa Residencia de

Estudiantes, punta di diamante dell’insegnamento liberale e di ampi orizzonti della

Spagna dell’epoca, inaugurata nel 1910 e provvista di soli quindici dormitori (aumentati

di varie decine negli anni successivi). Decisamente poco per uno degli organismi

educativi più influenti della storia della Spagna moderna. Occorre tenere in conto che in

quel momento nella penisola non esisteva alcuna istituzione paragonabile a quelle

britanniche, perciò gli studenti che arrivavano in Spagna erano costretti a farsi ospitare

da conoscenti, con tutte le sconvenienze del caso.

Dopo pochi mesi a Madrid incontra Manuel de Falla, già celebre compositore,

riconosciuto in futuro come un simbolo dell’impressionismo musicale, e Luis Buñuel,

di cui divenne amico intimo. Buñuel racconta35 che la loro amicizia fu profonda e immediata, nonostante le differenze tra il suo temperamento (“aragonés tosco”) e quello

di Lorca (“andaluz refinado”), e attribuisce al poeta granadino la scoperta della poesia,

ricordando i bei momenti passati a Madrid, mai menzionando il tema dell’omosessualità, dopo quell’episodio in cui chiese a Lorca se fosse omosessuale e

questi gli rispose: “tú y yo hemos terminado” (“io e te abbiamo chiuso”).

In quel periodo Federico frequentava spesso i membri del “Rinconcillo” nella Resi, e il

22 marzo 1920 pubblicò non senza fatica la sua nuova opera, nonché il suo primo pezzo

83

34 Trad. ita mia: “Dovevi venire qui; dì a tuo padre da parte mia che, mandandoti qui, ti farebbe un favore anche più grande dell’averti messo al mondo”. 35 Nella sua autobiografia Mi último suspiro, Barcellona, Plaza & Janés, 1982, pp. 24-25.

teatrale, all’ultimo momento intitolato El maleficio de la Mariposa, in cui va a ritoccare un tema importante della poesia di William Shakespeare, ovvero il pensiero che

innamorarsi è un fatto puramente fortuito, dato solo ed esclusivamente dalla casualità,

come troviamo già in questo poema inedito dell’ottobre 1917:

¡El demonio de Shakespeare Qué ponzoña me ha vertido en el alma! ¡Casualidad temible es el amor! Nos dormimos y un hada Hace que al despertarnos adoremos Al primero que pasa.36

Quello che Lorca vuole comunicare, è indiscutibilmente l’ingiustizia che solo le

persone belle fisicamente provochino attrazione fisica. Questo concetto lo tormenta a tal

punto da convincersi che la sua attrazione fisica sia pressoché nulla.

L’opera non piace, riceve schiamazzi e insulti dagli spettatori, viene sostanzialmente

ignorata dalla stampa; sembra chiaro che il pubblico madrileno non voglia e non sia in

grado (e forse non lo sarà mai) di accettare una commedia in versi incentrata sulle

disgrazie amorose di uno scarafaggio37. L’insuccesso non spaventa Federico, che sa di aver trovato la sua strada e non vuole guardarsi indietro. Comunica al padre che sta progettando la pubblicazione di un libro,

la madre lo appoggia, nonostante le inquietudini riguardanti la mancanza di risultati

all’università.

Si giunge dunque alla pubblicazione di Libro de poemas, una raccolta di sessantanove

poesie nella quale si rispecchia il suo amore per il canto e la vita. Sono frequenti i

dialoghi con la natura in stile modernista, dialoghi che sfociano puntualmente in

inquietudini, angosce e domande esistenziali. In questa raccolta si nota un suo distacco

dalla fase adolescenziale, Federico sa di non essere più un ragazzino e questo gli

provoca una miriade di incertezze riguardo quello che è stato e qual che sarà.

4. POEMA DEL CANTE JONDO Durante l’estate del 1921, Manuel de Falla e un gruppo di amici granadini, pertanto

molto affezionati al cante jondo, erano molto preoccupati per l’esigua importanza che

83

36 Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., p. 158. 37 Cfr. Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 157-160.

riceveva il canto negli ultimi anni. Cercavano un modo per far tornare in auge quella musica unica in Europa, evitando che perdesse il suo fascino e la sua purezza. Tutti i

membri del “Rinconcillo” sono afflitti, ma nell’ottobre dello stesso anno, da infinite

conversazioni e dibattiti scaturisce un progetto alquanto singolare: si vuole organizzare

a Granada un concorso di cante jondo che, sponsorizzato dalla popolarità di Manuel de

Falla, riunisca cantanti e affezionati al canto e che serva a ridare lucidità e il giusto

valore artistico a questa musica. Idea pienamente accettata, l’entusiasmo di García

Lorca per il progetto è incontenibile, inizia a studiare insaziabilmente le origini, la

struttura musicale e i testi del canto. Prende lezioni di chitarra flamenca da una famiglia

di gitani e arriverà presto alla conclusione che il cante jondo è l’espressione più

profonda dell’eterogenea anima andalusa38. Durante il suo studio insistente inizia a sviluppare quelle poesie che verranno poi

integrate in Poema del cante jondo, pubblicato solo dieci anni dopo. Di fatto, si tratta di

un orientamento poetico diverso da quello visto finora39. Innanzitutto, non intende imitare le strofe del canto originale, come fecero moltissimi poeti nel diciannovesimo

secolo; non canta in prima persona e ha l’obiettivo di creare nel lettore -o meglio, nel

pubblico che lo ascolta- l’impressione di immedesimarsi nell’angoscia che creava

questa musica ai suoi albori. Intende, inoltre, marcare la differenza tra Andalusia e

Spagna, tra cante jondo e flamenco, in altre parole, tra una cultura propriamente

primitiva e naturale e le sue possibili deviazioni moderne40. In ognuna delle quattro parti della silloge -Poema de la siguiriya gitana, Poema de la

soleá, Poema de la saeta y Gráfico de la penetera-41 il poeta canta una donna; sono poemi di amore frustrato e portato a termine, di sofferenza, in cui inaspettatamente, a

volte, spuntano tratti di dialogo drammatico, come nel sopracitato Poema de la soleá, in

cui l’autore si dirige alla persona amata: Ni tú ni yo Estamos en disposición de encontrarnos Tú... por lo que sabes ¡Yo la he querido tanto!

83

38 Cfr. Ian Gibson, García Lorca, Barcelona, Empúries, 1992, pp. 33-39. 39 Come scrive ad Adolfo Salazar: “Es la primera cosa de otra orientación mía”. 40 Federico García Lorca, Poema del cante jondo, ed. Luis García Montero, Madrid, Espasa-Calpe, 1972, pp. 24-26. 41 Federico García Lorca, Poema del cante jondo, ed. Christian de Paepe, Madrid, Espasa-Calpe, 1986, pp. 41-45.

Sigue esa veredita. En las manos tengo los agujeros de los clavos... ¡No mires nunca atras! Vete despacio y reza como yo a San Cayetano.42

Per Lorca, il cante jondo “es el hilo que nos une con el Oriente impenetrable”43, ci inoltra nelle emozioni delle prime razze orientali. Ribadisce la sua profondità: “è più

profondo di tutti i pozzi e tutti i mari che circondano il mondo”44, dice. E oltre a ciò, nel componimento anticipa il tema del vento antropomorfo, che svilupperà nella poesia

Preciosa y el aire del più famoso Romancero gitano45, pubblicato nel 1928; prende dunque spunto non solo dalla tradizione popolare andalusa, bensì anche da antiche fonti

latini e greche:

Todas las mañanas voy a preguntarle al romero si el mal de amor tiene cura porque yo me estoy muriendo

Subí a la muralla; me contestó el viento ¿para qué tantos suspiritos Si ya no hay remedio?46

2.5 SALVADOR DALÍ E MARIANA PINEDA

Nel settembre del 1922, tre anni dopo Lorca, approda alla Residencia de Estudiantes il

catalano Salvador Dalí. Appena diciottenne, richiama l’attenzione per il suo look

bizzarro e stravagante: capelli lunghi, basette folte, cappotto che arriva all’altezza delle

ginocchia, in sostanza tutto ciò che andava contro le usanze di abbigliamento della

Resi. Il tutto delimitato da un’esagerata timidezza. In soli sei mesi diventa uno dei

personaggi di riferimento e uno dei più discussi della Residenza. Nel giro di qualche

83

42 Si tratta della poesia Encuentro. Federico García Lorca, Poema del cante jondo, ed. Luis García Montero, cit., p. 75. 43 Trad. ita mia: “è (il cante jondo, ndr) il filo che ci unisce con l’impenetrabile Oriente”. 44 Orig. “Es hondo, verdaderamente hondo, más que todos los pozos y todos los mares que rodean el mundo”. 45 V. Cap. 2.6. 46 Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 183-184.

tempo diventano amici, fino a che Dalí ospita Lorca durante le vacanze di Natale del 1925.

Si capisce fin da subito che condividono una certa affinità: sono entrambi in aperta

ribellione verso il conformismo in tutte le sue manifestazioni, entrambi forti oppositori

della religione e terrorizzati dalla paura di morire. Da quest’ultimo tema, Dalí prende

spunto e chiede all’amico di posare per lui in posizione di finto cadavere. Nel quadro,

intitolato “Natura morta (Invitació al son)”47, completato nel 1926, si riconosce il capo del poeta; da qui parte una serie di spunti che sfocerà nella raffigurazione della testa di

Lorca, molte volte fusa con quella di Dalí. Tutto ciò rende l’idea sulla crescente

amicizia dei due, che, da parte di Lorca, si trasformerà tra il 1925 e il 1927 in una

relazione di passionale e tormentato amore.

Ma andiamo per ordine. Nell’estate del 1925, il poeta granadino inizia a comporre la

Oda didáctica a Salvador Dalí, che non solo costituisce la prova della fervente amicizia

con il pittore catalano, bensì rappresenta una lode alla sua stessa poetica. Lorca ammira

la simmetria, l’oggettività e l’assenza totale di sentimentalismo -le stesse caratteristiche

che troviamo in Luis de Góngora-, ed elogia Dalí per la sua precisione, il suo ordine e

per il suo impegno nell’eludere le imprecisioni e ricercare la chiarezza nelle sue opere.

La Oda didáctica a Salvador Dalí è uno dei più rilevanti inni all’amicizia mai stati

scritti in lingua spagnola e, come ricorderà Dalí nel 1980, il fatto che fosse stata

pubblicata in una delle riviste più prestigiose dell’epoca -la Revista de Occidente,

diretta da José Ortega y Gasset-, lo inorgoglisce doppiamente.

Il 1925 è un anno complicato per Federico, che a gennaio conclude la stesura della pièce teatrale Mariana Pineda, ispirata alla vita dell’omonima eroina di Granada, “una

Giulietta senza Romeo” uccisa nel 1831 per aver ricamato una bandiera ai liberali per

amore di uno di essi. Due anni dopo commenterà così questa opera: “Hay en ella dos

planos: uno amplio, sintético, por el que pueda deslizarse con facilidad la atención de la

gente. Al segundo -el doble fondo- solo llegará una parte del público”48. Cosa ha voluto sottintendere il poeta rimane un’incognita. Difficilmente è stata una critica alla

dittatura di Primo de Rivera, dato che la stesura del pezzo teatrale iniziò svariati mesi

83

47 Il pittore regalò il quadro a Lorca, ed esso rimase di proprietà della famiglia fino a giungere alla Fondazione García Lorca di Madrid. 48 Trad. ita mia: “Vi sono due progetti: uno ampio, sintetico, capace di attrarre facilmente l’attenzione della gente. Il secondo -il doblefondo- lo capirà solo una parte del pubblico”. Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 221-222.

prima del colpo di stato del settembre 1923. Più probabilmente Lorca accennò alla concezione di amore che riversa nell’opera: Mariana è una donna innamorata. Se corre

il rischio di ricamare una bandiera della libertà -azione enormemente pericolosa in quel

periodo-, lo fa per provare ad impressionare l’uomo che ama. Sa bene che per vivere

con Pedro la vita che desidera si deve stabilire nel Paese una situazione pacifica e un

regime più libero. Ed è cosciente, per propria ammissione, del fatto che, superati i

trent’anni, veda in Pedro l’ultima occasione di trovare la tanto inseguita felicità.

Un altro aspetto possibile del “doppio significato” dell’opera è la visione sprezzante che

ha Lorca della borghesia granadina, per il fatto che nessuno muove un dito per salvare

Mariana. Al momento dell’esecuzione dell’eroina, le strade di Granada sono vuote, e

lei stessa sa che né Pedro né nessun altro si batterà per sottrarla alla morte. Le ultime

parole di Mariana sono indirizzate al suo amante Fernando:

¡A ti debí quererte más que nada en el mundo, Si el corazón no fuera nuestro gran enemigo! Corazón, ¡por qué mandas en mí si yo no quiero!49

¡Avrei dovuto amare te più di qualsiasi cosa al mondo, Se solo il cuore non fosse un nostro gran nemico! Cuore, perché mi comandi se non lo voglio?50 Solo anni più tardi si vedrà fino a che punto Mariana esprima la reiterata

preoccupazione lorchiana nei confronti della morte e dell’amore deluso e frustrato.

Nonostante tutto, il ventottenne Federico è piuttosto scontento: non sopporta più

Granada; vorrebbe fuggire dalla dittatura, andare a Parigi, dove già si trova Luis

Buñuel. Si sente intrappolato nella sua città natale e da mesi cerca di portare in scena,

invano, Mariana Pineda o, in alternativa, un altro componimento teatrale: Don

Perlimplín.

Un incontro, alla fine del 1926, gli dà la tanto desiderata svolta: quello con Margarita

Xirgu, famosa impresaria e attrice teatrale, a cui consegna in lettura Mariana Pineda,

che piace moltissimo a Margarita, al punto di promettere a Federico che lo aiuterà ad

allestire lo spettacolo da mandare in scena a Barcellona. Malgrado ciò, a Federico

sorgono pesanti incertezze riguardo l’opera teatrale, rivelando a Fernández Almagro che

non gli piacesse affatto, e a Jorge Guillén dice le seguenti parole: “El hacer un drama romántico me gustó extraordinariamente hace tres años. Ahora lo veo como al margen

83

49 Apud. Ian Gibson, Vida, pasión y muerte de Federico García Lorca, cit., pp. 222-223. 50 Trad. ita mia.

de mi obra”51. Si convince, infine, a perseguire il suo obiettivo: rappresentare lo spettacolo. Lorca è entusiasta della scena e dei costumi, disegnati da Salvador Dalí, e carico di

vitalità manda in scena Mariana Pineda il 24 giugno 1927 al teatro Goya di Barcellona.

Il debutto riscuote un grande successo di pubblico e, per buona parte, anche della

critica. Per l’occasione, un gruppo di amici organizza presso la prestigiosa “Galeries

Dalmau” una mostra parallela di 24 disegni di Lorca, con l’opportunità di acquistarne

alcuni da parte del pubblico.

Federico passa i mesi successivi a Cadaqués, in Catalogna, trascorrendo uno dei periodi

più felici della sua vita. Quel che non sa è che, per i motivi spiegati in seguito, non

rivedrà più per molti anni il suo caro amico Salvador Dalí.

L’autunno del 1927 risulta altrettanto pieno di successi: seconda opportunità di messa in

scena di Mariana Pineda, questa volta al teatro Fontalba di Madrid, e secondo trionfo.

Lo spettacolo viene interrotto ripetutamente da una standingovation dopo l’altra, in cui

il pubblico reclama fragorosamente la presenza fisica del poeta sul palco al termine di

ogni atto. Perfino i più severi critici letterari dovettero dar fede al trionfo suscitato dalla

platea, dando dell’opera un giudizio sorprendentemente positivo.

2.6 PRIMER ROMANCERO GITANO

Nell’estate del 1928 viene pubblicato PrimerRomancerogitano, composto da 18

poemi, molti dei quali comparvero precedentemente su varie riviste spagnole. Questi

componimenti, come suggerisce il titolo, condividono tutti un unico argomento

principale: l’interesse di Lorca per la cultura gitana52. Il successo è immediato, travolgente, accompagnato da elogi di qualsiasi tipo, dal critico letterario Ricardo

Baeza53, all’amico Jorge Guillen54. Durante l’estate riceve numerose recensioni sulla

83

51 Trad. ita mia: “L’idea di scrivere un dramma romantico mi piacque moltissimo tre anni fa. Adesso lo vedo al margine del mio lavoro”. Ian Gibson, García Lorca, cit., p. 45.

52 Interesse iniziato già nel periodo adolescenziale, in cui conobbe varie famiglie gitane a Granada. 53 Parafrasando le sue parole, Baeza dice che Federico si è forgiato dell’espressione poetica più originale che sia apparsa in spagnolo dai tempi della granreforma di Darío. 54 Il quale riconferma la sua profezia di due anni prima, in cui aveva pronosticato per Lorca un futuro ricco di successi.

raccolta, tutte positive e colme di riconoscenza, cosicché García Lorca inizia a rappresentare la figura di colui che ha permesso alla letteratura spagnola di svoltare,

uniformando i giudizi dei critici.

Tuttavia, si creò una certa confusione attorno al tema del “gitanismo lorquiano”;

confusione puntualmente spazzata via dallo stesso autore, con le dichiarazioni del 1931:

“El Romancero gitano no es gitano más que en algún trozo al principio. En su esencia

es un retablo andaluz de todo el andalucismo […] Es un canto andaluz en el que los

gitanos sirven de estribillo […] tiene un solo personaje principal: Granada”55. Uno dei simboli principali, forse il più ricorrente, del Primer Romancero gitano è

rappresentato dalla luna56. L’intera opera si apre con il Romance de la luna, luna, una sorta di prologo volto a esprimere il potere mitico e misterioso della dea luna sul mondo

gitano. Fin dal titolo si intuisce la presenza ripetuta e costante di essa, seguita

dall’insistenza lessicale (la parola “luna” viene ripetuta nove volte, escludendo il titolo).

Il verso iniziale è il seguente:

La luna vino a la fragua57 Il verso finale del Romance de la guardia civil española (che conclude la prima parte

dell’opera) è il seguente:

Juego de luna y arena58 Mentre l’ultima poesia del libro, Thamar y Amnón, si apre con la medesima costante:

La luna gira en el cielo59 Un altro punto di fondamentale interesse è quello di un personaggio collettivo che

emergerà gradualmente, terminando in crescendo, fino a raggiungere il parossismo nel

sopracitato ultimo poema della prima parte: la Guardia Civile. Essa svolgerà il ruolo di

antagonista, in quanto l’autore ha un pessimo rapporto con loro, arrivando a odiarli

profondamente. Questo componimento è pieno di morte, lutto, cenere, e ancora di

sangue e fiamme, come rispecchiano i primi due versi:

83

55 Trad. ita mia: “Il Romancero gitano è gitano solamente in alcune parti all’inizio. Nella sua essenza è un agglomerato di tutto il movimento andaluso […] È un canto andaluso nel quale i gitani fanno da ritornello […] ha un solo personaggio principale: Granada”. Ian Gibson, García Lorca, cit., pp. 46-49. 56 Cfr. Christian de Paepe, Introducción a Federico García Lorca, Primer Romancero gitano, ed. Christian de Paepe, Madrid, Espasa-Calpe, 1991, pp. 72-75. 57 Federico García Lorca, Primer Romancero gitano, ed. Christian de Paepe, cit., p. 171. 58 Ivi, p. 267. 59 Federico García Lorca, Primer Romancero gitano, cit., p. 289.

Los caballos negros son. Las herraduras son negras.60

Inoltre, con Romancesonámbulo inizia una sequenza di quattro figure femminili -

Romance sonámbulo, La monja gitana, La casada infiel, Romance de la pena negra-

ben diverse fra loro, nonostante siano tutte gitane. La “monaca” e la “sposata”, in

particolare, si scontrano, ognuna a suo modo, con i tormenti della frustrazione amorosa.

Rappresentano due situazioni differenti tra loro di tentazioni e tentativi di ingannare il

destino.

In questa sezione di ritratti femminili, Lorca introduce per la prima volta nel Romancero il processo strutturale della cornice cromatica. Sempre a partire dal Romance sonámbulo

il cromatismo costituisce un asse strutturale del poema; quest’ultima è una “poesia

verde”, giacché la parola si ripete per ben ventiquattro volte, con il seguente ritornello,

che si itera varie volte e chiude la poesia

Verde que te quiero verde. Verde viento. Verdes ramas.61

L’ultimo componimento della sequenza -Romance de la pena negra-, invece, contiene

un ritratto femminile nero, nonché l’incarnazione del dolore perenne, infinito. Citando Lorca, è la “concreción de la Pena sin remedio, de la pena negra, de la cual no se puede

salir más que abriendo con un cuchillo un ojal bien hondo en el costado siniestro”.62 Nonostante il successo, tuttavia, c’è un amico di Lorca, che non è affatto d’accordo con

la moltitudine di elogi ricevuti dal Primer Romancero gitano: si tratta di Salvador Dalí,

che nel settembre del 1928 scrive una lunga lettera a Federico, spiegandogli le ragioni

del suo dissenso. Dalí si sta avvicinando sempre di più al surrealismo e rifiuta il

nocciolo costumbrista dell’opera, i suoi vincoli con il realismo e con la poesia

tradizionale. Ciononostante, ammette che se Lorca dovesse abbandonare le rime e la sua

poetica attuale, “hará cosas divertidas […] y poéticas como ningún poeta ha

realizado”63.

83

60 Ivi, p. 255. 61 Ivi, p. 189. 62 Trad. ita mia: “è -il Romance de la pena negra, ndr- la concrezione della pena senza soluzione, della pena nera, dalla quale si può uscire solo aprendo con un coltello un occhiello profondo nel fianco sinistro”. 63 Trad. ita mia: “farà cose divertenti [...] e poetiche che nessun poeta ha mai realizzato”. Ian Gibson, García Lorca, cit., pp. 49-50.

3. LA BIOGRAFIA - SECONDA PARTE

3.1 LA DEPRESSIONE E IL VIAGGIO A NEW YORK

Dopo la pubblicazione del Primer Romancero gitano, il poeta granadino torna a

Granada, dove le molte recensioni positive non sono sufficienti a placare una grave

depressione che lo sta affliggendo, dovuta alle delusioni amorose e alla frustrazione nel

non poter godere pienamente della sua sessualità, affondata dai pregiudizi. Come scrive

all’amico colombiano Jorge Zalamea: “Tú no te puedes imaginar lo que es pasarse

noches enteras en el balcón viendo una Granada nocturna, vacía para mí y sin tener el

menor consuelo de nada”64. Come spesso accade, Lorca non rivela le radici della sua depressione, anche se, secondo i dati in nostro possesso, con tutta probabilità va collegata alla relazione amorosa che ha da anni con un giovane scultore, Emilio

Aladrén, il quale si sta allontanando dal poeta65. Una notevole consolazione l’avrebbe offerta un’ipotetica visita di Salvador Dalí a Granada; visita che non è mai avvenuta, a

causa dell’ambizione del pittore catalano, impegnato in numerosi viaggi che lo

porteranno in breve tempo all’affermazione assoluta.

Per questi motivi, i genitori dell’ormai trentenne Federico, seriamente preoccupati per la

sua depressione, si offrono di pagargli un soggiorno a New York, convinti che

cambiando aria possa ritrovare la ricercata felicità. L’idea parte dal cattedratico

Fernando de los Ríos, in ottimi rapporti con la famiglia ed esperto conoscitore della Big

Apple -ha anche molti amici alla Columbia University-, università che conta con un

fiorente Dipartimento di spagnolo.

Fernando de los Ríos e Federico García Lorca approdano a New York nel giugno del

1929. Inizialmente la città lo impressiona, il traffico e i grattacieli lo entusiasmano,

come si nota nella prima lettera inviata alla famiglia: “La universidad es un prodigio.

Está situada al lado del río Hudson en el corazón de la ciudad, en la isla Manhattan, que

es lo mejor, muy cerca de las grandes avenidas. [...] En tres edificios de éstos cabe

Granada. Son casillas donde caben 30.000 personas”66.

83

64 Trad. ita mia: “Non puoi immaginare cosa sia passare notti intere nel balcone vedendo una Granada notturna, vuota, senza avere nessun conforto”. 65 Cfr. Ian Gibson, García Lorca, cit., pp. 50-52. 66 Trad. ita mia: “L’università è un prodigio. È situata accanto al fiume Hudson nel cuore della città, nell’isola di Manhattan, la migliore, si trova molto vicino ai grandi viali. […] In tre di questi edifici ci sta Granada. Sono casette che contengono 30.000 persone”. Federico García Lorca, Epistolario , Madrid, Alianza, 1983, pp. 80-82.

Federico non si trova solo, bensì molti professori e alunni della Columbia University aspettano impazienti il suo arrivo, giacché la sua fama lo aveva preceduto da parecchi

anni. Lì incontra alcuni buoni amici dai tempi della Residencia de Estudiantes, come

Angel del Río, Federico de Onís, Andrés Segovia, e conosce, fra gli altri, il poeta León

Felipe. Rivede inoltre con immensa felicità l’editore Gabriel García Maroto, che otto

anni prima aveva pubblicato la prima raccolta di poesie di Lorca, Libro de poemas.

3.2 POETA EN NUEVA YORK E IL SOGGIORNO A CUBA

Dopo alcune settimane Federico visita Harlem67 e non tarda a trovare il tema dei suoi primi scritti newyorchesi: i neri, gli afroamericani, vittime di una civiltà in cui ciò che

conta davvero è il denaro, in cui le azioni spontanee e generose si ignorano e vengono

relegate ai margini. Come accadeva al gitano del Romancero, in situazione analoga

l’afroamericano è considerato un cittadino di terza fascia, perseguitato e fortemente

discriminato. Ancor peggio, il dramma di questi ultimi è che sono stati separati dalla

loro civiltà naturale e trascinati forzatamente a vivere in “un Senegal de máquinas”,

obbligati a seguire gli ordini dei bianchi benestanti. Lorca si identifica da subito nella

situazione dei neri, esprimendo al meglio le sue idee nella celebre poesia El rey de

Harlem, datata 5 agosto 1929:

¡Ay, Harlem! ¡Ay, Harlem! ¡Ay, Harlem!

No hay angustia comparable a tus rojos oprimidos,

a tu sangre estremecida dentro del eclipse oscuro,

a tu violencia granate sordomuda en la penumbra,

a tu gran rey prisionero, con un traje de conserje.68 Questo scritto costituisce una feroce accusa ai valori materialisti imperanti nella società capitalista. Il fatto di essere nato a Granada, secondo Federico, lo inclina alla solidarietà

nei confronti dei più deboli e dei discriminati, “del gitano, del negro, del judío… del

83

67 Harlem è un quartiere di Manhattan nella città di New York, conosciuto per essere un grande centro culturale e commerciale degli afroamericani, i quali costituiscono il 72% della popolazione del quartiere. 68 Trad. ita mia: “Non c’è angoscia paragonabile ai tuoi occhi oppressi / al tuo sangue scosso dentro la scura eclissi / alla tua violenza granata, sordomuta nella penombra / al tuo grande re prigioniero con un abito da custode!”. (Federico García Lorca, Poeta en Nueva York, ed. Piero Menarini, Madrid, Espasa-Calpe, 1972, pp. 61-65).

morisco que todos llevamos dentro”69. Si fa portavoce di queste minoranze sociali, degli umili, rivendicando gli aspetti negativi della metropoli americana, il suo materialismo profondamente contrario all’atteggiamento naturale che caratterizza il

poeta granadino.

Quel che è certo è che, nel 1940, postumo, viene pubblicato uno dei suoi capolavori:

Poeta en Nueva York. L’opera, per ammissione dello stesso autore, costituisce un grido

di orrore e di denuncia verso l’ingiustizia, la discriminazione, la disumanizzazione della

società moderna e l’alienazione dell’essere umano, in un periodo in cui egli confidava

nel progresso di una nuova dimensione umana in cui dominassero la libertà e la

giustizia, l’amore e la bellezza70. I temi principali del Poetaen Nueva York sono la solitudine e la morte, attorno ai quali prendono vita altri motivi inquietanti come la

solitudine amorosa, l’infanzia irrecuperabile, lo scontro impari tra natura e civiltà, e

ancora l’ingiustizia sociale, l’amore omosessuale e la perdita della fede religiosa71. Si tratta di un’opera che ha inciso in maniera fondamentale sulla letteratura spagnola e

mondiale, una profonda relazione pessimista, in un periodo di cambi economici e sociali

che rappresenterà un collegamento tra il modernismo e la nuova era tecnologica.

In altre parole, Poeta en Nueva York è un libro di lucida e implacabile denuncia di tutte

le forze nemiche della vita. Questa denuncia si sviluppa su un doppio strato: quello

ontologico e quello sociale, ossia quello metafisico e quello storico; strato che il lettore

non dovrà dimenticare per ottenere una giusta comprensione dell’opera72. Il poeta si muove dallo specifico del presente (i gitani, gli afroamericani) verso il generale senza

tempo (il mito delle origini). La poesia si espande dall’io al noi, dal singolo alla

collettività, dallo storico al metafisico, appunto. E in questa grande metafora della vita

e dell’uomo si condensano le centinaia di metafore raccolte nell’opera, che fanno

sbocciare con efficacia e creatività il surrealismo di García Lorca. Il linguaggio poetico, più che strumento di espressione, è il mezzo di ricerca di ciò che va oltre l’apparenza

83

69 Trad. ita mia: “del gitano, del nero, dell’ebreo... del moro battezzato che tutti abbiamo dentro”. 70 Andrés Sorel, Yo, García Lorca, Tafalla, Txalaparte, 1997, p. 112. 71 Cfr. Francisco Javier Díez de Revenga, Tres poetas ante el amor, el mundo y la muerte, Palma de Mallorca, Prensa Universitaria, s.a., pp. 131-132. 72 Miguel García-Posada, Lorca: interpretación de Poeta en Nueva York, Madrid, Akal Universitarias, 1981, p. 63.

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 82 totali
Scarica il documento