Tesi su Luigi Pirandello, Esercitazioni e Esercizi di Letteratura Italiana. Università degli Studi di Verona
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Tesi su Luigi Pirandello, Esercitazioni e Esercizi di Letteratura Italiana. Università degli Studi di Verona

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Tesi triennale focalizzata sul romanzo Il fu Mattia Pascal
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1

INTRODUZIONE

Lo scopo di questa tesi di laurea è di presentare Il fu Mattia Pascal, uno dei

romanzi del narratore, autore di opere teatrali e professore Luigi Pirandello. Questo

romanzo, che si può considerare uno dei suoi più celebri, riassume per lo più i motivi

pirandelliani e apre l´epoca del cosiddetto umorismo di Pirandello. Secondo il

giudizio dello svedese Gösta Andersson “il romanzo è un´opera « particolarmente

personale di Pirandello ».“1

Il romanzo che al tempo della sua pubblicazione è stato chiamato “antiromanzo

antinaturalistico“ o, più tardi, un “romanzo nuovo“, tratta vari motivi, tra cui per

esempio la questione della crisi d´identità dell´uomo, il ruolo della fortuna nella vita

umana e soprattutto l´idea della libertà e della liberazione del protagonista Mattia

Pascal.

Enzo Lauretta ne dice: “La tesi centrale potrebbe essere individuata nella crisi della

identità ed in tal caso Mattia sarebbe l´archetipo per eccelenza del personaggio

pirandelliano, [...] la tesi viene proposta, ma non si accampa come motivo di fondo del

romanzo, [...] quella di Mattia Pascal è piuttosto una storia della libertà [...].“2

Le reazioni dopo la sua pubblicazione erano varissime. Al tempo in cui il

romanzo uscí, le reazioni negative non mancarono: critici abituati al metro della

narrativa tradizionale, “[...] innamorati delle squisitezze formali e incantati dall´orgia

musicale e visiva del romanzo dannunziano [...]“3 non esitarono a giudicare assurde le

invenzioni di Pirandello. Contro questa accusa d´inverosimiglianza Pirandello scrisse

nel 1921 un´appendice al romanzo in cui si occupa della verosimiglianza e

l´inverosimiglianza di un´altra storia, trovata in un giornale.

La nostra tesi di laurea è divisa in alcuni capitoli che in blocco dovrebbero dare

al lettore un´idea complessiva del romanzo. In primo luogo sarà menzionata la vita e

l´opera di Pirandello, i momenti decisivi sia della sua vita sia della sua opera. Poi

possiamo orientarci verso i motivi pirandelliani, vuol dire quelli che si ripetono anche

nelle altre opere di questo autore.

1 Lauretta, Enzo, Come leggere Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, Gruppo Ugo Mursia Editore, Milano 1976, p. 78. 2 Ibid., p. 79. 3 Ibid., p. 68.

2

Ciò nonostante il tema principale della tesi rimane il romanzo Il fu Mattia

Pascal e la sua curiosa trama che ci offre vari motivi su cui riflettere, come è stato già

detto. Tra questi abbiamo scelto l´idea della libertà del personaggio. Prima possiamo

domandarci che cosa, insomma, vuol dire la libertà in generale. “La libertà“ di Mattia

Pascal ha percorso una lunga strada tormentosa, da una libertà sconfinata fino alla

libertà che è riscattata a caro prezzo ed alla fine non ha niente a che fare con la vera

libertà.

Ne risultano, dunque, altre questioni trattate nel romanzo, cioè i tentativi di

Mattia, dopo la sua prima morte, di diventare un altro per liberarsi dalla moglie, dalla

suocera e dai debiti; il disinganno e la constatazione che non è possibile vivere così

fuori di vita, senza nessuna relazione; il riacquistato sentimento di gioia dopo la

“seconda morte“ del protagonista ed alla fine, dopo il suo ritorno nel paese nativo, la

nuova delusione dovuta al fatto che Mattia deve vivere d´ora innanzi la vita di un

morto.

3

1 LUIGI PIRANDELLO, UN PERSONAGGIO INSIGNE DEL

MONDO LETTERARIO ALL´INIZIO DEL NOVECENTO

1.1 La vita di Pirandello

Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 ad Agrigento in Sicilia. Discese da

una famiglia benestante e trascorse la sua infanzia a Porto Empedocle e a Villaseta

(ora Agrigento). A Villaseta abitarono una casina del Caos e Pirandello amava

definirsi: “Io sono figlio del Caos e non allegoricamente.“4 Non frequentò la scuola

ma aveva un precettore che gli impartí la prima istruzione. Poi fu iscritto dal padre

all´Istituto tecnico ad Agrigento, dopo due anni però passò al ginnasio.

Nel 1882 suo padre, commerciante di zolfo, fu ridotto al rovescio economico e

la famiglia si trasferì a Palermo. Lì Luigi terminò i suoi studi liceali e nel 1886 si

iscrisse alla Facoltà di Lettere e anche alla Facoltà di Legge. Nel 1887 si trasferì a

Roma dove continuò gli studi alla Facoltà di Lettere. A Roma si innamorò di una sua

cugina, Paolina (Lina), con cui si fidanzò nel 1887. A causa di un dissenso con un

professore dovette abbandonare la scuola e terminare i suoi studi all´Università di

Bonn dove il 21 marzo 1891 si laureò in filologia romanza con una tesi su Suoni e

sviluppi di suoni della parlata di Girgenti. Dopo aver finito gli studi ruppe il

fidanzamento con Lina e nel 1893 ritornò a Roma.

Lì si stabilì definitivamente dopo il matrimonio con Maria Antonietta Portulana,

figlia di un socio del padre di Pirandello. Tra gli anni 1895 e 1899 nacquero due figli e

una figlia. Gli anni successivi significano l´inizio della sua attività letteraria. Nella sua

vita personale quest´epoca significa un periodo infelice causato dalla malattia mentale

di sua moglie che scoppiò interamente dopo il fallimento finanziario della famiglia di

Pirandello.

Il periodo della prima querra mondiale fu marcato dall´ internamento del figlio

maggiore Stefano e anche dal peggioramento dello stato di salute di Antonietta. Dal

1919 lei dovette essere ricoverata in casa di cura. Nel 1924 Pirandello entrò nel partito

fascista, tuttavia la sua relazione con il regime non fu mai soggetto a Mussolini.

4 Lauretta, Enzo, Come leggere Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, Gruppo Ugo Mursia Editore, Milano 1976, p. 18.

4

Nel 1934 gli fu consegnato il premio Nobel per la letteratura. Pirandello morì il

10 dicembre 1936 dopo essersi ammalato di polmonite durante le riprese di un nuovo

adattamento cinematografico de Il fu Mattia Pascal. Secondo la sua ultima volontà fu

cremato e le sue ceneri furono sparse vicino alla “Villa del Caos“ ad Agrigento dove

Pirandello nacque.

Pirandello “non volle nessuno dietro il suo carro d´infima classe. Il disprezzo per il

corpo, per questa forma che imprigiona lo spirito e incrina ogni tentativo d´evasione, lo

indusse a chiedere che nulla restasse di lui, neppure le cenere. Ma prevedendo, da buon

siciliano, che nessuno dei suoi familiari avrebbe disperso al vento le sue ceneri, volle che esse

tornassero al Caos dove era nato, murate in una rozza pietra della campagna di Girgenti.“5

1.2 L´opera di Pirandello

Pirandello fu uno degli scrittori più prolifici, scrisse non solamente i romanzi,

ma anche numerose opere di teatro e persino all´inizio della sua formazione pubblicò

qualche raccolta poetica. La sua opera letteraria non è divisa in vari periodi creativi

ma lui “scrive, contemporaneamente, versi, novelle, romanzi, saggi critici, teatro

[...].“6 Cercheremo dunque di fornire un´immagine chiara e bene comprensibile della

sua opera enorme proprio come i titoli singolari furono pubblicati.

Dobbiamo menzionare che Pirandello volle portare nella letteratura nuove forme

e strutture non solamente per quel che riguarda il teatro ma anche nel campo della

narrativa: “L´irrequietezza della sperimentazione linguistica e strutturale non lo

abbandona nemmeno nell´impiego del ´genere´ romanzo [...].“7

Pirandello cominciò a pubblicare come autore di versi. Già durante gli studi a

Palermo pubblicò nel 1889 la sua prima raccolta poetica, intitolata Mal giocondo. La

seconda col titolo Pasqua di Gea, dedicata a una ragazza tedesca, seguí nel 1891.

A Roma Pirandello entrò in contatto con l´ambiente letterario di quel luogo

dove conobbe anche Luigi Capuana. Incoraggiato da lui cominciò a scrivere la prosa.

Per quel che riguardano i romanzi, Pirandello voleva nella sua opera allontanarsi da

5 Lauretta, Enzo, Come leggere Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello, Gruppo Ugo Mursia Editore, Milano 1976, p. 26. 6 Tuscano, Pasquale, L´identità impossibile – L´opera di Luigi Pirandello, Loffredo Editore Napoli S.p.A., Napoli 1989, p. 101. 7 Ibid., p. 101.

5

quelli tradizionali e “prende presto coscienza del fatto che il romanzo tradizionale,

specificamente quello naturalista, ha esaurito definitivamente la sua funzione.“8

Nel 1893 scrisse il primo romanzo, Marta Ajala, che pubblicò più tardi, nel

1901, col titolo L´esclusa, dapprima a puntate, poi in volume nel 1908. Poi continuò a

scrivere le opere prosaiche, per esempio nel 1894 la raccolta di novelle Amori senza

amore.

Lo scrittore collaborò spesso con vari giornali e riviste, tra cui per esempio « La

Tavola rotonda », « La Nazione letteraria », « Il Forchetto », « Roma letteraria », « La

Tribuna illustrata » ecc. Nel 1897 cominciò ad insegnare la lingua italiana all´Istituto

Superiore di Magistero di Roma.

Nel 1902 uscirono il suo secondo romanzo, Il turno, una storia assurda degli

sposalizi a turno; e due raccolte di novelle, Beffe della morte e della vita e Quand´ero

matto... Il suo terzo romanzo, venduto prima di essere composto, Il fu Mattia Pascal,

che significa l´inizio della sua fase umoristica, uscí tra l´aprile e il giugno 1904 a

puntate sulla « Nuova Antologia » alla quale collaborò dal 1902. La pubblicazione de

Il fu Mattia Pascal apportò a Pirandello il successo anche grazie al fatto che fu

riconosciuto il primo romanzo italiano che si era distaccato dall´ideologia

dell´Ottocento e aveva avvertito la necessità di una nuova forma del romanzo. Per

questa ragione “[...] la verosimiglianza del suo narrare è lontana da quella

naturalistica.“9 Questo romanzo, più tardi apparso anche in estratto, insieme con il

teatro che, in più, diventò la sua passione di fondo, iniziarono una nuova stagione

narrativa di Pirandello.

Proprio “ne ´Il fu Mattia Pascal´ si fa esplicita la vocazione di Pirandello per il teatro.

L´intero romanzo, in fondo, è una ´rappresentazione´, sapientemente recitata da personaggi-

attori, specificamente dall´attore-protagonista, da Mattia, nel partecipare i termini delle tre

condizioni esistenziali che vive per necessità o per capriccio.“10

Per quel che riguarda i romanzi e certe opere teatrali o il saggio L´umorismo, si

può constatare che certi personaggi compariscono in più romanzi, anche se con altri

nomi.11 Ci si presentano “[...] stessi personaggi sia pure con nomi diversi e l´ identica

vicenda [...]“12

8 Tuscano, Pasquale, L´identità impossibile – L´opera di Luigi Pirandello, Loffredo Editore Napoli S.p.A., Napoli 1989, p. 103. 9 Ibid., p. 125. 10 Ibid., p. 140. 11 Cfr. per esempio i personaggi de Il fu Mattia Pascal e Liolà: Batta Malagna e zio Simone, Oliva e Mita, Romilda e Tuzza, vedova Pescatore e zia Croce Azzara o Mattia e Liolà. 12 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 75.

6

Nel 1908, Pirandello, preparandosi al concorso a cattedra, pubblicò due volumi

di saggi di gran rilievo, Arte e scienza e L´umorismo (dedicato « Alla buon´anima di

Mattia Pascal bibliotecario »13) , nei quali chiarí e diede l´esempio dei principi della

sua poetica dell´umorismo. Lo definí come il sentimento del contrasto tra l´ideale e la

realtà.

Pirandello dice: “La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d´arrestare, di

fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi, perché noi già siamo forme fissate,

forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il flusso della

vita, [...] Ma dentro noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima, il flusso continua, indistinto,

sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo componendoci una coscienza, costruendoci

una personalità. [...] E per tutti può rappresentare talvolta una tortura, rispetto all´anima che

si muove e si fonde, il nostro stesso corpo fissato per sempre in fattezze immutabili. Oh perché

proprio dobbiamo essere così, noi? – ci domandiamo talvolta allo specchio – con questa

faccia, con questo corpo? Alziamo una mano, nell´incoscienza; e il gesto resta sospeso. Ci

pare strano che l´abbiamo fatto noi. Ci vediamo vivere. [...] L´albero vive e non si sente: per

lui la terra, il sole, l´aria, la luce, il vento, la pioggia, non sono cose che esso non sia.

All´uomo invece, nascendo è toccato questo triste privilegio di sentirsi vivere, con la bella

illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà fuori di sé questo suo interno

sentimento della vita, mutabile e vario.“14

Per quel che riguarda la definizione dell´umorismo: “Pirandello definisce ´comico´

´l´avvertimento del contrario´: l´avvertimento della dissonanza tra la sostanza di vita e le

forme, provoca il riso. Ma se riusciamo a passare dall´avvertimento del contrario al

´sentimento del contrario´, se riusciamo cioè a riflettere oltre l´apparenza per guardare

nell´interiorità della persona, che produce la situazione umoristica, allora il riso si trasforma

in ´pietà´.

Riflettendo sulla realtà, possiamo coglierne il lato molteplice e contradditorio: da un lato si

evidenzia il ridicolo di una persona o di un fatto, dall´altro si individua il fondo dolente, di

umana sofferenza che lascia il posto alla pietà. Celebre è l´esempio della ´vecchia signora´,

goffamente imbellettata e vestita di abiti giovanili, che suscita il riso del lettore, il quale

avverte in lei ´il contrario´ di come si dovrebbe acconciare una vecchia signora. Ma se egli

riflette sul perché ella inganni così pietosamente se stessa, nel tentativo magari di trattenere

un marito più giovane di lei, ecco che perverrà al ´sentimento del contrario´ ed il riso cederà

il posto alla pietà. Di qui la sua ´poetica dell´umorismo´: l´umorista scava più in profondità

13 Costa, Simona, Cronologia, in: Il fu Mattia Pascal, Oscar Mondadori, Milano 1993, p. L. 14 Pirandello, Luigi, L´umorismo [online], 1908, [citato il 9novembre 2006], accessibile da: www.riflessioni.it/testi/pirandello.htm.

7

dello scrittore comico e di quello tragico perché, intervenendo con la riflessione, smaschera

le menzogne delle convenzioni sociali e gli autoinganni della nostra coscienza.“15

Pirandello mantenne la cattedra di “lingua italiana, stilistica e precettistica e

studio dei classici, compresi i greci e i latini nelle migliori versioni“16 a Roma dal

1908 al 1922. Nel 1909 pubblicò la prima parte del romanzo I vecchi e i giovani e

nello stesso anno cominciò a collaborare al « Corriere della sera » in cui apparivano le

sue novelle fino al 1936, l´anno della sua morte.

Nel 1911 uscí il romanzo Suo marito, ma la sua diffusione fu limitata dallo

stesso Pirandello a causa del fatto che la scrittrice Grazia Deledda si era riconosciuta

nellla trama del romanzo. Negli anni 1912 – 1914 uscirono due raccolte di novelle coi

titoli Terzetti e Le due maschere.

Tuttavia la passione di Pirandello fu il teatro. Lui ci portò dentro gli elementi

del futurismo, del grottesco, del surrealismo. Come afferma Enzo Lauretta, Pirandello

adottò solamente alcuni procedimenti surrealistici ma il rapporto con essi fu chiaro:

“Né si può tacere un evidente rapporto di Pirandello con alcune posizioni del

surrealismo europeo: certo abbandonarsi all´inconscio fa pensare all´automatismo

psichico enunciato da Breton, [...].“17

L´anno 1915 significa la messa in scena della sua prima commedia in tre atti,

Se non così, a Milano. In quest´anno uscí anche a puntate il romanzo Si gira...

Nel 1916 Pirandello consentí la messa in scena di due suoi testi, tutti e due in dialetto

siciliano, Pensaci, Giacomino! e Liolà, nel repertorio del famoso attore siciliano

Angelo Musco.

L´anno 1917 significa una svolta per il teatro pirandelliano, il quale mette in

scena a Milano Così è (se vi pare) e a Torino Il piacere dell´onestà. Nel 1918

seguírono altre due prime di gran successo, a Livorno quella di Ma non è una cosa

seria e a Roma quella di Il giuoco delle parti. Nel 1920 si registrò il primo

incontrastato successo teatrale con la messa in scena di Tutto per bene, tratto dalla

novella con lo stesso titolo, a Teatro Goldoni di Venezia. Nel 1920 Pirandello passò

dalla casa editrice Treves a Bemporad. Sempre in quest´anno, Mario Camerini decise

di girare la prima versione cinematografica di un´opera di Pirandello, l´adattamento di

Ma non è una cosa seria. 15 Pirandello: il comico e l´umoristico come sentimento del contrario [online], citato il 9 novembre 2006, accessibile da: www.valsesiascuole.it/crosior/1_intertestualità/pirandello_umorismo.htm. 16 Costa, Simona, Cronologia, in: Il fu Mattia Pascal, Oscar Mondadori, Milano 1993, p. L. 17 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 17.

8

Il 1921 è l´anno della messa in scena di Sei personaggi in cerca d´autore, il

cosiddetto “teatro nel teatro“, a teatri di Roma, di Milano,... L´anno successivo

significa l´inizio di una tournée pirandelliana all´estero.

Nel 1921 fu anche ristampato il romanzo Il fu Mattia Pascal con l´aggiunta

Avvertenza sugli scrupoli della fantasia. Il 1922 segna il successo dell´opera teatrale

Enrico IV.

In seguito alla fama internazionale delle sue opere teatrali, Pirandello partí, nel

1923, per l´estero (Parigi, America, New York e altre città straniere), con il repertorio,

per esempio, di Sei personaggi, Enrico IV ecc.

È interessante che quanto più Pirandello si allontana dalla Sicilia, sua terra

nativa, tanto più i temi delle sue opere assomigliano all´ambiente di questo luogo:

“Pirandello si allontana dalla sua terra d´origine alla ricerca della sua strada di scrittore

[...]. Tuttavia, quanto più la sua frenetica attività teatrale lo porterà in ogni parte del mondo,

sempre più lontano dalle sue radici, tanto più paradossalmente la sua arte sembra trarre

origine dal fondo oscuro ed arcaico della Sicilia.“18

Intanto in Italia furono messe in scena altre opere teatrali, tra cui Caffè

notturno, L´altro figlio, La vita che ti diedi. Il 1925 è l´anno della fondazione del

Teatro d´Arte, nato sotto la spinta di Stefano Pirandello, Orio Vergani, Massimo

Bontempelli e altri, della cui direzione Pirandello si incaricò. Il teatro presentava non

solamente le opere del suo direttore ma anche opere di Lord Dunsany, di Charles

Vildrac, di Massimo Bontempelli, di Nikolaj Evreinov e di altri autori. Nel giugno di

quell´anno la Compagnia del Teatro d´Arte partí per l´estero per una tournée a

Londra, a Parigi e in varie città in Germania. Ben presto il teatro di Pirandello dovette

cominciare a tenere testa alle difficoltà economiche e la Compagnia si sciolse

nell´agosto 1928.

Nel 1926 uscí il suo ultimo romanzo, prima apparso a puntate sulla « Fiera

letteraria »; Uno, nessuno e centomila, il cui protagonista riesce a liberarsi dai legami

della convenzionalità, ma a prezzo della perdita della sua identità. Nel 1929 Pirandello

fu nominato Accademico d´Italia. Nello stesso anno passò dalla casa editrice

Bemporad a Mondadori, che sarebbe stata quella definitiva, pubblicando le raccolte

Maschere nude e Novelle per un anno.

18 L´articolo Il fu Mattia Pascal (1904) [online], citato il 9 novembre 2006, accessibile da: www.italialibri.net/opere/fumattia.html, rivista mensile online di libri italiani, biografie di autori e recensioni di opere letterarie.

9

Nel 1930 fu rappresentata l´opera Come tu mi vuoi da cui fu tratto un film con

Greta Garbo e Erich von Stroheim. Nello stesso anno fu messa in scena Questa sera si

recita a soggetto e nel 1933 la commedia Quando si è qualcuno.

Nel 1934 a Pirandello fu consegnato il premio Nobel per la letteratura. La sua

ultima opera teatrale, Non si sa come, fu data per la prima volta a Praga in lingua ceca

nel 1934 e poi, nel 1935, a Roma.

Nel 1936 Pirandello assistette al nuovo adattamento cinematografico de Il fu

Mattia Pascal durante il quale si ammalò di polmonite e poi morí lasciando

incompiuto un´opera teatrale I giganti della montagna, che da Pirandello è chiamata

“il mito dell´arte.“19

2 IL FU MATTIA PASCAL

Il più conosciuto romanzo di Pirandello, Il fu Mattia Pascal, fu pubblicato per

la prima volta nel 1904. Da questo tempo venne a essere più volte ristampato e, grazie

al suo successo, anche tradotto in molte lingue.

Il romanzo comprende diciotto capitoli tra cui due premesse, e anche

l´aggiunta scritta diciassette anni dopo la prima pubblicazione. Pirandello sentí

necessario scrivere in questo romanzo non una, ma due premesse, ciascuna con altro

scopo: “Pirandello dovette possedere chiaramente l´immagine di questo romanzo

eccezionale, e avvertí il bisogno di scrivere ben due premesse [...]. La prima premessa serve a

Mattia Pascal da ingegnoso espediente formale per schizzare le linee delle sue memorie,

presentare se stesso, chiarire i termini del suo progetto di racconto e per avanzare

determinati punti di vista del suo autore. Il quale poi sente il bisogno di scriverne una

seconda per precisare i contorni del luogo dove le memorie sono scritte dal suo personaggio

e tentare la giustificazione del suo agire, adoperando toni semiseri da epistola di polemica

romantica [...].“20

Subito dopo la sua pubblicazione il romanzo non ebbe dapprima buona stampa

dalla critica, tuttavia il suo successo dal pubblico dei lettori fu enorme: “Anche se non

sempre pienamente inteso nei suoi valori formali e tematici e negli agganci culturali

19 Costa, Simona, Cronologia, in: Il fu Mattia Pascal, Oscar Mondadori, Milano 1993, p. LIX. 20 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 27.

10

con la letteratura europea, il romanzo ha subito un enorme successo.“21 Per

intenderci, Pirandello si allontana in questo romanzo sia dal modello dannunziano sia

dal Verismo. Altrettanto “[...] ne Il fu Mattia Pascal vengono meno i criteri di

verosimiglianza e di oggettività cari al Naturalismo: a narrare, alla prima persona

[...] è il protagonista frantumato in tre incarnazioni [...].“22

Nel 1921 al romanzo fu aggiunta l´appendice col titolo Avvertenza sugli

scrupoli della fantasia che si occupava dettagliatamente del problema del vero e

verosimile.

Pirandello spiega: “Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili,

perché sono vere. All´opposto di quelle dell´arte che, per parer vere, hanno bisogno

d´esser verosimili. E allora, verosimili, non sono più assurdità.23

Il romanzo nacque in un´atmosfera “di disagio e di crisi, di crollo di certezze,

di aperture a inquietudini vaste e accorate, portate avanti, sul filo di un umorismo

garbato e sconcertante, verso la tragedia del personaggio.“24

Scrivendo questo romanzo, Pirandello fu certamente influenzato dal libro Les

altérations de la personalité di Alfred Binet, dai meravigliosi esperimenti psico-

fisiologici lì trattati.

Enzo Lauretta sostene quest´opinione: “Tuttavia non c´è dubbio che nel tempo in cui

andava scrivendo ´Il fu Mattia Pascal´, Pirandello aveva letto e rileggeva con grande

interesse un´opera di Alfred Binet ´Les altérations de la personalité´ che non solo influenza i

modi del romanzo [...] ma trova echi fedeli nel saggio pirandelliano « Arte e scienza », oltre

che in quello sull´« Umorismo », e in altri brani appartenenti alla narrativa e al teatro.“25

2.1 La trama del romanzo

La trama della vicenda di Mattia, che “[...] diventa il prototipo del personaggio

pirandelliano, un personaggio « murato » nell´angoscia della sua solitudine, pronto a

disintegrarsi sotto la spinta dialettica, attraversato dal continuo brivido di un

21 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 124. 22 L´articolo Il fu Mattia Pascal (1904) [online], citato il 9 novembre 2006, accessibile da: www.italialibri.net/opere/fumattia.html, rivista mensile online di libri italiani, biografie di autori e recensioni di opere letterarie. 23 Pirandello, Luigi, Avvertenza sugli scrupoli della fantasia, in: Il fu Mattia Pascal, Oscar Mondadori, Milano 1993, p. 264. 24 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 17. 25 Ibid., pp. 88,89.

11

umorismo corrosivo e dissacratore“26 è tanto semplice quanto ricca di vari

avvenimenti sorprendenti e inaspettati. Mattia Pascal, narratore del romanzo, è un

uomo che si decide a scrivere un libro sul suo destino e raccontare la storia delle sue

“due morti“ aspettando la sua “terza, ultima e definitiva morte“. 27 Mattia non parla di

sé con piacere ma dice che il suo caso è così eccezionale che ha deciso di scriverlo:

“Ebbene in grazia di questa distrazione provvidenziale, oltre che per la stranezza del mio

caso, io parlerò di me, ma quanto più brevemente mi sarà possibile, dando cioè soltanto

quelle notizie che stimerò necessarie. Alcune di esse, certo, non mi faranno molto onore; ma

io mi trovo in una condizione eccezionale, che posso considerarmi come già fuori della vita; e

dunque senza obblighi e scrupoli di sorta.“28

Pirandello comincia scrivendo dapprima due premesse; in quella prima Mattia

esplica le ragioni del suo racconto, “[...] ragioni che riposano nella ´stranezza´ del

caso, e che non è puro e semplice ´incidente´ della vita [...].“29; in quella seconda

Mattia “[...] riprende il tema della vanità, della finitezza, della precarietà e della

stranezza della terra e dell´uomo che l´abita [...].“30

La vicenda di Mattia è dunque molto strana, come lui stesso ripete spesso nel

libro. Questo conferma proprio l´uso della parola “strano“ o “stranezza“: “La stranezza

del caso funziona allora da spinta occasionale al romanzo, ma anche come uno dei suoi

motivi di fondo; non per nulla l´aggettivo « strano» è tra quelli adoperati con maggiore

frequenza nella narrazione (una ventina di volte nel suo valore positivo, tre nella forma

superlativa – pp. 65, 75, e 148, un´altra in quella avverbiale, p. 153 e tre volte in quella

nominale, pp. 7, 80 e 188).“31

Dopo aver spiegato le ragioni per cui si è deciso a scrivere questo libro, Mattia,

il narratore alla prima persona, comincia a descrivere la sua infanzia.

Ben presto perde suo padre, commerciante, e rimane con sua madre e il fratello

Berto a vivere a Miragno, un piccolo e immaginario paese ligure che ha invece tutti i

connotati di un paese siciliano. O si può, persino, affermare che Miragno è Girgenti,

paese nativo di Pirandello, perché la campagna, i personaggi, il modo di parlare, le

inflessioni del linguaggio, tutto accenna a Girgenti. Anche l´infanzia e l´adolescenza

26 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 32. 27 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 5. 28 Ibid., p. 7. 29 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 133. 30 Ibid., p. 133. 31 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 29.

12

di Mattia sono legate ad alcune esperienze dell´autore del romanzo: per esempio il

padre di Mattia è commerciante e sua madre una « santa donna ».

Subito dopo la morte del padre, la famiglia Pascal cade in difficoltà

economiche. È anche per colpa dell´amministratore Batta Malagna che li spennacchia

tanto che la famiglia s´impoverisce. Malagna, già vecchio, si sposa in seconde nozze e

vorrebbe avere un figliuolo. Non riuscendoci, accusa sua moglie di essere infeconda.

Mattia ha un amico, Pomino, che s´innamora di Romilda, la figlia della vedova

Pescatore. Mattia deve aiutare il suo amico ad ottenere l´amore di lei, ma “[...] invece

di innamorarsi di Pomino, s´innamorò di me, che pur le parlavo sempre di lui“.32

Così accade che Romilda entra in rapporti intimi con Mattia e ingravida.

Malagna con la vedova Pescatore decidono che Malagna annuncerà a sua moglie che

lui può aver figli dicendole che aspetta un bambino con Romilda. Intanto Mattia

riceve una lettera di Romilda da cui apprende che non si possono mai più vedere.

Viene da lui anche Oliva, la moglie di Malagna, e gli dice che cosa è accaduto. Mattia

ha una relazione pure con lei e anche Oliva ingravida. Dopo questo, Malagna non

vuole più assumere la responsabilità nei confronti di Romilda incinta ed è, dunque,

Mattia che deve sposarsi con lei. Non n´è felice e “paga, così, il prezzo della

dissacrazione dell´amicizia e dell´amore – avendo tradotto la prima in ipocrisia, il

secondo, in volgare amplesso - ,sposando, per imposizione, una donna che non ama e

dalla quale non è amato.“33

L´istituto del matrimonio, dunque, si trova al centro dell´interesse di

Pirandello: “Come ´L´esclusa´ e ´Il turno´, anche ´Il fu Mattia Pascal´ ha l´istituto del

matrimonio come nucleo fondamentale del racconto [...] colto in una prospettiva

drammaticamente umoristica, vissuta da un eccezionale ´uomo senza qualità´, Mattia Pascal.

Il matrimonio di Mattia può, del tutto, essere considerato un vero e proprio incidente [...].“34

Con i coniugi giovani abita anche la vedova Pescatore e cerca di rendere

difficile la vita di Mattia, lo rimprovera per il fatto che sono poveri ecc. Per questa

ragione Mattia trova un posto di lavoro e diventa bibliotecario a Miragno, nonostante

ciò prova la solitudine e la noia, sia nella famiglia sia nell´impiego.

Romilda mette al mondo due gemelle, ma una di loro muore dopo qualche

giorno. Anche l´altra figlia muore, quasi all´età di un anno quando già aveva

cominciato a dire a Mattia “papà“.

32 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 32. 33 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 143. 34 Ibid., p. 125.

13

Lo stesso giorno della morte della seconda figlia muore anche la madre di

Mattia. Mattia è molto infelice, sia per la morte della sua piccola e per quella di sua

madre, sia per propria situazione finanziaria. Dopo che gli è tolto l´ultimo che gli

potrebbe essere prossimo, Mattia non ha più niente per cui vivere e progetta una

soluzione: “Venuta meno ogni motivazione affettiva, Mattia trova inutile la sua

presenza e progetta di evadere da quella che, per lui, è una casa-prigione.“35

Suo fratello, Berto, gli manda cinquecento lire e Mattia lo commenta dicendo

che è “[...] come se avesse voluto pagarmi le lagrime.“36 In questa situazione disperata

Mattia decide di partire via, forse per l´America, con cinquecento lire in tasca che

sono state lo stimolo originario dell´avventura di Mattia. Mattia ne dice: “Poi

servirono per me; e furono – come dirò – la cagione della mia prima morte.“37

Poiché Mattia è incostante nelle decisioni, cambia idea e invece di andare in

America capita a Nizza e ci è attirato dal gioco della “roulette“. Compra un manuale

su questo gioco d´azzardo e vuole provare la fortuna a Montecarlo. Per caso, durante

dodici giorni riesce a vincere una grande somma – ottantaduemila lire. Riflette su che

cosa fare: se ritornare dalla moglie o partire per l´estero.

Poi decide di ritornare a Miragno. Durante il viaggio riflette su varie possibilità

di come approfittare del denaro vinto. La sua mente è piena di pensieri, ricordi e

speculazioni. Immagina per esempio sua moglie e la vedova Pescatore come gli fa

vedere del denaro vinto. Solo a pensare a questa situazione, Mattia ride e i suoi

compagni di viaggio lo osservano con sorpresa. Per far passare la noia, compra un

giornale e qui, per la sua gran sorpresa, apprende che lui, Mattia Pascal bibliotecario,

si è suicidato nella gora del mulino presso Miragno. Apprende così la notizia della

propria morte:

“Avevo il giornale ancora in mano [...]. Gli occhi mi andarono su un

SUICIDIO

così in grassetto. [...] Miragno? Chi si sarà suicidato nel mio paese?38

Mattia non ci crede e per questa ragione si procura proprio Il Foglietto, unico

giornale di Miragno, per poter conoscere i particolari di quella storia straordinaria. Sa

che potrebbe fornirglieli solo il foglio che si pubblica a Miragno. Anche là legge

35 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 126. 36 Pirandello. Luigi, op. cit., p. 55. 37 Ibid., p. 55. 38 Ibid., p. 78.

14

l´articolo sulla sua morte e comincia a rendersi conto di ciò che significa questo fatto e

riflette pure su quello sconosciuto che è annegato al suo posto.

Prova curiose sensazioni: “Mi vidi per un momento, lì nell´acqua verdastra della

gora, fradicio, gonfio, orribile, galleggiante... nel raccapriccio istintivo incrociai le

braccia sul petto, e con le mani mi palpai, mi strinsi... – Io no; io no... Chi sarà stato?

mi somigliava, certo...“39

Dopo lunghe riflessioni decide di non tornare più nel suo paese e di costruirsi

una nuova vita. Mattia pensa di esser diventato illimitatamente libero: “Avevo con me

ottantaduemila lire, e non avrei più dovuto darle a nessuno! Ero morto, ero morto :

non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più suocera : nessuno! libero!

libero! libero! Che cercavo di più?“40

Così Mattia decide di “cambiare treno“ e si costruisce tutta una nuova storia

della sua vita. Insomma, vuole fare di sé un altro uomo. Mattia è tutto contento, si

sente solo ma leggero ed è pronto a rifarsi un nuovo sentimento della vita, una nuova

educazione ed un nuovo aspetto.

Secondo i suoi progetti fantastici d´ora in poi si chiamerà Adriano Meis, nato

in Argentina, senza genitori, allevato da suo nonno con cui viaggiava molto. Dopo

questa ricostruzione della vita, Adriano comincia a viaggiare, visitando grandi città

dell´Italia e anche la Germania. Si sente felice da impazzire, teme solo di non poter

resistere a lungo. Lo prende la smania dei viaggi, lo tormenta solamente la solitudine

infinita, l´origine di riflessioni fastidiosi ed inutili. Ma ben presto constata che una tale

vita non lo accontenta, approva il disinganno: “In fondo, ero già un po´stanco di

quell´andar girovagando sempre solo e muto. Istintivamente cominciavo a sentir il

bisogno di un po´di compagnia.“41

Mattia vuole comprare un cane ma poi constata che non è possibile per lui, per

un uomo ch´è nessuno, perché certamente dovrebbe pagare una tassa. Dopo questo

avvenimento Mattia comincia a veder un po´ chiaro. L´avvenimento col cane lo

avverte che la sua libertà non è senza confini: “Mi parve come una prima

compromissione della mia libertà [...].“42 Semplicemente, il nostro protagonista non

vive, non esiste, lui è il “fu“ Mattia Pascal ma non se ne rende ancora conto.

39 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 80. 40 Ibid., p. 80. 41 Ibid., p. 102. 42 Ibid., p. 103.

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Quando si avvicina l´inverno, Adriano decide di prendere a pigione una

camera o una casa. Infine, si stabilisce presso una famiglia discreta a Roma perché gli

sembra che proprio questa città ospiti con indifferenza i forestieri. In questa famiglia

Mattia fa conoscenza del signor Paleari che s´interessa dello spiritismo, di suo genero

Papiano, della signora Caporale e soprattutto di una giovane donna, Adriana, di cui

s´innamora e lei corrisposto. Adriano comincia a sentirsi presso questa famiglia, si

può dire, bene. Deve essere molto attento alle sue parole e ai suoi fatti per non dare

alcun sospetto del suo passato. Deve comportarsi con estrema cautela in questo

ambiente. Spesso discute col signor Paleari di varie cose ma il più spesso dello

spiritismo, del quale il Paleari è cultore.

Durante una seduta spiritistica, nel buio, accade che Adriano e Adriana si

danno un bacio. Il giorno dopo Adriano se ne pente perché che cosa lui potrebbe fare

per lei s´è nessuno o un “morto“? Adriana viene da lui e Adriano la calma. Poi si

accorge, ad un tratto, che qualcuno, nella sua camera, gli ha rubato dodicimila lire. Se

ne accorge in presenza di Adriana che dice che il ladro, senza dubbio, è suo cognato

Papiano che terrorizza tutta la famiglia.

Adriana costringe Adriano ad andare a denunciare il furto, lui non vuole ma

poi acconsente. Poi Adriano ci riflette molto e constata che non può andare a

denunciarlo perché non ha nessun documento della sua esistenza. Torna a casa, tutti

sanno da Adriana che cosa è accaduto, ma Adriano smentisce la notizia e dice che

aveva avuto il denaro con sé. Tutti sono felici, oltre ad Adriana, che sa che Adriano

mente, e il Papiano che ha rubato il denaro ma non sa perché il signor Meis lo

contesta.

Dopo quest´avvenimento Adriano decide di comportarsi con indifferenza nei

confronti di Adriana perché non può amarla o vivere in qualche modo con lei: “[...] ah

povera Adriana, e come avrei potuto io chiuderla con me nel vuoto della mia sorte,

farla compagna d´un uomo che non poteva in alcun modo dichiararsi e provarsi vivo?

Che fare? che fare?43

Adriano ha dei rimorsi per questo fatto ma non vede un´altra uscita. Al

pensiero del bacio dato ad Adriana, Adriano odia se stesso: “Mi sentivo fremere le

labbra al ricordo di quel bacio. Adriana! Adriana! Che speranze le avevo acceso in

cuore con quel bacio?“44

43 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 196. 44 Ibid., p. 194.

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Adriano deve dare ad Adriana ancora alcune prove perché lei pensi che non la

ami più. Poi riflette su che cosa fare in futuro. Non vuole riprendere il suo “andar

girovagando“.45 Nella sua mente accusa sua moglie Romilda e la vedova Pescatore

del fallimento della sua liberazione:

“Ma nella gora del molino, là alla Stìa, ci avevano buttato me quelle due buone donne, [...]

non ci s´eran mica buttate loro! E libera dunque era rimasta lei, mia moglie; non io, che

m´ero acconciato a fare il morto, lusingandomi di poter diventare un altro uomo, vivere

un´altra vita. Un altr´uomo, sì, ma a patto di non far nulla.“46

Dopo queste speculazioni Adriano decide di ridiventare Mattia Pascal per

poter vergognarsi e per non far più soffrire Adriana. Questo vuol dire anche far morire

Adriano Meis, ciò significa già la “seconda morte“ del nostro protagonista. Mattia non

è ancora assolutamente deciso che cosa fare e si fa delle domande: “Vendicarmi!

Dunque, ritornar lì, a Miragno? Uscire da quella menzogna che mi soffocava,

divenuta ormai insostenibile [...]?47 Egli, di notte, parte e lascia il suo bastone e il suo

cappello e un foglietto con il nome Adriano Meis sul Ponte Margherita, per far credere

che si sia suicidato. Di notte prende il treno a Pisa e parte per ritornare a Miragno. In

treno Mattia–Adriano riflette su quei due anni della sua libertà–prigione e riconosce il

suo sbaglio:

“Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici? [...] E mi rivedevo

nei primi giorni, beato nell´incoscienza, o piuttosto nella follia, a Torino, e poi man mano

nelle altre città, in pelegrinaggio, muto, solo, chiuso in me [...].“48

In treno, che riporta Mattia a Miragno, passato, presente ed un futuro prossimo

sfumano insieme, e Mattia immagina le ipotesi delle reazioni che il suo straordinario

ritorno susciti.

Durante il ritorno a Miragno, Mattia soggiorna dapprima per qualche giorno a

Pisa per poter trasformarsi da Adriano in Mattia e anche per apprendere le notizie sul

suicidio di Adriano Meis a Roma. Dopo “l´acclimatazione“ parte per vedere dapprima

45 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 102. 46 Ibid., p. 195. 47 Ibid., p. 230. 48 Ibid., p. 233.

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suo fratello. Berto non riesce a credere che suo fratello sia vivo, e vedendolo, ne ha

quasi paura. Lo presenta a sua moglie e comunica a Mattia le notizie di Romilda. Lei

si è sposata con Pomino. È una disgrazia per Mattia perché non se l´era aspettato. Ma,

secondo la legge, nel caso che il primo marito non sia morto, il secondo matrimonio

s´annulla. Lo afferma anche il cognato di Berto, ch´è avvocato, e domanda a Mattia

perché è tornato e gli dice:

“Io, ne´ panni suoi, non mi sarei fatto più vivo.“49 Mattia risponde : “Ma perché lei non sa

che cosa voglia dire! – gli risposi, scrollando le spalle. – Come! – riprese lui. – Si può dare

maggior fortuna, maggior felicità di questa? – Sì, la provi! la provi! “50

Dopo queste notizie Mattia si reca a Miragno per andare a vedere Romilda, suo

marito Pomino e la vedova Pescatore. È quasi un orrore per loro vedere Mattia vivo.

Tutti lo credevano morto da due anni. Mattia anche apprende che Romilda e Pomino

hanno una figliuola, il che è una cosa che Mattia non aveva per niente previsto. Tutti

litigano e uno accusa l´altro di quel che è accaduto.

Dapprima, Mattia vuole far valere il suo diritto per quel che riguarda la moglie.

Ma poi, a causa della bambina di Romilda, decide di lasciarli vivere in pace. Verso la

mattina parte dalla loro casa per cercare un alloggio. Lo trova a Miragno da sua zia

Scolastica che stima suo nipote ancora di più dopo questo avvenimento.

Mattia, dunque, deve rimanere un uomo che vive fuori della vita, aspettando la

sua terza e definitiva morte, deve vivere come il fu Mattia Pascal: “[...] Mattia, per

morire tre volte, ha dunque tre vite e non due: la prima da Mattia Pascal, la seconda da

Adriano Meis, e la terza? Se il personaggio fosse o si ritenesse sconfitto dalla sua stessa e

stranissima storia, la sua terza vita sarebbe di nuovo quella di Mattia Pascal redivivo, ma

invece no. Lascia la moglie a Pomino, [...] e preferisce rimanere sul filo rischioso della

legalità, sceglie paradossalmente di vivere [...] come ´il fu´Mattia Pascal.“51

Mattia comincia a far compagnia al bibliotecario don Eligio, con l´aiuto del

quale scrive la sua biografia. Ne parlano molto e don Eligio rivela a Mattia: “ [...] che

fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi

siamo noi, caro signor Pascal, non è possibile vivere.“52

49 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 244. 50 Ibid., p. 244. 51 Lauretta, Enzo, op. cit., pp. 91-92. 52 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 261.

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Ogni tanto Mattia visita la tomba di quello sconosciuto al cimitero, su cui c´è

scritto “qui riposa Mattia Pascal, bibliotecario“. Mattia finisce il suo racconto

scrivendo: “Io ora vivo in pace, insieme con la mia vecchia zia Scolastica [...].“53

La vicenda del romanzo può, dunque, essere considerata con la sua tematica

come l´esempio della crisi d´identità dell´uomo nella società che lo circonda.

Pirandello proietta questo romanzo in una dimensione europea, ma nello stesso tempo

lo individua nel panorama culturale italiano.

3 IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ

Si può dire che in tutto il romanzo l´idea della libertà o della liberazione del

protagonista è bene osservabile. Tutta la vicenda è fondata sui tentativi di Mattia-

Adriano di liberarsi, di diventare un altro. Per questa ragione vogliamo orientare la

nostra indagine appunto verso questo problema.

3.1 Il significato della libertà

Definire la parola “libertà“ non è davvero facile. Ciascuno ne ha un´altra idea

ma tuttavia ci sono alcuni tratti comuni. In primo luogo bisogna dire che la libertà

vuol dire non essere lo schiavo di nessuno, non dipendere da nessuno. Vuol dire anche

avere certi diritti: come per esempio il diritto all´appartenenza a un gruppo sociale, il

diritto alla libertà dell´espressione, il diritto della confessione e così si potrebbe

continuare. La libertà può significare una cosa per un celibe e qualcosa d´altro per uno

che è sposato. Ogni uomo ne ha una sua idea.

3.2 La libertà del personaggio principale Mattia Pascal

Il personaggio di Mattia Pascal è tra i personaggi più interessanti della narrativa

di Pirandello il quale crea con preferenza i personaggi che esulano dalle norme della

53 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 261.

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vita quotidiana. Per questa ragione Mattia Pascal può essere considerato “l´esemplare

testimone di questa assurda condizione dell´uomo prigioniero delle maschere sociali

« di marito, di moglie, di padre, di fratello e via dicendo », « di tutta quella soma di

leggi, di doveri, di parole », contro cui lotta ininterrottamente, ma inutilmente « la

vita ».“54

La sua storia è “[...] con quella di un´impossibile libertà, anche la vicenda di

tutti i personaggi pirandelliani che, da soli o in compagnia, compiono il tentativo

tangenziale della fuga e dell´evasione.“55 Mattia Pascal è un personaggio che vive

delle vicende strane e particolari. La sua idea della libertà è, senza dubbio, assai

lontana dall´idea che è abbozzata qui sopra. Mattia la immagina del tutto

diversamente, crea il suo concetto della libertà ma, poco a poco, constata il suo errore

fatale. La libertà sconfinata diventa la libertà insopportabile.

Mattia immagina: “Vivrò con me e di me, come ho vissuto finora! Sì, ma ecco: per dir

la verità, temevo che della mia compagnia non mi sarei tenuto né contento né

pago.“56

Già all´inizio della sua avventura non è sicuro se sia possibile vivere solamente

di sé e per sé. Tuttavia vuole provare questa esperienza e ci si butta con entusiasmo.

Immagina che d´ora in poi sarà il padrone di se stesso e sarà dispensato di tutti i

doveri. Non riflette per il momento sui costi della sua libertà. Mattia dice:

“Ero solo ormai, e più solo di com´ero non avrei potuto essere su la terra, sciolto nel

presente d´ogni legame e d´ogni obbligo, libero, nuovo e assolutamente padrone di me, senza

più il fardello del mio passato, e con l´avvenire dinanzi, che avrei potuto foggiarmi a piacer

mio.“57

La storia di Mattia percorre, dunque, vari stadi di cui avremo ancora la

possibilità di parlare, ma tutto il racconto si può dividere, secondo l´opinione di

Pasquale Tuscano, in tre parti: la prima parte, comico-grottesca comprende, la vita di

Mattia Pascal; la seconda, tragico-grottesca, narra l´assurda esistenza di Adriano Meis

54 L´articolo Il fu Mattia Pascal (1904) [online], citato il 9 novembre 2006, accessibile da: www.italialibri.net/opere/fumattia.html, rivista mensile online di libri italiani, biografie di autori e recensioni di opere letterarie. 55 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 91. 56 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 112. 57 Ibid., p. 88.

20

e la terza, farsesca, comprende la rientrata di Mattia nella società “[...] dalla quale era

fuggito orgogliosamente e che ora lo rifiuta impietosamente.“58

Questa divisione in tre parti è secondo la nostra opinione giusta perché

veramente la vita di Mattia percorre tre fasi diverse – la vita di Mattia Pascal prima

della sua avventura, la vita di Adriano Meis e finalmente la vita del fu Mattia Pascal.

Per questa ragione anche l´affermazione del carattere delle fasi singole è fondata e noi

cercheremo di spiegare il perché.

La prima parte, considerata comico-grottesca, comprende la vita di Mattia

Pascal. Questa parte descrive fra l´altro la seduzione di Romilda e di Oliva, il prendere

del tutto alla leggera. In poche parole, la sua vita spensierata, vissuta senza scrupoli.

In questa fase, quindi, il personaggio di Mattia ci pare comico e grottesco.

La seconda parte, tragico-grottesca, ci mostra Mattia come Adriano Meis, uomo che

pensa di essere illimitatamente libero. Per questa ragione la seconda parte è

considerata grottesca. Tragica diventa dopo che Adriano apprende che la sua libertà

gli vieta varie cose, per esempio la ribellione contro il furto.

La terza parte, farsesca, è chiamata così a causa dell´esistenza di Mattia escluso dalla

società, dell´esistenza di Mattia come un uomo morto. Questa situazione pare

interamente ridicola, farsesca e utopistica per un uomo che vive una vita normale,

quotidiana.

Con la libertà di Mattia, naturalmente, sono in stretta coerenza la sua

irresponsabilità e la sua spensieratezza. Mattia prende alla leggera dapprima l´amore e

poi la morte: “[...] due principi – l´inizio e la fine – che governano la natura e gli

uomini.“59 Pensa che sia possibile nascondersi al cospetto della responsabilità. Il suo

esempio non è onesto, sia nel caso della seduzione di Romilda e poi anche di Oliva,

sia nel caso del comportamento dopo la sua creduta morte. Mattia non ha dovuto

approfittare del suicidio di quello sconosciuto. Eppure l´ha fatto per poter sfuggire ai

suoi doveri ed ai suoi impegni. Invece di affrontare i suoi problemi cede facilmente

alla tentazione della nuova libertà. Non vuole più occuparsi dei problemi finanziari

della sua famiglia. Per questo riguardo rimane del tutto indifferente, egoista, pensando

solamente al suo proprio profitto. Poteva tornare da sua moglie e, con ottantaduemila

lire, pagare i debiti, tentare di riconciliarsi con Romilda e vivere onestamente. Ma

Mattia si scrolla tutto di dosso e decide di accettare ciò che la fortuna gli ha offerto.

58 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 130. 59 Ibid., p. 145.

21

È vero che, partendo da Miragno, suo paese nativo, aveva l´idea di andare in

America, ma questa era un´idea immediata che poi Mattia ha rifiutato anche se aveva

vinto una così grande somma.

Si può dire che per poco tempo ha la buona volontà e vuole affrontare la sua

situazione difficile. Immagina un ritorno clamoroso a casa e si vede come mostra il

denaro a Romilda e alla vedova Pescatore.

Ma poi ad un tratto arriva la notizia della sua morte... Dapprima Mattia è colto

dalla confusione, dalla rivolta, dalla voglia di smentire immediatamente questa notizia

falsa: “La sua immaginazione corre a briglia sciolta, fremendo ad ogni istante, finché

il brusco arresto del treno lo spinge a scendere per la voglia improvvisa di spedire un

telegramma urgente e smentire quell´assurda notizia.“60 Ma poi all´improvviso Mattia

cambia idea: “Il salto che spiccai dal vagone mi salvò: come se mi avesse scosso dal

cervello quella stupida fissazione, intravidi in un baleno... ma sì! la mia liberazione la

libertà una vita nuova!“61

Poco a poco il nostro eroe comincia a pensare a sé ed a ciò che potrebbe essere

utile solo per lui. Queste riflessioni sono riassunte nel titolo semplice “Cambio

treno“62 del capitolo settimo del libro. Questo “cambio treno“ non vuol dire solamente

cambiare lo scopo del viaggio ma per Mattia è un momento assolutamente

fondamentale. Per lui significa cambiare interamente la sua esistenza. Quest´idea di

“cambio treno“ rende Mattia felice, contento e quasi ubriaco della “sua leggerezza“.

Mattia decide di vivere “[...] fuori della gabbia delle istituzioni che gli hanno reso la

vita amara e spregevole, indegna di essere vissuta.“63

3.2.1 Gli inizi di Adriano Meis e la sua invenzione della libertà

Gli inizi del fu Mattia Pascal, di Mattia Pascal dopo la sua “prima morte“, che

ben presto finge di diventare Adriano Meis, un uomo del tutto differente, sono

collegati con una gioia interiore e col sentimento della felicità. Mattia “seppellisce [...]

se stesso e [...] rinasce Adriano Meis, tentando di darsi connotati diversi per non

essere più identificato [...]. È persuaso di aver ´creato´ un uomo nuovo! “64

60 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 42. 61 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 80. 62 Ibid., p. 74. 63 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 127. 64 Ibid., p. 127.

22

Il nostro protagonista ci ha messo sicuramente molto sforzo per far nascere

Adriano Meis. Tutto era difficile: inventare un nuovo nome e cognome, la sua origine,

il luogo di nascita, i suoi genitori, la storia della sua infanzia di un orfano, del suo

nonno immaginario e i viaggi fatti con lui. Adriano riflette non solamente sulla vita

futura ma pure su quella passata, su quella che non ha vissuto in realtà:

“[...] Questa costruzione fantastica d´una vita non realmente vissuta, ma colta man mano

negli altri e nei luoghi e fatta e sentita mia, mi procurò una gioja strana e nuova, non priva

d´una certa mestizia, nei primi tempi del mio vagabondaggio. Me ne feci un´occupazione.

Vivevo non nel presente soltanto, ma anche per il mio passato, cioè per gli anni che Adriano

Meis non aveva vissuti. [...] Nulla s´inventa, è vero, che non abbia una qualche radice, più o

men profonda, nella realtà; e anche le cose più strane possono esser vere [...].“65

Dopo esser riuscito a inventare tutto questo, Mattia, o piuttosto già Adriano,

comincia a lavorare al suo aspetto esteriore. Si fa tagliare la barba e crescere i capelli,

compra gli occhiali per dissimulare il suo occhio guercio. Adriano è abbastanza

contento della sua nuova apparenza. Ammette di sembrare del tutto altro ma tuttavia

ha l´impressione di essere un po´ ridicolo. O almeno al cospetto di sé: “Mi farò

crescere i capelli , con questa bella fronte spaziosa, con gli occhiali e tutto raso,

sembrerò un filosofo tedesco. [...] Non c´era via di mezzo: filosofo dovevo essere per

forza con quella razza d´aspetto.“66

Ma il suo viaggio verso la liberazione agognata non è così facile. Adriano deve

risolvere ancora alcune “complicazioni“. Anzitutto bisogna sbarazzarsi di una sola

cosa che lo lega ancora con il passato, il suo anellino di fede. Lo butta via subito dopo

essendosene accorto. Sicuramente deve essere prudente per non far nascere il sospetto

di qualcuno che l´abbia trovato.

3.2.2 La libertà insopportabile e la perdita del contatto con gli altri

Dopo aver risolto la questione della sua apparenza esteriore gli restano ancora

gli affari concernenti il modo della sua vita quotidiana. Con il denaro vinto Adriano

può vivere modestamente senza dovere cercare un´occupazione in futuro. Nel suo

65 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 97. 66 Ibid., p. 90.

23

caso, in più, non sarebbe neanche possibile. D´ora in poi, Adriano, per intenderci,

senz´alcun documento, non può o piuttosto non deve fare niente. La sua libertà glielo

vieta. Come Mattia, il nostro protagonista ha voluto partire per l´America e per questa

ragione, ora come Adriano, decide di viaggiare.

L´ultima cosa che occorre a Adriano è di rendersi conto del fatto che lui, così

libero di ogni legame, non può mai più entrare in relazione con nessuno. Salvo le

relazioni di breve durata con i suoi compagni di viaggio o con i suoi commensali, si

intende. Adriano vuole vivere di sé e per sé, dunque deve accontentarsi del fatto che

non può più avere un amico. Dopo un certo tempo si lamenta di essere scontento con

la sua esistenza: “In fondo, ero già un po´stanco di quell´andar girovagando sempre

solo e muto.“67

La perdita del contatto con gli altri è il prezzo della sua libertà, se possiamo

ancora chiamarla una libertà. Adriano deve riconoscere che il suo stato libero gli costa

una pena molto grande, che gli toglie tutto. Lui non può entrare in un contatto più

profondo con nessuno, non ha nessuno a chi aprire il suo animo con le sue

preoccupazioni. Comincia a rendersi conto del prezzo del suo nuovo concetto della

libertà, cioè l´impossibilità di avere uno che gli sarebbe vicino:

“E dunque, né casa, né amici... Amicizia vuol dire confidenza; e come avrei potuto io

confidare a qualcuno il segreto di quella mia vita senza nome e senza passato, sorta come un

fungo dal suicidio di Mattia Pascal? Io potevo aver solamente relazioni superficiali,

permettermi solo co´miei simili un breve scambio di parole aliene. [...] E se tutto ciò che

avevo finto e immaginato di Adriano Meis non doveva servire per gli altri, per chi doveva

servire? per me? Ma io, se mai, potevo crederci solo a patto che ci credessero gli altri.“68

Gli deve bastare di confortarsi e di persuadersi che non potrebbe desiderare

niente di più. Adriano-Mattia comincia ad avere la sensazione di non essere più né

Mattia, né Adriano. Mattia perde la gioia, la voglia di vivere e sa che la verità non è

quella che lui è libero ma proprio contraria:

“Ma la verità forse era questa: che nella mia libertà sconfinata, mi riusciva difficile

cominciare a vivere in qualche modo. [...] Ed ecco, mi cacciavo, di nuovo, fuori, per le strade,

osservavo tutto, mi fermavo a ogni nonnulla, riflettevo a lungo su le minime cose; stanco,

67 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 102. 68 Ibid., p. 112.

24

entravo in un caffè, leggevo qualche giornale, guardavo la gente che entrava e usciva; alla

fine, uscivo anch´io. Ma la vita, a considerarla così, da spettatore estraneo, mi pareva ora

senza costrutto e senza scopo; mi sentivo sperduto tra quel rimescolio di gente.“69

La “compagnia“ di se stesso non lo appaga, né vuole cercare amici. Mattia si è

mascherato per gli altri ma ora non si sente più di recitare una commedia che era fatta

per loro. Mattia ha voluto scappare dalla sua famiglia, dalle sue responsabilità,

“pensava di divenire l´eroe della fuga dalle responsabilità, e ne rimane vittima.“70 Ad

un tratto constata che senza tutte queste relazioni che l´hanno circondato, si sente

sperduto, inutile. Non osa parlare con gli uomini e quindi, deve cercare qualcun altro:

“Per paura di aprirsi al dialogo, all´alterità, alla socialità, [...] amareggiato e deluso,

si chiude sempre più in se stesso, e trova, per cominciare, compagni come il canarino,

[...].“71

“Là, in un corridojo, sospesa nel vano d´una finestra, c´era una gabbia con un canarino. Non

potendo con gli altri e non sapendo che fare, mi mettevo a conversar con lui, col canarino: gli

rifacevo il verso con le labbra, ed esso veramente credeva che qualcuno gli parlasse e

ascoltava e forse coglieva in quel mio pispissio care notizie di nidi, di foglie, di libertà... Si

agitava nella gabbia, si voltava, saltava, guardava di traverso, scotendo la testina, poi mi

rispondeva, chiedeva, ascoltava ancora. Povero uccellino! lui sì m´inteneriva, mentre io non

sapevo che cosa gli avessi detto...“72

Mattia non ha nessuno a cui potrebbe essere vicino e utile. La sua inutilità lo

rende scoraggiato e lo costringe a cambiare qualcosa: “Bisognava ch´io vincessi ogni

ritegno, prendessi a ogni costo una risoluzione. Io, insomma, dovevo vivere, vivere,

vivere.“73

3.2.3 Adriano vuole liberarsi di se stesso

Pochi giorni dopo Adriano decide di cercare un alloggio per poter stabilirsi in

un luogo. È già un po´ stanco dei viaggi e per questa ragione decide di farsi più

69 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 113. 70 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 131. 71 Ibid., p. 139. 72 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 114. 73 Ibid., p. 115.

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maturo. Dopo una « giovinezza » che aveva vissuto tra i viaggi e solitudine ma in una

libertà sconfinata, Adriano Meis capisce che deve diventare « uomo » e formarsi un

abito di vita quieta e modesta.

Crede ancora di poter crearsi così una vita più calma, più simile a quella

normale con le sue preoccupazioni quotidiane. Ma neanche questo cambio lo rende

più felice. È vero che durante il soggiorno a Roma trova per un breve tempo qualche

amico: Adriana, la signora Caporale, il signor Paleari. Ma neanche con loro può

permettersi di allacciare relazioni amichevoli. Deve accontentarsi di non parlare molto

di sé e soprattutto deve cercare di scansare le questioni delicate concernenti il suo

passato, il suo stato civile, il lavoro, ecc.

Nonostante ciò Adriano si sente bene e queste due donne col signor Paleari ora

sono per lui una specie di “nuova famiglia.“ Adriano si crede più sicuro seppure deve

mentire sempre. A Roma Adriano “[...] sente di aver riconquistato il suo equilibrio

[...]. La sua anima ridiventa ilare e sciolta [...].“74

Ma quel tempo, in cui Mattia si sentiva almeno un po´felice, non poteva durare

per sempre. I suoi compagni di Roma “[...] cominciano a ritessere intorno a Mattia –

ora Adriano Meis – quella vita sociale cui aveva ritenuto di essere sfuggito. Si

ripresentano, puntualmente, tutti i problemi, grandi e piccoli, significativi e banali,

dai quali si era illuso di essersi definitivamente liberato.“75

Il breve periodo della felicità e della sensazione di essere amato da Adriana è

sostituito di nuovo dalla convinzione della propria inutilità dopo che gli è stato rubato

del denaro. Di nuovo Adriano si trova nella situazione in cui non può fare niente

perché è un uomo che vive fuori della vita, quando non può in nessun modo far valere

i suoi diritti. Riflette sulla possibilità e l´impossibilità di indicare il ladro del suo

denaro:

“Denunziarlo? E come? Ma niente, niente, niente! io non potevo far niente! ancora una volta,

niente! Mi sentii atterrato, annichilito. [...] Conoscevo il ladro, e non potevo denunziarlo.

Che diritto avevo io alla protezione della legge? Io ero fuori d´ogni legge. Chi ero io?

Nessuno! Non esistevo io, per la legge. E chiunque, ormai, poteva rubarmi; e io, zitto!“76

74 Lauretta, Enzo, op. cit., p. 50. 75 Tuscano, Pasquale, op. cit., p. 127. 76 Pirandello, Luigi, op. cit., p. 202.

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