Tesina di maturità -  7 vizi capitali
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luisaa22 aprile 2013
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Tesina di maturità - 7 vizi capitali

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Tesina sui sette vizi capitali. Materie: letteratura italiana, inglese, storia, diritto, latino, filosofia, psicologia e arte.
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TESINA DI LUISA ABATEMARCO CLASSE:VCP ANNO SCOLASTICO:2009/10

E’ giunto il mio ultimo anno di scuola e dopo tanto studio,e dopo circa 7-8 mesi dall’inizio della scuola, è

giunto il momento di pensare all’argomento da sviluppare per la tesina. Il mio desiderio era ed è quello di

non creare una tesina comune e scontata ma, almeno spero, originale e che risulti allo stesso tempo

anche interessante. Navigando su internet ho cercato spunti e la mia attenzione è ricaduta su una tesina

che trattava dei 7 vizi capitali. All’inizio pensai che l’argomento non sarebbe interessato a nessuno e

quindi iniziai a sviluppare altri percorsi. Alla fine,però, il mio pensiero e la mia attenzione ricadevano

sempre su quella tesina,tanto che, come si può ben vedere, ho deciso di svilupparla anche io su questo

argomento.Ovviamente gli argomenti sono diversi dalla tesina che vidi perché,comunque, voglio che sia

una mia creazione e non una copia e ,indirettamente, ringrazio quel ragazzo che la scrisse perché mi ha

ispirato.

CHI E’ SENZA

PECCATO SCAGLI

LA PRIMA PIETRA …

Bene vorrei iniziare dal dipinto del fiammingo HIERONYMUS BOSCH, “I 7 peccati capitali”.

Tra il 1475 e il 1480 Hieronymus esegue la tavola con i 7 peccati capitali. Essa è costituita da cinque medaglioni: il

più grande, posto al centro, rappresenta l’occhio di Dio. Nell’iride centrale, intorno al Cristo nel sepolcro, è posta la

scritta: CAVE CAVE DOMINUS VIDET(tr.:Fai attenzione, il Signore ti sorveglia). Intorno a questo Occhio sono

distribuiti i 7 peccati capitali tradotti in scenette(IRA, INVIDIA, SUPERBIA, LUSSURIA, GOLA, ACCIDIA E AVARIZIA),

collocati nei quattro angoli:LA MORTE DELL’UOMO, IL GIUDIZIO UNIVERSALE, L’INFERNO E IL PARADISO. Sui cartigli

i testi biblici: in alto:”E’ un popolo privo di discernimento e di senno;o,se fossero saggi e chiaroveggenti,si

occuperebbero di ciò che li aspetta”;in basso:”Io nasconderò il mio volto davanti a loro e considererò quale sarà la

loro fine”.In basso al centro, una lite tra due contadini ubriachi raffigura l'Ira; a sinistra, la Superbia è resa da una

dama che, incitata dal diavolo, si specchia compiaciuta. Segue la Lussuria: due coppie si abbandonano ad effusioni

d'amore senza preoccuparsi dell'arpa, strumento musicale usato per cantare lodi al Signore;poi vi è

l'Accidia,rappresentata da un ecclesiastico a cui appare la Fede per ricordargli i suoi doveri spirituali.La Gola, una

delle prime spietate satire del pittore; l'Avarizia e l'Invidia chiudono questo ciclo in cui l'allegoria si tramuta in

pungenti scene di genere.

VITA HIERONYMUS BOSCH

Nasce probabilmente nel 1450 in un paesino a sud degli odierni Paesi Bassi.Nel 1463 assistette all’incendio che

distrusse la città con circa 4.000 abitazioni; la sua famiglia,originaria di Aquisgrana, abitava in questo paesino da

almeno due generazioni. Il nonno e tre dei suoi figli tra cui il padre dell’artista, erano pittori; non sappiamo nulla

della prima formazione di Hieronymus, ma possiamo supporre che apprese i rudimenti dell’arte dai parenti. Nella

bottega di famiglia si lavorava alla pittura in affresco,alla doratura di statue lignee e alla produzione di arredi sacri.

Nel 1478, con la morte del padre, la bottega di famiglia venne ereditata dal fratello Goosen; forse nello stesso anno si

sposa con Alicia, figlia del ricco borghese Goyarts van der Variotto, che gli portò in dote alcuni terreni situati a

Oorschot e gli facilitò l’ascesa sociale all’interno dell’alta borghesia cittadina. Nel 1486 entra a far parte della

Confraternita di Nostra Signora, associazione di laici dediti al culto della Vergine ed a opere di carità, inoltre si

impegnava anche in rappresentazioni sacre. Protagonista dei suoi dipinti è l’umanità, che attraverso il peccato è

condannata all’Inferno; l’unica via che sembra suggerire l’artista per redimersi si trova sia nelle tavole con la vita dei

santi, attraverso l’imitazione della loro vita dedita alla meditazione anche se circondati dal male, sia nelle tavole con

la Passione di Cristo. Negli ultimi anni della sua attività lo stile di Bosch cambiò ed egli creò dipinti con un numero

inferiore di figure e più grandi che sembrano staccarsi dal dipinto e avvicinarsi all’osservatore. L’ aspetto più

evidente è il demoniaco ma in realtà l’universo delle sue composizioni è assai più complesso e ricco di simboli. A

ben guardare, vediamo che l’artista riconduce l’origine del male non a un universo di energie occulte, quanto

all’uomo in sé, deformato, come a dire che i mostruosi incubi che popolano le sue visioni sono il prodotto dell’essere

umano. Hieronymus morì il 9 Agosto 1516 e ancora oggi si celebrano in forma solenne le esequie del pittore nella

Cappella di Nostra Signora, appartenente alla Confraternita, nei cui registri è ricordato come:” Hieronymus Aquen,

alias Bosch, insignis pictor”.

L’invidia è un sentimento nel confronto di un’altra persona o gruppo di persone, che possiedono qualcosa(

concretamente o metaforicamente) che l’ invidioso non possiede (o gli manca).

Essa si caratterizza come desiderio ambivalente: di possedere ciò che gli altri hanno, oppure che gli altri perdano ciò

che possiedono. L’enfasi è, quindi, sul confronto della propria situazione con quella delle persone invidiate, e non sul

valore intrinseco dell’oggetto posseduto da tali persone. L’invidia può avere radici molto profonde nella personalità

di un soggetto; può essere stata causata da una mancanza di affetto in passato, da un eccessiva competitività o dai

desideri che sono stati frustati. Essendo le cause così rilevanti è difficile per un soggetto riuscire a risolvere il

proprio problema.

Delineo, ora,l’ Epigramma IX, 97 “Contro gli invidiosi” di Marziale

“Rumpitur invidia quidam, carissime Iuli, Schiatta d’invidia quel tale, carissimo Giulio,

quod me Roma legit, rumpitur invidia. perché tutta Roma mi legge, schiatta d’invidia.

Rumpitur invidia, quod turba semper in omni Schiatta d’invidia perché sono sempre segnato

monstramur digito, rumpitur invidia. a dito dalla folla, schiatta d’invidia.

Rumpitur invidia, tribuit quod Caesar uterque Schiatta d’invidia perché Tito e Domiziano mi

ius mihi nato rum, rumpitur invidia. hanno concesso favori, schiatta d’invidia.

Rumpitur invidia, quod rus mihi dulce sub urbe est Schiatta d’invidia perché ho un piccolo podere

parvaque in urbe domus, rumpitur invidia. fuori città e una casa modesta a Roma,schiatta

d’invidia.

Rumpitur invidia, quod sum iucundus amicis, Schiatta d’invidia perché sono circondato da

quod conviva frequens, rumpitur invidia. amici e invitato a cena,schiatta d’invidia.

Rumpitur invidia, quod amamur quodque probamur: Schiatta d’invidia perché sono amato e ho

rumpatur, quisquis rumpitur invidia. “ successo: schiatti pure chi crepa d’invidia.

Se l’indivia potesse guardare

fissamente il sole

non ne vedrebbe

che le macchie ….

Autore: MARZIALE

Marziale nacque nel 40 a Bilbili, Spagna. Poco dopo i vent’anni di trasferì a Roma,

cercando protezioni e sussidi presso gli imperatori flavi; compose soltanto epigrammi,raccolti in una edizione

complessiva di 15 libri. Marziale non prova vergogna nel definire se stesso un cliens, nel legare cioè la propria

attività di artista al favore di un patronus, che lo sollevi dalle preoccupazioni di natura economica e gli consenta di

dedicarsi con serenità al mestiere di poeta. Oltre che dell’appoggio degli imperatori flavi, dai quali ricevette cariche

onorifiche e privilegi( ad esempio, la carica di tribunus militum), Marziale godette anche del favore di personaggi

influenti( Giulio Marziale) e dei maggiori intellettuali dell’epoca( Quintiliano, Silio Italico). Dopo la caduta di

Domiziano cercò protezione anche presso i nuovi imperatori( Nerva e Traiano), ma a cause delle ristrettezze

economiche decise di tornare in Spagna. Fra l’80 e l’85 compose epigrammi celebrativi delle imprese dei Flavi

mentre tra l’86 e il 98 spazia dal lirismo dell’epigramma funerario alla pesantezza dell’insulto vero e proprio. I

componimenti con maggior impatto sono soprattutto quelli in cui la sua vena aggressiva e polemica tende a riversare

nei metri tipici dell’epigramma latino(distico elegiaco) i temi,le forme e i motivi della tradizione satirica. La scelta

del genere epigrammatico è l’esito del netto rifiuto che Marziale fa della poesia alta e dotta ma utilizza questo genere

anche per soddisfare le proprie esigenze di realismo, a livello sia di contenuto che di espressione linguistica; infatti

egli proclama:”homine pagina nostra sapit”(i miei scritti sanno di umanità). Marziale fece dell’epigramma un genere

letterario a sé stante e tenne conto di Catullo, di cui imitò i metri e la varietà tematica, e Lucilio, autore di epigrammi

perduti di carattere comico-satirico. Le caratteristiche principali della poesia di Marziale sono: brevità,spirito

brillante, leggerezza e chiarezza espressiva; una caratteristica importante è quella di racchiudere nella battuta finale

l’elemento fondante di tutto il componimento: è il cosiddetto fulmen in clausula(fulmine nella chiusa).L’opera di

Marziale comprende 4 raccolte di epigrammi: Liber de spectaculis, Epigrammata, Xenia, Apophoreta. In

relazione al tema possiamo suddividere gli epigrammi di Marziale in:

 Celebrativi: esaltazione degli spettacoli dei gladiatori e navali offerti dall’imperatore per celebrare

fastosamente la creazione del nuovo anfiteatro flavio.

 Occasionali: si tratta di una coppia di versi, nella quale Marziale con arguta brevità descrive cibi e bevande

offerti agli ospiti del banchetto,oggetti vari, per dimensione e valore, regalati agli invitati durante le feste.

 Comico- satirici: la maggior parte della produzione epigrammatica di Marziale descrive le mille sfaccettature

dei vizi e delle debolezze umane, ritratte con realistica arguzia e cruda naturalezza, a volte decisamente

oscena.

La radice della parola lussuria coincide con quella della parola lusso - che indica una esagerazione - e quella della

parola lussazione - che significa deformazione o divisione. Appare quindi chiaro il significato di lussuria, che

designa qualche cosa di esagerato e di parziale. Il lussurioso cioè è portato a concentrarsi solo su alcuni aspetti del

partner (il corpo o una parte di questo) che diventano il polo dell'attrazione erotica; tutto il resto è escluso, l'interezza

è negata. Il corpo viene oggettivato e la persona spersonalizzata: le vesti, gli accessori, i gesti, la musica, le luci

arrivano ad assumere un'importanza fondamentale poiché devono supplire alla mancanza di un altro tipo di

seduzione che scaturisce da un'intesa psicologica e affettiva, oltre che fisica. La lussuria è quindi una conseguenza di

un certo tipo di paura: la paura del confronto con un altro essere umano nel quale è possibile rispecchiarsi. Il

lussurioso non si vuole specchiare, non si vuole vedere, non si vuole confrontare …

IL PIACERE DI GABRIELE D’ANNUNZIO

Andrea Sperelli, giovane aristocratico, alla fine di dicembre del 1886 aspetta con ansia la sua ex amante, Elena, nella

sua casa romana a Palazzo Zuccari. Ricorda nel frattempo la scena dell'abbandono, in una carrozza sulla via

Nomentana, quando Elena lo ha lasciato, quasi due anni prima, nel marzo del 1885. Quando Elena entra,

nell'incontro fra i due si alternano ricordo, ardore e di nuovo allontanamento e dolore. Si ripercorre la storia della

casata aristocratica degli Sperelli, gli insegnamenti del padre, l'arrivo del giovane a Roma. La rievocazione prosegue

con il primo incontro tra Andrea ed Elena, a una cena a casa della marchesa di Ateleta, cugina del protagonista.

Subito egli inizia un serrato corteggiamento. Il giorno dopo, i due si riincontrano a un'asta di oggetti antichi in via

Sistina. Andrea viene a sapere che Elena è malata e chiede di essere ricevuto da lei; l'incontro con l'amata, che giace

a letto, è erotico-mistico. Comincia quindi la narrazione dell'idillio che nei mesi successivi unisce Andrea e Elena,

sullo sfondo della Roma risorgimentale, e dei loro amplessi tra gli oggetti d'arte di Palazzo Zuccari, dove il corpo di

Elena nutre l'immaginazione estetica di Sperelli. Una sera, tornando a cavallo dall'Aventino, Elena gli annuncia che

sta per partire, lasciandolo. Dopo l'abbandono Sperelli si immerge in un gioco di continue seduzioni, conquistando

una dopo l'altra sette nobildonne; si incapriccia infine di Ippolita Albònico. In una giornata di corse di cavalli,

Andrea la corteggia assiduamente suscitando la gelosia dell'amante di lei, Giannetto Rutolo, da cui viene provocato a

duello. Nonostante la sua maggiore abilità nella scherma, Andrea subisce una grave ferita.Ospitato dalla cugina nella

villa di Schifanoja, sul mare, Sperelli esce da una lunga agonia e inizia la convalescenza, in un'unione mistica con la

natura e l'arte. Il 15 settembre del 1886 arriva, ospite a Schifanoja, Maria Ferres con il marito (che riparte subito) e la

figlia Delfina. Dieci giorni dopo, il 25 settembre, Andrea è sedotto dalla donna «spirituale ed eletta»; la loro amicizia

aumenta ogni giorno, finché il poeta non dichiara il suo amore a Maria, che non risponde, facendosi schermo della

presenza della figlia. Maria Ferres tiene un diario di quei giorni, dove sono annotati i suoi sentimenti, le sue

riflessioni, i turbamenti d'amore per Andrea, da cui non vuol lasciarsi vincere. Dal 26 settembre in poi, attraverso il

diario, si ha notizia del corteggiamento sempre più serrato, che ottiene infine una risposta, durante una cavalcata

nella pineta di Vicomile, il 4 ottobre. Tornato il marito, avviene la separazione tra i due innamorati. Sperelli, tornato

a Roma si rituffa nella vita precedente la convalescenza, tra donnine del demi-monde e amici indifferenti e

superficiali. lrrequieto e pieno di amarezza, Andrea rincontra Elena. Ora l'attrazione per Elena, nella sua nuova veste

provocatrice e schiva, e per Maria, nella sua ingenua purezza e fragilità, si intreccia nel suo spirito e nella sua

esistenza, facendolo passare ininterrottamente dall'una all'altra. Tenta così di incontrare Elena nella casa di cui ha

ripreso possesso, a palazzo Barberini, ma la presenza del marito lo fa fuggire. Poco dopo, a casa di lei, Andrea

assedia Maria, e la sera dopo i due si rincontrano a un concerto alla sala dei Filarmonici, dove arriva anche Elena; partita Maria, Elena invita Andrea ad accompagnarla in carrozza; nel tragitto, incontrano una folla di manifestanti per

i fatti di Dogali; prima di lasciare l'ex-amante, Elena lo bacia intensamente. Sperelli dunque riflette su se stesso e si

giudica «camaleontico, chimerico, incoerente, inconsistente». Ma ormai è deciso a dare caccia senza tregua a Maria,

che lo ama. Maria cede sempre più all'amore; a villa Medici, in una delle passeggiate con cui il giovane offre alla

La lussuria altro non è

che l’esasperazione di una

sessualità infelice. Il suo contrario non è

la castità ma la sessualità felice.

donna l'esperienza di un virgiliato tra le bellezze della città, Andrea e Maria si baciano. Respinto con durezza da

Elena, Sperelli viene a sapere dagli amici della rovina del marito di Maria, sorpreso a barare al gioco. Maria si

mostra più forte di lui di fronte al dolore di dover partire e separarsi, rimanendogli totalmente fedele. Andrea, al

contrario, riesce a nascondere con sempre maggior difficoltà il suo "doppio gioco". Dopo aver visto Elena uscire di

casa per andare dal nuovo amante, Andrea torna nel rifugio di palazzo Zuccari, dove, durante l'ultima notte d'amore

con Maria, pronuncia inconsciamente il nome di Elena. Maria, con orrore, lo lascia.Il 20 giugno all'asta dei mobili

appartenuti ai Ferres, Sperelli vive con ribrezzo e nausea il senso del «dissolvimento del suo cuore». Fugge alla vista

di Elena e degli amici, e verso sera rientra nelle stanze dove Maria aveva vissuto, ora vuote e percorse dai facchini; la

vicenda si conclude, per Andrea, amaramente, dietro il trasporto dell'armadio che ha comprato all'asta «di gradino in

gradino, fin dentro la casa».

I personaggi

ANDREA SPERELLI:Egli era per così dire tutto impregnato d’arte, […] poté compiere la sua straordinaria

educazione estetica sotto la cura paterna, […]. Dal padre appunto ebbe il culto delle cose d’arte, il culto

spassionato della bellezza, il paradossale disprezzo de’ pregiudizi, l’avidità del piacere. […] fin dal principio egli fu

prodigo di sé; poiché la grande forza sensitiva, ond’egli era dotato, non si stancava mai di fornire tesori alle sue

prodigalità. Ma l’espansione di quella forza era in la distruzione di un’altra forza, della forza morale che il padre

stesso non aveva ritegno a reprimere. [...] Il padre gli aveva dato, tra le altre, questa massima fondamentale:

bisogna fare la propria vita come un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La

superiorità vera è tutta qui”. Il protagonista del romanzo è un esteta che, seguendo la tradizione di famiglia, ricerca il

bello e disprezza il mondo borghese, conduce una vita eccezionale, vive la sua vita come un’opera d’arte e rifiuta le

regole basilari del vivere morale e sociale. La sua sensibilità straordinaria implica, però, una certa corruzione,

evidente nella sadica sovrapposizione delle due donne, corruzione che fa parte di quella necessità ideologica e

psicologica del dandy, cagionata anche dalla Roma corrotta e lussuriosa. Anche se Andrea Sperelli la vive non senza

un’intima sofferenza, dovuta alla degradazione di quella forza morale, della sua personalità, perché le massime

paterne presumono uno spirito forte, che domini le proprie debolezze. Questo suo atteggiamento ha, dunque, una

ragione più profonda. Infatti, ha vissuto la separazione dei genitori, la madre ha anteposto l'amante al figlio e il padre

lo ha spinto verso l'arte, l'estetica e gli amori e le avventure facili. È forse per questa infanzia che Andrea passa da

una storia all'altra, senza nessun rimpianto o amarezza, che studia cinicamente e accuratamente ciò che dovrà dire ad

una donna per sedurla ed ottenere da lei quello che lui vuole. Insomma, Andrea diventa una figura intermedia tra il

superuomo e l’inetto, che ha perso il dominio di sé, la propria genuinità, la facoltà di agire senza ambivalenze e di

godere a pieno i piaceri agognati. Perciò la sua eccezionalità ha anche un secondo risvolto negativo: è sempre e

comunque destinato al fallimento, soprattutto in amore, prima con Elena Muti, poi con Maria Ferres. Questo

personaggio, che è tipico della letteratura decadente e crepuscolare, segue l’ideologia dannunziana, non solo per

quello che concerne l’estetismo, ma soprattutto perché denuncia la crisi dei valori e degli ideali aristocratici a causa

della violenza del mondo borghese.

LE DUE FIGURE FEMMINILI: L’immaginario della donna ne Il Piacere si lega a quello del Decadentismo: oscilla tra

la sensualità sottile, metamorfica e finemente viziosa e l’immagine della donna delicata ed eterea, anche se entrambe

estremizzante e molte volte mescolate. Tale immaginario si sdoppia tra la seduzione sessuale e passionale di Elena

Muti, esponente di una cultura mediocre, dell’eros, dell’istinto carnale, espressione di piacere e lascivia, che ricorre

spesso ai versi di Goethe (poeta sensuale) e la sanità spirituale e quasi mistica di Maria Ferres, colta, intelligente e

sensibile all’arte e alla musica, legata alla famiglia ed in particolare alla figlia Delfina, molto religiosa, che nel corso

del romanzo assume una natura quasi misteriosa, passionale, inafferrabile.La contrapposizione tra le due si fa

emblematica anche nel nome: la prima ricorda colei che fece scoppiare la guerra di Troia, la seconda la madre di

Cristo. La donna, però, non deve essere concepita come un personaggio autonomo, ma piuttosto come lo specchio

del conflitto interno dell’uomo, tormentato dalla volontà di autoaffermarsi e di dominare l’altro e dal fascino dei

fantasmi di distruzione della propria potenza, rappresentati dalla donna.

AUTORE: GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D’annunzio nacque a Pescara nel 1863 e già in giovanissima età diede prova

all’aspirazione a una “vita inimitabile”, lontana dal grigiore della normalità e del

quotidiano. Ancora adolescente pubblicò un volume di versi, Primo vere, che gli

procurò un’ammonizione dai professori per l’eccessiva libertà di temi e di linguaggio e

per la forte sensualità. Conseguita la licenza liceale si trasferì a Roma, dove si iscrisse

alla facoltà di lettere e filosofia, senza tuttavia conseguire mai la laurea. Proprio a Roma

venne accolto nell’ambito della società letteraria, dove si distinse per i suoi articoli

giornalistici e per le sue avventure galanti. Tra il 1889 e il 1890 fu chiamato a prestare

servizio militare; in questo periodo si dedicò a nuovi esperimenti narrativi: il tema della purezza, della bontà

d’animo e dello scavo psicologico. Uscirono così Giovanni Episcopo, L’innocente e Poema paradisiaco. Nel 1892,

l’incontro con Nietzsche, segnò l’avvio di una nuova vitalità poetica per D’Annunzio che applicò la teoria del

superuomo alla figura del poeta considerandolo libero da ogni regola morale. In questo periodo si ritirò nella villa La

Capponcina,preso Firenze, dove scrisse Il trionfo della morte, Le vergini delle rocce e Il fuoco. Si dedicò anche

all’attività teatrale tra il 1897 al 1915, con il proposito di rivolgersi a un pubblico di massa; gran parte della sua

produzione drammatica fu ispirata alla relazione passionale e artistica con Eleonora Duse, famosa attrice dell’epoca.

Alcuni dei drammi, come La città morta, sono dominati dal culto del superuomo o ispirati a tematiche sensuali, ma

non mancarono neppure motivi di propaganda politica di tipo imperialista. Sempre alla “divina Eleonora” sono

dedicati tre libri in versi raccolti nel volume Laudi del cielo,del mare,della terra, degli eroi, in cui prevalgono poesie

celebrative della conquista della Libia. D’Annunzio si trasferì in Francia per sfuggire ai suoi numerosi creditori e qui

rimase fino allo scoppio della guerra;tornò in Italia nel 1915, dove tenne numerosi discorsi alle folle, volti a

convincere l’opinione pubblica della necessità della guerra. Egli assunse così il ruolo di poeta vate, profeta della

patria,capace di scuotere le coscienze e di indirizzarle verso la giusta condotta civile. Allo scoppio del conflitto,

nonostante l’età, volle arruolarsi. Nel 1916 ebbe un incidente di volo che gli provocò la lesione permanente

dell’occhio destro. Durante la convalescenza scrisse un’opera in prosa, Notturno. Nel 1920, a guerra finita, progettò e

condusse un’impresa, espressione della generale insoddisfazione per le condizioni di pace che vedevano assegnata

alla Jugoslavia la Dalmazia con la città di Fiume. D’Annunzio, con l’aiuto di alcuni suoi legionari, riuscì ad occupare

la città, fin tanto che il governo italiano non lo costrinse ad abbandonarla per non venir meno agli accordi

internazionali. L’Impresa di Fiume rimase emblematica di un certo eroismo italiano, enfatizzato dal fascismo, che di

lì a poco si affermò in Italia. Deluso dagli ultimi avvenimenti, si ritirò nella sua villa a Gardone( Vittoriale), dove

rimase fino alla morte(1938) in una sorta di reclusione forzata e voluta,oltre che dallo stesso autore, anche da

Mussolini.

IL PENSIERO E LA POETICA

Le prime opere poetiche di D’Annunzio si svolgono all’insegna del modello delle Odi barbare di Carducci, di cui è

ripresa la metrica, pur nell’introduzione di tematiche nuove, come il panismo(fusione tra uomo e natura). Sul

versante della prosa e del teatro, predomina l’influenza verista, che si manifesta nell’ambientazione regionalistica e

nel realismo descrittivo. Anche le tecniche narrative sono lontane dall’impersonalità verghiana: il narratore

interviene con il suo punto di vista ed è attento alle ragioni soggettive dei personaggi.D’Annunzio, sia come uomo

che come poeta, incarnò quel particolare eroe decadente, raffinato cultore del bello, che esalta un’esistenza eroica e

gioiosa.Nell’interpretazione dannunziana, il superuomo unisce all’eccezionalità dell’esteta le doti positive

dell’energia e del vitalismo, che gli consentono di affermare il proprio dominio sulla realtà. Sposandosi con gli ideali

nazionalistici, la teoria superomistica riconosceva il diritto, a un gruppo di personalità d’eccezione, di affermare se

stesse per cancellare la meschinità del mondo e promuoveva una politica aggressiva e imperialista. Ma anche il mito

del superuomo è fragile: ostacolato dalla presenza di un nemico-di solito una donna- non riesce ad affermare la

propria vocazione a una vita d ‘eccezione e la sua vicenda si conclude spesso tragicamente. Proprio la predilezione

per le componenti soggettive e irrazionalistiche avvicinò D’Annunzio al Decadentismo e in particolare alla cultura

dell’estetismo, che fa della Bellezza il valore supremo. Nasce così il mito del “vivere inimitabile”, che l’autore cercò

di perseguire con la sua vicenda biografica e che trovò la sua incarnazione letteraria in Andrea Sperelli del Piacere.Il

mito della vita come opera d’arte, tuttavia, mostrò ben presto le sue crepe. Calato nell’ambiente della borghesia di

fine secolo, di cui critica il vuoto morale, Andrea Sperelli ha le caratteristiche del perdente: il disprezzo per la sua

società borghese e le sue regole lo porta a un isolamento sterile, al rifugio in un mondo fittizio dominato dalla

solitudine e dalla menzogna. Nel Piacere smaschera le contraddizioni e le fragilità del suo doppio letterario.Si coglie

l’ambiguità di fondo che segnò l’esperienza letteraria e biografica dell’autore: da un lato l’aspirazione a un’esistenza

d’eccezione, che si traduce nel disprezzo per le masse, dall’altro la volontà di trasformare la propria eccezionalità in

azione, di intervenire nella realtà della storia, plasmando le folle e orientandone i gusti e le tendenze. Il progressivo

distacco dall’Estetismo lo portò ad avvicinarsi ai romanzieri russi, in particolare Dostoevskij, da cui riprende il tema

dell’aspirazione alla purezza.

Ciascuno di noi si identifica solitamente con la parte educata e razionale di sè e rifiuta di riconoscere

come propria la parte passionale, della cui attivazione è responsabile l’altro. É sempre qualcuno o

qualcosa che ci ha fatto arrabbiare... In realtà, la rabbia è una passione che fa parte di noi e che dovrebbe

indurci a guardarci dentro con più attenzione. Se qualcuno ci fa arrabbiare, infatti, questo significa che in

noi c’è qualche cosa di irrisolto, c’è una disarmonia. In caso contrario non ci arrabbieremmo, ma

affronteremmo la difficoltà con calma, moderazione e logica. Invece tutti abbiamo qualche cosa che ci fa

arrabbiare perchè tutti abbiamo delle intolleranze, delle debolezze o qualche vecchia ferita non

completamente rimarginata. Spesso infatti quando ci arrabbiamo non è per il fatto contingente, ma per

qualche cosa d’altro, di più “antico”, dimenticato forse. E così, la classica “goccia che fa traboccare il

vaso” ci fa esplodere. E allora cosa fare? Reprimere la rabbia? No. La rabbia, come le altre passioni, è una

dinamica del corpo che lo danneggia sia quando è eccessivamente compressa, sia quando è scatenata

senza limiti. L’ira compressa, nella migliore delle ipotesi, genera frustrazione e mal di stomaco, così

come il suo scatenamento aumenta la pressione e può generare un colpo apoplettico. Tutti i filosofi hanno

sempre pensato che la salute del corpo e l’equilibrio della mente non si mantengono con la repressione

delle passioni o con la loro rimozione, ma con la loro “misurata espressione”. Socrate raccomandava di

“arrabbiarsi con la persona giusta, nella misura giusta, nel modo giusto, nel momento giusto e per la

giusta causa”. Sembra facile…

I° GUERRA MONDIALE

Il 28 giugno del 1914,l’assassinio a Sarajevo dell’erede al trono degli Asburgo, l’arciduca Francesco Ferdinando, e di

sua moglie fu la scintilla che innescò l inizio della I° Guerra Mondiale. La zona più rovente erano i Balcani dove

Russia e Austria si contendevano il controllo di questa zona; solo la Germania non aveva possedimenti nell’Impero

Ottomano. Gli investimenti e gli interessi commerciali tedeschi,però, aumentarono l’ammirazione dei governanti

turchi nei confronti dei tedeschi, i quali decisero di penetrare ad Istanbul lanciando una sfida alla Russia. Di

conseguenza l’ Austria era contro la Serbia mentre la Germania contro la Russia. L’aumento del potere dei tedeschi

metteva in allarme la Francia, che era legata all’ Inghilterra dal patto dell’Intesa cordiale; Francia e Germania si

trovavano in conflitto a causa del possedimento tedesco dell’Alsazia e della Lorena(territori francesi). Quando la

Germania dichiarò guerra alla Russia, chiese la neutralità della Francia ma quest’ultima rispose con un

bombardamento a Norimberga. Gli inglesi,invece, avvertirono la Germania che non avrebbero tollerato nessuna

operazione navale nel canale di Suez contro la Francia e chiesero anche la neutralità del Belgio; la Germania violò

questo accordo ed entrò in guerra anche contro l’ Inghilterra. L’Austria dichiarò guerra alla Russia e a sua volta le

venne dichiarata guerra da Francia e Inghilterra. Nel 1914 le dichiarazioni di guerra suscitarono sia ondate di

entusiasmo ma anche voci di critica: il patriottismo aveva messo radici profonde nell’animo di milioni di europei e

l’amore per la patria era un sentimento condiviso da tutti. All’inizio si pensava che sarebbe stata una guerra lampo

ma,in realtà, il conflitto durò 5 anni, con combattimenti ininterrotti. Ciò che faceva

paura era anche l’utilizzo di armi nuove, tra cui quelle chimiche che sprigionavano

gas letali. Sul fronte orientale i tedeschi annientarono le due armate russe nelle

battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri; sul fronte occidentale i tedeschi subirono

una pesante sconfitta lungo il fiume Marna che segnò l’inizio della guerra di

logoramento.Proprio le trincee diventarono le protagoniste della Grande guerra:erano

buche di terriccio dove in estate si soffriva il caldo e in inverno,invece,il freddo..

L’entusiasmo dei soldati andava affievolendosi. Intanto i Paesi neutrali erano

Anche la mosca

ha

ha sua ira ….

convinti che,se si fossero alleati con i possibili vincitori, avrebbero avuto territori, colonie e risorse economiche;

infatti il Giappone si schierò a fianco dell’Inghilterra con l’intento di ricevere i possedimenti tedeschi in Estremo

Oriente. L’Italia,intanto, rimase neutrale per vari motivi:era legata alla Germania e all’Austria dal trattato della

Triplice Alleanza però,trattandosi di un accordo di tipo difensivo, non si poteva di certo dire che questi due Stati

erano stati attaccati; l’Italia era ancora un Paese economicamente debole per affrontare la guerra e ,infine, gli italiani

non volevano combattere al fianco dell’Austria perché era vista come nemica storica.Il problema delle “terre

irredente”( Trentino e Venezia Giulia), rimaste possedimenti asburgici, rappresentava l’occasione per ricongiuere

questi territori allo Stato Italiano a patto che l’Italia si fosse schierata al fianco della Triplice Intesa. Gli interventisti

e i riformisti vedevano l’entrata in guerra come pretesto per elevare l’Italia al rango di grande potenza; i

socialisti,invece,il cui maggior esponente era Mussolini, erano schierati a favore della neutralità così come i cattolici

e il Parlamento. Da una parte poi Francia e Inghilterra volevano l’Italia al loro fianco mentre Germania e Austria non

volevano la sua entrata in guerra; il re Vittorio Emanuele III era a favore della guerra.Così nell’aprile del 1915 il

governo italiano firmò un patto segreto con l’Inghilterra, il cosiddetto Patto di Londra: l’Italia entrava in guerra a

fianco della Triplice Intesa e,in caso di vittoria, avrebbe avuto le terre irredente:il 23 maggio 1915 l’Italia dichiarò

guerra all’Austria.La maggior parte dei soldati italiani,però,erano contadini quindi incapaci e inesperti ad affrontare

una lunga guerra, infatti nelle prima battaglie l’Italia subì diverse sconfitte; la peggiore fu quella ricevuta il 24

ottobre 1917 a Caporetto da un’armata austro-tedesca. Il generale Cadorna imputava la responsabilità ai

soldati,colpevoli di aver abbandonato il loro posto di combattimento. In Russia,intanto, si giunse ad una crisi politica

interna che portò la disgregazione dell’impero zarista e sui fronti,invece, ricevette pesanti sconfitte e perse la

Polonia,la Serbia, la Romania.Lenin, leader in esilio dei bolscevichi,vedeva nella guerra l’occasione per il

proletariato di rovesciare il sistema capitalistico; nel marzo 1917(febbraio per i russi) uno sciopero a Pietrogrado si

trasformava in una manifestazione politica contro lo zar e le autorità fraternizzavano con i ribelli.Lo zar Nicola II

abdicava e la Duma formava un governo provvisorio guidato da L’vov che si impegnava a continuare la guerra,

sostenuto dall’ala destra,capeggiata da Kerenskij. L’ala sinistra,capeggiata da Lenin e

formata dai bolscevichi,si opponeva; era inevitabile uno scontro tra i due leader.Lenin

diffondeva un documento(tesi di aprile) in cui ribadiva il potere del proletariato e molti

operai e contadini iniziarono mobilitazioni a Pietroburgo contro la guerra;inoltre,

un’altra sconfitta dell’esercito russo screditava la figura di Kerenskij.La presa del

Palazzo d’Inverno,sede del governo, divenne il simbolo della Rivoluzione Russa;si costituì un governo

rivoluzionario composto solo dai bolscevichi e presieduto da Lenin, che,nell’elezione per l’Assemblea

costituente,ottennero la maggioranza instaurando il socialismo.Così la Russia,nel marzo 1918, firmò il Trattato

Brest-Litovsk;i bolscevichi diedero ai tedeschi Polonia,territori baltici,Finlandia e Ucraina. Nel 1917,intanto, gli Stati

Uniti entrarono in guerra dopo che gli U-boot tedeschi fecero affondare il transatlantico Lusitania;le nazioni in

guerra stavano esaurendo i loro rifornimenti mentre gli USA potevano contare su un patrimonio inesauribile.E’

logico che gli americani si sentissero gli “arbitri” del destino dell’Europa,tanto che Wilson fisso i cosiddetti 14 punti:

5 riguardavano le relazioni internazionali(autodeterminazione dei popoli), 8 le questioni territoriali e il 14° la

costituzione della Società delle Nazioni.Il 1918 fu l’anno delle ultime guerre: ad Amiens la Germania fu distrutta

definitivamente;sulla sponda del Piave gli italiani riuscirono ad arrestare l’avanzata austriaca; la Turchia e l’impero

asburgico cadevano a pezzi(Trattato Saint-German).Il 3 novembre l’Austria firmò l’armistizio a Villa Giusti; con il

trattato di Sevres scompare l’Impero Ottomano mentre con il Trattato di Losanna,la Turchia diventa

indipendente.Durante la conferenza di Pace a Versailles.la Germania viene imputata come unica responsabile dello

scoppio della guerra,per cui veniva espropriata delle sue colonie,doveva rinunciare all’esercito,alla flotta e ai

giacimenti della Rurh e doveva pagare i debiti di guerra.Sempre a Versailles l’Italia chiedeva il rispetto del Patto di

Londra ma anche la Jugoslavia rivendicava quei paesi,in cui la presenza italiana era minima;poi c’era la questione di

Fiume,abitata sì da italiani ma non chiesta nel Patto di Londra.Vedendosi rifiutata Fiume, V.E. Orlando e Sonnino

lasciavano Versailles ma questo atteggiamento fece sorgere proteste contro il governo italiano.Infatti

D’Annunzio,insieme a pochi uomini, si recò a Fiume ma il reparto italiano mandato a fermarlo non volle sparargli

contro.Solo Giolitti riuscì a concludere con la Jugoslavia il Trattato di Rapallo che faceva di Fiume una città libera e

annetteva Zara all’Italia.

La superbia si origina comunemente dalla presenza di due personalità perdenti: apparenza e violenza. La definizione

comune di superbia ci dice che è L 'ES AGERAT A STIMA DI S É E DEI PROPRI MERIT I (REALI O

PRES UNTI ), MANIFEST ATA CO N UN C ONTINUO SE NSO DI SUPE RIORIT À VERSO GLI ALTRI .

Molte persone hanno una grande stima di sé, a volte ottimisticamente immotivata; questa grande autostima non fa

necessariamente di loro dei superbi. Ciò che li rende tali è la "gara", il "confronto" che arbitrariamente decidono di

avere con gli altri. Il superbo ha bisogno di sentirsi superiore; questo bisogno necessariamente si traduce in

un'apparenza del suo agire; che lo sia realmente o meno, lui "vuole" apparire superiore quindi la sua realtà è sempre

abbellita, depurata dei particolari che potrebbero sminuirla e interpretata in modo che si accendano i riflettori su di

lui. A causa del confronto con gli altri, il superbo non può che essere violento, esercitando una forza psicologica

esagerata, senza nessun motivo.

Nietzsche: L’annuncio della “morte di Dio” e il Superuomo

Friedrich Nietzsche nacque nel 1844 a Rocken, studiò filologia classica Bonn e a Lipsia e qui lesse il “Mondo come

volontà e rappresentazione” di Schopenhauer. Nel 1869 ricoprì la cattedra di filologia classica all’Università di

Basilea, dove conobbe Wagner,secondo lui la musica libera dalla sofferenza. Nel 1872 scrive “La nascita della

tragedia”: è l’unica opera in prosa e più comprensibile in quanto le altre opere sono composte da aforismi(frasi

ambigue e metaforiche). Tra il 1873 e 1876 scrisse “Considerazioni inattuali” e in questo periodo si distacca da

Wagner, di cui ce ne parla in “Umano,troppo umano”. Nel 1879 abbandonò l’insegnamento e viaggiò per l’Europa;

nel 1892 scrisse “La Gaia scienza”;nel 1883 scrisse “Così parlò Zarathustra” poi “Genealogia della morale”. Il

3/01/1889 cadde in preda alla pazzia e morì nel 1900. Come già esposto, Nietzsche lesse l’opera più importante di

Shopenhauer e anche lui sosteneva che la vita è crudele e irrazionale e che solo l’arte può fronteggiarla.

L’opera “La nascita della tragedia” segnò un grande contributo.La tragedia,sostiene il

filosofo di Rocken, ha origine dal fondo abissale dell’anima greca(Spirito Dionisiaco)

mentre lo spirito che si esprime nell’armonia è quello Apollineo. La tragedia ebbe origine

da riti dionisiaci, ovvero riti esoterici e celebrati di nascosto: i seguaci davano luogo a

canti e balli senza ritmo poi uno di loro lasciava il gruppo,saliva sull’altare e si travestiva

da capro(in greco tragos=tragedia),rappresentando la morte e la rinascita di Dioniso.

Successivamente il canto si sviluppò in un vero e proprio componimento,chiamato

tirambo,durante cui si celebravano le vicende del Dio. La tragedia è costituita dal coro e in

primo piano ci sono gli attori; il coro si trova nello sfondo ed è parte integrante della vicenda,in quanto esprime le

istanze dionisiache(ubriachezza, irrazionalità…). La scena è improntata sul racconto e la narrazione segue delle

regole(espressione del Dio Apollineo); l’opera d’arte nasce quando questi due spiriti si fondono e trovano

armonia,che si è avuta con Sofocle ed Eschilo ma è terminata con Euripide(influenzato da Socrate),perché costui

portò in scena la vita quotidiana, la ragione consapevole di sé,il moralismo ecc.Ha soffocato,quindi, quell’animo

dionisiaco proprio della tragedia; da quel momento il coro non ha avuto più importanza. Nietzsche sostiene che la

filosofia ha ignorato tutto questo e quindi lo spirito dionisiaco è scomparso del tutto.

Nietzsche in nome dell’istinto dionisiaco da una parte annuncia la “morte di Dio”,dall’altra conduce un attacco al

Cristianesimo e dall’altra ancora va alla radice della morale tradizionale,ne fa la genealogia,e scopre che essa è la

morale degli schiavi,dei vinti e dei deboli. Nella Gaia scienza scrive:”Avete sentito di quel folle uomo che accese una

Ci sono persone che sanno

e purtroppo

è tutto quello che sanno ….

lanterna alla chiara luce del mattino,corse al mercato e si mise a gridare:”Cerco Dio!Cerco Dio!”. E poiché

proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio,suscitò grandi risa,”E’ forse

perduto?”disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro[…] Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li

trapassò con i suoi sguardi:”Dove se n’è andato Dio?ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo[…]Dio è

morto[…] Non ci fu mai azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di

quest’azione, ad una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!””

La società occidentale è andata via via staccando da Dio,”uccidendolo”. Ma “uccidendo” Dio, si eliminano tutti quei

valori che sono stati a fondamento della nostra vita;la morte di Dio,annuncia Zarathustra,che sulle ceneri di Dio

innalzerà l’idea del superuomo,impastato dell’ideale dionisiaco che “ama la vita” e che tornerà alla sanità della terra.

“Dio è morto" non è inteso letteralmente, come "Dio è ora fisicamente morto", piuttosto è la maniera usata da

Nietzsche (che infatti riteneva Dio non fosse mai esistito) per dire che l'idea di Dio non è più fonte di alcun codice

morale o teleologico. Nietzsche riconosce la crisi che la morte di Dio rappresenta per le considerazioni morali

esistenti, poiché «quando uno rifugge la fede cristiana, uno si toglie il diritto della morale cristiana da sotto i piedi.

Questa moralità è senza dubbio auto-evidente... Rompendo uno dei principali concetti della cristianità, la fede in Dio,

cade il tutto: nulla di necessario rimane nelle mani.La morte di Dio condurrà, secondo Nietzsche, non solo al rifiuto

della credenza in qualsivoglia ordine cosmico o fisico, ma anche al rifiuto dei valori assoluti stessi - al rifiuto di

credere in un'oggettiva ed universale legge morale che lega tutti gli individui. In questo modo la perdita di una base

sicura della morale condurrà al nichilismo. Il nichilismo è ciò su cui Nietzsche lavorò per trovare una soluzione al

fine di rivalutare i fondamenti dei valori umani. Questo significò, per Nietzsche, cercare una base che andasse più a

fondo dei valori cristiani. Significato che la maggioranza delle persone ignora.Nietzsche credeva che la maggioranza

delle persone non riconoscesse (o rifiutasse di riconoscere) questa morte per ormai radicate paure od ansietà. Inoltre,

se questa morte venisse ampiamente accettata, la gente dispererebbe ed il nichilismo diverrebbe rampante,

verificando il credo relativistico che afferma che la volontà umana è una legge contro se stessa - qualunque cosa

sarebbe permessa. Questo è, in parte, il motivo per cui Nietzsche ritenne la cristianità nichilistica. Secondo

Nietzsche, il nichilismo è la naturale conseguenza di qualsiasi idealistico sistema filosofico, poiché tutti gli idealismi

soffrono della stessa debolezza della morale cristiana - che non c'è alcun fondamento sopra il quale iniziare a

costruire. Per questo motivo definì se stesso come "un uomo sotterraneo" al lavoro, uno che scava e scava senza

sosta. Nietzsche, contemporaneamente, critica il Cristianesimo, in quanto quest’ultimo ha considerato peccati tutti

quelli che sono i piaceri e i valori della vita; ha fatto di ogni valore un disvalore,di ogni verità una menzogna,di ogni

onestà un’abiezione all’anima.Come fa,poi, la Chiesa a stabilire cosa è “buono” e cosa è “malvagio”? e se nel bene

fosse insito anche un sintomo di regresso? Questo è il problema della “Genealogia della morale”,in cui troviamo il

concetto di risentimento. Il risentimento sta alla base della morale degli schiavi,ovvero dei deboli e vinti che

travestono in “ideali morali” il loro odio contro tutto ciò che è gioia e bellezza e salute. La loro morale si configura

come strumento di dominio dei deboli sui forti;è la volontà di annientamento della morale dei signori,i cui valori

sono la forza,la gioia e la salute. Quella cristiana, per Nietzsche, è la morale degli schiavi:umiltà e la compassione

sono valori antivitali;anche i valori etici sono maschere dell’odio e dell’invidia: alla base della carità c’è l’invidia,

alla base della verità c’è la menzogna. La chimica delle idee consente di pervenire che a fondamento della morale c’è

il nulla e ciò che l’uomo ha prodotto nel tempo ha eliminato lo spirito dionisiaco.Cadendo le menzogne,però, l’uomo

resta sì senza inganni ma resta anche da solo perché non rimangono più certezze assolute,valori e ordine

cosmico.Resta solo la necessità della volontà:il mondo,infatti, è dominato dalla volontà di accettare se stesso e di

ripetersi(dottrina dell’eterno ritorno dell’identico = ogni istante viene vissuto con assoluta pienezza,come se in essa

venisse proiettata tutta la sua esistenza). Il mondo non procede né verso un fine(come crede il Cristianesimo),né il

suo divenire è progresso(storicismo hegeliano),ma tutte le cose ritornano. A questa dottrina Nietzsche unisce quella

dell’amor fati,ovvero l’atteggiamento del superuomo che,con spirito dionisiaco,accetta la vita in tutti i suoi

aspetti,anche in quelli crudeli.Il superuomo non è espressione di una super-razza ma esprime il riappropriarsi dello

spirito dionisiaco; lui “ama la vita” e “crea il senso della terra” e a questo è fedele,qui sta la sua volontà di potenza.

“Talvolta guardo la mia mano, pensando di avere in mano il destino dell'umanità: lo spezzo invisibilmente in due

parti, prima di me, dopo di me” (Nietzsche, Frammenti postumi 1888 - 1889).

Il termine, nel greco classico, designa la negligenza, l'indifferenza, la mancanza di cure e di interesse per una cosa.

Designa inoltre l'abbattimento, lo scoraggiamento, la prostrazione, la stanchezza, la noia dell’uomo di fronte alla

vita. É lo smarrimento estremo: si produce uno stato d'animo che intacca e rischia di disorientare tutto ciò che

raggiunge. Due conseguenze tipiche sono l'instabilità e il disprezzo per gli impegni della propria vita.

L'uomo non padroneggia più la vita; le vicende lo avviluppano inestricabili, ed egli non sa più vederci chiaro. Non sa

più come cavarsela in determinate vicende della propria esistenza; e il compito a lui affidato gli si erge davanti

insuperabile, come la parete di una montagna.

SCHOPENHAUER: “Il mondo come volontà e rappresentazione”

Arthur Schopenhauer nacque a Danzica nel 1788; avviato dal padre al commercio,decise di

dedicarsi agli studi poco dopo la morte del padre. Si iscrisse all’Università di Tubinga e nel

1811 si recò a Berlino dove ascoltò le lezioni di Fichte,restandone disgustato.Nel 1813 ricevette

la laurea in filosofia dall’Università di Jena con la dissertazione “Sulla quadruplice radice del

principio di ragion sufficiente”. Nel 1818 si trasferì a Dresda dove portò a termine l’opera “Il

mondo come volontà e rappresentazione” mentre nel 1851 scrisse ”Palerga e

Paralipomena”,che è un insieme di saggi. Schopenhauer si oppone ad Hegel e riprende un

elemento fondamentale del criticismo di Kant affermando che il mondo ci può essere dato sia come fenomeno(

attraverso la rappresentazione che costituisce il veicolo fondamentale del rapporto soggetto-oggetto) sia come

noumeno. Come sappiamo il noumeno è un essere ontologicamente in sé sussistente: nella rappresentazione noi

siamo legati ad un soggetto che si rappresenta e ad un oggetto che viene rappresentato; in soggetto,però, non può

attingere al noumeno perché quest’ultimo può essere pensato ma non conosciuto. Secondo Kant,infatti, il noumeno

non è attingibile e non ci sono vie per raggiungerlo perché si farebbe un salto dal piano fisico a quello metafisico che

non ha alcun fondamento. Su questo punto c’è la divergenza tra Kant e Schopenhauer: è vero che non possiamo

raggiungere il noumeno tramite rappresentazione ma siamo noi stesso noumeno, cioè condividiamo con l’essere del

mondo la nostra dimensione più intima. Noi siamo il mondo! E’ vero che questo mondo non è conosciuto ma se noi

trovassimo una via d’accesso per entrare nel nostro mondo riusciremmo ad attingere alla sfera noumenica aspirata da

Kant. Questa via interna non è logica ma alogica, cioè avviene attraverso una sorta di illuminazione dal piano del

fenomeno a quello del noumeno. Questa via alogica interna gli ha portato una forma intuitiva,che è la forma più

profonda del suo essere: la volontà di vivere,che diventa la “cosa in sé”. Io come soggetto sono spettatore del mondo

ma sono anche mondo come volontà; il mondo come rappresentazione è costituito da due metà essenziali: l’oggetto e

il soggetto; il soggetto è tutto ciò che conosce ,senza essere conosciuto;è la condizione universale di ogni

fenomeno,infatti, tutto ciò che esiste lo è in funzione del soggetto.L’oggetto(ciò che è conosciuto) è condizionato

dalle forme a priori dello spazio e del tempo: ogni cosa esiste nello spazio e nel tempo. Sulla base delle percezioni

spazializzate e temporalizzate,l’intelletto entra in azione ordinandole attraverso la categoria della causalità, attraverso

cui gli oggetti vengono posti uno come determinante(causa) e l’altro come determinato(effetto). Il soggetto,invece, si

trova al di fuori di spazio e tempo. L’intelletto,però, non ci porta al di fuori del mondo sensibile;il mondo come

rappresentazione è fenomeno,e per questo non è possibile una reale e netta distinzione tra il sogno e la veglia: il

sogno ha solo meno continuità della veglia.Il filosofo scrive che “la vita e il sogno sono pagine dello stesso libro”; il

fenomeno è illusione e apparenza, ed è ciò che nella filosofia indiana si chiama “il velo di Maya”,che copre il volto

delle cose. Quindi per Kant il fenomeno è l’unica realtà conoscibile mentre per Schopenhauer è l’illusione che vela la

Il campo dell’accidia

è pieno

di ortiche …

realtà delle cose nella loro essenza autentica. Attraverso il corpo,d’altronde,noi sentiamo di vivere e proviamo

piacere e dolore e sentiamo la brama di sopravvivenza;è proprio attraverso il corpo che ognuno di noi sente la

volontà di vivere che è

Inconscia: infatti è impulso più che volontà cosciente

Unica: non essendo fenomeno ma essenza della realtà,stando al di fuori di spazio e tempo si sottrae al

principio di individualità

Eterna: cioè senza principio e fine

Incausata: poiché è unica quindi oltre la categoria di causa

Irrazionale:essa non persegue nessuno scopo se non quello di accrescere se stessa

Forza cieca:vuole perché vuole

La volontà di vivere agisce spinta dal desiderio,che nasce dal soddisfacimento di un bisogno;se l’uomo volesse

potrebbe liberarsi dalla volontà di vivere perché mentre soffre sa di soffrire quindi si impone due vie di liberazione:

1. Estetica: anche se la vita ondeggia tra noia e dolore, nell’ambito della contemplazione artistica l’uomo si

sottrae agli effetti della volontà di vivere.L’uomo contempla le Idee(modelli archetipi di tutte le cose e che

sono il primo grado di oggettivazione della volontà di vivere. Le idee vanno dalle forze della natura

mondo inorganicomondo organico-animale e vegetale-uomo). Nell’opera d’arte si contemplano le idee

della volontà di vivere; il godimento estetico è provvisorio e non porta il superamento della volontà di

vivere,quindi ci spostiamo dalla via estetica a quella etica

2. Etica: la compassione è il primo gradino nel processo di liberazione dalla volontà di vivere; “cum-patire

vuol dire patire insieme ma questa via non è risolutiva perché la compassione è un affrontare insieme e non

un liberare.La via,invece,dell’ascesi(castità,rinuncia al cibo e ai piaceri) determina un quietare della

volontà.Per Schopnhauer la voluntas deve tradursi in noluntas (rinuncia al volere) e vede nel soggetto un

intervento teso a eliminare ogni desiderio e forma di espressione della volontà di vivere. Nemmeno il

suicidio è uno strumento atto a spegnere la volontà in quanto la fortifica. Spegnere la volontà significa

eliminare l’essenza stessa della volontà di vivere.

.

A CHRISTMAS CAROL

Ebenezer Scrooge is a miserly and mean man who believes that Christmas is

just an excuse for people to miss work and to spend money. He doesn’t

believe in all of the good charity that the season promotes. That night,

Scrooge is visited by the ghost of his former business associate, Jacob

Marley-a man who was as cold as Scrooge is. Marley warns Scrooge that if

he continues to live so selfishly, he will spend eternity wearing the chains

that his greed has built. Three ghosts visit him: the ghost of Christmas past,

the ghost of Christmas present and the ghost of Christmas future. They

show Scrooge his error in valuing money over people. Scrooge is

frightened by the bleak picture of his life and promises to change his ways.

He awakes on Christmas morning a new man;he becomes jolly and

charitable and he turns into the man he promised the ghosts he would

become. He carries the spirit of Christmas with him all the year round.

CHARACTERS

 Ebenezer Scrooge

 Tiny Tim: he is a highly sentimentalized character who Dickens uses to highlight the tribulations of

England’s poor

 Jacob Marley

 The ghost of Christmas past: the fist spirit to visit Scrooge and he takes him on a tour of Christmases in his

past

 The ghost of Christmas present: the second spirit to visit Scrooge and he escorts him on a tour of his

contemporaries’ holiday celebrations

 The ghost of Christmas of future: the third and final spirit to visit Scrooge and he presents him with an

ominous view of his lonely death.

I chose this novel because it reflect the theme of the greed as well as the importance of Christmas. It was a realistic

novel with following characteristics : the presence of omniscient narrator, detailed description of the characters

,settings and other elements; the language is factual, easy to understand and reach in vocabulary. Another important

themes in Dickens’ novel are: social injustice and abuses, political incompetence, the poverty and suffering of lower

class, the exploitation of the children labor and of the working class, the unsafe condition in the factories, the limits

and problems of the educational system, and the imprisonment for debt. Dickens’ novels are autobiographical,

picaresque,social and novel of formation: in fact, in some novels there are autobiographical and social elements, in

other we have the theme of the growing up(in this novels the protagonist is followed from his childhood to his

maturity) and in some the adventures of the characters are on the road.

L’avaro è colui

che vive da povero

per paura della povertà …..

CHARLES DICKENS

He was born in 1812 at Portsmouth. In 1824 his father went to prison for debt; at the age of twelve he was sent to

work in a factory,where he stuck labels on bottles of shoe-polish. At the age of fourteen he went to work as a clerk in

a legal office: these various factors influenced his novels. He adopted the pen name of “Boz”

and he wrote two series of “Sketches by Boz”, in which he described life and people of

London and they had success and popularity. Then he wrote his first novel, “The Pickwick

papers”, relating the adventures of a group of eccentric people travelling on the English

roads; this novel has comic and picaresque elements. He wrote 14 novels: Little Dorrit,

Oliver Twist, David Copperfield, Hard Times, Nicholas Nickleby, Martin Chuzzlewit,

Barnaby Rudge, A Christmas Carol, A tale of two cities, Great Expectations, Bleak house,

Our mutual friends and The old curiosity shop. In this novel we have different setting: for esample, in the first novel

there is the provincial town instead in “Hard times” we have the industrial setting. He shows us the various scenarios

of London, in which live people of different classes.

Dickens’ merits

 He was a great entertainer who created lively unforgettable characters;

 He portrays a vivid picture of Victorian England;

 He was a great master of the English language;

 He is also very good at mixing social criticism with lively portraits of universal characters- combining the

pathetic with the comic;

 The use of humor.

Dickens’ limits

 His characters are too easily divided into good and bad;

 The novels don’t have organic unity: they are full of plots, subplots, intrigue, mystery and incredible

coincidences;

 His novel are too melodramatic, sentimental or openly didactic.

Reputation

 He had always been the most popular English novelist. He profoundly influenced many European

contemporaries and successors, even abroad: Dostoyevsky and Kafka.

Il peccato di gola coincide con un desiderio d'appagamento immediato del corpo per mezzo di qualche cosa di

materiale che provoca compiacimento. É un'irrefrenabilità, un'incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo o,

più in generale, nell'oralità (gli alcoolisti e i fumatori accaniti commettono peccato di gola).

Il rapporto col cibo è un problema serio che investe degli aspetti legati all'esistenza. Infatti, siccome il cibo è la

prima condizione di esistenza, spetta al cibo e alla gola mettere in scena un tema che non è alimentare, ma

profondamente esistenziale, perché va alla radice dell'accettazione o del rifiuto di sé.

IL CORPO PROTAGONISTA NEI DISTURBI ALIMENTARI

E’ stato osservato come l’accettazione del proprio corpo sia una questione centrale nel corso dell’adolescenza.

Questo processo comporta sempre un certo grado di stress, in quanto obbliga i ragazzi a mettere in discussione

l’immagine del sé corporeo; i cambiamenti fisici e ormonali possono produrre stati di angoscia negli adolescenti.

Infatti, insorgono spesso disturbi alimentari: questi si innestano laddove trovano terreno fertile, predisposto alle

problematiche sia nel rapporto con il cibo che con la propria immagine corporea. Quindi, anoressia e bulimia,

sono connessi a una distorta percezione di sé; in questa fase gli adulti possono giocare un ruolo fondamentale: gli

adolescenti potranno più facilmente imparare a piacersi se l’esempio ricevuto dagli adulti è accettazione di se

stessi. I genitori dovrebbero insegnare ai propri figli, fin da bambini, a vivere il proprio corpo come una realtà

positiva che contempla anche naturali imperfezioni, alle quali è necessario adattarsi.

L’anoressia

L’anoressia nervosa è il più noto tra i disturbi alimentari e consiste nell’ostinato

rifiuto di una regolare assunzione di cibo. E’ caratterizzato da un forte desiderio di

perdere peso: infatti, letteralmente “anoressia” vuole dire “perdita d’appetito”, ma

in realtà questo sintomo non si presenta se non in una fase avanzata della malattia.

Al contrario,chi ha questo problema non perde affatto l’appetito, ma impara a

controllare drasticamente il senso di fame,fino a giungere al digiuno. Si tratta

dunque di adolescenti che possiedono una straordinaria “forza emotiva”, ovvero

una capacità di controllo su di sé. L’anoressia può comparire tra i 10 e i 30 anni ed

è più comune tra le femmine. Fra i sintomi fisici più evidenti si riscontrano:

un’eccessiva perdita di peso,un calo della temperatura corporea(legato alla perdita della massa

grassa),interruzione o la non comparsa delle mestruazioni. E’ essenziale che sia gli adolescenti che i genitori

tengano presente la grande differenza che intercorre tra dimagrimento e anoressia. I disturbi psicologici connessi

all’anoressia possono essere,molto meno evidenti e allarmanti di quelli biologici: consistono nel rifiuto di

mantenere il peso corporeo al di sopra del minimo normale,nella fobia di ingrassare ecc. Le persone anoressiche,

attraverso la privazione del cibo, cercano di controllare la realtà e, con l’esercizio di un’ostinata autodisciplina, di

sviluppare un senso di autonomia e individualità. Alcune adolescenti,non accettando la trasformazione del

proprio corpo, ritengono che dimagrendo riusciranno a mantenere le più rassicuranti forme infantili, acquisiranno

un aspetto “spirituale”, privo di richiami ed evocazioni sessuali. Nella mente delle anoressiche è presente una

lotta violenta e continua con il cibo, che è al tempo stesso desiderato e aborrito. In questo contesto, l’eccesiva

enfasi posta dalla società contemporanea sulla magrezza,considerata bellezza, può avere riscontri negativi per le

ragazze anoressiche, che trovano giustificazione per proseguire nel loro comportamento autolesionista. Un

ambiente familiare iperprotettivo, stressante e oppressivo sembra avere un ruolo importante per lo sviluppo di

Uccide

più la gola

che la spada ….

questa patologia; rifiutare il cibo vuol dire rifiutare di crescere,di ricevere affetto e di confrontarsi; ma allo stesso

tempo è indice di un profondo bisogno di avere una posizione di centralità nell’ambiente familiare.

La bulimia

Anche la bulimia nervosa si configura come disturbo alimentare tipico

dell’adolescenza,caratterizzato da ricorrenti abbuffate,accompagnate dalla sensazione di

perdita di controllo su di sé: il soggetto non riesce a inibire l’impulso a fagocitare del cibo. Si

tratta infatti di una tipica condotta impulsivo-compulsiva: in questo caso il piacere di

“riempirsi” e di “svuotarsi”. La reazione a queste abbuffate è,infatti, un grande senso di

colpa e di disgusto di sé che si cerca di eliminare inducendosi il vomito o assumendo

lassativi. Un individuo affetto da bulimia mangia solo cibi che preferisce,alimenti che hanno

consistenza morbida(proprio perché più facili da vomitare) e con alto contenuto glicemico(torte). Come nel caso

dell’anoressia,anche chi ha problemi di bulimia soffre di una bassa autostima e di gravi problemi rispetto alla

propria immagine,alla percezione e all’accettazione del proprio corpo. L’incidenza della bulimia cresce

notevolmente tra i 12 e i 35 anni,con particolare frequenza intorno ai 18. Come per l’anoressia,anche la bulimia

può essere determinata da fattori socio-economici: anche in questo caso i mass-media,promuovendo modelli

estetici di estrema magrezza, possono avere un influenza potenzialmente negativa sugli adolescenti. E’ stato

inoltre evidenziato un aumento dei casi di bulimia in relazione alla crescita economica: una maggiore

disponibilità di denaro in corrispondenza a una condizione di più profonda solitudine possono ingenerare in

molte adolescenti uno stato d’ansia e d’insoddisfazione. I soggetti bulimici non hanno tendenze

perfezionistiche,come quelle anoressiche, e frequentemente presentano comportamenti auto lesivi e condotte a

rischio,come l’abuso di alcool, droghe e sessualità promiscue. La bulimia,però, può essere tenuta facilmente

nascosta a genitori e insegnanti; a un’osservazione più attenta però si possono notare alcuni segni fisici rivelatori.

Uno di questi è il cosiddetto “segno di Russel”: alcuni individui bulimici presentano cicatrici e abrasioni sul

dorso della mano,procurate nel tentativo di auto indursi il vomito. Un altro segno frequente è rappresentato dalla

“limatura” dei denti incisivi.

L’aiuto psicologico nei confronti di una ragazza anoressica o bulimica rappresenta una delle sfide più complesse

che uno psicologo o una psichiatra può trovarsi ad affrontare. Data la complessità della natura di queste

patologie,anche il trattamento deve far confluire punti di vista e approcci provenienti da diverse discipline:oltre

allo psicologo, è importante che vi sia la presenza di un dietologo.

Infine,sono arrivata alla conclusione che questi peccati capitali, presenti ancor oggi nella nostra società, portino a

compiere atti che violano le leggi: ad esempio la lussuria porta al tradimento,l’invidia porta al furto e così via.

Orbene, l’organo costituzionale dedito a verificare se determinati fatti o comportamenti siano non conformi alla

legge è la …

MAGISTRATURA

La funzione giurisdizionale è l’attività dell’amministrazione della

giustizia e viene esercitata da alcuni organi dello Stato(i giudici),

che costituiscono nel loro complesso la Magistratura. I magistrati

hanno il potere e il dovere di dare una corretta,concreta e uniforme

applicazione alle leggi quando non vengono rispettate. La

delicatezza dei loro compiti impone una serie di cautele e di

garanzie:infatti, la Costituzione, a questo scopo, assicura

l’autonomia e l’indipendenza dei giudici. Il giudice deve

analizzare il fatto concreto sottopostogli e verificare se esso

corrisponde alla situazione astratta prevista dalla norma; è tenuto a pronunciarsi con una sentenza e non può

esimersi dall’obbligo di decidere in merito alla situazione controversa. I principi fondamentali previsti dalla

legge sono:

 Il principio di uguaglianza, in base al quale la giurisdizione deve essere esercitata in modo tale che chiunque

abbia la possibilità di difendere i propri diritti, in una posizione di uguaglianza processuale.

 Il principio del giudice neutrale,previsto dall’articolo 25 della Costituzione, in base al quale nessuno può

essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

 Il diritto di difesa, in base al quale tutto possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi

legittimi.

 Il principio di imparzialità e di indipendenza del giudice,cioè non subordinati ad alcuna autorità superiore.

 Il principio della motivazione, secondo cui le sentenze devono essere motivate.

 Il principio del doppio grado di giudizio,con cui si dà alle parti del giudizio la possibilità di chiedere un

riesame della decisione del primo giudice,davanti ad un altro giudice. Il primo giudizio viene detto di primo

grado, il secondo viene detto giudizio di secondo grado o di appello.

Il giudice è colui al quale lo Stato affida il compito di applicare le leggi;può essere monocratico(una persona)

oppure collegiale(una pluralità di persone). La regola prevede che le cause siano decise dai giudici togati, i quali

sono magistrati di carriera,nominati mediante concorso pubblico. In casi particolari vengono nominati i giudici

onorari,cioè giudici non legati alla Stato da un rapporto di pubblico impiego e con funzioni temporanee. Vi sono:

 Giudice di pace, un giudice onorario che ha competenza limitata per materia e per valore.

 Tribunale,competente per qualunque materia che non sia espressamente attribuita ad altro giudice;ha la

qualifica di unico giudice togato di primo grado e decide in composizione monocratica.

 La Corte d’Appello,giudica sempre collegialmente ed è giudice di secondo grado.

 Corte di Cassazione,si pone al vertice della Magistratura;ha sede a Roma e opera a livello nazionale. E’

divisa in sezioni(3civili, 6 penali e 1 per cause di lavoro);le pronunce sono vincolanti solo per le parti in

causa e ad esse tende ad uniformarsi la giurisprudenza di merito data l’autorevolezza dell’organo.

A tutela dell’indipendenza del giudice vi è il Consiglio Superiore della Magistratura,presieduto dal Presidente della

Repubblica e composto dal primo presidente della Corte di Cassazione, da 16 componenti eletti dai magistrati

ordinari e da 8 componenti eletti dal Parlamento. Esso è competente per assegnazione e mutamento di sedi e funzioni

dei magistrati,promozioni e trasferimenti, provvedimenti disciplinari ecc.

Processo civile

E’ costituito dalla fase d’iniziativa,che inizia quando l’atto di citazione viene notificato al convenuto(controparte) per

comunicargli l’intenzione di ottenere giustizia;l’attore(colui che dà inizio al giudizio) iscrive la causa a ruolo;poi il

convenuto si può costituire depositando il suo primo atto difensivo rappresentato dalla comparsa di costituzione e

risposta,potendo anche avanzare delle richieste specifiche,chiamate domande riconvenzionali.Questa fase si svolge

nella prima udienza di comparizione. Succede poi la fase istruttoria,che serve al giudice per valutare le posizioni

delle parti,le reciproche richieste e le prove dedotte;queste ultime sono importanti per la futura sentenza. In questa

fase può essere richiesta anche la consulenza tecnica d’ufficio,durante cui il perito redige una relazione che consegna

al giudice e alle parti in cui verbalizza tutti gli esami effettuati,concludendo con le proprie considerazioni,di cui il

giudice potrà servirsi ai fini della decisione. Infine vi è la fase decisoria,infatti quando il giudice ritiene di aver

ottenuto tutte le informazioni necessarie invita le parti alla precisazione delle conclusioni e quindi decide la causa

emanando la sentenza,formata da dispositivo e motivazione.La sentenza può essere di accertamento,di condanna o

costitutiva.

Processo penale

Ha lo scopo di verificare la commissione di reati e comminare le relative sanzioni; i soggetti sono:il giudice,il

Pubblico Ministero, l’imputato,la persona offesa dal reato e il difensore.

Il giudice è costituito da: il Tribunale(decide in composizione monocratica per quasi tutti i reati,mentre il

composizione collegiale per delitti di particolare allarme sociale), Corte d’Appello, Corte d’Assise(per reati gravi

come omicidi) e Corte d’Assise d’Appello(giudice di secondo grado),Corte di Cassazione, Tribunali per i

minorenni,giudice di pace(per reati quali ingiuria,lesioni,omissioni di soccorso).

Il Pubblico Ministero è titolare della funzione di indagine nella fase delle indagini preliminari e ha la direzione della

polizia giudiziaria.

L’imputato è colui verso i quali viene esercitata l’azione penale. La persona offesa è il titolare del bene protetto dalla

norma penale violata.

Nella fase pre- processuale,che ha inizio quando il P.M. riceva la notizia del reato, le parti si attivano per cercare le

fonti di prova,di cui si serviranno poi davanti al giudice per sostenere le proprie ragioni.Il GIP(giudice delle

indagini preliminari) controlla l’attività del P.M.;le indagini non devono durare più di 6 mesi se non per casi

particolari. Poi, se con l’esito delle indagine si ritiene infondata la notizia di reato allora si procede

all’archiviazione;se ,invece,non è infondata si fissa l’udienza preliminare. Durante il dibattito viene raccolta e

formata la prova,le parti svolgono la discussione finale,al termine della quale il Tribunale adotta in camera di

consiglio la decisione,sulla base delle prove raccolte.La sentenza può essere di proscioglimento(per non aver

commesso il fatto) o di condanna.

Giurisdizione amministrativa

Riguarda le controversie tra cittadino e Pubblica Amministrazione;in genere l’oggetto da contendere è un atto della

P.A. che il privato ritiene lesivo nei suoi confronti. Se il giudice amministrativo ritiene l’atto amministrativo

illegittimo. I giudici amministrativi sono il TAR e il Consiglio di Stato. I TAR(tribunali amministrativi regionali)

sono 20 con sede nel capoluogo regionale;ogni tribunale è composto da un Presidente e da 5 magistrati. Il Consiglio

di Stato è un organo di giustizia amministrativa di secondo grado. Se il privato lamenta un cattivo uso del potere

della P.A. allora fa valere un interesse legittimo e la giurisdizione spetta al giudice amministrativo; quando il privato

contesta l’esistenza del potere allora è titolare di un diritto soggettivo e deve rivolgersi al giudice ordinario. Il giudice

onorario può dichiarare l’atto illegittimo mentre il giudice amministrativo può annullare l’atto illegittimo o revocare

l’atto inopportuno per vizi di merito. Può anche condannare la P.A. al risarcimento del danno o al pagamento delle

spese processuali. La sentenza può essere di rito o di merito.

GRAZIE PER L’ATTENZIONE!!!!

BIBLIOGRAFIA

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Literary Highlights, A.Cattaneo-D. de Flavis, Carlo Signorelli Editore

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