Tesina di maturità - Gioco d'azzardo: Una scommessa per uscire dalla crisi?
matteo.baiardi.71
matteo.baiardi.71
Questo è un documento Store
messo in vendita da matteo.baiardi.71
e scaricabile solo a pagamento

Tesina di maturità - Gioco d'azzardo: Una scommessa per uscire dalla crisi?

PDF (985 KB)
21 pagine
40Numero di download
1000+Numero di visite
Descrizione
Tesina di maturità di un Istituto tecnico Commerciale. Tratta i principali temi riguardanti il gioco d'azzardo con i riflessi che questo ha sulla società (malattia) e sul bilancio dello Stato.
5.99
Prezzo del documento
Scarica il documento
Questo documento è messo in vendita dall'utente matteo.baiardi.71: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli
Anteprima3 pagine / 21
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento

Esame di Stato Anno Scolastico 2012/2013

Istituto Tecnico Commerciale “Renato Serra” - Cesena

Matteo Baiardi 5aA Igea

Istituto Tecnico Commerciale

“Renato Serra”

Ludopatia, quando in gio c’è la vita.

Baiardi Matteo Classe 5aIGEA

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 1

Gioco d’azzardo: una

scommessa per uscire

dalla CRISI?

Ludopatia, quando in gioco c’è la vita.

Matteo Baiardi

5aA Igea

Istituto Tecnico Commerciale

“Renato Serra”

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 2

Sommario

Introduzione pag. 3

PARTE I - Il mercato del gioco d’azzardo

1.1 Un po’ di dati pag. 4

1.2 Chi gioca d’azzardo? Chi sono i giocatori patologici? pag. 5

PARTE II – Il gioco d’azzardo nel bilancio Statale

2.1 Entrate pag. 7

2.2 Spese pag. 8

PARTE III – La legislazione italiana pag. 10

3.1 Il “decreto Balduzzi” pag. 10

PARTE IV – Vita di un giocatore

4.1 Renato Serra pag. 12

4.2 “Su la pena dei dissipatori” pag. 14

PARTE V – Las Vegas: the Entertainment City pag. 15

PARTE VI – La probabilità nei giochi pag. 16

6.1 Il gioco del Lotto pag. 17

PARTE VII – “El Gordo” pag. 18

PARTE VIII – Conclusioni e considerazioni pag. 19

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 3

Introduzione

C’è stato un tempo in cui il gioco evocava bambini, la palla, le corse, le biglie, le figurine, c’è stato

un tempo in cui il gioco era lo sport: un confronto sincero, schietto, dove vinceva chi era più

allenato, più forte. Certo poi Sanremo, Venezia, Saint Vincent, Campione con i loro casinò

evocavano opportunità, ma erano anche gli unici quattro luoghi in Italia dove si poteva giocare

d’azzardo.

Oggi giocare d'azzardo è un comportamento estremamente diffuso, tollerato e anche socialmente

incentivato. Moltissime persone si lasciano conquistare da forme di gioco d'azzardo, ed è

consuetudine di parecchi giocare la schedina, acquistare un biglietto di una lotteria nazionale,

giocare al lotto o scommettere su una competizione sportiva: è un comportamento che offre la

possibilità di sperare, con poca spesa e poca fatica, di poter cambiare la propria vita o realizzare

un piccolo sogno, di sfidare o interrogare la sorte, di vivere un'emozione diversa.

Purtroppo spesso la speranza si trasforma in dipendenza e la dipendenza in disperazione.

Il mercato del gioco d’azzardo, infatti, è in continua espansione: se da un lato si riscontrano

effetti positivi sulla crescita, sull’Erario e sull’occupazione, occorre valutare anche i costi sociali di

un mercato così pericoloso.

È un tema molto attuale, è entrato infatti nel dibattito politico di molti paesi europei, dove si

affronta un confronto tra costi sociali e possibilità di guadagno attraverso la tassazione, mentre in

altri paesi, quali Stati Uniti e Asia, si è verificata una forte liberalizzazione.

La globalizzazione dei mercati rende sempre più difficile mantenere monopoli di Stato e la

tendenza sembra essere quella di una resa: non potendo più contrastare l’industria privata del

gambling, gli Stati hanno deciso di sfruttarla, anche a discapito dei consumatori-giocatori.

Quindi gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo potranno aiutarci a uscire dalla crisi economica? E,

in caso affermativo, è uno strumento che vale la pena utilizzare?

E ancora, perché in un periodo di crisi come questo le persone “investono” tanto nel gioco? Qual

è il vero brivido del giocatore? La speranza di vincere soldi in modo semplice? Credere di essere

talmente abile da prevedere l’esito di una scommessa? Oppure è proprio l’incertezza dell’attimo in

cui tutto può ancora accadere che fa “eccitare” il giocatore? Soprattutto: si può dipendere da un

gioco? O dalla “febbre” che esso provoca?

Tutte queste domande mi hanno spinto ad analizzare l’argomento del gioco d’azzardo e della

ludopatia: in quali forme esso si manifesta e quale rapporto ha con lo Stato.

Inoltre l’argomento del gioco d’azzardo, è sempre stato fonte di fascino nei miei confronti e

volevo evitare di prendere in considerazione argomenti già studiati in maniera approfondita

durante il corso dell’anno, per lasciare invece spazio ad un’analisi più attenta su un tema nuovo di

cui sapevo poco o niente.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 4

14,3 18

24,8 28,5

35,2 42

47,5 54,4

61,4

79,9

95

0

10

20

30

40

50

60

70

80

90

100

GIOCO IN MILIARDI DI EURO

Parte I – Il mercato del gioco

C’è un prodotto che, nonostante la crisi, si vende benissimo: si chiama «speranza di vincere», possibilmente

tanto, per risolvere le difficoltà quotidiane”.

Giovanna Morelli

1.1 – un po’ di dati

Il gioco d’azzardo è un mercato di grandi dimensioni e in continua espansione, sia in Italia sia a

livello globale.

Confrontando i dati riguardanti le perdite dal gioco, si osserva che l’Italia si colloca al terzo posto,

ma se si analizza la spesa pro-capite, l’Italia ha il primato mondiale con oltre 1200€ annui a

persona (neonati compresi).

A fronte di una contrazione dei consumi familiari, continua a crescere la voglia di giocare: la spesa

in Italia per il gioco d’azzardo è passata dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 79,9 del

2011 (con un aumento di oltre il 500%).

I dati stimati per il 2012 confermano il trend degli anni precedenti. Si stima, infatti, che la spesa

per il gioco sia sempre più vicina alla soglia dei 100 miliardi.

E’ un settore che offre lavoro a 120.000 addetti e muove gli affari di 5.000 aziende, grandi e

piccole, mobilitando il 4% del Pil nazionale con il contributo, secondo le stime più attendibili, di

circa 30 milioni di italiani, fosse anche di quelli che nel corso dell’anno comprano solo il

tradizionale tagliando della Lotteria Italia.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 5

Inoltre, data la frequenza in questi ultimi anni di montepremi tra i più alti al mondo, molti

stranieri vengono a scommettere in Italia: negli Stati Uniti, patria delle vincite più clamorose, non

si riescono a raggiungere jackpot così importanti, anche con una popolazione ben sei volte

superiore a quella italiana.

La somma maggiore è giocata negli apparecchi (slot-machine e videolottery) che hanno il 55,6%

del fatturato totale, seguono i giochi online (16,3% del mercato), poi i gratta e vinci (11,4% del

mercato), il lotto (7,2%), le scommesse sportive (4,2%), il superenalotto (2,2%), poi bingo e

scommesse ippiche.

1.2 - Chi gioca d’azzardo? Chi sono i giocatori patologici?

L’industria del gioco d’azzardo è la terza in Italia dopo Fiat ed Eni e l'unica con un bilancio

sempre in attivo, che non risente della crisi che colpisce il nostro paese, e coinvolge soprattutto le

fasce più deboli: secondo i dati Eurispes giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti

al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Oltre a essere una grande industria, secondo i dati

della Consulta Nazionale Fondazioni Antiusura, il gioco d’azzardo è anche la maggior causa di

ricorso a debiti e/o usura in Italia.

E’ un rogo che tutto brucia. L’area di rischio riguarda potenzialmente due milioni di persone in

Italia e non risparmia giovani e pensionati.

Bisogna abbandonare l’idea che i giocatori patologici siano quelli seduti dietro un tavolo di poker.

La fotografia è oggi ben diversa: ci sono giovani attaccati al computer intenti a puntare online per

ore e ore; over 70 che comprano centinaia di Gratta e Vinci, professionisti, padri di famiglia che

buttano tempo e denaro nelle sale scommesse davanti alle videolottery.

Il gioco non è sempre pericoloso, molte persone giocano in modo responsabile. Altrettante

persone però con il tempo sviluppano comportamenti compulsivi nel gioco molto simili a quelli

che si manifestano con la dipendenza da sostanze.

apparecchi 56%

giochi online 16%

superenalotto 2%

lotto 7%

scommesse sportive 4%

bingo 2%

scommesse ippiche 1%

gratta e vinci 12%

-

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 6

Il primo riconoscimento ufficiale del gioco patologico come una manifesta patologia della psiche

è stata data nel 1980 dall'American psychiatric Association (APA), che ha introdotto il concetto di

dipendenza da gioco d'azzardo, contemplandolo come una nuova categoria diagnostica del

“Manuale diagnostico per i disturbi mentali” (DSM).

Il problema c'è quando si manifesta un persistente bisogno di giocare e aumentano in modo

progressivo il tempo e il denaro impegnati nel gioco fino a condizionare in modo significativo gli

altri ambiti della propria vita (la famiglia, il lavoro, il tempo libero), a investire al di sopra delle

proprie possibilità economiche, e quando, per il gioco, si trascurano i quotidiani impegni della

vita.

Spesso il giocatore non ha la consapevolezza di avere un problema, ma il problema c'è.

Il gioco d'azzardo è un problema quando da passatempo diventa dipendenza. E quando diventa

dipendenza è una malattia. Una malattia che ti divora.

Secondo il SERT 4 italiani su 10 giocano d’azzardo per l’incredibile cifra 17 milioni di persone, 3

milioni di questi sono a rischio patologia e 800 mila sono già ludopatici.

Anche a Cesena la dipendenza patologica al gioco d'azzardo sta diventando un fenomeno

preoccupante. Nel giro di pochi anni il Servizio Tossicodipendenze dell'AUSL di Cesena ha visto

più che quadruplicare il numero di persone seguite per problemi correlati a patologie da gioco:

nel 2008 erano 13, nel 2011 sono state 33 e a oggi sono 65.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 7

Parte II – il gioco nel bilancio Statale

"La speranza di diventare ricchi è la

più diffusa causa di povertà"

Quella sul gioco può essere considerato come una sorta di “tassa occulta” utile per migliorare le

casse dello Stato.

2.1- Entrate

In Italia, come in altri paesi occidentali, i giochi d’azzardo legali costituiscono una percentuale

rilevante delle entrate tributarie: tra il 1999 e il 2012 hanno fatto incassare in media all’erario il 4

per cento sul totale delle imposte indirette e, in termini assoluti, hanno contribuito alle casse

statali con una media di 7,2 miliardi di euro l’anno.

La raccolta derivante dai giochi è composta di diverse voci: quota dovuta all’erario, costi di

concessione, costi di distribuzione, quota dovuta ad Aams e payout, ossia la parte che torna ai

giocatori in forma di vincite.

Tuttavia, come mostra il seguente grafico, l’aumento delle entrate non è proporzionale

all’aumento del giocato.

La percentuale di entrate per lo stato è passata dai 29.5 nel 2004 a soli 8 punti percentuali del

2012.

2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012

giocato (in miliardi) 24,8 28 35,2 42 47,5 54,4 61,4 79,9 95

entrate per lo Stato (miliardi) 7,3 6,1 6,7 7,2 7,7 8,8 8,7 8,8 7,9

0

10

20

30

40

50

60

70

80

90

100

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 8

In uno studio recente AGICOS ha dimostrato tenendo in considerazione i dati Istat tratti

dall’Indagine sui consumi delle famiglie italiane (anni 1999, 2003, 2008), come le famiglie con

redditi più bassi tendono a spendere una percentuale del loro reddito più alta rispetto alle famiglie

più ricche. Le famiglie giocatrici più povere spendono circa il 3 per cento del loro reddito in

questo tipo di giochi, mentre quelle più ricche spendono meno dell’1 per cento.

È importante notare che il meccanismo di redistribuzione tra giocatori e Stato contribuisce a

riprodurre disparità già esistenti, poiché lo Stato trattiene una quota delle giocate sotto forma di

tassazione “volontaria” di tipo regressivo e in un più generale fattore di disuguaglianza socio-

economica.

Nonostante ciò, i Governi hanno deciso di sfruttare il più possibile questa fonte di entrate, anche

perché è una delle poche che i cittadini pagano volentieri. Molti Governi hanno optato per

un’apertura regolata, affidando parte del mercato a imprese private con apposita autorizzazione,

anche con l’obiettivo di ridurre il gioco clandestino. Nel documento Linee guida 2007-2009 della

politica fiscale l’allora Vice Ministro dell’Economia Visco parla chiaramente di “sviluppare e

consolidare l’industria del gioco” attraverso alcune modalità fra cui “ampliare le reti distributive

per l’accesso al gioco remoto (gioco on-line, pay tv, digitale terrestre, SMS, computer, attivazione

di call center per il lotto via telefono…)” per poter raggiungere anche gli utenti che difficilmente

potevano recarsi a giocare.

Anche affermazioni recenti lasciano intuire quale sarà la posizione dell’attuale Governo Letta: di

recente il nuovo sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, si è espresso a favore del gioco

d’azzardo che ritiene vittima di una “campagna denigratoria”.

2.2 – Spese

Il gioco d’azzardo legale consente allo Stato di incrementare con (relativamente) scarsa fatica le

entrate erariali e di disciplinare un settore ad alto rischio d’infiltrazione da parte della criminalità

organizzata.

I vantaggi si accompagnano però a costi sociali che non possono essere minimizzati.

Come espressamente disposto dall’articolo 3 della Costituzione, la realizzazione dell’uguaglianza

sostanziale comporta, il dovere dello Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,

che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i

lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del paese.

I principali costi sociali causati dal gioco d’azzardo, particolarmente da quello patologico, sono:

 Diminuzione della produttività sul lavoro del giocatore e, molto spesso, perdita del posto di

lavoro stesso; dal punto di vista economico il giocatore può essere visto come una risorsa non

sfruttata;

 Aumento della criminalità, dei fenomeni di bancarotta e dei costi sanitari: ciò impegna risorse

del sistema giudiziario e sanitario che potrebbero essere utilizzate altrimenti (per esempio per

effettuare ricerca);

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 9

Per compiere una valutazione delle spese effettive e perdite di ricchezza bisogna tenere in

considerazione le seguenti voci:

SPESE SANITARIE DIRETTE PER ASSISTENZA E PREVIDENZA

Con questa definizione s’indica un sistema d’interventi pubblici finalizzati a garantire ai cittadini

condizioni di vita dignitose e a proteggerli dai rischi più gravi dell’esistenza, nel soddisfare

gratuitamente fondamentali bisogni mediante l’assistenza diretta, ovvero la prestazione diretta di

servizi.

Queste spese comprendono interventi ambulatoriali psicologici, ricoveri sanitari, cure

specialistiche per la dipendenza etc.

Bisogna inoltre considerare che il ricorso al medico di base da parte dei ludopatici del 48% più

alto rispetto ai non giocatori.

SPESE INDIRETTE E PERDITE DI RICCHEZZA

Ovvero quelle perdite di ricchezza da parte dei cittadini che indirettamente poi interessano le

entrate dello Stato, quali la perdita di performance lavorativa del 28% maggiore rispetto ai non

giocatori, perdita di reddito destinata ai consumi (esempio: diminuzione delle entrate derivante da

IVA.)

SPESE PER GARANTIRE LA QUALITA’ DELLA VITA

Problemi che ricadono sui familiari, violenza, rischio di aumento di depressione grave, ansia,

deficit di attenzione, bassa resistenza ad altri tipi di dipendenze, idee suicide, ossessione per il

gioco e per i soldi necessari a giocare.

In conclusione secondo una stima effettuata da CONAGGA (coordinamento nazionale gruppo

per i giocatori d’azzardo) ogni anno in Italia vi sono dai 5,5 ai 6,6 miliardi di euro solo di spese

dirette per la società dovute al gioco patologico a cui vanno aggiunte quelle dovute alla perdita di

ricchezza e quelle per garantire la qualità della vita.

Alla società un giocatore patologico costa circa 8000 € l’anno.

0

2

4

6

8

10

12

14

16

18

COSTI GUADAGNI

costi dovuti all'abbassamento della qualità della vita

mancata IVA

costi diretti di previdenza

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 10

Parte III – la legislazione Italiana

Gli articoli che disciplinano l’esercizio e la gestione del gioco d’azzardo e delle case da gioco in

Italia, sono rispettivamente, il 1933 del codice civile (c.c.) e gli articoli dal 718 al 722 del codice

penale (c.p.).

L’articolo 1933 c.c. dispone l’assenza di azione in giudizio per il pagamento di un debito di gioco

o di scommessa, se si tratta di gioco o scommessa non proibiti.

L’articolo 721 del c.p. definisce sia le “case da gioco” che i “giochi d’azzardo”. Le prime sono

definite come i “luoghi di convegno destinati al gioco d’azzardo, anche se privati, e anche se lo

scopo del gioco è sotto qualsiasi forma dissimulato”. I giochi d’azzardo, secondo il legislatore,

sono quelli “nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi

interamente aleatoria”. Perché un gioco possa definirsi d’azzardo è necessario che concorrano

contemporaneamente due elementi o requisiti essenziali, uno di carattere soggettivo (il fine di

lucro della persona che lo esercita), l’altro oggettivo (l’aleatorietà della vincita o della perdita,

insita nella natura stessa del gioco).

Non possono ritenersi d’azzardo, dal punto di vista giuridico, i giochi esercitati a fini di svago o

passatempo con gli amici, quelli praticati per fine di lucro in cui il risultato dipenda dall’abilità e

dalla bravura del giocatore.

Il fine di lucro ricorre ogni volta che il gioco è praticato per conseguire vantaggi economici

valutabili in denaro e risulta esclusa se la posta consiste in una soddisfazione di carattere morale o

in una umiliazione.

L’altro elemento che qualifica giuridicamente un gioco come “d’azzardo” è rappresentato

dell’aleatorietà della vincita o della perdita. Aleatori sono quei giochi nei quali il risultato finale

(vincita o perdita) dipende totalmente o prevalentemente dal caso e dalla sorte o non dall’abilità o

dalla perizia del giocatore.

La valutazione dell’aleatorietà prevista dall’art. 721 c.p. deve essere oggettivamente valutata caso

per caso, tenendo conto della natura e delle regole del gioco, non solo astrattamente, ma nella

loro completa applicazione.

3.1 Gioco d’azzardo e “Decreto Balduzzi”

Fra i diritti sociali essenziali è quello all’assistenza sanitaria, che assicura uno dei più importanti

diritti dell’individuo: il diritto alla salute disciplinato dall’articolo 32 della Costituzione.

Il diritto alla salute è una delle caratteristiche del nostro Stato sociale che, attraverso il Servizio

Sanitario Nazionale istituito nel 1978, s’impegna a realizzare politiche sociali adeguate a garantire

cure gratuite ai bisognosi e a tutelare la salute dei singoli e della collettività.

L' art 5 del DDL 13/9/2012 n°158 inserisce la prevenzione, la cura e la riabilitazione dalla

ludopatia nell'ambito dell'attività riabilitativa sanitaria e sociosanitaria alle "persone affette da

dipendenze patologiche o comportamenti di abuso di sostanze", fin qui previste solo per la

dipendenza da droga e alcool. Le prestazioni a beneficio dei malati da gioco d'azzardo saranno

rese nei Sert (Servizi per le Tossicodipendenze), Centri Diurni ecc., gli stessi che accudiscono ai

tossicodipendenti e gli alcolisti. La dipendenza e i danni, infatti, non sono meno gravi.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 11

Il secondo punto forte del decreto è quello riguardante la limitazione della pubblicità e alla

diffusione d’informazioni sui rischi di dipendenza.

Il terzo punto di rilievo introdotto dal decreto è rappresentato dal rafforzamento della protezione

dei minori, facendo divieto assoluto d’ingresso nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro

interne alle sale bingo.

In tali luoghi deve essere apposto all’ingresso del locale un cartello ben visibile che rammenti

l’esistenza del divieto di accesso da parte dei minori di anni 18 e la verifica dell’età dei clienti

prima dell’accesso, richiedendo l’esibizione del documento di identità, tranne nei casi in cui la

maggiore età sia manifesta.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 12

Parte IV – vita di un giocatore

4.1- Renato Serra

A chi percorra a piedi il viale Carducci, può capitare, spostando lo sguardo dagli antichi resti delle

mura a una vecchia palazzina grigia sulla sinistra, di posare gli occhi su una grande lapide al primo

piano. La casa è abbastanza deteriorata ma con ancora tracce dell’antico decoro: la lapide ci

informa che lì nacque e visse Renato Serra, nato il 5 dicembre 1884 e morto il 20 luglio 1915.

Cent’anni fa la casa era una palazzina elegante e ben tenuta. I Serra erano una famiglia molto

benestante: il padre, Pio Serra, era un medico, uomo colto ed amante della lettura, mentre la

madre, Rachele Favini, era la tipica donna borghese che spesso aiutava il marito nella gestione del

lavoro.

Renato già da bambino dimostrava una memoria prodigiosa: a soli sette anni sostenne l’esame di

terza elementare. Amava talmente tanto lo studio che a ottobre dello stesso anno fu in grado di

dare l’esame di ammissione alla prima ginnasiale. Si trovò, così, in classe con ragazzi di tre o

quattro anni più grandi di lui ma terminò senza sforzo i cinque anni del ginnasio. A sedici anni

non ancora compiuti, nell’ottobre del 1900, s’iscrisse alla Facoltà di Lettere presso Università di

Bologna.

A Bologna, nei primi tempi si sentì solo e abbandonato come mostra la corrispondenza con la

madre. Vorrebbe sentire la famiglia intorno per dimenticare la condizione di solitudine che viveva

a soli quindici anni nell’enorme e sconosciuta città. Forse è proprio per via degli anni trascorsi a

Bologna, troppo giovane e troppo solo che Serra comincia a frequentare i caffè e a giocare a carte.

Si lascia prendere da quella passione devastante che lo accompagnerà poi per tutta la sua vita e

sarà la maledizione, il tormento di tutta la sua esistenza.

Passava le serate al caffè a giocare e tornava a casa ben oltre la mezzanotte. La mattina si alzava

tardi e doveva saltare le lezioni, anche importanti, che si svolgevano nelle prime ore della giornata.

Esce nel 1904 il primo saggio di Serra, “Su la pena dei dissipatori”. Amante del gioco delle carte,

ma anche della palestra, di ogni sport e soprattutto della bicicletta e della vita all’aria aperta, come

già detto, Serra non è uno studente particolarmente disciplinato ma nonostante ciò colleziona

ottimi voti, e si laurea cum laude con una tesi sui trionfi di Petrarca.

Le lettere alla madre sono costellate di richieste di denaro, giustificate in modo patetico, da

ansiose reiterate richieste di affetto e di fiducia, perché lui è pur sempre lo stesso bravo ragazzo

“.. innamorato e appassionato soltanto per lo studio e per le bellezze dell’arte e della vita..”

“.. ho scritto da tre giorni chiedendo le 12,50 della sopratassa. Se non ci

credete che si debba pagare andate a sentire al registro: ma mandatemeli,

che io quello che ho avuto, ho impiegato per comprare qualche libro

necessario per il tema, e se non ho denari domani non potrò dar esami: a

meno che non li trovi a prestito: ma finora non m’è riuscito.”

Nemmeno nessuno dei suoi amici aveva più voglia di prestare denaro a Serra ben sapendo in

quale pozzo senza fondo sarebbero andati a finire.

Nel 1905, Serra deve partire per Roma per frequentare il corso di Allievi Ufficiali. Durante questi

anni affronterà le lunghe ed estenuanti marce e tutte le difficoltà della vita militare, ricorderà

questa esperienza che per sempre come dura ma anche vitale e preziosa per il contatto con la

natura e con i commilitoni.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 13

Tornato a Cesena, ricade nel vizio del gioco, questo era il modo di concludere le giornate, di

vedere gli amici e di stare in compagnia. E non solo. Era anche la maniera per tuffarsi in

un’esperienza pericolosa e stupida quanto si vuole, ma che dava alla sua vita di ragazzo

provinciale il sapore dell’avventura. Una sarta che lavorava in un laboratorio nello stesso edificio

in cui si trovava il circolo dove Serra giocava, raccontò che quando si recava a lavoro, la mattina

alle sette, le capitava spesso di incontrare sul portone il giovane col viso pesto e gli occhi arrossati,

che usciva dopo una notte intera passata a giocare.

“..m’è capitato immancabilmente tutte le volte che sono tornato a casa,

l’ultima a Pasqua, è stata la più grave, per il gioco: ne ho riportato uno

strascico di debiti, da cui non mi libererò così presto. Senza contare il

dispiacere di quelli a cui voglio pur bene sopra ogni cosa al mondo, e che

invece sembra non miri se non ad allontanare ognora più da me”

Proprio per sottrarsi al malefico incanto del tavolo verde e agli amici giocatori, Serra cerca

opportunità lavorative in altre città: prima Bologna e poi Torino.

Ritornato a Cesena nel 1907, pubblica il primo saggio su “La Romagna”, successivamente decide

di trasferirsi a Firenze per perfezionare il suo italiano. Ancora una volta però la nostalgia per la

terra natale ha la meglio e così ritorna a casa. La provincia è sempre stata da lui considerata come

un luogo simbolico in cui si può vivere un ironico e intelligente distacco verso gli schemi e le

figure della cultura “delle grandi città”. Ma se nei confronti della moderna civiltà letteraria, egli

avvertiva la ristrettezza dell'orizzonte ideale, di fatto egli non sapeva contrapporre altro che la sua

nostalgia nei confronti della compostezza formale dei modelli classici (greci, ma anche Virgilio e

Petrarca, ch'egli preferiva ai modelli del realismo ottocentesco). La sua stessa “passione morale”

restava qualcosa di indeterminato.

Nel giro di pochi anni, Serra subisce la perdita della sorella minore e del padre, dato che il fratello

Africo studia medicina a Bologna è lui a doversi fare carico della madre e dei figli della sorella,

così quando gli si presenta l’occasione del posto di direttore della biblioteca Malatestiana, non

può esimersi dall’accettare.

Nel 1914 ormai la Grande Guerra è alle porte e Serra è fortemente turbato dal clima che si sta

profilando: Si fa strada sempre più l’ammirazione per Cesare Battisti e per la sua causa

irredentista. Un interventismo certo non inteso come esaltazione della guerra, alla D’Annunzio o

alla Papini, ma piuttosto come assunzione suprema di responsabilità.

Nell’aprile del 1915 viene richiamato alle armi e parte come tenente di fanteria. A fine mese esce

su La Voce “Esame di coscienza di un letterato”, a tutt’oggi lo scritto più celebre di Serra, e suo

altissimo testamento spirituale. A maggio rimane ferito in seguito a un incidente d’auto. Dopo la

convalescenza, non ancora del tutto ristabilito, il 20 luglio in prima linea sul Podgora, Renato

Serra è ucciso, con un colpo proiettile alla fronte. La salma, dapprima seppellita nei pressi della

trincea, verrà trasportata una prima volta nel cimiteri di Mossa ( Gorizia) e infine tumulata nella

tomba di famiglia del cimitero cesenate nel 1921.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 14

4.2 “Su la pena dei dissipatori”

Serra è senza dubbio un saggista tra i più acuti della sua generazione, legato a una disamina di

tutta la letteratura e della condizione umana a lui contemporanea da D'Annunzio fino ai temi

della guerra e della solitudine dell'uomo moderno: è sufficiente ricordare “Esame di coscienza di un

letterato” del 1915.

Nel saggio su la pena dei dissipatori un giovane Serra si interroga sul significato del Canto

XIII dell’Inferno dantesco, quello dedicato ai violenti contro sé stessi.

Anche il gioco d’azzardo è una violenza contro la propria persona che caratterizza tutta la vita di

Serra e durante i suoi studi danteschi non può che occuparsi del problema.

In questo canto le anime dei suicidi sono imprigionate entro gli alberi della selva, poiché essi si

sono separati violentemente dal proprio corpo; le Arpie, che popolano il girone, si nutrono delle

foglie degli alberi e provocano sofferenza ai dannati. Quando i rami delle piante si spezzano esce

sangue, insieme a un soffio d'aria che fa fuoriuscire parole e lamenti. Gli scialacquatori invece

corrono nudi tra la selva, inseguiti da nere cagne che, quando li raggiungono, li fanno a brandelli.

Mentre il primo dannato riesce a sfuggire alle cagne, il secondo si accovaccia accanto al cespuglio

del suicida fiorentino e le cagne sbranano lui e fanno strazio dell'arbusto.

Serra studia l’allegoria dantesca ponendosi il problema di svelare ciò che sta dietro allo scenario

del girone dantesco e in particolare alla figura delle cagne che inseguono e sbranano i dannati.

Secondo Serra, lo strazio delle carni del peccatore, e la loro dispersione per mezzo di una

mandria di cagne fameliche, è certo in relazione con “lo sperpero violento e brutale che il

peccatore fa de’ suoi beni, col trafugamento del suo patrimonio per le mani dei mille che glie lo

cacciano.” Ovvero con il disperdere del patrimonio del giocatore, fatto a pezzi, dissacrato e

dilaniato dal giocatore.

“Dante ha pensato solo che com’è straziato il dissipatore in vita, così sarà, dopo morte, dilaniato

dai cani. L’allegoria è tutta qui.”

Non è difficile capire perché Serra abbia scelto proprio questo Canto dell’inferno dantesco per

scrivere il suo saggio d’esordio: quella dell’autore è un’autoanalisi da quello che lui stesso è

definito il “demone del tavolo verde” che lo tormenterà per tutta la sua esistenza.

Da questo scritto emerge un’ovvia consapevolezza della situazione del dissipatore di Serra: nudo,

poiché non ha più niente, spogliato di tutto, vuoto, costretto a fuggire in una selva, buia, dove si

perde, inseguito da cagne nere che tentano di sbranarlo e farlo a brandelli proprio come lui ha

fatto con il suo patrimonio durante la vita. Nere perché rappresentano la paura, femmine perché

più fameliche, feroci.

Forse è proprio così che Serra si sente la mattina, appena uscito dal circolo dopo una notte di

scommesse: nudo, pieno di vergona, impaurito costretto a scappare da quella consapevolezza che

non riuscirà mai a liberarsi di questo “demone”.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 15

Parte V - Las Vegas: the Entertainment City

Las Vegas, the entertainment capital of the world, is located in the middle of the Mojave Desert, in Nevada.

The first Spanish traders to arrive there found a small oasis and called it Las Vegas which means the meadows. At first the place was used as a stopover on the pioneer trail to the west, but later it developed as a railway town, with saloons and hotels. The town grew rapidly in the 1930s, during the constructions of Hoover Dam on the Colorado River, when thousands of works arrived in the area. Nevada was the first state to legalize casino gambling, and in the 20th century the entertainment industry boomed with the building of hotels and casinos along The Strip, the main boulevard. Today Las Vegas valley, with a population of 1,700 million people, is one of the fastest growing regions in the USA. The enormous hotels along The Strip contain shop, theatres, cinemas and endless attractions. Their casinos are open 24 hours a day and hundreds of slot machines, poker and roulette tables encourage people to gamble non-stop. World famous sites and cities have been recreated. You can see the pyramids at the Luxor, walk in St Mark’s Square and enjoy a gondola ride along the canals at The Venetian, or see a fight between pirates at the Treasure Island. People can also go roller coasting among huge models of New York’s skyscrapers or watch a volcano erupting at regular intervals. In this way, the city attracts not only gamblers, but also families. To explain the popularity of this city, the American journalist Marc Cooper wrote that in a country like the USA, where only a minority of the population travel abroad and where people are attracted by the wonders of technology, it is not surprising that children and adults enjoy Las Vegas, one of the most unreal places in the world.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 16

PARTE V-Il Calcolo delle probabilità nei giochi

“Un signore, costretto a viaggiare molto per lavoro, era angosciato all'idea che sul suo aereo

ci fosse una bomba.

Così, dopo aver calcolato che la probabilità che ciò si avverasse era minima,

ma non abbastanza per lui, adesso viaggia sempre con una bomba in valigia.

Secondo lui,

la probabilità che a bordo ci siano due bombe è infinitesimale”

La valutazione delle probabilità è la misura dell’aleatorietà di un evento.

Il gioco d'azzardo ha sicuramente contribuito in maniera fondamentale a far nascere il calcolo

delle probabilità.

Si ritiene che il calcolo delle probabilità sia nato con valore di scienza per opera del filosofo

matematico B. Pascal (1623-1662) che in una famosa corrispondenza con un altro matematico

P.Fermat discuteva di problemi posti dal cavaliere di Méré sul gioco dei dadi, anche se i primi

trattati in materia furono elaborati da Bernoulli e Laplace.

Attualmente vi sono quattro diversi modi di intendere il concetto di probabilità:

 CONCEZIONE CLASSICA

La probabilità del verificarsi di un evento è data dal rapporto fra il numero dei casi favorevoli

all’evento e il numero dei casi possibili.

 CONCEZIONE FREQUENTISTA

La probabilità di un evento è il limite cui tende la frequenza relativa del suo verificarsi

all’aumentare del numero di esperimenti.

 CONCEZIONE SOGGETTIVISTA

La probabilità P(A) che l’ipotesi A sia vera, è il grado di fiducia che abbiamo circa il suo verificarsi.

 CONCEZIONE ASSIOMATICA

Il concetto di probabilità è definito da alcuni assiomi dai quali si possono derivare le diverse

proprietà.

I giochi si basano sia sulla strategia sia sulla probabilità: si va dagli scacchi che sono pura strategia

senza traccia di aleatorietà (da alea, dado); si passa attraverso giochi come il burraco, la briscola, il

poker o il mahjong che sono una combinazione di strategia e probabilità; per arrivare ai dadi o al

superenalotto, totalmente aleatori, determinati dal caso.

L’errore logico più comune commesso dai giocatori è quello che riguarda l'errata convinzione che

eventi occorsi (o non occorsi) nel passato influiscano su eventi futuri nell'ambito di attività

governate dal caso, quali ad esempio molti giochi d'azzardo. La “fallacia dello scommettitore” è

una espressione descrive una delle seguenti erronee convinzioni:

Un evento casuale ha più probabilità di verificarsi perché non si è verificato per un periodo di

tempo;

Un evento casuale ha meno probabilità di verificarsi perché non si è verificato per un periodo di

tempo;

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 17

Un evento casuale ha più probabilità di verificarsi perché si è verificato di recente;

Un evento casuale ha meno probabilità di verificarsi perché si è verificato di recente;

Quelle esposte sono convinzioni errate, comuni nel diffuso ragionare sulle probabilità, che sono

state oggetto di studi molto dettagliati. Molte persone perdono soldi nei giochi d'azzardo per via

di tali errate convinzioni.

5.1 Il gioco del Lotto

Bruno De Finetti, grande matematico italiano morto nel 1985, definiva il gioco del Lotto “la tassa sull'imbecillità”.

In presenza di un'estrazione non truccata su una data ruota ogni numero ha sempre la stessa

probabilità di uscire, pari a 5 su 90 (ovvero 1/18), essendo 5 i numeri estratti e 90 i numeri

contenuti nell'urna.

Sulla base di tale premessa si può concludere che giocare sui ritardatari è privo di senso: il fatto

che un numero non sia uscito per molte estrazioni precedenti non aumenta in nessun modo la

probabilità che venga estratto alla successiva estrazione, rimanendo essa sempre pari a 1/18.

Le possibilità che un qualche evento si verifichi nelle prove successive è completamente slegato a

ciò che si è verificato in passato. Tale fenomeno è noto alla teoria della probabilità come la

proprietà della mancanza di memoria.

Il fatto che l'evento "ritardo per 200 estrazioni del numero 21" sia molto improbabile non implica che,

una volta avvenuti 199 ritardi di 21, esso abbia probabilità maggiore di 1/18 di uscire

nell'estrazione successiva. È interessante inoltre notare come l'evento "il numero 21 non viene estratto

in una successione fissata di 200 estrazioni", per quanto improbabile, ha probabilità 17 volte maggiore

dell'evento "il numero 21 non esce per 199 volte e viene estratto alla duecentesima".

È necessario inoltre fare notare che, indipendentemente da quale strategia sia adottata, la

probabilità di andare in perdita aumenta esponenzialmente in funzione delle giocate effettuate,

per coprire la somma giocata e non essere in perdita lo scommettitore dovrà sempre aumentare la

posta quindi la stragrande maggioranza dei giocatori è destinata ad andare in perdita ed è proprio

su questo presupposto che si basano tutti coloro che propongono dei giochi d'azzardo (qualsiasi

società pubblica o privata che lo organizzi). In altri termini, per ogni singolo turno d'estrazione, il

monte complessivo delle puntate è di norma superiore alle vincite pagate. Per essere “equi” questi

giochi devono pagare una vincita proporzionale a quanto è difficile vincere, in modo che dopo un

numero sufficientemente grande di giocate le vincite e le perdite si equivalgano, annullandosi a

vicenda.

E' abbastanza ovvio rilevare che nella vita reale nessun gioco è equo, in altre parole dopo un

numero sufficientemente grande di giocate è sempre il banco a vincere. Non per niente i casinò

godono tutti di ottima salute, sono attività sempre in attivo, perché basate su precise probabilità

matematiche (che si verificano perfettamente), sui grandi numeri delle giocate e sullo

sbilanciamento a loro favore dei premi. Infatti, se il gioco fosse equo, chi indovina un numero su

una determinata ruota dovrebbe vincere 18 volte la posta giocata, mentre invece lo Stato paga

circa 11 volte la quota; se si indovina un ambo si incassa 250 volte la somma scommessa, anziché

400, e così via.

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 18

PARTE VII - “EL GORDO”

La afición de los españoles a los juegos de azar se remonta a muchos siglos atrás. A lo largo de la historia la búsqueda de un golpe de suerte que cambiara la vida ha sido uno de los mayores anhelos de los habitantes de este país. El gobierno ha sabido como encauzar este interés encargándose de gestionar la mayor parte de las apuestas y desarrollando diferentes tipos de lotería en España.

Actualmente el sorteo extraordinario de Navidad, tambièn llamado “Gordo”, que se celebra todos los años el día 22 de Diciembre, es el más importante y popular de todos los sorteos de Lotería realizados en España.

Nacida en España durante la Guerra de Independencia como un medio para aumentar los ingresos del erario público sin quebranto para los contribuyentes, de la mano del Ministrio del Consejo D. Ciriaco González Carvajal, hoy en día representa la partida más significativa por lo que se refiere a los ingresos del estado en la industria del juego.

Las ventas de boletos para ese día excede la mitad del volumen total de la lotería que se vende al año, llevando el 60% de la participación.

En los últimos años se han emitido billetes para el sorteo de Navidad por un valor de más de 3.500 millones de euros. La evolución de las ventas es muy parecida a la de la emisión, y cada año supera la del año anterior. Esta lotería es muy famosa y jugada por personas de todo el mundo porque reparte el 70 % de la emisión en premios. El porcentaje más alto del mundo. Precisamente por esta razón es conocida como “El Gordo”.

A pesar de la grave crisis que afectó al país los españoles cada año participan cada vez más en el sorteo de “El Gordo”. Los españoles, pagan para participar un promedio de más de 150 euros por habitantes.

Conclusioni

“In gambling, the many must lose in

order that the few may win.”

George Benard Shaw

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 19

Questo studio è stato un percorso per comprendere le dinamiche economiche e psicologiche che

s’innescano in questa particolare forma di dipendenza.

Il gioco d’azzardo ha molti aspetti seduttivi, magici è un’estrema e disperata sfida al destino.

Queste caratteristiche lo rendono un surrogato perfetto di una realtà spietata, frustrante e

incolore. Il soggetto che percepisce in tale maniera la realtà può riscoprire nel gioco una nuova

possibilità di espressione e di eccitamento.

Col dilagare della tecnologia, internet si è insidiato nel panorama del gioco con offerte allettanti di

casinò e video poker on line, che sollevano ulteriormente il giocatore dal problema del luogo e

dell’anonimato poiché tutto viene consumato in completa solitudine, a casa propria e in ogni

momento.

Il gioco mentre assume i tratti della patologia si colora di un mondo perfetto dove si vince e si

perde esattamente come nella vita reale ma qui il soggetto accetta l’esito con l’esaltante certezza

che potrà ribaltare tutto alla “prossima puntata”.

Considerando le analisi economiche esaminate finora, si può concludere che non è un prodotto

quello che si vende, non è un gioco, è una speranza, una mera illusione:

Chi non riesce a pagare il mutuo, chi non sa come arrivare alla fine del mese, chi ha bisogno di un

colpo fortunato, spesso è proprio chi non ha soldi da giocare d’azzardo.

La tassazione del mercato del gioco d’azzardo consente di raggiungere livelli di consumo ottimali

e costituisce un’importante fonte di entrata per lo Stato: si calcola che il gettito sia di circa 8

miliardi di euro (metà della manovra finanziaria varata nel 2011). Si potrebbe sfruttare dunque

questo settore per far fronte alle esigenze di riordinamento dei conti pubblici.

Tuttavia un’analisi più approfondita mostra che solo il 10% del volume di affari affluisce nelle

casse dello Stato e che i soldi spesi nel gioco d’azzardo sono sottratti ad altri consumi, sui quali,

attraverso oneri sociali, imposte dirette e indirette lo Stato potrebbe guadagnare circa il 30%.

Lo Stato non guadagna dal gioco, anzi nonostante il giro d’affari sia immenso, per lo stato sono

maggiori i costi derivanti dal recupero dei malati di gioco, dalle perdite di ricchezza e

dall’abbassamento della qualità della vita.

Quindi, anche se il gioco d’azzardo può portare a benefici (comunque molto limitati), i costi

sociali lo rendono indesiderabile come strumento per uscire dalla crisi.

Tra la paura della realtà che non si vuole affrontare e il rifugio che il gioco offre, il soggetto sente

che è attraverso tale modalità che ricomincia a provare emozioni ed eccitamento che in ogni altro

contesto non riesce a sentire.

Questa febbre che sale, pone sempre il giocatore di fronte alla sorte: vincere/perdere può

diventare un vivere/morire, giocare contro se stressi, facendo sentire le persone VIVE.

Sul piatto però c’è una vita vera e faticosa, si può rischiare di giocarsela molte volte, ma il “banco

vince sempre”

Bibliografia

De Robertis D., Renato Serra – il critico e la responsabilità delle parole, Longo

Editore, Ravenna, 1985

GIOCO D’AZZARDO: UNA SCOMMESSA PER USCIRE DALLA CRISI? 20

Forrest, D., “Gambling policy in the European Union: too many losers?”,Public

Finance Analysis, 2008

Pedrelli C., La Cesena di Renato Serra, Il ponte vecchio, Cesena 2009

Pracucci C., All in – il gioco d’azzardo patologico, Alimat, Cesena, 2010

Serra R., Esame di coscienza di un letterato, Edizioni Studio Tesi, Triste, 1994

Talentoni V., Vita di Renato Serra, Edizioni Del Girasole, Ravenna, 1996

Sitografia

Alea – associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a

rischio http://www.gambling.it/

Amministrazione autonoma dei monopoli di stato; su documenti pubblicati sul

sito www.aams.it.

Dati e documenti pubblicati su http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/ludopatia

Dati e documenti pubblicati su http://www.lastampa.it/

Dati e documenti pubblicati su www.avvenire.it

http://www.huffingtonpost.it/carlo-eugenio-vitelli/ludopatia-da-curare-come-

_b_2477638.html

Ministero della salute; documenti pubblicati su ww.salute.gov.it

Filmografia

Dahl J., “ROUNDERS” – Il giocatore “Credimi, è difficile dire di no al gioco”,

Usa 1988

Luketic R., “21 – blackjack”, Usa 2008

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento