Tesina di maturità: "GIUSEPPE UNGARETTI ED ERNEST HEMINGWAY : DUE LETTERATI SUL FRONTE ITALIANO"
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Tesina di maturità: "GIUSEPPE UNGARETTI ED ERNEST HEMINGWAY : DUE LETTERATI SUL FRONTE ITALIANO"

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Tesina per la maturità di liceo linguistico. Trattazione divisa in tre parti: introduzione sulla prima guerra mondiale, in particolare sul fronte italo-austriaco (materia: storia), esperienza di guerra e poetica di Ungar...
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GIUSEPPE UNGARETTI ED ERNEST HEMINGWAY: DUE

LETTERATI SUL FRONTE ITALIANO

Sella Bila, resti di un fortino della prima Guerra Mondiale

Di: Jacopo Gino

1

INTRODUZIONE

Ho scelto questo tema poiché vi convergono due argomenti che mi hanno sempre interessato, la storia (soprattutto quella delle due

guerre mondiali) e la montagna.

La storia non è per me solo il ricordo del nostro passato, di tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato il mondo e contribuito a

tracciare la strada che l’umanità oggi sta seguendo, ma è qualcosa di più complesso. In inglese esiste una parola a mio parere molto

significativa per rendere il concetto che vorrei esprimere: “heritage”, che indica insieme il patrimonio, l’eredità e il retaggio culturale di un

popolo intero;

la montagna, invece, è per me insieme il simbolo stesso della patria e il modello (o la prospettiva) di una società diversa. Nel nostro Paese le Alpi hanno da sempre difeso quelli che con un po’ di

retorica si definiscono i “sacri confini”, ma le nostre montagne sono oggi al centro di un complesso processo di sviluppo. Anche grazie alle sue montagne la nostra regione potrà forse superare la crisi

della società industriale e trovare un nuovo equilibrio dove uomo e natura, progresso e tradizione, modernità e rispetto dell’ambiente

non siano in conflitto.

Della guerra, argomento forse principale di questo documento, non parlerò in questa introduzione, poiché essa è il filo conduttore lungo il quale si svolge questo lavoro e su cui si basa la conclusione a cui sono arrivato nel corso della stesura di questa tesina. Il percorso, dopo una brevissima contestualizzazione storica, si soffermerà ad

esaminare il modo in cui vissero l’esperienza della guerra di trincea sul fronte del Carso due letterati appartenenti a paesi diversi:

Ernest Hemingway e Giuseppe Ungaretti

2

IL FRONTE ITALIANO

Il primo conflitto mondiale è iniziato da quasi un anno quando, il 23 maggio 1915, il Regno d’Italia, legato da un patto segreto con gli Alleati (1), siglato a Londra un mese prima interrompe il periodo di neutralità e dichiara guerra all’Austria – Ungheria.

I mesi di non belligeranza erano stati segnati in Italia dall’acceso dibattito tra neutralisti e interventisti. I primi, maggioranza nel Paese, sostenevano la scelta con motivazioni diverse (2). I secondi minori di numero, ma più determinati, organizzavano nelle piazze grandi manifestazioni presentando la guerra come momento di pienezza vitale, “igiene del mondo” e, addirittura “festa” (3)

All’inizio estate del 1915 il generale Luigi Cadorna, comandante supremo dell’esercito italiano, sferra l’attacco principale sul Carso e lungo l’Isonzo in direzione di Trieste e Lubiana, in previsione di uno sfondamento decisivo verso l’interno dello schieramento avversario. Le armate austro- ungariche reggono pressoché ovunque gli assalti italiani, che vengono in genere respinti con gravi perdite. Tramonta il sogno della “guerra breve” e, come aveva lucidamente previsto Giovanni Giolitti (4) anche sul fronte italo-austriaco il conflitto acquista le caratteristiche di una logorante guerra di trincea.

Ungaretti e la guerra

Dalla fine del ’15 all’autunno del ’16 il fante Ungaretti Giuseppe (5) del 19° reggimento della brigata Brescia trascorre lunghi periodi nelle trincee di prima e seconda linea tra San Martino e il monte

3

San Michele, tra scenari tragici e innumerevoli pericoli, affrontando assalti, bombardamenti, stenti e malattie.

La guerra si presenta dunque come un’esperienza ben diversa dalla “festa” evocata dai futuristi e che Ungaretti aveva condiviso, al punto di far ritorno in Italia proprio per arruolarsi come combattente

Giuseppe Ungaretti

Soldati

“Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie”

la poesia è di facile interpretazione: essere soldati è come essere delle foglie sugli alberi in autunno; esse possono cadere da un momento all'altro senza alcun preavviso, così come la vita in trincea può spezzarsi in qualsiasi momento. Il componimento è uno dei massimi esempi di poesia ermetica: senza conoscere il titolo e l’esperienza dell’autore sarebbe impossibile l’interpretazione del testo, l’autore riesce, instaurando un paragone tra le foglie d’autunno e i soldati, a comunicarci il clima di incertezza che aleggiava tra le truppe in trincea. L’uso del verbo impersonale sottolinea il senso di fatalità e allo stesso tempo permette di riferire il testo non solo all’esperienza personale dell’autore, ma al tragico destino di tutti gli uomini

FILIPPO TOMMASO MARINETTI, Parole in libertà – Irredentismo, 1914 Inchiostro, pastello, collage su carta; 21,8x27,8 cm Lugano, collezione privata

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Scrive Ungaretti: “I futuristi si ingannavano soprattutto perché … immaginavano che dalla guerra e dalla distruzione potesse scaturire qualche forza e qualche dignità.” (6) L’affermazione, tratta da un discorso premesso alla collana “L’allegria”, permette di comprende l’evoluzione del pensiero dell’autore sulla guerra. Dopo la terribile esperienza in trincea sul Carso, egli comprese che non c’era eroismo né onore nell’azione bellica, ma solo un violento e distruttivo scontro tra esseri umani.. La vita di trincea si presentò dunque totalmente diversa rispetto alle aspettative ed anche da quanto idoleggiato dalla retorica dannunziana o dalla propaganda di Marinetti. Lo testimonia la poesia Veglia composta sotto Cima Quattro il 23 dicembre 1915.

Veglia

“Un'intera nottata buttato vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio con la congestione delle sue mani penetrata nel mio silenzio ho scritto lettere piene d'amore

Non sono mai stato tanto attaccato alla vita”

Il tema principale è la compresenza della vita con la morte nella realtà della guerra. Il poeta scrive infatti i suoi versi accanto ad un compagno massacrato: il corpo è descritto nei minimi dettagli, la bocca digrignata e le mani sono contratte dal freddo. Trovarsi vivo accanto al compagno massacrato rende però il poeta attaccato alla vita come non mai.

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Giuseppe Ungaretti in trincea

Il 28 aprile 1916 il reparto di Ungaretti è attestato alla sommità del monte Cappuccio, gli stretti camminamenti verso le posizioni avversarie vengono descritti dal poeta così:

«Stamani mi sono aggirato per questi budelli; c’è una fila ininterrotta di uomini stesi in lungo addosso a una parete; rasento l’altra per passare; la sola luce delle feritoie; un uomo erra di feritoia in feritoia, il fucile imbracciato, cercando la preda; in certi punti i nemici sono a tre metri; ora riposano; c’è una gran quiete».

Nella notte tra il 14 e il 15 maggio reparti ungheresi tentano di occupare alcune trincee nei pressi della Sella di San Martino e al Groviglio. Vengono respinti dai reparti italiani schierati tra il San Michele e San Martino al prezzo di 851 perdite tra morti, feriti e dispersi. Il 19° reggimento, che da solo ferma l’attacco proveniente da San Martino, perde 172 uomini, molti dei quali deceduti sotto il bombardamento. «All’alba c’è stato un putiferio del diavolo. Notte 14 sul 15, inferno! – Ce la siamo cavata bene», scrive laconico Ungaretti, confermando la sua partecipazione all’azione e l’orgoglio del soldato che ha fatto il proprio dovere.

Giuseppe Ungaretti prese parte a numerose battaglie durante la guerra, tra le quali i celebri conflitti sul fiume Isonzo (partecipò dal III al IX conflitto degli undici celebri scontri tra le truppe italiane e le truppe austro-ungariche): durante questi scontri gli Italiani riescono a conquistare numerosi territori nelle vicinanze del fiume. (7) Le principali basi guadagnate furono San Michele, San Martino del Carso (III battaglia), Asiago e Gorizia (VI battaglia). Da queste esperienze egli trarrà spunto per comporre la celebre poesia “San Martino del Carso”:

San Martino del Carso

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“Di queste case Non è rimasto Che qualche Brandello di muro Di tanti Che mi corrispondevano Non è rimasto Neppure tanto Ma nel mio cuore Nessuna croce manca E’ il mio cuore Il paese più straziato”

il poeta osserva lo scempio che la guerra ha operato in questo paese e pensa a tanti compagni caduti durante il conflitto, ma il loro ricordo è sempre vivo nel suo cuore che è simile a un cimitero ricco di ricordi: è immediato il passaggio dai brandelli di muro ai brandelli di carne. il ricordo dei morti è vivo nel cuore del poeta. L’immagine finale del cuore straziato richiama quella iniziale del brandello di muro, racchiudendo il componimento in un cerchio di dolore

Poesia e vita

Tuttavia, la guerra fu, più che un’esperienza, una scoperta che permise ad Ungaretti di acquisire maggiore consapevolezza della propria vocazione poetica e della condizione esistenziale dell’uomo. L’essere umano, di fronte al dramma della guerra, è “presente alla sua fragilità” e partecipe di un comune destino di sofferenza. Ma davanti alla tragedia collettiva del I conflitto mondiale, il poeta che è già in Ungaretti si rende immediatamente conto di non poter usare parole altisonanti e retoriche per descriverla. Ungaretti rifugge quindi dalla retorica carducciana o dal preziosismo ridondante di D’Annunzio e nella sua prima raccolta di liriche dettate dall’esperienza della guerra, Il Porto Sepolto del 1916 (confluita, poi, in Allegria di naufragi del 1919), dà forma e riesce a verbalizzare al contempo il proprio dolore individuale e la tragedia collettiva del conflitto.

Poesia

“Gentile Ettore Serra poesia è il mondo l’umanità la propria vita fioriti dalla parola la limpida meraviglia di un delirante fermento

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quando trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso”

Ungaretti non si sente un poeta-vate come D’Annunzio; la poesia è anzitutto silenzio, e in quel silenzio nasce la scoperta di una parola, che può essere solo quella e nessun’altra, perché scavata con pena, serietà e sofferenza nella propria esistenza.

A fine agosto del 1916 Ungaretti consegna sul Carso al giovane tenente Ettore Serra quello che considera il suo "tascapane spirituale", il quale contiene le poesie scritte nei mesi della guerra su foglietti, cartoline, margini di vecchi giornali, spazi vuoti di lettere ricevute.

L'intento del fante poeta è di affidare al tenente, che ha conosciuto nella primavera del 1916 a Versa e con il quale ha subito stretto una profonda amicizia, le poesie scritte nei mesi precedenti al fronte sul San Michele e sul Carso di Sagrado o nelle pause di recupero nei paesi vicini di Versa e Mariano, affinché non vadano perdute nell'eventualità della sua morte.

Ettore Serra ama la poesia ed è poeta egli stesso. Profondamente colpito dalla forza e dall'originalità di quei versi, egli propone all'amico soldato di pubblicarli a proprie spese. La prima silloge di Ungaretti uscirà in ottanta copie con il titolo "Il Porto Sepolto" nel dicembre del 1916 e raccoglie le poesie scritte in un anno, come confesserà l'autore, "dal primo giorno in trincea, e quel giorno era il giorno di Natale del '15 , e io ero sul Carso, sul Monte San Michele". (8)

Il titolo esprime la volontà del poeta di mantenere viva la voglia di vivere nonostante tutti gli aspetti negativi della guerra: essa è una resistenza alla morte, una fuga da essa. Comunque, Ungaretti, come espresso nel titolo della raccolta, oppone al “naufragio”, inteso come superstite di guerra, uomo con crisi di valori, consapevolezza di dolore e delusione, l’ “allegria”, ovvero, l’attaccamento alla vita e la volontà di ricominciare, grazie all’ancora di salvezza fornita dalla poesia. La raccolta contiene in gran parte le impressioni della prima guerra mondiale: il sentimento dell'attaccamento alla vita, che spinge il poeta a scrivere lettere piene d'amore, un giorno che è costretto a passare un'intera nottata vicino a un compagno massacrato (Veglia); il cuore impietrito dal dolore, divenuto simile alla pietra refrattaria del San Michele, indurita dal sole (Sono una creatura); il cuore ancora più straziato delle case sbriciolate dalla guerra, per la morte di tanti che gli corrispondevano (San Martino del Carso); il sentimento della precarietà della vita del soldato (Soldati); sbriciolate dalla guerra, per la morte di tanti che gli corrispondevano (San Martino del Carso); il sentimento della precarietà della vita del soldato (Soldati);.

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Copertina originale de “Il Porto Sepolto”

Hemingway’s experience

Ernest Hemingway (9) was assigned at the IV Section of the American Red Cross stationed in Schio. He arrived in Monastier, June 25th, 1918, on roads filled with abandoned corpses and ditches dug by grenades, to

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head the place of refreshment of the American Red Cross in place of Lieutenant Edward Mc Key, the first American who fell on our front. In the stasis of the war that followed the Battle of the Solstice, the young lieutenant could use a bicycle to visit the country between the Sile and the Piave; in Roncade he was guest of the American section of ambulances and he listened to a famous speech to the “Arditi” held by the poet Gabriele D'Annunzio who he deeply admired. He

Ernest Hemingway

made him, however, transfer to the frontline to get a closer look at the horrors of war and began to do service to the frontline soldiers in the trenches. On July 8th, while delivering groceries on the bank of the lower Piave near Fossalta, he was hit by an Austrian Minenwerfer. Hemingway took on his shoulder an Italian wounded soldier and walked unsteadily toward the command: he was again struck in the right leg by a machine gun, but he completed his mission. After a first aid he was brought to Milan by train; it was July 17th, in an American hospital he would know the nurse Agnes von Kurowsky, which would inspire the character of Catherine in the work "A Farewell to Arms". For his war experience he will be decorated with the silver medal for bravery.

In a letter he wrote to his parents: "Being injured means to be defeated for a good cause. There are no heroes in this war. All of us have life, and only a few are chosen. This does not mean that the chosen ones have special merits. "(October 18th, 1918)

In the preface of the novel “A Farewell to Arms” Hemingway wrote: “Since I've done too many wars, I'm sure to have some prejudices, and I hope to have many prejudices. [...] Wars are fought by the most beautiful people that there are, or let's say only by the people, for what, how much closer you get to where you fight and there more beautiful is the people you meet, but they are made, and caused started by precise economic rivalries and pigs that arise to profit. I am convinced that all the people who stands to profit the war and helps to ignite it should be shot on the same day that they begin to do so by the accredited representatives of the loyal citizens that fight. The author of this book would be very pleased to take charge of this shooting, if it were legally delegated by those who fight, and look after it is executed with all humanity and fairness as possible and to take care that all bodies be given a decent burial.

In this text we can find Hemingway’s conception, created by the wars in which he fought (First World War and Spanish Civil War): he hates war and the economic interests that cause it. Another element comes from the reading of this passage: the ability of the man to cause the death of another human being, with sangfroid, but just for a right cause.

Hemingway says that in the trenches there were the most beautiful people of society, most of them were member of poor classes and he considered them pure because they were excluded from power and economic interests that were the engine of the war.

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However, there is a contradiction between this preface and another sentence of the author Never think that the war, even if for a justified reason, is not a crime: so it’s possible say that the criticism to the powerful people of the countries would have caused these violent reactions.

“The war is not won with the victory”: the uselessness of the war is expressed in this sentence, written in the ninth chapter of his war work; the real values of the war are the pity and the compassion for the other human beings.

“In the ancient times it has been written that it is sweet and right to

Monumento in ricordo dell’impresa di Hemingway

die for the own country. But in modern war there isn’t anything right in death. We die like dogs without a reason”with this affirmation the author expresses his deep refusal of the war: it causes death of millions of people; moreover it has no right reasons and values: the war is done only for economical reasons. Hemingway is completely against the modern society moved by industrialization and economic market, this opinion appears also in the preface of “A Farewell to Arms” where the writer speaks about the stock of Wall Street and the suicide of his father, symbol of the society he hated.

Hemingway and his work

“A Farewell to Arms” (10) can be seen as a typical anti-war novel. The cruelty and uselessness of the war experienced at the front, changed completely Hemingway’s vision of war and heroism. The main character of the novel, who is a strictly autobiographical figure, understands the horrible sense of war: during the conflicts he met a girl, Catherine, and the comparison between love and war makes him aware of the importance of life. He decides to desert after the conflict of Caporetto and to move to Switzerland with his girlfriend. From this moment on the situation changes completely: the setting is beautiful and peaceful. The two lovers can live a normal and quiet life, without all the cruelties of the war.

The act of deserting can be seen from two points of views:

• An act of cowardice: the soldier decides to desert, abandoning friends and his sense of honour to live a quiet existence. He escapes from problems and enemies

• An act of courage and responsibility: the war renders human life meaningless and the abstract values of “glory” and “justice” don’t really exist in the conflicts. Therefore Frederic prefers to choose a life with his girlfriend (who is also pregnant). The new life is the symbol of the victory of love against the war.

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Style:

Ernest Hemingway was first a journalist and then a writer: his style is really clear, simple and direct. The novel is written in short and meaningful sentences; there are not round- about expressions. The focus of the writing is always on facts. Moreover the experience of the front is moreover really difficult to describe, the brutality and the nonsense of the actions during the war are almost impossible to be told.

Comment:

Fredric is the symbol of a generation (in which also Hemingway takes part) that has lost the traditional values, like patriotism and middle class moral: the war is the consequence of them and the desert chosen by the protagonist signs the attempts to create a new society (that refuses nationalism, heroism and the ethic of XIX century) symbolized in the novel by the new life in Switzerland with Catherine. The failure of this attempts is caused by the impossibility to create a new world from an arid situation as the one in Europe after the First World War: for this reason Catherine is condemned to die, leaving Fredric alone in a destroyed and gloomy world. Therefore the main themes of the novel are war, love and death: this last one is an everywhere presence that comes out during Frederic’s experience, it brings away Catherine and a lot of the protagonist’s war friend. The presence of death is always associated with the rain: in fact, at the very end of the book, when Catherine and her child have just died, Frederic finds himself alone under the rain.

CONCLUSIONE

Ho notato che la mia visione nei confronti della guerra è cambiata durante la stesura della tesina: inizialmente questo lavoro doveva

essere un’analisi oggettiva dei comportamenti di due autori durante la Prima Guerra Mondiale, senza prese di posizione e giudizi. In

realtà essa è diventata invece una ricerca sul dramma della guerra, sulla distruzione fisica e psicologica che essa porta negli animi di

coloro che hanno provato questa terribile esperienza.

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Funerale alpino, foto d’epoca

Questo lavoro mi ha permesso di cambiare idea nei confronti della guerra, in quanto prima la vedevo come l’attuazione di valori morali ed etici quali il coraggio,il patriottismo e il senso di giustizia, mentre le descrizioni fatte da Hemingway e Ungaretti mi hanno permesso

di comprendere quanto inutile e drammatico sia in realtà uno scontro mondiale come quello che essi hanno vissuto.

Note:

(1) Il patto di Londra, com’è noto, fu siglato nella capitale del regno Unito un mese prima

dello scoppio del conflitto su fronte italiano; si trattò di una decisione presa, ad insaputa del

Parlamento e contro l’opinione pubblica, per la maggior parte schierata sulle posizioni dei

neutralisti ,dal re Vittorio Emanuele III e dal capo del Governo Antonio Salandra, sostenuti

dai vertici militari. Si rompeva così la Triplice Alleanza, il patto militare esclusivamente

difensivo con l’Austria e la Germania che durava dal 1882.

(2) Al gruppo dei Neutralisti appartenevano:

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i socialisti, che ritenevano la guerra fosse voluta dalle grandi potenze europee

imperialiste e capitaliste, ma la loro posizione era indebolita dalle posizioni

interventiste dei socialisti europei;

i cattolici seguivano l'orientamento dato dal pontefice che si schierò contro la

guerra, anche se rimaneva ancora il contrasto tra l'obbligato neutralismo dettato

Chiesa e la lealtà allo Stato di cui facevano parte;

i giolittiani, i quali sostenevano che l'Italia non era preparata a sostenere una guerra

che sarebbe durata molto tempo e richiesto numerose risorse economiche e militari.

Giolitti non si limitò solamente a manifestare la sua posizione sulla situazione

italiana, ma formulò un'analisi sulla situazione internazionale. Giolitti riteneva che

l'Italia avrebbe potuto ottenere numerosi vantaggi senza la guerra, indicando

l'opportunità di contrattare la neutralità come se fosse una vittoria. L'Austria non

poteva resistere all'urto di altre diverse nazionalità, nonostante questo di dimostrava

contraria a qualsiasi cessione di territori, nonostante le pressioni tedesche.

(3) Allo schieramento degli interventisti appartenevano:

gli "interventisti democratici" e i "socialisti riformisti": i primi erano sostenitori di

una pronta cessione delle terre irredente mentre i secondi ritenevano che solo

sconfiggendo gli imperi centrali si potevano sostenere le aspirazioni di indipendenza

nazionale e di democrazia dell'Europa intera. Un ruolo importante fu dato dagli

esponenti del sindacalismo rivoluzionario guidato da Mussolini, che criticando la

posizione dei socialisti italiani credeva nella prospettiva rivoluzionaria generata dalla

sconfitta degli imperi centrali ;

i nazionalisti che vedevano nella guerra la possibilità di sostenere le loro ambizioni

espansionistiche

i liberali conservatori che vedevano nella guerra la possibilità di dare al parlamento

poteri straordinari tali da far finire per sempre le riforme giolittiane, inoltre e

puntavano a riottenere i territori del Trentino e Trieste e di far acquistare all'Italia lo

status di grande potenza.

i principali personaggi della cultura e della società dell’epoca: il re, il primo ministro,

i futuristi, il poeta Gabriele D’Annunzio e i principali industriali dell’epoca (tra di essi

Agnelli).

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(4) Vale la pena di ricordare per la lucidità e la preveggenza la posizione dell’ormai anziano

statista, che nelle sue memorie scrisse al proposito: “Io avevo invece la convinzione che la

guerra sarebbe stata lunghissima (…) A chi mi parlava di una guerra di tre mesi rispondevo

che sarebbe durata almeno tre anni, perché si trattava di debellare i due imperi militarmente

più organizzati del mondo, che da oltre quarant’anni si preparavano alla guerra (…) che il

nostro fronte sia verso il Carso, sia verso il Trentino presentava difficoltà formidabili (…)

Ciò che n era facile prevedere erano gli immani sacrifici d’uomini che avrebbe imposto la

guerra perla sua terribile violenza, dati i nuovi, micidiali messi di offesa e di difesa che la

scienza e la tecnica moderna avevano inventati (…)

(5) Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi nel 1888; si trasferì poi a Parigi, dove studiò all’università della Sorbona e studiò il Simbolismo

francese. Ritornato in Italia iniziò a pubblicare alcune poesie presso “Lacerba” e in seguito

con “La Voce”. Egli fu convinto interventista e poi volontario durante la prima guerra

mondiale.

Dopo la fine del conflitto ritornò a Parigi, dove lavorò come corrispondente del giornale del

“Popolo d’Italia” (Mussolini direttore); nel 1921 si trasferì a Roma dove lavorò presso il

ministero degli esteri. A Roma fu amico di Mussolini, il quale scrisse la prefazione alla

seconda edizione de il porto sepolto.

Nel 1936 accettò la cattedra di lingua e letteratura italiana dell’università di San Paolo in

Brasile. Nel 1942 per “chiara fama” divenne titolare della cattedra di letteratura italiana

contemporanea all’università di Roma, che conservò, nonostante un processo di

epurazione (dopo la Liberazione) per i suoi rapporti con il Fascismo, fino al 1958. Morì infine

a Milano nel 1970.

(6) passaggio tratto da una prefazione, fatta dallo stesso Ungaretti, inserita prima di una

delle sue liriche ne “L’Allegria”.

(7) Le battaglie più importanti, sul fronte italiano, della prima guerra mondiale furono molte

e cruente: da ricordare gli scontri sul fiume Isonzo (dove si svolsero le principali azioni di

guerra di trincea), Ma fondamentali per comprendere la poesia di Ungaretti sono anche :

Monte San Michele: Il San Michele grazie alla sua posizione dominava la bassa valle

dell'Isonzo e permetteva di tenere sotto controllo la città di Gorizia. A seguito della Prima

battaglia dell'Isonzo, la postazione venne pesantemente fortificata dagli austroungarici,

tramite un ampio sistema di caverne e ricoveri, e munita di cannoni di grande calibro.

L'esercito italiano tentò per mesi di conquistarlo, tanto che la sanguinosa Seconda battaglia

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dell'Isonzo è nota anche come battaglia del San Michele, perché ivi lo sforzo italiano fu più

concentrato e intenso. Le estese fortificazioni, difese da reparti ungheresi, resistettero a

diversi attacchi e il monte cadde nelle mani dell'esercito italiano solo durante la Sesta

battaglia dell'Isonzo.

Fu teatro del primo attacco condotto con i gas sul fronte italiano: il 29 giugno del 1916

l'esercito austroungarico attaccò di sorpresa l'esercito italiano utilizzando una miscela di

cloro e fosgene con relativo successo.

San Martino del Carso: durante gli scontri il paese che ispirò l’omonima poesia venne

completamente distrutto. Particolarmente cruenti furono i combattimenti alla Trincea delle

Frasche: al termine del conflitto venne completamente riedificato ad una quota più bassa.

Battaglia del Solstizio: è una celebre battaglia, combattuta nel giugno 1918 dal Regio

Esercito Italiano da una parte e dal esercito Austro-ungarico dall'altra. Fu l'ultima grande

offensiva sferrata dagli austriaci nel corso della prima guerra mondiale e si spense davanti

alla valorosa resistenza dei soldati italiani. Il nome "battaglia del solstizio" fu ideato dal

poeta Gabriele D'Annunzio, lo stesso che poco dopo, il 9 agosto1918, con 11 aeroplani

sorvolerà Vienna gettando dal cielo migliaia di manifestini, inneggianti alla vittoria italiana.

(8) “L’Allegria” è una raccolta di poesie brevi, scritte dall’autore durante la sua esperienza in trincea: essa uscirà in varie edizioni, le due principali furono quelle del 1919 e del 1931.

La raccolta segna la prima fase della poesia di Ungaretti, fondata sullo stile e sulle poesie

brevi. Le liriche sono legate alle esperienze di soldato durante la Prima Guerra Mondiale.

Il titolo della lirica “ Allegria di naufragi” esprime la volontà del poeta di mantenere viva la

voglia di vivere nonostante tutti gli aspetti negativi della guerra: essa è una resistenza alla

morte, una fuga da essa.

Comunque, Ungaretti, come espresso nel titolo della raccolta, oppone al “naufragio”, inteso

come superstite di guerra, uomo con crisi di valori, consapevolezza di dolore e delusione, l’

“allegria”, ovvero, l’attaccamento alla vita e la volontà di ricominciare, grazie all’ancora di

salvezza fornita dalla poesia. La raccolta contiene in gran parte le impressioni della prima

guerra mondiale: il sentimento dell'attaccamento alla vita, che spinge il poeta a scrivere

lettere piene d'amore, un giorno che è costretto a passare un'intera nottata vicino a un

compagno massacrato (Veglia); il cuore impietrito dal dolore, divenuto simile alla pietra

refrattaria del San Michele, indurita dal sole (Sono una creatura); il cuore ancora più

straziato delle case sbriciolate dalla guerra, per la morte di tanti che gli corrispondevano

(San Martino del Carso); il sentimento della precarietà della vita del soldato (Soldati);

sbriciolate dalla guerra, per la morte di tanti che gli corrispondevano (San Martino del

Carso); il sentimento della precarietà della vita del soldato (Soldati).

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(9) Hemingway was born in 1899 in Chicago; he studied at the Municipal High School in Chicago, where he started writing novels. He refused to attend university and in 1917, to

affirm his independence, he moved to Kansas City, where he started working for a local

newspaper, the “Kansas City Star”.

In the same year the U.S.A. entered the First World War (6th April 1917): Hemingway decided

to take part in the war as Red Cross ambulances driver. He was sent to the Italian front

where he was severely wounded: he spent some times in a hospital in Milan where he fell in

love with a nurse (these experiences inspired the famous work “A Farewell To Arms”).

Returned to the U.S.A. he was decorated for his bravery and treated as a war hero.

He went back to journalism and he got married the following year (the first of four

marriages), he had three sons; he died in 1961.

(10) “A Farewell To Arms” is one of most important novels of Hemingway’s production,

published in 1929. This novel is partly based on Hemingway’s experiences in the First World

War: the main character is Frederic Henry, an American lieutenant who took part in the war

before, during and after the battle of Caporetto. He is a volunteer who discovered that the

war was really less enchanting as he believed. In the spring of 1917 he met a nurse,

Catherine Barley, and he started a love relationship with her.

24th October 1917 the Italian front was broken by the Austrian-German army: the group of

ambulances of Henry were swept away by the soldiers’ chaotic retreat. The drivers were

obliged to leave the ambulances and, after some hours they were stopped on a bridge by

the “Battle Police”: Henry, with an eventful action, saved himself by diving in the river. In

this moment started his deserter’s life.

He succeeded in reaching Catherine near the Maggiore lake and during a tempestuous night

they escaped in Switzerland, sailing on the lake.

They started a new happy and quiet life. Moreover, Catherine is waiting for a baby.

Unfortunately both Catherine and the baby died in childbirth, so Frederic found himself

alone in the world. The novel ended with him who walked in the rain.

Bibliografia:

• VINCENZO DE CAPRIO, Progetto letteratura, III B Milano, 2003

• ANTONIO DESIDERI, Storia e Storiografia, III Firenze, 1997

17

• CARLA RHO FIORENTINA, CIARAN WARD, DENIS DELANEY, Voices and Visions, 2004

• SALVATORE GUGLIELMINO, Guida Al Novecento, Milano, 2002

• RICCARDO MARCHESE, Piani e percorsi della storia, III Milano, 2005

• MARIO PAZZAGLIA, Gli autori della letteratura italiana, III Bologna, 1993

• A cura di FERNANDA PIVANO, “Hemingway, romanzi”, Milano, 1992

Sitografia:

▲ www.wikipedia.org

▲ www.amicidicastelnuovo.it

▲ www.spigolature.net

▲ www.cimeetrincee.it

▲ www.grandeguerra.ccm.it

▲ www.primaguerramondiale.it

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