Tesina di maturità -la guerra e i suoi testimoni
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Tesina di maturità -la guerra e i suoi testimoni

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I.I.S.S. “Michele Dell’Aquila” San Ferdinando di Puglia

La guerra e i suoi testimoni Tesina per l’Esame di Maturità

Sisto Domenico Classe 5^A SIRIO

A.S. 2011-2012

“La guerra è il massacro di persone che non si conoscono,

per conto di persone che si conoscono ma non si massacrano”

Anonimo

Indice

Storia - La prima guerra mondiale • L’Europa e il mondo alla vigilia della guerra

• 1914: dall’attentato di Sarajevo alla guerra europea

• 1914-1915: dalla guerra di movimento alla guerra di usura

• La guerra nelle trincee e la nuova tecnologia militare

• L’Italia nella grande guerra

• 1915-1916: la grande strage

• La mobilitazione totale e il “fronte interno”

• 1917: la svolta del conflitto

• L’Italia e la disfatta di Caporetto

• 1917-1918: l’ultimo anno di guerra

• I trattati di pace e la nuova carta d’Europa

Italiano - Giuseppe Ungaretti • Vita e opere

• L’Allegria

• Veglia

• San Martino del Carso

• L’Ermetismo

• Collegamento a… Eugenio Montale

Scienze delle finanze - Il bilancio dello Stato in Italia • Introduzione

• La legge finanziaria

• Il bilancio annuale di previsione

• Il bilancio pluriennale di previsione

• I documenti di programmazione finanziaria

• Variazioni di bilancio

• Fondi di riserva e fondi speciali

• I residui

• Il rendiconto generale dello Stato

Economia Aziendale - L’imposizione fiscale in ambito aziendale

• Le imposte dirette e indirette

• Il concetto tributario di reddito d’impresa

• I principi su cui si fonda il reddito fiscale

• La svalutazione fiscale dei crediti

• La valutazione fiscale delle rimanenze

• Gli ammortamenti fiscali delle immobilizzazioni

• Le spese di manutenzione e di riparazione

• La deducibilità fiscale dei canoni di leasing

• Il trattamento fiscale delle plusvalenze

• Il trattamento fiscale dei dividendi su partecipazioni

• Le dichiarazioni dei redditi annuali

• Il versamento delle imposte dirette

Diritto - Il Parlamento • Premessa

• Il Parlamento

• Le elezioni e il funzionamento delle Camere

• Le più importanti funzioni del Parlamento

Inglese - The United Kingdom: politics and government • The system of Government

• The Monarchy

• The Parliament

• The Prime Minister

• Political parties

Matematica - Studio completo della funzione

Introduzione

STORIA / ITALIANO La prima guerra mondiale, evento che traumatizzò il mondo intero a causa della sua violenza e del costo che ebbe in vite umane, portò con sé una generale disillusione degli ideali e un sentimento di pessimismo. In Italia le difficoltà espressive di poeti e non, contribuirono alla nascita di poetiche scarnificate della parola, ridotta all’osso, semplificata al massimo.

Esempio emblematico di questo stile fu la poesia di Giuseppe Ungaretti, che concentrò le sue energie in una ricerca stilistica mirata a un’essenzialità estrema, dove le parole, limate in un lavorio continuo, si riducono sempre di più, dando vita a versi brevissimi, sempre più incisivi e sintetici. Ungaretti fu uno dei maggiori innovatori della poesia italiana ed è considerato, per certi aspetti, un precursore dell’Ermetismo.

SCIENZA DELLE FINANZE / ECONOMIA AZIENDALE Il bilancio dello Stato italiano è un documento contabile complesso, nel quale le voci di entrate rappresentano un elemento importante. La stragrande maggioranza di queste entrate è di natura fiscale.

Analizzerò, dunque, il bilancio dello Stato italiano descrivendo anche come attraverso l’emanazione di diverse leggi si è giunti alla sua attuale struttura e presenterò le caratteristiche generali dell’imposizione fiscale in ambito aziendale, con specifico riferimento alla liquidazione delle imposte dirette.

DIRITTO / INGLESE In Italia ci sono quasi mille parlamentari, un dato nettamente più alto rispetto agli altri Paesi europei e agli Stati Uniti.

I parlamentari italiani percepiscono tra indennità di carica, rimborsi spese, «gettoni di presenza», agevolazioni di varia natura, somme piuttosto consistenti.

Analizzerò le differenze che intercorrono tra Camera e Senato, le modalità attraverso cui il Parlamento esercita la funzione legislativa, il modo in cui vengono eletti i parlamentari e quali responsabilità hanno.

Presenterò, inoltre, il sistema di Governo britannico attraverso la descrizione dei suoi organi principali: the Monarchy, the Parliament, the Prime Minister, political parties.

MATEMATICA

Si definisce funzione una legge di natura qualsiasi che ad ogni elemento x di D ⊆ R, associa uno ed un solo numero reale y. Una funzione viene indicata con la seguente notazione:

y = f (x) con x F 0C E D, y F 0C E R

Mi occuperò, in dettaglio, dello studio della seguente funzione:

I passi da seguire per studiare in modo completo una funzione e tracciare il grafico esatto possono essere così riassunti.

1) Individuazione del dominio della funzione.

2) Ricerca delle intersezioni, se esistono, con gli assi cartesiani.

3) Studio del segno della funzione per individuare in quali intervalli del dominio essa è positiva o negativa.

4) Calcolo dei limiti per individuare il comportamento della funzione agli estremi del dominio e ricerca di eventuali asintoti.

5) Calcolo della derivata prima della funzione e conseguente:

• individuazione dei punti a valore stazionario (f F 0A 2(x)=0);

• individuazione degli intervalli in cui la funzione è crescente o decrescente (segno di f F 0A 2(x));

• individuazione di eventuali punti di massimo e minimo relativi.

6) Calcolo della derivata seconda della funzione e conseguente:

• individuazione della concavità della curva (segno di f F 0A 2F 0A 2(x));

• individuazione degli eventuali punti di flesso.

La Prima Guerra Mondiale

1. L’Europa e il mondo alla vigilia della guerra

Tra le principale cause della prima guerra mondiale un ruolo determinante fu dato dal forte contrasto imperialistico per il dominio economico mondiale attraverso le colonie,tra la Germania e, dalla Francia e Inghilterra dall'altro lato.

Il popolo tedesco si era costituito come nazione capitalistica dopo aver inflitto una dura sconfitta alla Francia, nella Battaglia di Sedan del 1870. L’unificazione nazionale era avvenuta sotto l’egemonia della Prussia, uno dei suoi 25 stati. Nel 1871 venne proclamato l’impero tedesco con Guglielmo I come imperatore.

Gli stati della Germania erano presieduti da un governo centrale.

Il Cancelliere Bismarck, l’imperatore e lo stato maggiore disponevano di ogni potere, mentre il parlamento non aveva diritto ad esercitare alcun vero controllo. Anche il consiglio federale, formato dai rappresentanti dei diversi Stati, aveva poteri molto limitati.

Bismarck creò, tra le classi dominanti, un’intesa di stampo conservatore.

Gli junker, l’aristocraziaagraria, che occupavano i posti di rilievo nell’esercito e nella pubblica amministrazione, e gli industriali,formavano un’alleanza consolidata grazie all’esito positivo della guerra contro la Francia ed al raggiungimento dell’unità nazionale.

Bismarck mise in atto una politica repressiva sia nei confronti della classe operaia che del partito socialdemocratico che la rappresentava, impedendo che venissero emanasse leggi a favore della libertà di stampa, di riunione, etc. Varò poi un sistema di assicurazioni sociali (per malattie, infortuni e vecchiaia), al fine di contenere le rivendicazioni dei ceti marginali. Era contrario anche al partito cattolico, ma trovò in seguito il modo di allearsi con i cattolici con la Chiesa contro i socialisti.

Nel 1864, Bismarck attaccò la Danimarca, sottraendole i ducati dello Shleswig e dello Holstein e, nel 1866, dichiarò guerra all’Austria costringendola a proclamare l’indipendenza dell’Ungheria, e dando origine all’impero austro-ungarico con due capitali: Vienna e Budapest. All’Italia venne concesso il Veneto. Nel 1870 mise la Francia nelle condizioni di dichiarare guerra alla Prussia, che sconfisse a Sedan, facendo nascere il Reich tedesco. La Germania ottiene l’Alsazia e la Lorena.

Nel 1873 promosse il “Patto dei tre imperatori”, firmato da Germania, Austria e Russia, che però ebbe durata breve a causa dei contrasti insanabili tra Austria e Russia nei Balcani. Qui i principati danubiani erano uniti in un solo Stato. La Romania, la Serbia, il Montenegro, la Bosnia, l’Erzegovina e la Bulgaria volevano liberarsi dell’egemonia ottomana e, a tal fine, decisero di chiedere aiuto alla Russia, che dichiarò guerra alla Turchia nel 1877, costringendola a riconoscere l’indipendenza o l’autonomia amministrativa degli Stati in questione.

L’Austria minacciò quindi di dichiarare guerra alla Russia.

Bismarck, per evitare lo scontro, nel 1878 organizzò un Congresso Internazionale a Berlino, durante il quale venne riconosciuta l’indipendenza di diversi Stati balcanici ed, inoltre, venne assegnata all’Austria una sorta di protettorato sulla Bosnia e l’Erzegovina. La Russia, invece, che aveva vinto la guerra anti-turca, ottenne esclusivamente la Bessarabia.

Dal Congresso di Berlino l’Inghilterra ottenne il riconoscimento del possesso dell’isola di Cipro, posizione strategica per l’accesso al Mediterraneo orientale.

L’Italia, nonostante facesse parte della Triplice Alleanza, non ottenne nulla, anche se il trattato prevedeva ricompense in caso di espansione dell’Austria verso i Balcani.

La Russia si avvicinò ulteriormente alla Francia in funzione anti-tedesca ed anti-austriaca, anche se, nel 1887, Russia e Germania firmarono un “ Trattato di Contro-Assicurazione”, ottenendo, in cambio di un reciproco disimpegno nei Balcani, che la Russia rimanesse neutrale qualora la Francia avesse dichiarato guerra alla Germania.

Nel 1908 l’Austria approfittò di un colpo di stato in Turchia, ad opera dei “Giovani Turchi”, che volevano annettere in modo definitivo Bosnia ed Erzegovina al proprio territorio, assicurandosi il riconoscimento di Germania ed Italia. Tale annessione fu sicuramente una delle cause della prima guerra mondiale e portò alla nascita di un movimento irredentista slavo che, nel 1914, eliminerà l’erede al trono austriaco, l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, scatenando la ritorsione dell’Austria contro la Serbia e, di seguito, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Quando iniziò la propria espansione coloniale, la Germania incontrò subito forti resistenze da parte della Francia e dell’Inghilterra. Nonostante ciò, tra il 1883ed il 1885, riuscì ugualmente ad occupare i seguenti territori:

• Togo e Camerun;

• Africa sud-occidentale;

• Uganda e Tanganika;

• Nuova Guinea e arcipelago “Bismarck”;

• Isole Marianne e Caroline;

Nel 1893 la Francia si alleò con la Russia, seguita nel 1907 anche dall’Inghilterra. Nacque così la Triplice Intesa.

Nella Conferenza di Algesiras del 1906, la Francia può impose il proprio protettorato sul Marocco, ma in cambio riconobbe alla Germania parte del Congo.

Nel 1907 la Russia stipulò un accordo con l’Inghilterra, finalizzata a regolamentare i rispettivi interessi in Persia, Afghanistan e Tibet.

Nel 1912-13 ebbero luogo le due guerre balcaniche condotte prima dalla Lega balcanica (Serbia, Montenegro, Bulgaria e Grecia), e dopo dalla Bulgaria.

2. 1914: dall’attentato di Sarajevo alla guerra europea

Il 28 giugno 1914 uno studente serbo-bosniaco, Gavrilo Princip, uccise con due colpi di pistola l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie mentre attraversavano su un’auto scoperta le vie di Sarajevo, capitale della Bosnia.

L’Austria compì la sua prima mossa inviando il 23 luglio un durissimo ultimatum alla Serbia, al quale seguì il 28 luglio la dichiarazione di guerra e il bombardamento di Belgrado. La dichiarazione di guerra austriaca mise in moto quell’ingranaggio noto come il “meccanismo delle alleanze”, che trascinò nel conflitto tutte le grandi potenze, che si unirono nella Triplice Intesa formata da Gran Bretagna, Francia e Russia e, nella Triplice Alleanza formata da Germania, Austria-Ungheria e Italia, che in un primo momento si dichiara neutrale e successivamente entra in guerra accanto agli stati dell’Intesa per motivi che vedremo più avanti.

3. 1914-15: dalla guerra di movimento alla guerra di logoramento

La pratica ormai generalizzata della coscrizione obbligatoria e le accresciute possibilità dei mezzi di trasporto consentirono ai belligeranti di mettere in campo rapidamente eserciti di proporzioni mai

conosciute prima. Nessuna fra le potenze belligeranti aveva elaborato concezioni strategiche diverse da quelle della tradizionale guerra di movimento, che si fondava sulla manovra offensiva, sullo spostamento rapido di ingenti masse di uomini in vista di pochi e risolutivi scontri campali.

L’inizio delle operazioni belliche fu della Germania, con il cosiddetto piano Schlieffen, che prevedeva una rapida invasione della Francia attraverso il Belgio violando la sua neutralità, e

successivamente l’invasione della Russia con l’aiuto delle truppe austro-ungariche, attraverso la Prussia e la Galizia. Il 4 agosto la Germania invase il Belgio provocando la reazione degli inglesi che appoggiarono le truppe francesi e si diresse velocemente verso Parigi. In un primo momento il piano tedesco sembrò riuscire, costringendo le truppe francesi comandate dal generale Joffre ad una frettolosa ritirata. Ai primi di settembre le truppe tedesche si attestarono lungo il corso della Marna, a pochi chilometri da Parigi. Nel frattempo sul fronte orientale, le truppe tedesche, comandate dal generale Hindenburg, fermavano i russi che tentavano di penetrare in Prussia orientale, sconfiggendoli nelle grandi battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. Il 5 settembre iniziò la battaglia della Marna, che vide le truppe francesi, con l’aiuto inglese, costringere le armate tedesche alla ritirata, dopo una settimana di attacchi. Da quel momento in poi la guerra di movimento prevista dal piano Schlieffe n, che doveva essere rapida e vittoriosa, si trasformò in quella sporca e lunghissima guerra di logoramento che fu la guerra di trincea, che vide gli eserciti praticamente immobili, che si affrontav ano in una serie di sterili quanto sanguinosi attacchi, inframm ezzati da lunghi periodi di stasi.

4. La guerra nelle trincee e la nuova tecnologia militare

La vita nelle trincee (fossati scavati nel terreno per mettere al riparo i soldati dal fuoco nemico), monotona e rischiosa al tempo stesso, logorava i combattenti nel morale oltre che nel fisico e li gettava in uno stato di apatia e torpore mentale. Vivevano in condizioni igieniche deplorevoli, senza potersi lavare né cambiare.

Pochi mesi di guerra nelle trincee furono sufficienti a far svanire l’entusiasmo patriottico con cui molti combattenti avevano affrontat o il conflitto, e provocò anche molti atti di renitenza alla leva, di diserzione, di insubordinazione e di autolesionismo per essere dispensati dal servizio al fronte.

Il primo conflitto mondiale, inoltre, si caratterizzò pure per l’applicazione di nuove armi: gas, aerei, carri armati, sottomarini. Alcune di esse, tuttavia – gli aerei e i carri armati – trovarono una applicazione sistematica e intensiva nel corso del secondo conflitto mondiale.

5. L’Italia nella Grande Guerra

Allo scoppio delle ostilità, nel giugno del 1914, il regno d’Italia, legato ad Austria e Germania da un trattato difensivo, dichiarò la propria neutralità, in quanto era stato proprio l’impero di Francesco Giuseppe a scatenare la guerra, senza, peraltro, nemmeno consultare la giovane monarchia di Vittorio Emanuele III. L'Italia si trovò divisa in due linee:

• i neutralisti, che si opponevano all’ingresso in guerra dell’Italia, come i cattolici, contrari alla guerra per ragioni di principio, i socialisti, che giudicavano che la guerra si facesse per i contrastanti interessi della borghesia imperialista dei vari paesi e ritenevano che le masse proletarie non avrebbero potuto trarne che sofferenze e sacrifici, e i liberali giolittiani, convinti che l’Italia avrebbe potuto realizzare i suoi obiettivi attraverso la via dei negoziati;

• gli interventisti, favorevoli all’ingresso dell’Italia in guerra, come i democratici che consideravano l’intervento italiano come il compimento del ciclo delle guerre risorgimentali, i conservatori che miravano ad ottenere attraverso la guerra, l’espansione economica e politica dell’Italia, i nazionalisti che speravano che l’Italia potesse affermare la sua vocazione di grande potenza imperialista, e i socialisti rivoluzionari di BenitoMussolini direttore dell’«Avanti!», in un primo tempo schieratosi contro la guerra, ma poco dopo aveva mutato atteggiamento e si era dichiarato a favore dell’intervento.

Mentre divampava il contrasto tra interventisti e neutralisti, il governo italiano stipulò segretamente, all’insaputa del Parlamento il patto di Londra con le potenze dell’Intesa, in base al quale si impegnava a scendere in guerra entro un mese contro gli avversari dell’Intesa, in cambio del Trentino Alto Adige, Trieste, Istria, la Dalmazia (esclusa la città di Fiume) e la base di Valona in Albania. Stipulato il patto, il governo dovette affrontare la difficile situazione politica interna. I neutralisti avevano la maggioranza in parlamento che ostacolava così la ratifica del patto. I rischi di una crisi istituzionale portarono l’Italia a dichiarare guerra all’Austria il 23 maggio 1915.

6. 1915-16: la grande strage

Le truppe italiane comandate dal generale LuigiCadorna, sferrarono i loro primi attacchi contro le forze dell’Intesa lungo il corso dell’Isonzo e sulle alture del Carso, senza però ottenere alcun successo, ma perdendo numerosi uomini. L’anno successivo il fronte occidentale fu caratterizzato da due sanguinosissime e logoranti battaglie, quella di Verdun e quelladella Somme, provocando più

di 600.000 vittime.

Il 1915 fu caratterizzato anche dal “blocco navale” attuato dall’Inghilterra contro gli imperi centrali. I tedeschi cercarono allora di spezzare questo blocco ingaggiando una guerra sottomarina. Nel giugno del 1916, mentre si andava esaurendo l’offensiva tedesca contro Verdun, l’esercito austriaco passò all’attacco sul fronte italiano con la cosiddetta Strafexpedition(spedizione punitiva) contro il vecchio alleato accusato di tradimento, ma l’esercito italiano riuscì faticosamente ad arretrare sugli altipiani di Asiago e a contrattaccare. Il contraccolpo psicologico nel paese fu fortissimo. Sul fronte orientale la Russia riuscì a riconquistare i territori persi l’anno prima.

7. La mobilitazione totale e il «fro nte interno»

La guerra coinvolse direttamente anche i civili – il caso limite fu lo sterminio degli armeni – e trasformò profondamente la stessa vita delle popolazioni dei paesi in conflitto. In campo economi co si dilatò enormemente l’intervento statale, teso a garantire le risorse necessarie allo sforzo bellico. Il potere dei governi fu largamente condizionato da quello dei militari e, in genere, tutta la società fu soggetta a un processo di «militari zzazione». Tutti i mezzi furono usati per combattere i «nemici interni» e per mobilitare la popolazione verso l’obiettivo della vittoria. Strumento essenziale per questa mobilitazione era la propaganda: una propaganda che non si rivolgeva soltanto alle truppe, ma cercava anche di raggiungere in tutti i modi possibili la popolazione civile.

8. 1917: la svolta del conflitto

Il 1917 fu un anno caratterizzato dalla Rivoluzione Russa e dall’ingresso in guerra degli Stati Uniti. In Russia agli inizi di marzo uno sciopero generale degli operai di Pietroburgo, si trasformò in un’imponente manifestazione politica contro il regime zarista. Quando i soldati chiamati a ristabilire l’ordine rifiutarono di sparare sulla folla e fraternizzarono con i dimostranti, la sorte della monarchia fu segnata; lo zar Nicola II abdicò il 15 marzo pochi giorni dopo fu arrestato con l’intera famiglia reale. Il governo provvisorio intendeva continuare la guerra, ma in ottobre un’insurrezione guidata dai bolscevichi lo rovesciò e il potere fu assunto da un governo rivoluzionario presieduto da Lenin, che decise subito di porre fine alla guerra firmando la pace di Brest-Litovsk, che li obbligò a cedere la Polonia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania ed a riconoscere l’indipendenza dell’Ucraina.

Gli Stati Uniti dopo l’affondamento per mano tedesca della nave passeggeri americana Lusitania entrarono in guerra contro la Germania, accusata di aver avviato una guerra sottomarina aggressiva e indiscriminata. L’intervento americano risultò decisivo soprattutto sul piano economico.

9. L’Italia e la disfatta di Caporetto

Anche per l’Italia il 1917 fu l’anno più difficile della guerra. Il 24 ottobre 1917 gli austriaci, forti dei rinforzi provenienti dal fronte russo, lanciarono una violenta offensiva nella zona di Caporetto travolgendo le linee italiane sfondando il fronte e dilagando nelle retrovie. In pochi giorni tutto il Friuli venne invaso. Le cause della sconfitta di Caporetto furono gli errori di alcuni comanda nti e le scarse motivazioni dei soldati al fronte dopo anni di guerra sanguinosa ed inutile. Destituit o il generale Cadorna fu sostituito da Armand o Diaz.

10. 1917-18: l’ultimo anno di guerra

Nel giugno del 1918, dopo una settimana di combattimenti, le truppe italiane riuscirono a respingere l’avanzata austriaca sul Piave.

In tutto il paese si formò uno straordinario spirito di coesione nazionale ed anche i socialisti, da sempre contrari al conflitto, diedero tutto il loro appoggio per fronteggiare il nemico, contribuendo alla nascita di un governo di unità nazionale alla guida di Vittorio Emanuele Orlando, che lanciò, alla nazione, il vigoroso appello a “resistere” ad ogni costo. Inoltre, la creazione di un Servizio P – cioè propaganda – cercò di prospettare ai soldati la possibilità di vantaggi materiali di cui il paese e i singoli cittadini avrebbero potuto godere in caso di vittoria; ci si sforzò anche di presentare la guerra come una lotta per un più giusto ordine interno e internazionale. Il 24 ottobre, gli italiani lanciarono un’offensiva sul fronte del Piave, vincendo la battaglia di Vittorio Veneto, che vide il crollo dell’esercito austriaco e la successiva firma dell’armistizio con l’Italia, avvenuta il 4 novembre a Villa Giusti presso Padova. Intanto la situazione precipitava anche in Germania, dove ai primi di novembre i marinai di Kiel, dov’era concentrato il grosso della flotta tedesca, si ammutinarono e diedero vita insieme agli operai della città, a consigli rivoluzionari ispirati all’esempio russo. I moti dilagarono in tutta la Germania, mentre il Kaiser fu costretto a fuggire in Olanda, imitato dall’imperatore d’Austria Carlo I. Al governo provvisorio non restò che firmare l’armistizio nel villaggio francese di Rethondes, l’11 novembre, accettando le durissime condizioni imposte dai vincitori: consegna dell’armamento pesante e della flotta, ritiro delle truppe, annullamento dei trattati con la Russia e la Romania e restituzione unilaterale dei prigionieri.

11. I trattati di pace e la nuova carta d’Europa

Il 18 gennaio 1919 si aprì presso la reggia di Versailles a Parigi la conferenza di pace, che vide i paesi vincitori rappresentati rispettivamente da: Lloyd Gorge (Gran Bretagna), Orlando (Italia) Clemenceau (Francia) e Wilson (Stati Uniti), impegnati per oltre un anno e mezzo in cerca di accordi che potessero soddisfare tutti i paesi. Nella conferenza si doveva ridisegnare la carta politica del vecchio continente, rimasta pressoché immutata per oltre mezzo secolo e ora sconvolta dal crollo contemporaneo di ben quattro imperi (tedesco, austro-ungarico, russo e turco).

Quando la conferenza si aprì, era convinzione diffusa che la sistemazione dell’Europa postbellica si sarebbe fondata essenzialmente sul programma indicato da Wilson nei suoi «quattordici punti», che prevedevano principalmente: piena reintegrazione del Belgio della Serbia e della Romania, restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena, possibilità di sviluppo autonomo per i popoli soggetti all’Impero austro-ungarico e a quello turco, rettifica dei confini italiani secondo le linee indicate dalla nazionalità e l’istituzione di un nuovo organismo internazionale la Società delle nazioni per assicurare il mutuo rispetto delle norme di convivenza fra i popoli.

In pratica, però, la realizzazione del programma wilsoniano si rivelò assai problematica. In un’Europa popolata da gruppi etnici spesso intrecciati fra loro, non era facile applicare i principi di nazionalità e di autodeterminazione senza rischiare di far nascere nuovi irredentismi.

Questi problemi si manifestarono fin dalle prime discussioni. Il contrasto fra l’ideale di una pace democratica e l’obbiettivo di una pace punitiva risultò evidente soprattutto quando furono discusse le condizioni da imporre alla Germania.

Il trattato di pace con la Germania fu una vera e propria imposizione (un Diktat, come allora fu definito con termine tedesco), subita sotto la minaccia dell’occupazione militare e del blocco

economico. Dal punto di vista territoriale il trattato prevedeva oltre alla restituzione dell’Alsazia- Lorena alla Francia, il passaggio alla ricostruita Polonia di alcune regioni orientali abitate solo in parte da tedeschi: l’Alta Slesia, la Posnania più una striscia della Pomerania (il cosiddetto corridoio polacco) che interrompeva la continuità territoriale fra Prussia occidentale e Prussia orientale per consentire alla Polonia di affacciarsi sul Baltico e di accedere al porto di Danzica. Questa città, abitata in prevalenza da tedeschi, veniva anch’essa tolta alla Germania e trasformata in «città libera». La Germania venne privata anche delle sue colonie, spartite tra Francia, Gran Bretagna e Giappone.

La parte più pesante del Diktat era costituita dalle clausole economiche e militari. Indicata nel testo stesso del trattato come responsabile della guerra, la Germania dovette impegnarsi a rifondere ai vincitori a titolo di riparazione i danni subiti in conseguenza del conflitto. L’entità delle riparazioni sarebbe stata fissata solo in seguito, ma era chiaro che essa avrebbe dovuto essere tale da rendere impossibile per molto tempo una ripresa economica tedesca. Per finire, la Germania fu costretta ad abolire il servizio di leva, a rinunciare alla marina da guerra, a ridurre la consistenza del proprio esercito entro il limite di 100.000 uomini.

La carta d’Europa fu profondamente mutata, soprattutto in conseguenza della dissoluzione dell’impero asburgico, che permise la nascita di nuovi stati come la Repubblica di Cecoslovacchia e il Regno diJugoslavia. L’Italia, invece, otteneva il Trentino e l’Alto Adige, la Venezia Giulia, Trieste e l’Istria. L’ideale wilsoniano di un organismo internazionale che potesse evitare guerre future in sostanza non si realizzò: la Società delle nazioni nacque minata da profonde contraddizioni, prima fra tutte la mancata adesione degli Stati Uniti.

Giuseppe Ungaretti

Gli studi e la formazione

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888. Frequentò la scuola superiore ad Alessandria, ma nel 1912 venne in Italia. Poi si trasferì a Parigi, dove seguì i corsi universitari e conobbe i maggiori rappresentanti delle Avanguardie europee, sia nell’arte, sia nella letteratura.

Soldato, giornalista e docente univ ersitario

Allo scoppio della prima guerra mondiale, si trasferì a Milano e poco dopo si arruolò volontario come soldato semplice. Combat té nel Carso e poi, nel 1918, sul fronte francese. Finita la guerra, si stabilì a Parigi. Nel 1921 tornò in Italia con la moglie. Dal 1931 al 1935 viaggiò in varie regioni italiane e all’estero come inviato speciale della «Gazzetta del Popolo». Nel 1936 ricevette l’offerta della cattedra di lingua e letteratura italiana all’università di San Paolo in Brasile; si trasferì quindi in Sudamerica, dove rimase fino al 1942. In quegli anni morirono il suo unico fratello e suo figlio Antonietto, di soli 9 anni. Rientrato in Italia, ottenne la cattedra di letteratura italiana all’università di Roma e, rimasto vedovo nel 1958, continuò la sua attività di poeta e traduttore fino alla morte, che lo colse nel 1970.

La fase della sperimentazione (1915-1932)

La prima fase dell’attività letteraria di Ungaretti è caratterizzata da una forte sperimentazione, che si pone sulla scia della poesia simbolista francese. A questo periodo appartengono le raccolte Il porto sepolto (1916) e Allegria di naufragi (1916-1919), che in un secondo tempo verrà intitolata semplicemente L’Allegria. Queste opere sono caratterizzate da una forte componente autobiografica e rievocano sia gli anni della giovinezza trascorsi in Egitto, sia la cruda esperienza del fronte. Sul piano stilistico queste sono le novità:

• l’adozione di un linguaggio scarno, essenziale, frammentario;

• l’abolizione della rima e del verso tradizionale;

• la scomparsa della punteggiatura, con il semplice accostamento delle parole;

• la riduzione del verso alla misura della singola parola, considerata come improvvisa illuminazione e apertura sull’assoluto;

• l’uso frequente di spazi bianchi, pause, silenzi, che inducono il lettore a tentare di integrare e ricostruire una trama visibile solo in parte.

L’esperienza della guerra nelle scelte stilistiche

L’esperienza della guerra è sempre presente nella poesia di Ungaretti, anche al di fuori di quelle liriche che ne affrontano direttamente il tema, come Veglia , Fratelli, San Martino del Carso. Gli orrori che il poeta visse in prima persona al fronte influirono pesantemente sulla scelta e sulla creazione di un linguaggio poetico che lui volle scarno ed essenziale.

Il recupero della tradizione (1933-1942)

La seconda fase dell’attività poetica di Ungaretti coincide essenzialmente con la raccolta Sentimento del tempo (1933). La sua novità consiste nel recupero della sintassi, della punteggiatura e delle forme metriche tradizionali, in particolare dell’endecasillabo. Alla poetica dell’attimo e del frammento il poeta sostituisce una diversa percezione del tempo, inteso come continuità ma anche come fugacità. Anche il linguaggio si fa più ricercato e ricco di aggettivi.

Le ultime raccolte (1943-1970)

La terza fase della produzione poetica ungarettiana comprende le raccolte Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952), e Il taccuino del vecchio (1960). Il poeta si apre al colloquio con gli altri uomini, nel comunicare il proprio dolore, quello per la morte del figlioletto, e quello dell’umanità intera, per la seconda guerra mondiale.

L’ALLEGRIA (1931)

LA STRUTTURA DELL’OPERA L’Allegria è la sua prima raccolta poetica pubblicata nel 1931. La prima edizione (1916-1919) portava il titolo Allegria di naufragi e già comprendeva la sezione Il porto sepolto, poi inserita anch’essa nell’Allegria. L’opera è suddivisa in varie sezioni: Prime, Il porto sepolto, Naufragi, Girovago, Ultime.

IL SIGNIFICATO DEL TITOLO Dato il tono quasi sempre drammatico delle liriche, il titolo appare decisamente in contraddizione con il contenuto.

I TEMI Nelle poesie di Ungaretti è presente il tema della vita come una drammatica e sofferta lotta e, soprattutto, il tema della vita del soldato durante la guerra, vista ora come assurda tragedia ora come magico momento in cui un contatto con la natura, uno sguardo sul mare, può improvvisamente rasserenare l’animo turbato dal dolore, dalla paura e dall’orrore. Tutte le liriche dell’Allegria, infatti, sono state scritte da Ungaretti durante la guerra, mentre prestava servizio come soldato in varie zone dell’Italia. Alcune sono state poi riscritte, rivedute dal poeta nel corso degli anni per raggiungere quell’essenzialità e quella purissima concisione che caratterizza la sua poesia e che trova il suo culmine in Mattina, con le due sole parole che compongono la lirica: «M’illumino / d’immenso».

I TEMI DELL’ALLEGRIA Le sofferenze patite in guerra La caducità della vita e l’angoscia della morte che incombe L’attaccamento alla vita La fratellanza umana La solitudine e il dolore Il desiderio di pace, di serenità, di sentirsi in armonia con la natura

LE INNOVAZIONI POETICHE Nell’Allegria troviamo tutte le innovazioni portate da Ungaretti alla poesia, sia sul piano strutturale e lessicale, sia su quello sintattico e metrico:

abolisce la punteggiatura, sostituendola con spazi bianchi che hanno funzione di pausa semantica ed espressiva;

• alle parole della tradizione classica sostituisce quelle comuni, della lingua parlata, della prosa, capite e usate da tutti, le sole adatte ad esprimere l’intimo del pensiero perché «scavate» nella vita (un linguaggio, dunque, non poetico); il suo stile e la sua poetica si possono riassumere in questi suoi versi: «Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso».

sconvolge la sintassi tradizionale e rompe i «sintagmi» o i gruppi di parole legate logicamente tra loro e costituenti una parte della frase, ad esempio: «come / d’autunno sugli alberi / le foglie»; «come / dopo il naufragio / un superstite / lupo di mare». In questo modo, le parole, staccate da ogni contesto logico, acquistano una vita propria accentrando su di sé l’attenzione del lettore;

rifiuta le forme metriche tradizionali (le strofe con rime e ritmi ben scanditi e misurati), sostituendole con ritmi spezzati, con versi liberi, lunghi e brevi, formati anche da una sola parola, isolata, «nuda»;

• reagisce allo stile di D’Annunzio, dei crepuscolari e dei futuristi usando framme nti di immagini ed espressioni scarne, ridotte all’essenziale, ma scaturite vive dall’anima.

VEGLIA (1915) ( da L’Allegria, sezione Il porto sepolto)

Questa lirica, scritta alla fine del 1915, è ispirata da un episodio biografico del poeta, avvenuto durante la guerra: l’allora soldato-poeta Ungaretti trascorre la notte accanto al cadavere di un compagno rimasto ucciso durante i combattimenti. Il contatto così stretto con la morte provoca in lui la reazione di un grande desiderio di vita.

Temi: Una stretta vicinanza alla morte scatena un forte attaccamento alla vita.

Metrica: Versi liberi.

Cima Quattro il 23 dicembre 1945

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

5 con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

10 penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore

Non sono mai stato

15 tanto

attaccato alla vita

PARAFRASI Un’intera notte disteso accanto ad un compagno ucciso, con la bocca aperta in un ghigno di sofferenza che guarda la luna piena e le mani gonfie e arrossate dal freddo che penetrano nel mio silenzio. Ho scritto parole piene d’amore. Non sono mai stato così profondamente legato alla vita.

STRUTTURA La struttura sintattica è sorretta da participi passati: «buttato», «massacrato», «digrignata», «volta», «penetrata» che segnano la fine della prima parte del periodo; poi, alla fine della strofa, la frase «ho scritto / lettere piene d’amore» è avulsa dal resto sia sotto l’aspetto sintattico, sia sotto quello semantico o contenutistico. È una sintassi a segmenti, una forma di “espressionismo” poetico. Anche la metrica è nuova con quel variare di versi più o meno brevi e di frequenti a capo fuori di ogni regola i quali obbligano la voce a sostare, quasi a scandire le sillabe («tan-to») e ad accentuarne il valore e il suono.

COMMENTO In questa poesia il poeta resta a lungo accanto al cadavere di un suo compagno, fino a quasi condividere con lui l'esperienza di morte. Il poeta, sceglie di rovesciare la drammaticità della scena con un immenso atto vitale nel verso 12-13: «ho scritto / lettere piene d'amore», che dà un senso di legame e di compenetrazione tra lui stesso ed il defunto. L'attaccamento alla vita affermato nella conclusione, invece, ha un valore in qualche modo religioso: il sopravvissuto custodisce i valori della vita anche per il morto. Nel concludere così il componimento, il poeta non

vuole indicare la sua resa all'insensatezza del dolore e della morte, ma dimostrare il suo bisogno di suprema armonia, da realizzarsi attraverso l'assunzione di quelle parti di realtà bisognose di significato.

SAN MARTINO DEL CARSO (1916) (da L’Allegria, sezione Il porto sepolto)

Anche qui solo parole essenziali, scarne, per esprimere con ritmo spezzato, il senso tragico della distruzione di un paese e dell’animo del poeta, «il paese più straziato». Un paesino del Carso, San Martino, viene distrutto dalla furia selvaggia della battaglia. Le case ridotte a «qualche brandello di muro» e tanti cari amici uccisi dalle cannonate. Ma tutti sono presenti e vivi nel cuore del poeta straziato dai ricordi brucianti di quei giorni di morte e di rovina.

Temi: Un paese devastato dalla guerra. La perdita degli affetti. I morti continuano a vivere nel cuore di chi li ha amati.

Metrica: Versi liberi.

Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

5 Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

Ma nel cuore

10 nessuna croce manca

È il mio cuore

il paese più straziato

PARAFRASI Di queste case non è rimasto che qualche frammento di muro. Di tante persone che ricambiavano il mio affetto (che mi erano cari) non è rimasto neppure un brandello (qualcosa che identifichi una persona). Ma nel mio cuore non manca il ricordo di nessuno dei miei compagni. È proprio il mio cuore il luogo più lacerato.

COMMENTO La distruzione di un paese diventa l’emblema del dolore spirituale del poeta. È una lirica scarna senza effusioni sentimentali. Il poeta rivive in essa lo strazio provato in quelle ore lontane avvampanti di fuoco e cariche di dolore. La poesia è impostata sul confronto tra il paese e il cuore del poeta: le case di S. Martino ridotte a brandelli, il cuore del poeta straziato dal dolore e dalle rovine della guerra. Le parole di cui la lirica è costituita appartengono al linguaggio comune, ma la loro essenzialità è tale da produrre un effetto di poesia totale, addirittura rarefatta.

L’Ermetismo

Con l’esperienza della prima guerra mondiale, l’acuirsi del sentimento di solitudine, di dolore e di irrazionalità della vita coinvolse anche la lirica, che divenne voce di una sofferta testimonianza esistenziale. La principale corrente poetica italiana di questo periodo fu l’Ermetismo. Con questo termine il critico Francesco Flora in un saggio del 1936 volle definire un tipo di poesia volutamente oscura, a volte persino ambigua e misteriosa, ermetica appunto.

Sul piano della forma la poesia ermetica fu caratterizzata dai seguenti aspetti:

versi brevi e spezzati;

abolizione della punteggiatura;

• frequente ricorso all’analogia e al simbolo.

Si è soliti prendere come punto di riferimento per la nascita dell’Ermetismo la pubblicazione della raccolta di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) Il porto sepolto (1916). La critica più recente tende ad attribuire la definizione di ermetici solo ad alcuni poeti della seconda metà degli anni Trenta. Caratteristiche dell’Ermetismo, comuni a molti poeti di questo periodo, furono la volontà di comunicare il dolore intimo dell’uomo, la difficoltà del vivere, la solitudine dell’individuo e l’uso di forme non descrittive, ma allusive, non esplicite, ma suggestive.

Accanto alle esperienze poetiche di Ungaretti, ricordiamo Salvatore Quasimodo (1901-1968) e Eugenio Montale (1896-1981).

Collegamento a… Eugenio Montale

Eugenio Montale fu e rimane una delle figure più rappresentative della poesia di questo periodo. Il suo esordio risale al 1925 con Ossi di seppia, una raccolta di liriche scritte tra il 1916 – quando Montale era giovanissimo – e il 1925; già in questa prima raccolta, la poesia di Montale si caratterizza per il pessimismo e una visione tragica della vita, trasmessi tuttavia con un linguaggio sostanzialmente semplice, dato dal rifiuto di una poesia aulica, e attraverso la rappresentazione di oggetti presenti nella vita quotidiana, che divengono simboli allusivi di situazioni esistenziali (poetica degli oggetti).

La seconda raccolta, Occasioni (1939), si snoda lungo il filo della memoria e delle “occasioni”, spesso perdute, della vita; permangono l’angoscia e il “male di vivere”, diluiti però dalla speranza di un riscatto rappresentato da una figurasalvifica di donna.

Appartiene alla fase finale della sua produzione La bufera e altro (1956), in cui il poeta sembra partecipe del dramma della seconda guerra mondiale appena vissuto; tuttavia Montale considerò sempre le vicende umane non dal punto di vista storico, ma come “occasioni” per analizzare la drammatica condizione umana.

Lontano da ogni partecipazione collettiva ai fatti della storia, disilluso rispetto alla politica, Montale rivendicò sempre l’autonomia dell’artista nei confronti della società. Il suo non fu un atteggiamento snobistico, ma la manifestazione di uno spirito autonomo e, forse, di quel pessimismo che scoraggiava qualsiasi speranza in un possibile cambiamento.

Questo atteggiamento si identifica perfettamente nel pensiero del poeta: la poesia è la «forma di vita di chi veramente non vive». Tra “vita” e “poesia”, quindi, c’è un’antitesi generata dall’incapacità delle parole di esprimere esattamente gli stati d’animo.

Influenzata da Eliot, la poetica di Montale è attraversata dal ricorso al correlativo oggettivo, cioè quella forma poetica che prende spunto da oggetti, paesaggi, eventi naturali e li rende metafora di una condizione esistenziale, di un sentimento, di uno stato d’animo. La natura, attraverso le sue manifestazioni, “parla” dell’animo del poeta e degli eventi del mondo: ora è l’aridità dell’estate torrida che rappresenta la fatica del vivere, ora la forza impietosa della «bufera» che simboleggia la guerra con i suoi bombardamenti.

Due sono le costanti che attraversano la sua poetica: gli oggetti e la figura femminile (Clizia, Annetta o Arletta, Mosca, ecc.). Mentre i primi assurgono a simboli di stati d’animo, la seconda assume due connotazioni: speranza salvifica o, come nel caso delle liriche dedicate alla moglie, incarnazione della nostalgia e del desiderio di riprendere un dialogo interrotto dalla morte.

La memoria,il tempo,il ricordo, nei loro reciproci legami, divengono fonte di sofferenza e simboli dell’irrecuperabilità del passato; il «male di vivere»,l’impossibilità di essere felici, sono sempre sottesi alle liriche di Montale. Il suo è un pessimismo profondo, che trae nutrimento da un senso di impotenza, di fatale rassegnazione al dolore che solo l’indifferenza può lenire.

Da sinistra: Montale, Ungaretti e Quasimodo in una foto degli anni Sessanta.

Il bilancio dello Stato in Italia

1. Introduzione

Negli ultimi tre decenni il sistema italiano di bilancio è stato profondamente innovato. Gli interventi di riforma hanno voluto realizzare le seguenti finalità:

• consentire una partecipazione attiva del Parlamento alla formazione e alla gestione del bilancio pubblico;

• razionalizzare l’intervento dello Stato, evitando un’espansione incontrollata della spesa pubblica e promuovendo il suo efficace utilizzo ai fini della programmazione economica;

• ridurre la rigidità del bilancio, per poterlo impiegare in modo razionale ai fini della politica di bilancio.

Legge 3 aprile 1997, n. 94

La legge 3 aprile 1997, n. 94 cambia la struttura del bilancio poiché si prevede la ripartizione delle entrate in:

titoli, a seconda che siano di natura tributaria, extratributaria o che provengono dall’alienazione e dall’ammortamento di beni patrimoniali, dalla riscossione di crediti o dall’accensione di prestiti;

unità previsionali di base che rappresentano l’unità elementare di bilancio oggetto di approvazione parlamentare;

categorie, secondo la natura dei cespiti;

capitoli, secondo il rispettivo oggetto (ai fini della rendicontazione).

Le spese sono articolate in:

funzioni-obiettivo, individuate in modo tale da definire le politiche pubbliche di settore e misurare il prodotto delle attività amministrative (ove possibile anche in termini di servizi finali resi al cittadino). La suddivisione degli stati di previsioni della spesa per funzioni obiettivo ha solo un fine conoscitivo e infatti essa è rappresentata in apposite tabelle riassuntive separate dagli stati di previsione dei singoli ministeri;

unità previsionali di base che,al momento dell’approvazione parlamentare, saranno suddivise in unità di spesa corrente (riguardano la produzione dei servizi pubblici e sono connesse all’acquisto di beni e servizi sul mercato, successivamente trasformati in servizi pubblici) e in unità di spesa in conto capitale (riguardano la produzione e gli investimenti);

capitoli, secondo l’oggetto, il contenuto economico e funzionale della spesa riferito a categorie e funzioni nonché secondo il carattere giuridicamente obbligatorio o discrezionale della spesa.

Legge 25 giugno 1999, n. 208

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