Tesina di maturità per Tecnico Socio Sanitario 2015
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Cobra-8910 luglio 2015

Tesina di maturità per Tecnico Socio Sanitario 2015

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Mente e identità: quale affascinante intreccio

a cura

di Angel

o Mori

ni

Premessa

“Il termine mente è comunem ente utilizzato per descrivere l'insieme delle funzioni superiori

del cervello e, in particolare, quelle di cui si può avere soggettivamente coscienza in diverso grado, quali la sensazione, il pensiero, l'intuizione, la ragione, la memoria, la volontà. Molte di queste facoltà, rintracciabili a livello neurofisiologico nell'attività della corteccia cerebrale, danno forma nel complesso all'intelligenza. Il termine psiche fa riferimento invece alla mente nel suo complesso cioè comprendendo la dimensione irrazionale cioè istinti e dimensione del profondo ( inconscio)”1.

Come si può notare dalla definizione di mente sopra riportata, la possiamo considerare come un sistema molto complesso e, per questo motivo, anche molto affascinante. L’obiettivo che molti studiosi si sono posti è stato quello di conoscere ed analizzare a pieno, e sotto ogni sua sfaccettatura, la mente stessa al fine di poter utilizzare queste conoscenze per l’elevazione dell’individuo. Contemporaneamente però nel corso della storia abbiamo assistito all’utilizzo di

1 www.wikipedia.it

queste conoscenze come strumento di controllo di massa atto ad annullare qualsiasi forma di originalità individuale.

Nel corso dell’evoluzione della vita la mente subisce un decadimento generale delle funzioni cognitive tale da appiattire notevolmente l’autonomia e le caratteristiche proprie dell’individuo. Fortunatamente, il continuo esercizio delle nostre facoltà mentali ci permette di tenere in funzione il nostro organo principe: il cervello.

I. Psicoanalisi

Quando parliamo di identità solitamente ci riferiamo al “complesso dei dati caratteristici e fondamentali che consentono l’individuazione e garantiscono l’autenticità, il senso del proprio essere come entità distinguibile dalle altre“2 la consapevolezza che ha una persona della stabilità delle proprie caratteristiche personali, che ne fanno un tutt'uno strutturato e distinto dalle altre persone. La consapevolezza di possedere un'identità chiara è quindi un elemento di grande importanza, ma altrettanto importante - se non di più - è il sentire che la propria identità è forte, sana, accettabile, buona e di valore.

Freud

La psicoanalisi con Freud (1856 – 1939) utilizza le parole Io ed inconscio ed afferma che nell'inconscio è custodita la verità dell'esistenza, mentre con l'Io si rappresentano le illusioni necessarie all'uomo per continuare a vivere. Freud non crede che l'essere coincida con l'Io pensante: l'uomo non viene più considerato un essere esclusivamente razionale ma un'entità caratterizzata anche da una dimensione puramente istintuale. Tentando di analizzare con strumenti scientifici razionali (la psicoanalisi) gli aspetti irrazionali e inconsapevoli del nostro modo di sentire e di comportarci e in particolare le possibilità d'inganno o d'autoinganno della coscienza, fornisce un diverso punto di vista, capace di dubitare non solo delle cose, che non sono come appaiono, ma anche della stessa coscienza, disegnata come dipendente dall'inconscio.

Freud narra di una realtà abissale posta sotto la coscienza, affermando che la psiche non coincide con la coscienza. Per lui la psiche è, come l'organismo, un sistema bioenergetico, che pertanto tende all'equilibrio: questo è costantemente turbato sia da fattori esterni (stimoli, eccitazioni, traumi…) sia da fattori interni, come le pulsioni definite “un certo ammontare di energia che preme verso una certa direzione” e “un qualcosa che sta al limite tra lo psichico ed il corporeo”. Le pulsioni vengono divise un due categorie: le “pulsioni di vita”, alla base di tutte le tendenze che favoriscono il mantenimento della coesione dell’organismo - comprendenti le pulsioni sessuali e le pulsioni dell’Io - e le “pulsioni di morte”, le quali rappresentano la tendenza di ogni forma vivente di ritornare ad uno stato inorganico, all'equilibrio definitivo della morte. Il conflitto tra le pulsioni di “Eros” e “Thanatos” è alla base della storia della civiltà. Nella psiche individuale, però, le due forze non si escludono a vicenda, anzi si intrecciano. Le pulsioni tendono ciecamente al loro soddisfacimento; per così dire, non sentono ragioni. D'altronde, non possono essere annullate più di quanto non si possa annullare una forza fisica. Ne deriva che la psiche è un continuo conflitto tra le pulsioni e le forze che vi si oppongono.

Freud suddivide la psiche mediante due topiche. Nella prima individua tre sistemi psichici: “Conscio”, Preconscio”, ”Inconscio”; nella seconda individua: “Es”, “Io” e “Super-Io”.

PRECONSCIO

2 Vocabolario della Lingua Italiana, Devoto Oli

È il sistema psichico dove i contenuti e i processi psicologici sono momentaneamente inconsci, ma hanno la possibilità di divenire contenuti e processi consapevoli. Freud considera preconsci alcuni atti mancati e il processo di repressione dei ricordi.

CONSCIO

Ha la funzione di metterci a contatto con il mondo esterno e interno attraverso l’insieme delle percezioni provenienti dall’ambiente e dal nostro corpo. Tale sistema, in quanto comprende anche ciò che richiamiamo dalla nostra memoria, è strettamente connesso con il preconscio. Ciò che comunemente è chiamato coscienza si può ricondurre al sistema conscio- preconscio, piuttosto che al conscio soltanto e tale sistema doppio si contrappone all’inconscio.

INCOSCIO

Il termine inconscio indica i pensieri che non sono presenti alla coscienza. Come sistema psichico è costituito da quei pensieri che non sono riusciti ad accedere al sistema preconscio- conscio o sono stati rimossi da esso. Secondo Freud le rappresentazioni connesse con i nostri istinti primordiali, egoistici, aggressivi e sessuali non riescono a varcare la soglia del sistema preconscio-conscio. I desideri cercano il loro appagamento, cercano perciò di aprirsi la via della coscienza. L’accesso alla coscienza è però ostacolato dalla censura della coscienza morale.

ES

Freud se ne serve per indicare la parte evolutivamente più primitiva della psiche, rappresentante “la parte oscura, inaccessibile della nostra personalità […] un caos” da cui emergono gli impulsi più elementari, quelli da cui derivano tutti gli altri. Privo di una organizzazione propria, è ”il regno del non logico”: ignora le categorie di spazio e tempo, non è sottoposto al principio di non contraddizione, è mosso solo dal “principio di piacere”, cioè obbedisce solo all'esigenza di scaricare l'energia, soddisfacendo le pulsioni. Non conosce la distinzione tra bene e male, tra desiderio e realtà.

IO

L’Io pianifica e organizza le azioni tramite la percezione e il pensiero cosciente.Grazie all’Io il bambino impara ad aspettare prima di dare soddisfazione alle pulsioni istintuali. Grazie all’Io il soggetto impara a scegliere i comportamenti che il suo gruppo sociale ritiene adeguati per soddisfare i proprio bisogni. L’Io, in quanto sistema preconscio-conscio, crea un’immagine più realistica e coerente del mondo esterno, in contrapposizione all’Es la cui visione è completamente distorta dalle pulsioni. L’Io esercita quindi la funzione “dell’esame di realtà” con cui distingue dai propri desideri il mondo oggettivo. L’Io riesce a dilazionare la soddisfazione dei desideri, cercando la loro soddisfazione attraverso azioni culturalmente accettabili. In tal modo utilizza il “principio di realtà” e non è dominato unicamente dal ”principio di piacere”. L’Io infine, non coincide con il sistema preconscio-inconscio: infatti è l’Io che innesca i meccanismi di difesa che agiscono inconsciamente e servono a fronteggiare l’angoscia provocata dalle pulsioni. L’Io ha la proprietà di osservarsi e dare del proprio comportamento una valutazione, un giudizio. Da questa capacità dell’io di dissociarsi per osservare e valutare se stesso prende origine una terza istanza psichica che Freud denomina Super-Io.

SUPER-IO

La parte della psiche che svolge le funzioni di “giudice” nei confronti dell’Io è il Super-Io. Il Super- Io comprende tre diverse funzioni: la coscienza morale, l’autooservazione e la formazione di ideali. Descrivendo l’Es, abbiamo visto che il bambino piccolo non conosce criteri etici ed estetici: per esempio è del tutto naturale per lui essere egoista (manca un criterio etico) o manipolare beatamente le feci (manca un criterio estetico). I genitori esercitano il loro influsso sul bambino mediante la dimostrazione di prove d’affetto e la minaccia di castighi. Questi ultimi sono temuti dal bambino soprattutto perché sono una prova della perdita dell’amore e generano angoscia. Questa prima forma d’angoscia percorre la futura angoscia morale che nasce quando il bambino si sente in colpa per i propri desideri e comportamenti inammissibili. Solo quando il piccolo si sente in colpa si può parlare della presenza di un Super-Io.

SOGNI

Nella sua opera più importante “L'interpretazione dei sogni”, Freud afferma che il sogno è l'appagamento mascherato di un desiderio rimosso e che “l'interpretazione dei sogni è la chiave d’accesso principale all’inconscio”. Tutte le persone sognano e i ”sogni hanno la funzione di proteggere il sonno”. Mentre dormiamo i nostri istinti, i nostri desideri, sono più liberi di manifestarsi e le loro rappresentazioni mentali disturberebbero il nostro sonno, svegliandoci. Per evitare tale azione di disturbo il “contenuto onirico latente” il quale rappresenta il significato del sogno, è trasformato attraverso il “lavoro onirico” nel “contenuto onirico manifesto”, che rappresenta il sogno cosi come lo viviamo nel sogno. I desideri sono cosi irriconoscibili e non suscitano un’angoscia sufficiente a provocare il risveglio.

La complessità del sogno ribadisce la complessità del soggetto, in continua conflittualità con sé stesso. L'aver approfondito il concetto di inconscio ha permesso non solo di tracciare una via ad una più profonda conoscenza di sé ma anche di prendere atto della multi-dimensionalità della psiche umana nonché della sua finitezza, infliggendo un duro colpo ad quel modello unitario ed onnipotente che aveva caratterizzato il pensiero fino ad allora.

II. La coscienza di Zeno

La coscienza di Zeno pubblicata nel 1923, presentando per la prima volta la psicoanalisi come materia narrativa; ancora poco studiata e (soprattutto) molto dibattuta, la scuola di Freud aveva ormai messo radici salde: la sua terapia medica era in grande espansione e la curiosità intorno alle nuove teorie aumentava di giorno in giorno. L'esistenza di una dimensione parallela in grado di lacerare la superficie della coscienza, solamente intuita da Svevo nei precedenti romanzi è stata istituzionalizzata da Freud e fa il suo ingresso nel mondo letterario.

È questo il vero balzo verso la modernità novecentesca: "prima della psicoanalisi il romanziere sapeva d'avventurarsi in un territorio inesplorato. Dopo la psicoanalisi, sa di entrare in una riserva di caccia. L'allargamento dei confini conoscitivi non è una rivoluzione di poco conto: mette in crisi l'identità dell'io così come è stata codificata dalla razionalità classica e spezza le fondamentali certezze che la riflessione filosofica ha elaborato dall'epoca di Cartesio." Le tematiche e le tecniche strutturali apportate da Svevo segnarono una netta rottura con la tradizione letteraria italiana; Svevo seguì la linea tracciata, nel cuore della vecchia Europa (Parigi, Dublino), da Marcel Proust e James Joyce. I due scrittori incominciarono all'alba del nuovo secolo uno percorso instancabile nelle regioni più buie della coscienza; soverchiarono le forme classiche della narrazione, l'uso del tempo, il ruolo del narratore, privilegiando l'analisi introspettiva ad ogni altra tipologia narrativa. Sarà Zeno Cosini, il terzo personaggio dello scrittore triestino, a rivelare la forza delle pulsioni nascoste e la triste lotta dell'uomo "medio" con la sua indole inconscia; l'irrompere sulla scena di un "io" non eroico né brillante, disgregato e privo di identità, ma finalmente consapevole delle proprie debolezze. La struttura polimorfa della personalità si

realizza in Zeno nella ormai celebre doppiezza del protagonista. Poiché il testo è riflesso diretto della personalità del protagonista appare appropriato pensare ad un percorso narrativo su due livelli: l'uno superficiale e l'altro "sotterraneo". Nel primo abbiamo la storia di un ricco borghese triestino intento a liberarsi del vizio del fumo, della traumatica morte del padre, del rocambolesco matrimonio conseguito quasi per caso dopo i tentavi falliti con le sorelle più attraenti, della relazione amorosa con una giovane e graziosa popolana, delle peripezie dell'impresa commerciale avviata assieme al cognato Guido. Alla luce del sole la vita di Zeno, anche quella falsamente sincera della confessione, è un susseguirsi di successi insperati. Alla fine egli è consapevole di aver vinto tutte le sfide incontrate sul suo cammino e di aver superato tutti i suoi antagonisti.

E' a questo punto che viene fuori la grande innovazione di Svevo. Le "ombre" che costellano l'esistenza degli esseri umani non sono solamente accennate o intuite, bensì osservate in profondità, affrontate col piglio della razionalità scientifica, aggredite su tutti quegli aspetti rimasti per secoli ai margini dell'immaginario letterario: l'isteria, il sogno, i lapsus, la sessualità. Il mondo dell'inconscio offre una serie di nuovi strumenti per "leggere" l'uomo e capirne aspirazioni, conflittualità e problematiche.

III. Il fascismo e l’identità nazionale

La coscienza nazionale doveva essere una coscienza fascista. Il fascismo compì un tentativo molto esplicito di formare un'identità nazionale. Lo attesta chiaramente la nuova politica della propaganda, l'uso dei mass media, il Dopolavoro, le dimostrazioni pubbliche…Anche in tempo di pace, la mobilitazione di massa mirava a infondere in tutti gli italiani il senso di un'identità fascista.

Il fascismo è un Movimento politico italiano nato nel1919 per iniziativa di Benito Mussolini. Le origini storiche del fascismo risalgono alla profonda crisi provocata in tutta l’Europa dalla 1° Guerra mondiale (1915-1918) e che portò a radicali mutamenti nelle strutture politiche e sociali dei singoli paesi. In Italia la crisi assunse proporzioni assai gravi: insoddisfazione per i risultati della conferenza di pace che deludevano le speranze di ingrandimenti territoriali e coloniali, il peggioramento delle condizioni economiche, il carovita e la disoccupazione, che pesavano soprattutto sulle classi popolari e l’inquietudine della grande borghesia industriale e agraria di fronte alle agitazioni sociali, agli scioperi, all’occupazione delle fabbriche e delle terre.

Il movimento fascista occupò per alcuni mesi una posizione marginale nella vita politica italiana. Fu verso l’autunno del 1920 che esso assunse un carattere sempre più di massa e sempre più aggressivo: incominciarono in questi mesi le spedizioni delle squadre d’azione fasciste contro esponenti e sedi del movimento socialista. Dalla fine della guerra al primo governo di Mussolini, cioè dal novembre 1918 all’ottobre 1922, si susseguirono sei diversi governi. Questa instabilità politica era il sintomo di una grave crisi della vecchia classe liberale e dell’intero sistema politico italiano. Nella tarda estate del 1922 Mussolini decise di attuare un’azione di forza: la cosiddetta Marcia su Roma. Il 28 ottobre le squadre fasciste entrarono nella capitale, il re Vittorio Emanuele III si piegò davanti alla minaccia fascista dando l’incarico a Mussolini di formare un nuovo governo. La Marcia su Roma e la formazione del primo governo Mussolini segnarono il crollo delle istituzioni liberali e democratiche. Il 10 giugno 1924 Matteotti fu rapito da una squadra fascista e il suo corpo ritrovato il 16 agosto. Il delitto Matteotti scosse profondamente l’opinione pubblica soprattutto quando Mussolini, il 3 gennaio 1925. si prese la totale responsabilità politica del delitto. Il progetto politico di Mussolini, a partire dal 1925, mirò alla fascistizzazione. Dal punto di vista istituzionale furono presi provvedimenti che trasformarono profondamente lo stato italiano costituzionale, parlamentare e liberale. Dal punto di vista di tale trasformazione furono importanti le leggi fascistissime del 1925-26: il capo del governo fu reso responsabile solo di fronte al re, fu soppressa la libertà di associazione, mettendo fuori legge i partiti politici, a eccezione di quello

fascista, furono soppresse le autonomie locali, sostituendo i sindaci elettivi con podestà nominati dal sovrano, furono chiusi tutti i giornali antifascisti e tutta la stampa fu sotto posta a dei severi controlli.

Il regime fascista dimostrò molto interesse per le tecniche di formazione e manipolazione del consenso: vennero fascistizzate le istituzioni esistenti (scuola, università, stampa e cinema), create organizzazioni sportive e dopolavoro, rafforzate le strutture tipiche delle stato (mutui, assicurazioni). Decisiva ai fini del consenso fu anche la politica religiosa del regime, culminata con la stipula dei patti lateranensi tra Stato Italiano e Vaticano, con cui i due poteri si riconoscevano e legittimavano reciprocamente. Nel 1938 anche il fascismo, con le leggi razziali, varò una legislazione razzista e antisemita. Oltre che come un tentativo di affermare i caratteri totalitari del regime e come una manifestazione di subalternità nei confronti del nazismo di Hitler, la legislazione razziale va vista come il frutto più estremo della cultura e della mentalità antidemocratica propria del fascismo. Durante la seconda guerra mondiale l’Italia, impreparata al conflitto, si riservò d’intervenire successivamente, dichiarando la non belligeranza, nonostante avesse firmato con la Germania il “patto d’acciaio” che la impegnava a entrare in guerra. L’inarrestabile avanzata tedesca, capeggiata da Adolf Hitler, convinse Mussolini a un intervento immediato. L’Italia entrò in guerra nel giugno 1940: la strategia di Mussolini era quella di una guerra parallela, cioè non combattuta al fianco dei tedeschi ma totalmente autonoma. L’8 settembre 1940 fu annunciato l’armistizio fra l’Italia e gli Alleati. Dopo questa data l’Italia fu divisa in due parti: nel centro-nord sorse, dopo la liberazione di Mussolini ad opera dei tedeschi, un nuovo stato fascista: la Repubblica sociale italiana; nel Mezzogiorno si formò il Regno del Sud, sotto il sovrano Vittorio Emanuele III. La caduta del regime fascista avvenne il 25 luglio 1943. Il 28 aprile 1945 Mussolini venne fucilato insieme ad altri gerarchi.

Il fascismo cercò quindi di elaborare una propria dottrina dell’uomo, della società e dello Stato, fondata sul primato dello Stato stesso, sulla realizzazione della libertà individuale solo entro le sue strutture e sulla subordinazione delle forze economiche e sociali ai suoi supremi interessi. La massima contraddizione risiede nella consapevolezza (moderna) che lo Stato è l’istituzione che avrebbe dovuto dare vita a questi principi senza, invece, appiattirli. Inoltre il fascismo presentò i caratteri fondamentali dei regimi totalitari; tuttavia, è stato definito un totalitarismo imperfetto per la permanenza di centri di potere e di realtà non pienamente integrate con il regime (la corona e la chiesa cattolica).

IV. Cooperative sociali Nonostante durante le epoche storiche passate, soprattutto sotto l’ala dei regimi totalitari, fu tentata la repressione di ogni forma di espressione associativa da parte della popolazione, fortunatamente, oggi viviamo in una società moderna che, tra le tante tutele, ci garantisce un’adeguata assistenza sociale.

Le Cooperative Sociali sono regolate dalla L.n. 381 del 1991 e hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e alla integrazione sociale dei cittadini. Lo scopo perseguito da tali Cooperative, è più ampio rispetto a quello delle cooperative in generale, in quanto non richiede necessariamente che i destinatari dei servizi siano soci della società stessa. Accanto infatti ad una mutualità interna che mira a realizzare l’interesse economico dei soci, può esistere una modalità esterna, in base alla quale l’attività della cooperativa è rivolta a particolari categorie di soggetti disagiati o svantaggiati anche se non soci. Le Cooperative Sociali sono di due tipi: tipo A e tipo B. Quelle di tipo A, ai sensi della L.n. 381/91, svolgono attività di gestione dei servizi socio-sanitari ed educativi; quelle di tipo B, ai sensi della medesima legge, svolgono attività diverse -agricole, industriali e commerciali - finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Gli interventi realizzati dalle Cooperative Sociali di tipo A si concretizzano in prestazioni di assistenza, educazione e riabilitazione rivolte,

ad esempio, ad anziani per i quali vengono garantiti servizi di assistenza domiciliare con l’obiettivo di ridurre i processi involutivi tipici di questa età (malattia di Alzheimer o altre demenze). Oltre ad essi sono previsti centri diurni assistenziali, comunità alloggio, case di riposo, residenze protette e residenze sanitari assistenziali (R.S.A.).

Nel nostro territorio abbiamo un esempio di tale meccanismo di assistenza: la Cooperativa Sociale “IdealCoop” si occupa, in quanto modello di C.S. di tipo A, dell’assistenza agli anziani collaborando con la “Casa di riposo San Domenico”, ex IPAB. nel campo dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, le IPAB occupano da sempre un posto di rilievo.

Nel tempo, le IPAB, si sono sviluppate, sotto l profilo giuridico, mediante due importanti strumenti: la pubblicizzazione e la depubblicizazione. La pubblicizzazione delle IPAB inizia quando, accanto allo Stato di diritto, si afferma lo Stato Sociale, in cui l’attività assistenziale viene regolata dalla Legge Crispi che trasforma le Opere Pie (fondazione caritative di diritto privato) in IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza). La depubblicizzazione delle IPAB inizia con la L.n. 328 del 2000 e il successivo D.Lgs. n. 207/2001, “Riordino del sistema delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, a norma dell’Art. 10 della Legge 8 novembre 2000 n. 328”, che abrogano definitivamente la Legge Crispi e riformano tutta la materia riguardante le IPAB.

Le tipologie di IPAB, in base alle citate disposizioni normative, sono:

1. Aziende Pubbliche di Servizio alla Persona (ASP), che mantengono la personalità giuridica di diritto pubblico (pubblicizzate)

2. Fondazioni e Associazioni di diritto privato (depubblicizzate), dotate di autonomia statutaria e gestionale. Esse realizzano direttamente i servizi di pubblica utilità, come ad esempio la gestione diretta di strutture residenziali per anziani, case di cura.

V. Old Age: the twilight of life

Aging is a process of gradual and spontaneous change, resulting in maturation through childhood, puberty, and young adulthood and then decline of many bodily functions through the middle and late age. Ageing is a continuous process that begins at birth and continues throughout all stages of life. It involves both the positive component of development and the negative component of decline. As a fundamental stage of human life, old age has always been the subject matter of many literary works throughout the world. Such moral qualities and virtues as wisdom, common sense, and calmness are conventionally associated to old people; besides, vulnerability, fragility, and, in some case, alienation, seem to be inevitably linked to the condition of being old, which according to a well-known metaphor is generally depicted as the twilight of life. Fear sometimes overcomes them, driving them to a feeling of frustration about their condition.

Additionally is important let elderly people cope with old age. There are a number of problems of daily life that causes crises in old age. One of these problems is social transplantation, that is removal from the home an old person has lived in for years. Loss of abilities, caused by illness or ageing changes, and death of one’s husband/wife may worsen the situation. In general, older people who are less affected by these crises are those who have an active social life and who have to face fewer stressful events. A number of community-based measures can promote social functioning in old people who live at home, and reduce the sense of isolation and loneliness in those who live alone. Social functioning can be encouraged by a number of measures as the ones listed below.

• A supportive environment • Transport and access • Leisure

• Continuing education Besides, effective health promotion strategies should help those who live at home. Such health promotion strategies include those which improve the environment in which the older person is living.

Loneliness is one of the greatest fears of human beings, especially when it comes in the final part of their life, when their physical strength and mental abilities stat to decline. The lonely condition of many old people, especially when it is associated to some kind of disabilities, give rise to feeling of weakness and bitterness.

VI. L’identità oltre i ricordi perduti: la demenza di Alzheimer

La memoria autobiografica è quella funzione psicologica che permette a ognuno di noi di conservare le tracce del proprio passato, localizzandole in un tempo e in uno spazio preciso, per poi poterne usufruire in futuro. In tal senso, essa permette la costruzione, il mantenimento e la ricostruzione della propria identità nel passato, presente e futuro. La Demenza di Alzheimer è una patologia neuro degenerativa che comporta il progressivo e ineluttabile deficit di memoria, di tutte le memorie, anche di quella autobiografica, fino alla completa perdita dell’identità del Sé. La sua eziologia è attualmente sconosciuta, nonostante i numerosi studi, non si è arrivati a conclusioni definitive anche se l’ipotesi genetica riscuote grande successo. Possibili fattori di rischio sono: traumi cranici, contaminanti ambientali come l’alluminio o i pesticidi, fattori psicosociali, tumori cerebrali…ma, qualunque ne sia la causa, è stato dimostrato che nei pazienti si verifica sempre un deficit del neurotrasmettitore acetilcolina. Dal punto di vista macroscopico nel cervello dei pazienti si riscontra una marcata atrofia degli emisferi, un allargamento dei solchi soprattutto nei lobi frontale e temporali. L’esame microscopico di campioni prelevati post-mortem permette di rilevare la presenza di alterazioni a livello dei neuroni come, ad esempio, la presenza di depositi di sostanza amiloide, che confermano la diagnosi. In vivo essa può essere formulata solo escludendo le forme secondarie e prendendo in considerazione la storia clinica e i risultati dei test neuropsicologici. Attualmente non esiste una specifica terapia per arrestare la progressione della malattia. È in allestimento un vaccino costituito da anticorpi diretti nei confronti della sostanza amiloide.

Ecco che il rispetto, la considerazione e l’ascolto empatico del mondo interno dell’individuo, nonché alcune strategie terapeutiche specifiche, che ben si prestano al modello Adleriano, diventano strumenti in grado di salvaguardare il nucleo essenziale dell’identità del paziente affetto da tale malattia.

VII. La vita come sperimentazione (considerazioni personali)

Se dovessimo definire ciò che caratterizzava l'identità nell'era moderna, dovremmo fare riferimento al concetto di creazione: gli uomini ritenevano infatti che fosse possibile creare un mondo migliore; ciò che invece caratterizza l'era postmoderna è la caduta dei valori e la difficoltà di ritrovare riferimenti stabili e duraturi. Emerge una tendenza al “riciclo”, non pensiamo alle cose per sempre ma ci riferiamo agli avvenimenti unicamente a condizione che quelli passati siano cancellati, in un processo continuo. Mentre una volta la preoccupazione delle persone riguardava il bisogno che l'identità potesse durare nel corso del tempo, ora quest'ultima si identifica sempre di più con il bisogno di evitare qualsiasi impegno. L'uomo postmoderno pensa sempre di più alla vita come ad un gioco, quasi come se questo fosse una risposta più semplice ed immediata alle difficoltà proprie della nostra epoca. Giocare continuamente significa evitare impegni a lungo termine, non identificarsi in un luogo, in una “vocazione”, in un'idea di fedeltà nei confronti di qualcosa o qualcuno. È una prospettiva che parte dall'idea che il gioco sia la scelta più immediata e soprattutto una situazione che consentirebbe di appagare più velocemente i propri desideri.

C'è invece una seconda possibilità: prendere coscienza delle difficoltà del vivere in questa nostra società. Si tratta di un modo di vivere che subordina un immediato appagamento dei desideri, a favore del tentativo di ricercare e ritrovare aspetti più duraturi in grado di resistere al continuo consumo delle idee, degli oggetti, delle persone stesse.

Rifiutare una ritualità di massa vuol dire pensare che la nostra vita sia un continuo susseguirsi di scelte ma, per scegliere, dobbiamo essere disposti a porci continuamente in discussione, così come le certezze che ci hanno caratterizzato fino a quel momento. Per fare ciò è necessaria una grande forza d'animo: “quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un'altra ci si sente a casa. E guai a imboccare per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai ad essere stranieri nella propria vita. La forza d'animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. […]. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli “altrove” della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo […]. Bisogna educare i giovani e essere se stessi, assolutamente se stessi. Questa è la forza d'animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere […] ciò che rifiutiamo di noi. Cessa la guerra tra noi e noi stessi e perciò siamo in grado di dire: “Ebbene sì, sono anche questo”. Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d'animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga.” 3.

3 U.Galimberti “L'ospite inquietante”

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