Tesina di maturità sul Carcere
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Tesina di maturità sul Carcere

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Tesina sul carcere. Ideale per indirizzo tecnico commerciale, focus su immigrazione.
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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014

Il sistema penitenziario

E i suoi invisibili.

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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014

Indice:

1. Premessa 2. Materie coinvolte 3. Cenni costituzionali 4. Organizzazione sistema detentivo italiano 5. Carcere nella cultura di massa 6. Il sovraffollamento carcerario 7. Punizione e rieducazione 8. Carcere, criminalità e immigrazione 9. Les Misérables

10. Bibliografia e sitografia

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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014

Materie Coinvolte

Diritto: Rappresenta il nucleo tematico centrale, con particolari riferimenti alla costituzione e al diritto penale.  Geografia: l’analisi del rapporto tra immigrazione di massa e devianza sociale.  Francese: Les Misérables di Victor Hugo. Parabola di un ex galeotto e la condanna sociale, valevole nell’ 800 come oggi.

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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014

Premessa

Il tema che affronto all’interno di questo documento è stato scelto con attenzione esentimento, frutto di una passione personale e dell’amore verso la giustizia, la civiltà e idiritti umani.Viviamo oggi (e non solo) in una comunità in cui è necessario contribuire alla ricchezzaeconomica del paese, in cui per non sentirsi parassiti risulta indispensabile un titoloscolastico, una specializzazione professionale possibilmente ad alti livelli, una casa diproprietà, una famiglia di stampo tradizional - cattolico e una fedina penaleimmacolata.Parlo oggi di un argomento delicato, attuale, scottante, che perlopiù genera rabbia epropulsioni del tipo: “non sono queste le priorità di un paese nel pieno di un periodo direcessione”. Invece io credo che i diritti umani siano la priorità assoluta in ognimomento della vita civile. Non a caso è detto comune che il livello di civiltà di un paesesi commisura al trattamento destinato ai più deboli: agli animali, ai malati, ai carcerati.Cercherò con tutte le intenzioni di non dimenticare nella stesura di questo lavoro cheprima di essere studentessa e cittadina mi riconosco principalmente in persona umana.Impossibile quindi affrontare il tema cinicamente e analiticamente, nonostante sia aconclusione di un ciclo di studi tecnico, che pensa alla pratica ,ai dati e ai risultati.

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“Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria. La peste si è spenta, ma l'infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. il disconoscimento della

solidarietà umana, l'indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l'abdicazione dell'intelletto e del senso morale davanti al principio d'autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale,

in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un'idea.”

Primo Levi

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Cenni costituzionali: Art. 13

La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.Il primo comma afferma che “la libertà personale è inviolabile”: Semplicemente nessuno può pregiudicare questa libertà in alcun modo e con qualsiasi strumento.I limiti a questo principio vengono rilevati al secondo comma quando viene affermato che “non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione e perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.Vi sono dunque una riserva di legge e una riserva di giurisdizione che pongono limiti alla libertà degli individui. Solo la legge può stabilire quando e come la libertà può essere limitata, e solo l’autorità giudiziaria può disporre strumenti per limitarla nei casi e nei modi previsti dalla legge. Da ciò ne consegue, per esempio, che il potere esecutivo non può limitare la libertà degli individui in alcun modo.Il terzo comma tuttavia stabilisce che “l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori” di limitazione della libertà che devono però essere comunicati all’autorità giudiziaria per la convalida entro quarantotto ore.Questi possono per esempio fermare e arrestare un individuo perché colto in flagranza di reato.Il provvedimento di restrizione deve essere convalidato dal giudice, pena la perdita di qualsiasi efficacia, poiché la libertà in questo caso non può tollerare limiti che non abbiano una motivazione stabilita dall’unico organo competente: il magistrato.D’altro canto, la libertà si esplica anche nelle misure restrittive. Non è possibile – secondo il penultimocomma dell’art. 13 Cost. – sottoporre chi è limitato nella propria libertà, a violenza fisica e psicologica,come per esempio la tortura. L’ultimo comma della norma in esame afferma che la legge stabilisce i limiti massimi alla carcerazione preventiva. Questa è la carcerazione che viene disposta prima del processo per motivi legati a specifici fattori, quali il pericolo di fuga, il pericolo di reiterazione del reato, il pericolo di occultamento e inquinamento delle prove. Art. 27 La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. 6

Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014 Non è ammessa la pena di morte. Il primo comma implica che ciascuno è responsabile solo delle proprie azioni e che nessuno può essere punito per un fatto che sia stato commesso da altri. La responsabilità penale si distingue nettamente dalla responsabilità civile, le cui conseguenze (ad esempio il risarcimento dei danni provocati da un incidente stradale) possono, invece, trasmettersi anche agli eredi del responsabile. Si ha responsabilità penale solo quando un soggetto è riconosciuto colpevoledella commissione di unreato: Finché un giusto processo non abbia accertato tale responsabilità con sentenza definitiva, il soggetto non può essere considerato colpevolené deve essere assoggettato a pena. Pertanto il semplice invio di un informazione di garanzia non equivale a condanna: il soggetto «informato» è sottoposto alle indagini di magistratura e forza pubblica, e possono essergli inflitte delle misure particolari ma ciò non equivale a riconoscimento automatico della colpevolezza. Vige, dunque, nel nostro sistema la presunzione di non colpevolezza fino alla condanna definitiva;L’articolo 27 introduce e delinea la politica rispetto al trattamento dei detenuti. Essi devono godere ditrattamenti umani,e il fine della pena è quello di rieducare il condannato permettendogli un futuro reinserimento nella società,I padri costituenti concordano sul diritto inviolabile alla vita e sull’inefficacia della stessa pena di morte. Altre fonti normativela Legge 26 luglio 1975, n. 354 “Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzionedelle misure privative e limitative della libertà”;la Legge 10 ottobre 1986, n. 663 “Modifiche alla legge sull'ordinamento penitenziario esulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”;il Decreto Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 “Regolamento recante normesull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà”.

Organizzazione del sistema detentivo Italiano

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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014Gli organi MINISTERO DELLA GIUSTIZIA (1) DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA (1) PROVVEDITORATI REGIONALI DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA (16) ISTITUTI PENITENZIARI (207) UFFICI DI ESECUZIONE PENALE ESTERNA (80)

Carcere nella cultura di massa

La situazione carceraria italiana sembra riflettere sentimenti e ideologie popolari. Le misureapplicate dai nostri governanti hanno spesso avuto come determinante il consenso elettorale;Il popolo chiede pene certe, che nell’interpretazione comune sembra stia a significare penedure. Sono, infatti, celebri espressioni come “chiudere in carcere e buttare via le chiavi” “fare alui la stessa cosa che ha fatto alle vittime”, “reintroduciamo la pena di morte”.Quest’allarmismo è generato dalla paura, comprensibile, che i suddetti criminali possanoledere la sicurezza dei cittadini. Si chiede quindi una giustizia che si limiti a contenere, se nonad eliminare, il male, mettendolo in quarantena, considerandolo elemento estraneo alla 8

Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014società, condannandolo per sempre. Purtroppo la criminalità non può essere eliminata, otanto varrebbe reintrodurre la pena di morte: facile, economica ,sicura. I mass media e mezzi di comunicazione alterano la percezione dell’obbiettivo della nostragiustizia. La corsa allo scoop e alle vendite definisce per la maggior parte dei giornalisti, più omeno qualificati, l’impiantistica giustizialista. Titoloni dirompenti ci annunciano come ilcriminale sia “già libero” quando invece è semplicemente agli arresti domiciliari in attesa diprocesso. Oppure “solo 20 anni per l’assassino” ma siamo sicuri di poter concepire cosasignifichino vent’anni di privazione della propria libertà? Altro spunto va tratto dalla questione dell’indulto del 2006 ad opera del governo Prodi:Escalation di indignazioni, allarmismi e preoccupazioni per la paura della recidiva.In realtà ,diquesti criminali solo il 0,37% è rientrato in carcere ,ma sui giornali nessuna traccia di ciò. Ilproliferare di talk show e programmi di approfondimento su fatti di cronaca nera ha ancorapiù accentuato questa situazione. Il processo mediatico è un fenomeno oggi molto comune,per l’opinione pubblica la sentenza viene emanata molto prima dei tempi previsti dallaprocedura penale. L’ansia della ricerca al colpevole ,compito che dovrebbe spettare agliinvestigatori, sembra sintomo di complessi meccanismi intellettivi di autodifesa: scaricare laresponsabilità del mondo inteso come marcio su un individuo o un insieme di essi,discostandosi da qualsiasi responsabilità collettiva.

Il sovraffollamento carcerario

La condizione carceraria è oggi minata da un fenomeno costante e radicato nella storia dellagiustizia italiana: Il sovraffollamento. Al 30 aprile 2014 i detenuti risultavano 59.683, controuna capienza massima tollerabile di circa 47.000 posti . In Europa, solo la Serbia vanta unrisultato peggiore del nostro. Cause:

 Abuso custodia cautelare  Politiche eccezionalmente severe in materia di spaccio di sostanze stupefacenti  Aumento flussi migratori e introduzione reato di immigrazione clandestina  Mancata applicazione di misure alternative

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Analizzare il fenomeno implica dunque un’analisi politica delle decisioni prese dalle autoritàstatali.L’aggravamento deriva infatti da decisioni politiche ben precise. Lo stato in questi anninonostante fosse consapevole della condizione degli istituti detentivi italiani non ha esitato,spesso per ragioni puramente elettorali , ad aggravare o introdurre reati dimenticando, comebuona parte della popolazione , chi vive nei ghetti societari, questo può essere ritenuto unvero e proprio tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto. Conseguenze: Le conseguenze che il fenomeno trasporti con sé sono di facile intuizione. Lospazio vitale a disposizione dei detenuti risulta molto spesso inferiore ai 3mq previsti dallacommissione europea, condannando il recluso alla totale rinuncia del più elementare dirittoalla privacy, riducendo il vivere a un sopravvivere a causa di condizioni igienicheestremamente precarie, al limite della sopportazione umana. La convivenza e la condivisione forzata del più piccolo ambiente comune, spesso tra individuidi nazionalità e culture diverse, non può che scatenare episodi di mal sopportazione eviolenza. Anche la carenza di personale qualificato, contrapposto alla popolazione carceraria in crescitaesponenziale, comporta un grave danno al sistema. L’attività di controllo è fortemente limitatadalla mancanza di personale, così come la stessa sicurezza. Garantire inoltre le attivitàfondamentali come l’ora d’aria, la ricreazione, l’attività lavorativa e le visite dei famigliaririsulta complesso e la disorganizzazione va a ledere il diritto del carcerato per l’ennesimavolta. L’incremento dei suicidi, spesso direttamente proporzionale al grado di sovraffollamentodegli istituti, rivela la grave insofferenza per le condizioni vitali all’interno degli stessi.

La condanna: L’8 gennaio 2013 a richiamare l’Italia nel fronteggiare i propri problemi,assumendosi le dovute responsabilità, ci ha pensato la Corte Europea Dei Diritti Dell’Uomo. Lastessa ha infatti dichiarato colpevole il nostro paese della violazione dell’articolo 3 dellaConvenzione Europea, ovvero la proibizione di trattamenti inumani e degradanti. La Corteconsidera che non solo lo spazio vitale indicato non sia conforme alle previsioni minimeindividuate dalla propria giurisprudenza, ma inoltre che tale situazione detentiva siaaggravata dalle generali condizioni di mancanza di acqua calda per lunghi periodi, mancanzadi ventilazione e luce. Tali condizioni, considerate nel loro insieme, costituiscono unaviolazione degli standard minimi di vivibilità determinando una situazione di vita degradanteper i detenuti. La compensazione pecuniaria per i danni morali subiti in violazionedell’articolo 3 è quantificata dalla Corte in una somma di circa 100.000 € per tutti i ricorrenti.Incentivare quindi il risparmio sulla spesa pubblica tagliando finanziamenti e progetti di 10

Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014riforma carcerari comporta dunque la controproducente conseguenza dell’aumento dei ricorsie dei dovuti risarcimenti, nonché al danno relativo alla credibilità internazionale. Le possibilità di soluzioni: come nell’aspetto peggiore dell’italianità , i problemi radicati amedio – lungo termine restano spesso irrisolti per pigrizia ,incapacità e inerzia .La classepolitica che compone la nostra classe dirigente è parsa troppo disinteressata alla questionecarceraria, i programmi elettorali non la citano ad eccezioni di partiti come I Radicali Italiani ,da sempre in prima linea per i diritti umani ma ahimè poco considerati alla elezioni e dunquepoco rilevanti sul panorama della politica attiva. La mancanza di sensibilità ha spessocomportato la messa a fuoco di provvedimenti palliativi , inconcludenti, atti a una risoluzionefittizia nel breve termine e con il minore dispendio di mezzi ,denaro ed energia possibile. E’ suquesta linea che riconduciamo indulti, amnistie e piani carceri emanati negli ultimi decenni.Ma è davvero necessario costruire nuove carceri? Sarebbe invece auspicabile una presa dicoscienza da una più ampia fetta di classe politica, virata a introdurre una riforma efficacequalitativamente e a lungo termine. Un processo riformativo potrebbe riferirsi alle seguenti linee guida:

 Depenalizzazione reati di lieve entità  Affidamento di tossicodipendenti alle strutture di recupero adatte  Maggior ricorso alle misure alternative sia preventivamente che successivamente alla condanna.  Politica adeguata nella gestione dei flussi migratori

Punizione e Rieducazione

E’, alle attuali condizioni , davvero difficile indicare le finalità teoriche dell’impiantocarcerario: Le stesse possono infatti assumere un carattere quasi utopistico se rapportate allasituazione dominante. La pena indica letteralmente qualcosa che provoca dolore, sofferenza.Alle origini la stessa implicava esattamente questo tipo di trattamento, ma il mondo cambia,evolve. La pena di morte è oggi considerata immorale così come uno stato che uccide. Dunque,se il male inteso come la delinquenza ( ma con lo stesso ragionamento potremmo trattare lamalattia mentale) non può essere fisicamente eliminato , può essere messo in quarantena ,dimenticato ed ermeticamente contenuto . D’altra parte questo atteggiamento può essereritenuto pura e semplice paura, il livello più elevato è mutare il male, elaborarlo , intendere lostesso come un insieme di pensieri, irrazionalità e condotte , scindendolo dalla persona. 11

Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014Spesso il criminale altro non è che un malato, affetto da vizio mentale mal gestito, mai curato oriscontrato. D’altra parte il delinquente è colui che mai ha appreso la naturale capacità didistinguere bene e male : Sì ,perchè nascere a Scampia può compromettere il mio modo divedere il mondo , crescere in contesti familiari minati da alcolismo , dipendenze, difficoltàsociali ed economiche può alterare la mia visione della società. Questa riflessione puòricondurci al terzo articolo della nostra Costituzione : si tratta di uguaglianza formale euguaglianza sostanziale. La società e l’indifferenza possono essere considerate complici di unsistema criminale, inteso come devianza sociale. Lo stato, come apparato ma anche esoprattutto come collettività, deve contribuire alla costruzione di reti di solidarietà,attenzione e volontà. La stessa rete che si genera attorno all’evasore fiscale, comprendendolo,ma paradossalmente non al ladro .Il ruolo della comunità è essenziale per non crearel’emarginazione e la solitudine, caratteristiche dominanti nel “miserabile”.Il carcere oggi emargina l’emarginato; ma soprattutto cerca di educare alla buona condotta inun luogo in cui è impossibile scampare alla criminalità. Perché è lo stato stesso che delinque ,che viola la legge , che non rispetta le normative comunitarie andando incontro a sanzioni.Come può, l’individuo in errore imparare che rispettare le regole è essenziale, se nemmenol’autorità pubblica adempie ai propri doveri? Come può un individuo in errore uscirerieducato da un contesto disumano? Il rischio è ciò che succede: uscire peggio di prima, piùarrabbiati, rancorosi e soli. Con oltretutto tutte le difficoltà del reinserimento sociale. Larecidiva è alle porte , c’è chi ,spaventato dalla vita libera, fa di tutto per rientrare in quel luogo,di sofferenza sì, ma sofferenza protetta. Il criminale non è l’unico a pagarne le conseguenze, unrecidivo che commette ancora reati lede l’interesse dell’intera collettività.Il legislatore e la pubblica amministrazione devono farsi carico di questo abissale problema.La ridecuazione non dev’essere scissa dal concetto di punizione, le stesse devono andare dipari passo. Prima di tutto comprendendo che spesso non è un rieducare ma un educare, comesoppratutto succede negli istuti minorili. Si rieduca attraverso il percorso piscologico , lamaturazione morale , l’assistenza e la formazione ,con finalità ultima l’attribuzione diun’identità sociale . Spesso i “miserabili” sono solo individui che cercano il proprio ruolo, lapropria normalità. Carcere, criminalità e immigrazione

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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014L’immigrazione in Italia può essere considerata un fenomeno recente. Lo stesso, iniziato negli anni’70-‘80 si è poi massicciamente consolidato con l’avvento del XXI secolo. I flussi migratori hanno dasempre interessato le comunità del Nord Africa, Asia e dell’est Europeo. Le cause del fenomenomigratorio possono essere ricondotte ai cosiddetti fattori d’espulsione: miseria, crisi economica,privazioni di diritti civili , cause politiche comepersecuzioni ,guerre civili.L’Italia oltre arappresentare la ricca e civile Unione Europea, è losbocco principale sul mediterraneo, vicinanza esemplicità di entrata fanno dell’Italia oltre chemeta, luogo di passaggio verso i paesi dell’EuropaContinentale.L’emergenza migratoria è oggetto di frequentiindagini e dibattiti politici: le recenti stragi, inparticolare quella avvenuta a Lampedusanell’ottobre 2013, ha legittimato il governo adintraprendere l’operazione “Mare Nostrum” conl’obbiettivo di salvare le vite dei migranti vittimedella crudeltà degli scafisti.In Italia manca però un vero e proprio piano immigrazione.I centri diprima accoglienza sono al culmine della capienza, l’emergenza non riguarda solo gli immigrati maanche i profughi di guerra, in particolare i Siriani.La sovranità europea è oggi accusata di passività afronte del fenomeno, che sembra dover riguardare il nostro paese come tale e non come porta delterritorio europeo.I disordini causati dai flussi migratori riguardano la fattispecie dell’immigrazione clandestina,sregolata e illegittima.Clandestino risulta non solo chi entra illegalmente nel territorio dello stato, maanche chi si trova senza permesso di soggiorno rinnovato(overstaying).Per ottenere il permesso disoggiorno CE a tempo indeterminato è necessario: 1. Possedere un permesso di soggiorno in corso di validità da almeno 5 anni. 2. Dimostrare la disponibilità di un reddito minimo non inferiore all'importo annuo dell'assegnosociale. 3. Non costituire un pericolo per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello stato. 4. Il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.Il reato di immigrazione clandestina venne introdotto con la legge n. 94 del 15 luglio 2009, nelcosiddetto primo “pacchetto sicurezza” fatto approvare dall’allora ministro degli Interni RobertoMaroni :Il reato di “ingresso e permanenza illegale nel territorio dello Stato” era una contravvenzione,cioè un reato relativamente meno grave, punibile con un’ammenda dai 5 mila ai 10 mila euro. Il reatopreso in esame è stato fortemente criticato fin dal momento della sua istituzione. In particolare gliscettici ritenevano che secondo la costituzione può essere colpevole di un reato solo chi abbiacompiuto fatti materiali e non chi si trova nella semplice condizione di essere straniero senza ladocumentazione richiesta. Ecco perché la Corte Costituzionale, con la sentenza 249 del 5 luglio 2010,ha dichiarato incostituzionale l’aggravante di clandestinità che aumentava fino a un terzo le pene perqualsiasi reato commesso da un clandestino.Nell’aprile del 2014 il reato è stato depenalizzato inquanto non offrisse una reale soluzione alla clandestinità ma un onere aggiuntivo per la rilenta esatura giustizia italiana.

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Anna Caneva ITCG P. SARACENO A.S. 2013/2014La popolazione carceraria conta 1/3 di stranieri. Rapportandoli alla percentuale degli immigrati sultotale della popolazione se ne deduce una maggiore propensione al crimine.Analizzando il dati notiamo come nel caso di immigrati regolari, tutelati quindi da un permesso disoggiorno il tasso di criminalità è solo leggermente superiore a quello della popolazione italiana 1,23vs 0,75.Diverso invece il discorso per gli immigrati clandestini e irregolari, che rappresentano l’ 80%degli stranieri denunciati. Di questi, un quarto dei reati sono riconducibili alla condizione stessadell’immigrato (reato di immigrazione clandestina).Nonostante tutto, statistiche e analisi non danno un’interpretazione univoca del fenomeno: difficiletenere conto di tutte le diverse variabili. Alcuni aspetti comuni vengono però estrapolati dalle piùdiversificate formulazioni:  Sull’andamento della criminalità influisce il differenziale demografico della popolazione: lagiovane età, la più predisposta a delinquere, decresce negli Italiani mentre risulta nettamentemaggioritaria nella popolazione migrante.  Gli immigrati hanno la più alta probabilità di essere condannati e incarcerati ,le pene risultanospesso più aspre per la stessa tipologia di reato.  Le denunce perlopiù riguardano i cosiddetti “soft crimes” quali spaccio di sostanze,prostituzione, strozzinaggio, atti molesti, furti, scippi, aggressioni. I delitti più gravi, che nonmancano, sono spesso frutto di azioni impulsive date spesso da situazioni socialeestremamente difficili.  La criminalità organizzata straniera è in espansione e recluta manovalanza tra gli irregolari.  Gli immigrati sono spesso le stesse vittime di reati, in particolare per ciò che riguarda i delitticarnali.  Gli stranieri sono i naturali protagonisti dei reati legati alla normativa sugli stranieri e allacondizione di precarietà giuridica (fuga, false generalità , falsi documenti)

Les Misérables 14

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LE ROMANTISMEest un courant littéraire né en Allemagne à la fin du XVIII siècle. En France, comme en Italie , leromantisme arrive en retard car ces pays ont une longue tradition classique. Lescaractèristiques essentielles sont:  Il renonce a la tradition classique, par esample au théâtre  Il abandonne le mythologie classique et revient à la Bible  Il exalte le Moyen Age, l’histoire nationale  A l’imitation des anciens il substitue celle des littératures étrangères  c’est l’imagination et la sensibilité qui deviennent les qualités dominantes car la raison n’est plus à la mode.  La nature devient l’un des thèmes principaux avec l’individualisme et les sentiments.

 Le héros romantique est un être tourmenté, condamné à vivre dans une société médiocre et triste ; il méprise la vie quotidienne. VICTOR HUGO Poète, romancier et dramaturge, Victor Hugo est sansconteste l'un des géants de la littérature française. Les romansles plus connus de Victor Hugo sont "Notre-Dame de Paris"(1831) et “Les Misérables" (1862).Il est le père duromantisme français. : il est né le 26 Février 1802 à Besançonen France, son père était un soldat de l'armée. Il a étudié àl'Ecole polytechnique de Paris avant de se consacrerentièrement à la littérature. Il épouse, le 12 octobre 1822, une amie d’enfance, Adèle Foucher,née en 1803, qui lui donne cinq enfants. De 1830 à 1843, Victor Hugo se consacre presqueexclusivement au théâtre. En 1833, il rencontre l'actrice Juliette Drouet, qui devient samaîtresse Il écrira pour elle de nombreux poèmes. En ce qui concerne la politique, Hugodevient confident du Roi Louis-Philippe , puis pair de France en 1845, mais le coup d'Etat en1851 qui a porté au pouvoir de Napoléon III, marque le début de son déclin politique Il s'exilevolontairement à Bruxelles, puis à Jersey. Il condamne vigoureusement pour des raisonsmorales le coup d'État et son auteur Napoléon III dans un pamphlet publié en 1852,« Napoléon le petit ». Napoléon III signe en 1859 une amnistie générale des prisonnierspolitiques, mais Victor Hugo refuse de profiter de cette grâce de l’« usurpateur » Victor Hugoretourne en France en septembre 1870 après la défaite de l'armée française à Sedan et reçoitde la part des Parisiens un accueil triomphal. Il meurt en 1885.

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LE ROMANL'action se déroule en France au cours de la première moitiédu XIXe siècle. Nous suivons la vie de Jean Valjean, leprotagoniste, pendant 5 tomes. Les aventures de JeanValjean rencontrent celles d’autres Misérables :Fantine,Cosette, les Thénardier et Marius. Valjean est un ex-détenu, il a été emprisonné pour vol. A cause de sestentatives d'évasion il sera soumis au travail forcé pourvingt ans. A la fin de la peine, une rencontre changera la viede Jean : Il s’agit de monseigneur Myriel. Jean Valjeanreparaît à l'autre bout de la France, sous le nom de M.Madeleine et opère sa complète rédemption : il devient lebienfaiteur de la ville de Montreuil-sur-Mer, dont il seranommé maire. Ici, Madeleine se prend soin de Fantine, une jeune mère qui a confié sa fille àune famille terribles : les Thénardier. Fantine a connu la misère et la prostitution pourgarantir le maintien de sa fille, Cosette. Madeleine promet de sauver Cosette mais lesconditions de Fantine se détériorent et elle meurt. Dans ce tome Hugo a l’occasion de présenteraussi Javert un commissaire de police qui incarne la justice implacable et rigide et qui suspectede l’identité de M. Medeleine.Pandant ce temps, un homme, Champematieu, est reconnucomme Jean Valjean. Le protagoniste à la fin d’une longue nuit d’hésitation, se dénonce pouréviter à un pauvre diable, d'être condamné à sa place.Valjean simule sa mort et il sauve Cosette. Avec l’enfant il se réfugie à Paris, dans la masureGorbeau mais Javert le retrouve. Jean Valjean ne trouve son salut que dans le couvent du Petit-Picpus sous la protection de M. Fauchelevent, un charretier dont il a sauvé la vie à Montreuil-sur-Mer donc il s'installe au couvent avec Cosette sous le nom d'Ultime Fauchelevent. Ans plustard quand Jean Valjean et Cosette, alors âgée de 15 ans, ont quitté le couvent, entre en scèneMarius petit-fils d'un royaliste, fils d'un bonapartiste qui a 17 ans Il quitte son grand-père etfréquente les amis de l'ABC, groupe de révolutionnaires idéalistes. Marius connait Cosette dontil tombe amoureux d’elle. Valjean tombe dans le piège de Thénardier , qui est devenu uncriminel, mais il sera sauvé avec l’aide de Marius. La relation amoureuse entre Marius etCosette continue à l'insu du père jusqu'à ce que ce dernier décide de échapper en Angleterreavec Cosette. Marius, désespérée décide de se suicider donc il participe aux affrontements surla barricade de la rue Saint-Denis avec ses amis. Jean Valjean découvre à travers une lettreperfide, le lien entre Cosette et Marius puis il découvre l'intention du jeune homme de sesuicider, mais il réussira à sauver le garçon. Entre temps l’ex détenu trouve Javert, faitprisonnier par les manifestants, il se propose pour exécuter Javert, mais il lui permet des'enfuir. On assiste ensuite au suicide de Javert, qui à qui a échoué dans sa mission d’arrêterValjean. L'idylle entre Marius et Cosette se concrétise par un mariage.

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Bibliografia :

 Pelanda, Davide - “Mondo recluso. Vivere in carcere in Italia oggi”  Hugo, Victor - “I miserabili”  Bobbio, Gliozzi , Lenti - “diritto pubblico” Costituzione Italiana

 Lanza, Nano, Conti - “geografia economia generale” Sitografia:

http://www.interno.gov.it/

http://www.giustizia.it/

http://www.ristretti.it/

http://www.caritasitaliana.it/

http://www.lavoce.info/

http://it.wikipedia.org/

http://www.istat.it/it/

http://www.altrodiritto.unifi.it/

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