Tesina di Maturità sul rapporto tra il Diritto e la Morale.
alessandro-serci
alessandro-serci

Tesina di Maturità sul rapporto tra il Diritto e la Morale.

21 pagine
276Numero di visite
Descrizione
Brevi tratti di Filosofia del Diritto, Diritto Privato. Cenni alla storia e alla filosofia. Confronto tra l'Adelchi di Manzoni e l'Antigone di Sofocle, per determinare l'aspetto forte e predominante del diritto morale. C...
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 21
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento

TESINA DI MATURITA’

Il rapporto tra la legge civile e la morale.

Indice.

Pagina | 1

-

Introduzione.................................................................4

Breve definizione ed etimologia di legge.................... 7

Decidere secondo la morale: l’”Antigone” di Sofocle

e l’”Adelchi” di Manzoni............................................ 8

Il diritto e la storia: ogni realtà ha le proprie

leggi. 11

Etica e politica: Kant vs Hegel...................................14

Conclusioni……….................................................... 17

Bibliografia……………............................................ 21

Sitografia…………………........................................22

Pagina | 2

I. Introduzione. -

“ANTIGONE Che aspetti dunque? Non una delle tue parole mi è sopportabile,

né mai lo sia: del resto anche le mie parole sono fatte per dispiacerti. Eppure, come acquistare fama più illustre che dando sepoltura a mio fratello? E tutti

costoro mostrerebbero di apprezzare il mio gesto, se la paura non sbarrasse loro

la bocca. Ma fra i suoi molti privilegi il potere possiede anche quello di fare e

dire ciò che vuole.

CREONTE Tu sola, fra tutti i Tebani, la pensi così.

ANTIGONE No, la pensano come me, ma frenano la lingua per non dispiacerti.

CREONTE E non ti vergogni a distinguerti da loro?

ANTIGONE Non è una vergogna onorare i consanguinei.

[…]

CREONTE Ma i giusti non devono ottenere gli stessi onori dei criminali.

ANTIGONE Chi può dire se fra i morti questa legge è santa?

CREONTE Il nemico non è mai un amico, neppure da morto.

ANTIGONE Io sono fatta per condividere l’amore, non l’odio.” 1

-

Pagina | 3

1 Sofocle, Antigone, in Rossi e Nicolai, Letteratura Greca 2: L’età classica, Mondadori Education S.p.A., Milano 2015.

Nelle società antiche, così come nelle moderne, domina nell’uomo l’obbligo di

vivere in conformità con il diritto. Rispettare le leggi è un dovere per l’essere

umano e per la comunità cui egli appartiene. Tuttavia, determinate leggi possono

risultare in contrasto con la morale umana, con la possibilità di scelta dell’uomo

di appellarsi a dei principi etici di valore universale.

Il discorso che voglio intraprendere è volto a considerare il rapporto contrastante

che, fin dai secoli più remoti, si è frapposto tra il diritto e la morale. La

discussione si configura come un dibattito filosofico che comprende anche cenni

di Letteratura e Storia. Il motivo della mia trattazione è di voler definire quando le

applicazioni di leggi civili siano in contrasto con le leggi morali. In tal modo

definirò non solo alcuni esempi di errori dati da una legge civile errata, ma anche

diversi esempi di perfetta coniugazione tra etica e diritto.

Inizierò la trattazione con una domanda fondamentale: esiste sempre una legge

giusta o un legge sbagliata?

Non tutta la sfera morale può essere coperta dalla legge, ma esistono dei beni

comuni fondamentali, come la famiglia, la vita del singolo, l’assistenza medica,

che costituiscono senza dubbio dei requisiti etici che garantiscono la tutela dei diritti e dei valori inviolabili che appartengono all’uomo. Nelle sopracitate parole

di Antigone si evidenza chiaramente la volontà di definire i limiti della legge

civile, che nel suo caso non rispetta il bene fondamentale dell’amore per la

famiglia. L’interpretazione della vicenda di Antigone si è prestata a molte

disquisizioni sul rapporto contrastante tra morale e legge civile, soprattutto in

quelle di Hegel sulla distinzione tra città e famiglia, due entità che hanno due

mentori differenti: l’autorità politica si deve ispirare ai valori dell’etica, che

regolano imprescindibilmente il rapporto esistente tra moralis et ius. In questo

senso, consideriamo due individui casuali molto simili ai personaggi

dell’Antigone. Se applicassimo, per esempio, una legge in grado di vietare la

sepoltura in terreni interni alla città a coloro che espatriano e se uno dei due

individui fosse tale da non poter accedere alla funzione funebre, l’altro individuo

potrebbe considerare questa legge giusta, perché vedrebbe l’espatriato come un

estraneo che, abbandonando il proprio territorio, ha rifiutato di agire per il bene

comune. L’individuo espatriato, invece, considererebbe logicamente quel tipo di

Pagina | 4

legge eticamente scorretta, poiché non avendo abbandonato il proprio territorio

del tutto, avrebbe gli stessi diritti appartenenti alla comunità.

Ecco, quindi, il concetto principale: l’etica si adatta alla comunità, non

all’individuo. Non è l’uomo che costruisce la sua morale, ma è qualcosa di

predefinito, universale, precostituito. Non esiste una morale giusta per un essere

umano e scorretta per un altro. Sono le comunità, le istituzioni, lo Stato che

influiscono su di essa. Non certamente possono fondarla, ma possono

trasformarla. La morale non è altro che la libertà di agire e di essere responsabile.

L’individuo non è in grado di giudicare il bene e il male, scegliere l’azione

corretta o quella sbagliata, vivere utilitaristicamente la propria esistenza secondo

il proprio canone etico, perché non esiste un proprio canone etico. La nostra

morale non è mai realmente nostra: essa, infatti, ci viene tramandata, ci viene

“insegnata”, noi veniamo condotti, accompagnati dalla comunità. Non siamo

esseri che si fondano su se stessi, poiché apparteniamo imprescindibilmente a

qualcun altro. Siamo comunità, non individuo.

Con questo non intendo affermare che l’uomo non possa essere considerato

individuo, ma che come tale egli viene regolato da una materia precostituita, la quale ha come compito quello di formare l’individuo nella comunità, farlo

diventare comunità.

A questo proposito, è utile paragonare l’essere umano alle idee platoniche e la

comunità all’Iperuranio: in questo senso, l’individuo non è di questa natura finché

non si forma eticamente come tale. Gli interventi per far sì che egli diventi un

essere a se stante non possono prescindere da sé. L’ordine viene stabilito dal caos.

Il disordine, quindi, si identifica con la comunità e l’individuo viene educato

secondo quello. Le reminiscenze platoniche non sono altro che le leggi dettate

dalla società. Infine, l’esperienza si identifica con il vero elemento che regola tutta

la nostra comunità: la costituzione.

II. Breve definizione ed etimologia di

legge.

Pagina | 5

La legge è per definizione il principio che regola attivamente e passivamente i

comportamenti umani. Essere giusto e agire bene, per un essere umano, significa

accettare e farsi portatore di virtù positive e universali, che sono cioè comuni a

più uomini, ossia alla comunità. In questo senso, l’agire secondo la “Δίκη”, la

“giustizia”, significa conformarsi ad una morale, cioè avere una coscienza attiva

e una piena libertà deliberativa in merito alle questioni. A tal punto, l’uomo

possiede la capacità di giudicare un’azione come giusta o come ingiusta. Ciò

accade perché la morale, che nel mio discorso è materia educante, comune ad un

gruppo, ha influenza sui giudizi retrospettivi dati dall’uomo.

Si può affermare, a questo punto, che la Legge sia derivata da altri due fattori,

cioè il diritto e la giustizia, di cui il primo si identifica come il riconoscere

all’uomo ciò che gli spetta, mentre l’altro con il principio di distinzione tra giusto

e sbagliato. Fin dai tempi di Omero si è parlato di “Δίκη”, “giustizia”, che

designava la pretesa di vedersi riconoscere ciò che all’uomo spettava. Il principio

e la radice si sono evoluti nei secoli, passando dal mondo latino fino alle lingue

moderne. Tuttavia, il diritto o “ius” rimane il termine più difficile da identificare:

avendo affermato che il diritto sia il riconoscere all’uomo ciò che gli compete, prendiamo un attimo in esame la radice originaria, cioè “directus”. La ragice

indoeuropea –reg si è evoluta fino ai giorni nostri, ma in tutte le lingue si noti

come oltre al concetto di diligenza, linearità e regolarità, si affianca anche quello

di governo: il termine, quindi, rappresentando una fusione tra questi due

significati, starebbe ad indicare il perseguire un’ideale giusto, corretto, rigido e

lineare all’interno della comunità.

Il discorso che intraprenderò però ha la necessità di una domanda: Come può

l’uomo distinguere ciò che è giusto da ciò che è scorretto?

III. Decidere secondo la morale:

l’”Antigone” di Sofocle e l’”Adelchi” di Manzoni.

Pagina | 6

Al fine di fornire una risposta quanto più completa alla domanda precedente,

bisogna esaminare la distinzione fondamentale tra la legge civile e quella morale.

Un esempio a nostro favore è quello di Antigone, personaggio tragico che in

Sofocle ha permesso di definire numerose problematiche, come quelle del dolore

psicologico, dell’infelicità e del nesso tra peccato e punizione.

Esaminiamo in maniera generale la trama: la tragedia mette in evidenza le scene

della vicenda successiva alla morte di Eteocle e Polinice. Essendosi essi

reciprocamente uccisi in duello, Antigone, loro sorella, vuole contravvenire

all’editto di Creonte, seppellendo entrambi i fratelli, seppur Polinice sia un

traditore della patria e non meriti la funzione funebre. La sorella, quindi, viene

scoperta e asserisce di aver agito secondo un valore morale che è quello della

famiglia. Una sua affermazione, in particolare, aiuta la comprensione del suo

operato:

“Io sono fatta per condividere l’amore, non l’odio.”2

Il suo esempio dimostra che l’uomo ha dei principi fondamentali o meglio dei

beni comuni. Egli è inevitabilmente o naturalmente portato a difenderli, perché

fanno parte della propria identità, della sua individualità. Tuttavia, quando la comunità ha più potere rispetto alla morale, si può parlare di una legge ingiusta.

La legge è stata creata per essere adattata alla realtà, non per plasmarla. Un cattivo

giudizio è dato da una cattiva morale, che a sua volta è tale perché la comunità

forza sull’individuo. Come Creonte ha creato un editto che negasse la sepoltura

dei traditori in patria, facendo in modo che il concesso di famiglia anche oltre la

morte venisse quasi distrutto, così la legge civile spesso impone all’individuo dei

principi sbagliati. Solamente la morale, in questi casi, può salvare l’uomo.

Strappare la dignità e i valori fondamentali dell’uomo sembra l’unico strumento

che i poteri forti possiedono per affermare il proprio concetto di diritto. Tuttavia,

la giustizia deve tener conto dell’individuo, perché esso è in tal senso l’unico

elemento indispensabile per definire la concezione di equità. Perché? Esso

possiede la materia etica e la materia razionale. Come già detto, l’uomo non è in

grado di definire da sé la giustizia e l’ingiustizia, perché non esiste un proprio

Pagina | 7 2 Sofocle, Antigone, traduzione di F. Ferrari.

canone etico. La società detta la morale, poiché in questo senso educa l’individuo

all’etica. L’uomo, quindi, ha la possibilità di dare un prospetto di equità grazie alla

società.

Parallelamente all’”Antigone” di Sofocle, il superamento della legge morale da

parte dei poteri forti si può notare anche nell’”Adelchi” di Manzoni. La tragedia,

ambientata nell’VIII secolo, mette in scena il declino del regno longobardo in

Italia, sotto l’oppressione dei Franchi. Protagonista è Adelchi, figlio di Desiderio,

animato da una grande forza e in ricerca della gloria nelle nobili imprese che non

riuscirà a realizzare. Egli è combattuto tra i doveri nei confronti del padre, nel

rispetto di una società che opprime l’individuo e le proprie aspirazioni, e la

propria ambizione alla gloria, alla giustizia e la determinazione verso il

mantenimento della propria morale.

Ecco, quindi, un esempio di contrasto interiore che dimostra come l’individuo sia

realmente portato a seguire un codice non proprio. La comunità, come già detto,

educa l’uomo, impone la propria legge morale e dispone in esso ciò che considera

giusto. Tuttavia, Adelchi non è l’unico personaggio che subisce questo contrasto,

poiché anche Desiderio e Carlo Magno di fronte all’imminente morte di Adelchi, subiscono un cambiamento interiore: entrambi, infatti, acquisiscono una

fisionomia più umana, dando maggiore rilievo ai valori cavallereschi, quali il

rispetto e la magnanimità.

ADELCHI Carlo!

CARLO Alcun non osi

avvicinarsi a questa tenda. Adelchi

è signor qui. Solo d’Adelchi il padre,

e il pio ministro del perdon divino

Pagina | 8

han qui l’accesso.3

Subire questo tipo di contrasto e cedere ai valori fondamentali non significa

abbassarsi ad un codice etico più forte dell’uomo stesso: la vera gloria, infatti, non

si identifica con le opere di forza, ma attraverso delle guerre interiori che portano

l’uomo a rimembrare quali siano i valori universali che fin dall’antichità lo hanno

cresciuto e accompagnato.

Il personaggio dell’Adelchi è tuttavia particolare: lascia infatti che gli eventi

accadano, vivendo – come direbbe Manzoni – come oppresso e non come

oppressore. Non esibisce la propria volontà, infatti il suo contrasto rimane

interiore, però ricerca un perdono, una gloria, una “grazia divina” post mortem.

L’atteggiamento di questo non-eroe risulta completamente opposto rispetto

all’eroe tragico rappresentato da Antigone: se, infatti, il personaggio di Sofocle

sceglie di andare contro le leggi dello Stato, imponendo la propria morale di

fronte a tutto, il personaggio manzoniano mostra una visibile rassegnazione fino

al raggiungimento della morte, punto in cui potrà avere la propria liberazione

interiore.

Questi esempi dimostrano come la volontà dell’uomo di disattendere la legge civile per favorire le proprie virtù morali sia molto forte. L’uomo si mostra quindi

incapace di ritrovarsi nelle leggi emesse dallo stato, ponendosi come individuo

all’interno di una comunità, la quale opprime i beni fondamentali e fa sì che

l’uomo non possa affermarsi come tale.

IV. Il diritto e la storia: ogni realtà ha le

proprie leggi.

Il contrasto tra le leggi morali e le leggi civili si manifesta in modo evidente in

qualsiasi epoca storica: ogni realtà ha avuto bisogno di proprie leggi, che fossero

in grado di regolare la vita della civiltà. La comunità, quindi, si è dovuta adattare

ai fatti, cercando di eliminare qualsiasi dubbio di fronte alla legge e alla giustizia,

Pagina | 9

3 Alessandro Manzoni, Adelchi, atto V, scene VIII-X, in Il piacere dei testi – Volume 4, Baldi, Russo, Razetti e Zaccaria, Pearson Italia, Milano – Torino 2014.

e l’uomo si è sempre trovato di fronte a un conflitto tra le proprie virtù e i poteri

forti. E’ difficile determinare con chiarezza quale sia stata la posizione di ciascun

individuo rispetto alle leggi emanate in ogni epoca. E’ quanto più facile

comprendere che non sempre l’uomo ha compreso la differenza tra giusto e

ingiusto, poiché la comunità, come già detto, ha sempre influenzato questo tipo di

scelta. La morale è precostituita per ogni società e l’individuo si trova

metaforicamente come un inetto di fronte ad essa. Non si può comprendere ciò

che moralmente è sbagliato se non si ha la coscienza del giusto. Ritroviamo

quindi la teoria filosofica degli opposti di Eraclito, l’uno genera l’altro. L’uomo

non può conoscere se non ha piena coscienza dei due opposti.

Tuttavia, se l’essere umano prendesse atto di questo difficile conflitto e provasse

a opporsi nella società di massa come individuo, sarebbe comunque contrastato

dai poteri forti. Ciò riconduce al concetto principale: la morale dell’individuo non

potrà mai essere più tenace della legge civile, in quanto è la comunità stessa che

educa l’individuo alla morale, la quale viene depersonalizzata. Esistono

certamente delle virtù individuali, ma non sono mai realmente nostre.

L’accentuarsi di questi conflitti fu molto evidente in un periodo non tanto lontano dal nostro presente. Andremo adesso a vedere come un governo forte con

l’esigenza di ristabilire l’ordine civile e sociale, nella nostra Italia, abbia in realtà

generato molti conflitti all’interno della comunità.

Nonostante l’Italia avesse ottenuto la vittoria durante la prima guerra mondiale, il

periodo del dopoguerra fu ricco di problematiche: i trattati e i patti riconosciuti

all’Italia, le aspettative dei soldi e le esigenze popolari erano state disattese.

L’economia ebbe più ripercussioni e ciò causò grandi conflitti all’interno della

società stessa: i partiti di massa, in questo clima, raccoglievano sempre più i

consensi dal popolo. In questo modo si poterono affermare due partiti, cioè quello

popolare e quello socialista. L’ultimo in realtà era profondamente lacerato per

colpa della teoria marxista, che venne interpretata in modo errato. I riformisti,

inoltre, non condividevano le linee guide che erano state offerte dalla Rivoluzione

Bolscevica e i massimalisti, guidati da A. Gramsci, esigevano una soluzione

rivoluzionaria: nacque, quindi, il “Partito comunista italiano”.

Pagina | 10

In questi contesti di instabilità politiche, dovute alle esigenze di un popolo,

nacque il “Movimento dei fasci di combattimento”, grazie a un ex socialista che

aveva ottenuto in realtà pochi consensi dal popolo: Benito Mussolini. Egli si batté

in favore dei reduci di guerra, facendo sì che al suo movimento aderissero

principalmente ex militanti ed esponenti dei ceti più alti. Avendo ottenuto pochi

consensi, il governo attuale guidato da Francesco Saverio Nitti, fu messo in

minoranza e al suo posto venne chiamato il liberale Giolitti. Tuttavia, la sua

politica si rivelò presto contrastante con le condizioni del Paese.

In questo modo, i fascisti riesaminarono le proprie posizioni, organizzando

squadre d’azione paramilitari con lo scopo di aggredire scioperanti e sindacalisti.

Da queste violenze Giolitti pensò di trarre un vantaggio mettendosi in contrasto

con l’opposizione socialista. In questo modo fece sì che il movimento fascista si

annettesse all’azione liberale. Proprio nel 1921 il movimento dei fasci divenne un

vero Partito fascista, assumendo un allineamento molto più chiaro: divenne,

infatti, una forza conservatrice, antisocialista e antiliberale. Inoltre, una parte

riformista si distaccò dal partito socialista, fondandone uno proprio. Nello stesso

anno, Giolitti indisse nuove elezioni, con la convinzione di poter rafforzare la presenza liberale in Parlamento. Le aspettative furono nuovamente disattese, ma il

partito fascista iniziò a ottenere sempre più consensi.

Il governo di Giolitti a questo punto venne sostituito da due amministrazioni

liberali fallimentari, poiché sostenute da una maggioranza molto debole. Nel

mentre, il partito fascista si espandeva sempre più, fino a che i dirigenti del partito

mussoliniano organizzarono un colpo di mano paramilitare, marciando su Roma il

28 ottobre 1922, senza che nessuno le ostacolasse.

Il re, che avrebbe potuto fermare questa marcia, incaricò invece Mussolini di

formare un nuovo governo: nacque il governo fascista. L’obiettivo principale era

ristabilire l’ordine sia civile che sociale in Italia. Mussolini, quindi, trasformò lo

squadrismo paramilitare in una Milizia volontaria. Avviò inoltre una serie di

riforme atte ad esaltare il ruolo del nuovo governo, facendo sì che il Parlamento

venisse privato della propria importanza.

Pagina | 11

Le elezioni del 1924 furono decisive: ogni tentativo di oppressione contro il

Partito fascista veniva debellato e il clima di intimidazione cresceva sempre più,

tanto che molti schieramenti abbandonarono il Parlamento, dando modo al Partito

di rafforzarsi. Nel 1925 Mussolini tenne un discorso in cui si assumeva la piena

responsabilità morale, politica e storica di tutti i fatti accaduti. Nacque così una

vera e propria dittatura.

Le azioni compiute di Mussolini mostrano in modo chiaro ed esplicito i due

concetti fondamentali all’interno della mia disquisizione:

• I poteri forti, la comunità sovrastano l’individuo, educandolo alla morale

comune e non soggettiva;

• La morale è una aspetto imprescindibile dalla legge civile, poiché appunto

sono complementari.

Tuttavia, bisognerebbe aggiungere un concetto non ancora menzionato: assumersi

una responsabilità morale significa prendere parte della comunità, rivoluzionarla

e creare delle nuove idee fondamentali che possano essere eticamente giuste. In

altre parole significa conciliare l’etica con la legge, far sì che le proprie azioni

siano fondate sui propri obbiettivi, che diventano infine gli obbiettivi comuni. Con l’intenzione di ristabilire un ordine, infatti, Mussolini trovò il modo di accendere

le aspettative di un popolo stanco e logorato dalla guerra, facendo emergere quelle

che erano le classi più coinvolte. In questo modo, il fondatore del Partito riuscì a

coniugare le esigenze popolari con le esigenze partitiche, facendo sì che il codice

etico del popolo fosse adatto a quello del Partito.

V. Etica e politica: Kant vs Hegel.

“Che una massima del tuo volere debba valere contemporaneamente come

principio di una legislazione universale, - questa legge fondamentale della

ragione pura pratica esprime che un determinatezza qualsiasi, la quale

costituisce il contenuto della massima del volere particolare, venga posta come

concetto, come universale. Ma ogni determinazione è suscettibile di essere

Pagina | 12

accolta nella forma concettuale [...]; e nulla v’è che in questa guisa non possa

venir trasformato in legge morale.”4

La filosofia politica hegeliana mostra una critica aperta verso quell’imperativo

categorico che Kant concretizzò nella ragion pura pratica. Secondo quest’ultimo,

infatti, la ragione è lineare, oltre ad essere la materia che costituisce la nostra

morale. Per Kant l’aspetto etico è costituito da un imperativo morale categorico e

incondizionato (“devi” puro e semplice): il bene, quindi, coincide con l’intenzione

di conformarsi alla legge morale. Tuttavia il postulato del diritto kantiano mostra

un paradosso: non sono i concetti di bene e male a fondare la legge etica, bensì,

quest’ultima fonda e fornisce un senso alle nozioni di bene e male. Tuttavia per

Kant la legge morale non può dipendere semplicemente da impulsi soggettivi e

circostanze mutevoli ed è per questo che deve risiedere solo negli imperativi

categorici, che ordinano in modo assoluto e indipendente quel dovere a

prescindere da qualsiasi scopo. Kant esprime tre formule dell'imperativo

categorico:

- Agisci in modo che tu possa volere che la massima della tua azione divenga

universale. La ragione, infatti, in quanto tale è universale, e niente può dirsi razionale se non travalica gli interessi del singolo per porsi come norma che valga

per tutti e per sempre. 5

- Agisci in modo da trattare l'uomo, così in te come negli altri, sempre anche come

fine e non mai solo come mezzo. L'uomo in quanto tale è ragione; lo

strumentalizzare la ragione (cioè l'uomo) degraderebbe la stessa morale a mezzo,

rendendo l'azione immorale.

- Agisci in modo che la tua volontà possa istituire una legislazione universale. La

volontà diviene la "legislatrice universale". In questo modo l'uomo si eleva a quel

"regno dei fini" che non è se non una "unione sistematica di esseri ragionevoli",

della quale ogni membro è legislatore e suddito: legislatore in quanto incarna la

ragione universale; suddito in quanto è un essere particolare.

Pagina | 13

4 Cfr. G. W.F. Hegel, Sul diritto naturale (1802-3), tr. it. in Id, Il dominio della politica, a cura di N. Merker,, Editori Riuniti, Roma 1980, p. 194 5 I. Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, a cura di Vittorio Mathieu, Rusconi Libri, Milano 1994.

Ricordiamo, quindi, che per Kant la legge morale è caratterizzata dall'assolutezza,

dal formalismo e dall'autonomia: si basa in sostanza sul principio “non fare agli

altri ciò che non vuoi sia fatto a te”. Tuttavia, la critica hegeliana punta proprio

sull’aspetto arbitrario: non vi può essere una morale soggettiva o astratta, poiché

sarebbe immorale. In altre parole, come abbiamo già espresso più volte, l’uomo

non può costituirsi una morale, poiché essa è dettata dalla comunità. Le scelte

soggettive sono immorali. Ecco perché Hegel vede nel “costume” riconosciuto

pubblicamente, rispecchiato nello Stato e privo di contraddizioni, l’unico vero

canone etico dell’individuo.

Secondo Hegel per essere veramente morale (sintesi tra la tesi della legge

individuale e l’antitesi della legge universale) l’agire deve essere subordinato a

una legge già esistente, quella universale. La vera etica è quella pubblica. Chi

rappresenta lo stato, perciò, non deve avere degli interessi privati, altrimenti

andrebbe a compromettere l’eticità stessa, che comanda la morale. Il principio

stesso di universalità governa esige della sottomissione alla legge che deve essere

in modo universali “valente” per tutti: qui si configura la legge dello Stato, ossia

una suprema esigenza politica, etica, giuridica e sociale. In altre parole per Hegel è opportuno seguire la legge che è già vigente, essendo accettata da tutti, ed in

caso di disputa solo il Codice Civile, che si configura come un compendio di

morale e giustizia, è utile a risolvere i dubbi. La legge civile è chiara, non esistono

interposizioni, non esistono digressioni. La morale, invece, è una legge

“egoistica”, poiché trae conclusione da una legge che l’individuo si pone da sé,

secondo i canoni della società.

Tuttavia, le leggi in vigore nello Stato non sono eterne e, come si può notare nelle

varie epoche storiche, il diritto si evolve grazie alle operazioni di grandi statisti o

molto più semplicemente della comunità stessa. In ciascuna epoca, in ciascuno

Stato, ciò che la legge pubblica stabilisce è l’unico codice che l’individuo possa

seguire per fare il giusto. In altre parole l’uomo esiste solo per lo stato, vive

salvandolo e si pone in alto solo seguendo le sue leggi. Non esiste, infatti, un

individuo senza la comunità, senza lo Stato e senza la società: ogni cultura

tradizionale mette al centro prima l’associazione (stato, città, comunità), quindi

l’individuo. Lo Stato è quindi il presupposto per validare qualsiasi “contratto” e

Pagina | 14

per togliere ogni dubbio. Ciò riconduce alla concezione utilitaristica delle leggi e

della morale: i due fattori sono completamente connessi in un rapporto

contraddittorio, poiché, in altre parole, seguendo la legge l’uomo fa sì che la

propria morale sia adatta e si adatti ad essa. Se, infatti, non esistesse una legge

universalmente valida per tutti, non esisterebbe nemmeno lo Stato. Non è una

contraddizione, ma è un postulato vero e proprio: non esiste infatti una comunità

senza individui, come non esistono uomini senza una società civile. È un concetto

che accomuna qualsiasi società, qualsiasi etnia e qualsiasi civiltà. 6

L’uomo non può essere fine a se stesso, altrimenti non si sarebbe dato delle leggi.

Egli non è portatore di giustizia, poiché l’unica opera giusta è agire secondo lo

Stato, poiché – secondo Hegel – quest’ultimo viene sempre prima. Se tutto

dipendesse dal riconoscimento pubblico, da una morale comune, non sarebbe

necessario presupporre uno Stato in quanto basterebbe che tutti fossero d’accordo

sul possesso reciproco. Questo è falso: in assenza di un “arbitro” in grado di

regolare gli individuinel rispetto della legge, chiunque potrebbe cambiare o

sollecitare al cambiamento quel “contratto” precedentemente stipulato. Ci deve

essere, dunque, qualcuno o qualcosa che con la forza ci faccia rispettare il contratto: lo Stato.

VI. Conclusioni

Dopo aver analizzato in linea generale quali siano i rapporti che intercorrono tra la morale e la legge civile, al fine di esporre con chiarezza le mie conclusioni mi

è opportuno citare una affermazione di Cicerone, contenuta nel De re publica:

“Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla

natura, la si riscontra in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti

richiamano al dovere, i sui divieti trattengono dall’errore; ma essa però non

comanda o vieta inutilmente agli onesti né muove i disonesti col comandare o col

vietare. A questa legge non è lecito apportare modifiche né toglierne alcunché né

Pagina | 15

6 G.W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto (1821)

annullarla in blocco, e non possiamo esserne esonerati né dal senato né dal

popolo, né dobbiamo cercare come suo interprete e commentatore Sesto Elio;

essa non sarà diversa da Roma ad Atene o dall’oggi al domani, ma come unica,

eterna, immutabile legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo, ed un solo dio

sarà comune guida e capo di tutti: quegli cioè che elaborò e sanzionò questa

legge; e chi non gli obbedirà, fuggirà se stesso e, per aver rinnegato la stessa

natura umana, sconterà le più gravi pene.” 7

Alcune profonde verità vengono espresse in poche righe da Cicerone: l’esistenza

di una legge naturale, quella delle ragione, dell’etica e della morale. Una legge di

tale portata è imprescindibile dalla natura umana, anzi è proprio questa legge che

governa l’uomo. Essendo essa immutabile ed eterna, non è lecito modificarla, non

ne possediamo il monopolio e non ci è permesso controllarla. Si tratta di una

legge comune a tutti gli uomini, in ogni spazio e in ogni tempo: “non sarà diversa

da Roma ad Atene o dall’oggi al domani, ma come unica, eterna, immutabile

legge governerà tutti i popoli ed in ogni tempo”.

Attraverso queste affermazione voglio chiarire il primo concetto espresso nel mio

discorso: la morale è una materia universale, governa l’uomo e governa la comunità. Quest’ultima ha il compito di educare l’essere umano

all’apprendimento della morale, ma essa non potrà mai essere individuale: in altre

parole la società ci educa alle idee di giustizia, al fine di comprendere quale sia il

contrasto esistente tra il bene e il male, ma questi concetti non possono essere

universali, poiché nella nostra soggettività possediamo idee differenti. In altre

parole non esiste un concetto giusto o ingiusto per tutti, ma esiste una

conciliazione tra le due in ogni individuo. La comunità ci impone i principi che

secondo essa sono corretti o sbagliati, ma la morale identifica in ognuno di noi le

nostre idee a riguardo, distinguendole grazie alla nostra educazione. Lo Stato,

quindi, ha il compito di creare una corretta congiunzione tra le leggi e la morale.

Tuttavia spesso sono proprio i poteri forti che sovrastano il nostro individualismo,

facendo sì che la giustizia sia dalla propria parte e non da quella del popolo.

Questo concetto sta alla base della distinzione tra i regimi democratici e i regimi

autoritari: il primo tipo necessita in assoluto un contratto tra i cittadini di un dato

Pagina | 16 7 Cicerone, De Republica, III, 22-33.

territorio, che possa portare lo Stato a non vivere secondo delle pretese di

obbedienza; il secondo tipo, invece, non è essenziale il consenso della

cittadinanza, poiché una maggioranza nazionale spesso va in contrasto con le idee

politiche di minoranza, grazie alla possibilità di appello.

Ciò riporta al fatto che nei doveri dello Stato, quindi, vi sia quello di operare

affinché la legge civile sia regolata sui beni fondamentali della legge morale in ciò

che concerne i diritti dell'uomo, della vita umana e dell'istituzione familiare. Gli

uomini politici dovranno impegnarsi a ottenere su tali punti essenziali il consenso

maggioritario da parte della società. La legislazione civile di numerosi Stati si

dimostra incapace di garantire quella moralità, che è conforme alle esigenze

naturali della persona umana e alle leggi non scritte.

Il secondo concetto che voglio chiarire è come la morale e la legge civile siano, in

realtà, complementari: i poteri forti, infatti, devono essere in grado di creare delle

leggi che siano nel completo rispetto della morale. A seconda delle situazioni,

tuttavia, possono non coincidere. Prendiamo in esempio il caso dell’aborto. Molto

si è discusso su quest’argomento. Il conflitto tra pro e contro non nasce solo

dall’aspetto etico e morale, ma anche da quello culturale e sociale. Molte culture e molte civiltà, infatti sono completamente in disaccordo con questo tipo di

processo, che la legge ha ormai approvato in molti stati. Tuttavia, dobbiamo

riconoscere che eticamente chi compie una scelta del genere non sta andando a

danneggiare un altro individuo, quanto se stesso. Si tratta di una scelta

consapevole, ma vi è una buona parte di popolazioni che pensa sia una decisione

completamente sbagliata. Il fattore culturale e quello sociale, quindi, sono delle

basi solide su cui la nostra morale si fonda, poiché, come già detto, noi veniamo

educati secondo certi canoni.

In questo senso, a detta mia per conciliare morale e la legge civile, l’uomo deve

imparare a comprendere maggiormente le leggi che vengono emanate, mentre lo

Stato deve essere in grado di far coincidere quella che si identifica con l’etica

individuale e le esigenze politiche, sociali, culturali e giuridiche. In altre parole,

l’uomo deve esser pronto a distinguersi nella legge, mentre la legge non deve

plasmare la realtà secondo i propri canoni.

Pagina | 17

Come già detto, uno Stato che adatta la realtà ai propri interessi è un esito

governativo errato. Non solo si va a contrastare l’aspetto individuale dell’uomo,

ma si rischia una compromissione anche dei beni comuni, quali possono essere la

famiglia, i diritti dell’uomo e la sicurezza, che costituiscono un patrimonio

collettivo dell’umanità.

Infine, insieme a tutto questo, lo Stato si deve occupare della popolazione, del

benessere e del corretto vivere. A tal fine è utile che il governo funga da “arbitro”

nei confronti della popolazione, ma non deve mai andare sopra quelli che sono i

bisogni e le esigenze dei cittadini. Come abbiamo detto prima, esiste un concetto

di giustizia universale, che si identifica con tutto ciò che all’uomo è dovuto. Nel

rispetto di questa idea, lo Stato si deve impegnare a stabilire quali siano i limiti tra

la giustizia e l’ingiustizia, considerando sempre l’aspetto morale che

contraddistingue ogni comunità.

L’essere umano non è stato creato per vivere come un essere a se stante. Fin dai

tempi più antichi l’uomo ha avuto bisogno di darsi delle regole, di creare e dare

un ordine all’operato: ha creato la legge come materia unica e universale in grado

di regolarizzare il mondo. In questo modo, le civiltà hanno basato le proprie azioni proprio su questi modelli di ordine e giustizia. Ogni storia ha le proprie

leggi, i propri ordinamenti, poiché ogni epoca ha avuto bisogno di adattare la

comunità all’individuo: in altre parole, l’uomo ha sempre voluto sentirsi parte di

una società che poteva controllare e grazie alla legge ha saputo concretizzare

questa sua esigenza. La morale, infine, non è altro che lo strumento più ampio di

canonizzazione del comportamento, nonché l’unica grande materia da cui la legge

ha bisogno di attingere prima di poter regolare la popolazione.

Vorrei, infine, concludere il mio discorso con una citazione di Aristotele molto

reale, poiché esprime quanto di più vero possa essere la legge:

La legge è ordine. Una buona legge è un buon ordine.” 8

Pagina | 18 8 Arisotele, Politica, VII, 4,5.

VII. Bibliografia.

• Rossi Enrico L. e Nicolai R., Letteratura Greca: Storia, luoghi, occasioni;

l’Età Classica, Milano, Mondadori Education S.p.A., 2015;

• Baldi G., Giusso S., Razzetti M., Zaccaria G., Il piacere dei testi: L’età

napoleonica e il Romanticismo, Milano – Torino, Pearson Italia, 2014;

• Fossati M., Luppi G., Zanette E., La città della storia: Il Novecento e il

mondo contemporaneo, Milano – Torino, Pearson Italia, 2015;

• Abbagnano N. e Fornero G., L’ideale e il reale, Dall’Umanesimo a Hegel,

Milano – Torino, Pearson Italia, 2015.

Pagina | 19

VIII. Sitografia.

• Enrico Gavalotti, Immanuel Kant, in http://www.homolaicus.com/;

• Giorgio Giacometti, Etica e politica in Hegel, in http://www.platon.it/;

• Eugenia91, Legge dello Stato e legge morale, in https://www.docsity.com/;

• Francescono Bonomi, Dizionario Etimologico Online, in https://

www.etimo.it/;

• Brambilla Annamaria, Donum Vitae – Questione di Bioetica , in https://

www.culturacattolica.it/;

• Elio Sgreccia, Manuale di bioetica, in http://www.presentepassato.it/;

• Luigi Melini, L’obiezione di coscienza tra legge civile e legge morale, in

http://www.scienzaevita.org/;

• Signor Wolf, Testo su Immanuel Kant, in https://library.weschool.com/;

• Mons. Vitaliano Mattioli, I fondamenti del diritto naturale, in https://

www.culturacattolica.it/.

Altre fonti:

Pagina | 20

• http://www.corsodireligione.it/;

• https://it.wikipedia.org/;

• https://www.skuola.net/;

• http://www.treccani.it;

• http://dizionari.corriere.it/.

Pagina | 21

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 21 totali
Scarica il documento