Tesina di maturità sulla Pop Art e su Andy Warhol
silvia1895
silvia189528 novembre 2014

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Tesina di maturità sulla Pop Art e su Andy Warhol

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Tesina di maturità sulla Pop Art e il suo più grande esponente Andy Warhol Semplice, interessante, diversa dal solito
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Pop Art

Indice

Cos’è la Pop Art? Andy Warhol L’effetto della pubblicità sulla mente umana Una Coca-Cola da 60 milioni di dollari La nascita della Polaroid Non solo Polaroid. Tutte le macchine fotografiche di Andy Warhol L’approccio di Warhol con le star Le vecchie polaroid di Andy Warhol messe all'asta Curiosità: il tentato omicidio di Andy Warhol Fonti

Cos’è la Pop Art?

La Pop Art è un movimento artistico sviluppatosi in America e propagatosi anche in Europa negli anni Cinquanta e Sessanta. Questo termine deriva dalla parola inglese "popular art" che significa arte popolare, ovvero che utilizza un linguaggio che tutti conoscono: quello dei mass media, della pubblicità, della televisione e del cinema.

Questa forma d’arte sfrutta tecniche inedite come le fotografie ritoccate, i collage, gli assemblages, i fumetti, i video e la musica dal quale gli stessi Beatles per alcune canzoni hanno trovato ispirazione.

I principali protagonisti di questa nuova forma artistica furono le immagini prodotte dal cinema, dalla televisione e dalla pubblicità, gli oggetti commerciali di una società consumistica e i nuovi idoli creati dai mass media (attori, cantanti, modelle/i ecc.).

Il suo vero scopo è quello di denunciare lo smarrimento dell'uomo davanti a una società che impone desideri sempre nuovi e sogni sempre più amplificati.

Questo movimento artistico fu una vera e propria rivoluzione per quegli anni, perché anziché evadere dalla realtà, vi si immerse; invece di rifiutare gli oggetti, li utilizzò riproponendoli con una evidenza mai vista prima. La stessa merce che il mercato e la pubblicità impongono diventa soggetto e oggetto dell'attività artistica. Degli esempi possono essere le famosissime bottigliette di Coca-Cola o i barattoli di zuppa precotta Campbell di A. Warhol.

Andy Warhol

Andy Warhol viene da sempre considerato il principale esponente della cultura pop americana. Nacque nel 1930 a Forest City, in Pennsylvania. Figlio di un minatore cecoslovacco emigrato in America nel1912. E’ famoso in particolar modo per la sua voluta ignoranza in campo artistico; Warhol rifiutò totalmente la storia dell’arte, con tutti i suoi significati e le sue concettualizzazioni. L’arte di Warhol si basa solamente sulle immagini prodotte dalla cultura di massa americana. Le scelte artistiche di Warhol non furono mai legate all’estetica, ma solo alla notorietà delle figure riprodotte dalla televisione e dalle pubblicità: dal volto di Marilyn Monroe alle bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.

Nel 1960 iniziò a produrre i primi dipinti partendo da alcune strisce di fumetti o altri prodotti di largo consumo, presi dal mondo del cinema (come i volti delle stars), dagli scaffali di un supermercato (come le bottiglie di Coca-Cola o le scatole di zuppa precotta Campbell) o dalle pagine di cronaca nera di un quotidiano (come le immagini della sedia elettrica o degli incidenti stradali). La sua attività artistica conta tantissime opere, che produsse in serie con l'aiuto dell'impianto serigrafico. Warhol nelle sue opere rese omaggio anche ad alcune opere del passato, come: La Gioconda e L’ultima cena di Leonardo Da Vinci, o ad alcuni personaggi noti, per lui contemporanei, della storia come: Mao Tse-Tung e Che Guevara.

La ripetizione fu il suo cavallo di battaglia: su grosse tele riprodusse tantissime volte la stessa immagine alterandone i colori (prevalentemente vivaci e forti). Riuscì a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine stessa su vasta scala.

“Non è forse la vita una serie d'immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?”

Andy Warhol

Le sue opere più famose sono diventate icone:

La Gioconda Che Guevara

Mao Tse-Tung Marylin Monroe

Mao Tse-Tung,

L’effetto della pubblicità sulla mente umana Secondo uno dei più grandi esponenti della Pop Art, l'arte doveva essere "consumata" come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Ribadì spesso, che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor. Il messaggio che volle far passare Andy Warhol fu che tutti, indipendentemente dal sesso, dall’età o dal ceto sociale

vedono le stesse identiche cose, utilizzandole nella stessa identica maniera, ma a causa della pubblicità la gente non se ne rende conto.

“Ciò che c’è di grande in questo paese è che l’America ha iniziato la

tradizione per cui i consumatori più ricchi comprano per la maggior

parte le stesse cose di quelli più poveri. Tu puoi vedere alla tv la

pubblicità della Coca Cola e sai che il Presidente beve Coca Cola,

Liz Taylor beve Coca Cola e anche tu puoi bere Coca Cola. Una Coca

è una Coca e non c’è denaro che ti consenta di berne una più

buona di quella che sta bevendo un barbone all’angolo. Tutte le

Coca Cola sono uguali, tutte sono buone, Liz Taylor lo sa, il

Presidente lo sa, il barbone lo sa, e anche tu lo sai”.

Andy Warhol

La pubblicità è uno degli strumenti più potenti di manipolazione della mente umana. Inconsciamente, ogni giorno, mentre si passa del tempo a guardare la televisione, leggere un giornale, navigare su Internet, il cervello è manovrato da questo mezzo attualmente basato sulla creazione di appositi meccanismi affinché i consumatori siano spinti ad un interesse verso determinati prodotti o servizi. In passato la pubblicità aveva come scopo quello di promuovere le qualità di un oggetto, di un alimento, di un’attività ma con il tempo si è notato che questo non era sufficiente, non bastava incoraggiare la vendita attraverso la semplice divulgazione di certi requisiti, risultava evidente il bisogno di un sistema volto a creare una sorta di “fama” o di “simpatia” nei confronti del prodotto.

Ed è proprio ciò che si verifica oggi in moltissime pubblicità nelle quali attraverso canzoncine o magari personaggi famosi si da vita a vere e proprie tendenze e non è infatti un caso se ci si ritrova a canticchiare il motivetto di uno spot o a ripeterne alcune frasi.

Lo scopo primario della pubblicità, è quello della massima efficacia ovvero il raggiungimento di un elevato numero di vendite e pur di ottenere tale risultato, vengono messi in atto costantemente diversi tipi di persuasione partendo proprio dal modo di formulare i messaggi pubblicitari. Infatti molte volte capita che in un annuncio ci sia un informazione non vera ma data per scontata in modo che non si arrivi a dubitare della sua autenticità. Un altro elemento importante è l’aspetto visivo, sicuramente l’ utilizzo di una grafica originale e colorata contribuirà a

creare un’ idea positiva di un prodotto. Ognuno ha una personalità che reagisce in maniera diversa agli stimoli lanciati dalla pubblicità ma l’importante è non lasciarsi abbindolare dai falsi messaggi che troppo spesso esse celano.

Una Coca-Cola da 60 milioni di dollari

ANTEFATTO: Un giorno del 1960 Andy Warhol si trovò al Museum of Modern Art di New York. L' amico espresse la sua ammirazione per le opere esposte, Andy invece si alterò rispondendo che non era niente di eccezionale, anzi era addirittura feccia. A quel punto l’amico gli lanciò una sfida: “Se pensi che sia tutta pubblicità e che chiunque possa farlo, perché non lo fai tu?”. Andy colse la provocazione dell’amico per creare qualcosa di diverso. La ricerca del “diverso” prese parecchio tempo: anche per uno svelto come Andy Warhol.

Il principale obiettivo di Warhol era di far capire all’amico e alla popolazione che basta pochissimo per attirare l’occhio della gente illudendola che quell’opera, quel prodotto o servizio sia fantastico. Ciò, perché la mente umana è portata a credere a tutto ciò che l’occhio vede, è talmente tartassata dalla pubblicità e manipolata dagli slogan che inconsciamente non riesce più a distinguere il vero dal falso.

Proprio per questo motivo Andy Warhol sostenne, quel giorno, che chiunque fosse in grado di fare pubblicità.

Inizialmente provò con le diapositive di pubblicità più scadenti: parrucche, profumi, che ricopiava su tela. Dopo qualche mese passò ai cartoni animati, Dick Tracy, Braccio di Ferro, e a quadri di bottiglie di Coca Cola alti due metri. La Pop Art, teorizzata in Inghilterra da Lawrence Alloway, stava passando nella sua area naturale di sviluppo, gli Stati Uniti, e in poco tempo le opere dell' espressionismo astratto sarebbero state sostituite dagli ingrandimenti di tavole di fumetti di guerra o di amore di Roy Lichtenstein e dai cheesburgers in plastica di Claes Oldenburg. Andy invece, faticava a trovare la sua strada, le trovate erano banali e le realizzazioni pessime. Chiamò, quindi, nel suo studio Ivan Karp, uno degli assistenti di Leo Castelli, un famoso gallerista che non si fece per niente impressionare: disse che gli unici lavori di un qualche pregio erano le bottiglie di Coca Cola. Fu per questo motivo che la bottiglia di Coca Cola disegnata da Andy Warhol fu considerata, ed è considerata ancora oggi, uno dei capolavori più Pop della storia dell’Arte Americana. Il 12 novembre 2013, fu messa all’asta da Christie’s e fu l’oggetto di una vendita al miglior offerente al Rockefeller Plaza. Realizzata nel 1962, l’opera non fu soltanto un’originale dipinta a mano su tela (e non una serigrafia), ma l’incarnazione più diretta della poetica dell’artista newyorkese. Infatti, la stima iniziale fu eccezionale: 60 milioni dollari. La bottiglia di Coca Cola è una vera e propria icona della moderna cultura di massa. È il marchio più riconoscibile nel mondo, simbolo del consumismo e della globalizzazione. Proprio per questo, la tanto nota bibita fu scelta dal giovane Warhol, quando da illustratore pubblicitario decise di diventare un artista.

La nascita della Polaroid

La leggendaria Polaroid fondata da Edwin Land è infatti ormai solo storia. E’ il 1943 ed Edwin Land è in vacanza con la sua famiglia a Santa Fe. Come tutti i padri in vacanza, ha la macchina fotografica alla mano e riprende la figlia minore, Jennifer, che dopo aver posato chiede al papà perché non possa vedere la foto all’istante. E’ l’illuminazione, Land raccoglie la sfida involontaria lanciatagli dalla figlia e nel giro di un’ora contatta il proprio avvocato per avviare la pratica del brevetto di un dispositivo che col solo scatto produca fotografie al suo stesso interno. La storia, o la leggenda, ci dice che a Land sia bastato solo un pomeriggio per inventare il concetto di fotografia istantanea; e istantanea è stata la vendita della sua prima macchina fotografica (con pellicola) che fu venduta a qualche ora dall’esposizione in un grande magazzino di Boston nel 1948.

“Questa è stata la prima volta nella storia del nostro mercato che abbiamo offerto una raccolta basata su una tecnologia, piuttosto che su un artista o un tema, tuttavia i materiali Polaroid, nelle mani di innumerevoli artisti, hanno ri-definito l’estetica del XX secolo”.

Denise Bethel (direttore del Dipartimento fotografie di Sotheby’s New York)

Non solo Polaroid.

Tutte le macchine fotografiche di Andy Warhol

Semplice, sempre pronta all’uso, leggera e a buon mercato. Questo dovrebbe essere l’identikit della macchina fotografica del vero fotografo, più interessato all’immagine che agli strumenti. E questo fu l’identikit delle macchine fotografiche utilizzate da Andy Warhol.

Naturalmente, è stata data molta enfasi, nella storia dell’arte, alla passione di Andy Warhol per l’utilizzo della Polaroid Big Shot, perché è con essa che realizzò le sue opere fotografiche più importanti. Il paradosso sta nel fatto che Andy Warhol creò riproduzioni e serie quando usò tele e inchiostri (le serigrafie) mentre produsse pezzi unici quando utilizzò la macchina fotografica (la Polaroid). La Polaroid fu la macchina delle sue opere d’arte che da trent’anni galvanizzano il mercato, e per questo, tra le sue macchine fotografiche, è la più conosciuta. Ma Andy fotografò in moltissimi altri modi.

La Minox, per esempio. La series EL della macchina fotografica in miniatura inventata dal tedesco Walter Zapp nel 1936 compare spesso tra le mani di Andy Warhol. La utilizzò moltissimo per la sua possibilità di scattare in silenzio: la Minox fa solo un leggerissimo click quando scatta.

Ma tra gli spazi della Factory, per le strade di New York e in giro per il mondo, negli anni Andy Warhol portò con sé macchine della Canon, Chinon, Olympus, Minolta, Konica.

“Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina”.

Andy Warhol

Canon EOS-1D

Minox 35 EL

Chinon 35F-MA Compact

Olympus AF-1, a.k.a. Olympus Infinity

L’approccio di Warhol con le star Andy Warhol li invitava a pranzo, alla Factory. Lasciava che mangiassero e bevessero senza di lui, solo in un secondo momento si univa a loro. Allora, i suoi ospiti, li faceva sedere davanti a un muro, li intervistava, li riprendeva, e infine li fotografava. Li fotografava con la sua macchina Polaroid stando a un palmo dai loro visi. Truccando le donne con cipria bianca come fossero personaggi del teatro Kabuki e facendo posare gli uomini cercando il modo per nascondere un doppio mento o una ruga, decine di attori e sportivi, scrittori e modelle, si sono prestati al suo obiettivo. Le piccole foto istantanee erano gli sketch di Warhol, i suoi disegni preparatori, la base su cui avrebbe poi realizzato le più grandi e famose serigrafie.

Interminabile è la lista delle persone ritratte: da Liza Minnelli fotografata nel 1977 a Maria Shriver nel 1986, da Diana Vreeland a Bianca Jagger, da Debbie Harry a Grace Jones, da Sonia Rykiel a Diane Von Furstenberg, e ancora, tra gli uomini, Muhammd Ali, Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger, Truman Capote, Dennis Hopper, John Lennon, Stivie Wonder, Gilbert & George, Robert Mapplethorpe, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Francesco Clemente, Jean-Paul Gaultier, Giorgio Armani e tanti ancora, con anche lo stesso Warhol più volte davanti al suo stesso obiettivo.

Decine delle Polaroid scattate nell’arco di oltre vent’anni , furono messe all’asta da Christie’s New York. Un’occasione unica: a venticinque anni dalla scomparsa del maestro della Pop Art, la Andy Warhol Foundation svuotò i suoi magazzini. Il 12 novembre 2013 diede il via a una vendita storica di oltre 20mila opere firmate Warhol, alcune delle quali parte di un’asta on line programmata nei primi mesi del 2013.

(articolo della rivista Vogue - 08 novembre 2012)

Le vecchie polaroid di Andy Warhol messe all'asta

Curiosità: Il tentato omicidio di Andy Warhol

Andy Warhol fu anche autore di film e cortometraggi che realizzò insieme ai collaboratori del suo studio, la famosa Factory, dove si svolsero le attività artistiche e mondane del gruppo della Pop Art. Fu proprio in quella sede, a Manhattan, che il 3 giugno del 1968 Valerie Solanas, un’attivista del femminismo, sparò ad Andy Warhol, ferendolo gravemente. Quella sera, la Solanas si costituì alla polizia e fu arrestata per tentato omicidio ed altri crimini. La Solanas giustificò il fatto e si difese dalle accuse con l’ufficiale di polizia dicendo che Warhol aveva “troppo controllo sulla sua vita” e che l’artista stava progettando di rubarle il lavoro. Giudicata colpevole, ricevette una sentenza che la condannò a tre anni di reclusione in un ospedale psichiatrico. Uno psichiatra valutò e concluse che soffriva di schizofrenia e di depressione. Warhol rifiutò di testimoniare contro di lei ma l’attacco della Solanas ebbe un impatto molto forte su Warhol e sulla sua arte, e l’ambiente della Factory divenne molto più controllato. Dopo il suo rilascio dalla prigione nel 1971, si ostinò in atti persecutori e stalking, sia di persona, che per telefono a danno di Warhol, e per questi motivi venne arrestata di nuovo.

Fonti

 Visita alla mostra di Andy Warhol presso Palazzo Reale di Milano  Rivista online “Vogue”  Rivista Rizzoli “La Pop Art”  Sitografia

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